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Anno 1 - Numero 3 - Ottobre 2007

È il tempo della raccolta dei funghi

Editoriale Le finalità e le iniziative di ‘’Mano Tesa Ogliastra’’ sono ormai conosciute da un numero crescente di cittadini, anche oltre i confini della Provincia, grazie alla diffusione capillare della nostra Rivista. Gli ultimi apprezzamenti per l’opera svolta da Mano Tesa giungono da alcuni responsabili della Sanità ogliastrina: il primario dell’Ospedale di Lanusei e l’amministratore delegato e il direttore sanitario della Casa di cura Tommasini di Jerzu. A questo punto si pone però l’esigenza di un confronto operativo con le altre associazioni del Volontariato operanti in Ogliastra, al fine di stabilire momenti di collaborazione e interventi concordati mettendo in rete le potenzialità e le specializzazioni di ciascuna associazione, in stretto contatto con le istituzioni sanitarie operanti nella Provincia a cominciare dalla Asl. Una prima opportunità di confronto operativo può essere costituita dalla partecipazione alle puntate che il programma ‘’Il Cittadino’’, in onda ogni sabato dagli studi di Radio Stella, riserva periodicamente al ‘’Forum del Volontariato’’ con la presenza dei responsabili delle associazioni, dei dirigenti della Asl e dei medici di base. Il pubblico ha la possibilità di intervenire ‘’in diretta’’ con l’esposizione di problemi, richieste di aiuto, suggerimenti e rilievi su ciò che ancora non funziona al meglio nel difficile pianeta della Sanità. Il confronto con i bisogni della gente e l’azione comune sono alla base delle nostra esistenza come Mano Tesa. ‘’Ogliastra Sanità’’ continuerà dal canto suo ad ospitare tutti i contributi che provengono dalle associazioni di volontariato operanti nella Provincia. Sarà anche la loro voce. Nino Melis

Funghi… la passione di tanti In queste giornate autunnali tanti sono tentati dall’andare per funghi, se non altro per godersi una salutare passeggiata e per ammirare i colori che in questa stagione ingialliscono gradevolmente le nostre montagne. Raccogliere funghi è divertente, spesso rappresenta una sfida alla nostra bravura e perseveranza, altre volte è una innocua sfida tra amici e, specialmente, una volta raccolti, i

Il medico dei casi difficili

DR. VINCENZO LODDO

Lo svezzamento

Tanti dei problemi di salute che si manifestano nell’età adulta sono conseguenza di una alimentazione non adeguata dei primi mesi e anni di vita. Moltissimi gli errori commessi per seguire consuetudini alimentari legate a credenze popolari e altrettanti quelli legati ad una insufficiente informazione. All’interno di questo numero di Ogliastra Sanità un articolo che sfata molte credenze e che aiuta ad impostare l’alimentazione secondo i canoni previsti dalle più moderne conoscenze scientifiche.

ANGELO DEPLANO nuovo primario della medicina di lanusei

funghi sono buoni da mangiare. Nascondono però delle serie insidie che possono trasformare un piacevole pomeriggio a contatto con la natura o una gradevole serata a tavola, in un evento dai risvolti drammatici per chi ha consumato l’infelice raccolto. La prudenza non è mai troppa e una buona conoscenza delle specie e del giusto metodo di raccolta possono evitare ogni pericolo.

(a pag. 11)

Più attenzione in un delicato periodo della vita

È rientrato nella sua terra d’origine

A 35 anni dalla sua tragica scomparsa è sempre vivo il ricordo di Dr Vincenzo Loddo, figura storica della sanità ogliastrina, che ha lasciato un grande rimpianto in quanto è venuta a mancare una persona dalle grandi capacità umane e dalle straordinarie capacità professionali. Tantissime le persone di tutta l’Ogliastra che lo ricordano con affetto e riconoscenza perché con le sue cure hanno allontanato le proprie malattie e sofferenze. (l’articolo a pagina 17).

(Segue a pagina 7).

Associazione di Volontariato

Mano Tesa Ogliastra

Dopo un’eccellente carriera avviata e consolidata nelle strutture sanitarie di Sassari, Dr Angelo Deplano rientra nella sua Ogliastra carico di un invidiabile e prezioso bagaglio scientifico. Operare nella sua terra è per lui un ulteriore stimolo di crescita professionale ed infatti ha manifestato le migliori intenzioni per dare tutto il proprio apporto affinché la medicina della nostra provincia faccia quel salto di qualità per portarsi ai livelli delle migliori strutture sanitarie isolane. (l’articolo a pagina 2).

Sommario Intervista a Angelo Deplano, primario dell’Ospedale di Lanusei......................2 NO al fumo..........................................3 Casa Tommasini si rinnova...................5 La pagina dell’alimentazione..............7 Cento alla CorriNuoro 2008................10 Funghi… che passione.....................11 Volontariato.......................................15 Una piscina per tutti...........................16 Dott. Vincenzo Loddo.........................17 Randagismo.......................................19 Indennità di accompagnamento........20 La posta dei lettori.............................22 I Maya................................................23

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Periodico a cura di Mano Tesa Ogliastra

Ogliastra Sanità



Importante acquisizione della Sanità Ogliastrina

Intervista ad Angelo Deplano nuovo primario dell’Ospedale di Lanusei Nato a Lanusei dove ha conseguito la maturità classica, Angelo Deplano si è laureato in Medicina presso l’Università di Sassari, specializzazione in gastroentorologia ed endoscopia digestiva con maestri come Livio Chiandussi ed Ettore Bartoli. Sotto la loro guida ha poi contribuito a tirar su il reparto di epatologia a Sassari, dove ha avuto modo di affinare ulteriormente le sue competenze nei settori dell’emodinamica portale e delle complicanze emorragiche. Trova applicazione in quegli anni la procedura Tips (transjugular intraepatic port sistemic shunt), alternativa all’intervento chirurgico tradizionale. La Tips consiste in un intervento incruento, poco invasivo e con rischio di mortalità vicino allo zero. In Ogliastra l’incidenza delle malattie epatiche è in linea con i dati nazionali (8-12 per cento per il virus C; 15 - 20 per cento per il virus B). Cosa ha determinato il dottor Deplano a lasciarsi alle spalle un’esperienza tanto prestigiosa per diventare primario di un piccolo ospedale come Lanusei? R. I medici epatologi non sono immuni da contagio. Nel mio caso il ‘’virus’’ si chiama ‘’Mal d’Ogliastra”. Diagnosi: la mia terra d’origine è la zona più bella della Sardegna da un punto di vista paesaggistico e vi si vive molto bene.Tutto questo non sarebbe però bastato a determinare il mio ritorno. Ho voluto prima conoscere a fondo la struttura dell’Ospedale di Lanusei e vi ho riscontrato livelli altissimi da un punto di vista strutturale e professionale. Ho accettato di buon grado la nuova sfida: in questa piccola struttura mi posso cimentare con collaboratori eccezionali, gente che ha voglia di lavorare e con molti servizi al top come la radiologia, il laboratorio e la rianimazione. Voltiamo pagina e passiamo al capitolo delle cose che funzionano male e che avrebbero bisogno di interventi urgenti. R. La struttura ha le potenzialità per lavorare al meglio ma viene appesantita dai troppi ricoveri impropri. L’inghippo sta nel fatto che in ospedale arrivano molti pazienti che potrebbero essere gestiti dal pronto soccorso o dalla medicina

a cura di Nino Melis del territorio. tentica emerMolti pazienti genza, tanto che bypassano il è stata istituita medico di famiun’apposita glia, nemmeno Commissione lo consultano e per studiarne i si presentano rimedi. direttamente al R. Mi auguro che Pronto Soccorso, sortisca effetti ma il medico di positivi. AbbiaMedicina Genemo già istituito rale resta la fiprotocolli con il gura chiave per Pronto Soccorso evitare i ricoveri ma occorre poter impropri. contare su una A loro volta i meradiologia con dici di famiglia tempi di risposta lamentano una brevi. L’obbiettivo scarsa presenza di specialisti da con- resta quello di scoraggiare l’uso del Pronto sultare, carenti di numero o disponibili Soccorso come scorciatoia per saltare i in tempi troppo lunghi quando occorre filtri. C’è da migliorare la medicina speassumere decisioni ad alto rischio per il cialistica nel territorio ma qui la Asl deve paziente. fare i conti con il budget a disposizione, R. Occorre rafforzare la collaborazione che deve coprire anche le prestazioni tra la medicina generale nel territorio fuori ambito, presso altre Asl. Occorre con la struttura che interviene come rimuovere le cause, strutturali ma anche consulenza. L’ambulatorio di medicina emotive, che determinano questo esodo. generale lavora solo tre ore la settima- Il paziente ogliastrino si rivolge altrove na. Se vogliamo migliorare la struttura o perché non ha fiducia nella struttura o specialistica ospedaliera è necessario che perché ritiene di essere assistito meglio non venga sovracaricata da determinate presso altre strutture. Talvolta perché patologie. Altrimenti non riusciamo a la specialistica manca del tutto. Dateci gestire le urgenze, quelle vere. La solu- tempo per intervenire. zione è quella di mettere in rete i servizi In Ogliastra ci sono tre patologie ad alta specialistici della struttura ospedaliera, incidenza sociale, anche tra i giovani: le i servizi specialistici del territorio e la epatiti, le malattie tiroidee e la sclerosi medicina di base. multipla. In questo campo le strutture Le liste d’attesa sono diventate un’au- di Nuoro e Cagliari continuano a farla

Da parte nostra chiediamo però di annoverarLa tra i collaboratori, a titolo volontario e non retribuito, della nostra Rivista. R. Affare fatto. dal Lunedì al Venerdì dalle 8 alle 12,30 e dalle 15 alle 19

Centro di Fisiokinesiterapia Accreditato con il SSN Direttore Sanitario: Dr. Bruno Murgia dal Lunedì al Venerdì dalle 8 alle 13 e dalle 14 alle 17

da padrone. R. Ci stiamo attrezzando. Per quanto riguarda le epatiti siamo già in grado di far fronte a tutti gli aspetti, comprese le cirrosi e loro complicanze. Assicurando uno standard uguale se non superiore a quanto viene fatto non solo in Sardegna ma anche oltre Tirreno. Malattie della tiroide. Siamo in grado di effettuare l’inquadramento diagnostico, di impostare la terapia e di gestire la chirurgia (mininvasiva). Per avere la scintigrafia è invece necessaria la struttura di medicina nucleare, che ha costi altissimi tanto che neanche Nuoro se la può permettere. Sclerosi multipla. Costituisce un problema in quanto manca un servizio di neurologia in ospedale (ma esiste nel territorio). Èdiventato necessario per poter intervenire in caso di ictus , emorragie cerebrali, sclerosi multipla. Non abbiamo invece problemi per la diagnostica, in quanto disponiamo di una risonanza magnetica di alto livello. Rapporti con il volontariato, una grande risorsa per la Sanità, anche in Ogliastra. R. Per quanto mi riguarda, sfondate una porta aperta in quanto ritengo che le associazioni di volontariato possano svolgere un ruolo importante. Ho sempre lavorato con il volontariato perché costituisce un elemento forte di tutela del paziente affetto da patologie gravi come l’Alzheimer, il diabete mellito, le cardiopatie. A Sassari ho visto fare volontariato anche in corsia dove la carenza di personale ci mette spesso in difficoltà. Il Direttore generale della Asl di Lanusei, il dottor Bruno Palmas è un grande esperto di problematiche del personale, oltre che essere un valido medico. I cento volontari che aderiscono a ManoTesa Ogliastra, la Vostra associazione specializzata nell’assistenza ai malati oncologici, costituiscono pertanto una grande risorsa da valorizzare.

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Ogliastra Sanità

La pagina della prevenzione a cura di Natalino Meloni



NO Al Fumo Il fumo di tabacco rappresenta la causa più importante di malattia e di morte nei paesi occidentali. Sul fumo sono pubblicati ogni anno numerosi articoli su riviste scientifiche. Questo patrimonio di informazioni, indispensabile per programmare qualsiasi intervento preventivo, è spesso di non facile reperibilità, mentre sarebbe utile un costante aggiornamento sia verso gli operatori sanitari, sia nei confronti degli altri soggetti (insegnanti, autorità pubbliche) che molto possono fare in campo preventivo. Oltre alle numerose conferme degli effetti negativi del fumo di tabacco già conosciuti, sono infatti numerose ed interessanti le segnalazioni di altri effetti negativi. Studiare questi fenomeni, metterne in luce i meccanismi, portare l’informazione disponibile a tutti i livelli è il compito che si è dato l’Osservatorio sul tabacco. Questo organismo è nato con il compito di raccogliere, classificare e rendere disponibile a tutti gli interessati le informazioni che compaiono sulla letteratura scientifica. Tutto questo mediante una banca dati strutturata per questo scopo. Proprio dai lavori dell’Osservatorio

Il fumo aumenta il rischio di degenerazione maculare (Christen W. et al.: A Prospective Study of Cigarette Smoking and Risk of Age-Related Macular Degeneration in Women Studio prospettico sul fumo di sigaretta e la degenerazione maculare dipendente dall’età nelle femmine. Journal of American Medical Association 1996; 276: 1141-1146. a pag. 1147 e -1151 è pubblicata la stessa analisi per il sesso maschile). La degenerazione della macula è una importante causa di disturbi visivi e di cecità dopo i 65 anni. Per la maggioranza dei pazienti non esiste trattamento efficace. Questo studio trova un rischio di più del doppio tra i forti fumatori, sia maschi, sia femmine. Anche per questa patologia la prevenzione primaria rimane l’unica possibilità.

È nato l’osservatorio sul tabacco portiamo alcune nuove acquisizioni all’attenzione dei nostri lettori:

Cancro nell’infanzia

ed uso da parte dei genitori di alcool e di tabacco.

(Sorhan T. et al. Childhood Cancer and Parental Use of Alcohol and Tobacco. Annals of Epidemiology 1995; 5:354359). Questo studio riporta un rischio superiore del 50% di morte per tumore nei figli di padri fumatori con più di 40 sigarette al giorno. Esiste una perfetta relazione tra le sigaretta fumate ed il rischio che è superiore del 20% per coloro che fumano circa 10 sigarette al giorno. In questo studio non esiste una relazione chiara con le sigarette fumate dalla madre (anche se vi è un rischio maggiore per madri forti fumatrici).

Fumo attivo e passivo della madre e rischio di tumori cerebrali nei bambini

(Filippini G. et al. Mothers’ active and passive smoking during pregnancy. International Journal of Cancer 1994; 57:769-764). È uno studio italiano che trova un rischio di quasi due volte per tumore cerebrale nei bambini di madri non fumatrici ma con esposizione al fumo del partner.

Fumo paterno e rischio

di tumore infantile nella progenie di madri non fumatrici

(Bu-Tian Ji et al. Paternal Smoking and the Risk of Childhood Cancer among Offspring of Nonsmoking Mother. Journal of the National Cancer Institute 1997;89: 238-244).

