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La mia Cuba Inizio Oggi è il 19 gennaio 2009 e inizio solo ora a scrivere quello che Cuba rappresenta per me dopo i numerosi viaggi effettuati con la mia migliore amica. Inizio adesso, subito dopo aver concluso la lettura dell’ultimo racconto di Stefano a cui non posso che continuare a dire grazie per quello che scrive. Inizio adesso, poco prima della partenza per il sesto viaggio verso la Isla Grande. Da quando ho in mano il biglietto aereo non sto più nella pelle, non dormo di notte, sono agitata e troppo felice perché so che vado a stare bene, peccato che sia per soli 17 giorni. Io ho il brutto vizio di mangiarmi le unghie e potete non crederci ma quando sono a Cuba mi crescono delle unghie bellissime che puntualmente vengono rosicchiate sull’aereo che mi riporta in Italia! Non posso dire che Cuba è il Paradiso in Terra e che si vive cosi male in Italia, ma a Cuba mi sento “a casa”, mi sembra di non aver mai vissuto prima, di non aver mai capito niente della vita. Da quando sono stata a Cuba la prima volta sono cambiata molto nel modo di pensare e vivere la mia vita, anche se qui in Italia non è facile riuscirci perché ormai siamo abituati ad un certo ritmo e a tante cose superflue che sembra non possiamo farne a meno e che invece si vive benissimo anche senza, godendo però del vero affetto delle persone e delle piccole cose che ti arricchiscono cuore, anima e mente. Ho deciso che rileggerò quanto scritto solo alla fine, perché so di non essere una brava scrittrice però ho tanta voglia di mettere nero su bianco queste mie emozioni ed esperienze che dal 2004 ad oggi mi hanno reso una persona migliore. Settembre 2002 Mi è sempre piaciuto ballare e, dopo aver chiuso la relazione con il mio moroso, a settembre 2002 ho deciso di iniziare un corso di balli latino-americani, per divertirmi e conoscere gente nuova. E infatti ho conosciuto Laura, la mia attuale migliore amica. Il nostro insegnante di ballo è un ragazzo cubano di nome Carlos, simpaticissimo, e che ci insegna la salsa cubana ma anche l’amore e la passione per questa Isola. Io e Laura decidiamo che la prossima vacanza che faremo sarà verso Cuba, ma nella primavera del 2003 conosciamo una coppia di ragazzi gay e uno di loro è venezuelano. Quindi il viaggio a Cuba è stato rimandato per andare invece nel settembre 2003 in Venezuela. E’ stato un bel viaggio, il Venezuela è un paese che offre molto da vedere e la gente è molto calorosa, peccato sia anche molto pericoloso e davvero povero, colpa del governo di Chavez che ha messo in ginocchio la popolazione. Ad esempio, il padre del nostro amico prima di Chavez era un insegnante. Dopo ha dovuto passare a lavorare come taxista a causa dei vari problemi che si sono venuti a creare. Però non ho voglia di stare a parlare di politica, anche perché non conosco cosi bene quella venezuelana per dare giudizi, non conosco bene neanche quella italiana!!! Il viaggio a Cuba è stato spostato a settembre 2004! Il 2004…anno da ricordare ma anche da dimenticare… Il primo viaggio a Cuba…tanto sognato…infatti compriamo i biglietti mi sembra all’inizio dell’anno per partire a settembre! Durante l’anno continuiamo a frequentare i locali da ballo e conosciamo molti ragazzi e ragazze cubane con cui stringiamo amicizie. Tra questi c’è il fratello di un nostro amico,


