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non è in conflitto di interessi. È uno che tiene semplicemente un piede in due scarpe. E si può fare, basta avere il piede giusto. Lui è un furbo e la furbizia è un’altra componente fondamentale dell’Homo Doroteo. Furbizia cioè capacità di muoversi bene, difendendo ciò che hai conquistato, cioè l’indifendibile per l’Homo Sapiens qualunque. Così è accaduto l’incredibile. Quando la regione Campania si è accorta dell’incompatibilità gli ha notificato la decisione di espellerlo dal Consiglio per il doppio incarico, lui si è reso irreperibile e il messo notificatore non è stato in grado di recapitargli l’atto. La sua ricomparsa strategica è poi avvenuta a notifica ricevuta fuori tempo massimo. La nullità dell’atto gli ha permesso di restare in carica come sindaco e come consigliere regionale. Una furbata vincente ed esemplare per chi ha voglia di fare politica nel ventre molle dell’Italia marcia e trasformista. Ma il segreto del prototipo Carmine non è solo quello, direi ormai superato, di sapersi riciclare cambiando schieramento. Quella è roba umana. Lui gli schieramenti li combina, li mixa. Destra o sinistra pari sono, basta avere un ritorno economico, posizione sociale e quindi detenere il potere. Soldi e clientele. Da qui il segreto centrale della sua azione da doroteo nel crepuscolo della Seconda Repubblica. La capacità di resistere nell’ubiquità, un piede di qua e uno di là. Una faticaccia boia che ricorda quella di un uomo diviso tra moglie e amante. Lui è riuscito a metterle d’accordo, a farle convivere sotto lo stesso tetto coniugale. Spregiudicato e geniale. Carmine è come quell’attore che sul palcoscenico si tinge 13

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