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E ora la globalizzazione e la crisi del berlusconismo. Anziché scomparire, depressi da traumi umani, giudiziari e politici a volte devastanti, dopo una breve parentesi di riflessione, forti anche di consistenti risorse finanziarie ereditate e spartite, ripartirono per una grande avventura che è tuttora in corso, in uno scenario ancora favorevole. Usarono una tattica difficile, ma collaudata per restare a galla: si sparpagliarono nel cesto senza fondo del bipolarismo all’italiana, una riconfigurazione partitica che calata nel sistema elettorale ridimensiona drasticamente il proporzionale a favore del maggioritario. Rispetto a come si agiva ai tempi d’oro del ‘proporzionale logaritmico informale’, per i dorotei fu una rivoluzione improvvida, che però di fatto non ne ha cancellato le rendite di posizione e solo in certi casi ne ha compromesso il potere personale e di squadra. Grazie allo spirito di adattamento unito a innegabili doti trasformistiche, i dorotei sono più che mai attivi politicamente, schierati in parti opposte. Alcuni infatti hanno preferito il Partito Democratico a Berlusconi. Altri sono slittati nel Terzo Polo dopo la rottura nel Pdl tra Berlusconi e l’ex di An Gianfranco Fini ritrovando così il rassicurante ex dc di scuola dorotea Pier Ferdinando Casini. Un Centro politico di intramontabili ex. Ovunque abbiano il comando, i dorotei sono portatori di un potere che si contraddistingue per originalità di comportamenti, mentalità e scuola. Per una politica che dovrebbe coniugare affari e valori, il doroteismo si evidenzia come una forma mentis che si traduce in azioni che privilegiano più gli affari, richiedendo la costituzio20

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