Protagonisti, testimoni e studiosi del fascino magico della montagna di Maria Luciana Buseghin

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Protagonisti, testimoni e studiosi del fascino magico della montagna di Maria Luciana Buseghin


Protagonisti, testimoni e studiosi del fascino magico della montagna

Testi di Maria Luciana Buseghin

Un progetto di Magic Mountains

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Magic Mountains è un progetto non-profit. Per la valorizzazione del territorio dei Monti Sibillini

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Magic Mountains

Ciò che rende i Monti Sibillini “Montagne Magiche” è il loro aspetto suggestivo e misterioso, dovuto agli incredibili colori - dal cinereo, al rosato, al rosso vivo - ed alle forme delle rocce calcaree che evocano figure umane ed animali. La sommità del Monte Sibilla, a seconda della direzione da cui la si guarda, ricorda la corona della turrita dea Cibele o un antico sarcofago. Ma anche altre cime di questa catena alta, accidentata, e dunque spesso impervia e pericolosa, sono state assimilate a personaggi divini e mitici delle culture pagana e cristiana: il Monte Vettore, da Giove Victor, con la Cima del Redentore e il Pizzo del Diavolo che si fronteggiano, e il monte Priora col Pizzo della Regina. Dalla cima del Vettore si domina il Lago di Pilato, dalla fama diabolica. Ma l’attrazione maggiore è esercitata dalla Maga Sibilla, Regina di un Paradiso sotterraneo e che si dice vivrà nella grotta, sul monte che da lei prende il nome, sino al Giudizio universale: archetipo femminile intramontabile, carico di forti valenze erotiche. E così sono arrivati su questi monti, fin dall’antichità, viaggiatori, appassionati d’avventure, geografi, storici, filosofi, antropologi, tutti esploratori di misteri e ricercatori di verità che, sulle tracce di simboli spesso ormai incompresi, hanno cercato di riscoprirne il significato, indagando culti antichi, miti mediterranei, leggende e romanzi popolari.

PROTAGONISTI, TESTIMONI E STUDIOSI DEL FASCINO MAGICO DELLA MONTAGNA

INTRODUZIONE

Questo Libro presenta, senza alcuna presunzione di essere esaustivo, alcuni tra i maggiori protagonisti, testimoni e studiosi del fascino magico dei Monti Sibillini. Personaggi che si sono avvicendati durante i secoli alla ricerca di miti e leggende di questo luogo straordinario. Le loro storie e le loro opere sono un esempio del fascino enigmatico che queste montagne hanno suscitato verso uomini e donne in cerca di avventura e di un sogno.

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Maria Luciana Buseghin

Antropologa culturale, appassionata della Sibilla e dei suoi misteri cui ha dedicato un ponderoso volume: L’ultima Sibilla. Antiche divinazioni viaggiatori curiosi e memorie folcloriche nell’Appennino umbro-marchigiano, Pescara, CARSA, II edizione riveduta e ampliata, 2013.


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Andrea da Barberino Antoine de La Sale Cecco d’Ascoli Flavio Biondo Pio II Leandro Alberti Faust Tannhäuser Giacomo Leopardi e Violet Page

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La febbre dei Sibillini tra ‘800 e ‘900. Alpinisti, antropologi, archeologi, artisti e poeti sulle tracce del mito 30 - 31 32 - 33 34 - 35 36 - 37 38 - 39 40 - 41 42 - 43 44 - 45 46 - 47 48 - 49 50 - 51

Pio Rajna Gaston Paris Fernand Desonay Lucia Rossi Scotti e Giambattista Miliani Domenico Falzetti Tullio Pascucci “Colsalvatico” Anita Schwarzkopf Seppilli Tullio Seppilli Joyce Lussu Angelo Mezzanotte Sandro Polzinetti

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Consigli di lettura

PROTAGONISTI, TESTIMONI E STUDIOSI DEL FASCINO MAGICO DELLA MONTAGNA

La fama dei Sibillini tra Rinascimento e Romanticismo

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INDICE

Indice


La fama dei Sibillini tra Rinascimento e Romanticismo


Guerrino il Meschino incarna la figura leggendaria del cavaliere errante, tipica della letteratura cavalleresca. Il suo viaggio lo conduce sugli Appennini, nel regno della Regina Sibilla, all’interno di una misteriosa grotta, sulla vetta del monte che da lei prende il nome. Il mondo sotterraneo che trova è, in realtà, un mondo bellissimo, enigmatico, fatto di tentazioni, alle quali il cavaliere deve tentare di resistere. Ma non ottiene dalla profetessa Sibilla la risposta che cerca sulle sue origini. È già gran tempo che Guerin Meschino passò di qua alla grotta di Sibilla, in cerca di sapere ’l suo destino: la grotta goccia sempre a stilla a stilla: essa, pe’ fallo sta, nun je lo dice, e notte e giorno piagne l’infelice! Tradizione popolare marchigiana.

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Cultore della letteratura cavalleresca, maestro di canto popolare, cantastorie, Andrea da Barberino (1370 ca. - 1431 ca.) è autore di una delle opere più famose del Medioevo: Il Guerrin Meschino, di cui è protagonista il Meschino da Durazzo, nominato anche Guerrino detto il Meschino. L’opera è considerata il primo romanzo cavalleresco e le gesta di Guerrino divennero note a molti, recitate o cantate dai cantastorie nelle piazze e nelle osterie di tutta la penisola italiana, e quindi trasmesse prima in manoscritti e poi a stampa. Interpretato spesso come simbolo della ricerca di sé, il cavaliereeroe ha ispirato molti autori, come Tullia d’Aragona (Roma, 1500 ca. - 1556) poetessa cortigiana, autrice di una versione in poesia per cui pare si sia ispirata a un’edizione spagnola del Guerrino e che è uscita solo nel 1560. Il poema è costituito da 36 canti in ottava rima in cui la poetessa intendeva perfezionare con la «vaghezza del verso» la giocosità e l’epica di un testo che non solo stava diventando un caposaldo del genere cavalleresco, ma che era anche considerato un «passatempo onesto e disciplinato».

