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Rapporto Sbilanciamoci! 2013 dossier

Poste Italiane S.P.A. – Spedizione in Abbonamento Postale – D.L. 353/2003 (convertito in Legge 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 1, LO/MI in caso di mancato recapito inviare al CMP Roserio per la restituzione al mittente che si impegna a corrispondere i diritti postali.

Periodico di Mani Tese, organismo contro la fame e per lo sviluppo dei popoli. anno XLIX | gennaio-febbraio 2013


Difendi il codice della vita!

La tratta degli esseri umani esiste ancora

STOP

TRAFFICKING

7 APRILE MILANO CITY MARATHON

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corri con noi abbiamo un grande traguardo da raggiungere!

Pronti, partenza…

Anche quest’anno Mani Tese partecipa alla Milano City Marathon a sostegno della Campagna inTRATTAbili. Corri con noi per dire STOP alla tratta degli esseri umani e difendere la vita di migliaia di bambini!

SE CORRI A PIEDI NON C’È TRAFFICKING C'è vita oltre le elezioni


manitese 482 | gennaio-febbraio 2013 di valerio bini, presidente di mani tese

Buon viaggio!

progetti 28 Poter tornare non basta 29 Un viaggio memorabile 30 Parlano gli interessati

Cari Amici, l'anno si apre con una piccola novità: come avrete notato l'editoriale porta una firma diversa dal solito. L'Assemblea di Mani Tese del novembre scorso ha infatti eletto un nuovo Consiglio Direttivo (che viene presentato in questo numero del giornale) che a sua volta ha scelto chi scrive come nuovo presidente dell'Associazione. Eccomi dunque a scrivere il primo editoriale. Un editoriale non semplice perché arriva a poche settimane da elezioni politiche importanti per la vita del nostro paese, e non solo. Nonostante la confusione e la miseria di buona parte del panorama politico italiano, l'indifferenza rispetto a questo evento è un lusso che non possiamo permetterci: non solo, in generale, come cittadini che partecipano alla vita pubblica del loro paese, ma più precisamente come persone che hanno a cuore quell'“impegno di giustizia” che anima la nostra Associazione. La vita di migliaia di uomini e donne in Africa, Asia e America latina sarà influenzata dall'esito di queste elezioni, anche se loro non vi possono partecipare. Per questo è importante che ciascuno, secondo le sue sensibilità, faccia arrivare a queste elezioni anche i valori e le istanze di questi soggetti e di queste comunità. Mani Tese, insieme ad altre ONG, ha chiesto alle forze politiche che si presentano alle elezioni di impegnarsi perché venga ripristinata una vera politica della cooperazione internazionale dopo anni, decenni forse, in cui questo settore è stato fortemente penalizzato (vedi articolo a p. 12-13). La crisi economica che ci tocca tutti non può essere una scusa per una lotta tra poveri nella quale la mia sopravvivenza si realizza a spese di chi sta peggio di me. “Il problema degli altri è uguale al mio –scriveva quasi 50 anni fa Don Lorenzo Milani– sortirne insieme è la politica, sortirne da soli è l'avarizia.”.

redazione

contributi

sede

periodico manitese

periodico in pdf

Valerio Bini (dir.) Luca Manes (dir. resp.) Chiara Cecotti Angela Comelli Alberto Corbino Giosuè De Salvo Elias Gerovasi Giovanni Mozzi Giacomo Petitti Lucy Tattoli

Caterina Amicucci Clara Castelucci Silvia Rovelli Giovanni Sartor Annalisa Stagni Stefano Squarcina

P.le Gambara 7/9, 20146 Milano Tel. 02 40 75 165 manitese@manitese.it www.manitese.it

Registrazione al ROC (Registro operatori di comunicazione) al n.154 Registrazione al Tribunale di Milano n. 6742 del 28 Dicembre 1964.

Per ricevere il periodico in formato pdf scrivi a: segreteria@manitese.it. un piccolo gesto per ridurre la nostra impronta ecologica quotidiana.

Valerio Bini, Presidente di Mani Tese

indice 6 Land grabbing: quale regolamentazione? 8 L'irreversibile processo di ripublicizzazione 10 Expo sì, Expo no? Noi scegliamo l'Expo dei popoli

12 Più cooperazione nell'agenda della politica 14 L'anno che verrà dossier 15 Rapporto Sbilanciamoci! 2013 16 Le proposte di Sbilanciamoci! per il 2013* 19 La violenza sulle donne in India: verso una trasformazione sociale e culturale?

20 Vi presentiamo il nuovo cd 21 Nasce l'Unione Provinciale dei contadini della Zambézia.

22 Relazioni Esterne della UE: quale ruolo per la società civile?

24 Sirene migranti 26 Molto più di un pacchetto regalo! 2012 – Oltre le crisi!

È proprio da questa spinta che nasce l'esigenza di una politica diversa, come quella che viene presentata nel Rapporto Sbilanciamoci, che mostra come il destino non sia già scritto e sono invece possibili politiche economiche che promuovano il rafforzamento dei diritti, la promozione della pace e la tutela dell'ambiente (vedi dossier a p. 15-18). La politica è una parte fondamentale del nostro lavoro, perché crea le condizioni perché il nostro impegno possa realizzarsi in modo efficace. L'impegno di Mani Tese però procede in modo autonomo rispetto alla contingenza elettorale e qualunque sarà l'esito di queste importanti elezioni l'Associazione continuerà a promuovere progetti di co-operazione con le comunità del Sud e del Nord del mondo, come i rifugiati del Sudan (vedi p. 28), ma anche come le comunità emiliane che stanno costruendo un nuovo futuro dopo il terremoto del maggio scorso. Questo è il senso del nostro impegno: di fronte a chi vuole dividere, selezionare chi deve cavarsela e chi no, vogliamo testardamente cercare i fili che uniscono il nostro destino a quello degli altri: “Non abbiamo avuto lo stesso passato, voi e noi, – scriveva il grande scrittore senegalese Cheikh H. Kane – ma avremo rigorosamente lo stesso avvenire. L'era dei destini singoli è compiuta. In questo senso, la fine del mondo è venuta davvero per ognuno di noi, perché nessuno può vivere della sola preservazione di sé”. Le parole di don Milani, quelle di Cheikh H. Kane, il rapporto Sbilanciamoci e i nostri progetti di cooperazione costruiscono una sorta di mappa che ci può aiutare ad orientarci, anche in un momento così confuso e difficile. Buon viaggio, dunque.

stampa Staff S.r.l. Buccinasco (MI)

grafica Riccardo Zanzi

• c.c.p. 291278 • BONIFICO BANCARIO Banca Popolare Etica, cod. IBAN IT 58 W 05018 01600 000000000040

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c'è vita oltre le elezioni | istantanea

Idle no more In questi ultimi mesi è cresciuta la protesta tra le seicento First Nations del Canada attraverso il movimento Idle no more. Nato a novembre su iniziativa di quattro donne aborigene americane del Canada, e in poche settimane trasformatasi in un movimento di massa, nei mesi scorsi ha organizzato grandi proteste nazionali causando rallentamenti al traffico e blocchi in tutto il Canada per richiamare l'attenzione della gente sugli effetti negativi e perversi del Bill C-45, che secondo loro, colpisce direttamente le comunità delle First Nations. Idle no more chiede a tutti i popoli di «unirsi in una rivoluzione che onori e dia compimento alla sovranità indigena che protegge la terra e l'acqua… ripara le violazioni, pratica lo spirito dei trattati, lavora per praticare la giustizia e proteggere la Madre Terra». Il famigerato Bill 45, promosso dal governo conservatore di Harper, indebolisce i controlli ambientali sulle riserve e soprattutto vorrebbe trasformare il territorio delle riserve, ora gestito collettivamente, in proprietà private di singoli che potrebbero essere acquistate anche da speculatori non nativi.


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Nelle immagini: varie manifestazioni del movimento Idle no more in Canada (1 Victoria, British Columbia, 2-10 Ottawa, presso la sede del Parlamento). Foto, con licenza Creative Commons, di: 1 - rpaterso. 2,5 - Michelle Caron. 3,4,6,7,8,9,10 - Teresa Healy

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c'è vita oltre le elezioni | approfondimento Di annalisa stagni, area advocacy mani tese

Land grabbing: quale regolamentazione? Il dibattito internazionale sul land grabbing ha avuto una notevole evoluzione in questi ultimi anni. Partendo innanzitutto dalla presa di coscienza di quello che stava accadendo e della importanza e complessità del fenomeno e delle sue conseguenze, la società civile così come il settore privato, le agenzie delle Nazioni Unite e la Banca Mondiale hanno cominciato a prendere posizione sui sempre più numerosi accordi di vendita e/o affitto di grandi appezzamenti di terreno. Negli ultimi anni, i diversi attori di questa partita hanno dato vita ad alcuni tentativi di regolamentazione, tutti senza alcun tipo di vincolo legale poiché espressione di principi e/o suggerimenti la cui adesione è volontaria. Queste dichiarazioni hanno storie, finalità, promotori molto diversi tra loro: ricordiamo l'ultima in ordine cronologico, del maggio 2012, le “Voluntary guidelines on the responsible governance of tenure of land, fisheries and forest in the context of national food security”1 adottate dalla FAO e redatte attraverso un processo inclusivo delle diverse voci. È da poco uscito un interessante studio2 del Transnational Institute di Amsterdam che analizza lo scenario attuale e individua tre possibili approcci nei confronti dei tentativi sopra accennati di darsi una governance rispetto agli accordi di acquisizione di terre su larga scala. 1  www.fao.org/nr/tenure/voluntary-guidelines/en/ 2  Borras, Franco, Wang, Competing political tendencies in global governance of land grabbing, December 2012. Scaricabile qui www.tni.org/paper/competing-politicaltendencies-global-governance-land-grabbing

Il primo approccio, “regolare per facilitare”, parte dal presupposto che effettivamente esista molta terra inutilizzata che può essere messa a disposizione degli investitori, e gli strumenti di cui ci si deve dotare devono servire a predisporre un contesto istituzionale efficiente per favorire gli accordi. In particolare, il ruolo degli stati serve a definire quali e quante sono le terre marginali e ad avere un quadro sulla proprietà terriera il più possibile chiaro. Secondo questa visione, i benefici derivanti dagli accordi sono tanti e tali che compensano di gran lunga gli eventuali problemi che possono sorgere per le singole persone.

Il secondo approccio è definito “regolare per mitigare gli impatti negativi e massimizzare le opportunità”. Sono due le considerazione su cui questa posizione si basa: questo tipo di accordi è inevitabile e non è possibile mettere in atto politiche di riforma agraria redistributiva e di promozione dell'agricoltura di piccola scala. Partendo da questi presupposti, l'approccio si può definire di riduzione del danno, poiché la finalità della regolamentazione è di fare in modo che questi accordi siano il più possibile attenti alle esigenze della popolazione locale, che vive sui e dipende dai terreni dati in cessione. In altre parole si ricerca la cosiddetta win-win solution, ovvero una soluzione positiva sia per gli investitori che per i paesi (e le popolazioni) che cedono il terreno. Il ruolo dello stato è visto proprio in questa ottica: mitigare i rischi e massimizzare i benefici derivanti dagli accordi, in particolare sfruttando i posti di lavoro derivanti da questi investimenti, facendo in modo che gli espropriati ricevano adeguate compensazioni, eccetera. I fautori di questa posizione hanno preoccupazioni di tipo ‘tattico’, occupandosi del ‘qui e ora’.


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Il terzo approccio, “regolare per fermare”, invece rigetta categoricamente questo tipo di accordi, presenti, passati e futuri. Secondo questo approccio, tali accordi non sono funzionali alla lotta alla povertà, alla promozione del diritto al cibo o alla salvaguardia dell'ambiente perché la loro finalità è quella di permettere a chi li stipula di massimizzare i profitti. Secondo questo approccio il ruolo dello stato dovrebbe essere quello di salvaguardia e protezione delle popolazioni più marginali, e quindi la regolamentazione dovrebbe arrivare ad impedire tali accordi. Più in generale, per i fautori di questo approccio la lotta contro l'accaparramento è parte della lotta contro questo sistema economico.

Tutti e tre gli approcci propongono l'adozione di strumenti di governance, ma come abbiamo visto le finalità sono differenti. Quello che ne risulta sarà una diversa interpretazione e modalità di utilizzo degli strumenti attualmente a disposizione: le stesse Voluntary guidelines della FAO avranno attuazioni molto diverse a seconda di chi le userà. Secondo gli autori di questo studio, questo punto sarà cruciale, perché il modo con cui si farà uso di questi strumenti dipenderà da come la società civile sarà in grado di dare forma e sostanza al dibattito sulla questione della riforma agraria e relativo riconoscimento dei diritti di proprietà, tanto quanto riuscirà a far progredire il dibattito sugli agrocarburanti.

