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Ogliastra Sanità

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Periodico a cura di Mano Tesa Ogliastra

Anno 2 - Numero 7 - Dicembre 2008

Editoriale di Nino Melis

I servizi offerti dall’Ospedale di Lanusei migliorano nettamente rispetto alle rilevazioni del 2006, a fronte dei servizi sanitari forniti dalle strutture decentrate della Asl (Poliambulatori, Case della salute, CSM, SERD,...) che registrano una tendenza opposta. La valutazione di sintesi emerge dal rapporto dell’Audit Civico, organismo di monitoraggio sulla qualità dei servizi sanitari composto dai volontari di Cittadinanza Attiva, dal Tribunale del Malato e da personale della ASL. Se il giudizio complessivo espresso dall’Audit è quello di ‘’discreto’’, appaiono evidenti i ritardi e le lacune del servizio decentrato, quello più vicino ai cittadini. Il dato è ancor più preoccupante se raffrontato al grande impegno profuso dalla dirigenza ASL nella realizzazione di nuove strutture o nella convenzione con i privati. Un caso emblematico resta quello di Jerzu, dove la struttura del Poliambulatorio è stata raddoppiata con la realizzazione di una Casa della Salute. Mentre alla Casa di Cura Tommasini, struttura privata convenzionata, la ASL ha assegnato un ruolo di crescente importanza nel settore delle analisi e delle prestazioni in day hospital. Sarebbe legittimo attendersi che la quantità e qualità dei servizi erogati fosse perlomeno raddoppiata, se non triplicata. Le rilevazioni 2007 dell’Audit Civico non registrano invece sostanziali miglioramenti rispetto agli anni precedenti. Eppure la dirigenza di turno alla ASL ha sempre dichiarato di puntare sui servizi di medicina decentrata per alleggerire la struttura ospedaliera di Lanusei dall’alto numero di ricoveri impropri, o anomali che dir si voglia. Non va dimenticato che proprio l’ospedale lanuseino registra il poco invidiabile record nazionale per la percentuale più alta di ricoveri ogni mille abitanti. A trovare un rimedio strutturale alle carenze della

La giornata del diabete a Villagrande Protagonista dell’appuntamento annuale della Giornata Mondiale del Diabete è stata quest’anno la popolazione di Villagrande. La partecipazione è stata numerosa. Tra i prelievi e relative va-

Intervista ad Antonio Onnis

lutazioni della mattina e le relazioni sulla prevenzione del pomeriggio, è stata trascorsa una giornata interessante per tutti e improntata a migliorare la propria salute. (a pagina 18)

Direttore Generale ASL

Doniamo i nostri organi Donate i vostri organi! Uno slogan a lungo ripetuto che, però, spesso cade nel vuoto. Nel ricordare un gruppo di persone decedute nel loro impegno professionale per salvare la vita ad un malato a cui

Il Progetto L.a.s.e. Legalità in Ogliastra attraverso Aggregazione e Sviluppo Economico Il progetto LASE ha terminato la sua mission. Si spera che le tante iniziative messe in campo lascino una lunga scia di validi intendimenti finalizzati ad apportare efficienti modifiche nel tessuto socio-assistenziale ogliastrino. (a pagina 11)

occorreva un cuore nuovo, rilanciamo lo slogan. Nelle pagine interne sono riportate le indicazioni per rendere reale l’ intenzione di appartenere a quel gruppo di persone che ha deciso di donare i propri organi. (a pagina 5) Antonio Onnis, 56 anni, originario di San Gavino Monreale, dal mese di agosto è alla guida della Sanità in Ogliastra con l’incarico di Direttore Generale. È il quarto manager nominato dall’assessore regionale alla Sanità alla guida della Asl di Lanusei negli ultimi 5 anni. Succede a Bruno Palmas, che a sua volta è andato a ricoprire un altro incarico. Specializzazione In Igiene e Sanità Pubblica e in Medicina del Lavoro con esperienza professionale come medico di famiglia e come medico igienista. Antonio Onnis è il maggiore di sei fratelli, è celibe, è residente a Cagliari e mantiene con la famiglia di origine un rapporto «che prevede commenta con un sorriso - frequenti precettazioni da parte di mia madre per il pranzo della domenica». Viene dalla Direzione della ASL di Oristano e, precedentemente, ha ricoperto per tre anni l’incarico di Coordinatore dello staff della Direzione Generale della Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi di Firenze e per un uguale periodo di Direttore Sanitario presso la ASL di Civitavecchia.

Sommario Intervista al Dott. Antonio Onnis.............2 Il Dottor Ricchi........................................3 Donare gli organi....................................5 La Miopia................................................6 Alcool e alimentazione............................7 Tommasini comunica..............................9 Epaca.....................................................10 La posta dei lettori.................................10 Il Progetto L.A.S.E..................................11 Il Dottor Bruno Murgia...........................13 Contrassegno Invalidi.............................14 Domu Mia..............................................15 Diabete..................................................17 Ottenere l’invalidità civile.......................21 RSA di tortolì..........................................20 Fauna e ambiente..................................21 Cultura Giapponese................................23

Il Dottor Bruno Murgia Il 5 ottobre scorso è morto Dr Bruno Murgia, medico della Casa di cura di Jerzu e fisiatra di riferimento per tutta l’Ogliastra. È mandato di questa rivista ricordare i medici che nel tempo hanno rappresentato la sanità nei paesi della provincia e il loro ricordo è dettato da un senso di malinconica devozione e tenerezza. Stavolta i sentimenti che ci portano al ricordo sono molto più intensi e sono il dolore e l’angoscia per aver perso quella cara persona che fino ad ieri era in mezzo a noi. (a pag. 13)

(segue a pagina 2)

(segue in ultima pagina)

Associazione di Volontariato

mano.tesa.ogliastra@alice.it www.manotesaogliastra.org

Mano Tesa Ogliastra

Via Temo, sn - 08048 Tortolì - Tel. 348 5188407 - 339 7111110 - Fax 0782 77020


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Nuovo cambio al vertice dell’ASL

INTERVISTA AD ANTONIO ONNIS a cura di Nino Melis

(segue da pagina 1)

Quando è stato chiamato a dirigere l’Azienda Sanitaria di Lanusei ricopriva l’incarico di Direttore Generale alla ASL di Oristano. Come ha accolto questa proposta di trasloco, giunta inaspettata per gli stessi addetti ai lavori? Mi sono comportato come mi comporto in situazioni non previste: «datemi mezz’ora di tempo per metabolizzare la questione e poi vi darò una risposta». Mi sono collegato al sito internet ed ho acquisito le carte fondamentali riguardo alla ASL 4, di cui pure conoscevo per sommi capi la situazione. Confesso che non mi sarebbe dispiaciuto restare ancora un po’ a Oristano per portare avanti dei progetti che avevo impostato. Comunque è sempre intrigante iniziare la sfida in una situazione nuova e non sono ancora talmente vecchio da non sentirne il fascino. Ma cosa prova oggi, a distanza di cinque mesi dall’accettazione dell’incarico? Intanto la soddisfazione per aver ricevuto un’accoglienza calorosa, caratterizzata da grandi aspettative. È stato rassicurante e stimolante, anche se questo fa parte della normale fase della luna di miele, che spero possa trasformarsi in un rapporto di fiducia stabile. Più in concreto, si sarà reso conto dei punti di forza e dei punti di debolezza su cui operare. So che posso contare sulla capacità e intraprendenza dimostrata dalla gran parte dei professionisti. D’altro canto c’è la necessità di mettere a punto una organizzazione che consenta di valorizzare queste professionalità. Questa azienda ha approvato il suo Atto aziendale da un anno e ora c’è la necessità di mettere in moto e di rendere operativa questa organizzazione. Tra i punti di debolezza ci sono senz’altro i lavori di ampliamento e ammodernamento che procedono a rilento. Occorre velocizzare quei tempi ed è per questo che mi faccio vedere spesso nei cantieri delle imprese. Amo ripetere agli addetti ai lavori: «non stiamo costruendo la nostra residenza estiva ma strutture necessarie per migliorare i servizi destinati a persone bisognose di cure». Non si tratta solo del rispetto dei tempi contrattuali,

ma, fare bene e in tempi ragionevoli, ha, in questo caso, anche una valenza etica. Fin qui è la diagnosi. Ma avrà pure in testa una bozza di terapia? Sì. Consiste nell’informare, rendere consapevoli e coinvolgere tutti gli operatori della sanità nella conoscenza dei problemi e provare a condividere le decisioni che stiamo portando avanti. Stiamo informando tutti gli attori del settore sanitario su come funziona l’ospedale e le nostre strutture sul territorio e su quali siano le dimensioni e le motivazioni dei tempi di attesa e dei numeri della nostra attività. Se dotati delle professionalità mancanti, l’ospedale e il territorio potrebbero esprimere potenzialità importanti. Se riuscissimo a costruire un percorso partecipato che mettesse in armonia lo sviluppo dell’organizzazione con l’andamento dei lavori di ristrutturazione, ma anche con l’acquisizione di nuove figure professionali e con la creazione di nuovi servizi, potremmo effettivamente esprimere queste potenzialità. Ancora molti ogliastrini vanno fuori a curarsi perché non riusciamo ad offrire alcuni servizi, in quest’ottica stiamo avviando una serie di progetti tra i quali, per esempio, una collaborazione con la cardiologia pediatrica di Cagliari e con l’Ospedale Brotzu per effettuare nelle strutture della nostra ASL le 500-600 visite che i bambini ogliastrini sono costretti a compiere ogni anno spostandosi a Cagliari. Contiamo molto sulla riorganizzazione del territorio e sulle possibilità di miglioramento offerte dalla attivazione delle Case della Salute previste in Ogliastra. Lei è stato per molti anni medico di famiglia. Cosa le manca di quella esperienza?

Molto. È una esperienza importante quella di stare a contatto con i pazienti. Un po’invidio i miei colleghi che gestiscono uno dei rapporti fondamentali tra i cittadini e il sistema sanitario. Percepiscono come la misura della qualità dei servizi è percepita dai pazienti e sono determinanti nel formare il rapporto di fiducia dei cittadini verso il sistema sanitario. Un punto di debolezza del sistema della medicina di famiglia credo sia invece costituito dalla scarsa propensione dei medici ad agire insieme, in cooperazione. C’è ancora molto individualismo. D’altro canto assistiamo al proliferare di strutture sanitarie decentrate. Ai Poliambulatori vengono affiancate, come a Jerzu, le Case della Salute. L’impegno di risorse è notevole. Con quali risultati? Al fondo c’è l’obbiettivo strategico di offrire servizi migliori e più vicini alle persone e di intercettare nelle strutture territoriali i bisogni del maggior numero di pazienti che altrimenti andrebbero a finire nell’Ospedale di Lanusei, che già gode del primato negativo di un ricovero improprio su quattro. Visti gli ultimi chiari di luna ai vertici della ASL di Lanusei, ha già pronta la valigia per un possibile trasloco in tempi ravvicinati? Agli insistenti mormorii su un mio trasferimento verso le destinazioni di fantasia più svariate, rispondo che se Barack Obama mi chiamasse, per dargli una mano per mettere a punto il sistema sanitario americano, ci penserei seriamente. Mi sembra però un’eventualità improbabile. Comunque non ho valigie pronte ma sono abituato a giocare le scommesse. Confida nel canonico triennio?

Il Direttore Generale a colloquio con Nino Melis

dal Lunedì al Venerdì dalle 8 alle 13 e dalle 14 alle 17

Qual è il suo rapporto con il mondo del volontariato? Il volontariato è una risorsa indispensabile e insopprimibile in un territorio come quello dell’Ogliastra che ha grandi distanze dai centri sanitari e tempi di percorrenza molto alti. Sono disponibile a dare un contributo per qualificare il volontariato. Vengo oggi dalla inaugurazione delle serre dell’associazione Terra Luna: lo considero un esempio straordinario di qualcosa che non sarebbe potuta esistere senza un’associazione capace di mettere in piedi queste iniziative. Ma è da ricordare anche quello che succede grazie all’impegno delle associazioni del sistema 118, dell’associazione Amici del Cuore, dell’associazione dei pazienti diabetici, della costituenda associazione dei malati di Sclerosi Multipla… e non riesco certamente a citarle tutte. Si impone la riflessione sul fatto che non basta l’ efficacia delle cure erogate ma bisogna discutere sulla qualità della vita di molte persone. Da soli non riusciremmo a fare tanto. Alcuni progetti che stiamo per mettere in moto non avrebbero significato senza il coinvolgimento dei volontari e delle associazioni dei familiari. In un territorio non facile come quello ogliastrino le sinergie tra noi, i Comuni, le associazioni, le famiglie e tutti i soggetti che hanno parte nel costruire risposte ai bisogni delle persone, sono assolutamente fondamentali. Mano Tesa e la sua rivista ‘’Ogliastra Sanità’’ fanno parte del mondo del volontariato. Ho potuto constatare che la rivista ha una diffusione capillare ed è di grande importanza sul piano della percezione dei servizi disponibili in questo territorio. Siamo pronti a collaborare per farla diventare, quando voi lo riterrete opportuno, un veicolo di informazione sulle nostre realizzazioni e programmazioni. Potrebbe essere uno strumento di informazione su quello che succede nel territorio, in una sorta di scambio circolare e permanente.

dal Lunedì al Venerdì dalle 8 alle 12,30 e dalle 15 alle 19

Centro di Fisiokinesiterapia Accreditato con il SSN Direttore Sanitario: Dr. Bruno Murgia

Stiamo programmando su quei tempi. Io ho preso casa a Tortoli, il Direttore Sanitario a Lanusei. Contiamo di rimanerci per un periodo utile.

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Il Dottor Ricchi a cura di Natalino Meloni

In questo numero vogliamo ricordare la figura di dr Alessandro Ricchi che morì nel 2004 durante il trasporto di un cuore da impiantare. Con lui morirono altre 5 persone. Affinché la loro vita non sia stata inutilmente sacrificata, raccogliamo quell’invito a donare i propri organi che il Dr Ricchi lanciò per anni nelle assemblee di studenti e ai partecipanti ai tantissimi incontri che egli a tal fine organizzò.

