Montagne Magiche - Storie e creature fantastiche dei Monti Sibillini

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Montagne Magiche Storie e creature fantastiche dei Monti Sibillini


Illustrazioni di Francesca Greco Edizione testi di Tereza Knapp Impaginazione grafica Massimiliano Giglietti Un progetto di Magic Mountains


“Queste montagne sono magiche…” racconta la nonna “…e vengono vissute da fate, elfi, streghe e animali incantati. Sentite il vento che viene mandato da loro, con storie e canti per chi sa ascoltare e osservare!” Si sa, il fuoco può avere una forza ipnotizzante. Lo sguardo si perde, tra i rumori della legna bruciata, tra le fiamme che sembrano danzare e le ombre dare corpo alle creature della propria fantasia. Ed è intorno al fuoco che la cultura della narrazione orale nasce e vive e viene tramandata nel tempo. Nei lunghi inverni si radunavano le famiglie di Castelluccio davanti all’unico posto caldo delle case e passavano ore a raccontare leggende, fiabe ed esperienze vissute là fuori, nella natura selvaggia. Il fuoco illumina le loro facce e la parola di chi racconta li porta nel mondo magico della Sibilla e delle creature fantastiche che abitano i Monti Sibillini.


Il Cavaliere e la Sibilla Si racconta che lì in cima alla montagna che somiglia ad una corona, ci sia una grotta dove insieme alla sua corte di ancelle viveva la regina delle fate, la Sibilla. La fama della sua bellezza e saggezza si diffondeva; cavalieri, viaggiatori che venivano da lontano la cercavano per avere risposta a domande irrisolte.

Il Cavaliere affronta un lungo viaggio per arrivare sui Monti Sibillini.


Per poter incontrare la Sibilla deve superare una serie di ostacoli. Dall’ingresso della grotta (elemento della terra), incontra una potente corrente di vento (elemento dell’aria), per poi attraversare un fiume impetuoso (elemento dell’acqua)


e superare dei draghi (elemento del fuoco) che custodiscono il suo regno incantato.


“…seguendo il disegno della propria stella, l’uomo vivrà felicemente.” Marsilio Ficino

Il cavaliere incontra la Sibilla, un essere la cui natura è celeste che conosce il passato e il futuro del mondo e potrà svelargli la sua vera origine e qual è l’essenza della natura umana. La Sibilla gli rivela come il corpo umano è composto di cinque elementi, di cui quattro sono naturali, e un quinto, l’anima, che è definita dalla posizioni dei singoli astri e delle costellazioni. Egli potrà essere ciò che autenticamente è, tramite il riconoscimento decisivo della propria “stella”.


Le faterelle Circondata da fate, permetteva loro di scendere a valle per insegnare alle fanciulle del posto a filare e tessere la lana, ad accudire i bambini e a leggere e scrivere.

Secondo la tradizione locale, la Sibilla era una fata buona e saggia, che aiutava gli abitanti dei villaggi dei Monti Sibillini. Era esperta in tanti ambiti, dall’agricoltura all’artigianato e conosceva le qualità medicinali delle erbe. Molti erano quelli che si recavano da lei per ricevere preziosi consigli.


Alla Sibilla ed alle sue ancelle, descritte come giovani donne di bell’aspetto, vestite con lunghe gonne da cui spuntavano zampe di capra, piaceva molto il ballo. Prendendo in prestito i cavalli dei paesani le fate, nelle notti di plenilunio, raggiungevano le piazze dei paesi alle pendici del Monte Vettore e Sibilla - Castelluccio, Rocca, Foce per ballare con i giovani pastori il ballo del “saltarello” di cui avevano inventato molte figure.

Specialmente la figura dello “spondapé” o spuntapiede, che di fatti ricorda molto lo scalpitare delle capre.


Potevano uscire di notte, ma dovevano ritirarsi di nuovo all’interno della montagna, prima del sorgere delle luci dell’alba, pena diventare vecchie e brutte ed essere escluse per sempre dal regno incantato della Sibilla. Si racconta che una notte, durante la quale si erano attardate troppo nei balli a Castelluccio, le fate furono sorprese dall’alba e costrette ad una precipitosa fuga verso la grotta.

A questo evento la leggenda fa risalire la formazione della Strada delle Fate, una faglia che attraversa orizzontalmente la costa del Monte Vettore.


Secondo alcuni, le fate popolano ancora oggi i Monti Sibillini e prova ne sarebbero le treccioline delle criniere dei cavalli che si divertono ad intrecciare di notte e gli avvistamenti di luci dopo il tramonto lungo i crinali delle montagne che si muovono dolcemente.

