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preOCCUPATI....? Anno II Numero 1

Notiziario Satirico-Culturale

CRONACA Ma chi storia ndi cuntati!

UNIVERSITA’ Vita da student, che vita..

GIOVANI Fantacalcio o fantaculo?

di THE JOKER

di GRACE

di EL NIÑO

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Gennaio 1999

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- REPORTAGE DAI QUARTIERI Rispettata la tradizione che prevede la costruzione di una discarica per ogni campo di calcio. Dopo quella “arreru o macellu”, adesso è il turno di Jeracari

Ittativi ru scarricu! (Mi rraccumandu però: unu a vota)


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Gennaio ‘99

Trovata la giusta collocazione della nuova “discarica”

E torna a coppi!! A Scilla non va il detto: ne bis in idem REPORTAGE DAI QUARTIERI (1° PUNTATA) a tempo si sente dire sempre più spesso che non ci sono più le mezze stagioni. L’inquinamento provocato dalle sregolate attività dell’uomo, ha determinato sul clima uno sconvolgimento che appare ormai irreversibile. Non ci si deve meravigliare, quindi, della continua pioggia caduta a Scilla nei mesi di novembre e dicembre. Ci si deve invece preoccupare, perché questo avviene su un territorio che presenta pendenze abbastanza importanti, con declivi molto ripidi che se non ben controllati, favoriscono l’azione erosiva dell’acqua. Tale azione diviene addirittura dirompente se essa, nel suo moto selvaggio porta con sé, in sospensione, materiali di più varia natura: sabbia, gesso, cemento, calce, quindi lavatrici, scaldabagni, lavastoviglie, nonché divani, sedie, tavoli etc. Le acque incanalate in letti, scavando nel tèrreno solchi più o meno profondi, i solchi vallivi, esercitano prevalentemente un’erosione lineare che dipende dalla potenza della corrente, il risultato è il lento ma continuo allargamento del fondo vallivo ed il frequente cedimento o addirittura il franamento delle parti sovrastanti, tutti fattori che incrementano il rischio di frane molto pericolose. A ben vedere, tutto ciò sta accadendo a,:Scilla, in particolar modo nella Valle Sant’Angelo, ove scorre il torrente Annunziata.

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di HENRY FISHER

sia per lo stadio (costato quanto “S.Siro”) che per quello che doveva essere un quartiere modello e che invece si è trasformato nel più grande esempio di selvaggio abusivismo mai realizzato nel nostro comune. Essa, allo stato attuale, costituisce una grande minaccia per quello che è uno stato di equilibrio idrogeologico molto precario, e potrebbe trasformarsi da un momento all’altro, nella classica “goccia che fa traboccare il vaso”. Non conosciamo i motivi che abbiano potuto indurre gli “scaricatori” a utilizzare la zona suddetta, ma possiamo formulare tre ipotesi: 1) Si è cercato di sfruttare in modo “alternativo” un’area che non serve più come parcheggio del campo sportivo, data la mancanza di società calcistiche del nostro paese. 2) Si è continuata quella “tradizione” scillese che prevede la costituzione di una discarica per ogni campo di calcio di nuova costruzione. 3) Questa doveva essere una soluzione temporanea e di emergenza, in attesa di trovare una sistemazione definitiva. Ma dalle nostre parti, si sa, niente finisce con l’essere più definitivo del provvisorio. Purtroppo costatiamo che non solo a Scilla, ma in tutta Italia c’è la cultura del curare: si interviene solo quando il peggio è ormai accaduto e non si fa e non si investe invece nulla nel prevenire. Non basta predisporre piccoli ed episodici interventi di bonifica, né tanto meno ricorrere ai soliti manifesti di protesta: entrambi finiscono col rivelarsi solamente inutili strumenti di propaganda (ricordate la giornata ecologica del 7/6/97?). Occorre invece intervenire in modo convinto, massiccio, continuo e duraturo: con azioni di sensibilizzazione soprattutto tra i giovani, promuovendo dibattiti incontri e altre iniziative a livello scolastico; guardando anche a realtà locali a noi vicine ( vedi Bagnara Calabra, con la regimentazione delle acque del torrente Sfalassà; vedi Reggio Calabria, inserita in un piano nazionale di monitoraggio per ciò che riguarda l’assetto geo-morfologico del territorio). Altrimenti, non ci resta che metterci in fila...

