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MENSILE

M A I N T E N A N T Dicembre 2011– Anno 1– Numero 5 Via Garibaldi, 27 - Terni

Corso Tacito, 29 - Terni

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L’ATTUALITÀ DEL PENSIERO DI ALBERT CAMUS D I M ARCELLO R ICCI Nell'attuale decadenza morale, politica e civile del nostro tempo, non solo è salutare ma anche indispensabile riscoprire Albert Camus. Purtroppo pochi sono i ragazzi di oggi che lo leggono e pochi gli insegnanti che lo fanno conoscere. Il 4 gennaio del 1960, appena tre anni dopo l'assegnazione del Nobel per la letteratura, un incidente stradale privava il secolo scorso di una delle menti più lucide e impegnate sul tema della difesa dei valori della democrazia e della libertà. La sua denuncia contro tutte le forme di totalitarismo, di fanatismo, di terrorismo, di violenza in nome della umanità e della grandezza di ogni essere umano, la sua visione della politica come realizzazione dell'equilibrio tra libertà e giustizia, il suo rifiuto di un sistema sociale fondato sul valore del denaro, l'esigenza della solidarietà come forma di rivolta contro il dolore e l'infelicità che la natura procura da sempre all'uomo, l'esigenza di dire basta a quel realismo politico secondo il quale il fine giustifica sempre i mezzi, il rifiuto dell'astratta ideologia in nome della quale il valore dell'uomo e della sua vita passa in secondo piano, l'esigenza di onestà morale, tutto ciò fa di Camus un nostro contemporaneo, un compagno di strada che ancora oggi ci indica i valori, con i quali tutti noi oggi dobbiamo fare i conti, che devono essere alla base di una società e di una politica al servizio dell'uomo. Per questo motivo vi offro una piccola antologia di pensieri e parole tratte dai suoi scritti. Che sia uno stimolo a riscoprirlo ed a leggerlo di nuovo.

il terrorismo. Amo la giustizia ma amo anche mia madre. Scegliere la libertà non vuol dire scegliere contro la giustizia. Al contrario vuol dire unirsi a quelli che soffrono e lottano, scegliere con giustizia. Se qualcuno vi porta via il pane, sopprime nello stesso tempo la vostra libertà; ma se qualcuno vi toglie la libertà, siate certi, anche il vostro pane è minacciato, perché non dipende più da voi o dalle vostre lotte, ma dal capriccio di un padrone. Il nostro onore, la nostra giustizia, la felicità dei più umili tra noi sono tutti valori di cui dobbiamo farci interamente carico. Il realismo politico è una cosa degradante. lI realismo ha ragione sul piano della politica, anche se ha torto su quello della morale. Quelli che hanno in sé della grandezza non fanno Non esistono né giustizia né libertà quando è il politica. denaro a farla da padrone. Il ruolo della politica è di tenerci in ordine la casa, non di occuparsi delle nostre questioni inti- Si tratta per tutti noi di conciliare la giustizia con la libertà. Il fine da perseguire è uno solo: me. che la vita sia libera e giusta per tutti. Il mio ruolo non è di trasformare il mondo, né l'uomo, ma è forse di servire, a modo mio, quei Siamo determinati a cancellare la politica per valori senza i quali un mondo, anche trasformato, sostituirla con la morale. Che è poi tutto ciò che chiamiamo rivoluzione. sarebbe tale da non valere la pena di viverci.

Se posso capire e ammirare chi combatte per la Non si aspira mai alla libertà senza esigere conlibertà, provo solo disgusto di fronte al massacro temporaneamente anche la giustizia. di donne e bambini. La libertà è per tutti o per nessuno. Conservate il ricordo di quanto abbiamo appena vissuto, allo scopo di restare fedeli alla libertà, ai suoi diritti come ai suoi doveri e per non dover La politica e il destino dell'umanità sono plasmati mai accettare, dico mai, quel che qualcuno uomo, da uomini senza ideali, senza grandezza. per grande che sia, o partito, per forte che sia,


