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Lega Anti Vivisezione

Sede Territoriale T REVISO

DI

V IA I SONZO N . 10 - OEL . 348 0408469 EMAIL LAVTREVISO @ EMAIL . IT COMUNICATO STAMPA LAV. FA NOTIZIA LA VICENDA DEL BAMBINO 






 MORSICATO DA UN CANE A TREVISO. LA LAV CHIEDE UN ABBASSAMENTO DEI TONI E LA VERIFICA DEL REALE ANDAMENTO DEI FATTI E DELLE RELATIVE RESPONSABILITA’

A caratteri cubitali spicca sui giornali la notizia di un bambino aggredito e morso da un cane sfuggito al controllo dei proprietari. In questo periodo è facile cavalcare l’onda emotiva suscitata dalla cronache degli ultimi tempi, e innescare sdegno e preoccupazione nell’opinione pubblica, sottolineando gli aspetti sensazionalistici della vicenda. Ed ecco che ogni episodio si trasforma in “avvenimento efferato”, ogni incidente in “brutale aggressione”. “Naturalmente non si deve in nessun modo sottovalutare la vicenda” commenta Lorenza Secoli, responsabile della sede territoriale della LAV di Treviso “né le conseguenze che può avere per le persone ferite, soprattutto per il bambino. Così come non si può condannare in alcun modo l’eventuale reazione che la madre abbia avuto per difendere il proprio bambino, vedendo avvicinarsi un cane di grossa taglia di cui non conosceva il carattere. Tuttavia, prima di diffondere notizie allarmanti o sensazionalistiche, sarebbe bene accertare il reale andamento dei fatti e l’effettiva gravità della situazione, ed individuare le relative responsabilità”. Ciò che emerge dalla stampa è che un cane avrebbe rotto la recinzione, sarebbe uscito dal giardino e avrebbe, senza motivo, aggredito ogni persona che gli capitava a tiro, compreso un bambino: quanto basta per fare scalpore, senza bisogno di approfondire la reale dinamica dei fatti e la reale gravità delle conseguenza. “Una volta la regola base del giornalismo era " Un cane che morde un uomo non fa notizia; un uomo che morde un cane sì"; la sensazione è che ormai stia accadendo l'esatto contrario, e ogni notizia riguardante un cane venga in questo periodo utilizzata per scatenare fobie e suscitare l’attenzione dell’opinione pubblica: titoloni e prime pagine dei giornali, senza però dare il giusto peso alle vicende”. E così uno spiacevole, e pur gravissimo incidente, viene descritto come episodio di “ordinaria aggressività” e scaturisce paure e sospetti nella popolazione. “Ripeto, nessuno vuole minimizzare l’episodio, e vi è la piena solidarietà con le persone colpite, soprattutto madre e figlio. Tuttavia, crediamo che, soprattutto in questo periodo, si debba evitare ogni generalizzazione e soprattutto evitare di alimentare un clima di sospetto e di demonizzare ogni animale”. Chi conosce i cani sa bene che hanno un istinto predatorio che li porta ad inseguire le "prede" in movimento; spesso gli incidenti potrebbero essere evitati se ci fosse una maggiore consapevolezza da parte dei proprietari di animali ed un maggior controllo, soprattutto quando si tratti di cani di grossa taglia, dotati di forza e peso di tutto rispetto. In questo caso, da informazioni assunte presso la competente ASL si è appreso che il cane (un incrocio di Akita e non, come sbrigativamente diffuso, un maremmano) stava già seguendo un percorso di recupero con un veterinario comportamentista, proprio per evitare che potesse assumere comportamenti aggressivi, e durante tale percorso non aveva dato segni particolari di aggressività.


Gli stessi proprietari avevano adottato tutti gli accorgimenti necessari per evitare fughe ed eventuali incidenti. Ma la cronaca è sempre la stessa, e descrive a tinte forti la (presunta) crudeltà di certi animali, concludendo, o lasciando intendere, che la morte dei “mostri” protagonisti sia l’unica, necessaria, inevitabile soluzione. “Forse ci si dovrebbe soffermare di più sulle ragioni che portano un cane ad essere aggressivo, sugli episodi che hanno determinato un attacco, forse evitabile” afferma ancora Lorenza Secoli. “Ormai è opinione sempre più consolidata, soprattutto tra gli esperti e gli addetti ai lavori, quella secondo cui, salvo casi patologici, non esistono cani di per sé aggressivi, mentre esistono cani educati o portati all’aggressività; ma anche in tal caso il cane può comunque essere recuperato e riportato ad una buona socialità attraverso adeguati percorsi rieducativi”. La considerazione più triste è che la soluzione estrema, ovvero l’abbattimento degli animali, viene spesso accolta dall’opinione pubblica come l’unica percorribile, di fronte alla quale nessuno sembra avere il coraggio di indignarsi, in quanto considerata la necessaria alternativa alla tutela della salute dei cittadini.


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