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08 febbraio 20

sommario

www.italiagrafica.com

N˚01 – Anno LXIII – febbraio 2008 Direzione, redazione, abbonamenti, amministrazione e pubblicità:

Casa Editrice Tecniche Nuove SpA

Editoriale

3 Organizzazione: un’ancora di salvezza Ester Crisanti

Legale L’affidamento dei lavori ad aziende esterne

43 Aumentano gli obblighi e le responsabilità per chi appalta

4 News dalle aziende

Fulvio Moizo

Normative

Paolo Crespi

Gli standard nella filiera del food

Packaging Trend sociali e di mercato

14 Guardare e soprattutto toccare

47 La sicurezza alimentare nel packaging Antonio D’Auria

Chiara Italia

SPECIALE LEGATORIA

Dal mondo Assografici

Lo stato dell’arte

Flessografia e innovazione

50 Finishing digitale: un esempio concreto

16 Atif incontra il settore Ester Crisanti

David Serenelli

Formazione Il punto d’incontro tra scuole e aziende

20 Un Polo aperto all’innovazione Maria Luisa Romiti

La documentazione professionale di Taga

54 L’importanza della pianificazione del lavoro Alessandro Battaglia Parodi

Stampa offset Un decisivo progresso in termini di tecnologia e professionalità

24 Anilox offset e waterless: chimera o realtà

Tutte le novità di Müller Martini

57 Sistemi flessibili per produzioni veloci ed economiche Paolo Crespi

Il boom delle copertine economiche

Fabrizio Colombo

Innovazione L’inkjet abbinato alle varie tipologie di stampa

28 Stampa di dati variabili: soluzioni alla portata di tutti

61 L’arte della plastificazione secondo Gbc

la casa editrice non assume alcuna responsabilità nel caso di eventuali errori contenuti negli articoli pubblicati o di errori in cui fosse incorsa nella loro riproduzione sulla rivista. Tutte le pubblicazioni su Italia Grafica avvengono senza eventuali protezioni di brevetti d’invenzione; inoltre, i nomi delle merci coperti da eventuale marchio registrato vengono utilizzati senza tenerne conto.

Fabio Metitieri

Lavorazioni speciali e di alta qualità

© 2008 Tecniche Nuove SpA

64 Alchimie d’Artiere

Maria Luisa Romiti

Moreno Soppelsa

La tradizione di una gloriosa stamperia

DOSSIER REPURPOSING Le conversioni di «riseparazione»

32 I segreti di un corretto repurposing Fabio Santoro

Due esempi aziendali di successo

36 La prova su strada E. C.

Il software per ottimizzare lo spazio colore

39 Alwan CMYK Optimizer

68 Valdonega val bene una stampa Corsi e seminari Eventi e appuntamenti I numeri dell’industria grafica Biblioteca Fine linea

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ADERENTE A CONFINDUSTRIA

Per abbonarsi a Italia Grafica è sufficiente versare l’importo sul c/c postale 394270 oppure a mezzo vaglia o assegno bancario intestati a Tecniche Nuove Spa Via Eritrea 21 • 20157 Milano Gli abbonamenti decorrono dal mese successivo al ricevimento del pagamento. Copia singola: 2,50 € (presso l’editore, fiere e manifestazioni) Copia arretrata (se disponibile): 5,00 € + spese di spedizione

L’immagine di copertina è di Oliver Weiss.

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A.N.E.S.

ASSOCIAZIONE NAZIONALE EDITORIA PERIODICA SPECIALIZZATA

Tariffe degli abbonamenti: Annuale (10 numeri) 60 € • Biennale (20 numeri) 120 € Annuale Europa 100 € • Annuale Extra-Europa 140 €

Vauro

F. S.

La riproduzione di illustrazioni e articoli pubblicati dalla rivista, nonché la loro traduzione, è riservata e non può avvenire senza espressa autorizzazione della casa editrice. I manoscritti e le illustrazioni inviati alla redazione non saranno restituiti anche se non pubblicati e la casa editrice non si assume responsabilità per il caso che si tratti di esemplari unici.

Associato a:

M. S.

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Italia Grafica è l’organo ufficiale dell’Associazione Nazionale Italiana Industrie Grafiche Cartotecniche e Trasformatrici • Piazza della Conciliazione 1 • 20123 Milano • tel. 024981051, 024980268 • fax 024816947 ISSN 0021-2784 Poste Italiane Spa - Spedizione in abbonamento postale D.L. 353/2003 (convertito in Legge 27/02/2004 n° 46) art. 1 comma 1 - DCB Milano. Registrazione presso il Tribunale di Milano N° 220 del 16/7/48

Tecniche Nuove è iscritta al ROC – Registro degli Operatori della Comunicazione con il n° 6419 (delibera 236/01/Cons del 30/6/2001 dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni).


^ di Ester Crisanti

editoriale

: e n o i z a z z i n a g r a o z z e v l a s i d a r un’anco

o mentre o chiudon re e iv v v ra sop ditori si ttano per lti impren o lo m e nuano d é n h ie rc z cora conti no? Pe n lcune a o a a c i is ri a d lt n a m ra e e om roduttive? tenti si ing no inesis pre più p agnano e g m d a e a d s u a g u e g in i re scere; alt acch ini d nare e cre mpa e m dei marg g a o ta d s n a re ta u p n g e i d ità. lam cora gie opportun si può an in tecnolo le o c re fi re ti e ra s li g e g v o re c a in setto do di una di ente nel ere in gra ermare su ff o s Evidentem de sembrano ess o m a vogli emplice une azien e. Noi ci nche di s n lc a a , io , z re lo a e o u s d it e s v però esta gestionale ben use di qu cnica sia fusa e, a a if te rse c d o s ia e le s ri e e , , v lt e o Mo temp zazion ente gra iz re n a a c rm la rg re o o p s i ic d a esse, part ancanza costrette rcato. ne: è la m sono così io ti dal me z e s a h o co diffuse c u p id e d iv im n i ie iv ind z tt a flight, po ie e re b lt p o o il li m g o v re re ti a e z iscutibili sima giung a penaliz umano, d a, appros to p li per rag n a m e ri ta rv te s a te re m in za l’ e/forme i in p umane e tiche sen nografich llo i temp a o ia m tr /c n le e o b v c ro ro ri usa dei zze/p lvere p Sono fuo he tra bo tano la ca n tte a riso ic e a n s i c n re te guenti p io z e p z a gruen on conse ieme ra n s o (c le autom c in a in ti in n h le e c c m e olore o menti ma comunqu questi ele le prove c ma, tutti nghi avvia ettabili, e c m lu c o enti i a s e id d v a In e p . o a m gni più di sta stampa e i s n di stamp i in io e ti d iz n d i e n n co le lcu rifacim no solo a arrivare a ale, dove frequenti questi so manageri ) fatti per E a ra . . rt u o a v lt te c u ti a i c tt ta d di ali sprechi non rispe ancanza ndard qu di una m nti oppure a uno sta e d te e is e s n n e io ta z in n a o z lo della son aniz rente org nerazione operativo e e g lle i le d a e n s o di una ca causa de in fa gesti la prima all’inizio, controllo o ià n g o s o o n te o a a c forme di z agli nas ncan plete o sb problemi tre la ma e Spesso i ioni incom va a gestire, men z a intervenir rm a fo a. In si tro stampa a p la a m s ta commess la s re no uzione, ossibili. » che la p e colore costringo esso imp della prod «sorprese p v s e ro i n p n io e z io ll a iz e c d con ianifi ilità d ori dati inaffidab i di una p ggiungere ntuali lav e rz ra v r e fo e s li p li g g e a no od chin visti. e controll o vanifica sulla mac zione pre uesto tip gestione ra q , o i e v d n todologie la i io i n z d a io ti e le me ventiv tempi Situaz n i re e e p d m la u o tr tt e s e il i capi gli risp diffic tecnico e possibile: rendono guenza, il re e im o s è are n tt o e n c ir o i d n d i , il i ottimizz lem o e, prenditore esti prob ll’ottica d all’estern u e im q n l’ a e i, o n m d re io n ri z ia a p a c z r med ra e codifi i però, pe e l’organiz Eppure ri o crederc processi fase all’alt n i o a v n re e u e i. d d s a , e s d o v e ni roc ci son dover ri informazio ndere ripetibili i p ono loro a gio delle g re a e llaboratori s o s c a re reparto; s p a ri z i prop dardiz rendo il n re o a ta v v s fa ti a o ro e m o per premesse e volt il lav isogna sa n queste produttiv b o c , re ; u le a o d s v e c re te le pro intrap rantito. le è no a strada è però ga ll rzo inizia u o fo s d s o re ri lo e te o p Cert di insis nel medio costanza trà trarre o p a d e avere la n ie z io che l’a il benefic

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^ di Paolo Crespi

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F anticipazioni

Drupa

100 giorni a Drupa Mancano meno di quattro mesi al grande appuntamento di Düsselsorf, che si terrà dal 29 maggio al 5 giugno, e le iniziative intorno alla manifestazione stanno iniziando a essere sempre più numerose. Per Drupa 2008 [www.drupa.de] il conto alla rovescia è dunque cominciato. E si prevede già un successo assai maggiore dell’ultima edizione, avvenuta nel 2004, che richiamò quasi 400mila visitatori provenienti da tutto il mondo, su una superficie di oltre 160mila m² di esposizione con 1.865 espositori presenti. E sarà proprio il numero degli

} dal

espositori italiani, subito secondi dopo la nutrita compagine tedesca, a fare la differenza quest’anno: sono infatti 13mila i metri quadri espositivi occupati dalle aziende italiane, la stessa superficie degli espositori statunitensi, sintomo evidente che la nostra industria grafica cerca all’estero uno sbocco vincente per i propri prodotti e una riconosciuta professionalità. Un buon segnale per la nostra bilancia commerciale, in una congiuntura non proprio favorevole. Tutti gli operatori restano intanto in attesa di conoscere la nuova formula di Drupa che prevede un vero show delle tecnologie digitali con l’assegnazione di due nuovi padiglioni interamente dedicati ai maggiori protagonisti del comparto, nuovi attori che stanno aprendo le porte a importanti e irrinunciabili opportunità di mercato.

mondo Assografici

Il settore grafico assume

Claudio Covini, direttore generale di Assografici.

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Nell’agenda del settore grafico è ormai una felice consuetudine l’appuntamento annuale organizzato dall’Associazione Regionale Cnos-Fap - Centro di formazione professionale Pio XI, reso più prezioso quest’anno dalla presentazione di una ricerca di settore, dal titolo: «Nuove professionalità e possibilità occupazionali nel settore della grafica e della stampa della provincia di Roma». La ricerca, realizzata dagli operatori del Centro, ha visto intervistate più del 15% delle oltre 3mila aziende grafiche della Provincia di Roma (che costituiscono oltre l’82% di

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Flessografia sostenibile A Drupa la divisione Packaging Graphics di DuPont [www.graphics.dupont.com], costantemente impegnata nel promuovere l’evoluzione della flessografia, mostrerà soluzioni concrete anche ai produttori di beni di largo consumo e ai buyer di

quelle della Regione Lazio) in ordine ai propri fabbisogni formativi e alle possibilità occupazionali che sono in grado di creare nel prossimo futuro. Il dato più rilevante e incoraggiante, come ha sottolineato il direttore generale di Assografici Claudio Covini, è che oltre il 30% delle aziende intervistate ha intenzione di assumere nuovi addetti nei prossimi due anni. Interessante anche il dato sulle competenze richieste ai possibili nuovi assunti, che dovrebbero essere centrate sull’informatica (48%), oltre che sulle discipline tradizionali (56%), sul marketing e commerciale (36%), sul sistema integrato di gestione (36%) e naturalmente su quelle specifiche di settore (72% prestampa e 52% stampa digitale).

stampa e imballaggi, sempre più sensibili al problema dello sviluppo sostenibile. La divisione, insieme ad altri fornitori leader in materiali e impianti, da SunChemical a EskoArtwork, sta svolgendo un ruolo primario nello sviluppo di soluzioni mirate a raggiungere una «flessografia perfetta». In fiera, le quattro

aree dimostrative ruoteranno attorno al tema «innovazione sostenibile»: impatto ambientale Flexo e Cyrel, soluzioni per l’imballaggio flessibile con grandi volumi, automazione dei flussi di lavoro flessografici e soluzioni digitali per il cartone ondulato. Le nuove soluzioni Cyrel rappresentano lo stato dell’arte di ciò che oggi si può ottenere con la flessografia. Assieme a queste, sullo stand DuPont si potranno vedere altre soluzioni per lo sviluppo di un packaging sostenibile, i materiali DuPont Tyvek Graphics e i prodotti di autenticazione DuPont Authentications.


} materiali

Cartone? No, Re-board Dieci studi di architettura chiamati a progettare nuove ipotesi di arredi in cartone. Materiali leggeri, sottili, design ecosostenibile per arredare e gestire gli spazi abitativi, creare nuovi ambienti proponendo suggestioni effimere e reversibili. Occasione,

la recente mostra «Città Sottili» (Lucca, ex Real Collegio di Lucca), che ha proposto la realizzazione di prototipi di tavoli di cartone. Oltre a cartoni di uso più comune, per l’allestimento, curato dall’architetto Carlo Pellegrini, e per lo sviluppo di alcuni progetti, è stato utilizzato Re-board, un cartone innovativo del gruppo Litorama [www.litorama.it], composto al 15% da cartone

(riciclato) e all’85% da aria. Resistente, adatto a sostituirsi a truciolare, Mdf, laminati e legno, il nuovo materiale è disponibile in pannelli di varie misure, con spessore variabile di 8-16-22 mm, in grado di supportare pesi enormi. Rispetto agli altri materiali rigidi, Re-board è fino all’80% più leggero e per questo è molto facile da maneggiare e montare. Inoltre i pannelli possono essere stampati

direttamente con tecnologia digitale, il che gli permette di assumere qualsiasi aspetto, immagine e colore.

merge & acquisition News da Hp Hp ha siglato un accordo per l’acquisizione di Nur Macroprinters Ltd., produttore di stampanti industriali digitali a getto d’inchiostro per grandi formati. L’acquisizione estende il portfolio Hp di stampanti digitali e wide format rivolto al mercato delle arti grafiche e contribuisce a consolidare la strategia Hp Print 2.0, che mira alla digitalizzazione della stampa analogica, grazie al potenziamento delle capacità di creazione dei contenuti digitali e della piattaforma di publishing. Grazie all’accordo, Hp [www.hp.com] potrà inoltre offrire nuove piattaforme e tecnologie Uv di media gamma. Il secondo annuncio riguarda Graphistudio. L’azienda, con sede ad Arba (PN), ha installato la sua quarta macchina da stampa Hp Indigo 5500 per soddisfare le crescenti richieste di prodotti fotografici, in particolar modo album fotografici per matrimoni o per ricorrenze speciali. Le installazioni Hp Indigo permettono di fornire alla clientela, costituita da circa 30mila fotografi, album fotografici di ottima qualità. La maggior parte dei clienti utilizza il sito web messo a

disposizione da Graphistudio [www.graphistudio.com], che consente di inviare le fotografie e gli ordini, e di ricevere il prodotto ordinato nell’arco di una settimana in tutto il mondo.

Nasce Samor Italia Le aziende del Gruppo Samor Recordgraf e Bancolini di Pianoro (BO) hanno ufficializzato un accordo di fusione, annunciando la costituzione di Samor Italia [www.samor.com], operativa a partire dal 1° gennaio 2008. «Questo accordo nasce dalla continua ricerca da parte di Samor di soluzioni in grado di soddisfare un mercato che richiede sempre più competenza e dinamicità», ha dichiarato Orazio Samoggia, presidente del gruppo. «Quest’operazione fornisce a tutti noi nuove e più intense motivazioni per migliorare e crescere la nostra posizione, sia come produttori di materiale di consumo attraverso le fabbriche del Gruppo Orazio Samoggia, presidente Samor (Recordgraf per del Gruppo Samor. i chimici, Verona Lastre ed Efi Plate per le lastre, Supercolor e Budacolor per gli inchiostri, Graphlito per i caucciù), che come distributori di attrezzature prestampa e stampa di prestigiosi marchi internazionali. Samor Italia rappresenta il primo passo verso l’aggregazione delle altre aziende commerciali del gruppo e una serie di altre iniziative volte a fornire un servizio sempre più flessibile ed efficiente», ha aggiunto Samoggia. La sede degli uffici amministrativi, tecnico-commerciali e logistici di Samor Italia rimane invariata a Pianoro.

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F macchinari

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Grandissimo formato Hp annuncia che Gobet Production SA, con sede a Ginevra, è riuscita a soddisfare la crescente domanda di lavorazioni più rapide, espandendo al tempo stesso i propri servizi fino a includere la stampa di poster per esterno, grazie alla nuova Hp Scitex TJ8300, uno dei sistemi di stampa più veloci sul mercato, capace di raggiungere la velocità massima di 400 m²/ora [www.hp.com]. Utilizzando gli inchiostri Hp Scitex TJ100 Supreme a base di solvente, resistenti per due anni alla luce e alle emissioni Uv, il sistema è ideale per la stampa su carta patinata e non, vinile autoadesivo, tela, striscioni e bandiere. «Siamo ora in grado di competere con gli stampatori offset grazie a macchine di grande formato per tirature da 200 a 300 pezzi di poster per esterni», dice Yvan Gobet, partner fondatore dell’azienda svizzera. «Questo significa che possiamo stampare per i nostri clienti parti complementari della stessa campagna con la garanzia che i rivestimenti per i veicoli e i poster, per esempio, avranno un’alta qualità di stampa e un colore omogeneo». Grazie a questa tecnologia, Gobet si è aggiudicata recentemente una serie di lavori di alto livello, tra cui una pubblicità di grande formato, ad alto

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impatto visivo, stampata per decorare la facciata di un centro commerciale a Vevey, vicino a Ginevra. Dimensioni record: 400 m².

Acquisti superwide A distanza di due mesi dalla presentazione italiana di Jv5-320, il plotter dedicato al superwide format, Bompan [www.bompan.it], importatore esclusivo dei prodotti Mimaki, ha incontrato Bsc di Castellanza (VA). L’azienda, che si affida al brand nipponico da diversi anni, ha scelto di ampliare il proprio parco macchine integrando la Jv5 nel formato 3,20 m. L’unità stampa immagini vivide fino a un’ampiezza massima di 3,2 m,

alla velocità di 42 m²/h, in alta qualità, e di 60 m²/h in modalità high speed. La stampante assicura una produttività elevata grazie a caratteristiche tecniche di ultima generazione, quali: Mimaki Uiss (Uninterrupted ink supply system), l’innovativo sistema che, utilizzando 4 cartucce per colore, assicura il passaggio «on the fly» dalla cartuccia vuota a quella piena; controllo automatico del funzionamento degli ugelli tramite rilevamento laser;

regolazione del sistema di alimentazione dei supporti tramite uno speciale encoder. A queste caratteristiche si aggiunge un sistema di tensionamento anteriore e posteriore che mantiene il materiale costantemente teso durante tutta la fase di stampa. Il tutto a vantaggio dell’efficienza e della flessibilità, indispensabili per il nuovo corso della comunicazione visiva.

} approfondimenti

Quanto stiamo regalando al cliente? Edigit International ha promosso un ciclo di incontri nelle principali città italiane, per riflettere sulle problematiche dei costi aziendali, del controllo di gestione e sulla necessità di investire in organizzazione per evitare di vedere erodere, giorno dopo giorno, la marginalità della propria azienda. Per tali incontri si è deciso di sollecitare i partecipanti con uno slogan volutamente provocatorio: «quanto stiamo regalando al cliente?». L’amministratore del gruppo Enrico Parisini ha illustrato la situazione del comparto grafico, presentando alcuni dati significativi relativi alle implementazioni dei sistemi gestionali proposti da Edigit

Enrico Parisini, amministratore delegato di Edigit International.

[www.edigit.it]. Il dato più evidente è che su un numero di oltre 1.300 installazioni su tutto il territorio nazionale le aziende che stanno utilizzando il sistema gestionale per supportare in modo completo la propria organizzazione sono molto poche. Da qui l’importanza strategica, per ogni realtà, di dotarsi di una propria analisi dei costi di produzione e di scegliere una metodologia consolidata, che permetta di leggere in profondità il proprio business e capire come si stanno impiegando effettivamente le proprie risorse.


de n e i z a e l l a news d poltrone Giorgio Brambilla nuovo presidente Argi Argi, Associazione rappresentanti ufficiali e produttori/distributori in italia di macchine, sistemi e prodotti per l’industria grafica, ha eletto il suo nuovo vertice designando Giorgio Brambilla come presidente [www.argi.it]. Sposato, padre di due figli, Brambilla è amministratore delegato della D.G. Pianini, azienda fondata nel 1880, una delle più antiche imprese private ancora operanti nell’area milanese, e precedentemente guidata dal padre Franco, che ne è tuttora presidente. L’entusiasmo e la

Giorgio Brambilla e Giuseppe Baggi, neo ed ex presidente di Argi.

disponibilità personale, insieme con la capacità manageriale e l’esperienza imprenditoriale costituiscono le doti che hanno spinto gli associati di Argi ad accordargli la propria fiducia. Brambilla subentra a Giuseppe Baggi, il cui mandato non poteva essere ulteriormente rinnovato per regolamento statutario.

Manager multifunzione Dal 1° dicembre 2007 Paolo Ciotti è il nuovo product manager Mfp della divisione Ipg (Imaging & Printing Group) di Hp Italia [www.hp.com/it]. In questo

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Paolo Ciotti, nuovo product manager Mfp della divisione Imaging & Printing Group di Hp Italia.

ruolo, Ciotti ha assunto la responsabilità della definizione e dell’implementazione delle attività di marketing finalizzate al raggiungimento degli obiettivi di business e del supporto commerciale alla rete di vendita relativamente ai prodotti di competenza. Ciotti è entrato in Hp Italia nel marzo 1999 come product manager Laser Color Printers, per poi ricoprire, dal novembre 2002 all’ottobre 2004, la carica di category development manager a livello Emea in ambito di stampanti multifunzione. Successivamente Ciotti ha maturato una profonda esperienza nello sviluppo e nella gestione delle attività rivolte al canale, dal marketing alle vendite, in qualità di channel program manager, da novembre 2004 a febbraio 2006, e di business development manager Iss (industry standard server), da marzo 2006 a novembre 2007. Prima di iniziare la sua carriera professionale in Hp, Ciotti ha lavorato in Canon Italia e in Ibm Italia e ha compiuto diverse esperienze formative sia in Italia sia all’estero, conseguendo nel 1997 il diploma in marketing presso l’Università di Berkeley in California.

l’Europa. L’obiettivo dell’azienda è rafforzare ulteriormente il livello di servizio al cliente finale attraverso l’infrastruttura paneuropea. Nel corso di una strategia quadriennale, Canon Europe ha costruito un forte modello che include la creazione del Centro logistico europeo e la realizzazione di centri regionali a Bratislava e Dubai per supportare i mercati emergenti. Come capo della supply chain, Buenen continuerà a utilizzare questo modello, concentrandosi sull’interazione con il consumatore. Il manager porta in Canon oltre 18 anni di esperienza gestionale, molti dei quali trascorsi in Xerox, dove è stato vicepresidente della produzione e supply chain europea e, recentemente, in Pitney Bowes, dove ha consolidato e ottimizzato la rete dell’azienda nell’area Emea. «La struttura di supply chain di Canon in Europa si avvale di un modello efficace con centri strategici per supportare la rete e i mercati chiave in crescita, riducendo notevolmente i tempi di consegna», spiega Buenen. «Stiamo anche riducendo i costi di struttura per sostenere la crescita del business e le strategie di supply chain via trasporti intermodali verso l’Europa e i mercati confinanti».

Canon chiama Europa È fresco di nomina Perry Buenen, responsabile della supply chain di Canon [www.canon-europe.com] per tutta

Perry Buenen, responsabile della supply chain di Canon Europe.


F riconoscimenti

Primus Austriae Durst Digital Technology GmbH ha vinto, per la seconda volta consecutiva, il premio come Prima Azienda Austriaca. La cerimonia si è svolta lo scorso 16 ottobre a Innsbruck-Igls, in Austria, ed è stata presentata dal Ministro dell’Economia del Tirolo, Mr Bodner. Il prestigioso riconoscimento è il risultato di una competizione organizzata dalla rivista economica Wirtschaftsblatt, dalla compagnia di credito assicurativo Ksv e da PriceWaterhouse. Assegnato secondo criteri di crescita, performance finanziarie (Roi), struttura del capitale e forza finanziaria, il rinomato premio consiste in un’opera originale di Peter Kogler, artista austriaco conosciuto in tutta Europa. Durst, la cui capogruppo ha sede in Italia, a Bressanone [www.durst.it], è stato il vincitore assoluto, con un

} iniziative

Pellitteri’s Day Il prossimo 9 maggio è la data designata per il Pellitteri’s Day 2008, un simpatico giorno di festa proposto ogni anno a docenti e allievi delle scuole di grafica nella memoria di Giuseppe Pellitteri, salesiano, animatore appassionato e instancabile escogitatore di idee nuove e originali tese al progresso tecnologico, culturale e associativo del campo grafico a sostegno della formazione professionale dei futuri tecnici, professionisti, docenti grafici. La manifestazione è promossa e organizzata dalla Scuola grafica Giuseppe Pellitteri del Centro salesiano di Arese (MI). Le Scuole che hanno già partecipato ai Pellitteri’s Day precedenti,

netto distacco dall’azienda seconda classificata. Ciò è stato possibile grazie agli ottimi risultati raggiunti: il 60% di crescita in termini di rendita negli ultimi due anni, una redditività del capitale investito (Roi) pari al 18% e un equity capital share del 60%.

Flusso certificato Agfa Graphics [www.agfa.com] ha annunciato che il suo sistema di flusso di lavoro :ApogeeX 4.0 ha ricevuto la designazione «Prodotto certificato Cip4» da parte delle associazioni Printing Industries of America/Graphic Arts Technical Foundation (Pia/Gatf). :ApogeeX 4.0 è il primo flusso di lavoro di prestampa con abilitazione Jdf a ricevere questa designazione. «La certificazione Cip4 dimostra ai nostri clienti che :ApogeeX si è rivelato un prodotto di successo di elaborazione di file Jdf in conformità agli altissimi standard adattati dal settore per l’imposizione. Si tratta di

segnalano la partecipazione al PD/2008, inviando nominativo e motivazione del proprio candidato. Quelle che partecipano per la prima volta possono contattare il coordinatore Franco Marinelli (Didattica grafica, tel/fax 02 93772336, cell. 348 6032765, e-mail: didatticagrafica@yahoo.it. Anche le scuole lontane da Milano, altrimenti penalizzate dalla distanza, possono partecipare alla manifestazione e all’assegnazione del «Pollicione d’oro» di Armando Testa, con candidato «assente giustificato». Il Pellitteri’s Day, giunto alla XVI edizione, è realizzato in sinergia con: Emmepigi/ Magistero professionale grafico interscuola, Didattica Grafica, Politecnico di Torino.

Il tuo marchio nelle loro mani

un riconoscimento importante, che consente agli utenti di evitare l’arduo compito di verificare la compatibilità tra :ApogeeX e altre applicazioni di imposizione indipendenti», ha dichiarato Bart De Pelsmaeker, direttore del Commercial Printing Software, Agfa Graphics. «La certificazione prova inoltre che investire nel flusso di lavoro :ApogeeX di Agfa è efficace in termini di affidabilità, compatibilità e conformità agli standard, poiché offre i risultati migliori attraverso i processi di imposizione Jdf».

È partita l’innovativa campagna europea Printsells [www.printsells.org] promossa da United Print Chain, una cooperazione tra le industrie della carta, dell’editoria, della stampa, della distribuzione postale e del marketing diretto. Lanciata contemporaneamente in tredici Paesi europei, la campagna intende attirare l’attenzione dei responsabili di brand, marketing, comunicazione e pubblicità nei confronti del prodotto stampato che, nelle sue varie forme, si presenta come un ottimo strumento di comunicazione e affermazione del marchio. Uno studio recente di Rapp Collins ha prodotto risultati sorprendenti:

le persone sono contente di avere in mano un documento da toccare, guardare, condividere, ma nel contempo la consapevolezza di un uso razionale della carta stampata quale strumento di comunicazione non è sufficientemente radicata. «Stampa. Il tuo marchio nelle loro mani» è lo slogan che caratterizza la campagna, organizzata e lanciata da un gruppo di attori della filiera della carta stampata tra i quali figura Assografici, membro di Intergraf (la Federazione delle Associazioni Grafiche Europee), sul cui sito [www.assografici.it] sono disponibili tutte le informazioni in italiano.

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F dal

mondo della carta

Calendario Fontegrafica, tecnologia emotiva Giunto al suo nono anno di età, il calendario 2008 di Fontegrafica [www.fontegrafica.it] racchiude in sé aspetti di avanzata tecnologia di stampa. Le 12 tavole, idee creative dello Studio Orlandi basate sulle foto di Gianluigi di Napoli, sono prodotte da moderni macchinari di ingente valore economico, utilizzando inchiostri di ultimissima generazione e carte raffinate e tecnologicamente evolute. I cliché, sempre più complessi, sono alla base di rilievi e stampe a caldo sperimentali. Le serigrafie, di microglitter o floccato,

più varie e divertenti, agli abbinamenti e ai montaggi più istintivi e naturali, esprimendo freschezza di idee e libertà espressiva. Lo staff Fontegrafica, con le mani nell’inchiostro, ha giocato a inventare e costruire, mischiare e sovrapporre, emozionarsi ed emozionare. Ancora una volta David Larible, uno dei più grandi clown viventi del nostro tempo, ha fatto ridere il suo pubblico, quello prestigioso del Circo di Montecarlo o i piccoli spettatori del famosissimo circo statunitense Barnum & Bailey. Questa volta a divertirsi con lui è stato il team del nuovo calendario «Mon Nez» che si è lasciato coinvolgere con la fotografia, la grafica e la stampa in quelle emozioni antiche e bellissime del circo e della propria infanzia.

Carta satinata: è «Tempo» di cambiare

contribuiscono a creare un prodotto di stampa plurivalente ed evoluto. La confezione di Plexiglas tagliato al laser incornicia con modernità un lavoro ancora una volta, unico e innovativo. Il fotografo, Gianluigi di Napoli, si è invece fatto trasportare dalle luci e dai rumori della banda circense per inquadrare emozioni e sensazioni remote ma vive. La progettazione dello Studio Orlandi si è abbandonata alle forme e dimensioni

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febbraio 2008

Da Sappi Fine Paper Europe è nata una carta satinata di alta qualità che si comporta come una carta lucida durante la stampa e le fasi di finitura. Si chiama Tempo Silk [www.sappi.com/Tempo], ed è il risultato di 12 intensi mesi di test: per la produzione è stato utilizzato un nuovo tipo di patinatura (Sappi è in attesa del brevetto)

Il nuovo marchio di Sappi Tempo Silk offre agli stampatori migliore produttività e cambi lavoro più rapidi.

per dare alla carta una superficie molto liscia che assicura risultati in stampa eccellenti, una veloce penetrazione e asciugatura dell’inchiostro e un’ottima resistenza allo sfregamento. La nuova carta consente di ridurre l’impiego di polvere antiscartino, dal 50 al 75%, e in alcuni casi addirittura del 100%, con ovvi vantaggi economici e per la salute. Sappi ha sviluppato Tempo Silk in base a studi e ricerche di mercato interne e indipendenti e gruppi di lavoro che hanno analizzato i bisogni e le richieste degli stampatori. Queste analisi hanno dimostrato la crescente richiesta da parte degli stampatori di un rapido cambio di lavoro e perciò il tempo di essiccazione dell’inchiostro e la resistenza allo sfregamento sono divenuti gli obiettivi chiave per la ricerca di una maggiore efficienza. Disponibile in grammature da 100 a 300g/m2, in Italia Tempo Silk sarà distribuita da Polyedra [www.polyedra.it].

Carta 10×15 per la stampa laser Hp [www.hp.com] ha annunciato l’introduzione di una nuova carta fotografica, la prima in formato 10×15 cm progettata per la stampa laser a colori. Pesante e rivestita di una finitura lucida su entrambi i lati, consente alle piccole aziende di stampare qualunque tipo di elaborato, dalle foto ai biglietti aziendali, dal materiale marketing

al direct mail, oltre alle immagini d’uso quotidiano. La nuova Hp Laser Photo Paper da 10x15 cm va ad ampliare la gamma delle già note carte fotografiche Hp per la stampa laser, fino a oggi disponibili nel tradizionale formato A4 (grammatura 200 g/m2, ma disponibile anche con finitura opaca). Praticità, convenienza e possibilità di scelta: i clienti potranno realizzare in proprio documenti di grande effetto e identici, in termini qualitativi, a quelli dei laboratori professionali. Tra le caratteristiche principali, la carta fotografica Hp per la stampa laser vanta la capacità di riprodurre colori intensi e brillanti su entrambi i lati, senza che il colore si intraveda sulla facciata opposta, nonché una notevole resistenza a macchie, sbavature e graffi e un’asciugatura istantanea. Inoltre è facile da usare: essendo patinata sulle due facciate, si inserisce nella stampante in qualsiasi direzione. Ottimizzata per l’uso con le stampanti Hp Color LaserJet e con i toner Hp ColorSphere, la nuova carta è inoltre compatibile con molte altre stampanti e copiatrici laser a colori; non è invece indicata per le stampanti Hp Color LaserJet 1500/1500L/2500N/ 2500L/2500TN/9500.


Nuova classificazione Ateco 2007 L’Istat, Istituto Nazionale di Statistica [www.istat.it] ha pubblicato la nuova classificazione delle attività economiche Ateco 2007 che è entrato in vigore dal 1° gennaio 2008. L’Ateco 2007 è stata definita e approvata da un apposito comitato di gestione coordinato dall’Istat, con la partecipazione dei ministeri interessati, degli enti che gestiscono le principali fonti amministrative sulle imprese (Agenzia delle Entrate, Camere di Commercio, enti previdenziali ecc.) e delle principali associazioni imprenditoriali. Assografici, tramite il Centro Studi, ha contribuito attivamente, nel biennio 2006-2007, all’aggiornamento delle parti riguardanti il settore grafico e cartotecnico trasformatore. La nuova classificazione dovrà garantire la comparabilità delle informazioni a livello internazionale, comunitario e nazionale. Sarà pertanto adottata dal Fisco, dalle Camere di Commercio e

} pillole

dagli enti previdenziali. Ecco le principali novità: f il comparto relativo alla «Fabbricazione della pasta-carta, della carta e del cartone e dei prodotti di carta» (ex codice 21) assume i codici 17.1 per la fabbricazione di pasta-carta, carta e cartone e 17.2 per la fabbricazione di articoli di carta e cartone in cui sono collocati i prodotti e le lavorazioni dell’industria cartotecnica trasformatrice; f con riferimento all’industria dell’«Editoria, stampa e riproduzione di supporti registrati» (ex codice 22), la stampa e i servizi connessi alla stampa sono collocati al codice 18.1, la riproduzione di supporti registrati al codice 18.2 mentre le attività editoriali sono state spostate nei «Servizi d’informazione e comunicazione» e collocate al gruppo 58.1. Il testo integrale della nuova classificazione Ateco 2007 si può scaricare dal sito di Assografici [www.assografici.it].

di carta

g CASCADES E RENO DE MEDICI: FUSIONE RIMANDATA Cascades ha annunciato che la fusione con Reno De Medici è stata rimandata per consentire all’organo antitrust competente di completare le procedure di approvazione. Si prevede che la procedura sia completata nel mese di febbraio.

g FEDRIGONI

Fedrigoni sceglie i prodotti Soho Paper per entrare nel comparto della cancelleria e dei prodotti di carta per uso artistico.

