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“Penso che se si riconosce qualche significato alla mia opera d’architetto, è a questa grande fatica che si deve attribuire il valore profondo.” (LC)

LE CORBUSIER teorico, architetto e urbanista

Opuscolo realizzato come utile integrazione del blog didattico “Le Corbusier - teorico, architetto e urbanista”, visitabile al link: sad11ssis.blogspot.com


INDICE lezioni 01, Le Corbusier 02, L’architettura in punti 03, Villa Savoye 04, L’urbanistica in punti 05, Chandigarh 06, L’Unitè d’abitation 07, L’Ospedale a Venezia laboratori 01, Realizziamo un modello 02, Fotografiamo la città


LEZIONE 01 Le Corbusier “L’architettura opera su degli standard. Gli standard sono fatti di logica, di analisi, di studio scrupoloso. Gli standard si stabiliscono a partire da un problema ben posto. L’architettura è invenzione plastica, è speculazione intellettuale, è matematica superiore. … L’architettura non è che ordine, bei prismi nella luce. E’ cosa che ci incanta, è la misura. Misurare, Dividere in quantità ritmiche, animate da un soffio uguale, fare passare ovunque il rapporto unitario e sottile, equilibrare, risolvere l’equazione.” (Le Corbusier; in: Vers une Architecture, 1923) Nato in Svizzera, il 6 ottobre 1887, da una famiglia di origine francese (per parte paterna) e belga (per parte materna), a 14 anni il giovane Charles-Edouard si iscrive alla locale scuola d’arte, dove apprende tecniche inizialmente estranee a quelle che gli serviranno per l’opera architettonica, acquisendo però capacità di pittore, scultore e cesellatore. Il suo maestro, tuttavia, lo spinge ad orientarsi verso l’architettura e in questo senso rimangono fondamentali i suoi lunghi viaggi compiuti tra il 1906 e il 1914 in varie città d’Europa, a Budapest e a Vienna, entrerà in contatto con l’ambiente della Secessione viennese. “Le Corbusier era un uomo magro, sparuto, miope, che andava in giro su una bicicletta bianca, con indosso un abito nero attillato, camicia bianca, cravatta nera, occhiali neri, tondi, alla gufo, e bombetta nera in testa. Ai curiosi stupefatti, diceva di vestirsi a quel modo per apparire il più netto e preciso e anonimo possibile, per essere la perfetta figura riproducibile in serie, nell’era della macchina.” (Tom Wolf) A Berlino conosce Walter Gropius e Mies Van Der Rohe, abbandonando però il loro studio a causa dell’incompatibilità con la personalità del loro maestro, Peter Behrens. È all’inizio del suo periodo parigino che, assecondando una consuetudine tipica fra gli artisti dell’epoca, il trentenne Charles-Edouard, letteralmente ri-”facendosi un nome”, acquisisce lo pseudonimo che lo renderà universalmente noto, adattando il nome del nonno materno (Le corbesier). Inizia così la definitiva stabilizzazione, che lo porterà in pochissimi anni a un enorme successo. Solo dopo la guerra, nel 1946, lascia l’atelier per New York, ormai celebre e stimato. Muore nel 1965 durante le sue canoniche vacanze in Costa azzurra per un attacco cardiaco mentre fa un bagno. Egli pubblicò qualcosa come 54 libri e opuscoli dedicati alle sue idee relative all’architettura, l’urbanistica, il design e l’arte. La produzione standardizzata, basata su un modulo replicabile all’infinito, è un concetto che domina tutta la produzione di Le Corbusier. Nel 1926 Le Corbusier definisce i “cinque punti di una nuova architettura”: i pilotis, il tetto-giardino, la pianta libera, la facciata libera, la finestra a nastro. Paradigma di questi punti programamtici si può considerare villa Savoye a Poissy costruita tra il 1928 e il 1931. Stessa cosa con le case “Citrohan”, ideate fin dal 1920 ma realizzate compiutamente a Stoccarda nel 1927: s’intuisce l’assonanza con la ‘Citroen’, le case non sono altro che nuove realizzazioni a catena di montaggio. «Occorre creare lo spirito della produzione in serie, lo spirito di costruire case in serie, lo spirito di concepire case in serie», è l’idea di Le Corbusier, già presente nel 1910 con lo studio delle case a “domino”, basate su una struttura portante su cui può venir costruito qualsiasi edificio. Tra il 1945 e il 1952 Le Corbusier edifica la prima delle sue “Unités d’Habitation”, unità di abitazione a Marsiglia.


