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Corso di Laurea in Scienze della Formazione Primaria Facoltà di Scienze della Formazione Corso aggiuntivo riguardante l’integrazione scolastica per allievi disabili Laboratorio sui disturbi dell’apprendimento, dell’affettività e socialità prof.ssa Manuela SETTIMO a.a. 2010-2011

FUNZIONI DELLA COMUNICAZIONE NON VERBALE Darwin: funzioni delle emozioni – Comunicativa – Preparazione all’azione • Pianto=disagio • Paura=pericolo • Gioia=piacere 1. Emozioni 2. Atteggiamenti interpersonali 3. Dati sulla personalità

1. Emozioni Come scrive Sthendal “chi vuole conoscere qualcuno spii le sue emozioni” William James (1884) afferma che “provare un’emozione è il risultato della percezione che una persona ha delle proprie reazioni corporee e motorie”. Ognuno ha dunque una risposta diversa a seconda di come si percepisce. Esistono però emozioni fondamentali o innate: 1. gioia 2. rabbia 3. paura 4. tristezza 5. disgusto 6. disprezzo 7. interesse 8. sorpresa Queste sette emozioni vengono considerate fondamentali perché hanno delle caratteristiche simili in tutte le culture. La difficoltà nello studio delle emozioni sta nel fatto che queste coinvolgono molti livelli: fisiologico, cognitivo, psicologico, contestuale (sociale, relazionale). Quindi non vi è pieno accordo nel definire cosa sono le emozioni. Non vi è accordo nemmeno nel condividere una teoria unica e 1


univoca delle emozioni. Ma la maggior par degli autori è d'accordo nell’associare alle emozioni una risposta biologica dell’organismo. Su questo piano, quali sono quindi i cambiamenti fisiologici (che coinvolgono l’organismo quando si provano emozioni) ? Frequenza cardiaco (ECG), frequenza del respiro, tensioni muscolari (miografia) e tremori, pressione sanguigna, dilatazione delle pupille (oculografia), sudorazione, conduttanza cutanea (risposta psicogalvanica), dolori e/o tensioni allo stomaco, bocca secca, cambiamento della temperatura interna. Questi cambiamenti sono mediati dal sistema nervoso autonomo. Teorie Sono molte le teorie avanzate per comprendere il fenomeno delle emozioni. La Teoria periferica di James-Lange La teoria periferica di William James (1884) sostiene che noi “non tremiamo perché abbiamo paura, ma abbiamo paura perché tremiamo; non piangiamo perché siamo tristi, ma siamo tristi perché piangiamo”. I cambiamenti neurofisiologici verrebbero per primi; questo produrrebbe cambiamenti viscerali che vengono da noi avvertiti. Si passa dall’evento percepito all’evento sentito (to feel). Teoria dei due fattori Nel 1962, Schachter e Singer formulano una teoria che è rimasta il modello interpretativo dominante dell’emozione, definita cognitivo-attivazionale, sostenendo che “ci emozioniamo perché pensiamo”. L’emozione è la risultante dell’interazione di due componenti distinte: – una di natura fisiologica e diffusa dell’organismo (emozionalmente non specifica: arousal); – l’altra di natura psicologica, con la percezione di questo stato di attivazione e la sua spiegazione in funzione di un evento emotivo. Questi due fattori non bastano, però, a generare un’esperienza emotiva. Occorre un’attribuzione causale (causa-effetto) che stabilisca una connessione fra queste due componenti, in modo da attribuire la propria attivazione corporea a un evento (“etichettare”). Metafora del juke-box: quando si inserisce una moneta (un cambiamento) mettiamo in moto un processo (risposta fisiologica), ma il motivo suonato (l’emozione) dipende dal tasto premuto (da noi). Tutti gli autori sono concordi nell’affermare che lo strumento più idoneo per esprimere le emozioni è la comunicazione non verbale. Il canale privilegiato e più diretto per l’espressione delle emozioni è il volto, anche se ovviamente esistono altri indici cinesici utili a segnare le emozioni.