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RETE LIBERA TUTTI D I G IOSU È Q UADRINI Si diffonde in maniera sempre maggiore e pre- in termini umani: gli utenti concedono amiciponderante rispetto ai vecchi mezzi di comuni- zie, formano gruppi, seguono discussioni, sosticazione (e relativo controllo) la rete globale. tuiscono quindi i vecchi modelli di rapporti inTale media che, è bene ricordare, deve i suoi terpersonali con dei nuovi “rapportoidi” di tipo natali ad apparati militari, sta di fatto sosti- virtuale. tuendo tutte le vecchie forme di organizzazione e costruzione di relazioni umane, come le comunità, le società, i gruppi, tutte inesorabilmente ricondotte all’onnipresente idea di Network. Secondo i più, il valore aggiunto di questa forma-mezzo di comunicazione sarebbe la partecipazione dell’utente-individuo che, prima volta nella storia, può esprimere liberamente la propria soggettività condividendo contenuti audio, video e scritti. Il fenomeno è certamente più complesso e meno libero di quanto si possa immaginare. Muoviamoci per esempi: Facebook, al momento il più grande sistema di social networking mondiale. Quando vi accediamo facciamo parte di un sistema virtuale che funziona

Tutto questo cela il fatto che chi interagisce maggiormente con noi su FB non sono i nostri amici, parenti e conoscenti con cui crediamo di condividere interessi, passioni e quotidianità, ad interagire maggiormente con noi è FB stesso: siamo convinti di parlare con persone, stiamo parlando con il marketing: ci è donata l’illusione di una comunicazione globale e totalizzante, mentre il marketing sta eseguendo una stupefacente quantità di calcoli su di noi, per loro; quella che banalmente viene definita libertà di informazione, di condivisione, di comunicazione altro non è che l’ennesimo marchingegno del controllo, l’opzione “mi piace”, pilastro e chiave di successo del social network è truffa palese: laddove crediamo di esprimere la nostra soggettività stiamo invece fornendo dati su ciò che saremmo disposti ad ascoltare, vedere,

re, frequentare, in una parola a consumare. Si potrebbe obbiettare che FB possiede appositi filtri per la privacy, ancora una volta il problema è più complesso: i filtri privacy possono molto, ma per le entità umane (gli altri utenti), nulla possono invece contro quelle entità che immagazzinano e distribuiscono le informazioni che noi stessi creiamo e condividiamo. Si vengono quindi a creare due livelli di controllo, uno che potremmo definire come “livello marketing” in cui silenziosamente ed inesorabilmente si raccolgono dati per il consumo ed un altro più soft in cui si da vita ad un’ennesima opinione pubblica: l’utente si conta, si da ragione, detta alle altre utenze un idea di vero, di bello, di bene e anche e soprattutto di normale ed abituale, chi si muove fuori dal recinto, proponendo contenuti poco “condivisibili” sarà poco seguito, scarsamente commentato, ed avrà un numero esiguo di “amici”, anche questo come nella vita reale.

L’ ATTUALITÀ DEL PENSIERO DI DARIO PACCINO D I P IERLUIGI R AINONE La storia, si sa, viene scritta dai vincitori, per de un titolo emblematico volendo con ciò de- re; occorrerà attendere gli anni’ 70 dello tale motivo, personaggi critici come Dario nunciare il genocidio dei nativi d’America com- scorso secolo per assistere finalmente ad un Paccino, finiscono nel tritacarne della storia. piuto dai coloni europei. rinnovamento teorico del marxismo. Dario Paccino, scomparso nel 2005, è sicuramente una delle figure più interessanti e significative della seconda metà del novecento; il suo impegno cominciò tuttavia durante il periodo della resistenza, partecipando alla Brigata Matteotti in Liguria. Nel secondo dopoguerra si iscrisse al Partito socialista, assumendo da subito una forte posizione critica nei confronti della vulgata marxista-leninista, in quel periodo purtroppo egemone in gran parte del movimento operaio e socialista. La concezione leninista del partito, basata sul centralismo democratico, è, infatti, uno dei maggiori ostacoli alla presa di coscienza autonoma dei soggetti rispetto ad un sistema socioeconomico distruttivo ed alienante. Essa presuppone che i lavoratori, senza il supporto di un partito rivoluzionario formato esclusivamente da “rivoluzionari di professione”, non abbiano la capacità di formarsi un’autonoma coscienza di classe. In questo breve scritto vorrei mettere in evidenza, l’attualità e la coerenza dell’itinerario teorico-critico di Dario Paccino. Al suo primo libro, pubblicato nel 19561, die-

L’importanza di questa opera è inimmaginabile se consideriamo l’impianto positivistasviluppista che faceva da “cornice” alla prospettiva teorico- politica dei partiti della “sinistra storica” all’epoca esistenti, il PSI e il PCI.

