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n. 9 20 settembre 3 ottobre 2009

Supplemento quindicinale di mag | zine, quotidiano online della Scuola di giornalismo dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano

FINISCE L’EMERGENZA, MA NON LA NOSTRA VICINANZA ALL’ABRUZZO di Stefano Maullu Assessore alla Protezione Civile, Prevenzione e Polizia locale Regione Lombardia

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ccoci arrivati al saluto finale, un saluto che segna la fine di questo “giornale da Campo” e soprattutto la fine dell’emergenza, ma che non coincide con il nostro allontanamento. Sono passati tanti mesi, tanti giorni, dal quel 6 aprile ben impresso nella memoria di ognuno di noi, ed ora è arrivato il momento di riprendersi le proprie vite e cominciare a riscoprire la quotidianità. Questo evento mi ha dato modo di toccar con mano una realtà che pensavo offuscata e persa, fatta di solidarietà umana, di aiuto e di sostegno, accompagnati da buona volontà, professionalità e coraggio. Voglio porgere un sentito ringraziamento a tutte le persone che si sono impegnate per rendere possibile un progressivo ritorno alla normalità: i volontari che con dedizione si sono fatti portatori di assistenza e di sostegno, che hanno vissuto, specialmente i primi momenti, con la valigia in mano pronti a partire appena ce ne fosse stato bisogno.  pagina 2



Le indicazioni con i chilometri che separano Monticchio 2 dai comuni di provenienza dei volontari

Salutarsi senza addii dopo cinque mesi insieme

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SICURAMENTE DIFFICILE ANDARSENE. Così come “smettere”: due concetti intimamente collegati per quanto susci-

tano. Per esempio, quanti di noi hanno “smesso” – di fumare intendo – senza mai riuscirci? E poi continuando imperterriti? Non si tratta solo di una questione di abitudini che devono essere interrotte , ma di gesti e relazioni che danno confidenza e anche sicurezza. Tuttavia, malgrado la difficoltà, ci sono cose che è bene interrompere. Nel nostro caso, dopo quasi 5 mesi e nove numeri pubblicati, anche la storia di Tendopolis ha una fine.Non facciamola lunga si tratta

di un piccolo giornale di 8 pagine per un totale di 72 distribuite complessivamente a circa 8.000 persone. Ma è opportuna smettere per una semplice ragione: l’emergenza è finita. Anche se le difficoltà continuano. Quello che è accaduto è stato drammatico e lo sforzo che l’Italia e i suoi cittadini hanno sviluppato in questi mesi è stato grande. Tendopolis ha voluto essere uno strumento di supporto a questo sforzo, di aiuto a chi è stato colpito, utilizzando la comunicazione e l’informazione al posto “della pala”.

«Io, volontario che ascolta la terra»

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UASI SEMPRE il volontariato viene visto come un nobile e spontaneo impegno da parte di molta gente che, senza essere pagata, si mette a disposizione in situazioni critiche per aiutare altre persone. Quello del terremoto in A-

bruzzo è l’ultimo esempio. Tuttavia, la galassia della Protezione Civile non include solo grande cuore e spirito di gruppo. Al contrario, il suo backstage è corredato da un’alta professionalità tecnica. La capillare organizzazione di una colonna mobile,

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infatti, non ha nulla da invidiare a una brigata militare, capace di installare in poche ore un campo di addestramento, o un’area di accoglienza per un’intera popolazione. .

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Bilanci e auspici:

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poi i tecnici che hanno effettuato i sopralluoghi, prendendosi grandi responsabilità e percorrendo strade tra mura pericolanti; tutti coloro che con gratui-