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Ekman (1972) mette a punto un procedimento per classificare le emozioni, il FACS (Facial Action Coding System) che consiste in una serie di fotografie del viso che rappresentano le 6 emozioni fondamentali: 1. felicità 2. rabbia 3. paura 4. tristezza 5. disgusto 6. sorpresa Il volto inoltre viene diviso in tre parti indipendenti: 1. superiore (fronte) per la sorpresa 2. centrale (occhi) per paura e tristezza 3. inferiore (bocca) per felicità e disgusto mentre la rabbia ha bisogno di un’integrazione fra tutte le parti del viso.

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Emozioni base: gioia/felicità

Aiuta a smorzare – tensioni – ansia – stress Funzione sociale – Conversazione – Salutare Sorriso contagioso Inganno: – Sorriso (falso o sociale) - Maschera altre emozioni Gli angoli della bocca sono tirati indietro, questo produce le pieghe rino-labiali, segno distintivo del sorriso; si possono quindi pronunciare le guance. Le guance pronunciate possono produrre rughe sotto la palpebra inferiore, ma soprattutto le zampe di gallina ai lati degli occhi. In un sorriso intenso: Le pieghe rino-labiali sono accentuate, si formano le rughe sotto l’occhio e di lato, il sorriso è più aperto, gli occhi rimpiccioliti Più si mostrano i denti (e anche le gengive) più il sorriso appare intenso.

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Emozioni base: rabbia

Risposta biologica: – Aumento frequenza cardiaca – Mani, piedi, braccia e gambe ricevono più sangue – Piloerezione – Muscoli tesi – Arrossamento – Postura più eretta e protesa in avanti (aggressività) Emozione immediata (non ragionata) a fine adattivo Imitazione Indirizzata verso – Oggetti – Persone (quello che rappresentano) – Se stessi Le sopracciglia della rabbia si differenziano dalle sopracciglia della paura. In entrambi i casi gli angoli sono ravvicinati, ma nella rabbia procurano rughe in mezzo verticali. Non compaiono molte rughe orizzontali rispetto alla paura. Gli occhi della rabbia sono penetranti. La palpebra inferiore è tesa e quella superiore abbassata. Occhi e palpebre non possono assumere questa forma senza il movimento delle sopracciglia. La bocca della rabbia può essere serrate o aperte. Tipicamente queste bocche sono accompagnate dall’espressione irata di occhi e sopracciglia, ma possono presentarsi anche da sole, segnalando irritazione, sforzo fisico o concentrazione, perplessità, determinazione. La sola bocca aperta può apparire quando si grida (es. allo stadio)

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Emozioni base: paura

Risposta biologica: – Si impallidisce, aumenta sudorazione, battito cardiaco, pulsazioni Sensi amplificati per cogliere ogni cambiamento ambientale (es., dilatazione pupille) Significato evolutivo: – Paure in base all’età (neonato, bambino, adolescente, adulto e anziano) Paura anticipatoria Paura contagiosa Sia per la sorpresa che per la paura le sopracciglia sono sollevate, ma i loro angoli interni sono più vicini nella paura. Come per la sorpresa, appaiono le rughe ma non in tutta la fronte. Il solo coinvolgimento delle sopracciglia indica un’espressione di preoccupazione o paura controllata. L’occhio è aperto e scopre la sclera (parte bianca) Nella sorpresa la palpebra inferiore è però rilassata, mentre nella paura è tesa, coprendo parte dell’iride. La bocca della paura è aperta ma spesso tesa e stirata all’indietro, non è rilasciata come quella della sorpresa. Nell’espressione della paura gli angoli della bocca possono essere leggermente piegati in basso. La sola bocca della paura (senza l’intervento della parte superiore) può indicare apprensione e preoccupazione. Se questa espressione appare e scompare di continuo può mostrare una paura o un terrore controllato. Immaginate qualcuno che vi sta raccontando di un incidente a cui ha assistito; nel descrivere le scene più paurose può mostrare, per qualche attimo, l’espressione B.

