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MENSILE

M A I N T E N A N T Settembre 2011– Anno 1– Numero 3 Via Garibaldi, 27 - Terni

Corso Tacito, 29 - Terni

Tel. 0744.429511

Tel. 0744.409201

MAINTENANT MENSILE

presenta MICHEL FOUCAULT: L'ESPERIENZA DELLA FOLLIA In occasione della messa in scena del monologo in atto unico “IO”, scritto e diretto da Oreste Crisostomi, ed ispirato alle memorie di Pierre Rivière, Maintenant Mensile dedica un inserto a Michel Foucault e alla sua riflessione sulla follia. La Professoressa Fiorella Bassan, docente di Ermeneutica artistica all’Università “La Sapienza” di Roma, ha collaborato con Maintenant Mensile alla realizzazione dell’inserto, con l’articolo “La follia e l’assenza d’opera”. “Contro ogni apologia romantica del delirio, Foucault vede nella follia il momento del crollo in cui la creazione diviene impossibile. Che la follia sia assenza di opera non vuole dire tuttavia che non abbia alcun rapporto con l’opera: in tanti artisti la creazione non sorge che in una lotta estrema con quel vuoto e quel silenzio che la minacciano. «Là dove c’è l’opera - scriveva Foucault - non c’è follia; e pertanto la follia è contemporanea all’opera».“ F.B.

EFFETTO VANNA: L’ARTEFATTUALITÀ TRA ORWELL E DERRIDA D I M ARCO B ONIFAZI Un punto sul quale è necessario soffermarsi, per analizzare in maniera oculata il problema polimorfo della produzione mediatico-discorsiva, è costituito dalla de-finizione di attualità. Per comprendere le radici vischiose del prodottoattualità è utile riprendere l’in-finizione usata da Derrida nel saggio Artefattualità: la prima caratteristica, quella essenziale, che rappresenta il punto d’innesto, il nodo gordiano del problema, è che l’attualità è, appunto, fatta.

ria bene – male: nascita e sviluppo della prospettiva orwelliana del prodotto - Goldstein, funzionale come canalizzatore di emozioni da sempre controllate dagli apparati linguistici della fabbrica ideale .

mostro-Vanna Marchi (soltanto uno dei vari proto-tipi) prodotto e distribuito da uno dei principali canali per la propaganda, con la sua trasmissione ammiraglia per la fabbricazione ideologizzante del concetto di giustizia. (cit.)

Fondamentale, in questo dispiegamento- Di contro lo spazio mediatico forma organizzazione-ripresa dei fatti (artefatti), è la l’antinomia verità/menzogna come prisma identitario sul modello bi-pensiero, di orwelliana memoria.

Spostando l’analisi sul problema fare-attualità, si compie uno spostamento essenziale: l’attualità non è data ma attivamente prodotta, vagliata, investita, performativamente interpretata da numerosi dispositivi fattizi o artificiali, gerarchizzanti e selettivi, sempre al servizio di forze che i soggetti non avvertono mai abbastanza*. Produzione ambientale di verità semantiche volte alla formazione di nuovi dispositivi atti ad informare le coscienze producendo nuove forme di soggettività: effettuare una manipolazione, un reticolato neo-discorsivo diramato attraverso una molteplicità di discorsi-verità che producono Sapere, attraverso un macchina sociale, che funziona nella sua ambivalenza, nelle forme dicotomiche: affermare verità, smascherare menzogne (Striscia la notizia programma cardine del neomolteplicità dei sistemi informativi che fabbriminculpop artefattuale, tutto italiano). cano il pensiero del soggetto di riferimento, La funzione-video è lo strumento principale di canalizzando le sue pulsioni producibili e, di questa sorta di polizia sintattica, di messa al va- conseguenza, controllabili. glio del lecito attraverso la formulazione di soggetti mediatici creati tramite la forma binaria Da qui la nascita del Goldstein artefattuale del

In questa rete polimorfa la formula Guarire con le alchimie diviene aleatoria e allo stesso tempo produce senso (può produrre senso), costituendo, di volta in volta, un fatto-vero o un fattofalso. Per cui la differenza tra Vanna Marchi, Paolo Fox o Padre Pio è organizzata, vissuta come esperienza, come produzione di effetti, attraverso il Sapere delle fabbriche mediaticolinguistiche che gestiscono e producono le soggettività videocratizzate del paese-Italia; i fatti vengono prodotti attraverso l’organizzazione, la rimodulazione, la rimozione, di dati e di effetti (artefattualità) e le nuove forme di soggetto-replicante vengono attivamente e positivamente costituite: modello violento e raggelante di un paese che assomiglia sempre più all’Oceania di George Orwell. * Jacques Derrida, Artefattualità, in Jacques Derrida, Bernard Stiegler, Ecografie della televisione, trad. it. G. Piana, Raffaello Cortina, Milano 1997. p.3