LEZIONE 02 L’architettura in punti Nel 1926 Le Corbusier definisce i “cinque punti di una nuova architettura”: i pilotis, il tetto-giardino, la pianta libera, la facciata libera, la finestra a nastro. Cinque punti che definiscono un modo nuovo di progettare lo spazio dell’uomo, in antitesi alla concezione tradizionale di casa (e anche di città) e favorita anche dalle potenzialità costruttive dei due principali materiali edili del secolo: l’acciao e il cemento armato. I nuovi materiali permetteranno di pensare ad una casa anche sollevata dal terreno, con una massima flessibilità distributiva degli spazi interni e delle finestrature, ed inoltre la realizzazione di spazi realizzati a misura d’uomo. I pilotis. Risolvere un problema in maniera scientifica significa innanzi tutto distinguere i suoi elementi. In una costruzione si possono senza dubbio separare le parti portanti e non. Al posto delle primitive fondamenta, sulle quali poggiavano setti murari, il cemento armato permette di usare fondamenta puntiformi e al posto dei muri, pilastri. I pilotis sollevano la casa dal suolo, gli spazi vengono sottratti all’umidità del terreno e hanno luce ed aria. La superficie occupata dalla costruzione rimane al giardino che passa sotto alla casa, il giardino è anche sopra la casa, sul tetto. Il tetto giardino. Il tetto piano richiede in primo luogo un utilizzo logico ai fini abitativi: tetto-terrazza, tetto-giardino. Il calcestruzzo richiede una protezione dagli sbalzi termici, per assicurarne una maggior durata. Il tetto-terrazza soddisfa anche quest’esigenza, adottando una misura particolare di protezione: sabbia ricoperta di lastre spesse di cemento, a giunti sfalsati seminati con erba. L’effetto ottenuto e quello di una massa termoregolatrice, radici e sabbia lasciano filtrare l’acqua lentamente. I tetti-giardino diventano opulenti: fiori, arbusti e alberi, prato. In generale per una città i tetti-giardino significano il riscatto di tutte le superfici edificate. La pianta libera. I muri portanti, partendo dal sottosuolo, si sovrappongono formando il pianterreno e gli altri piani, fino al tetto: la pianta è schiava. Il sistema dei pilastri porta i solai, i tramezzi sono posti a piacere secondo le necessità e nessun piano è vincolato all’altro. Non esistono più pareti portanti ma solo membrane solide a piacere, ne consegue l’assoluta libertà di configurazione della pianta, che consente una grande economia di volume costruito e un rigoroso impiego di ogni centimetro quadrato, che compensano i maggiori costi di una costruzione in calcestruzzo armato. Le finestre in lunghezza. I pilastri formano, con i solai, vuoti rettangoli in facciata, attraverso i quali luce ed aria entrano abbondantemente. La finestra corre da un pilastro all’altro, e sarà quindi una finestra in lunghezza. Gli spazi in tal modo sono illuminati uniformemente da parete a parete. Il cemento armato rivoluziona la storia della finestra. La finestra può correre da un bordo all’altro della facciata. Il calcestruzzo armato offre per la prima volta con la finestra in lunghezza la possibilità di massima illuminazione. La facciata libera. Giacché si fanno aggettare i piani rispetto i pilastri portanti l’intera facciata si sposta all’infuori rispetto la struttura. Essa perde quindi la qualità portante, e le finestre possono essere estese in lunghezza a piacere, senza diretta relazione con la suddivisione interna. Così la facciata ottiene una configurazione libera.