NEL PROSSIMO NUMERO: REPORTAGE DAI QUARTIERI (2° PUNTATA) SAN GIORGIO Quella che è divenuta la nuova “discarica”, ubicata di fronte l’entrata del campo comunale, rappresenta l’ultimo sfregio


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Gennaio ‘99

Trovata la giusta collocazione della nuova “discarica”

E torna a coppi!! A Scilla non va il detto: ne bis in idem CRONACA di Scilla cambia volto! Nel 1999, ad appena un anno dal grande Giubileo, in questo tempo di importanti cambiamenti per quel che concerne le abitudini di ognuno di noi, anche la nostra cittadina cerca di adeguarsi. Così vengono avviati lavori che interessano principalmente le chiese e la rete viaria. Mentre per le prime siamo già a buon punto (dopo il restauro della chiesa di San Giuseppe, l’ultimazione della Matrice è prevista per il prossimo Natale), per le strade il discorso si presenta molto più ampio ed articolato. Se, infatti, per quelle delle frazioni sono stati attuati interventi di costruzione, sistemazione o manutenzione, le vie del centro (almeno alcune di loro) per ora cambieranno solo il nome. Proseguendo dunque il cammino già iniziato dalla passata Amministrazione, con l’intitolazione all’ing. Antonio Famà dell’ex I vico di via R. Piria, nella seduta del 27/11/98 il Consiglio comunale, ha deliberato di intestare 5 vie del quartiere di San Giorgio ad altrettanti illustri Scillesi. L’attuale via Panoramica diverrà via On. Rocco Minasi. L’abituale luogo di ritrovo “invernale” dei

THE JOKER giovani scillesi, sarà quindi dedicato a colui il quale ha voluto la realizzazione di un’arteria che ha evitato l’isolamento e consentito il risanamento di un’intera zona del quartiere. Ci sembra il riconoscimento più giusto verso un uomo che, da primo cittadino del Comune e da parlamentare della Repubblica, ha contribuito allo sviluppo civile della nostra cittadina. A un’altra eminente figura della storia scillese, il prof. dott. Pietro Panuccio, sarà intestata invece la strada che collega la via Rinnovamento alla via Matteotti. A dire il vero, se da un lato ci sembra sacrosanto ricordare una delle personalità di spicco della vita pubblica scillese, d’altro canto appare quantomeno infelice che la scelta sia caduta su un ramo del tessuto viario cittadino che non ci risulta abbia particolari legami storici né con l’attività professionale né con il ruolo istituzionale svolti dal prof. Panuccio. Forse, chi ha deciso ha trovato i suoi personali “collegamenti”, ma essi, ne siamo certi, non consentiranno alle generazioni future di ricordare che il compianto professore fu primario chirurgo, direttore sanitario dell’ospedale di Melito P.S. nonché sindaco del nostro Comune. I nostri figli, da cosa potranno dedurlo? Le altre strade che cambieranno nome: il IV Vico R. Piria verrà dedicato all’artista Carmine Pirrotta, autore, tra l’altro, della caratteristica Fontana del Pescespada e dei monumenti ai caduti a Scilla e a Melia, la strada lato mare, adiacente la villa comunale, diverrà via Giuseppe Fucà, scrittore e presidente dell’Associazione Nazionale dei non vedenti; la VI Traversa di via Libertà porterà il nome del Canonico Angelo Facciolà, già sacerdote della nostra Parrocchia e grosso studioso di astronomia. Senza dubbio, quella di rinnovare la toponomastica cittadina è un’iniziativa che va accolta positivamente. Scopo principale, dovrebbe essere quello di fornire, a chi verrà dopo di noi, testimonianza di un passato che per il patrimonio culturale che porta con sé non può e non deve essere assolutamente dimenticato. Proprio per questo motivo bisognerebbe porre più attenzione nel momento in cui si operano certe scelte. E’ questo che ci preme evidenziare, di modo che in futuro non si ripetano errori che con un po’ d’acume e con senso dell’opportunità si sarebbero potuti evitare. Ci auguriamo che ciò avvenga, altrimenti cambiare il nome non servirà. Occorrerà solo CAMBIARE STRADA!