qui in Italia per un breve periodo, che diventa il novio della mia amica Laura. Quindi il viaggio a Cuba adesso ha ancora più senso! Partenza da Malpensa il 12 settembre, giorno del mio compleanno, anche se in aeroporto ci avvisano che a causa dell’uragano Ivan da Amsterdam non saremmo partite ma anche che se non partivamo da Milano avremmo perso tutto il biglietto. Decidiamo di partire, dopo aver passato la sera precedente a ballare con i nostri amici che ci hanno accompagnato all’aeroporto perché la partenza era alle 6.00 del mattino. Arrivate ad Amsterdam ci confermano che il volo Martinair per Habana non partirà a causa di Ivan. Disperazione!!! Ci dicono che dobbiamo passare la notte ad Amsterdam, allora cerchiamo un hotel: fosse facile, c’è un congresso in città e non si riesce a trovare niente! Colpo di fortuna, troviamo una camera, che divideremo con un ragazzo italiano, conosciuto in quel momento, anche lui con destinazione Cuba. Prendiamo il treno per centro città e poi l’autobus. Arriviamo all’hotel, in tipico stile vittoriano, piccolissimo e con moquette dappertutto e delle scale a chiocciola dove non passavano neanche le valigie, abbiamo dovuto letteralmente lanciarle! Nonostante il disagio, ci siamo anche divertite per le cose buffe accadute in quella micro camera con micro bagno, tipo il nostro compagno di sventura che è caduto appoggiandosi alla porta del bagno che non si chiudeva, o l’acqua del water che strabordava! Il mattino ci alziamo di buon ora, facciamo colazione, e torniamo in aeroporto speranzose di partire finalmente per Cuba. Brutte notizie, l’uragano è ancora forte e non si può partire. Cominciamo a girare tutto l’aeroporto contemplando i punti internet per monitorare il passaggio di Ivan e conosciamo altri due ragazzi italiani che dovevano andare a Cuba ma che si sono fatti cambiare il biglietto per Honduras per essere sicuri di partire il giorno dopo. Passiamo il resto della giornata con loro e ci apprestiamo a passare la notte in aeroporto. Non auguro a nessuno di dover passare una notte in aeroporto: un freddo incredibile, le poltroncine con i braccioli che non permettevano neanche di sdraiarsi, donne delle pulizie con lucidatrici rumorosissime e uomini che effettuano riparazioni alle luci...meno male che eravamo in compagnia. Finalmente arriva il mattino e l’aeroporto ricomincia ad animarsi. Ci avviamo verso il nostro volo e salutiamo i nostri compagni di sventura. Finalmente si parte! Il volo che doveva arrivare ad Habana arriva invece a Varadero e da lì ci sarà un pullman messo a disposizione dalla stessa compagnia aerea. Il viaggio è andato bene, tranquillo, e arriviamo a Varadero, stanchissime. Passiamo la dogana dopo ore di coda, prendiamo i bagagli e via verso Habana. Io mi addormento secca e non mi accorgo che siamo arrivate. Il pullman si ferma davanti all’hotel Habana Libre sulla Rampa. Laura mi sveglia e vediamo Rey (il suo novio) con un altro ragazzo che ci vengono incontro. Facciamo le presentazioni, l’altro ragazzo è Ale, cugino di Rey. Ci accompagnano alla casa che hanno prenotato per noi in zona Nuovo Vedado. Non vediamo l’ora di fare una doccia e metterci a letto. Invece dopo la doccia usciamo con i ragazzi per andare a mangiare un boccone. Torniamo a casa, ci salutiamo e ci accordiamo per il mattino seguente per cominciare la visita della città. Di buon mattino ci avviamo verso il Malecon e decidiamo di percorrerlo quasi tutto a piedi, sotto un sole cocente e con le onde alte che passano sopra il muretto del lungomare e che ogni tanto ci rinfrescano. Una meraviglia!