La novità e la positività del libro di Paccino sta nel fatto che esso già conteneva molti dei concetti che sarebbero stati fatti propri dal movimento ambientalista, a cominciare dall’insostenibilità ambientale delle monocolture, dalla denuncia della scomparsa della bioMarx in alcuni suoi scritti, supportato anche da diversità delle specie animali e vegetali travolEngels, aveva sostenuto la positività ta dal sistema capitalistico fondato sul profit“dell’epopea del west”, del processo di espan- to. sionismo-conquista attuata dai coloni europei nei confronti degli indiani d’America, in quan- Lo sviluppo di una critica radicale della sciento partiva da una concezione progressiva della za e della tecnologia, sempre più coinvolte storia, per cui riteneva tali popolazioni arretrate nei progetti di dominio del sistema economirispetto al nascente capitalismo importato dai co dominante, non era più rimandabile seconquistatori europei. condo il nostro, in quanto, le bombe atomiche sganciate dagli Stati Uniti prima, in New MeDario Paccino, al contrario, parteggiava aperta- xico e successivamente ad Hiroshima e Nagamente per i nativi i quali vivevano in società saki, erano il simbolo della catastrofe generata fondamentalmente libertarie, egualitarie, anti- da un sistema di potere basato sulla volontà di gerarchiche ed in molti casi antisessiste, che da- oppressione di un ristrettissimo gruppo di vano la possibilità alle persone che ne facevano persone nei confronti della maggioranza della parte di poter sviluppare in modo autonomo la popolazione. propria personalità sotto tutti i punti di vista. Un altro contributo fondamentale di Dario Ward Churchill, un ex professore Paccino fu quello relativo alla denuncia dell’Università del Colorado, ha denunciato con dell’ideologia capitalistica, la quale, già a pargrande forza l’imperialismo culturale proprio tire dagli anni’ 60, cercava di sfruttare il nadel marxismo il quale non abbastanza in conto scente business della c.d. “green economy”, l’esistenza di altre società, di altri modi di vive- concetto oggi molto di moda nella maggio(continua a pagina 3)


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ranza dei partiti verdi presenti nel mondo, i quali purtroppo sostengono la possibilità che possa svilupparsi un fantomatico “capitalismo verde” (cioè un capitalismo rispettoso dell’ambiente). La posizione sostenuta da Paccino è molto radicale (nel senso che va direttamente alla radice del problema), egli, metteva, infatti in luce, il ruolo devastatore del modo di produzione capitalistico, il quale mosso dalla ricerca del massimo profitto, ha distrutto habitat, vite umane, animali e vegetali con una velocità impensabile sino a qualche anno fa. Il libro dal titolo l’imbroglio ecologico2, ha lo scopo di dimostrare, da un lato le potenzialità “sovversive” dell’allora nascente ambientalismo dall’altro di denunciare la volontà da parte delle grandi industrie, multinazionali e non, di riciclarsi come paladini della salvaguardia ambientale.

Molte industrie anche italiane, basti citare l’esempio dell’ENI, fanno profitti sia nel ruolo di inquinatori, sia in quello “disinquinatori”, sfruttando anche tutte le agevolazioni fiscali che lo Stato concede loro. Secondo Paccino è essenziale superare l’ideologia naturalista, che vuole far credere alle persone che per salvare la Terra dalla distruzione possa bastare l’istituzione di qualche parco naturale in più e di un potenziamento del ministero dell’ambiente (con i risultati che oggi abbiamo sotto gli occhi). Quasi tutte le attuali associazioni ambientaliste, hanno purtroppo aderito a tale ideologia, smettendo ormai da anni di svolgere il ruolo critico che dovrebbero compiere nei confronti del sistema economico e politico responsabile di una crisi ambientale sempre più devastante, basti citare i disastri avvenuti pochi giorni fa in Liguria causati dalla cementificazione e dal sempre maggiore dissesto idrologico causato da un modello di sviluppo criminale.

La volontà di dominio che caratterizza la mentalità europea media (dai conquistadores spagnoli in poi), non cessa di arrecare danni spaventosi alla Terra e agli esseri viventi. Ernesto Balducci, in un mirabile libro, dal titolo Montezuma scopre l’Europa3, pubblicato nel 1992, a cinquecento anni esatti dall’infausto viaggio di Cristoforo Colombo finanziato dalla monarchia spagnola, auspicava il superamento dell’etnocentrismo europeo ed il conseguente avvento “dell’uomo planetario”, scevro da ogni mentalità predatrice.