Diario immaginario dell’ultimo volo Albeggiava. Il CESSNA fendeva silenzioso il cielo sopra le coste sarde appena raggiunte. La stanchezza si faceva sentire, dormivamo a tratti, ma tenevamo comunque gli occhi chiusi per stordire maggiormente la fatica. Quante coincidenza per questo volo! Ma, a pensarci bene, era il solito concorso di circostanze che accomuna ogni trapianto: la signora di 44 anni che giunge in coma al San Camillo di Roma, la scelta della donazione da parte dei parenti, la tipizzazione tissutale che assegna il cuore ad una paziente di Catania, le sopraggiunte complicanze cliniche di quest’ultima…insomma, il cuore poteva andare a Cagliari. Avevamo lasciato Cagliari già da alcune ore. Antonio Carta, dormiva profondamente, con i suoi 38 anni aveva un rapporto con il sonno più facile del mio. In qualche modo per lui si trattava di un viaggio di studio. D’ora in

poi sarebbe andato lui al mio posto a fare gli espianti e io avrei preparato il reparto a Cagliari per il successivo impianto. Non amo viaggiare. Essermi alleggerito per il futuro di questa incombenza mi procurava un piacevole sollievo. Gian Marco Pinna, il nostro bravo perfusionista, probabilmente scacciava l’inattività legata allo stare in volo con il pensiero dei suoi due figli. Emiliano Cirio sicuramente era già pronto a procedere all’impianto, dopo il nostro atterraggio avrebbe iniziato ad aprire il torace. Avevamo raggiunto, con i tanti trapianti eseguiti insieme, un’ottima intesa e tutte le operazioni legate ai trapianti procedevano sempre in una rassicurante armonia. Chissà se mia moglie Serena era sveglia. Tra poco si sarebbe alzata per preparare i ragazzi. Ci vediamo sempre meno, le nostre vacanze puntualmente rimandate. Ma come posso ovviare a questi turni impossibili? La lista dei pazienti in attesa è sempre lunga e i malati attendono il loro momento con tanta speran-

La “Piazza Alessandro Ricchi” davanti all’Ospedale Brotzu

za e angoscia. Le loro attese non vanno disattese: è necessario dare una fine alla loro ansia e specialmente porre rimedio, senza indugio, a patologie che precipitano e non danno scampo. Con Emiliano dobbiamo concordare qualche strategia che ci sollevi da qualche compito. Preoccuparci di organizzare anche il noleggio di questi voli mi pare troppo! Speriamo che l’Aereonautica Militare ci metta a disposizione i suoi velivoli, sarebbe già un buon aiuto. Guardando Antonio mi veniva da ricordare l’incidente in macchina che ci coinvolse dieci anni fa, con noi c’era anche Emiliano. Avevamo lasciato Sassari da circa un’ora, la macchina divorava il lungo nastro nero della 131. Avevamo fretta, ma la velocità, seppure sostenuta, non era eccessiva. Il cuore, nel contenitore dietro di noi, doveva subire il minor deterioramento possibile per il tempo che trascorreva inesorabile. Improvvisa la sbandata, lo schianto, la macchina distrutta, noi quasi illesi. Il cuore rimase intatto e, con una corsa della polizia, poté essere impiantato felicemente. Avrei atteso quattro o cinque anni per ottenere un rimborso solo parziale dei danni. Il pilota era assorto nel comando, anche lui, come noi, aveva lasciato una famiglia, anche il suo lavoro non comportava orari da impiegato. Bisognava partire velocemente… appena arrivata la richiesta. In questo

momento può darsi che stesse pensando alla giornata precedente trascorsa in Austria con i suoi amici. Poco fa ha chiesto alla torre di controllo di poter atterrare a vista. Ogni tanto attraversavamo delle piccole perturbazioni che sottoponevano il CESSNA a sollecitazioni che ci scuotevano un poco. Cagliari era ormai vicina. Sotto di noi la Sardegna appariva di un grigio scuro, omogeneo, solo qualche macchia bianca e indefinita svelava la presenza di paesi che non riuscivo a identificare. La famiglia… vorrei veramente starci di più, speriamo arrivi altro personale, con turni più accettabili magari sarei riuscito anche a riprendere qualcuno dei miei hobby. Ecco in lontananza i Sette Fratelli, tra qualche minuto avremo iniziato il trapianto. Ma improvvisamente… davanti a noi… un mostro oscuro prende forma e dimensioni… non faccio in tempo a capire… l’attimo di un bagliore assordante ci strappa dal mondo… per sempre.

DIETOLOGIA Dr. Marilena Lara Specialista in Dietologia

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Un mito:

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mio marito Alessandro

La Sig.a Serena Ricchi e il Dr. Alessandro Nanni Costa Direttore del Centro Nazionale Trapianti (didascalia foto moglie)

Alessandro non era un santo. Era un uomo semplice. Con pregi e difetti. Un eroe come altri in giro per il mondo, con una missione: combattere contro la morte anche 24 ore al giorno. Non c’erano né orari, nè feste e a volte questo pesava anche a lui. Nato da padre chirurgo e madre insegnante era il maggiore di tre fratelli e una sorella. Visse i suoi primi 12 anni a Pavullo, un piccolo paese sull’Appennino Modenese. A 19 anni si iscrisse alla Facoltà

di Medicina di Modena e si specializzò in Endocrinologja mentre faceva guardie mediche e sostituzioni nei paesi circostanti. All’inizio del 1978, non convinto nè felice delle sue prospettive di lavoro e di vita, decise di partire per l’Inghilterra per seguire un corso di lingua di un paio di mesi a Bournemouth. Prima del suo rientro in Italia lo studente Alessandro si recò in una grande libreria di Londra per acquistare dei libri di medicina e vi incontrò un medico che gli chiese se fosse interessato a lavorare come assistente nell’Ospedale Italiano di Londra. Il destino di Alessandro cambiò completamente rotta e venne accettato all ‘ospedale. Alessandro lo dirà sempre: è qui che la sua vita è cominciata davvero Ci siamo conosciuti nel 1979, il suo primo anno all’ltalian Hospital di Londra. Ero stata sua paziente per breve tempo, mi colpì la sua dolcezza mescolata con un senso dell’umorismo, così inglese che dava a molti la sensazione di avere a che fare con un vero britannico. Non era necessario che diventasse aiuto

o primario per essere fieri di Alessandro Io lo sono stata dal primo giorno Il suo modo di fare era unico. Mai una parola di troppo. Non era una persona frettolosa in nessun senso e non amava rischiare. Raramente giudicava o criticava, fossero pazienti,colleghi, parenti o amici. Dopo un anno di routine e di chirurgia generale, circostanze particolari lo portarono a operare con Valentio Martelli che chiamava i pazienti cardiopatici a Londra visto che in Sardegna non vi era ancora un reparto di Cardiochirurgia. Fu in quel periodo che Alessandro capì che il suo scopo nella vita era di occuparsi di pazienti con quelle gravi patologie Gli si era aperta una porta che conduceva verso la sofferenza, le paura e la speranza di altri esseri umani. Non doveva semplicemente curare, ma salvare. Invece di rimanere un solo anno questo giovane medico rimase a Londra fino al 1986 e io con lui. In quei 7 anni cominciò come novellino e finì come responsabile medico dell’ospedale. Da lì si spostò in America e fu durante il periodo di riflessione se rimanere negli USA o tornare in Europa, che giunse in Alabama Valentino Martelli per convincerlo a tornare in Italia per fare il concorso all’ospedale Brotzu. Alessandro decise: si torna in Italia e si va con Martelli. Arrivammo a Cagliari in un niente di reparto: segretaria, scrivania e telefono. In 4 mesi di duro lavoro, ordinazioni di materiale, traduzione dei protocolli degli ottimi reparti nei quali Alessandro aveva operato all’estero, si aprì la Cardiochirurgia in Sardegna, era il gennaio 1988.

Per questo suo grande amore per la professione, nei vari anni vissuti insieme tra Londra e l’America, Alessandro ed io trascorremmo il poco tempo libero non certo andando a giocare a tennis, che era l’unico sport che lo interessasse, ma a far pratica di cardiochirurgia in casa con cuori di maiali, vecchie valvole e materiali scaduti e scartati. Seduti al tavolo di cucina si trascorrevano ore, lui a spiegare e ad insegnarmi semplicemente, chiaramente e sempre con grande calma, il come, il quando e il perché di ciascuna operazione. Doveva migliorare a tutti i costi. La rapidità della manualità e la precisione sono raramente innati. Solo forzato sarebbe andato via dalla Sardegna che ormai era diventata la terra che amava più di qualsiasi altra. Dopo i primi dodici anni a Cagliari disse: “Sono più sardo che altro. Non ho mai vissuto tanti anni in un posto come in Sardegna”. In ospedale, ed in sala operatoria in particolare, aveva imparato molti modi di dire sardi. A casa lui e i bambini mi prendevano in giro per la mia completa ignoranza per la lingua sarda. La prima volta che vedemmo il terreno dove adesso si trova la nostra casa con un panorama sul Golfo di Cagliari, aveva negli occhi un entusiasmo che raramente gli avevo visto. “Qui è dove invecchieremo insieme. E’ qui che voglio rimanere per sempre!” Ebbene, almeno parte di questo suo sogno si è avverato, e Alessandro è li, sulla montagna che vediamo quotidianamente di fronte a casa nostra dove il sole sorge nei mesi estivi e brilla su di noi. Serena Ricchi


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La dichiarazione di volontà di donare gli organi La dichiarazione della volontà di donare gli organi è regolamentata dalla legge n.91 del 1 aprile 1999 e dal decreto ministeriale dell’8 aprile 2000. L’art 4 della legge n.91/99 introduce il principio del silenzio assenso, in base al quale a ogni cittadino maggiorenne viene chiesto di dichiarare la propria volontà sulla donazione dei propri organi e tessuti, dopo essere stato informato che la mancata dichiarazione di volontà è considerata quale assenso alla donazione. Tale principio non è ancora in vigore. In questa fase transitoria, prima dell’applicazione del silenzio - assenso, la manifestazione della volontà è regolamentata dall’art. 23 della stessa legge (disposizioni transitorie) che introduce il principio del consenso o del dissenso esplicito. A tutti i cittadini viene data la possibilità (non l’obbligo) di esprimere la propria volontà in merito alla donazione dei propri organi.

Attualmente queste sono le possibilità per esprimere la volontà: 1) una dichiarazione scritta che il cittadino porta con sé con i propri documenti. A questo proposito il Decreto legislativo 8 aprile 2000 ha stabilito che qualunque nota scritta che contenga nome, cognome, data di nascita, dichiarazione di volontà (positiva o negativa), numero di un documento di identità, data e firma, è considerata valida ai fini della dichiarazione

violata dalle decisioni altrui. Inoltre è la dimostrazione che si è capito il problema e si dà la propria adesione ad un momento di grande solidarietà umana.

Se un cittadino non si esprime  Se un cittadino non esprime la propria volontà, al momento attuale la legge prevede la possibilità per i familiari (coniuge non separato, convivente more uxorio, figli maggiorenni e genitori) di opporsi al prelievo durante il periodo di osservazione di morte. Pertanto è bene parlare anche con i propri familiari, poiché, in assenza di dichiarazione, essi vengono interpellati dai medici circa la volontà espressa in vita dal congiunto. 2) la registrazione della propria volontà presso la AUSL di riferimento o il medico di famiglia 3) la compilazione del tesserino blu inviato dal Ministero della Sanità nel maggio del 2000 che deve essere conservato insieme ai documenti personali 4) l’atto olografo o la tessera dell’AIDO o di una delle altre associazioni di volontariato o di pazienti.

il Centro Nazionale Trapianti Quando la volontà di donare viene registrata alla ASL, i dati vengono inseriti

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in un archivio del Centro Nazionale per i Trapianti che è collegato con i Centri interregionali. In caso di possibile donazione in un soggetto di cui venga accertata la morte, i medici rianimatori verificano se il soggetto ha con sé la dichiarazione o ha registrato la volontà nell’archivio informatico.

 Sono sempre i genitori a decidere. Se uno dei due è contrario, il prelievo non può essere effettuato.

La dichiarazione: a che serve

Se un cittadino ci ripensa

Attraverso la dichiarazione di volontà ogni singolo cittadino ha la possibilità di esprimersi liberamente, facendo in modo che, in caso di morte, la sua volontà non venga

 Il cittadino può modificare la dichiarazione di volontà in qualsiasi momento. Sarà ritenuta valida, sempre, l’ultima dichiarazione prestata secondo le modalità previste.

Per i minorenni chi decide

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Uno dei più diffusi disturbi della visione

La Miopia “La miopia è quel vizio rifrattivo nel quale i raggi luminosi che provengono da una distanza infinita vengono messi a fuoco davanti alla retina in quanto il potere rifrattivo del diottro oculare è eccessivo rispetto alla lunghezza del bulbo.” Certo che per i profani, che non hanno nessuna nozione di anatomia o di fisiopatologia ottica, la definizione di miopia recitata in questo modo, è, quanto meno, di difficile comprensione. Allora, siccome l’argomento è veramente vasto, cercherò di esporlo nei termini più semplici possibili. GENERALITÀ Diciamo subito col dire che la miopia è il più frequente difetto visivo fra tutti i difetti della rifrazione (gli altri sono l’ipermetropia e l’astigmatismo) per cui, chi ne è affetto, ha una visione sfuocata per lontano. Per correggere questo difetto è necessario ricorrere a dei presidi che possono essere di tipo ottico, chirurgico e parachirurgico. I FATTORI DELLA MIOPIA: Tale difetto visivo può essere il risultato della varia combinazione di diversi fattori, che sono: a) una lunghezza eccessiva del bulbo oculare (“gli occhi molto grandi”) il cui diametro antero-posteriore è superiore alla media; è la causa più frequente delle miopie specie di quelle elevate; b) una curvatura corneale superiore alla norma (in genere di scarsa importanza); c) una curvatura superiore alla norma della superficie del cristallino (in genere da spasmo accomodativo); d) un indice di rifrazione del cristallino superiore alla norma (come per es. nella cataratta); e) un cristallino troppo vicino alla cornea, cioè una camera anteriore più bassa del normale. Ma nella stragrande maggioranza dei casi la miopia è di natura assiale cioè dovuta ad un eccessivo allungamento del bulbo oculare. Alla nascita il diametro anteroposteriore dell’occhio è in media di 17 mm ed aumenta di pari passo con lo sviluppo corporeo fino a raggiungere il valore di circa 24 mm verso i 14 anni. Quando l’allungamento del bulbo è eccessivo in

senso assoluto si verifica una miopia; ad ogni millimetro di eccesso di lunghezza corrispondono, approssimativamente, 3 diottrie (“gradi”) di miopia. Ed ecco perché in genere i maggiori aumenti della miopia si verificano in età puberale. L’ACCOMODAZIONE: Quando una persona normale (emmetrope) fissa un oggetto ad una distanza di circa 30 cm, per esempio leggendo, oltre che far convergere gli occhi deve anche accomodare, cioè mettere a fuoco. Nel miope di circa 3 diottrie (la maggior parte delle miopie medie) ciò non è necessario. Ed ecco perché i miopi, in genere, vedono bene per vicino. TIPI DI MIOPIA: Solo un breve cenno per distinguerli in: Miopia congenita: è già presente alla nascita e viene rilevata nei primi anni di vita; in genere sono è la forma più grave ed evolve con gravi degenerazioni del fundus. Se in famiglia ci sono casi di miopia è consigliabile far visitare il bambino già al secondo anno di vita, se non prima; Miopia acquisita: a) Semplice: insorge fra i 7 e i 20 anni, aumenta progressivamente e si arresta quando le dimensioni corporee si sono stabilizzate; b) Degenerativa: è la forma più grave e deve essere considerata una vera e propria entità morbosa in quanto può dare luogo alle ben note e devastanti alterazioni del fundus (rotture retiniche e distacchi di retina nonché degenerazioni maculari, ecc.); c) Transitoria: da medicamenti (per es. i diuretici); da iperglicemia (nei diabetici specie di recente insorgenza); da trauma (traumi contusivi del bulbo oculare), ecc.; Miopia senile:

nelle persone molto anziane il potere rifrattivo del cristallino può aumentare per un addensamento del nucleo lenticolare. È questa miopia che permette agli anziani di lavorare e leggere da vicino senza occhiali e di diventare così oggetto di ammirazione e fonte di orgoglio per i loro discendenti (sic!); Miopia notturna: in condizioni di illuminazione molto bassa l’occhio va incontro ad una miopizzazione, che non fa che peggiorare una miopia esistente; L’ESAME DELLA MIOPIA L’esatta valutazione di un caso di miopia si fonda su svariati elementi diagnostici: a) all’ispezione gli occhi miopi possono apparire più grandi, lievemente sporgenti o simulare uno strabismo. b) alla lampada a fessura si valuta la profondità della camera anteriore e si può diagnosticare una miopia d’indice dovuta alla cataratta. c) all’oftalmoscopia si può diagnosticare una miopia semplice o degenerativa e, spesso, si può prevedere una eventuale evoluzione.

riguarda i bambini che gli adulti. Gli occhiali devono essere sempre confortevoli e calibrati soggettivamente, devono consentire al paziente il visus migliore da tutte le distanze di osservazione. Un altro trattamento, e non solo per scopi estetici, è l’applicazione delle lenti a contatto. Qui si dovrebbe aprire un altro grande capitolo che riguarda la contattologia. Molti genitori, giustamente preoccupati della salute oculare dei propri figli che desiderano insistentemente le lenti a contatto, chiedono all’oculista se sia corretto l’uso all’età di 10-14 anni e quali siano gli eventuali rischi che si corrono. Generalmente, nonostante la grande sicurezza tecnologica raggiunta, se ne sconsiglia l’uso, salvo in casi particolari (anisometropie, attività sportiva, ecc.) perché la lente a contatto è pur sempre un corpo estraneo intraoculare e come tale può essere causa di infezioni anche gravi. Infine esistono i trattamenti parachirurgico (fotoablazione LASER: con questa metodica l’operatore modella la curvatura della cornea utilizzando un raggio laser) e chirurgico (lensectomia: in questo intervento il chirurgo sostituisce il cristallino) che, salvo casi molto particolari e selezionati, si sconsigliano prima del ventiduesimo anno di età. Sono quelli che danno le maggiori soddisfazioni in termini di acutezza e soprattutto perché liberano il paziente dal fardello di occhiali e lenti a contatto. Naturalmente anche tali trattamenti possono comportare dei rischi e infatti non si dovrebbero fare per puro scopo estetico. Per il trattamento chirurgico e parachirurgico non è previsto il rimborso da parte del SSN e il costo di un intervento si aggira mediamente sui 1200,00 - 2000,00 € per occhio. Luciano Pisu

d) all’oftalmometria possiamo avere oltre che la determinazione dell’astigmatismo anche di quelle forme di “miopia da STUDIO ODONTOIATRICO ASSOCIATO curvatura”. Dr. Ennio Arba e) alla schiascopia specie nei bambini, dove non è richiesta la loro collaborazione, si ottengono delle diagnosi sufficientemente precise.