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LA FAMA DEI SIBILLINI TRA RINASCIMENTO E ROMANTICISMO

Andrea da Barberino e Tullia d’Aragona


Tra i suoi testi fondamentali troviamo “La Salade”, una raccolta antologica costituita da ben trenta libri, un vero e proprio “zibaldone”. Il quarto di questi libri è Le Paradis de la reine Sibylle o Du mont de la Sibylle et de son lac et des choses que j’y ai vues et ouï dire aux gens du pays, cioè la narrazione della salita da lui fatta nel 1420, alla grotta dei Monti Sibillini, che redasse tra il 1437 e il 1444. Esaudì così la promessa fatta alla duchessa Agnese di Bourbon e d’Alvernia, in occasione delle nozze tra sua figlia Maria e Jean di Calabria, di cui era stato precettore: registrare per lei - «in scritto e in figura» tutto quanto appreso e visto nel suo viaggio, e specialmente i monti del lago di Pilato e della Sibilla, assai diversi da come erano raffigurati nell’arazzo della Duchessa.

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Il resoconto della sua avventura alla ricerca del regno sotterraneo della Regina dei Sibillini - Il Paradiso della Regina Sibilla - è ancora oggi una delle più note opere letterarie sul patrimonio culturale dei Sibillini. Bisogna camminare sulla cresta per due miglia, meglio che non tiri vento perché vi sarebbe un grande pericolo. Si prova un profondo orrore a vedere la vallata da tutti i lati, tali il precipizio e l’altezza che è ben difficile credere. Per salire la corona vi è un passaggio pauroso soprattutto in discesa; alla vista della spaventosa altezza, non c’è cuore che non sia timoroso. Antoine de La Sale, Le Paradis de la reine Sibylle.

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Antoine de La Sale (Arles, 1835 o 1388 - post 1461), figlio naturale di Bernard de la Sale, soldato di ventura che servì molti padroni, tra cui gli Angioini, seguì le orme del padre ma fu soprattutto uno scrittore.

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LA FAMA DEI SIBILLINI TRA RINASCIMENTO E ROMANTICISMO

Antoine de La Sale


Già noto in vita come il “mago dei Sibillini”, è citato come il “Negromante di Norcia”, in versi di grande intensità, nel Faust del poeta e drammaturgo tedesco Goethe. Gli furono attribuiti dai locali molti sortilegi e sono anche tantissime le leggende nate intorno alla sua figura: si narra che salì sui Sibillini per raggiungere il lago di Pilato e che qui consacrò la sua copia del Libro del Comando che utilizzava per ottenere l’obbedienza degli spiriti del male ed operare i prodigi.

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Cecco D’Ascoli è il più significativo rappresentante della tradizione magico-esoterica presente nel territorio dei Monti Sibillini, particolarmente forte nel Medioevo. E’l spatio che fra le stelle vidi fra il confalone e’l pozzo, e’l foco sacro, è gran segreto: voglio che tu credi. Lì son le carattere segnate. Le lor vertude qui non ti disacro qual son da la Sibilla sogiellate. Cecco d’Ascoli, L’Acerba.

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Cecco D’Ascoli, al secolo Francesco Stàbili (Ancarano, Ascoli Piceno, 1269 - Firenze, 1327), poeta, astrologo, filosofo, è stato anche professore all’Università di Bologna e autore di testi di astrologia, tra cui la famosa Acerba. De eccentriis et epicyclis. Morì tragicamente arso sul rogo a Firenze, dove era a servizio di Carlo di Calabria, accusato di eresia e la leggenda vuole che Cecco abbia resistito alle fiamme del rogo, mentre qualcuno lo sentì urlare: «L’ho detto, l’ho insegnato, lo credo!».

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Cecco d’Ascoli


Flavio Biondo, (Forlì, 1392 – Roma, 1463), fu cultore erudito di studi umanistici, antiquari, storico-geografici (fu lui a coniare la definizione “Medioevo”). Dopo aver ricoperto varie cariche pubbliche, tra cui notaio di camera e cancelliere, nel 1434 divenne segretario apostolico di vari papi tra cui Eugenio IV, Nicolò V e Pio II.

Nel capitolo Picenum di Italiae Illustratae, opera basata sui suoi viaggi personali, scritta probabilmente tra 1448 e 1458 e pubblicata nel 1474, Biondo narra diffusamente della grotta della Sibilla appenninica. L’opera ebbe gran seguito anche perché fu tradotta in volgare nel 1558 e ad essa si ispirarono Leandro Alberti e altri eruditi umanisti della Marca anconetana del ‘500. ...ma su ne monti altissimi nel colmo de l’Apennino, che è dirimpetto a queste terre, vi ha un’altra terra chiamata monte di S. Maria in Gallo, presso a la quale proprio ne l’Apennino è una gran caverna chiamata volgarmente la Grotta de la Sibilla, e poco più su è quel lago famoso nel territorio di Norcia, dove dicono falsamente, che in vece di pesci, è pieno di demonij, e la fama de la grotta, come del lago ha ne di nostri tirati molti pazzi dati a queste poltronarie de la negromantia, e avidi di sapere, e intendere di queste novelle magiche, e più ne secoli passati, come si ragiona; gli ha tirati dico a salire su quelli altissimi monti, e alpestri, con gran fatica, e vana.

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Flavio Biondo

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Flavio Biondo, Picenum, Italiae illustratae.


Nel 1431, essendo segretario del cardinale Domenico Capranica, arcivescovo di Fermo, scrive al fratello Giorgio: ...il latore della presente è venuto da me per chiedermi se io conoscessi un monte di Venere in italia dove pretendesi che si insegnino le arti magiche delle quali è curiosissimo il suo padrone, un grande astronomo sassone medico del Duca. [...] Tuttavia nel dialogo mi risovvenne che nell’antico ducato (Spoleto) non lungi dalla città di Norcia vi è un sito dove sotto una scoscesa rupe trovasi una caverna nella quale scorre dell’acqua. Quivi come ben ricordo di aver udito havvi un convegno di streghe (Striges), di demoni, di ombre notturne e chi ha il coraggio può vedervi gli spiriti (spiritus) e parlare con loro e apprendere le arti magiche. Ma io non l’ho veduto né mi sono interessato di vederlo perché ciò che non può apprendersi se non per via di peccato, meglio è non apprenderlo. Enea Silvio Piccolomini, Epistolae, L.I, ep. 46.