Pagina precedente: mezzo agricolo al lavoro in una piantagione intensiva (foto di: The Knowles Gallery – licenza Creative Commons). A sinistra: due contadini sudsudanesi al lavoro nei campi.

In questo scenario complesso Mani Tese, fedele al suo impegno di giustizia, ha il dovere di interrogarsi e prendere posizione. Ci possiamo accontentare di consultazioni superficiali, in cui alla popolazione non vengono fornite tutte le informazioni sugli impatti sociali ed ambientali di lungo periodo? Ci bastano poche decine di posti di lavoro per la popolazione locale, chissà a quali condizioni e con quali livelli salariali? Il pagamento di compensazioni che assomigliano più alla carità che al vero prezzo di mercato compensano davvero la perdita di sicurezza alimentare sul lungo periodo per le comunità coinvolte? Secondo me la risposta è no. Infatti, accontentarsi dell'approccio che regola per “per mitigare gli impatti negativi e massimizzare le opportunità” significa condividerne le premesse; invece secondo me le acquisizioni di terra su larga scala e il modello economico di cui sono espressione possono essere evitate, così come è possibile e necessario adoperarsi affinché sia finalmente realizzata una riforma agraria redistributiva. La sovranità alimentare e l'agroecologia passano proprio da lì: concepire gli elementi naturali come beni comuni e non più come risorse per il sistema economico comporta una gestione degli elementi in questione che sicuramente non prevede che sia un solo soggetto a beneficiarne. È chiaro però che con il ‘qui e ora’ si deve fare i conti. Le condizioni di chi sta subendo adesso le conseguenze del land grabbing devono essere affrontate nella maniera più realistica e concreta possibile in un'ottica di riduzione del danno, evitando però il rischio che per ottenere tante vittorie tattiche si perda di vista la strategia e l'obiettivo finale che secondo me è l'orizzonte indicato dal terzo approccio. La sfida, quindi, è riuscire a trovare un percorso che tenga dentro la prospettiva di lungo periodo, ma anche le tappe intermedie: fare in modo che chi adesso sta subendo le conseguenze di questo tipo di accordi riesca a fronteggiarli al meglio. Come suggerisce il Transnational Institute, è necessario che nel prossimo futuro siano rafforzate le alleanze tra le varie istanze della società civile: Mani Tese dovrà quindi consolidare il proprio impegno nelle reti nazionali e internazionali, nonché il lavoro portato avanti con i nostri partner locali, affinché un vero quadro di regolamentazione degli accordi su larga sia messo in atto e ottenga infine il nostro obiettivo di giustizia.

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c'è vita oltre le elezioni | rubriche di caterina amicucci, re:common

finanza e politica

L'irreversibile processo di ripublicizzazione Alla fine la notizia è arrivata anche da noi. A rompere il tabù dei mezzi di informazione italiana è il Corriere della Sera, che in un articolo del 10 gennaio scorso titola “Due anni di acqua pubblica a Parigi: risparmiati 70 milioni e bollette più basse”. Per 25 anni le principali multinazionali del settore Veolia e Suez avevano gestito l'acqua dividendosi letteralmente la torta in due: un gestore sulla “rive gauche” e l'altro sulla riva destra della Senna. Ma nel 2008 il sindaco Bertrand Delanoe ha puntato tutta la campagna elettorale sul ritorno alla gestione pubblica del servizio idrico e intascata la vittoria ha mantenuto subito la promessa. La concessione quasi trentennale non è stata rinnovata e il primo cittadino ha creato un ente di diritto pubblico, Eau de Paris, ripublicizzando interamente la gestione del servizio idrico. A due anni da questa rivoluzione copernicana il primo bilancio è eloquente: la gestione del servizio è costata 35 milioni in meno ogni anno e le bollette sono diminuite dell'8 per cento. Il risparmio deriva da un approccio pubblico a un mercato concorrenziale. Per i lavori di manutenzione, Eau de Paris assegna gli appalti con gare “a evidenza pubblica” a imprese private, ottenendo prezzi migliori, mentre prima i gestori privati affidavano i lavori esclusivamente a imprese controllate, senza concorrenza e con preventivi più alti. Quello di Parigi è il primo importante passo di una capitale europea, seguito da altre città della Francia. Sono infatti più di 40 le città d'oltralpe che si sono avviate sulla via della ripublicizzazione fra le quali Grenoble, Tolosa, Lione, Bordeaux. Inoltre a Berlino e a Madrid le consultazioni referendaria organizzate dei cittadini hanno dato una chiara indicazione verso la ripublicizzazione del servizio idrico. Ma in Italia che cosa succede veramente? I governi che si sono alternati nell'ultimo anno e mezzo hanno profuso impegno nell'affossare il risultato referendario e tra un panettone e un torrone, il 28 dicembre, l'Autorità per l'Energia Elettrica e il Gas ha approvato il nuovo merito tariffario transitorio. Con esso ha riproposto il profitto garantito ai gestori e varato regole addirittura peggiorative rispetto alla situazione pre-referendaria. Apparentemente una disfatta per i movimenti dell'acqua, ma guardando con più attenzione a quanto sta accadendo anche nel nostro paese la situazione appare un po' diversa. A partire dal 14 giugno 2011, l'intero estabilishment politico-economico è entrato in


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fibrillazione per trovare il modo di reintrodurre quanto abolito del referendum. Gli sforzi di Berlusconi e Monti sono stati vanificati dalla sentenza 199/2012 della Consulta, che li ha bollati senza mezzi termini come incostituzionali, rispendendoli così al mittente. A Roma il sindaco Gianni Alemanno ha giocato un'audace partita, utilizzando mezzi definiti irregolari dal Consiglio di Stato, per cedere ai privati un ulteriore 21 per cento di ACEA. L'operazione è stata fermata da una coalizione sociale così ampia come nella Capitale non si vedeva da tempo. Intanto nel nord Italia veniva lanciato il progetto di multiutility, che prevede la creazione di un oligopolio pubblico-privato regionale per la gestione dei servizi locali sul quale il dibattito ultimamente sembra aver perso trazione. Sul fronte opposto il Comune di Napoli ha trasformato ARIN in un'azienda speciale che si chiama ABC (Acqua Bene Comune). La scelta di Napoli è stato un segnale politico molto importante anche se facilitata dal fatto che ARIN fosse una S.p.A. di proprietà pubblica al 100 per cento, una forma societaria voluta fortemente dall'ex-sindaco Rosa Russo Jervolino per semplificare l'assegnazione di appalti e i passaggi di denaro. Diversa la situazione in altre città, dove l'acqua è stata di fatto venduta ai privati, come il caso di Roma, che dieci anni fa ha consegnato il 49 per cento di ACEA a Caltagirone, Suez e altri e la cui concessione del servizio scade tra 22 anni. In questo caso per procedere ad una ripublicizzazione immediata sarebbe necessario sborsare denaro dalle casse pubbliche per ri-acquisire le quote vendute. Poco prima di Natale il Consiglio Comunale di Reggio Emilia, il cui sindaco Graziano Delrio è presidente dell'ANCI, ha votato una mozione che indica la necessità di uscire da IREN e avviare un'analisi propedeutica alla nascita di un soggetto pubblico. La decisione di Reggio Emilia ha innescato un vero e proprio effetto domino. E allora a Piacenza e in altri comuni della Provincia è partita la rivolta contro IREN, che non ha realizzato i consistenti investimenti promessi a causa di una prevedibile crisi finanziaria dovuta a una politica di indebitamento necessaria a garantire i dividendi agli azionisti. Nel Lazio la Corte di Appello di Roma ha accolto il referendum propositivo sulla legge di iniziativa popolare

sulla gestione pubblica dell'acqua promosso dal Coordinamento Romano Acqua Pubblica e fatto proprio da più di 40 comuni della regione. Analoga iniziativa è attualmente in corso in Calabria. Infine in Sicilia l'Assemblea Regionale recentemente insediata, nel riordinare il servizio idrico, ha dato ragione a quei sindaci che si erano rifiutati di eseguire il diktat della precedente giunta, il quale prevedeva l'obbligo della consegna delle reti alla società pubblicoprivata Girgenti Acque. È evidente che l'impatto dell'esito referendario ha scavato un solco molto più profondo nella società italiana di quello che politici e affaristi si affannano a far credere. Il regalo dell'authority ai gestori privati è l'ultimo sussulto di un castello di carte che si sta sbriciolando alle fondamenta in Italia e in Europa. Vi è una crescita progressiva di sensibilità in tutto il continente europeo che mette sempre più all'ordine del giorno l'idea che l'acqua sia bene comune per eccellenza e che, dunque, non possa essere affidata alle logiche di mercato. La novità è che a questo orientamento diffuso su scala europea si accompagna anche la volontà delle comunità locali di giocare un ruolo attivo nella gestione dei servizi. Un approccio che deve confrontarsi con la controffensiva del potere dello stato-mercato. Se la logica del “privato è bello ed efficiente” aveva dominato i decenni passati, oggi la narrativa dominante è quella de “il privato è necessario perché c'è la crisi”. Questo cambio di narrativa è funzionale a coprire quello che ormai è un dato di fatto: la gestione pubblico-privata è stata fallimentare e non ha prodotto alcun vantaggio per le comunità e i suoi cittadini. Ma il processo verso la ripublicizzazione in primo luogo dell'acqua, ma non solo, è ormai irreversibilmente avviato perché sempre più radicato a livello culturale e politico di tutto il continente. È solo questione di tempo, c'è da star certi che il 2013 porterà ulteriori avanzamenti in direzione della riappropriazione dell'acqua.

Sopra: Graziano Delrio, sindaco di Reggio Emilia e Presidente dell'ANCI Pagina accanto: una delle brocche serigrafate, vendute come gadget dall'ente pubblico francese Eau de Paris

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c'è vita oltre le elezioni | rubriche Di Giosuè de salvo, capo area advocacy mani tese

fai la differenza

Expo sì, Expo no? Noi scegliamo l'Expo dei popoli Sono in tanti a credere che l'Expo non si sarebbe mai dovuta fare a Milano. Cosi come sono in tanti a credere che l'Expo alla fine non si farà né a Milano né altrove. Io penso che –sebbene gli uni e gli altri abbiano delle fondate ragioni– l'Expo 2015, con i suoi venti milioni di visitatori attesi (ma ne basterebbero un quarto!) e con un titolo come “Nutrire il mondo, energia per la vita”, rappresenti un'opportunità da cogliere per chi si batte da sempre per il diritto al cibo e per un'agricoltura e un'economia sostenibili. E il senso di questa opportunità non sta certo nel mettersi in luce per raccogliere, ogni associazione e Ong per sé, i fondi che si immagina arriveranno a un certo punto da un qualche ente finanziatore, ma nella predisposizione delle istituzioni, delle imprese e dei cittadini all'ascolto e al confronto sulle grandi sfide che abbiamo di fronte. L'anno 2015 si presenta sempre più come uno spartiacque tra il vecchio e il nuovo modo di governare la globalizzazione: la valutazione degli esiti della Campagna degli Obiettivi del Millennio e la definizione, sempre in sede onu, di misure vincolanti per la riduzione di co2 sotto i livelli di guardia sono due scadenze storiche con cui i movimenti sociali e la società civile organizzata, o quanto meno quella parte di chiara “fede altromondialista”, si devono confrontare, assumendo finalmente, e nonostante la tremenda crisi finanziaria che li attanaglia, un ruolo guida. Se così è, lo svolgersi in Italia di un evento come un'esposizione universale, qualsiasi sia il suo “formato” finale, ci responsabilizza, come associazioni e Ong che hanno qui la loro base di attività, nel dare il nostro contributo a una mobilitazione globale che auspicabilmente si manifesterà in luoghi e momenti diversi nel corso del 2015. Per questo motivo negli ultimi venti mesi

come Mani Tese abbiamo seduto con convinzione e impegno al tavolo di lavoro per la realizzazione di una grande assise, l'Expo dei Popoli per l'appunto, che, come recita il Manifesto sottoscritto da oltre cinquanta organizzazioni non governative, ambientaliste e sociali, «possa discutere delle politiche di sviluppo e di lotta alla povertà e far giungere a tutti i governi riuniti alle Nazioni Unite le proposte della società civile e dei popoli del mondo» per il superamento della «logica settoriale presente nella filosofia degli Obiettivi del Millennio», assumendo «l'approccio della Sovranità Alimentare» come nuovo paradigma di riferimento. Per raggiungere questo ambizioso obiettivo occorre però vedere l'Expo dei Popoli più come un processo che non come un evento isolato. Occorre costruire, da subito, in Italia, un programma di iniziative dedicate a sviluppare una nuova sensibilità diffusa intorno a beni e valori comuni quali l'acqua, il suolo fertile, le fonti energetiche, i diritti umani, la pace e il diritto a una vita dignitosa. Occorre inoltre internazionalizzare le adesioni al Manifesto per l'Expo dei Popoli e organizzare una discussione delle associazioni e dei movimenti sociali dei Paesi che parteciperanno all'esposizione universale che sbocchi in decine di “documenti Paese” contenenti analisi e proposte condivise che a loro volta costituiranno la base di lavoro dell'assise che si svolgerà a Milano nel 2015. Stiamo parlando, per rendere meglio l'idea, di 5/7 giorni di forum con almeno 40 delegazioni straniere presenti che, divise per assi tematici e gruppi di lavoro, arriveranno a partorire una Dichiarazione Finale come frutto di un processo di convergenza e contaminazione. Le buone pratiche a cui ci si sta ispirando sono il I Forum Europeo per la Sovranità Alimentare di Krems, Austria, del 2011 e la

Mani Tese dal 2006 è socio aderente dell’Istituto Italiano della Donazione.