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In questo studio si effettuano consulenze e trattamenti in:

CHIRURGIA PARODONTALE Dr. Antonello Raimondi CHIRURGIA IMPLANTARE Dr. Gabriele Caruso ORTOGNATODONZIA Dr. Carlo Aru SINDROME ALGICO-DISFUNZIONALE DELL’A.T.M. (ARTICOLAZIONE TEMPORO MANDIBOLARE)

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La Pagina dell’Alimentazione a cura di Marilena Lara Sono tanti gli aspetti da conoscere per una corretta assunzione delle sostanze alcooliche

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ALCOOL E SALUTE

L’uso delle bevande alcoliche risale agli albori della civiltà. La Bibbia descrive la prima ubriacatura della storia attribuendola al patriarca Noè. Composizione delle bevande alcoliche Le bevande alcoliche hanno come costituente principale l’alcool etilico, che deve considerarsi un nutriente ad alto contenuto energetico. Tuttavia le calorie ottenute dall’alcool vengono in gran parte disperse rapidamente sotto forma di calore in conseguenza della vasodilatazione cutanea. Se assunto in forti quantitativi rispetto al fabbisogno energetico, può determinare un aumento della massa grassa e un conseguente aumento di peso. Le bevande alcoliche possono essere suddivise in tre gruppi: bevande ottenute per distillazione (acquavite); bevande ottenute per macerazione (liquori); prodotti di fermentazione (vini e birre). Le calorie delle bevande alcoliche sono solitamente denominate “calorie vuote” perché apportano un gran numero di calorie ma nessun elemento nutrizionalmente importante come le proteine, i minerali o le vitamine. L’alcool presente nelle bevande alcoliche viene direttamente e rapidamente assorbito dal tubo gastroenterico. Fattori d’intolleranza all’alcool Il primo fattore di tolleranza è la predisposizione genetica. Aspetti ereditari sono

infatti in grado di predisporre naturalmente singoli soggetti o intere popolazioni a sopportare dosi più elevate di alcool. Ne sono un esempio, gli italiani, israeliani e russi che sembrano predisposti a tollerare maggiori quantità di alcol rispetto a inglesi, norvegesi, finlandesi e indiani. È inoltre documentato che le popolazioni asiatiche sono scarsamente dotate dell’enzima in grado di metabolizzare l’alcool. I valori alcolemici registrabili in un individuo dipendono da vari fattori, quali la dose totale di alcool, la concentrazione alcolica nelle bevande, il tempo impiegato per l’ingestione, la presenza o l’assenza di cibo nello stomaco, il tipo di alimento, la velocità di biotrasformazione ed eliminazione dell’alcool che sono legati alla funzionalità del fegato. Dopo i grassi, l’alcol è l’elemento più calorico esistente.

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Quando il consumo di alcol è superiore ai limiti, il fegato converte la bevanda alcolica in grasso, sottoforma di trigliceridi, causando spesso una patologia chiamata“fegato grasso” o, come definita spesso dai radiologi, “statosi epatica”. Una volta assorbito, l’alcool etilico si distribuisce in tutti i tessuti e fluidi corporei in quantità proporzionale al loro contenuto in acqua e infatti raggiunge concentrazioni più elevate nel cervello, fegato e reni perché sono organi molto vascolarizzati. Effetti sullo stato nutrizionale L’alcool può determinare una modificazione dell’assorbimento di diversi nutrienti, specialmente vitamine e sali minerali, e dei processi digestivi, causando un peggioramento del valore nutritivo della dieta.

Effetti sul sistema nervoso centrale Gli effetti sullo stato comportamentale indotti dalle bevande alcoliche sono da mettersi in relazione all’azione depressiva sul sistema nervoso, con conseguente blocco parziale dei meccanismi di controllo inibitorio: la fiducia aumenta, la personalità diviene espansiva e vivace. Con l’aumentare nel sangue dei livelli alcoolici compaiono oscillazioni incontrollate dell’umore, esplosioni emotive, riduzione dell’acutezza visiva, aumento della soglia al dolore, diminuzione della coordinazione motoria. Inoltre la sensazione di calore che segue l’ingestione di bevande alcoliche, dovuta all’aumento del flusso sanguigno cutaneo, è seguita dall’abbassamento della temperatura corporea che può portare all’ipotermia e perdita di coscienza con alterazione dei riflessi. Effetti sull’apparato cardiovascolare L’alcool, se assunto in quantità moderata, non fa variare in misura notevole la pressione arteriosa e l’attività cardiaca. Moderate assunzioni di bevande alcoliche sembrano poter svolgere una certa azione protettiva contro le malattie cardiovascolari. Abitudini In Italia le bevande alcoliche di maggior consumo degli italiani sono il vino, la birra, gli aperitivi e i superalcolici. Soprattutto tra i giovani e le donne è in crescente aumento il consumo di cocktail e long drink. Diluire una bevanda alcolica con l’acqua o altri liquidi non alcolici non ne riduce il tasso alcolemico e non ne diminuisce l’effetto.


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La Pagina dell’Alimentazione a cura di Marilena Lara

diverse situazioni in modo adeguato; - difficoltà della coordinazione dei movimenti con aumento dei tempi di reazione e di conseguenza dei tempi necessari per particolari manovre, frenate, soprattutto nel caso di ostacoli o situazioni improvvise;

Abuso Si ha un abuso o uso improprio dell’alcool quando una sua eccessiva assunzione comporta conseguenze negative per chi beve o per gli altri a livello sociale, lavorativo, affettivo e fisico. Secondo le indicazioni dell’OMS non devono assolutamente bere: - i bambini e gli adolescenti - le donne in gravidanza o in allattamento - gli alcolisti - gli individui che assumono farmaci, in particolare farmaci il cui metabolismo può essere influenzato dall’assunzione contemporanea di alcool. Salute fisica Sotto l’aspetto strettamente fisico, è ormai confermata da numerosi studi la correlazione fra consumo di bevande alcoliche e patologie correlate all’alcool che possono interessare più organi ed apparati. A carico dell’apparato gastroenterico è causa di infiammazioni dell’esofago, dello stomaco, del pancreas e del fegato. L’alcolismo rappresenta una delle cause principali di morte per cirrosi epatica. L’assunzione di elevate dosi di alcol per tempi prolungati induce inoltre lesioni del muscolo cardiaco. Riduce le difese dell’organismo, rendendolo più vulnerabile alle infezioni e ai tumori e provoca modificazioni ormonali che coinvolgono anche gli ormoni sessuali con diminuzione della fertilità e della libido. L’alcool a livello del sistema nervoso può determinare l’insorgenza di demenza etilica, dipendenza psicologica e fisica. In molti casi l’alcol viene utilizzato per fronteggiare lo stress o per alleviare il disagio psicologico legato all’ansia o alla depressione. La persona che

ricorre all’alcol con questo obiettivo non solo non migliora il proprio stato psichico, ma nel tempo peggiora i propri problemi. Infatti, il bere continuo è di per sé una importante causa di depressione, di ansia e di stress. Chi utilizza l’alcool per fronteggiare problemi affettivi ed emotivi deve sapere che l’alcool non aiuta, ma diventa un problema in più, che si aggiunge agli altri peggiorandoli. Sovente tale situazione è l’aspetto più evidente di una sofferenza psicologica di fondo che si correla ad altri disturbi psichici più o meno gravi, che comunque andrebbero affrontati con un adeguato intervento specialistico. La pubblicità incide significativamente sul consumo di alcolici, soprattutto nei paesi con forti interessi economici in questo campo. I messaggi pubblicitari ultimamente sono rivolti in particolare ai giovani e alle donne perché sono un potenziale mercato e possono rappresentare importante fonte di guadagno. Effetti dell’alcol sulla guida Per chi conduce un veicolo, è importante sapere che l’alcol provoca diversi effetti negativi sulle proprie capacità di guida con il rischio di aumentare notevolmente la possibilità di incidenti stradali. Questo è possibile perché l’alcol provoca: - diminuzione della capacità visiva: l’alcol può rendere la visione confusa e ridurre quella notturna del 25 per cento; inoltre riduce la visione laterale rendendo problematica la vista di veicoli provenienti da destra e da sinistra; - aumento della sonnolenza cui consegue una notevole diminuzione dell’attenzione e della concentrazione necessarie per una guida sicura; - aumento della stanchezza, con riduzione della capacità di valutare le

- sottovalutazione dei rischi, perché l’alcol provoca un senso di benessere, sicurezza ed euforia che porta il guidatore a sopravvalutare le proprie capacità e ad affrontare rischi che altrimenti non verrebbero mai corsi; - distorsione del tempo e dello spazio per cui le varie manovre possono essere effettuate in situazioni pericolose e le necessarie distanze tra gli automezzi non venire rispettate, mettendo quindi il veicolo ed i suoi occupanti in una situazione di pericolo. La normativa La legge quadro n. 125/2001 ha colmato un vuoto legislativo, politico e culturale in materia di alcol e relativi problemi, affermando che essi vanno affrontati in modo specifico. Nella legge si definisce bevanda alcolica ogni prodotto che contiene alcool alimentare in misura superiore a 1,2 gradi e bevanda superalcolica ogni prodotto con una gradazione superiore al 21 per cento di alcool in volume. La legge si prefigge di: • tutelare il diritto delle persone ad una vita familiare, sociale e lavorativa protetta dalle conseguenze legate all’abuso di bevande alcoliche e superalcoliche; • favorire l’accesso di chi abusa di bevande alcoliche e delle loro famiglie ai trattamenti sociosanitari necessari; • sviluppare l’informazione e l’educazione sulle conseguenze derivanti dal consumo e dall’abuso di alcool; • garantire adeguati livelli di formazione e di aggiornamento del personale che si occupa di problemi legati all’alcool. Interazione alcool e farmaci, alcool e droghe La contemporanea assunzione di alcol e farmaci o droghe comporta un notevole peggioramento della propria efficienza fisica e psichica, per via delle interazioni che tra di essi intercorrono potenziandone gli effetti.

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• alcool e tranquillanti o ansiolitici: l’interazione di queste sostanze riduce l’efficienza del sistema nervoso centrale e rallenta la respirazione, le pulsazioni ed i riflessi; • alcool e antidepressivi: l’alcol potenzia gli effetti collaterali degli antidepressivi, causando una minor efficienza del sistema nervoso centrale; • alcool e antistaminici (farmaci per le allergie): gli effetti dell’alcool vengono amplificati con aumento della sonnolenza; • alcool e marijuana: l’uso combinato potenzia gli effetti delle due sostanze rallentando i riflessi; • alcool e oppiacei (eroina e morfina) o metadone: le sostanze combinate riducono in modo consistente l’attenzione e i riflessi; • alcool e cocaina: l’alcool potenzia gli effetti della cocaina provocando disturbi sull’apparato cardiocircolatorio (aritmia, tachicardia) oltre a ipereccitabilità e sottovalutazione del pericolo. Invecchiamento e alcool Sono state condotte alcune ricerche per studiare gli effetti dell’alcool in persone di età superiore a 65 anni. Tali ricerche hanno evidenziato la diminuita tolleranza all’alcool da parte di un anziano rispetto a un giovane dopo l’ingestione della stessa quantità di alcool. Ciò avviene non tanto perché l’anziano non è più capace di metabolizzare l’alcool ingerito, quanto per un fenomeno di disidratazione globale, per cui la stessa percentuale di alcool viene diluita in un volume inferiore di liquidi corporei. In conclusione l’alcool non va demonizzato, un bicchiere di vino ai pasti e un brindisi con gli amici fanno parte di quei piacevoli momenti che opportunamente colorano le nostre giornate.