LEZIONE 03 Villa Savoye I principi architettonici della nuova architettura del ‘900 sono esprimibili grazie all’impiego dei nuovi materiali, come l’acciao e il cemento armato, e sono magistralmente esemplificati da Le Corbusier nella Villa Savoye, realizzata a Poissy negli anni 1928-30; un edificio isolato nel quale l’abitante della città poteva ritirarsi dopo il lavoro per godere in tutta calma del panorama offerto dalla campagna francese. “Gli abitanti, venuti qui perché questa campagna agreste era bella con la sua vita di campagna, la contempleranno … dall’alto del jardin sospendu o dai quattro affacci della fenetre en longueur. La loro vita domestica sarà inserita in un sogno virgiliano …” scrive Le Corbusier.La villa è paragonabile al tempio greco è un cubo innalzato su pilastri. Non esiste una facciata in quanto la casa è aperta da tutti i lati grazie alle finestre orizzontali scorrevoli. La rampa attraversa centralmente la casa e conduce dal piano terreno fino al tetto giardino. La villa può essere paragonata alla famosa Villa Capra o Rotonda di Andrea Palladio però in questo caso la planimetria dell’edificio è concepita in modo che gli ambienti domestici siano distribuiti in modo asimmetrico ed ai lati dell’edificio. La villa, una delle opere più celebri di Le Corbusier,è diventata monumento storico il 16 dicembre 1965. Dopo anni di abbandono la villa è stata restaurata ed è ormai aperta al pubblico. In questa costruzione, Le Corbusier applica integralmente i suoi cinque punti (i pilotis, il tetto-giardino, la pianta libera, la facciata libera e la finestra a nastro) dimostrando allo stesso momento quanta varietà è possibile ottenere pur rispettando tale guida normativa. Inoltre la costruzione riflette altri suoi parametri progettuali: i legami con la pittura purista, la coesistenza di forme “libere” e geometriche, l’architettura dei percorsi, il rapporto con l’ambiente naturale che la rendono tra le più emblematiche del suo pensiero.Per le Corbusier una villa è un luogo in cui si abita e da cui si vede il paesaggio. La pianta della casa nasce da una maglia quadrata di pilotis aventi fra loro una distanza di m.4,75; dimensionalmente essa deriva dall’arco di curvatura di un’automobile che, penetrando nella maglia, gira all’interno di essa e si introduce nello spazio destinato a garage. Sono quindi presenti due motivi, per così dire, archetipi di Le Corbusier: la chiocciola ed il quadrato, che si ritrovano alla base di molte altre sue opere.Nel corpo di fabbrica a pianterreno, avente un lato curvo, oltre al garage, vi è un alloggio di servizio ed il vestibolo da cui parte una scala e una rampa, disposta lungo l’asse della pianta. Il piano superiore contiene su tre lati l’alloggio (un grande soggiorno più tre camere con servizi) e sul quarto lato, che si estende dalla parete esterna alla rampa di spina, si apre una grande terrazza, cui corrisponde un vuoto sul solaio sovrastante. La terrazza rappresenta uno dei cinque punti di Le Corbusier, il tetto-giardino e viene descritta dall’architetto con queste parole: “Il vero giardino della casa non sarà sul suolo, ma al di sopra di esso a tre metri e cinquanta: questo sarà il giardino sospeso dove il suolo è secco e salubre, dal quale si vedrà tutto il paesaggio, assai meglio che non dal basso”. La rampa porta dalla suddetta terrazza-giardino al piano di copertura della casa dove si stagliano i corpi curvilinei del solarium e della scala. Due vuoti corrispondenti rispettivamente al terrazzo inferiore descritto e ad un altro più piccolo che sovrasta il terrazzino della cucina del piano sottostante; la conclusione della rampa centrale. Un elemento importante di questa casa è la rampa, equivalente alla spina centrale dell’intera costruzione. Essa collega al coperto il pianterreno col primo piano e, all’aperto, quest’ultimo col tetto-giardino. In tal modo la rampa, vera e propria promenade architecturale, costituisce un elemento plastico costantemente visibile nella parte centrale della casa sia per chi guarda dall’interno, sia per chi guarda dalla terrazza del primo piano. Quanto al rapporto con l’ambiente, Le Corbusier scrive: “La casa si poserà nel mezzo dell’erba come un oggetto”. Tuttavia, se la scarna volumetria e questo distaccato rapporto con la natura -frutto entrambi di una poetica figurativa e d’un programma comune a tutto il razionalismo e all’arte astratta- rientrano indubbiamente nell’intenzionalità dell’autore, alcuni aspetti particolari dell’opera trasformano ed arricchiscono i suoi lati schematici e programmatici. È da notare inoltre che la facciata corrispondente alla terrazza-giardino è simile alle altre; e ciò chiaramente in deroga al principio funzionalista per cui l’esterno dovvrebbe rispecchiare fedelmente l’interno.


