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Ogliastra Sanità

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Periodico a cura di Mano Tesa Ogliastra

Anno 4 - Numero 11 - Marzo 2010

I tumori del pancreas

EDITORIALE di Natalino Meloni Una giornata al pronto soccorso

Nel momento in cui si accede all’Ospedale di Lanusei si resta subito impressionati dalla lunga fila di persone che è costantemente presente nella sala d’aspetto del Pronto Soccorso. Trascorrervi buona parte della giornata, per accertamenti che potrebbero essere espletati nell’arco di mezz’ora, è sempre più frequente. Al suo arrivo il paziente viene sottoposto, da un infermiere formato e preposto a questo compito, a triage, un termine francese che indica una sorta di selezione della gravità, e gli viene assegnato un codice colore. Si va dal codice bianco secondo cui non è presente alcuna urgenza e il paziente può rivolgersi al proprio medico, al codice verde che rappresenta un’urgenza minore e il paziente riporta delle lesioni che non interessano le funzioni vitali ma va curato, al codice giallo in cui esiste l’urgenza ma il paziente non corre pericolo di vita, al codice rosso in cui è invece presente l’imminente pericolo di vita. Il maggior numero di interventi ricadono nel codice verde e in questo caso il paziente viene relegato in una posizione secondaria e non serve che il malato lamenti dolore o angoscia, ci sono i casi più urgenti! Ma perché tanto afflusso al Pronto Soccorso? Il principale motivo è che si tratta dell’unica postazione di urgenzaemergenza presente nella provincia. Certo, esiste il medico di famiglia che però, per legge, non ha obbligo di reperibilità. Ma, anche quando reperito, spesso è (Segue a pag. 2)

Si tratta di neoplasie con un decorso molto aggressivo e rappresentano attualmente la 4ª-5ª causa di morte per tumore nel mondo occidentale. Negli ultimi decenni l’incidenza del cancro pancreatico è sensibilmente aumentata, sia in seguito al miglioramento delle tecniche diagnostiche per cui ne vengono riconosciuti di più perché è meno difficile

vederli, sia per un aumento generalizzato della aspettativa di vita. Effettuare una diagnosi precoce. anche in questo tipo di tumore, è fondamentale per ottenere una prognosi più favorevole. Proprio a facilitare la diagnosi mira la divulgazione degli argomenti che riportiamo nella rubrica sulla prevenzione di questa rivista (a pagina 3)

Intervista al dottor Francesco Pintus Commissario Straordinario della ASL di Lanusei

Il Malocchio

Lo sguardo dei nostri occhi sa trasmettere un’infinità di espressioni: è luminoso nei momenti felici e cupo nella tristezza. Sa trasmettere odio, indifferenza, tenerezza, apprensione. Può suggerire complicità e intesa tra le persone. Spesso è con lo sguardo che ci si innamora. La tra-

Guida alle agevolazioni per i disabili Nel Febbraio 2008, all’interno del 4° numero di “Ogliastra Sanità” vennero elencate, con l’intento di effettuare regolari aggiornamenti, le più importanti agevolazioni fiscali riconosciute dalla legge in favore dei disabili. Poiché nel Dicembre 2009 sono state emanate nuove disposizioni, le stesse vengono compiutamente riportate nelle pagine interne. (a pagina 9)

smissione di tali suggestioni ha fatto sì che, nel tempo, allo sguardo siano state attribuite anche facoltà che esulano dalla semplice capacità espressiva: è il caso del malocchio ancora ampiamente diffuso nelle credenze popolari. (a pagina 21)

Sommario Intervista al dottor Francesco Pintus.......2 I tumori del pancreas..............................3 La posta dei lettori..................................4 Grassi buoni, grassi cattivi.......................5 L’Ogliastra e gli studi sulla longevità.......7 La domanda di invalidità civile................8 Guida alle agevolazioni fiscali per i disabili............................................9 La ASL 4 si cura di una sana crescita dei bambini............................................14 La croce azzurra di Lotzorai....................15 Un vaccino contro la sigaretta................16 Il Dott G. Spanu e l’Ospedale Regionale “N.S. della Mercede” di Lanusei..............17 Sanità in piccole dosi..............................19 Il miele un alimento poco conosciuto.....20 Il malocchio............................................22

Il Dottor Spanu

È stato un grande medico cui tutti gli ogliastrini devono essere sentitamente legati. E’ stato il primo chirurgo dell’ospedale di Lanusei che, in tempi difficili e con pochi mezzi, ha contribuito a salvare, nel vero senso della parola, centinaia di vite che, senza il suo operato, non avrebbero avuto alcuna speranza di sopravvivenza. Ma la sua qualificatissima impronta professionale è stata anche accompagnata da un impegno altrettanto valido nel campo sociale (a pag. 17)

Associazione di Volontariato

A cura di Giusy Ferreli Dal 28 settembre scorso il dottor Francesco Pintus veste i panni di Commissario della Asl di Lanusei. Originario di Santulussurgiu, 39 anni, sposato e padre di due figli, Elena di 10 anni ed Emanuele di 6, si è laureato in Economia e commercio all’Università di Cagliari. Il nuovo manager è stato nominato dall’assessore regionale alla Sanità Antonello Liori per portare avanti la delicata fase di transizione che traghetterà l’azienda sanitaria ogliastrina verso la riforma destinata a cambiare il volto della sanità isolana. Ha iniziato la propria attività lavorativa come imprenditore, insieme al fratello Antonio, mettendo in piedi una società nel campo alimentare. (segue a pagina 2)

mano.tesa.ogliastra@alice.it www.manotesaogliastra.org

Mano Tesa Ogliastra

Via Temo, sn - 08048 Tortolì - Tel. 348 5188407 - 339 7111110 - Fax 0782 77020


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Periodico a cura di Mano Tesa Ogliastra

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Una giornata al pronto soccorso Segue dalla prima pagina

lo stesso medico di medicina generale a inviare al P.S. È infatti pressoché impossibile effettuare nel territorio accertamenti nei tempi che l’urgenza richiede. Per ottenere una radiografia, un elettrocardiogramma, una visita chirurgica possono occorrere anche dei giorni! Al P.S. quelle stesse prestazione si possono eseguire in giornata. Meglio trascorrere qualche ora in più al P.S. piuttosto che girovagare a vuoto alla ricerca di uno specialista. Un ulteriore scoglio emerge negli ultimi mesi dell’anno: di solito dal mese di Ottobre nelle strutture private non si possono più effettuare a carico del Sistema Sanitario Nazionale accertamenti radiologici e di laboratorio in quanto è stato già raggiunto il budget previsto dalla Regione. Quegli esami si possono eseguire solo a pagamento. Per tante persone di questo territorio, in base ad ultime statistiche la provincia Ogliastra possiede un reddito pro-capite tra i più bassi in Italia, è più economico rivolgersi al Pronto Soccorso dove, con un massimo di 15 euro, si riesce ad effettuare la prestazione richiesta. Questa congestione del P.S. ricade poi negativamente all’interno dei reparti ospedalieri dove i medici devono dividersi tra la già impegnativa attività dei reparti e la mole di lavoro straordinaria che proviene dal PS. Rivolgiamo l’invito ai nostri amministratori affinché trovino i giusti accorgimenti per ovviare al calvario di tutti quei pazienti che hanno come unica colpa l’aver smarrito il loro stato di salute.

INTERVISTA AL DOTTOR FRANCESCO Pintus Commissario Straordinario della ASL di Lanusei a cura di Giusy Ferreli

Il Dottor Pintus con Giusy Ferreli durante l’intervista.

Lasciata quell’esperienza ha avviato a Sestu, sua città di residenza, un proprio studio di consulenza fiscale e di organizzazione aziendale. Ha avuto incarichi di consulenza da parte di vari enti privati e pubblici tra cui la Regione Sardegna, la Regione Toscana e da vari enti amministrativi locali. Dottor Pintus che situazione ha trovato alla Asl di Lanusei? Una situazione complessa. Da un lato mi sono trovato un’azienda con i conti in regola, puntuale nei pagamenti dei fornitori e con una struttura amministrativa in grado di far fronte a tutte le evenienze. Dall’altra ho potuto constatare alcune criticità riguardanti la riorganizzazione dei servizi sanitari, in particolar modo quelli ospedalieri. Non dimentichiamoci che l’ospedale è al centro di una vera e propria rivoluzione perchè si sta passando dai vecchi reparti ai Dipartimenti che impongono nuove e più complesse modalità di gestione. Ovunque però, e questo posso dirlo in tutta sincerità, ho trovato professionalità e competenze. Si è dimesso ad appena un mese dal suo insediamento in via Piscinas, ma ad oggi è ancora qui, al comando dell’azienda sanitaria ogliastrina. Ci spiega i motivi? Questioni di carattere personale mi hanno indotto a rassegnare le dimissioni che non sono state accettate. Sono rimasto alla guida della Asl di Lanusei per senso di responsabilità in attesa che arrivasse il mio sostituto. In questo periodo mi sono comunque sempre impegnato al massimo, perchè sentivo e

sento come mio dovere lavorare al meglio nonostante la decisione di dimettermi. Sulla riforma sanitaria, che rappresenta uno dei cavalli di battaglia di questa giunta regionale, come si è mossa questa amministrazione? L’assessore Liori ha chiesto a tutte le ASL di produrre un elaborato propositivo sulla prossima riforma regionale delle aziende sanitarie. Devo dire, con soddisfazione, che la proposta presentata dalla ASL di Lanusei non differisce di molto da quella che è al vaglio dei nostri rappresentanti politici. Tra l’altro abbiamo proposto che in quella che viene definita macroarea, e che riguarda l’accorpamento dei servizi amministrativi, ogni singola ASL si occupi di un settore specifico. Abbiamo inoltre chiesto espressamente che tutte le aziende possano indire autonomamente le gare sotto soglia, quelle cioè che non superano i 200mila euro. Oltre a Dr Scintu, Direttore Sanitario appena nominato, chi saranno i suoi più stretti collaboratori? Dopo la nomina del dottor Orlando Scintu che arriva da Oristano e che dal 2001 ha diretto l’Unità operativa di Endoscopia Digestiva dell’ospedale San Martino, a breve verrà nominato anche il direttore amministrativo. Si parla tanto di decentramento sul territorio dei servizi sanitari. Quali sono i programmi futuri dell’azienda su questo fronte? Innanzitutto il potenziamento dell’Assistenza Domiciliare Integrata, un modalità assistenziale in grado di offrire le cure a domicilio e che viene svolta in collaborazione con il

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medico di medicina generale e una equipe multidisciplinare. Rafforzare le cure a domicilio del paziente comporta notevoli vantaggi: il paziente non deve abbandonare la propria casa e ciò, specialmente nei pazenti anziani, evita frequente disorientamento e agitazione; si decongestionano i reparti ospedalieri con una conseguente migliore gestione interna dei reparti; all’offerta di una prestazione sanitaria più efficace si potrebbe aggiungere, quale ulteriore riscontro positivo, un risparmio sul versante economico. Sarà nostra cura potenziare nei paesi più periferici i centri prelievi, che pure rappresentano un servizio importante, soprattutto per tante persone anziane che, usufruendo di questo servizio, eviterebbero di affrontare faticose trasferte dai loro paesi ai tre centri sanitari di Lanusei, Tortolì e Jerzu. Cosa ne pensa delle associazioni di volontariato e del loro operato? Credo che siano una risorsa straordinaria utile alla nostra organizzazione. E ho il piacere di annunciare che dopo tanti anni di assenza, in ospedale torneranno i volontari. Il loro compito sarà quello di assistere i malati nelle piccole incombenze. Quando ho partecipato alle riunioni che servivano a porre le basi per la costituzione di questo nuovo rapporto di collaborazione mi sono stupito per la partecipazione, in particolare, di tanti volontari giovanissimi. Lei si è sposato ad Arzana e ha scelto di vivere con la sua famiglia nel paese di sua moglie. Una scelta che in questi mesi le ha consentito di vivere appieno questo territorio. Quali sono le sue impressioni? Un’esperienza lavorativa come questa non può essere disgiunta dall’effettivo vivere nel territorio. Trovo l’Ogliastra una terra meravigliosa e difficile allo stesso tempo. Credo però che negli ogliastrini debba aumentare la consapevolezza delle enormi potenzialità presenti nella loro terra per far sì che attraverso il loro impegno emerga quanto di buono c’è in questo territorio. Vi posso assicurare che c’è tanto da dare e da fare.

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La Pagina dellA Prevenzione a cura di Natalino Meloni

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Tumori difficili da diagnosticare e curare

I tumori del pancreas Mentre la maggior parte delle persone non addette ai lavori ha una idea abbastanza chiara di dove siano la maggior parte degli organi che appartengono al corpo umano, per quanto riguarda il pancreas tali cognizioni sono spesso confuse. Si tratta infatti di una grossa ghiandola che normalmente non si palpa, che raramente da sintomi e, prima dell’arrivo delle nuove tecnologie, anche difficile da indagare. Una delle più importanti caratteristiche del pancreas è di essere formata da due componenti molto diverse tra loro: - da una parte cosiddetta esocrina, cioè con secrezione all’esterno, che produce il succo pancreatico che viene immesso direttamente nell’intestino, in forma massiva dopo i pasti, e che serve per aiutare la digestione dei grassi; - da una componente endocrina, con secrezione direttamente nei vasi sanguigni, che produce l’insulina e il glucagone, due ormoni deputati al controllo della glicemia nel sangue e che sono tra i responsabili della comparsa del diabete.

Stomaco Fegato Dotti Biliari

Milza Pancreas

Cistifellea Colon Piccolo Intestino

Corpo Coledoco

Coda

Testa

Dotto Pancreatico

Dove si sviluppano i tumori del pancreas

Il pancreas è situato profondamente nella cavità addominale e può essere suddiviso in tre porzioni: - Testa (che è avvolta dal duodeno la parte di intestino che segue lo stomaco) - Corpo (la porzione centrale) - Coda (la parte terminale del pancreas, quella più vicina alla milza) La testa (che è la parte più voluminosa) è la sede più frequente dei processi tumorali a carico del pancreas. I tumori del pancreas rappresentano un

importante capitolo delle malattie neoplastiche e possono originare sia dalla componente ghiandolare esocrina che da quella endocrina. Possono essere benigni o maligni, così come accade per tutti gli altri organi del corpo. Le neoplasie della parte esocrina sono le più frequenti.

vari. I sintomi comuni includono il dolore addominale, la perdita dell’appetito, ipersensibilità della pelle su torace, addome e regione lombare e schiena, una significativa perdita di peso ed ittero (colore giallo della pelle, più frequente nei tumori della testa del pancreas). Poiché tutti questi sintomi possono essere imputati a molte altre cause la diagnosi del cancro pancreatico è spesso un evento tardivo del suo sviluppo. L’ittero si verifica quando il tumore cresce e la massa ostruisce i condotti deputati al passaggio della bile dal fegato all’intestino, la bile così ristagna e alcune sostanze si accumulano nel sangue determinando quel caratteristico colore giallo della pelle. Il laboratorio è di grande aiuto nella diagnosi che viene fatta principalmente con vari tipi di marker tumorali (come il Ca-19-9) oppure per l’elevata concentrazione di enzimi pancreatici nel sangue (le diastasi). La diagnosi deve essere precisata e circoscritta con la visualizzazione tramite “imaging” radiologico, a tal fine è indispensabile la risonanza magnetica, ma anche l’ecografia dell’addome e l’ecografia endoscopica sono di grande aiuto.

La diagnosi

La vaghezza dei sintomi porta spesso a gravi ritardi nella diagnosi. La diagnosi precoce è infatti molto difficile proprio perché i sintomi sono molto aspecifici e STUDIO ODONTOIATRICO ASSOCIATO Dr. Ennio Arba Dr.ssa Bruna Giaccu

In questo studio si effettuano consulenze e trattamenti in:

CHIRURGIA PARODONTALE Dr. Antonello Raimondi CHIRURGIA IMPLANTARE Dr. Gabriele Caruso ORTOGNATODONZIA Dr. Carlo Aru SINDROME ALGICO-DISFUNZIONALE DELL’A.T.M. (ARTICOLAZIONE TEMPORO MANDIBOLARE)

Dottoressa Emilia Serra Via Lungomare, 20 - 08041 - Arbatax Tel. 0782.66 77 80

Tortolì - Via Temo, 23 - Tel. 0782.62 23 65 Villagrande Strisaili - Via Satta, 1 - Tel. 0782.82 328 38


La Pagina dellA Prevenzione a cura di Natalino Meloni

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Un studio pubblicato in un numero del Journal of the National Cancer Institute del 2009 mette in relazione i grassi saturi e monoinsaturi delle carni animali con il carcinoma pancreatico, e dichiara che specialmente il consumo di carni rosse alla brace sarebbe in rapporto a un aumento statistico del cancro del pancreas.