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tà, accompagnati da un senso di fratellanza, hanno fornito aiuti “pratici e concreti” inviando materiali di ogni genere per alleviare la fatica di chi costretto a vivere nelle tende; gli psicologi che hanno ascoltato, consigliato e dialogato con

chi si rivolgeva a loro, per favorire il recupero del senso di sicurezza e tranquillità. È stato bello anche constatare come molti abruzzesi si siano rimboccati le maniche ed impegnati in prima persona, comprendendo che solo reagendo si può superare ed alleviare le sofferenze di momenti come questi. Molti cittadini alloggiati nei Campi, infatti, si sono resi disponibili per svolgere qualsiasi attività sapessero fare, aiutando così i volontari, riempiendo le loro giornate e cercando di costruire una normalità in un luogo dove sembrava impossibile che questa esistesse. Ora è giunto il momento di salutarsi e lasciarsi i momenti peggiori definitivamente alle spalle e di impegnarci a lavorare per ricostruire una città e riscoprire la gioia di una vita sicura. Grazie a tutti. Stefano Maullu Assessore alla Protezione Civile, Prevenzione e Polizia locale Regione Lombardia


: è tempo di saluti  continua da pagina 1

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non esiste più: altri mezzi di informazione hanno ripreso il loro corso abituale e altri sono nati tra le tende e la nuova città che rinasce. Tendopolis era un prodotto “della” e “per” l’emergenza, pertanto ha finito il suo compito. Dunque “smettere”, malgrado il disagio che inevitabilmente provoca, serve a mostrare le capacità di ripresa. Significa affermare che sull’esperienza drammatica si è ormai cominciato a ricostruire, non da soli, ancora insieme ma con maggiore responsabilità a livello locale. Per tutti noi che abbiamo lavorato a Tendopolis - i giornalisti del master dell’Università Cattolica di Milano e la Protezione Civile della Regione Lombardia insieme a voi lettori e cronisti delle tende - questa è stata una esperienza che ci ha insegnato cose che miglioreranno le capacità di intervento nelle emergenze e, soprattutto, ci permesso di condividere l’umanità delle persone d’Abruzzo. Un ritornello, quello dei ringraziamenti, che un po’ caratterizza questo ultimo numero di Tendopolis. Ringraziamenti da parte dei volontari della Protezione civile, per quello che hanno potuto conoscere e imparare da questi sei mesi difficilisGGI QUESTO BISOGNO

simi per l’Abruzzo. Essere stati a Monticchio e Paganica ha permesso di far conoscere a molte più persone di quanti volontari sono intervenuti la realtà del terremoto e della vita durante e dopo il sisma. Perché ogni operatore che ha trascorso una o più settimane mettendosi a disposizione ha poi, a sua volta, divulgato quell’esperienza, spiegato e condiviso con la propria gente il dramma che ha scosso l’Aquila e che adesso bisogna affrontare tornando protagonisti attivi della vita all’interno della comunità locale. Ringraziamenti anche degli aquilani, anche, in queste pagine: non li abbiamo messi per compiacerci, ma perché alla domanda «cosa vorresti raccontare per l’ultimo numero di Tendopolis?» chi ha accettato di rispondere ha voluto salutare così questo piccolo giornale. Un quindicinale ideato a Milano, prima di arrivare al campo Monticchio 1 e attivare l’Info point a maggio, e poi progettato e portato avanti sul posto. Cercando sempre di mantenere il contatto con la realtà e la situazione dei quattro campi (con Rocca di Mezzo) e divulgare quelle informazioni pratiche che, anche se a disposizione all’Info point, poteva essere utile avere sotto mano su un foglio di carta. Non possiamo paragonarci a un vero giornale, ma nello spirito abbiamo voluto esservi

accanto come dovrebbe fare un vero giornale: raccogliere le vostre voci, quando ce lo avete concesso, e registrare soprattutto la vita del campo. I lati positivi, innanzitutto, per spronare tutti, aquilani e volontari, a guardare avanti. Nei mesi la vostra esigenza di informazione è diventata sempre più approfondita e complessa, grazie alla progressiva riattivazione delle funzioni della pubblica amministrazione locale. Adesso crediamo che quelle domande alle quali abbiamo cercato insieme una risposta, nella tenda dell’Info point o nelle segreterie dei campi, vadano rivolte proprio al territorio. È arrivato, insomma, il momento degli auspici, e degli auguri. Il momento dei saluti, come quelli che si fanno ogni sabato, col cambio delle squadre. Ma, attraverso Tendopolis, questa volta lo facciamo con foto e parole. Grazie. Marco Lombardi Referente scientifico Scuola superiore di Protezione Civile Regione Lombardia Ornella Sinigaglia Scuola di giornalismo Università Cattolcia del Sacro Cuore