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Gennaio ‘99

Università con molti disagi e pochi vantaggi

Vita da studente, che vita.... Sessioni d’esame: favoritismi, raccomandazioni e tangenti UNIVERSITA’ di l giorno d’oggi è pensiero diffuso che lo studente universitario faccia la bella vita, sia sempre in vacanza, che possa studiare quando ha voglia di farlo e disconosca le fatiche del vero lavoro. Il tentativo di far credere il contrario è molto difficile, forse perché certe esperienze si devono vivere per riuscire a capirle, specie nelle università super affollate quali sono Messina e Reggio Calabria. Ma che aria tira veramente nell’ambito universitario? Un’aria pesante, in tutti i sensi, non solo perché aleggia l’incertezza per il futuro lavorativo degli studenti, ma anche dal punto di vista puramente olfattivo. Si pensi ad un’aula con il doppio delle persone rispetto a quante ne dovrebbe contenere, costrette a stare l’una sull’altra, cercando di prendere appunti servendosi di qualsiasi cosa (un muro, la schiena del compagno vicino), fuorché di un normale banco, tutti con magliette giromanica per il caldo, quando fuori si gira con pullover e sciarpa. Il cambio di aula è ancora più tragico, e ci sì può entrare solo con “maschere antigas o bombole d’ossigeno”, per non parlare poi di virus influenzali o di qualsiasi altro genere, che trovano terreno fertile in circostanze simili. Qualcuno potrà pensare, ma non si potrebbero aprire le finestre per far cambiare aria? Nella maggior parte dei casi, le vetrate sono altissime (antiscasso,

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GRACE

antiproiettile, antincendio, ecc.) e da lì non passa neanche l’aria! Così per tutta la mattinata, lo studente dovrà passare da un “forno crematorio” all’altro, per seguire le lezioni. Alcuni “furbi”, le registrano depositando sulla cattedra piccoli registratori, (e non sono pochi), tanto che il professore sembra stia tenendo una conferenza stampa. Il momento tragico arriva quando si deve “sbobinare” il nastro, cioè trascrivere la lezione dalla registrazione, poiché oltre che la voce del prof. si è registrato di tutto: le risate, gli starnuti, le parolacce del vicino cui non scrive più la penna... Il povero studente avrà perso così la lezione del giorno e nonostante le fatiche sopportate, non potrà consolarlo neanche il pensiero di un pasto succulento, visto che la mensa, potrà offrirgli al massimo panini freddi, sulla genuinità dei quali nessuno sarebbe disposto a garantire. Così non resta che sognare le lasagne della mamma! Non bisogna mai dimenticare però che il vero compito dello studente, è quello di studiare per superare bene gli esami. L’esame è la prova fondamentale, un’incognita fino all’ultimo momento. Spesso subentrano fattori esterni incalcolabili: l’assistente acida che odia le ragazze, il professore siciliano che odia i calabresi, (ovviamente entrambi ricambiati). Il semplice studio approfondito a volte poi non basta a contrastare la marea di raccomandazioni che invade le nostre università, favoritismi che alcune volte, come sì è verificato di recente, sono il frutto di particolari “pressioni”, non di tipo esclusivamente economico, davanti ai quali il “pool mani pulite” impallidirebbe! E se il prof. non dovesse collaborare? Beh, a volte rischia grosso, tanto da rischiare la vita sull’uscio di casa o davanti alla facoltà. Ormai nelle università esistono giri d’interesse spaventosi, e ciò va tutto a discapito dei più meritevoli ed onesti che contano invece sulle proprie capacità, e si vedono superati da gente che ha usato mezzi a dir poco illegali. Ma, nonostante tutto, gli studenti meritevoli e onesti fortunatamente ci sono, e sono la maggioranza, gente che ha la forza e la volontà di contrastare queste ingiustizie e rendere le nostre università più vivibili in ogni senso. Speriamo, però, che i sacrifici fatti, e soprattutto queste loro qualità siano ricompensate al momento di trovare un lavoro.