Vitamina D

Nel settembre del 2006, uno studio a lungo termine concluse che assumere vitamina D può sostanzialmente ridurre il rischio di cancro pancreatico (così come altri cancri) fino a circa il 50%. Sono necessarie ulteriori ricerche scientifiche per comprendere a fondo questo possibile effetto benefico della vitamina D.

Fattori predisponenti • • • • • • • • •

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Età Gengivite o malattia periodontale Genere maschile Fumo di sigaretta Diete ad alto contenuto di carne Assunzione di alcolici Obesità Diabete La pancreatite cronica è stata collegata a questa malattia, ma non è dimostrato che possa essere una causa. Esposizione occupazionale a certi pesticidi, tinture, e prodotti chimici correlati alla benzina Esposizione all’uranio impoverito ed a metalli pesanti come il rubidio o il cesio. Storia familiare Infezione gastrointestinale con il batterio Helicobacter pylori

Trattamento

Il trattamento del cancro pancreatico dipende dallo stadio in cui viene scoperto il cancro. Alcuni recenti progressi della chirurgia oncologica hanno reso possibile la resezione (rimozione chirurgica) di tumori che precedentemente erano non resecabili a causa del coinvolgimento con infiltrazione di alcune grosse arterie. La chirurgia va sempre associata a farmaci come il fluorouracile, la gemcitabine, e l’erlotinib, che sono i farmaci chemioterapici di scelta.

Prognosi

I pazienti diagnosticati con cancro pancreatico generalmente non hanno una prognosi buona, in parte perché normalmente il cancro al pancreas non mostra all’inizio chiari sintomi specifici e ciò comporta che alla diagnosi sia ha già un’avvenuta disseminazione metastatica. Attualmente l’uso della Gemcitabina assieme al Fluorouracile sta allungando i tempi di sopravvivenza.

Spesso il cancro pancreatico provoca collateralmente il diabete mellito. La produzione di insulina viene infatti diminuita per la progressiva compressione, invasione e distruzione delle cellule beta deputate alla produzione dell’ormone.

Prevenzione del cancro del pancreas

Attualmente la prevenzione del cancro pancreatico consiste nell’evitare i fattori di rischio quando possibile.

Fumo di sigaretta

Il fumo di sigaretta è considerato come il fattore di rischio più significativo ed evitabile che può generare cancro al pancreas. Il mantenere un peso salutare e il fare attività fisica può essere utile. Inoltre, si raccomanda l’aumento del consumo di frutta, vegetali, pane e cereali a grano intero. Il consumo di carni rosse viene sconsigliato.

Recente scoperta del ruolo dei micro-RNA

Ricercatori oncologici del “Medical Center” della Ohio State University hanno scoperto che nelle cellule maligne del cancro pancreatico, il tumore presenta un aumento marcato di corte molecole filamentose di alcuni micro-RNA (miRNA) rispetto al tessuto pancreatico benigno dello stesso paziente o rispetto a quello che si trova in un pancreas sano. Questo apre la via a due possibilità: • uno screening più tempestivo, ma probabilmente più costoso del profilo genetico e biochimico che sarebbe una grande innovazione in questo tipo di cancro; • la possibilità di nuove, creative e più efficaci terapie basate sui livelli dei vari micro-RNA. Questa scoperta apre un nuovo entusiasmante fronte nella lotta ad un cancro davvero difficile da aggredire.

Carni rosse

La Posta dei lettori Alla redazione di Ogliastra Sanità

Sono una volontaria vincenziana e, svolgendo la mia attività, sono venuta a conoscenza di una situazione particolare: si tratta di una signora di 56 anni di Tortolì che, dopo aver accudito per buona parte della sua vita la madre degente e bisognosa di assistenza, si è trovata, in seguito alla morte della madre, in una situazione di indigenza assoluta. Non ha alcun reddito, l’unica attività che ha svolto è stata di assistere la madre.

Saltuariamente riceve delle piccole somme dai servizi sociali del comune, ha qualche aiuto da una sorella ma non in maniera continuativa perché anche questa senza disponibilità adeguate e da un’associazione di volontariato. Pur avendo lavorato come badante della madre oggi si trova nella condizione di non poter avere una benché minima pensione in quanto non sono mai stati versati dei contributi previdenziali in suo favore. Risultando disoccupata deve anche pagare il ticket sulle prestazioni sanitarie!

Si tratta infine di una persona che, non essendo affetta da particolari patologie, non si trova nella condizione di poter ottenere l’invalidità civile. Io spero che questa sia una situazione estrema e non comune, però mi sembra assurdo e inaccettabile che uno stato che si dice garante del sociale, non possa e non voglia intervenire per offrire una vita dignitosa anche a chi ha lavorato assistendo la propria madre. Che intervento si potrebbe proporre? Lettera firmata

Il nostro apporto può essere di pubblicare la sua lettera per sensibilizzare i lettori e i nostri amministratori su queste sempre più frequenti situazioni di grave disagio sociale e di rivolgere l’invito a chi volesse offrire un aiuto, anche in termini di proposta di lavoro, per la signora oggetto della lettera, di rivolgersi a questa redazione. La Redazione


Ogliastra Sanità

Negli ultimi 100 anni l’alimentazione della popolazione nei paesi occidentali è radicalmente cambiata. A metà del 18° secolo la dieta era composta da una combinazione equilibrata di cereali, verdure, legumi, una modesta dose di latticini e, nei giorni di festa, anche un po’ di carne. Ormai i grassi costituiscono in media il 40% delle calorie assunte. E’proprio a causa di questa tendenza che in due terzi degli europei si riscontrano livelli di colesterolemia e trigliceridemia superiori alla norma. Se si vogliono adottare abitudini alimentari corrette è necessario ridurre il consumo dei grassi, essendo essi la fonte più concentrata di calorie, prediligendo quelli utili ed eliminando quelli dannosi. Il metabolismo del corpo umano, cui spetta il compito di provvedere al trasporto e allo smaltimento di tutti questi grassi, è impreparato a far fronte a tali eccessi.

La Pagina dell’Alimentazione a cura di Marilena Lara

GRASSI BUONI GRASSI CATTIVI

Ruolo dei grassi

I grassi rappresentano una quota importante nella razione alimentare dell’uomo. Il loro ruolo, una volta assorbiti nell’organismo, è vario, ma può essere schematicamente così distinto: (a) ruolo di deposito di riserve energetiche; (b) ruolo strutturale e funzionale in tutte le cellule, soprattutto a livello della membrana cellulare; (c) ruolo speciale a livello cerebrale specialmente nella fase dello sviluppo. I grassi alimentari, inoltre, sono importanti veicoli delle vitamine liposolubili (A e E ).

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tenuto nel sangue dipende molto dai grassi contenuti nel cibo e in particolare dal grado di saturazione degli acidi grassi.

Gli acidi grassi insaturi rientrano in due principali categorie

poli-insaturi sono chiamati essenziali perché non sono sintetizzabili dall’organismo e devono quindi essere introdotti necessariamente con la dieta. E’noto che in genere nei grassi di origine animale prevalgono gli acidi grassi saturi; i grassi degli animali marini (pesci) sono soprattutto poli-insaturi; quelli di origine vegetale insaturi.

Acidi grassi saturi

Le principali fonti sono prodotti di origine ani-

I grassi non sono tutti uguali

I grassi alimentari sono costituiti da miscele variabili, diverse in composizione a seconda dell’alimento in questione. Vengono tradizionalmente classificati in base alle caratteristiche degli acidi grassi in essi contenuti e cioè: saturi, mono-insaturi e poli-insaturi. Alcuni grassi

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male, derivati da carni grasse, salumi e insaccati grassi, burro, panna,formaggi, mascarpone e altri derivati del latte. L’eccessivo consumo di grassi saturi, oltre a comportare il sovrappeso (9 calorie per 1 grammo di grasso) , implica inevitabilmente un rischio per la salute causando malattie come: il diabete, l’ipertensione arteriosa, malattie cerebro e cardiovascolari, obesità. Ricerche lunghe e molto accurate hanno dimostrato che la quantità di colesterolo con-

Acidi grassi mono-insaturi: li troviamo soprattutto in prodotti di origine vegetale come l’olio d’oliva (acido oleico, omega 9) e gli altri oli vegetali (olio di girasole, di soia ecc.). Gli acidi grassi monoinsaturi sono “neutrali”per quanto riguarda i loro effetti sul colesterolo, dal momento che non ne fa aumentare né diminuire i livelli. Acidi grassi poli-insaturi: li troviamo , come gli omega-3, nel grasso dei pesci, e sono quelli che proteggono l’apparato cardiovascolare riducono il livello dei trigliceridi nel sangue; negli oli vegetali e nella frutta oleosa troviamo gli omega-6, che riducono il livello del colesterolo.

Effetto dei grassi sulla salute I grassi che noi ingeriamo influiscono sul tasso di colesterolo nel sangue, quello che si deposita nelle pareti delle arterie causando la malattia cardiovascolare detta aterosclerosi, che può avere gravi conseguenze se evolve fino alla produzione di trombi. Fino a qualche decennio fa, l’arteriosclerosi, che significa “indurimento delle arterie”, era ritenuta la semplice e inevitabile conseguenza dell’invecchiamento. Entro certi limiti ciò è vero, in quanto col progredire dell’età quei tubi resistenti ma elastici che sono le arterie, tendono a diventare più rigidi e meno elastici. Il tipo di arteriosclerosi che preoccupa ha un nome speciale,“aterosclerosi”, che prende origine dalla parola greca“àtheros”, che significa “poltiglia”, perché la parte più interna dell’arteria si presenta come se contenesse una poltiglia

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di frustoli di fiocchi di avena, risultanti da una miscela di colesterolo e dei grassi nel sangue che si deposita nella parete arteriosa formando delle chiazze dette ateromi, placche che possono ingrandirsi fino a ridurre fortemente il lume delle arterie e, conseguentemente, ostacolare il passaggio del sangue. Le alterazioni aterosclerotiche possono localizzarsi nelle arterie di diverse parti del corpo, ma soprattutto nell’aorta e nei suoi tronchi principali, nelle coronarie e nel cervello. Quando interessano le coronarie il risultato può essere rapidamente catastrofico dato che per il cuore il rifornimento di sangue avviene esclusivamente attraverso di esse. Le tragiche evenienze che derivano dalle lesioni delle pareti arteriose possono essere evitate dal momento che lo sviluppo dell’aterosclerosi si realizza in un lungo periodo di tempo e in presenza di valori del colesterolo che si mantengono costantemente alti attraverso i mesi e gli anni. Tutto il colesterolo contenuto nella dieta deriva da prodotti di origine animale (i vegetali non contengono colesterolo) e circa un terzo dell’apporto medio giornaliero di esso proviene dalla carne, un terzo dalle uova ed un terzo dagli altri grassi animali (comprendenti latte e derivati). D’altra parte gli oli di pesce ( omega 3) possono avere un effetto favorevole per la prevenzione delle malattie cardiovascolari o delle loro complicanze. Come l’aspirina, ad esempio, essi interferiscono nella coagulazione del sangue (aggregazione piastrinica) e quindi contribuiscono a prevenire la trombosi. Nel complesso, i polinsaturi omega-3 sono promettenti per la prevenzione sia primaria, cioè quando ancora la malattia non si è ancora sviluppata, che secondaria, evitando il manifestarsi delle complicazioni della malattia cardiovascolare.

Come evitare il danno alla salute da eccessivo consumo di grassi

Il primo passo nel trattamento e, soprattutto nella prevenzione, dell’ipercolesterolemia, o di altre forme di dislipidemia, consiste nella terapia dietetica. In generale, tutti gli individui di età superiore ai due anni dovrebbero seguire uno schema di alimentazione che consenta di mantenere relativamente basso il livello del colesterolo e quindi di prevenire o ritardare lo sviluppo di aterosclerosi. La terapia dietetica implica la riduzione del consumo delle principali

La Pagina dell’Alimentazione a cura di Marilena Lara e ovvie fonti di acidi grassi saturi e colesterolo, nonché la riduzione del peso corporeo fino ad un limite accettabile. Nella dieta devono essere evitate le grandi quantità di qualsiasi genere di grasso a causa del loro fortissimo apporto calorico, certamente maggiore, a parità di peso, di quello di qualsiasi altro tipo di alimento. Si può abbassare il livello del colesterolo non solo riducendo la quota di grassi di origine animale (grassi saturi) nell’alimentazione ma anche sostituendoli con oli vegetali ( grassi insaturi). Fra questi, si tende a dare la preferenza all’olio d’oliva extravergine rispetto ad altri tipi di grassi per la maggiore stabilità e minore ossidabilità che esso garantisce grazie alla presenza della vitamina E. E’ bene usare l’olio d’oliva sia per condire a crudo sia per cucinare, avendo esso un punto di fumo intorno ai 210° (il punto di fumo corrisponde alla temperatura massima raggiungibile da un olio prima che questo inizi a bruciare e a favorire la produzione di sostanze tossiche). L’olio di oliva risulta il migliore tra gli oli anche dal punto di vista della digeribilità : se consideriamo pari a 100 la digeribilità dell’olio d’oliva, quella dell’olio di semi di girasole risulta essere 83, quella dell’olio di arachidi scende a 81 e quella dell’olio di mais arriva appena a 36. La qualità dell’olio d’oliva dipende dal metodo di estrazione dalle olive : gli oli migliori (extravergine e vergine) vengono ottenuti mediante procedimenti meccanici di molitura a freddo o spremitura dei frutti senza alcuna manipolazione chimica; sia quelli di oliva che di sansa di oliva vengono prodotti con processi di raffinazione che ne neutralizzano l’elevata acidità di partenza ed eliminano altri

gravi difetti organolettici. Gli oli di oliva raffinati, oltre a presentare gusto e aroma non buoni, a causa dei trattamenti chimici a cui sono sottoposti, conservano ben poco del valore nutritivo tipico dell’olio vergine ed extravergine. E’ consigliabile acquistare olio d’oliva extra vergine, che, per legge, deve essere estratto a freddo, senza il ricorso a trattamenti termici. Secondo i nuovi regolamenti dell’unione europea,per gli oli d’oliva vergine ed extravergine è stata introdotta l’obbligatorietà dell’indicazione , nell’etichetta, oltre che di tutte le caratteristiche, della sua origine per cui tutti possono sapere esattamente cosa stanno comprando e la località dove vengono prodotti. 1) Olio extravergine d’oliva: ottenuto dalla spremitura meccanica delle olive, con l’esclusivo utilizzo di mezzi fisici per il lavaggio, la sedimentazione, la filtrazione e con un contenuto di acidità, espressa come acido oleico, inferiore a 1 grammo ogni 100 grammi. Il punteggio organolettico deve essere uguale o superiore a 6,5. 2) Olio vergine d’oliva: ottenuto come l’extravergine, di gusto irreprensibile; la sua acidità, espressa in acido oleico, non può essere superiore a 2 grammi ogni 100 grammi. Il punteggio organolettico(sapore, odore, aspetto) deve essere uguale o superiore a 5,5. 3) Olio d’oliva: ottenuto da un taglio di olio di oliva raffinato che ha cioè subito un trattamento chimico, volto all’eliminazione dei difetti, e di oli di

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oliva vergini diversi dall’olio lampante (così chiamato perché in passato veniva utilizzato per alimentare le lampade ad olio), con caratteristiche organolettiche non commestibili e con acidità 3,3. Questo olio non può superare 1,5 di acidità. 4) Olio di sansa di oliva: ottenuto da un taglio di olio di sansa di oliva raffinato e di oli di oliva vergini diversi dall’olio lampante; la sua acidità, espressa in acido oleico, non può eccedere 1,5 grammi per 100 grammi. La differenza tra i primi due oli e gli altri è sostanziale. Mentre gli oli di oliva vergine ed extravergine possono essere ottenuti esclusivamente mediante processi fisici e meccanici, senza alcuna manipolazione chimica, gli oli di oliva e di sansa di oliva vengono prodotti con processi di raffinazione necessari per neutralizzare l’elevata acidità di partenza e altri gravi difetti organolettici prima citati.

Concludendo

Quanto esposto finora ci fa arrivare ad una considerazione molto semplice circa il modello alimentare finalizzato alla protezione della salute e al controllo dei fattori di rischio relativi alle malattie cerebro-cardiovascolari e cronico degenerative. Per noi, che viviamo in una terra (Ogliastra ), dove esiste un’ampia disponibilità di olio di oliva di ottima qualità, è facile realizzare un sano comportamento alimentare che si contraddistingua per la prevalenza dell’uso dell’olio extravergine o vergine di oliva, sia nelle famiglie, nella ristorazione scolastica, nei ristoranti e nelle diverse mense presso le quali consumano regolarmente i propri pasti diverse categorie di lavoratori. Prediligendo per la nostra alimentazione l’olio d’oliva rispetto al burro, alla panna, al lardo e a tutti gli altri grassi di origine animale, avremo una vantaggiosa ricaduta sulla nostra salute.