Nel mondo tanti fumatori si sono liberati dal vizio con un libro di Allen Carr

E se provassimo con un libro? Per smettere di fumare bisogna innanzitutto volerlo e tra i diversi aiuti disponibili sul mercato - dai cerotti alle pillole o surrogati vari della nicotina, ipnosi, sedute o terapie - ci sono anche testi che guadagnano sempre più spazio negli scaffali delle librerie. Tra questi c’è un curioso caso editoriale: ‘’Smettere di fumare è facile (se sai come farlo)’’ di Allen Carr, un libretto di 192 pagine che da mesi è costantemente tra i primi dieci titoli più venduti in Italia. Un successo senza clamori, che continua a crescere e diffondersi solo grazie al passaparola.

Oltre alla esposizione al fumo passivo, è dimostrato che il fumo di sigaretta nei maschi produce danno ossidativo al DNA degli spermatozoi. È questo un possibile meccanismo per spiegare rischi di circa 4 volte per leucemie e linfomi nei figli e di 2,7 per tumori cerebrali. Questo rischio si trova nei bambini di età inferiore a 5 anni ed il cui padre abbia fumato cirrca un pacchetto al giorno nei 5 anni prima del concepimento. Un possibile avvertimento sui pacchetti di sigarette potrebbe quindi essere:

Attenzione, il fumo provoca

gravi danni al vostro sperma

Il fumo aumenta il rischio di diabete insulinoindipendente

(Kawakami N. et al. Effects of Smoking on the Incidence of Non-Insulin-Dependent Diabetes. American Journal of Epidemiology 1997; 145: 103-109) Questo studio indica un rischio di più di 3 volte superiore di sviluppare diabete insulino-indipendente per i fumatori di circa 20 sigarette al giorno. Anche l’età di inizio sembra importante. Più è precoce, maggiore è il rischio.

Il libro è stato tradotto in 25 lingue e ha venduto quasi nove milioni di copie nel mondo, di cui 200mila in Italia: un vero e proprio record nel suo genere. Nel nostro Paese oltre che nelle grandi catene di librerie è distribuito anche nei supermercati, negli aeroporti, ma capita che si trovi esposto in bella mostra anche nella piccola libreria sotto casa. Il testo è in realtà figlio del seminario messo a punto dall’autore, Allen Carr, un inglese che è stato per più di trent’anni un accanito fumatore, in grado di aspirare anche 100 sigarette al giorno, morto di tumore ai polmoni sei mesi fa. I suoi innumerevoli tentativi per smettere sono falliti fino a quando, un pomeriggio del 1983, è riuscito nell’impresa senza problemi. Il primo a sorprendersi è stato lui e, grazie al suo spirito analitico, ha capito come mai fosse stato così semplice, ed è nato così il metodo Easyway. Si tratta


La pagina della prevenzione a cura di Natalino Meloni

Ogliastra Sanità di un metodo, sostiene l’ideatore, che permette di smettere di fumare, subito, definitivamente, senza particolari crisi di astinenza, senza farmaci, terapie fisiologiche o artifici e senza ingrassare: i famosi effetti collaterali tanto temuti dai fumatori. ‘’Per smettere di fumare - ha scritto Carr indicando nella prefazione uno dei capisaldi del suo trattamento - è necessario smantellare le ragioni per le quali si fuma. Una volta eliminato il desiderio di fumare, smettere è facile e non occorre alcuna forza di volontà’’. Nel libro è scritto chiaramente che si deve continuare a fumare fino all’ultima pagina, ecco perché si legge con molta, molta calma e fino all’ultimissima riga. Non tutti riescono nell’impresa, ma chi è riuscito a fumare la famosa ultima sigaretta è profondamente grato all’autore. Ma chissà quanti hanno tentato invano o sono ricaduti, a fronte della breve lista di personaggi famosi che ha usufruito con successo del metodo, come appare sul sito nella pagina dedicata alle testimonianze. Tra i nomi elencati ci sono Gianluca Vialli, Stefano Gabbana, Corrado Guzzanti e Ferzan Ozpetek che nel suo ultimo film, Saturno contro, ha dato a Margherita Buy il ruolo di una terapista antifumo. E, assicurano dalla sede di Milano, tra gli ultimi c’è anche Sergio Castellitto.

E se provassimo a liberarci dal fumo con un farmaco? In significativa coincidenza con la Giornata mondiale senza tabacco del 31 maggio è arrivata in Italia vareniclina (Champix®, Pfizer), il primo farmaco su prescrizione medica studiato e sviluppato per smettere di fumare. Nella disassuefazione dal fumo, i maggiori successi si hanno con programmi di supporto psicologico integrati con la terapia farmacologica. Secondo i dati dell’Istituto superiore di sanità gli amanti delle “bionde” sono 12,2 milioni, pari al 24,3 per cento della popolazione (circa 7 milioni gli uomini e oltre 5 milioni le donne). Ma è interessante anche il dato di chi ha smesso: sono 9 milioni, a dimostrazione del fatto che smettere di fumare non solo è possibile, ma realistico. La vareniclina ha un meccanismo di azione particolare. A differenza di altri prodotti non è, infatti, una terapia sostitutiva della nicotina. L’azione del farmaco è diretta ai recettori nicotinici presenti a livello cerebrale per ridurre potenzialmente i sintomi di dipendenza, astinenza e il senso di piacere associati al fumo. Dai risultati di due studi clinici di fase 3 in doppio cieco, controllati verso placebo e condotti su oltre 4.000 fumatori per confrontare l’efficacia di vareniclina rispetto al bupropione e al placebo, è emerso che le probabilità di smettere di fumare con un trattamento di 12 settimane a base di vareniclina sono quasi doppie di quelle dei soggetti in trattamento con bupropione e il quadruplo di quelle dei

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I malati oncologici protestano Si intensificano le segnalazioni e le proteste a questa associazione “Mano tesa Ogliastra”, dei malati Oncologici che devono fare trattamenti di Oncotermia presso la clinica di Jerzu. Nella Casa di Cura Tommasini esiste l’unica apparecchiatura in Sardegna per il trattamento dei tumori solidi mediante ipertermia. La metodica consiste nel sottoporre, al sofisticato trattamento, quei pazienti tumorali in fase avanzata che non hanno avuto risposta efficace da precedenti trattamenti di chemioterapia e/o di radioterapia. È un po’“un’ultima spiaggia” che però sempre più dà evidenze di miglioramento della malattia fino, talvolta, alla sua remissione. La protesta proviene dal fatto che, a quanto pare, il Sistema Sanitario Nazionale, e perciò la normativa regionale, non consentono il ricovero di questi ammalati, talvolta gravi, poiché detto trattamento dovrebbe essere fatto in regime ambulatoriale e non di ricovero o Day Hospital. I problemi: - è facilmente immaginabile il disagio e spesso l’impossibilità per detti ammalati di recarsi a giorni alterni a Jerzu, specie se giungono da Cagliari,

o dalle altre Province sarde; - chi vive in Ogliastra ha gli stessi problemi a causa della distanza da Jerzu. L’alternativa per alcuni è quella di trovarsi alloggio a Jerzu in case private o in albergo: qualcuno, seguendo scrupolosamente il consiglio degli Oncologi, e confidando nella efficacia del trattamento, anche a costo di enormi sacrifici, inclusi quelli economici, si sottopone a questi disagi; altri, e sono i più, devono rinunciare alla terapia. Se è vero che la stessa Costituzione sancisce il diritto alla salute per tutti i cittadini, a maggior ragione questa deve essere garantita ai più bisognosi. Questa assoociazione “Mano tesa Ogliastra” ha già deliberato, all’interno del consiglio direttivo recentemente rinnovato, di verificare con i dirigenti della Asl 4 e con i dirigenti della Casa di cura Tommasini, la soluzione più equa, per questi sfortunati pazienti, onde evitare loro disagi altrettanto gravi per la loro salute, la loro serenità e la loro miglior qualità della vita. Nel prossimo numero di questo giornale si spera di poter comunicare il raggiungimento di una soluzione, la più saggia e giusta.

soggetti trattati con placebo. Il 44 per cento dei fumatori trattati con vareniclina, infatti, aveva smesso di fumare completamente durante le ultime quattro settimane di trattamento. La vareniclina viene somministrata sotto forma di compresse da 0,5 e 1 mg e la posologia verrà consigliata dal medico curante.

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Ogliastra Sanità

Periodico a cura di Mano Tesa Ogliastra



Nuove prospettive per gli abitanti della Valle del Pardu

La Clinica di Jerzu cambia gestione La Casa di Cura M. Tommasini ha iniziato la propria attività ricettiva nel 1981. Nacque da una felice iniziativa dei fratelli Giorgio e Marco Pisu ed ebbe da subito un positivo sviluppo diventando un importante riferimento nella sanità ogliastrina. Molto produttivo anche il confronto consolidatosi negli anni con le strutture pubbliche del territorio. La principale prerogativa della politica aziendale è sempre stata quella di offrire un servizio di qualità. I fratelli Pisu si sono sempre prodigati per dotare i propri reparti di attrezzature d‘avanguardia, favoriti in questo dal non essere soggetti a tutti quei lacci burocratici che rallentano e spesso impediscono le iniziative d’acquisto nell’apparato pubblico. I medici interni della casa di cura, ma anche i medici del territorio, hanno potuto, grazie alle moderne tecnologie importate dalla clinica, formulare le proprie diagnosi utilizzando tecniche sofisticate e sicuramente almeno molto vicine alle migliori presenti nell’isola e non solo. La casa di cura si è dotata di sofisticati ecografi, della TAC, dell’elettrocardiografo e dell’elettromiografo, per citare solo alcuni

Il nuovo staff dirigenziale

strumenti, decisamente prima della struttura pubblica. Attualmente la clinica jerzese è passata di mano. La nuova acquisizione avviene da parte di investitori d’oltremare che provengono da diverse esperienze maturate nel settore della sanità pubblica e privata in Piemonte, Veneto, Emilia Romagna, Lombardia, Toscana e Lazio. Si tratta di persone motivate, che, seppure attente al lato economico legato logicamente

a qualsiasi operazione imprenditoriale, dal momento che sono abituate a gestire attività sanitarie simili, sono anche ben consapevoli che l’economia aziendale può svilupparsi proficuamente solo se l’offerta è gradita all’utente. In casa di cura c’è molto fermento, le relazioni con la dirigenza ASL sono continue e produttive e da questa collaborazione trarranno beneficio tutti i cittadini della Valle del Rio Pardu e non

solo, in quanto l’intento è di dotare il territorio di quelle attività ambulatoriali attualmente carenti. Per quanto riguarda la degenza non verranno apportate sostanziali modifiche: i posti convenzionati rimangono 70, di cui 13 per la lungodegenza e 3 per la riabilitazione intensiva. La lungodegenza (massimo due mesi) riguarda i pazienti cronici che non possono essere gestiti a domicilio neppure con la nuova organizzazione dell’assistenza. La riabilitazione intensiva riguarda invece i pazienti motulesi o cerebrolesi che abbisognano di almeno tre ore di fisioterapia al giorno. Il servizio di day hospital può contare su quattro posti letto. Il resto dei posti letto è riservato ai ricoveri per medicina e geriatria. C’è stata la rassicurazione ufficiale da parte della nuova gestione per tutti i cittadini dell’Ogliastra che verranno garantiti tutti i livelli di assistenza e per le popolazioni vicine il mantenimento del servizio di urgenza. Da pochissimo è stato attivato anche il day service per alcune patologie, si tratta di un nuovo modello organizzativo che prevede di affrontare problematiche diagnostiche o terapeutiche con l’erogazione di prestazioni multiple integrate senza necessità di ricovero. Anche l’organizzazione sanitaria resterà quella già collaudata con successo nel passato, con l’attribuzione ad ogni singolo medico delle funzioni di monitoraggio e coordinamento per un certo numero di pazienti. Per quanto riguarda il Poliambulatorio Radiolab di Tortolì vi è in prospettiva un potenziamento sempre nell’ottica di offrire, specialmente, quei servizi e quelle attività di cui si sente maggiormente la necessità.

DIETOLOGIA Dr. Marilena Lara Specialista in Dietologia

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Periodico a cura di Mano Tesa Ogliastra

Ogliastra Sanità



Al Tommasini di Jerzu nuove prospettive per i malati di tiroide

Nasce il day service per le patologie tiroidee alimenti addizionati con tale elemento (uso costante del sale iodato al posto del normale sale di cucina), viceversa, poco si può fare sul fattore genetico determinato probabilmente dallo stato di insularità.

In Ogliastra è nata un’importante un’iniziativa per tentare di dare risposte concrete ai pazienti affetti da patologie tiroidee. Tali patologie sono purtroppo molto frequenti: si calcola, alla luce di numerosi studi condotti sull’argomento, che in Italia circa il 5% della popolazione presenta una patologia nodulare tiroidea. In Sardegna, ma soprattutto in Ogliastra, si raggiunge una percentuale del 30% e si tratta di un dato verosimilmente sottostimato. Il perché di questa alta incidenza è da attribuire, da un lato, a un fattore ambientale legato alla carenza di iodio e, dall’altro, al fattore familiarità e quindi alla genetica che condiziona l’insorgenza delle cosiddette “malattie tiroidee autoimmuni” Tali fattori spesso convivono nello stesso individuo. Mentre a livello di prevenzione si può tentare di correggere il primo fattore, cioè quello legato alla carenza iodica, incentivando, per esempio, il consumo di

Il SSN, tramite la ASL n.4, ha accreditato il Presidio Sanitario Casa di Cura M. Tommasini per promuovere e portare avanti una iniziativa chiamata Day Service. L’obiettivo del day-service è quello di assicurare la continuità assistenziale dell’assistito, evitando inutili frammentazioni del percorso assistenziale e individuando un unico referente dell’attività ambulatoriale che mantiene e garantisce la funzione di interfaccia tra il paziente e il medico prescrittore. Il paziente dovrà presentarsi in clinica con regolare impegnativa del medico curante o dello specialista. Nella richiesta, su ricettario rosa, dovrà essere apposta la dicitura: P02 PACC diagnostico per il nodulo tiroideo. Questi pazienti effettueranno, nell’ambito del day service: Visita endocrinologica Ecografia tiroidea Esame istocitopatologico mediante FNAB (Fine Needle Aspiration Biopsy) guidata Profilo ormonale tiroideo (FT3, FT4, TSH, Tireoglobulina, Anticorpi antitireoglobulina e antimicrosomi).

Ragazzi sempre più obesi, colpa degli spot

Il mondo della celluloide ci scherza come capita nel film “Hairspray” con John Travolta ingrassato con imbottjture, ma la realtà dell’obesità tra gli adolescenti è un problema che preoccupa. E molto. L’ennesimo allarme è stato lanciato dalla Società italiana di pediatria (Sip) che il 18 ottobre ha aperto un congresso a Riccione in cui ha affrontato i temi dei non corretti approcci con il cibo da parte dei bambini e dei ragazzi italiani: il 38 per cento è in sovrappeso con un 15-16 per cento che ha

già superato la soglia dell’obesità. Gli esperti, inoltre, denunciano il bombardamento televisivo con spot di alimenti vari e merendine (al 2° posto dopo i giocattoli): un’indagine ha evidenziato che se un adolescente guardasse la Tv due ore al giorno (di solito lo fa per oltre tre) in un anno assorbirebbe circa 33.500 spot, dei quali 5.200 riferiti ad alimenti e bibite. Insomma, dal piccolo schermo i ragazzini apprendono e assumono solo comportamenti alimentari sbagliati.