Dario Paccino, Arrivano i nostri, Edizioni Avanti, Milano 1956. 1

Dario Paccino, L’imbroglio ecologico, Edizioni Einaudi, Torino, 1972. 2

Ernesto Balducci, Montezuma scopre l’Europa, ECP, S. Domenico di Fiesole, Firenze, 1992. 3

L A SOVRANITÀ INDISCIPLINATA: SUL CINEMA DI MARCO FERRERI D I M ARCO B ONIFAZI Marco Ferreri ha sempre definito il suo cinema come anarchia della forma ed apocalisse della p a r o l a . Ad inaugurare l’al di là della parola è per sua stessa ammissione Dillinger è morto. La parola, per essere tale ed entrare in una comprensione, deve per forza di cose essere legata al tempo e di conseguenza agli stilemi culturali della società, in altre parole, molto vicine alla speculazione di Foucault, sul legame tra potere e sapere, Ferreri definisce e fonda la sua estetica sul tramonto del segno, della cifra linguistica: la parola produce un sapere ed una forma di individualizzazione dei comportamenti e dei pensieri; per Foucault è infatti proprio il discorso che fa nascere un certo pensiero. La ricerca di Ferreri coincide con un superamento del mero linguaggio legato alla temporalità e al dualismo Passato – esperienza – Futuro – proi e z i o n e – . La ricerca deve condurre ad una nuova estetica cinematografica che riesca a fondare un linguaggio sovrano senza dipendenze e radicale nella sua istantaneità, le parole servono e la loro declinazione servile è lo strumento principale per controllare le masse e obnubilare la loro v o l o n t à . Ormai non c’è solo l’inutilità della parola, c’è l’impossibilità della parola. Perché per me è ormai talmente deteriorata che non serve più . Certo si continua sempre a parlare ma i termini amore, odio, tutte queste invenzioni non servono più.

Eppure le persone continuano ad amarsi e odiarsi.. M. F.: Continuano a fare delle cose che chiamano amore ed odio. Però chiamano delle cose con delle parole che non sono adatte a rappresentare quello che stanno facendo. E poi, la parola è un’invenzione di chi comanda, è l’invenzione del sistema. Anche lei ha messo la parola nel suo cinema.. M. F.: Dipende... In Dillinger è morto non c’è parola. Oppure se la uso, la uso, ma non è più utile. E’ un male obbligatorio. Orrore, morte, vita, onestà, tutti questi termini sono stati in-ventati e messi, preparati, per comandare la gente in modo differente da quanto ormai avviene. Vogliamo parlare dell’ Apocalisse..la parola viene prima. Passata l’ Apocalisse non puoi usare gli stessi sistemi che usavi prima. La parola è all’inizio, poi ci sono i modi di parlare e poi arriva l’Apocalisse. E dopo l’Apocalisse è inutile, tutto è finito, al più si continua a parlare con un’ombra di parola. Però, ad esempio, in Dillinger, tutti muoiono poi c’è il mare o una donna col bambino. M.F: Stavamo parlando della donna col bambino certo la donna col bambino ci sta, ma è un’altra cosa. Una donna con i bambini ha i suoi sistemi, ha sempre avuto un rapporto al di fuori della parola. La parola è maschile, una donna col figlio è un rapporto di carne. La prima volta, un bambino tocca le prime tette toccando la madre, la madre gli pulisceil culo, gli tocca i coglioni, insomma tutto Con queste parole Ferreri pone la sua arte nel- un dialogo al di fuori della parola. la sovranità indisciplinata di un linguaggio dell’attimo slegato dai significanti che rendono L’Apocalisse rappresenta quel superamento possibili le parole e fungono da condiziona- nell’indeterminato, nell’origine tragica e innocente che i sistemi linguistici hanno rimosso. menti e produzioni discorsive.

Attraverso un nuovo simbolismo linguistico che, a mio parere, è possibile rintracciare mediante la sovranità dell’ arte satirica che, nella sua declinazione, costituisce il luogo sacro– perché privo di legami temporali – e ateo – perché innocente e creatore di se stesso – la grandezza del cinema di Ferreri; lo slancio politico, l’attacco radicale ad ogni forma di temporalità assuefatta al potere, perché per Ferreri il potere è sempre legato al concetto di tempo, la messa in discussione della temporalità, costituiscono gli elementi centrali della letteratura grottesca, l’effetto metafisico di critica radicale al potere. In Dillinger è morto questa forma si evince chiaramente, l’azione infatti, priva di parole – che sono legate al tempo e quindi inscritte nell’orizzonte di senso – si dipana senza alcuna anticipazione razionale – la parola è la verifica dello stato razionale – la borghesia dello spazio – la casa, la moglie, la domestica, vengono alterate dalla percezione anormale dell’azione priva di cognizione verbale, un’innocenza tragica come rifiuto e critica totale al potere massificante della morale borghese. Anche qui sicuramente, a mio avviso, è possibile cogliere l’influenza di Nietzsche più che di (continua a pagina 4)