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Enea Silvio Piccolomini (Corsignano, oggi Pienza, 1405 - Ancona, 1464), esperto di studi giuridici, notevole oratore, poeta, ed umanista, scrittore di pamphlet ma anche narratore licenzioso e avventuriero diplomatico. Dopo un lungo periodo giovanile in cui abbracciò le teorie del Concilio di Basilea del 1431, e fu anche segretario dell’antipapa Felice V, prese i voti sacerdotali nel 1446, e fece una rapida carriera: vescovo di Trieste e poi di Siena, cardinale nel 1456 e papa nel 1458, col nome di Pio II.

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Pio II


Proprio in questa sua opera, vi è una lunga narrazione dedicata ai Monti Sibillini, alla Grotta della Sibilla e al lago di Pilato. L’Alberti, seppur affascinato fin da bambino dai racconti leggendari della Sibilla e dalla sua grotta, come erudito ne prende le distanze, lasciando una testimonianza che è ancora oggetto di grandi discussioni tra gli storici in Europa. A proposito della “spaventevole spelonca”, scrive “volgata fama (anzi pazzesca favola) essere quivi l’entrata per passare alla sibilla, che dimora in un bel reame, ornato di grandi e magnifichi palagi habitati da molti popoli pigliandosi amorosi piaceri nei detti palagi e giardini con vaghe damigelle, e ciò fanno di giorno e poi la notte tanto gli mascoli quanto le femmine diventano spaventose serpi insieme con la Sibilla… Queste et altre simili favole si sogliono narrare dal volgo, di questa caverna della sibilla, sì come io mi ricordo avere udito narrare in casa di mio padre alle donne (ancora essendo fanciullo) per trastullo et per piacere. Leandro Alberti, Descrttione di tutta Italia.

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Leandro Alberti (1479 - 1553), frate domenicano, storico, filosofo e teologo, ebbe grande fortuna come autore di un’opera storico-geografica dedicata a Enrico II e a Caterina de’ Medici, Descrittione di tutta Italia, pubblicata a Bologna nel 1550, antesignana delle moderne guide di viaggio, in cui unisce geografia, topografia, storia e antropologia.

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Leandro Alberti


Del Faust, cui Johann Wolfgang von Goethe (Francoforte sul Meno, 28 agosto 1749 – Weimar, 22 marzo 1832), scrittore, poeta e drammaturgo, lavorò per oltre sessant’anni, esistono diverse varianti, edite dal 1808 al 1832.

Faust, protagonista del dramma, ispirato a Goethe dalla figura di un mago girovago descritto nel 1507 dall’abate Giovanni di Trittenheim, si rivolge così a Mefistofele, alludendo a un protagonista del mondo magico sibillino, forse il maestro di alchimia Cecco d’Ascoli o anche l’artista ed intellettuale fiorentino Benvenuto Cellini: Il negromante di Norcia, il Sabino, è tuo fedele e degno servitore. Quale orrendo, spaventoso destino non lo minacciava mai! Già crepitava la ramaglia e s’alzavano le lingue del fuoco: cataste di legna secca, tutte intrecciate in cerchio e frammischiate di pece e di bastoncelli di zolfo! non c’era uomo, né dio, né diavolo che più potesse salvarlo. La tua maestà spezzò quelle catene di fiamma. avveniva questo in Roma. Ecco perché ti rimane profondamente obbligato e guarda sempre con ansia al tuo cammino. Da quel momento ha interamente dimenticato sé stesso. Interroga le stelle e gli abissi soltanto per te. e con urgenza estrema ci ha incaricato d’assisterti. Grandi sono le forze della montagna. Lassù opera la natura con libera, smisurata potenza. La stupidità dei chierici ci vede dentro la magia e lo condanna.

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Faust

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Goethe, Faust, II parte, atto IV, 1808.


A questa tradizione si ispirò anche Wilhelm Richard Wagner (Lipsia, 22 maggio 1813 - Venezia, 13 febbraio 1883), compositore, librettista e direttore d’orchestra, nel comporre il Tannhäuser, opera rappresentata per la prima volta a Dresda nel 1845. La trama si rifà alle tradizioni germanico-tannhäuseriane legate a un minnesänger realmente vissuto tra 1205 e 1268, presente nel Lied von dem Danhäuser (1515), poema del filone popolare in cui si tratta di sibille e cavalieri, ed a cui si rivolge la Sibilla invitandolo a guardare «la sua bocca rossa che sempre sorride».

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Furono tanti, tra ‘400 e ‘500, i curiosi e viaggiatori tedeschi attratti dal mito sibillino che identificarono la Venere e il suo Venusberg di tradizione germanico-celtica con la Sibilla appenninica. La leggenda del cavaliere alla ricerca di “cose meravigliose” e che, dopo un anno passato con la Venere sotterranea, diavolessa dagli occhi di fuoco, si pente, si sarebbe trasferita dall’Italia alla Germania grazie prima ai soldati tedeschi di stanza a Norcia nel Ducato longobardo di Spoleto, e poi ai pellegrini che rientravano da Roma. E si sarebbe arricchita di elementi derivati dal “Wartburgerkrieg”, disputa poetica consistente in una gara d’indovinelli tra cantori e indovini del XIII secolo, in cui compare anche una figlia della Sibilla che con Giunone e Artù vive in una montagna cava.

Nel Tannhäuser, si esprimono i canoni della cultura cavalleresca cristiana, «l’idea che un cavaliere debba compiere il proprio destino tramite un’impresa che implica tutto il coraggio e la forza interiore di cui egli dispone, sino alla redenzione finale».

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Tannhäuser

Cesare Catà, Il retroterra “celtico” di Andrea da Barberino. Significati storico-filosofici del mitema dell’incontro tra il Cavaliere e la Fata-Sibilla, 2010.


Per Giacomo Leopardi (Recanati, 29 giugno 1798 - Napoli, 14 giugno 1837), poeta, saggista, filologo e filosofo, il paesaggio divenne luogo di proiezione e di corrispondenza dei suoi stati d’animo.

E che pensieri immensi, che dolci sogni mi spirò la vista Di quel lontano mar, quei monti azzurri, che di qua scopro, e che varcare un giorno io mi pensava, arcani mondi, arcana Felicità fingendo al viver mio! Giacomo Leopardi, Le ricordanze, 1829.

Violet Page Violet Page (Château Saint-Léonard Boulogne-sur-Mer, 1856 - Firenze, 1935), femminista, scrisse, sotto lo pseudonimo di Vernon Lee e per lo più in lingua inglese, saggi d’arte, musica e viaggi, novelle e racconti, di cui molti in stile gotico.