LEZIONE 04 L’urbanistica in punti Le maggiori innovazione relative alla teoria per un nuovo modello di città, si possono riassumere in alcuni punti che l’architetto svizzero descrive in modo dettagliato nel saggio “modo di pensare l’urbanistica”. (schizzo di Le Corbusier; in: Le Corbusier, modo di pensare un’urbanistica) “... ecco qui uno schema che rappresenta una soluzione armonica del problema della circolazione in un quartiere residenziale (...). “ (Le Corbusier) In questo disegno sono distinguibili gli elementi della città: le unità abitative, la circolazione, il verde...; tutti elementi che coesistono in armonia tra loro e con l’uomo. “Un avvenimento di importanza rivoluzionaria: sole, spazio, verde. Se volete che la famiglia viva nell’intimità, in modo conforme alla natura, (…) potrete così godere di quiete e di un contatto immediato esterno-interno. Le case saranno alte 50 metri. Bimbi, giovani e adulti avranno a disposizione il parco intorno all’edificio. La città sarà immersa nel verde e sul tetto della case troveremo gli asili per i piccoli.” (Le Corbusier) In queste parole scaturiscono gli elementi principali della città moderna teorizzata da Le Corbusier che, malgrado alcune opportunità progettuali come il Plan Voisin per la ricostruzione del centro di Parigi, il piano per Algeri, per Bogotà in Colombia e tanti altri; trovò applicazione solo nel piano di Chandigarh e nella nella sua cellula base: l’unità di abitazione. Una città, realizzata sulla base dei principi urbanistici di Le Corbusier è Brasilia, capitale del Brasile, una città moderna e nuova, realizzata in cinque anni, pianificata da Lucio Costa e progettata da Oscar Nimeyer. L’unità abitativa - “La casa è un involucro che corrisponde a certe condizioni e stabilisce giusti rapporti tra l’ambiente cosmico e i fenomeni biologici umani. In essa dovrà vivere un uomo, dormendo, camminando, sentendo, vedendo, pensando. (...) L’uomo esige alcuni servizi complementari essenziali, forniti da organismi esterni alla casa, e che sono stati appunto definiti prolungamenti dell’abitazione (...) perché questi servizi essenziali fanno parte della vita quotidiana e devono quindi trovarsi a portata di mano. Il volume edilizio risulterà pertanto dalla combinazione di elementi cosmici e necessità biologiche umane. (...) I volumi potranno essere a Y o disposti a spina, frontalmente, a zig-zag.” (Le Corbusier) L’unità di lavoro - “Laboratori, fabbriche, officine, uffici, botteghe e magazzini, attrezzature agricole: tutti elementi ben definiti, strumenti precisi soggetti alle norme della biologia umana come a quelle della circolazione e dei trasporti. (...) Il lavoro non deve imporsi come una pena o un castigo, come il pagamento di un debito: poiché è la chiave stessa della vita (...). Con uno sforzo naturale e spirituale d’ordine organizzativo è possibile suscitare un’etica nuova che valuti in modo diverso gli obblighi e le gioie della vita. (...) Gli uffici hanno il loro collocamento naturale al centro delle circolazioni urbane; come luogo di contatti innumerevoli, devono essere vicini tra loro (...). In relazione all’importanza della città, (...) gli affari saranno concentrati in un centro, composto da un certo numero di edifici concepiti e attrezzati per questo scopo specifico, unità di uffici che potranno spesso ridursi in un unico fabbricato che costituisce in tal caso il centro degli affari della città.” (Le Corbusier) Il Palazzo dell’ONU è un chiaro esempio di idea di unità di uffici nella città moderna; l’idea di questo edificio si deve attribuire a Le Corbusier, anche se la progettazione, a causa di dissapori tra l’architetto svizzero e l’amministrazione americana, è stata affidata ad Oscar Niemeyer. (schizzo di Le Corbusier; in: Le Corbusier, modo di pensare un’urbanistica) L’unità paesaggistica - “La natura interviene in modo sostanziale in quella funzione della vita che è l’abitare (spazio, sole, verde); è presente anche nella funzione del lavoratore (verde e cielo); hanno una parte di prim’ordine nella cultura del corpo e della mente (sito e paesaggio); in essa, infine, è inserita la circolazione. Mediante l’urbanistica e l’architettura, l’ambiente e il paesaggio possono entrare nella città o, della città, costituire un elemento figurativo e spirituale determinante. L’ambiente, il paesaggio esiste solo per il tramite degli occhi: si tratta di renderlo presente nel meglio (...). Bisogna saper sfruttare questa fonte di benefici inestimabili.” (Le Corbusier)