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Periodico a cura di Mano Tesa Ogliastra Dicembre: è tempo di bilanci. La Tommasini ripercorre alcune tappe significative attraverso l’attivazione e il potenziamento di servizi dal 2007 ad oggi

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Tommasini Informa Jerzu: il pubblico alla presentazione della Carta dei Servizi

A destra: La Carta dei Servizi del Tommasini

Mettere al centro il paziente e puntare sulle risorse umane per garantire servizi efficaci ed efficienti. E’ proprio attorno a questi due concetti che si articola la “mission” della Clinica Tommasini di Jerzu che, in soli due anni, in concomitanza col cambio della Direzione, ha riorganizzato la struttura con lo scopo di migliorarla tenendo presenti non solo le esigenze, ma anche le aspettative dei pazienti. Un impegno, quello della riqualificazione aziendale, che si è avvalso del lavoro di squadra di tutto il personale della Clinica dietro indicazioni e protocolli dei principali interlocutori quali la Regione Sardegna, la Dirigenza Asl, il Comune, le Associazioni, i Medici di famiglia. Per toccare con mano i cambiamenti effettuati e i risultati raggiunti, quale migliore formula se non quella di stilare un bilancio di fine anno ripercorrendo le tappe più significative che si sono realizzate dal 2007 ad oggi. “A garanzia del paziente – dicono il dottor Massimo Lai, Direttore sanitario e responsabile del Dipartimento di medicina e geriatria, insieme alla dottoressa Roberta Tassinari, Amministratore delegato della Clinica Tommasini – si è scommesso molto sulla formazione del personale, tramite l’attivazione di corsi di aggiornamento e perfezionamento, e si è puntato sull’informatizzazione di alcune procedure. Una riorganizzazione che ha permesso un accesso veloce e tempestivo alla struttura e, l’efficacia del percorso assistenziale”. Il primo restyling lo ha vissuto nell’autunno 2007 l’area della Lungodegenza e Riabilitazione con l’attivazione di tredici posti letto. Successivamente nell’aprile 2008, grazie ad una convenzione con l’Asl 4 di Lanusei, ulteriori quattro posti letto sono stati destinati a pazienti terminali. Un’iniziativa che ha

permesso così di dare il via ad una sorta di hospice, inteso come centro residenziale, un luogo accogliente e familiare, in cui il malato terminale può vivere gli ultimi giorni della sua vita col supporto di un’équipe multidisciplinare formata da medici, psicologi, infermieri, fisioterapisti e persino da una guida spirituale. Al paziente viene data la possibilità di soggiornare in una stanza singola che può abbellire con oggetti personali a lui cari, dove possono essere ospitati sia di giorno che di notte anche i suoi familiari. Il 2007 si è rivelato un anno fruttuoso per l’avvio di nuovi servizi. Un esempio importante lo offre senza ombra di dubbio il Day Service. Si tratta di una nuova modalità assistenziale che garantisce all’utente un iter diagnosticoterapeutico ambulatoriale con un unico accesso alla struttura. “L’obiettivo del Day Service – spiega il dottor Lai - è di assicurare la continuità assistenziale del paziente evitando inutili frammentazioni del percorso assistenziale, individuando un unico referente dell’attività ambulatoriale che garantisce la funzione di interfaccia tra il paziente ed il medico. Un servizio che permette di ridurre i tempi di attesa delle attività ambulatoriali e, in modo indiretto, delle liste di attesa per il ricovero,

Nella foto in basso: Il Sindaco di Jerzu e il Direttore Generale della ASL alla presentazione della Carta dei Servizi

riducendo così anche il numero dei ricoveri cosiddetti inappropriati”. La Clinica Tommasini, in linea con le direttive regionali, è partita a novembre 2007 col pacchetto diagnostico per le patologie tiroidee. Successivamente, a febbraio 2008, è stata la volta del Day Service per l’ipertensione e poi, dopo appena un mese, precisamente a marzo, è toccato al pacchetto diagnostico per il diabete. Il 2007 non era ancora terminato quando, nell’ospedale privato convenzionato e accreditato, si apriva il Centro Parkinson, il terzo operativo in Sardegna dopo quello di Sassari e di Cagliari. La Clinica ha potenziato in questi due anni l’area dedicata al Day hospital visto il sempre maggior numero di pazienti che necessitano di prestazioni multiple e complesse di carattere diagnostico o terapeutico che, per la loro natura, non possono essere eseguite a livello ambulatoriale perché richiedono un’osservazione medica e infermieristica protratta nell’arco della giornata. Nel luglio 2008, poi, la Clinica

Tommasini ha annunciato l’istituzione di un Comitato Scientifico multidisciplinare. Durante la presentazione, la dottoressa Tassinari ha evidenziato come “con quella iniziativa la Tommasini si proponesse di migliorare il servizio offerto avviando un confronto sempre più qualificato e specialistico tra i medici di famiglia, il personale medico della Clinica e i professionisti che afferiscono al Comitato”. Il nuovo organo è composto da diverse professionalità di più ambiti medico scientifici, in particolare ne costituiscono l’assetto di partenza esperti dell’area neurologica, reumatologica, oncologica e cardiologica. Tutti servizi che la Clinica ha attivato dandone corretta e opportuna comunicazione ai cittadini grazie alla collaborazione della carta stampata locale ma anche alla realizzazione di una nuova Carta dei Servizi, una mappa utile per conoscere la Clinica, i suoi servizi e le attività. Indispensabile per quegli utenti che sono prossimi al ricovero. Inoltre a dicembre debutta un nuovo strumento di comunicazione e informazione. Questa volta rivolto al personale della Clinica. Si tratta di un giornalino “artigianale”, intitolato “Tommasini informa”, una sorta di newsletter redatta dagli stessi operatori della Tommasini che si prefigge di fare periodicamente un bilancio delle iniziative ed attività promosse come motivo di raffronto e di stimolo al miglioramento, sempre a garanzia del paziente. Massimo Lai


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Per i coltivatori diretti e braccianti agricoli nuove opportunità

EPACA

“La pubblicazione delle nuove tabelle delle malattie professionali apre a nuovi scenari di tutela nei confronti dei lavoratori”. Lo hanno sostenuto i vertici regionali del patronato EPACA/Coldiretti riuniti qualche settimana fa per una giornata di approfondimento della materia che fa capo all’INAIL. A trarre beneficio dalle nuove disposizioni saranno anche gli operatori del mondo agricolo, come i coltivatori diretti e i braccianti, che, dopo anni, avranno l’opportunità di vedersi riconosciute tutta una serie di patologie sino a ieri escluse.

La nuove tabelle trovano applicazione per tutte le malattie professionali denunciate dal 22 luglio 2008 in poi e vanno a colmare una carenza sotto il profilo normativo che riconosceva “professionali” solo determinate patologie. L’elevato numero di denunce (ormai circa l’ottanta per cento) di malattie non tabellate ha indotto a una profonda riforma adottata con il DM. del 9 aprile 2008. «Da tempo, ha affermato Giovanni Girasole, responsabile regionale del patronato Epaca - la nostra Organizzazione ha già avviato su tutto il territorio regionale un monitoraggio sul

fenomeno. Monitoraggio che ha, peraltro, evidenziato come numerose patologie sofferte sopratutto dai lavoratori del mondo agricolo, benché indennizzabili, non fossero in realtà denunciate. L’innovazione apportata con la pubblicazione delle nuove tabelle (per le denunce presentate prima dello scorso 22 luglio continua ad applicarsi la normativa vigente al momento della domanda) offre l’opportunità ai coltivatori e ai braccianti di vedersi, indennizzato, ad esempio, il danno derivante dalla “Sindrome del tunnel carpale”, una patologia molto comune fra

gli allevatori, ed i potatori, o malattie come l’ernia discale lombare riconosciuta in caso di lavorazioni svolte in modo non occasionale, con macchine che espongono a vibrazioni trasmesse al corpo intero: trattori, mietitrebbia, vendemmiatrice semovente. «Per questo, ricordano i vertici regionali di EPACA/Coldiretti, i nostri uffici sono a completa disposizione, gratuitamente, di tutti i cittadini per un’azione di tutela nei confronti degli Enti Assicuratori e per il riconoscimento dei propri diritti.» Carmina Lorrai

La Posta dei lettori Ho saputo che i diabetici saranno seguiti dai loro medici di famiglia e non più dal diabetologo. Cosa c’è di vero? Sebastiano C. - Tortolì È una notizia parzialmente rispondente alla realtà. In effetti per i medici di medicina generale ogliastrini ci sarà un maggiore impegno nei confronti del paziente diabetico, ma si tratterà di uno sforzo professionale condiviso con i colleghi diabetologi. Si tratterà di gestire in maniera integrata, tra centro diabetologico e medici del territorio, i pazienti di tipo 2, cioè quelli non insulinodipendenti. Lo scopo della nuova strategia d’intervento è di riconoscere tempestivamente alcuni sintomi legati all’iperglicemia ed evitare ai malati la comparsa delle più temibili complicanze quali amputazioni, retinopatia diabetica, infarti, ictus.

Mia madre di 92 anni ha necessità di periodici prelievi di sangue per effettuare dei controlli. C’è qualche modo per ottenere gratuitamente a domicilio un infermiere che effettui il prelievo? Giovanna M. - Baunei Si. La nostra ASL offre tale opportunità. Deve rivolgersi al proprio medico di famiglia il quale compilerà il modello PUA con la richiesta di cura domiciliare prestazionale. Nella richiesta saranno specificati i motivi per i quali sua madre ha necessità che il prelievo venga fatto a domicilio e un’indicativa cadenza temporale dei prelievi da effettuare. Una volta che lei avrà consegnato il modulo PUA agli uffici ADI dei poliambulatori di Lanusei o Tortolì, entro pochissimi giorni l’infermiere eseguirà il prelievo presso il suo domicilio.

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Poco tempo fa il neurologo mi ha prescritto la Risonanza Magnetica Nucleare per accertare l’origine di una fastidiosa cefalea. Sono andata a prenotare l’esame e mi è stato detto che non posso eseguirlo perché ho una placca metallica nel femore per una vecchia frattura. Come mai? Quale altro esame potrei eseguire? Elisabetta N. - Tortolì La Risonanza comporta la formazione di campi magnetici che interferiscono in maniera pericolosa con i metalli e pertanto la presenza di questi costituisce una controindicazione assoluta. Attualmente, per fortuna, si stanno utilizzando protesi ortopediche ed odontoiatriche compatibili con la Risonanza stessa.

Si rivolga al suo neurologo che sicuramente le suggerirà altre ed efficaci strategie diagnostiche. Probabilmente un esame TAC cerebrale può sostituire la mancata risonanza. Perché al Pronto Soccorso dell’Ospedale di Lanusei vengono rilasciati ai pazienti dei foglietti, dove sono riportate le prestazioni eseguite, assolutamente incomprensibili? Anche il mio medico di famiglia ha sempre difficoltà nell’interpretarli. Giuseppe P. - Lanusei Abbiamo passato la lamentela ai responsabili della ASL e ci è stato assicurato che il problema è stato ovviato o lo sarà entro breve tempo.

Invitiamo chiunque volesse far presente un disservizio o volesse ringraziare per aver ricevuto un’assistenza particolarmente valida ed umana, o che volesse proporre dei suggerimenti, a scriverci, chiamarci, o inviarci una e-mail. Saremo ben lieti di pubblicare tali comunicazioni. info@manotesaogliastra.org Tel. 339 711 11 10 - 348 518 84 07 - Fax 0782 77 020


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Indagine sulla personalità e sui comportamenti dei giovani studenti d’Ogliastra L’Associazione “La Voce del Silenzio”, con il finanziamento della Provincia Ogliastra e con il patrocinio della ASL, ha promosso una ricerca conoscitiva sugli studenti delle Scuole Superiori in Ogliastra, con l’obiettivo di approfondire la conoscenza del nostro territorio e poter quindi disporre di dati utili a una più mirata e specifica programmazione degli interventi sociali e sanitari relativi alla fascia adolescenziale e giovanile. La ricerca costituisce la seconda fase di una precedente raccolta di dati sui minori (anno 2001) sulla percezione del disagio da parte dei Servizi Sociali e degli Operatori Scolastici. Promossa e sostenuta dal Presidente dell’Associazione Dr. Antonino Schilirò, diretta ed elaborata dal Dr. Mario Angelo Sette con la consulenza di docenti della Facoltà di Psicologia dell’Università di Padova, l’attuale indagine ha interessato 449 studenti di ambo i sessi, che frequentavano le quarte classi delle scuole superiori e di età compresa tra 17 e 20 anni. La rilevazione dei dati è stata effettuata nel 2006, i dati sono stati resi noti a maggio 2008, il rapporto conclusivo sarà pubblicato a breve. Quale strumento di indagine è stato utilizzato un questionario di personalità, specifico per giovani, (CBA-giovani), relativo a diversi aspetti della personalità, atteggiamenti, stili di vita, fattori di rischio, ecc.. In particolare le principali tematiche rilevate attengono al rischio psichiatrico, l’instabilità emotiva, le esperienze inusuali e l’uso di sostanze, i disturbi psicofisiologici, il comportamento di guida imprudente, i comportamenti alimentari scorretti. Dall’insieme dei dati analizzati ( e relativi confronti con i dati normativi) si rileva anzi-

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tutto una buona disposizione del giovane ogliastrino ad autodescriversi e a comunicare i propri problemi. Mediamente sia i maschi che le femmine hanno espresso un livello di collaborazione superiore ai giovani del campione normativo. Tale disponibilità contiene, a nostro parere, una implicita richiesta di ascolto, di aiuto e di risposte. La sezione “problemi e disagi psicologici”, presenta dati del campione sostanzialmente in linea con le medie normative, con alcune differenze significative: i nostri ragazzi presentano o dichiarano mediamente più condizioni di rischio psichiatrico e di disturbi psicofisiologici, meno problemi sessuali; le nostre ragazze si differenziano dal campione nazionale per un elevato livello di aggressività e ostilità, per una maggiore frequenza di disturbi psicofisiologici e per una maggiore esposizione all’uso di sostanze. In termini numerici circa il 10% dei giovani presenta un punteggio critico ( tale da meritare attenzione e approfondimento) sul rischio psichiatrico, il 15% delle ragazze ed il 10% dei ragazzi esprimono instabilità emotiva, il 10% delle ragazze ed il 4% dei ragazzi lamentano disturbi psicofisiologici; l’aggressività presenta un valore critico per il 15% delle femmine ed il 9% dei maschi.

In sintesi il 10/12% dei soggetti ammette qualche problema psicologico: ansia, ostilità dell’ambiente, manifestazioni depressive, sbalzi d’umore. Quasi un ragazzo su 5 dichiara di aver pensato al suicidio; mentre circa il 7% dei soggetti (dato a nostro parere molto significativo), dichiara di essere stato molto vicino al suicidio. In tema di fattori di rischio e comportamenti a rischio, sia i ragazzi che le ragazze presentano valori significativamente superiori alle medie normative, in particolare circa l’uso di sostanze e l’amore per il rischio. All’interno del campione i maschi sono maggiormente coinvolti in comportamenti a rischio circa l’uso di alcool, uso di droghe pesanti, uso abituale di droghe leggere, guida pericolosa, inosservanza dei dispositivi

Aula magna del Liceo Scientifico di Lanusei

di sicurezza, numero di incidenti stradali; le ragazze appaiono maggiormente insoddisfatte del proprio corpo, praticano meno sport, sono più prudenti nella guida, sono più inclini ai comportamenti alimentari scorretti. Sia i maschi che le femmine fumano in percentuali simili (22/23%) e hanno sperimentato spinelli. In termini di associazione tra disturbi e predittività di esiti patologici abbiamo verificato che i comportamenti a rischio (alcool, droga) sono molto associati a (e predittivi di) sintomi psicologici o somatici sia per i maschi che per le femmine, ma con valori più netti per i maschi. Il fattore maggiormente predittivo risulta l’uso di sostanze, seguita da comportamenti alimentari scorretti (più per i maschi, meno per le femmine). La ricerca non è orientata a rilevare patologie, ma la presenza di condizioni e stili di vita che possono costituire fattori di rischio per lo sviluppo di patologie. Non intende affermare “verità” sulla nostra situazione, ma cogliere linee, orientamenti e “voci” in grado di offrire spunti concreti per una riflessione operativa e per una politica di interventi appropriati. Mario Angelo Sette


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Si valuta il bilancio dell’attività svolta e dei programmi proposti