Imballaggi: il Dossier prevenzione di Conai 500 interventi di prevenzione messi in campo, più di 200 aziende partecipanti, 215 imballaggi ecosostenibili analizzati: sono questi alcuni dei numeri contenuti nel terzo Dossier Prevenzione 2007 – 10 anni di progetti e soluzioni per imballaggi ecocompatibili di Conai [www.conai.org]: un decennio di prevenzione ambientale che da una prima stima vale 420 milioni di euro di costi socio-ambientali evitati all’intera collettività. Il Dossier presenta una significativa casistica di imballaggi ecocompatibili presenti sul mercato, facilmente identificabili tra i prodotti di uso comune: obiettivo della pubblicazione è mostrare che nell’industria l’attenzione all’ambiente è una buona pratica corrente ed è destinata ad affermarsi in futuro come valore

I pacchetti di formato A4 di Soho Paper sono vendibili al dettaglio e contengono carte premium e cartoni dalla gamma Fedrigoni.

g OSCAR DELL’IMBALLAGGIO 2008

La cinquantunesima edizione dell’Oscar dell’Imballaggio è dedicata al quality design, ovvero come esprimere al meglio l’equilibrio tra dimensioni grafiche, strutturali, funzionali. Saranno, in particolare, valutate le innovazioni che facilitano l’accesso al prodotto, la relazione con esso attraverso una efficace articolazione comunicativa e/o strutturale e un’attenta qualità delle informazioni espresse.

strategico e di innovazione nel packaging, a fronte di un consumatore più sensibile di un tempo alle esigenze dell’ambiente. Nel Dossier sono rappresentati sette categorie

Dieci anni di benefici per l’ambiente f 420 milioni di euro di costi socio-ambientali evitati all’intera collettività; f Oltre 5 milioni le tonnellate di CO2 non emesse in atmosfera: un costo ambientale evitato pari al viaggio annuale di 460mila autotreni per 100 km; f La riduzione del peso degli imballaggi nel settore alimentare ha consentito la riduzione dell’immissione sul mercato di 300 milioni di imballaggi primari; f Nel settore dei detergenti, grazie al crescente utilizzo di prodotti concentrati, si è ridotto del 50% il volume e il peso dei contenitori; f Le imprese che hanno avviato un sistema di gestione ambientale certificato sono cresciute del 50%.

di prodotti merceologici: alimentare, chimico, farmaceutico, detergenza, elettronico ecc. Le oltre 500 azioni di prevenzione analizzate spaziano dal risparmio di materia prima, al riutilizzo, al miglioramento della logistica, all’impiego di materiale riciclato, al risparmio di energia ecc. I risparmi ambientali riguardano tutti i materiali di imballaggio: acciaio, alluminio, carta, legno, plastica e vetro. ^ pagine a cura di Chiara Italia

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de n e i z a e l l a news d Nuova classificazione Ateco 2007 L’Istat, Istituto Nazionale di Statistica [www.istat.it] ha pubblicato la nuova classificazione delle attività economiche Ateco 2007 che è entrato in vigore dal 1° gennaio 2008. L’Ateco 2007 è stata definita e approvata da un apposito comitato di gestione coordinato dall’Istat, con la partecipazione dei ministeri interessati, degli enti che gestiscono le principali fonti amministrative sulle imprese (Agenzia delle Entrate, Camere di Commercio, enti previdenziali ecc.) e delle principali associazioni imprenditoriali. Assografici, tramite il Centro Studi, ha contribuito attivamente, nel biennio 2006-2007, all’aggiornamento delle parti riguardanti il settore grafico e cartotecnico trasformatore. La nuova classificazione dovrà garantire la comparabilità delle informazioni a livello internazionale, comunitario e nazionale. Sarà pertanto adottata dal Fisco, dalle Camere di Commercio e

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dagli enti previdenziali. Ecco le principali novità: f il comparto relativo alla «Fabbricazione della pasta-carta, della carta e del cartone e dei prodotti di carta» (ex codice 21) assume i codici 17.1 per la fabbricazione di pasta-carta, carta e cartone e 17.2 per la fabbricazione di articoli di carta e cartone in cui sono collocati i prodotti e le lavorazioni dell’industria cartotecnica trasformatrice; f con riferimento all’industria dell’«Editoria, stampa e riproduzione di supporti registrati» (ex codice 22), la stampa e i servizi connessi alla stampa sono collocati al codice 18.1, la riproduzione di supporti registrati al codice 18.2 mentre le attività editoriali sono state spostate nei «Servizi d’informazione e comunicazione» e collocate al gruppo 58.1. Il testo integrale della nuova classificazione Ateco 2007 si può scaricare dal sito di Assografici [www.assografici.it].

di carta

g CASCADES E RENO DE MEDICI: FUSIONE RIMANDATA Cascades ha annunciato che la fusione con Reno De Medici è stata rimandata per consentire all’organo antitrust competente di completare le procedure di approvazione. Si prevede che la procedura sia completata nel mese di febbraio.

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Fedrigoni sceglie i prodotti Soho Paper per entrare nel comparto della cancelleria e dei prodotti di carta per uso artistico.

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Imballaggi: il Dossier prevenzione di Conai 500 interventi di prevenzione messi in campo, più di 200 aziende partecipanti, 215 imballaggi ecosostenibili analizzati: sono questi alcuni dei numeri contenuti nel terzo Dossier Prevenzione 2007 – 10 anni di progetti e soluzioni per imballaggi ecocompatibili di Conai [www.conai.org]: un decennio di prevenzione ambientale che da una prima stima vale 420 milioni di euro di costi socio-ambientali evitati all’intera collettività. Il Dossier presenta una significativa casistica di imballaggi ecocompatibili presenti sul mercato, facilmente identificabili tra i prodotti di uso comune: obiettivo della pubblicazione è mostrare che nell’industria l’attenzione all’ambiente è una buona pratica corrente ed è destinata ad affermarsi in futuro come valore

I pacchetti di formato A4 di Soho Paper sono vendibili al dettaglio e contengono carte premium e cartoni dalla gamma Fedrigoni.

g OSCAR DELL’IMBALLAGGIO 2008

La cinquantunesima edizione dell’Oscar dell’Imballaggio è dedicata al quality design, ovvero come esprimere al meglio l’equilibrio tra dimensioni grafiche, strutturali, funzionali. Saranno, in particolare, valutate le innovazioni che facilitano l’accesso al prodotto, la relazione con esso attraverso una efficace articolazione comunicativa e/o strutturale e un’attenta qualità delle informazioni espresse.

strategico e di innovazione nel packaging, a fronte di un consumatore più sensibile di un tempo alle esigenze dell’ambiente. Nel Dossier sono rappresentati sette categorie

Dieci anni di benefici per l’ambiente f 420 milioni di euro di costi socio-ambientali evitati all’intera collettività; f Oltre 5 milioni le tonnellate di CO2 non emesse in atmosfera: un costo ambientale evitato pari al viaggio annuale di 460mila autotreni per 100 km; f La riduzione del peso degli imballaggi nel settore alimentare ha consentito la riduzione dell’immissione sul mercato di 300 milioni di imballaggi primari; f Nel settore dei detergenti, grazie al crescente utilizzo di prodotti concentrati, si è ridotto del 50% il volume e il peso dei contenitori; f Le imprese che hanno avviato un sistema di gestione ambientale certificato sono cresciute del 50%.

di prodotti merceologici: alimentare, chimico, farmaceutico, detergenza, elettronico ecc. Le oltre 500 azioni di prevenzione analizzate spaziano dal risparmio di materia prima, al riutilizzo, al miglioramento della logistica, all’impiego di materiale riciclato, al risparmio di energia ecc. I risparmi ambientali riguardano tutti i materiali di imballaggio: acciaio, alluminio, carta, legno, plastica e vetro. ^ pagine a cura di Chiara Italia


^ di Chiara Italia

packaging ■ TREND SOCIALI E DI MERCATO

guardare e soprattutto toccare Può il packaging migliorare la fruizione del prodotto attraverso un miglior sfruttamento del supporto in cartoncino? E quali sono i sensi maggiormente coinvolti nel processo di anticipazione percettiva? Sono alcune delle domande alla base del progetto di studio e ricerca sperimentale «Una filiera per l’innovazione», promosso da Pro Carton e dalla Facoltà di Design del Politecnico di Milano.

r

innovabile, quotidiano, ecologico ma anche versatile, il cartoncino ha una condizione di privilegio nella nostra società. Evocativo di un sapere antico, è un supporto in generale molto amato, ma in un settore ipercompetitivo come quello italiano, costituito soprattutto da aziende medio-piccole, è difficile fare ricerca e innovazione, e i risultati faticano a vedersi. E allora? Da questo presupposto è nato un tavolo di lavoro appositamente costituito, composto dai rappresentanti dell’industria cartaria e cartotecnica, dal mondo del design, della progettazione, della ricerca, delle associazioni di settore e della distribuzione dal quale Confezione per caffè in grani, progetto di M. Busnà, F. Colamaria, B. Dantona, E. De Luca. Interno: film poliestere 12 μm metallizzato (Pantone 4505 C). Esterno: cartoncino 300 g/m2 poroso colorato in massa (pantone 4625 C); impressione a caldo + rilievo e bassorilievo.

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è emersa, quale elemento di interesse rilevante in una prospettiva di applicazione futura, la dimensione della «polisensorialità», ovvero la necessità di coinvolgere tutti i sensi per contribuire e migliorare il risultato percettivo della confezione e dunque del prodotto contenuto. «Il progetto», dichiara Piero Capodieci, presidente di Pro Carton Italia [www.italy.procarton.com], «ha l’obiettivo di stimolare la creatività del nostro comparto e fornire soluzioni nuove e funzionali per i consumatori». È un’occasione di crescita anche culturale del settore, commenta Valeria Bucchetti, ricercatrice del Dipartimento Indaco del Politecnico di Milano [www.polimi.it]: un percorso di «riflessioni e approfondimenti fondati su filtri interpretativi non comunemente praticati dalle aziende». Un messaggio che i produttori di packaging sono chiamati a raccogliere e a mettere in pratica ripensando, precisa Capodieci, «la gestualità coinvolta, il tatto, la tenuta, le modalità d’uso e il servizio».

Dal dire al fare, tutte le fasi del progetto Come punto di partenza si è scelto di incrociare diversi livelli di esperienza distinti e connessi tra loro, per aumentare le informazioni e per creare qualcosa di nuovo. «Un lavoro», spiega Capodieci, «nato dalla volontà di anticipare le tendenze future del packaging in cartoncino, esplorando gli aspetti inusuali e innovativi sulla tematica». A tal fine è stato realizzato un apposito tavolo di lavoro, composto dai principali esponenti della filiera, che hanno individuato come elemento di interesse, l’approccio «sinestetico intermodale», ovvero la possibilità di promuovere una dimensione polisensoriale in cui siano coinvolti più sensi oltre alla vista. A questa prima fase ne è seguita una seconda, di tipo applicativo, durante la quale gli studenti del Politecnico di Milano hanno elaborato concept in grado di esaltare le qualità globali del cartoncino sia visive sia tattili, così da sviluppare packaging in grado di fornire un’anticipazione del contenuto. La necessità


L’ANALISI ECONOMICA DEL SETTORE: BENE IL COSMETICO E IL DOLCIARIO Secondo l’Osservatorio Economico del settore cartotecnico [www.assografici.it], presentato in occasione dell’Italian Carton Makers Day Pride, ragionando in termini di comparti di destinazione, i settori che si difendono bene sono quelli legati alle lavorazioni speciali, al cosiddetto packaging di lusso: nel 2006 il cosmetico si conferma la miglior performance operativa, peraltro affiancato dal dolciario, che recupera rispetto al 2005 e diventa il best performer in termini di risultato complessivo, mentre il general packaging consegue il titolo di performance operativa peggiore. Un dato che suggerisce su quali canali della comunicazione conviene puntare a seconda del target di destinazione.

Conto economico - Anno 2006 1. Ricavi netti 2. Consumi materie prime 3. Altri costi di produzione 4. Variaz. magazz. prod. e semilav.i

Cosmetico €/min % 67,9 100% 24,5 36,1% 21,2 31,3% (0,2) -0,2%

Dolciario €/min % 79,2 100% 31,3 39,5% 13,8 17,4% (0,2) -0,3%

Farmaceutico €/min % 117,0 100% 43,1 36,8% 35,4 30,2% 0,5 0,4%

General Packaging €/min % 555,8 100% 261,2 47,0% 142,9 25,7% 3,5 0,6%

€/min 820,0 360,1 213,2 3,6

Totale % 100% 43,9% 26,0% 0,4%

5. Valore aggiunto (1-2-3±4) 6. Costo del personale

22,0 12,2

32,5% 18,0%

33,9 22,2

42,8% 28,0%

39,0 27,0

33,3% 23,1%

155,3 107,3

27,9% 19,3%

250,2 168,7

30,5% 20,6%

7. Margine operativo lordo (5-6) 8. Ammortamenti e accantonamenti

9,8 4,4

14,5% 6,5%

11,7 6,2

14,7% 7,9%

12,0 6,8%

10,3% 5,8%

48,0 34,2

8,6% 6,2%

81,5 51,7

9,9% 6,3%

9. Red. op. gest. caratt. (7-8) 10. Oneri e proventi extra gest. caratt.

5,4 1,0

8,0% 1,5%

5,4 2,0

6,9% 2,5%

5,2 2,0

4,4% 1,7%

13,8 11,2

2,5% 2,0%

29,8 16,2

3,6% 2,0%

11. Reddito operativo (9±10) 12. Oneri finanziari

6,5 0,4

9,5% 0,7%

7,4 (0,2)

9,4% -0,3%

7,2 0,8

6,1% 0,7%

25,0 6,1

4,5% 1,1%

46,1 7,1%

5,6% 0,9%

13. Reddito di competenza (11-12) 14. Componenti straordinari

6,0 (0,1)

8,9% -0,1%

7,6 1,7

9,6% 2,1%

6,4 0,0

5,5% 0,0%

18,9 15,5

3,4% 2,8%

38,9 17,1

4,7% 2,1%

15. Reddito di competenza (11±12) 16. Imposte

5,9 3,1

8,7% 4,6%

9,3 4,4

11,7% 5,5%

6,4 3,7

5,5% 3,2%

34,4 15,6

6,2% 2,8%

56,0 26,8

6,8% 3,3%

17. Risultato d’esercizio (15-16)

2,8

4,2%

4,9

6,2%

2,7

2,3%

18,8

3,4%

29,2

3,6%

Se ragioniamo in termini di comparti di destinazione, anche nel 2006 la miglior performance operativa è del settore cosmetico e dolciario, mentre il general packaging consegue la performance operativa peggiore. Una conferma della maggiore capacità reddituale degli specialisti. Secondo l’Osservatorio Economico del settore cartotecnico, il periodo non è dei migliori: la crescita dei ricavi non si traduce in un miglioramento delle performance reddituali, ciò a causa dell’incidenza delle principali

voci di costo, quali materie prime, costi di produzione e personale. Nella realtà il numero delle aziende che registra un risultato d’esercizio negativo è pari a circa un terzo del totale. In termini di classi dimensionali, invece, le imprese di piccole dimensioni presentano il miglior reddito operativo percentuale, grazie al contenimento di personale e ammortamenti. Le imprese di grandi dimensioni, per contro, presentano vantaggi in termini di crescita, valore aggiunto percentuale e fatturato per addetto.

di differenziare imballaggi e forme di comunicazione attraverso canali sensoriali «non standard» nasce dalla costatazione che in Italia i non vedenti sono circa 350mila e gli ipovedenti 1 milione, il 60% del quale costituito da anziani che non conoscono il linguaggio Braille. «Riguardo al problema degli ipovedenti», sottolinea Luca Bergamaschi, rappresentante dell’Istituto Italiano Ciechi [www.uiciechi.it], «ancora molto si potrebbe fare, a cominciare dall’uso di caratteri di scrittura più grandi, percepibili al tatto, texture e forma degli imballaggi diversi a seconda dei prodotti, segnalatori di tipo olfattivo o uditivo. Nella maggior parte dei casi, invece, i

«fruizione del prodotto», che può essere di tipo «sensoriale a contatto», in cui è consentito manipolare l’oggetto, averne pertanto risposte tattili, olfattive, gustative, oppure di tipo «a distanza», per esempio quando si vede un oggetto in una vetrina. Questo secondo tipo di fruizione, spiega Dina Riccò, ricercatore al Politecnico di Milano, si appoggia su «informazioni sensoriali trasferite per sinestesia», in cui «la visione si fa nel contempo portatrice di qualità proprie di altri registri». Nella percezione a distanza, continua Riccò, avviene quindi un fenomeno detto di «anticipazione percettiva, in cui l’apparenza visiva interviene e modifica una successiva percezione».

diversi packaging forniscono informazioni percepibili solo grazie alla vista, relative a data di scadenza, quantità, provenienza, numero per l’assistenza clienti, valori nutrizionali ecc. Un ipovedente ne decodifica il 10%, un non vedente nessuna». Questa sarà quindi la terza fase del progetto, che si svilupperà nel corso del 2008.

Quando la forma supera il contenuto e ne anticipa la percezione Un progetto ambizioso, quello lanciato da Pro Carton e dalla Facoltà di Design del Politecnico di Milano, la cui vera sfida è superare le categorie con cui si interpreta comunemente la realtà. Si è partiti dal concetto di

Nel packaging la relazione fra anticipazione e percezione diretta si verifica fra interno ed esterno, contenitore e contenuto, ancor più se il contenitore è opaco. Il contenuto, se celato, attiva una maggiore partecipazione sinestetica. «Il packaging deve essere capace di farci intuire il contenuto», spiega Caterina Crepax, nota designer, «così come una scatola dovrebbe anticipare e suggerire il contenuto, e dunque incuriosire, così anche il vestito è un contenitore e, come l’imballaggio, a volte dichiara il contenuto e a volte lo maschera, creando sorpresa, in modo ingannevole o divertente. Spesso il contenitore diventa protagonista e supera il contenuto: si compra l’oggetto

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La mappa dei sensi più per il look dell’imballaggio che per l’oggetto stesso». È un meccanismo che vale, in modalità e misura diversa, per le diverse tipologie di packaging, a condizione, però, che esso trovi la formula giusta a seconda del target e a cui è destinato: «packaging che consenta una fruizione a più livelli», precisa Michael Schötensack, direttore marketing divisione Gelati di Nestlé Italia [www.nestle.it] certamente, «che continui a soddisfare l’esigenza estetica, ma anche gli aspetti ecologici e di riciclabilità. Un bel packaging è, senza dubbio, un’importantissima leva di marketing, in grado di influenzare la scelta del consumatore, e può diventare un potente strumento di comunicazione. Basti pensare al retro del pack, che può essere agilmente trasformato in un vero e

proprio libro, in cui fornire al cliente informazioni relative agli stili di vita o a una corretta alimentazione».

L’analisi sociologica: la tendenza «tra vista e tatto» «Che la tendenza sia sempre più la multisensorialità», testimonia Enrico Finzi, sociologo e presidente di Astra Ricerche [www.astraricerche.it], «emerge anche dalle ricerche realizzate che hanno evidenziato come, ormai, i consumatori siano sempre più alla ricerca di un coinvolgimento a molteplici livelli: 3 italiani adulti su 4, infatti, affermano che nel fare acquisti utilizzano tutti i sensi e non solo la vista. E il 58% dei 14-79enni si definisce «polisensoriale», ossia ricerca il piacere usando tutti e cinque i sensi. «Il polisensorialismo è diventato

PROGETTI «AL BUIO»

Nella fase applicativa, sono stati realizzati dagli studenti del Politecnico di Milano 14 progetti ideati sulla base di concept elaborati per esaltare le qualità non solo visive ma soprattutto tattili del cartoncino così da fornire un’anticipazione del contenuto, trasformando i packaging da scatolecontenitore in vere e proprie estensioni del prodotto. Dato quindi un prodotto di consumo, caratterizzato da specifiche proprietà organolettiche e sensoriali, l’obiettivo del progetto è la definizione di una soluzione di imballaggio in carta e cartoncino, rivolta a diverse fasce d’utenza, che sia in grado di forzare l’anticipazione tattile-visiva del contenuto per favorire, attraverso queste modalità sensoriali, la fruizione del prodotto. Confezione per tè in foglie, progetto di D. Balzarini, F. Bertoloni, G. Bertuzzo. Il progetto assume il tè in foglie come sostanza naturale e mezzo sinestetico. Il packaging restituisce, attraverso l’opacità e la ruvidità, l’effetto sabbioso delle foglie. Grafica leggera e raffinata: Avangard ITC Aspetto naturale della carta: 290 g/m2, ruvida esterna, patinata esterna. Gamma cromatica naturale: tinteggiatura carta a lavaggio tè, basamento verniciato ruvido opaco. Verniciatura di base effetto ruvido opaco: colore a olio opaco, nero + seppia + terra bruciata, farina bianca 00, farina gialla di granturco, mordente. Ergonomia: prensile e maneggevole, regolazione del dosaggio grazie alla rastrematura della piramide, capienza per 100 g di prodotto. Struttura: tronchi di piramide a base ottagonale uniti alla base. Chiusura: a incastro.

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ormai un fenomeno di massa che coinvolge il 58% della popolazione italiana», afferma Finzi. «Per decenni ci siamo affidati agli occhi: per valutare le cose, capirle, decidere se ci piacevano. Anche adesso l’occhio continua a volere la sua parte, è decisivo per quasi 2 adulti su 3, ma la sua importanza viene ridimensionata. Gli italiani stanno riscoprendo glia altri sensi: 86 italiani su 100 danno grande importanza agli odori. Anche il tatto ha alte performance di punteggio, benché sia il senso meno sviluppato. Però è importantissimo in molti settori, e c’è un 32% di italiani che lo sta riscoprendo. L’udito resta il senso-guida per il 62% degli Italiani, ma sta perdendo il suo potere a causa dell’inquinamento acustico, un rumore di fondo quotidiano che infastidisce l’80% degli italiani. Infine il gusto resta rilevante per 80 italiani su 100».

Aumentare la percezione: ma come? L’attenzione è rivolta in particolare alle qualità comunicative del supporto. I trattamenti e le finiture della superficie non devono solo costituire un incremento di qualità estetica, bensì un’anticipazione del contenuto, un aiuto nell’orientamento al prodotto e alla sua fruizione. Sono soluzioni in divenire continuo, spiega ancora Bucchetti, che coinvolgono il supporto materico del packaging: inchiostri termocromatici che a una certa temperatura consentono di cambiare colore, smalti che

32% 62% 80% 58% Il 58% dei 14-79enni si definisce «polisensoriale», ossia ricerca il piacere usando tutti e cinque i sensi. L’importanza della vista resta valida 2 adulti su 3, anche se via via emergono gli altri sensi: gli odori per 86 italiani su 100, l’udito per il 62%, il gusto per l’80% e, infine, il tatto per il 32%.

rendono praticabili trattamenti a rilievo fosforescenti e fluorescenti. Ma anche sviluppi di pigmenti a effetto, colori interferenziali percepibili dall’occhio umano variando l’angolo di osservazione (effetto flip-flop), sino alla variazione della distribuzione granulometrica che fa sì che sia possibile spaziare da effetti setosi a elevate lucentezze delle particelle più grosse. L’intervento deve essere mirato a facilitare il destinatario a orientarsi topologicamente sulla superficie della confezione per individuarne le diverse funzioni (quali apertura, erogazione ecc.) immaginando diverse situazioni di fruizione, come l’utilizzo di cattiva illuminazione. g


ci fi a r g o s s A dal mondo

^ di Ester Crisanti

Ester Crisanti Laureata in scienze dell’informazione, opera da anni nel panorama delle arti grafiche come formatore e consulente sulle tecnologie legate al settore della prestampa. Dal 2003 rappresenta Taga Italia all’interno del Ghent Pdf Workgroup.

■ FLESSOGRAFIA E INNOVAZIONE

Atif incontra il settore Non smette di stupire il mondo della flexo italiano che, non pago del grande successo degli ultimi anni, cerca confronti con le esperienze all’estero e predispone un test form in conformità con la norma Iso 12647/6.

Il test form di Atif per realizzare il check-up della macchina da stampa.

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li ultimi anni hanno visto la flessografia in forte e fiduciosa crescita. Alla base di questo successo l’espansione del mercato che richiede grafica sempre più accattivante, un progresso tecnologico che consente oggi alla flessografia di raggiungere livelli qualitativi adeguati allo scopo e una riduzione delle tirature che in alcuni casi rende la flexo più competitiva della rotocalco. In Italia da oltre vent’anni è attiva Atif, l’Associazione Tecnica Italiana per lo sviluppo della Flessografia [www.atif.it], alla quale aderiscono le aziende operanti nel settore per avere informazioni tecniche e momenti formativi mirati. Proprio in questo senso va visto

K equivalente 50

Crocini e mµ µ filetti 50 m

C40 M30

Barre CMYK 8 mm 100100-7070-5050-30

Y30 Valori tonali 1-10%, 1010-90% 9090-100%

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K20

Scala ATIF 2.0 beta

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Fogra Media Wedge

l’evento FlexoDay, organizzato di recente dall’associazione. La manifestazione, al suo primo anno di vita, ha visto la partecipazione di circa 160 operatori del settore in rappresentanza di stampatori e fornitori di tecnologie. Molti gli argomenti trattati, tra cui l’elaborazione dei file grafici, la preparazione delle matrici, le tipologie di inchiostri utilizzati e le tecniche di caratterizzazioni delle macchine da stampa necessarie per ottenere il miglior risultato qualitativo. «Atif ha voluto dare un’impronta tecnica al FlexoDay», ha sottolineato Stefano d’Andrea vicepresidente dell’associazione. «Per questo abbiamo privilegiato interventi di contenuto formativo e informativo. Ai relatori abbiamo chiesto argomenti di attualità, non legati a prodotti di mercato, argomenti intorno a cui la conoscenza è ancora parziale. Agli sponsor che hanno reso possibile l’evento, abbiamo riservato una sessione dedicata».

La messa a punto di un test form Un’ampia e particolare attenzione è stata inoltre dedicata ai risultati del lavoro svolto dal Comitato tecnico

di Atif in collaborazione con aziende associate produttrici di macchine da stampa flessografiche e inchiostri per la messa a punto di un «test form» che consentisse di caratterizzare le macchine da stampa e operare in conformità con la norma Iso 12647/6. Il test fa parte dell’attività di divulgazione che Atif sta facendo per contrapporsi alla dispersione tipica del settore grafico e alla difficoltà d’interpretazione delle norme Iso. In pratica lo studio propone una procedura per eseguire il check up della macchina da stampa. Gli esiti di questa ricerca saranno presentati da Atif al congresso della Fta, Flexographic Technical Association [www.flexography.org] organizzato a Dallas in aprile in occasione del 50esimo anniversario della sua nascita. «La nostra partecipazione al congresso Fta», chiarisce d’Andrea, «conferma la rilevanza dello studio che va a completare una materia che Iso non è ancora riuscita a concludere. Le linee guida per la flexo sono rimaste “in cantiere” per quasi sette anni; la versione pubblicata nel 2006 deve considerarsi ancora un draft. I valori riportati in normativa sono purtroppo


Stampo

File Errato

File Corretto

Risultato

OK Con il repurposing i file in entrata vengono ottimizzati per la stampa flexo in relazione ai materiali impiegati e al profilo della macchina da stampa.

frutto di campionature troppo esigue per essere un completo strumento di lavoro. Per contro le linee guida pubblicate dalle varie associazioni nazionali, oltre a dover essere riviste sulla base di quanto emanato da Iso, descrivono come deve essere gestito e controllato un sistema di stampa, spiegando come si devono rilevare i dati di produzione, ma non parlano in maniera esaustiva dell’attività preparatoria necessaria a portare la macchina nelle condizioni giuste cioè previste dalla normativa. Ora il mondo della flexo sembra aver trovato la strada giusta, e verrà creato un comitato internazionale multilingua che si occuperà di armonizzare la materia sistemando anche le questioni inerenti alle “unità di misura” che creano tanti ostacoli all’applicazione delle norme nei vari Paesi del mondo». La procedura di check up offre un metodo per la verifica della macchina da stampa ma, in proiezione, potrebbe essere usata anche per valutare un impianto prima di acquistarlo.

Preparazione dei file digitali L’argomento della preparazione dei file è spinoso per ogni azienda del settore grafico. Atif ha fortemente voluto questo intervento per

far capire ai partecipanti che la teoria del colore, i profili Icc e tutto quanto ne deriva, non va affrontato solo per le prove colore ma soprattutto come metodo per la trasformazione dei file in entrata al fine di portarli alle migliori condizioni di stampa possibili, velocemente, in modo certo e replicabile. Questa è ancora più un’esigenza oggi che è in atto una migrazione dall’offset/ rotocalco alla flexo nella stampa di imballaggi, trasferimento che può essere deciso all’ultimo momento quando il file è già pronto, per esigenze tecniche o di tiratura. Un esempio lo forniscono le etichette per le bottiglie: poiché le linee di imbottigliamento sono passate a bobina, la stampa non può più essere fornita in fogli per cui l’offset a foglio non è più la tecnologia adatta. Questa situazione potrebbe non essere nota a chi si occupa di prestampa, dal momento che continuerebbe a preparare i file senza modificare il profilo di uscita. Purtroppo la cosa è più complicata per lo stampatore flexo, che principalmente si occupa di produzione e che dovrebbe capire bene cosa sono e come si utilizzano i profili Icc. C’è però da riconoscere che

Struttura della macchina da stampa che impiega la tecnologia WetFlex.

la prestampa, per motivi economici e di completezza di servizio, sta migrando verso le aziende di stampa. I sistemi per creare la matrice flexo (cliché) oggi sono più semplici da utilizzare, garantiscono un ottimo rapporto qualitàprezzo ma da soli non funzionano; all’acquisto si deve affiancare un’adeguata crescita del personale nel saper trattare i file. Il repurposing, tecnologia che sta avendo un largo seguito in tutto il settore, offre tanti vantaggi anche alla flexo. Trattare i file per ottimizzarli consente di «stampare» con la giusta quantità di inchiostro in funzione delle caratteristiche del gruppo di stampa e, di conseguenza, ridurre le problematiche di asciugatura che, per esempio, nei film flessibili accoppiati per gli imballaggi alimentari possono inquinare il prodotto oppure sporcare il materiale in fase di ribobinatura. Infine l’intervento ha anche sottolineato che le variabili in gioco nel settore flexo sono tante, basti pensare alla varietà di supporti su cui si stampa, gli inchiostri a disposizione e le tipologie di macchina dalla banda stretta (30 cm) alla banda larga (3 m), per cui il repurposing può prevenire ed evitare tanti problemi.

Inchiostri flessografici: tendenze di mercato Poiché il settore della flexo è formato soprattutto da aziende di stampa, Atif con l’intervento ha voluto dare una panoramica completa degli inchiostri a tutti gli esponenti delle diverse merceologie del panorama flexo (etichettifici, stampatori di film flessibili in banda larga, stampatori di cartone ondulato ecc.). Il relatore si è poi focalizzato sui trend di mercato, tra cui spiccano alcuni elementi: gli inchiostri a maggior concentrazione di pigmento, i materiali bio e le nuove tecnologie Uv. La prima tendenza deriva da molteplici fattori: utilizzo di lineature più alte, maggiore richiesta di colore, velocità di stampa mentre la seconda è legata al packaging alimentare. Gli inchiostri Uv sono usati dove non c’è contatto diretto con l’alimento ma con la tecnologia WetFlex, ancora in fase di sperimentazione e implementazione da parte dei costruttori di macchine, questo limite sembra superato. La stampa viene definita «bagnato su bagnato» e garantisce tra le altre cose, alta qualità, densità ottica stabile, assenza di fotoiniziatori e presenza di una sola stazione finale di reticolazione. g febbraio 2008

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^ di Maria Luisa Romiti

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■ IL PUNTO D’INCONTRO TRA SCUOLE E AZIENDE

un Polo aperto all’innovazione

n

el luglio del 2006 fu ammesso al finanziamento Fse (Fondo sociale europeo) un progetto denominato «Ricerca, innovazione, formazione nell’ambito dei processi grafici della multimedialità», in seguito alla pubblicazione del bando regionale «Invito a gara ristretta per la realizzazione delle attività dei Poli Formativi - Percorsi Formativi Ifts 06-08»: in pratica nasceva il Polo Formativo Grafico della Lombardia [www.poloformativografico.it]. Il capofila del progetto era l’Istituto Pavoniano Artigianelli di Milano [www.istitutoart.it],

Il Polo lombardo rappresenta un network tra aziende, scuole e associazioni che gravitano attorno alla filiera grafica. Renzo Bertoldo, membro della struttura di governo e direttore dell’Associazione Padre Monti, uno degli istituti associati, ci aiuta a capire meglio le attività svolte dal Polo, quali sono i corsi di formazione offerti e gli obiettivi presenti e futuri. 20

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insieme ad altre undici istituzioni nel campo della grafica lombarda, tra scuole, università, aziende, associazioni di imprese ed enti di ricerca. «La collaborazione tra il mondo delle imprese e delle scuole del settore grafico è una realtà esistente da anni», afferma Renzo Bertoldo, direttore dei Servizi di Formazione Professionale dell’Associazione Padre Monti [www.padremonti.it], una delle scuole associate al Polo, nonché membro del comitato di pilotaggio, che fa parte della struttura di governo del Polo. «Il network, che dà senso al Polo, ha formalizzato e conferito stabilità a questa rete, sviluppandola ulteriormente. Dal luglio del 2006 a oggi il numero di associati è cresciuto e sta ancora aumentando, a dimostrazione ulteriore del fatto che il creare una rete relazionale è iniziativa fondamentale per la realtà grafica di riferimento». Sono numerose le scuole che hanno aderito al Polo Formativo Grafico, oltre all’Istituto Pavoniano Artigianelli Milano e Trento, e all’Istituto Padre Monti (Istituto Rizzoli, Istituto Tecnico Industriale Don Bosco, Centro Nazionale Opere Salesiane e altre ancora).

Ma non solo. Sono circa sessanta le imprese associate (diverse realtà sia nell’ambito della produzione grafica sia delle macchine e degli impianti), quali Xerox Italia, Macchingraf, Mondadori Printing, Rotolito Lombarda, Grafotitoli, Hachette Rusconi, Hewlett Packard, Kodak, De Agostini Editore, GPP Industrie Grafiche, Cartografica Pusterla, Casa Editrice Universo e così via. A scuole e aziende si aggiungono enti di ricerca (Taga Italia, Centro Studi Grafici), università quali la Liuc, Università Carlo Cattaneo, e le associazioni di categoria, come Unione Industriali, Assografici, Enipg Milano, Varese, Bergamo e Como, Confartigianato Lombardia e Collegio di Milano. La partecipazione al Polo, ossia far parte integrante del partenariato, prevede un impegno reciproco di tutti i partner. Tale impegno, come spiega Renzo Bertoldo, viene espresso secondo le specificità proprie di ciascun partner. Le aziende, per esempio, mettono a disposizione le struttura per l’accoglimento degli studenti in stage, le conoscenze specialistiche e alcuni forum tematici sulle nuove tecnologie e sui nuovi scenari. Le associazioni, invece, svolgono un ruolo di collegamento tra le aziende e il

Renzo Bertoldo, direttore dei Servizi di Formazione Professionale dell’Associazione Padre Monti.