I giorni passano tra mare, visita della città e momenti passati a casa delle varie famiglie cubane che ci hanno accolto come figlie e dove c’è sempre musica, rum e birra, è come essere a casa. La sera ci alterniamo tra discoteche e passeggiate sul Malecon. Il mercatino della Catedral è stupendo, pieno di colori e dove facciamo gli acquisti per i regalini; la Catedral è un monumento imponente che domina una piazza coloratissima e piena di musica; il Canonazo delle 21.00 è un’esperienza molto apprezzabile. Mi sono innamorata dell’Habana…ha un fascino unico, tra i bei palazzoni del Vedado e le “rovine” dell’Habana Viejia…c’è un’atmosfera creata dal rumore delle marmitte delle macchine, dalle onde del mare, dalla musica a tutto volume e dalle voci della gente che ti coinvolge e ti avvolge completamente facendoti sentire bene. Il tempo passa e arriva il giorno del rientro in Italia: una tristezza mai provata nel lasciare questo luogo magico e le tante persone conosciute e a cui ci siamo affezionate come una famiglia…ma dobbiamo partire, è il 26 settembre. Sul volo di ritorno io e Laura quasi non parliamo, perse ognuna nei propri pensieri e ricordi. Scalo ad Amsterdam, di nuovo problemi con il volo e passiamo altre ore in aeroporto. Finalmente atterriamo a Milano, ci vengono incontro le nostre mamme contentissime di vederci e ci fanno i complimenti per come siamo abbronzate. In pochi giorni sviluppiamo le foto e piangiamo a dirotto guardandole. La sera del 6 ottobre sto cercando di montare il piccolo video delle vacanze che mia madre non vedo l’ora di vedere. Il mattino del 7 ottobre succede l’irreparabile: mia mamma ha un infarto mentre sta andando nel parcheggio sotto casa a prendere la macchina per andare al lavoro. Arrivano le ambulanze, io e i miei fratelli non capiamo più niente, poi una corsa al DEA e…niente da fare, se ne è andata…senza vedere il video…lasciandoci cosi, all’improvviso, soli e smarriti, un dolore devastante… Laura, i familiari e tutti gli amici si stringono attorno a noi. Passiamo i primi giorni, settimane e mesi in una specie di limbo andando avanti per inerzia. Piano piano il dolore da fortissimo si riduce a forte e ricominciamo a uscire e a far passare a giorni come al solito. Spesso riguardo le foto di Cuba con Laura e decidiamo di programmare il prossimo viaggio, con il pensiero che potrebbe farmi solo bene andare via per un po’ e soprattutto in un posto che mi ha dato tanto. Una parentesi: non sono mai riuscita a montare il video di quella prima vacanza… Secondo viaggio: giugno 2005 Dal nostro ritorno abbiamo cominciato a frequentare più assiduamente il fratello del novio di Laura e la sua fidanzata diventandone buoni amici. Loro decidono finalmente di sposarsi e lo vogliono fare a Cuba proprio a giugno 2005 e quindi siamo tutti invitati! Cerchiamo il volo e prenotiamo: siamo un bel gruppetto di 7 persone! Peccato che poi i due fidanzati non si sposano ma neanche si lasciano e vengono lo stesso per una vacanza tutti insieme. Un consiglio: non viaggiate in tanti, perché ci sono troppe problematiche. E’ stato il viaggio a Cuba di cui ricordo meno, primo perché pensavo continuamente a mia madre, secondo perché non riuscivamo mai a metterci d’accordo e alla fine c’era sempre qualcuno scontento.


Ho comunque ritrovato con molto piacere gli amici cubani conosciuti l’anno prima e mi sono lasciata avvolgere nuovamente dalla magica atmosfera dell’Habana ritornando in Italia ritemprata nello spirito. Di nuovo abbiamo visitato il quartiere cinese della città e il Cimitero Colon dove abbiamo fatto la conoscenza della Milagrosa e della sua storia. Si narra che la Milagrosa faccia le grazie e infatti tutto attorno alla sua tomba è letteralmente coperto di targhe di ringraziamento provenienti da tutto il mondo. Questa è la sua storia: rimane incinta e muore di parto. Viene sepolta con il piccolo ai piedi e viene chiesto ad uno scultore di fare una statua da mettere sulla tomba. Lo scultore raffigura la donna con il bambino in braccio. Dopo alcuni anni la tomba viene aperta per seppellire il suocero e vedono che la donna è in perfetto stato, nessuna decomposizione, e con il bambino in braccio come nella statua. Viene chiamata appunto Milagrosa e la