Chiude il progetto L.A.S.E. Il 6 Dicembre scorso si è tenuto a Tortolì il convegno di chiusura del progetto L.A.S.E. – Ogliastra. Il traguardo di questo progetto, finalizzato alla diffusione della legalità attraverso Aggregazione e Sviluppo Economico, è stato raggiunto dopo 4 anni di intenso lavoro. Hanno presentato l’attività svolta e le mete raggiunte i principali attori dello stesso progetto. Al microfono hanno esposto interessanti relazioni i sindaci del Consorzio Sviluppo Cultura e Legalità, le forze dell’ordine, i responsabili della Provincia Ogliastra, Monsignor Antioco Piseddu, nonché le società di comunicazione e consulenza che hanno dato visibilità e corpo al L.A.S.E. Tutti i relatori hanno delineato le proprie esperienze all’interno delle varie fasi del progetto. Ha rappresentato il Consorzio Virginia Lai, in qualità di Presidente e Sindaco di Lanusei. Ha sottolineato l’impegno totale e convinto degli enti coinvolti ed ha descritto con entusiasmo i risultati raggiunti. “Il L.A.S.E. rappresenta una strategia innovativa, prevista dal Por Sardegna, che si dimostra utile per arginare i fenomeni d’illegalità. Può essere considerato precursore del più vasto programma, indicato dal Ministero degli Interni, che ha portato alla costruzione di strutture sportive e polifunzionali attrattive delle fasce più a rischio”. Il progetto è nato per arginare la crescente e preoccupante diffusione dell’illegalità che, in specifiche aree, assume i contorni dell’emergenza sociale. Si tratta del più vasto programma di azioni mai realizzato sul territorio a vantaggio della popolazione locale in un’ottica di “approccio riparativo” al tema dell’illegalità. La strategia si è basata sulla creazione di strutture socializzanti e sul sostegno allo sviluppo economico. Nell’ambito del progetto sono stati realizzati numerosi interventi materiali in tutti i paesi del Consorzio tracciando percorsi di legalità attraverso “catene di aggregazione sociale”. Le opere materiali, le sale polifunzionali, le strutture sportive, alcune già perfettamente fruibili, altre in via di ultimazione, sono state affiancate dagli interventi culturali e divulgativi. Ai soggetti target è stata proposta l’opportunità di incentivi di finanziamento ed è stata offerta adeguata assistenza tecnica. Hanno contribuito a dare positività alle varie iniziative i momenti di utile collaborazione

Comuni Coinvolti nel Progetto in Ogliastra

con numerosi enti presenti nel territorio: Confartigianato, Cna, Associazioni culturali e di volontariato, ecc. È stato molto importante il ruolo svolto dagli attori locali che hanno avuto il compito d’interfacciarsi al pubblico per l’assistenza al progetto e l’utilizzo delle infrastrutture ultimate. Gli attori locali sono stati: Gruppo teatrale “Antigorius” - Lanusei “L’isola che c’è” - Lanusei Confcommercio - Circ. ASCOM Ogliastra - Uff. Tortolì CNA - Ass. Provinciale Ogliastra - Uff. Lanusei Confartigianto Imprese Ogliastra - Lanusei Associazione culturale “Amistade” - Villagrande Strisaili Mediateca Ogliastrina - Bari Sardo Volontari Soccorso - Talana Le associazioni culturali “Amistade” e “L’Isola che c’è” hanno riservato, all’interno delle fasi progettuali da esse curate, un’attenzione particolare alla filmografia e alle tematiche della tossicodipendenza e delle nuove povertà. Questo ha fatto sì che venisse sensibilizzata l’opinione pubblica e si è realizzato da parte di tutti un approccio alle tematiche in oggetto più partecipato e consapevole. Il giornalista Francesco Manca e l’attore Silvano Vargiu, intervenuti durante il convegno di chiusura, hanno raccontato, dal palco dei

teatri e delle sale polifunzionali dei paesi coinvolti, storie crude, a volte tristi, altre delicate di uomini ai margini della società, sempre inserite all’interno di difficili e diffuse realtà. Gli spettacoli sono stati replicati in tutti i paesi del Consorzio, alcuni di questi sono stati realizzati insieme ad Antonio Marras della Cooperativa Duoscoros che a Lula segue e opera costantemente in favore delle situazioni socialmente complesse. Ospiti e protagonisti del convegno conclusivo del L.A.S.E. anche le autorità Vincenzo D’Antuono Prefetto di Nuoro e Dario Pini Capitano della Compagnia dei Carabinieri di Lanusei. Tutti i relatori hanno elogiato il messaggio di sensibilizzazione e valorizzazione territoriale che LASE si è proposto di diffondere. “Parlare di legalità è in assoluto il compito delle strutture pubbliche - ha detto il Prefetto - che dovrebbero individuare tutti i comportamenti che incoraggiano l’illegalità e operare per limitarli. D’altra parte le amministrazioni pubbliche devono dare il buon esempio del vivere civile e sereno ed essere artefici dell’ordine dei paesi e delle città. Ciò va realizzato anche con gesti semplici come offrire un’adeguata illuminazione pubblica e tenere le strade pulite”. “Il concetto di legalità deve partire dal basso

per questo siamo vicini ai giovani ma non dimentichiamo le categorie sociali più deboli come gli anziani. La legalità deve essere un utile strumento per diffondere il benessere sociale” ha affermato il Capitano Pini, ribadendo che nell’ambito delle iniziative legate alla diffusione della legalità hanno grande rilevanza le scuole. L’ideazione del logo grafico, la campagna pubblicitaria, l’organizzazione del materiale informativo, l’help desk, gli opuscoli, i depliant e i redazionali, hanno contribuito a diffondere il messaggio del progetto L.A.S.E. L’azione informativa è stata realizzata dalle Società Primaidea S.r.l. e Mirror S.n.c. Laura Casta, della società Primaidea, ha delineato durante il convegno, le fasi cruciali percorse per la realizzazione di quella che si è rivelata un efficiente campagna di comunicazione. Adriano Ferracuti Project Manager della Iskom Consulting, ha evidenziato le azioni del L.A.S.E. attraverso la preziosa azione delle società che si sono occupate della stesura e l’assistenza tecnica del progetto. La corretta programmazione degli obbiettivi, la determinazione dei comuni coinvolti e la concretezza della campagna di comunicazione, hanno fatto sì che L.A.S.E. sia arrivato per primo nella graduatoria di tutta la Sardegna. Il forte spirito di collaborazione tra le parti ha contribuito a diffondere in Ogliastra lo sviluppo della cultura della legalità. Chiara la rilevanza del progetto, oggi si può fare un bilancio il cui risultato è positivo: - 425 mila euro il totale delle risorse finanziate ai soggetti target per la creazione di nuove imprese; - su 26 domande 17 sono state ritenute ammissibili; - il progetto è costato complessivamente 1780 mila euro, di cui 1600 mila provenienti dal contributo Por e 180mila oggetto di finanziamento del Consorzio; tali risorse finanziarie hanno permesso di creare tutte le infrastrutture materiali. I lavori si sono conclusi con l’augurio da parte di tutti che un impegno così costruttivo non si concluda e che le metodologie di lavoro sviluppate, pur con i dovuti correttivi, possano incoraggiare nuove proposte nell’ambito della lotta all’illegalità.


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Periodico a cura di Mano Tesa Ogliastra

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Il Dottor Bruno Murgia a cura di Nino Melis

Il prossimo 22 febbraio Bruno Murgia, medico fisiatra presso la Casa di Cura Tommasini di Jerzu avrebbe dovuto festeggiare i 57 anni. È morto nel primo pomeriggio del 5 ottobre a Cagliari, stroncato da una crisi cardiaca. Roberta, la fidanzata che condivideva con lui l’appartamento, lo ha trovato esanime nel tardo pomeriggio, mentre era ancora a letto e con il telecomando in mano. Fuori dal lavoro, che lo impegnava per la maggior parte dei giorni della settimana, Bruno conduceva una vita molto ritirata, alternandosi tra i fornelli della cucina e i programmi televisivi specializzati in archeologia, storia ed etnografia, le sue grandi passioni. È stato anche socio fondatore della sezione ogliastrina dell’Accademia della Cucina. Roberta, fidanzata oltre che collega di lavoro, traccia di Bruno un ritratto a tutto tondo: «Nel lavoro era un uomo molto scrupoloso con i pazienti e intransigente con i colleghi sulle questioni della professione medica. Il suo tratto signorile e distaccato è stato scambiato per un atteggiamento di superbia ma non era così. Solo che adottava molte cautele prima di concedere fiducia alla gente. Forse per evitare disillusioni» Che non sono mancate nell’esercizio della sua professione. Da ultimo, quella a seguito dell’esito del concorso per un ruolo dirigenziale nella ASL di Lanusei. «La sua calma apparente - ricorda la fidanzata del fisiatra scomparso - era frutto di un rigido autocontrollo. Diceva però di invidiare il mio approccio, più caloroso e meno distaccato, verso i colleghi e i pazienti» Ciò non toglie che i pazienti di mezza Ogliastra ricordino con grande rimpianto il dottor Bruno Murgia per la sua grande competenza di fisiatra, il suo scrupolo per lenire i loro mali e persino i suoi sorrisi, ancor più preziosi in quanto rari. «Con lui ci sentivamo rassicurati - racconta uno dei numerosissimi pazienti guariti dal dottor Murgia - perché il suo scrupolo e la sua collaudata competenza costituivano per noi la migliore garanzia» Il giuramento di Ippocrate costituiva per Bruno Murgia la stella polare della professione di medico: il paziente viene prima di tutto e va compiuto ogni sforzo

Il ricordo di un amico

Il 5 Ottobre scorso abbiamo perso un collega e ancora di più abbiamo perso un amico. Era uno che la vita la viveva fino in fondo, con passione, e che riusciva sempre a trasmettere questa passione anche agli altri: agli amici che lo circondavano, ai colleghi che con lui collaboravano quotidianamente, ai pazienti che in lui trovavano sempre qualcuno disposto ad ascoltarli e ad aiutarli. Abbiamo perso l’amico ma conserviamo gelosamente il suo senso di amicizia e il suo amore per la vita che è per noi il. suo regalo più grande. Nessuna parola ci sembra adeguata a rendere appieno l’essenza di Bruno, di ciò che è stato, di ciò che ha rappresentato per noi che l’abbiamo conosciuto, che abbiamo avuto l’onore di. essere stati suoi colleghi e amici. È stato un amico speciale, un collega incomparabile, è stato “il dottore” per i suoi pazienti. È stato un uomo che amava la vita e che l’ha vissuta con gusto, fino in fondo. È stata una presenza discreta ma costante con cui abbiamo avuto il piacere di percorrere un tratto di strada assieme. Antonello Demontis per ottenere la sua guarigione e per lenire le sue sofferenze. Tito Loi, sindaco di Osini e medico radiologo nell’Ospedale di Lanusei, ricorda Bruno Murgia studente universitario negli anni ‘70 e nelle

prime comuni esperienze professionali: «Ambedue siamo stati simpatizzanti del movimento studentesco a Cagliari: io con pieno coinvolgimento, lui con maggiore distacco. Ci siamo ritrovati come colleghi

a Jerzu, di turno alla guardia medica. Era preciso fino alla pignoleria e per questo molto amato dai pazienti, che si sentivano rassicurati e garantiti. Era sempre pronto a sostituire il collega in caso di difficoltà, fino al punto da farci provare imbarazzo. Per me, che sono ogliastrino di nascita e di residenza, Bruno Murgia ha contribuito a rafforzare l’amore per la mia terra e i suoi abitanti. Bruno aveva un gran numero di amici in Ogliastra, anche al di fuori della professione medica». All’ Hotel Sul Rio di Jerzu Bruno era considerato come uno di famiglia, a partire dai tempi in cui la struttura era gestita in prima persona dal cavalier Alfredo Contu, patriarca della ristorazione in provincia. Le frequentazioni sono proseguite con gli eredi del cavaliere, in modo particolare con Salvatore e la moglie Gisella «Per noi - ricorda Gisella - Bruno era a tutti gli effetti un familiare. Festeggiava il compleanno insieme a Salvatore e i miei figli hanno sempre nutrito un grande affetto per ‘’zio Bruno’’». Il fisiatra scomparso dedicava tutti i fine settimana agli incontri con la sua famiglia di origine: i fratelli Jole e Franco, entrambi bancari, e Mario, ingegnere. «Tra le mura del nostro appartamento - ricorda Roberta, la fidanzata - Bruno si trasformava in tutti i sensi. Dismessi gli abiti eleganti e il piglio professionale, vestiva i pantaloncini, camminava scalzo e si dedicava alla cucina e allo zapping televisivo. Mi portava il caffè a letto e mi riservava ogni attenzione, sempre sorridente. Con lui mi sentivo una principessa. Credo che non incontrerò mai più un uomo meraviglioso come lui». La cordialità affettuosa, spontanea come la gioia di vivere, era riservata da Bruno Murgia agli incontri con i suoi numerosi amici e ai momenti conviviali dell’Accademia della Cucina che gli ha dedicato una seduta commemorativa alla presenza del presidente Giangi Sulas. Bruno amava le raffinatezze della tavola e il gusto genuino dei cibi, da condividere con gli amici più cari. È scomparso prematuramente, lasciando un rimpianto e un vuoto incolmabile tra quelli che lo hanno conosciuto e apprezzato come medico valente e come amico dal grande cuore.


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A cosa dà diritto e come ottenerlo

Contrassegno invalidi Per agevolare la mobilità delle persone invalide con capacità di deambulazione sensibilmente ridotta il Sindaco del luogo di residenza rilascia apposita autorizzazione che comprende: -un “contrassegno invalidi” formato da un tagliando di color arancione da esporre sul parabrezza dell’auto. - una autorizzazione cartacea da esibire in caso di controllo da parte degli organi di polizia. È strettamente personale (utilizzabile quindi solo in presenza dell’intestatario), non è vincolata ad uno specifico veicolo e ha valore su tutto il territorio nazionale. È concesso a prescindere dalla titolarità di una patente di guida, dalla proprietà di un automezzo, dall’età del richiedente. E’ sufficiente che l’intestatario lo esponga in originale sul parabrezza del veicolo quando è alla guida o è accompagnato da terzi. Nei casi in cui ricorrono particolari condizioni di invalidita’ della persona interessata, il sindaco può, con propria ordinanza, assegnare a titolo gratuito un adeguato spazio di sosta individuato da apposita segnaletica indicante gli estremi del “contrassegno invalidi” del soggetto autorizzato ad usufruirne. Tale agevolazione può essere concessa nelle zone ad alta intensità di traffico, dietro specifica richiesta da parte del detentore del “contrassegno invalidi”. Questi deve, di norma, essere abilitato alla guida e deve disporre di un autoveicolo. Per ottenere l’autorizzazione occorre presentare domanda in carta semplice al sindaco del Comune di residenza, allegando un certificato rilasciato dalla A.S.L. dal quale risulti che il richiedente ha capacità di deambulazione sensibilmente ridotta. Tra questi rientrano anche i non vedenti e le invalidità temporanee. In tal caso, la relativa certificazione medica deve specificare il presumibile periodo di durata della invalidità. Il Codice della Strada precisa che i certificati ammessi sono quelli rilasciati dalla A.S.L. Non sono purtroppo previste come ammissibili altre certificazioni alternative quali, ad esempio, la certificazione di invalidità civile o di handicap. L’autorizzazione ha validità 5 anni. Il rinnovo avviene con la presentazione del certificato del medico curante che confermi il persistere delle condizioni sanitarie che

pedonali ove non sono ammesse altre categorie di veicoli L’autorizzazione CONSENTE LA SOSTA: 1.nei parcheggi espressamente riservati ai disabili; 2.in tutte le aree non espressamente vietate; 3.su aree dove la sosta sia vietata con ordinanza dell’ente proprietario purché non costituisca grave intralcio alla circolazione: 4.in zone a traffico limitato (Z.T.L.); 5.in aree pedonali urbane (A.P.U.) purché l’accesso ad esse sia consentito ai veicoli in servizio taxi ed a quelli adibiti a trasporto pubblico collettivo; 6.in zone disco orario (sosta consentita senza limitazioni); 7.in zone parchimetro o parcometro o con custodia del veicolo (sosta consentita gratuitamente senza limitazioni); 8.sostare gratuitamente nei posteggi pubblici a pagamento.