Ogliastra Sanità

LA Pagina dell’alimentazione a cura di Marilena Lara



Con il termine divezzamento, o svezzamento, si intende quel periodo transitorio della vita in cui il latte cessa di essere l’alimento esclusivo della dieta del bambino. Se in passato le indicazioni riguardo al momento di inizio dello svezzamento sono state non univoche e spesso molto divergenti, si tende attualmente a considerare i 6 mesi di vita come l’epoca più adatta per iniziare una alimentazione diversificata. Varie considerazioni giustificano il divezzamento a questa epoca. Dal punto di vista fisiologico infatti, è intorno al IV-VI mese che si raggiunge un livello di maturità funzionale dell’apparato gastroenterico tale da garantire una adeguata utilizzazione di nuovi alimenti e si ha una chiusura delle giunzioni tra le cellule della mucosa intestinale , con conseguente riduzione della permeabilità intestinale e del rischio di sensibilizzazione verso potenziali allergeni. Sempre a questa epoca inoltre si verifica la scomparsa del riflesso di estrusione della lingua per cui si rende possibile la somministrazione di alimenti con il cucchiaino. D’altro canto va tenuto presente come l’alimentazione prolungata del lattante con solo latte, oltre il IV-VI mese di età, non è in grado di mantenere un adeguato apporto nutrizionale (specie di energia e di ferro) e non offre al bambino l’opportunità delle nuove esperienze che il divezzamento comporta, sia per la varietà degli alimenti che per il diverso modo di somministrazione dei pasti. Sebbene l’acquisizione delle conoscenze sull’alimentazione del bambino sia oggi molto più diffusa che in passato, gli errori nella conduzione del divezzamento sono tuttora abbastanza frequenti: È di riscontro abbastanza frequente un inizio precoce del divezzamento, mediante la somministrazione, già dal III mese di età, di alimenti diversi (brodi vegetali, farine di riso, pastina,

Il periodo transitorio della vita in cui il latte cessa di essere l’alimento esclusivo della dieta del bambino, venendo sostituito gradualmente da cibi diversi.

farine lattee, biscotti, ecc.). Altre introduzioni precoci riguardano l’uovo ed il pesce. Tale errore deriva il più delle volte da iniziative dei familiari, i quali vedono nel divezzamento un segno tangibile della “crescita” del bambino oppure ritengono che la somministrazione di cibi solidi o semisolidi, non lattei, possa soddisfare l’appetito meglio di quanto possa fare il solo latte e possa favorire un sonno notturno più tranquillo. Di fronte a tale comportamento è utile ricordare che non esiste alcun vantaggio di ordine nutrizionale nell’introduzione troppo precoce dei vari alimenti. Al contrario va tenuto conto del fatto che il lattante presenta, soprattutto nei primi mesi di vita, una maggiore permeabilità intestinale e quindi un aumentato rischio di sensibilizzazione allergica verso antigeni alimentari. È dimostrato che una dieta contenente diversi alimenti nei primi 4 mesi di vita comporta un sensibile aumento del rischio di eczema atopico. Anche la frutta viene spesso offerta precocemente al lattante, venendo considerata una sorta di complemento al latte e non parte di un pasto sostitutivo. Tale abitudine tuttavia non è del tutto errata, a patto che non si somministrino quantità eccessive di frutta ritenendo che possano rappresentare un pasto completo. Alla frutta inoltre, in quanto di sapore gradito al lattante e di consistenza semisolida, può essere attribuita una funzione propedeutica al divezzamento vero e proprio.

Per un sano svezzamento

Introduzione precoce del latte vaccino All’epoca del divezzamento è molto diffusa l’abitudine di passare da una formula adattata per lattanti o dal latte materno al latte


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vaccino fresco. I motivi vanno ricercati da un lato nella scarsa considerazione che molti hanno tuttora dei latti cosiddetti “di seguito” (o “di proseguimento”) e dall’altro nel diffuso pregiudizio secondo il quale il latte vaccino fresco possiede un pregio nutrizionale superiore a quello dei latti cosiddetti artificiali. In realtà i latti “di seguito”, così come stabilito dalle commissioni di esperti, hanno una composizione sicuramente più adeguata alle esigenze nutrizionali del bambino all’epoca del divezzamento risultando più equilibrata riguardo soprattutto al contenuto in proteine ed in ferro. I motivi per i quali il latte vaccino fresco è da considerare meno adatto per tutto il primo anno di vita, come risulta anche dalle recenti raccomandazioni delle associazioni di pediatria, riguardano principalmente il rischio di sideropenia e di anemia sideropenica, frequenti soprattutto al momento del divezzamento allorchè, per l’esaurimento delle scorte dell’organismo c’è maggior bisogno di un apporto di ferro tramite gli alimenti. Di fatto, nel latte vaccino, il ferro è molto scarso e la sua utilizzazione è fortemente limitata dalla presenza di una elevata concentrazione di calcio e di fosforo e dalla scarsità di acido ascorbico. Un’altra obiezione alla precoce introduzione del latte vaccino è data dall’eccessiva concentrazione di proteine, sodio, potassio e cloro che si traducono in un aumento del carico renale di soluti. Introduzione precoce di carne fresca È molto diffusa l’abitudine di offrire al bambino, al divezzamento, la carne fresca in luogo dei prodotti dell’industria (liofilizzati o omogeneizzati), dettata dalla errata convinzione che si tratti di un alimento più genuino, più digeribile e più nutriente. In realtà la carne contenuta nei liofilizzati e negli omogeneizzati risulta molto più digeribile grazie alla minuta frammentazione delle fibre carnee che aumenta la superficie di attacco da parte degli enzimi digestivi.

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sale dai loro prodotti e riducendone il contenuto nei latti. Per contro, va sottolineato che il rischio maggiore di un eccessivo introduzione di sodio deriva proprio da quelle preparazioni di pappe che per essere fatte in casa, vengono erroneamente considerate migliori, ma che contengono invece spesso elevate quantità di sale per l’abitudine più o meno generalizzata di salare tutti i cibi. Introduzione di zucchero e miele L’introduzione di zucchero e miele va rimandata a dopo il compimento del I anno di vita.

La preferenza all’uso di tali prodotti inoltre è giustificata dalle garanzie igieniche, dalla costanza dei contenuti, dall’assenza di contaminanti, di additivi, di sale aggiunto e di glutine. Introduzione eccessiva di proteine Un problema strettamente legato all’uso del latte vaccino fresco e di quantità eccessive di carne al momento del divezzamento riguarda l’eccessiva introduzione di proteine, tale da raggiungere quantità di gran lunga superiore a quella raccomandata. Se si considera poi la possibilità che il bambino consumi latte vaccino fresco non diluito, l’eccesso di proteine risulterà ancora più marcato. È doveroso fare attenzione quindi alle prescrizioni delle quantità di carne e del tipo di latte da somministrare al bambino nel secondo semestre di vita. All’eventuale scarso apporto di ferro che potrebbe derivare da un ridotto consumo di carne si potrebbe sopperire

mediante l’uso di latti (come i latti di seguito), di legumi e di cereali arricchiti con ferro. Introduzione del sale L’esigenza di regolare la somministrazione del sale al divezzamento trae origine principalmente da due considerazioni: la prima riguarda la funzionalità renale del bambino la quale, nel 2° semestre di vita, risulta ancora limitata. L’altra considerazione si riferisce al problema dei rapporti tra introduzione elevata di sodio ed ipertensione. La conclusione che si può trarre dagli studi della letteratura su tale argomento è che il consumo eccessivo di sale può effettivamente indurre un aumento della pressione arteriosa. D’altra parte tenuto conto delle più recenti acquisizioni sul cosiddetto percorso individuale per l’ipertensione, appare più che giustificato limitare il consumo del sale nel divezzamento. Le industrie produttrici di alimenti per bambini hanno già da tempo affrontato positivamente tale problema, eliminando ogni aggiunta di

Conclusioni La conclusione che possiamo trarre da questa breve esposizione è che il divezzamento, anche se notevolmente migliorato rispetto al passato, è tuttora gravato da errori largamente diffusi, come risulta da tutte le indagini epidemiologiche effettuate su questo argomento, sia in Italia che in altri Paesi ad analoga configurazione economica. Tra i fattori causali sono da segnalare soprattutto l’influenza delle abitudini alimentari legate alle tradizioni locali e la grande disponibilità di prodotti alimentari dell’industria che inducono i familiari a seguire con poca attenzione le prescrizioni dietetiche del pediatra. Bisogna rispettare il senso di sazietà e non sovralimentare, i bambini riescono di solito a regolare da soli l’apporto calorico. Il fatto che il divezzamento sia codificato in precise regole e raccomandazioni ampiamente note non sembra sufficiente ad eliminare tali errori, a dimostrazione delle difficoltà che si incontrano quando si cerchi di fare acquisire, mediante un processo educativo, delle corrette abitudini alimentari. Va ribadita l’importanza del ruolo che il pediatra riveste nella cura del bambino all’epoca del divezzamento: spetta a lui il difficile compito di educare la famiglia intera in modo da indurla ad adottare comportamenti alimentari che siano adeguati alle esigenze nutrizionali del bambino nelle diverse età.


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Norme pratiche per un sano svezzamento Schema divezzamento fino al 5° 6° mese.

circa; MERENDA latte adattato di proseguimento, come prescritto dal pediatra, oppure frutta fresca grattugiata con l’aggiunta di 100 ml di latte, oppure yogurt naturale o alla frutta;

I bambini a quest’età necessitano di 4 o 5 pasti giornalieri: 1) solo latte materno; 2) o latte adattato: il latte in polvere si prepara sciogliendo un misurino di latte in polvere ogni 30 ml di acqua, salvo diverse prescrizioni, il latte adattato liquido va riscaldato e non bollito, la bottiglia o bricco va conservata in frigo a max +4°C e consumata entro la giornata.

CENA brodo vegetale come a pranzo con aggiunta di prosciutto cotto, o ricotta di mucca o carne e frutta; ...dal compimento del 10° fino al 12° mese

…dal compimento del 6° mese: COLAZIONE Latte materno o adattato di proseguimento, come prescritto dal pediatra; SPUNTINO Mela, pera o banana: grattugiata o schiacciata o omogeneizzata; PRANZO: prima PAPPA 1) brodo vegetale colato (carota, patata, zucchina) 150 ml con crema di riso o mais e tapioca o semolino 25 g; 2) liofilizzato carne di agnello o coniglio poi pollo e tacchino: iniziare gradualmente con 1/4, poi 1/2 vasetto fino ad arrivare all’intero vasetto intorno ai 6 mesi e mezzo; poi iniziare gradualmente con gli omogeneizzati di carne, stessi tipi dei liofilizzati; 3) olio extra vergine d’oliva, 5 g; 4) parmigiano reggiano stagionato 3 g; 5) frutta fresca grattugiata od omogeneizzata di mela o banana o pera 50 g; MERENDA e CENA latte materno o adattato di proseguimento come prescritto dal pediatra; …dal compimento del 7° mese: PRANZO 1) brodo vegetale colato + un cucchiaio di passato (carota, patata, zucchina,

bietola, sedano) 180 ml con crema di riso, mais e tapioca o crema ai multicereali 25 g o semolino di grano o pastina 25 g; 2) omogeneizzato di carne (tacchino, pollo coniglio, agnello, manzo) 1 vasetto; 3) olio extra vergine d’oliva, 5 g; 4) parmigiano reggiano stagionato 3 g; 5) frutta fresca grattugiata od omogeneizzata (mela, banana, pera) 50 g; MERENDA latte adattato di proseguimento, come prescritto dal pediatra; CENA: brodo vegetale colato, come a pranzo, con l’aggiunta di formaggio ipolipidico e frutta grattugiata …dal compimento dell’8° mese: PRANZO 1) brodo vegetale passato (carota, patate, zucchina, bietola, sedano) 200 ml e pastina di semola di grano duro o semolino 30 g; 2) omogeneizzato di carne o pesce 1 vasetto oppure carne fresca cotta al

vapore e frullata 40 g oppure pesce surgelato (platessa o merluzzo) 40 g oppure passato di legumi (fagioli o lenticchie) (circa due cucchiai) secchi 15 g o freschi 30 g; 3) olio extra vergine d’oliva 10 g; 4) parmigiano reggiano stagionato 5 g; 5) frutta fresca grattugiata od omogeneizzata (mela, banana, pera) 70 g circa; MERENDA latte adattato di proseguimento, come prescritto dal pediatra, oppure frutta fresca grattugiata con l’aggiunta di 100 ml di latte, oppure yogurt naturale o alla frutta; CENA brodo vegetale come a pranzo con l’aggiunta di prosciutto cotto o ricotta di mucca o carne e frutta fresca grattugiata; …dal compimento del 9° mese: PRANZO (si cominciano a separare i piatti fra loro): 1) brodo vegetale passato (tutte le verdure anche fagiolini e pomodoro) 200 ml e pastina di semola di grano duro o semolino 35 g in bianco o conditi con pomodoro 20 g olio extra vergine di oliva 5 g parmigiano reggiano stagionato 5 g; 2) pesce surgelato lessato e triturato (platessa, cuori di merluzzo) 50 g oppure omogeneizzato di pesce 1 vasetto oppure purè di legumi passati (fagioli, lenticchie, ceci) 20 g secchi o 40 g freschi oppure carne bianca fresca al vapore frullata o macinata 50 g oppure metà di un tuorlo d’uovo (alla coque) ben cotto olio extra vergine d’oliva 5 g; 3) frutta fresca grattugiata oppure omogeneizzata (mela, banana, pera) 80 g

PRANZO e CENA 1) Brodo vegetale passato con tutte le verdure 200 ml e pastina di semola di grano duro 30 g oppure riso o pastina 35 g, condito con pomodoro 20 g, olio extra vergine di oliva 5 g, parmigiano reggiano stagionato 5 g; 2) per 5 giorni settimanali: A) pesce surgelato lessato e triturato (platessa o merluzzo) 50 g; B) carne fresca cotta al vapore e macinata 50 g; C) formaggi freschi (ricotta di mucca) 40 g; D) tuorlo d’uovo (alla coque) ben cotto n° 1; E) purè di legumi passati 25 g secchi 50 g freschi, olio extra vergine d’oliva 5 g; 3) frutta fresca (mela, banana, pera, agrumi) 80 g circa; MERENDA latte adattato di proseguimento, come prescritto dal pediatra, oppure yogurt naturale o alla frutta. …dal compimento del 12° mese in poi S’introducono altri alimenti come il latte vaccino intero o parzialmente scremato, l’uovo, il prosciutto crudo magro e, laddove non sono necessari accorgimenti dietetici, il bambino può gradualmente assumere i cibi previsti nel menù dell’asilo nido


