Page 71

termedi, era la pazienza. Assolutamente sconsigliabile era invece la libera iniziativa. L’organizzazione infatti puniva chi faceva di testa propria. Le sistemazioni erano stratificate: chi veniva messo a comandare poi era costretto ad assumere altri amici innescando la filiera clientelare interpartitica. Si creavano così degli apparati consociativi caratterizzati non dalla concorrenza tra maggioranza politica e opposizione, bensì sull’affermazione esclusiva di gerarchie trasversali alla corrente dorotea. Insomma la concorrenza era totalmente interna alla corrente egemone di un solo partito con concessioni familistiche, favorite soprattutto da matrimoni incrociati, ai partiti alleati cooptati nell’azione di governo. Nel consiglio di amministrazione della banca sedevano magari tre dc dorotei ed un socialdemocratico che aveva sposato la figlia di un dc doroteo o un socialista che aveva ottenuto il posto in cambio di un favore. E per riempire le varie caselline disponibili che si aprivano sia nel settore pubblico sia in quello privato, si attingeva dalle liste. Bruciati dai predestinati i posti di maggior prestigio e più remunerativi (sindaco, assessori, capi di giornali, presidenti di municipalizzate e direttori vari) la fila era lunghissima per le seconde linee (esempio: consiglieri comunali e provinciali, cda di una municipalizzata, capogruppo di qualcosa, impiegato di banca). Così guadagnandoti il ‘bravo’ entravi nel sistema, ma di fronte alla possibilità di fare carriera era inevitabile scontrarsi con l’esubero di pretendenti allo stesso posto. Nella gara che si scatenava, l’esito era racchiuso in una risposta proveniente dall’entourage del grande capo: «Ce ne 71

Muoia Sansone.indd 71

28/01/2013 21.03.45

muoia_sansone_ma_non_i_dorotei_in_stampa  
muoia_sansone_ma_non_i_dorotei_in_stampa