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Marx, anche se all’inizio del film a venire citato è Marcuse. Lei sembra avere un concetto di donna molto lontano dalla misoginia di cui spesso la si è accusata...

prigioniera di un mondo reso disciplinato dalla cultura maschilista e clerical-fascista che Ferreri analizza e scandaglia con grande arguzia e senso del grottesco.

M. F.: L’immagine della donna che aveva la gente che mi diceva che io sono misogino, era quello della Madonna. Arrivavano con i vecchi concetti del Galateo: la donna è la mamma è la Madonna e tutto quanto. Io penso che adesso le donne siano meglio degli uomini …

Il fascismo della società italiana, nello specifico, racchiude la donna proprio perché la sua forza dischiudente – la mamma che partorisce, la creazione atea della donna che crea l’essere umano – è il segno manifesto della dipendenza inconscia dell’uomo verso la donna, che subisce un rovesciamento radicale nell’ applicazione e nei dispositivi disciplinari della società borghese maschilista dove la donna viene ridotta a mero oggetto – La donna scimmia –, a puro soddisfacimento corporeo – La cagna, L’harem –. Il cinema di Ferreri è politico, è antidogmatico proprio perché apre all’universo sovrano della creazione assoluta. La donna rappresenta il grimaldello teoretico con il quale Ferreri fonda la sua

La donna che si dipana nei film di Ferreri porta con sé quella cifra stilistica di rinnovamento radicale del linguaggio e non può essere definita dall’orizzonte racchiuso della visione reazionaria della realtà. L’essere umano si dischiude in una possibilità infinita di scelte al di là di ogni previsione, la donna nel contesto dischiuso dell’arte di Ferreri è possibilità infinita e quindi

visione progressista e antireazionaria del modello sociale vigente. Accusare Ferreri di misoginia è un errore puntuale, disciplinato, costituito ad hoc dagli apparati discorsivi e di censura, non è un caso l’epoche del suo cinema, l’oblio delle sue tematiche, la censura coatta della sua arte. Marco Ferreri rimane senza dubbio, l’ultimo grande creatore di forme del cinema italiano e uno dei più grandi registi di tutti i tempi.

KEBAB-TRÄUME L A PALESTRA È L'OPPIO DEI POPOLI – LA CAMPANA SUONA A MORTO D I O RESTE C RISOSTOMI All'interno del lettino solare un padreterno, sudaticcio, si abbronza con me. Ogni tanto scorreggia e l'aria diventa irrespirabile. Mi viene da vomitare, esco. Mi metto la tuta ed entro in sala fitness.

capretta” di Olindo Guerrini alias Argia Sbolenfi Dite, chi vuol baciar la mia capretta? alias Lorenzo Stecchetti alias Marco Balossardi Nella sala pesi uomini con l'orchite si sollevano alias Giovanni Dareni alias Pulinera alias Bepi le palle, hanno due super tele al posto dei coalias Mercutio. glioni.. Quando trovo qualcun che me la mena, Cari compagni della palestra, il vostro sforzo è La mia capretta, a pascolar sul monte, inutile, è tutto inutile. Guardate: dalla fatica vi siete anche cacati addosso! Tutta la sento di dolcezza piena SILENZIO! Guizzar pel gusto che le brilla in fronte:

TOTAL BODY-G.A.G.-SPINNINGGINNASTICA ANTALGICA-MATWORKSTEP DECK-SUPER GLUTE-KICK4FIT-SUPER ADDOME-TONE UP -AERO DANCECARDIO STEP-AFRO LATIN DANCE-STEP DANCE-FIT BOXE-ACTION PROGRAMINTERVAL CIRCUIT-TOTAL BODY-FUNKY - E se poi qualchedun me la rimena, Corro tosto a lavarla ad una fonte, HIP HOP- BREAK DANCE- LATINO AMERICANO- KARATE -SANDA-SHOOT BOXINGIndi l’asciugo e non è asciutta appena AIKIDO-KICK BOXING -BUKKAKE. Che a trastullarsi ancor le voglie ha pronte. Una vecchia di fianco a me è schioppata. Sempre sana e piacente, al caldo e al gelo Grande fatica, toppini, pantaloncini, scarpe nuoVa intorno e cogli scherzi altrui diletta, ve. "Guarda, Tommy si è comprato le scarpe nuove!” e La Scema risponde - “Che belleeeeeeeTanto la tenni e l’educai con zelo. eeeeeeeee”-La Scema si è trasformata in una caEccola qui che una carezza aspetta, pra, ma non è esattamente una capra, somiglia ad Fresca, pulita e non le pute il pelo..... una capra ma non lo è. Mi viene in mente “La