hanno dato luogo al rilascio. Il rilascio del contrassegno è gratuito e in ottemperanza delle leggi sulla privacy il contrassegno non riporta il nome del titolare ma solo il numero di rilascio da parte del Comune. È necessario sostituirlo in caso di deterioramento tale da non permettere la lettura dei dati. In caso di furto o smarrimento va richiesto un nuovo contrassegno ed è necessario fare denuncia alle autorità competenti. L’autorizzazione CONSENTE LA CIRCOLAZIONE: 1.in deroga ai provvedimenti di sospensione o limitazione della circolazione per motivi di sicurezza pubblica, di pubblico interesse o per esigenze di carattere militare (disciplinata con ordinanza comunale); 2.in deroga agli obblighi, divieti e limitazioni di carattere temporaneo o permanente; 3.in zone a traffico limitato (Z.T.L.); 4.in zone a traffico controllato (Z.T.C.); 5.in aree pedonali urbane (A.P.U.) e percorsi

preferenziali purché l’accesso sia consentito ai veicoli in servizio taxi ed a quelli adibiti a trasporto pubblico collettivo. L’autorizzazione NON CONSENTE LA CIRCOLAZIONE: 1.ovunque sia assolutamente interdetto il traffico veicolare; 2. sulle strade ove la circolazione sia stata sospesa o limitata per esigenze di incolumità pubblica o esigenze tecniche; 3.sulle strade ove la circolazione sia stata sospesa o limitata per motivi di tutela dall’inquinamento o di protezione dell’ambiente o del patrimonio artistico; 4 . n e l l e a re e

L’articolo 188 del Codice della Strada punisce chi utilizza impropriamente le strutture e gli spazi di sosta dedicati ai disabili; dai trentasei ai duecentonovantasei euro la sanzione ed una penalizzazione di due punti sulla patente, oltre la sospensione per una settimana del contrassegno invalidi. Spesso si incorre anche nel penale (ad esempio in caso di falsificazione o sostituzione di persona). Laura Loi


La pagina del volontariato

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La Comunità Alloggio

DOMU MIA “Attilio Mazzella” ricordo di mio padre e nel contempo dare corpo alla grande passione che mi lega ai bambini: avevo l’opportunità di creare qualcosa per i bimbi abbandonati. Fu difficile trovare qualcuno che gestisse la nascente comunità. Per fortuna ebbe successo l’incontro con persone legate a “L’albero della vita”. Fu infatti questa comunità che si assunse l’onere di gestire Domu Mia. La casa è stata totalmente ristrutturata e adeguata alla futura destinazione, qualsiasi altra destinazione sarebbe stata riduttiva per la memoria di mio padre, e per questa finalità è stata omologata dalla Regione Sardegna.” Si tratta di una splendida realtà legata al volontariato e si inserisce in quelle tante iniziative sorte con il solo fine di alleviare sofferenze e disagi. È nata per iniziativa di Giorgio Mazzella e della moglie, entrambi molto legati al mondo del sociale, ed è proprio dalle parole del dinamico imprenditore ogliastrino che vogliamo conoscere con quali modalità Domu mia ha preso vita. “Era da tanto - racconta Giorgio Mazzella - che avevo deciso di utilizzare la mia casa paterna per alloggiarvi delle persone disagiate, possibilmente giovani. Si trattava di un’ispirazione dettata dal ricordo di mio padre, volevo che quella casa che ci aveva ospitato in momenti felici, potesse servire per dare felicità a persone che l’avevano smarrita o che non l’avevano mai conosciuta. Potevo con tale progetto onorare il

Da qualche settimana abbiamo la NOSTRA NUOVA SEDE! Grazie alla generosità e alla sensibilità dell’Amministrazione comunale di Tortolì ci è stata messa a disposizione una sala di adeguate dimensioni in quella nuova struttura edificata in Via Temo che diverrà una sorta di Casa del Volontariato. Infatti vi verranno ospitati anche la Croce Verde e l’AVIS. Per la nostra associazione si tratta di una eccezionale opportunità: un definitivo “accasamento” comporta un punto di riferimento costante per i pazienti e per i

Qual è in Sardegna la dimensione del fenomeno dell’infanzia abbandonata? “In Sardegna esistono 45 case-famiglia, alcune religiose, altre private, che ospi-

tano circa 500 ragazzi abbandonati. Di questi solo 10 non sono sardi e questo è un numero che mi ha sorpreso in quanto pensavo che il numero di extracomunitari fosse ben maggiore. Quali ragazzi vi vengono accolti? “Vengono accolti quei casi per i quali, per varie ragioni (età del minore, situazione di provenienza, caratteristiche personali e condotta), è prevista una permanenza di lungo periodo in una comunità. Si tratta di situazioni dove il rientro nella realtà familiare d’origine è molto difficile e altre forme di intervento, come ad esempio l’affido familiare, non sono percorribili“. Come avviene l’inserimento? “Di solito su segnalazione dei servizi sociali legati agli enti amministrativi

L’imprenditore Attilio Mazzella, padre di Giorgio, venne sequestrato nel 1975 in località Sa conca de Bacches a pochi chilometri da Mamoiada, mentre rientrava ad Arbatax in compagnia della guardia del corpo. Non se ne seppe più nulla.

da cui i ragazzi dipendono. Esperti predispongono dei percorsi di crescita e sugli educatori grava il peso di riportare questi giovani ai valori della vita. I ragazzi ospitati frequentano le scuole normali del paese. Hanno contatti con le loro famiglie d’origine, non sempre, ma spesso”. Quanti ragazzi vengono ospitati e di che età? “È prevista l’accoglienza di 14 ragazzi. Vengono seguiti fino all’età di 18 anni. A 16 anni vengono inseriti in progetti lavorativi. Attualmente il più piccolo ha 7 anni. Il progetto assistenziale prevede anche il nostro sostegno per una eventuale frequenza dell’Università di Cagliari, però, purtroppo, nessuno dei ragazzi ha

Abbiamo la nuova Sede

Il gruppo redazionale al lavoro nella nuova sede.

loro familiari e la nostra attività non può che trarne beneficio. Grazie alla donazione di alcune persone generose, e specialmente dei dirigenti della Casa di Cura Tommasini, abbiamo quasi completato l’arredamento e l’ambiente ha acquisito un aspetto gradevole e dignitoso. Rinnoviamo ancora una volta, anche da queste pagine, un immenso grazie al Sindaco di Tortolì e ai Suoi collaboratori. La Redazione


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finora raggiunto tale traguardo. Dopo i 18 anni vengono avviati ad una vita autonoma tramite il sostegno di “progetti di inclusione sociale” realizzati dalla Regione Sardegna”. Lei è Presidente della Banca CIS. C’è un sostegno da parte di questo ente per Domu Mia? “Personalmente ho istituito un fondo presso la Banca CIS di 500.000 euro all’anno che viene devoluto ai ragazi in varie forme. Abbiamo ideato un progetto per l’acquisto di indumenti: tramite un accordo con la Benetton, che ci fornisce capi di abbigliamento a prezzi molto scontati, regaliamo ad ognuno dei ragazzi 14 capi di vestiario all’anno. I ragazzi hanno anche disponibilità di una paghetta che viene gestita dagli educatori e ai ragazzi che compiono 18 anni diamo una carta di credito “INTESAFLASH” su cui come Banca CIS carichiamo 200 euro al mese.” Esistono contatti tra le varie comunità? “Una volta all’anno facciamo il raduno di tutte le case famiglia, di solito la facciamo ad Oristano e la giornata viene allietata dagli artisti di Sardegna Uno. È sempre una giornata indimenticabile e molto utile perché i ragazzi si conoscono tra loro, si scambiano esperienze e si divertono.” Ricorda qualche caso particolare

La pagina del volontariato

degli ospiti di Domu Mia? “Ricordo il caso di una bambina di 8 anni alla quale, una volta giunta nella casa famiglia, chiesi quanti anni avesse e quando era nata. È una mia domanda abituale in quanto è mia consuetudine fare un regalo a tutti in occasione del loro compleanno. La risposta della bimba fu: cos’è il compleanno? Non ne aveva alcuna idea né di quando fosse nata.” Sono previste altre iniziative sociali da parte della Banca CIS? “Abbiamo in programma di attrezzare un magazzino che ci viene messo a disposizione dai frati cappuccini e che sarà destinato ad ospitare i circa 80 barboni di Cagliari, che non hanno a disposizione alcuno spazio per lavarsi e socializzare. Vi saranno realizzati 10 bagni e locali dotati di televisori e un dormitorio con dei divani, abbiamo escluso i letti perché non vengono accettati da quel tipo di ospiti. Verranno realizzate e arredate alcune camere che potranno essere utili in caso di malattia.” Una volta terminato il suo mandato quale Presidente della Banca CIS, cosa avverrà di queste iniziative? “Il mio mandato terminerà a fine anno ma la Banca Cis proseguirà tutti i progetti intrapresi”. La Redazione

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L’Albero della Vita

Si tratta di una organizzazione umanitaria onlus indipendente fondata nel 1997. Opera per la tutela e salvaguardia dei diritti dei bambini e degli adolescenti. In Italia assicura accoglienza, cure, educazione e adeguate opportunità ai bambini abbandonati e alle donne, nel disagio e vittime di violenze. Nei loro progetti queste persone disagiate trovano la protezione e le attenzioni di cui hanno bisogno e sono seguite con dedizione dal personale specializzato e da generosi volontari. Nei Paesi più poveri del Mondo è presente con programmi pedagogici per garantire istruzione, assistenza sanitaria e cibo a migliaia di bambini. La loro azione umanitaria si sviluppa attraverso molteplici linee d’intervento sociale. La ragione e visione finale della mission de L’Albero della Vita è… “Aiutare un bambino oggi per rendere felice un adulto domani”


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La pagina della prevenzione

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La giornata Mondiale del Diabete 2008 Anche quest’anno il 15-16 novembre si è celebrata in tutto il mondo la Giornata Mondiale del Diabete, World Diabetes Day, la principale campagna mondiale per la prevenzione e la diffusione delle informazioni sul diabete, istituita nel 1991, nel dicembre 2006 è stata ufficializzata anche dall’ONU, grazie alla Risoluzione delle Nazioni Unite sul Diabete. La risoluzione dell’ONU mira a mettere in luce a livello mondiale la pandemia del diabete, la quale ormai si sta diffondendo più aggressivamente nei paesi più poveri del pianeta, a causa delle modifiche dell’alimentazione, della sedentarietà, dell’urbanizzazione forzata, ecc, per promuovere interventi mirati ed urgenti. Esiste un interesse particolare nella promozione dell’informazione nella nostra regione, la Sardegna è infatti una delle aree con più elevata frequenza di diabete di tipo 1 a livello mondiale, 42.4 casi/100.000 persone/anno nella fascia 0-14 anni, primato che contende ad una nazione lontana come la Finlandia e rappresenta da anni motivo di studio.

di potenziare le naturali capacità di risanamento, cercando di fare in modo che, anche nel pancreas già aggredito dalla malattia, si possano generare quantità di insulina sufficienti. È inoltre Importante la diagnosi precoce, guidando le famiglie al riconoscimento dei segni premonitori, come aumento della diuresi, crescita dell’appetito e della sete, dimagrimento. Con una pronta diagnosi si ha un immediato avvio alla cura e si evitano le insorgenze acute potenzialmente pericolose per la vita, soprattutto nei bambini più piccoli. Villagrande: Persone in attesa di sottoporsi agli esami

Ma la vera Pandemia (epidemia mondiale ) è rappresentata dal Diabete di Tipo 2, che rappresenta circa il 90 % di tutti i casi di diabete nella popolazione generale e la cui età di insorgenza si sta pericolosamente abbassando a causa dell’obesità dilagante.

Record dei piccoli diabetici sardi È importante considerare che i bambini di genitori sardi che vivono nell’Italia peninsulare, dove il diabete ha una frequenza considerevolmente inferiore, presentano un’incidenza analoga a quella dei bambini sardi viventi nell’Isola. Conoscere la condizione di pre-diabete può portare allo sviluppo di strategie di prevenzione, con lo scopo di impedire l’inizio dell’aggressione autoimmune o di interrompere la progressione verso la malattia conclamata. L’ obiettivo delle ricerche più avanzate è cercare di identificare il maggior numero di soggetti a rischio per poi sottoporli a strategie in grado di bloccare l’insorgenza della fase acuta della malattia e

Le cattive abitudini

Dr Pili con una villagrandese che si è sottoposta ai test

Villagrande: infermiere al lavoro

La prevenzione è più facile se si è informati correttamente sui rischi che una cattiva alimentazione o l’ eccessiva sedentarietà possono causare, così si può impostare una migliore qualità di vita e favorire un futuro di persona “sana”. Nei bambini e negli adolescenti molto si può fare per correggere le cattive abitudini, attuando una alimentazione corretta e soprattutto favorendo il movimento. Purtroppo anche i giochi moderni predispongono al minor movimento e quindi al minor dispendio energetico, che porta al soprappeso e all’obesità, porta d’ingresso delle patologie cardiovascolari e del diabete. Gli sport sono un modo di fare movimento e socializzare e dovrebbero essere diffusi, soprattutto a livello delle scuole, non tanto per diventare dei campioni ma per guadagnare salute. Gisella Meloni


La pagina della prevenzione

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La popolazione sottoposta a screening

A Villagrande la Giornata Mondiale sul Diabete

Il pubblico nel Salone parrocchiale

Grande partecipazione di pubblico all’iniziativa di sensibilizzazione e prevenzione organizzata a Villagrande dall’Unità Operativa di Diabetologia della Asl 4 di Lanusei in occasione della Giornata mondiale sul diabete. Domenica 16 novembre le persone che si sono sottoposte allo screening diabetologico nei locali della Scuola Elementare del centro ogliastrino sono state oltre 200. Lo screening, organizzato dalla ASL in accordo con la Fand (associazione che raggruppa i diabetici ogliastrini), prevedeva non solo l’esame glicemico ma tutta una serie di indagini tese ad evidenziare alcuni fattori di rischio attraverso la valutazione dei dati antropometrici (altezza, peso ed indice di massa corporea), la rilevazione della pressione arteriosa, l’esame del colesterolo e dei trigliceridi. Numerosa la presenza volontaria del personale sanitario che con grande pro-

L’infermiera Ornella Casula effettua un prelievo

fessionalità e allegria ha dedicato una giornata alla popolazione di Villagrande. Erano presenti l’equipe del Servizio di Diabetologia (Dott. Albino Massidda, la Dott. ssa Gisella Meloni, l’Infermiera professionale Ornella Casula e le dietiste Sandra Leone e Gilda Usala), l’assistente sociale Teresa Camboni, numerosi infermieri professionali ( Francesca Farina, Laura Pili, Pasquale Nieddu, Rita Pilia, Giannina Mascia) e i medici Maria Vittoria Demurtas, Assunta Garau, Natalino Meloni e Angelo Pili. Ovviamente non poteva mancare il presidente dell’associazione diabetici Fand, il sig. Silverio Boi, con numerosi iscritti. Il pomeriggio, nel salone parrocchiale, si è tenuto un incontro con la popolazione con una serie di relazioni sul tema “INTERVENTI SULLO STILE DI VITA COME STRUMENTO DI PREVENZIONE E TERAPIA”. Particolarmente interessante la relazione sul fumo della Dott.ssa Rosalba Cicalò, rappresentante

della Commissione Regionale contro le tossicodipendenze e quella della Dott. ssa Anna Maria Cicalò, responsabile del Servizio Diabetologico di Nuoro, che ci ha parlato di una esperienza nuorese sul coinvolgimento delle persone sedentarie all’attività fisica.