LEZIONE 05 Chandigarh Chandigarh è una città dell’India settentrionale di circa un milione di abitanti, capitale di due stati, Punjab e Haryana. Chandigarh sorge ai piedi della catena sub-himalayana dei monti Shivalik e si trova tra gli stati di Haryana a sud e Punjab a nord. È nota per essere una delle città più ricche e belle dell’India tanto da meritare l’appellativo di “The city beautiful”. Il suo nome significa “il forte di Chandi”, una dea il cui tempio si trova nel vicino distretto di Panchkula, nell’Haryana. Le Corbusier ne ha curato il piano urbanistico, ridisegnando la città negli anni ‘50 e progettando molti edifici pubblici, tanto che si può affermare che Chandigarh ha la più grande concentrazione di opere di Le Corbusier al mondo. La città costituì quindi un insediamento urbano di nuova fondazione per 150mila abitanti, sito a trecentoventi metri di altitudine sull’altipiano desertico del Punjab-Haryana Plains. È metaforicamente concepito come un gigantesco corpo umano, una scacchiera a maglia ortogonale di circa cinquanta isolati o “settori” lunghi ciascuno 1200 metri e larghi 800, numerati a scendere dalla testa, distribuiti su 114 chilometri quadrati. Ciascun “settore” è parzialmente autosufficiente e suddiviso in zone corrispondenti alle classi sociali (caste) in cui, secondo una consuetudine antica, è suddivisa la popolazione indiana. All’interno dei settori, gli edifici residenziali sono tutti uguali; sono edifici seriali ciascuno dei quali costituito da 360 alloggi, muniti di servizi comuni. Le cellule-appartamento, sono disegnate per dare la quantità minima di spazio necessario alla vita privata, dato che la maggior parte delle funzioni sono organizzate in modo comunitario. A metà dell’altezza dell’edificio, infatti, corre una “strada” interna lungo la quale sono disposti i servizi collettivi e comuni: ristoranti, bar, negozi, camere d’albergo per visitatori e locali di ricreazione; altre strutture di carattere sociale sono ospitate all’ultimo piano e sul tetto-terrazzo, dove ci sono asili-nido, spazi per il gioco dei bambini, solarium, piscine e palestre. Nella funzionalità della struttura urbana, pensata a suo tempo per potersi espandere ulteriormente in modo armonico, vi sono poi i parchi verdi, che ne costituiscono i polmoni, ed i grandi viali che fungono da vene e arterie per la mobilità nella metropoli. Infine, alla sommità, sorge la testa, orientata verso le Montagne e costituita dal quartiere degli edifici amministrativi pubblici del Capitol Complex. Conosciuto anche con il nome di Campidoglio, il Capitol Complex contiene il Segretariato, realizzato tra il 1952 e il 1958, sede dei governi degli Stati del Punjab e dell’Haryana; il Palazzo dell’Assemblea o Parlamento (Assembly, o Vidhan Sabha) che ospita, a giorni alterni, gli organi legislativi dei due Stati; il Palazzo di Giustizia o Alta Corte (High Court). Il Segretariato è la più grande struttura nel complesso del Capitol. È il centro operativo sia del governo di Haryana che del Punjab: un’enorme struttura lineare di 8 piani, 254 x 42 mt, in grado di accogliere 4000 lavoratori. Realizzata tra il 1953-1959, la struttura fondamentalmente ripetitiva della costruzione è stata movimentata da Le Corbusier con l’introduzione di altezze e proiezioni varie, brise-soleil, torrette, pavillon e self-service sulla terrazza. Il Palazzo dell’Assemblea, sito nella parte nord-est della piazza del Capitol, è la più scultorea di tutte le costruzioni qui accolte, a pianta quadrata, con un portico monumentale che si leva libero dalla costruzione principale fronteggiando l’edificio del Palazzo di Giustizia. Quest’ultimo, fu il primo edificio ad essere costruito nel complesso tra il 1951 ed il 1957. L’Editto di Chandigarh, ovvero il documento che prescrive determinate regole di edificabilità per lo sviluppo urbano, comprende anche il mantenimento di una cintura di circa 16 chilometri attorno alla città, in cui è proibita la costruzione di altri villaggi o lo sviluppo di mercati ed industrie. L’evoluzione di Chandigarh ha visto negli anni, affluire un numero crescente di nuovi abitanti non abbienti che tendono ad affollare l’area e ad insediarvi mercati seppur temporanei. L’amministrazione cittadina si trova dal 1975 ad affrontare il problema di coniugare la crescita della metropoli (che non riesce più ad essere patrimonio esclusivo di costruzioni di tipo residenziale e che registra la nascita di forme abitative improvvisate e contrastanti con lo stile architettonico) con le prescrizioni imposte dall’editto.