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TEATRO VALLE OCCUPATO: COM’È TRISTE L A PRUDENZA! D I M ARTINA F RANCESCHI

Teatro Valle Occupato Il 14 giugno 2011 è stato occupato il Teatro Valle di Roma. Gli occupanti del Teatro Valle di Roma, sono le stesse lavoratrici e gli stessi lavoratori dello Spettacolo (stabili, precari ed intermittenti) che, dallo scorso dicembre, portano avanti tenaci campagne di dissenso, contro i numerosi tagli alla cultura, ricaduti inevitabilmente sul cinema, il teatro, la danza ed i loro artisti, tecnici ed operatori. La soppressione dell’Ente Teatrale Italiano, decisa dall’ultima finanziaria, ha fatto venir meno la gestione demaniale del Teatro Valle, ed innescato quindi un iter che, passando per il Comune di Roma, mira ad avviare un bando di assegnazione dello stesso, rivolto ai privati.

L’occupazione quindi, fortemente voluta e poi abilmente conquistata, grazie anche al supporto di sostenitori come Thomas Ostermeier, direttore artistico dello Schaubuhne di Berlino, ed Ugo Mattei, docente di diritto civile all’Università di Torino, che con la portata dei loro nomi hanno fatto da grancassa all’iniziativa, se da un lato non rappresenta che ‘il gesto finale’ di un movimento di protesta attivo già da diversi mesi, dall’altro lato vuole essere l’occasione per elaborare nuovi sistemi di gestione del teatro pubblico, nella convinzione che la scelta di affidare a privati la conduzione dello spazio teatrale, ne snaturerebbe quell’identità e quella vocazione, che è compito della Repubblica salvaguardare, rispettando, come gli occupanti hanno voluto ricordare nella lettera indirizzata al Presidente della Repubblica, l’impegno di “tutela del patrimonio storico ed artistico della Nazione”. Consapevoli delle difficoltà economiche e finanziare in cui versa il Paese, gli occupanti, stanno sviluppando progetti volti a ridurre gli sprechi e valorizzare i talenti, risorsa fondamentale e trainante per qualsiasi realtà. Il fine ultimo è quello di creare direzioni artistiche plurali, garanzia di un equilibrio nella distribuzione delle risorse fra piccole e grandi produzioni, tra formazione e

e ospitalità; ottenere l’equità nelle paghe; auspicare la costituzione di organismi di controllo indipendenti che favoriscano la trasparenza e la leggibilità dei bilanci attraverso la pubblicazione in rete; sottoscrivere un codice etico, modello per tutti i teatri e le compagnie. La cultura è un bene comune, come l’acqua e come l’aria. Il profitto che ne ricercherebbe e ricaverebbe un privato, sarebbe sicuramente lontano da quello insito nella sua stessa ispirazione. Il profitto che la sanità deve produrre è la salute, il profitto che la scuola deve produrre è l’istruzione. Il profitto che il Teatro Valle deve produrre è la cultura.

Teatro Valle Roma

ATTRICI ITALIANE PER LA DIGNITÀ DEL LAVORO NELLO SPETTACOLO Maintenant Mensile, in questo numero, conseguentemente all’attenzione che ha deciso di rivolgere al Teatro Valle e quindi allo stato attuale della cultura, ha creduto fosse opportuno dar voce anche ad un gruppo di attrici italiane, costituitosi in prima istanza su Facebook, allo scopo di rendere palese la rovinosa situazione lavorativa della loro categoria. È nato il 30 giugno scorso su facebook un gruppo: “Attrici italiane per la dignità del lavoro nello spettacolo”, in meno di tre mesi le adesioni sono state di circa 300 attrici professioniste. Da questo “spazio” di dialogo virtuale il gruppo ha immediatamente sentito la necessità di incontrarsi e dibattere le problematiche della categoria. In realtà, le attrici non costituiscono una categoria. Manca una regolamentazione di accesso al lavoro, non esiste un albo. Questo comporta una serie di conseguenze: nessuna tutela per il lavoro, (nonostante esista un contratto nazionale di lavoro), nessuna tutela per la maternità, nessuna tutela per la disoccupazione, nessuna tutela in caso di malattia. In poche parole precarietà a vita. A pagare pesantemente questa situazione oggettiva, si aggiunge un degrado culturale, fatto di trasmissioni televisive di basso livello, di ragazze più o meno carine, disposte a farsi inquadrare dal basso dalle telecamere, dimenandosi e sorridendo; di trasmissioni televisive che impongono il “lancio” di giovani talenti; di calendari con donne più nude che vestite, sempre ammiccanti; di concorsi, tipo Miss