“Quanto sono belle queste fate, però jè scrocchieno li piedi come le capre.” Detto popolare


I mazzamurelli

A volte si sentono strani rumori in casa, gli oggetti cadono o si sente bussare sui muri. Un chiaro segnale che un Mazzamurello, un folletto di montagna, è in casa.

Un po’ dispettoso, un po’ monello, alla sua presenza viene generalmente attribuito un carattere benevole e secondo la tradizione fiabesca popolare ha la funzione di recapitare messaggi agli umani: la prossimità di un tesoro, un pericolo imminente per uno degli abitanti o (più spesso) un messaggio di un caro defunto che cerca di comunicare con i vivi.


Di taglia piccola e dall’aspetto elfico, ma grottescamente simpatico, richiama alla mente il più noto Leprechaun irlandese: il folletto famoso per l’ossessiva custodia del suo oro, o di anelli magici, pronto a difendere i propri averi con scaltri trabocchetti.

Il collegamento con la cultura fantastica celtica è da ricondurre all’occupazione Italica dei Galli Senoni, i quali si stanziarono sulla costa orientale dell’Italia, fino alle Marche tra il IV e il III secolo a.C.; la religione dei Galli, era basata sulla natura, vista come manifestazione del divino e ponte verso il mondo invisibile ed ultraterreno.


“I have found that it is the small everyday deed of ordinary folks that keep the darkness at bay. Small acts of kindness and love.” Gandalf, dal libro “ Il Signore degli Anelli” di J. R. R. Tolkien


L’orso e il bambino

Una volta nella valle a est del Monte Vettore viveva un orso che creava fastidi ai valligiani saziando la sua fame, risvegliata dal lungo letargo, con la carne dei loro agnelli.


Impauriti chiesero consiglio alla saggia Regina Sibilla, la quale suggerì di scavare una profonda trappola ai margini del bosco per catturare l’animale.


L’orso cadde in quella buca e solo, impotente, con la paura della morte, attendeva la sua sorte; fin quando un bambino del villaggio, passando nei pressi della fossa, incrociò il suo sguardo.

Non c’era più ferocia in quegli occhi, ma solo un implorante desiderio di libertà. Il bambino chiese alla possente bestia la ragione di tutte quelle agnelli morti. L’orso si difese affermando che esso uccideva solo per fame.


I pastori, nelle notti di luna, a volte sono convinti di vedere due ombre misteriose stagliarsi sulla cresta del monte, una grande ed una piccola. Dicono allora che si tratta del bambino e del suo amico orso, che si aggirano in quei luoghi per proteggere la valle dai pericoli… dal libro “Storie leggende e altro sui Monti Sibillini” di Giuseppe di Modugno

“E dunque cosa saresti pronto a fare per porre rimedio ai danni arrecati?”, chiese il bambino all’orso. La bestia rispose che in cambio della vita avrebbe difeso e protetto la valle. è così fu: su ordine della Sibilla, cui il bambino aveva riferito i buoni propositi della bestia, l’orso tornò in libertà, mantenendo la parola data. E quella valle in ricordo dell’orso acquisì il nome di Valle Orsara.


Gli alberi delle streghe Nella località i ‘Valloni’ passa la mulattiera che da Castelluccio porta a Norcia. Fino alla fine degli anni ’50 del Novecento, era l’unica strada che gli abitanti della montagna percorrevano per scendere a valle. Una antica leggenda castellucciana narra che in questa località vivevano tre streghe. Esse dimoravano in una spelonca che aveva vicino tre pozzi profondissimi che le tre Streghe usavano per scendere all’inferno a trovare il loro padrone e signore Belzebù. Queste streghe si divertivano a fare brutti scherzi ai viandanti e ai pastori che passavano da quelle parti. Inoltre, pretendevano il pagamento di un pedaggio. Chi non pagava veniva trasformato in un animale o in una pianta. Non potendo più sopportare le angherie di queste tre streghe, un giovane pastorello che tutte le mattine doveva passare davanti alla dimora delle tre streghe per portare al pascolo il suo gregge si rivolse al dio Pan, protettore delle greggi, dei pascoli e della natura selvaggia, e lo pregò di intervenire affinché le streghe non lo infastidissero più.