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Gennaio ‘99

Dopo 40 anni, Cuba torna a festeggiare la nascita di Gesù

Natale sotto la palma L’incontro tra il Papa e Fidel, viatico di un nuovo modo di pensare

GIOVANI di

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l fantacalcio, per chi non lo sapesse ancora, è un gioco escogitato da un giovane di Roma, che permette ai molti appassionati di calcio, di diventare allenatori virtuali di una squadra composta da calciatori di serie A, acquistati mediante delle cifre immaginarie, i “fantamiliardi”, durante apposite aste che avvengono in sede di “fantamercato”. Da sei anni a questa parte, un giornale sportivo nazionale ne ha acquistato i diritti, aumentandone la popolarità. La finalità dei gioco, è quella di raggiungere un punteggio più alto degli altri concorrenti, in base ai voti dati ai calciatori che compongono ogni “fantasquadra”, con un’ulteriore addizione per ogni gol, assist e rigore parato o sottrazione per ogni rigore sbagliato, ammonizione ed espulsione. A Scilla, questo gioco è ormai diventato il “pane quotidiano” di quasi tutti i giovani scillesi, che per renderlo più interessante, si organizzano in proprio, a gruppi di almeno otto persone, preparando un calendario ufficiale delle partite, personalizzando, a volte il regolamento, ma soprattutto mettendo in palio un premio finale in denaro (questo non più virtuale), da loro stessi prestabilito. Tutto questo rende il gioco sì più interessante, ma finisce col trasformarlo in una vera e propria mania. Di questo ci si rende conto, non solo nel dialogo tra gli amici, (non si parla d’altro), ma anche da alcuni atteggiamenti del lunedì mattina all’uscita dei giornali: si denotano reazioni, spesso sproporzionate per un voto dato ad un proprio calciatore non condiviso (come ad esempio cestinare con una certa foga il giornale appena acquistato); discussioni con toni abbastanza elevati che rischiano di degenerare; si accusa l’avversario di turno di riuscire, (mediante poteri soprannaturali o avvalendosi di un qualcosa tipo “playstation”), a cambiare le sorti di un intero campionato

TOM HOMER

di calcio, affinché le cose vadano a suo piacimento. permettendogli di conseguire la vittoria finale in questo “benedetto” gioco. Tutte queste reazioni, che obiettivamente scadono nel ridicolo, sono dovute a diversi motivi: presunzione di saperne di calcio più degli altri, compresi i giornalisti sportivi stessi; convinzione di aver scelto i calciatori giusti, e di conseguenza di non poter accettare che tali calciatori, nel corso della stagione, non rendano come dovrebbero. L’auspicio è che, a tale gioco si dia invece la giusta importanza, e soprattutto che non si arrivi mai a rinnegare la squadra del cuore per fini puramente economici, in quanto il legame tra il tifoso e la propria squadra è uno dei pochi sentimenti puri nella società di oggi. Inoltre invitiamo i giovani scillesi a non concentrarsi troppo su questo gioco irreale, in quanto esistono cose ben più importanti e reali cui dedicarsi con passione e interesse. Per far tornare quella che è ormai diventata un’ossessione alla sua vera dimensione, ci permettiamo di utilizzare un’espressione “coniata” da molti partecipanti al gioco: essi, infatti, molto ironicamente lo hanno definito “fantaculo”. Un’espressione senza dubbio molto colorita, ma per noi anche rassicurante, poiché forse si comincia a capire che si tratta solo di un gioco e in quanto tale, legato alla fortuna, di conseguenza, non bisogna farne una “malattia”, rischiando magari di vedere troncata un’amicizia a causa di un qualcosa che, in realtà, doveva servire a rafforzarla Alla luce di queste poche considerazioni, ci si rende dunque conto che quelle reazioni scomposte cui abbiamo accennato in precedenza (nonché i motivi posti a giustificazione), dimostrano soltanto la stupidità di chi li mette in atto!