Italia, dove ancora si tenta di far credere che esista la “più bella del reame”; e dove ognuna di queste signorine, sogna di fare l’attrice e giura di essersi iscritta ad un corso super concentrato di recitazione.

dell’esperienza. Donne che per vivere e pagare le tasse, si inventano altri lavori, altri mestieri, diventano a volte casalinghe, non volendo, e mantenendo nel cuore la consapevolezza di un’altra identità, di una vera identità che pur soffocata Recitare, essere attrici, non è tutto questo! Essere esiste, pulsa e vive. attrici è prima di tutto una scelta di vita coraggio- I tempi sono maturi per opporsi ad una immagisa, che sposa la cultura, che sposa il coraggio di ne che ci vogliono costruire addosso, per iniziare essere se stesse e uscire dagli schemi imposti; esse- a dare una immagine autentica di quello che siare attrici vuol dire mettersi perennemente in gio- mo e di quello che vogliamo essere, per riprenco, vuol dire avere la capacità di sognare, di dar derci la nostra dignità di donne attrici lavoratrici vita a un’idea e incarnarla mettendo tutta se stes- nel settore culturale e dello spettacolo. sa: anima e corpo. Essere attrice, significa studiare, Se non ci fossero le attrici, se per un istante tutte prepararsi, impegnarsi, faticare, e sudare, acquisire facessimo silenzio..il silenzio sarebbe assordante. un mestiere, una professione. Essere attrice è farsi medium tra immaginazione e realtà; ed è un mestiere socio-culturale nelle sue varie implicazioni e Sono intervenute per la realizzazione di questo articolo: sfaccettature. Silvia Nebbia, Lydia Biondi, Maria Cristina Fioretti,

Ma la macchina del “guadagno” crea le grandi star, Marcellina Ruocco, Angela Sajeva, Monica Menchi, Frani grandi nomi, crea l’immagine di ciò che fa guadacesca La Scala, Monica Maiorino, Beatrice Gregorini, gnare qualcuno, non certo le donne, non certo le lavoratrici. Crea e distrugge. Il risultato è quello di Sandra Del Maro, Elvira Grilli, Angela Calefato, Stefania creare donne sole, donne emarginate, donne di Cano, Isabella Dejana, Margherita Adorisio, Rita Abela, Rosa Genovese. talento che si sentono “fallite”, e che non riescono a sostenersi economicamente, soprattutto quando la giovinezza lascia sui loro volti le cicatrici


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FRANCESCO CAFISO: BIRD LIVES! D I G IOSU È Q UADRINI

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In un'Italia efferata in cui il successo si misura a colpi di “fattori X” ed “amicizie”, c'è un sassofono contralto che ha scelto la strada della musica, quella con la M grandiosa, senza sentire il bisogno di condoni estetici, da parte di improbabili giudici della norcineria sonora dilagante. È il sassofono di Francesco Cafiso: modestia, sensibilità umana e musicale ed uno sconfinato amore per il Jazz. Non stiamo parlando di prerogative da immaginari protagonisti di romanzetti di settore, ma di autentiche qualità, piacevolmente scoperte in Francesco, in occasione del nostro incontro al Narni Black Festival, manifestazione del Patron Silvano Menichelli. Francesco arriva dalla sua Sicilia, ci stringe la mano, la sua è colma di calli che tradiscono una simbiosi anche fisica con la musica, con il Francesco Cafiso suo sax; sorride ed incomincia a rispondere alle nostre domande, con un leggero imbaNarni Black Festival, 31 Agosto 2011 razzo, quasi che tutte queste attenzioni, lui, (Foto di Martina Franceschi) che ha suonato anche per il Presidente Obama, non le meritasse, nemmeno quando a non ci fosse del valore artistico, ciò che hai fatto porle è una realtà editoriale piccola, come la dopo lo dimostra, infatti hai suonato con i più nostra. grandi, da Marsalis a George Gruntz, Maria Maintenant Mensile: Partiamo dai tuoi Schneider, Gianni Basso, Joe Lovano, e poi Rava “maestri”, da chi hai tratto maggior ispirazio- e Jimmy Cobb. ne e chi stimi in modo particolare? FC: Il “dopo” ha un altro senso sicuramente, ma Francesco Cafiso: Diciamo che ascolto ve- se ti devo dire la verità delle volte ripenso a ciò ramente di tutto, anche al di fuori del Jazz. che facevo a sedici anni, in contesti già imporOvviamente non puoi essere contraltista e tanti, e mi dico “non capivo nulla!” non amare Charlie Parker, ma non mi pongo limiti, adoro anche Battisti e De Andrè che MM: Mi dispiace, ma non sono d'accordo nemsono lontanissimi dal mio genere. meno ora. Se dovessi farti un appunto non sarebbe di certo questo, piuttosto, non credi che MM: ”Very early” il tuo primo lavoro è uscito nei concerti Jazz italiani si sentano sempre un nel 2001, eri poco più che un bambino… po' le stesse cose?