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Cento alla CorriNuoro 2008

Il Diabete Mellito di tipo 2 è una patologia caratterizzata dall’alterazione del metabolismo degli zuccheri, dei grassi e delle proteine. Al grande pubblico la malattia è nota per “l’aumento degli zuccheri del sangue”, la famosa glicemia, e per la necessità di ridurre alcuni piaceri della tavola come i dolci e le bibite zuccherate. Fin troppo note sono le complicanze del Diabete, che sono fra le prime causa di cecità, di morte, di infarto del miocardio, ictus cerebrale, dialisi e amputazione degli arti inferiori. La patologia sta aumentando in modo spaventoso in tutto il mondo tanto da diventare un problema sociale per i costi umani ed economici. I motivi di questo incremento dell’incidenza della malattia sono l’invecchiamento della popolazione, la sedentarietà e l’aumento del peso corporeo. In una società che invecchia sempre di più, i comportamenti legati al nostro modo di vivere diventano responsabili dell’insorgenza della malattia in età sempre più precoci. Perfino i bambini, che sino a qualche tempo addietro erano colpiti solo dal diabete tipo 1 infanto-giovanile, iniziano a presentare una malattia caratteristica dell’adulto. I motivi sono davanti agli occhi di tutti. I nostri bambini non giocano più nei cortili e nelle strade, passano gran parte del loro tempo davanti alla televisione, ai computer ed alla playstation. La scuola italiana dedica un tempo irrisorio all’esercizio fisico. I genitori sperano di rimediare portandoli due volte alla settimana in palestra. Ma li accompagnano in macchina sino alla porta infagottati con vestiti pesanti per difenderli dal freddo e li riprendono

nello stesso modo. Vi ricordate come era diversa la situazione 40 anni addietro? Adesso le case sono riscaldate in modo tale che il nostro organismo non deve neanche bruciare per mantenere la temperatura corporea. Il telecomando ci consente di non muoverci neanche per cambiare il canale. Abbiamo una gamma di strumenti tecnologici che ci “impediscono” di fare fatica: anche il formaggio si grattugia con gli elettrodomestici. La politica fa poco anche per ciò che le compete: camminare a piedi è pericoloso in molte città, ci sono poche piste ciclabili ed aree attrezzate per l’esercizio fisico. Cercate le scale nei grandi alberghi di

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nuova costruzione. Le hanno sostituite con altre stanze e se volete vi fate le scale di emergenza, sempre che le troviate. Alla fine prenderete l’ascensore. Ma le buone notizie le trovi sempre. Questa malattia potenzialmente devastante si può prevenire o perlomeno ritardare. E prevenendo la malattia si possono evitare le terribili complicanze. Non ci sono farmaci miracolosi, non ci sono terapie misteriose. La risposta consiste in una dieta corretta e nella pratica di un esercizio fisico moderato, ma costante. Niente paura, non si deve fare la maratona, bastano 150 minuti di cammino a passo svelto alla settimana. Un esercizio

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fisico alla portata della maggior parte delle persone, poco costoso, fattibile. In realtà, la cosa è più complicata; è difficile convincere la gente a camminare. Ancora più che per la dieta e la terapia le persone mostrano spesso una forte resistenza a cambiare le loro abitudini sedentarie. Anche gli operatori sanitari sono poco convincenti. Se sei grasso e sedentario non convincerai il tuo paziente a camminare. Già Seneca lo diceva all’amico Lucilio: “le persone credono più agli occhi che alle orecchie”. Allora l’idea del Servizio di Diabetologia di Nuoro, in collaborazione con il servizio Diabetologico di Lanusei, è quella di coinvolgere il personale sanitario, i pazienti e le persone a rischio in una esperienza nuova: Cento alla CorriNuoro 2008. Un gruppo di volontari medici e infermieri coadiuvati dagli atleti dell’associazione sportiva Atletica Amatori Nuoro, prepara dal mese di luglio se stesso e cento persone per portarle nel maggio 2008 ad una “prestazione sportiva”. Nella stragrande maggioranza dei casi sarà una camminata a passo svelto per le strade di Nuoro, in qualche caso una corsa leggera. Ma noi contiamo di dare un messaggio alla popolazione generale ed agli operatori sanitari che l’esercizio fisico è praticabile, è salutare ed anche divertente. Nel corso della CorriNuoro verrà organizzata un conferenza sui corretti stili di vita ed uno screening per il diabete. Chi volesse notizie più dettagliate può rivolgersi alla redazione di Ogliastra Sanità. Alfonso Gigante Dirigente medico U.O. Diabetologia di Nuoro


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Mangiare funghi in sicurezza

FUNGHI… CHE PASSIONE... MA PRUDENZA!

Lyophyllum decastes (Fr.) Si.

Come riconoscere la commestibilità dei funghi Alcuni anni or sono un illustre tossicologo tenne una conferenza nella sede di un Gruppo Micologico toscano, durante la quale si affannò a demolire in modo paziente e sistematico tutte le sciocche e pericolose credenze dello sprovveduto raccoglitore di funghi, che decide di affidarsi al “fai da te” per risolvere il problema della commestibilità o meno del suo prezioso bottino. Dopo essersi dottamente dilungato sull’assurdità dei metodi della moneta, dell’argento, del micio di casa, del ferro arrugginito, dell’anello, ecc. ecc., chiuse tutto soddisfatto la chiacchierata, tergendosi il sudore e degustando l’applauso del numerosissimo pubblico; con un rapido saluto e un elegante inchino, fece poi per lasciare la sala. Ma, proprio sulla porta, venne raggiunto da uno degli “esperti” locali che, con aria di sufficienza, gli disse.”Sono d’accordo con Lei. Ma si sarebbe potuto risparmiare tempo e fatica, se avesse semplicemente detto che tutti i funghi diventano commestibili, una volta conditi con un’ abbondante dose di prezzemolo”. Ecco, appunto, il prezzemolo! Lo aveva dimenticato: e proprio su quello si era rifugiata la dabbenaggine dell’uditorio. Non volendo commettere lo stesso errore del conferenziere di cui sopra ed essendo consapevole che la fantasia del Micofago è stata capace di escogitare un numero praticamente infinito di idiozie, che - non si sa come - sono assurte per molti al rango di verità scientifiche, preferisco tentare di suggerire “ciò che si deve”

1) Prataioli ingiallenti

Hypholoma fasciculare (Huds.Fr.) Kummer

dere “il” libro. La conseguenza di questo ragionamento è piuttosto scoraggiante per l’amor proprio dello speranzoso proprietario di quello splendido cestino: la cosa più saggia che può fare è portarlo alla più vicina ASL, per sottoporlo all’esame dei locali Micologi qualificati.

Boletus edulis Bull. ex Fr.

piuttosto che “ciò che non si deve” fare. Per stabilire se un fungo è o non è tossico bisogna prima “determinarlo”, scoprirne cioè il “cognome” (=Genere) e il “nome” (=Specie) (in alcuni casi basta una determinazione parziale, limitata al “cognome”): solo a questo punto si potrà arrivare a conoscerne la commestibilità, consultando un trattato specialistico che la riporti. Lo ribadisco: non esistono scorciatoie: bisogna sapere di che fungo si tratta. Le difficoltà E qui sorgono, comunque, le difficoltà. Identificare un fungo è a volte facile e a volte estremamente complicato: in certi casi è sufficiente un rapido esame macroscopico, in altri si impone l’uso di

metodiche non accessibili al raccoglitore comune. Si considerino, poi, da un lato l’importanza dell’esperienza, che sola permette di valutare alcuni importantissimi caratteri, come l’odore, il sapore e la variabilità cromatica; dall’altro la necessità di poter contare su testi aggiornati, allo scopo di arrivare sia alla determinazione che alla commestibilità: alcuni libri definiscono come eduli dei funghi sicuramente mortali, semplicemente perchè all’epoca in cui vennero pubblicati… quello era lo stato dell’arte! Tutto ciò deve rendere estremamente prudente il raccoglitore, spingendolo a diffidare sia della propria competenza, sia di quella dell’amico della porta accanto, che passa per un esperto semplicemente perché si vanta di posse-

2) Ditole o funghi cavolfiore

Come raccogliere i funghi Anche in questo caso, tuttavia, un corretto comportamento al momento della…mietitura potrà agevolare il lavoro dei Tecnici, riducendo il numero degli esemplari da scartare, perché non determinabili in quanto “mal raccolti” o “mal trasportati”. Pertanto: a) raccogliete i funghi con la maggior delicatezza possibile, estirpandoli con un paziente movimento rotatorio del gambo ed aiutandovi col coltello solo se dovesse rendersi necessario scalzare un poco il terreno intorno: state attenti a salvaguardare tutte le formazioni anatomiche, anche e soprattutto quelle molto esili e fragili (i cosiddetti residui velari, la volva) presenti alla base infossata del gambo; b) puliteli eliminando solo le zolle più grossolane di terriccio (meno li maneggiate, meglio è); c) trasportateli in contenitori rigidi e ben aerati (le buste di plastica non vanno ovviamente prese in considerazione); d) conservateli in frigo (nel reparto frutta), se non potete farli esaminare subito; e) se non siete troppo pigri, prendete nota degli ambienti in cui li avete trovati e dei substrati sui quali crescevano.


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3) Nebbiolo

4) Porcini

Non pensate che tutti questi consigli (e, soprattutto, quello di correre alla ASL) rispondano a un criterio di eccessiva cautela: il mondo dei miceti superiori è così vasto, così complesso e, per certi versi, ancora così poco conosciuto, che si è in pratica costretti a procedere con i piedi di piombo.

tutte le Specie note della Terra e di Marte. Quando gli feci presente la pericolosità della sua raccolta, sorrise con commiserazione e dopo avermi immancabilmente informato che possedeva “il” libro e che da anni mangiava le “manine”, risalì in auto, scuotendo la testa e sospirando, disgustato per tanta ignoranza. Lo ricoverarono d’urgenza la sera stessa, in preda ad una diarrea irrefrenabile e in un diluvio di maledizioni indirizzate - tra i gemiti - all’Autore del suo libro. Ma, una volta dimesso, non perdeva l’occasione per mettere in guardia chiunque avesse la pazienza di ascoltarlo dai rischi connessi col consumo … delle zucchine lesse!!! La questione della commestibilità travalica, d’altra parte, il semplice accertamento della non velenosità. I Funghi appartengono a un Regno tutto loro, ma, probabilmente, sono più vicini agli Animali che ai Vegetali. Con questi ultimi condividono però un organo particolare - la parete cellulare - la cui funzione è di rivestire la cellula fungina, proteggendola e regolandone, assieme alla membrana cellulare, gli scambi metabolici. La composizione chimica di questa struttura è molto variabile, ma si tratta in tutti i casi - anche nelle Specie mangerecce - di sostanze che solo con fatica vengono attaccate a livello del tubo digerente dell’Uomo. Pertanto, una volta accertata la non tossicità degli esemplari da consumare, sarà comunque opportuno osservare queste semplici regole di igiene alimentare: 1) i vostri pasti a base di funghi non siano mai troppo abbondanti o ravvicinati; 2) cucinate accuratamente ciò di cui intendete cibarvi, considerando che alcune Specie (ve le indicheranno al Centro di Consulenza della ASL) non possono essere semplicemente arrostite

Il caso del Tricholoma equestre. A titolo di esempio riporterò il caso del Tricholoma equestre, un fungo così pregiato, da venire in passato riservato al consumo dei soli Cavalieri. Ebbene, dopo che, nel corso dei secoli, tonnellate e tonnellate di questo bel signore del sottobosco sono state trangugiate (e non dai soli Cavalieri, il cui stomaco è notoriamente foderato di bronzo!), senza che mai sorgesse un sospetto sulla sua buona indole, ultimamente si è avuta notizia di alcuni casi mortali, che hanno aperto un interessante dibattito: cosa è successo? Si è forse verificata una mutazione, per ora limitata a un ristretto numero di popolazioni fungine, le cui caratteristiche chimiche sono state stravolte? Oppure gli esemplari in questione avevano subito l’attacco di una muffa parassita, alla quale è in realtà da imputare l’intossicazione? O, ancora, le persone colpite erano affette da una rarissima forma di intolleranza nei confronti di qualche componente del fungo? O c’è un’altra spiegazione, più sottile di tutte queste? Una cosa comunque è certa: la pentola dovrà contenere qualcosa d’altro, checché ne pensino i più quotati testi, anche abbastanza recenti, di micologia. Funghi tossici in Ogliastra. Diverso è il problema di altri tre gruppi di funghi, che, qui in Ogliastra contano purtroppo una foltissima compagine

5) Amanita phalloides

di estimatori. Mi riferisco ai prataioli ingiallenti e con odore di fenolo (o di inchiostro)(foto 1); alle ditole (o “manine” o “funghi cavolfiore”)(foto2); e alla Lepista (o Clitocybe) nebularis, il cosiddetto “nebbiolo”(foto3). Si tratta - in tutti i casi - di Specie in grado di provocare una sintomatologia a carico dell’apparato digerente, sia acuta (i primi due gruppi), che acuta e cronica (il nebbiolo): la loro tossicità è però - per così dire - alquanto “capricciosa”: non sempre si manifesta e non sempre presenta gli stessi caratteri

di gravità. Nelle occasioni più sfortunate, tuttavia, le sofferenze dei malcapitati consumatori possono essere veramente penose e protrarsi - nei casi acuti - anche per moltissime ore (e ben pochi di loro, poi, avranno la forza di rendersi utili agli altri, raccontando con sincerità la triste esperienza vissuta e riconoscendo il proprio errore). Ricordo di essermi imbattuto, una decina di anni fa, in un signore che aveva stipato nel bagagliaio della propria vettura un’ inverosimile quantità di ditole, appartenenti probabilmente a