Nelle due foto, due momenti dei Forum di Nyeleni rispettivamente del 2007 (sopra) e del 2011 (sotto).


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metodologia dell'Open Space Technology. Le problematiche che si affronteranno, sempre secondo il Manifesto, verteranno sui seguenti fenomeni: a. «il land grabbing; b. la speculazione finanziaria sul cibo; c. l'impatto sul clima, sulla biodiversità e sulla sostenibilità in generale dell'agricoltura e dell'allevamento industriali; d. il diritto dei piccoli agricoltori di produrre cibo e il riconoscimento del diritto dei cittadini di decidere cosa e come consumare; e. il diritto degli Stati o delle organizzazioni regionali, di tutelarsi da importazioni agricole e alimentari a basso prezzo (dumping); f. l'impiego di metodi di produzione sostenibili e il controllo di produzione sui mercati interni per evitare surplus strutturali (supply management); g. la partecipazione delle popolazioni nella formazione delle politiche agricole, con una speciale attenzione al riconoscimento dei diritti delle donne coltivatrici». Ma non si può discutere di come “Nutrire il pianeta” senza declinare il tema tanto a livello mondiale, quanto a livello locale. Per questa ragione il “documento Italia” tratterà anche di come sia possibile garantire una nuova prospettiva di equilibrio tra urbanizzazione e agricoltura e lo farà valorizzando le esperienze virtuose realizzate localmente (in particolare nel Parco Agricolo Sud Milano e più diffusamente in Lombardia) in una prospettiva di sovranità alimentare della popolazione di Milano e della regione. Milano non può infatti essere solo “ospite” dell'evento ma deve diventare corresponsabile, sperimentando adeguatamente la cittadinanza attiva, il dialogo tra attori diversificati e l'inclusione delle comunità straniere. Fino a qui l'idea. Ma nella pratica a che punto siamo? A fine novembre 2012 si è

formalmente costituito il Comitato organizzatore dell'Expo dei Popoli. Ne fanno parte per ora 25 soci, tra cui Mani Tese, Action Aid, Arci, Acli, Cospe, Gvc, Legambiente, Oxfam e Wwf. La prima assemblea, aperta anche a tutti gli aderenti al Manifesto, si è svolta il 24 gennaio 2013 e ha approvato le linee strategiche pluriennali e il programma delle attività per il 2013 (per i dettagli si visiti il sito www.expodeipopoli. it). Pochi giorni prima, il 14 gennaio, il Consiglio comunale di Milano aveva votato una mozione che «impegna il Sindaco e la Giunta a sostenere il percorso del Comitato Expo dei Popoli e la realizzazione del forum Expo dei Popoli». Un primo passo concreto verso una indispensabile collaborazione fra istituzioni e società civile che dovrebbe essere seguito anche dagli altri enti pubblici che hanno responsabilità dirette e poteri decisionali sull'Expo 2015 –in primis Regione Lombardia e Ministero del Tesoro. Il lavoro necessario ad ottenere questo riconoscimento, unito alla fondamentale opera di coinvolgimento di nuovi partner italiani e stranieri (a partire dalle reti contadine) e alla raccolta dei fondi necessari a sostenere economicamente l'impresa, saranno fra gli impegni principali del comitato nel corso del 2013. Se sapremo lavorare bene e se tutte le associazioni coinvolte sapranno coniugare al meglio l'interesse proprio con l'interesse comune, con l'inizio del 2014 avremo gettato solide basi per un progetto politicoculturale che da troppo tempo non si vede nel nostro Paese e in Europa. Diversamente, saremo costretti a ridimensionare il tutto con il rischio che l'Expo 2015 diventi l'ennesimo terreno di “concorrenza tra poveri”. A chi legge la scelta tra l'ottimismo e il pessimismo. Io ci credo!

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c'è vita oltre le elezioni | rubriche a cura della redazione

la cooperazione del futuro

Più cooperazione nell'agenda della politica

Le ONG e la società civile fanno appello ai candidati in vista delle elezioni Nel mondo attuale diritti, responsabilità e interessi assumono dimensioni globali, facendo sparire la distinzione tra istanze nazionali e processi internazionali. Per questo motivo qualsiasi partito o coalizione sia chiamata a governare l'Italia nella prossima legislatura dovrà attuare una migliore e più coerente politica globale di sviluppo. È questo che ha spinto numerose organizzazioni della società civile*, impegnate nella lotta all'ingiustizia, nella promozione di un mondo più equo e sostenibile, nell'affermazione della pace, della coesione sociale, dei diritti delle donne e delle bambine, a mettere nero su bianco un appello che chiede ai candidati di tutti gli schieramenti un preciso e forte impegno per la cooperazione internazionale. Chiediamo che la cooperazione internazionale allo sviluppo diventi la componente qualificante delle relazioni internazionali dell'Italia, più che l'impiego delle nostre forze militari all'estero. Le politiche per i diritti umani, la solidarietà, l'equità, la sostenibilità e la pace devono divenire elementi centrali della strategia internazionale dell'Italia, con chiare priorità geografiche e tematiche, promuovendo la partecipazione di tutti gli attori, pubblici e privati, legando strettamente le politiche e le pratiche nazionali a quelle dei territori. L'Italia può e deve compiere una trasformazione culturale aprendosi alle sfide globali, dotandosi di una cooperazione internazionale allo sviluppo più attuale ed efficiente,

che assicuri la coerenza, il coordinamento e l'efficacia delle politiche. L'impegno per la cooperazione internazionale allo sviluppo può essere un elemento distintivo dell'identità degli schieramenti politici e come tale può contribuire a orientare la scelta degli elettori. Per questo è importante che le organizzazioni promotrici di questo appello, che come Mani Tese contano diverse migliaia di volontari, attivisti e sostenitori in tutto il paese, chiedono alle forze politiche di dichiarare la propria posizione e di prendere impegni precisi per il futuro della cooperazione internazionale allo sviluppo. Ecco le 10 richieste d'impegno: 1. Nella composizione del prossimo Governo sia presente un alto referente politico alla guida della cooperazione internazionale allo sviluppo con una delega piena e ampia sui temi della cooperazione internazionale allo sviluppo. 2. Nel primo anno della prossima Legislatura il Parlamento, riprenda e porti a termine la riforma legislativa della cooperazione italiana, accogliendo le proposte scaturite dal Forum della cooperazione di Milano dell'ottobre 2012 e favorendo la più ampia convergenza delle istanze di tutti gli attori, pubblici e privati, della cooperazione internazionale allo sviluppo del nostro Paese. 3. Il futuro governo favorisca il coordinamento nazionale delle iniziative di cooperazione internazionale allo sviluppo, sostenendo e valorizzando in particolare il

*Nota Hanno aderito all'appello: AIDOS, Arcs-ARCI, Associazione ONG Italiane CINI - Coordinamento Italiano Network Internazionali (Actionaid, AMREF, Save the Children, Emergenza Sorrisi, Terre des hommes, VIS), CMSR - Centro Mondialità Sviluppo Reciproco di Livorno, COASIC - Coordinamento ONG e Associazioni di Solidarietà Internazionale della Campania, COCIS, CoLomba - Coordinamento delle ONG Lombarde, Comunità Papa Giovanni XXIII, CONGER Coordinamento delle ONG dell'Emilia Romagna, CONGASS - Coordinamento ONG e Associazioni di Solidarietà Siciliane, Coordinamento ONG e Associazioni di Cooperazione Internazionale della Toscana, COP - Consorzio delle ONG Piemontesi, Cooperazione Lazio - Coordinamento ONG del Lazio, COSPE, Dokita, FOCSIV, GCAP Italia, IPSIAACLI, Link 2007 - Cooperazione in Rete (Cesvi, Cisp, Coopi, Cosv, Medici con l'Africa Cuamm, GVC, ICU, Intersos, Lvia), Mani Tese, Marche Solidali - Coordinamento delle Organizzazioni Marchigiane di cooperazione ed educazione allo sviluppo, Osservatorio Italiano sull'Azione Globale contro l'AIDS, Oxfam Italia.


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A sinistra: militari italiani di un contingente ONU in missione di pace. Sotto: alcuni dei simboli di liste presentati per le elezioni politiche 2013. In basso: uno scorcio di Montecitorio a Roma.

contributo della società civile impegnata nella solidarietà internazionale e la cooperazione e i partenariati territoriali. 4. Dal 2014 il governo si impegni a destinare una quota crescente di risorse alle politiche di cooperazione internazionale allo sviluppo e a varare un piano di riallineamento progressivo e credibile degli aiuti italiani con gli obiettivi concordati in sede internazionale.

7. Il futuro governo e le forze parlamentari si impegnino, a partire dal 2013, a dedicare una quota considerevole dei fondi del Decreto per le Missioni Internazionali di Pace ai progetti proposti dalle ONG per le aree di riferimento, per l'aiuto umanitario, il rafforzamento dei processi democratici e il sostegno ai percorsi di pacificazione in favore delle popolazioni colpite da guerre civili e conflitti regionali e

La cooperazione internazionale allo sviluppo è il tessuto connettivo della comunità globale 5. Il futuro governo garantisca una maggiore e più attiva partecipazione dell'Italia nella definizione delle politiche e nell'attuazione della cooperazione europea e delle organizzazioni internazionali. 6. Il futuro governo e le forze parlamentari si impegnino ad attuare pienamente una politica estera di distensione e promozione della pace, riducendo produzione, vendita e impiego degli armamenti, reinvestendo le risorse liberate nel budget nazionale in politiche coerenti di coesione sociale, aiuto e cooperazione internazionale allo sviluppo, attente alle tematiche trasversali delle relazioni di genere e della salvaguardia dell'ambiente.

la promozione dei diritti delle donne. 8. Il Parlamento e il governo rafforzino la Tassa sulle Transazioni Finanziarie includendo nella base imponibile tutti gli strumenti derivati ed applicandola ad ogni singola operazione e non al saldo netto di fine giornata come previsto nell'attuale normativa. Il gettito sia destinato alle politiche sociali nazionali, alla cooperazione internazionale allo sviluppo e al contrasto ai cambiamenti climatici. 9. Il governo rimuova le barriere fiscali, normative e burocratiche che ostacolano l'impegno della società civile nella realizzazione dei programmi di cooperazione internazionale allo sviluppo: stabilizzi ed elimini i massimali del 5x1000 e ne

garantisca la rapida erogazione, innalzi il tetto delle donazioni deducibili, esenti dall'IRAP e riduca le tariffe postali per le Onlus, garantisca la quota per la “lotta alla fame nel mondo” dell'8x1000. 10. Il governo rispetti gli impegni sulla trasparenza presi dall'Italia al Forum sull'Efficacia degli Aiuti di Busan, implementando lo standard comune per la pubblicazione elettronica periodica e completa delle risorse utilizzate per la cooperazione internazionale allo sviluppo e dei risultati ottenuti.