Jarret o a Brad Meldhau. Credo sia più importante che nel suonare si palesi la personalità e la sensibilità del musicista. Ed è quello a cui io, personalmente, tendo. MM: Hai suonato in luoghi straordinari o in piccoli paesi dell'Italia, dove ti senti più a tuo agio? FC: Credo che il luogo conti veramente poco, quando sei sul palco, ovunque esso sia, devi dare il massimo, devi farlo principalmente per te stesso, poi per la musica e per il pubblico. MM: Volendo ora considerare l’attuale “stato delle cose”, come vedi il presente della musica ed in particolare del jazz italiano e come te ne immagini il futuro? FC: Credo che, come ci insegna la storia, momenti di stasi, come può essere il nostro, siano sempre seguiti da un risveglio ricco di rinnovamenti. Nel Jazz sto già vedendo i primi cambiamenti, infatti, da musica “di nicchia” quale è, sta muovendo i primi passi verso una distribuzione ed un ascolto di massa, e ritengo che anche il mio caso stia lì a dimostrarlo. MM: Concludendo, com'è Francesco Cafiso nella vita di tutti i giorni? Riesci a conciliare un impegno musicale così forte alle esigenze di un ventiduenne?

FC: Sono un ragazzo normalissimo, faccio quello che più o meno fanno tutti i ragazzi della mia età e non sento il peso dei miei impegni, credo siano la mia vita, amo suonare e FC: Non credo che quel Cd possa avere valo- FC: Sai è difficile, nel 2011, suonare qualcosa di non riesco ad immaginarmi in altro modo. re artistico, c'era semplicemente il desiderio, nuovo e poi non credo che al nuovo vada riconon mio, di far sentire alla gente come fosse nosciuto necessariamente qualcosa di buono soin grado di suonare un dodicenne. lo perché tale, ci sono musicisti che suonano standard da una vita eppure li apprezziamo e li MM: Non sono propriamente d'accordo che collochiamo ai massimi, penso a Joe Lovano, a

REMO REMOTTI: I CIECHI SONO TUTTI PAZZI D I G IOSU È Q UADRINI Terni, Agosto, ore 15:00. Sono in siesta, il caldo mi spossa e sono sempre più convinto che la parmigiana fritta non sia adatta per un pasto estivo, sudo coratella, le mie movenze ricordano quelle di un cetaceo spiaggiato, il ventilatore è un oggetto di merda, un placebo scandalosamente proletario, il mio poi

è vecchio e rumorosissimo: la sola illusione in grado di donarmi è quella di essere a bordo di un trimotore Caproni. Per le strade “Vanilla Sky” si aggira solo un mormone vestito in maniera cresimale, tiene in mano un cartello: “inglese per tutti”, le sue bestemmie da caldo sono italianissime.

Il mio cellulare squilla: è il momento giusto per rispolverare il mio inglese scolastico. Cerco di ricordare come si aziona il busto per tirarmi su dal letto, prendo il mio telefono e rispondo farfugliando un “pronto” degno di Don Vito Corleone, dall'altro capo del telefono risponde Remo Remotti è pimpante, brio-


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so, entusiasta, gli avevo chiesto un intervista e lui non vede l'ora di farla. Ha 87 anni:mi sento vecchissimo.

to a dettare una linea morale alla società, può analizzarla, mai proporne un'alternativa, pena l'isolamento. Come credi si sia arrivati a questo punto?