DIETOLOGIA Dr. Marilena Lara Specialista in Dietologia Specialista in Geriatria

Riceve per appuntamento Via Mons. Virgilio, 72 Tortolì Tel. 0782 667277 - 0782 624861 - 333 5871954


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Periodico a cura di Mano Tesa Ogliastra

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L’Ogliastra al centro degli studi sulla longevità Dr. Gianni Pes, Dr. Francesco Tolu

Da oltre un decennio la popolazione dell’Ogliastra è oggetto di una particolare attenzione da parte di demografi, nutrizionisti e genetisti a causa della straordinaria longevità dei suoi abitanti, che raggiunge i valori più elevati al mondo. Già negli anni ’70 alcuni dati ISTAT indicavano che l’aspettativa di vita a 60 anni in questa regione era la più elevata in Italia e, soprattutto, che quella maschile superava quella femminile contrariamente a quanto accade nel resto dell’Italia. Stranamente, fino agli anni ’90 nessun demografo si preoccupò di analizzare e giustificare queste cifre eccezionali, ritenendole conseguenza di errori nei documenti anagrafici. Nell’ottobre del 1999, un ricercatore dell’Università di Sassari di nome Gianni Pes, che aveva già segnalato una prevalenza più bassa di tumori nella zona dell’Ogliastra, dimostrò che il tasso di prevalenza delle persone ultracentenarie nella zona era superiore non solo alla media nazionale ma anche ai valori riportati nella maggior parte dei paesi europei. Egli presentò per la prima volta questi dati durante un simposio internazionale sulla longevità a Montpellier, in Francia, nel 1999, incontrando un generale scetticismo tra i demografi

presenti. Tra i partecipanti al convegno vi era anche il demografo belga Michel Poulain, che per 30 anni aveva studiato regioni longeve in tutto il mondo; Poulain fece apposta un viaggio in Sardegna durante il quale verificò i registri di nascita e di decesso dei 40 comuni sardi a più alta longevità dando così inizio ad uno studio insieme a Pes per mappare in maniera più estesa la longevità di tutta la popolazione sarda. Nel tracciare le mappe dei comuni longevi i due ricercatori si servirono di un pennarello blu, dando così origine al famoso termine “Zona Blu” che attualmente viene utilizzato in tutto il mondo dagli studiosi per indicare aree dove un numero particolarmente elevato di individui vive al di là della normale aspettativa di vita. Nel 2004, Poulain, Pes, insieme ad altri colleghi, pubblicarono un articolo scientifico sulla rivista Experimental Gerontology, in cui l’Ogliastra veniva individuata come una delle aree più longeve al mondo. I comuni con indice di longevità più elevato sono in ordine alfabetico: Arzana, Baunei, Fonni, Gavoi, Lodine, Mamoiada, Ollolai, Orgosolo, Ovodda, Taluna, Tiana, Triei, Urzulei, Villagrande Strisaili. Il fenomeno della Zona Blu sarda è più marcato negli uomini: mentre nella maggior parte dei paesi il rapporto tra donne e uomini a 100 anni è di 6:1, in Ogliastra il rapporto è invece di 1:1. È interessante notare che quest’area di longevità eccezionale è situata in una regione montuosa rimasta relativamente isolata fino a tempi recenti. Nel 2004 il giornalista ed esploratore americano Dan Buettner fece il suo ingresso nella vicenda della Zona Blu. Dopo aver letto l’articolo di Pes e Poulain, fece un viaggio in Sardegna appositamente per visitare la zona

MEDISAN

ORTOPEDIA SANITARIA di Mario Pintor

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dell’Ogliastra e nel 2005 scrisse un articolo sulla longevità sarda per la rivista National Geographics e riuscì a convincere la rivista stessa a finanziare una serie di spedizioni in altri paesi del mondo alla ricerca di altre Zone Blu. Sotto la direzione di Pes e Poulain creò un’equipe, formata anche da fotografi, cineoperatori, e interpreti, che ha certificato l’esistenza di“Zone Blu nell’isola di Okinawa in Giappone, nella penisola di Nicoya nel Costa Rica, presso la comunità religiosa degli Avventisti di Loma Linda in California e nell’isola greca di Ikaria nel Mar Egeo. L’equipe conduce interviste, esamina i registri civili e parrocchiali, effettua l’analisi del DNA e raccoglie informazioni su tutto ciò che può riguardare la salute e l’aspettativa di vita delle popolazioni interessate: alimentazione, attività fisica, clima, assistenza sanitaria, relazioni familiari, cercando di identificare gli aspetti in comune tra tutte le Zone Blu; l’obiettivo è quello di spiegare come mai queste popolazioni che vivono in zone apparentemente così diverse sembrano vivere sane e più a lungo rispetto a quelle della maggior parte dei paesi del mondo occidentale. Al momento non si conosce la spiegazione del fenomeno delle Zone Blu, anche se gli studi sui gemelli hanno dimostrato che i fattori genetici influiscono per un 20-25% e i fattori ambientali e legati allo stile di vita per un 75-80%. Chiarire questo mistero richiederà una strategia multidisciplinare che tenga conto dell’alimentazione, dell’attività fisica, delle variabili socio-economiche e del percorso storico delle popolazioni che vivono e hanno vissuto in queste zone. I primi risultati emersi dal confronto tra le varie zone blu del mondo, indicano che l’attività

motoria compiuta dagli individui durante tutto l’arco della vita e un’alimentazione moderata giocano un ruolo più importante per la longevità rispetto ai fattori genetici. Secondo l’endocrinologo sassarese Dr. Francesco Tolu, che si occupa da anni di malattie metaboliche e stile di vita, l’alimentazione tradizionale della popolazione ogliastrina era caratterizzata da un consumo di alimenti a basso indice glicemico. Tra questi il pane a fermentazione naturale o a pasta acida, povero di zuccheri semplici e ricco di acido lattico e amido a lento assorbimento, che può aver contribuito in passato a mantenere bassa la prevalenza del diabete mellito in queste zone. Inoltre l’intensa l’attività motoria praticata a causa delle attività di tipo agropastorale prima dell’era della meccanizzazione potrebbe essere stata di cruciale importanza nel ritardare l’insorgenza delle malattie metaboliche e pertanto nel ridurre l’incidenza delle malattie cardiovascolari che rappresentano il principale fattore di accorciamento dell’aspettativa di vita. Purtroppo oggigiorno la longevità di queste popolazioni deve fare i conti col progresso: mentre nel 1960 nella Zona Blu sarda quasi nessuno era sovrappeso oggi circa il 15% degli adolescenti lo è; quindi esiste il rischio che i fattori che hanno permesso il manifestarsi della longevità possano a poco a poco scomparire dallo stile di vita delle giovani generazioni. Per questo occorre a tutti i costi promuovere campagne di sensibilizzazione a partire dall’età scolare durante la quale l’individuo matura il proprio stile di vita, per agevolare l’acquisizione di corretti comportamenti alimentari e la pratica di una costante attività motoria da seguire per tutta la vita.


Periodico a cura di Mano Tesa Ogliastra Dal primo gennaio avviata la nuova procedura

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NUOVE REGOLE PER LA DOMANDA DI INVALIDITÀ CIVILE La legge 102/2009, nota anche come “manovra d’estate”, ha ridefinito le regole per il riconoscimento dell’invalidità civile. L’obiettivo è quello di ridurre i tempi di erogazione delle prestazioni, di semplificare la vita al cittadino, di garantire trasparenza e di evitare frodi o disparità di trattamento consentendo alla Pubblica Amministrazione di fare controlli e di gestire con rigore le proprie risorse affinché possano essere utilizzate per chi ne abbia effettivo bisogno. Ecco come dal 1 Gennaio 2010 avviene la nuova procedura: 1) Il cittadino si reca dal medico certificatore. Per lo più si tratta del medico di famiglia, ma ciò non è indispensabile, qualsiasi medico può richiedere il PIN (cioè un codice d’accesso segreto e personale) all’INPS e diventare un medico

certificatore. L’elenco dei medici certificatori è pubblicata sul sito www.inps.it. 2) IL medico compila il certificato, esclusivamente per via telematica, e lo invia all’INPS e dopo tale invio consegna al cittadino la stampa firmata, che dovrà essere esibita all’atto della visita, e la ricevuta di trasmissione con il numero di certificato. Questa ricevuta attesterà l’avvenuta ricezione. 3) Il cittadino ha ora due possibilità: a) c ollegarsi al sito INPS, richiedere il codice personale di accesso (PIN) e trasmettere personalmente la domanda b) con la ricevuta completa di numero del certificato consegnata dal medico certificatore recarsi presso un patronato, associazione di categoria o

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presso altri soggetti abilitati. 4) La domanda va spedita entro 30 giorni dal suo invio pena la decadenza. A questo punto l’INPS inoltrerà le domande pervenute, sempre per via telematica, alle Aziende Sanitarie Locali e formerà un fascicolo elettronico per ciascun invalido civile. Altra novità è che la Commissione Medica sarà integrata con un medico dell’INPS che potrà garantire un maggiore controllo sugli accertamenti medico legali. La presenza dell’INPS in ogni fase del provvedimento garantirà uniformità di trattamento su tutto il territorio nazionale. In pratica però, quella che poteva sembrare una procedura più semplice, ha mostrato subito alcune criticità. Precedentemente il richiedente in mezza mattina riusciva ad espletare l’intero iter: si recava dal medico, ritirava il certificato cartaceo, compilava in pochi minuti la domanda e spediva tutto alla Commissione medica locale. Oggi l’iter è meno semplice perché la certificazione da parte del medico non avviene subito, la compilazione è infatti

più complessa rispetto al metodo precedente e di solito il medico si riserva di consegnarla almeno il giorno successivo alla richiesta. Ha necessità infatti di compilarla fuori dall’orario di ambulatorio per non bloccare l’attività per almeno 20 – 30 minuti. Spesso l’invio telematico crea problemi o perché manca la connessione internet o perché non è attivo il sito INPS. Altro fatto sfavorevole è che chi non sa interagire con il computer deve obbligatoriamente servirsi di un patronato o altro ente. Va precisato che i patronati e gli altri enti abilitati devono offrire gratuitamente questa prestazione. Al contrario per quanto riguarda i medici certificatori si tratta di una prestazione libero-professionale quindi con un costo a totale carico del richiedente. La Redazione


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Guida alle agevolazioni Fiscali per i disabili A) QUALI SONO LE AGEVOLAZIONI

9. Regole particolari per i disabili con ridotte o impedite capacità motorie

B) LE AGEVOLAZIONI PER IL SETTORE AUTO 1. Chi ne ha diritto 2. Per quali veicoli 3. La detraibilità ai fini Irpef delle spese per i mezzi di locomozione 4. Le agevolazioni Iva 5. L’esenzione permanente dal pagamento del bollo 6. L’esenzione dalle imposte di trascrizione sui passaggi di proprietà 7. Diritto alle agevolazioni 8. La documentazione

C) LE ALTRE AGEVOLAZIONI 1. La maggiore detrazione Irpef per i figli portatori di handicap 2. Agevolazioni Irpef per alcune spese sanitarie e per i mezzi d’ausilio 3. Detrazione per gli addetti all’assistenza 4. L’aliquota Iva agevolata per ausili tecnici e informatici 5. Altre agevolazioni per i non vedenti 6. Eliminazione delle barriere architettoniche 7. Eredità e donazioni a favore del disabile grave

A) QUALI SONO LE AGEVOLAZIONI La normativa tributaria riconosce benefici fiscali in favore dei contribuenti portatori di disabilità, indicando con chiarezza le persone che ne hanno diritto. In particolare, sono spiegate le regole e le modalità da seguire per richiedere le seguenti agevolazioni:

PER I FIGLI A CARICO Per ogni figlio portatore di handicap fiscalmente a carico spettano le seguenti detrazioni: • per il figlio di età inferiore a tre anni 1.120 euro; • per il figlio di età superiore a tre anni 1.020 euro. Con più di tre figli a carico la detrazione aumenta di 200 euro per ciascun figlio a partire dal primo.

Le detrazioni sono concesse in funzione del reddito complessivo posseduto nel periodo d’imposta e il loro importo diminuisce con l’aumentare del reddito fino ad annullarsi quando il reddito complessivo arriva a 95.000 euro.

PER I VEICOLI • La possibilità di detrarre dall’Irpef il 19% della spesa sostenuta per l’acquisto; • l’Iva agevolata al 4% sull’acquisto; • l’esenzione dal bollo auto; • l’esenzione dall’imposta di trascrizione sui passaggi di proprietà. PER GLI ALTRI MEZZI DI AUSILIO E I SUSSIDI TECNICI E INFORMATICI • la possibilità di detrarre dall’Irpef

il 19% della spesa sostenuta per i sussidi tecnici e informatici; • l’Iva agevolata al 4% per l’acquisto dei sussidi tecnici e informatici; • la possibilità di detrarre le spese di acquisto e mantenimento (queste ultime in modo forfetario) del cane guida per i non vedenti; • la possibilità di detrarre dall’Irpef il 19% delle spese sostenute per i servizi di interpretariato dei sordi. PER L’ABBATTIMENTO DELLE BARRIERE ARCHITETTONICHE • detrazione d’imposta del 36% sulle spese sostenute fino al 31 dicembre 2011 per la realizzazione degli interventi finalizzati all’abbattimento delle barriere architettoniche.

PER LE SPESE SANITARIE • la possibilità di dedurre dal reddito complessivo l’intero importo delle spese mediche generiche e di assistenza specifica. PER L’ASSISTENZA PERSONALE • la possibilità di dedurre dal reddito complessivo gli oneri contributivi (fino all’importo massimo di 1.549,37 euro) versati per gli addetti ai servizi domestici e all’assistenza personale o familiare; • la possibilità di detrarre il 19% delle spese sostenute per gli addetti all’assistenza personale, da calcolare su un ammontare di spesa non superiore a 2100 euro, a condizione che il reddito del contribuente non sia superiore a 40.000 euro.


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B) le agevolazioni per il settore aUTO 1. Chi ne ha diritto Sono ammesse alle agevolazioni le seguenti categorie di disabili: a) non vedenti e sordi; b) disabili con handicap psichico o mentale titolari dell’indennità di accompagnamento; c) disabili con grave limitazione della capacità di deambulazione o affetti da pluriamputazioni; d) disabili con ridotte o impedite capacità motorie. I non vedenti sono coloro che sono colpiti da cecità assoluta o che hanno un residuo visivo non superiore ad un decimo ad entrambi gli occhi con eventuale correzione. Per quanto riguarda i sordi, l’art. 1 della L. n. 68/99 definisce tali coloro che sono colpiti da sordità alla nascita o prima dell’apprendimento della lingua parlata. I disabili di cui ai punti 2 e 3 sono quelli che versano in una situazione di handicap grave certificata dalla Commissione per l’accertamento dell’handicap presso la ASL. I disabili di cui al punto 4 sono coloro che presentano ridotte o impedite capacità motorie e che non risultano, contemporaneamente, “affetti da grave limitazione della capacità di deambulazione”. Solo per tale categoria di disabili il diritto alle agevolazioni continua ad essere condizionato all’adattamento del veicolo.

2. Per quali veicoli Le agevolazioni per il settore auto possono essere riferite oltre che agli autoveicoli, anche ai seguenti veicoli: • motocarrozzette • autoveicoli o motoveicoli per uso promiscuo, o per trasporto specifico del disabile • autocaravan (solo per la detrazione Irpef del 19%). 3. La detraibilità ai fini irpef delle spese per i mezzi di locomozione • Spese di acquisto

Le spese riguardanti l’acquisto dei mezzi di locomozione dei disabili danno diritto a una detrazione d’imposta pari al 19% del loro ammontare. Per mezzi di locomozione s’intendono le autovetture, senza limiti di cilindrata, e gli altri veicoli sopra elencati, usati o nuovi. La detrazione compete una sola volta (cioè per un solo veicolo) nel corso di un quadriennio (decorrente dalla data di acquisto) e deve essere calcolata su una spesa massima di 18.075,99 euro.

all’ufficio locale dell’Agenzia delle Entrate. Se il disabile possiede più veicoli, l’esenzione spetta per uno solo dei veicoli che lui stesso potrà scegliere. • Quello che deve fare il disabile

Il disabile che ha fruito dell’esenzione deve, per il primo anno, presentare o spedire per raccomandata A/R all’Ufficio competente (della Regione o dell’Agenzia delle Entrate) la documentazione indicata più avanti, nell’apposito paragrafo. La documentazione va presentata entro 90 giorni dalla scadenza del termine per il pagamento non effettuato a titolo di esenzione. Per i disabili per i quali, ai fini della detrazione, non è necessario l’adattamento del veicolo, la soglia dei 18.075,99 euro vale solo per le spese di acquisto del veicolo, restandone escluse le ulteriori spese per interventi di adattamento necessari a consentirne l’utilizzo da parte del disabile (ad esempio la pedana sollevatrice, ecc.); spese che, a loro volta, possono fruire della detrazione del 19%, in base a quanto illustrato più avanti. • Spese per riparazioni

Oltre che per le spese di acquisto, la detrazione spetta anche per le riparazioni, escluse quelle di ordinaria manutenzione. Sono esclusi anche i costi di esercizio quali il premio assicurativo, il carburante e il lubrificante. • Intestazione del documento comprovante la spesa

Se il disabile è titolare di redditi propri per un importo superiore a 2.840,51 euro, il documento di spesa deve essere a lui intestato. Se, invece, il disabile è fiscalmente a carico, il documento comprovante la spesa può essere indifferentemente intestato al disabile o alla persona di famiglia della quale egli risulti a carico.