gente comincia ad andare a trovarla al cimitero e chiederle delle grazie che puntualmente vengono esaudite. Quando si va davanti la sua tomba non bisogna mai darle le spalle e bisogna suonare degli anelli posti sopra il coperchio in segno di saluto. E’ stato molto emozionante farlo. Comunque sia, io e Laura decidiamo che il prossimo viaggio sarà per noi due sole. Terzo viaggio: giugno 2006 Passiamo un altro anno, tra lavoro, famiglia e amici. Cominciamo anche a frequentare un nuovo locale di ballo latino-americano e conosciamo un ragazzo cubano dell’animazione con cui stringiamo amicizia. Arriva giugno e l’ora di partire e il nostro nuovo amico ci dice di andare a trovare la sua famiglia e che i suoi amici saranno felici di portarci in giro e a ballare. Finalmente di nuovo sul volo che ci riporterà all’Habana. Siamo di casa sempre nella zona Nuevo Vedado, ma in una nuova casa, dove la signora è simpatica ma un pochino troppo invadente, ma va bene lo stesso, abbiamo comunque la nostra privacy. Non passa un giorno che vengono a bussare alla nostra porta due ragazzi mai conosciuti, si presentano e sono David e Papito, i due amici dell’animatore cubano. Cominciamo a uscire con loro e ci divertiamo moltissimo! Un giorno in loro compagnia siamo invitate ad una festa della Santeria per Urula. All’entrata della casa ci fanno purificare con dell’acqua profumata e poi entriamo: una stanza completamente svuotata dei suoi mobili con un altare con pizzi, bambole e frutta per i Santi, un gruppo di suonatori e donne vestite con gonne coloratissime e cuffie in testa. Comincia la musica, la gente comincia a muoversi e ballare in modo quasi ossessivo fino a che una di loro comincia a straparlare, gli occhi che si rivoltano all’indietro e comunica ai presenti quello che gli è stato detto dal Santo di turno, in pratica questa donna era entrata in trance. Continua la musica e gli episodi di trance, tra fiumi di rum e fumo di sigaro, che ho visto addirittura fumato al contrario. Ad un certo punto si avvicina un uomo, visibilmente non molto lucido, mi si siede in braccio, mi


mette una mano sul petto in corrispondenza del cuore e mi dice delle cose della mia vita passata e presente che non poteva assolutamente sapere e io rimango abbastanza scioccata. Dopo questo episodio decidiamo di abbandonare la festa. E’ stata un’esperienza molto coinvolgente, la Santeria è una Religione particolare, può non essere condivisa ma va rispettata. Siamo anche andate a Regla e Guanabacoa per visitare il Museo della Santeria e la “cappella” della Vergine Nera, giusto per capire un po’ meglio questa particolare Religione, parte importante della cultura cubana. Per ampliare maggiormente la nostra conoscenza siamo arrivati fino al Santuario del Rincon, abbiamo acceso delle candele e ci siamo bagnati con l’acqua della fontana che dicono porti bene. Abbiamo poi passato delle belle giornate di mare, di uscite e di balli. Una sera io e Laura siamo uscite da sole e sul Malecon abbiamo fatto amicizia con dei suonatori di strada, passando una nottata davvero molto divertente cantando e bevendo rum. Li abbiamo poi ritrovati e abbiamo passato con loro la nostra ultima notte all’Habana andando fino a Playa de l’Este, sulla spiaggia, sotto la luna…molto romantico! Fine del nostro terzo viaggio nella Isla Grande. Quarto viaggio: giugno 2007 Passa un’altra estate frequentando spesso il Festival Latinoamericando a Milano Assago, un altro lungo inverno e finalmente arriva di nuovo giugno e la partenza per il quarto viaggio, destinazione Habana! Durante il periodo a casa abbiamo mantenuto i contatti con i nostri amici cubani che abbiamo poi ritrovato con immenso piacere. Inoltre, abbiamo conosciuto Olga, un’amica di David e Papito che vive qui a Verbania e con cui abbiamo stretto una bella amicizia, e che, ovviamente, ci ha invitato ad andare a trovare la sua famiglia. Nuovo viaggio, nuova casa, sempre zona Nuevo Vedado. Questa sistemazione ci piace di più delle altre perché è una dependance della casa principale e i padroni di casa sono davvero una coppia deliziosa. Inoltre scopriamo che il letto ha due materassi che possiamo usare separatamente potendo cosi dormire più tranquille…e poi non si sa mai, no? Comunque, come