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Tra questi: Il principe Alberico e la donna serpente, del 1895 in cui la protagonista è una variante di Melusina, figura della tradizione bretone, fortemente connessa a quella della Sibilla. Sensibile al paesaggio, all’arte, al genius loci, scrisse: ...si percepiscono lontano nel cuore di questo misterioso, boscoso paese le alte vallate, gli altopiani, le altitudini delle montagne più alte d’italia, la solidità e compattezza della grande catena dei Monti sibillini che è il centro, il cuore nascosto dell’antica penisola. Vernon Lee, Hauntings, 1890.

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Giacomo Leopardi

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Molti sono stati gli scrittori del Romanticismo, anche nella sua variante gotica, che, in prosa o in poesia, tra ‘800 e ‘900 , hanno dedicato poche o molte parole al paesaggio umbro-marchigiano, e in particolare all’area sibillina.


La febbre dei Sibillini tra ‘800 e ‘900 Alpinisti, antropologi, archeologi, artisti e poeti sulle tracce del mito


Da buon valtellinese, esperto di montagna e provetto alpinista, nell’estate 1897 e in quella del 1898, salì alla grotta della Sibilla sia dal versante nursino che da quello marchigiano, stendendone poi un dettagliato resoconto per l’amico Gaston Paris che vi aveva rinunciato, lui, invece, timoroso delle ascensioni. Gli scavi permisero al Rajna di raccogliere elementi significativi per ipotizzare l’esistenza di un santuario d’età preistorica e quindi di un culto megalitico in grotta, tronco vetusto dalle radici antichissime su cui si sarebbe innestata la leggenda sibillina specifica di Montemonaco e su cui continuò ad indagare fino alla morte, lasciando anche un lungo saggio inedito. Pio Rajna fu un uomo dei Sibillini, il primo vero esploratore della Grotta.

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Di lui Fernand Desonay, altro accademico belga appassionato della Sibilla, nel 1931 scrisse nel necrologio: ...al nostro compianto Rajna, gran signore delle lettere romanze, solerte, perito, benevolo, studioso appassionato, e che, nei regni oltramondani, al banchetto degli Dei e delle Sibille, conosce ora il segreto della caverna del Guerrino e del Tannhäuser - il segreto che noi, poveri mortali, ci sforziamo di strappare alla “corona” misteriosa….

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Pio Rajna (Sondrio, 8 luglio 1847 - Firenze, 25 novembre 1930), è considerato il fondatore della filologia romanza in Italia, dantista e membro dell’Accademia dei Lincei e di quella della Crusca. Applicò il metodo comparativo e ricostruttivo, d’impronta positivista alla letteratura romanzesco-cavalleresca e fu particolarmente attratto dalle leggende dell’area sibillina che indagò precorrendo di decenni la moderna narratologia.

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LA FEBBRE DEI SIBILLINI TRA ‘800 E ‘900

Pio Rajna


Fondamentali i saggi del Paris: Le Paradis de la Reyne Sibylle e La légende du Tannhäuser, pubblicati in «Revue de Paris» il primo il 15 dicembre 1897 e il secondo il 15 marzo 1897 - ed entrambi riediti nel 1970. Attratto dalla fascinazione mista di terrore e di desiderio, che la Sibilla appenninica esercitava da secoli sugli animi dei valligiani, indagò sulla questione della priorità italiana o germanica della leggenda del cavaliere dimorante in grotta sotterranea con Venere/Sibilla, concludendo per l’origine italiana della leggenda. Sottolineò anche come, nella Germania del ‘300 e ‘400, molti cavalieri tedeschi abbiano deciso di recarsi in Italia alla montagna di Venere, identificandola con quella della Sibilla appenninica.

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Nel saggio Le Paradis de la Reyne Sibylle il Paris scrive: Sono ben trent’anni che, avendo letto il libro d’Antoine De la Sale, sono stato colpito dalla rassomiglianza che presenta l’avventura del suo cavaliere con quella della leggenda, in Germania, attribuita a Tannhäuser. Mi ero ripromesso sin d’allora di andare a visitare la grotta misteriosa [...]. Volevo soprattutto sapere se restava nella memoria della gente dei dintorni qualche vestigia delle antiche credenze, se la Sibilla esercitava ancora sugli animi la sua fascinazione mista di terrore e di desiderio.

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Gaston Paris (Avenay, 9 agosto 1839 - Cannes, 5 marzo 1903), studioso di filologia germanica e romanza e considerato il primo filologo moderno, pubblicò studi importantissimi di linguistica e letteratura, curò numerose edizioni critiche di testi medievali e fondò riviste prestigiose. Amò molto l’italia che visitò a varie riprese dal 1863 al 1898; nell’ultimo viaggio fu insignito del titolo di Accademico della Crusca.

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LA FEBBRE DEI SIBILLINI TRA ‘800 E ‘900

Gaston Paris


Nel 1929 - prima di pubblicare l’edizione critica di Le Paradis de la reyne Sybille (1930, riedita nel 1935), di Antoine de La Sale, su cui nel 1940 pubblicò anche un importante saggio - realizzò un suo progetto di ascesa alla grotta sul Monte Sibilla. Salì da Montemonaco, come aveva fatto Antoine, solo con una guida locale, ma rimase assai deluso: la grotta era poco più di una buca nel monte, il cunicolo più importante ostruito, il paradiso chiuso. L’anno successivo salì alla grotta con l’aiuto di Domenico Falzetti e altri compagni di avventura, seguendo il percorso fatto dal Guerrino, trovando la grotta in stato ancora peggiore; tra il 1948 e il 1956 continuò più volte a risalire al Monte della Sibilla, accompagnato dalle sue fedeli guide montanare, e a scrivere sulle origini del mito sibillino.

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Nel 1953, lui stesso, con Falzetti e Giovanni Annibaldi, soprintendente alle Antichità delle Marche, e il rabdomante Emidio Santanché, intrapresero la prima vera campagna di scavo della grotta della Sibilla, ma pochi furono i risultati e i ritrovamenti: una moneta francese del XVI secolo, e alcuni monogrammi incisi sulla pietra. Nell’estate del 1930 Desonay salì nuovamente alla grotta della Sibilla e di questa esperienza, nel 1963 scrive: Io stesso, con l’aiuto di una torcia a vento, scorsi distintamente nel fondo del nostro scavo la voragine. inoltre, un membro della comitiva credette avvertire una leggera corrente d’aria proveniente dall’interno.