4. Le agevolazioni iva È applicabile l’Iva al 4%, anziché al 20%, sull’acquisto di autovetture aventi cilindrata fino a 2000 centimetri cubici, se con motore a benzina, e fino a 2800 centimetri cubici, se con motore diesel, nuove o usate e sull’acquisto contestuale di optional. È applicabile l’Iva al 4%, anche alle prestazioni di adattamento di veicoli non adattati già posseduti dal disabile.

5. L’esenzione permanente dal pagamento del bollo L’esenzione dal pagamento del bollo auto riguarda i veicoli indicati nel paragrafo 2 e nella tabella di fine capitolo, con i limiti di cilindrata previsti per l’applicazione dell’aliquota Iva agevolata (2000 centimetri cubici per le auto con motore a benzina e 2800 centimetri cubici per quelle diesel) e spetta sia quando l’auto è intestata allo stesso disabile, sia quando risulta intestata a un familiare di cui egli sia fiscalmente a carico. • L’ufficio competente

L’ufficio competente ai fini dell’istruttoria di nuove pratiche di esenzione dal bollo auto, cui il disabile dovrà rivolgersi, è l’Ufficio tributi dell’ente Regione. Nelle Regioni in cui tali uffici non sono stati istituiti il disabile può rivolgersi

5 per mille L’Associazione Mano tesa Ogliastra per continuare ad offrire il proprio aiuto e sostegno ai malati oncologici e per poter sostenere economicamente la pubblicazione di questo periodico Vi invita a versare a proprio favore il 5 per mille. Codice Fiscale: 91007160913

L’esenzione dal pagamento del bollo auto, una volta riconosciuta per il primo anno, prosegue anche per gli anni successivi, senza che il disabile sia tenuto a rifare l’istanza e ad inviare nuovamente la documentazione. Dal momento in cui vengono meno le condizioni per avere diritto al beneficio (ad esempio, perché l’auto viene venduta) l’interessato è tenuto a comunicarlo allo stesso ufficio a cui era stata richiesta l’esenzione.

6. L’esenzione dalle imposte di trascrizione sui passaggi di proprietà I veicoli destinati al trasporto o alla guida di disabili appartenenti alle categorie sopra indicate (con esclusione dei non vedenti e sordi) sono esentati anche dal pagamento dell’imposta di trascrizione al PRA in occasione della registrazione dei passaggi di proprietà. L’esenzione spetta anche in caso di intestazione a favore del familiare di cui il disabile sia fiscalmente a carico.

7. Diritto alle agevolazioni Potrà beneficiare di tutte le agevolazioni previste (cioè, ai fini Irpef, Iva e bollo auto) anche un familiare che ha sostenuto la spesa nell’interesse del disabile, a condizione che questo sia da considerare a suo carico ai fini fiscali. Per essere ritenuto “a carico” del familiare il disabile deve avere un reddito complessivo annuo entro la soglia di 2.840,51 euro. Ai fini del limite, non si tiene conto dei redditi esenti, come ad esempio le pensioni sociali, le indennità (comprese quelle di accompagnamento), gli assegni e le pensioni erogati ai ciechi civili, ai sordi e agli invalidi civili. Nel caso in cui più disabili siano fiscalmente a carico di una stessa persona, la stessa può fruire, nel corso dello stesso quadriennio, dei benefici fiscali previsti per l’acquisto di autovetture per ognuno dei portatori di handicap a suo carico.

8. La documentazione Per le categorie di disabili che hanno diritto


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agevolato. 3) fotocopia dell’ultima dichiarazione dei redditi da cui risulta che il disabile è a carico dell’intestatario dell’auto, ovvero autocertificazione (nel caso in cui il veicolo sia intestato al familiare del disabile).

alle agevolazioni auto senza necessità di adattamento, la documentazione che deve essere prodotta per attestare il diritto alle agevolazioni è la seguente:

1) certificazione attestante la condizione di disabilità: • per i non vedenti e sordi: certificato che attesti la loro condizione, rilasciato da una Commissione medica pubblica; • per i disabili psichici o mentali: verbale di accertamento dell’handicap emesso dalla Commissione medica presso la ASL dal quale risulti che il soggetto si trova in situazione di handicap grave derivante da disabilità psichica, e certificato di attribuzione dell’indennità di accompagnamento emesso dalla Commissione a ciò preposta; • per disabili con grave limitazione della capacità di deambulazione, o pluriamputati: verbale di accertamento dell’handicap emesso dalla Commissione medica presso la ASL dal quale risulti che il soggetto si trova in situazione di handicap grave derivante da patologie (ivi comprese le pluriamputazioni) che comportano una limitazione permanente della deambulazione; 2) ai soli fini dell’agevolazione Iva, dichiarazione sostitutiva di atto notorio attestante che nel quadriennio anteriore alla data di acquisto non è stato acquistato un analogo veicolo

9. Regole particolari per i disabili con ridotte o impedite capacità motorie Per i disabili con ridotte o impedite capacità motorie (ma non affetti da grave limitazione alla capacità di deambulazione) il diritto alle agevolazioni è condizionato all’adattamento del veicolo alla minorazione di tipo motorio di cui il disabile (anche se trasportato) è affetto. La natura motoria della disabilità deve essere esplicitamente annotata sul certificato rilasciato dalla commissione medica presso la Asl o anche da parte di altre commissioni mediche pubbliche incaricate ai fini del riconoscimento dell’invalidità. Non è necessario che il disabile fruisca dell’indennità di accompagnamento. • Per quali veicoli

Oltre che per le auto e gli autocaravan (per questi ultimi veicoli le agevolazioni sono solo ai fini della detrazione Irpef), i disabili con ridotte capacità motorie, ma non affetti da gravi limitazioni alla capacità di deambulazione, possono godere delle agevolazioni anche sui seguenti veicoli:

- motocarrozzette - autoveicoli o motoveicoli per uso promiscuo, o per trasporto specifico del disabile. • L’adattamento del veicolo

Per i disabili con ridotte o impedite capacità motorie l’adattamento del veicolo è una condizione necessaria per tutte le agevolazioni (Iva, Irpef, bollo e imposta di trascrizione al PRA). Per i disabili titolari di patente speciale, si considera ad ogni effetto “adattata”anche l’auto dotata di solo cambio automatico (o frizione automatica) di serie, purché prescritto dalla Commissione medica locale competente per l’accertamento dell’idoneità alla guida. Gli adattamenti, che debbono sempre risultare

MANO TESA OGLIASTRA ha quale finalità prioritaria offrire sostegno ai malati oncologici e alle loro famiglie;

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dalla carta di circolazione, possono riguardare sia le modifiche ai comandi di guida, sia solo la carrozzeria o la sistemazione interna del veicolo, per mettere il disabile in condizione di accedervi. Tra gli adattamenti alla carrozzeria da considerare idonei si elencano i seguenti, avvertendo che si tratta di indicazione esemplificativa:

• pedana sollevatrice ad azione meccanica/elettrica/idraulica; • scivolo a scomparsa ad azione meccanica/elettrica/idraulica; • braccio sollevatore ad azione meccanica/elettrica/idraulica; • paranco ad azionamento meccanico/ elettrico/idraulico; • sedile scorrevole/girevole atto a facilitare l’insediamento del disabile nell’abitacolo; • sistema di ancoraggio delle carrozzelle con annesso sistema di ritenuta del disabile (cinture di sicurezza); • sportello scorrevole; • altri adattamenti non elencati, purché gli allestimenti siano caratterizzati da un collegamento permanente al veicolo, e tali da comportare un suo adattamento effettivo. Pertanto, non dà luogo ad “adattamento” l’allestimento di semplici accessori con funzione di “optional”, ovvero l’applicazione di dispositivi già previsti in sede di omologazione del veicolo, montabili in alternativa e su semplice richiesta dell’acquirente. • L’IVA agevolata per gli acquisti

Per i disabili con ridotte capacità motorie che però non risultino affetti da gravi limitazioni della capacità di deambulazione, si applicano le seguenti regole: 1) l’acquisto può riguardare – oltre agli autoveicoli – anche motocarrozzette, autoveicoli o motoveicoli per uso promiscuo o per trasporto specifico

del disabile; 2) i veicoli devono essere adattati prima dell’acquisto (o perché così prodotti in serie o per effetto di modifiche fatte appositamente eseguire dallo stesso rivenditore) alla ridotta capacità motoria del disabile; 3) il diritto all’Iva agevolata al 4% riguarda anche le prestazioni rese da officine per adattare i predetti veicoli, anche non nuovi di fabbrica, e i relativi acquisti di accessori e strumenti. • La documentazione

I disabili con ridotte o impedite capacità motorie, ma non affetti da grave limitazione alla capacità di deambulazione, in aggiunta ai documenti indicati al paragrafo 8 dovranno presentare:

1) fotocopia della patente di guida speciale o fotocopia del foglio rosa “speciale” (solo per i disabili che guidano); 2) ai soli fini dell’agevolazione Iva, in caso di prestazioni di servizi o nell’acquisto di accessori, autodichiarazione dalla quale risulti che si tratta di disabilità comportante ridotte capacità motorie permanenti, come attestato dalla certificazione medica in possesso; 3) fotocopia della carta di circolazione, da cui risulta che il veicolo dispone dei dispositivi prescritti per la conduzione di veicoli da parte di disabile titolare di patente speciale oppure che il veicolo è adattato in funzione della minorazione fisico/motoria; 4) copia della certificazione di handicap o di invalidità rilasciata da una Commissione pubblica deputata all’accertamento di tali condizioni, in cui sia esplicitamente indicata la natura motoria della disabilità. Non è agevolabile l’acquisto di quadricicli leggeri, cioè delle “minicar” che possono essere condotte senza patente.


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C) le ALTRE AGEVOLAZIONI 1. La maggiore detrazione irpef per i figli portatori di handicap Le detrazioni Irpef per i familiari a carico variano in funzione del reddito complessivo posseduto nel periodo d’imposta. Sono previste detrazioni di base (o teoriche) il cui importo diminuisce con l’aumentare del reddito, fino ad annullarsi quando il reddito complessivo arriva a 95.000 euro per le detrazioni dei figli e a 80.000 euro per quelle del coniuge e degli altri familiari. Il limite di reddito personale complessivo per ritenere una persona fiscalmente a carico non deve essere superiore a 2.840,51 euro al lordo degli oneri deducibili e della deduzione per l’abitazione principale e pertinenze. La detrazione base per i figli è stata fissata in 800 euro e in 900 euro per i figli di età inferiore a tre anni. Essa aumenta di 220,00 euro per il figlio disabile, riconosciuto tale ai sensi della legge n. 104/92; e di 200 euro per tutti i figli, quando sono più di tre.

quando il disabile è fiscalmente a carico. • Guida alle agevolazioni

Oltre alle spese viste in precedenza sono ammesse alla detrazione del 19%, per l’intero ammontare (senza togliere la franchigia di 129,11 euro) le spese sostenute per: • trasporto in ambulanza del soggetto portatore di handicap;

• acquisto di poltrone per inabili e minorati non deambulanti e apparecchi per il contenimento di fratture, ernie e per la correzione dei difetti della colonna vertebrale; • acquisto di arti artificiali per la deambulazione;

detrazione del 19% (quindi senza applicazione di franchigia) le altre spese riguardanti i mezzi necessari:

• all’accompagnamento; • alla deambulazione; • al sollevamento dei disabili, indipendentemente dal fatto che fruiscano o meno dell’assegno di accompagnamento. È prevista la detrazione del 19% anche per le spese sostenute dai sordi (riconosciuti ai sensi della legge n°381/70) per i servizi di interpretariato. La detrazione del 19% sull’intero importo per tutte le spese sopraesposte spetta anche al familiare del disabile se questo risulta fiscalmente a carico.

2. Agevolazioni irpef per alcune spese sanitarie e per i mezzi d’ausilio Le spese mediche generiche (es.: prestazioni rese da un medico generico, acquisto di medicinali) e di assistenza specifica sostenute dai disabili, sono interamente deducibili dal reddito complessivo. Si considerano di “assistenza specifica” le spese relative all’assistenza infermieristica e riabilitativa, quelle sostenute dal personale in possesso della qualifica professionale di addetto all’assistenza di base o di operatore tecnico assistenziale, sempre che esclusivamente dedicato all’assistenza diretta della persona, le spese per le prestazioni fornite dal personale di coordinamento delle attività assistenziali di nucleo, dal personale con la qualifica di educatore professionale, dal personale qualificato addetto ad attività di animazione e di terapia occupazionale. Tali spese, inoltre, sono deducibili dal reddito complessivo anche se sono sostenute dai familiari dei disabili che non risultano fiscalmente a carico. In caso di ricovero di un portatore di handicap in un istituto di assistenza e ricovero non è possibile portare in deduzione l’intera retta pagata ma solo la parte che riguarda le spese mediche e le spese paramediche di assistenza specifica. A tal fine è necessario che le spese risultino indicate distintamente nella documentazione rilasciata dall’istituto di assistenza. Le spese sanitarie specialistiche (es.: analisi, prestazioni chirurgiche e specialistiche), invece, danno diritto ad una detrazione Irpef del 19% sulla parte che eccede 129,11 euro; la detrazione è fruibile anche dai familiari

• costruzione di rampe per l’eliminazione di barriere architettoniche esterne ed interne alle abitazioni (ma non si può fruire contemporaneamente di questa detrazione e di quella del 36% di cui all’art. 1 della L. 449/97 e successive modifiche, per cui la detrazione del 19% per spese sanitarie spetta solo sulla somma eccedente la quota di spesa già assoggettata alla detrazione del 36% per ristrutturazioni); • trasformazione dell’ascensore per adattarlo al contenimento della carrozzella; • sussidi tecnici e informatici rivolti a facilitare l’autosufficienza e le possibilità di integrazione dei portatori di handicap. Sono tali ad esempio le spese sostenute per l’acquisto di fax, modem, computer, telefono a viva voce, schermo a tocco, tastiera espansa. Sono inoltre ammesse integralmente alla

• Spese sanitarie per particolari patologie sostenute dal familiare

Il contribuente che, nell’interesse di un familiare titolare di redditi tali da non poter essere considerato fiscalmente a carico, e cioè redditi bassi ma comunque non superiori a 2.840,51 euro, sostenga spese sanitarie relative a patologie esenti dal ticket (e che quindi possono riguardare anche i disabili) come cardiopatie, allergie o trapianti, può considerare onere detraibile dall’Irpef la parte di spesa che non trova capienza nell’imposta dovuta dal familiare affetto dalle predette patologie. In questo caso, l’ammontare massimo delle spese sanitarie, sulle quali il familiare può fruire della detrazione del 19% (dopo aver tolto la franchigia di 129,11 euro), è complessivamente pari a 6.197,48 euro. • La documentazione da conservare

Ai fini della deduzione e della detrazione sono considerati disabili, oltre alle persone che hanno ottenuto il riconoscimento dalla Commissione medica istituita ai

sensi dell’art. 4 L. n. 104/92, anche coloro che sono stati ritenuti invalidi da altre Commissioni mediche pubbliche incaricate ai fini del riconoscimento dell’invalidità civile, di lavoro, di guerra, eccetera. In particolare: • per le protesi, oltre alle relative fatture, ricevute o quietanze, occorre acquisire e conservare anche la prescrizione del medico curante, salvo che si tratti di attività svolte, in base alla specifica disciplina, da esercenti arti ausiliarie della professione sanitaria abilitati a intrattenere rapporti diretti con il paziente. In alternativa alla prescrizione medica, il contribuente può rendere, a richiesta degli uffici, un’autocertificazione, la cui sottoscrizione può non essere autenticata se accompagnata da copia fotostatica del documento di identità del sottoscrittore;

• per i sussidi tecnici e informatici, oltre alle relative fatture, ricevute o quietanze, occorre acquisire e conservare una certificazione del medico curante che attesti che quel sussidio è volto a facilitare l’autosufficienza e la possibilità di integrazione del soggetto riconosciuto portatore di handicap; • per documentare l’acquisto di farmaci l’unica prova è costituita dallo “scontrino parlante” che deve contenere: natura (farmaco o medicinale), numero di autorizzazione all’immissione in commercio (AIC), quantità e il codice fiscale del destinatario del farmaco. 3. Detrazione per gli addetti all’assistenza Le spese sostenute per gli addetti all’assistenza personale, nei casi di non autosufficienza nel compimento degli atti di vita quotidiana, sono detraibili nella percentuale del 19%, calcolabile su un ammontare di spesa non superiore a 2.100 euro, purché il reddito del contribuente non sia superiore a 40.000 euro. Sono considerate tali le persone che non sono in grado, ad esempio, di assumere alimenti, di espletare le funzioni fisiologiche e provvedere all’igiene personale, di deambulare, di indossare gli indumenti. Inoltre, deve essere considerata non autosufficiente anche la persona che necessita di sorveglianza continuativa.