dicevo ritroviamo David e Papito e con loro passiamo ancora delle simpatiche giornate. Andiamo a trovare la famiglia di Olga, passiamo alcune giornate anche con loro, sempre accolte come figlie, con il tipico e unico calore che hanno i cubani. Nelle nostre passeggiate in Calle Obispo facciamo anche amicizia con un paio di poliziotti, molto carini, ma con cui purtroppo non possiamo uscire liberamente perché non possono farsi vedere con turiste. Riusciamo comunque a frequentarli per un po’ e a divertirci con loro. Ovviamente le giornate sono scandite dalla spiaggia e dai bagni al mare, dovevamo tornare abbronzatissime! Ormai a Playa Santa Maria, di fronte al Tropicoco ci conoscono bene e siamo sempre le benvenute. L’ultima sera Laura finalmente prende coraggio e abborda il cameriere del baretto dove ci fermiamo ogni tanto e si scambiano numeri di cellulare e indirizzi email. Staremo a vedere se nascerà l’amore! Io per ora ho vissuto belle


storie, emozionanti, che mi hanno lasciato dei bei ricordi, ma mai da innamorata, forse non ho ancora conosciuto quello giusto. Ogni viaggio è diverso dal precedente, ogni volta è più intenso e ogni volta rimane un pezzettino in più di cuore in questa Isola che imparo sempre di più a conoscere e ad amare, anche se possiamo dire che è stato amore a prima vista già nel 2004 con il primo viaggio. Torno a casa ogni volta con un senso sempre maggiore di mancanza di una parte importante di me e cerco di ritrovare e ricreare quel calore umano anche qui dove vivo, ma è molto difficile…e vivo il tempo che mi separa dal prossimo viaggio con un’ansia e una gran voglia di ripartire. Quinto viaggio: febbraio 2008 Ormai la nostra cerchia di amicizie cubane è molto ampia, sia qui in Italia che a Cuba, e questo almeno ci permette di vivere più serenamente e allegramente il tempo tra un viaggio e l’altro. Si, valuto il tempo che devo passare in Italia come un transit da cui devo per forza passare per poter stare bene ed essere felice. I miei vecchi amici italiani e i miei stessi parenti non riescono a capire questa mia passione per Cuba, anzi, dicono che è una fissazione e di cambiare meta delle vacanze, sono quasi scocciati dai miei racconti e dai miei sogni. Ma li capisco, perché finchè una persona non ha la possibilità di andare a Cuba e trovarsi in quel mondo non riesce a comprendere, è impossibile. Per il prossimo viaggio decidiamo di cambiare periodo e fissiamo la partenza per le due settimane centrali di febbraio, in modo da passare per la prima volta San Valentino all’Habana e vedere come lo festeggiano. Per la prima volta poi prendiamo un volo diretto e scopriamo che è molto meglio perché meno stressante. La Habana ci accoglie a braccia aperte come i padroni di casa, visto che torniamo dove siamo stati l’anno scorso perché ci siamo trovate benissimo. Ci facciamo la doccia e usciamo subito per il primo giro in zona Cathedral, Calle Obispo e Malecon. Ci fermiamo a bere qualcosa al “nostro bar” dove ormai abbiamo fatto amicizia con tutti i camerieri che ci salutano calorosamente. Andiamo poi in avanscoperta verso il ristorante dove lavora adesso Greco, il cameriere che Laura ha conosciuto l’anno scorso e con cui ha avuto un fitto scambio di sms e email. Lo vediamo, ci vede, ci viene incontro e ci saluta e ci accordiamo per uscire la sera successiva. Andiamo a dormire un po’ e poi al mattino spiaggia. Peccato che il mare sia decisamente mosso, ma il sole è caldo ed è piacevole stare in spiaggia ad abbronzarsi e ascoltare musica. Ci prepariamo per la serata, Laura è agitatissima! Ci siamo dati appuntamento in Piazza de la Cathedral e quando arriviamo Greco è già li, accompagnato da un altro ragazzo che scopriamo essere suo cugino. Andiamo in un locale che si chiama Cocodrilo Blanco dove fanno cabaret e poi mettono musica e si può ballare. Incontriamo Alexander, il cantante dei Gente de Zona, che è li per divertirsi come noi. Unico problema: sia io che Laura non riusciamo a capire la comicità cubana, siamo le uniche in tutto il locale che non ridiamo… Finalmente inizia la musica e ci scateniamo nei balli. Usciamo dal locale felici e abbastanza brille e ridiamo come matti per tutto il tragitto a piedi, fermandoci ogni tanto per fare delle foto.