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c'è vita oltre le elezioni | approfondimento di luca manes, re:common

L'anno che verrà Il 2013 non è solo l'anno dei tanti appuntamenti elettorali nel nostro Paese, sia a livello nazionale che locale. L'agenda degli incontri e dei summit si preannuncia alquanto fitta. Dopo il World Economic Forum di Davos di fine gennaio, ormai svuotato dalla crisi del glamour e dei trionfalismi del recente passato, appare molto importante il quinto meeting delle Economie Emergenti (BRICS – Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa), previsto a Durban (Sud Africa) dal 15 al 17 marzo. Il Regno Unito torna a ospitare il G8 dopo l'edizione del 2005 di Gleneagles, segnata dall'eco degli attentati a Londra del 7 luglio, nonché dalla troppa retorica e dai pochi fatti sul tema della lotta alla povertà. Quest'anno le attese sono ancora minori per il meeting di Enniskillen (Irland del Nord) il 17 e 18 giugno. C'è da scommettere che anche il primo G20 in terra Russa –5 e 6 settembre– e con l'agenda compilata dal presidente Vladimir Putin non cambierà le sorti del mondo. Il nuovo direttorio mondiale sembra arrancare e per quest'anno non si prevedono colpi di coda. Si chiedono risultati, sempre più difficili da ottenere, anche dalla diciannovesima Conferenza delle Parti della Convenzione sul Clima, prevista a Varsavia, in Polonia, dall'11 al 22 di novembre, mentre ad ottobre, in data ancora da decidere, è in programma a Seul (Corea del Sud) la dodicesimo Conferenza delle Parti sulla Convenzione sulla Biodiversità. Sempre in Asia, a Bali (Indonesia), l'Organizzazione Mondiale del Commercio organizza la sua nona Ministeriale dal 3 al 6 dicembre nel tentativo di ravvivare un processo negoziale a dir poco complesso e punteggiato di intoppi. Sul fronte della società civile sono due gli appuntamenti che spiccano, sia per l'importanza dei contenuti che per la simbolicità dei luoghi scelti. Dal 26 al 30 marzo si svolgerà a Tunisi la tredicesima edizione del World Social Forum. Lì dove sono iniziate le primavere arabe, i movimenti globali proveranno ad affrontare le molteplici tematiche scaturite dal nuovo contesto internazionale plasmato dalla crisi. A giugno (le date precise sono ancora da definire), l'epicentro della crisi nel Vecchio Continente, Atene, diventa luogo di incontro per l'Alter Summit, dove si parlerà in particolare della pressante questione del debito. Il meeting nella capitale greca è il punto di arrivo del processo iniziato a Firenze 10+10 lo scorso novembre.

99%


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a cura di campagna sbilanciamoci!

Rapporto Sbilanciamoci! 2013

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È una crisi tremenda, drammatica. Noi proponiamo un “cambio di rotta”: basta con il neoliberismo, basta con le politiche di austerity, basta con la subalternità ai mercati finanziari, basta con una politica economica che sta aumentando le sofferenze sociali e accentuando la depressione e la recessione dell'economia reale. Basta con una cura da cavallo che sta uccidendo il cavallo. Si continua a svuotare con il cucchiaino un secchio d'acqua sempre più colmo, mentre bisognerebbe chiudere il rubinetto che quel secchio riempie sempre più velocemente. Il cucchiaino sono i tagli alla spesa pubblica, il rubinetto è la speculazione dei mercati finanziari che continua ad agire indisturbata. Si continua a lisciare il pelo ai mercati finanziari, mentre bisognerebbe fargli il contropelo.

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Illustrazioni di Riccardo Zanzi.

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La Legge di Stabilità del 2013 si colloca dentro il quadro di una crisi i cui dati sono noti: quest'anno il Pil diminuisce del 2%, un terzo dei giovani non ha lavoro, la spesa sociale si è di fatto dimezzata provocando uno smantellamento del welfare, abbiamo oltre centosessanta crisi industriali in atto con il rischio di perdere altri trecentomila posti di lavoro, più di un miliardo di ore di cassa integrazione nel 2012, più di un milione di posti di lavoro persi dall'inizio della crisi, il potere d'acquisto tornato ai valori di dieci anni fa, oltre cinquanta comuni di media grandezza che il prossimo anno rischiano il dissesto finanziario e di non poter pagare più gli stipendi ai propri dipendenti.

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Il “cambio di rotta” di cui ha bisogno l'italia.

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Il debito pubblico è aumentato in questi anni in molti paesi non tanto (e non solo) perché quei paesi sono spendaccioni, ma anche perché si sono salvate con i soldi pubblici le banche private, come è successo in Francia, Belgio, Gran Bretagna, Olanda e –naturalmente– negli Stati Uniti. Nessun argine è stato messo ai derivati, ai compensi dei top manager, alle dinamiche speculative più accentuate (la Tobin Tax è rimasta lettera morta), e non ci sono Basilea 4-5-6-7-8 che tengano. Il debito pubblico aumenta non tanto perché si spende troppo, ma perché si cresce poco. E la speculazione non è legata al debito, ma ha ben altre dinamiche. Si sottoscrivono misure sbagliate e insostenibili come il Fiscal Compact: per rispettare quegli impegni dovremmo avere 5-6 punti di avanzo primario l'anno per vent'anni da destinare alla riduzione del debito. Per intenderci: 40-50 miliardi l'anno di manovre per vent'anni. Il governo Monti, delle tre parole con cui ha avviato la sua opera riformatrice –rigore, crescita ed equità– ha applicato solo la prima e solo a danno dei lavoratori, dei pensionati e dei giovani. Ha varato discutibili provvedimenti sulle pensioni e sulla riforma del mercato del lavoro. Le misure sulle liberalizzazioni sono state un flop. E poi tanti, tanti tagli: alle risorse come ai diritti. Nessuno –o quasi nessuno– investimento nella crescita. Di “impressionante sforzo riformatore” –come ha detto la Merkel a proposito dell'operato del governo Monti– c'è ben poco. Tanta tecnocrazia, tanto neoliberismo, tanti favori ai mercati finanziari e tante batoste per la povera gente.  Continua a pag.18

dossier

Come usare la spesa pubblica per i diritti, la pace, l'ambiente


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c'è vita oltre le elezioni | dossier

Le proposte di Sbilanciamoci! dossier

ENTRATE

USCITE

FISCO Tassa sui milionari

1.400

Tassa patrimoniale

10.500

Progressività fiscale

1.200

Rendite finanziarie

2.000

Tassazione diritti televisivi

40

Tassazione pubblicità

500

Tassazione veicoli per emissione C02

500

Licenze per il porto d'armi

170

Rimodulazione IMU a favore delle fasce di reddito più basse

500

Tassazione profitti da beni di lusso

200

Tassazione ville di pregio e castelli

150

AMBIENTE Canone di concessione acque minerali

10

Ammodernamento della Rete Idrica Nazionale

100

Impianti fotovoltaici Cancellazione stanziamenti delle grandi opere

1.000 2.700

Ferrovie locali per i pendolari

1.000

Messa in sicurezza del territorio

1.000

Mobilità sostenibile ed efficiente

150

Trasporto Pubblico Locale

200

Veicoli a metano ed elettrici

90

Contabilità ambientale

4

Aree protette

30

Abbattimento ecomostri

18

PACE E DISARMO spese militari Riforma delle Forze Armate con riduzione degli organici

4.000

Riconversione industria militare

200

Fine Missione in Afghanistan

740

Riduzione programmi sistemi d'arma (F35, Fremm, etc)

800

Servizio Civile Nazionale Corpi di pace Istituto per la pace

200 20 7

solidarietà internazionale Aiuto Pubblico allo Sviluppo

504

WELFARE Politiche sociali, lotta alla povertà Asili nido

1.000

LIVEAS e Fondo nazionale Politiche Sociali

2.000

Fondo per la non autosufficienza

400

Casa Sostegno sociale all'affitto

200

Canone Agevolato

300


manitese 482 | gennaio-febbraio 2013

per il 2013*

* milioni di euro

pari opportunità Centri anti violenza

50

Consultori

100

immigrazione Chiusura CIE

236

Interventi per i diritti, l'inclusione e l'accoglienza dei migranti

236

sanità Riordino convenzioni private

1.000

Medicina Territoriale

100

Unità spinali ed hospice

120

Reintegro fondi alle regioni per la sanità

1500

università Fondo ordinario

1.500

Edilizia e alloggi universitari

300

Diritto alle borse di studio

300

scuola Edilizia scolastica Cancellazione del buono scuola e dei fondi alle scuole private

1.500 500

Autonomia scolastica e offerta formativa

200

Fondo diritto allo studio

300

Sostegno all'obbligo scolastico

200

carceri Uso fondi del Piano Carceri per riqualificazioni e "borse lavoro"

450

450

L'IMPRESA DI UN'ECONOMIA DIVERSA lavoro Stabilizzazione dei lavoratori precari

2.000

Sostegno ai redditi Tassazione alle società di somministrazione di lavoro interinale

5.000 100

sviluppo economico 4000 nuove piccole imprese Copyleft e opensource

500 2.000

Programma piccole opere

500

imprese e innovazione Credito d'imposta per assunzioni di ricercatori

100

economia solidale Distretti economia solidale, orti urbani e Gas, comunità solidali

45

Sostegno alla finanza etica e Social Public Procurement

40

Fondo per agricoltura biologica

20

Interventi per agricoltura urbana, aree dismesse, Agenda 21 RES

21

Promozione prodotti sfusi, mercati solidali, prodotti locali

26

Incentivi legno eco-certificato

25

TOTALE PARZIALE DELLE USCITE

24.056

A RIDUZIONE DEL DEBITO TOTALE

5.140 29.196

29.196

La Campagna Sbilanciamoci! è nata nel 1999 per opera di 51 organizzazioni della società civile che si sono unite nella per impegnarsi a favore di un'economia di giustizia e di un nuovo modello di sviluppo fondato sui diritti, l'ambiente, la pace. Attraverso attività di denuncia, di sensibilizzazione, di pressione, di animazione politica e culturale si vuole indirizzare la politica, l'economia e la società affinché si indirizzino verso la realizzazione dei principi della solidarietà, dell'eguaglianza, della sostenibilità, della pace. Il presupposto è la convinzione che si debba cambiare radicalmente la prospettiva delle politiche pubbliche rovesciando le priorità economiche e sociali, per rimettere al centro i diritti delle persone, di un mondo più solidale e la salvaguardia dell'ambiente anziché le esigenze dell'economia di mercato fondata su privilegi, sprechi, diseguaglianze. Nei suoi sette anni di attività, la campagna ha elaborato strumenti di ricerca, analisi critica e proposta che sono parte essenziale della sua attività di informazione, pressione politica e mobilitazione.

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c'è vita oltre le elezioni | dossier

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Il “cambio di rotta” di Sbilanciamoci! consiste, dunque, nell'uscire dalla crisi in un modo diverso da quello con cui ci si è entrati. Serve un modello di sviluppo in cui alcune merci, consumi, pratiche economiche siano giustamente condannate alla decrescita (il consumo di suolo, la mobilità privata, la siderurgia inquinante) e altre siano invece destinate a crescere; quelle di un'economia diversa che abbia tre pilastri: la sostenibilità sociale e ambientale; diritti di cittadinanza, del lavoro, del welfare degni di un paese civile; la conoscenza come architrave di un sistema di istruzione e di formazione capace di far crescere il paese con l'innovazione e la qualità. Ma non c'è possibilità di uscita dalla crisi se non si ristabiliscono condizioni di uguaglianza e di giustizia economica e sociale: serve una redistribuzione della ricchezza del 10% più agiato a favore del 90% della popolazione che soffre il peso della crisi. Per far crescere la torta bisogna prima fare delle fette più eque per tutti. È ora che i mercati finanziari, i rentiers e le banche si facciano da parte.

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Da una parte bisogna mettere al centro la critica e il superamento del paradigma neoliberista che ci ha portato alla crisi –e che ancora sta dominando l'orizzonte della crisi– e dall'altra, la costruzione di un'economia diversa fondata sul lavoro, la qualità sociale e i diritti, la sostenibilità ambientale, i saperi. Il neoliberismo e le politiche di austerity hanno fallito, hanno accentuato la crisi e la recessione.

