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Più complessa e macchinosa è invece la strada del mediatore, spesso l’amico di un amico, che ha accesso al capo detentore della manica. Infatti, la forza di un’opzione forte a volte si perde per l’entrata in campo di ostacoli e personaggi rompiscatole che rallentano l’operazione. 5. Andare all’incasso. Nulla si fa per nulla: questo è il verbo del doroteo che mette al primo posto della sua esistenza gli affari. Il volontario che crede nella sussidiarietà, che agendo dal basso riconosce la gratuità dell’azione a favore del prossimo, fa qualcosa senza volere nulla in cambio. Dà, ma disinteressatamente. È una pratica no profit, quella del volontario, che non conta nulla esaurendosi in uno slancio etico e solidaristico di coscienza. Rappresenta un valore assoluto però improduttivo. È un dare che si esaurisce nel momento in cui il beneficiario ottiene qualcosa mentre chi dà, chiamiamolo pure benefattore, monetizza solo moralmente la sua azione. Chi dà insomma si sente appagato solo per avere aiutato chi aveva bisogno, favorendo il più debole. Questa impostazione relazionale caritatevole è insopportabile per il doroteo che invece concepisce la relazione solo come affaristica e quindi produttiva in termini materiali, nella meccanica del dare-avere. Cinicamente: chi dà deve incassare, siano soldi o favori che si possono monetizzare a seconda del peso e quindi dell’importanza. Con l’incasso (o bottino visto che in certi casi l’azione rapinosa potrebbe essere materia forse di studio di un esperto criminologo), il doroteo assume la sua veste più 54

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