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Una giornata di arrampicata per i bambini di Paganica 5

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del campo Paganica 5, come quelli di Monticchio, hanno avuto la possibilità, nella prima settimana di settembre, di provare l’esperienza dell’arrampicata sportiva. Il progetto è nato dalla collaborazione dell’Università Cattolica Sacro Cuore di Milano, la Federazione Arrampicata Sportiva Italiana e la Facoltà di Scienze Motorie dell’Università degli Studi dell’Aquila. Una proposta fortemente voluta dalle tre organizzazioni e che ha visto come principali referenti Daniele Coco per l’Università Cattolica del Sacro Cuore, il tecnico della Federazione Daniele Adriani e Gloria Micacchi quale responsabile dell’Università dell’Aquila. NCHE I PICCOLI OSPITI

Accompagnati dagli operatori dell’Università Cattolica e sotto la vigile ed attenta guida degli istruttori della Federazione Arrampicata Sportiva Italiana, i bimbi di San Giustino si sono impegnati nella scalata delle pareti di roccia di Monticchio, luogo di raduno per gli appassionati di questo sport ed utilizzato spesso anche dagli istruttori delle truppe alpine e della Federazione. In una giornata di divertimento e piacere, i giovanissimi residenti si sono avvicinati all’arrampicata, uno sport interessante e salutare, che può essere praticato sia all’aria aperta che in palestre attrezzate. Gli istruttori hanno saputo offrire con esperienza ed intelligenza l’attività ai

Bergamo visita il San Giustino

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all’8 al 10 settembre a San Giustino c’è stata un’altra visita di un rappresentante delle amministrazioni provinciali della Lombardia. L’Assessore alla Protezione Civile della Provincia di Bergamo, Fausto Carrara, ha visitato il campo di Paganica 5, quale rappresentante dell’amministrazione della provincia lombarda. Il delegato bergamasco ha visionato il campo, l’ottimo servizio svolto dalle associazioni della provincia (nella foto, i volontari del Comune di Bergamo) e l’integrazione creatasi tra i volontari ed i residenti del campo. E ha provato il calore e l’affetto che la popolazione di San Giustino manifesta quotidianamente ai loro “angeli” Filippo Casella

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ragazzi, proponendo giochi e gare di abilità per i più piccoli, mentre i grandi si sono cimentati in mini gare e percorsi, sempre in sicurezza grazie alle attrezzature ed agli strumenti messi a disposizione dalla Federazione per questo progetto. Sono state proposte due “vie” (questo è il nome tecnico dei percorsi d’arrampicata): una più semplice e una tecnicamente più impegnativa: la possibilità di scegliere ha permesso ai giovani di saggiare le proprie capacità e competenze nell’arrampicata. I quindici bambini impegnati nell’attività alla fine della giornata sono tornati al campo esausti ma entusiasti dell’esperienza vissuta. Filippo Casella


Per tre giorni sul Gran Sasso alla scoperta della natura

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31 AGOSTO, ore 9.30, campo Monticchio 1, si sale sul pulmino della Croce Rossa e si parte per Parco Nazionale d’Abruzzo. Le mamme di fronte alla chiesa del campo che salutano e i bambini che rispondono vocianti e festanti facendo “ciaociao” con la manina. Così è cominciata l’avventura di 27 bambini e ragazzi di Monticchio 1, Monticchio 2 e Paganica 5. UNEDÌ

Una gita di tre giorni nella natura più incontaminata e spontanea, organizzata dai coordinatori del campo estivo “REstate insieme” (Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano) e offerta da Regione Lombardia. L’iniziativa non ha avuto il semplice scopo di svagare i ragazzi, ma anche di «accompagnarli alla scoperta di una natura non più spietata distruttrice, come si è presentata con il terremoto, bensì custode di vita e mera-