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dossier

La politica italiana si è attardata sugli equilibri nelle coalizioni, sulle alleanze e sulle convulsioni di un sistema politico allo sbando. È mancato largamente in questi mesi il merito dei problemi: il programma e gli obiettivi che sarebbe necessario darsi per fronteggiare la crisi e avviare un modello di sviluppo radicalmente diverso da quello che abbiamo conosciuto fino ad oggi. E scompaiono dal dibattito politico, da una parte, la società con le sue sofferenze e, dall'altra, i soggetti (il lavoro, i movimenti, la società civile) che dovrebbero essere il perno di un cambiamento radicale del paese. Nel merito, tutto il dibattito (quando c'è) si sta riducendo a essere a favore o contro il “montismo” (la scelta è scontata), come se si trattasse di una sorta di mantra che ci evita di affrontare le questioni concrete che abbiamo sul tappeto e che Sbilanciamoci! A e altri hanno posto in questi mesi: il modello di sviNZ A luppo che vogliamo (i Suv a Mirafiori o i bus della N Irisbus, il Ponte sullo stretto o le piccole opere, i treni per i pendolari o i trafori delle Alpi, i pannelli solari o il carbone, i diritti del lavoro o la flessibilità?), oppure la redistribuzione necessaria della ricchezza contro le rendite e la finanza (la patrimoniale, la Tobin Tax, eccetera), o ancora una politica espansiva e keynesiana invece di un'austerity tutta sulle spalle della povera gente.

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 Continua da pag.15

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NOSCENZA

Il “cambio di rotta” che vogliamo deve ripartire, ancora, dalle persone, dagli anziani e dai disabili che sono abbandonati dallo Stato, dagli operai dell'Alcoa che devono salire sui silos per farsi ascoltare, dai cittadini immigrati lasciati affogare nel canale di Sicilia, dai giovani che tornano a emigrare all'estero, dagli studenti che vengono espulsi dalle università, dalle donne discriminate sui posti di lavoro. Dalle persone, da loro si costruisce il cambiamento di cui abbiamo bisogno: ascoltiamo la loro voce, le loro sofferenze, le loro speranze.

Illustrazioni di Riccardo Zanzi.

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manitese 482 | gennaio-febbraio 2013

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Di Silvia Rovelli – responsabile progetti in India Mani Tese

sono vittime di violenza, poi, nella maggior parte dei casi questi reati restano impuniti, sottovalutati e giustificati come comportamenti che le donne stesse vanno a ricercare attraverso il loro abbigliamento o atteggiamento. La diffusione di mezzi di comunicazione di massa come cellulari e l'utilizzo di social network sono stati ritenuti nei mesi scorsi strumenti che contribuiscono a sminuire l'immagine delle donne, in particolare delle giovani ragazze, e a creare l'idea che siano solo “oggetti” per soddisfare bisogni sessuali. I recenti episodi di violenza subiti da donne di ogni età e condizione sociale comparsi sulla stampa internazionale hanno riportato l'attenzione su un fenomeno che in India è da tempo all'ordine del giorno. Secondo il National Crime Records Beaureau i soli casi di stupro tra il 1971 e il 2008 sono aumentati del 763,2% con una media di uno ogni 20 minuti. Strettamente legati alla cultura tradizionale patriarcale e misogina, contrastano con la crescente visibilità delle donne a livello sociale e con una progressiva, seppur lenta, rottura con i valori familiari. Le istituzioni responsabili di sostenere la legge, poi, non riescono ad esercitare in modo appropriato il proprio potere, rimanendo spesso spettatori silenziosi, se non addirittura complici dei crimini stessi. Che l'India non sia uno dei Paesi in cui le donne siano particolarmente rispettate e tutelate, a partire dalla nascita stessa (ancora molto elevata è la percentuale di infanticidi femminili soprattutto nelle classi sociali medio-basse), è cosa nota anche a seguito della denuncia da parte di varie organizzazioni internazionali. Il valore della vita di una donna in sé è spesso ancora inesistente, se non legato al ruolo riconosciutole dalla società come madre, moglie, sorella e fidanzata. Le restrizioni all'interno delle quali una donna si deve muovere sono di tipo sociale, istituzionale, famigliare, oltre che morale. Anche religioni diverse come quella hinduista e musulmana si trovano concordi nel negare loro uguaglianza di genere e libertà minime. Quando

Rispetto al passato, le manifestazioni di indignazione e le proteste organizzate da vari movimenti femministi, e più in generale dalla società civile, che hanno iniziato ad attraversare il Paese a partire dalla metà del 2012 contro l'indifferenza delle autorità, rappresentano sicuramente un elemento di novità. Un elemento che testimonia da parte delle donne una maggiore presa di coscienza dei propri diritti, segno di un percorso di crescita personale e sociale. Tuttavia non è ancora ben chiaro quanto si voglia effettivamente modificare l'esistente struttura sociale e tutelare maggiormente le donne, o invece solo rispondere alla presa di posizione dell'opinione pubblica nazionale e internazionale. Il governo centrale e quelli statali stanno discutendo una serie di misure restrittive, dalla castrazione chimica alla pena di morte, all'istituzione di tribunali speciali, per intervenire in modo più incisivo. Per il momento, comunque, resta alta la preoccupazione tra la gente comune che ritiene che, a parte punire i diretti colpevoli, queste misure non contribuiranno a far diminuire il numero di crimini. Solo nei prossimi mesi si vedrà se il dibattito innescato sarà l'inizio di una trasformazione sociale-culturale significativa e duratura nel percorso verso il riconoscimento di una diversa concezione della donna in India.

i soli casi di stupro tra il 1971 e il 2008 sono aumentati del 763,2% con una media di uno ogni 20 minuti.

aggiornamento paesi

La violenza sulle donne in India: verso una trasformazione sociale e culturale?


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c'è vita oltre le elezioni | rubriche di clara castellucci, socia e operatrice mani tese

Vi presentiamo il nuovo cd COMUNICAZIONE interna

A partire dall'approvazione dell'assemblea del nuovo regolamento avvenuta il 15 maggio del 2010 è stato avviato un percorso di revisione di alcuni dei più importanti documenti alla base del funzionamento dell'associazione tra i quali anche lo Statuto. In questo processo anche gli organi sociali che compongono l'associazione, a partire dal Consiglio Direttivo, sono stati chiariti nei loro obiettivi per assicurare una maggiore efficacia ed efficienza della mission. Con la scadenza del mandato di alcuni consiglieri si è quindi votato di portare tutto il Consiglio all'assemblea di novembre 2012 per permettere un rinnovo completo della sua composizione arrivando così all'elezione di un nuovo CD nel novembre scorso. Il Consiglio, composto da un minimo di 5 ad un numero massimo di 9 componenti eletti dall'Assemblea tra i suoi membri, è l'organo di amministrazione ed esecutivo dell'organizzazione ed opera in attuazione delle volontà e degli indirizzi generali dell'Assemblea, alla quale risponde. Citando l'articolo 11 dello statuto, il Consiglio Direttivo provvede all'ordinaria e straordinaria amministrazione dell'Associazione e al suo regolare funzionamento ed è per questo che è fondamentale far conoscere ai soci e ai volontari che quotidianamente portano avanti i progetti di Mani Tese, chi compone quest'organo decisionale fondamentale.

Il nuovo cd di Mani Tese

Giulia ALBERO, Carlo BENZI, Sara DE SIMONE, Palma FELINA, Giovanni MOZZI, Fiorella LAZZARI e Valerio BINI compongono il nuovo Consiglio da dicembre 2012. Giulia, volontaria di Lucca dal 1998 e socia dal 2001 ha dichiarato di voler rendere l'associazione più trasparente e partecipata e di voler valorizzare il lavoro dei gruppi locali e dei volontari. Carlo, 54 anni di vita di cui 41 vissuti con Mani Tese, si è candidato con l'intenzione di mettersi al servizio dell'associazione soprattutto per migliorare, qualificare e potenziare il lavoro e il ruolo dei volontari, nonché per lavorare sui valori e sulle motivazioni che dovrebbero qualificare l'appartenenza di ciascuno di noi in associazione. Sara, volontaria del gruppo di Napoli dal 2004, socia dal 2006 e servizio civilista fino al 2007, dal 2010 segue attivamente i progetti di cooperazione in Sudan con diverse missioni sul campo. È intenzionata a rafforzare il ruolo di mani Tese come interlocutore credibile ed autorevole sulla scena politica nazionale e internazionale ed è volta a rafforzare la sinergia tra le diverse componenti dell'associazione (associazioni locali, cooperative e gruppi locali). Palma, già volontaria negli anni 1967/68, dal 1996 partecipa alla Commissione Africa per poi diventare membro attivo del Comitato Progetti. Si è candidata per mettere a disposizione dell'associazione le sue competenze con l'obiettivo favorire la sinergia tra la cooperazione e le attività di sensibilizzazione e di advocacy

ponendo sempre attenzione alla gestione economica-finanziaria. Giovanni è forse il più conosciuto tra i nuovi membri. In 41 anni di collaborazione con Mani Tese, ha potuto svolgere quasi tutte le attività possibili: dalla raccolta di ingombranti alla presidenza dal gennaio 1993 al dicembre 1996. Ex revisore dei conti e ancora oggi membro del copro e della redazione del periodico, collabora fattivamente con l'Area Progetti per le descrizioni ad uso finanziatori dei progetti approvati, per la valutazione statistica dei progetti terminati e come responsabile dei progetti Italia. Fiorella, volontaria nella Commissione Asia dai primi anni '90 e consigliera dal maggio 2010 con delega alla cooperazione viene nominata vice Presidente annunciando il suo forte spirito di servizio. Ha dichiarato più volte la volontà di estendere le campagne di sensibilizzazione e l'attività di advocacy non solo all'Italia, ma anche ai paesi dove operiamo, crede che ci si debba interrogare sul nostro ruolo in merito alle tre aree di giustizia identificate (sociale, ambientale ed economica) e conseguentemente indirizzare l'attività di cooperazione e di advocacy. Valerio è uno dei più giovani Presidenti nel panorama delle ong e delle onlus italiane. Succeduto a Luigi Idili, guiderà Mani Tese per il triennio dal 2013 al 2015. Vive a Milano, lavora presso l'Università degli Studi di Milano al Dipartimento di Beni Culturali ed Ambientali e dal 2010 fa parte del cd. Ha al suo attivo un lungo impegno nell'ambito del volontariato, dal 1999 segue i progetti di cooperazione internazionale in Burkina Faso, Benin e Guinea Bissau. Subito dopo la sua elezione ha dichiarato «Sono felice ed emozionato per questa nomina che accolgo con grande entusiasmo e serietà dato il ruolo che mi è stato riconosciuto. La nostra organizzazione sta vivendo un momento particolarmente difficile e compito di questo consiglio sarà quello di proseguire lungo la strada finora tracciata, facendo sì che la nostra associazione sia ancora più vicina alle fasce più deboli della società mondiale e faccia sentire con ancora più forza la propria voce alle istituzioni, riportando i temi dell'organizzazione al centro del dibattito politico e sollecitando iniziative concrete in tal senso. Solo un'associazione forte e partecipata può contare davvero e avviare un vero cambiamento nella società civile».


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di Giovanni Sartor, responsabile progetti in africa mani tese

Uno strumento importante per la difesa e la promozione dei diritti dei contadini.

Quelimane, 11 dicembre 2012: una data da ricordare. 32 delegati provenienti da 8 distretti della Zambézia (Milange, Namacurra, Ile, Morrumbala, Nicoadala, Mopeia, Gurué, Alto Moloque) hanno votato i loro rappresentanti durante un'assemblea molto partecipata. Nasce così l'Unione Provinciale delle Associazioni di Contadini, un organismo democratico e rappresentativo per dare voce alle richieste e difendere gli interessi dei contadini della Zambézia. Augusto Mafigo –Presidente dell'UNAC (Unione Nazionale delle Associazioni di Contadini)–ha introdotto i lavori dell'assemblea sottolineando l'importanza della partecipazione e del contributo di tutti i membri alla crescita e al rafforzamento del movimento. “I partners e i donatori che oggi ci sostengono, un giorno andranno via. Non possiamo contare solo su di loro. Dobbiamo affidarci prima di tutto alla nostra forza”. Sono tante le organizzazioni internazionali governative e non, come World Vision, Clusa, Banco Mondiale, Agenzie di cooperazione di diversi governi, che sostengono le associazioni di contadini nella Zambézia attraverso attività di formazione su tecniche agricole, donazioni e/o credito per l'acquisto di attrezzature, sementi, costruzione di magazzini, etc. Nessuna di queste era presente all'Assemblea Costituente dell'Unione Provinciale, nonostante tutte fossero state invitate. Solo il Consorzio Zambézia, di cui fanno parte ARCS, Mani Tese, Iscos e Nexus, era presente con

una sua rappresentante, ed è stato l'unico partner a dare un contributo finanziario alle spese per l'organizzazione. Un sostegno e una vicinanza che sono stati molto apprezzati dai delegati presenti, che si sentono accompagnati non solo nelle attività di produzione e commercializzazione agricola ma anche nella lotta per un riconoscimento dei loro diritti e per il cambiamento delle politiche governative.