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6) Cantarelli

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7) Ovolo buono

o - peggio - fritte, ma vanno obbligatoriamente prebollite, eliminando quindi l’acqua. Solo pochi funghi sono eduli da crudi: si tratta dei tartufi pregiati e degli ovuli, ai quali alcuni vorrebbero aggiungere i porcini molto giovani (in piccole quantità; in ogni caso, vedete un po’ al termine del punto 8); 3) devono astenersi dal consumo tutti coloro, la cui funzionalità epatico-intestinale è più o meno compromessa, particolarmente impegnata o comunque carente: i bambini, le donne incinte, gli anziani, le persone indebolite; 4) tenete sempre presente la possibilità di intolleranze individuali, che devono rendervi particolarmente prudenti in occasione delle prime ingestioni; esistono inoltre delle Specie - ad esempio i pinaroli - in cui il problema si manifesta più facilmente che in altre; 5) diversi gruppi tassonomici si trovano in una posizione delicata, a causa della loro capacità di assorbire sostanze radioattive e/o metalli pesanti: anche in questo caso si raccomanda di scartare tali funghi o, per lo meno, di dilazionarne in modo ancora più drastico il consumo: si tratta sia di Specie anche molto conosciute e ricercate, come i

prataioli ingiallenti con odore di mandorle amare, i prataioli “arrossanti”non coltivati (primo fra tutti proprio l’Agaricus campestris!), i lattari a lattice rosso, la Lepista nuda, la Macrolepiota procera (mazza di tamburo), il Coprinus comatus, il Gambesecche, lo Xerocomus chrysenteron - tutti ampiamente rappresentati in Ogliastra -, sia di altre meno… popolari, che eviterò di enumerare; 6) i funghi possono essere tenuti nel freezer, ma, una volta scongelati, vanno consumati al più presto: non è possibile ricongelarli. Anche in natura non si devono effettuare raccolte, quando si siano verificate delle gelate alternate a un periodo caldo; 7) certe Specie non sono assolutamente né tossiche né di digestione particolarmente laboriosa, ma vanno ugualmente scartate per il loro cattivo sapore (ad esempio il Tricholoma acerbum, il Leucopaxillus gentianeus e i Sarcodon, che di solito risultano decisamente amari); 8) non tirate su “cadaveri”, funghi cioè troppo vecchi e ormai in fase più o meno avanzata di decomposizione: lasciateli ai vermi, che in genere non tardano ad invaderli (risparmiate, però, per motivi

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ecologici, anche i “bambini”: date loro il tempo di crescere e di riprodursi); 9) diverse Specie interferiscono col metabolismo dell’alcool, causando la cosiddetta “sindrome coprinica”, che può manifestarsi anche quando le due ingestioni (funghi e alcool) avvengono a notevole distanza di tempo l’una dall’altra; 10) Evitate gli esemplari che crescono ai lati delle strade asfaltate e nelle vicinanze delle discariche. Vorrei infine correggere un’opinione che so essere molto diffusa qui da noi, secondo la quale il cercatore avrebbe poche probabilità di cader vittima di un avvelenamento, in considerazione del basso numero e della rarità delle Specie tossiche presenti in Sardegna. Ebbene vari funghi mortali sono stati sicuramente rinvenuti nella sola Ogliastra e tra questi l’Amanita phalloides (foto 5), diffusissima ovunque. Le specie commestibili D’altro canto, la natura si è dimostrata prodiga anche nel distribuire nel nostro territorio le migliori Specie commestibili. Oltre ai porcini (foto4) e ai cantarelli (foto6) (molto abbondanti, nei periodi favorevoli), si raccolgono gli ovoli (foto7) e le morchelle (più localizzati e meno conosciuti), i cantarelli (è possibile trovare esemplari addirittura giganteschi sia ad Arzana che a Tertenia), i piopparelli, i coprini*, il gambesecche*, le mazze di tamburo*, i prataioli commestibili* e i lattari a lattice rosso*, diversi

tartufi (segnalati soprattutto dall’agro di Ierzu, ma in genere pochissimo conosciuti e ricercati), i polipori eduli, molte Specie di Russola. Quest’ultimo Genere annovera - a mio parere - alcuni tra i funghi più saporiti e di maggior resa: la difficoltà di determinarli in maniera precisa, dovuta alla loro stupefacente e tipica variabilità macroscopica, ne limita l’utilizzazione a scopo alimentare… il che non da tutti viene considerato un fatto particolarmente doloroso!!! È tuttavia auspicabile che - soprattutto attraverso corsi di Micologia di base - una sempre maggiore conoscenza di questo meraviglioso Regno della Natura si diffonda tra la popolazione, in modo che crescano sia la possibilità di usufruire con intelligenza di una così grande ricchezza, che la comprensione del fondamentale ruolo ecologico svolto dai Funghi, tema, al quale non si è qui minimamente accennato. *Non dimenticate le restrizioni di cui ho parlato in precedenza, legate al possibile inquinamento da metalli pesanti e da sostanze radioattive!!!


Vita dell’Associazione

Ogliastra Sanità

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Eletto il nuovo direttivo di Mano Tesa Il 27 Luglio scorso, presso l’aula consiliare del Comune di Bari Sardo, si è riunita l’Assemblea dell’Associazione “Mano Tesa Ogliasta” per rinnovare il proprio Consiglio Direttivo. Ha presieduto la seduta il Presidente Giorgio Pisu e ha verbalizzato la segretaria Maria Meloni. Prima dell’inizio dei lavori il Sindaco di Bari Sardo, il Geometra Paolo Casu, ha voluto porgere il proprio saluto e ha ricordato l’importanza del volontariato specialmente in realtà come quella bariese che presenta varie problematiche di tipo socio-assistenziale. Dichiarata valida la seduta, ha introdotto i lavori il Presidente che, dopo aver ripercorso le ultime iniziative dell’associazione e aver lanciato alcuni spunti per effettuarne di nuove, ha ricordato che il motivo prioritario dell’Assemblea era la nomina dei nuovi componenti del Consiglio Direttivo e l’approvazione del

Bilancio consuntivo del 2006 e Preventivo del 2007. In successione e secondo l’ordine del giorno ci sono stati i seguenti interventi: a) Il coordinatore del gruppo medico Natalino Meloni ha illustrato ai soci il secondo numero del periodico “Ogliastra Sanità”. b) Gianfranco Pittau, con la consueta precisione, ha presentato il bilancio. c) Il Vicepresidente Tonino Loi, dopo aver fatto alcune considerazioni sul-

l’attività associativa svolta nell’ultimo anno ed aver comunicato le modalità di voto, ha consegnato ad ogni socio l’elenco degli iscritti. Dallo scrutinio effettuato sono risultati eletti per il nuovo Consiglio Direttivo: Brau Salvatore Dettori Maria Giovanna Lara Marilena Loi Antonino Meloni Maria

Invitiamo chiunque volesse far presente un disservizio o volesse ringraziare per aver ricevuto un’assistenza particolarmente valida ed umana, o che volesse proporre dei suggerimenti, a scriverci, chiamarci, o inviarci una e-mail. Saremo ben lieti di pubblicare tali comunicazioni. info@manotesaogliastra.org Tel. 339 711 11 10 - 348 518 84 07 - Fax 0782 77 020

Meloni Natalino Meloni Paola Pisu Giorgio Pittau Gianfranco Podda Rosa In data 7.9.2007 all’interno del nuovo consiglio sono state assegnate le seguenti cariche: Presidente Pisu Giorgio Vice Presidente Loi Tonino Tesoriere Dettori Maria Giovanna Segretaria Meloni Maria Componenti della Giunta Pisu Giorgio Meloni Maria Lara Marilena

Dopo lunghi anni di attesa aperta una struttura sanitaria di accoglienza a Tortolì

RSA a Tortolì

Lunedi 29 ottobre a Tortolì è stata inaugurata una sede R S A (Residenza Sanitaria Assistita) attesa da molti anni. Alle autorità locali e regionali presenti i responsabili della ASL 4 hanno presentato la struttura. Si tratta di una realizzazione edilizia molto funzionale e l’aspetto esterno, che richiama un’architettura dei primi decenni del novecento, dà una sensazione di solidità e di calda accoglienza. Tutte le camere di degenza sono ampie, dotate di due letti attrezzati e ovviamente di servizi igienici idonei per portatori di handicap; sono anche molto luminose e con tv. Ampi spazi sono dedicati ai momenti ricreativi, al trattamento fisioterapico e alla refezione. Le residenze sanitarie assistenziali ( RSA ) sono strutture finalizzate a fornire ospitalità, prestazioni sanitarie di recupero funzionale e inserimento sociale, ma anche prevenzione dell’aggravamento

del danno funzionale, a utenti affetti da malattie croniche o da patologie invalidanti, non autosufficienti e non assistibili a domicilio, e che pur tuttavia non necessitano di ricovero in strutture ospedaliere o di riabilitazione globale. Requisito fondamentale per l’accesso in RSA è che la persona non auto sufficiente, bisognevole di interventi socio sanitari, si trovi nelle condizioni obiettivamente verificate di non poter usufruire per motivi sanitari e/o sociali dell’assistenza in ambiente familiare L’inserimento in RSA deve essere valutato in relazione a fattori sanitari e sociali, considerati nella loro globalità e nel complesso delle loro interrelazioni, utilizzando apposite scale di valutazione multidimensionale, validate a

livello nazionale e/o internazionale. Tale valutazione, che deve configurarsi come una operazione dinamica e continua e che segue il paziente nel suo percorso assistenziale nella rete dei servizi territoriali e ne verifica nel tempo l’evoluzione, è affidata alla Unità di Valutazione Territoriale ( UVT ), operante a livello distrettuale presso il Punto Unico di Accesso. L’UVT analizza la domanda di intervento assistenziale e valuta la persona non autosufficiente secondo modalità multidimensionali e formula un progetto di massima, personalizzato per garantire alla persona un percorso assistenziale nella rete dei servizi, anche tenuto conto delle esigenze dell’interessato e delle condizioni familiari e relazionali.

Esistono dei profili assistenziali cui corrispondono delle tariffe che, a seconda del profilo individuato vanno da un minimo di 118 ad un massimo di 128 euro. La quota di partecipazione sociale, è confermata pari al 50% del valore della tariffa. La tariffa relativa ai pazienti ospitati nei nuclei dedicati a malati terminali ed altri pazienti ad alta intensità assistenziale a totale carico del SSN è determinata in analogia alle tariffe di lungo degenza post acuzie ed è pari a 138,00 Euro. Chiunque ravvedesse all’interno del proprio nucleo familiare o in qualsiasi altro ambito una situazione che potrebbe trarre beneficio da una simile allocazione può farne segnaazione al medico di famiglia dell’interessato o direttamente ai servizi sociali del comune di residenza. Natalino Meloni


Pagina del Volontariato

Ogliastra Sanità

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Da oltre 60 anni al servizio dei poveri e disagiati

Volontariato Vincenziano Riflessioni per “Volontari” • Per lanciarsi sulle vie del volontariato e seguirle occorre superare un grande ostacolo: il fascino delle parole. Mi piace sentire parlare di disponibilità e servizio, ma finché resto nell’ascolto, non ho fatto ancora niente. Banalità? Ahimè, il mondo è pieno di persone che ascoltano senza fare. • Quando incontro persone nel bisogno so ciò che devo fare. Perché non lo faccio? Posto in questo modo semplice, ma spietato, il quesito fa nascere l’idea delle nostre catene. Siamo trattenuti dall’agire perché trattenuti dall’orgoglio, dall’egoismo, dall’indifferenza, dalla paura. Queste catene non ci torturano quando siamo nell’ascolto e nell’immaginario; le avvertiamo quando dobbiamo passare alle azioni. Ed esse ci sembrano allora così forti, che restiamo alle belle parole.

grande lavoro che tuttora viene svolto nella cittadina di Tortolì. Le volontarie attive sono oltre 30, comprese le Suore Vicenziane, che sostengono il gruppo; ad esse bisogna aggiungere numerose simpatizzanti o dame onorarie.

L’Associazione, animata da un forte spirito di carità, svolge sin dal suo sorgere la sua opera con le visite domiciliari • Il nostro desiderio di fare volontariato è presso gli anziani, solido quando ci fa uscire da ciò che tocca noi, i malati, le persone per impegnarci su ciò che accade all’altro. sole, portando loro sostegno morale e spesso anche maL’Associazione di volontariato Vicenziano teriale e finanziario. Si interviene con buoni di Tortolì nasce nel 1923, dopo la morte viveri, con fornitura di capi di vestiario, con di Monsignor Virgilio. Non ebbe però una l’acquisto di medicinali particolari, col pavita lunga. gamento delle bollette del gas e della luce e Nel 1945 il parroco, Canonico Melis, co- spesso intervenendo in parte o in toto nella statando le disagiate condizioni in cui spesa per il fitto della casa. Ci si presta inoltre versava il paese sentì la necessità di far ad accompagnare malati e disabili per visite risorgere l’Associazione delle Dame di mediche o dimissioni da ospedali. Carità, così denominata dal suo fondatore San Vincenzo De Paoli, un Sacerdote dalle Per far fronte a tutte queste necessità, umili origini, ma dalle grandi idee, a oltre ad un piccolo contributo erogato tutt’oggi attuali. Fu così che un gruppo di dal Comune e dal Parroco, ci sono diverse 30 persone, con a capo Maria Guiso, Pre- benefattrici o dame di carità che, oltre sidente, Angela Giaccu, Vice Presidente, e alla partecipazione all’attività operativa, Carminetta Minervini, Cassiera, iniziò quel offrono sostegno economico.

Laboratorio A nalisi del Dr. F. Furcas & C. S.r.l.

Una volta l’anno viene offerto un pranzo a 150 anziani (vedi foto sopra) e l’incontro di tante persone, in un ambiente particolarmente festoso, è certamente un importante momento di socializzazione. I partecipanti si trovano uniti al di sopra di ogni situazione economica e sociale e

in questi momenti spesso emergono delle situazioni di vita che, per vari motivi, restavano nascoste, e viene così offerta alle Vicenziane la possibilità di intervenire nel modo che riterranno più opportuno. Ogni anno, per poter incrementare le disponibilità finanziarie dell’Associazione, che sono sempre limitate e del tutto insufficienti, vengono messe in atto diverse iniziative a scopo benefico. Tutto ciò è molto bello, sempre che sia fatto con amore e spirito cristiano. L’Associazione però aspira ad altre finalità: intervenire in favore dei poveri o dei più disagiati, come diceva diversi secoli fa San Vincenzo, non solo con aiuti materiali, ma prendendoli per mano e convincendoli a percorrere quel cammino che li porterà fuori dalla situazione di degrado in cui versano, così che possano conquistare una vita dignitosa. Questa situazione oggi è ancora più sentita che nel passato, perché tutti, grazie a Dio, abbiamo la consapevolezza della pari dignità di ciascuna persona. Paola Contu

Maria Guiso

Prelievi dal lunedì al sabato dalle 08.00 alle 11.00

Si eseguono anche:

Ritiro referti dal lunedì al sabato dalle 11.00 alle 13.00

Test non invasivo di determinazione del sesso fetale a partire dall’8° sett. di gravidanza

Omocisteina, Diagnosi Celiachia Test Intolleranze alimentari

Accreditato con il S.S.N.