- Accertamento dello stato di non autosufficienza. La non autosufficienza deve risultare da certificazione medica. - La documentazione. Le spese devono risultare da idonea documentazione, che può anche consistere in


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una ricevuta rilasciata dal soggetto che presta l’assistenza. - Cumulabilità. Sia la deduzione dal reddito imponibile, che la detrazione d’imposta per gli addetti all’assistenza, non pregiudica la possibilità di dedurre i contributi previdenziali e assistenziali obbligatori versati per gli addetti ai servizi domestici e all’assistenza personale o familiare che, si ricorda, sono deducibili nel limite di 1.549,37 euro. 4. L’aliquota iva agevolata per ausili tecnici e informatici L’aliquota agevolata per i mezzi di ausilio Si applica l’aliquota Iva agevolata del 4% per l’acquisto di mezzi necessari alla deambulazione e al sollevamento dei disabili (es. servoscala). L’aliquota agevolata per i sussidi tecnici e informatici Si applica l’aliquota Iva agevolata al 4% ai sussidi tecnici e informatici rivolti a facilitare l’autosufficienza e l’integrazione dei portatori di handicap.

La Pagina del lEGALE a cura di Severina Mascia La documentazione da consegnare per i sussidi tecnici e informatici Per fruire dell’aliquota ridotta il disabile deve consegnare al venditore, prima dell’acquisto, la seguente documentazione: • specifica prescrizione autorizzativa rilasciata dal medico specialista dell’ASL di appartenenza dalla quale risulti il collegamento funzionale tra la menomazione e il sussidio tecnico e informatico; • certificato, rilasciato dalla competente ASL, attestante l’esistenza di una invalidità funzionale rientrante tra le quattro forme ammesse (cioè di tipo motorio, visivo, uditivo o del linguaggio) e il carattere permanente della stessa.

8.075,99 euro. In questo limite rientrano anche le spese per l’acquisto degli autoveicoli utilizzati per il trasporto del non vedente.

Detrazione forfetaria di 516,46 euro delle spese sostenute per il mantenimento del cane guida

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per l’eliminazione delle barriere architettoniche - riguardanti ad esempio ascensori e montacarichi - anche quelle effettuate per la realizzazione di strumenti che, attraverso la comunicazione, la robotica e ogni altro mezzo tecnologico, siano adatti a favorire

5. Altre agevolazioni per i non vedenti Detrazione dall’Irpef del 19% delle spese sostenute per l’acquisto del cane guida La detrazione spetta una sola volta in un periodo di quattro anni, salvo i casi di perdita dell’animale; spetta per un solo cane e può essere calcolata su un importo massimo di

La detrazione per il mantenimento del cane spetta senza che sia necessario documentare l’effettivo sostenimento della spesa.

Aliquota Iva agevolata del 4% L’agevolazione è prevista per l’acquisto di particolari prodotti editoriali destinati ad essere utilizzati da non vedenti o ipovedenti, anche se non acquistati direttamente da loro: giornali e notiziari, quotidiani, libri e periodici realizzati sia in scrittura braille sia su supporti audiomagnetici per non vedenti ed ipovedenti. 6. Eliminazione delle barriere architettoniche Fino al 31 dicembre 2011, salvo proroghe, è possibile fruire della detrazione Irpef sulle spese di ristrutturazione edilizia. Rientrano tra queste, oltre alle spese sostenute

la mobilità interna ed esterna delle persone portatrici di handicap grave. Tra gli interventi di abbattimento delle barriere architettoniche che danno diritto alla detrazione rientra anche la realizzazione di un elevatore esterno all’abitazione. Per le prestazioni di servizi relative all’appalto dei lavori in questione, è applicabile l’aliquota IVA agevolata del 4%, anziché quella ordinaria del 20%.

7. Eredità e donazioni a favore del disabile grave Per il pagamento dell’imposta di successione e donazione, quando l’erede o il donatario è una persona portatrice di handicap grave, l’imposta si applica esclusivamente sulla parte del valore della quota o del legato che supera l’ammontare di 1.500.000 euro.


Periodico a cura di Mano Tesa Ogliastra

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Genitori Più La ASL 4 si cura di una sana crescita dei bambini Prendersi cura dei propri figli significa pensare alla loro salute già prima del concepimento e lungo tutto l’arco della loro vita. Ma i primi anni meritano una particolare attenzione. La AsL, per mezzo dei propri operatori, ha aderito al progetto “Genitori più”, attraverso il quale si tende a rendere i genitori protagonisti della salute dei propri piccoli. L’impegno della ASL è di fornire un sostegno concreto affinché i genitori siano più informati, più attenti e più sicuri nelle scelte di salute che riguardano i propri figli. Fondamento del progetto Genitori Più è divulgare il rispetto di sette semplici azioni di dimostrata efficacia per la prevenzione dai rischi più importanti per l’età infantile: un vero e proprio capitale di salute per il futuro. Il Ministero della Salute ha deciso di sostenere ed estendere su tutto il territorio nazionale la Campagna, sperimentata con successo dal 2006 dalla Regione del Venetob e la Regione Sardegna, aderendo all’iniziativa, vuole incoraggiare tali 7

azioni per promuovere la salute fisica e psicologica del bambino e di tutta la comunità, 7 azioni che solo con una grande collaborazione dei genitori possono avere successo. Queste le 7 azioni della campagna e la ASL 4 le promuove con la convinzione che ognuna di esse, singolarmente, e tutte nel loro insieme, siano un ottimo investimento di salute: Azione n. 1 Prendere l’acido folico Questo intervento consente di pensare al proprio bambino ancora prima di concepirlo poiché l’assunzione di l’acido folico, che è una vitamina, è di grande aiuto per prevenire malformazioni fetali come la spina bifida. Azione n.2 Non fumare Tutti sappiamo che il fumo rappresenta un’immane catastrofe. Non fumare in gravidanza previene nascite premature e di bambini sottopeso. Ma ricorda: è importante non fumare anche dopo la

nascita e proteggere il tuo bambino dal fumo passivo. Azione n.3 Allattarlo al seno L’allattamento materno è un’esperienza tanto gratificante quanto preziosa per la salute, sia del bambino che della mamma, nel breve e nel lungo periodo. Azione n.4 Metterlo a dormire a pancia in su Mettere il bambino a dormire a “pancia in su”, posizione protettiva verso la cosiddetta “morte in culla” (SIDS), che viene contrastata anche con ‘astensione dal fumo. Azione n.5 Proteggerlo con il seggiolino Un gesto semplice che può essere prezioso per il tuo bambino. Garantire viaggi sicuri in auto con mezzi di protezione adeguati

e montati correttamente riduce la probabilità dei danni dovuti ad incidenti anche banali. Azione n.6 Fare tutte le vaccinazioni Le vaccinazioni sono uno dei più efficaci e sicuri mezzi di protezione per le principali malattie infettive. Proteggere il vostro bambino con le vaccinazioni aiuta a debellare molte gravi infezioni. Azione n.7 Leggergli un libro Leggere dei libri con il bambino anche prima dell’anno di vita, rinforza la relazione genitori-figli e ne aiuta lo sviluppo psicologico. Natalino Meloni


La pagina del volontariato

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La prima Associazione di Volontari del Soccorso in Ogliastra

La Croce Azzurra di Lotzorai La Croce Azzurra di Lotzorai nacque ufficialmente il 17.10.1981, quando i signori Bruno Puliti, Franco Bramati, Suor Elodia Ciciarelli, Elena Demurtas, Tonino Falascioni, Edoardo Loddo, Teresa Melis, Grazia Sanna e Agostino Tosciri, costituirono con atto notarile (dovettero raggiungere Dorgali per firmarlo!), l’“Associazione di Pubblica Assistenza Lotzorai Nord Ogliastra – Mutuo Soccorso”, ben presto meglio conosciuta come “CROCE AZZURRA”. È molto interessante e avvincente ascoltare dalla viva voce del sig. Bruno Puliti, uno dei padri fondatori, come avvenne la nascita della prima associazione di volontariato ogliastrina di mutuo soccorso. Il sig. Puliti, classe 1931, è originario di Pontassieve, un comune di 20.000 anime in provincia di Firenze, iniziò la sua attività lavorativa come mezzadro, poi per 3 anni fu infermiere all’Ospedale Careggi di Firenze e poi lavorò nelle Ferrovie fino alla pensione. Durante una vacanza in Sardegna conobbe la moglie e fu colto anche dal “mal d’0gliastra” e infatti decise di stabilirsi definitivamente in quella terra bella, ma altrettanto isolata, e povera di alcune realtà sanitarie e sociali che invece erano già ben presenti in Toscana, nella sua terra d’origine. “Negli anni intorno al 1978 accaddero a Lotzorai alcuni gravi incidenti che portarono alla morte di alcune persone per dissanguamento. Pensai che un pronto intervento sanitario da parte di mezzi e persone addestrate avrebbero potuto salvare quelle vite e, meditando sull’attività di volontariato che a Pontassieve era ben consolidata dai primi anni del secolo scorso, mi balenò il pensiero di realizzare una associazione di volontariato a Lotzorai che si dedicasse agli interventi di urgenza-emergenza sanitaria. Ne parlai con Don Tegas, parroco del paese, che con tanto interesse accolse la proposta e si impegnò a darmi tutto l’aiuto possibile. Mi feci mandare dall’ANPAS di Firenze, di cui conoscevo i responsabili della Direzione, alcuni statuti e mi colpì una frase che era scritta a grandi caratteri in uno di questi “Non fu degno di nascere colui che visse per sé”,

una frase che si fissò indelebile nella mia mente. Con l’aiuto di Don Tegas venne preparato uno statuto adeguato alla realtà di Lotzorai e, con la collaborazione di Edoardo Loddo e di Francesco Cannas, il documento venne divulgato. Occorsero circa 3 anni per far accettare l’iniziativa alla popolazione. Nel 1981 iniziò la nostra missione.”

Sempre il Sig. Puliti ci racconta che la denominazione “Croce Azzurra” venne da lui suggerita perché così era chiamata l’associazione dei volontari di Pontassieve. “Grazie alla nostra affiliazione all’ANPAS nazionale ci venne regalato dalla sezione ligure di Sestri Levante un automezzo FIAT 238 da ristrutturare. Tutti gli arti-

In alto il gruppo storico della croce azzurra di Lotzorai ai primi degli anni 80 Al centro il FIAT 238 regalato dalla sezione ligure di Sestri Levante In basso le moderne autoambulanze attualmente in dotazione alla Croce Azzurra di Lotzorai

giani e tutta la popolazione si mobilitò per rendere il mezzo adeguato e la sua inaugurazione fu una grande festa: era nata la prima associazione di mutuo soccorso ogliastrina ed era una delle pochissime in Sardegna. L’entusiasmo fu enorme, in brevissimo tempo si raggiunse il considerevole numero di 700 soci. Non solo dagli abitanti di Lotzorai, le adesioni arrivavano da tutta l’Ogliastra.” Il primo Presidente fu il Sig. Puliti e, dopo un anno, gli succedette Gian Vincenzo FARCI, successivamente i presidenti che dal 1981 ad oggi si sono susseguiti alla guida dell’Associazione sono, MARONGIU Erminio, MELIS Pasquale, CONGIU Felice, SOLANAS Lucio, ed ARBA Virgilio. L’operatività fu subito frenetica e si facevano anche sei soccorsi al giorno. La formazione sanitaria venne svolta inizialmente dal dr. Giuseppe Foddis che in seguito fu affiancato da alcuni colleghi dell’Ospedale di Lanusei. Dopo pochi anni, grazie all’intervento di Mons. Lobina nato ad Esterzili ma vissuto a Baunei perchè figlio del maresciallo comandante della stazione dei


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Sig. Bruno Puliti e Sig. Virgilio Arba, il primo e l’attuale presidente della Croce Azzurra

Carabinieri, amico di don Tegas, laureato in Diritto Canonico ed Ispettore della Congregazione dei religiosi che operava in tutto il mondo, arrivò un’ambulanza nuova dono dell’Ordine dei Cavalieri di Malta. Purtroppo Mons. Lobina non ebbe il piacere di vedere il compimento della sua opera perchè mori prima,

stroncato da un infarto mentre era ad una conferenza a Roma. La prima sede della Croce Azzurra fu il salone parrocchiale, che la accolse per circa 12 anni e dal 1993 opera nei locali della ASL che ospitavano il vecchio ambulatorio comunale. “Un’esigenza che sentiamo fortemente”,

riferisce l’attuale presidente Virgilio Arba, “è di avere una sede più adeguata e funzionale anche per mettere accanto, al nostro intervento nel soccorso, attività sociali e culturali. Un’opportunità potrebbe essere la concessione, anche in parte, della cantoniera ex ANAS che è situata nella periferia del paese nella strada che porta a Talana che sarebbe una degna sede per le iniziative future che si ha in mente di intraprendere, oppure di avere l’autorizzazione a ristrutturare il locale in cui operiamo attualmente.” “Per quanto riguarda il reclutamento dei volontari”, continua il socio Sebastiano Accordino, “c’è sempre carenza; ovviamente maggiore è il loro numero e meno gravoso è l’impegno dei singoli. Un grosso aiuto ci viene dai volontari arruolati dal servizio civile, 8 nel 2009 e 4 nell’anno in corso e ci riempie di soddisfazione constatare che molti di quei giovani, anche dopo aver terminato il periodo previsto, continuano a prestare la loro opera nell’associazione in qualità di volontari.” Attualmente la Croce Azzurra è dotata di

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due ambulanze attrezzate ed adeguate per essere compatibili con il servizio del 118. Vi sono iscritti 80 soci e 30 sono i militi attivi, si effettuano più di 200 interventi l’anno per tutti gli ospedali dell’isola percorrendo oltre 16.000Km. Inoltre promuove la raccolta di sangue collaborando con la locale sezione AVIS di Tortolì e col centro trasfusionale di Lanusei. Una prospettiva futura in fase di realizzazione è la dotazione di un mezzo attrezzato per il trasporto dei malati non in situazione di emergenza. Si tratterà di un mezzo a cui potranno accedere anche i malati in carrozzina e sarà utile per tutte quelle persone, specialmente se disabili, che devono raggiungere vari centri per effettuare cure o accertamenti sanitari. Si coglie l’occasione per rivolgere con queste pagine un invito alla popolazione di Lotzorai ad essere vicina e partecipe in qualsiasi modo alla attività di questa lodevole associazione di cui possono recare grande vanto. Gianfranco Pittau

Bastano 3 grammi al giorno di sale in meno per far crollare ictus Se si riuscisse a convincere le persone a ridurre l’assunzione giornaliera di sale di appena tre grammi, si potrebbe evitare un gran numero di ictus, infarti del miocardio e decessi correlati agli eventi cardiovascolari, ottenendo anche un enorme risparmio nei conti della sanità. Lo afferma uno studio appena pubblicato sul New England Journal of Medicine. Lo studio ha anche effettuato un calcolo di quanti sarebbero gli eventi sfavorevoli che la riduzione di sale potrebbe evitare in un paese come gli Stati Uniti: fino a 99 mila infarti in meno, 66 mila ictus in meno, 92 mila morti in meno. Basterebbe comunque anche la riduzione di un solo grammo di sale al giorno per garantire una drastica riduzione di tali eventi sfavorevoli, con un miglioramento significativo della salute pubblica.