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Emozioni base: tristezza

Tristezza e depressione sono differenti Può servire a comunicare bisogno d’aiuto, conforto, assistenza, attenzione Gli angoli interni sono sollevati e le sopracciglia possono essere ravvicinate. La pelle sotto le sopracciglia forma un triangolo, per effetto dei muscoli che sollevano l’angolo interno delle sopracciglia. In particolare, la palpebra inferiore è sollevata quando si prova tristezza più intensamente. Gli angoli della bocca tipici della tristezza hanno gli angoli in giù. Spesso la bocca della tristezza presenta tensione e trema e ciò succede perché si sta per piangere o si trattengono le parole.

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Emozioni base: disgusto

Risposta biologica: – Protezione da cibi e sostanze velenose e tossiche – Imita atto di sputare Disgusto verso persone = disprezzo Il labbro superiore si solleva, alterando l’aspetto della punta del naso. Al movimento del labbro può accompagnarsi l’arricciamento del naso lungo il ponte, e agli angoli delle narici. Il naso arricciato indica l’intensità del disgusto così come il sollevamento del labbro inferiore. Il labbro inferiore può essere sollevato o abbassato. Il sollevamento delle guance produce rughe sotto la palpebra inferiore e a ridosso. Il solo naso arricciato o il labbro rialzato può essere utilizzato come segno di interpunzione o disapprovazione. DISGUSTO: disprezzo Il disprezzo si manifesta variando, dall’espressione di disgusto, l’elemento della bocca che rimane serrata e spesso si solleva un angolo laterale (A o B rispetto a C: normale)

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Emozioni base: sorpresa

Piattaforma emotiva: ci mette in allerta Fugace e di breve durata molti animali, quando vedono qualcosa di inaspettato, si bloccano (mostrando sorpresa) e ciò li costringe a prestarvi particolare attenzione La pelle sopra il sopracciglio è più visibile. il sollevamento delle sopracciglia produce rughe sulla fronte. Le rughe non compaiono in tutte le persone: come ad esempio nei bambini o nelle persone con rughe permanenti L’espressione, senza la componente della bocca, è una tipica espressione di dubbio o incredulità o meraviglia (ad esempio, per quello che si è appena sentito, visto ecc.) Nella sorpresa gli occhi sono spalancati rispetto all’espressione neutra: palpebra inferiore rilassata e quella superiore tesa. Si scopre così il bianco dell’occhio (sclerotica) sopra l’iride L’occhio della sorpresa può presentarsi anche da solo e per qualche istante, indicando meraviglia o come segno di interpunzione nella conversazione La bocca è aperta perché la mascella cade dando l’impressione che la bocca si sia aperta senza sforzo L’apertura della bocca determina l’intensità della sorpresa

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Voce ed emozioni • Rabbia: – aumento dell’intensità – presenza di pause molto brevi o anche assenza – ritmo di eloquio molto elevato la voce della collera può essere definita come tesa e piana. • Paura: – elevata velocità del ritmo di articolazione – intensità di voce molto forte – presenza di tremore Può essere definita come sottile, tesa e “stretta”. • Tristezza: – tono mediamente basso – volume basso – presenza di lunghe pause – ritmo di articolazione rallentato Si tratta di una voce stretta e rilassata. • Gioia: – tonalità acuta – aumento dell’intensità o accelerazione del ritmo di articolazione Si presenta come una voce ampia, piana e mediamente tesa. • Disprezzo: – articolazione particolarmente lenta delle sillabe – durata prolungata della frase – tono profondo – intensità bassa Si tratta di una voce tesa, stretta e mediamente piana • Ansia: – aumento di tono, con maggiore velocità – maggior numero di incertezze nel parlare – pause piene anche oltre un secondo e mezzo (ad es, “mmh”, “eeh” ecc.) e voce aspirata