PROTAGONISTI, TESTIMONI E STUDIOSI DEL FASCINO MAGICO DELLA MONTAGNA

Fernand Desonay (Verviers, 28 novembre 1899 - Lavacherie, 9 novembre 1973), belga vallone, membro della Reale Accademia di lingua e letteratura francese in Belgio, insegnò dal 1936 al 1960 all’Università di Liegi (eccetto dal 1940 al 1945, periodo in cui fu sospeso dai nazisti).

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LA FEBBRE DEI SIBILLINI TRA ‘800 E ‘900

Fernand Desonay


In una lettera a Giuseppe Bellucci (Perugia, 25 aprile 1844 - 3 gennaio 1921), medico e appassionato di tradizioni popolari, fondatore della sezione CAI di Perugia, descrive con entusiasmo il percorso fatto «fra grandiosi monti rocciosi d’un orrido pittoresco quanto mai», la camminata al chiaro di luna attraverso il piano di Castelluccio, e l’ascensione al monte Vettore. Infine, racconta di aver inciso su una pietra i nomi dei figli, perché il monte in futuro li chiamasse: Il Vettore che ora sa i loro nomi, un giorno li chiamerà, io sarò felice quando i miei figli forti e robusti andranno ad esaltarsi a questi sublimi spettacoli della natura.

Giambattista Miliani

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Giambattista Miliani (Fabriano, 28 giugno 1856 - Fabriano, 14 aprile 1937), ambientalista ante litteram, industriale cartario moderno e filantropo, esperto agronomo e forestale, ministro dell’agricoltura tra 1917 e 1919.

Socio della sezione romana del CAI, di cui fu presidente dal 1914 al 1922, speleologo, ma anche bibliofilo, letterato e poeta, tra 1886 e 1892 dedicò due saggi ai Monti Sibillini. Suo intento era illustrarli dal punto di vista alpinistico, proprio per attrarvi più amanti della montagna grazie alle loro bellezze naturali, geologiche e botaniche, alle antiche leggende, alle storie della cultura e della vita pastorale, assai poco conosciute. ...il buon uomo cominciò a dire che la punta della corona, dove noi eravamo, fu sempre conosciuta come un ritrovo di streghe, le quali vi si radunavano a ballare o a far conciliabolo per scendere nei paesi circonvicini. Giambattista Miliani, I Monti della Sibilla, 1892.

PROTAGONISTI, TESTIMONI E STUDIOSI DEL FASCINO MAGICO DELLA MONTAGNA

Lucia Donini (1849 ca. - 2 gennaio 1916), sposata col pittore Luigi Rossi Scotti, entrambi nobili perugini, fu la prima donna a salire sul Monte Vettore il 29 agosto 1879.

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LA FEBBRE DEI SIBILLINI TRA ‘800 E ‘900

Lucia Rossi Scotti


Negli anni ’40 scrisse un romanzo, fatto pubblicare postumo dai figli nel 1991, in cui narrava le vicende del cavaliere Alla ricerca del paradiso sotterraneo della dea dell’amore nella grotta della Sibilla di Norcia. Nel 1954 raccolse in un unico volume i risultati delle ricerche storiche e degli scavi nella grotta della Sibilla, da lui stesso promossi negli anni a partire dagli anni ’20, in un continuo confronto con Pio Rajna che considerava suo maestro, e con il sostegno di un Comitato di esperti, tra cui Fernand Desonay. Di lui rimangono sulle tematiche sibilline anche un manoscritto del 1923 e un corposo dattiloscritto degli anni ’60, entrambi inediti, sulla base dei quali ha scritto i saggi che accompagnano la sua traduzione de Il Paradiso della Regina Sibilla del de La Sale, edita nel 1963 a Norcia, col commento storico-letterario del Desonay.

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Un fascino misterioso, un’attrazione che non ho mai troppo capito o analizzato, spinse mio padre, Domenico Falzetti, a salire “ripetutamente sulla impervia vetta del Monte sibilla” e fare “di quel monte e delle leggende, che lo hanno reso famoso, il fine principale del suo lavoro, e della sua vita. Giulia Falzetti, Prefazione, in Domenico Falzetti, Alla ricerca della dea dell’amore nella grotta della Sibilla di Norcia, 1991.

PROTAGONISTI, TESTIMONI E STUDIOSI DEL FASCINO MAGICO DELLA MONTAGNA

Domenico Falzetti (Norcia, 1896 - 1966), storiografo, musicista, compositore e direttore d’orchestra.

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LA FEBBRE DEI SIBILLINI TRA ‘800 E ‘900

Domenico Falzetti


Tullio Pascucci detto Colsalvatico (Camporotondo di Fiastrone, 21 agosto 1901 - Tolentino, 21 settembre 1980), scrittore e poeta, con una forte coscienza civile e politica, partigiano, riconosciuto “Giusto fra le nazioni” dallo Yad Vashem nel 2009.

Affascinato dal mito sibillino, si impegnò nell’estate 1946 in faticosi scavi sulla cima del Monte Sibilla, per cui fu ingiustamente accusato di aver utilizzato anche la dinamite; fu il primo ad intuire che alcuni gradini avrebbero potuto corrispondere alla scala descritta da Antoine de La Sale, come poi sottolineò il geologo, Cesare Lippi Boncambi. Lo stesso Colsalvatico raccontò, con ironia e brio, come avesse passato sulla Sibilla lunghe giornate di lavoro nel pieno fervore estivo. Saliva alla grotta con un asinello carico di attrezzi e di viveri, e quindi iniziava l’aspra fatica. Lui, che i valligiani chiamavano “il mago”, scrisse, in un volume dedicato alla sua terra che tanto amava: ...la maga Sibilla è una realtà quotidiana; il Guerin Meschino è il primo personaggio che incontri o il primo che senti nominare; la fonte a cui ti disseti porta il suo nome, le strade ove cammini furono tracciate dagli agili piedi delle fate, vibranti ancora della danza con i pastori, prima che all’alba venissero cambiati in biforcute unghie di capra.

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Tullio Pascucci “Colsalvatico”

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Tullio Pascucci, Lo spirito della terra marchigiana, 1951.