LEZIONE 06 L’Unitè d’abitation L’Unité d’Habitation di Marseille (Unità di abitazione di Marsiglia) rappresenta una delle realizzazioni attuate sulla base delle teorie di Le Corbusier, un nuovo modo di pensare e costruire la città; uno dei punti fondamentali di arrivo del Movimento Moderno nel concepire l’architettura e l’urbanistica. L’Unità di abitazione, alta 17 piani, è composta da una successione di 337 appartamenti, come se costruiti in serie e poi assemblati, testimonianza della sua idea di casa che si trasforma in una “macchina per abitare”, adeguandosi al periodo storico caratterizzato dall’invenzione rivoluzionaria delle macchine, nel quale possono abitarvi fino a 1500 persone. Ogni unità abitativa è del tipo duplex, cioè disposto su due livelli diversi, resi comunicanti mediante una scala interna. Gli ingressi sono disposti lungo un corridoio-strada, posto ogni due piani. Al settimo e ottavo piano sono presenti una parte dei servizi generali necessari alla popolazione (asilo-nido, negozi, lavanderia, ristorante, ecc.), in modo da eliminare, secondo la teoria di Le Corbusier, il salto dimensionale tra il singolo edificio e la città, cosicché il primo divenga un sottomultiplo della seconda. Per Le Corbusier non esiste una sostanziale distinzione tra l’urbanistica e l’architettura e la sua attenzione è rivolta a studiare un sistema di relazioni che, partendo dalla singola unità abitativa, intesa come cellula di un insieme, si estende via via all’edificio, al quartiere, alla città, all’intero ambiente costruito. Un’altra innovazione è rappresentata dal tetto abitabile (o tetto giardino, secondo i “cinque punti”), il quale, grazie all’utilizzo del calcestruzzo armato, può essere adibito a diverse funzioni sociali e sarebbe potuto divenire, secondo le idee dell’architetto, un enorme giardino pensile. Osservando il basamento si può notare l’adozione dei pilotis, a forma di tronco di cono rovesciato, per sorreggere tutto il corpo di fabbrica, separando le abitazioni dall’oscurità e dall’umidità derivanti dalla collocazione a terra, ma, soprattutto, rinunciando definitivamente alle mura portanti e quindi affidando il sostegno del solaio ai soli pilastri. Altra innovazione è l’arretramento degli stessi pilastri rispetto al filo dei solai. Questa tecnica consente uno sviluppo della facciata indipendente dal resto dell’appartamento e in particolare permette l’utilizzo di finestre a nastro, capaci di scorrere lungo la parete e di fornire un’ottima illuminazione. L’Unità di Abitazione fu realizzata su incarico del Ministero dell’Urbanistica e della Ricostruzione francese nel 1946, a fronte della disastrosa situazione in campo edile del secondo dopoguerra. Questa fu la prima delle cinque unità progettate da Le Corbusier, prima di esse, però, l’architetto svizzero incontrò molte difficoltà nel realizzare queste sue idee quasi “rivoluzionarie”. Quel nuovo modo di concepire l’architettura suscitò spesso accesi dibattiti e subì violente stroncature. Nel realizzare piani urbanistici, i suoi progetti si rivelarono più avanzati, rispetto al corso dei tempi, di almeno trent’anni.