Insomma, una bellissima serata! Proseguiamo i giorni in compagnia di Greco e della sua famiglia, andando al mare di giorno e uscendo a ballare quasi ogni sera, o ballando in casa tutti insieme, divertendoci un mondo, forse di più dei precedenti viaggi. La domenica mattina siamo invitate a vedere la partita di Pelota del fratellino di Greco e ci emozioniamo nel vedere come i genitori sono entusiasti dei loro bambini ma rimangono molto educati a differenza di quello che purtroppo si vede nelle tribune dei campetti di calcio da noi in Italia… Comincia ad unirsi a noi un amico di Greco di nome Karel, che è poi il suo barbero, simpatico e molto carino. Una sera andiamo al Cafe Cantante in Plaza de la Revolution e li ha inizio la mia storia con Karel che prende coraggio e mi bacia. Passiamo insieme gli ultimi giorni di vacanza, vivendo intensamente ogni attimo e continuando a divertirci con tutti gli amici e le famiglie. Ma purtroppo arriva il giorno della partenza e all’aeroporto scorrono fiumi di lacrime… Il ritorno a casa è sempre più devastante, e l’impatto con la realtà quotidiana è sempre peggio, sembra quasi di non essere mai partite. Ovviamente cominciamo una fitta corrispondenza fatta di e-mail e di saltuarie telefonate, visto i prezzi per niente competitivi delle tariffe verso Cuba. Sesto viaggio: febbraio 2009 Passiamo delle stupende sere d’estate al Festival Latinoamericando ad Assago, facendo nuove amicizie e scatenandoci come mai! Addirittura il weekend del 15 agosto siamo andate per 3 sere di seguito tornando a casa sempre alle 6 del mattino!!! Intensifichiamo anche le amicizie cubane e conosciamo Yuli verso fine settembre e lui e Laura diventano inseparabili. Dopo 1 settimana andiamo a ballare e io conosco Rival e cominciano le nostre uscite in 4 e anche con la sorella e il cognato di Yuli. Per me Rival è solo un amico un po’ speciale, ma insieme ci divertiamo. Un bel periodo, interrotto purtroppo dalla partenza prima di Rival per motivi familiari e di Yuli e suo cognato poi per problemi di documenti. Io, Laura e Laidis (la sorella di Yuli) entriamo in crisi, tristissime, passiamo ogni momento libero insieme. Per fortuna febbraio è vicino e io e Laura partiamo il 31 gennaio da Malpensa destinazione Cardenas, con sosta notturna all’Habana a casa di una cugina di Yuli e Laidis. Il volo è stato un incubo: partenza da Milano con 1 ora di ritardo, per cui corsa (letteralmente) da un Terminal all’altro a Madrid, e chi conosce questo aeroporto sa bene quanto sia enorme, con rischio di non imbarcarci per Habana. Finalmente saliamo trafelate sull’aereo per Cuba e abbiamo fatto 2 ore in più di volo a causa del vento contrario e tutto il tempo turbolenza. Quando siamo atterrati eravamo distrutte!!! Solita trafila in dogana, poi prendiamo un taxi per la casa di Lucia e passiamo una piacevolissima serata in compagnia gustando una cenetta cubana accompagnata da una fresca birra Bucanero. Ci alziamo di buon mattino per prendere il Viazul per Varadero con prenotazione fatta dall’Italia che risulta poi non esistere, per cui abbiamo pagato 2 volte lo stesso servizio, ma questa è Cuba. A Varadero ci aspettano Yuli, Yunior (il fidanzato di Laidis) e Rival. Baci, abbracci, pianti, ecc. Ci accompagnano alla nostra casa presa in affitto a Cardenas e poi andiamo a