Delegazione lecchese a Monticchio2

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4 SETTEMBRE, anche il Presidente della Provincia di Lecco, Daniele Nava, ha compiuto la propria visita ufficiale in Abruzzo, per salutare i volontari della sua circoscrizione in servizio al campo Monticchio 2. Nava era accompagnato dai dirigenti locali della Protezione Civile, Angelo e Fabio Valsecchi, e ha avuto modo di osservare l’aria di accoglienza nell’interezza della sua organizzazione. Ha preso atto della situazione del campo, delle esigenze degli ospiti e delle attività dei suoi volontari. L

viglie». Le parole di Pietro Santucci, la guida che per tre giorni ha accompagnato il gruppo sui sentieri del Gran Sasso, spiegano nella sintesi più completa quanto siano importanti per gli adolescenti abruzzesi le iniziative di questo genere. Il percorso è stato, in un certo senso classico. La Val Fondillo, la Riserva della Camosciara, il lago di Barrea e infine Pescasseroli. Le mete più rinomate, quindi, per chi vuole conoscere l’Appennino abruzzese. Non è mancato l’incontro diretto con gli abitanti del bosco e della campagna: cervi, cerbiatti, cavalli e pecore, ma anche un orso in gabbia. Una gita in canoa, poi, ha arricchito ulteriormente l’avventura. Senza contare le notti passate insieme nelle camerette di un grazioso albergo di montagna, il “Quattro camosci” di Civitella Alfedena. A seguire, giochi e passeggiate, con Pietro che ha illustrato l’ecosistema del bosco, la sua importanza nella vita e la sua magia. Proprio per questo motivo, Pietro ha organizzato un’escursione notturna. Un’iniziativa volta a risvegliare gli altri sensi percettivi esclusa la vista. La vita tra gli alberi e i cespugli continua anche al buio. I bambini quindi hanno potuto concentrarsi sugli odori, i profumi e i rumori della natura. «Il momento più bello della gita è stato quando ho visto due cervi in libertà», ha detto Thomas con il suo solito entusiasmo. «Per me quando abbiamo visto l’orso», ha aggiunto Gerald. Ciascuno dei bambini ha portato con sé un piccolo bagaglio di emozioni. La natura, dopo essersi presentata ostile, torna a mostrare le sue magie e gentilezze. I bambini sono i primi a rendersene conto. Merito di persone come Pietro, che ha saputo condurli tra i sentieri con tutta l’umanità di una guida di montagna. Francesca Giordano

Il campo è noto per il fatto di accogliere quasi esclusivamente i cittadini monticchiesi. La forza e la compattezza dei residenti di Monticchio 2 si sono dimostrati fin da subito. Oggi, con l’approssimarsi della conclusione dell’emergenza, l’area dimostra ancora la sua grinta. Il presidente Nava ha avuto il piacere di condividere con i suoi ragazzi questo tesoro. L’auspicio è che i monticchiesi sappia tradurlo nell’energia necessaria per lo smantellamento dell’area e per la ricostruzione del paese.

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Anna e le interviste ai volontari

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che ho messo piede nel campo Monticchio 1 era il 6 maggio. Ricordo come a malincuore avessi lasciato l’hotel dove ero alloggiata dai giorni del terremoto. Avevo paura delle scosse. Per questo mi ero spostata. Peraltro, l’idea di far vivere i miei bambini in un campo mi spaventava. Ora che siamo quasi alla fine, traggo un bilancio di questi mesi e cerco di capire cosa sono stati per noi e per i A PRIMA VOLTA

volontari. Il giorno dopo l’arrivo ho chiesto agli psicologi se potessi essere utile in qualche modo. Ho iniziato così la mia esperienza con la Protezione Civile. Il difficile non è stato lavorare con i ragazzi, bensì distaccarsene a ogni cambio turno. All’inizio, tutti i sabati mi ritrovavo all’ingresso del campo a piangere perché se ne andava un gruppo e non sapevo da chi sarebbe stato sostituito. Poi ho capito come funziona il meccani-