Polo, raccolgono i bisogni delle imprese e lo promuovono con enti e istituzioni pubbliche. Le scuole e i centri di formazione mettono a disposizione percorsi formativi congruenti con le esigenze del mercato grafico, docenze qualificate in relazione a tematiche tecnicospecialistiche e attività di orientamento per i giovani. Infine gli enti di ricerca condividono le conoscenze di settore, soprattutto in relazione alle tematiche dell’innovazione e di sviluppo, mentre l’università garantisce un’attenzione costante rispetto ai programmi formativi, alla qualifica e all’innovatività dei percorsi formativi, mette a disposizione docenti qualificati e fornisce una supervisione scientifica alle attività del Polo.


Gli obiettivi e le attività Il Polo rappresenta il network ideale per accogliere e valorizzare singoli soggetti e partnership già esistenti tra aziende, scuole e associazioni che gravitano attorno alla filiera grafica. Nella rete formalizzata dal Polo è maggiormente possibile, rispetto a precedenti condizioni, la valorizzazione e la circolazione organizzata e regolamentata di un know how specifico e innovativo, in modo da individuare, orientare e integrare tutti gli elementi originali e di eccellenza già presenti nelle singole e specifiche realtà. Il Polo ha due livelli di esistenza. Un primo livello è quello virtuale: è un portale, un luogo potenziale di incontro e di scambio di conoscenze ed esperienze tra gli aderenti. Un secondo livello è quello fisico: attraverso le innumerevoli attività e servizi proposti, il Polo si pone come obiettivo lo scambio continuo di comunicazione e competenze. «Ci sono incontri periodici nei quali i vari attori si confrontano, discutono e propongono linee di crescita e di sviluppo per il Polo Formativo Grafico, guidato con competenza e autorevolezza dal direttore Natale Cattaneo», precisa Bertoldo. «Sono state create occasioni di incontro anche all’interno di eventi istituzionali. L’ultima assemblea dell’Unione Industriali, per esempio, è stata aperta al Polo: un momento di confronto all’interno del quale si è creato un dibattito relativo ai servizi,

alle potenzialità del Polo e alle necessità delle aziende». Le attività proposte dal Polo percorrono tre strade parallele, ma collegate tra loro. La prima riguarda la formazione continua dei lavoratori con necessari momenti di scambio, anche online, mentre la seconda verte sullo studio e la ricerca continua di innovazione, in particolare quella tecnologica. Infine troviamo le prospettive della ricerca in genere e la diffusione di studi tecnici, soprattutto del settore. In questo senso, gli obiettivi che il Polo si prefigge, come precisa Bertoldo, sono quelli di rendere stabile e quotidiano il collegamento tra i vari soggetti aderenti (enti da un lato, persone dall’altro) e di creare occasioni di scambio, con particolare riferimento alla diffusione e condivisione di conoscenze, competenze ed esperienze. Inoltre vuole essere un punto di riferimento per i propri partner sul fronte della ricerca, l’innovazione e il trasferimento tecnologico tra le varie aree territoriali, compresa quella oltre confine. A dicembre di quest’anno il Polo, almeno dal punto di vista dell’erogazione di finanziamenti da parte della Regione, si chiude e non ci sono più risorse che vadano a finanziare i vari servizi: «Esiste una prima ipotesi di business plan di massima e la proposta di un patto di partenariato per promuovere un confronto aperto sulla disponibilità, da parte di tutti

Il sito del Polo Formativo Grafico [www.poloformativografico.it].

gli associati, a proseguire il lavoro insieme con modalità flessibili e costruttive», afferma Bertoldo. «L’idea di base è quella di non creare una sovrastruttura nuova, ma di capire come tutto quello che è stato sperimentato finora possa permanere nel tempo e in che forma. Entro giugno si dovrebbe arrivare a un discorso più definitivo».

I servizi a disposizione Il Polo Formativo nasce dall’integrazione di bisogni ed esperienze inerenti la formazione e a supporto dello sviluppo delle imprese del settore grafico nel territorio lombardo. Interviene in prima istanza nel panorama della formazione dei giovani in cerca di prima occupazione e incrementa progressivamente le proprie attività, anche verso la formazione continua degli occupati e la formazione dei formatori. «Come Polo, per esempio, abbiamo messo in atto il progetto Scooter Grafico», afferma Bertoldo. «Tutti gli enti di formazione sono impegnati a erogare servizi alle aziende grafiche a diversi livelli, dai quadri ai lavoratori. Le ore di formazione sono 2.700 circa, l’attività è stata avviata a novembre e si concluderà nel mese di luglio».

Di vitale importanza il sito [www.poloformativografico.it]. All’inizio, come precisa Bertoldo, era una vetrina attraverso la quale le varie realtà si sono presentate (le scuole, per esempio, illustrano i loro corsi), ma nel tempo si è evoluto e ora mette a disposizione una serie di servizi accessibili gratuitamente, previa registrazione al portale. Tra questi, il software Competenze che è il risultato di un lungo impegno di ascolto e accordo con gli imprenditori del comparto grafico aderenti al Polo: un lavoro di sintesi dinamica che descrive le figure professionali coinvolte nel sistema produttivo grafico, delineando per ciascuna le competenze ritenute indispensabili e «pesate» secondo un grado di importanza variabile. Gli studenti possono accedere al software compilando le informazioni richieste e a loro dedicate, misurando quanto le proprie abilità siano considerate importanti per il mondo del lavoro. Gli imprenditori hanno la possibilità di inserire le loro esigenze professionali e di valutare le schede compilate dagli studenti, incrociandole eventualmente con le proprie

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necessità. Da citare anche l’area dei Professionisti ed esperti. Questo servizio è progettato prioritariamente per le scuole e per tutti quei contesti di apprendimento e formazione che necessitano saltuariamente di contattare un esperto aziendale per una testimonianza. Può essere utile alle aziende stesse qualora volessero avvalersi di una competenza specialistica non presente presso la propria organizzazione. Sul sito sono disponibili anche il Glossario (un database di lemmi specifici del settore grafico) e la Guida allo stage, uno spazio riservato

delle informazioni risultano immediati per i partner del Polo, che possono in tempo reale attingere al database e sapere dove trovare il volume.

che rappresenta una guidamodello per l’organizzazione dello stage e uno spazio di incontro tra domanda e offerta, sempre aggiornato e specifico per il settore grafico. Sul portale, infine, è disponile la Biblioteca, un database facilmente consultabile che raccoglie tutte le segnature messe a disposizione dalle varie strutture partner (imprese, istituti scolastici, università, centri di ricerca). In questo modo, la circolazione e il reperimento

Il software Competenze è un servizio accessibile gratuitamente, previa registrazione al sito del Polo, che permette di individuare le figure professionali coinvolte nel sistema produttivo grafico, delineando per ciascuna le competenze ritenute indispensabili.

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I corsi Ifts A settembre sono partiti due corsi Ifts (due classi di venti ragazzi ciascuna), che si tengono presso l’Istituto Pavoniano Artigianelli di Milano. «Sono un po’ il fiore all’occhiello del Polo, e un’autentica sperimentazione di rete tra le scuole grafiche», afferma Bertoldo, direttore di uno dei due corsi. «La progettazione dei percorsi ha tenuto in forte considerazione

le esigenze delle aziende lombarde del settore. Queste hanno contribuito in modo attivo alla definizione della figura professionale e delle competenze, che saranno a essa trasferite, secondo una progettazione

curata dal Comitato Tecnico Scientifico del Polo con il supporto dell’università Liuc di Castellanza». L’accesso ai corsi Ifts è stato consentito sia agli studenti in possesso del diploma di istruzione secondaria superiore sia a quelli che hanno frequentato un percorso sperimentale di quarta annualità. La Regione Lombardia, come precisa Bertoldo, sta seguendo attentamente questo progetto, in quanto è la prima volta che ragazzi provenienti da un percorso di formazione professionale quadriennale accedono a corsi Ifts (Istruzione, formazione tecnica superiore), normalmente riservati solo ai diplomati. La prima figura professionale, «Tecnico superiore per l’industrializzazione del prodotto e del processo dell’industria grafica», definisce e gestisce in modo completo, autonomo e approfondito tutte le fasi della produzione grafica e multimediale. Inoltre, sceglie le tecnologie e le tecniche logistiche per permettere un’impostazione razionale dell’impiantistica di stabilimento e studia l’applicabilità di tecniche innovative, promuovendone la relativa sperimentazione e implementazione. Il «Tecnico superiore per la produzione dell’industria grafica» (secondo corso) cura la gestione e il coordinamento delle attività delle aree operative di prestampa (con particolare attenzione al multimedia), stampa, legatoria e cartotecnica. Si occupa anche degli interventi di correzione e

regolazione della produzione, cura il funzionamento e la manutenzione ordinaria delle macchine e degli impianti grafici, valutando l’andamento della produzione e proponendo soluzioni migliorative. Inoltre è in grado di occuparsi dell’addestramento degli operatori. A questa figura è richiesto un grado elevato di competenze specifiche, in particolare quelle del comparto pre-media. Entrambe le figure professionali proposte avranno capacità di analisi dei processi aziendali e del business in generale, sapranno interpretare i trend di mercato e rapportarli alla produzione interna. Oltre a intervenire nella progettazione e gestione del flusso produttivo, saranno in grado di confrontarsi con il cliente, recepirne le esigenze e tradurle in proposte che tengano conto dei processi aziendali, delle risorse e dei tempi a disposizione. All’interno dell’organigramma aziendale, si inseriscono come tramite tra la direzione generale e gli operativi della produzione, traducendo le linee di sviluppo indicate dall’una in azioni operative per gli altri. «Le aspettative su questi ragazzi sono molto alte», conclude Renzo Bertoldo, «e le aziende, che fanno parte del polo, hanno già chiesto la segnalazione degli studenti che si stanno distinguendo in modo particolare. Sarà nostra cura combinare adeguatamente domanda e offerta, tenendo conto sia delle esigenze dei ragazzi sia di quelle delle imprese». g


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^ di Fabrizio Colombo

■ UN DECISIVO PROGRESSO IN TERMINI DI TECNOLOGIA E PROFESSIONALITÀ

anilox offset e waterless: chimera o realtà? È il sistema anilox la «next revolution» della stampa offset, grazie all’assenza di viti di apertura del calamaio e all’eliminazione, una volta per tutte, della gestione del colore «a occhio». E i costruttori di macchine da stampa stanno già progettando grossi interventi in fase produttiva, legittimando l’anilox offset come probabile standard di riferimento futuro.

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anilox offset non è una semplice evoluzione tecnica, un’implementazione tecnologica, ma una vera e propria rivoluzione. Da quando, molti anni fa, ho avuto i primi contatti con il mondo offset mi sono sempre chiesto come sia possibile basare un processo industriale su un principio instabile, non misurabile, soggettivo come quello della repulsione tra acqua e grassi! Un po’ come quando, prendendo un aereo, mi chiedo regolarmente come faccia a stare per aria. E quante volte sarà capitato anche a voi di assistere a un visto macchina, magari con la presenza del cliente, e di sentire le fatidiche affermazioni «un po’ più rosso qui» o, per contro,

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«ma non è forse meglio fare meno giallo?» e così via. Provate a immaginare che tutto questo sia spazzato via e che domani non esista più. Immaginate che il processo di stampa offset diventi un nuovo processo di stampa rotocalcografico,

dove tutto viene deciso a monte (prestampa e color management) e quello che l’operatore deve aver cura di controllare è il registro fra i colori, la precisione di piega e la produzione con la P maiuscola. Sarà mai possibile? Se mai lo sarà, di sicuro il passaggio obbligato sarà l’anilox offset e la stampa senz’acqua.

Che cos’è l’anilox offset Dopo tanti anni di sperimentazione nel mondo dei giornali, un grande costruttore europeo sta portando all’attenzione degli stampatori di tutto il mondo

un impianto che abbina l’inchiostrazione anilox con la stampa senz’acqua. Di cosa si tratta? In sostanza stiamo parlando di un cilindro «retinato» che viene «spalmato» di inchiostro e successivamente raclato per toglierne l’eccedenza, e che con pochi rulli di macinazione rispetto a una inchiostrazione tradizionale (in termine tecnico «inchiostrazione corta») è in grado di portare con continuità e costanza la stessa quantità di inchiostro alla matrice. La parte eccedente di inchiostro, quella cioè che trova sulla

BREVE STORIA DEI SISTEMI A INCHIOSTRAZIONE «CORTA» KBA Già dall’inizio degli anni Ottanta Kba [www.kba.com] ha iniziato lo sviluppo di gruppi a inchiostrazione corta, inizialmente sulla base della tecnica flexo. Nel 1987 presso il Guardian di Londra entrava in funzione una Anilox Courier, che a quei tempi era la rotativa per stampa tipografica anilox in quadricromia con inchiostri a base oleosa più grande del mondo. Nel 1989 entrava in funzione un’altra macchina analoga di dimensioni ancora maggiori. Sempre nel 1989 avveniva la messa in esercizio della rotativa per stampa flessografica più grande del mondo presso la Associated Newspapers di Londra (Daily Mail - Evening Standard). Nel 1988 la Koenig e Bauer aveva acquisito la maggioranza della Albert Frankenthal e sulla base di promettenti studi dei progettisti Albert e della loro indiscussa esperienza sui sistemi di inchiostrazioni

rotocalcografici senza «chiavi», i tecnici della Kba ebbero la possibilità di disporre della tecnologia di stampa offset anilox. Nel corso di Drupa 1990 questa tecnologia veniva presentata dal vivo al pubblico con una torre per quadricromia. Fino a quel momento la Koenig & Bauer era stata l’unica ad aver presentato questo tipo di stampa. Nel corso dei successivi quattro anni ha venduto numerose rotative offset anilox per stampa di giornali in quadricromia divenendo leader mondiale in questo settore. Alla Drupa 2000 veniva presentata dal vivo per la prima volta la Kba Cortina che rappresenta l’ attuale stato dell’arte. La differenza con la tecnologia ex Albert, a parte l’originalità costruttiva, è rappresentata dall’assenza dell’acqua, con evidente vantaggio nella qualità e stabilità di stampa.


Schema di inchiostrazione anilox della Kba Cortina waterless (a destra).

matrice i contrografismi, o parti non stampanti, viene restituita, attraverso i rulli di macinazione, allo stesso rullo anilox in un percorso senza soluzione di continuità. Qui le cose fondamentali da notare sono due. La prima: questo processo elimina la necessità di chiavi di apertura (viti) del calamaio, con tutte le conseguenze del caso: niente «file» di preinchiostrazione dalla prestampa, niente manutenzione periodica dello «zero» dei calamai, niente affermazioni del tipo «più rosso» o «meno giallo». Queste le cose di immediata comprensione. Ma la vera rivoluzione sarà «obbligare» le aziende a preparare tutto a monte: ad avere necessariamente un’attenta «gestione interna» del colore, degli standard di incisione lastre in relazione ai tipi di carte usate e a basare durante la produzione i propri standard di inchiostrazione e densità, per esempio, sul bilanciamento dei grigi. La seconda è vista come diretta conseguenza della prima: tutti i responsabili di macchina (di macchine

piccole, grandi, rotative o a foglio) smetteranno di determinare con il loro gusto, la loro sensibilità e il loro «occhio» la resa cromatica dello stampato, senza per questo doversi sentire sminuiti nella propria professionalità. Al contrario, con una variabile così pesante in meno da gestire, avranno più tempo da dedicare alla produttività dell’impianto e, certamente, riusciranno a incrementare e a rendere più prevedibili le rese degli impianti stessi.

Ferreo controllo delle variabili Con questo primo passo riusciremo forse ad accorciare la classica definizione (che identifica il nostro settore da sempre) da «arti grafiche» semplicemente a «grafica». Il sistema è sostanzialmente governato da un ferreo controllo delle temperature e praticamente tutti i rulli e cilindri (compreso quello portalastra) sono termicamente controllati. Per quanto riguarda il cilindro anilox le variazioni, anche minime, di temperatura sono quelle che consentono una

minore o maggiore fuoriuscita dell’inchiostro dagli alveoli e, conseguentemente, una minore o maggiore densità di stampa. L’obiezione più logica a queste considerazioni è sostanzialmente una sola: il sistema anilox offset non è una nuova scoperta, così come del resto le lastre waterless. La prima rotativa a torre anilox offset vide infatti la luce nel 1989 e in quella data, per certo, le lastre waterless erano già utilizzate. Quindi quali sono oggi i nuovi fattori che potrebbero rendere realizzabile ciò che non è riuscito in passato? Le motivazioni per i salti tecnologici nell’industria sono sempre economiche, e quindi la necessità di produrre a costi più bassi è sicuramente la prima: una macchina da stampa che non abbia un calamaio con viti motorizzate, sistemi di controllo colore in linea, un impianto di bagnatura e una macinazione ricca di rulli consente già un primo risparmio. Inoltre, per l’assenza di tutto ciò, la struttura stessa della macchina ne risulterà notevolmente alleggerita.

Abbinando a quanto detto le nuove tecnologie elettroniche di gestione dei motori elettrici (un motore per ogni cilindro), ci troviamo in presenza di macchine senza ingranaggi e senza la relativa lubrificazione a bagno d’olio. In pratica, a parità di formato o giro cilindro, queste macchine si sviluppano in altezza meno della metà delle macchine tradizionali. Un secondo aspetto potrebbe essere quello dell’ecologia, problema che tutti oggi sperimentiamo quotidianamente. Niente liquami di risulta delle bagnature da smaltire o depurare, niente additivi, niente alcol isopropilico. Un terzo aspetto è certamente determinante. Rendere la lavorazione più facile, con meno variabili, significa fondamentalmente due cose: poter operare sulla macchina con personale meno esperto e contemporaneamente rendere i processi più controllabili e misurabili. Quest’ultima caratteristica risponde in maniera brillante alla sempre più pressante richiesta del mercato per certificazioni di

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Rendering grafica dell’inchiostrazione anilox della Heidelberg SM 52 (Anicolor) con bagnatura tradizionale (rapporto rullo di inchiostrazione/cilindro lastra 1:1).

produzione, adeguamento a standard internazionali, omogeneità cromatica tra diversi stampatori (anche in Paesi diversi) che producano lo stesso lavoro, oltre alla ripetibilità nel tempo.

Retino stocastico e controllo del colore Sempre in tema di economie, da un simile impianto ci aspettiamo notevoli risparmi sugli scarti carta sia negli avviamenti sia in produzione, a fronte di una maggiore omogeneità all’interno della tiratura. Questo permetterà alla rotativa di abbassare ulteriormente il suo punto di convenienza, assicurandosi fette di mercato oggi servite dalle macchine a foglio, e di non perdere quelle commesse (per esempio nel settore editoriale) soggette ormai a una lenta, ma costante, erosione di tiratura. Un altro argomento, realmente applicato nella

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pratica quotidiana, è un utilizzo costante, proprio perché reso estremamente semplice, del retino stocastico o raster. Infine il tema più importante: oggi disponiamo di una tecnologia della gestione del colore, che qualche anno fa non avevamo, che ci consente di effettuare una preparazione dei file che andranno in stampa (anche se non generati direttamente dallo stampatore) tale da renderli omogenei fra di loro e adatti per ogni connubio composto dal tipo di macchina, carta e inchiostro. In presenza di una tale flessibilità in prestampa la dote più richiesta alla macchina da stampa diventa la ripetibilità e la costanza, e non certo gli acuti qualitativi o le regolazioni esasperate e spesso diverse da lavoro a lavoro, per risolvere problemi che, finalmente, saranno invece affrontati a monte, nella sede e nella fase di lavorazione opportuna. Da non trascurare l’evoluzione tecnica degli inchiostri che oggi, meglio di ieri, si adattano a un tale tipo di inchiostrazione. Il loro cambiamento reologico, in relazione alla temperatura, diventa qui una caratteristica importante e positiva che consente, se opportunamente controllato e pilotato, quelle variazioni densitometriche che sono l’unica regolazione cromatica possibile.

Verso un nuovo standard? Per quanto riguarda le lastre waterless il concetto di «color management» sopra espresso

si applica perfettamente. Prima dell’utilizzo di questa pratica tecnica uno dei grossi problemi era il bassissimo livello di dot gain prodotto dall’assenza di acqua di bagnatura. Questo portava inevitabilmente a discordanze cromatiche con le prove colore fornite dal cliente e, quindi, impediva allo stampatore che non produceva internamente le separazioni colore di «copiare» in macchina quanto ricevuto. Per quanto concerne le problematiche tecniche riferite al loro utilizzo, esse vengono oggi utilizzate in condizione estreme, come per esempio con carte povere come quelle da quotidiano. Inoltre l’ottimo livello raggiunto dagli inchiostri e, come già accennato, lo specifico condizionamento termico delle macchine, ha eliminato le vecchie problematiche tecniche. Ovviamente ci sono anche degli svantaggi oltre ai benefici sopra elencati: i costi energetici della climatizzazione della rotativa, il costo ancora elevato delle lastre waterless e la loro durata in macchina. Su questi argomenti, pro e contro, sarebbe interessante ospitare su queste pagine i commenti tecnici dei costruttori: sia di coloro che hanno sposato questa filosofia, sia di quelli che hanno invece scelto altre strade. Alla metà del 2007 risale la presentazione di Heidelberg al mercato della propria soluzione anilox offset, la Speedmaster SM52 Anicolor, per il momento limitata a macchine a foglio di

piccolo formato. È peraltro significativo che fra i plus citati nella relativa brochure si parli di riduzione degli scarti, di costanza qualitativa in produzione e di alta qualità. In questo caso questa scelta è stata inizialmente motivata dalla necessità di contrastare l’avanzata del digitale abbassando, con questa tecnologia, il punto di convenienza attraverso la riduzione di scarti e tempi di avviamento. Anche in questo caso si sottolinea l’inderogabile necessità di avere all’interno dell’azienda la padronanza della gestione del colore attraverso i moderni metodi di color management. A questo punto abbiamo citato il 50% dei costruttori europei di macchine offset. Del rimanente 50%, interpellato espressamente sull’argomento, uno solo ha dichiarato inequivocabilmente di non avere progetti di questo genere mentre l’altro ha ammesso, obtorto collo, invocando al contempo la massima riservatezza, che nei prossimi progetti verrà riservata una particolare attenzione alla parte calamaio, con l’applicazione di una nuova filosofia progettuale per quanto riguarda l’alimentazione dell’inchiostro. Tutto questo è sufficiente per far ritenere che i costruttori stiano considerando seriamente alcuni interventi radicali nelle loro logiche costruttive, e che i tempi siano maturi affinché applicazioni come l’anilox offset possano diventare uno standard, o forse «lo» standard per eccellenza. g


^ di Maria Luisa Romiti

e innovazion ■ L’INKJET ABBINATO ALLE VARIE TIPOLOGIE DI STAMPA

stampa di dati variabili: soluzioni alla portata di tutti Le soluzioni di Nimax studiate ad hoc per il cliente consentono di offrire all’industria grafica soluzioni personalizzate ed efficienti per la stampa dei dati variabili. Ecco quali sono, come funzionano e per quali applicazioni sono particolarmente adatte.

d

al 1970 Nimax [www.nimax.it] si occupa di automazione e innovazione tecnologica, per risolvere le problematiche aziendali legate alla marcatura dei prodotti. Nel settore grafico, in particolare, è sempre più diffusa l’esigenza di personalizzare in linea stampati mediante la sovrastampa di dati variabili, come numerazioni,

La stampa di un codice variabile legato a un concorso all’interno di un astuccio in cartone.

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indirizzi, codici a barre. Nimax, a questo proposito, può vantare un’esperienza trentennale nella tecnologia a getto d’inchiostro e un consolidato know how tecnico che ha permesso all’azienda di progettare e installare con successo impianti, anche in un settore del tutto particolare come quello grafico. «Nimax da trent’anni è distributore esclusivo per l’Italia delle stampanti Domino, un’azienda leader a livello mondiale nella marcatura senza contatto su qualsiasi tipo di materiale», afferma Paola Camerani, responsabile marketing

Stampa di indirizzi su cellofan.

di Nimax. «I prodotti (apparecchiature e software) si dividono principalmente in due grandi famiglie: quelli per l’identificazione del prodotto e quelli per la grafica, in particolare nell’ambito della stampa del dato variabile». Nimax, quindi, non produce macchine, ma distribuisce i sistemi di stampa Domino. Inoltre non si occupa di ricerca «generica», ma per i propri clienti studia soluzioni efficaci ed efficienti per dare risposte concrete a ogni tipo di richiesta e anticipare le esigenze di miglioramento e ottimizzazione del ciclo produttivo.


DALLA STAMPA AVANZATA INKJET A QUELLA DIGITALE Nimax distribuisce due diversi modelli di stampanti Domino. La serie A CP (con tecnologia inkjet) rappresenta la soluzione affidabile per la stampa di testo, numerazioni, codici a barre e logo alle velocità richieste. La A200 è adatta per applicazioni in cui è richiesta una singola testa di stampa, mentre la compatta A400, grazie alla possibilità di essere inserita in rack a 19 pollici (impilabile), è ideale dove lo spazio è limitato o sono necessarie più teste di stampa. La tecnologia a getto d’inchiostro utilizza il concetto della stampa a matrice di punti e ogni carattere stampato è formato da un numero predefinito di punti ordinati per colonne. Le gocce di inchiostro, in ciascuna colonna, sono distanziate mediante deflessione elettronica, e le colonne sono separate dal movimento della superficie di stampa sotto la testina. L’inchiostro è pompato dall’impianto idraulico verso la testa di stampa, dove un generatore di gocce, contenente un trasduttore ultrasonico e un «nozzle», genera un getto costituito da un numero molto elevato di piccole gocce di inchiostro. L’elettrodo seleziona le gocce da caricare elettrostaticamente con diversi livelli di potenziale: quelle che non hanno carica sono assorbite dal gutter, un tubicino che le riporta nel serbatoio dove vengono riciclate, mentre le gocce cariche, deviate dalle placche di deflessione, si depositano sul prodotto, disponendosi a seconda del

Nimax, grazie all’offerta Domino, dispone di una gamma di stampanti dedicate alle esigenze tipiche dell’industria grafica, installabili su qualsiasi macchina da stampa e in grado di gestire dati variabili, controller per la gestione sincronizzata di più teste e software speciali. «Nimax, oltre a proporre i prodotti Domino, offre uno studio approfondito della situazione aziendale, per offrire un servizio personalizzato», precisa Camerani, «sia a livello di integrazione nella

tipo di carica ricevuta. In questo modo viene composto il segno grafico sulla superficie che deve essere marcata. Il sistema di stampa a goccia deflessa garantisce numerosi vantaggi. Innanzitutto, grazie all’assenza di parti meccaniche in movimento all’interno della testa, si può ottenere un’elevata velocità di stampa che può raggiungere anche 350 metri al minuto. Inoltre, durante l’attesa di stampa, il getto

Due teste di stampa A400 inserite in un rack da 19 pollici.

macchina in linea, sia nella realizzazione di software ad hoc per le esigenze del cliente: per esempio, programmi dedicati alla

Un esempio di numerazione a blocchetto.

d’inchiostro è sempre attivo e ciò permette l’impiego di inchiostri a rapida essiccazione. Infine la testa di stampa scrive in tutte le direzioni, è di piccole dimensioni ed è collegata all’armadio con un cavo flessibile: questo consente una notevole facilità di impiego e di inserimento in molteplici applicazioni. Bitjet 212 esegue una stampa fino a due pollici (54 mm) a 120 dpi con tecnologia binaria ed è stata progettata per essere collegata tramite Lan a un controller Domino o a un Pc esterno. Con la flessibilità fornita da 256 punti si possono stampare caratteri di diverse altezze e tutti i font disponibili su Windows, immagini grafiche ad alta risoluzione e una vastissima gamma di codice a barre. Bitjet 212 funziona con inchiostri a base Mek (metiletilchetone), ideali per applicazione dove le caratteristiche di aderenza al substrato e rapidità di essiccazione sono determinanti. Il principio di funzionamento della stampa digitale binaria prevede 256 getti di inchiostro disposti in fila all’interno di una finestra di stampa di 2,13 pollici. A ciascuna microgoccia di inchiostro, di ogni singolo getto, viene applicata una carica elettrostatica che la fa deflettere. Al contrario della tradizionale stampa a goccia deflessa, quelle destinate alla stampa non vengono caricate e sono lasciate cadere sul substrato, mentre le gocce caricate sono deflesse verso il gutter per rientrare in circolo.

gestione di giochi e concorsi. Inoltre le soluzioni proposte sono versatili, in quanto le teste di stampa possono essere posizionate su macchine diverse a seconda del tipo di lavoro, e assolutamente flessibili per quanto riguarda i dati da stampare». Infatti lo staff Nimax si cala completamente nel contesto dell’azienda per capire fino in fondo l’esigenza di marcatura del cliente, come aggiunge Guido Marchesini, della direzione tecnico commerciale dell’azienda. «Per questo facciamo precedere a ogni consulenza un sopralluogo, per esaminare nel dettaglio eventuali vincoli e valutare insieme all’azienda le possibili alternative e opportunità. L’analisi preliminare ci consente di

distinguerci per la capacità di personalizzazione, che si traduce in un’applicazione efficace e su misura».

Una soluzione per ogni tecnologia di stampa Nimax ha realizzato molte applicazioni per le macchine da stampa litografica a foglio, disponendo diverse teste di stampa inkjet direttamente a bordo della stessa. In questo modo è possibile stampare dati variabili in qualsiasi posizione del foglio in totale affidabilità, anche alla massima velocità di produzione (10-15mila fogli l’ora), con costi stampa molto bassi. Questo tipo di applicazione rappresenta la soluzione ideale per i produttori di biglietti, coupon e stampati ad alta tiratura.

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e innovazion Il tavolo di controllo è una macchina che sbobina uno o più rotoli precedentemente stampati e consente all’operatore l’eliminazione di quegli spezzoni dove la stampa non è di qualità adeguata. A valle del settore di controllo, Nimax è in grado di installare una o più teste inkjet per la sovrastampa di numerazioni, codici a barre, messaggi e così via. Tipici esempi sono la numerazione progressiva delle etichette da vino, la personalizzazione con codici a barre, codici variabili legati a promozioni di vendita. La praticità di questo tipo di applicazione è tale che alcuni costruttori

La numerazione di biglietti può avvenire anche su una macchina da stampa flessografica.

di tavoli di controllo offrono, come opzione, una speciale prolunga del girocarta, per favorire l’installazione delle teste inkjet da entrambi i lati. Nel settore cartotecnico la piegaincolla è la macchina che ha il compito di piegare e incollare l’astuccio di cartone stampato e prefustellato nei diversi formati.

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Guido Marchesini, responsabile tecnico commerciale di Nimax. Paola Camerani, responsabile marketing dell’azienda.

Può raggiungere una velocità massima di 400 metri al minuto. Nimax è in grado di realizzare la sovrastampa di dati variabili su un qualsiasi punto dell’astuccio, sia all’interno sia all’esterno dello stesso, per realizzare concorsi, giochi, promozioni. Sul fronte delle macchine da stampa flexo, l’azienda bolognese può effettuare applicazioni di stampanti inkjet in linea o a valle dei gruppi di stampa, mentre per quanto riguarda le macchine rotativa rotocalco, i sistemi di stampa Domino sono installati prima del gruppo piega, consentendo la numerazione all’interno delle varie segnature alla velocità massima di produzione. Chiudono il ciclo i sistemi per le legatorie. Nel caso, per esempio, dell’accavallatrice a punto metallico, usata per il confezionamento di riviste e opuscoli a media fogliazione, le stampanti inkjet permettono la stampa di dati variabili sia sulle varie segnature (numeri, messaggi, indirizzi), sia sulle copertine. Questi sistemi sono l’ideale anche per le piegatrici e sono in grado di sovrastampare dati variabili ad alta velocità (circa 200 metri al minuto), come numerazioni progressive o dati variabili provenienti da database forniti dal cliente, messaggi promozionali o indirizzamenti. Lo spessore

del dépliant o della segnatura in via di formazione è ininfluente, grazie alla stampa senza contatto. Inoltre, con l’uso di inchiostri a rapida essicazione, le teste possono essere applicate nel punto di passaggio del foglio da una tasca all’altra, dall’alto verso il basso o dal basso verso l’alto, con la possibilità di stampare su entrambi i lati del foglio. L’utilizzo delle stampanti inkjet è particolarmente conveniente anche nel settore delle cellofanatrici, poiché consente la stampa in linea dell’indirizzo direttamente sullo stampato prima della cellofanatura, oppure sul cellofan stesso.

Numerazione e codici a barre La numerazione è la tecnica di identificazione e tracciabilità più diffusa negli stampati in circolazione: identificazione delle merci, documentazione fiscale e biglietti (concerti, parcheggi, lotterie e così via). «Le soluzioni Nimax sono in grado di rispondere

a tutte le esigenze in fatto di numerazione di stampati realizzati sia su macchine da stampa a foglio sia su bobina», precisa Marchesini. «Infatti una delle caratteristiche vincenti dei codificatori a getto d’inchiostro Domino è la possibilità di effettuare diversi tipi di numerazione con la stessa apparecchiatura, garantendo una completa flessibilità che si contrappone alla “rigidità” dei numeratori tradizionali». Le opzioni di numerazione sono infinite: alfanumeriche, sequenziali, con check digit creato tramite un algoritmo noto solo al produttore, numerazioni di qualsiasi complessità memorizzate in un database, numerazioni madre-figlia. Una sofisticata funzione di numerazione consente di ottenere blocchetti numerati sequenzialmente, come risultato delle successive operazioni di sovrapposizione e taglio dei fogli con ricavi elevati. Alla numerazione ovviamente è possibile aggiungere testi, date, codici a barre e immagini, con una gamma di soluzioni molto vasta. I codici a barre sono universalmente utilizzati per l’identificazione e la tracciabilità dei prodotti: le stampanti e i controller Domino sono in grado di coprire tutta la gamma dei codici a barre utilizzata nell’industria. Oltre alla stampa a matrice


Esempio di stampa di un numero fortunato su un tabloid. La testa di stampa è stata installata sul cono di una rotativa.

di punti (modelli A200 e A400), Nimax dispone anche di stampanti con tecnologia digitale, da non confondersi con il concetto «tradizionale» di digitale, come precisa Guido Marchesini (vedi box). Si tratta della serie Bitjet, con una risoluzione pari a 120 dpi e un’altezza di stampa di 54 millimetri. «Questa tecnologia consente la stampa di caratteri di diverse altezze con tutti i font TrueType disponibili su Windows, di immagini grafiche e di una vasta gamma di codici a barre, anche i più particolari come Postnet, Planet, 4-State», afferma Marchesini. «Inoltre permette la stampa in qualsiasi orientamento, anche diverso da quello di scorrimento del prodotto». Domino mette a disposizione anche inchiostri per esigenze specifiche, come quelli visibili solo con luce Uv, che vengono utilizzati nelle applicazioni anticontraffazione.

Giochi e concorsi Nimax fornisce la soluzione tecnica per realizzare e stampare giochi e concorsi (numerazioni, testi, codici a barre, password, loghi), ideati dagli uffici marketing, direttamente su riviste, quotidiani, confezioni di prodotto, coupon e così via. I dati variabili da stampare

sono prelevati, tramite Pc, da file opportunamente preparati in modo da realizzare la logica o la casualità necessarie, come spiega Marchesini: «L’operazione, eseguita contemporaneamente alle normali lavorazioni previste, consente notevoli vantaggi in termini di risparmio e controllo dell’intero processo. La stampa in linea elimina infatti la necessità di ricorrere a fornitori esterni, evitando l’impiego di inserti stampati separatamente e problemi di perdita, o danneggiamento, durante l’abbinamento alla rivista o al prodotto». Per garantire maggiore sicurezza è possibile completare l’applicazione con dispositivi a telecamera o scanner. Questo è particolarmente importante nei giochi tipo «gratta e vinci», dove è fondamentale la certezza della correttezza del dato prima della sua copertura. La qualità degli inchiostri Domino, poi, gioca un ruolo determinante: rapidi tempi di essicazione per massimizzare la produzione, aderenza, leggibilità e resistenza allo sfregamento.