Tra un’esposizione e l’altra alcuni musicisti del paese hanno allietato i presenti con la loro musica. Questa iniziativa di sensibilizzazione segue quelle che negli anni scorsi sono state organizzate a Lanusei, Tortolì e Seui. La Redazione

STUDIO MEDICO POLISPECIALISTICO Via Alghero 1 - Tortolì

Angiologia - Dr Massimo Garau

Esame doppler tronchi sovraortici Esame doppler venoso e arterioso degli arti superiori e inferiori Esame doppler dei vasi del pene per disturbi della sfera sessuale

Cardiologia - Dr Franco Dessalvi

Visita cardiologica - Elettrocardiogramma - Ecocardiogramma

Dermatologia - Dr.ssa Marzia Mou

Cell: 328.6541623 Visita dermatologica - Dermatologia estetica - Esami microscopici

Ecografia - Dr Walter Palmas

Ecografia internistica - Ecografia muscolo-tendinea Ecografia cute e sottocute

Oculistica - Dr Luciano Pisu

Visita oculistica - Campo visivo - Tonometria Topografia corneale - Ortottica

Otorinolaringoiatria - Dr.ssa Rosalba Melis

Cell: 328.8512425 Visita ORL - Esame audiometrico - Esame impedenzometrico Prove vestibolari

Psichiatria - Dr Massimo Diana

Visita psichiatrica - Psicoterapia - Trattamento dipendenze Relazioni peritali

Tutti i medici ricevono per appuntamento.

Telefonare al 0782/62 45 02

Villagrande: i musicisti che suonano nel salone parrocchiale.


La Pagina del lEGALE a cura di Severina Mascia

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Semplificazione delle procedure per il

Riconoscimento dell’Invalidità Civile Con legge 9 marzo 2006 n. 80, di conversione del decreto-legge 10 gennaio 2006, n. 4 recante “misure urgenti in materia di organizzazione e funzionamento della pubblica amministrazione”, sono stati introdotti, come già anticipato nei numeri precedenti, elementi di novità riguardo ai procedimenti di accertamento delle minorazioni civili e dell’handicap. La nuova normativa, tra l’altro, suggerisce l’unificazione delle diverse visite di accertamento in modo da evitare un sovraccarico per la Pubblica Amministrazione ed un disagio per il cittadino che, invece, più celermente, può ottenere sussidi economici o altri benefici previsti dalla legge. In particolare, l’art 6 D.L. cit., prevede che le regioni possano adottare disposizioni dirette a semplificare le procedure di accertamento delle minorazioni civili

dalle commissioni mediche competenti entro 15 giorni dalla presentazione della domanda; 4) ai fini della concessione dei benefici o agevolazioni previsti da norme vigenti, gli uffici periferici delle Amministrazioni statali, i Comuni e le Province devono provvedere d’ufficio ad acquisire, dalla ASL di residenza dell’interessato, la certificazione relativa al possesso dei requisiti previsti per ottenere il beneficio specifico, qualora tali requisiti non siano già evidenti dalla certificazione in possesso dell’interessato.

e dell’handicap al fine di promuovere il superamento di alcuni ostacoli burocratici, primo fra tutti quello delle ripetizioni delle valutazioni medico-legali. La Giunta regionale della Sardegna ha recepito la normativa nazionale con deliberazione n. 48/11 del 9 Settembre 2008, la quale prevede di uniformare e semplificare le procedure stabilendo, in particolare, che: 1) l’accertamento sanitario e la certificazione dello stato di invalidità civile deve essere in ogni caso contestuale all’accertamento della condizione di handicap di cui alla L. 104/1992 ed effettuata dalla Commissione di cui all’art. 4 della L. 104/1992, qualora il richiedente esprima anche tale richiesta all’atto della presentazione della domanda e, comunque, ogniqualvolta l’ufficio sia

in grado di unificare le due istanze anche se presentate separatamente (senza nulla modificare nel caso in cui, invece, la domanda sia presentata allo scopo di ottenere i benefici derivanti da una sola delle due leggi sopra citate); 2) alla persona che richiede l’accertamento della condizione di handicap in situazioni di gravità di cui alla L. 104/1992 per fruire dei permessi di cui all’art. 33 della medesima legge, il certificato deve essere rilasciato entro 15 giorni dalla data della visita effettuata; 3) l’accertamento dell’invalidità civile e dell’handicap riguardante persone con patologie oncologiche, come previsto dal comma 3 bis dell’art. 6 del D.L. 10 gennaio 2006 n. 4, come convertito dalla legge 9 marzo 2006 n. 80, o comunque persone con patologie pronosticate in fase terminale, deve essere effettuato

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Periodico a cura di Mano Tesa Ogliastra

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Finalmente attiva l’importante struttura sanitaria

LA RSA DI TORTOLÌ

Lavori di ampliamento in corso

La RSA (Residenza Sanitaria Assistita) di Tortolì, dopo un percorso che sembrava non finire mai, ha iniziato la sua attività Il 28 aprile u.s .Abbiamo avuto un incontro con la Direttrice Dottoressa Roberta Mascia per avere notizie di prima mano sull’andamento della neonata struttura sanitaria, che opera nel nostro territorio, con servizi di eccellenza che aprono prospettive nuove ed estremamente interessanti sul trattamento di pazienti con particolari necessità. È presente all’incontro anche il Direttore Medico Dott. Francesco Loi e la Dott.ssa Maria Deidda appartenente allo staff medico. La Direttrice, residente ad Jerzu ma originaria di Tortolì, ha voluto subito evidenziare alcuni elementi che caratterizzano la residenza. «La RSA ha attualmente la possibilità di accogliere 40 “ospiti” (ci teniamo ad identificare le persone alloggiate nella nostra struttura come “ospiti”, precisa la Dott.ssa Mascia), ma quelli attualmente presenti sono soltanto 21. Questo numero ancora limitato è dovuto anche alla difficoltà di entrare nello spirito di questa nuova struttura, che viene talvolta identificata come un’appendice dell’ospedale, anzichè un servizio con differenti finalità». Quali tipologie di persone possono essere inserite in questa residenza? «Il servizio è rivolto particolarmente a persone anziane e a coloro che abbiano necessità di continua assistenza sanitaria e/o di recupero sociale; possono essere accolte anche persone non autosufficienti, la cui famiglia abbia necessità di un periodo di intervallo in cui ricuperare energie e

serenità; la durata minima del soggiorno, date le caratteristiche menzionate, è di 30 giorni e quella massima di 12 mesi; è peraltro prevista la possibilità di proroga». A beneficio di eventuali utenti, ci può descrivere come avviene l’ingresso degli ospiti nella struttura? «L’accesso alla struttura avviene su richiesta dell’interessato, dei familiari, del medico di famiglia o altro personale sanitario, dell’Assistente sociale del comune di residenza. La domanda va inoltrata al Punto Unico di Accesso che l’inoltra all’Unità di Valutazione Territoriale (UVT), operante presso i poliambulatori di Jerzu, Lanusei e Tortolì. L’UVT, oltre a decidere sull’accettazione o meno della richiesta, predispone, per ciascun richiedente accolto, un progetto di massima personalizzato e provvede affinché nel percorso riabilitativo vengano costantemente valutati I progressi ed eventualmente si proceda alla proroga del soggiorno». All’interno della RSA di quali interventi sociali o sanitari beneficiano le persone ospitate e come si svolge una loro giornata tipo? «Ogni ospite continua la sua specifica terapia medica nella struttura, dove gli viene consentito, nei limiti del rispetto per il compagno di camera, di ricreare nella propria stanza un ambiente personalizzato e di continuare a coltivare i propri hobbies o altre attività ricreative». «Durante la giornata, interviene IL Dott. Loi, gli ospiti, oltre alle cure mediche (nella struttura operano 5 medici specialisti), fruiscono di vari servizi e strutture che consentono loro di sentirsi attivi, propositivi. Gli ospiti capaci di iniziativa e dotati

di particolari talenti possono trovare spazi e momenti per coltivare le loro predisposizioni. Dispongono di palestra attrezzata e gestita dal fisioterapista su indicazioni del fisiatra, di servizi di estetica a pagamento, di sale di ricreazione nelle quali viene facilitata, con varie attività (ballo, teatro, musica ecc), la socializzazione tra gli ospiti». È possibile quantificare gli oneri a carico del paziente? «Gli oneri a carico degli ospiti sono di due diverse entità e commisurati al livello sanitario e sociale. Vanno da un minimo giornaliero di € 59,00 ad un massimo di € 64,00. Se si tratta di persone particolarmente indigenti, è previsto l’intervento dei servizi sociali. Annesso alla struttura già operante è stato attivato il Centro Diurno che eroga

L’ingresso della RSA

ai pazienti inseriti le stesse prestazioni fornite agli ospiti interni ad eccezione del pernottamento. I pazienti vengono seguiti dalle 8,30 alle 16.30 e, se il malato non può raggiungere il centro con mezzi propri, è previsto al mattino il prelievo a domicilio e il rientro al pomeriggio, con mezzi e oneri a carico della RSA. L’onere a carico del paziente per tale attività diurna è di 32,00 euro. È anche in costruzione un ampliamento della struttura, che verrà destinata a casi clinicamente definiti “ad alta intensità”». Ringraziamo la Dottoressa e i Suoi collaboratori per la disponibilità e porgiamo Loro un augurio di buon lavoro da parte di tutta la redazione di Ogliastra Sanità. A cura di Gianfranco Pittau


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Una presenza importante nella fauna del nostro territorio

Mufloni, cervi e daini Uno degli elementi che meglio identificano il territorio della provincia Ogliastra è rappresentato dallo straordinario patrimonio naturalistico, una ricchezza di valenza strategica verso la quale si fa riferimento per costruire lo sviluppo futuro di questo angolo di Sardegna. Tra le tante, preziose risorse ambientali, l’Ogliastra annovera anche una ricca fauna selvatica, sia terrestre che marina. In questo articolo ci soffermeremo su tre mammiferi, ungulati, ruminanti: il muflone, il cervo sardo ed il daino.

Il muflone (Su mufrone) Il muflone è presente in Ogliastra da tempi remoti, come testimoniano i ritrovamenti archeologici e speleologici. Malgrado le vicissitudini cui questo animale è andato incontro nel secolo scorso, minacciato da incendi, bracconaggio, pressioni antropiche e malattie, attualmente non corre il rischio di estinzione, anzi si registra un significativo incremento numerico. Trova il suo habitat ideale nei territori montani e marginali di diversi comuni della provincia, dove spesso entra in contatto con gli animali domestici allevati allo stato brado. Una decina di esemplari vivono, inoltre, in cattività presso i recinti dell’Ente Foreste della Sardegna, in agro di Lanusei e Cardedu. Si tratta di una specie particolarmente protetta sia da leggi regionali che nazionali ed europee.

Caratteristiche La forma del tronco appare simile a quella della pecora, con dimensioni testa-coda che variano da 95 a 130 cm, altezza al garrese di 60-75 cm e lunghezza della coda pari a 4-6 cm. Il peso risulta compreso tra i 25 ed i 45 Kg. Per quanto riguarda invece il mantello, la colorazione marrone varia d’intensità a seconda del sesso e della stagione. Nei maschi, a partire dai due anni d’età, presenta una particolare “sella” (costituita da peli bianchi). Gli individui

di sesso maschile sono dotati di corna ad andamento spirale e accrescimento continuo, le quali iniziano a spuntare intorno al primo mese di età e possono raggiungere gli 80 cm di lunghezza. Le corna rappresentano uno dei parametri utilizzati per la determinazione dell’età. Nel muflone, l’accoppiamento avviene in genere tra ottobre e novembre, mentre la gravidanza ha una durata di 21-23 settimane. La mufla, di norma, partorisce un solo piccolo nel periodo marzo-aprile.

Situazione sanitaria Negli ultimi anni, presso l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Tortolì, sono stati sottoposti ad accertamenti sanitari numerosi mufloni mediante esami clinici, anatomo-patologici, batteriologici, parassitologici e sierologici, sia per determinare le cause dello stato morboso o del decesso, sia per valutare le loro condizioni generali di salute e la presenza di eventuali zoonosi. Sulla base dei controlli eseguiti è possibile affermare che le principali cause di decesso risultano senz’altro imputabili a bracconaggio e randagismo. Tuttavia, i mufloni sono colpiti da diverse patologie, di natura parassitaria, ma anche batterica e virale. Tra le più diffuse, occorre citare la cenurosi cerebrale “Su addine“ (caratterizzata dalla presenza di una voluminosa cisti a livello cerebrale); l’idatidosi ( in cui si ha la comparsa di cisti di echinococco); l’estriasi “Su erme e corru“ (si nota una larva di mosca “sa musca ettadora“ nelle vie nasali e nei seni frontali (lunga sino a 2 cm), ben nota agli allevatori); le strongilosi bronco-polmonari e gastrointestinali. Senza dimenticare, poi, teniasi, distomatosi e coccidiosi. Quasi costante, inoltre,

l’infestione di zecche “Sa cancara” e la positiva sierologia a malattie (zoonosi) trasmesse da queste ultime, in particolare all’herlichiosi. Sporadicamente sono state riscontrate positività sierologiche a salmonella, febbre Q, toxoplasma e blue tongue. Un certo interesse ha suscitato l’isolamento di Criptococcus neoformans in due mufloni di età avanzata. Si tratta di una micosi che colpisce anche l’uomo, causando meningoencefalite e polmonite, specialmente in soggetti immunodepressi. Desta tranquillità il fatto che non siano mai state diagnosticate importanti zoonosi come brucellosi “febbre maltese“ e carbonchio ematico “sa e coe”, che grazie alla puntuale e tenace attività svolta capillarmente sul territorio dal servizio veterinario della Asl n° 4, sono state sconfitte. Da segnalare, inoltre, come un’importante patologia emergente come la scrapie “malattia della mucca pazza“, non sia mai stata evidenziata nei mufloni esaminati in Ogliastra. Essa, tra l’altro, in questa provincia, risulta assente anche negli ovi-caprini, a differenza di altri ambiti della Sardegna, dove, purtroppo, persiste, creando seri problemi agli operatori del settore. In conclusione si può affermare come lo stato sanitario dei mufloni in parte si sovrappone a quello degli animali domestici, con i quali i primi sovente vengono a contatto. Vi sono, inoltre, fattori che ne compromettono lo stato di benessere, come randagismo, bracconaggio, ambiente e antropizzazione. L’aggressione da parte dei cani continua ad essere una delle principali cause di decesso dei mufloni, seppure riguardante soggetti molto giovani o adulti in età avanzata o defedati. Essa ci deve

senz’altro preoccupare, sia per il disturbo arrecato agli animali, sia per le implicazioni di tipo sanitario (il cane rappresenta il tramite di importanti patologie come l’echinococcosi e la cenurosi). Un altro pericolo da non sottovalutare è costituito dal bracconaggio, sempre diffuso, malgrado l’azione di vigilanza e repressione svolta dal Corpo Forestale. Si tratta di una pratica che minaccia seriamente la fauna selvatica ed il muflone in particolare. Infine, i fattori ambientali. Tra essi, non ci si può esimere dal citare l’eccessivo carico di bestiame presente nel vasto territorio montano ogliastrino (principale responsabile dell’impoverimento della vegetazione), la persistente siccità, gli incendi, la presenza dell’uomo in aree fino a poco tempo fa poco frequentate. Tutti elementi che tendono a modificare i comportamenti del muflone, con possibili ripercussioni sul suo stato di benessere.