Direttore Sanitario: Dott. Piero Ugo Mulas - Biologo

Via Ospedale 19 - 08045 Lanusei - Tel. 0782/42343 - Fax 0782/480835 Il Laboratorio partecipa alla V.E.Q. Europa (Valutazione Esterna di Qualità)


Ogliastra Sanità

Periodico a cura di Mano Tesa Ogliastra

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Interessante sviluppo dell’attività sportiva a Loceri

Una piscina per tutti Da qualche mese a Loceri è stato inaugurato l’impianto natatorio comunale. Obiettivo del sindaco e della sua amministrazione è quello di incrementare la ricettività sportiva nel paese. La nuova struttura si aggiunge infatti al

già presente palazzetto dello sport e al nuovissimo campo di calcio in erba sintetica. La piscina è stata costruita con tutti gli accorgimenti necessari per far sì che anche le persone con deficit funzionali possano

usufruirne, e, in questo senso, è forte e deciso l’impegno del sindaco Balloi. La piscina comunale ACQUA SALUS di Loceri, gestita dall’associazione ACQUA SPORT, che da qualche anno segue anche la piscina di Lotzorai, dopo la pausa

estiva, è pronta a ripartire con molte novità in programma. Vasca semiolimpionica, cinque corsie, dotata di quattro spogliatoi e di tutte le attrezzature necessarie per l’attività fisica in acqua e per la riabilitazione, la piscina ACQUA SALUS rappresenta per il territorio ogliastrino un’ innovazione nel campo del fitness e dello sport e riscuote sempre più consensi da parte degli sportivi e degli amanti dell’attività acquatica. Nella stagione 2007/2008 alle varie attività di scuola di nuoto per bambini e adulti, aquagym, ginnastica dolce e ginnastica per diversamente abili, se ne aggiungeranno altre come l’acqua cirquit, ultima novità in voga al momento, ossia la palestra in acqua, con attrezzi come l’idrobike, il tapis roulant e il vogatore, che possono intervenire in modo completo ed efficace nella riabilitazione più raffinata, nel fitness e nel training salutare. Sarà inoltre possibile fare moto con l’acquastep e l’acquabike, che permettono di mantenersi in forma faticando ma allo stesso tempo divertendosi a ritmo di musica. Ci sarà a disposizione un pulmino per i più disagiati e per tutti coloro che hanno problemi di trasporto e sarà soprattutto utile per tutti quei bambini i cui genitori, per problemi di lavoro o altro, non possono accompagnare in piscina i propri figli. Come nella stagione scorsa, vi saranno offerte speciali per le scuole e i comuni convenzionati e per molti bambini la materia “educazione fisica” potrà essere svolta in acqua, durante l’orario scolastico. A detta degli specialisti medici il nuoto è lo sport più completo ed è quindi il più consigliato per curare molti problemi ortopedici, dai più semplici, legati magari alla postura sbagliata, a quelli più complessi. Un’altra grande novità sarà la formazione di squadre di nuoto, costituite sia da bambini che da adulti, che verranno regolarmente affiliate alle federazioni nazionali e potranno così partecipare alle varie gare regionali e chissà... Per informazioni chiamate i numeri 340/2139754 - 338/2904547 0782/668067 o recatevi direttamente in via Cagliari 4 a Loceri.


Ogliastra Sanità

Le figure storiche della sanità in Ogliastra

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Dottor Vincenzo Loddo: il medico dei casi difficili

Vincenzo Loddo era un medico che possedeva numerose doti e, fra queste, la sensibilità, la generosità e l’altruismo erano gli elementi che improntavano il suo agire professionale: il suo stile di vita faceva chiaramente intendere che aveva fatto della medicina una missione nella sua zona natia. Dotato d’intelligenza vivace ed acuta e di profonda preparazione culturale, nonostante avesse potuto ambire a ruoli e posti più prestigiosi, preferì vivere fra la sua gente. Fu un uomo sereno e mite dotato di grande umanità. La sua immagine è rimasta viva nella memoria della gente che spesso lo ricorda con aneddoti o con le battute scherzose che utilizzava per alleviare la tensione dei pazienti. Era metodico. Alle otto del mattino, con il suo passo lento e dondolante appariva, con i suoi chili abbondanti,

nell’atrio dell’ambulatorio, già gremito di gente proveniente da tutti i comuni dell’Ogliastra e spesso anche da altrove. Chi lo ricorda riferisce che faceva di tutto e bene, e che tutti venivano curati. Oltre alla terapia, aveva sempre una parola rassicurante che rappresentava talvolta la parte più importante per la cura di tante sofferenze. Nel pomeriggio, terminato l’ambulatorio, si recava a visitare i malati a domicilio e non si negava mai a nessuno. Il dopocena lo dedicava allo studio dei casi più difficili. Possedere grande professionalità unita ad acume ed equilibrio gli consentiva di essere quasi infallibile nelle diagnosi. Uomini di altri tempi, che non hanno niente di meno di quei medici oggi chiamati “di prima linea”. Spiegava ai pazienti il perché della propria malattia utiliz-

zando spesso la lingua sarda ed esempi della vita quotidiana e trovando espressioni che equilibravano il rigore scientifico con la comprensibilità anche per chi non aveva una grande cultura. I pazienti si confidavano con lui anche per problemi personali non legati alla salute e lui sapeva ascoltare, ed anche qui trasferiva lo stesso rigore scientifico utilizzato nella cura delle malattie nella capacità di discrezione e di gestione dei casi per i quali gli veniva chiesto consiglio. Spesso interveniva per appianare le difficoltà coniugali o i litigi tipici dell’ambiente di provincia, e non era facile, perché si era in quel particolare periodo di transizione quando ancora la vita delle persone era scandita dalle dicerie, dai presagi e dalla magia, quando la medicina psico-somatica doveva ancora nascere. Medico, confessore, amico, una lunga sommatoria di professioni che metteva a disposizione della sua gente. Era considerato in zona il medico dell’ultima spiaggia, quello a cui si ricorreva quando le terapie non avevano sortito il risultato desiderato e spesso i pazienti si rivolgevano a lui in situazioni disperate. Talvolta questi erano bambini, arrivavano avvolti in un lenzuolo, con le braccia penzolanti, trasportati a peso da genitori o parenti che non si rassegnavano a quello che per altri era un inesorabile destino. Molti di questi sono ora persone adulte! Numerosi ricordi sono ancora vivi nella popolazione e attraverso questi si intuisce l’indole di un professionista che aveva messo al centro della propria vita il malato.

Si narra che una volta, alle 4 del mattino, bussò alla sua abitazione un signore che fu rinviato dalla donna di servizio alle 7,30 della mattina. Quando il dott. Vincenzo lo seppe appellò la suddetta esclamando: “Se è venuto a piedi da Baunei a Lanusei vuol dire che il dolore di denti era veramente forte e che quindi occorreva provvedere immediatamente”. Diverse persone ricordano che al momento della parcella venivano liquidate con un sorriso e a volte esclamava: “Usa questi soldi per acquistare i farmaci per tuo figlio”. Alcune altre riferiscono, con immutato senso di gratitudine ed affetto, anche se sono passati tanti anni, che alla fine della visita, con molta semplicità, il medico donava loro i soldi che servivano per le medicine. Indelebile è il ricordo di una persona che racconta di avergli manifestato la preoccupazione per un proprio nipote, domiciliato in un paese del campidano, il quale affetto da gastroenterite stava piuttosto male. Della malattia soffrivano nello stesso periodo gran parte degli abitanti di quel paese. Il dott. Vincenzo suggerì l’utilizzo di un farmaco, ma il collega del paese si rifiutò di prescriverlo. Comunque il medico di Lanusei fece recapitare il farmaco al bambino, che guarì prontamente in due giorni. Il collega successivamente somministrò il farmaco a tutte le persone affette da gastroenterite e si ebbe la risoluzione dell’epidemia. Quando mali incurabili prendevano il sopravvento si recava al domicilio dei malati anche senza essere chiamato e anche per questi trovava le giuste parole di conforto. Una donna di Lanusei ricorda che per la propria malattia, che si manifestava con comparsa improvvisa di bolle che a volte crescevano a vista d’occhio, il proprio medico curante suggerì varie terapie senza successo. Dopo tempo, poiché la situazione non migliorava, si rivolse al dott. Vincenzo, il quale, sorridente, affermò che occorreva una terapia di calcio e vitamine per 40 giorni. La cura sortì in breve tempo il risultato desiderato.


Le figure storiche della sanità in Ogliastra

Ogliastra Sanità

Dr Vincenzo Loddo nacque a Lanusei il 11 marzo del 1900. Il padre Serafino svolgeva la professione di bottaio / viticoltore. Vincenzo, terminate le scuole elementari, venne indirizzato, per le sue doti e su consiglio degli stessi insegnanti, agli studi classici. Frequentò con ottimo profitto il Ginnasio dell’Istituto Salesiano di Lanusei e successivamente il liceo classico di Cagliari. Si iscrisse alla Facoltà di Medicina e Chirurgia di Cagliari e conseguì la laurea nel 1927 con 110 e lode. Da giovane laureato gli fu affidato l’incarico di effettuare l’autopsia al famoso bandito Samuele Stochino. Durante la II guerra mondiale, quale ufficiale medico, ebbe un importante incarico presso l’Ospedale militare di Cagliari, insieme al collega Mario Floris. Il suo infermiere Bacchiddu riferì che molti ogliastrini furono salvati dalla partenza per il fronte russo. Fu medico condotto del comune di Ilbono ed in seguito di Lanusei, dove,

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successivamente, ebbe l’incarico di Ufficiale Sanitario. Era un medico condotto d’altri tempi: senza orari né onorari, e con profonda conoscenza professionale delle branche più diverse. Era contemporaneamente chirurgo, ginecologo, oculista, dentista, radiologo ( possedeva anche un apparecchio radiologico), ortopedico. Sapeva risolvere con efficacia e naturalezza i casi difficili. Sposò Alda Laconi, farmacista, dalla quale ebbe due figli:Andrea e Rossella. Nonostante il grande impegno profuso nel lavoro non fece mai mancare il proprio sostegno e affetto alla famiglia. Nel 1972 durante un tentativo di sequestro fu ucciso insieme alla moglie Alda, al fratello Attilio e al nipote Aldo. A 35 anni dalla sua morte viene ancora ricordato con viva commozione e ai più giovani viene tramandato il ricordo con testimonianze di esperienze di vita vissuta. Il Comune di Tortolì ha voluto dedicargli una via.

Un aiuto per chi richiede un intervento sanitario di tipo psicologico

Centro di Psicologia Clinica Il Centro Antes, Centro di psicologia clinica e psichiatria, è una struttura autorizzata ed accreditata al S.S.N. dalla Regione Autonoma della Sardegna. Si occupa di orientare la persona, la coppia o la famiglia che richiede un intervento sanitario di tipo psicologico, verso l’intervento e il professionista più adeguato in grado di accogliere la domanda di aiuto. Viene garantita la molteplicità e la diversificazione delle prestazioni offerte dal Centro Antes dalla qualificazione degli specialisti (medici, psicologi e/o psicoterapeuti) che vi operano attraverso vari modelli di intervento clinico. Quasi tutti i modelli di psicoterapia sono assicurati e valutati a seconda della tipologia della situazione problematica che l’utente presenta. Le prestazioni clinico-sanitarie accreditate dalla Regione Sardegna sono diversificate sia per metodologia che ambito di applicazione, spaziando dalla psicoterapia di gruppo e/o individuale a

quella familiare, dal colloquio psichiatrico alla somministrazione di test. Nello specifico il servizio di psicologia clinica opera in diversi ambiti di intervento: • disturbi del comportamento alimentare • psicosessuologia • dipendenze • ansia, stress e attacchi di panico

• fobie e disturbi ossessivo-compulsivi • depressione e sindromi melanconiche • psicologia dell’adolescenza • disagio legato agli eventi di vita • psicologia clinica della terza età • difficoltà relazionali, interpersonali, lavorative e coniugali • problemi legati all’identità sessuale, personale e sociale

• disagio psicologico legato al concepimento, gravidanze, puerperio, aborto Il Centro è aperto tutti i giorni presso la sede in Via Del Mercatino n. 1 a Tortolì o si può consultare il sito Antes all’indirizzo: www.centroantes.it -tel. /fax 0782624420 Al servizio di psicologia clinica si accede liberamente: • su richiesta diretta dell’utente • su richiesta di un familiare • su richiesta del medico di famiglia o di uno specialista (pediatra, ginecologo,...) nei casi di problematiche relative all’età evolutiva.


Ogliastra Sanità

La pagina della veterinaria

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Un problema sanitario emergente.

Il randagismo La presenza del cane ha accompagnato costantemente l’uomo nel corso della sua storia, le prime forme di domesticazione del cane da parte dell’uomo si perdono nella notte dei tempi e risalgono alla preistoria: nei graffiti presenti nelle caverne è raffigurato spesso il cane. L’uomo ha tratto dal rapporto con il cane forme diverse di beneficio utilizzandolo per le mansioni le più disparate quali la caccia, la guardia e la difesa, il lavoro, la compagnia. Sino ad alcuni decenni fa il rapporto numerico fra gli uomini e i cani era costante e comunque tale da non rappresentare un grosso problema; l’unica vera grande preoccupazione era il controllo della rabbia, grave malattia mortale trasmissibile all’uomo con il morso del cane. Negli ultimi decenni la popolazione canina, sia padronale che vagante, ha subito un notevole aumento in seguito a due fondamentali fattori: • le migliorate condizioni economiche della società che hanno permesso di migliorare le condizioni di vita dei cani (migliore alimentazione, maggiore disponibilità di spazi e migliori cure delle malattie); • la sospensione o l’allentamento dell’azione capillare di controllo della popolazione canina a seguito della eradicazione della rabbia da diverse regioni geografiche, compresa la Sardegna; si ricordi che con la vecchia normativa il cane randagio catturato, trascorsi tre giorni dalla cattura senza che nessuno ne rivendicasse la proprietà, veniva soppresso con l’eutanasia. L’aumento della popolazione canina ha conseguentemente comportato l’esplosione incontrollata del fenomeno del randagismo, che possiamo dire essersi verificata in particolare negli ultimi decenni, rappresentando un problema di ordine ecologico e sanitario. Studi recenti tendono a dimostrare che la popolazione canina sia pari a un decimo di quella umana, cioè 1 cane ogni 10 abitanti, con punte in alcune realtà di 2 cani ogni 10 abitanti. In Sardegna il fenomeno è particolarmente diffuso nelle aree urbane e nelle periferie delle principali città, ma ha una particolare diffusione anche in alcune realtà urbane non particolarmente

grandi e in alcune zone rurali dove è diffusa la pratica dell’allevamento degli animali. In Ogliastra, secondo i dati in possesso del Servizio Veterinario della ASL, il fenomeno è diffuso in particolare nei centri abitati della pianura e nelle loro campagne, fa eccezione il centro abitato di Lanusei dove diverse sono le segnalazioni della presenza di cani randagi . Per capire la portata e la diffusone del randagismo dobbiamo fare alcune considerazioni sulle dinamiche demografiche dei cani. La popolazione canina può essere suddivisa in quattro grandi categorie: 1. cani con proprietario, controllati: cani sempre sotto il controllo del proprietario, 2. cani con proprietario, vaganti: cani liberi di vagare almeno per una parte del loro tempo, 3. cani randagi: cani privi di proprietario ma che dipendono dall’uomo per l’alimentazione e la sussistenza, 4. cani inselvatichiti: cani che vivono senza contatti con l’uomo o che non dipendono dall’uomo. A secondo del contesto sociale e delle condizioni geografiche del territorio prevale ora l’una ora l’altra delle quattro categorie, gli stessi cani passano, durante la loro vita, da una categoria all’altra. I cani di categoria 2, 3, e 4 vanno a costituire la categoria dei cani vaganti, cioè quella categoria di cani potenzialmente in grado di muoversi sul territorio senza controllo. I cani padronali non controllati sono forse i più importanti, sono quelli il cui numero è aumentato maggiormente e sono il serbatoio inesauribile di reclutamento di cani randagi e inselvatichiti. Il fenomeno del randagismo è alimentato anche dalla pessima abitudine dell’uomo di abbandonare i propri cani per i più svariati motivi, fra questi le più comuni sono: 1. l’abbandono di una cucciolata indesiderata partorita dalla propria cagna, 2. l’impossibilità economica di accudire al cane da parte del proprietario, 3. lo spazio limitato a disposizione del cane nella abitazione del proprietario, 4. il cambio di residenza del proprietario, 5. la nascita di un figlio nella famiglia dei proprietari,