Soprattutto per questo nasce l'Unione: essere uno strumento di advocacy giuridica e politica dei contadini di tutta la provincia. A livello giuridico, sono tanti i contadini e le associazioni che hanno bisogno di assistenza nei casi sempre più numerosi di conflitto per la terra. Il governo sempre più spesso concede grandi estensioni di terre ad imprese agricole –soprattutto straniere– con l'obiettivo dichiarato (ma spesso illusorio) di promuovere lo sviluppo rurale del territorio e diminuire la povertà, mentre i contadini sono obbligati a lasciare quelle terre che sono il fondamento della loro identità socio-culturale e della loro sopravvivenza. Costretti a spostarsi in aree dove molto spesso non possono coltivare, non ricevono le compensazioni promesse ritrovandosi in una situazione ben peggiore di prima. Tutto questo –si dice– è per il bene del Paese, dove la ricchezza cresce (i valori del PIL si attestano intorno al 7% annuo) ma i contadini sono più poveri. A livello politico, i contadini hanno bisogno di aumentare la loro influenza sull'elaborazione delle leggi e delle politiche, e sulle scelte di investimenti strategici del governo nel settore agricolo. Produrre e vendere di più non basta per assicurare il diritto alla sovranità alimentare e ad uno sviluppo rurale sostenibile se non cambiano anche le politiche e le priorità di investimento a favore dei piccoli produttori. Importante è stata la presenza all'Assemblea dei rappresentati del governo provinciale, che ha accolto favorevolmente la nascita dell'Unione augurando una proficua collaborazione tra questa e il governo, per il comune obiettivo della lotta alla povertà. L'Unione Provinciale dei contadini della Zambézia ha moltissime e importanti sfide davanti a sé. Per realizzarle, ha bisogno di contadini e associazioni consapevoli dei propri diritti, in grado di partecipare attivamente all'analisi dei problemi e alle proposte di soluzione. E deve poter contare su rappresentanti competenti in grado di offrire un servizio efficace e trasparente ai membri che li hanno eletti. Il cammino è lungo e impervio, ma i primi passi sono stati fatti.

Sopra: il voto. Sotto: la Vicepresidente UPZ e il Presidente UNAC

aggiornamento paesi

Nasce l'Unione Provinciale dei contadini della Zambézia.


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c'è vita oltre le elezioni | rubriche Di stefano squarcina, Gruppo Gue/NgL del Parlamento Europeo

Se c'è una cosa che il fenomeno della “primavera araba” ha messo a suo tempo in rilievo è stata la totale “sconnessione” delle istituzioni europee e dei singoli Stati Membri UE dalla realtà politica dei Paesi mediterranei che hanno conosciuto sostanziali rivoluzioni democratiche. “Nessuno ha visto arrivare l'onda”, abbiamo sentito spesso ripetere dai vari governi, travolti dalle manifestazioni di piazza a Tunisi, Il Cairo, Benghasi o Sanaa: nulla di cui sorprendersi se si pensa che tutti i Paesi europei, Italia inclusa, hanno preferito sostenere per decenni feroci dittature in cambio del “pattugliamento” delle loro coste per impedire l'arrivo dei migranti nella riva nord del Mediterraneo, o in cambio della repressione di numerosi movimenti della società civile che chiedevano l'apertura democratica di sistemi politici a noi funzionali. Non si è trattato solo di una politica straordinariamente cinica e criminogena, in termini di sostegno ai diritti umani e allo stato di diritto, si è trattato anche di un fallimento strategico complessivo della politica estera europea, che non è riuscita a intercettare per tempo le domande di cambiamento radicale provenienti dalle società di quei Paesi. Tutto ciò è imputabile anche al fatto che l'UE non ha saputo e voluto strutturare per tempo un dialogo con la società civile, non aveva materiali di analisi alternative a quelle che le fornivano i Mubarak, Gheddafi o Ben Ali di turno.

La Commissione Europea, adesso, dice di aver capito la lezione, e ha recentemente proposto alcune iniziative politiche, da trasformare in un futuro prossimo anche in iniziative legislative concrete, per promuovere e dare un nuovo carattere strutturato al dialogo con la società civile. L'esecutivo di Bruxelles ha così elaborato un “documento strategico” su “L'impegno dell'Europa verso la società civile nell'ambito delle relazioni esterne” che, dopo un “periodo di consultazione pubblica” di almeno due anni, “garantirà azioni concrete che creino nei Paesi Terzi condizioni migliori per l'agire democratico delle organizzazioni della società civile (OSC)”. “Dobbiamo cooperare di più per dare maggiori strumenti alle OSC in modo che siano attori reali del cambiamento nei loro Paesi”, dice il Commissario allo Sviluppo, Andris Piebalgs. L'idea fondamentale è quella di elaborare delle vere e proprie “roadmaps per il potenziamento delle OSC” nei singoli stati, coinvolgendo anche le ambasciate dell'Unione europea nel mondo affinché questa strategia faccia parte integrante della politica estera e di cooperazione europea. L'Unione europea definisce “OSC tutti gli attori non statali che, in una logica d'imparzialità e nonviolenza, non perseguono fini di lucro e tramite i quali i cittadini realizzano obiettivi e ideali condivisi, siano essi politici, culturali, sociali od economici”. Bruxelles attesta che “troppo spesso lo spazio di manovra della società civile è imbrigliato o eroso da pesanti limitazioni”, e che “i governi di alcuni Paesi non riconoscono il ruolo delle OSC”, soggette a “discredito e criminalizzazione, difficoltà di accesso ai finanziamenti, intimidazioni, minacce fisiche, incarcerazioni e violenza”. Sul piano generale, la Com-

Illustrazioni di Riccardo Zanzi.

osservatorio europeo

Relazioni Esterne della UE: quale ruolo per la società civile?


manitese 482 | gennaio-febbraio 2013

missione insiste su tre priorità: promuovere “un clima favorevole alle OSC nei paesi partner”; promuovere “una partecipazione significativa delle OSC all'elaborazione delle politiche pubbliche, al ciclo di programmazione dell'UE e ai processi internazionali”; sviluppare “le capacità delle OSC locali di svolgere meglio il proprio ruolo di attori indipendenti dello sviluppo”, nella convinzione che “le OSC siano tra gli strumenti migliori per accedere alle fasce più deboli della popolazione e per sradicare la povertà”. Bruxelles nota che queste precondizioni vanno ascritte anche “alla responsabilità precipua dei singoli Stati”: da questo punto di vista, l'UE “ha il compito di rivendicare lo spazio d'azione della società civile, facendo pressione tramite i canali diplomatici e il dialogo politico con i governi”, arrivando anche “alla sospensione della cooperazione” con i governi più repressivi. L'accento viene posto anche sulla necessità di garantire “l'indipendenza dei media e dei nuovi social media”. A livello operativo, promette la Commissione, l'approccio dell'Unione sarà “improntato a un impegno più strategico verso le OSC nell'ambito di tutti gli strumenti, di tutti i programmi e di tutti i settori di cooperazione”, un'affermazione molto impegnativa… A tal fine verranno elaborate “roadmap nazionali dell'UE per l'impegno verso le OSC”, nonché “azioni per un dialogo strutturato sul coinvolgimento delle OSC e delle autorità locali nella cooperazione allo sviluppo dell'UE”. L'importante, viene detto, è che l'UE “sostenga maggiormente gli sforzi mirati a rafforzare meccanismi di responsabilità pubblica, promuovendo la funzione di sorveglianza esercitata dalle OSC insieme ai Parlamenti, alle massime istanze di controllo, agli organismi di sorveglianza degli appalti pubblici e ai media”. Viene anche detto che l'UE sosterrà “le OSC che a livello europeo e mondiale verificano, in collaborazione e partenariato con OSC locali, la coerenza delle politiche di sviluppo, esercitando sulla comunità internazionale la funzione di vigilanza sugli impegni assunti in termini di aiuti e contribuendo a sensibilizzare i cittadini in ambito mondiale”.

Come sempre, questo tipo di mea culpa dell'Unione europea può esser letto in almeno due modi, a seconda che si veda il bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno: o presa tardiva di responsabilità nella politica di criminalizzazione della società civile in troppi Paesi, o nuovo approccio che si apre finalmente alle OSC. L'importante è che non venga persa la memoria storica, che non si dimentichi che i governi europei hanno tenuto in piedi “governi amici” dittatoriali e dispotici, e che si cambi decisamente strada. Per anni i rappresentanti della società civile di numerosi Paesi hanno bussato alle porte delle ambasciate europee per farsi ricevere ed ascoltare, ma troppo spesso le hanno trovato chiuse! Alcuni di loro, nel frattempo, sono anche stati uccisi o fatti sparire. Avrebbero dovuto, invece, essere dei veri e propri interlocutori politici per l'Unione europea: non è accettabile –né efficace, peraltro– che siano solo “i governi” o “le cancellerie” gli unici partner politici nelle relazioni esterne UE. L'asfittica politica estera europea, o come altro si vuol definire l'attuale troppo debole coordinamento tra le capitali UE sul piano delle relazioni esterne, deve assolutamente e necessariamente aprirsi anche agli attori della società civile. Rimane comunque sconcertante osservare come ci vogliano ancora due anni di tempo prima che la Commissione prenda iniziative legislative e operative adeguate per rispondere ai nuovi obiettivi che si è posta. Che succederà, nel frattempo, alla società civile di Siria, Guinea Equatoriale, Gabon, Repubblica democratica del Congo, Mali, Eritrea, Sudan, Cina, Pakistan o Arabia Saudita, solo per citare alcuni esempi?

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c'è vita oltre le elezioni | rubriche A cura di Giacomo Petitti, Responsabile ECM e Formazione Volontari Mani Tese

Sirene migranti tanti migranti in cerca di un'Itaca migliore. Ad ogni tappa scriviamo le nostre Sirene Migranti, dei frammenti ispirati e suggeriti dagli spettacoli per individuare gli impedimenti, gli ostacoli, le aspettative, le false promesse che i nuovi viaggi per mare devono incontrare e superare. I frammenti andranno a costruire un mosaico, la nostra Odissea migrante, che potrete seguire strada facendo sul blog www.manitese.it/blog-educazione. Eccone alcuni nella pagina accanto.

Illustrazione di Katia Fasolo.

educazione alla mondialità

Sirene Migranti è il punto di vista di Mani Tese sulle nuove Odissee Mediterranee. Il progetto fa parte della rassegna Ulissi – Viaggio nelle Odissee, organizzato da Piccolo Teatro in collaborazione con il Comune di Milano. Esiste un'Itaca possibile? La città, per chi ci vive e chi ci arriva, può essere vissuta come un “porto” definitivo, oppure la sua stessa identità si esprime nel continuo viaggio? Il cittadino di Milano quale Ulisse sarà? Che volto avrà? Con la regia di Marco Rampoldi, attori e artisti del calibro di Toni Servillo, Marco Paolini e Moni Ovadia rileggono l'Odissea di “colui che non vede”, il grande poeta Omero, raccontando le loro traversate per mare. Un viaggio nel tempo, ma anche nello spazio. Il teatro invade la città e si contamina dei suoi luoghi: dal Palazzo di Giustizia, al Mercato Rionale, al pub irlandese, ogni spettacolo un nuovo palcoscenico, un viaggio dentro il viaggio. Mani Tese partecipa agli appuntamenti proponendo una lettura dell'Odissea che guarda al Mediterraneo di oggi, solcato da