Indirizzamento e mailing «Le soluzioni Nimax per la personalizzazione in linea dei documenti sono ideali per risolvere, in modo efficace ed

economicamente competitivo le esigenze di indirizzamento e direct mailing», sottolinea Marchesini. «L’indirizzamento in linea sul cellofan, per esempio, comporta un costo decisamente inferiore rispetto all’etichetta in carta e garantisce la completa gestione degli scarti». Il risparmio è sensibile anche grazie alla riduzione dei tempi nella preparazione e nello svolgimento del lavoro, e al pieno controllo del processo produttivo con possibilità di apportare modifiche all’ultimo minuto. L’utilizzo di indirizzari, raggruppati per codice di avviamento postale, consente di ottenere dal software di controllo delle teste di stampa i segnali di comando per la chiusura dei pacchi e la stampa dei rispettivi capopacco. In questo modo lo speditore può sfruttare al meglio le agevolazioni tariffarie postali. Una potente funzione di «read and print» consente di abbinare con certezza la stampa dell’indirizzo sulla busta con il suo contenuto: questo grazie alla lettura di un codice a

barre o di un Ocr presente al suo interno, reso visibile da una finestra trasparente. La stampa dell’indirizzo e di altre informazioni variabili può essere eseguita in diverse posizioni, parallelamente al dorso o al titolo, all’esterno o all’interno della rivista. Le soluzioni per l’indirizzamento sono graduabili, come afferma Marchesini, in funzione delle esigenze del cliente: il numero delle teste di stampa è proporzionale alla richiesta di personalizzazione. In ogni caso la modularità e la flessibilità rendono questo tipo di applicazione particolarmente indicata anche per i piccoli produttori di mailing. Gli stessi sistemi di stampa possono essere utilizzati per la precompilazione di cartoline e coupon, con il risultato accertato di un incremento del tasso di risposta dei lettori. Inoltre, con l’aggiunta di un codice a barre o di un numero Ocr, le risposte possono essere gestite successivamente in modo automatico. g

SOFTWARE NIMAX E DOMINO

Editix è un software sviluppato da Nimax per la gestione di più teste di stampa Domino in ambiente grafico, quando viene richiesta la stampa di dati variabili ad alta velocità. Legge file di dati variabili in formato Dbf o sequenziale, quest’ultimo strutturato in record e campi a lunghezza fissa. Il programma funziona su Pc e può essere fornito nella versione «install-pack», comprensiva dell’hardware e del software necessari per l’installazione sul computer del cliente. Editor 2 ed Editor GT, invece, sono programmi di Domino. Il primo è un collaudato controller per la gestione di dati variabili con più teste di stampa che opera con il tracker, un dispositivo hardware di interfaccia con la linea di produzione. Controlla fino a 24 teste di stampa, pari a un massimo di 48 righe di testo. Editor GT è un sofisticato controller progettato per sfruttare al meglio la potenzialità di tutta la gamma di stampanti Domino. La sua struttura modulare ne consente l’utilizzo con le applicazioni più semplici fino a quelle più strutturate, mediante la gestione di decine di teste di stampa di tipo diverso poste lungo la linea di produzione. La presenza di opportune interfacce permette una simbiosi perfetta con la linea per l’eventuale inserimento di dispositivi di visione per il recupero dei dati da stampare e il successivo controllo di qualità di stampa e correttezza dei dati.

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^ di Fabio Santoro

Fabio Santoro Socio di abc.it, premium reseller di Apple, segue da molto tempo i mercati della stampa, della prestampa e della fotografia digitale. Dall’avvento del ColorSync, si occupa delle problematiche legate all’implementazione del ColorManagement presso le aziende clienti. Assieme ad altri partner (Col.net e Shot) rappresenta Alwan in Italia.

ing s o p r u p e r dossier ■ LE CONVERSIONI DI «RISEPARAZIONE»

i segreti di un corretto Le impostazioni di separazione dei documenti possono incidere sensibilmente sull’esito finale del lavoro di stampa. Ecco allora come procedere per convertire uno spazio CMYK in un altro spazio CMYK senza alterare la colorimetria originaria.

a

llo stampatore è oggi richiesto sempre più frequentemente il raggiungimento di standard industriali, come Swop, Gra-Col, Iso. Un obiettivo che si scontra però con alcune resistenze: la cultura tradizionale degli stampatori, infatti, non prevede di «cambiare» i file del cliente, anche se tutto il flusso di lavoro utilizzato per produrre fogli stampati da file digitali, in realtà, altera i documenti forniti. Oltre alle impostazioni, consapevoli o meno, che si trovano all’interno dei flussi di lavoro o dei Rip, di sicuro anche le curve di compensazione dei Ctp cambiano i «numeri dei colori» dei file in ingresso, per meglio adattarsi alle propria combinazione macchina da stampa-carta. Ogni buon stampatore sa allora che per stampare su una carta uso mano è necessario avere curve di Ctp diverse da quelle per

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stampare su carta patinata; questo a parità di file in ingresso. Lo stesso accadrà se si desidera adattare file pensati per la stampa su carta ad altri tipi di materiali, per esempio plastici. Visto che i documenti «vengono alterati», anche da chi dice di non volerli modificare, tanto vale alterarli in modo da ottenere più semplicemente i «colori» richiesti dai clienti, o raggiungere una migliore stampabilità generale del prodotto. Quando possibile, quindi, vale la pena implementare un flusso colore, e di «repurposing» all’interno della propria azienda. L’offerta del mercato, in questo settore, è costituita da prodotti che si appoggiano agli standard industriali (Icc), e da prodotti che utilizzano tecnologie proprietarie. Va ricordato, inoltre, che tutto l’attuale prestampa genera i colori appoggiandosi allo standard Icc.

Il flusso colore sotto osservazione Sia i recenti flussi di lavoro che i prodotti ad hoc possono rigenerare la separazione, ma quali sono i requisiti a cui un buon sistema deve rispondere? Occorre allora soffermarsi su quali obiettivi si vuole ottenere e osservare come vengono esaudite queste attese da parte di alcuni dei prodotti oggi in commercio. Vediamo di procedere con ordine dividendo il problema in due grosse categorie:


ProfileMaker.

MonacoProfiler.

Curve personali in Photoshop.

Le opzioni di separazione quando si realizzano i profili Icc e le tabelle di Photoshop. In tutti le scelte per la generazione del Nero sono tra più livelli di Gcr o l’Ucr. Al crescere del livello di Gcr si riducono le tre curve della componente colorata.

Originale Tac=278

Gcr_1 Tac=247

Gcr_2 Tac=206

Gcr_3 Tac=187

Compensazione della tricromia con il Nero in un colore scuro.

Compensazione della tricromia con il Nero in un colore di mezzotono.

f l’ottimizzazione dei documenti in relazione ai propri impianti stampa; f la trasformazione dei colori (flusso colore). Questa prima divisione tiene conto del problema che buona parte dei documenti che arrivano a chi deve stampare hanno origine non dichiarata. La prestampa che li ha realizzati non ha infatti incorporato i profili utilizzati per lavorare le immagini e quelli relativi agli impaginati, e in questi casi la mia esperienza personale sconsiglia di assegnare in maniera improvvisata un qualsiasi spazio colore di ingresso per poi procedere alla trasformazione colorimetrica. Il motivo è che molto spesso si incappa in problemi e in notevoli alterazioni della colorimetria originaria. In questi casi l’unica strada (fino a oggi sempre utilizzata dagli stampatori) è quella di mandare in stampa il documento così come arrivato. Il «repurposing» però, potrebbe prendere questo elaborato, e adattarlo in funzione delle specifiche di stampa. Adeguarlo, cioè, al processo finale in termini di separazione. Lo stampatore potrebbe, per esempio, senza fare alcuna trasformazione dei colori:

f adattare la coprenza di inchiostro (Tac) del documento in ingresso alla coprenza ideale per l’abbinata macchina da stampa-carta utilizzati; f adattare la generazione del Nero a quella ideale per mantenere con la tecnica del Gcr(1) una migliore stabilità della stampa in tiratura, con una sostanziale riduzione del consumo di inchiostro; f usare la «giusta» maschera di contrasto per migliorare l’evidenza delle immagini sullo stampato. Questa ottimizzazione deve essere vincolata ad alcuni principi di stampabilità come la purezza dei colori primari (evitando il problema degli «scum dots») e, qualora richiesto, la possibilità di non modificare i 100% o 200%. Ottimizzare significa pertanto «adattare» i documenti a quelle specifiche tecniche che ne migliorano la stampabilità. La Tac è in relazione a problemi di controstampa e instabilità in tiratura, oltre a problemi di lavaggio impianto più frequenti. Il Gcr permette la riduzione dell’inchiostro sul foglio, la corretta partenza e arrivo della curva del Nero a seconda della carta

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ing s o p r u p e r dossier utilizzata, e una maggiore omogeneità dei neutri attraverso lo stampato. Avere retini puri significa non incorrere nel problema tradizionale delle trasformazioni basate sui profili Icc (quelle che fa Photoshop, per intenderci) dove un testo in 2 colori viene passato su 4 colori a seguito di una qualsiasi trasformazione.

insufficente, sufficente, buono). In tal modo, per ognuno dei sistemi in esame, si è in grado di ottenere un valore che possiamo chiamare «figura di merito». F = (V1*P1)+(V2*P2)+...(Vn*Pn)/3 Esempio di calcolo della figura di merito normalizzata a 1.

Trasformazione dei colori Questo seconda categoria è quella che onora gli standard industriali stabiliti dalla norma Iso nella preparazione dei file in prestampa. Se si ricevono documenti Pdf/X1a o Pdf/X3, bisogna tenere conto degli «intenti» (profili colore) con cui i documenti sono stati preparati e far sì che la stampa rappresenti al meglio quanto richiesto in termini di colore dal cliente. In questa parte entra in gioco un ulteriore aspetto di valutazione: la qualità della conversione colore, o, in altre parole, quanto lavora «bene» il motore colore. Oltre a questa situazione un buon motore colore può essere utilizzato per compensare il passaggio tra carteinchiostri differenti all’interno della stessa azienda. Quest’ultimo è forse il motivo fondamentale per cui troviamo nei flussi di lavoro un motore di trasformazione colore, dedicato più alla trasformazione finale da macchina a macchina o per carte differenti, che all’ottimizzazione della separazione di cui abbiamo parlato. In definitiva cerchiamo di raggruppare le varie idee: f ottimizzazione: possibilità di modificare la Tac finale, generazione del Nero, distinzione tra vettori e immagini, purezza dei colori puri primari e secondari, disponibilità di algoritmi per il miglioramento automatico delle immagini, gestione delle curve di dot gain (schiacciamento del punto), disponibilità di algoritmi dedicati al risparmio inchiostro; f gestione colore: possibilità di utilizzare i vari tipi di rendering (percettivo, relativo, Bpc), utilizzo di altri tipi di conversione (Gma, Gamut mapping algorithm: negli ultimi anni molti sforzi si stanno facendo nella direzione di migliorare il trattamento dei colori fuori gamut in una conversione colore), riseparazione utilizzando il Nero di ingresso, di uscita, o il Gcr, possibilità di indicizzare i colori in ingresso, utilizzo di profili Icc, di profili proprietari, di DeviceLink Icc, gestione della conversione dei Pantoni.

Una metodologia di valutazione Se ci poniamo l’obiettivo di valutare un sistema di repurposing dedicato, o interno al flusso di lavoro, si può procedere nel modo seguente. Si realizza la griglia delle caratteristiche a cui il sistema deve rispondere. A ognuna di queste può essere attribuito un fattore di importanza o peso. La pesatura deve essere fatta sulle caratteristiche ritenute importanti e opzionali, adottando un approccio multilivello. Si valuta poi ogni caratteristica attraverso test al fine di fornire per ognuna una votazione da 0 a 3 (negativo,

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I numeri sono poi facilmente confrontabili e rappresentano la qualità del prodotto esaminato in funzione dell’importanza di ognuna delle caratteristiche. Qui si potrebbe aprire una lunga discussione sul fatto che il «peso» assegnato ai fattori di importanza è estremamente soggettivo. È così. Per esperienza mi sento di affermare che non esiste un prodotto migliore o peggiore, ma semplicemente un prodotto più o meno adeguato a risolvere delle problematiche specifiche. Per evitare il rischio di soggettività è importante allora creare un «team di valutazione» formato sia da esperti sia da utenti. Può capitare di dover risolvere problemi di stampabilità non banali come processi di stampa dove Tac di poco superiori a 100 danno problemi di pieghe e rottura carta in macchina. È chiaro che in una tale situazione il peso assegnato alla gestione della Tac è il primo parametro da considerare rispetto ad altre funzionalità. Sempre per argomentare la giusta soggettività nel dare una valutazione di un sistema software, metto in evidenza che l’utilizzo del Gcr in alcune situazioni, legate al tipo di inchiostro o al materiale su cui si stampa, può creare una certa «rugosità» o un eccessivo «ingrigimento» nel prodotto finale. In tal caso una regolazione fine del livello di Gcr della partenza e della fine del Nero risultano preferibili rispetto a pochi settaggi di regolazione. Come nel caso in cui si debba stampare con colori primari differenti o su spazi colore particolarmente ridotti, la qualità del motore di conversione è sicuramente un fattore a cui attribuire un peso significativo.

Gcr, Ucr e risparmio inchiostro L’uso dei profili Icc si sta continuamente espandendo nell’industria delle arti grafiche. Molti dei software sul mercato si appoggiano a questo tipo di tecnologia. La conversione da RGB a CMYK è, di solito, fatta tramite profili che definiscono il tipo di separazione: Ucr (Under color removal) o Gcr (Gray color replacement). Entrambi riducono o rimuovono la componente neutra fatta di tricromia (Ciano, Magenta e Giallo) con il Nero. La differenza sostanziale tra le due separazioni è legata alle aree in cui avviene la sostituzione del neutro con il Nero: Nel Ucr il Nero viene aumentato a discapito della tricromia nelle zone scure dell’immagine (ombre). Nel Gcr la riduzione dei colori a favore del Nero non è confinata alla zone delle ombre e a quella neutra, ma interessa anche le zone colorate dell’immagine; riguarda quindi l’intera estensione tonale della stessa. L’esempio fa anche capire due dei benefici del repurposing:


Immagine originale.

Lastra del Nero originale. Analisi dei ∆E.

Modifica in Photoshop del Magenta.

Originale + Gcr.

Lastra del Nero Gcr.

l’aumento del Nero e la conseguente riduzione della tricromia riduce la copertura di inchiostro (Tac). Questo è assolutamente desiderabile nella stampa, per ridurre problemi di controstampa, di rottura carta, di trapping, per aumentare la velocità di asciugatura e quindi di confezionamento. Inoltre meno coprenza significa utilizzare meno inchiostro a parità di risultato finale, con evidenti vantaggi economici soprattutto in presenza di tirature significative. Altra considerazione che possiamo desumere è che il risparmio di inchiostro è legato al colore dei pixel delle immagini. In presenza di immagini scure il risparmio è più significativo, come si può desumere dalla maggiore riduzione della Tac nel caso del colore più scuro dell’esempio. Altro parametro utile per il risparmio dell’inchiostro è il poter definire la tolleranza in termini di ∆E che la trasformazione colore può utilizzare come target. Con un ∆E di 3 e con generazioni del Nero molto spinte, in pagine particolarmente scure si possono raggiungere risparmi tra il 30 e il 40% della quantità di inchiostro.

Gcr e stabilità Come noto, la norma Iso per la stampa industriale 12647, prevede delle tolleranze in termini di ∆E tra i fogli all’interno della stessa tiratura. In altri termini dà delle indicazioni sulla stabilità del processo di stampa. Il quesito che ci poniamo è se il Gcr, grazie all’utilizzo del Nero, aiuti a raggiungere più facilmente questo parametro. Dal punto di vista generale è facile affermare che con meno colore sul foglio (meno CMY a favore di un’aumento del K) si è meno soggetti a variazioni di uno dei primari con cui si stampa.

Ripercussione di una variazione del Magenta applicata a un’immagine. La stessa variazione viene applicata all’originale su cui è stato aumentato il canale del Nero. I risultati in termini di pixel sono riferiti sempre all’immagine originale. (54% dei pixel con ∆E rispetto all’originale inferiore a 4, contro l’88% nell’immagine a cui è stato aumentato il Nero).

Ma vediamo come riprodurre questa problematica per dimostrare quanto anche intuitivamente si può capire. Prendiamo la TC 3.5, una test chart utilizzata per fare i profili CMYK, in ProfileMaker. Si tratta di una tabella di colori studiata per ottenere il gamut di una periferica. Applichiamo una compensazione molto robusta della tricromia con il Nero. Simuliamo per entrambe le chart una variazione in tiratura con Photoshop aumentando di 5 punti la curva del magenta sul mezzotono. Andiamo a misurare i ∆E delle due test chart rispetto all’originale. L’esempio dovrebbe essere esteso, ma i risultati portano tutti alla medesima conclusione: aumentando la parte neutra (Nero), rispetto a quella colorata la ripercussione di variazioni in macchina durante la tiratura, o le differenze tra macchine da stampa differenti, risultano inferiori. Stampare con più Nero è un buon sistema per aumentare la stabilità e garantire risultati omogenei. Visto dal lato di chi stampa, le separazioni colore con più Nero rendono i documenti più facili da stampare (riduzione dei tempi di avviamento e meno problemi di variazioni sulla plancia). Quest’aspetto deve essere preso in considerazione in termini di beneficio anche in presenza di tirature standard (quelle per esempio da macchina piana). La riduzione dei tempi di avviamento grazie alla maggior stampabilità, e l’omogeneità delle pagine sullo stesso foglio macchina e tra foglio e foglio è di sicuro un beneficio, economico e qualitativo, paragonabile al risparmio di inchiostro. g febbraio 2008

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^ di Ester Crisanti

ing s o p r u p e r dossier ■ DUE ESEMPI AZIENDALI DI SUCCESSO

la prova «su strada» Il software dell’azienda francese permette di convertire i file, tramite la tecnologia Device Link, dal profilo rotoffset a quello in rotocalco in maniera diretta evitando tutti i problemi di gestione del Nero.

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l flusso produttivo grafico ha vissuto negli ultimi anni una vera rivoluzione tecnologica e metodologica. Nuovi strumenti hardware e software hanno reso il processo più veloce mentre è ormai consueta la netta distinzione tra chi ha la responsabilità della fase di prestampa e chi ha quella della stampa. Già da tempo gli operatori si sono attrezzati per trattare file provenienti da ogni parte del mondo, le cui caratteristiche tecniche spesso non sono note fino al loro ricevimento. Tuttavia l’impiego di software in grado di investigare e intercettare errori e potenziali problemi legati ai file in arrivo si è rivelato inefficace in presenza di situazioni legate alla gestione del colore. Tra le problematiche più frequenti

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I tre monocromi di stampa (CMK)+ la sovrapposizione per Alwan (sopra) e gli stessi monocromi (CMK) + la sovrapposizione per il file originale del cliente (sotto). In basso, il file stampato finale con pre-eleborazione Alwan.


Il Calendario Pirelli 1964-2007 è stato stampato in offset con una tiratura molto alta.

quelle che riguardano la conservazione della purezza del canale del Nero quando si esegue una conversione colorimetrica in cui sono coinvolti due profili Icc. Recentemente alcune software house hanno messo a punto alcuni sistemi denominati «software per il repurposing», che basandosi sulla tecnologia dei profili Device Link sono in grado di risolvere questo tipo di problemi intervenendo sugli impianti digitali appena prima della fase di creazione della lastra. L’introduzione di questi software ha suscitato nel settore molto clamore, ma la conoscenza che se ne ha è ancora piuttosto scarsa. Per aiutare il pubblico degli addetti ai lavori a comprendere meglio il loro funzionamento abbiamo intervistato coloro che hanno scelto di adottare questi nuovi software al fine di illustrare le motivazioni che hanno portato alla scelta e i vantaggi che ne sono derivati.

L’esperienza Mondadori Per la nostra «case history» abbiamo voluto cominciare da Mondadori Printing [www.mondadoriprinting.com] e abbiamo incontrato Sergio Brunelli, responsabile del Prepress e Controllo Qualità Offset, che è direttamente

coinvolto nella decisione di introdurre i prodotti Alwan in azienda. Mondadori Printing è una delle più importanti aziende grafiche in Europa, con quattro siti produttivi presenti nel Nord Italia; offre servizi di stampa non solo all’omonima casa editrice ma, soprattutto, a una clientela italiana ed estera. Con un fatturato di 450 milioni di euro e oltre 1.500 persone impiegate, l’azienda è in grado di stampare in offset, rotoffset, rotocalco e flessografia. «La divisione offset tratta centinaia di migliaia di pagine l’anno, pagine che riceve da ogni parte del mondo essenzialmente in formato Pdf», spiega Brunelli. «Il nostro parco macchine comprende 70×100, (90×130cm) e 120x160; come flusso di lavoro utilizziamo Prinergy con due Ctp Vlf, come prova colore abbiamo il sistema Gmg con Epson 7600 e 7800. Per i nostri impianti abbiamo creato profili che siamo soliti fornire ai clienti più attenti alle questioni inerenti la qualità». La produzione del reparto offset spazia dai libri alle copertine di cataloghi e di riviste prodotti in rotocalco o rotoffset. Mentre i file dei libri sono trattati completamente dal reparto offset, le copertine sono parte di un processo più complesso che vede

coinvolti due reparti sempre appartenenti alla Mondadori Printing ma basati su due tecnologie di stampa differenti. «Già da qualche tempo eravamo a conoscenza dell’esistenza di software per il repurposing ma non avevamo ancora avviato alcuna sperimentazione», precisa Brunelli. «Poi, un anno fa, la necessità di cambiare all’ultimo minuto la tecnologia di stampa di un lavoro già programmato, ha portato alla decisione di adottare il programma CMYK Optimizer Publish di Alwan [www.alwancolor.com]. Un cliente aveva fornito un file Pdf con caratteristiche adatte per la stampa in rotoffset. Come spesso succede, all’ultimo momento è stato deciso di spostare la stampa alla rotocalco. Visti i tempi produttivi stretti e i costi derivanti dal rifacimento dei file digitali, si è deciso di intervenire direttamente sui file con Alwan che, tramite la tecnologia Device Link, ci ha consentito di convertire il file dal profilo per la rotoffset a quello per la rotocalco in maniera diretta ed evitando così tutti i problemi di gestione del Nero». Probabilmente il sistema utilizzato dalla Mondadori (che, sottolineamo, permette di risolvere casi d’emergenza) è tra i migliori. Consigliamo di provare un software in produzione con un test di macchina su un caso concreto: in questo modo è facile apprezzare i risultati positivi, verificabili immediatamente.

Sergio Brunelli, responsabile del Prepress e Controllo Qualità Offset di Mondadori Printing.

Spesso i programmi che intervengono sui file digitali forniti dai clienti sono guardati con sospetto soprattutto da chi opera in sala stampa e si trova a dover combattere tra copiatura della prova colore, gestione dell’inchiostrazione e qualità. La stampa di un caso concreto e i benefici che ne derivano sono in grado di convincere anche i più scettici. Dopo la prima prova Mondadori Printing ha impiegato nuovamente il programma in occasione della stampa del Calendario Pirelli 1964-2007, di 639 pagine, stampato in offset con una tiratura molto alta. Il volume raccoglie tutti i calendari pubblicati annualmente dall’azienda milanese e contiene immagini a colori e in bianco e nero. Poiché era stata richiesta una stampa di qualità, i file digitali erano accompagnati da alcune prove colore realizzate utilizzando come profilo di destinazione quello della Mondadori. Data l’importanza del lavoro e la qualità delle immagini, Brunelli e il responsabile della stampa decisero di eseguire un test di stampa preventivo con alcune delle pagine più significative del volume. «La stampa di fogli in cui sono presenti immagini a colori e bianco e nero,

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ing s o p r u p e r dossier anch’esse realizzate in quadricromia, presenta diverse problematiche», spiegano in Mondadori Printing, «per cui dopo un’analisi del lavoro abbiamo deciso di procedere con il test, e subito ci siamo resi conto che la struttura delle immagini, cioè la differenza nelle percentuali colore nelle varie separazioni, rendeva impossibile la copiatura delle prove colore in macchina. In alcune immagini lavorava molto il canale del Nero mentre in altre la tricromia risultava carica mentre il Nero era poco presente. Impossibile riprodurre con qualità immagini così diverse tra loro, impossibile risolvere i problemi di inchiostrazione; era necessario allora intervenire sulle separazioni oppure accettare qualche compromesso sulla qualità. In base alle nostre conoscenze e alla precedente esperienza decidemmo di processare il file del test con la tecnologia Alwan e di confrontare i risultati ottenuti dalla stampa con e senza intervento».

Schermata di Alwan che evidenzia le operazioni di separazione.

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Per rielaborare i file del libro Pirelli è stato utilizzato CMYK Optimizer Ink Saver, programma che, in base alle impostazioni adottate, è intervenuto sulle separazioni con il metodo Gcr riducendo la Tac senza fare alcun intervento colorimetrico; in pratica il file è stato ottimizzato per rendere possibile una stampa di qualità. A detta dei responsabili della Mondadori Printing, con i nuovi file del test le condizioni ottimali di stampa sono state raggiunte in breve tempo e la prova colore è stata copiata in modo accettabile. Ci sono state mostrate le stampe dei monocromi del test con e senza intervento del software, e il confronto evidenzia immediatamente come questo lavori: le separazioni non trattate con Alwan mostrano una disomogeneità nell’inchiostrazione dei vari soggetti, mentre le altre riportano un’inchiostrazione uniforme. Il software è quindi intervenuto nelle separazioni togliendo o aggiungendo colore ove necessario, rispettando i vincoli posti (Tac e Gcr). Il file ottenuto risulta essere più facilmente e velocemente stampabile, diminuiscono i problemi di controstampa e, in presenza di tirature elevate, il risparmio di inchiostro diventa significativo. Il Nero lavora su tutti i soggetti e la riduzione di masse eccessive di CMY diminuisce la variabilità di stampa. I tecnici di Mondadori Printing, pur evidenziando la semplicità del software, hanno sottolineato che per un

corretto utilizzo sono richieste approfondite conoscenze sulla materia colore e stampa. La configurazione presente in reparto si base sugli hot folder. In questo modo, per ogni esigenza elaborativa (conversione da profilo a profilo via device-link, riduzione Tac, Gcr) esiste una coda di lavorazione specifica. Secondo Sergio Brunelli entro breve l’impiego del software diventerà diffuso e la decisione di adottarlo sarà presa congiuntamente con il responsabile della stampa. «Io considero la soluzione Alwan “un’arma in più” per lavorare con certezza e qualità», conclude Brunelli, «Certo, va usata con attenzione, poiché non sempre può dare risultati aspettati, in quanto i file che riceviamo non sono sempre profilati in maniera corretta».

L’esperienza di Articolor Contrariamente a quanto pensano in molti, il repurposing non è una parola che appartiene al solo mondo dello stampatore, esistono situazioni in cui la soluzione ben si adatta anche ad altri ambienti. È il caso di Articolor [www.articolor.it], nota fotolito di Verona in grado di fornire file pronti per la stampa oppure, se richiesto, le lastre. L’azienda, da un anno circa, ha inserito al proprio interno il programma Alwan CMYK Optimizer Ink Saver. «Per noi è prassi consolidata che ogni file, prima di essere mandato in lastra oppure inviato allo stampatore», dice il titolare Renzo Mischiatti,«venga elaborato da Alwan in base a parametri che intervengono

sulla Tac. I vantaggi che ne derivano sono stati subito apprezzati da tutti gli stampatori che ora riescono a stampare meglio, riducendo i tempi di avviamento e, con tirature significative, il consumo di inchiostro». L’elaborazione dei file, prima del loro rilascio, con il software di repurposing va quindi vista come una fase di normalizzazione del file, di ottimizzazione in relazione alla combinazione carta-macchina da stampa. Il software ha trovato impiego anche in Vipack [www.vipack.it], un’azienda del gruppo Articolor in grado di offrire un servizio per la stampa del packaging in digitale rivolto principalmente alle agenzie e agli stampatori che necessitano di progettare e realizzare espositori, display Pop e Pos, totem, cartelli vetrina e da banco, scatole e cartelli. Anche nel settore della stampa digitale le tecniche di trattamento delle separazione all’interno dei file permettono di adeguare i lavori grafici alle caratteristiche del processo di stampa mantenendo la colorimetria inalterata. Oltre a questo gli strumenti di Alwan consentono di risparmiare sul consumo di inchiostro, cosa che su macchine digitali come la Hp Scitex FB6700 è particolarmente significativo. «I file trattati con il software li stampiamo con più facilità e sono più rapidi nell’asciugatura», sottolinea Mischiatti. «Inoltre controlliamo meglio la stampa delle aree scure nelle immagini poiché applichiamo il Gcr». g


^ di Fabio Santoro

ing s o p r u p e r dossier ■ IL SOFTWARE PER OTTIMIZZARE LO SPAZIO COLORE

Alwan CMYK Optimizer Quasi sempre lo stampatore non riceve i Pdf con le informazioni colore utilizzate all’origine del documento. Per non fare trasformazioni colorimetriche casuali, il software Alwan crea un DeviceLink in cui lo spazio colore d’ingresso è uguale a quello di uscita, permettendo la gestione della lastra del Nero, della Tac, oltre a garantire la purezza dei colori primari e secondari.

è

uno dei primi prodotti di repurposing e risparmio inchiostro apparsi sul mercato che utilizzano appieno la tecnologia dei DeviceLink Icc. Nato da una commessa di un grosso editore inglese per rendere omogenei i risultati dei diversi impianti stampa di cui si serviva, è poi diventato un prodotto commerciale molto sofisticato. I suoi ideatori Luc Regnault ed Elie Khoury, da quasi 10 anni condividono la loro esperienza alla Alwan Software [www.alwancolor.com], anche se quest’ultima attività non è la prima che li vede impegnati assieme nel mondo dei programmi legati alla stampa. La visione di Elie Khoury è di adesione e implementazione degli standard, oggi finalmente definiti in maniera precisa, in una delle industrie meno standardizzate, quella della stampa e della

prestampa. L’ultima versione del suo software, la 3, usa per il trattamento dei Pdf le librerie Adobe Pdf v8.0, supporta gli Icc v4 e gli standard del gruppo Ghent per il color management dei file Pdf. Inoltre può integrarsi a prodotti per la linearizzazione delle curve di stampa per raggiungere gli standard Gracol per gli Stati Uniti e Iso per l’Europa sulla macchina da stampa. Per chi si occupa del settore è noto che gli standard europei in questo momento sono differenti da quelli americani. La creazione dei DeviceLink avviene «al volo» utilizzando come CMYK d’ingresso uno tra i seguenti: lo spazio colore di default, il profilo incorporato nell’oggetto del Pdf/X-3 o l’output intent nel caso di un Pdf/X-1a. Il DeviceLink inoltre viene affinato «dinamicamente» in funzione dei colori nell’oggetto da trattare.

Caratteristiche di immagine diverse danno origine a DeviceLink differenti.

In altre parole in una conversione da IsoCoated (profilo per l’offset) a IsoNewspaper26V4 (profilo per quotidiani), a seconda delle peculiarità della immagine da trattare, verranno creati dinamicamente più profili di conversione. Ma vediamo con un po’ d’ordine gli aspetti salienti del prodotto.

L’architettura software Il software gira in ambiente Mac OS X e opera tramite hot folder. I settaggi di ogni coda possono essere salvati in un unico file di preferenze (come le JobOption di Acrobat Distiller).

L’ottimizzazione dei file Parlando di repurposing, abbiamo visto che quasi sempre chi stampa non riceve dei Pdf con all’interno le informazioni colore che sono state utilizzate in fase di costruzione del documento. A

mio avviso un buon prodotto deve poter rispondere a questa situazione senza attuare trasformazioni colorimetriche casuali. Il software CMYK Optimizer risolve questa problematica creando un DeviceLink in cui lo spazio colore di ingresso può essere uguale a quello di uscita, permettendo comunque la gestione della lastra del nero, della Tac, della purezza dei colori primari e secondari. Lo spazio colore che dovrà essere utilizzato sia in ingresso che in uscita è quello della macchina da stampa a cui è destinato il lavoro. Questo corrisponde esattamente al modo in cui fino a oggi si è operato. Si prendono i lavori che arrivano e si mandano in stampa. Certo che poterli ottimizzare senza fare le colorimetrie è un gran vantaggio. Chi prepara i documenti spesso non sa nulla di stampa, e poter

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ing s o p r u p e r dossier

Il Dynamic Tac (DTAC) di Alwan.

Le opzioni per la purezza dei canali.

Settaggio tipico per l’ottimizzazione.

adattare il file del cliente al processo di stampa utilizzato è un’operazione di indubbio aiuto. Dopo l’elaborazione tutte le pagine usciranno con la stessa quantità massima di inchiostro, con la stessa curva del Nero, riducendo i tempi di avviamento in stampa, ma ottenendo un migliore aspetto visivo finale. Senza un sistema di repurposing l’unico sistema di «adattamento» consentito agli stampatori fino a oggi, è rappresentato dalle curve di compensazione del Ctp anche se queste non sono in grado di ridurre la somma degli inchiostri (apertura delle ombre nelle zone scure). L’altra strada è quella di abbassare le densità massime in macchina con il risultato di ridurre lo spazio colore, e quindi le saturazioni. Inoltre pasticciando con le curve di lastra o con i calamai in fase di stampa non è possibile rendere omogeneo tra le varie immagini e le varie pagine di una plancia il canale del Nero (migliore neutralità complessiva). Non tutti i software di repurposing oggi presenti

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nel mercato sono in grado di «costruire» un DeviceLink con queste caratteristiche (spazio colore di ingresso = spazio colore di uscita con vincolo sulla Tac, tenendo separata la generazione del canale del Nero a totale discrezione dell’utente). Una chicca dal punto di vista tecnico è la gestione della massima Tac legata alla superficie delle aree sovrainchiostrate. Questa opzione la troviamo nella sezione DTAC (Dynamic Tac di Alwan). L’esempio dell’immagine in alto dà evidenza del perché di tale scelta tecnica, ricordando che i problemi di controstampa o rottura carta sono legati non tanto al massimo inchiostro, ma alla dimensione della superficie sovrainchiostrata. Gli algoritmi per la riduzione dinamica della Tac in funzione della area inchiostrata, con la versione 3 del software, sono diventati due. Il secondo risolve il caso di aree sovrainchiostrate piccole, ma contigue, che complessivamente possono portare a problemi di stampabilità.