SIMILE ALLA TERAPIA MEDICA - È anche interessante notare che la riduzione di tre grammi del sale assunto giornalmente avrebbe lo stesso beneficio sulla mortalità della popolazione del trattamento farmacologico dell’ipertensione di tutti i soggetti affetti da questa condizione. Un cambiamento nello stile di vita che avrebbe dunque lo stesso effetto di una vera e propria cura medica. COME RIUSCIRCI - Purtroppo, però, riuscire a raggiungere questo obiettivo non è facile quanto potrebbe sembrare, dal momento che i cambiamenti degli stili di vita di una popolazione sono abbastanza complessi da raggiungere. Sarebbero necessarie azioni multiple e contemporanee: a livello del singolo individuo, ma anche azioni di sensibilizzazione sociale, oltre che nuove

norme, ad esempio per i produttori di cibi confezionati. Si sa infatti che ben oltre la metà del sale ingerito da ciascuna persona proviene da cibi preparati dall’industria e solo una piccola parte viene invece aggiunta durante la lavorazione casalinga. E comunque le papille gustative dell’intero mondo occidentale sembrano essersi talmente abituate al sapore del sale, che i consumi individuali possono arrivare a superare anche i 10 grammi al giorno, quando la dose raccomandata sarebbe di poco oltre i cinque grammi, che diventano addirittura circa tre e mezzo per chi soffre di ipertensione o per chi ha comunque superato i 40 anni. ABITUDINE - Ma una speranza forse c’è, come ha dimostrato un programma di riduzione del dieci per cento del sale presente nei cibi confeziona-

ti, realizzato in Gran Bretagna in un periodo di quattro anni. E non c’è stata la temuta riduzione del consumo di questi cibi: sembra che alla fine le persone abbiano finito per abituarsi al sapore leggermente più insipido, fino a considerarlo normale


Le figure storiche della Sanità in Ogliastra

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Dottor Giacomo Spanu

Primo chirurgo dell’Ospedale di Lanusei Il Dott. Giacomo Spanu durante un Corso per consulenti familiari, fine anni ’70.

Giugno 1957: inizia l’attività dell’Ospedale Regionale “N.S. della Mercede” di Lanusei. E’ un piccolo ospedale, con 100 posti letto ed inizialmente con il solo Reparto di Chirurgia, ma per l’Ogliastra rappresenta un concreto miglioramento dell’assistenza sanitaria. Infatti, l’isolamento geografico ed i precari collegamenti stradali, sino ad allora, avevano reso difficile una efficace assistenza sanitaria nonostante gli sforzi e l’abnegazione dei Medici condotti e dei pochi altri sanitari presenti sul territorio: anche un’affezione di per sé banale come un’appendicite, un parto difficile, una infezione polmonare, costituiva un serio pericolo in quanto l’ospedale più vicino, a Nuoro, distava oltre 80 chilometri e ciò allora comportava almeno 2 ore di viaggio in strade di montagna che nella stagione invernale erano spesso interrotte dalla neve, per non parlare di Cagliari o Sassari, distanti oltre 4 ore. A dirigere il neonato Ospedale era il Dott. Giacomo Spanu, mio padre. Nato a Cagliari il 25 luglio del 1921, primo dei 9 figli di Federico e Caterina, Giacomo o meglio Mino come da tutti conosciuto, era cresciuto in Stampace. La vita in uno dei quartieri più popolari della città, le ristrettezze economiche della famiglia, l’esempio del padre, uno degli infermieri più capaci ed attivi dell’Ospedale Civile, ma anche l’assidua frequenza delle Associazioni della parrocchia di S. Anna e soprattutto dell’Oratorio Salesiano sotto la guida di Don Reali, una delle figure più affettuosamente ricordate dagli ex-allievi Salesiani di Cagliari, influenzarono fortemente la formazione del carattere nel senso di una costante apertura agli altri ed ai loro bisogni. Venne pertanto naturale alla fine delle scuole

superiori, frequentate con ottimo profitto nonostante le difficoltà (Istituto magistrale e quindi maturità scientifica), l’iscrizione alla facoltà di Medicina nel 1940. La chiamata al servizio militare, prestato tra il 1941 ed il 1943 come Sergente di Sanità, in conseguenza di una provvidenziale disposizione che consentiva agli studenti di medicina di prestare servizio nella propria sede universitaria (evidentemente il Regime si rendeva conto di avere estremo bisogno di personale sanitario qualificato per la guerra che stava già prendendo una brutta piega) fortunatamente non ostacolò sostanzialmente il corso di studi. Mino si laureava in Medicina e Chirurgia il 16 luglio del 1946 discutendo con il Prof. Giovanni Brotzu una tesi in Igiene che è probabilmente il primo lavoro clinico sulle sostanze ad attività antibiotica prodotte dal Cefalosporium, che lo stesso Prof. Brotzu cominciava in quegli anni a studiare e che daranno poi origine alla sterminata classe delle Cefalosporine, ancora oggi tra gli antibiotici più utilizzati in tutte le

parti del mondo. Già da studente Mino sviluppò un forte interesse per la chirurgia, frequentando assiduamente la Divisione di Chirurgia Generale dell’Ospedale Civile di Cagliari allora diretta del Prof. Alfonso Ligas, già allievo del Prof. Valdoni, figura mitica della chirurgia cagliaritana tra gli anni ’40 e ‘60. Dopo un breve periodo come Assistente di Chirurgia presso l’Ospedale Sirai di Carbonia, Mino riuscì a coronare l’aspirazione di entrare stabilmente nell’équipe del Prof. Ligas come assistente ed ebbe modo di completare la sua formazione chirurgica in quella che allora era la “vera”scuola chirurgica cagliaritana, un reparto di prima linea che doveva affrontare le più varie situazioni chirurgiche di elezione e di urgenza, dalla chirurgia addominale all’urologia, alla chirurgia toracica, alla traumatologia ed ortopedia, ed anche alla neurochirurgia. Nel 1956 conseguì, presso l’Università di Cagliari, la Specializzazione in Chirurgia Generale ed Urologia. Vivendo in Stampace, allora uno dei quartieri più poveri della città, Mino divenne in breve tempo uno dei medici più stimati nel quartiere per l’umanità, la generosità ed il disinteresse con cui metteva a disposizione le sue competenze professionali, soprattutto al servizio dei più poveri. Parallelamente all’attività professionale, gravosa, ma affrontata con entusiasmo, Mino trovava il tempo per un intenso impegno sociale soprattutto nell’Azione Cattolica sia nella parrocchia di S. Anna, che in ambito diocesano e regionale ricoprendo anche incarichi direttivi. Fu anche tra i fondatori della GIOC (Gioventù Italiana Operai Cattolici) cagliaritana e, pur non essendo uno sportivo praticante, della Società Sportiva “Aquila” di Cagliari.

Il Dott. Giacomo Spanu (primo in piedi da sinistra) con i familiari, alcuni collaboratori, la Superiora ed il Cappellano davanti all’Ospedale, in una foto del 1958.

Diede anche notevoli contributi nella politica attiva nelle file della neonata Democrazia Cristiana, venendo eletto nel 1951 consigliere comunale del Comune di Cagliari. Nel 1955 sposò Iside De Zolt, a quel tempo Dirigente nazionale della Gioventù Femminile dell’Azione Cattolica, conosciuta proprio nell’ambito del comune impegno nell’A.C. a livello nazionale e locale. Per quanto negli anni ’50 la medicina fosse molto meno sofisticata di adesso ed il rapporto tra medico e paziente fosse ben diverso, forse più genuino, sicuramente meno conflittuale, aprire e dirigere un ospedale in una area come l’Ogliastra era una scommessa difficile da giocare. Ma Mino ci si buttò senza esitazione. Era l’inizio dei 12 anni più intensi, esaltanti, soddisfacenti ma anche faticosi ed infine frustranti ed amari della sua vita. A 36 anni, Mino si trovò a capo di una sparuta equipe: 5 o 6 medici, alcuni poco più che neolaureati e con poca esperienza, alcune suore dell’Ordine Mercedario come infermiere diplomate, alcune giovani di Lanusei e dei paesi vicini come infermiere generiche, in tutto non più di una trentina di persone, che doveva fare fronte, con mezzi limitati, per quanto adeguati agli standard medici dell’epoca, a tutti i tipi di patologie, chirurgiche, internistiche, ostetricoginecologiche. Condivisero con Mino quella pionieristica attività: Ignazio D’Aquila, aiuto di chirurgia; Fausto Fancello, primario di medicina; Renato Pilia, consulente radiologo; Giorgio Pistis, anestesista e Fausto Furcas, assistente di medicina. Molti altri medici hanno fatto parte dell’équipe per periodi più o meno lunghi per poi trasferirsi in altre parti della Sardegna. Scarsi erano i periodi di relax e riposo, e questo si rifletteva sulla vita della nostra famiglia: per almeno 3 o 4 anni non ci potemmo permettere un benché minimo periodo di ferie e i rari viaggi a Cagliari erano veri “scappa e fuggi” di uno o due giorni, spesso interrotti da una telefonata che richiamava mio padre a Lanusei per un caso urgente che ne richiedeva la presenza. Erano frequenti le chiamate notturne, spesso da parte del piantone della vicina caserma della Polizia Stradale, dotata del telefono che nei primi anni in casa non avevamo; ed erano frequenti anche le guardie notturne che mio padre faceva come tutti gli altri Medici pur essendo il Direttore, per consentire un minimo di riposo ai colleghi. Tra gli episodi tipici di quel periodo ricordo un


Le figure storiche della Sanità in Ogliastra

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L’Ospedale di Lanusei in una foto dell’epoca

pic-nic nella foresta di Villanova Strisaili, credo a Bau Mela. Il maialetto arrosto era appena sul fuoco che tra gli alberi della foresta eccheggiò stridente la voce di un altoparlante: “..il dottor Spanu è pregato di recarsi urgentemente in ospedale…” Erano i carabinieri che, non sapendo con precisione il posto dove ci trovavamo, stavano battendo tutta la foresta con la camionetta ed un megafono per ricercare mio padre: in una festa paesana c’era stata una rissa con vari accoltellati, alcuni feriti gravi … fine anticipata del picnic. La nostra vita era incentrata sull’Ospedale, che finì per essere una specie di famiglia allargata, anche perché Lanusei allora non offriva molto anzi, quasi niente. I medici e le loro famiglie avevano come punto di riferimento prevalente l’Ospedale. Le principali festività, come Natale e Pasqua, erano occasione di riunione amichevole delle famiglie dei medici, come anche le ricorrenze di ciascuna famiglia: matrimoni, nascite, compleanni vari, con allegati succulenti pranzi offerti dalle suore, capeggiate dalla Superiora, Madre Beatrice, coadiuvata da Suor Leonia, Suor Venanzia, Suor Filippina… le quali coccolavano abbondantemente me e i figli degli altri medici con favolosi dolci tra cui la mitica zuppa inglese, dotata di una regale glassa di meringa caramellata. L’Ospedale divenne in poco tempo il punto di riferimento per tutta l’Ogliastra. I circa 100 posti-letto erano praticamente sempre occupati e non erano rare le brande extra sistemate nelle corsie e talora, purtroppo, nei corridoi. E non erano certo solo pazienti affetti da patologie di poco conto. Alcuni anni fa ho potuto consultare i registri operatori di quel periodo. Sfogliandoli fu per me sorprendente vedere registrate, insieme a tantissimi interventi di chirurgia di routine, operazioni di alta chirurgia, per quel tempo ed anche per la chirurgia odierna: interventi importanti sul fegato e le vie biliari, sul colon, lo stomaco, sul rene e le vie urinarie, interventi per cisti d’echinococco epatica, resezioni polmonari, interventi di chirurgia ricostruttiva ortopedica. Spesso alla registrazione seguivano delle annotazioni concernenti il decorso e l’esito dell’intervento: “…

decorso postoperatorio regolare”, “dimesso in .. giornata”, “ guarito”. Essendo anche io chirurgo, intuivo la competenza professionale dimostrata da tutta la struttura nel gestire situazioni cliniche sostanzialmente non facili neanche adesso ma allora ancora più ardue. Accanto a questa impegnativa attività professionale, in Ogliastra l’impegno sociale ed ecclesiale di Mino non si attenuò affatto, anzi! Affiancato da Iside, insegnante di Lettere e diventata la preside della Scuola Media statale di Lanusei, grazie alle rispettive precedenti esperienze, diventarono subito i “punti di riferimento” dell’Azione Cattolica della Diocesi d’Ogliastra guadagnandosi la stima e l’affetto degli Ogliastrini, soprattutto negli anni del Concilio Vaticano 2°, del cui messaggio di rinnovamento diventarono attivissimi divulgatori nella Diocesi sotto la guida e con la massima stima del Vescovo Mons. Basoli. In quel periodo “batterono”a tappeto la diocesi spesso insieme talora accompagnati da altri cattolici impegnati; innumerevoli gli incontri da loro tenuti in tutte le Parrocchie e nelle Associazioni cattoliche. Nonostante l’importante mole di attività svolta, l’esistenza dell’Ospedale comunque restava precaria. Infatti pur essendo stato costruito, insieme ad altri in tutta la Sardegna, dalla Regione questa non aveva saputo dotarsi di una struttura amministrativa per la gestione ed aveva trovato la soluzione di affidare ciascuno di essi ad un Ordine Religioso Ospedaliero. A Lanusei erano le Suore della Mercede che gestivano l’Ospedale per conto della Regione ma in sostanza come una struttura privata. Lo stesso personale sia medico che infermieristico non aveva una precisa figura giuridica. Questa situazione non impediva il normale funzionamento dell’Ospedale, ma causava frequenti tensioni e conflitti tra l’Amministrazione regionale e l’Ordine religioso, difficoltà di gestione e di programmazione. Era necessario da parte di Mino un costante impegno per assicurare le risorse per il normale funzionamento dell’Ospedale e soprattutto per promuoverne lo sviluppo reso necessario dalle crescenti richieste del territorio e dall’evoluzione della Medicina che proprio in quegli anni iniziava a diventare significativa. Dopo i primi anni diventò evidente la necessità di un ampliamento della struttura e di una sua evoluzione tecnologica. Mino si prodigò quindi per reperire presso la Regione ed il Ministero della Sanità i fondi necessari, per elaborare un progetto esecutivo valido ed efficiente, per risolvere gli innumerevoli inciampi seminati dalla burocrazia lungo l’iter di qualunque piano del genere. Riuscì anche a dare inizio ai lavori di costruzione che raggiunsero il

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traguardo del completamento del “rustico”… e lì si fermarono, per anni. La struttura fu poi sottoposta nel tempo a ripetuti rimaneggiamenti ed ampliamenti che hanno modificato il progetto originale, peraltro tuttora nucleo principale dell’attuale Ospedale. Nel 1969, in seguito all’entrata in vigore della legge di riforma ospedaliera nota come “Riforma Mariotti”, dal nome del Ministro della Sanità che la elaborò, la gestione dell’Ospedale di Lanusei doveva cambiare radicalmente acquisendo una figura giuridica ben definita. Per mio padre fu un periodo di attività frenetica perché il cambio di gestione potesse essere una occasione di ulteriore crescita della struttura, per cercare di mantenere al meglio la funzionalità dell’Ospedale, per evitare che il lavoro di tanti anni venisse compromesso. Senza entrare nei particolari di una vicenda di per sé molto complessa ed intricata, purtroppo gli interessi politici in campo si rivelarono preponderanti e la sua si rivelò presto una battaglia persa. La transizione alla gestione del nuovo Ente Ospedaliero “Crespellani”, effettuata dalle Istituzioni preposte in maniera frettolosa ed approssimativa, causò grossi problemi: l’Ospedale

si trovò nell’arco di poche settimane senza personale sanitario qualificato: vennero a mancare la capo-sala, le ferriste, le ostetriche, la cuoca, e non vi erano prospettive per una loro rapida sostituzione. Mancava anche la diponibilità finanziaria per il normale funzionamento, persino per l’acquisto dei farmaci e dei materiali di prima necessità. Il senso di frustrazione derivante da queste vicende oltre all’incertezza dell’incarico di primario ospedaliero messo in discussione dalla nuova gestione, fecero precipitare la decisione di ritornare a Cagliari, già da alcuni anni vagheggiata. Quindi nell’estate del 1969 Mino si trasferì a Cagliari come Specialista Chirurgo presso i Poliambulatori dell’INAM di Iglesias e di Carbonia e come Chirurgo presso la Casa di Cura “San Salvatore”. Il nuovo impiego professionale era meno impegnativo ed intenso e lasciava maggiore tempo a Mino per sviluppare le attività extra-professionali, soprattutto di ambito ecclesiale e sociale. Riprese con vigore la collaborazione con l’Azione Cattolica Cagliaritana e Regionale e con la Diocesi di Cagliari e soprattutto si impegnò

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Le figure storiche della Sanità in Ogliastra