smo. Ho visto che c’era una turnazione e che quindi avrei rivisto un po’ tutti. Ogni volontario ti insegna qualcosa di prezioso per la vita quotidiana. Tante volte ho cercato di spiegare questo anche ad altri ospiti del campo, con la speranza di rendere tutti più operativi, e più partecipi della loro vita. A volte per questo sono stata fraintesa. Non sono mancate le difficoltà, in certi momenti, per far capire che intendevo dare il mio contributo perché mi piaceva farlo, rendermi utile soprattutto con la pulizia dei bagni. La mia intraprendenza l’ho portata anche nelle riunioni che abbiamo fatto con i capimissione, i capicampo e i responsabili delle funzioni per discutere della realtà del nostro campo. Da circa un mese, cerco di capire quali siano le idee di un volontario. Ho definito sempre lo stesso approccio: faccio loro tre domande. Chiedo se sentono la differenza tra un turno e l’altro nel quale hanno prestato. E mi rendo conto che la seconda voltache arrivano qui in Abruzzo sono più rilassati. Ci conoscono. Non sono spaesati come al primo giro. Poi chiedo se capita di non riuscire a risolvere un problema e, se sì, che sensazione si prova quando si va a dormire. Il coinvolgimento emotivo è più concreto. Chi arriva in Abruzzo lo fa con la voglia di portare a termine una piccola missione. Logico quindi che, non riuscendoci, si chiude la giornata con un senso di insoddisfazione. L’ultima domanda che faccio ogni volta è: cosa ti porti a casa con questa esperienza? Sono tutti d’accordo nel dire che l’Abruzzo fa crescere. È vero, anche a coloro che del terremoto non sono vittime, questa brutta esperienza ha donato qualcosa di umanamente grande. Anna Di Rocco

LA MIA «NUOVA» PROSPETTIVA DOPO L’ESPERIENZA NEL CAMPO Sono passati ormai cinque mesi dall’inizio di questa esperienza. Per alcuni è stata sicuramente devastante, per altri un po’ meno, ma comunque per tutti destabilizzante. Io fortunatamente sono rientrata in casa, ma nonostante la mia gioia inequivocabile ed incontenibile, mi ritrovo ad oggi con molte incertezze, molti punti di domanda che si affollano nella mia mente. In questi mesi ho avuto la possibilità di stare accanto a molte delle persone che hanno orbitato nel campo di Monticchio 1, ed è stato per me un consapevole e ben accetto arricchimento. Persone che hanno organizzato la mia vita e quella degli altri “ospiti” del campo. Ma ora tutto questo sta per finire! Noi aquilani dovremmo tornare a camminare con le nostre gambe e a districarci nei labirinti che ormai caratterizzano la nostra città. Io avevo un lavoro prima del 6 aprile, terminato per naturale decorrenza dei termini di assunzione. Ora sono nuovamente in cerca di un’attività che mi dia da vivere, sia economicamente, sia mantenendo il mio intelletto sveglio e vivace così da non lasciarmi rapire dagli eventi post-terremoto, bensì sforzarmi di gestirli. Mi sono fatta l’idea che quanto è successo, leggendolo da una certa angolazione, si sarebbe potuto rivelare un bene per quel che concerne le opportunità lavorative. Mi son detta: forse si apriranno nuovi sbocchi, si potranno percorrere nuove strade e potrei finalmente trovare quel tanto desiderato lavoro. Così da poter mettere in cantiere anche il sogno che riguarda forse molte – me sicuramente – donne innamorate: sposarsi e creare una nuova famiglia. Ma ho il diritto, io, di trarre dei vantaggi da questa brutta situazione? Posso essere felice, quando molti non lo sono? O forse potrebbe essere curativo avere dei sogni e poi desiderare di realizzarli? Ai posteri l’ardua sentenza? No, grazie. Preferisco decidere io della mia vita e di quello che io ritengo meglio per lei. Grazie a tutti per esserci stati (nella mia vita intendo).