Nel 1962 pubblica Poesia e magia in cui, comparando miti e tradizioni di culture diverse, analizza lo storico mutarsi della magia in mito, e quindi in poesia laica. Da allora si dedica a riscoprire il significato nascosto di simboli di antichi miti e riti, ormai incompresi, nascosti in leggende e tradizioni folcloriche, tra cui quelle della Sibilla di Norcia.

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Del 1983 è La tradizione della Sibilla di Norcia e la profondità dei tempi. Ipotesi di un culto megalitico in cui tratta, tra l’altro, della priorità della leggenda franco-italiana della fata e del cavaliere, dell’ipotesi di un culto antichissimo d’epoca megalitica, legato a Venere di Pafo a Cipro, che sarebbe all’origine del topos del Venusberg, e quindi anche della leggenda della Sibilla appenninica. Le millenarie culture preistoriche megalitiche furono talmente estese, così ricche di manifestazioni, che a livello di continuità entro una precisa tradizione storica sembra vana ogni polemica di cronologie. e se in qualsiasi periodo due culti - anche ormai allo stadio impallidito di leggenda si intuiscono similari, devono attrarsi, mescolarsi, creare una nuova leggenda d’origine che dia ragione della loro similarità. Anita Seppilli, La tradizione della Sibilla di Norcia e la profondità dei tempi, 1983.

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Anita Schwarzkopf (Fiume, 29 agosto 1902 - Perugia, 19 marzo 1991), studiosa di formazione mitteleuropea, frequenta - insieme ad Alessandro Seppilli che sposa nel 1923 - l’Università di Firenze, in cui è allieva di Pio Rajna. Nell’esilio brasiliano, cui è costretta dalle leggi razziali del 1938, scopre le discipline etnografico-antropologiche e riprende lo studio delle antiche culture medio-orientali, comparandole con quelle amerindie e africane. Rientrata in Italia nel 1947, Anita si impegna attivamente sul piano culturale, sociale e politico.

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Anita Schwarzkopf Seppilli


Si è occupato a più riprese di tematiche sibilline: nel 1956 e nel 1958 in campagne di ricerca nel nursino e nella Media Valle del Tevere; negli anni ’60 con le prime tesi di laurea sulle tradizioni sibilline e infine negli anni 20002012 in conferenze e relazioni. Ha evidenziato il rapporto fra la Sibilla di Norcia e i culti e tradizioni relative ad altre “sibille”; la relazione tra l’eros nella Sibilla di Norcia e le leggende tedesca e svizzera del Venusberg e del Tannhäuser; il rapporto tra la tradizione sibillina e quella negromantica del Lago di Pilato; la corrispondenza tra la tradizione orale locale e il Guerrin Meschino, molto presente alla memoria di pastori e contadini dei Sibillini. In un ricorrente processo di circolazione culturale, un antico culto mantico pre-cristiano in grotta, decaduto a rituale demonizzato e “proibito”, e tradotto in narrazione da viaggiatori e letterati, è “ridisceso”, grazie alle edizioni “popolari” e alla memoria collettiva, integrandosi nella tradizione orale locale.

Foto di Sabrina Flamini, 2005

Tullio Seppilli, Quasi un’introduzione. Alcuni ricordi e qualche riflessione sulle campagne di ricerca etnomusicologica in Umbria 1956-1958, 2012.

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Tullio Seppilli (Padova, 16 ottobre 1928 - Perugia, 23 agosto 2017), docente di antropologia culturale, ha fondato, a inizi anni ‘90, l’antropologia medica italiana e, a metà anni ’50, l’Istituto di Etnologia e Antropologia Culturale dell’Università di Perugia, con cui praticò «Un’antropologia come ricerca nel cuore stesso della società, dei suoi problemi e delle sue ingiustizie. Un’antropologia per “capire” ma anche per “agire”, per “impegnarsi”».

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Tullio Seppilli


Gioconda Beatrice Salvadori Paleotti (Firenze, 8 maggio 1912 Roma, 4 novembre 1998), più conosciuta come Joyce Lussu; partigiana, attivista politica, storica, traduttrice, letterata, poetessa, insegnante, sperimentò una nuova didattica della storia nelle scuole marchigiane.

Considerata una Sibilla del Novecento, ha lasciato molti scritti e testimonianze della sua vita poliedrica e cosmopolita. Tra questi, Il libro perogno edito nel 1982 (perogno seculu secloru, formula del sapere popolare derivata dal latino per omnia saecula saeculorum), il libro della sapienza, della legge e della giustizia per tutti. Il libro contiene i Racconti sibillini, che ha rielaborato dalla tradizione popolare, inserendovi elementi tratti dalla teoria della civiltà gilanica di Marija Gimbutas. Per Joyce Lussu la Sibilla appenninica si assume il compito della trasmissione generazionale dei saperi in agricoltura, allevamento, alimentazione e artigianato. Inoltre, diventa memoria di una civiltà di convivenza pacifica e promotrice di una cultura di pace in cui l’aggressività umana, fenomeno sociale indotto, può essere storicamente compresa e superata. Nel 1990 ripropone molti racconti in Il libro delle Streghe oltre alle storie di sibille moderne delle più diverse parti del mondo.

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Joyce Lussu

Joyce Lussu, Racconti sibillini, 2020.

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Le sibille non sono estinte, e in ogni angolo del pianeta rappresentano una cultura alternativa, una proposta di liberazione dai vecchi incubi e dai vecchi schemi.


Nel 1991 pubblica un libro sul Regno della Sibilla, con introduzione di Mario Polia. La sua vita diventa sempre più movimentata per i tanti viaggi di lavoro e mostre in tutto il mondo: India, Medio Oriente, Egitto, Grecia, Irlanda. Dopo alcuni anni passati in Umbria, si trasferisce a Montemonaco dove continua a lavorare a un progetto sulle Montagne Sacre del Pianeta.

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È grazie al suo amore per Monti Sibillini che sceglie di vivere alle pendici della sua montagna, la Sibilla, fino alla sua scomparsa. È qui che ha continuato a portare avanti l’ormai inscindibile connubio con la fotografia in cui la natura aveva acquistato il ruolo di musa e protagonista incontrastata. Volgendomi di nuovo allo scenario delle più che ventennali escursioni, con un atteggiamento maggiormente consono al pellegrino che al normale escursionista, assieme ad un personale mutamento, ho assistito ad un progressivo espandersi dell’orizzonte percettivo. […] Oltre alla chiara indicazione di volgere gli occhi verso l’alto, vorrei sottolineare l’eterna universalità, o meglio, cosmicità, con cui la montagna si propone ai nostri sguardi nelle sue mutevoli e molteplici forme, tentando di annullare, almeno idealmente, i confini definiti per convenienza dagli umani. Angelo Mezzanotte, Solstizio d’Estate, 2001.