MAGGIORI INFORMAZIONI Per saperne di più sulla rassegna: www.piccoloteatro.org


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IL TRILLO

↘↘ Risuona come un punto e virgola, oggi. ↘↘ Lo stesso trillo che in tutte le altre ore, in tutti gli altri giorni riecheggia aspro negli stomaci vuoti di chi si trova per scelta o per destino in quella corte. ↘↘ Oggi fa le veci di un segno di punteggiatura. ↘↘ Con eleganza argentina chiude e apre racconti immortali consumati nel tempo tra lacrime e sbadigli in pregiati saloni letterari e sopra le cicche secche dei banchi di scuola. ↘↘ Oggi, qui, in questa anticamera della verità, tra quelle gabbie e questo atrio, se non fosse per quel suono si rischierebbe di perdersi, di dimenticarsi. ↘↘ Riecheggia cinico, perfino buffo in questo luogo in cui la realtà è cruda e brucia e quel che è passato è passato mentre il futuro sarà un martello a picchiarlo. ↘↘ Difficile sentirsi a proprio agio in uno spazio abitualmente investito da vissuti separati in verticale da sbarre di ferro. ↘↘ No, chi è dotato di corpo non può sedersi comodo ad ascoltare. Scatta quello strano senso di compassione, di rispetto, di timore forse, per cui non ci si da il permesso di vivere quello spazio teatrale come un qualsiasi altro spazio. Con le membra tese ci si presta all'ascolto. ↘↘ L'animo ne viene agganciato, non può essere altrimenti. Letture e lettore hanno il potere di trascinare nel vortice del racconto senza che ce ne si accorga. La bocca semiaperta, lo sguardo travalica come uno spettro il mosaico che impera nella Corte d'Assise, agganciandosi ad un'immagine, a un colore, a una parola. Le ginocchia di Ulisse abbracciate da un traditore implorante pietà, i riflessi del bronzo che ferisce, il significato di giustizia, di pena, la voce del verbo biasimare. ↘↘ Di racconto in racconto, la campanella risveglia bruscamente da queste brevi trasgressioni. Riporta la pesantezza di un tema che potrà essere sviscerato per secoli, ma non perderà mai la sua punteggiatura di chiusura: giustizia o vendetta punto di domanda. ↘↘ Io sono diventato un nome, io sono parte di tutto ciò che ho incontrato. ↘↘ Mi segno questa frase di Alfred Tennyson per portarmi a casa almeno un punto tra tutte queste sospensioni. ↘↘ Suona la campanella per l'ultima volta. Ultimo punto e virgola, ultimo inno all'eterna inconclusione. ↘↘ Non so dire che volto abbia oggi una sirena migrante, ma penso di poter immaginare con che nota accordi il canto, quello stesso che inganna e salva ogni uomo che migra su questa terra. ↘↘ È un punto e virgola, suonato da una campanella di un Palazzo di Giustizia di una grande città. Katia

I NOSTRI PAESI

↘↘ I nostri civili Paesi democratici. ↘↘ Le nostre moderne società basate sul diritto, dove la giustizia non può essere vendetta, dove la giustizia è per tutti. ↘↘ I nostri efficienti apparati giudiziari che collocano la persona al centro. ↘↘ Il nostro Paese, cosi geograficamente vicino a quelle terre dove hanno inizio viaggi pieni di speranze. ↘↘ Il nostro Paese, quello dei Palazzi di Giustizia, luoghi dove i cittadini si sentono protetti e gli uomini sono tutti uguali. ↘↘ I nostri civili Paesi democratici in piena crisi economica e sociale. ↘↘ Le nostre moderne società basate sul diritto di pochi. ↘↘ I nostri efficienti apparati giudiziari che ammettono l'ergastolo e la pena di morte. ↘↘ Il nostro Paese, quello della legge 189/02 Bossi-Fini, che costituisce la disciplina generale in materia di immigrazione. ↘↘ Il nostro Paese, quello delle carceri affollate e dei Centri di identificazione ed espulsione per gli immigrati. ↘↘ Quale giustizia esiste per tutti gli immigrati accolti in una moderna struttura che nel nome contempla la parola ESPULSIONE? Giovanna

SE

↘↘ E se domani si presentassero davvero al nostro banchetto, furiosi e ansimanti, se ci sorprendessero inaspettati dietro il muro che abbiamo alzato perché non ci raggiungano. ↘↘ Se piombassero improvvisi sui nostri privilegi, tutti insieme, esausti e provati ma vivi, dopo aver divorato il mare ed evitato i guardiani lungo il confine, dopo essere evasi dai campi di concentramento-identificazione-espulsione e aver raccolto i nostri pomodori come nemmeno sotto le dittature più feroci della storia. ↘↘ Quale biasimo meriterebbe allora l'ira, quale supplica potrebbe implorare grazia per chi ha distrutto le loro Itaca portando via tutto, un pezzo alla volta, per secoli? ↘↘ Non saranno armati come Odisseo, non sarà necessario. ↘↘ Basterà lo sguardo, immobile, senza pena né ritorno. Basteranno gli occhi che disprezzano e non assolvono, senza concedere appello alla condanna. Sarà sufficiente questo ad ucciderci, almeno come esseri umani. ↘↘ Chissà se riusciremo a fare finta di non vedere ancora una volta e continuare il nostro banchetto, patetici zombie che brindano alla vita. Non sarebbe che l'ennesima finzione, l'ultima commedia di cartone di fronte alla verità del loro silenzio. ↘↘ Giustizia e vendetta non sono che due sponde. In mezzo, immenso, c'è il mare. Giacomo

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c'è vita oltre le elezioni | rubriche a cura Di chiara cecotti, responsabile area volontariato, formazione, ecm

VOLontariato

Molto più di un pacchetto regalo! 2012 – Oltre le crisi! Per il sesto anno consecutivo nel mese di dicembre Mani Tese ha portato la campagna “Molto più di un pacchetto regalo!” in 58 librerie italiane. Più di 4.000 i volontari che si sono mobilitati in 30 città d'Italia per coinvolgere i cittadini in una grande azione di solidarietà popolare. I fondi raccolti, 299.395,94 Euro, sosterranno la campagna di Mani Tese “Dalla strada alla scuola” che quest'anno promuove quattro progetti di cooperazione internazionale finalizzati all'educazione e alla

VERONA

Mi chiamo Francesca, referente insieme a Silvia per la città di Verona. Abbiamo accettato questo impegno, arrivato attraverso percorsi mirabolanti, dopo averci pensato un po', da quel momento credo che il nostro telefono non abbia mai suonato così spesso in un tempo così breve! Nonostante l'entusiasmo che avevamo maturato in quei giorni, all'inizio la sensazione di non aver abbastanza tempo e la cosiddetta “ansia da prestazione” forse sono state le emozioni dominanti, almeno finché, un bel giorno, è arrivato un aiuto dall'ufficio volontariato ed è stato grazie a questo che siamo riuscite a calmarci e ad affrontare molto più serenamente la situazione. Tra un volantino e l'altro, un turno che si sistemava e un altro che si svuotava, mille telefonate e messaggini, finalmente è arrivato il fatidico primo giorno e tutti i nostri sforzi si sono finalmente visti. È stata una bellissima esperienza, fortunatamente segnata da alcune divertenti stranezze di molti clienti della libreria. Come ad esempio quando ci si è avvicinato un distinto ed elegante signore chiedendoci se sapessimo dove fossero le “Tre Grazie”: ovviamente e abbiamo risposto che non sapevamo dove fosse questo libro, perché eravamo volontarie e non dipendenti della libreria, quando lui è scoppiato in una fragorosa risata, divertito dal fatto che non

formazione dei ragazzi di strada e alla lotta agli abusi nei loro confronti nelle periferie della Cambogia, del Bangladesh, dell'India e del Brasile. Un risultato insperato in questi tempi di difficoltà economica, che ci conferma come sia importante trasmettere sempre un messaggio e una proposta di partecipazione, condivisione, accoglienza e impegno civile, una risposta rivoluzionaria alle molte crisi che ci attraversano.

avessimo capito, e risponde che le aveva davanti agli occhi e dopodiché ha fatto il baciamano a tutte e tre!… a ripensarci ridiamo ancora come matte! Ringraziamo tutti di cuore per l'aiuto, il supporto e soprattutto per questa bella opportunità! Francesca

ROMA

Giunta al sesto anno, “Molto più di un pacchetto regalo!”, è ormai un'iniziativa conosciuta a Roma, ma non per questo smette di essere una sfida. Nove librerie, ventiquattro giorni di attività, più di mille volontari coinvolti e migliaia di pacchetti confezionati. Questi i numeri che sempre ci spaventano e alla fine però ci entusiasmano! Regalare il proprio tempo, superare la timidezza nel parlare con i clienti, non vergognarsi per un pacchetto riuscito male, collaborare in due o in tre per incartare una chitarra, essere gentili con il cliente che si arrabbia per la fila. I volontari di Mani Tese sono anche questo. Offrire un'occasione per incontrarsi, conoscersi e fare qualcosa di concreto, informare le persone sui progetti di Mani Tese, sostenere il diritto all'istruzione dei ragazzi di strada in India, Bangladesh, Cambogia e Brasile. Su questi obiettivi oltre mille persone si sono unite a Roma, tutti insieme in un momento in cui ciascuno ha la sensazione che i suoi problemi siano troppo grandi per poter dedicare un po' di tempo agli altri. Anche questa sfida è stata superata! Carlotta


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Sotto: alcune volontarie di Vicenza. A fianco: due gruppi di volontarie di Pavia. In basso: alcuni volontari di Torino. Pagina a fianco: alcuni volontari di Palermo

TORINO

VICENZA

Vicenza ha accolto con entusiasmo e generosità l'iniziativa “Molto più di un pacchetto regalo!”, arrivata il dicembre scorso in centro città. Dopo la curiosità dei primi giorni, dovuta alla novità della proposta, il personale della libreria si è presto abituato all'alternarsi di visi sorridenti, di giovani e adulti volenterosi e disponibili, pronti a mettersi in gioco in un'esperienza per molti nuova, per tutti divertente e gratificante. Che gioia sentire i volontari dopo il primo turno in libreria, che chiedono di poter venire ancora, esaltati e felici dopo un pomeriggio tra carta, scotch, nuovi incontri e risate! In un rapporto di fiducia e collaborazione reciproca il mese di dicembre è trascorso in un lampo portando molti frutti. Il successo della raccolta fondi è stato il risultato dell'impegno di oltre un centinaio di volontari che hanno saputo interagire con i clienti della libreria, diffondendo un'immagine positiva e vivace di Mani Tese in città. Abbiamo incontrato una cittadinanza sensibile e attenta e anche i più giovani si sono mostrati interessati e desiderosi di contribuire con le loro offerte. Un ottimo risultato… continuiamo su questa strada! Ilenia

PAVIA

Mai visti tanti volontari come quest'anno!” mi dice una volontaria “storica” di Mani Tese Pavia. Infatti quest'anno più di cento volontari hanno impacchettato per Mani Tese i regali dei clienti della libreria Feltrinelli: segno che l'iniziativa di Mani Tese dopo sei anni di vita è ancora vivacissima. Arrivati grazie a passaparola o volantini, nuovi o esperti, i volontari pavesi sono stati accomunati dalla voglia di compiere un gesto concreto di solidarietà e soprattutto farlo compiere alla città: “Conosce Mani Tese?” è risuonato al banchetto indifferente alla crisi ben evidente. Quest'anno i ragazzi delle scuole pavesi hanno deciso di passare dall'altra parte del banchetto e hanno partecipato in massa all'iniziativa di Mani Tese. Entusiasti e spensierati, hanno conquistato la simpatia anche del cliente più pignolo. A insegnare a ragazze e ragazzi l'arte del pacchetto sono stati i volontari “esperti” di Mani Tese, che tutti gli anni rendono possibile l'iniziativa con la loro tenacia. E Pavia si è avvicinata con un sorriso a questo spensierato banchetto, felice di trovare, oltre alla novità, anche i volti noti dell'iniziativa. Come quello di Attilio, volontario instancabile e con il “record” di turni, che da anni racconta Mani Tese ai pavesi con il suo dolcissimo sorriso. Francesca

Coordinare la campagna a Torino ha qualcosa di epico e comico al contempo: un'emozionante maratona, condita da chilometri di scotch e quintali di energia umana positiva. Quest'anno abbiamo avuto 150 volontari di tutte le età, dai liceali ai pensionati. Un esercito di impacchettatori favolosi, pronti a gestire con savoir faire e sorrisi quasi tutto: dal congelamento dei piedi nella postazione esterna di piazza Castello, al popolo dello shopping selvaggio nei due megastore, passando per il confezionamento di chitarre elettriche e scatole-gioco a forma di dinosauro. I classici del banchetto? Nella location all'aperto, i turisti stranieri che cercano il Museo Egizio. In piazza CLN, i clienti che ci chiedono una copia di Cinquanta smagliature di Gina. A Porta Nuova, i viaggiatori frettolosi che sistematicamente escono dalla porta di sicurezza allarmata, prima che i volontari facciano in tempo a gridare “Noo, aspetti!”. E gli ultimi giorni, un pizzico di dispiacere perché “è già finita”: qualcuno mi ha proposto di rivederci in primavera per impacchettare le uova di Pasqua! Elena

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c'è vita oltre le elezioni | progetti

Poter tornare non basta

Fai la differenza

Il reinsediamento dei profughi del Sud Sudan

a cura di giovanni mozzi, mani tese

Poter tornare alla propria terra è il sogno di tutti i profughi, ma quando questo sogno si avvera, a volte ci si accorge che i problemi non sono finiti… anzi. La storia che vi vogliamo raccontare si sta svolgendo a Pariang, nel Sud Sudan da poco indipendente. Pariang è zona di reinsediamento di migliaia di rimpatriati dal Sudan; si tratta di Sud Sudanesi sfollati al Nord durante la guerra civile, che hanno perso i diritti di cittadinanza al momento della dichiarazione d'indipendenza del Sud Sudan e che rientrano nelle zone di origine praticamente senza più nulla. Ad aggravare la situazione vi si verifica una drammatica mancanza di cibo e di beni essenziali per la salute. Ciò è causato dalla chiusura del confine con il Nord, dove i conflitti non si sono ancora placati, che fa lievitare i prezzi fino a rendere inaccessibili i beni di prima necessità a gran parte della popolazione.