Color management Nel caso in cui i lavori arrivino allo stampatore in formati standard (ricordo che la norma Iso 12647 prevede quali debbano essere gli standard per la fornitura dei documenti digitali), nel

programma può essere creata una coda di color management in cui verranno presi in considerazione gli Output Intent dei file Pdf/X-1a o i profili incorporati nei Pdf/X-3. Anche in questo caso, oltre alla trasformazione colorimetrica con la conseguente scelta degli algoritmi di rendering da utilizzare, è sempre possibile applicare tutto quanto illustrato nella parte inerente all’ottimizzazione; cioè la gestione della Tac e la riscrittura del canale del Nero. Altra peculiarità del programma è la disponibilità di una trasformazione colore che non utilizza solo gli algoritmi di rendering tradizionali quali il percettivo e il relativo, ma è basata sulla minimizzazione del ∆E tra colore in ingresso e colore d’uscita (opzione che fornisce ottimi risultati nel passaggio da spazi colori grandi a piccoli). In questa parte ricordo che la tecnologia dei profili DeviceLink Icc permette di mantenere puri i colori primari e secondari, di mantenere inalterati i colori pieni e di mantenere puri anche gli acromatici (i 100% e i 200% fatti di colori primari sono di solito vittime della colorimetria che riduce questi valori a seconda della trasformazione colore). È ovvio che per onorare la colorimetria, rendere un testo di un colore primario o secondario di 4 colori è più

un effetto indesiderato che un vantaggio per chi stampa. Attivare queste opzioni per una migliore stampabilità implica comunque porre dei vincoli alla trasformazione colorimetrica pura. CMYK Optimizer è in grado di distinguere all’interno del Pdf tra gli oggetti bitmap e i vettori consentendo, per esempio, di mantenere quest’ultimi inalterati anche a seguito della conversione.

Risparmio di inchiostro Tra le opzioni della separazione in uscita vi è la possibilità di attivare gli algoritmi di risparmio inchiostro con 10 livelli di scelta. Influisce sul risparmio di inchiostro anche la possibilità di aumentare il ∆E (la distanza) tra colore in ingresso e colore in uscita. In tal caso l’imprecisione andrà tutta a vantaggio dell’aumento del canale del Nero. I risparmi che si ottengono in casi di pagine ricche di colori scuri superano il 30%. A tal scopo nel programma esiste un gestore delle statistiche di risparmio inchiostro che permette di calcolare con ottima precisione quali sono i risparmi in tiratura che si possono avere una volta processato il documento. Per i più smaliziati ecco il principio su cui si basa l’opzione «maximum black» cioè il risparmio inchiostro. Per ogni colore del profilo di destinazione (cioè per ogni combinazione Lab) vengono


La ricca scelta di opzioni per la curva del Nero della separazione finale.

L’editor per le curve di compensazione di stampa.

cercati i valori C-M-Y-K che hanno la migliore combinazione di massimo Nero «max (K)», minimo valore di tricromia «min (CMY)» e minimo errore «min (∆E)». Questo tipo di algoritmo è molto più efficace del GCR tradizionale, ma richiede, per non trovarsi con risultati troppo «ruvidi», di lavorare sul corretto profilo del processo di stampa, e la qualità e la metrica del profilo devono essere di ottimo livello.

Gestione digitale degli schiacciamenti (dot gain) Presente fin dalle prime versioni, la possibilità di modificare le curve di stampa è ora diventata all’interno del programma una gestione completa della compensazione degli schiacciamenti secondo lo standard Europeo (Iso) o quello americano (Npdc). Vengono offerti differenti possibilità di ammorbidimento (smoothing fino alla polinomiale di grado 5 delle letture strumentali). Per interfacciarsi agli strumenti bisogna, in questa versione, appoggiarsi a software esterni di linearizzazione. È un’opzione molto comoda che permette assieme alla gestione della Tac di ridurre notevolmente il processo di profilazione per ogni tipo di combinazione

carta-inchiostro richiesto nella implementazione degli Icc. Molto spesso la compensazione digitale degli schiacciamenti e la corretta inchiostratura permettono di ottenere ottimi risultati senza ricorrere alla profilazione del materiale. Per importare le corrette compensazioni è possibile creare una coda di «press calibration» che agisce sulla compensazione dei dot gain (schiacciamenti) come ultima elaborazione dopo il repurposing (analogo all’intervento delle curve di lastra applicate di solito alla fine del processo). La flessibilità del FileManager del software Alwan fa sì che una cartella di uscita di un task venga presa come ingresso di un eventuale secondo task, permettendo così di mettere in cascata le diverse elaborazioni necessarie al trattamento dei documenti.

Altre caratteristiche Per completezza riporto anche alcune altre caratteristiche del prodotto in esame che ne arricchiscono la flessibilità. È possibile creare tabelle di trasformazione per colori speciali, e per la gestione dei colori Pantone. Alla fine delle elaborazioni è possibile applicare una maschera di contrasto ai file Pdf migliorando per alcuni materiali il dettaglio. La maschera di contrasto

è basata sui pixel e non sul raggio, gestendo così la problematica delle differenti risoluzioni e compressioni che si trovano nelle immagini dei Pdf. Il software fornisce un dettagliato report in formato testuale o Pdf con tutte le informazioni di elaborazione e la corrispondenza o meno di un documento alle specifiche di analisi. Le code di stampa possono essere gestite tramite interfaccia web, vista la disponibilità all’interno di Mac Os X di un server Apache con il programma si interfaccia.

Considerazioni conclusive È difficile descrivere le caratteristiche di un software come CMYK Optimizer. Di sicuro il repurposing è un argomento nuovo e complesso che implica l’adattare un documento digitale alle specifiche richieste da una particolare lavorazione (flexo, rotooffset, offset, stampa su supporti plastici, stampa digitale ecc.) in tal senso il software di repurposing deve fornire all’utente il maggior numero di chiavi di intervento possibili. L’espressione «riscrittura della separazione» deve essere intesa nella sua accezione più ampia. L’aumento del Gcr o il risparmio di inchiostro sono casi particolari di

questa accezione. In Alwan CMYK Optimizer il Nero può essere aumentato come diminuito, lasciando all’utente l’individuazione del giusto equilibrio tra i vari parametri (bilancia Nero-tricromia, e lunghezza del Nero). Le curve di compensazione dei dot gain sono un altro strumento di grande flessibilità, visto che queste compensazioni vengono applicate ai documenti digitali senza nulla modificare nei Rip di processo o nelle curve di compensazione lastra del Ctp. Avere un prodotto di questo genere equivale alla possibilità di generare centinaia di profili diversi in termini di struttura, ma di uguale gamut, e di poterli realizzare «al volo», senza l’ausilio di programmi esterni di profilazione le cui opzioni sono, a oggi, sempre inferiori rispetto a quelle contenute in CMYK Optimizer. La scelta di utilizzare un linguaggio comune con il mondo della prestampa, tramite l’uso dei profili Icc è una scelta di adesione agli standard aperti, senza obbligare l’utente a restare nel mondo chiuso e costoso delle tecnologie proprietarie di gestione colore. Ricordo che nei flussi di lavoro sono veramente ridotte al minimo le possibilità di intervento, soprattutto in relazione al fatto che il DeviceLink non è costruito dinamicamente all’interno dello spesso prodotto che realizza l’elaborazione dei documenti. Onorare, quindi, le specifiche per l’elaborazione dei Pdf/X-1a o Pdf/X-3 diventa un’operazione di complessità impraticabile. g febbraio 2008

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^ di Fulvio Moizo

legale ■ L’AFFIDAMENTO DEI LAVORI IN APPALTO

aumentano gli obblighi e le responsabilità per chi appalta

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no dei più significativi e rilevanti interventi di modifica al D. Lgs. 626/94, contenuto nella L. 123/07, è quello attuato sulla disciplina del lavoro in appalto e subappalto: anzi è probabilmente l’ambito in cui sono state introdotte le modifiche più numerose e significative. È evidente l’intenzione del legislatore, già anticipata dagli interventi effettuati in occasione della L. 4 agosto 2006 n. 248 (Legge « Bersani») e della L. 27 dicembre 2006 n. 296 (Legge «Finanziaria» ), di ridefinire complessivamente, per tutti i lavori svolti in regime di appalto o subappalto, i profili di responsabilità di committente, appaltatore e subappaltatore, ampliando gli

Le norme di immediata applicazione introdotte dalla legge 123/2007 sulla sicurezza sul lavoro coinvolgono in prima persona la figura del datore di lavoro committente che avrà l’obbligo di far munire il personale di tesserino di riconoscimento e indicare i costi per la sicurezza del lavoro in appalto. obblighi e le responsabilità del committente. Per comprendere appieno la portata delle norme in tema di sicurezza del lavoro in appalto e apprezzare la rilevanza, che esse hanno per le imprese industriali e commerciali di tutti i settori merceologici, si deve innanzitutto individuare il campo di applicazione dell’art. 7, così come è definito dall’attuale primo comma, modificato dalla L. 27/12/06 nº 296. La disciplina dell’art. 7 trova infatti applicazione in tutti i

Fulvio Moizo Avvocato in Milano da oltre vent’anni, è socio fondatore dello Studio legale Moizo – Salerno, impegnato nell’assistenza a imprese industriali e commerciali operanti, tra gli altri, nei settori dell’informatica, della grafica e dei servizi di gestione integrata di immobili. Iscritto all’Agi, Associazione Giuslavoristi Italiani, è docente in materia di Responsabilità civile dell’imprenditore e di Sicurezza del lavoro nei corsi organizzati da Assolombarda e Assoservizi, nonché da altri istituti di formazione e associazioni imprenditoriali, e collabora con Assografici, di cui è consulente legale. segreteria@studiolegalemoizosalerno.191.it

casi in cui sia affidato da un datore di lavoro «all’interno della propria azienda o di una singola unità produttiva della stessa, nonché nell’ambito dell’intero ciclo produttivo dell’azienda medesima» un qualsiasi «lavoro» a imprese appaltatrici o lavoratori autonomi. I lavori possono quindi riguardare qualsiasi attività umana economicamente rilevante e consistere sia nella progettazione ed esecuzione di opere materiali di rilevante complessità, sia nella prestazione di servizi del tutto immateriali, come servizi di consulenza. Rientra, ovviamente, nel campo di applicazione dell’art. 7 anche tutta quella serie di attività e servizi che sempre più frequentemente le aziende industriali,

anche del settore grafico e cartotecnico, affidano a imprese terze, quali, a titolo d’esempio, i servizi di logistica e movimentazione merci del magazzino, i servizi di pulizia di uffici e stabilimenti, i servizi di ristorazione collettiva, le attività di manutenzione degli impianti tecnologici degli edifici, le attività di assistenza e manutenzione sugli impianti produttivi ecc. Rilevato, quindi, come il tema della sicurezza dei lavori in appalto sia di estrema attualità per le aziende anche nel settore delle arti grafiche, si deve osservare come, tra le linee ispiratrici dell’intervento attuato dal legislatore, con le misure di immediata applicazione introdotte dalla L. 123/07, oltre a una marcata accentuazione del complessivo apparato sanzionatorio, vi sia indubbiamente la volontà di perseguire; f un’azione di contrasto verso la «esternalizzazione cosiddetta facile o selvaggia», mirando sia a rendere più competitiva e conveniente la «reinternalizzazione» di

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legale servizi e attività prima trasferiti all’esterno dell’azienda, sia a indirizzare i committenti, comunque, decisi a esternalizzare, a scegliere come propri appaltatori solo imprese serie, qualificate e che possano fornire ampie garanzie dell’adempimento ai propri obblighi; f una cosiddetta «cantierizzazione» della gestione della sicurezza dei lavori affidati in appalto, ovverosia la proposizione, per tutti i settori produttivi, di un modello normativo e organizzativo della sicurezza del lavoro, analogo a quello adottato per i cantieri ove si svolgono attività edili o di genio civile edili. Data la rilevanza economica e sociale del lavoro in appalto, si renderanno necessari in futuro approfondimenti e chiarimenti sia da parte delle autorità pubbliche di governo e vigilanza, sia da parte della magistratura, penale e del lavoro, per individuare un percorso applicativo della nuova disciplina che sia condiviso, univoco e coerente con le altre disposizioni normative in materia di lavoro e di sicurezza. Per ora, quindi, ci si deve limitare a un’elencazione «critica» delle misure di immediata applicazione riguardanti il lavoro in appalto previste dalla legge.

Ampliamento di responsabilità del datore di lavoro committente L’intervento più incisivo è stato effettuato, e non avrebbe potuto essere diversamente,

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sull’art. 7 D. Lgs. 626/94, che è la norma fondamentale e generale che disciplina, nel nostro ordinamento, la pianificazione e gestione della sicurezza dei lavori affidati in appalto o con contratto di opera all’interno della azienda, di una sua unità produttiva o del suo ciclo produttivo. Il comma 3 di tale norma è stato sostituito dal seguente: «Il datore di lavoro committente promuove la cooperazione e il coordinamento di cui al comma 2, elaborando un unico documento di valutazione dei rischi che indichi le misure adottate per eliminare le interferenze. Tale documento è allegato al contratto di appalto o d’opera. Le disposizioni del presente comma non si applicano ai rischi specifici propri dell’attività delle imprese appaltatrici o dei singoli lavoratori autonomi». Già con la L. 296/2006, il legislatore era intervenuto per modificare il primo comma dell’art. 7, inserendovi l’espressione: «nonché nell’ambito dell’intero ciclo produttivo dell’azienda medesima» e aggiungendo un comma 3- bis del seguente tenore: «L’imprenditore committente risponde in solido con l’appaltatore, nonché con ciascuno degli eventuali ulteriori subappaltatori, per tutti i danni per i quali il lavoratore dipendente dall’appaltatore o dal subappaltatore, non risulti indennizzato a opera dell’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro». Dalla complessiva

riformulazione dell’art. 7, si può quindi rilevare: a un ampliamento del campo di applicazione dell’art. 7 per eliminare ogni eventuale possibile equivoco riguardo l’applicazione degli obblighi previsti dal medesimo art. 7 a tutti i lavori, comunque, attinenti al ciclo produttivo aziendale del datore di lavoro committente, anche se svolti all’esterno dell’azienda o delle sue unità produttive, optando definitivamente per l’interpretazione funzionale e non topografica della nozione di azienda e di ciclo produttivo della stessa (per esempio, rientrerebbero pienamente nel campo di applicazione della norma, i lavori riguardanti installazione, posa o manutenzione di impianti e/o di reti, ubicate su territorio, e destinate alla distribuzione di acqua, energia elettrica, gas, telecomunicazioni ecc). b il sorgere di una responsabilità solidale dell’imprenditore committente nei confronti dell’appaltatore e anche del subappaltatore, per il risarcimento dei danni derivanti da infortuni o malattie professionali, danni subiti dai lavoratori dipendenti dell’appaltatore o del subappaltatore e non indennizzati dall’Inail; c il rafforzamento dell’obbligo, nei confronti del datore di lavoro appaltante, di promuovere la cooperazione e il coordinamento tra tutti i datori di lavoro coinvolti nell’esecuzione dei lavori affidati in appalto,

predeterminando in maniera obbligatoria e vincolata la modalità di adempimento a tale obbligo, attraverso l’elaborazione, da parte del datore di lavoro committente, di un unico documento di valutazione dei rischi, che indichi le misure adottate per eliminare le interferenze e realizzare effettivamente la cooperazione e il coordinamento imposti dalla norma. Per quanto riguarda la responsabilità solidale indicata al punto b), è interessante rilevare come, leggendola unitariamente alla responsabilità solidale del committente, prevista dall’art. 29 D. Lgs. 276/03, per i trattamenti retributivi, i contributi previdenziali e le ritenute fiscali dovuti dall’appaltatore e/o dal subappaltatore per i lavoratori impiegati nella esecuzione dei lavori appaltati, si possa ormai ritenere che il datore di lavoro committente sia avviato a ricoprire una «posizione di garanzia sostanziale», sul piano civilistico, del puntuale e regolare adempimento, da parte dell’appaltatore e subappaltatore, degli obblighi di natura retributiva, contributiva e risarcitoria derivanti dalle attività lavorative svolte per la esecuzione dei lavori appaltati dal committente. L’assunzione di tale posizione impone al committente, nel proprio interesse, di esercitare un’azione di verifica, rigorosa e costante, sia della idoneità della impresa appaltatrice, nella fase precontrattuale di selezione e scelta della


stessa, sia di controllo, in fase contrattuale, del puntuale adempimento, da parte dell’appaltatore (e dei subappaltori) dei loro obblighi retributivi, contributivi assicurativi nei confronti dei lavoratori impegnati nell’appalto. Per quanto riguarda la redazione di un unico documento di valutazione dei rischi di cui al punto c), si può ragionevolmente ritenere che i rischi a cui si riferisce il documento, nella loro valutazione prima, e nella indicazione di adeguate misure di prevenzione e protezione, poi, siano i rischi «interferenziali», cioè i rischi derivanti dalla sovrapposizione, anche solo potenziale, di due o più distinte organizzazioni di lavoro in conseguenza della esecuzione dei lavori appaltati all’interno dell’azienda committente o del suo ciclo produttivo. Il documento, ancorché redatto a cura del committente, non può non essere il risultato di una collaborazione o, quanto meno, di uno scambio d’informazioni tra committente e appaltatore. Il documento deve essere redatto prima che inizi l’esecuzione dei lavori appaltati, ma potrebbe essere compilato anche successivamente alla stipulazione del contratto di appalto, purché la sua redazione sia il punto conclusivo dell’attività di collaborazione e scambio informativo avviata tra committente e appaltatore. È evidente infatti che se l’appaltante deve valutare gli eventuali rischi nuovi

e aggiuntivi che possono derivare dall’introduzione, all’interno degli ambienti di lavoro della propria azienda, di attività lavorative gestite e organizzate da altri e dalla loro potenziale interferenza con le attività lavorative preesistenti da lui gestite, non può non avere conoscenza dei rischi specifici (e delle relative misure di prevenzione e protezione) connessi allo svolgimento di tali nuove e diverse attività lavorative. Tale conoscenza può derivare solo dalle informazioni e dalla documentazione fornitagli dall’appaltatore. Il documento, infine, deve essere redatto in forma scritta e allegato al contratto di appalto, anche se l’uso del termine «allegato» di per sé non è sinonimo di parte integrante e costitutiva del contratto, e non dovrebbe essere inteso come «redatto contestualmente» alla stipulazione del contratto.

Obbligo della tessera di riconoscimento per il personale delle imprese appaltatrici Con l’art. 6 L. 123/07, viene esteso a tutte le attività in regime di appalto o subappalto, l’obbligo già introdotto dall’art. 36 bis della L. 4 agosto 2006 n. 248, per il solo settore dei cantieri edili, di munire il personale occupato dall’impresa appaltatrice o subappaltatrice, di apposita tessera di riconoscimento corredata di fotografia contenente le generalità del lavoratore (nome, cognome, luogo e data di nascita) e l’indicazione del datore di lavoro. La tessera

va esposta e l’obbligo vale per tutti i lavoratori impiegati, a prescindere dalla tipologia del rapporto di lavoro e anche per i lavoratori autonomi, che svolgano la propria attività nel medesimo luogo di lavoro presso il committente. L’unica eccezione a tale obbligo, gravante su tutti i datori di lavoro che in qualsiasi settore facciano eseguire attività lavorativa in regime di appalto o subappalto, è ammessa per i datori di lavoro che occupino complessivamente meno di dieci dipendenti. Tali datori di lavoro, infatti, possono assolvere all’obbligo di identificazione dei lavoratori, in alternativa alla tessera, mediante annotazione giornaliera su apposito registro, da tenersi sul luogo di lavoro, degli estremi del personale impiegato nei lavori. Le finalità della norma sono molteplici: dal contrasto al lavoro irregolare negli appalti, alla trasparenza nei rapporti tra committente, appaltatore e subappaltatore; dalla puntuale individuazione dei lavoratori effettivamente impiegati nella esecuzione del lavoro ai quali garantire l’applicazione delle misure di prevenzione e protezione, all’agevolazione, per il datore di lavoro committente, sia dell’adempimento agli obblighi posti dall’art. 7, sia dell’adozione di adeguate cautele rispetto alla responsabilità solidale, su di lui incombente, in applicazione dell’art. 29 comma 2 D. Lgs. 276/03 e dell’art. 7 comma 3-bis. La violazione dell’obbligo di identificazione, mediante

tessera di riconoscimento e/o mediante annotazione su apposito registro, è punita con una sanzione amministrativa da 100 a 500 euro, per ciascun lavoratore, nei confronti dell’appaltatore o subappaltatore. Anche il lavoratore che, ovviamente munito della tessera di riconoscimento dal proprio datore di lavoro, non provvede a esporla, è punito con una sanzione amministrativa da euro 50 a euro 300.

Il costo della sicurezza nel lavoro in appalto Dopo il comma 3-bis è aggiunto il seguente ulteriore

È evidente che se l’appaltante deve valutare gli eventuali rischi nuovi e aggiuntivi che possono derivare dall’introduzione di attività lavorative gestite e organizzate da altri non può non avere conoscenza dei rischi specifici e delle relative misure di prevenzione comma: «Ferme restando le disposizioni in materia di sicurezza e salute del lavoro previste dalla disciplina vigente degli appalti pubblici, nei contratti di somministrazione, di appalto e di subappalto, di cui agli articoli 1559, 1655 e 1656 del Codice Civile, devono essere specificamente indicati i costi relativi alla sicurezza del lavoro. A tali dati può accedere, su richiesta, il rappresentante dei lavoratori cui all’articolo 18 e le organizzazioni sindacali dei

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legale lavoratori». L’indicazione dei costi della sicurezza potrebbe essere, per coerenza con l’impostazione complessiva dell’art. 7, limitata ai soli costi delle misure necessarie a eliminare le interferenze in relazione ai lavori da eseguirsi presso il committente. L’indicazione dei costi, limitata ai soli rischi interferenziali e non estesa ai costi della sicurezza dell’impresa appaltatrice per i rischi specifici propri della sua attività (per esempio Dpi, formazione, Spp, sorveglianza sanitaria ecc.), si porrebbe come conseguenza logica e coerente dell’oggetto e del

Il rappresentante per la sicurezza, nelle aziende che occupano fino a 15 dipendenti, e individuato come unico rappresentante per più aziende nell’ambito territoriale o del comparto produttivo, è eletto dai lavoratori e non più designato dalle organizzazioni sindacali contenuto del documento unico di valutazione dei rischi, alla cui redazione è obbligato il datore di lavoro committente. Vi è anche, e pare al momento raccogliere un certo consenso, una diversa interpretazione, secondo la quale i costi cui fare riferimento dovrebbero essere tutti i costi per la sicurezza, sostenuti dall’appaltatore per eseguire i lavori affidatigli, e quindi anche i costi per i rischi specifici propri della

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sua attività. Questo in quanto la finalità della norma, in analogia con quanto previsto per i contratti pubblici dall’art. 86-ter D. Lgs. nº 163/06, nel testo modificato proprio dalla L. 123/07, sarebbe quella di rendere certi, trasparenti e «incomprimibili» i costi della sicurezza sostenuti dalle imprese appaltatrici e impedire, quindi, che tali costi possano divenire oggetto di concorrenza sul prezzo tra le medesime imprese. In effetti il nuovo testo dell’art. 86 commi 3-bis e 3-ter, come modificato dall’art. 8 L. 123/07, prevede che: «Nella predisposizione delle gare di appalto e nella valutazione dell’anomalia delle offerte nelle procedure di affidamento di appalti di lavori pubblici, di servizi e di forniture, gli enti aggiudicatori sono tenuti a valutare che il valore economico sia adeguato e sufficiente rispetto al costo del lavoro e al costo relativo alla sicurezza, il quale deve essere specificamente indicato e risultare congruo rispetto all’entità e alle caratteristiche dei lavori, dei servizi o delle forniture. Ai fini del presente comma il costo del lavoro è determinato periodicamente in apposite tabelle dal ministero del Lavoro e della previdenza sociale, sulla base dei valori economici previsti dalla contrattazione collettiva stipulata dai sindacati comparativamente più rappresentativi, delle norme in materia previdenziale e assistenziale, dei diversi settori merceologici e delle differenti aree territoriali. In mancanza di contratto

collettivo applicabile, il costo del lavoro è determinato in relazione al contratto collettivo del settore merceologico più vicino a quello preso in considerazione. Il costo relativo alla sicurezza non può essere comunque soggetto a ribasso d’asta». È evidente la diversità d’approccio alla questione dei costi della sicurezza, da parte del legislatore, tra contratti pubblici e contratti privati, diversità che si è riverberata sul contenuto concreto normativo degli obblighi in materia. Per gli appalti pubblici pare di poter ormai individuare un percorso certo e definito verso l’obbligatorietà di una previsione «oggettiva» o quantomeno oggettivabile, dei costi della sicurezza. Tali costi si avviano a essere sottratti alla piena disponibilità delle imprese concorrenti a gare pubbliche per essere determinati, in una fascia d’oscillazione prestabilita, sulla base di parametri obiettivi che permettano di valutarne adeguatezza e sufficienza. È interessante rilevare come la valutazione, da parte delle amministrazioni pubbliche aggiudicatarie, del valore economico del lavoro, servizio o fornitura rispetto ai costi della sicurezza, non debba essere più fatta solo a posteriori, al momento della valutazione delle offerte già presentate dalle imprese concorrenti, ma anche preventivamente, al momento della predisposizione del bando di gara e della cosiddetta «legge speciale

di gara» e soprattutto del prezzo posto a base d’asta dalla stessa amministrazione. Si può, questa volta, effettivamente ritenere che, se le nuove disposizioni di cui all’art. 86 D. Lgs. 163/06, non solo inizino a essere effettivamente applicate ma vengano «interiorizzate» dalle pubbliche amministrazioni e da tutti coloro che a vario titolo si occupano di contratti pubblici (compresi e non per ultimi, gli stessi Tribunali Amministrativi Regionali), il fenomeno riprovevole e peraltro molto diffuso di eccessivi ribassi sul prezzo a base di asta, ribassi che spesso nascondono violazioni delle norme poste a tutela delle retribuzioni e dei trattamenti contributivi dei lavoratori e della loro sicurezza, possa finalmente ridursi significativamente fino a scomparire. Per i contratti privati, invece, la formulazione di cui al comma 3-ter dell’art. 7 D. Lgs. 626/94, appare troppo generica e lacunosa per permettere di raggiungere l’obiettivo, analogo a quello dei contratti pubblici, di indirizzare in senso «virtuoso» la concorrenza sul prezzo tra le imprese appaltatrici, in modo da escludere da qualsiasi tentazione di ribasso i costi delle misure di prevenzione e protezione. Ribasso che inevitabilmente finisce per tradursi in un abbassamento del livello di tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori impiegati nell’esecuzione di lavori affidati in appalto o subappalto. g


^ di Antonio D’Auria

normative ■ GLI STANDARD NELLA FILIERA DEL FOOD

la sicurezza alimentare nel packaging Le aziende che producono imballaggi destinati all’industria alimentare sono da tempo informate sul sistema di gestione per la sicurezza e sui suoi standard, ma ancora poco edotte rispetto alle specifiche indicazioni relative alla filiera produttiva di appartenenza. Ecco allora alcuni suggerimenti circa la scelta delle norme più efficaci da adottare.

l

e normative sulla sicurezza alimentare sono, oggi, una realtà molto diffusa nelle aziende alimentari, ma ancora poco applicate in quelle facenti parte della filiera coinvolta, benché iniziative autonome siano già state prese per eliminare possibili contaminazioni. È il caso dei fornitori di imballaggi che contengono gli alimenti prodotti e che talvolta sono a diretto contatto con gli stessi per essere poi immessi sul mercato e destinati al consumatore finale. Queste brevi note vogliono evidenziare il beneficio che alcune normative hanno portato alla tematica della sicurezza alimentare nelle aziende specifiche della filiera e offrire alcuni suggerimenti circa la scelta della norma da seguire affinché sia la più comune per la sua completezza e per la sua autorevolezza. Quest’ultima intesa come valenza internazionale e come coinvolgimento di tutte le aziende che ruotano intorno a quelle specificamente alimentari.

L’evoluzione dello standard L’argomento è stato oggetto di riflessioni e di studi già negli anni passati e sugli inizi degli anni 2000 sono stati prodotti, da associazioni internazionali di categoria, i primi documenti «standard» che fissavano alcuni fondamentali principi per il rispetto della sicurezza alimentare per evitare che possibili pericoli potessero produrre «rischi» e cioè la probabilità di effetti nocivi per

Antonio D’Auria Ingegnere, è stato direttore del Centro di sperimentazione per l’imballaggio della Siva di Locate Triulzi, nonché presidente della Commissione imballaggi dell’Uni, Ente nazionale italiano di unificazione. Attualmente è consulente aziendale per i sistemi di gestione nei settori qualità, ambiente, sicurezza e sicurezza alimentare.

la salute dei consumatori finali degli alimenti e la gravità di tali effetti. È il caso dello standard inglese Brc, British retail consortium [www.brc.org.uk], di carattere generale e pertanto applicabile a qualsiasi azienda della filiera alimentare, o ancora degli standard più specifici come Gmp, Gap, Gvp, Gpp, Gdp e Gtp, rispettivamente per i settori cartotecnico, agricolo, veterinario, pratica igienica, pratica produttiva, pratica di distribuzione e commerciale. In particolare l’iniziativa è stata senz’altro lodevole riempiendo un vuoto e dando così un’opportunità al fabbricante di imballaggi che voleva cautelarsi e offrire al proprio cliente sicurezza alimentare. Poche, a oggi, come prima detto, le aziende che hanno applicato nella loro organizzazione tali standard. Intanto l’Iso, International standard organization [www.iso.org], con i suoi comitati tecnici specifici, non ha ignorato la tematica e tenendo presente anche gli standard prima detti, ha emanato nel 2005 la norma En Iso 22000 che nel novembre del 2005 è stata recepita dall’Uni, Ente nazionale italiano di unificazione [www.uni.com] che, nell’aprile del 2006, ne ha pubblicato la versione italiana, Uni En Iso 22000, dandogli così lo «status» di norma nazionale italiana. Da questa data la sicurezza alimentare ha un riferimento ineccepibile rispondendo la norma alle aspettative di tutte le aziende della filiera alimentare e di noi tutti consumatori finali.

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^ di G. P.

normative ESEMPIO DI VALUTAZIONE DEL RISCHIO Pericolo Fase

Contaminanti biologici

Causa

Probabilità (P)

Gravità (G)

Rischio (P×G)

Controllo

Limite accettabilità

Azioni preventive

1

2

2

nessuna presenza

capitolato……

1

2

2

Nessuna presenza

capitolato…

1

2

2

nessuna presenza

capitolato…

1

2

2

nessuna presenza

capitolato…

inadeguata prassi del fornitore inadeguata prassi del fornitore inadeguata prassi del fornitore inadeguata prassi del fornitore

2.1.1

insetti volanti

2.1.1

insetti striscianti

2.1.1

rettili

2.1.1

roditori

2.1.1

uccelli

n.a.

capitolato…

2.1.1

cani

n.a.

capitolato…

2.1.1

gatti

n.a.

capitolato…

Con la dicitura 2.1 si intende la ampia fase di processo che consiste nel ricevimento materie prime. In questa fase si sono individuati i seguenti step qui in tabella riportati: 2.1.1 accettazione, 2.1.2 scarico e 2.1.3 immagazzinamento.

Le peculiarità della En Iso 22000 La norma Iso offre alle imprese interessate, in modo esaustivo, uno strumento per controllare e verificare che i loro processi, i materiali e i servizi coinvolti siano rispondenti ai requisiti indispensabili per la fornitura di imballaggi idonei all’uso particolare quale è quello degli alimenti. La peculiarità della norma Iso 22000 è tra l’altro la compatibilità con la norma Iso 9001 essendo stata allineata con quest’ultima, tale da farne quasi un completamento, nonché con i principi del sistema Haccp, Hazard analysis and critical control point (analisi dei pericoli e dei punti critici di controllo) e le fasi di applicazione sviluppate dalla Commissione Codex Alimentarius [www.codexalimentarius.net]. Tutto ciò permette un’integrazione dei documenti di supporto del sistema di gestione qualità evitando il proliferare di carte e comunque l’appesantimento della gestione di più sistemi. Una volta applicata la norma 22000

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l’azienda, volendo, può ottenere la certificazione del sistema e tale certificazione, per il mutuo riconoscimento tra i Paesi membri, è valida anche in questi ultimi. Per le aziende che hanno scelto l’applicazione del Brc o uno degli standard prima menzionati, l’istituto di certificazione prescelto rilascerà, previo opportuno audit, un attestato di conformità che si può configurare come certificazione di «prodotto-processo» più che di sistema. Tali standard offrono solo una parte di quanto offre l’applicazione della norma 22000 che tra l’altro contiene nel suo contesto anche i principi degli standard prima detti (programma dei prerequisiti «Prp»), oltre ad annoverare altre prescrizioni che completano la rete di protezione che un’azienda vuole stendere sulla sua organizzazione per garantire la sicurezza alimentare come la «comunicazione» alla quale si dà ampio risalto, considerando la stessa come filo di collegamento tra fornitori, operatori, clienti e quanti coinvolti nella filiera specifica. Nella pratica operativa l’applicazione delle 22000 comporterà un’integrazione del Manuale di gestione della qualità con le nuove prescrizioni, completando

e implementando i singoli capitoli con i richiami relativi necessari. La documentazione del sistema integrato si completerà con un’«Analisi dei requisiti aziendali per la sicurezza alimentare» e con alcune procedure specifiche in aggiunta a quelle esistenti. In questo documento saranno trattati il programma dei prerequisiti, l’analisi dei pericoli, la valutazione dei rischi, i Prp operativi, i punti critici di controllo, i limiti critici e la validazione delle misure di controllo.

La garanzia della sicurezza alimentare Per tutto quanto sopra detto, un sistema di gestione per la sicurezza alimentare supportato dalla norma Uni En Iso 22000, integrato con quella della qualità Iso 9001, è senz’altro più esaustivo per la garanzia della sicurezza alimentare rispetto all’applicazione degli standard di cui sopra che sono stati utili finché non sono state emanate le Iso 22000. Non va trascurato il fatto che l’azienda, integrando il suo sistema di gestione della qualità con quello della sicurezza alimentare, dimostra che ha maturato la piena consapevolezza che anche le aziende produttrici


Esempio di programma di Prp nel quale sono state riportate anche le relative fasi, i pericoli, il monitoraggio degli stessi nel tempo, i limiti di accettabilità e le verifiche.

di imballaggi, destinati ai prodotti alimentari, essendo parte integrante della filiera, siano coinvolte per quanto di loro competenza nell’applicazione di un sistema che possa dare le necessarie garanzie di idoneità igienica dei prodotti e di sicurezza, quindi di innalzare il livello qualitativo igienico sanitario dell’imballaggio destinato all’industria alimentare. Con un simile sistema l’azienda, nell’ambito della soddisfazione del proprio cliente, inserisce un ulteriore elemento che va oltre tale soddisfazione, partecipando a ridurre o eliminare gli spunti di contaminazione agli alimenti che si possono propagare da materie prime, impianti, processi e strutture utilizzate oltre che da materiali di imballaggio, attrezzature e agenti per la pulizia e disinfestazione. Nell’avvicinarsi alla Uni En Iso 22000 è conveniente consultare le «Technical Specification Iso/Ts 22004» (Linee guida per l’applicazione della Uni En Iso 22000/2005) oltre a un esame attento delle definizioni riportate nella norma e un confronto tra le stesse per evitare di incorrere in errate interpretazioni dei concetti e delle prescrizioni.