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Angelo Mezzanotte (Loreto, 1943 - 2009), fotografo e poeta, coltiva la passione per la fotografia che ha sin da bambino, nei lunghi viaggi che compie lavorando su navi mercantili; nel 1971 comincia a lavorare come fotografo a Milano, prima nel settore industriale e pubblicitario, poi in quello ambientale, architettonico e ritrattistico, oltre che come giornalista in Italia e all’estero. Aperto uno studio a Fabriano, realizza filmati sulla natura e sulle tradizioni di Marche e Umbria.

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Angelo Mezzanotte


Orologiaio di professione, la ragione di vita di Sandro fu piuttosto la montagna, al cui richiamo correva in ogni momento libero: quando ne parlava il suo viso mutava espressione e gli occhi brillavano. Migliaia le foto che ha scattato agli animali, alle piante, alle pietre, specialmente a quelle che riteneva essere i “simboli oggettivi” del mito sibillino di cui ha indagato le tracce archeologiche e speleologiche, realizzando la catalogazione delle grotte con le relative planimetrie.

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Tra i tanti reperti da lui rinvenuti: la “Grande Pietra” del Lago di Pilato, ritrovata negli anni ’50 e, grazie a lui, fatta trasportare nel 2002 a Montemonaco, dove è custodita nel Museo della Sibilla; in un antro vicino alla vetta della Sibilla, una sfera metallica, del diametro di 6 cm., posata a terra, al centro di un circolo di pietre conficcate nel terreno; nel 2007, nella grotta di Frasassi, una statuetta a tutto tondo in calcite realizzata su stalattite, databile al 20.000 a. C, rarissima per la materia e per la forma.

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Sandro Polzinetti (Macerata, 17 marzo 1931 - 30 settembre 2020), è stato un appassionato esploratore degli occulti segreti dei Monti Sibillini, sia naturalistici che antropologici, custoditi nella grotta della Regina Sibilla o nel demoniaco Lago di Pilato.

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Sandro Polzinetti


Si pubblicano qui alcuni titoli, tra i migliaia possibili, sulle tematiche sibilline, tra cui poche ineludibili fonti; i volumi sono stati scelti per lo più in quanto antologie, contenenti saggi di molti studiosi di diversa opinione, o testi di autori locali, o ancora, studi ormai classici.

Diletti Pietro, Il mito della regina Sibilla. Contributi e ricerche, Pollenza (Mc), Tip. San Giuseppe, 2000, 190 pp.

Alesi Alberico (cur.), Monti Sibillini. Racconti di salite dal 1420 al 1935, Folignano, Società Editrice Ricerche, 1999, 139 pp.

Errante erotica eretica. L’icona Sibillina fra Cecco d’Ascoli e Osvaldo Licini, Montemonaco, Editrice Miriamica, 2000, 275 pp.

Aragona Raffaele (cur.), Sillabe di Sibilla, Atti del convegno di Capri del 2002, Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 2004, 231 pp.

Di Modugno Giuseppe, Racconti e leggende dei Monti Sibillini, Macerata, Cooperativa “gruppo 83”/ Mi.e.r.Ma. editrice, 1987, 86 pp.+2 n.n.

Falzetti Domenico, Gli Scavi nella Grotta del Monte Sibilla, Roma, Minerva Magistrale, 1954, 77 pp.

AvaruccI Giuseppe (cur.), Il santuario dell’Ambro e l’area dei Sibillini, Atti del convegno di studi (Santuario dell’Ambro, 8-9 giugno 2001), Ancona, Edizioni di Studia Picena, 2002, 561 pp. con xxx tavv. a colori.

Falzetti Domenico, Alla ricerca della dea dell’amore nella grotta della Sibilla di Norcia, prefazione di Giulia Falzetti, Milano, Editore Nuovi Autori, 1991, 404 pp.

BuseghIn Maria Luciana, L’ultima Sibilla. Antiche divinazioni, viaggiatori curiosi e memorie folcloriche nell’Appennino umbro-marchigiano, con il contributo di Giancarlo Gaggiotti, Dentro le parole finestre etimologiche, Pescara, CARSA, 2013, 424 pp. [II ed. riveduta e ampliata].

Kinter William l., Keller Joseph R., The Sibyl: Prophetess of Antiquity and Medieval Fay, Philadelphia, Dorrance & Company, 1967, 102 pp. Lippi Boncambi Cesare, I Monti Sibillini, Bologna, CNR/Centro di Studi per la geografia fisica (Tipografia Mareggiani), 1948, 78 pp.

Catà Cesare, Filosofia del fantastico. Escursione tra i Monti Sibillini, l’Irlanda e la Terra di Mezzo, Rimini, Il Cerchio, 2012, 359 pp.

Lollini Paolo, Fiabe dei monti Sibillini. Fate, sibille, maghe, negromanti e cavalieri fotografati sul posto. Quattro antiche leggende dei Monti Sibillini raccontate ai bambini e agli adulti, Petruzzi editore, Città di Castello, 2011, 62 pp.

ChIrassi Colombo Ileana e Tullio Seppilli (curr.), Sibille e linguaggi oracolari. Mito Storia Tradizione, Atti del convegno (Macerata - Norcia, settembre 1994), Pisa-Roma/Edizioni dell’Ateneo, Macerata, Istituti editoriali e poligrafici Internazionali, 1998, 822 pp. Consolati Paola e Giovanni Rocchi, Con la Sibilla in seno alla Gran Dea. Storie e documenti dai monti Sibillini e dal Piceno antico, Amandola (MC)/ Sarnano, Cooperativa Centofoglie/Consorzio 5A, 1996, 234 pp. Cordella Romano e Paolo Lollini, Castelluccio di Norcia il tetto dell’Umbria, Castelluccio di Norcia, Parrocchia di Santa Maria Assunta, 1988, 334 pp. da Barberino Andrea, Il Guerin Meschino. Edizione critica secondo l’antica vulgata fiorentina, a cura di Mauro Cursietti, Roma-Padova, Editrice Antenore, 2005, XLVIII+704 pp. 52

Desonay Fernand, Antoine de La Sale aventureux et pédagogue. Essai de biographie critique, Paris, Librairie Ed. Droz/Faculté de Philosophie et Lettres de Liége, 1940, 204 pp.