6. l’improvviso manifestarsi di comportamenti aggressivi da parte del cane, 7. eventuali malattie contratte dal cane, 8. fenomeni di allergia manifestati dai familiari del proprietario del cane, 9. problemi di convivenza all’interno della famiglia e fra i vicini di casa. I cani, una volta abbandonati, per buona parte muoiono o per la difficoltà a procurarsi cibo, o per traumi da investimento da parte di veicoli stradali o per fenomeni di competizione con altri cani che occupano il territorio. I cani che sopravvivono di norma si riuniscono in branchi più o meno numerosi assieme agli altri cani vaganti. In generale la possibilità che i cani randagi possano sopravvivere e moltiplicarsi è legata alla disponibilità di alimenti e di ricoveri adeguati, da ciò deriva che la loro presenza è particolarmente diffusa nelle vicinanze dei cassonetti della spazzatura, dei punti di ristoro e delle mense in genere, delle discariche e delle greggi di animali di altre specie. Fra i danni provocati dai cani randagi possiamo annoverare: 1. le aggressioni all’uomo, 2. la trasmissione di malattie (zoonosi), fra le più comuni e diffuse l’ecchinococcosiidatidosi, la leismaniosi, i parassiti gastrointestinali, le zecche, le pulci e le micosi, 3. gli incidenti stradali, 4. i danni al patrimonio zootecnico con azione di predazione nei confronti di altri animali allevati, 5. l’insudiciamento con gli escrementi di strade e luoghi pubblici in genere. Il randagismo ha dei costi sociali elevatissimi, sono difficilmente calcolabili quelli relativi alla diffusione delle malattie all’uomo, quelli per incidenti stradali, e quelli al patrimonio zootecnico, si pensi però che per l’azione di prevenzione del randagismo gli enti pubblici (Regione, Comuni e ASL) in Sardegna spendono circa 5 milioni di euro all’anno. Ai fini della prevenzione e controllo del randagismo sono vigenti la L. 281/91 e la L.R. 21/94 che prevedono alcune attività qualificanti: 1. istituzione e gestione dell’anagrafe canina.

2. divieto di abbandono dei cani da parte dei proprietari, 3. cattura ritiro e trasporto dei cani vaganti nei canili, 4. controllo delle nascite, attraverso piani di sterilizzazione dei cani randagi e di proprietà. 5. educazione sanitaria rivolta ai cittadini. Voglio soffermarmi su due aspetti fondamentali della norma e più precisamente l’anagrafe canina e il controllo delle nascite. L’anagrafe canina è gestita dal Servizio Veterinario della ASL, ad essa devono essere obbligatoriamente iscritti tutti i cani ad eccezione di alcune specifiche categorie; il proprietario ha l’obbligo di comunicare alla ASL ogni variazione anagrafica del cane, morte, smarrimento, cambio di proprietà, cambio di residenza del proprietario. L’iscrizione può essere fatta rivolgendosi ai veterinari della ASL e ai Veterinari libero professionisti di fiducia. Allo stato attuale in Ogliastra sono iscritti all’anagrafe poco meno di 5.000 cani, pari a circa un terzo della popolazione canina presunta. Il controllo delle nascite può essere esercitato attraverso il controllo e l’inibizione dei calori delle cagne attraverso l’utilizzo di farmaci specifici per uso veterinario e con la sterilizzazione chirurgica dei maschi e delle femmine. Al riguardo possiamo sicuramente dire di essere lontani dal raggiungere un livello sufficiente e accettabile di animali sterilizzati tale da incidere sul controllo delle nascite. La Regione Sardegna aveva avviato alcuni anni fa un piano di sterilizzazione dei cani, che stava incominciando a produrre dei buoni risultati, purtroppo le ristrettezze economiche e le politiche di risanamento dei conti pubblici hanno determinato la sospensione di tale piano vanificando quanto già fatto negli anni precedenti. L’auspicio è che le Regione riesca a trovare in futuro, fra le risorse pubbliche, fondi sufficienti a riavviare tale piano. Virgilio Congiu


La Pagina Del Legale a cura di Severina Mascia

Ogliastra Sanità

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Che cosa è l’indennità di accompagnamento e chi ne ha diritto?

Indennità di accompagnamento

Prevista dalla L. n°18 dell’11 febbraio 1980, l’indennità di accompagnamento è la provvidenza economica riconosciuta dallo Stato, in attuazione dei princìpi sanciti dall’art. 38 della Costituzione della Repubblica italiana, a favore dei cittadini la cui situazione di invalidità, per minorazioni o menomazioni, fisiche o psichiche, sia tale per cui necessitano di un’assistenza continua; in particolare, perché non sono in grado di deambulare senza l’assistenza continua di una persona oppure perché non sono in grado di compiere autonomamente gli atti quotidiani della vita. La peculiarità dell’indennità in esame consiste nel fatto che l’intervento assistenziale non è indirizzato - come avviene in generale per i trattamenti pensionistici di invalidità - al sostentamento dei soggetti minorati nelle loro capacità di lavoro, ma è rivolto principalmente a sostenere il nucleo familiare onde incoraggiarlo a farsi carico

dei suddetti soggetti, evitando così il ricovero in istituti di assistenza, con conseguente diminuzione della relativa spesa sociale (v. Cass. 11295/00). Tale provvidenza ha la natura giuridica di contributo forfetario per il rimborso delle spese conseguenti al fatto oggettivo della situazione di invalidità e non è pertanto assimilabile ad alcuna forma di reddito; conseguentemente, è esente da imposte. Essa è a totale carico dello Stato ed è dovuta per il solo titolo della minorazione, indipendentemente dal reddito del beneficiario o del suo nucleo familiare. Dal principio dell’irrilevanza del requisito reddituale, discende anche la necessaria irrilevanza dell’accertamento in ordine all’avvenuto risarcimento delle conseguenze lesive di un sinistro stradale asseritamente all’origine della patologia invalidante.

L’indennità viene concessa a coloro i quali, in sede di visita medica presso la competente commissione sanitaria, sia stato riconosciuto un grado di invalidità nella misura del 100%, oltre alla necessità di assistenza continua: la quale, può concretarsi nell’impossibilità di deambulare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore o nell’impossibilità di compiere autonomamente gli atti quotidiani della vita. In considerazione della finalità di assistenza dell’indennità, la stessa non è subordinata a requisiti di età o a limiti di reddito; si avrà invece esclusione dal diritto alla provvidenza qualora il soggetto sia ricoverato presso strutture pubbliche che provvedono alla sua assistenza. A questo proposito è opportuno sottolineare un recente intervento della Corte di Cassazione che, con sentenza n. 2270 del 02/02/2007, intervenendo in tema di indennità di accompagnamento, ha affermato che il ricovero presso un

ospedale pubblico non costituisce “sic et simpliciter” l’equivalente del ricovero in istituto ai sensi dell’art. 1, comma 3, della legge n°18 del 1990 - che esclude dall’indennità di accompagnamento gli “invalidi civili gravi ricoverati gratuitamente in istituto” - riconoscendo il beneficio all’invalido grave anche durante il ricovero in ospedale ove si dimostri che le prestazioni assicurate dall’ospedale medesimo non esauriscono tutte le forme di assistenza di cui il paziente necessita per la vita quotidiana. Presupposto: 1) Per i soggetti in età lavorativa, deve essere riconosciuta una riduzione della capacità lavorativa in misura non inferiore al 100%. 2) Per i minori e gli ultrasessantacinquenni, l’indennità spetta al solo titolo della minorazione. Ulteriori requisiti (alternativi): 1) l’impossibilità di compiere gli atti


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L’incapacità o impossibilità di compiere gli atti quotidiani della vita va considerata, ai fini del diritto all’indennità di accompagnamento, come condizione alternativa a quella della non deambulazione.

quotidiani della vita e la conseguente necessità di un’assistenza continua;

nonchè i minori iscritti nella loro carta di soggiorno.

2) l’impossibilità di deambulare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore

L’incapacità alla deambulazione È da intendersi come impossibilità o incapacità a svolgere la complessa funzione neuromotoria della deambulazione.

Età non sono previsti limiti di età. Condizione economica non sono previsti limiti di reddito. Cause di esclusione sono esclusi dall’indennità gli invalidi civili ricoverati gratuitamente nelle strutture pubbliche. Cittadinanza hanno diritto all’indennità: - i cittadini italiani aventi regolare residenza in Italia; - i cittadini degli stati membri dell’U. E., regolarmente residenti in Italia, che abbiano svolto un lavoro autonomo o dipendente in uno degli stati dell’Unione; -i cittadini di stati non appartenenti all’U.E., titolari della carta di soggiorno,

In particolare è da intendersi non deambulante l’invalido che non possiede o ha gravemente alterata tale funzione per amelia, dismelia, paralisi, ecc. o non è in grado di controllarla perché affetto da forme neuropsichiche. In conclusione, la deambulazione è una funzione complessa che comporta il regolare sviluppo e la sufficienza di apparati e sistemi anatomo-funzionali diversi che vi partecipano in rapporto all’integrità delle singole parti e alle loro possibilità di coordinamento (sistema osteo-articolare, neuro-muscolare, tendineo, neuropsichiatrico, sensoriale visivo, uditivo, tattile, ecc.). L’incapacità di compiere gli atti quotidiani della vita

Per atti quotidiani della vita, come precisato dal Ministero della Sanità, con circolare prot. 500.6 del 4 dicembre 1981, sono da intendere quelle azioni elementari che espleta quotidianamente un soggetto normale di corrispondente età e che rendono il disabile, che non è in grado di compierle, bisognevole di assistenza. Rientrano in quest’ambito un insieme di azioni elementari e anche relativamente più complesse, non legate a funzioni lavorative, dirette al soddisfacimento di quel minimo di esigenze medie di vita rapportabili ad un individuo normale di età corrispondente, tali da consentire ai soggetti non autosufficienti condizioni esistenziali compatibili con la dignità della persona umana. A titolo indicativo è utile fare riferimento alla circolare del Ministero del Tesoro n° 14/1992, con la quale si chiarisce che per atti quotidiani della vita sono da intendersi ... vestizione, nutrizione, igiene personale, espletamento dei bisogni fisiologici, effettuazione di acquisti e compere, preparazione dei cibi, spostamento nell’ambiente domestico o per il raggiungimento del luogo di lavoro, capacità di accudire alle faccende domestiche, conoscenza del valore del denaro, orientamento temporo-spaziale, possibilità di attuare condizioni di autosoccorso e di chiedere soccorso, etc.. L’indennità di accompagnamento può essere riconosciuta anche se c’ è la possibilità di svolgere autonomamente gli atti quotidiani della vita, tipici dell’età, ma la persona non è in grado di uscire dalle mura domestiche. La Cassazione in una sua sentenza ha ritenuto rientri nei parametri dell’“autoinsufficienza”, per il diritto all’indennità, la riconosciuta impossibilità della persona di uscire dall’abitazione per provvedere

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alle proprie necessità. La Suprema Corte aderisce a questa interpretazione, confermando che l’impossibilità di “autonoma deambulazione”, ai sensi dell’art. 1 della L. 18/1980, ben può identificarsi con l’incapacità di uscire di casa senza accompagnamento. Si tratta di una sentenza molto importante poiché spesso le persone anziane raggiungono un certo livello di autosufficienza domestica, ma restano recluse in casa per l’ impossibilità di uscire da sole. Merita di essere chiarita anche la nozione di “continuità dell’assistenza ” che secondo la giurisprudenza di legittimità non corrisponde ad un sostegno distribuito lungo l’intero arco della giornata ma può riguardare anche singoli atti e singoli bisogni dell’individuo. Quello che conta è allora la frequenza quotidiana del bisogno, che di per sé potrebbe anche localizzarsi in una sola parte della giornata o addirittura in un singolo atto di rilevante importanza per la vita dell’assistito. Il bisogno di assistenza deve reputarsi permanente e continuo se la necessità dell’aiuto di terzi si manifesti periodicamente anche a distanza di tempo nel corso della giornata, e quindi momenti di assistenza attiva si alternino a momenti di attesa, qualificabili come assistenza passiva” (Cass. 11 aprile 2003, n. 5784).


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La Posta dei lettori Alcuni giorni fa parlando in un gruppo di conoscenti di problematiche mediche, la discussione si è soffermata sul tema de “la comunicazione della diagnosi al malato oncologico”. Quale è la posizione del vostro periodico al riguardo? Un gruppo di lettori Non è affatto semplice dare una risposta alla V/S domanda, premesso che la comunicazione della diagnosi di una malattia cronico/evolutiva come per esempio un tumore, può essere considerata il fulcro e il paradigma di tutte le comunicazioni che possono venirsi a creare nella relazione malato-famiglia-staff curante. In teoria si potrebbe dire che esistono infiniti metodi diversi perché diverse sono le psicologie che interagiscono a seconda della personalità delle persone di volta in volta coinvolte. Dire o non dire? Chi deve pensarci? Come? Quando farlo e in quale misura? Tradizionalmente sono questi gli interrogativi che ci si pone. In particolare nella maggior parte dei Paesi di cultura latina, dove le posizioni sono più sfumate e discordi rispetto a

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quanto si verifica nel mondo anglosassone e nordico, viene lasciato un ampio margine all’incertezza e alla variabilità delle scelte individuali. L’importante, a parere di Ogliastra Sanità, è che la comunicazione della diagnosi non va mai assimilata alla sola trasmissione di informazioni. In questa ottica è fondamentale una positiva ricerca di dialogo interpersonale tra medici, malato, familiari, perché se nella maggioranza dei casi il paziente chiede di conoscere la diagnosi, la stragrande maggioranza dei familiari vuole che questa venga accuratamente occultata. L’attuale orientamento degli oncologi è, comunque, di fornire informazioni se l’ammalato ne fa richiesta. È vero che sono stati messi al bando i termometri a mercurio? Giovanni M. Tortolì Si. La Comunità Europea ha definitivamente approvato la norma che prevede che nei prossimi anni gli unici termometri in circolazione saranno quelli digitali, già ampiamente diffusi nei negozi autorizzati e nelle farma-

cie, eliminando così l’uso di quelli a mercurio che è un metallo fortemente inquinante. A far discutere, però è l’esclusione dal bando di una serie di strumenti anch’essi contenenti mercurio come i termometri per l’ovulazione, per i prematuri e i tipi veterinari, i barometri e gli sfigmomanometri per uso sanitario. “In riferimento all’articolo apparso alla pagina 15 del periodico SANITA’ OGLIASTRA, anno 1° numero 2 luglio 2007, relativo alla P.A. Croce Verde, corre l’obbligo puntualizzare come la stessa è nata. Nel lontano 05.11.1985 sia il sottoscritto che la sig.ra Cesaracciu dopo aver prestato la nostra opera nella Croce Azzurra di Lotzorai (la prima associazione in Ogliastra) decidemmo di far nascere un’associazione a Tortolì. Dopo alcuni contatti con dei cittadini di Tortolì, decidemmo una riunione a casa del sig. Zanet dalla quale scaturì il nome dell’Associazione e il logo dietro mia proposta. Visto e considerato che per poter fondare l’Associazione presso il notaio si aveva bisogno di una certa

Pillole di Sanità di sigarette nei luoghi pubblici, si è già dimostrata un successo. Per questo il Parlamento europeo ha adottato, a luglio, una risoluzione affinché tutti gli Stati del vecchio continente adottino una normativa simile a quella italiana.