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2. Atteggiamenti interpersonali L’uomo è un animale sociale, in quanto è proprio nelle situazioni sociali che l’individuo persegue numerose finalità specifiche. Argyle (1974) indica il comportamento sociale come il prodotto di almeno sette pulsioni: 1. pulsioni non sociali 2. dipendenza 3. affiliazione 4. dominanza 5. sesso 6. aggressività 7. autostima o identità dell’io ad esclusione della settima, le prima sei son state identificate anche nelle società animali, trasmesse per mezzo dei segnali non verbali. Pulsioni non sociali Gli scambi che avvengono tra madre e bambino, basati in partenza su bisogni fisiologici (succhiare, aggrapparsi, seguire, piangere, sorridere) raggiungono ben presto un valore di comunicazione, utile non solo nel proseguo del rapporto stesso, ma anche come indice di partenza per una strutturazione della personalità. La ritualizzazione si configura come un linguaggio comune che permette di comunicare attraverso messaggi corporei con chi è altro da sé. Dipendenza Le mete della dipendenza sono relazioni strette in posizione di sottomissione con i genitori e, in seguito, con altre persone. La dipendenza non è collegata espressamente alla soddisfazione di bisogni organici che restano comunque fondamentali, ma si sviluppa dietro il desiderio di contatti morali e soprattutto fisici. Affiliazione L’affiliazione è un bisogno, successivo alla dipendenza, che spinge alla ricerca di un contatto fisico, visivo, di un’interazione sociale amichevole e di altre forme di intimità con gli altri. Quale che sia la motivazione, bisogno di diminuzione dell’ansia, trasmissione di informazioni o quant’altro, questo tipo di bisogno ha un risvolto sociale molto forte. Le tecniche dello stile affiliativo consistono in elementi non verbali (vicinanza fisica, particolari tipi di contatto fisico, contatto visivo, sorriso), prosodici (tono di voce amichevole), verbali (conversazione su argomenti di carattere personale). Dominanza La dominanza al contrario dell’affiliazione è un bisogno che spinge le persone, per motivi interni o contingenti alla situazione, ad assumere un atteggiamento di superiorità nei confronti di altre persone. In questa maniera le persone sottomesse tendono ad essere influenzate dalle persone dominanti, mediante tecniche ben precise, che variano in una combinazione ricompensa-punizione. Le ricompense comprendono il sorriso, i cenni di assenso, lo sguardo, l’approvazione; le punizioni consistono nell’inarcare le sopracciglia, nel volgere lo sguardo altrove, nell’apparire annoiati, nel dissentire. Sesso La motivazione sessuale al pari dell’affiliazione ha come scopo primario il bisogno di avvicinamento sociale; è generalmente diretta a persone dell’altro sesso ed è chiaramente molto più soddisfacente della stessa affiliazione in quanto genera un grado più intenso di eccitazione. Inoltre il comportamento sessuale è governato da complesse regole culturali e la sua manifestazione esige particolari abilità sociali. Aggressività

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L’aggressività è una pulsione che ha un grande effetto sul comportamento sociale; in effetti non spinge alla cooperazione, ma ha un forte impatto nelle relazioni interpersonali in quanto, quando viene attivata, spinge un individuo ad offendere gli altri, fisicamente, verbalmente ed in altri modi.

3. Dati sulla personalità Gran parte dei segnali che esprimono la personalità vengono inviati in modo relativamente inintenzionale (sesso, età, razza) assieme a segnali intenzionali (abiti, ornamenti, atteggiamenti). Sia gli uni che gli altri possono essere manipolati e strutturati in una sorta di presentazione di sé, che rende l’idea di come un soggetto percepisce se stesso. Questo porta ad una prima espressione volontaria della personalità: l’immagine di sé, composta da un nucleo centrale, definito oltre che da un’immagine del corpo, anche da una certa quantità di ruoli ed opinioni sulle caratteristiche della personalità. Le persone inviano in continuazione segnali non verbali, intenzionali o meno, per mostrare che il loro comportamento ha un qualche scopo accettabile e ragionevole. L’espressione del volto, lo sguardo, la postura i gesti, gli atteggiamenti, ma soprattutto gli abiti, gli ornamenti ed i simboli, ci danno l’esatta misura di ciò che una persona tende ad esprimere.

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Settimo - Funzioni della CNV  

CNV funzioni ed emotività