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Gennaio ‘99

IL PROVERBIO DEL MESE “ I chiacchiri su chiacchiri, e i maccarruni incunu a panza ” (Le chiacchiere sono chiacchiere, e i maccheroni riempiono la pancia)

POESIA: “Jeracari” Arrivatu l‟annu novu di lu Scigghiu. vulinteri, cari amici ora provu mi vi parru ri quarteri.

Era infatti un bel pianoru, riccu r‟orti, sciuri e vigni: „u zibbibbu com‟al1‟oru, i rappi longhi a li carcagni.

Cusì ru „mbernu, finu a stati, non c‟è mancu „njornu i sosta. O mannaia... chi marteddhati! Nc„esti mi vi parti „a testa.

Ccuminciamu nui stu viaggiu attrraversu lu paisi pì scoptiri cu stà peggiu „ntà la perla calabrisi.

Ma „ntall‟era ru progressu Ogni cosa poi cangiau: „a campagna, lu cunfessu, Sin d‟allura si spasciau.

E poi ra matina a sira, pur se o scuru e fossi fossi, c‟è na stritta mulattera china i ruspi e atabbussi.

Partimu ra campagna pì rrivari a la vaddhata, chì, si sapi, la muntagna è cchiù facili i calata.

Si partiu„nto settanta cu la strata finu a Riggiu, ma chi schifu! Non si bbenta! Nuddhu cchiù ebbi pileggiu!

Non vi cuntu e non vi ricu poi c‟a posta, chi triatu! Ogni littira, ogni plicu, Cu l‟indirizzu ch‟è sbagghiatu.

Scigghitani, amici cari, se è cusì ch„u ,mundu vai, ru quarteri i Jaracari ora jeu vi cuntu i guai.

E‟ „n miracuhu, cririti, s‟ancora ccà si vivi, Sunnu pacci, esauriti, I chi finiru i cooperativi.

E‟ „n quarteri desolatu, Manca tuttu, non c‟è nenti. Puru „u campu è bbandunatu, esti propriu malamenti!

Comu indica lu nomi, cusì dissiru li Greci, era „npostu propria bbonu, chinu i virdi e di gran paci.

Com‟ accaddi „nto “Far Westi”, ru paisi a prucissioni, si spustaru tutti lesti, „nto quarteri in espansioni.

C‟è tua cosa ch „è invidiata, i Jeracari unicu vantu: quandu „rriva la Chiamata, è vicinu u Campusantu! ‘U Nonnu

DISCARICA: (vicino al campo): denota catastrofe! - 39 MUSICA: (udirla ed eseguirla) denota felicità, ricchezza! - 28 INTITOLARE: (una via nuova): denota gratitudine(?) - 35 UNIVERSITA‘: denota pesanti truffe! - 65 R USPE ED A UTOBUS: denotano molto coraggio! - 44 FANTA CALCIO: denota grande fortuna! - 3 COMBINAZIONE VINCENTE:

39 – 28 – 35 – 65 – 44 - 3

FIGGHIOLI ITUTATI A FABBRICA. Costatato il positivo interesse suscitato dai nostro giornalino, invitiamo coloro i quali vorranno contribuire per assicurare continuità all’inziativa, a contattarci personalmente.


PreOccupati anno II n.1 Gennaio 1999