Il cervo (Su cherbu) Il cervo sardo è presente in Ogliastra da tempi remoti, come testimonia il rinvenimento dei resti fossili ed archeologici. Fino al 1800 si contava un numero considerevole di cervi. In seguito, questo ungulato si estinse completamente (inizi del 1900). Nel territorio di Seui, il cervo si estinse negli anni 1934-1935, quando, durante una battuta di caccia nella zona di “S’Orruargio”, venne abbattuto l’ultimo esemplare. A Perdasdefogu, si estinse intorno al 1950. Per quanto riguarda, invece, Urzulei, le date d’estinzione dell’ultimo cervo sono assai controverse, ma comunque riconducibili alla fine del 1800 ed ai primi decenni del 1900. Alcune fonti narrano le vicende dell’ultimo cervo, ucciso verso la fine del 1800 in località “Oddogoro“, nei pressi del paese. In tempi recenti è stato reintrodotto a cura dell’Ente Foreste della Sardegna, grazie alla sensibilità ed al rinnovato impegno in campo ambientale dell’Amministrazione Provinciale dell’Ogliastra e dei comuni interessati, in tre aree distinte, nell’agro di Seui, Perdasdefogu e Urzulei. Mentre, è in corso un progetto per la reintroduzione nel comune di Ulassai. A Seui, i cervi sono stati reintrodotti nel 1991, nello splendido compendio forestale di Montarbu, all’interno di un’apposita area recintata. Il nucleo iniziale era composto da 11 soggetti di cui 6 femmine e 5


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maschi. Oggi si contano oltre cinquanta capi in un’area di 250 ettari. A Perdasdefogu, la reintroduzione è avvenuta nel 2002, presso il Parco naturale di Bruncu Santoru, con 8 unità (3 maschi e 5 femmine), di cui 2 gravide. Attualmente, sono presenti circa 20 esemplari. Infine, a Urzulei, il cervo è stato reintrodotto nella suggestiva località di Sa Portiscra, dove alcuni giovani del paese, concessionari dell’oasi, portano avanti un’interessante esperienza di turismo ambientale. Nel 2004 sono stati introdotti 3 capi, di cui 1 maschio e 2 femmine. In questo momento la popolazione è costituita da 12 esemplari.

Caratteristiche L’aspetto del cervo sardo può essere così sintetizzato: lunghezza intorno ai 250 cm, altezza al garrese 100-130 cm, testa di medie dimensioni, muso allungato, occhi grandi, orecchie ovali ben sviluppate e dritte. Il maschio possiede corna ossee caduche, sottili e ramificate, mentre la femmina ne è sprovvista. Le corna del cervo vengono rinnovate ogni anno: esse cadono e rispuntano nei primi anni di vita, con un ramo in più. Il collo di questo mammifero appare

grosso e lungo, mentre il tronco è abbastanza robusto. Gli arti sono lunghi e snelli, con due grosse dita comprendenti robusti zoccoli. La coda risulta corta e grossa. Il numero delle mammelle è pari a 4. Per quanto riguarda invece la pelliccia, si nota come i peli siano abbastanza lunghi e spessi. Il mantello è bruno-scuro, con parti inferiori chiare. C’è poi una particolarità, rappresentata dal disco codale: una zona bianca nella parte posteriore delle cosce.

Situazione Sanitaria Nel complesso lo stato sanitario dei cervi sembra essere in buone condizioni, tuttavia sino ad ora non è stato effettuato un adeguato monitoraggio. Le uniche indagini diagnostiche, eseguite a cura dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sardegna, si riferiscono ad alcuni esemplari deceduti, rinvenuti in avanzato stato di putrefazione, tale da non consentire l’accertamento delle cause del decesso. Una necroscopia eseguita di recente su un piccolo cervo proveniente da Perdasdefogu, ha evidenziato la presenza di una palatoschisi (grave malformazione congenita del palato).

OTTICA

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maschio possiede corna ossee caduche, a forma di pala, dentellate. Così come nel caso del cervo, le corna del daino cadono ogni anno e ricrescono più robuste. È un animale caratterizzato dalla presenza di un collo molto lungo e snello, tronco allungato, zampe lunghe e sottili, con due dita centrali ben sviluppate (munite di robusti zoccoli) e due dita laterali rudimentali, sollevate dal suolo. La coda risulta molto corta. La pelliccia del daino è costituita da peli lunghi. Nel mantello, fulvo-rossiccio, in prossimità del dorso e nei fianchi, si notano piccole macchie bianche rotondeggianti, mentre una striscia longitudinale bruno-scura dorsale si estende dalla nuca fino alla coda, dove si osserva anche il disco bianco con bordo nero. L’accoppiamento avviene in autunno, la gravidanza dura 31-32 settimane ed il parto avviene tra maggio e luglio. In genere nasce un piccolo.

Daino “Su Crabiolu” Intorno alla metà del 1700 la Sardegna era una delle regioni d’Italia con il maggior numero di daini. Nel secolo successivo, secondo quanto riportato da AngiusCasalis (1833-1856), il daino, diffuso in tutta l’isola, popolava anche le montagne dell’Ogliastra. Tra la fine dell’ottocento e gli inizi del novecento inizia lo spopolamento, fino alla completa estinzione. Il daino si trova in Ogliastra solo nella foresta demaniale Montarbu di Seui, in seguito alla reintroduzione, avvenuta nel 1976 (gruppo iniziale di 32 capi, di cui 4 provenienti dal parco comunale di Aritzo, 4 dalla foresta del Marganai e 24 dalla provincia di Catanzaro). Oggi si contano un centinaio di capi, i quali vivono in spazi delimitati da apposite recinzioni. Qualche individuo, tuttavia, è stato segnalato anche al di fuori del compendio forestale.

Situazione sanitaria I daini presenti nel compendio forestale non presentano particolari problemi sanitari. La maggior parte dei capi esaminati presentava esclusivamente lesioni traumatiche.

Conclusioni La ricchezza del patrimonio faunistico di questa provincia a spiccata vocazione ambientale deve indurci a proseguire con ancora maggiore determinazione nello studio della biologia e delle patologie delle diverse specie animali, nell’ambito di adeguati programmi di tutela e valorizzazione. Pierangela Cabras

Caratteristiche Si tratta di un ruminante il cui aspetto non differisce molto dal cervo. Ha una testa di medie dimensioni, con muso allungato e arrotondato, occhi grandi, orecchie dritte, grandi e appuntite. Il

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Medicina nel mondo, ieri e oggi

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La medicina giapponese Una popolazione di discendenza caucasoide è considerata l’abitatrice primitiva di tutte le isole giapponesi: dimorava in capanne di terra e paglia e oggi ne rimangono piccolissime aggregazioni che sono rappresentate dagli odierni Ainu, una popolazione di origine preistorica ancora oggi vivente. Sono ormai poche migliaia e pare siano la popolazione più antica del Giappone e la più capelluta al mondo. Le loro caratteristiche somatiche offrono una somiglianza sorprendente con i contadini russi e della Siberia. La moderna popolazione giapponese si è conformata attraverso vicende complesse e non completamente chiarite. Secondo vari studiosi le genti giapponesi derivano della fusione dei gruppi autoctoni Ainu con immigrati cinesi e malesi; secondo altri da genti paleo-siberiane fusesi con gruppi tungusi, coreani e cinesi; infine alcuni ritengono che l’origine dei giapponesi sia da collegarsi alle migrazioni dei più antichi gruppi asiatici del Nord-Est dai quali derivano Amerinoidi e Polinesiani.

vita individuale e quella sociale. Tuttavia le manifestazioni esteriori del culto, i riti, le suggestioni dell’ambiente e dei fatti liturgici derivano piuttosto dallo Shinto, l’antica religione naturalistica, autoctona, e quindi preesistente all’introduzione delle due superiori dottrine venute dal continente. In tempi recenti dallo Shinto è derivato lo Shintoismo, il culto degli antenati, della patria e dell’imperatore che, oltre alla sua origine divina, incarna la continuità e l’unità storica del Paese.

IL THE

LA RELIGIONE Le due massime religioni giapponesi sono religioni in un senso molto diverso da come noi lo intendiamo. L’una, il Buddismo, è piuttosto un atteggiamento dello spirito, che non si affida solo alla “fede” e alla “preghiera”, ma soprattutto alla meditazione del pensiero di Buddha per raggiungere la propria elevazione spirituale. L’altra, il Confucianesimo, si presenta come una nobile filosofia morale, volta non all’aldilà, ma al raggiungimento di un equilibrio, della saggezza, della responsabilità della

Piacere della vita è anche la semplice bevanda del the. L’atto di bere questa bevanda è legato a una questione scaramantica di vita o di morte, e divenne un rito, sempre più sentito anche interiormente con grande partecipazione dei convitati. L’uso di bere questa bevanda nasce in Cina e si diffonde presto in Giappone. Il Paese molte volte era percorso da drammatiche epidemie di tifo; la medicina in Cinaera già abilmente praticata, e i medici dovevano aver scoperto (2000 anni prima di Pasteur) che uno dei maggiori responsabili della diffusione del morbo erano le acque contaminate da

piccoli microorganismi; e avevano anche scoperto che bollendo l’acqua essa tornava a essere potabile senza altre conseguenze per l’organismo. Ben presto la prevenzione si diffuse, o forse fu imposta a tutti i cittadini. Ma siccome bere acqua bollita non era molto piacevole, qualcuno volle renderla gradevole facendo un infuso con uno dei tanti vegetali. Chissà dopo quanti tentativi furono infine scelte le foglie di una pianta originaria di Assam, la “Camellia sinensis” o “Thea sinensis” , che ha le foglie ricche di teina, tannino, sostanze aromatiche e che essicate e poi usate per preparare un infuso forniscono la famosa bevanda ambrata: il the. La salute proiettata in una bevanda. E il rito divenne presto un’arte rituale, perfino meticolosissima; e la coltivazione intensiva pure.

per oltre un secolo a favore della medicina occidentale per poi tornare in auge ed essere integrata nel sistema sanitario. La principale differenza tra l’approccio tradizionale nipponico e quello moderno risiede nella diversa concezione di salute, poiché in Giappone questa non si realizza attraverso la sola assenza di malattie ma tramite il raggiungimento di un’armonia con la complessità del mondo. Se la medicina occidentale è scientifica, analitica, guarda al presente, al sintomo, al particolare, nella medicina orientale si dà importanza al passato e al futuro, allargando il quadro per avere più informazioni possibili. Secondo la visione della Medicina Giapponese, il corpo umano ha la capacità intrinseca di guarire spontaneamente, ritornando alla sua condizione normale, dalle malattie comuni e dai traumi senza interferenza di strumenti esterni. La medicina orientale è sin dall’inizio in stretto rapporto con la filosofia dell’Unicità e con l’idea delle forze Yin e Yang dell’ambiente dell’uomo. Unicità vuol dire che la vita dell’universo e quella

IL SISTEMA KANPO Il sistema kanpo, assieme ad agopuntura, macrobiotica, moxibustione, massaggi e pranoterapia, è una delle grandi branche della medicina orientale tradizionale e si basa sugli antichi insegnamenti cinesi. La tecnica kanpo, medicina ufficiale in Giappone fino al 1868, venne a b b a n d o n ato

di un essere umano sono essenzialmente la stessa cosa e sono composte dagli stessi elementi, seguendo lo stesso ciclo vitale. Yin e Yang sono le forze opposte dell’universo che devono essere mantenute in equilibrio per raggiungere l’Unicità, e in questo concetto non ci sono assoluti essendo considerate benché opposte, forze in armonia. L’energia originata dalla loro interazione è la forza motrice di tutti i fenomeni biologici e si chiama ki. Sebbene ogni essere vivente possieda il ki, la quantità e la qualità di tale energia variano in ogni individuo e la salute viene meno quando si spezza l’equilibrio tra le due forze universali. Il


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Medicina nel mondo, ieri e oggi

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(Segue editoriale dalla prima pagina)

ki ci viene fornito ogni giorno da cibo e bevande e si deve regolare l’assunzione di queste sostanze in modo da rendere il più possibile armonioso il flusso del nostro corpo. Se ki, sangue e acqua scorrono nel corpo, il paziente è sano, se si fermano sorge una condizione di malessere. Nella medicina orientale si distinguono anche organi Yin (organi cavi come la colicisti e l’intestino tenue) e organi Yang (organi pieni e di regolazione, irrorati dal sangue come cuore, fegato e reni). Il livello ki richiesto da un organo Yin e Yang dipende dalla sua densità e struttura. Un approccio macrobiotico che, oltre al corretto rapporto col cibo prevede l’uso di prodotti fermentati e di the preparati con erbe e radici selvatiche, viene utilizzato per malattie quali ipertensione, malattie da raffreddamento, cefalea, artriti, nevralgia, asma bronchiale, malattie del collagene e epatite cronica. Una corretta cura dipende sia dalla necessità energetica del paziente, sia dalla stagione dell’anno in cui si trova. Infatti il cibo deve mantenere una temperatura giusta,

fisiologica ed equilibrata in tutto il corpo ed è per questo che sono sconsigliati cibi che raffreddano l’intestino, in particolare in inverno, o che danno troppo calore nella stagione estiva. Questo tipo di equilibrio tra caldo e freddo apporta benessere all’organismo, mentre mangiare in modo non corretto causa l’aumento del rischio di soffrire di insonnia, ipertensione, diabete, malattie cardiovascolari e stress.

LO SHIATSU È la terapia manuale per eccellenza del Giappone. È un metodo terapeutico della Scuola Tradizionale Medica del Giappone riconosciuta dall’Autorità della Salute Giapponese. È costituito da metodi terapeutici cinesi e giapponesi tra i quali: ANMA (o AMMA); Kwatsu, un insieme di manovre di percussioni manuali di rianimazione e di primo intervento; ANPUKU, tecnica tradizionale di manipolazione e massaggio addominale; SEITAI, tecnica

di manipolazione delle articolazioni e del rachide. Lo Shiatsu tradizionale, applicato in Giappone, è il risultato dell’unione tra le teorie della Medicina Tradizionale Cinese con le tradizioni dell’Etno-Medicina Giapponese insieme ai quattro metodi appena citati, che hanno subito varie modificazioni prima di diventare quello che è lo Shiatsu oggi conosciuto. Secondo alcuni antichi libri risalenti al secolo XVIII, durante la dinastia Ch’ing, molti medici, monaci buddisti cinesi e specialisti in tecniche di cura manuale, sono immigrati nel Giappone dopo la proibizione di Agopuntura in Cina. Questa è un’indicazione di una fusione culturale che con molte probabilità ha portato al perfezionamento dei metodi precedentemente indicati. Lo Shiatsu è molto praticato negli stabilimenti di salute giapponesi per correggere disfunzioni dell’organismo e promuovere e mantenere la salute fisica e mentale, stimolando l’energia vitale. Laura Meloni

Sanità Ogliastrina non giova di certo la scarsa durata degli ultimi mandati ai vertici della ASL: quattro direttori generali negli ultimi cinque anni, con una durata media nell’incarico di un anno e mezzo. Troppo poco se dobbiamo credere, e non abbiamo motivo per fare diversamente, al direttore generale in carica Antonio Onnis che ha indicato in tre anni il tempo minimo per poter programmare e avviare seriamente una manovra incisiva e duratura. Auguriamo a lui, e in primo luogo a noi cittadini dell’Ogliastra, che non venga trasformato anzitempo nell’ ennesima vittima sacrificale sull’altare dei superiori equilibri perennemente in discussione nei palazzi del potere regionale.

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Rivista Ogliastra Sanità - Anno 2 - Numero 7 - Dicembre 2008  

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