De ConcInI Ennio e Mario Polia, Il paradiso del diavolo, Milano, Sugarco, 1991, 231 pp. de La Sale AntoIne, Le Paradis de la reine Sibylle. Il Paradiso della regina Sibilla, a cura di Patrizia Romagnoli (testo a fronte, traduzione e commento), con una Prefazione di Eugenio Turri, Verbania,Tararà edizioni, 2007 [2001], 213 p de La Sale Antoine, Il Paradiso della regina Sibilla, traduzione italiana di Domenico Falzetti, preceduto dal commento storico-letterario di Fernand Desonay, Le fonti italiane della leggenda del Tannhäuser, pp. 15-58, e dalla

Marconi Americo, La Sibilla, Teramo, Marte editrice, 2016, 144 pp. MenghInI Alessandro, Il mistero del Lago di Pilato, Perugia, AMP edizioni (2005), 110 pp. MenghInI Alessandro, L’enigma del monte della Sibilla, Perugia, AMP edizioni, 2008, 190 pp. Mezzanotte Angelo, Nel Regno della Sibilla, Introduzione di Alfonso Maria di Nola, Roma, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato/Libreria dello Stato, 1991, 170 pp.

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Consigli di lettura

Montesano Marina, “Sacro alle nursine grotte”. Storie di fate, cavalieri, ‘negromanti’ nei Monti Sibillini, Ascoli Piceno, Istituto superiore di Studi Medievali “Cecco d’Ascoli”, 2003, 247 pp. Negri Luca, Il ritorno del Guerin Meschino. Appunti per comprendere il Nuovo Medioevo, Torino, Lindau, 2013, 120 pp. Ottaviani Demetrio, Storia di Castelluccio. Il paese fondato vicino alla Sibilla. Poema in ottava rima in sette canti dell’ultimo poeta-pastore dei Sibillini, Prefazione di Alessandro Menghini, Introduzione di Giuseppe Iacorossi, Postfazione di Maria Luciana Buseghin, Perugia, Futura, 2008, 111 pp.

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CONSIGLI DI LETTURA

ricostruzione storica di Domenico Falzetti, Come nacquero le leggende dei Monti Sibillini, pp. 59-121, e I Monti Sibillini ed i paesi circostanti. Cenni geofisici e storici, pp. 181-229; Le Sibille di Nicolaus Amor Jesino. Palazzo Comunale di Visso, pp. 169-179; Illazione sul nome della Sibilla di Norcia, pp. 179-189, Norcia, Millefiorini, 1963, 236 pp.


CONSIGLI DI LETTURA

Paolucci Luigi, La Sibilla Appenninica, Leo S. Olschki editore, Firenze, 1967, 75 pp. Paris Gaston, Légendes du moyen Age. Roncevaux. Le Paradis de la Reine Sibylle. La légende du Tannhäuser. Le juif errant. Le lai de l’oiselet, Paris, Librairie Hachette et Cie, Paris, 1903 [rist. anast.: Editions Rodopi, Amsterdam, 1970, 293 pp.]. PolI Giuliana, L’antro della Sibilla e le sue sette sorelle, saggio introduttivo di Stefano Arcella, Napoli, Controcorrente, 2008, 207 pp. Santarelli Giuseppe, Le leggende dei Monti Sibillini, II edizione riveduta e ampliata, Montefortino (AP), Edizioni “Voce del Santuario Madonna dell’Ambro”, 1979, 151 pp. Sanvico Michele, Abyssus Sibyllae. L’undicesima Sibilla, 2018, 282 pp. (romanzo) Sanvico Michele, Non eravamo dominati che dal cielo. La riscoperta ottocentesca dei Monti Sibillini nei documenti del Club Alpino Italiano, Il Lupo, 2021, 176 pp. Seppilli Anita, La tradizione della Sibilla di Norcia e la profondità dei tempi, pp. 39-54, in Masini FerruccIo e Giulio Schiavoni (curr.), Risalire il Nilo. Mito fiaba allegoria, Palermo, Sellerio editore, 1983, 393 pp. Sibilla sciamana della montagna e la grotta appenninica, Montemonaco, Editrice Miriamica/Progetto Elissa, 2001, 207 pp. Siliquini Lando, La Dama delle Acque: misteri e tesori della Sibilla appenninica, Fermo, Andrea Livi editore, 2004, 125 pp. Siliquini Lando, Sibilla Italica. Miti e misteri dei monti Sibillini, Ascoli Piceno, FAS editore, 2012, 157 pp. Spagnoli Massimo, Sentieri e luoghi dimenticati dei Monti Sibillini. Ricerche e studi sui percorsi archeologici dell’Appennino centrale, Fermo, Eurosystems, 2008, 136 pp.

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Spagnoli Massimo, Cronache, scenari, mitopoiesi nelle terre di una Sibylla Appenninica, Prefazione di Vincenzo Antonelli, Acquaviva Picena, Fast edit, 2012, 141 pp. La storia tra storie e leggende. I Monti Sibillini nelle fonti storiche e letterarie, prefazione di Gianni Maroni, Ripatransone, Comunità Montana dei Sibillini/ Maroni editore, 1990, 217 p. Tassetti Enrico, il segreto della Sibilla Pastora, Recanati, Giaconi editore, 2018 [2015], 501 pp. (romanzo) Le terre della Sibilla appenninica antico crocevia di idee scienze e cultura, Montemonaco, Editrice Miriamica/Progetto Elissa, 1999, 250 pp. Vittori Augusto, Montemonaco nel regno della Sibilla Appennina, con Prefazione di Fernand Desonay, Firenze, LEF, 1938, 197 pp.+1 tav.

Fonti delle immagini e fotografie pubblicate: Archivio Angelo Mezzanotte Archivio Sandro Polzinetti Cliché CNRS - IRHT - Bibliothèque du Chateau de Chantilly (Musée Condé) Database Alamy Fondo Rajna - Biblioteca Rajna, Sondrio Illustrazioni da Guerino detto Il Meschino di Giuseppe Berta, 1841 Sabrina Flamini Altre immagini e fotografie di dominio pubblico.


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