salutare la famiglia di Yuli. Ovviamente veniamo accolti calorosamente e ci sentiamo finalmente A CASA. Il giorno dopo iniziamo a conoscere Cardenas: è una cittadina coloratissima, le case tutte attaccate di diverse altezze e colori, carrozze con cavalli per il trasporto che superano numericamente di gran lunga le automobili, gente seduta attorno a tavolini nel mezzo dei marciapiedi intenti a giocare a domino bevendo rum, bambini che giocano per strada…è tutto diverso dall’Habana, qui la gente è più discreta, la vita si svolge molto più tranquillamente, credo sia questa la vera essenza di Cuba. Ovvio, l’Habana rimane sempre una città fantastica e sarà sempre nel mio cuore, ma la vera Cuba non è l’Habana. Perdiamo di vista Rival, non sembra amare stare in nostra compagnia, quindi lui rimane a Matanzas dove vive e noi ci godiamo la nostra vacanza. Nei primi giorni di permanenza ci sorprende un freddo mai patito a Cuba, di notte si è arrivati a 3-4 gradi!!! E noi ovviamente non eravamo preparate. Un pomeriggio incontriamo per caso un amico di Yuli, Randys, e mannaggia a me che non me ne sto mai zitta e commento con Laura che è un bel tipo. Detto fatto, la sera stessa passiamo la serata tutti insieme a giocare a domino e bere birra e rum. Non immaginavo potesse essere cosi divertente il domino! Il giorno dopo finalmente sole e caldo: destinazione Varadero, spiaggia e mare! Varadero non mi ha entusiasmato, è la Rimini cubana, tantissimi alberghi e ristoranti, mercatini e negozi per turisti, trenini e autobus turistici…però la spiaggia è favolosa, sabbia fine e immacolata, mare azzurro e blu…un Paradiso! Passiamo una giornata bellissima. Si rientra e si passa un’altra divertente serata giocando a domino. Per ora io e Randys ci stiamo studiando e stiamo parlando molto, è un ragazzo molto intelligente e simpatico ed è fantastico con i bambini. Passano ancora alcuni giorni tra spiaggia e serate di domino e finalmente scappa il primo bacio…sono cotta! Questa volta me lo sento, è quello giusto, è perfetto. Io e Laura decidiamo di affittare una macchina per visitare un po’ il resto dell’isola e non avendo mai guidato a Cuba, la noleggiamo solo per 3 giorni. Una Peugeot 206 abbastanza vecchiotta ma pare un buono stato. Torniamo da Varadero nel primo pomeriggio con la macchina tutti e 5 e ci domandiamo dove andare…alla fine decidiamo di andare verso Oriente. Mettiamo in una borsa un cambio e un paio di asciugamani e alle 17.00 partiamo, destinazione Holguin! Per dare un’idea, andare da Varadero a Holguin è quasi come andare da Milano a Reggio Calabria. Sembra facile guidare su queste strade finchè è giorno perché almeno vediamo quello che c’è intorno, ma quando diventa buio è difficilissimo: le strade non hanno guardrail, non hanno linee di divisione tra le corsie e non hanno luci. Inoltre anche sulle autostrade possono circolare biciclette, cavalli, galline, persone a piedi...l’autostrada da 3 corsi diventa 1 senza avvisi e finisce nei campi. Insomma, un vero delirio, ma divertentissimo! Ci alterniamo alla guida io e Laura: quando guida lei tutto tranquillo, quando mi metto al volante io mi ferma in continuazione la polizia, sembra che ho scritto in fronte “fermami”, ma ce la caviamo sempre. Durante il tragitto ci fermiamo nei campi per i vari bisogni e a


mangiare in posti di ristoro. Passiamo diverse città, tra cui Santa Clara e Camaguey e vediamo paesaggi nuovi e affascinanti e facciamo tantissime fotografie. Una cosa che non ci facciamo mancare è il bere: bottiglia di rum, cola e qualche birra. L’addetto bar è Yunior, ovviamente seduto di fianco a me, e ci facciamo un sacco di risate. L’atmosfera è quella di una gita scolastica, siamo spensierati e felici. Arriviamo a Holguin alle 5.00 del mattino!!! Stremati ci fermiamo in un campo e in 5 in macchina cerchiamo di dormire qualche ora. Alle 7.00 ripartiamo per tornare verso Cardenas. Sulla via del ritorno