Giosuè Quadrini: Caro Remo, in questo numero di Maintenant parliamo di “Follia”, tema a te caro: una tua passata performance si chiamava “Remo Remotti è Matto” e le tue continue testimonianze artistiche, in poesia come nel cinema, lasciano intendere che la follia ti abiti realmente, credi che la via giusta per un artista sia sempre quella che “le masse” reputano “folle”? Remo Remotti: “Remo Remotti è matto” accadde nel 1975, era una protesta, svendevo i miei quadri a prezzi da fruttarolo, in piazza, per denunciare la situazione delle gallerie romane, vere e proprie officine di assemblaggio di artisti senza valore. Grazie al sistema delle vendite, del critico, delle pubblicazioni anche uno stronzo qualsiasi può diventare qualcuno, invece, la via dell'artista è l'autenticità, non devi piacere, devi piacerti, chi ti reputa folle semplicemente non ha occhi per guardare veramente, è cieco, e i ciechi sono tutti pazzi.

Remo Remotti RR: Non esiste la follia, esiste gente che sta bene con se stessa e gente che sta male con se stessa, sono nato nel 24', nel bel mezzo del fascismo e della squallida borghesia romana, ero in mezzo alla merda, eppure la gente diceva che la merda ero io, perché ero e sono antifascista e profondamente democratico. Se ci si reputa artista, bisogna essere sempre in antitesi al proprio tempo, comprendendone “la follia”, questo, inevitabilmente, ti fa apparire pazzo agli occhi dei più.

GQ: Tendiamo sempre più a ricercare un senso etico nell'estetica anziché esigere dell'etica nella GQ: Quanta “follia” vedi in giro? E quanta credi politica, quasi che il potente possa fare e disfare sia “meritata”? tutto a suo piacimento, mentre l’artista sia tenu-

RR: È semplice: l'artista è diventato un marchettaro, è un lavoratore come tanti anziché essere un asceta, quando sei a libro paga smetti di pensare e passi sopra ad ogni cosa...questo vale tanto per un pittore quanto per un impiegato... si finisce per essere intolleranti con chi potere non ne ha: con le persone autentiche. GQ: “Ogni età ha la sua pazzia”, qual è quella dell'ottantasettenne Remo Remotti? RR: Io non ho pazzie, vivo serenamente. Ho una figlia fatta a sessantaquattro anni con una donna più giovane di me di trenta. Faccio serate di reading, recito per due ore di fila accompagnato dai miei amici musicisti. Scopo, perché devi sapere che col cazzo morto vai come un treno! Sono in pace con me stesso.

IL COLESTEROLO O TI UCCIDE O TI RUBA L’AUTORADIO D I P ETER D’ ANGELO

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Molti di voi, finiranno a confiscare case ai pensionati disabili, altri a raccogliere l'Autan dai cadaveri estivi, altri a organizzare feste alla Rinascente, altri appesi come quelli di Conto Arancio, alle fiancate degli autobus. Altri a farsi iniezione nello scroto di feti di renna, perchè non gli basteranno più le lezioni di Pilates per sentirsi pronti ad affrontare una donna. Alla bisogna altri cercheranno qualcuno esperto che faccia pas-

sare un omicidio per suicidio. Altri aggiungeranno ad ogni frase "puoi dirlo forte", pensando che la cosa sia divertente. Altri impareranno a riconoscere i preti spogliarellisti, altri faranno stages e masters non retribuiti. Altre, per fare le luride, indosseranno Tampax ritrovati nell'acquedotto. Molti, moltissimi, scaricheranno il podcast della tosse di Bianca Berlinguer, altri stimeranno Macerata, andranno a ruba tshirt con l'effige di Moni Ovadia

recitante il Nokia Tune. I senegalesi sulle spiagge venderanno btp a tassi favorevoli. Nessuno mai conoscerà la fine di Pasquale di Forum; Corrado, quello della Corrida, tornerà con arti bionici di forma equina ed emetterà suoni gutturali che inviteranno l'utente a introdurre la tessera. Se sorpresi a seguire Mughini in Controcampo, la polizia sarà autorizzata a caricare.