Il dio Pan accolse la sua richiesta

La pastorella si rifiutò di assecondarle e

e decise di rimettere in riga le tre

proseguì con passo svelto e deciso il suo

streghe. Si travestì da pastorella

cammino. Le tre streghe le si misero davanti

e si incamminò sulla strada che

e le impedirono di proseguire, preparandosi a

porta ai ‘Valloni’. Come previsto le

formulare l’incantesimo per trasformarla in

tre streghe la fermarono e dopo

un albero ma non riuscirono a fare il loro

averla sottoposta a brutte prove

malefico incantesimo. A questo punto, il dio Pan

per soddisfare la loro malvagità, le

gettò via i panni da pastorella e si presentò

chiesero il pagamento del pedaggio.

alle tre streghe con il suo vero volto.


Le tre streghe, terrorizzate per la presenza del dio, fuggirono veloci nel bosco

Ancora oggi gli alberi, con i tronchi grossi, sgraziati, pieni di nodi e con i lunghissimi rami che formano grandi chiome simili ad una testa di capelli spettinata - come appunto erano le tre streghe -,sono ben visibili sopra la vecchia mulattiera che attraversa i ‘Valloni’ al margine di quel bosco e a pochi passi dai tre pozzi.

verso i tre profondi pozzi, ma non ci arrivarono perché Pan alzò al cielo il suo dito indice e pronunciò a voce alta un incantesimo: le tre streghe furono trasformate per l’eternità in tre grosse piante di faggio ai margini del sentiero e la loro ombra sarebbe servita a far riposare i viandanti che passavano in quella contrada.

Da allora, quelle tre grosse piante di faggio furono chiamate gli alberi delle streghe e nelle notti di luna piena è possibile ascoltare le voci delle tre streghe litigare tra loro. Detto popolare


Il lago magico

In passato il Lago di Pilato (o “Lago della Sibilla” o Lago di Norcia) era considerato un luogo magico e misterioso che veniva visitato da maghi provenienti da tutta l’Europa. Le persone locali avevano timore di questo luogo e di chi si voleva avvicinare ad esso.


Si diceva anche che nel lago ci fosse la dimora del diavolo e dei suoi seguaci che lo abitavano sotto forma di strane creature (crostacei minuscoli di colore rosso che tingevano di rosso le acque del lago), che il corpo di Ponzio Pilato, condannato a morte da Tiberio, fosse stato trascinato qui da un carro trainato da buoi. E che a sorvegliare questo luogo fosse stato pietrificato un soldato, il gran Gendarme, che ancora veglia sulle sponde del lago. Per i negromanti il lago era un luogo di grande importanza. Rappresentava una tappa necessaria per le loro pratiche magiche per consacrare il loro “Libro di comando” (il libro delle formule magiche). Nelle notti di tempesta si avvicinavano e lo immergevano nelle acque del lago per attivare il suo potere magico e permettergli di esaudire tutti i loro desideri.


Tra i maghi famosi che pare si siano recati al lago si dice ci sia stato il poeta Virgilio , il mitico mago Merlino e il famoso astronomo rinascimentale Cecco D’Ascoli, che aveva trovato un libro Magico proprio alle falde del Monte Vettore e lo aveva consacrato nel lago. Sulle sponde del lago c’erano due cerchi - secondo la leggenda, uno fu opera di Virgilio, mentre l’altro venne tracciato proprio da Cecco.

Il Mago si posizionava dentro uno dei cerchi alzava verso il lago il libro. Le acque brulicavano, la terra tremava… “Che cosa comanda?... Che cosa comanda?” pronunciava il libro.

“Grandi sono le forze della montagna; là la natura libera agisce con strapotenza; la stupidità dei preti condanna ciò come una stregoneria”. Dall’opera “Faust” di J. W. v Goethe


La magia di questo posto la potrete percepire quando con rispetto ed umiltà alzerete lo sguardo verso i giganti della natura e con gioia vi sentirete i piccoli abitanti di un mondo meraviglioso, che vi è caro. Se nel più piccolo sasso sul sentiero riconoscerete un tesoro, nel fruscio degli alberi un canto e nel volo del rapace un messaggero, allora sì, che la vostra fantasia si sarà risvegliata. Le montagne sono magiche, quando la loro magia nasce in ognuno di noi.


Le leggende riportate in questo libricino sono ispirate a testi presi da: “Storie leggende e altro sui Monti Sibillini” di Giuseppe di Modugno “Filosofia del fantastico. Escursione tra i Monti Sibillini, l’Irlanda e la Terra di Mezzo” di Cesare Catà Archivio personale di Giuseppe Iacorossi Racconti popolari


Magic Mountains è un progetto non-profit per la valorizzazione del patrimonio culturale e naturale del parco nazionale dei Monti Sibillini.

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Con il patrocinio di: Parco Nazionale dei Monti Sibillini

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