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Un gatto in corsia Storia di ordinaria quotidianità quella raccontata dal New England Journal of Medicine, attraverso le parole di un geriatra che opera nel Rhode Island Hospital: un gatto adottato dall’ospedale che vive la sua vita tra le corsie e i letti dei degenti. In tempi di pet therapy non ci sarebbe nulla di strano in una scelta del genere, il gatto è un animale domestico, silenzioso, docile e tendenzialmente pulito. Ma Oscar, questo è il suo nome, ha una particolarità: riconosce e si avvicina ai degenti del reparto che stanno per morire. Con una metodicità che non lascia spazio all’ipotesi di casualità.

cifra, i sigg. Zanet e Benaglio all’epoca facenti parte dl comitato “Stella Maris”, dopo una riunione con gli altri componenti, decisero di devolvere la cifra per le spese notarili. Inoltre mi preme comunicare i soci fondatori visto e considerato che spesso e volentieri non vengono menzionati e sono Cesaracciu, Tedone (decano e unico in attività), Mulas, Monni, Farigu, Debella, Masia, Attori, Loi, Zanet, Benaglio. Si aveva bisogno di una sede e di un mezzo, risorse che vennero messe a disposizione rispettivamente dalla famiglia Mulas (i locali della sede n.d.r.) e dal comune di Tortolì (l’ambulanza n.d.r.) il famoso FIAT 238. (…) Riceviamo e volentieri pubblichiamo la lettera del Sig., Paolo Tedone socio fondatore in attività della P.A.Croce Verde di Tortolì, nella quale puntualizza alcune notizie sulla nascita dell’Associazione. Si ringrazia il Sig. Tedone per le precise notizie che ci ha comunicato sulla nascita dell’Associazione Croce Verde.

Risonanza doppia per il seno Nelle donne operate per tumore della mammella monolaterale, anche l’altra mammella dovrebbe essere controllata con la risonanza magnetica per escludere la neoplasia. È quanto raccomandato dall’American Cancer Society in base a uno studio condotto su circa 1000 donne con diagnosi recente di tumore del seno monolaterale. La risonanza magnetica ha svelato un tumore del seno che alla mammografia risultava sano con una sensibilità del 91%. New England Journal Medicine 2007


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Storia dei Maya La civiltà Maya si sviluppò dal 1500 a.c.soprattutto nelle giungle dello Yucatán e sugli altopiani centrali del Guatemala e dell’Honduras britannico (oggi Belize). C’erano città-stato simili a quelle dell’antica Grecia o dell’Italia medievale ed ognuna era governata da un capo ereditario, che esercitava funzioni amministrative, esecutive e probabilmente anche religiose. All’attività dei maya si devono numerosi centri urbani tra i più spettacolari dell’antichità: Tikal, Palenque, Piedras Nigras. Uxmal, Chichén Itzà. Ogni città possedeva leggi proprie. La memoria della cultura Maya è scolpita chiaramente e ampiamente sui templi, sui palazzi, sulle piramidi, e soprattutto è descritta nei geroglifici delle steli, sulle quali con accuratezza sono segnate le date, sono raffigurati gli eventi ed è ritratta la vita della gente. Nel commercio le città erano rivali, ma dall’assenza quasi totale di scene di battaglia sulle steli si desume che raramente la loro rivalità conduceva alla guerra. La prosperità della campagna si riversava nelle città, si innalzavano così edifici. I Maya furono capaci di dare vita al massimo della loro espressione di cultura dove sorsero i loro più grandi centri: vaste ed articolate strutture architettoniche, stuccate e colorate, con elementi del tipo “a falsa volta”, unite fra loro - ed è stupefacente - da strade lastricate che attraversavano la giungla. L’uomo comune era di solito un coltivatore di mais: doveva raccoglierne a sufficienza per nutrire se e la sua famiglia e per pagare il tributo ai governanti, ai nobili e ai sacerdoti. I coltivatori e i mietitori di mais, alimento principale dei Maya, diedero impulso decisivo alla formazione della cultura: il

che secondo i Maya era il mezzo mediante il quale i mortali potevano stabilire un contatto con il mondo “superiore” e con quello “inferiore” di Xibalba.

surplus del granoturco, la cui produzione era abbondante e facile, rifluiva nei centri urbani e finanziava il lavoro dei sacerdotiscienziati, che indagavano i misteri della terra e delle stelle, sviluppavano un complicato sistema cosmologico, approfondivano lo studio dell’astronomia, della scrittura e della matematica. Sotto gli influssi della potente cultura irradiata da questi centri, gli antichi Maya realizzarono uno dei complessi di cultura materiale e di cultura teorica più raffinato di quei tempi. Furono straordinari artisti e scienziati, raffinatissimi esecutori e teorizzatori senza pari e raggiunsero in tutti i campi quelle che, almeno secondo certi canoni, erano le vette più alte del loro tempo. I codici maya che ci sono pervenuti danno testimonianza della incredibile completezza e accuratezza delle loro conoscenze: in astronomia, solo per citare un esempio, calcolarono l’anno solare con gran precisione: Calcolarono l’anno 2500 a.c. in 365.24249 giorni e calcolarono l’anno 1000 in 365.2421954 giorni. Attualmente, la NASA lo calcola in 365.242128 giorni. C’è da notare che la NASA si avvale di un regolo atomico e la cultura Maya dei suoi codici!

OTTICA

Lo splendore della civiltà maya raggiunse il suo apogeo nel 600-800, poi, come un vento gelido, la desolazione spazzò quella terra e la giungla s’impadronì del mondo maya. Certamente fu importante motivo della decadenza il fatto che la tecnologia agricola divenne insufficiente a coprire le esigenze economiche: crollo economico, carestie, rivolte, guerre fecero sgretolare nel giro di pochi decenni il mondo maya, costruito in secoli di paziente fatica. Ci fu anche un uragano di imponenti dimensioni che, nel 1464, imperversò sullo Yucatán settentrionale e a questo seguirono delle pestilenze, ultima delle quali fu probabilmente il vaiolo.

D’altro canto sono anche passati alla storia per una religione violenta che prevedeva sacrifici umani anche collettivi. Sono stati ritrovati infatti dagli archeologi fosse con migliaia di teschi umani a dimostrarlo. Per tutta la vita i Maya modificavano l’aspetto del corpo attraverso pratiche che richiedevano costanza, coraggio e resistenza al dolore. Carattere meno permanente, ma altrettanto cruento, avevano le ferite che i Maya si procuravano per gli autosacrifici rituali trafiggendosi la lingua o le dita per offrire il proprio sangue come nutrimento agli dei. Esiste un glifo che in particolare esprime questa pratica: quello che letteralmente significa“la fuoriuscita di sangue”. Tale pratica era riservata in special modo ai Re ed ai Sacerdoti che “dovevano” innalzarsi al cielo. Questo rito, consisteva per gli uomini nel perforare il pene con spine o oggetti aguzzi di ossidiana, per poi far passare nei fori praticati alcuni steli di paglia; nelle donne i punti da perforare erano la lingua e le labbra. Durante questo rito si cadeva in uno stato di trance e si viveva un’esperienza allucinatoria, dato che si faceva uso anche di sostanze stupefacenti. L’allucinazione e lo stato di stordimento, dovevano portare alla visione del Serpente Sacro, simbolo stesso del sangue versato,

L’essere supremo e le altre divinità L’Essere Supremo venerato nello Yucatán era Hunabku (hunab, uno, e ku, dio), creatore del cielo e della terra e padre degli dei. Protettore dei sacerdoti è la divinità celeste Kukulcan (serpente piumato verde), al quale erano consacrati un tempio e una fonte a Chichén Itzá. Sul regno dei morti vegliava Hunakau (il capo), raffigurato da uno scheletro. Dea del suicidio è Ixtab (la signora della fune), che faceva entrare direttamente in paradiso coloro che si impiccavano. Alimentazione I Maya erano una società agricola, coltivavano oltre il mais, la camote (patata americana), i frìjol (fagioli neri) e la yuca. Completavano la loro dieta con

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i prodotti della caccia e della pesca. Il mais in forma di impasto era la base della cucina maya. Era alla base delle tortillas e dell’ atole, una minestra calda che si beveva a colazione. Il cioccolato, era conosciuto come “la bevanda degli dei” e ciò era dovuto al fatto che, per legge, poteva berlo solo la nobiltà. Un vecchio racconto chapaneco racconta che dopo che gli spagnoli resero il cioccolato una bevanda comune, i maya iniziarono a berlo in chiesa per poter sopportare le lunghe messe! Attualmente in Chapas esiste una bibita speciale a base di cioccolata chiamata tascalate ottenuta con una miscela di cioccolato, pinoli, achiote, vaniglia e zucchero. Il chicle è una sostanza estratta dal chicozapote, una pianta di cui sono ricchi lo Yucatan e il Guatemala, e per molti anni è stato alla base della produzione internazionale delle gomme da masticare, attualmente si utilizzano prodotti sintetici. Si utilizzavano le zucche per trasportare acqua, miele, liquori, tortillas e semi, spesso servivano da piatti e da catino per lavarsi il viso. I frutti tropicali come il mango, il plátano, la guayaba, la papaya, la piña, la sandía, il mamey e la guanábana sono ed erano abbondanti nei territori maya.

Igiene e medicina I Maya furono un popolo pulito: come oggi, per loro il bagno giornaliero era di regola. In caso di malattia i Maya potevano chiedere aiuto al sacerdote, all’uomo di medicina, allo stregone, i quali ricorrevano variamente alle erbe mediche e alle pratiche magiche. Un complicato sistema astrologico sistemava il destino del neonato a seconda del giorno e dell’ora della sua venuta al mondo. Un rituale dettagliato seguiva il bimbo fin dalla nascita. Vigevano poi i riti particolari per la cerimonia dell’iniziazione, l’addestramento delle donne, la preparazione al matrimonio e ogni altra fase della vita, fino al complicato culto che accompagnava il morente. Le resine degli alberi venivano usate come pigmenti, incensi, mordenti o collanti. Vi era inoltre un ricchissimo repertorio terapeutico che attingeva sia dal mondo animale che vegetale e minerale: dagli analgesici, agli abortivi, agli afrodisiaci. I Maya si pettinavano in tanti modi diversi. Sia gli uomini che le donne si decoravano la faccia e il corpo con pendenti, bracciali, collane e dipinti. I Maya per raggiungere quelli che venivano considerati i propri canoni estetici, si sottoponevano ad una serie de deformazioni fisiche. Una era la deformazione del cranio. Per ottenerla intervenivano nel neonato a quattro o cinque giorni dalla nascita: gli collocavano sulla fronte e sulla parte posteriore del capo delle tavolette legate fortemente con dei lacci e, trascorso qualche tempo, la testa rimaneva appiattita per sempre. Altro segno di bellezza era lo strabismo e per ottenerlo le madri legavano ai capelli dei loro piccoli delle palline di resina che, cadendo sopra gli occhi, obbligavano i piccoli a torcere lo sguardo. Utilizzavano le erbe e dei rituali che venivano eseguiti dai sacerdoti. Anche attualmente sono decine le erbe medicinali

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usate dai “curanderos” delle comunità. Abbiamo notizia che venivano eseguiti dei piccoli interventi chirurgici e veniva praticato l’incastonamento di pietre di giada nella dentatura. Nello Yucatan, nel Belize e nel Guatemala di oggi è presente la medicina industriale simile alla nostra, ma risulta troppo cara per quelle popolazioni e pertanto viene riscoperta la medicina tradizionale che è praticata da 5 figure fondamentali: Colui che ascolta il polso. Praticamente è considerato come un “medico generico” ed è in grado di diagnosticare malattie. L’ascoltatore del polso che con le tre dita della mano sente il fluire del sangue e può dire con “esattezza” se la patologia deriva dalla paura, dall’invidia, dagli spiriti maligni oppure dalla forza della natura. Colui che prega sulle montagne. Le montagne sono luoghi sacri per i Maya. Il curatore si reca su una collina (considerata particolarmente sacra) per pregare quando nella comunità ci sono problemi sociali, per risolvere un conflitto interfamiliare o per curare una grave malattia L’ostetrico. Sa esattamente come aiutare una donna prima, durante e dopo il parto. Utilizza erbe che egli stesso va a raccogliere e che conosce molto bene ed è anche in grado di curare alcune malattie del neonato. Colui che cura le ossa. Per mezzo di massaggi, fischi e soffi rituali che servono per mandare via gli spiriti maligni, il curatore d’ossa risolve fratture, distorsioni e dolori in generale. Erborista. Forse è il ruolo più importante di tutta la medicina Maya. Gli erboristi conoscono tutti i tipi di piante e di erbe. Prima di tagliarle devono celebrare una piccola cerimonia rituale. Non tutte le piante vanno tagliate alla mattina; quelle per curare la paura ad

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esempio, vanno tagliate nel pomeriggio, quando il sole tramonta, perchè hanno recuperato energia per tutto il giorno. Laura Meloni

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Anno I - Numero 3 - Ottobre 2007 Autorizzazione Tribunale di Lanusei N. 3706 del 3 Ottobre 2006 Spedizione in Abbonamento Postale 45% art. 2 comma 20/b legge 662/96 Filiale di Lanusei Editore Associazione di Volontariato Mano Tesa Ogliastra Direttore Responsabile Nino Melis Comitato di Redazione Salvatore Brau, Paola Contu Marilena Lara, Tonino Loi Severina Mascia, Laura Meloni Natalino Meloni, Giorgio Pisu Gianfranco Pittau, Cettina Pulvirenti Giuseppe Schiavone Redazione Via Tirso, 32 Tortolì Tel. 348 5188407 Tel. 339 7111110 Fax 0782 77020 Grafica e Stampa Grafiche Pilia - Tortolì Per Aiutare Mano Tesa Ogliastra

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Rivista Ogliastra Sanità - Anno 1 - Numero 3 - Ottobre 2007