Hanno collaborato a questo numero: Fiorella Bassan: Insegna Ermeneutica artistica presso il Dipartimento di Filosofia dell’Università di Roma “La Sapienza”. Si occupa di teoria dell'immagine e dei rapporti tra rappresentazione artistica, creatività e marginalità. Ha dedicato diverse pubblicazioni al pensiero di Hegel, Freud, Warburg, Bataille, Artaud, e in generale alla cultura francese della prima metà del Novecento, caratterizzata da un peculiare confronto tra istanze filosofiche, psicoanalitiche ed artistiche. Dal 2007 è Membro della Commissione di ricerca scientifica dell'Università di Roma “La Sapienza”. Collabora con «Il Portavoce» e «La rassegna mensile di Israel». Tra le sue ultime pubblicazioni: Al di là della psichiatria e dell’Estetica. Studio su Hans Prinzhorn, Lithos,2009; Artaud e Bataille. Pensare per immagini, Lithos,2010. Oreste Crisostomi: Laureato in Scienze e Tecnologie della Produzione Artistica presso l'Università degli Studi di Perugia. Nel 2000 frequenta, a Terni, il laboratorio teatrale Progetto Mandela, nell'ambito del quale partecipa, come attore, a diverse messe in scena di teatro civile. Nel 2000 è anche fra i giovani giurati del premio Leoncino d'Oro alla Mostra d'Arte Cinematografica di Venezia. Dal 2003 al 2006 frequenta, diplomandosi, la Scuola di Teatro Mumos, fondata e diretta da Gastone Moschin, con la quale partecipa ad alcune rappresentazioni. Nel 2006 esordisce, auto-producendosi, nella regia teatrale, con Commedia e Dondolo di Samuel Beckett, in occasione della celebrazione legata al centenario dalla nascita dell'autore. Nel 2007 inizia a scrivere Alice, sceneggiatura dell'omonimo film. Nel 2008, mette in scena lo spettacolo teatrale Norma, ispirato alla vita e al mito di Marilyn Monroe, da lui stesso scritto e diretto. In questo spettacolo inizia la collaborazione con il musicista Alessandro Deflorio, che compone anche le musiche di Alice, opera prima di Crisostomi per il Cinema, distribuita da Medusa Film. Francesco Cafiso: (Vittoria, 24 maggio 1989) Sassofonista italiano (contraltista). Nel 2006 ha conseguito il diploma in flauto traverso presso l'Istituto Superiore di Studi Musicali Vincenzo Bellini di Catania. Si è esibendosi al Lincoln Center, nella "Alice Tully Hall" e nella "Avery Fisher Hall", oltre che al Birdland, all'Iridium, al Dizzy's Club Coca Cola, al BB King, jazz club di New York. Si è esibito in altri Festivals internazionali come quelli di New Orleans e di Montreal. Dal 2008 dirige il "Vittoria Jazz Festival", che si svolge nel mese di giugno a Vittoria, sua città natale. Il 19 gennaio del 2009, su segnalazione di Wynton Marsalis, ha suonato a Washington DC durante i festeggiamenti in onore del Presidente Barak Obama e del Martin Luther King Junior day. Il 17 luglio del 2009, la Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia e Umbria Jazz lo hanno nominato "ambasciatore della musica jazz italiana nel mondo".Nel 2010 ha conseguito la laurea specialistica di II livello in jazz presso il Conservatorio Corelli di Messina e subito dopo si è esibito in Cina durante il festival “The Best of Italian Jazz" in occasione dell'Expò 2010 a Shanghai. Remo Remotti: (Roma, 16 novembre 1924) Attore, pittore e scrittore italiano, nonché scultore, poeta, cantante, umorista e drammaturgo. Assistente di Emilio Vedova negli anni ’70, ha lavorato, tra gli altri, con Francis Ford Coppola, Marco Bellocchio, Nanni Moretti, Ettore Scola, i fratelli Taviani, Werner Masten, Peter Ustinov, Nanni Loy, Maurizio Nichetti, Carlo Mazzacurati, Antonello Salis e Carlo Verdone.

In foto: una donna con due fusi orari tra utero e tiroide

Registrazione presso il Tribunale di Terni n°8 del 31 marzo 2011 Fondatori: Marco Bonifazi, Giosuè Quadrini, Martina Franceschi Direttore Responsabile: Eleonora Bonoli Vicedirettore: Marco Bonifazi Direttore Editoriale: Martina Franceschi Via Belli n.5, 05100 -Terni Tel.340 4024506 Tel. 333 9345240 E-mail: maintenant1@live.com Facebook: facebook.com/ MaintenantMensile


Maintenant Menasile, Settembre 2011, Anno 1, Numero 3