Proviamo a cambiare la storia

Sì, proviamoci! Almeno questa di storia. Ma come? Con questo progetto che consiste nel fornire input per avviare l'orticultura, la trasformazione dei prodotti agricoli e la loro commercializzazione, aumentando così la quantità di cibo disponibile, differenziando la dieta e contribuendo al reinsediiamento dei ritornati dal Nord Sudan. Il tutto coinvolgendo direttamente 1.200 persone e riversando i benefici su altre 24.000, parenti dei primi e persone che potranno finalmente trovare sul mercato cibo ad un prezzo accessibile.

PER SOSTENERE I PROGETTI di mani tese • Conto Corrente Postale n° 291278 intestato a Mani Tese P.le Gambara 7/9, 20146 Milano • Assegno bancario • Bonifico Bancario Banca Popolare Etica, codice IBAN: IT 58 W 05018 01600 000000000040 • Domiciliazione bancaria tramite RID • Carta di Credito sul sito www.manitese.it • Destinazione del 5x1000 della dichiarazione dei redditi codice fiscale 02343800153 • Lascito Testamentario

BENEFICI FISCALI

Tutte le donazioni effettuate a nome di Mani Tese godono dei benefici fiscali previsti dalla legge. Ricordati di conservare la ricevuta di versamento!

progetto 2285, sud sudan

Località Contea di Pariang, stato di Unity Partner UCOET Importo € 190.000 Con contributo UNDP e FAO

Dalle intenzioni ai fatti

Ed ecco come si farà per ottenere i risultati che ci si propone: 1. Introducendo l'orticoltura a livello familiare, soprattutto per migliorare la nutrizione. A 1.000 famiglie saranno fornite attrezzature e sementi; saranno anche organizzati brevi corsi di formazione e soprattutto sarà garantito un continuo supporto e monitoraggio del personale del progetto. 2. Supportando l'orticoltura per il mercato. L'attività sarà rivolta a 15 gruppi di 4 giovan; i gruppi scaveranno un pozzo superficiale e i canali d'irrigazione su una superficie di mezzo ettaro ciascuno; i pozzi saranno dotati di pompe a pedale; anche in questo caso saranno fornite attrezzature e sementi ed i beneficiari riceveranno un corso di formazione all'orticoltura. 3. Favorendo attività generatrici di reddito per 200 tra donne e ragazze nel settore della trasformazione dei prodotti agricoli (produzione di pane, dolci, legumi bolliti e fritti, essicazione di verdure, ecc.). Si forniranno brevi corsi di addestramento soprattutto gestionali, fondi di rotazione per l'avvio dell'attività e utensili.

Mani Tese dal 2006 è socio aderente dell’Istituto Italiano della Donazione.

Cosa puoi fare tu? Con 12 Euro equipaggi una famiglia degli attrezzi agricoli per l'orticoltura. Con 78 Euro contribuisci allo scavo manuale di un pozzo (costo totale 780 Euro). Con 194 Euro fornisci ad una donna il fondo rotativo per l'inizio di un'attività generatrice di reddito.


manitese 482 | gennaio-febbraio 2013

Un viaggio memorabile Economie locali, tutela dell'ambiente e sviluppo del turismo responsabile a cura di giovanni mozzi, mani tese

progetto 2287, kenya

Località Bacino del fiume Molo Partner Slow Food, WWF, NECOFA, Rift Valley Slow Food Convivium Importo € 412.000 Con il contributo di Fondazione CARIPLO e Regione Lombardia

Vi proponiamo un viaggio incantevole e memorabile, lungo il bacino del fiume Molo, uno dei numerosi corsi d'acqua che nascono dalla foresta Mau, nel Kenya sud occidentale. Vi incontriamo diversi gruppi etnici dalla cultura e dalle abitudini di vita più diverse, fra cui gli Ogiek, custodi della foresta e suoi abitanti originari, raccoglitori e cacciatori, il cui cibo di base era il miele fino ai non troppo lontani anni sessanta. Sono stati marginalizzati dallo sfruttamento intensivo della foresta che ha ridotto pesantemente il loro habitat e intaccato la loro identità culturale. Le savane del basso corso del fiume sono invece abitate da clan Masai, in particolare gli Ilchamus, costretti a trasformarsi da allevatori puri in operatori agropastorali dalle mutate condizioni climatiche e dai continui conflitti con le etnie confinanti. Queste a loro volta sono in cerca di risorse sufficienti per la sopravvivenza delle proprie mandrie, poiché anche il loro territorio è ormai soggetto a desertificazione. Questa è infatti una delle zone del paese in cui le crisi climatiche ricorrenti, causate anche dalla drastica riduzione del manto forestale, si trasformano frequentemente in carestie, con conseguente emigrazione verso le enormi baraccopoli che circondano e soffocano Nairobi.

E allora?

Il progetto, della durata di tre anni, si propone di ridurre la povertà delle comunità locali, favorendo la loro partecipazione in forma cooperativa ad iniziative economiche per la promozione e la gestione del turismo responsabile e per la valorizzazione del patrimonio ambientale, agroalimentare e culturale.

Vediamo come

Cosa puoi fare tu?

Con 19 Euro partecipi alla realizzazione di uno dei due vivai per la riforestazione (costo totale di ciascuno 1.900 Euro). Con 75 Euro garantisci la formazione di una guida turistica locale. Con 250 Euro acquisti le talee di piantine per un campo dimostrativo sull'agricoltura sostenibile.

Saranno individuati tre prodotti agricoli locali da promuovere e proteggere per le loro caratteristiche nutrizionali, per la loro storia e per il loro valore economico. Per ognuno verrà promossa un'associazione di produttori, coinvolgendo circa 600 persone che saranno formate dal punto di vista tecnico e gestionale. Si riforesteranno 20 ettari di foresta, organizzando allo scopo due vivai, gestiti da 60 giovani opportunamente addestrati. Si realizzeranno 10 campi dimostrativi comunitari per lo sviluppo dell'agricoltura ecosostenibile, basata su prodotti locali. Ad occuparsene saranno circa 300 giovani, che il progetto si premurerà di formare e di assistere. Per quanto riguarda la promozione turistica si costruiranno, il più possibile con materiali locali e con il contributo volontario, due campi per turisti, uno nella foresta Mau e uno sulle sponde del lago Baringo, si risistemeranno altre tre strutture turistiche per la sosta dei visitatori e si formeranno 40 giovani guide turistiche locali, mentre 15 giovani verranno addestrati a documentare con foto, video e registrazioni gli avvenimenti e le peculiarità del territorio. Per finire verrà realizzato un sito web e una guida turistica. Ciò consentirà all'agenzia “Terra Madre Tour and Travel”, nata da una lunga e seria esperienza locale, di promuovere i nuovi itinerari turistici, che saranno anche presentati all'Expo 2015 di Milano.

Mani Tese dal 2006 è socio aderente dell’Istituto Italiano della Donazione.

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c'è vita oltre le elezioni | progetti a cura di giovanni mozzi, consigliere di Mani Tese

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Lotta al traffico di minori attraverso la formazione professionale La storia di Leakhena Leakhena, nome inventato per riservatezza, è una ragazza di 19 anni, che smise di andare a scuola in terza elementare perché la sua famiglia non poteva permetterselo. Iniziò così ad aiutare il padre che fa il pescatore. Un giorno un assistente sociale di M'Lop Tapang, avvisato da un vicino, andò ad incontrare la famiglia. Trovò

Il mio nome è Tour Vorrei raccontarvi la mia storia. Che è un po' complicata. Sono cresciuto in una piccola famiglia di provincia, composta da mia madre, il mio patrigno, una sorella e tre fratelli più piccoli. Io ero il fratello maggiore e così mi toccò fare un mucchio di lavori: ero praticamente sempre fuori casa, tranne quando dovevo accudire ai

Un albero particolare M'Lop Tapang significa Sotto l'Albero di Tapang e come l'albero del tapang, che dà protezione a chi si rifugia sotto i suoi rami, dal 2003 fornisce un rifugio sicuro ai bambini di strada di Sihanoukville. Attualmente lavora con oltre 3.000 bambini e 900 famiglie, attraverso nove centri specializzati, grazie ai quali vengono forniti un posto in cui stare, assistenza medica, attività sportive e artistiche, educazione e corsi di formazione, sostegno alle famiglie. Nel caso specifico il progetto si è proposto di realizzare attività di formazione professionale per i ragazzi, e per le madri corsi di taglio e cucito per la produzione di manifatti da vendere nel negozio di M'Lop Tapang. Proviamo un po' a vedere le cose dal loro punto di vista.

Località Sihanoukville Partner M'Lop Tapang Importo € 70.120 Con il contributo della Fondazione Maria Enrica

una ragazza desiderosa di imparare un mestiere ed interessata a cucinare. E così Leakhena iniziò a frequentare i corsi di cucina di M'Lop Tapang. Dopo un anno e mezzo fu aiutata a trovare un lavoro in un ristorante frequentato da turisti occidentali. Ora guadagna l'equivalente di 60 € al mese ed è molto soddisfatta di poter anche aiutare la sua famiglia.

miei fratellini durante le assenze dei miei genitori. Così riuscii a terminare solo la scuola elementare. A 13 anni me ne andai di casa e mi avviai verso Shianoukville con degli amici. Vivevamo per strada e di notte dormivamo nel mercato quando i venditori se ne andavano. Un giorno i miei amici mi invitarono a far uso di droga. Al mattino annusavamo colla e poi

Sopra: un assistente sociale di M'Lop Tapang incontra un bambino di strada. Sotto: un bambino gioca felice “sotto l'albero di Tapang”. Foto di Sergio Grande per Mani Tese.

PROGETTO 2265, cambogia Rapporto finale

andavamo a frugare fra i rifiuti. Un giorno feci anche un piccolo furto e mi beccarono. Mi diedero un sacco di botte e nessuno venne ad aiutarmi. Allora decisi di lasciare i miei amici e di andare a vivere da solo sulla spiaggia. E così feci, frugando fra i rifiuti in cerca di cibo ed elemosinando. Finché incontrai un assistente sociale di M'Lop Tapang che si

Ciò che S.X. vorrebbe raccontare S.X., 3 anni, viveva negli slum di Sihanoukville con la madre e tre fratelli più grandi. Sua madre, single, lavorava in una fabbrica locale, ma dovette lasciare il lavoro perché non c'era nessun altro che potesse curare i suoi figli. I fratelli di S.X. dovevano spesso andare in giro a rovistare nella spazza-

Mani Tese dal 2006 è socio aderente dell’Istituto Italiano della Donazione.

interessò a me. Finì che lo seguii ed ho fatto bene: ora sono una persona felice. M'Lop Tapang mi ha provveduto di tutto ciò che mi serviva. Ho un mucchio di amici e posso andare a scuola. Conosco il computer e so l'inglese. Ho finito la scuola superiore ed il mio desiderio sarebbe di andare all'università per diventare un insegnante di inglese.

tura per trovare qualcosa da rivendere per aiutare a sostenere la famiglia. La mamma di S.X. è entrata a fare parte del programma di produzione presso la propria abitazione. Dopo 3 settimane di formazione, le è stata data una macchina per cucire da poter usare a casa. Lavorare a casa ed avere un reddito fisso le consente di prendersi cura di S.X. e di mandare i ragazzi più grandi a scuola.


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Periodico Mani Tese