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profondamente nell’assistenza alla famiglia, collaborando alla fondazione e dirigendo il primo Consultorio Familiare di ispirazione cristiana in Sardegna, nato in seguito all’approvazione della legge sul divorzio. Diresse molti Corsi Regionali di formazione per consulenti familiari e fu uno dei promotori della costituzione della Federazione Nazionale dei Consultori Familiari di ispirazione cristiana, di cui fu vicepresidente nazionale sino al 1981. In questo impegno Mino trovò una valida

compensazione delle soddisfazioni che la professione medica, ormai meno impegnativa e più routinaria, non gli dava più. Nell’estate del 1980, nel pieno di questa attività, si palesarono i primi segni della malattia, un meningosarcoma intracranico, poi il primo intervento neurochirurgico, le complicazioni postoperatorie, la lunga convalescenza, la riabilitazione. Nella primavera del 1981 Mino riprese progressivamente le sue attività, seppure le con-

seguenze della malattia gli causassero difficoltà di movimento, di memoria e difficoltà di concentrazione. Particolare sofferenza gli cagionava l’impossibilità di apprezzare la musica, di cui era un appassionato cultore: ogni motivo musicale era per lui, per le conseguenze del danno neurologico, ridotto ad un succedersi incoerente di suoni. Mino si rendeva conto che la malattia aveva gravemente influenzato le sue capacità, e che prima o poi si sarebbe ripresentata. Cercava di sopportare questa

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certezza senza pesare sui familiari e gli amici, come se volesse prepararci, e prepararsi, per un’evoluzione della malattia che sentiva incombente. Nell’autunno si evidenziò una recidiva del tumore; ad ottobre fu sottoposto ad un secondo intervento neurochirurgico, molto più esteso e demolitivo. Il decorso postoperatorio fu breve e travagliato: meno di 10 giorni e Mino morì a Roma nella mattina del 22 ottobre 1981. Pierangelo Spanu

Sanità in piccole dosi Diabete: meno a rischio se si beve te’ e caffe’ Il te’e il caffe’riducono il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2. A dimostrarlo e’stato uno studio condotto da un gruppo di ricercatori del George Institute for International Health della University of Sydney (Australia) e pubblicato sulla rivista Archives of Internal Medicine. I ricercatori hanno scoperto che chi beve tre o quattro tazze di caffe’al giorno ha un 25 per cento di rischio in meno di sviluppare il diabete di tipo 2 rispetto a chi invece consuma solo uno o due tazze al giorno. Secondo gli scienziati, questo effetto vantaggioso non sarebbe attribuibile alla caffeina perche’gli stessi risultati sono stati riscontrati nei consumatori di caffe’ decaffeinato. Stesso discorso per i consumatori di te’. Bere tre o quattro tazze di te’al giorno riduce di un quinto il rischio di sviluppare il diabete. Per arrivare a questi risultati i ricercatori hanno condotto una serie di analisi sui dati raccolti in 18 studi diversi per un totale di persone coinvolte di quasi 450 mila.“L’identificazione dei componenti attivi di queste bevande, ha commentato Rachel Huxley, che ha coordinato lo studio, consen-

tirebbe di aprire nuove vie terapeutiche per la prevenzione primaria del diabete mellito”. “Si potrebbe anche ipotizzare di consigliare ai nostri pazienti a rischio diabete mellito di aumentare il consumo di te’e caffe’, oltre ad aumentare i loro livelli di attivita’fisica e di perdita di peso”, ha concluso. .

Liberarsi dal vizio del fumo con una puntura Liberarsi del vizio del fumo con una puntura. Sara’possibile dal 2012, quando verosimilmente sara’ in commercio il primo vaccino al mondo per la disassuefazione del fumo da sigaretta. Il farmaco, NicVAX, e’prodotto da GlaxoSmithKline ed e’ in avanzata fase di sperimentazione: a ottobre 2009 sono stati avviati due studi di fase III, che saranno completati entro il 2011, e secondo Giuseppe Recchia, vicepresidente direzione medica e scientifica GSK,“il vaccino sara’in commercio dal 2012”. Il farmaco si basa su un sistema semplice ma rivoluzionario: non potendo attaccare direttamente la dipendenza da fumo (che, ovviamente, non e’ un virus), il vaccino stimola il sistema immunitario a

produrre anticorpi in grado di legarsi alle proteine della nicotina, di fatto rendendole piu’“grandi” e pesanti e impedendo loro il passaggio nella stretta barriera ematoencefalica e l’ingresso nel cervello. Assumendo il farmaco, in sostanza, la nicotina fumata entra in circolo nel corpo ma non riesce a raggiungere il cervello e a stimolare i neuroni a produrre dopamina e quindi sensazione di piacere, il meccanismo che normalmente crea dipendenza. Il vaccino potra’ essere assunto sia in via preventiva che terapeutica.“Puntiamo molto su questo vaccino - spiega Recchia - tanto che ne abbiamo acquistato i diritti tre settimane fa da un’azienda Usa. La nuova frontiera e’ nei vaccini terapeutici: ne abbiamo in fase di sviluppo avanzato diversi, da quello contro la malattia a quello contro la dipendenza da cocaina, e anche alcuni contro diversi tipi di tumore e diabete. Tutti con l’adiuvante”. Il piu’avanti nello sviluppo e’proprio il NicVaX, studiato finora in 480 soggetti negli studi di fase I e II. In particolare nello studio di fase II, condotto in fumatori di oltre 24 sigarette al giorno, il vaccino ha dimostrato di agire sulla dipendenza nel doppio dei soggetti rispetto

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al placebo, con l’astinenza completa dalle sigarette nelle settimane tra la 19esima e la 26esima dall’inizio del trattamento.

Nonna Sprint. Operata al femore a 104 anni Nonna Gemma ha 104 anni, il 14 gennaio scorso è stata operata al femore e il giorno dopo ha già mosso i primi passi. Una donna dalla tempra d’acciaio, hanno commentato i medici dell’ospedale di Tradate (Varese) che hanno eseguito l’intervento. Ricoverata nel reparto di ortopedia, la signora Gemma Tocilj, 105 anni il prossimo 30 agosto, ha vissuto un decorso post-operatorio senza complicazioni e le lastre di controllo effettuate il giorno successivo all’intervento hanno evidenziato condizioni ottimali. L’anziana si è rotta il collo del femore destro e la frattura è stata trattata con l’inserimento di una protesi. A una settimana dall’intervento la signora Gemma, la nonna sprint, ha fatto ritorno nella casa di riposo in cui vive nel Tradatese.


La pagina della veterinaria

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Il Miele

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Un alimento poco conosciuto In un numero precedente abbiamo imparato a conoscere, anche se sommariamente, il mondo delle api; apriamo un discorso, adesso, sui prodotti che questo insetto produce e che l’uomo utilizza per la sua alimentazione. Il più importante fra questi, per la quantità prodotta e conseguentemente consumata, è senza dubbio il miele. È un alimento conosciuto fin dall’antichità e che, prima dell’introduzione dello zucchero, era l’unico dolcificante utilizzato. Il miele è il principale nutrimento delle api che lo producono e lo immagazzinano all’interno dell’alveare per consumarlo quando, per l’inclemenza delle stagioni, non trovano cibo sufficiente in natura. Nei climi temperati l’alternarsi delle stagioni favorisce, durante le fioriture primaverili l’indefesso lavoro delle api che costituiscono delle abbondanti riserve da consumarsi nella stagione inclemente; il “saccheggio“ da parte dell’uomo di queste riserve ha dato origine all’apicoltura che , per i motivi sopradetti, è sviluppata nelle regioni a clima temperato mentre è assente nelle zone equatoriali in quanto in queste la continua presenza, per le particolari condizioni climatiche, di fioriture non stimola le api a costituire delle riserve. Per agevolarci il compito si trascrive qui di seguito la definizione che di questo prodotto da il D.to Leg.vo n°179/2004: ”Per miele si intende la sostanza dolce, naturale che le api (apis mellifera) producono dal nettare di piante o dalle secrezioni provenienti da parti vive di piante o dalle sostanze secrete da insetti succhiatori che si trovano su parti vive di piante che esse bottinano, trasformano, combinandole con sostanze specifiche proprie, depositano, disidratano, immagazzinano e lasciano maturare nei favi dell’alveare.“ Questa definizione ci dice subito che il miele è quella sostanza, naturale (per nostra fortuna la chimica non ci ha messo ancora le mani !), prodotta dall’ape (apis mellifera) e solo da questa e non da altri insetti simili mentre di seguito elenca la materia prima utilizzata dalle api e cioè: Nettare di piante che è una secrezione

Postazione di arnie a Loceri.

dei fiori composta dal 50 all’80% di acqua e 18 – 50% di zuccheri (glucosio, fruttosio, saccarosio ecc.) più un gran numero di sostanze organiche e minerali che caratterizzano ogni specie botanica. La composizione percentuale

degli zuccheri come degli altri elementi è costante nei fiori della stessa specie botanica mentre distingue un tipo di fioritura dall’altra; oltre a queste diversità possono influire nella composizione del miele anche alcuni fattori

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esterni quali la zona di produzione, le condizioni climatiche, la modalità di conservazione ecc.. Tutti questi fattori non consentono di dare dei parametri costanti della sua composizione per cui è giustificata l’affermazione che non esistono due tipi di miele identici. La melata è prodotta da alcuni insetti succhiatori (afidi, cocciniglie ecc.) che in particolari condizioni ed in certi periodi dell’anno infestano le piante. Questi insetti succhiano la linfa delle piante, trattengono le sostanze proteiche ed eliminano la maggior parte degli zuccheri che le api raccolgono e trattano come il nettare. Il miele che si ottiene oltre a non contenere pollini è denso e scuro. Della produzione vera e propria, il D.to Leg.vo sopra riportato, elenca le seguenti fasi: 1) Il bottinamento che consiste nella raccolta da parte dell’ape di tutti i prodotti naturali necessari alla vita dell’alveare (nettare, melata, polline). che viene svolta dalle api operaie nel territorio circostante l’alveare stesso. I prodotti raccolti vengono depositati nella sacca melaria dell’ape ed addizionati di alcuni enzimi (particolari sostanze che agevolano le reazioni chimiche) che, fra l’altro, rendono lo zucchero raccolto dai fiori, più digeribile. 2) Deposito e disidratazione con la prima operazione il miele viene depositato nelle celle dei favi e, successivamente, opercolato (sigillato) mentre con la seconda operazione le api, con la ventilazione delle ali, abbassano il contenuto in acqua del miele stesso fino a ridurlo ad una quantità che ne favorisca la conservazione anche per lunghi periodi.

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3) La maturazione e l’immagazzinamento. Durante la maturazione si ha, fondamentalmente, la omogeneizzazione dei diversi componenti mentre l’immagazzinamento ha come finalità la costituzione di adeguate scorte alimentari, a favore dell’alveare, da utilizzare nelle stagioni senza fioriture. Come abbiamo visto prima, è in questa fase che si inserisce l’apicoltore sottraendo questi depositi all’alveare.


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Utilizzo dell’affumicatore. Il fumo prodotto spaventa le api che si rifugiano nel favo e consentono all’apicoltore di operare con maggior sicurezza.

I diversi fattori che influenzano la composizione percentuale del miele, cui si è accennato sopra, non consentono di definire una esatta composizione percentuale dello stesso ma solo una composizione media. Per il consumatore può essere utile ed interessante conoscere alcuni parametri chimici e fisici relativi a questo prodotto e che di seguito si elencano: Gli zuccheri contenuti nel miele (circa il 70%) sono zuccheri semplici (glucosio e fruttosio) mentre il saccarosio è presente per circa il 7%. Questa composizione in carboidrati conferisce al miele un potere nutrizionale di circa 320 Kcal/100gr mentre quello dello zucchero (saccarosio) è di circa 400Kcal/100gr. L’acqua è presente mediamente per circa il 20% della composizione con variazioni influenzate dalla stagione e dalla umidità relativa presente nell’atmosfera. Il colore varia dal giallo molto chiaro al marrone scuro sempre a seconda dell’origine botanica del miele in oggetto e se di nettare o melata. Fra le caratteristiche organolettiche del miele è interessante accennare alla cristallizzazione dello stesso che dipende dalla temperatura di conservazione, dalla composizione in zuccheri (rapporto glucosio/fruttosio) e dai trattamenti termici cui è stato sottoposto. In linea di massima possiamo dire che, ad eccezione di alcuni mieli (acacia, castagno) che non cristallizzano, questo processo, che avviene a temperature inferiori a 14°C, se si verifica naturalmente è generalmente un indice di ottima qualità

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crorganismo patogeno per cui possiamo considerarlo un alimento batteriologicamente puro da consumare con estrema tranquillità. Unica eccezione a quanto appena detto è la precauzione di non far consumare il miele al lattante fino ad un anno di età in quanto, sono notizie che arrivano dagli Stati Uniti perchè la letteratura scientifica non riporta alcun caso verificatosi in Italia, in questo alimento sopravvivono delle spore, innocue, fra cui quella botulinica che nel lattante, per la particolare digestione, potrebbe svilupparsi dando origine ad una intossicazione. Una ultima considerazione: il fruttosio contenuto nel miele oltre ad essere un carboidrato semplice di immediato assorbimento ha un potere dolcificante, a parità di peso, maggiore dello zucchero per cui potrebbe essere consigliato anche nelle diete ipocaloriche. In conclusione apprezziamo e valorizziamo questo alimento che la natura ci porge oltretutto tenendo presente che il miele prodotto in Ogliastra è fra i migliori mieli italiani. Mario Moro

del miele in oggetto; i mieli che non percentuale di acqua e da una temperacristallizzano hanno, in genere, subito tura di conservazione superiore ai 25°C. dei trattamenti termici che spesso li Anche l’ape, come tutti gli esseri viventi privano di alcuni costituenti (vitamine ha il suo complesso di malattie batteried enzimi). che, virali o parassitarie ; nessuna delle Non è il caso di citare altre costanti malattie che colpiscono l’ape viene chimiche e fisiche di questo prodotto trasmessa o direttamente oppure inche vengono utilizzate dal laboratorio direttamente al consumatore mentre per giudicare la qualità del miele nel questo può subire le conseguenze dei suo complesso. trattamenti farmacologici, sotto forma Il miele è l’unico alimento di origine ani- di residui presenti anche nel miele, fatti male che la natura ci consegna stabile, nei momenti sbagliati magari quando di lunga conservazione per cui l’uomo l’alveare è in piena produzione. non deve fare alcun intervento – quale Non è, per altro, facile trovare nei l’aggiunta di addittivi o conservanti – prodotti dell’alveare degli inquinanti per mantenergli le sue caratteristiche ambientali in quanto, per la sua fragilità fondamentali. e sensibilità, soccombe prima l’ape. Ricordiamo a questo proposito che La composizione del miele non permette in alcune tombe dei faraoni egiziani la sopravvivenza in esso di nessun misono stati rinvenuti dei vasi di miele ermeticamente chiusi; una volta aperti si scoprì che il loro contenuto era ancora perfetto e che aveva conservato immutate le sue caratteristiche organolettiche. La prolungata conservazione specie in ambienti non idonei non rende il miele pericoloso per il consumatore ma piuttosto inadatto in quanto scompaiono alcuni suoi componenti quali gli enzimi e le vitamine; in questo caso bisogna utilizzarlo solo per la preparazione di alimenti cotti. Lo stesso uso va fatto del miele fermentato, unico processo alterativo che può subire, caratterizzato dalla presenza di schiuma, odore acre e che è favorito da un’alta L’apicolotore tiene in mano un favo di covata intorno al quale è già avanzata la produzione di miele.


