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nismo nella classe dirigente della stagione bipolare e nel governo tecnico di Mario Monti, avendo come habitat d’eccellenza anche ‘formativa’ la riserva indiana veneta e del Nordest. Ivano ha continuato a lavorare sottotraccia, a vivere di rendita, sfruttando la grande manipolazione populista e mediatica del berlusconismo. Dopo la strategia della tensione degli anni ’70, Ivano vive la strategia della finzione e la condivide. Ieri la strage di Piazza Fontana, oggi la strage degli innocenti bombardati dalla disinformazione e drogati dal Grande Fratello. Se oggi è al potere come assessore è perché ha capito tutto: i cittadini che governa vanno ingannati e non bisogna mai dirgli la verità. Mai dirgli che nascono, vivono, lavorano, si sposano, divorziano, si ammalano, vanno in cassa integrazione, diventano ricchi e s’impoveriscono e muoiono in quel regno dell’immutabile che è il Veneto dove comandano sempre gli stessi: politici, amministratori, dirigenti di enti pubblici, manager privati, industriali, magistrati, giornalisti, militari e banchieri. Sono i potenti eterni. Magari col trucco perché al massimo sono rimasti in pelata o si nascondono dietro gli occhiali fumé, con l’autostima drogata, solo pancia e niente testa. Ivano è un politico del fare e se ne vanta. Era pragmatico quando militava nella Dc e continua ad esserlo: sistema mogli, amanti, nipoti e figli di. Matrimoni d’interesse, denaro e sesso: i mezzi che giustificano il fine del doroteo, che si muove bene per arricchirsi, sono sempre gli stessi. Sia nella favorevole stagione Berlusconi-Bossi che dopo la caduta del Senatùr, quando si scopre, a colpi di scandali, che a Roma anche la Lega è ladrona. Nell’im103

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28/01/2013 21.03.46

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