LEZIONE 07 L’ospedale a Venezia Nel 1962, Le Corbusier è invitato dall’amministrazione veneziana per il progetto del nuovo Ospedale di Venezia (per 1200 letti) posto nell’area di San Giobbe dove attualmente ha sede la facoltà di Economia e Commercio. Il progetto, per vari motivi, non fu realizzato, ma nonostante ciò può considerarsi un grandissimo esempio di architettura e urbanistica, un nuovo e moderno tessuto urbano che si sarebbe integrato con l’esistente e con la tradizione architettonica veneziana. Consegnato a pochi mesi dalla morte, il progetto per l’ospedale di Venezia conclude a un altissimo livello la ricerca di Le Corbusier e straordinaria stagione creativa degli ultmi vent’anni. L’ospedale si sviluppa su 4 livelli: (1) i vari accessi, amministrazione, cucine; (2) sale operatorie e allogi delle infermiere; (3) vie di collegamento e di servizio; (4) reparti di degenza. Le stanze di degenza sono caratterizzate da una soluzione completamente nuova. Ogni paziente ha una cella singola senza apertura di finestre, la luce del giorno penetra negli ambienti attraverso aperture superiori, che regolano anche l’effetto del sole. La luce del giorno, come la temperatura dell’ambiente, vengono equilibrate, così da offrire al paziente una sensazione di confortevole isolamento. Il nuovo ospedale si presenta come un connubio tra gli elementi caratterizzanti l’urbanistica veneziana (calli, campielli, canali) e gli elementi della nuova architettura (i pilotis, la pianta libera ...); la costruzione pensata come se fosse una porzione di tessuto urbano veneziano, sollevato in buona parte su pilotis e in cemento armato.


NOTE


LABORATORIO 01 Realizziamo un modello Il laboratorio si propone di “far entrare dentro”, imparare e conoscere lo spazio architettonico dell’opera di Le Corbusier attraverso la realizzazione di un modello che riproduce una delle sue architetture più importanti: Villa Savoye. Il laboratorio sarà organizzato in gruppi di due persone e sarà strutturato attraverso le seguenti fasi: • raccolta materiale fotografico e grafico: piante, prospetti e sezioni. • materiale grafico in scala 1/50. • realizzazione dei solai, tramezzi interni ed esterni, pilotis. • assemblaggio del modello. Materiali necessari: • matite, gomme, etc. • taglierino, forbici, colla per modellismo. • squadre, righe, compasso, etc. • polistirolo cartonato mm 4 o cartoncino mm 2, per i solai e i tramezzi. • Bacchette di legno di diametro mm 2/3 per i pilotis. realizzato il modello di Villa Savoye, il gruppo di lavoro dovrà sintetizzare l’esperienza producendo i seguenti elaborati: • 4 fotografie del modello secondo diverse fasi di montaggio. • breve relazione dell’esperienza laboratoriale, max 20 righe. • descrizione compositiva sull’architettura di Le Corbusier. Al termine dell’attività di laboratorio, gli elaborati dovranno essere inseriti all’interno del blog al link http://groups. google.it/group/manlio al fine di far diventare tale esperienza, momento didattico collettivo.


LABORATORIO 02 Fotografiamo la città Il laboratorio si propone di dare un risvolto pratico e legato al contesto abitativo dello studente, delle conoscenze dello spazio urbanistico teorizzato da Le Corbusier; suggerendo e stimolando un’analisi comparata di elementi architettonici e urbanistici nel proprio contesto urbano. Il laboratorio sarà organizzato in gruppi di due persone e sarà strutturato attraverso le seguenti fasi: • Scelta motivata del contesto urbano. • Analisi comparata, descrittiva e fotografica, del contesto urbano con i modelli di città di Le Corbusier, sottolineando analogie e differenze. Materiali necessari: • Blocco notes, matita. • Immagini planimetriche con Google Earth. • Planimetrie. • Macchina fotografica digitale. Alla fine del lavoro, il gruppo di lavoro dovrà sintetizzare l’esperienza producendo i seguenti elaborati: • 8 fotografie del contesto urbano, in cui si colgano rilevanti differenze e analogie con le teorie studiate. • breve relazione dell’esperienza laboratoriale, max 20 righe. Al termine dell’attività di laboratorio, gli elaborati dovranno essere inseriti all’interno del blog al link http://groups. google.it/group/manlio al fine di far diventare tale esperienza, momento didattico collettivo.


NOTE


Opuscolo realizzato come utile integrazione del blog didattico “Le Corbusier - teorico, architetto e urbanista”, visitabile al link: sad11ssis.blogspot.com. Il contenuto si rivolge agli alunni della classe 5 del liceo artistico sez. architettura con l’obiettivo di conoscere, l’architettura e l’urbanistica di un grande architetto del ‘900: Le Corbusier



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