Torna il rumore. Prot, brum brum. VARIAZIONI SUL TEMA. Piccolo Bastardo, Piccolo Bastardo, Piccolo Bastardo, Piccolo Bastardo, Piccolo Bastardo, Piccolo Bastardo. Porsche 550 Spyder - James Dean… next stop pleeeeease 1955. Piccolo Bastardo, Piccolo Bastardo, Piccolo Bastardo, Piccolo Bastardo, Piccolo Bastardo, Piccolo Bastardo, Piccolo Bastardo,.Piccolo Bastardo.

Hanno collaborato: Marcello Ricci: Professore di Storia e Filosofia nei licei. Si occupa di Diritti Umani attraverso il Progetto Mandela e il Centro per i Diritti Umani. È stato giornalista di Radio Evelyn, radio libera degli anni Settanta. È cofondatore dell’ Associazione culturale Civiltà Laica. Ha pubblicato due studi di filosofia teoretica: Socrate padre del nichilismo, 1971 e Albert Camus dal nichilismo al nichilismo, 1976. La sua ultima pubblicazione è: L’avventura dei diritti umani. Realtà o Utopia?, 2011, in vendita presso la Libreria Alterocca di Terni. Fulvio Abbate: Scrittore e giornalista italiano. Nel 1981 si laurea in filosofia con una tesi su Louis-Ferdinand Céline. Dal 1979 al 1983 ha fatto parte della redazione del quotidiano palermitano L'Ora. Dal 1992 al 2008 è stato opinionista de l'Unità. Attualmente collabora con il Fatto Quotidiano, sull'inserto satirico domenicale dello stesso giornale, con lo pseudonimo di Fulvia Abbate. Scrive sporadicamente sul magazine Sette del Corriere della Sera. Come opinionista ha scritto, fra l’altro, su Reporter, Rinascita, La Stampa, Tuttolibri, Il Mattino, Il Messaggero, Alfabeta, Nuovi Argomenti, Il Foglio, Il Riformista e A/Rivista Anarchica. Nel 1998 ha dato vita a Teledurruti, la televisione monolocale, che prende nome dall'anarchico spagnolo Buenaventura Durruti. Ospitata fino al 2003 da due emittenti romane, nel 2008 Teledurruti è diventata un blog e un'emittente su YouTube. È opinionista fisso, insieme ad Adriano Panatta, del programma di LA7 (ah)iPiroso condotto da Antonello Piroso. È Auditeur Réel del Collège de 'Pataphysique. Pierluigi Rainone: Laureato in Scienze Politiche presso l’Università degli Studi di Perugia, con una tesi su: La figura di Aldo Capitini secondo la storiografia più recente. Studioso di tematiche storiche, sociali, antropologiche; relatore di conferenze presso centri culturali; scrittore di articoli su specifici temi di attualità, di scienze politiche, storiche e sociali. Francesco Briotti: Laureando in Lettere Moderne presso l’Università degli Studi di Perugia, scrive racconti brevi. E' inoltre musicista, compositore ed insegnante di pianoforte moderno.

Registrazione presso il Tribunale di Terni n°8 del 31 marzo 2011 Fondatori: Marco Bonifazi, Giosuè Quadrini, Martina Franceschi Direttore Responsabile: Eleonora Bonoli Vicedirettore: Marco Bonifazi Direttore Editoriale: Martina Franceschi Via Belli n.5, 05100 -Terni Tel.340 4024506 Tel. 333 9345240 E-mail: maintenant1@live.com Facebook: facebook.com/ MaintenantMensile


Maintenant Mensile, Dicembre 2011, Anno 1, Numero 5  

Un giornale contro il futuro, quattro pagine di presente. Adesso, per esigere il desiderabile e non più il desiderio. Sottovalutare l'altrui...

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