Alcune valutazioni finali Concludendo queste note è necessario fare tre ultime considerazioni: f la prima è che non vanno sottovalutate le difficoltà che spesso si incontrano nell’applicazione della norma, specialmente per le aziende con siti e impianti di non recente costruzione le quali dovranno colmare lacune costituzionali, specialmente alle infrastrutture, che negli anni passati non venivano prese in esame neanche dalle leggi a suo tempo esistenti; f la seconda considerazione è che gli istituti di certificazione possano offrire un servizio adeguato utilizzando, sia all’interno della struttura certificativi, sia come valutatori esterni, personale preparato non solo sulla carta ma anche sul campo per rendersi conto delle varie realtà industriali che non sono le stesse per le varie tipologie merceologiche, come nel caso degli imballaggi, ma molto diverse da quelle che producono alimenti in genere. Un’azienda di imballaggi che si avvicina a questa tematica deve essere invogliata a sviluppare quel percorso di crescita che la aiuta a modificare il suo standard qualitativo e di sicurezza alimentare e non penalizzata per un’interpretazione della norma alla lettera senza rendersi conto della realtà industriale in esame. Fermo restando i principi base della norma, le verifiche dovrebbero essere affrontate «cum grano salis» oltre

modulo

freq.

resp.

annuale

Res

metodo

riesame

scopo

analisi statistica

peli, capelli, piume...

prodotto

verifica validità monitoraggio

particellare

Prp

Correzione/ trattamento prodotto

segregazione, cernita e scarto prodotto

sostanze chimiche odorose…

modulo

pulizia pianale di carico e richiamo al trasportatore

chimico

freq.

nessuna presenza…

insetti volanti, striscianti…

tipologia

nessuna presenza di contaminanti

biologico

Prp

A.C.

Ddt di consegna

tipologia

prove e controlli in produzione e alla spedizione

2.7

natura

Verifica

Limite di accettabilità

a ogni carico

Fase

Monitoraggio Metodo di misura o control

assenza di contaminanti sul pianale di carico

Misura di controllo

ispezione visiva

Pericolo

che con la preparazione specifica di alimentarietà, impiantistica e quant’altro dei valutatori. È essenziale capire se l’azienda, e per essa l’alta direzione, con tutto il personale coinvolto, è entrata nello spirito della norma il cui rispetto, come prima detto, spesso comporta investimenti da parte dell’azienda applicandone i principi essenziali e guardare con la giusta valutazione i piccoli inconvenienti che si possono presentare involontariamente al momento della visita. f La terza considerazione, infine, è che gli organismi deputati a tale tematica, non escluso l’Uni che annovera nelle sue commissioni tecniche professionisti appartenenti a vari enti pubblici, intervengano affinché le Regioni, le Province, i Comuni e le Camere di commercio possano agevolare le aziende coinvolte stanziando contributi finanziari straordinari da utilizzare per l’adeguamento delle loro infrastrutture, impianti e quant’altro per raggiungere quei requisiti essenziali prima descritti, patrocinando così una iniziativa di grande utilità per tutte le aziende oltre che per la salute dei consumatori di alimenti. È bene comunque rivolgersi agli uffici competenti di questi enti per assicurarsi che non esistano già tali forme di contributi. g febbraio 2008

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^ di David G. P. Serenelli

ia r o t a g e l e l specia ■ LO STATO DELL’ARTE

finishing digitale:

un esempio concreto p

L’ottimizzazione del flusso e il layout di legatoria hanno un ruolo fondamentale soprattutto in ambito digitale, dove le piccole tirature, la standardizzazione e le strette tempistiche sono i vincoli impliciti di un settore che si avvicina sempre più al concetto di «produzione industriale».

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er parlare di procedure digitali nell’ambito della legatoria è giusto cominciare dal punto di vista di chi, a partire dall’esperienza consolidata nella stampa offset tradizionale, ha voluto approcciare il mondo dell’editoria digitale con un progetto a forte impatto tecnologico finalizzato a portare all’estremo il concetto di print on demand. Un punto di vista, quindi, piuttosto radicale perché legato alla produzione di libri o prodotti simili in quantità molto limitate, che vanno dalla copia singola alle tirature sotto le mille copie.

Si tratta dell’esperienza della Divisione Digitale dell’Associazione Padre Monti di Saronno [www.padremonti.it], scuola grafica appartenente al Polo Grafico Lombardo, che da circa un anno e mezzo ha avviato questo progetto di book and print on demand, supportata da Xerox [www.xerox.com] e Kern Italia [www.kern.ch].

Verso la qualità industriale Con l’obiettivo di scovare bisogni a volte inespressi di prodotti librari stampati in piccola quantità o addirittura in copia singola, senza peraltro tralasciare il mercato delle tirature medie (sul


Con un impianto come la brossuratrice BB3002 della Bourg [www.cpbourg.com] si possono realizzare fino a 250 volumi/ora in brossura fresata, incollata, con e senza alette.

David Serenelli Per l’Associazione Padre Monti, scuola grafica di Saronno, è progettista e coordinatore delle attività di formazione e responsabile tecnico del progetto book on demand. Come libero professionista, è consulente color quality e automazione dei flussi di lavoro nell’area prestampa e stampa per il settore dei quotidiani.

labile confine inferiore, per intenderci, del mercato della offset a foglio), la scelta delle tecnologie da impiegare per la legatoria ha privilegiato la versatilità e la qualità della lavorazione rispetto all’integrazione spinta tra le fasi lavorative. Infatti la tipologia di lavori, spesso diversi tra loro per formato, lavorazione del volume (fresatura, cucitura punto metallico, cucitura a punto colla) e tipologia di copertina, rende molto difficile adottare linee completamente

automatiche dalla stampa al volume finito, pena ingenti tempi morti e avviamenti costosi degli impianti. Per contro, macchine offline con avviamenti snelli consentono rapidamente di passare da una commessa alla successiva, con evidenti vantaggi. Un progetto del genere si basa inconfutabilmente sull’ottimizzazione dei flussi di lavoro antecedenti alla stampa (graphic design, impaginazione e prestampa), fondamentali per avere una gestione economica dei costi

fissi di produzione, che sulle copie singole o le poche copie possono far naufragare il progetto editoriale. Ma questa è tutta un’altra storia che verrà trattata in altro momento. La legatoria è altresì fondamentale per poter garantire un prodotto di qualità «industriale» benché le quantità non consentano di utilizzare impianti destinati alla produzione massiva (linee automatiche di legatoria).

Le due tecnologie principali Parlare di legatoria digitale comporta inevitabilmente prendere in considerazione la stampa tradizionale offset rapportata alla stampa digitale basata sul principio xerografico. Sebbene sempre di stampa si tratti, le due tecnologie impattano diversamente sul processo a valle. La prima cosa, che può apparire banale, sta nella differenza sostanziale tra le due tecnologie in termini di modalità con cui realizzano la produzione: seriale l’offset, tendenzialmente sequenziale la stampa digitale. Cosa significa? Andiamo a scoprirlo.

Stampa digitale: sequenziale La produzione mediante strumenti digitali (xerografia) è sostanzialmente sequenziale; o meglio può essere sia sequenziale sia seriale, ma per snellire le operazioni di legatoria a valle del processo, normalmente si stampa l’intera sequenza di pagine del volume da produrre, per il numero di ripetizioni (copie) necessarie a completare la produzione. È evidente che esistono anche applicazioni particolari, dove la versatilità del processo digitale (per esempio, il dato variabile) si deve integrare con la produzione massiva dell’offset. In questi casi diventa indispensabile, per poter far confluire e integrare i due processi in un’unica fase di legatoria di tipo tradizionale, procedere con una produzione seriale della tiratura digitale.

Stampa offset a foglio: seriale Nel processo offset a foglio, la tiratura di un libro viene fatta una segnatura alla volta. Al termine della stampa avremo mazze di carta da piegare per formare segnature piegate e quindi segnature da raccogliere per formare il blocco libro da incassare con la copertina. Il tutto con strumenti più o meno automatici e in linea tra di loro.

L’uscita della brossuratrice BB3002 con i libri finiti pronti per il taglio trilaterale.

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ia r o t a g e l e l specia

La linea Kern Smartbinder permette di ottenere le segnature finite a partire dai fogli stampati in sequenza in digitale.

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Stampa sequenziale: attenzione al controllo della sequenza!

Dalla bobina al libro finito: esempio di layout di legatoria digitale

Come si può facilmente intuire, stampare un volume in modo sequenziale conferisce al processo produttivo un vantaggio evidente: il blocco libro è praticamente già formato al termine della stampa e non vi è alcun bisogno di procedere a operazioni quali la raccolta delle segnature o la piegatura dei fogli. Questo rappresenta un vantaggio indiscutibile sulle piccole e microtirature per le quali le operazioni di poststampa

Nell’esperienza presentata la scelta di optare per un impianto di stampa digitale a bobina (Xerox CF 495) è stata dettata dalle caratteristiche tecniche e produttive che l’impianto garantisce. Senza entrare troppo nel dettaglio della stampa, dal momento che vogliamo focalizzarci sulla legatoria, dirò solo che la tecnologia di fusione a freddo del toner e il trascinamento pin-feed del nastro di carta garantiscono due caratteristiche fondamentali alla qualità del volume, in relazione anche alle lavorazioni di legatoria successive: il basso stress termico della carta (ondulazioni praticamente assenti sulla costa del libro) e registro bianca e volta molto accurato (entro i pochi decimi di millimetro). In coda a una macchina da stampa digitale a bobina di questo tipo si potrebbero avere fondamentalmente due opzioni: un ribobinatore, che avvolge la banda stampata da consegnare alla fase di finishing, oppure una taglierina, che divide in fogli la banda. Il ribobinatore può rappresentare una soluzione efficace quando siamo in presenza di produzioni abbastanza corpose in termini di tiratura o estremamente standardizzate dal punto di vista della tempistica di produzione. Non è quasi mai il caso dell’editoria «on demand». Una taglierina con uno stacker in linea senz’altro

hanno un’incidenza di costo non indifferente. Per contro, avere la tiratura così composta (mazze di carta in cui vi sono le singole copie in sequenza ordinata della pagine) rende questo oggetto altamente delicato da manipolare o spostare, in considerazione della possibilità di perdere un foglio della sequenza, mettendo a repentaglio la correttezza dell’intero volume.

assolve meglio alle esigenze di stampa editoriale. Ve ne sono con coltello rotativo o a ghigliottina. Per garantire lo sfruttamento migliore della macchina da stampa, la taglierina deve essere molto affidabile e versatile e deve consentire il taglio della bobina oltre che nel senso trasversale (ovviamente) anche in quello longitudinale in due o più bande, separando correttamente i fogli ottenuti. Con questo strumento, dalla bobina possiamo ottenere una mazza di fogli tagliati: f a singolo foglietto (2 pagine una in bianca e una in volta); f in doppio (resa 2 o 2-up); f in triplo (resa 3 o 3-up); f per volumi da rilegare in brossura fresata; f a quartino (4 pagine di una segnatura); f per volumi da rilegare a punto metallico o a punto colla; f in funzione del formato finito del libro e della larghezza della bobina.

La brossura determina la velocità del processo Il taglio trasversale e longitudinale del nastro di carta, nel caso di volumi da rilegare in brossura fresata, dovrà essere fatto in modo tale che la mazza prodotta sia già pronta a entrare


Un particolare di una taglierina e stacker posti in uscita di una macchina da stampa digitale a bobina.

nella brossuratrice, evitando ulteriori operazioni di taglio. Quindi l’imposizione del lavoro prevederà sul lato di cucitura del volume un solo millimetro di abbondanza destinato alla fresatura del dorso volume, e il taglio avverrà proprio in quella posizione. La brossuratrice adottata in questa soluzione (Bourg BB3002) consente di fare un avviamento molto rapido, in termini di settaggi di fresatura e di colla. Il tutto è gestito tramite computer interno e comandato tramite touch screen. I setup memorizzati consentono di passare da un lavoro a un altro in tempi brevissimi. Il calcolo della larghezza del dorso è automatico nel momento dell’introduzione del blocco libro e pilota le quote della cordonatura della copertina. Su questa è possibile effettuare fino a 6 cordonature (alette e cordonature di cortesia). In uscita il volume dovrebbe andare direttamente su un tagliacarte trilaterale per completare il ciclo produttivo. Altrimenti su un tagliacarte lineare, ma in questo caso l’impatto della manodopera cresce significativamente; diminuisce inoltre la precisione e la pulizia del taglio. Con questo schema la produttività del sistema è dettato dalla velocità della

brossuratrice. Infatti, cosa abbastanza sorprendente pensando al processo tradizionale offset a foglio, il primo libro finito potrà uscire praticamente qualche minuto dopo che è stata avviata la stampa e i successivi al ritmo di circa 200-250 volumi ora (con questo tipo di brossuratrice).

Le difficoltà con il digital printing Un punto debole della stampa digitale è sempre stata la legatoria, che non consentiva di fare economicamente lavorazioni alternative alla brossura fresata, se non il punto metallico, non applicabile però alla produzione libraria. Oggi è possibile però ottenere un risultato del tutto simile alla brossura cucita, senza usare il file refe, ma utilizzando un sistema che incolla con punti vinilici i singoli quartini, fino a formare la segnatura desiderata. Per parlare chiaro, questa soluzione non va bene per l’editoria scolastica che richiede per legge la brossura a filo refe, ma da un punto di vista tecnico la tenuta è praticamente la stessa. Certo, forse su un tempo indefinito (anni?) la colla può deteriorarsi più del filo, ma certo non è un problema per i libri di testo che al massimo durano tre anni (e la regola è un anno, come sappiamo bene).

Un processo molto delicato La mazza stampata dei volumi dei libri, composti dai singoli quartini che compongono le segnature (8vi, 16simi, 32simi ecc.),

alimenta una linea automatica di piegatura, incollatura, accavallatura e taglio trilaterale (Kern Smartbinder). I quartini vengono piegati a metà, incollati in costa uno sull’altro mediante punti di colla vinilica a freddo (oppure, volendo, si possono montare le teste Honer di cucitura a punto metallico, per album, per esempio), fino a formare la segnatura; questa poi passa al taglio trilaterale e all’uscita. Un operatore raccoglie il blocco libro e lo introduce nella brossuratrice che avrà la fresatura disattivata, e farà sul dorso solo una «grecatura» per favorire l’ancoraggio della copertina al dorso del blocco libro. Il ciclo è semplice ma presenta un aspetto delicato: se un singolo foglio per qualche ragione manca nella sequenza, si inceppa nella linea e l’intera sequenza viene compromessa, oltre a rendere sbagliate tutte le segnature successive. Il presidio della linea da parte di un operatore diventa indispensabile. Oppure si può adottare una soluzione più vantaggiosa: un bar code reader posto su ogni foglio della tiratura, evidentemente inserito nel file al momento dell’imposition, che «dica» alla linea di produzione quale foglio della segnatura esso sia. Se non corrisponde a quello che il programma della linea si attende, la segnatura viene scartata in automatico e il processo riprende dal primo foglio corretto successivo, senza fermi macchina o possibilità di segnature con sequenza errata. Un solo aspetto rende talvolta difficoltoso l’impiego del bar

code: lo spazio necessario sulla carta per poterlo stampare: non sempre c’è! Anche in questa seconda linea produttiva, la velocità di produzione è dettata dalla velocità della brossuratrice, e anche in questo caso il primo libro finito può uscire dopo pochi minuti che è stato stampato. La tolleranza nella lavorazione di piegatura e incollatura si alza all’ordine

Particolare dell’uscita della linea Kern Smartbinder con le segnature finite in sequenza

di grandezza del millimetro. Evidentemente non si può parlare di legatoria digitale tout court prescindendo dal tipo di produzione e segmento di mercato a cui ci si rivolge: nelle micro e piccole tirature, con molti ordini diversi da evadere in due o tre giorni, questa soluzione appare efficace, ma non è senz’altro una ricetta universale. g febbraio 2008

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^ di Alessandro Battaglia Parodi

■ LA DOCUMENTAZIONE PROFESSIONALE DI TAGA

l’importanza della pianificazione del lavoro

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uello della legatoria è da sempre un mondo ammantato del fascino particolare che distingue le culture artigianali. Un patrimonio di saperi antichi e spesso geniali che si è però sempre più assottigliato per via di una progressiva automazione e «disumanizzazione» delle logiche industriali, fino a farla diventare

La rinascita della legatoria è strettamente legata a nuove richieste qualitative nei prodotti stampati. Tuttavia la conoscenza delle sue metodiche è purtroppo ancora appannaggio di pochi. Per aiutare tutto il settore a comprenderne piccoli e grandi segreti, ecco un testo obbligatorio non solo per gli addetti, ma per tutti coloro che si occupano di editoria e arti grafiche. marginale rispetto al passato, quasi una «Cenerentola» del settore grafico. Eppure oggi la ricerca della continua qualità nella produzione di stampati, unita alle conquiste dell’innovazione tecnologica, ha riportato alla ribalta la magia e la precisione di queste tecniche, che per certi versi sono ancora troppo poco conosciute.

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Un recupero urgente A gestire il recupero di questa importante eredità culturale ci ha pensato Taga Italia [www.taga.it] che, con il volume dedicato agli Standard di legatoria: linee guida e raccomandazioni per le lavorazioni, ha anche permesso di aggiornare i dettami della tradizione con le innovazioni più stringenti in ambito offset. Massimo Pellegrini, direttore delle aziende modenesi Legraf e Legotecnica [www.legraf.it] e presidente dell’Associazione Poligrafici della stessa città, ne ha curato la stesura e può identificare meglio di chiunque altro gli aspetti più interessanti di questo settore: «Non credo che la cultura di base della legatoria sia mai stata persa», sottolinea Pellegrini, «forse in passato non la si considerava determinante e in molti casi mi pare fosse anche sensato perseguire innovazioni molto più significative in stampa e in prestampa. Però, come si assiste in questi ultimi anni, la legatoria sta acquistando sempre maggior importanza perché può fare la differenza nell’acquisizione di una commessa. È chiaro che gli aspetti oggi determinanti in legatoria sono differenti rispetto a quelli di vent’anni fa, ma questo per una naturale evoluzione del mercato rivolto a ottimizzare tempi, qualità e costi». «Sicuramente la preparazione di chi progetta oggi gli stampati, rispetto alle tecniche e alle tecnologie della legatoria, deve essere aggiornata velocemente. Ritengo che la prossima vera sfida sia

Massimo Pellegrini è ingegnere e direttore di Legraf e Legotecnica, oltre a essere docente esterno di poststampa presso gli Istituti professionali per l’industria e l’artigianato (Ipsia) Fermo Corni di Modena e Luigi Galvani di Reggio Emilia.

quella di trasferire ai progettisti grafici le conoscenze necessarie per affrontare il mondo della poststampa. È infatti in prestampa che si può determinare la riuscita o l’insuccesso di un libro o di un opuscolo. Si pensi soltanto ai limiti di taglio e di piega, alle caratteristiche degli adesivi e quindi alle necessarie misure e contromisure da adottare. Sono tutte situazioni tipiche e direi quotidiane che, se non previste e progettate con competenza, determinano difetti talvolta irrecuperabili».

Documento indispensabile Emerge quindi con forza la necessità di incoraggiare l’approfondimento delle metodiche di legatoria per «pareggiarle» alle altre competenze delle arti grafiche. E in questo senso il riflesso sulle logiche della formazione diventa inevitabile: «È la scuola l’elemento su cui puntare per avere in futuro progettisti capaci di tener


conto della fattibilità di uno stampato secondo gli standard qualitativi della Legatoria. Ed è ancora la formazione continua a mantenere un aggiornamento costante volto ad affinare le procedure, a ridurre i tempi e sperimentare l’effetto del mutamento continuo dei materiali. In sostanza», continua Pellegrini, «le conoscenze attuali e quelle che giorno per giorno nascono, debbono essere state digerite dalla legatoria nel suo insieme, per poi essere messe a disposizione della prestampa. Sono fiducioso per il futuro, mi pare che il mercato ci stia obbligando a seguire questa filosofia per poter competere sui mercati». Ma veniamo al documento preparato da Taga per capire quanto è stato fatto negli ultimi anni in questo settore per ottimizzare le lavorazioni nel flusso continuo dalla prestampa al finishing. «Nelle Linee guida Taga sono state individuate 14 fasi di lavorazione, che vanno dal taglio alla pallettizzazione finale. Si tratta di un primo esempio di presa di coscienza da parte di tutti gli attori del mondo grafico, ed è la dimostrazione che la legatoria è determinante e che non possiamo più permetterci di considerarla l’ultima e minore fase del ciclo di produzione», spiega il manager di Legraf. «Si pensi solo al numero di professionisti coinvolti nella stesura di questo documento: si passa dai costruttori di macchine, ai docenti, agli studiosi ed esperti di legatoria, fino alle legatorie stesse che hanno contribuito in due anni di lavoro a sviluppare un testo che non è ovviamente completo, ma rappresenta un ottimo punto di riferimento per cominciare a parlare in maniera seria di poststampa. Questo è un volume che ha l’obiettivo di essere presente su tutte le scrivanie degli operatori alla prestampa, ma anche sui banchi di scuola negli istituti tecnici, fino a diventare un appropriato riferimento tecnico per “usi e consuetudini” spesso obsoleti depositati nella varie camere di commercio. Non si può dimenticare infatti che questo genere

Flusso di lavoro

Operazione

CLIENTE

f Definisce le caratteristiche del prodotto di cui ha bisogno. f Stabilisce con il marketing quantità e costi. f Contatta il progettista (persona o agenzia) per preparare il progetto. f Stabilisce con lo stampatore/ legatore programma e preventivo.

PROGETTAZIONE GRAFICA Progetto esecutivo

f Traduce l’idea del cliente in progetto esecutivo e ne richiede l’approvazione. f È disponibile per il controllo di qualità del prodotto. f Fornisce un file completo di prova rappresentativa del prodotto.

PRESTAMPA File pronto per la stampa Prove contrattuali Matrici

f Opera in accordo con lo stampatore/legatore recependone la specifiche di lavorazione in funzione delle caratteristiche del prodotto finale. f Effettua le lavorazioni di riproduzione, composizione, imposition e prova. f Sottopone la prova contrattuale al cliente per il «visto si stampi» ed effettua le eventuali correzioni finali. f Prepara il file finale secondo le specifiche di stampa stabilite. f Prepara, in accordo con lo stampatore/legatore, un facsimile del prodotto finito e lo sottopone al visto del cliente.

STAMPA Bancali con fogli/segnature e visti macchina

f Effettua la stampa in modo da ottenere quanto stabilito dalla prova contrattuale ricevuta e in accordo con quanto richiesto dal cliente. f Garantisce che la produzione ottenuta rispetti le specifiche concordate in termini di qualità, quantità, costi e tempi. f Opera in accordo con i reparti a monte per definire le specifiche di lavorazione.

LEGATORIA Material e confezionato e finissato

f Effettua il controllo di accettazione del materiale ricevuto dalla stampa. f Garantisce che la produzione ottenuta rispetti le specifiche concordate in termini di qualità, quantità, costi e tempi. f Effettua tutte le lavorazioni di legatura e finissaggio secondo quanto indicato sull’ordine di lavoro. f Fornisce la propria assistenza tecnica nella stesura del progetto esecutivo.

Schema di flusso di lavoro che coinvolge le diverse operazioni di prestampa, stampa e legatoria.

di pubblicazioni sono spesso utilizzate dai periti nei contenziosi giudiziali, con effetti a volte imprevedibili».

Le fasi e le tolleranze Sono molte le variabili che vanno a condizionare sul prodotto finale e l’alta incidenza che i costi di legatoria gravano sull’intero processo produttivo a volte non permette di dispiegare tutte le possibilità offerte da questo settore. È tuttavia possibile realizzare preventivamente uno studio di fattibilità già in fase di progettazione del libro o dello stampato, cosa che può portare a economie molto rilevanti e sfruttabili al meglio nella fase finale, quella della legatoria appunto. Per raggiungere questo obiettivo occorre però conoscere perfettamente le singole fasi della lavorazione e, per ognuna di esse, eliminare possibili défaillances e i relativi costi aggiuntivi. «Abbiamo toccato le parti principali della legatoria: il taglio, la piegatura, la cucitura a punto metallico, la brossura, il cartonato, la cellophanatura e le specifiche del capitolato», spiega Pellegrini. «Per ognuna di queste fasi abbiamo poi creato una serie di sottoparagrafi che ne completano la stesura: si parte dalle definizioni, a partire dalla descrizione del ciclo di lavorazione, la descrizione della macchina, i materiali impiegati, i controlli e le misurazioni da effettuare, le tolleranze richieste e le raccomandazioni a cui attenersi per evitare errori e per fare in modo che per ciascuna fase il prodotto di legatoria possa essere definito “accettabile”». Interessanti sono le tolleranze dimensionali e geometriche riferite alle tecnologie oggi a disposizione e quelle per carte standard, oltre alle indicazioni sulla percentuale di copie di scarto: «Questi valori numerici dimostrano come tutte queste variabili possano operare sinergicamente in ogni fase della lavorazione per costruire un libro cartonato anziché un opuscolo legato a punto omega. Personalmente trovo molto utile, nel lavoro quotidiano, rileggere la parte dedicata alle “raccomandazioni”

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ia r o t a g e l e l specia in cui posso trovare, a seconda delle mie esigenze, un elenco puntuale di quesiti fondamentali da pormi: una sorta di checklist che accompagna il progetto grafico e mi impedisce di sbagliare o dimenticare qualcosa. La precisione in questo settore rappresenta gran parte della nostra professionalità».

E la tecnologia? È maggiore sui materiali Parliamo ora delle tecnologie relative alla legatoria: quali sono le applicazioni vincenti in questo momento, e quali le innovazioni che stanno per diventare gli standard di riferimento? «Non vedo oggi una tecnologia che possa rivoluzionare il mondo della legatoria come è capitato invece in passato in stampa con l’offset oppure con il digitale», sostiene Pellegrini. «C’e invece un’evoluzione continua nei materiali utilizzati per la costruzione di macchine da legatoria che ne hanno migliorato le performance, senza dimenticare l’integrazione informatica ed elettronica che ne alzano il livello di qualità e affidabilità richiesto. Oltre a questo occorre dire che la tendenza dei costruttori è di integrare diverse fasi di lavorazione per automatizzare il più possibile e ridurre la parte non trascurabile in legatoria, che è quella dello stoccaggio

Il volume Taga Doc. 10 dedicato agli Standard di legatoria: linee guida e raccomandazioni per le lavorazioni

e della movimentazione manuale. Ma vedremo meglio cosa ci proporrà il prossimo Drupa per capire meglio le nuove tendenze dei costruttori». «Intanto è positivo vedere che anche in poststampa è possibile arricchire e nobilitare il prodotto grafico attraverso processi rilievografici spesso dimenticati, oppure vedere maggior attenzione verso i tipi di adesivi (ad esempio il poliuretano, ndr) da utilizzare in funzione del prodotto che si desidera effettuare. Ciò significa che si sente con urgenza la necessità di maggiore professionalità e che quindi la tendenza è di diventare più bravi e quindi più competitivi». «Anche in legatoria la qualità è diventata una condizione necessaria, quasi scontata oggi, e per ottenerla è importante lavorare sui costi e ridurre i tempi. Un obiettivo», sottolinea Pellegrini, «che si raggiunge soltanto se si è in grado di mantenere efficiente la comunicazione tra prestampa e legatoria».

Standard e normative a cui riferirsi La scelta di competere sul grande mercato si accompagna alla ricerca di nicchie di clientela alle quali offrire prodotti di legatoria differenziati e

STANDARD DI LAVORAZIONE Deviazione dal valore nominale

Variazione nella produzione

Fino a due pieghe parallele

±0,5 mm

±0,5 mm

Da due pieghe parallele al 1/24

±0,8 mm

±0,8 mm

Dal 1/24 a segnature superiori

±1,0 mm

±1,0 mm

Piega verticale e/o orizzontale

Scarti di produzione Carte standard (da 80 a 200 g/m²): 2% (minimo 100 fogli). Carte e lavorazioni speciali: a preventivo.

Illustrazione di alcuni standard di lavorazione contenuti nel volume Taga Doc. 10.

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possibilmente innovativi. Un percorso evolutivo che deve però interfacciarsi continuamente con una concorrenza agguerrita, in Europa e nel mondo. Indispensabili diventano allora le conoscenze degli standard qualitativi condivisi a livello globale: «Il documento Taga sulla legatoria è partito da un’analisi su ciò che era già presente in Europa, soprattutto in Germania, e oltre oceano nel poststampa, ed è stata una sorpresa accorgerci che non c’era molto. È stato quindi un lavoro stimolante perchè eravamo consapevoli che oltre a tener conto delle norme Uni [www.uni.com], Iso [www.iso.org] e dei documenti Bvdm, Bundesverband Druck und Medien [www.bvdm.org], avevamo l’occasione di aggiornare gli standard della legatoria che per definizione non possono essere statici nel tempo. Per questo motivo possiamo dire con orgoglio di essere sostanzialmente già allineati agli standard esteri. Non dimentichiamo poi che l’Italia esporta molti prodotti grafici e cartotecnici, e che quindi dimostra di essere capace di soddisfare i requisiti di altri mercati. Siamo insomma una buona avanguardia». «Ciononostante insisto sull’importanza della giusta formazione per il personale di legatoria e di prestampa, e del conseguente necessario lavoro di gruppo che deve esserci sia che si parli di reparti interni, sia di rapporto tra cliente e fornitore esterno. Oramai», conclude Pellegrini, «le logiche e le procedure di lavorazione cambiano talmente velocemente che si deve radicare il concetto di formazione continua, obbligo tassativo per meglio affrontare le sfide dei mercati». g


^ di Paolo Crespi

ia r o t a g e l e l specia ■ TUTTE LE NOVITÀ DI MÜLLER MARTINI

sistemi flessibili per produzioni veloci ed economiche In una congiuntura difficile che vede prevalere le tirature minime e i tempi strettissimi, diventano sempre più indispensabili l’affidabilità e la qualità delle finiture. Ecco le ultime, vantaggiose proposte del maggior produttore di macchine per il finishing.

La macchina da stampa a formato variabile Alprinta-V, grazie a uno speciale gruppo di stampa flessografica, può essere interessante per la produzione di imballaggi ed etichette.

«l

ess is more»: maggior resa, maggior guadagno con minor impiego dei mezzi di produzione e riduzione dei costi. È questo il motto di Müller Martini [www.mullermartini.com] per la prossima edizione di Drupa. Come dire: la miglior garanzia della soddisfazione dei clienti è il successo economico ottenuto grazie a

impianti di grande qualità. Sono passati quattro anni dall’ultima edizione della fiera più importante del mondo per il nostro settore. La kermesse del 2004 si era svolta all’insegna delle lavorazioni di stampa in rete. La «digital smart factory», il flusso di lavoro digitale, Cim e Cip4 sarebbero stati a lungo «l’argomento del giorno», anche per gli anni seguenti. E Müller Martini, in quanto membro dell’organizzazione Cip4 [www.cip4.org], si era già dedicata allo sviluppo delle connessioni digitali in rete per i propri sistemi di produzione, anche utilizzando macchinari di case diverse. Oggi, la tendenza a collegare in rete ogni singola fase della produzione è in continuo sviluppo. Per quale motivo avviene? Sostanzialmente perché la pressione economica grava sempre più sui clienti. La concorrenza pressante e la sovracapacità produttiva li costringono a ricercare la massima efficienza. Come partner leader, un’azienda come Müller Martini ha senz’altro fra le sue priorità quella di sostenere i clienti in questa congiuntura.

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ia r o t a g e l e l specia Una marcia lunga quattro eventi In concreto questo mandato si traduce nel puntare l’obiettivo su sistemi flessibili, che permettano di realizzare produzioni economicamente vantaggiose, anche con tirature minime e tempi strettissimi. L’elevato livello di automazione, la potenzialità di connessione di rete, i tempi rapidi di messa a punto e l’esiguo numero di scarti sono gli elementi che permettono di raggiungere questo obiettivo. Chi a fine settembre ha avuto modo di visitare a Bruxelles la fiera dedicata alle macchine per stampa, LabelExpo, ha sicuramente notato Alprinta-V. Nel mondo sono già numerosi gli stampatori di packaging che si affidano alla nuova unità di stampa offset a bobine, a formato variabile. Una macchina che si offre per l’impiego in campi finora inesplorati, grazie all’elevato livello di automazione raggiunto con gli inserti di stampa, che permettono qualsiasi variazione di formato: A Felben è stata presentata la nuova raccoglitrice ZTM 3697 che presenta un rivoluzionario sistema di separazione della segnatura, che «sfoglia», le segnature dalla pila e le trasporta in modo rapido e sicuro.

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Le Diamant sono macchinari ad alta produttività che consentono al legatore di produrre economicamente libri a copertina rigida, libri con copertine integrali, full-flap o plastificate.

in particolare si aprono nuove prospettive nella produzione di piccole tirature e nel mercato della cellofanatura con termoretrazione, attualmente in crescita. Altro esempio. All’Ifra, la fiera viennese del quotidiano, il centro dell’interesse è stato il nuovo sistema d’inserimento ProLiner a soluzione modulare, che assicura la massima flessibilità e garantisce la sicurezza dell’investimento. All’Open House, che si è svolta presso gli stabilimenti Müller Martini di Bad Mergentheim all’inizio di novembre, l’azienda ha sorpreso i visitatori con la nuova linea per libri Diamant 35 «shortrunhardcover», in grado di apportare un aumento del 16% alla produzione, rispetto a quanto era possibile realizzare con il modello precedente.

Quasi contemporaneamente, all’Open House di Felben, Müller Martini ha presentato al pubblico, come novità assoluta, la raccoglitrice ztm 3697, vincitrice del premio innovazione assegnato dall’industria tedesca della stampa nella categoria confezionamento.

Segnatura per segnatura Cominciando proprio da qui, dalla novità per linee di brossura presentata al salone svizzero, passiamo in rassegna le principali tecnologie applicate, introdotte recentemente da Müller Martini. La raccoglitrice ad alte prestazioni, svelata all’Accademia della brossura di Felben, si segnala innanzitutto per un inedito sistema di separazione delle segnature, che conferisce un’ottima stabilità alla carta anche alle alte velocità di produzione. Ecco come: la segnatura situata più in basso viene sfilata dalla pila residua parallelamente al dorso, esattamente come la buccia viene tolta da un frutto. Durante la sfilatura viene curvata e irrigidita, acquisendo stabilità. Per garantire un accurato trasporto del prodotto viene creato poi un cuscino d’aria intorno alla segnatura,

generato dal tavolo ad aria soffiata e dal coltello. Oltre al principio di sfilatura della segnatura in senso longitudinale, la seconda grande innovazione è il primo canale di trasporto concavo mai installato su una raccoglitrice: conferisce alle segnature una leggera nervatura e quindi una forma stabile, presupposto di un trasporto davvero sicuro. In questo modo si possono lavorare anche formati obliqui e fogli singoli, con un rendimento netto superiore alla media. Durante le presentazioni live, la macchina ha prodotto alla velocità massima di 18mila cicli/h.

Copertina rigida Negli ultimi mesi del 2007, Müller Martini Buchtechnologie ha aumentato la prestazione della sua linea di produzione libri shortrun da 30 a 35 cicli al minuto. Con la nuova Diamant 35, il legatore può produrre in modo ancora più economico fino a 2.100 libri a copertina rigida l’ora: rispetto al modello precedente (Diamant 30), l’incremento è di oltre il 16%. Inoltre, con la nuova unità si possono produrre gli stessi formati della Diamant 60: sia libri


La nuova macchina per la pressatura rulli/sull’intera superficie (Rpm/Gpm) permette di eliminare il rigonfiamento del dorso cucito a filo di refe.

ad album, con spessori ridottissimi, sia volumi di grande formato. Grande anche la flessibilità, garantita dal ricco corredo di opzioni Diamant: all’Open house sono stati sfornati a titolo dimostrativo libri con copertina flessibile (olandese) e ad alette. La qualità elevata della nota linea di cartonato si riflette in tutte le fasi della lavorazione: preriscaldamento a raggi infrarossi, arrotondamento, doppia pressatura, rinforzo del dorso, incassatura. I cambi di formato sono molto veloci e vengono gestiti da un sistema touch screen analogo a quello della Diamant 60. Di grande impatto, oltre alla qualità, il livello di automatizzazione della nuova linea shortrun, che si traduce in messe a punto rapide e, di conseguenza, in una grande redditività.

