Page 18

Public or not public? This is the question di Fabiola Naldi

Credo sia il momento di ristabilire alcune “coordinate” basilari per muoversi, per quanto sia possibile, entro il complesso e disarticolato panorama dell’intervento artistico sviluppato in un luogo o in uno spazio pubblico. Parto perciò dalla prima considerazione di riflettere, sebbene in modo quasi didattico, sul fatto che, dopo oltre un secolo di sconfinamento dai classici dispositivi artistici, il concetto di pubblico è esploso proprio fuori dai canoni prestabiliti: vale a dire che c’è molto altro fuori dal concetto di monumento inteso come soggetto e oggetto commissionato in onore e volontà di una precisa situazione (sia essa storica, sociale, antropologica, artistica). Procedo ancora per piccoli passi aggiungendo, sempre in maniera didascalica, che buona parte delle produzioni contemporanee sono intrinsecamente pubbliche nella misura in cui il fruitore, lo spettatore, il cittadino diviene codificatore e facilitatore dello stesso intervento. Ancora, avanzo un’altra “banale” riflessione circa la possibilità (che è nell’attualità dei fatti) di aggiungere all’extra artistico consolidato dalle precedenti Avanguardie la tanto compiaciuta esplosione dell’arte urbana. E’ impossibile in questo contesto una, seppur breve, introduzione storica ad un fenomeno che nasce con tutte le caratteristiche di una pervasiva Avanguardia in grado di ramificarsi ed estendersi oltre le iniziali credenziali interne. Certo, c’è stato un tempo tra la fine degli anni Ottanta e i primi Novanta in cui un manipolo di personaggi provenienti da diversi ambiti (graffiti, fotografia, grafica) abbandonarono la bomboletta per riportare sulla superficie della città altre modalità espressive, altri contenuti, altri impegni che non sempre sono presenti nella “vecchia” disciplina del Writing. Sono questi i casi, con scarti di pochi anni, di personaggi come, fra i molti, Blek Le Rat, Andrè, Bansky, Obey, Miss Van, JR, Honet. Molto velocemente, e grazie alle operazioni mediatiche di Bansky, un approccio illegale, vandalico, socialmente impegnato, si espande a macchia d’olio su buona parte dell’Occidente, aprendo al nuovo millennio come una pratica estetica in grado di far saltare tutti i 18

confini artistici grazie a una “apparente” libertà comunicativa, espressiva e sociologica. Arrivo quindi all’oggi, cosciente di aver lasciato il lettore nelle mani di altre ricerche per connettere i vari punti, ma ancora una volta la sede mi permette di lavorare sull’attualità e meno sullo storico. Con poco più di 20 anni di storia alle spalle la fetta di arte urbana che vede coinvolta la Street Art (sia essa declinata in Poster Art, Stencil Art, Drawing Art, Sticker Art) sta prendendo il sopravvento entro i termini di occupazione di territorio. Per essere più chiara, ciò che sta sempre più avvenendo è una massiccia espansione fisica di una considerevole quantità di micro e macro progetti legati alla riqualificazione di superfici urbane che necessitano di un rinnovato abbellimento esteriore in grado di supportare la nuova, quanto preoccupante, teoria internazionale della gentrification. Nonostante il termine possa apparire come qualcosa di misteriosamente oscuro e pericoloso, in alcuni casi, le operazioni urbanistiche e antropologiche realizzate per città come Parigi, Londra, Berlino, Lisbona sono in parte risultate propositive per il riassetto sociale di aree estreme o periferiche. Questo con qualche ritardo sta accadendo anche in Italia e qui la situazione si fa più complessa. Lo scenario in cui sempre più si sta intervenendo sul territorio nazionale è molto più articolato e strutturato di quanto non sia già accaduto per i casi citati: le aree immediatamente periferiche su cui si sta intervenendo non sono solo semplici luoghi sedimentati da un’architettura residenziale. Molte delle aree dove si è iniziato a lavorare sono “cuori” storici e antropologici di città millenarie che, nel tempo, hanno a loro volta sedimentato storia, cultura e tradizione. Ancora, le superfici su cui spesso si opera sono a loro volta testimonianze architettoniche di un passato artistico molto importante lasciate però “deperire” sotto la stretta maglia della complessità economica in cui si trova il nostro Paese. Torna allora molto comodo intervenire solo sulla superficie apparente, in una sorta di “abbellimento” istantaneo prono alle esigenze delle amministrazioni locali. A dire il vero i casi in cui que-

onMAPS#0  

onMAPS is collaborative project developed as a digital magazine focused on public space realized through contributions of artists, architect...

onMAPS#0  

onMAPS is collaborative project developed as a digital magazine focused on public space realized through contributions of artists, architect...

Advertisement