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litica dell’uomo doroteo non solo democristiano e post, è un fatto di civiltà. E come suggerisce appunto Freud, la civiltà esige delle rinunce pulsionali che generano frustrazioni, da cui i divieti e le privazioni che connotano la condizione umana. Ad esempio, è vietato l’omicidio e l’incesto. L’azione politica mette a dura prova il livello morale e sociale di chi la pratica. Rispetto alle pulsioni classiche, l’azione politica induce a frustrare l’omicidio del rivale e proibisce il furto. Uccidere e rubare sono tuttavia, alla luce di una pratica politica profondamente ispirata al cattolicesimo, divieti evangelicamente scontati e acquisiti. Nessuno ammetterà mai, neanche machiavellicamente, di approvare un simile modus operandi, anche se le morti eccellenti (vedi i casi Moro, Calvi, Pecorelli, Sindona e tutti gli ammazzati dalle Brigate Rosse e dal terrorismo nero) dimostrano invece il ricorso estremo a questi mezzi proibiti dalla civiltà e quindi incivili. Anche l’anestà, che differenzia a livello di pratica l’onesto dall’anesto, dovrebbe essere vietata. Non è grave come l’omicidio o l’incesto o il cannibalismo, ma è pur sempre una pulsione che dovrebbe essere civilmente frustrata. Il doroteismo ha forse sdoganato questo divieto, rimuovendo l’inibizione cattolica democristiana. Ha liberalizzato l’anestà quando invece il collante virtuoso in una società civile capitalista che metta al primo posto giustizia, solidarietà e bene comune dovrebbe essere il più possibile l’onestà. Non solo. L’anestà, che ha prodotto i fenomeni degenerativi, gli scandali e le corruttele sfociate in Tangentopoli, ha poi 36

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