Pressatura al 100% È noto che i blocchi libro con cucitura a filo rete possono mostrare un maggiore o minore rigonfiamento del dorso a seconda del tipo di carta, della qualità della piegatura e del tipo di cucitura filo refe. Con la nuova macchina per la pressatura rulli/ sull’intera superficie (Rpm/ Gpm) di Müller Martini il problema può essere risolto in modo duraturo. Per prima cosa il blocco libro passa attraverso la macchina per

la pressatura a rulli, che mantiene abbassata la piega: in questo modo si riduce il rigonfiamento del dorso e i fori di cucitura si chiudono. Successivamente il blocco viene posizionato centralmente nella macchina per la pressatura sull’intera superficie mediante una pressa idraulica che applica una forza massima di 30 tonnellate. Così l’aria viene espulsa completamente e lo spessore del blocco viene uniformato. E dato che la pressa agisce direttamente sulle ganasce per mezzo di cilindri idraulici, ecco che si può parlare di pressatura al 100%.

Risguardi d’autore Si chiama Vba/Collibri l’unità metti-risguardi sviluppata specificamente per la produzione di libri a copertina rigida con blocchi libro cuciti a filo refe. Quello La Vba/Collibri è un’unità metti-risguardi progettata per la produzione di libri a copertina rigida con blocchi libro cuciti a filo refe.

che segue è, a grandi linee, il suo funzionamento. Sul blocco libro vengono applicate strisce di colla attraverso ugelli. Si procede quindi all’alimentazione e alla pressatura dei risguardi sul blocco libro cosparso di colla. Dal momento che la colla viene applicata sul blocco e non sui risguardi, su questi ultimi è possibile lavorare un ampio spettro di grammature. L’incollatura attraverso gli ugelli garantisce inoltre una striscia di distribuzione della colla precisa e pulita. L’operatore può scegliere tra colla a dispersione e hotmelt e la lunghezza della striscia di colla applicata è regolabile, così come la sua posizione sul blocco libro. Le regolazioni sono molto rapide, in quanto l’incollatrice mette automaticamente a disposizione le dimensioni: il pannello di controllo a pittogrammi è omogeneo tra tutte le macchine della gamma Müller Martini e

gli operatori non hanno difficoltà nel passare da una all’altra. In primavera sarà disponibile anche un telecomando che controllerà centralmente l’intera linea Collibri: la citata macchina per la pressatura Rpm/Gpm, l’incollatrice, la macchina di essiccatura e pressatura Tpm e, naturalmente, la nuova metti-risguardi.

Alimentazione delle pile Per un’alimentazione automatica ed efficiente delle segnature nei mettifogli della cucitrice filo refe Ventura, ora Müller Martini Buchtechnologie offre un magazzino di alimentazione delle pile automatico. I blocchi libro sciolti vengono collocati in pile di altezza massima 220 mm su una banda carta a rulli motorizzata con funzione di accumulo. Con i formati A5, ad esempio, sulla banda si possono trovare sette pile contemporaneamente, mentre

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La cucitrice a filo refe Ventura permette la produzione di blocchi-libro di qualità nel settore dei libri a copertina morbida e rigida.

con gli A6 anche dieci pile, La prima pila viene alimentata in sequenza alla forcella di alimentazione, che la colloca automaticamente nel magazzino mettifogli. Questo sistema consente all’operatore flessibilità ed efficienza: anche alla massima velocità (12 pile/minuto) egli è in grado di aggiungere la quantità necessaria di segnature. È assicurato lo sfruttamento costante della macchina e, di conseguenza, un’elevata produttività.

Segnalibro automatico Last but not least, la nuova macchina d’inserimento La Ribbon permette l’inserimento del nastro segnalibro e può essere utilizzata come macchina singola e in impianti di produzione di libri inline tra il trilaterale e la linea di produzione libri.

del nastro segnalibro, completamente automatica e di facile impiego assicura che il nastro stesso venga inserito ben teso nel blocco libro. La Ribbon, questo il nome dell’unità dedicata, può essere utilizzata come macchina singola e in impianti di produzione di libri inline tra il trilaterale e la linea di produzione libri. L’immissione è sempre sicura: il libro entra nel canale di guida o direttamente da un trilaterale. La sincronizzazione guida i blocchi libro a intervalli regolari su un nastro trascinatore a camme, sul quale i blocchi scorrono nella macchina con il retro rivolto verso il basso. Anche qui, a sovrintendere il tutto, c’è lo stesso touchscreen della linea di produzione libri Diamont. E come si suol dire, il cerchio si chiude perfettamente. g


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^ di Fabio Metitieri

■ IL BOOM DELLE COPERTINE ECONOMICHE

l’arte della plastificazione secondo Gbc La laminazione commerciale viaggia ad alta velocità e consente elevati volumi di stampa. Realizzate con polipropilene, poliestere e pellicole speciali, queste nuove tipologie di legatura termica consentono configurazioni brevi e nessun tempo di asciugatura, oltre alla grande semplicità d’uso. BC, Commercial Laminating Solutions Group [www.gbcfilm.com], oggi parte del grande gruppo statunitense Acco Brands Corporation [www.accobrands.com], ha presentato a Viscom Italia i sistemi di plastificazione Gbc 620 Os e Gbc 5031 Ts, per la produzione digitale on demand su piccoli formati, adatti a stampanti Hp Indigo, Xerox, Xeicon, Nexpress e Océ Variostream. Sul versante dei materiali, Gbc offre la nuova serie di film Digital Lay Flat. Secondo questo produttore, la domanda di un finishing professionale sulle stampe realizzate con macchine inkjet sta crescendo notevolmente, in uno scenario in cui gli stampatori desiderano realizzare da soli prodotti di qualità e quanto più possibile personalizzati, avendo il controllo completo

G

del processo di lavoro. I clienti, d’altra parte, impongono tempi di consegna più stretti, che sono poco compatibili con l’esecuzione presso terzi di queste lavorazioni. I sistemi di laminazione di oggi, inoltre, non comportano investimenti proibitivi, sono facili da usare, puliti e sicuri.

La plastificazione monofacciale di Gbc 620 Os Questa soluzione da tavolo di Gbc ha un tempo di riscaldamento di 5 minuti, un sistema di alimentazione semiautomatico, un separatore integrato e adattatori per i diversi formati di pellicola. Considerata economica ed entry level, viene proposta per produrre copertine, sovraccoperte, imballaggi, tessere omaggio su carta, cartoline postali e biglietti da visita, con un

formato da 10×25 cm fino a 52×74 cm e una velocità massima di 15 m/minuto, con caratteristiche adatte alle piccole tirature su stampanti a colori e su macchine da stampa offset. Oltre al film Lay Flat di Gbc, la 620 Os può essere utilizzata con vari tipi di pellicola, in polipropilene e poliestere, con bobine fino a mille metri di lunghezza. Il suo produttore vanta in particolare la semplicità d’uso del sistema, che può migliorare molto rapidamente e con convenienza l’aspetto e la durata delle stampe. L’alimentatore semiautomatico ha un meccanismo di inserimento dei fogli che, oltre a rulli e cinghie, sfrutta un sistema pneumatico controllato che lo rende più affidabile e semplifica molto il lavoro dell’operatore. L’alimentatore è a due stadi e mentre allinea il primo foglio nel laminatore può preparare

Alcuni esempi di applicazioni commerciali di laminazione.

uno o più altri fogli, a seconda della loro lunghezza, per rendere ottimale il processo. La configurazione richiesta è minima: gli adattatori consentono di usare pellicole di diversi spessori e lunghezze. Un’altra innovazione è un contatore delle copie, per arrestare automaticamente il lavoro. Per il riscaldamento il Gbc 620 Os sfrutta un dispositivo a infrarossi al quarzo, molto rapido, con una temperatura di 145 °C, e un rullo rivestito in Teflon, per diminuire l’appiccicosità e ridurre i tempi di pulitura. Il controllo pneumatico dei morsetti determina una migliore aderenza tra l’inchiostro e l’adesivo; infine una barra di raffreddamento evita l’arricciamento dello stampato e un separatore

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ia r o t a g e l e l specia integrato divide i fogli. Armadietto compreso, il sistema ha dimensioni di 119×224×135 cm e pesa 304 kg.

Gbc 5031 Ts, per il fronte retro con doppio riscaldamento Quando la plastificazione deve essere fronte-retro, Gbc propone il sistema 5031 Ts, sicuro e facile da usare, che richiede un solo operatore ed è adatto alla stampa commerciale e agli

La 620 Os è la entry level di Gbc per la produzione di copertine, sovraccoperte, imballaggi, tessere omaggio su carta, cartoline postali e biglietti da visita, con un formato da 10×25 cm.

Il nuovo sistema 5031 Ts consente una plastificazione fronte-retro alla velocità massima di 17 m/minuto.

ambienti di produzione interni alle aziende. Le dimensioni di lavoro vanno da 15×25 cm a 76×122 cm, mentre la velocità massima è di 17 m/minuto. In questo caso il sistema di riscaldamento è doppio, con i rulli pressione che raggiungono i 160 °C e garantiscono una buona adesione anche a velocità molto elevate. Per migliorare il flusso di lavoro, il sistema dispone di un alimentatore inline molto preciso, con un grande vassoio e una testa di alimentazione a depressione. Le configurazioni di velocità e temperature dei diversi lavori possono essere memorizzate e reimpostate automaticamente. Una taglierina stand-alone regolabile fino al millimetro completa la soluzione, con una lama rotante che esegue un taglio netto dei bordi di testa e di uscita, mentre un rullo di trazione mantiene teso il materiale. Anche qui è disponibile un contatore delle

copie, per i lavori di maggior tiratura. Il materiale, che viene raffreddato grazie a ventole che eliminano il rischio di arricciamento, può essere accumulato in pile di 40 cm. Il solo sistema 5031 Ts, senza considerare l’alimentatore e la taglierina, ha dimensioni di 1.245×128×90 cm e pesa 200 kg.

Una vasta gamma di plastificatrici L’offerta di Gbc comprende diversi modelli, sia per applicazioni per interni a breve durata sia per esterni a lunga durata, con sistemi adatti anche alle grandi tirature e velocità di lavoro fino a 100 m/minuto, con film lucidi, opachi, antigraffio, goffrati o metallizzati. Le soluzioni possono essere distinte in tre settori. Per il finishing per la stampa commerciale ad alto volume il Gbc 8556 lavora materiali di larghezza fino a 1,12 m

per lunghezze di 1,42 m, con velocità di 76 m/minuto, e rende conveniente il passaggio alla laminazione termica. La qualità del lavoro lo rende adatto anche al packaging dei prodotti di lusso. Una seconda tipologia di laminatrici serve il mercato del finishing di piccolo e medio formato, con i sistemi Delta e Delta Junior, caratterizzati da alte prestazioni, con velocità fino a 30 m/minuto, per le tirature corte con stampanti mid-range e digitali. In questo caso è importante cambiare rapidamente il lavoro, il film e le dimensioni del lavoro; il formato


GBC, LA LAMINAZIONE AMPLIA I SUOI CONFINI

Italia Grafica ha chiesto a Giel Klinkers, direttore vendite e marketing di Gbc in Europa, come si sta evolvendo la laminazione. Dott. Klinkers, negli ultimi anni Gbc ha rilevato una tendenza a vedere la laminazione in modo differente, in particolare anche come mezzo per migliorare l’impatto visivo del prodotto. Quali sono le ultime evoluzioni in tal senso? «Sì, è una tendenza degli ultimi anni il cui bisogno è determinato anche dalla diffusione della stampa a solvente. Invece di essere vista solo come un fattore di protezione contro gli Uv e l’umidità, la laminazione viene adottata pensando maggiormente alla protezione meccanica e al miglioramento dell’estetica. La realizzazione in casa per la laminazione continuerà ad aumentare, dato che le macchine stanno diventando più semplici da utilizzare e più redditizie come investimenti. Inoltre la lavorazione diretta da parte dello stampatore cresce perché stanno aumentando i costi di trasporto». Quali sono i principali vantaggi della laminazione termica rispetto ad altre tecnologie di laminazione? «Il punto più essenziale nella laminazione commerciale di oggi è la plastificazione ad alta velocità e su un solo lato con polipropilene, poliestere e pellicole speciali. Questo richiede macchine adatte agli alti volumi e alle alte velocità. Laminazione termica significa semplicità d’uso. Con macchine facili da gestire, tempi di configurazione brevi e nessun tempo di asciugatura, si è certi di avere delle produzioni veloci. Immediatamente dopo

arriva fino a 52×72 cm e un contacopie arresta automaticamente il lavoro. Per il grande formato, la stampa grafica e l’insegnistica sono disponibili i Falcon 3064 Wf e 2080 Wf, quest’ultimo con larghezza fino a 2 metri e studiato in particolare per i poster a due facce.

I film originali Gbc L’offerta di Gbc per i film da utilizzare è altrettanto ampia. Il Digital Opp ha migliorato l’adesività rispetto ai precedenti Gbc 9525 Premium gloss e al Un esempio di applicazione Gbc in film metallizzato.

la laminazione termica, le stampe possono essere rilegate, tagliate, perforate o piegate, servendo i clienti con estrema rapidità. Con la laminazione termica, inoltre, si possono usare film che contengono alte percentuali di colla, per una migliore adesione sullo stampato. Occorre sottolineare anche che le pellicole di Gbc non contengono solventi, per cui sono ecocompatibili e la carta su cui sono applicate è riciclabile, fattori che diventeranno ancora più importanti con le future normative ambientali». Quali accorgimenti occorre adottare per evitare gli errori più comuni in fase di laminazione? «Le pellicole e la carta possono espandersi o contrarsi per il calore o l’umidità, con reazioni che possono essere amplificate dal tipo di rivestimento applicato. I produttori sono costantemente impegnati nel miglioramento delle qualità tecniche di prodotti e rivestimenti, e quindi potrebbe esserci un’alterazione nella loro composizione senza che il rivenditore o il cliente ne siano consapevoli. In questo caso, quando sorge un problema durante la plastificazione, l’utente lo attribuirà erroneamente alla macchina. Come per i supporti di stampa, la composizione degli inchiostri è influenzata dalle innovazioni tecnologiche. A volte ci sono problemi che riguardano solo un colore, che impedisce un’adesione corretta della pellicola di protezione al materiale stampato. Anche questa volta il cliente tende ad attribuire alla plastificatrice la causa del problema. Un fattore molto critico per ottenere buoni risultati di finitura è la competenza dell’operatore. Noi consigliamo un

GBC 8326 matte film; per le macchine digitali anche il Hi-Tac Lay Flat garantisce un’adesività elevata. Di recente questo produttore ha messo a punto dei film laminabili a freddo, per le stampanti a solvente. Un altro prodotto lanciato sul mercato da poco è il 7100 Pet metallizzato, il primo film in poliestere metallizzato termico che è diventato disponibile in Europa. Per le alte velocità

Giel Klinkers, direttore vendite e marketing di Gbc in Europa.

addestramento di circa sette ore sulla macchina, preferibilmente di tutti gli operatori che la useranno, non di una sola persona. Per le plastificatrici l’errore più frequente è la scorretta configurazione dell’apertura tra i rulli, che dovrebbe sempre essere regolata in modo da far corrispondere lo spessore del supporto di stampa con la pellicola di plastificazione. Altre cause d’errore sono l’eccessiva velocità della plastificatrice, una configurazione della tensione troppo bassa o troppo alta e una temperatura di riscaldamento eccessiva o insufficiente. È molto difficile individuare la temperatura corretta. Con i materiali attivati dal calore, risultati soddisfacenti dipendono soprattutto dalla velocità di elaborazione. Se la plastificatrice lavora troppo velocemente, l’adesivo potrà non attivarsi e alla fine la pellicola non aderirà. Al contrario, se la macchina funziona troppo lentamente le lamine a caldo possono surriscaldarsi, sviluppare increspature o espandersi. Il segreto è trovare il giusto equilibrio in base alla plastificatrice e alla lamina. Infine occorre che le stampe da plastificare siano sufficientemente asciutte. In teoria sarebbe meglio aspettare un giorno fino a quando gli inchiostri siano completamente polimerizzati. Paradossalmente il miglior consiglio è prendersi tutto il tempo per la plastificazione: più lentamente si plastifica, meno errori ci saranno».

nel grande formato, l’8600 Silk Opp, produce una superficie sericea, non riflettente e resistente alle impronte digitali, conservando sempre un aspetto piacevole al tatto; questo film è anche adatto a ulteriori finishing, come la verniciatura spot, la verniciatura Uv, o la finitura con foglio di metallo. Per il packaging l’azienda dispone del film Gbc 8300, un matt che è tre volte più duraturo e resistente ai graffi del Gbc 8326 matte e che può essere completato con l’UVspot coating, per un maggiore impatto visuale. L’8300 è compatibile sia con colle a base animale, sia con colle sintetiche. g

La nuova serie di film Digital Lay Flat.

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^ di Moreno Soppelsa

■ LAVORAZIONI SPECIALI E DI ALTA QUALITÀ

Alchimie d’Artiere

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er il dizionario Garzanti l’artiere è «chi esercita un’arte, artigiano». Per gli editori e le agenzie pubblicitarie di tutta Italia l’artiere è Gianni Gamberini, che nel 1977 ha fondato Grafiche dell’Artiere [www.graficartiere.com] per stampare in bilico tra arte, artigianato e nuove tecnologie pubblicazioni di qualsiasi

Grafiche dell’Artiere sforna libri di fotografia, d’arte, pubblicazioni editoriali e pubblicitarie, cataloghi, inviti, cartelli vetrina, monografie e ogni genere di stampati di alto livello. Che si contraddistinguono per gli effetti speciali e per le confezioni particolari. Proprio per queste «alchimie», come le definiscono nella stamperia, l’azienda bolognese è meta dei creativi di tutta Italia. Vediamo perché. In apertura una panoramica di alcune delle pubblicazioni stampate da Grafica dell’Artiere, caratterizzate da tecniche di stampa e di finitura molto particolari. Si va da brochure rilegate con veri anellini sino ai cataloghi di piastrelle che simulano il sughero o stampati su vero e proprio sughero, confezionati con ramoscelli di legno per accentuare il richiamo alla natura degli oggetti descritti.

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genere, dal libro d’arte all’invito della maison di moda, dalla presentazione dell’agenzia pubblicitaria alle monografie. Gamberini ha fondato l’azienda con un obiettivo preciso: stampare con cura artigianale e macchine modernissime, e fare lavorazioni così particolari che pochi altri sanno fare. Non a caso il motto di Grafiche dell’artiere è «stampare bene è un’arte». Lo show room dell’azienda di Bentivoglio, vicino a Bologna, è una piccola bottega delle meraviglie nella quale sono esposte quelle che Gamberini definisce «le nostre alchimie». Ci sono volumi con la copertina che richiama un muro grazie alla povere di marmo mescolata con gli inchiostri e la tela, libri di pochi centimetri in corpo 3 per un regalo aziendale, calendari in cui convivono la stampa a secco, quella Gianni Gamberini, fondatore di Grafiche dell’Artiere e tutt’ora alla guida della società assieme alla moglie e al figlio Gianmarco, operativo in azienda con la responsabilità delle vendite e del marketing.

Un’altra delle particolarissime lavorazioni di Grafiche dell’Artiere. In questo caso il committente voleva che il libro avesse una copertina che richiamasse anche al tatto l’aspetto di un muro intonacato. Risultato raggiunto grazie a una finissima polvere di marmo.


Alcuni momenti di lavorazione nel reparto di finitura della stamperia bolognese

a caldo, il polipropilene, il gommato, le fustelle al laser e le cuciture fatte con robuste macchine per cucire. C’è un catalogo realizzato per un’azienda che produce piastrelle in ceramica che si ispirano alla natura e al sughero. E quel catalogo riporta le immagini delle piastrelle che si rifanno al sughero su sughero vero. Quasi più realistico il catalogo delle piastrelle stesse. «Per fare questo catalogo», spiega Gianmarco Gamberini, figlio di Gianni e responsabile delle vendite e del marketing nella società, «abbiamo stampato dieci tinte di ceramica in quadricromia su sughero. Una lavorazione davvero molto particolare, che ci ha impegnato molto perché il cliente voleva che la sua pubblicazione richiamasse esplicitamente un’idea forte della natura». Alchimie, appunto. E c’è un ufficio tecnico che lavora a pieno ritmo per sperimentare tecniche speciali per stampare su tutti i tipi di carta: laminata, madreperlata

e metallizzata. Ma anche su materiali particolari, come plastica, seta, tela, fintapelle, gomma, magneti, lega di piombo, fibre di carbonio, corteccia, paglia, alluminio, materiali olografici. Le tecniche di stampa? Esacromia, vernici Uv lucide, opache e perlescenti, inchiostri sensibili al calore e alla luce. Anche profumati, volendo. Nello stabilimento di Bentivoglio si fa tutto: prestampa, stampa nelle divisioni digitale e offset, e confezione. Vediamo con ordine i vari reparti.

Prestampa Alle Grafiche dell’Artiere di solito i creativi arrivano con idee molto particolari. A volte troppo. Ma alla fine, messe a confronto le idee molto spesso innovative di agenzie ed editori con la loro fattibilità tecnica, che nell’Artiere è per fortuna molto ampia, il prodotto arriva sempre in stampa. In questa fase i team dei Gamberini (oltre a Gianni lavorano in azienda la moglie

La stampante digitale a quattro colori Nexpress Kodak Heidelberg nel reparto di stampa digitale di Grafiche dell’Artiere. Viene usata soprattutto per pretirature, al fine di consegnare al cliente le staffette che precedono la stampa offset, e per tirature limitate.

e il figlio Gianmarco) valuta il lavoro, fornisce consulenza tecnica su formati, materiali e lavorazioni speciali. Inizia la solita e immancabile trattativa sul preventivo, visto che anche i clienti più prestigiosi non esitano a tirare sul prezzo. È il gioco delle parti, che quasi sempre però si traduce in una commessa vera e propria. Perché i prezzi delle Grafiche dell’Artiere non sono quelli degli stampatori di grandi numeri, ma sono adeguati alla qualità fornita. E poi certe lavorazioni sono in pochi a farle, e anche gli altri non le regalano. «C’è ovviamente una corsa al ribasso», spiega Gianni Gamberini, «ma si salvano i lavori che sono in pochi a fare come noi, che richiedono una grande capacità di ingegnerizzazione, di organizzazione. Anche il cliente che non bada a spese tratta per ridurre i costi, ma alla fine un accordo si trova sempre». Trovata l’intesa, l’ufficio tecnico di Grafiche dell’Artiere esegue un campione in bianco nei formati e materiali richiesti e preventivati. A questo punto, e ovviamente stiamo parlando delle lavorazioni più particolari, il committente «veste» graficamente il campione in bianco con una grafica su misura. Si capisce che con questo modo di procedere è difficile che il risultato finale fornisca sorprese. Anche perché, come servizio aggiuntivo a richiesta, l’azienda, prima di mandare in stampa offset uno stampato in alta tiratura,

fa una pretiratura che può essere anche di una decina di copie nelle macchine del reparto digitale, che vedremo più avanti. In questo modo il cliente si trova nelle mani un prodotto praticamente uguale a quello che sarà stampato in grossi volumi e ha la possibilità di fare gli ultimi ritocchi. Nel reparto di prestampa si fanno scansioni di fotocolor, diapositive e altri materiali. In caso di necessità ci sono esperti di fotoritocco, impaginazione e imposizione, anche se quasi sempre la veste grafica viene fatta dai committenti.

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Il sistema computer to plate Luxel VX9600 automatico a tecnologia Violet, che può utilizzare lastre polimeriche.

In questo reparto si fanno anche i Cromalin, le ciano e l’incisione delle lastre. Tra le attrezzature vediamo all’opera uno scanner Celsis 6250 a cilindro, uno scanner Fuji Lanovia piano, un Digital Cromalin 50×70 per prove colore certificate, un Ctp Luxel VX9600 automatico a tecnologia Violet (può utilizzare lastre polimeriche e ha varie possibilità di retinatura stocastica, un plotter Epson 9600 per

L’ATLANTE CROMATICO Grafiche dell’Artiere fornisce ai suoi clienti più affezionati uno strumento di lavoro che si rivela estremamente utile: un atlante composto da 124 tavole cromatiche, suddivise in due raccolte (per carta microporosa e per carta macroporosa). Nella stampa la resa cromatica è uno degli elementi principali per la valutazione qualitativa del prodotti finito, e l’Atlante in questa ottica è fondamentale per la scelta dei colori nella fase progettuale di un prodotti. Viene venduto anche a chi non è cliente di Grafiche dell’Artiere, a 90 euro a volume. In arrivo anche un nuovo atlante cromatico per il processo di stampa a 6 colori.

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stampe fino a 110×1.500 cm e un plotter Hp1055CM per stampa ciano colore. C’è anche un Ctf Luxel f-9000 dual laser con possibilità di retinatura stocastica, perché per certe lavorazioni particolari il computer to plate non consente il controllo completo che offre la buona vecchia pellicola. «La pellicola è ancora necessaria quando dobbiamo sovrastampare per avere un registro perfetto», dice Gamberini. Il software usato per la conversione da RGB a esacromia è Esko Graphics.

La stampa offset Passiamo quindi al reparto di stampa offset, dove non mancano macchine modernissime e altre più datate, ma convertite in modo da fare lavorazioni particolarmente ricercate. In tutto ci sono due macchine da stampa a 6 colori, una macchina a 5 colori e una a 4 colori. La parte del leone la fa la Man Roland 706 a foglio, in grado di stampare a 6 colori più vernice in formato 70×100. È dotata di lettore densitometrico Cci. Stesso lettore densitometrico è montato sulla stampante a 5 colori, che è una Man Roland 705, sempre a foglio. Così come è una macchina a foglio, ma a 4 colori, la Man Roland 704, che ha anche la possibilità di girare

L’Aurelia 700 Elite Uv, recentemente convertita, stampa lavorazioni particolari che sfruttano i sei colori della macchina e il gruppo Uv.

il foglio automaticamente stampando 2 colori in bianco e 2 colori in volta in un unico passaggio. Infine c’è l’Aurelia 700 Elite Uv, convertita per stampare a 6 colori più vernice in formato 70×100. «Questa macchina», sottolinea Gianni Gamberini, «stampa molto bene ed è dotata di un ottimo impianto di raffreddamento, per cui il foglio è sempre a bassa temperatura e non vengono introdotti inquinanti nella stampa. Si tratta di una macchina da stampa ancora ottima, oltre che per la stampa Uv, per le tirature non elevatissime».

È grazie a questo reparto, assieme a quello delle finiture che vedremo più avanti, che Grafiche dell’Artiere produce stampati che vanno oltre alla stampa tradizionale: stampe serigrafiche con profumazioni, termosensibili con glitter e luminescenti, plastificazioni opache, lucide, drip-off, laminature e goffrature, stampa con termorilievo.

La stampa digitale Cinque anni fa è stato aperto anche un reparto di stampa digitale. Non solo per fare business, come abbiamo scritto precedentemente, ma per fornire un servizio

Nel reparto di allestimento è presente anche una stazione semiautomatica Rilecart per confezione a Wire-O (spirale metallica) da 80 cm di luce massima, e una platina fustellatrice Imperia Rabolini con metti levafogli automatico e dispositivo per stampa a caldo a piori (oro argento, colori pastello…) e per stampa a secco e a rilevo.


Un tecnico all’opera su una macchina da stampa all’interno dello stabilimento bolognese di Grafiche dell’Artiere.

aggiuntivo ai clienti per i quali poi si stampa sul serio in offset. È stato aperto cinque anni fa perché il digitale a ogni buon conto non si può ignorare e, anche se per le grandi tirature non è il caso nemmeno di considerarlo, per gli impieghi di pretiratura a cui viene riservato dall’Artiere e per le piccole produzioni si rivela molto utile. È stato attrezzato senza risparmi: due macchine da stampa a dati variabili, una per la stampa in quadricromia e una per la stampa in bianco e nero, dotata di fascicolatore e cucitura con punto metallico direttamente in linea. Il modello a 4 colori è una Nexpress Kodak Heidelberg, mentre quella a un colore è una Digimaster Kodak Heidelberg. Nel reparto digitale anche taglierina, plastificatrice, confezionatrice Wire-O, cordonatrice, cellophanatrice. Insomma, abbastanza per una stamperia nella stamperia. Un investimento che ha già dato

Una delle lavorazioni complesse di Grafiche dell’Artiere. Si tratta della presentazione di una collezione moda racchiusa in un cofanetto che contiene un Cd-Rom e un invito, chiusi da un laccetto e da un accessorio moda in ottone.

un ritorno? «Più che produrre un utile immediato», dice Gamberini, «il reparto digitale ci consente di fornire un grosso servizio ai clienti, che hanno ampiamente dimostrato di apprezzarlo. A volte abbiamo acquisito nuovi clienti proprio per il digitale, che comunque può avvantaggiarsi di tutte le lavorazioni presenti nella legatoria interna: stampa a caldo, a secco, cuciture con le macchine da cucire e così via».

L’allestimento Ed eccoci finalmente al reparto di allestimento, dove trovano completamento le alchimie dell’Artiere. «Noi siamo forti nella legatoria speciale, mentre per quella industriale ci appoggiamo a fornitori esterni», precisa Gianni Gamberini. Qui si fanno lavorazioni di cartotecnica per fustellatura, incollatura di astucci, scatole ed espositori e così via. Ma queste sono le cose banali, perché il reparto si trova a suo agio nelle lavorazioni speciali: confezione a

punto metallico, spirale metallica Wire-O, cucitura a filo a zigzag per lavori che simulano le cuciture del mondo della moda, taglia e cuci, rivettature, ma anche lavorazioni manuali di particolare complessità, come quando si tratta di fustellare di fino, arrotondare angoli (magari per alloggiare un elastico che fa parte integrante della finitura) e forare. Qui l’attrezzatura sembra più vissuta, ma in grado di svolgere adeguatamente i suoi compiti. «Possiamo anche montare il Wire-O in tre parti staccate, per nobilitare lo stampato, anziché usare una linea intera che a volte è molto pesante», spiega Gamberini. Girando per il reparto vediamo una Wohllemberg per taglio lineare con luce di 115 cm, programmabile e con alimentatore e scarico automatico Baumann. Della stessa marca un tagliacarte da 80 cm, mentre è della Imperia Rabolini la platina fustellatrice con metti levafogli automatico e dispositivo per stampa a caldo a piori (oro argento, colori pastello…) e per stampa a secco e a rilevo. C’è anche una piegatrice automatica Mbo a tasche, in grado di fare quattro o sei pieghe a finestre in formato 68×100. Completano le attrezzature

A volte le lavorazioni richieste a Grafiche dell’Artiere sono ai limiti delle possibilità. Nel caso di questo invito i creativi non si sono concentrati esclusivamente sull’aspetto grafico, ma su quello sonoro. Quando l’invito veniva «spezzato» doveva fare un suono particolare.

una raccoglitrice a punto metallico Theisen Bonitz con dieci stazioni e quattro teste per punto Omega standard e punto Omega da 7 millimetri, una cordonatrice piegatrice automatica Petratto per carte con grammatura fino a 450 e una stazione semiautomatica Rilecart per confezione a Wire-O da 80 cm di luce massima. All’opera anche tutta una serie di macchine da

Una delle macchine per cucire nel reparto d’allestimento di Grafiche dell’Artiere, sulle quali vengono effettuate cuciture a filo che simulano proprio l’effetto delle cuciture a macchina su stoffa e il taglia e cuci.

cucire professionali. In questo reparto passano tirature da mille a 10mila copie e oltre. Ma ci sarà stata una richiesta impossibile da parte di aziende che si rivolgono a Grafiche dell’Artiere proprio per la sua capacità di trasformare in oggetti di carta la creatività più sfrenata. «Di impossibile non c’è capitato nulla fino a oggi», dice Gianmarco Gamberini dopo averci pensato un po’. «Magari si arriva a qualche compromesso per conciliare creatività e fattibilità tecnica, ma alla fine i clienti hanno un prodotto che rispecchia l’idea originale». g febbraio 2008

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^ di Moreno Soppelsa

ia r o t a g e l e l specia ■ LA TRADIZIONE DI UNA GLORIOSA STAMPERIA

Valdonega val bene una stampa Libri di pregio sulle cui pagine far scorrere la mano per sentire ancora le impressioni del piombo. Ma anche facsimili stampati a 6 colori in cui la cura nella prestampa riflette l’amore per i libri. Succede ancora oggi alla stamperia veronese specializzata in lavorazioni di qualità per editori italiani e stranieri, musei internazionali ed edizioni numerate di grande pregio. Un paradiso per i bibliofili ma anche per chi è affezionato al libro e a tutte le lavorazioni che ne rispettano e valorizzano i contenuti, dalla scelta dei caratteri alla legatura.

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ironzolando per la sede dalla Stamperia Valdonega di Arbizzano, in provincia di Verona [www.stamperiavaldonega.it], saltano agli occhi sia l’amore diffuso per l’oggetto libro sia le nuove e le antiche tecnologie che lì sembrano saper convivere bene. Nella sala riunioni fa bella mostra una cassettiera tipografica colma di fregi in piombo, ma è solo l’assaggio perché nello stabilimento c’è ancora una tipografia con centinaia di cassetti tipografici, colmi di caratteri di piombo Monotype assieme ai font Val, i font che come vedremo in seguito sono stati creati dalla Stamperia Valdonega per rendere meno traumatico il passaggio dal piombo alla fotocomposizione avvenuto nei primi anni Novanta Uno dei preziosi libri usciti dalla Stamperia Valdonega: Le avventure di Pinocchio, edito da Art’è (Bologna). Volume composto in piombo nei corpi 18 e 24 Bembo Monotype e impresso in 2 colori su carta Arches in tipografia. La legatura è in tutta pelle ed è stata curata dell’editore.

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su collane che andavano avanti da anni e sulle quali la differenza tra vecchia e nuova tecnologia si sarebbe notata a colpo d’occhio. E se la cassettiera nella sala riunioni è di bellezza, la tipografia è tutt’ora operativa. Al momento della nostra visita l’anziana Johannisberg 104, curata quasi con affetto da un operatore in camice nero (perché gli inchiostri sporcano le mani e i vestiti su queste macchine, e non trovano posto i tecnici in camice bianco delle nuove stampanti senza carattere), stava sfornando chissà quali attestati. Ma è sempre pronta per chi vuole un libro, e ce ne sono ancora, sul quale si senta ancora la pressione del piombo quando si sfiorano le sue pagine con le dita. Ma questo tuffo nel passato non deve ingannare: la Stamperia Valdonega può stampare i libri d’arte, i facsimili, le opere fotografiche e i preziosi tomi numerati che rappresentano le sue specialità sulle offset all’avanguardia e sulle 4, 5, 6 colori della Siz [www.siz.it], altra azienda veronese specializzata nella stampa a foglio di qualità,

Martino Mardersteig, figlio del fondatore della Stamperia Valdonega, Giovanni Mardersteig.

legata alla Valdonega da un saldo accordo industriale che le vuole in gruppo (vedi il box). In ogni caso, al di là della tecnologia di stampa, uno dei punti fermi dell’azienda è la cura maniacale della prestampa, che va dalla scelta dei caratteri più adatti alla singola opera all’impaginazione, dall’elaborazione delle immagini (soprattutto per i libri d’arte) alla scelta della carta giusta per la riproduzione di un acquerello piuttosto che di un olio. Vediamo più da vicino la sua storia e come opera attualmente.