ci fermiamo a Trinidad, patrimonio dell’Unesco. È una città museo, con la pavimentazione a ciottoli, le case coloratissime e tipiche, tanti negozietti e mercatini di artigianato, bar e ristoranti con musica. Ceniamo in un paladar aragosta e pesce alla griglia e dopo riprendiamo il viaggio arrivando a Cardenas verso la 1.00 di notte. Una bella dormita e il giorno dopo decidiamo di andare a Playa Giron che si trova sul lato opposto dell’isola. Ci portiamo pentolino e condimenti, ci fermiamo a comprare il platano e da bere e ci attrezziamo con filo ed esche per pescare come avevamo fatto qualche giorno prima alla Darsena di Varadero. Il tragitto per fortuna non è lunghissimo. Arriviamo sul mare e lo costeggiamo fino a trovare una piccola baia tutta per noi. Lo spettacolo del mare è mozzafiato. I ragazzi preparano il fuoco e il platano fritto e Yunior va a pescare. Sembrava di essere su un’isola deserta, tranquilli, una leggera brezza, l’acqua alla temperatura giusta, il sole…pranziamo con platano e pesce fresco appena pescato. Insomma, una giornata unica. Sulla strada del ritorno ci fermiamo a visitare un allevamento di coccodrilli e li vediamo da piccolini fino ad adulti, molto interessante. La sera la passiamo in discoteca, la prima e unica volta. Il giorno dopo decidiamo di andare a Vinales, nella zona di coltivazione del tabacco. Costeggiamo il mare in direzione Habana e dobbiamo attraversare la città per poi proseguire verso le piantagioni. Il paesaggio è molto suggestivo. Affamati cerchiamo un posticino caratteristico dove mangiare e ci troviamo in un “ristorante” in moneda nacional dove mangiamo carne e riso con formiche (le formiche non erano comprese…). Il giorno dopo destinazione Varadero e riconsegna dell’auto. Le giornate continuano tra spiaggia e passeggiate e le serate giocando a domino: io e Laura siamo diventate anche bravine, siamo riuscite a vincere una partita contro i cubani! Ultima domenica di permanenza ci organizzano una festa a base di musica, rum, birra, domino e caldoza, una specie di zuppa davvero divina! Arriva purtroppo come sempre il momento della partenza e il cuore si spezza letteralmente in due perché devo lasciare nuovamente casa mia e questa volta anche una persona molto speciale di cui mi sono perdutamente innamorata. Le lacrime scendono a fiumi mentre col Viazul andiamo verso l’aeroporto dell’Habana. Il viaggio di ritorno è stato molto tranquillo, nessuna turbolenza e vento a favore, arriviamo addirittura un po’ in anticipo. Come sempre io e Laura quasi non parliamo perse ognuna nei propri pensieri e ricordi.


Conclusioni Il ritorno alla realtà quotidiana non è facile, la mente e soprattutto il cuore sono a Cuba, a Cardenas esattamente, nei luoghi che considero casa e con le persone a cui tengo e a cui voglio bene. Cuba ha cambiato la mia vita, sicuramente in meglio, e vorrei condividere questa mia esperienza e questa mia passione con gli amici di sempre e la mia famiglia, anche se è difficile che comprendano appieno quello che sento io, ma non importa. Io sono serena, vedo il mondo e percepisco quello che mi passa intorno in modo positivo e tranquillo, la vita è bella, è una sola, e va vissuta al meglio. Sono del parere che non bisogna rimandare a domani quello che puoi fare oggi, anche mandare un semplice sms a qualcuno. Inoltre, sono sempre più convinta nel voler passare la mia vita con la persona che amo e non mi importa quello che pensa la gente, che sono pazza, perché preferisco pentirmi magari un giorno che avere il rimpianto di non averci provato! E poi, “cuando se quiere se puede”!


La mia esperienza cubana