Medicina nel mondo, ieri e oggi

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Una diffusa espressione della medicina popolare

Il malocchio Parlare di malocchio, significa introdursi nel campo della medicina popolare, espressione che da un lato fa riferimento a quel patrimonio di conoscenze che riguarda l’uso empirico di erbe e di sostanze a scopo terapeutico, dall’altro all’insieme di credenze e rituali fortemente influenzati dalla religione e dalla magia. In effetti la medicina popolare offre due diverse possibilità per curare gli eventi morbosi sia fisici che psichici: la prima suggerisce medicamenti a base di infusi, decotti, suffumigi, impacchi, cataplasmi, la cui preparazione deriva da insegnamenti tratti dall’esperienza, sviluppatasi con la manipolazione di materiali vegetali, animali e chimici; la seconda è invece rappresentata da rimedi in cui, il potere di riportare il malato ad una condizione di salute, è attribuita ad un corposo armamentario di formule e di riti magico-religiosi: gli elementi fisici possono esserci o non esserci, perché il successo della cura non è legato alle loro virtù curative. In quest’ultimo ambito si inserisce il malocchio che è da intendersi come l’azione maligna, capace di arrecare danni di diverso peso e genere a cose e persone, attraverso una energia negativa che viene “gettata”(iettatura) attraverso lo sguardo. La pratica del malocchio è tra le pratiche più conosciuta del sapere medico popolare. Il malocchio nella mitologia e nella storia La sua presenza è testimoniata da una documentazione vastissima che comprende opere letterarie, cinematografiche e comportamenti quotidiani, la cui diffusione non conosce limiti di spazio. La sua origine si perde nel tempo. Si ritrovano segni di questa pratica nella

rimedio più efficace contro gli effetti del male, ma una protezione è offerta anche dalla “Mano di Fatima”, simbolo costituito da una mano colorata che viene utilizzato non solo nella produzione di gioielli, ma anche, con funzione protettiva, nella decorazione degli esterni.

mitologia dei popoli, anche lontanissimi geograficamente, i cui racconti sono ricchi di figure molto note che esemplificano il potere malefico dello sguardo. Medusa, uno dei personaggi più celebri della mitologia greca, fulminava le persone, trasformandole in pietra, mediante l’influsso malefico degli occhi. L’irlandese Balor, aprendo l’occhio destro sul campo di battaglia, poteva sterminare l’esercito nemico. Agas, demone persiano della malattia, è la personificazione del male procurato attraverso gli occhi. Se allarghiamo lo sguardo dalla mitologia alla storia risulta evidente che la credenza nel malocchio era radicata nella vita dei popoli antichi: - nel British Museum di Londra è custodito un frammento di terracotta risalente alla cultura caldea, che

OTTICA

accenna al sixul, un fenomeno coincidente con il malocchio; - nella cultura mesopotamica il malocchio era identificato con la magia vera e propria ed era ritenuto un peccato molto grave, una manifestazione demoniaca; - negli Ebrei era indicato con l’espressione “fascinazione con l’occhio”, ed era generato dall’invidia dettata dall’avidità, dalla brama di possesso; - i Greci e i Romani temevano il malocchio e, per difendersi, tra l’altro, ricorrevano all’effige di un occhio umano dipinto in fondo o nella faccia esterna di vasi e di tazze o scolpito nella prua delle navi o realizzato in metallo prezioso in modo da portarlo addosso; - nel Corano è descritta la possibilità che una persona spinta dall’invidia possa augurare il male ad altri uomini. Le preghiere a Dio sono il

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Il malocchio in Ogliastra La medicina popolare in Ogliastra si è conservata in tutta la sua ricchezza e varietà e rappresenta un importante aspetto della sua realtà culturale e materiale, da cui non si può prescindere se si vuole scoprire lo stile di vita delle generazioni passate, il loro modo di concepire l’esistenza e di far fronte alle difficoltà. Stupisce il bagaglio di conoscenze che la comunità ogliastrina ha sviluppato sull’affascinante mondo delle erbe, l’abilità nel distinguere le utili dalle dannose, la capacità di procacciarsi le varietà che non era possibile reperire nel proprio habitat, la molteplicità degli usi, la pignoleria con cui individuavano il tempo ideale perché le loro proprietà terapeutiche giungessero a maturazione. Ma questo patrimonio di sapienza, la cui validità in molti casi è stata confermata dalle moderne scienze mediche, non basta a dare un quadro esauriente de “sa meixina antiga”, della quale fanno parte anche le pratiche che hanno per ingredienti principali la magia e la religione. Queste ultime talvolta convivono, talaltra agiscono l’una indipendentemente dall’altra, e sopraffanno, quando presenti, tutti gli elementi empirici, relegandoli a un ruolo marginale, privo di importanza. La religione di cui si parla è quella popolare, con una teologia semplificata, con forme definite dalla tradizione storica della

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comunità di riferimento, con credenze non sempre coincidenti con la dottrina della chiesa. Basti pensare che questa istituzione ha dovuto faticare non poco, perché la gente, poco incline alle sottili distinzioni intellettuali, capisse che i santi sono degli intermediari tra gli uomini e Dio, e non nuove divinità destinate a soppiantare le divinità pagane. Comunque si valuti la fede popolare appena descritta, le pratiche di carattere sacro e magico, rappresentano dei rimedi che si giustificano se si considera il contesto dei paesi ogliastrini, caratterizzato da povertà diffusa, da tante malattie, spesso correlate alle precarie condizioni igieniche, che non erano facilmente debellabili anche per la carenza di opportuni presidi sanitari. Pochi erano i medici e l’ospedale di Lanusei necque solo nel 1957. È in questo scenario, dove era difficile conoscere la causa e i trattamenti delle malattie, dove spesso l’unica possibilità di spiegarle era affidato all’intervento di influenze esterne che sfuggono alla percezione dei sensi, che nasce e si diffonde la pratica del malocchio. S’ogru malu Anche per i sardi il malocchio, “s’ogru malu”, ha origine nell’invidia che si prova davanti a qualcosa che si ammira, che meraviglia e stupisce o che può essere oggetto di desiderio. Il sentimento dell’invidia non ha sempre dei connotati negativi, non sempre è riprovevole, e il malocchio può verificarsi senza che lo si desideri. La bellezza di un bambino, per esempio, secondo la credenza popolare, può suscitare, in modo spontaneo e privo di intenti malvagi, un sentimento d’invidia: se ciò è avvenuto in buona fede, in modo innocente, sarà lo stesso invidioso a toccare immediatamente il bambino, per evitare che quest’ultimo sia oggetto di malesseri e disgrazie. In casi del genere sembra agire il principio secondo cui è l’autore del male a scongiurare il male stesso. In altre circostanze esso ha, invece, un’origine intenzionale e nasce come una punizione nei confronti di chi impedisce di ottenere ciò che si vuole ardentemente. Avvalora ciò il racconto di tanti anziani dei paesi d’Ogliastra che attribuiscono la morte improvvisa di animali, fino ad allora in piena salute, all’influsso del malocchio, causato, per vendetta o da aspiranti compratori che si vedevano respingere dai proprietari le richieste di acquisto o da altri allevatori che desideravano quell’animale. Anche le bestie, dunque, e non solo gli uomini, sono esposte all’influenza malefica dello sguardo, nessun essere vivente ne è

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immune, se persino le piante possono subirne le conseguenze, seccandosi senza nessuna giustificazione plausibile, in seguito a parole di ammirazione e di invidia. Sebbene questa forma di iettatura possa colpire indiscriminatamente tutti, alcune persone sono considerate più a rischio di altre, perchè più deboli e indifese. Non c’è dubbio, secondo l’opinione della gente, che siano i bambini e le donne in gravidanza gli individui più vulnerabili, e perciò le vittime più probabili del malocchio. Nella comunità ogliastrina si ha chiara la distinzione tra questa tradizione popolare, non sempre voluta, e la fattura che è sempre volontaria e richiede da parte della persona che la opera una preparazione o predisposizione particolare e il ricorso a speciali materiali o parole magiche. I sintomi del malocchio I sintomi del malocchio sono diversi, ma il principale è il passaggio da una condizione di benessere e salute ad una in cui l’individuo si sente spossato, debole, privo di energia vitale, in altre parole, “scorau”. La transizione dall’una situazione all’altra di solito avviene in maniera repentina e improvvisa; solo nei casi lievi, il peggioramento dello stato di salute è graduale e progressivo. Nei casi fulminei, esiste la convinzione che senza l’aiuto rapido della terapia, l’aggravamento possa evolvere verso danni irreparabili al cuore e con la morte. In ogni caso, se non c’è la certezza che si tratti di malocchio, e non invece di una malattia legata ad altri fattori, non si effettua alcun intervento curativo. Il riconoscimento del maleficio segue un rituale ben preciso con varianti

poco significative tra un paese e l’altro: si osserva il comportamento di tre chicchi di grano immersi nel bicchiere d’acqua “pregantara” assieme a tre grani di sale e ad alcune gocce d’olio. Se i chicchi di grano salgono in superficie e si attaccano, vuol significare che ci si trova in presenza del malocchio; se invece restano divisi, non c’è nessun dubbio che ci si trova di fronte ad altra patologia. A Tortolì si segue un procedimento diverso. D’inverno, quando la legna brucia quotidianamente nel camino, si buttano alcuni carboni ardenti nell’acqua santa: il loro galleggiamento porta ad escludere il malocchio, che invece è confermato nel caso in cui, anche un solo elemento si posa sul fondo; d’estate, il rituale utilizza, al posto della brace, le gocce d’olio, e l’operatore valuta la presenza o meno del maleficio, interpretandone le forme assunte, il loro mantenimento o dispersione nell’acqua. Quando sulla diagnosi non c’è alcun dubbio, non resta che rivolgersi a una persona specializzata, perché, se è vero che il malocchio non richiede particolari predisposizione e preparazione, è indubitabile che la capacità di curare non appartiene a tutti, ma solo ad alcune categorie di persone. In primo luogo hanno il potere di guarire coloro che conoscono “is breus”, cioè le formule magiche e “is pregantus” da recitare, sia che li abbiano appresi in sogno o dalla madre; in secondo luogo le persone dotate di quei poteri speciali che consentono di percepire il male per poterlo combattere; infine, coloro che si trovano in una situazione particolare, per esempio quella di ragazza madre. Le persone cui si attribuiscono possibilità terapeutiche raramente sono uomini,

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per lo più si tratta di donne anziane che in alcuni paesi si indicano con il termine di “pregantadora”e in altri con espressioni generiche quali “cussas feminas anzianas”, o “cussas feminas adattasa”. Sa meiga La cura che le esperte effettuano si chiama “meiga” e lo strumento principale della loro attività sono le già riferite formule rituali che si recitano come una cantilena a voce bassa, per garantirne la segretezza, assicurare al rito una certa aria di mistero, e che, a malincuore, dette esperte tramandano alle figlie. In altri casi la guarigione richiede “terapie miste”, in cui le parole sono accompagnate dall’impiego di altri mezzi, costituiti da sostanze quali l’acqua benedetta, il grano, il sale, talvolta l’olio e, se il beneficiario è un animale, il lentischio e le “dominas”, medaglie che supportavano le virtù di tutte le altre pratiche. Ma, per ben operare, sono necessari altri elementi che sono una costante della cura: i gesti quali il segno della croce ed azioni quali l’alitare, lo sputare, lo sbadigliare. È necessario compierli pena la perdita di efficacia della cura stessa. Le modalità di azione della terapeuta sono molteplici e variano a seconda dei testi da recitare, diversi tra loro, così come differenti sono le malattie da combattere. I testi, comunque, mostrano delle analogie, individuabili nella presenza di alcune formule fisse e nella ripetizione dei numeri 3 e 9, che indicano le volte in cui la pratica deve essere ripetuta e dei quali non è difficile capire il riferimento simbolico alla Trinità. La tipologia degli interventi cambia anche sulla base della diversa combinazione degli elementi, quali il grano, l’acqua, il sale, utilizzati nei rituali e muta a seconda che la persona colpita da malocchio sia presente o assente durante la cerimonia. In questa eventualità la terapeuta esegue il rito proferendo parole e tracciando il segno della croce su un bicchiere d’acqua che


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poi è bevuta dalla vittima del maleficio; la guarigione a distanza può essere operata, anche agendo su un ciuffo di capelli tagliato al malato o su un qualsiasi oggetto o indumento gli appartenga. Nel caso in cui il paziente sia in grado di recarsi dalla terapeuta, uno dei tanti esempi di cura proponibili vede l’esperta, recitare “su breu” o “su pregantu” e sbadigliare in continuazione, tanto da trasformare il viso in una maschera dall’enorme bocca. Intanto con il pollice bagnato nell’olio, unge la fronte della vittima, tracciando su di lei delle croci e, fingendo di sputare, continua a ripetere le formule con voce simile a un bisbiglio. La cura può essere ripetuta più volte, sino a tre in casi difficili, rispettando l’intevallo di un minuto. Il malocchio negli animali Nel caso siano destinate ad animali, perché affetti da malattie non compensibili o da mancata produzione di latte, le procedure sono diverse. È chiaro che in una società agro-pastorale qual era quella ogliastrina del passato, la soprav­vivenza dei capi di bestiame, che assicuravano cibo e aiuto nel lavoro dei campi, era importante perché da essa dipendeva gran parte dell’economia. Per la guarigione degli animali si ricorreva all’acqua santa o

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“pregantara” che si aspergeva con un ramo di lentischio, per tre volte consecutive sull’animale malato, e allo strofinamento delle dominas sul corpo della bestia. Interessante anche la modalità d’intervento messa in atto quando il pastore riteneva che la responsabilità della morìa del bestiame dipendesse dal malocchio. In questo caso egli si recava da una ragazza madre o di dubbia moralità e le chiedeva un capo di abbigliamento, di solito “s’antaleni”. Tale indumento veniva portato in campagna, lo si stendeva per terra, e si faceva in modo che il gregge vi passasse sopra. Contro il malocchio esistevano delle pratiche preventive che riguardavano sia gli uomini che gli animali. È stato già citato il lentischio: gli esseri umani dovevano tenerlo addosso e i buoi intrecciato tra le corna e il giogo. Le persone, inoltre, possono trovare un valido aiuto nello scapolare, cioè in un sacchetto pieno di reliquie, per lo più cucito al vestito, la cui diffusione è pressoché generalizzata, o in altri amuleti, da tenere anche nascosti, quali corni e spille, il cui uso era già consolidato presso Greci e Romani. Corni e spille appartengono a quel gruppo di oggetti “a punta”, considerati dalla credenza popolare protettivi, sia perché rappresenterebbero, in quanto appuntiti, un’arma contro gli spiriti ostili, sia perché simboli della fertilità e perciò dell’abbondanza e del benessere da opporre al male, alle disgrazie. A Tortolì, un rimedio è considerato anche “l’occhio di Santa Lucia”, formazione calcarea che chiude una conchiglia a mò di coperchio. Conclusioni C’è da chiedersi, dopo questa sintetica presentazione dell’argomento, se, oggi che le conoscenze scientifiche in generale e mediche in

particolare, hanno subito un’accelerazione rapidissima, questo bagaglio di credenze della medicina popolare sia stato messo in crisi da un atteggiamento che potremmo definire più razionale. La risposta, se si guardano con attenzione alcuni fenomeni, non può che essere negativa: il malocchio ha ancora grande rilievo nell’attuale società. Lo dimostra innanzitutto il grande seguito che riscuotono trasmissioni televisive o annunci pubblicitari, nei quali sedicenti personaggi promettono di modificare il corso negativo di un’esistenza con metodi non dissimili da quelli magico-religiosi finora esposti; In secondo luogo l’alto numero di persone che ancora oggi portano addosso amuleti quali corni, simboli religiosi come i santini, e infine i numerosissimi che ricorrono a segni scaramantici tra cui hanno una diffusione universale il fare le corna o altri gesti indecenti. Appare chiaro che, accanto a pochi che sarebbero disposti ad ammettere la loro fede in principi che esulano dalla medicina ufficiale, sono tanti coloro che agiscono contravvenendo a quanto razionalmente considerano una semplice superstizione. E se il sapere magico-religioso, lungi dall’essere un residuo archeologico, è destinato a perdurare nel tempo, ciò accade perché viene percepito, oggi e ieri, come punto di riferimento nelle situazioni di precarietà della vita. Nel passato l’uomo sperimentava il senso del proprio limite, quando si confrontava con la natura e si accorgeva che non era in grado di dominarla; nel presente, nonostante il continuo progresso, egli percepisce che, quando viene a contatto con la malattia e con il dolore, o si scontra semplicemente con i suoi desideri di difficile realizzazione, l’onnipotenza

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della scienza è solo un’illusione, un mito incapace di fargli superare la sua condizione di fragilità e di lenire l’ansia e i timori che gli scuotono il cuore. Più facile rifugiarsi nell’occulto. Laura Meloni

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Anno IV - Numero 11 - Marzo 2010 Autorizzazione Tribunale di Lanusei N. 3706 del 3 Ottobre 2006 Spedizione in Abbonamento Postale 45% art. 2 comma 20/b legge 662/96 Filiale di Lanusei Editore Associazione di Volontariato Mano Tesa Ogliastra Direttore Responsabile Giusy Ferreli Capo Redattore Natalino Meloni Comitato di Redazione Salvatore Brau, Paola Contu Marilena Lara, Tonino Loi Severina Mascia, Laura Meloni, Gianfranco Pittau, Giuseppe Schiavone. Redazione Via Temo, sn Tortolì Tel. 348 5188407 Tel. 339 7111110 Fax 0782 77020 Grafica e Stampa Grafiche Pilia - Tortolì Per Aiutare Mano Tesa Ogliastra Versamento su cc Banco Di Sardegna - Tortolì IBAN: IT12U0101585390000065016183


Rivista Ogliastra Sanità - Anno 4 - Numero 11 - Marzo 2010