Particolare cura viene riservata alla legatura dei volumi, che viene progettata all’interno della Stamperia Valdonega. Dopo aver realizzato un prototipo, i lavori vengono affidati alle legatorie esterne specializzate nelle varie lavorazioni, dalla pelle alla tela.

Una lunga storia Già nel 1992, fondando a Lugano l’Officina Bodoni, Giovanni Mardersteig si rese conto che c’era un certo interesse internazionale per l’editoria di alto livello. E cominciò a lavorare curando in particolare i testi e l’impaginazione. E anche la stampa naturalmente, che allora era al torchio su pergamena e carte di grande pregio. Trasferitosi a Verona, nel 1948 fondò la Stamperia Valdonega per stampare libri di qualità che potessero accontentare i bibliofili e gli amanti del buon libro grazie a macchine per la composizione meccanica Monotyper e piano cilindriche Johannisberg. I primi ottimi clienti vennero subito: la Riccardo Ricciardi Editore con i Classici della Letteratura Italiani, l’Editrice Antenore diretta da Giuseppe Billanovich (Italia Medioevale e Umanistica), Adelphi Edizioni con la serie di volumi di Tutte le Opere di Friedrich Nietsche, l’importante collana di volumi su Le Lettere di Michelangelo per Sansoni e così via. Nel 1977 scompare Giovanni e le redini dell’azienda vanno al figlio Martino, attivo nella Stamperia Valdonega. Aumentano in quegli anni i contatti con l’estero, soprattutto con gli Stati Uniti. Tanto che nel 1984 il Metropolitan Museum di New York dedica all’azienda veronese la mostra «The Mardersteig’s Work in

the Stamperia Valdonega». Nel 1991 anche il Grolier Club organizza una mostra simile. Inizia una nuova specializzazione, quella dei facsimili. Esce così un’edizione in facsimile di un manoscritto arabo del XV secolo, Sulvan al Muta, seguito dal prezioso facsimile in ebraico, il Moss Haggadah, che rimane un’opera inimitabile. Tra decine di opere stampate per altri editori, e alcune stampate anche in proprio che si possono acquistare online sul sito di commercio elettronico dell’azienda [www.valdonegabooks.it], la Valdonega arriva a un bivio. Arrivano sul mercato i moderni sistemi di fotocomposizione e il piombo perde inesorabilmente terreno. «Nei primi anni Novanta mi sono reso conto», spiega Martino Mardersteig, «che noi stavamo ancora usando solo il piombo, mentre i caratteri digitali e la fotocomposizione facevano passi da gigante e stavano

conquistando i nostri mercati tradizionali. Dovevamo adattarci anche noi alla fotocomposizione, ma eravamo preoccupati per l’impatto che avrebbe avuto questo passaggio su collane in corso, come per esempio i Classici della letteratura italiani della Ricciardi, che avevamo iniziato a pubblicare nel 1951 e sino all’85simo volume erano composti in piombo. Nel 1992 l’editore ci assicurò che voleva continuare a procedere con i caratteri in piombo, ma in fotocomposizione i costi in effetti erano crollati e c’era il rischio che il nostro miglior cliente fosse costretto a rinunciare al vecchio sistema per motivi economici. D’altra parte i caratteri digitali che avevano sostituito il piombo non ci soddisfacevano, tantomeno l’imprinting della Monotype che avevamo scelto per quella collana per la sua leggibilità e per la sua originalità».

PER LA STAMPA C’È SIZ

Grafiche Siz [www.siz.it] è un gruppo industriale grafico specializzato nei servizi di stampa offset a foglio di qualità, sia commerciale sia editoriale, con vocazione alle produzioni complesse, che prevedono l’impiego di supporti e materiali ricercati e l’esecuzione di lavorazioni speciali. Nasce dall’aggregazione progressiva di Grafiche Siz, società capofila, e delle società Novastampa, Stamperia Valdonega e Confezioni Grafiche Editoriali. Il fatturato aggregato ammonta a circa 15 milioni di euro, ed è ripartito fra mercato nazionale e mercato estero, che si estende a Stati Uniti e Paesi Asiatici. Grafiche Siz ha un parco macchine molto versatile che le consente di operare dal piccolo formato commerciale per l’esecuzione di micro tirature e coordinati grafici, al grande formato di stampa, passando per i formati intermedi per un totale di 32 gruppi stampa. Le lavorazioni disponibili comprendono realizzazioni esacromiche in linea, produzioni in bianco e nero in bicromia, tricromia o quadricromia, in Pantone e vernici a sovrastampa da calamaio o con gruppo spalmatore a tecnologia Anilox, realizzazioni con inchiostri e vernici convenzionali, a tecnologia ibrida e Uv, stampa in bianca e volta in linea. I formati disponibili sono il 35×50, il 70×100 e il 120×160 centimetri. Codice Selecti, per i tipi di Edizioni Valdonega. Stampato nel 2006, è una raccolta facsimile dei codici più importanti della Biblioteca Capitolare di Verona, con dettagli in rilievo dorati.

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Nella Stamperia Valdonega ci sono cassetti tipografici in ogni angolo, con caratteri in piombo che ancora oggi vengono usati per preziose produzioni di nicchia. E con fregi di particolare qualità e bellezza.

La Valdonega Aesthetic Line «Abbiamo quindi creato», prosegue Mardersteig, «una nostra linea di caratteri, la Val, Valdonega Aesthetic Line, che comprende sia i principali caratteri classici come il Garamond, l’Imprint e il Bembo, sia il Dante disegnato da mio padre». Una mossa astuta, quella della Valdonega. Che ha permesso di continuare quella collana con differenze appena percettibili tra piombo e fotocomposizione. Il fatto è che i font digitalizzati

L’arte della stampa a piombo non è perduta nella Stamperia Valdonega. Una gloriosa Johannisberg 104 in questo momento sta stampando attestati che avranno il «sapore» del piombo impresso su carta. Un omaggio al passato con una macchina ancora in perfetta efficienza.

dalle grandi case produttrici, secondo Mardersteig, non possono essere fedeli al disegno originale di un carattere poiché i tecnici, per offrire un prodotto economico, hanno dovuto riunire in un solo disegno le caratteristiche dei vari corpi. «Non potevo ammettere», spiega Mardersteig, «che si chiamasse, per dire,

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Bembo un carattere che del Bembo aveva perso le caratteristiche principali». Anche Monotype ha alterato il disegno nella digitalizzazione dei propri caratteri rispetto a quelli esistenti in piombo. Per mettere a punto un carattere Val, invece, i tecnici della stamperia individuano corpi guida per ogni carattere (generalmente quattro, come per esempio il corpo 8, il corpo 11, il corpo 14 e il corpo 24) e li digitalizzano, dopo accurati esami, da disegni originali, cataloghi di caratteri, campionari, patinate tirate da nuova fusione e così via. Quindi, per ogni carattere Val, esiste una serie di font che differiscono per corpo, in modo da riprendere con maggiore fedeltà la bellezza tipica di uno stampato impresso dal piombo. In questo modo il corpo 12 viene derivato dal corpo guida 11, e il corpo 7 dal corpo guida 8. Per ogni font Val i compositori della Stamperia Valdonega hanno elaborato nuove tabelle dalle coppie di avvicinamento, ampliando tra l’altro quelle tradizionali. Grazie all’esperienza maturata nel piombo, gli esperti della Valdonega hanno reintrodotto le giuste distanze tra lettera e lettera, che variano da corpo a corpo. La separazione in quattro disegni per ogni carattere, secondo Mardersteig, «ha riproposto in digitale l’armonia dello spessore voluta dal suo creatore e corrisponde all’effetto dell’impressione del piombo

nella carta». Per dare un tocco particolare alla composizione nei caratteri Val, sono state aggiunte inoltre le serie di maiuscoletti e numeri saltellanti, nonché le legature, soprattutto dove già esistevano nella versione della composizione in piombo. Un’operazione riuscita, visto che Stamperia Valdonega, ha proseguito con le sue collane senza che si avvertisse eccessivamente il passaggio dal piombo alla composizione, che si è concluso nel 1995.

I materiali e la legatura Se oggi la stampa in Valdonega è delegata per pubblicazioni di nicchia alla gloriosa Johannisberg e per opere e cataloghi di maggior tiratura e diffusione alle potenti e moderne macchine piane della Siz, tutta la prestampa viene fatta all’interno della sede di Arbizzano. I clienti spaziano dal Getty Museum alla Banca Commerciale Italiana, da Alinari al Metropolitan Museum di New York. Si parte, per i clienti che lo richiedono, dall’impostazione grafica dei volumi all’impaginazione su Macintosh. Per quanto riguarda le riproduzioni, siano esse mezzetinte, bitinte o a colori, nel reparto fotolito stanno molto attenti al fatto che le stampe siano fedeli all’originale. Vengono utilizzati

retini finissimi per non sacrificare dettagli o sfumature. Con una particolare abilità, come riconoscono i committenti, nella stampa delle immagini su carte non patinate. «Curo personalmente l’impostazione grafica delle opere», assicura Mardersteig, «e oltre ai caratteri e all’impostazione generale di un libro, penso anche alla carta su cui verrà stampato. Tutto il lavoro di prestampa deve considerare la specificità di un volume in funzione del supporto cartaceo. I cataloghi che contengono dipinti devono essere trattati in un modo, quelli con opere fotografiche in un altro. E poi c’è l’aspetto della legatura, che progettiamo internamente, anche a livello di realizzazione del prototipo, e poi affidiamo, per la lavorazione fisica, alle legatorie con cui lavoriamo da anni. Sono tutte legatorie specializzate in lavorazioni diverse. C’è quella che lavora bene con i volumi in pelle, quella che sa trattare al meglio la mezza tela e quella che ci realizza in tempi rapidi dalle 5 alle 20mila copie in tutta tela». Alla fine, insomma, ancora oggi questo mix di buone, vecchie lavorazioni e di tecnologie moderne, vale la considerazione internazionale della Stamperia Valdonega. E non è un caso che la mostra itinerante dedicata al sessantesimo anniversario della Stamperia Valdonega inizi dal Museo della Stampa di Lipsia per poi passare ad Amburgo entro l’anno. g


i r a n i m e s e corsi

LA PROGETTAZIONE DEL PACKAGING Scuola Grafica San Zeno 13 e 14 marzo, Mestre. Descrizione: il corso si rivolge a tutti coloro che si trovano a dover gestire gli elementi di una composizione grafica, finalizzata alla realizzazione di un prodotto destinato all’imballaggio. I temi affrontati riguardano: le tecniche di stampa utilizzate per la produzione del packaging e le loro implicazioni sulla realizzazione del progetto grafico; le criticità, i vantaggi e gli svantaggi delle tecniche di stampa per la produzione d’imballaggi flessibili e rigidi; il supporto di stampa per il packaging (fabbricazione, tipi, caratteristiche chimico fisiche, formati, grammatura, spessore, aspetto superficiale, resistenza, problematiche di ancoraggio dell’inchiostro); alcuni cenni sul colore: pigmento, veicolo, colori primari, secondari e composti, colori caldi e freddi, il colore nell’immagine coordinata, visibilità dei colori, colori puri, il colore nel progetto grafico; e le caratteristiche indispensabili che deve avere un file preposto alla realizzazione di prodotti per l’imballaggio. Durata: 14 ore. Quota di partecipazione: 265 euro (+ Iva). Tel. 0458070352 Fax 0458070353 [www.scuolagraficasanzeno.com]

LA COLORIMETRIA APPLICATA ALLA STAMPA Scuola Grafica San Zeno 5 marzo, Mestre. Descrizione: il corso si rivolge a tecnici operanti sul processo, responsabili di prestampa, di formatura e di stampa, a responsabili di reparto e di qualità dei prodotti-servizio. Partendo da una sintetica introduzione dei principi base della colorimetria, offre la possibilità pratica di usare un colorimetro o uno spettrofotometro al fine di ottenere la scomposizione di una tinta campione in percentuali di punto espresse con i colori base CMYK, e per realizzare le tinte speciali partendo da un riferimento preciso e creando poi diverse ricette. Il corso permette inoltre di imparare a gestire in modo «oggettivo» la resa qualitativa del prodotto stampato ed effettuare controlli incontestabili durante la realizzazione della tiratura. Durata: 7 ore. Quota di partecipazione: 110 euro (+ Iva). Tel. 0458070352 Fax 0458070353 [www.scuolagraficasanzeno.com]


i r a n i m e s e corsiLA RIPRESA DIGITALE Scuola Grafica San Zeno 4, 6, 11, 12 e 13 marzo, Verona. Descrizione: il corso permette di apprendere le regole principali della fotografia digitale, i sensori digitali, le loro caratteristiche e potenzialità, apprendere le principali tecniche di scatto e le tecniche di base per l’elaborazione (post-produzione) di una fotografia. Durata: 12 ore. Quota di partecipazione: 180 euro (Iva esclusa). Tel. 0458070352 Fax 0458070353 [www.scuolagraficasanzeno.com]

INTRODUZIONE ALLA FABBRICAZIONE DELLA CARTA Scuola Grafica San Zeno Dall’8 al 21 aprile, Verona. Descrizione: il corso fornisce un quadro di riferimento sui prodotti, le materie prime e le fasi produttive del processo cartario. L’obiettivo è fornire conoscenze tali da costruire una base sulla fabbricazione della carta, la preparazione dell’impasto, la patinatura e sulle lavorazioni di stampa. Durata: 28 ore. Quota di partecipazione: 600 euro (Iva esclusa). Tel. 0458070352 Fax 0458070353 [www.scuolagraficasanzeno.com]

COME SI PRODUCONO GLI STAMPATI Scuola Grafica San Zeno Dall’1 al 13 marzo, Verona. Descrizione: il corso vuole illustrare le tecniche per ottenere prodotti stampati secondo le diverse tecnologie presenti sul mercato, tradizionali e digitali. Spiega inoltre i flussi operativi con analisi tecnica e relative dimostrazioni, facendo prendere conoscenza della corretta terminologia del settore. Durata: 21 ore. Quota di partecipazione: 340 euro (Iva esclusa). Tel. 0458070352 Fax 0458070353 [www.scuolagraficasanzeno.com]

IL RESPONSABILE DI PRODUZIONE E IL CAPO INTERMEDIO Scuola Grafica San Zeno 11 e 12 aprile, Verona. Descrizione: il corso fornisce gli strumenti per la gestione dei collaboratori e delle dinamiche di gruppo ad alta professionalizzazione. L’obiettivo è innescare un processo di crescita basato sulla direzione coinvolgente e sulla responsabilizzazione. Durata: 16 ore. Quota di partecipazione: 396 euro (Iva esclusa). Tel. 0458070352 Fax 0458070353 [www.scuolagraficasanzeno.com]


ILLUSTRATOR CS3 AVANZATO

ADOBE INDESIGN CS3 AVANZATO

InSide 3 e 4 marzo, Milano. Descrizione: l’obiettivo di questo corso è fornire tutti gli strumenti e le conoscenze del programma imparando a velocizzare la produzione e a implementare il lavoro grazie all’integrazione di Illustrator con Adobe InDesign e Photoshop. Durata: 14 ore Quota di partecipazione: 420 euro (+ Iva). Tel. 0522516656 Fax 0522277449 [www.insidesrl.it]

InSide 3 marzo, Reggio Emilia. Descrizione: il corso intende migliorare la propria conoscenza dei comandi avanzati di InDesign. Approfondirà l’uso degli snippet, l’utilizzo di funzioni avanzate e professionali, la creazione di tabelle, indici, sommari, oltre all’importazione dei Pdf e la loro generazione. Durata: 7 ore Quota di partecipazione: 300 euro (+ Iva). Tel. 0522516656 Fax 0522277449 [www.insidesrl.it]

FLUSSI CREATIVI ED EFFETTI SPECIALI CON PHOTOSHOP CS3 InSide 29 febbraio, Milano. Descrizione: il corso cerca di approfondire la nuova gestione e l’organizzazione dei livelli, i gruppi, i livelli di correzione, le maschere di ritaglio, le opzioni di fusione, i metodi di fusione, opacità e riempimento. Durata: 7 ore Quota di partecipazione: 150 euro (+ Iva). Tel. 0522516656 Fax 0522277449 [www.insidesrl.it]

PHOTOSHOP CS3 AVANZATO InSide 25 e 26 febbraio, Reggio Emilia. 10 e 11 marzo, Milano. Descrizione: il corso consente di affrontare le funzioni avanzate del software. Gli argomenti sono: le preferenze «avanzate», i concetti evoluti di colorimetria per la fase di cromia, le palette e i menù che attivano l’utilizzo di funzioni professionali e speciali. Durata: 14 ore Quota di partecipazione: 420 euro (+ Iva). Tel. 0522516656 Fax 0522277449 [www.insidesrl.it]


i r a n i m e s e corsi

CORSO PRATICO DI STAMPA OFFSET Istituto Salesiano San Marco 29 marzo, 5-12-19 aprile e 10-17-24 maggio, Mestre. Descrizione: il corso si rivolge a operatori del settore che desiderano apprendere abilità operative di gestione della macchina da stampa offset. L’obiettivo del corso è quello di saper gestire in autonomia la macchina da stampa mono e pluricolore e fornire una conoscenza delle parti fondamentali della macchina da stampa, del passaggio carta, del registro, della pressione di stampa e della tiratura. Lo scopo ultimo è produrre una riduzione e un’ottimizzazione delle tempistiche nel flusso lavorativo grafico e migliorare il modo di lavorare ottimizzando le attrezzature in sala stampa. Durata: 28 ore Quota di partecipazione: 420 euro (+ Iva). Tel. 0415498241 Fax 0415498198 [www.issm.it]

COME SI PRODUCONO GLI STAMPATI TRADIZIONALI E DIGITALI Istituto Salesiano San Marco 25-27 febbraio e 3-5-1012-17 marzo, Mestre. Descrizione: il corso ha l’obiettivo di fornire le conoscenze sulle tecniche di ottenimento dei prodotti stampati secondo le diverse tecnologie presenti sul mercato: tradizionali e digitali. Saranno inoltre illustrati i diversi flussi di lavoro: analogico tradizionale, computer to film, computer to plate e computer to plate on press. Inoltre presenterà i flussi operativi con analisi tecnica e relative dimostrazioni. L’obiettivo è far apprendere la corretta terminologia del settore, i procedimenti e i processi di stampa, i principi, le caratteristiche, i livelli qualitativi e i campi di applicazione, ponendo anche i presupposti per comprendere la composizione dei costi di gestione e gli strumenti concettuali per strutturare un preventivo. Durata: 21 ore Quota di partecipazione: 340 euro (+ Iva). Tel. 0415498241 Fax 0415498198 [www.issm.it]


ti n e m a t n u p eventi eaaep in Europa in Itali Il paradiso in terra I giardini medioevali alla Rocca Borromeo di Angera I giardini delle grandi dimore, dipinti in varie epoche medievali e in diverse fogge, sono riuniti in questa mostra particolare che intende ricreare le atmosfere scenografiche e coinvolgenti in esse riprodotte. Un percorso affascinante che permette al visitatore di identificare i differenti aspetti del luogo cosiddetto «giardino» e capire il valore d’uso di questa antica e complessa istituzione: da ambiente di conversazione e socializzazione, a luogo di creazione o di esperienza agricola e mistica, in ogni caso un luogo carico di oggetti speciali e dalla simbologia molto precisa. Angera (Lago Maggiore), Rocca Borromeo — dal 22 giugno al 19 ottobre.

Andy Warhol Sono circa 140 le opere dell’artista considerato il maggiore esponente della pop art mondiale. In mostra ci saranno i celebri soggetti che ne hanno diffuso nel mondo la reputazione «seriale»: da Marilyn ai maggiori miti americani, John Travolta e Tom Cruise, Man Ray e Paloma Picasso, le scatole di minestra Campbell, le bottiglie di Coca Cola, i famosi Dollari, sino alla serie Ladies and Gentlemen con i trasgressivi personaggi delle notti di New York. Un percorso molto ampio che vuole indagare il fenomeno «pop art» attraverso il filtro eccentrico del «personaggio» Andy Warhol. Mamiano di Traversetolo (PR), Fondazione Magnani Rocca — dal 16 marzo al 6 luglio.

Restituzioni 2008 Quattordicesima edizione Sono oltre 80 le opere restaurate da ben 23 laboratori sparsi in mezza Italia grazie all’iniziativa che in quasi vent’anni ha permesso di recuperare più di 600 capolavori. Con una scelta «trasversale» che ha coinvolto la pittura e la scultura, ma anche l’archeologia e le arti applicate, in particolare le oreficerie sacre, sono disponibili alla vista del grande pubblico i lavori di Vittore Carpaccio, Lorenzo Lotto, Carlo Crivelli, Palma il Giovane, Gaudenzio Ferrari, Girolamo Romanino, Moretto da Brescia, ma anche una superba selezione di reperti archeologici romani, bizantini, longobardi e romanici. Una nota di merito particolare va poi ai «tesori» Vaticani, di San Marco a Venezia e di San Gennaro a Napoli, veri «campioni» dell’oreficeria storica italiana. Vicenza, Gallerie di Palazzo Leoni Montanari dal 29 marzo al 29 giugno.


Aperte le iscrizioni al concorso Adobe Adobe ha aperto le iscrizioni all’Adobe Design Achievement Awards 2008. Il concorso premia i più promettenti studenti di grafica, fotografia, illustrazione, animazione, regia digitale, sviluppo e design dei migliori istituti di istruzione superiore in tutti i Paesi nel mondo. I visitatori del sito possono inoltre accedere alla sezione interattiva ADAA Live! che consente di assistere in tempo reale all’invio dei progetti da parte dei partecipanti. I lavori inviati saranno esaminati e valutati da una giuria indipendente composta da dodici affermati professionisti. Per quest’edizione Adobe ha deciso di inserire nuove categorie per tre aree: Interactive Media, Motion Video e Media Tradizionali. Il termine ultimo per l’accettazione dei lavori inviati è fissato al 2 maggio.

Le opere pervenute online saranno giudicate in maggio; successivamente verrà chiesto ai semifinalisti di inviare i file sorgenti e una versione stampata del loro lavoro nella forma prevista per la fase di giudizio finale. I finalisti verranno invitati a New York per ritirare la vincita, costituita da prodotti software e premi in denaro. Ulteriori informazioni sull’edizione 2008 del concorso Adobe Design Achievement Awards sono disponibili sul Web all’indirizzo [www.ADAAentry.com]. Per ulteriori informazioni, visitare il sito Adobe [www.adobe.it].

Rembrandt e i capolavori della grafica europea A conclusione del ciclo di manifestazioni organizzate nell’anniversario dei quattrocento anni della nascita di Rembrandt, da aprile sarà in rassegna l’importante nucleo di incisioni all’acquaforte provenienti dalla collezione Lazzari Turco Menz. Il corpus di incisioni è composto complessivamente da circa un migliaio di fogli, prevalentemente inediti, e di cui è in corso una completa schedatura scientifica, che parte dalla fine del XV secolo alla metà del XIX, comprendendo opere di scuola italiana, francese, fiammingo-olandese, tedesca, spagnola e inglese. Una raccolta straordinaria di ritratti, storie, scene di genere, paesaggi, nudi, fogli di schizzi e studi realizzati con un’ampiezza di tecniche e di mezzi espressivi grafici, che nessun altro artista ha saputo eguagliare. Trento, Castello del Buonconsiglio — dal 4 aprile al 2 novembre.


ti n e m a t n u p eventi eaaep in Europa in Itali Josef Maria Auchentaller (1865-1949)

Un secessionista ai confini dell’impero La mostra presenta l’opera di Josef Maria Auchentaller, uno degli artisti dell’avanguardia viennese di inizio secolo e grande protagonista del movimento della Secessione fondato Gustav Klimt nel 1897. Pittore e grafico, Auchentaller fu anche artefice e mente della redazione di Ver Sacrum, la rivista ufficiale della Secessione, e nonostante l’impegno artistico profuso non ebbe mai una fortuna all’altezza dei suoi meriti. La scelta di abbandonare Vienna, già nel 1901, per seguire la moglie Emma nell’avventura «turistica» di Grado, lo isolò dall’ambiente viennese e lo allontanò dagli onori della cronaca. Ormai stabilitosi a Grado, si dedicò alla pittura di paesaggio e al ritratto. Gorizia, Musei Provinciali, Palazzo Attems-Petzenstein dal 24 aprile al 24 agosto.

Pintoricchio L’articolata mostra dedicata a Bernardino di Betto, detto il Pintoricchio, ha lo scopo di celebrare il 550° anniversario della nascita di uno dei protagonisti del Rinascimento Italiano nonché artista-simbolo della città di Perugia. Suddivisa principalmente tra il capoluogo umbro Perugia e Spello, la rassegna è caratterizzata dalla «riscoperta» delle testimonianze del pittore ancora presenti nei luoghi di origine che permetterà di ampliare l’offerta culturale con itinerari sul territorio che coinvolgono altri centri umbri, quali Trevi (Complesso Museale di San Francesco), Spoleto (Duomo), Orvieto (Duomo), Città di Castello (Museo del Duomo), San Martino in Colle di Perugia (Chiesa della Madonna del Feltro) e Spello (Chiesa di Sant’Andrea). Perugia, Galleria Nazionale dell’Umbria; Spello, Chiesa di Santa Maria Maggiore — dal 2 febbraio al 29 giugno.


La collezione di Roberto Longhi

Dal Duecento a Caravaggio a Morandi Un omaggio che Alba tributa allo storico dell’arte Roberto Longhi, l’illustre concittadino che riunì nella sua collezione privata opere di gran pregio e di epoche diverse. Il percorso espositivo è cronologico, come recita il titolo dell’esposizione, ed è articolato in sette sezioni che partono da un importante nucleo di pittori bolognesi come Vitale da Bologna, Simone dei Crocifissi, Jacopo di Paolo, per passare

al tardogotico di Jacobello del Fiore, Stefano da Ferrara e Cristoforo Moretti, fino al Quattrocento, i cui maggiori interpreti sono Defendente Ferrari, Colantonio, Ambrogio Bergognone, Bernardino Butinone, Apollonio di Giovanni e Girolamo di Benvenuto. Il percorso approda quindi al Cinquecento con gli

«eccentrici padani», artisti che interpretavano con spregiudicata libertà la «maniera moderna» del Cinquecento, fino al Seicento di Caravaggio, Battistiello Caracciolo, Mattia Preti, Carlo Saraceni, Matthias Stomer e Guido Reni. Nella sezione dedicata al Settecento si trovano le

opere di Pietro Longhi, Giacomo Ceruti, Gasparo Traversi e Fra’ Galgario. L’interesse di Longhi per l’arte contemporanea è testimoniato, per concludere il lungo percorso storico-artistico, dalle opere di Carlo Carrà, Filippo De Pisis e Giorgio Morandi. Alba, Fondazione Ferrero — dal 14 ottobre 2007 al 10 febbraio.


stria u d n i ’ l l e d i i numergrafica L’indagine Osi sui primi nove mesi del 2007 L’indagine Osi (Osservatorio stampa e imballaggio), relativa al 3° trimestre del 2007, rileva interessanti dinamiche all’interno dei due comparti della grafica e della cartotecnica. L’analisi, svolta da Assografici [www.assografici.it] in collaborazione con l’Istituto di amministrazione, finanza e controllo - Iafc Bocconi, si basa su un campione di una cinquantina di imprese di piccole, medie e grandi dimensioni, che rappresentano circa il 25% degli occupati e del fatturato delle imprese associate. Ma veniamo ai dati: nel 3° trimestre del 2007, il fatturato delle aziende grafiche inverte la tendenza negativa e ricomincia a crescere del 3,3% rispetto al 3° trimestre del 2006 ma, a causa della flessione accusata nel primo semestre dell’anno, la variazione tendenziale, calcolata sui primi nove mesi del 2007, risulta negativa dell’1,6%, accomunando tutte le imprese del panel. Tra gennaio e settembre 2007, gli indici Istat della produzione, rielaborati utilizzando il modello realizzato con lo Iafc Bocconi, risultano in calo del 4,1%, per la diminuzione produttiva della grafica editoriale (-8,4%), determinata dalla stagnazione del mercato editoriale, mentre segnali positivi giungono dalla grafica pubblicitaria e commerciale la cui produzione cresce dell’1,7%, grazie al rinnovato interesse per la postalizzazione di materiale pubblicitario e commerciale. La riduzione complessiva delle quantità prodotte si può spiegare anche alla luce dell’impiego di carte di minor grammatura. Su base annua, la dinamica resta negativa anche se alcuni elementi contribuiscono a rischiarare le tendenze del settore. A livello di Unione Europea (27 Paesi) il quadro è moderatamente positivo: da gennaio a settembre 2007 le vendite di prodotti grafici crescono del 2,3% mentre la produzione, nel suo complesso, aumenta solo dello 0,7%, trascinata dalle performance di Germania e Spagna.

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febbraio 2008

Panel aziende grafiche Fatturato (base 1 o trim. 2003=100) - Confronto trimestrale 115,00 110,00 105,00 100,00 95,00 90,00 85,00 1 trim.

2 trim. 2005

3 trim. 2006

4 trim.

2007

Fatturato delle aziende grafiche fino al terzo trimestre 2007.

Sull’altro fronte, quello delle aziende cartotecniche trasformatrici, il campione mostra, nei primi nove mesi del 2007, risultati in espansione: il fatturato cresce dell’8,4% e la produzione progredisce del 2,8%, grazie alla positiva intonazione di alcuni settori di sbocco (in particolare farmaceutica, cosmesi-profumeria, tessile-abbigliamento, arredamento), al risveglio dei consumi nazionali e alla buona performance delle esportazioni in ambito europeo. Il 40% delle aziende segnala di avere aumentato i prezzi dei prodotti trasformati ma i rincari dell’energia, legati all’impennata del prezzo del petrolio, e gli alti livelli dei prezzi delle carte e dei cartoni mantengono tesa la situazione sul

fronte dei margini operativi delle aziende. Inoltre si assiste a una crescita dell’import di imballaggi, anche da Paesi extra-europei. Nell’Unione a 27 Paesi il positivo andamento del 3° trimestre del 2007 porta la crescita tendenziale del fatturato dei primi nove mesi del 2007 al 6,1%, a fronte di un incremento della produzione del 3,9% che accomuna i principali Paesi europei, con maggiore intensità in Germania. I giudizi a breve termine espressi dalle aziende del panel sul trimestre ottobre-dicembre 2007 sono più incerti su produzione, fatturato e ordini interni, sebbene rimangano positivi sugli ordini esteri, per i diffusi segnali di rallentamento provenienti dai mercati di riferimento. g

Panel aziende trasformatrici della carta e del cartone Fatturato (base 1 o trim. 2003=100) - Confronto trimestrale 115,00 110,00 105,00 100,00 95,00 90,00 85,00 1 trim.

2 trim. 2005

3 trim. 2006

2007

Andamento del fatturato delle aziende cartotecniche fino al terzo trimestre 2007.

4 trim.


2008

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Azienda

Pagina

Air Project

13

Arctic Paper

Inserto

Artwork Systems

79

Canon

Centrexpo

42, 78

Colorgraf

I e II Cop.

Edigit International

77

Litorama

11

Lombardi Converting Machinery

7

Macchingraf

IV Cop.

Messe Düsseldorf

71

Monzese Carta

27

Müller Martini

72, 73

New Aerodinamica

17

Oki Systems

1

Strapex

62

Tecnologie Grafiche

60

Tecnorulli

Tresu

82

III Cop.

italiagraFica

febbraio 2008

74 76

Azienda

Pagina

Agfa Graphics

9

Alwan

32, 36, 39

Antalis

12

Bompan

6

Canon

8

Carthago

12

Cascades

12

Domino

28

DuPont

4

Durst

9

Edigit International

6

Fedrigoni

12

Fontegrafica

10

Gbc

61

Grafiche dell’Artiere

64

Graphistudio

5

Gruppo Samor

5

Heidelberg

26

Hp

5, 6, 8, 10

Kba

25

Kern

50

Litorama

5

Müller Martini

57

Nimax

28

Nur

5

Printsells

9

Reno De Medici

12

Sappi

10

Stamperia Valdonega

68

Taga Italia

54

Xerox

50


biblioteca Max Weber

■ THE LAYOUT LOOK BOOK HarperCollins ISBN 978 0 06 114975 7 256 pagine • maggio 2007 44,70 euro

Tra il lavoro svolto in agenzia e quello nato nell’ambito della progettazione grafica all’interno delle grandi e piccole case editrici esiste una gamma di esperienze professionali che non sempre raggiungono piena visibilità e fama. Questo volume raccoglie allora gli esempi più significativi, scovati in capo al mondo, nell’ideazione e preparazione di poster, giornali, magazine, cover per Cd, cataloghi, brand e immagine coordinata. Uno sguardo divertito su un mondo in rapida evoluzione che si nutre costantemente di invenzioni geniali.

Huda Smitshuijzen AbiFares

■ TYPOGRAPHIC MATCHMAKING BIS Publishers ISBN 978 90 6369 124 0 174 pagine • settembre 2007 29,90 euro

Nato ad Amsterdam grazie alla Fondazione Khatt, Typographic Matchmaking è un progetto che vede impegnati cinque noti progettista olandesi affiancati da altrettanti typedesigner arabi. L’obiettivo era creare cinque famiglie di font arabe, adeguandole alle esigenze odierne dei media digitali e della stampa in generale. I dieci designer coinvolti sono Gerard Unger & Nadine Chahine, Fred Smeijers & Lara Assouad Khoury, Martin Majoor & Pascal Zoghbi, Lucas de Groot & Mouneer Al-Shaarani, Peter Bilak & Tarek Aprissi, e i risultati (da vedere) sono stati straordinari.

Yolanda Zappaterra

■ EDITORIAL DESIGN

Laurence King Publishing ISBN 978 1 85669 433 9 208 pagine • settembre 2007 38,99 euro

Il design di riviste e quotidiani rappresenta da sempre un difficile equilibrio tra contenuti e forma, e i differenti ambiti culturali, sociali e merceologici in cui si esprime ne sono la dimostrazione più convincente. Ecco allora che, per raccogliere le «pratiche» eccellenti e i migliori metodi di progettazione editoriale, è nata l’idea di un volume che consentisse la divulgazione di questi preziosi saperi, accompagnati dalle opinioni e dai consigli di numerosi esperti in questo campo. Ne è scaturito un manuale irrinunciabile per chi oggi fa il mestiere di designer.

Lakshmi Bhaskaran

■ WHAT IS PUBLICATION DESIGN? Rockport ISBN 978 2 940361 46 5 256 pagine • marzo 2007 41,29 euro

L’organizzazione grafica di magazines, quotidiani, brochure, cataloghi e newsletter appartiene è un ramo del design ben distinto dal resto della progettazione editoriale. Rappresenta per certi versi l’ambiente più accelerato, innovatore e difficile, quello in cui gli errori o le incongruenze pesano seriamente sul successo o l’insuccesso di una pubblicazione. Da questa presa di coscienza nasce allora questo testo che vuole dotare il professionista degli strumenti cognitivi migliori per affrontare il difficile, ma affascinante, lavoro quotidiano.

febbraio 2008

italiagraFica

83


08 0 2 o i a r b b e f

84

italiagraFica

febbraio 2008


Italia Grafica - Febbraio 2008  

Italia Grafica - Febbraio 2008

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