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Enver, «vi racconto il nostro Ramadan»

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ei 130 musulmani, tra albanesi e macedoni, ospitati al campo di Paganica 5, sono 30 quelli che condividono la cena collettiva che pone fine al digiuno quotidiano del Ramadan. Tra questi c’è Enver, il rappresentante della comunità macedone del campo. «Lo spazio che ci è stato messo a disposizione dalla mensa dell’Arnica (Province di Bergamo e Brescia) è preziosissimo», dice con soddisfazione. Questo è l’ultimo gesto, in ordine di tempo, di una straordinaria simbiosi fra la popolazione di San Giustino e la Protezione Civile. «Si tratta di una atto di grande attenzione nei riguardi della sensibilità dei cittadini musulmani ospiti dei

Tiberio Cavallini (a sinistra) alla sua prima missione a Monticchio 1

Tiberio, il volontario che ascolta gli altri con il suo geofono  continua da pagina 1

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della Regione Lombardia, l’A2a, l’Associazione Nazionale Alpini, la Fir Cb e gli uomini del Parco Ticino costituiscono l’ossatura portante di questa attività. Correlate a queste realtà e tutt’altro che secondarie, vanno ricordare le colonne mobili delle singole province. Anch’esse dotate di particolari specializzazioni che hanno permesso di gestire la quotidianità dei singoli campi. A proposito delle competenze professionali, nella prima settimana di settembre al campo di Monticchio 2 ha prestato servizio l’Associazione volontari di Bareggio (Provincia di Milano). Tra loro è interessante la testimonianza di Tiberio Cavallini. «Sono arrivato qui in Abruzzo il 7 aprile», ha ricordato il volontario. «Mi avevano chiamato il pomeriggio del giorno prima e ho fatto parte così della prima ondata». «Scendendo qui, però, non sono arrivato a mani vuote. Sapevo infatti, che in un caso di terremoto, un geofono avrebbe potuto fare comodo». Un geofono. Che cos’è un geofono? È uno strumento dotato di sensori che permette di localizzare le persone disperse sotto le macerie. A prima vista, si presenta con le stesse caratteristiche del metal-detector utilizzato nel rintracciare le mine esplosive sottoterra. Ha un microfono innestato su una sbarra, il quale è collegato elettronicamente con un amplificatore sonoro. A differenza degli strumenti militari anti-esplosivi, il geofoEL CASO

no concentra le proprie energie sulla traccia sonora. La sensibilità acustica di questo strumento è elevatissima. È sufficiente che la persona dispersa, se è fisicamente in grado di far percepire la sua presenza sotto una casa crollata, che il geofono riesce a localizzarla. «È straordinario, quando lo acquistammo da un’azienda tedesca, ne ero molto scettico», ricorda Cavallini. «Ma le dimostrazioni pratiche mi convinsero del contrario». «Pensate che riesce ad amplificare il ticchettio di un orologio al punto che, se uno non sta attento, ti spacca i timpani», aggiunge con un tono di sorpresa non ancora passato. Ma, per fortuna, quell’attrezzatura, a Monticchio, non è servita. Antonio Picasso

Gli strumenti che compongono il geofono. L'elemento sensibile è simile ad un microfono, capace però di rilevare frequenze molto basse. Tale sensore è collocato in un contenitore robusto, tipicamente a forma di cilindro appuntito, adatto ad essere conficcato nel suolo.



nostri campi – aveva detto l'assessore alla Protezione civile della Regione Lombardia Stefano Maullu a ridosso dell’inizio del mese sacro ai musulmani cerchiamo di assicurare quella dimensione ottimale per assolvere una delle regole essenziali del ramadan». «Siamo certi – aveva spiegato l'assessore - che anche in questo modo garantiamo un contributo per rendere meno disagevole la permanenza nelle tendopoli». «Per noi musulmani è il periodo più importante dell’anno», ci spiega ancora Enver. «È un momento di riflessione interiore e di condivisione della preghiera con i nostri fratelli, soprattutto dopo un episodio difficile come il terremoto». Enver però è uno di quelli che non si dà per vinto. Lo si vede nello sguardo sereno e deciso insieme. «In questo mese, come insegna il nostro profeta Maometto, ognuno ha l’opportunità di confrontarsi con il proprio vicino». E a cosa serve il digiuno? «È un modo di ricordarci che siamo tutti uguali. Durante il giorno sia i poveri sia i ricchi vivono la medesima situazione di sacrificio e preghiera. Poi, quando cala il sole, è la festa a diventare un momento di gioia collettiva».

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Il saluto del più «fedele» tra i volontari

LA REDAZIONE Tendopolis è un supplemento di mag|zine, mag|zine quotidiano online della Scuola di giornalismo dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. via Sant’Agnese 2 20123 - Milano tel. 02 72342802 fax 02 72342881 Progetto realizzato da: Regione Lombardia, Scuola Superiore di Protezione Civile- Iref, Almed. Hanno lavorato a questo numero: Stefano Maullu, Marco Lombardi, Matteo Scanni, Ornella Sinigaglia, Antonio Picasso, Noemi Tazzi, Filippo Casella, Angela Archelao, Anna Di Rocco.

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si è conquistato l’amicizia e la simpatia di tutti: è uno dei volontari della colonna mobile della Provincia di Brescia che più a lungo è stato accanto ai residenti del campo Monticchio 1, presente ogni mese per più di una settimana e accanto ai commensali della mensa. Nel suo nome sembra scritto il motivo della sua vicinanza agli aquilani, e per questo a lui abbiamo riservato la foto della settimana.

Tendopolis è distribuito nei campi di: Monticchio 1, Monticchio 2, Paganica 5.

EDELE

Tendopolis è online: http://issuu.com/magzine/docs/ dove potete scaricare tutti i numeri

LA CIRCOLARE SULLA DICHIARAZIONE IN CORSO D’OPERA DI AGIBILITÀ SISMICA TOTALE O PARZIALE Il 10 settembre è stata diramata dal Dipartimento della Protezione civile la circolare (n° 0044170) sulla dichiarazione in corso d’opera di agibilità sismica totale o parziale. Il testo, disponibile sul sito internet del Comune dell’Aquila, si spiega che nel caso in cui i lavori (anche parziali ed eventualmente in anticipo rispetto alla domanda/concessione di finanziamento) su edificio inagibile (categorie B,C,E) siano tali da ripristinarne l’agibilità sismica, ossia siano pienamente rimosse le cause che possono aver determinato la classificazione dell’edificio in una delle categorie di inagibilità (B,C o F) riportando l’edificio alla categoria dell’agibilità sismica, è possibile la dichiarazione di agibilità dell’edificio. Unico autorizzato a rilasciare tale dichiarazione, che anticipa quella “asseverata”, necessaria per il formale riconoscimento dell’agibilità, è il professionista abilitato ai lavori per la rimessa in sicurezza e agibilità dell’edificio. La dichiarazione potrà dichiarare anche una sola parte dell’edificio o singole unità immbobiliari, purché siano soddisfatte le condizioni di sicurezza nei percorsi per il raggiungimento della parte agibile e sia ripristinabile la funzionalità degli impianti. In caso di condominio, la dichiarazione deve riguardare le parti condominiali e le unità immobiliari che si vogliono immediatamente utilizzare.

I NUOVI CAPI MISSIONE

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MASSIMO CERIANI

CINZIO MERZAGORA

Laureato in Geologia. In Regione si occupa di prevenzione dei rischi presso la Direzione generale Protezione civile, Prevenzione e Polizia locale. Negli ultimi vent’anni ha seguito tutte le emergenze idrogeologiche in Lombardia, dalla Valtellina del 1987 al terremoto di Salò del 2004.

Laureato in architettura, coordina l’attività antincendio boschivo nella Sala Operativa Regionale. È disaster manager al Dipartimento di Protezione Civile e ha lavorato, tra l’altro, nelle squadre di soccorso per i terremoti in Irpinia e in Umbria.


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