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Il ponte: storia infinita? Quali possano essere gli insegnamenti che ci arrivano a seguito del crollo di un “ponte”? Sono fin troppo chiare le evidenze che spesso si accompagnano ad un evento di questo tipo; tutte negative e drammatiche: morti, distruzioni, ferimenti, mutilazioni, impedimenti, ostacoli al vivere normale, perdite economiche, affanni di vario tipo. Ne consegue che le azioni penali e civili interverranno e applicheranno le relative sanzioni; ma rimane da chiedersi quali siano le esperienze che rimangono a seguito di un evento di tale portata. L’uomo che cosa impara da una tragedia di questo tipo? Quali sono i retaggi che rimangono nella mente di chi, incredulo, osserva i tronconi ancora in piedi di un “ponte” abbattuto. Talvolta capita di vivere una realtà che non sembra tale, che appare come un fatto fantascientifico che osserviamo, ma che non ci appartiene in modo diretto. Lo scorso 14 agosto mi trovavo casualmente a Rivarolo in auto diretto a Sampierdarena, a poche decine di metri dal ponte Morandi quando è crollato. Un vigile mi ha fermato e indicato che non si poteva passare perché era crollato il ponte; anche se dal mio punto di vista lo vedevo ancora in piedi, o meglio vedevo quella parte che non era precipitata al suolo. La cosa sembrava tanto assurda da non poter essere vera. segue a pag. 15


I racconti di Teddy La lunga estate calda… della nostra vita (sesta puntata) Verso la fine del 1962 la situazione nelle sale da ballo era la seguente: il Rock and Roll era stato soppiantato dal Twist, mentre il Cha-cha-cha dal Madison; i divertimenti preferiti dalla popolazione italiana restavano il cinema e il ballo. La differenza d’uso dei due passatempi era che mentre i locali adibiti al ballo erano aperti il Giovedì sera, Sabato e Domenica pomeriggio e sera il cinema invece era a disposizione tutti i giorni dalle 14 alle 24 e alcuni anche al mattino. Negli USA il R’n’R, nato dalla fusione del Rythm’n’Blues dei “neri” e il Rockabilly dei “bianchi” aveva perso la sua forza rivoluzionaria di riuscire ad unire, con la musica, la razza bianca a quella nera facendo sì che ogni essere umano potesse avere gli stessi diritti di ogni altro cittadino di qualunque colore fosse la sua pelle. Il traguardo (musicale) in seguito fu raggiunto ma non totalmente quello sociale specialmente negli Stati del Sud degli USA. Il più grande “condottiero” di quella battaglia per i diritti civili fu il pastore protestante Martin Luther King (Premio Nobel Per la Pace 1964) che pagò con la vita (1968) il raggiungimento di tale traguardo. Nella storia sociale degli Stati Uniti resta scritto a “caratteri di fuoco” il suo famoso discorso del 1963 a Washington “I have a dream” (“Io ho un sogno”). Nel nostro Paese nessuno se ne stava accorgendo che nonostante il PIL fosse a +8% il “boom” economico, solo dopo pochi anni, aveva iniziato la fase discendente e Genova non faceva che seguire il destino delle altre grandi città italiane. Nelle famiglie genovesi regnava il caos sull’indirizzo di studio da consigliare ai propri figli; i futuri lavori erano entrati così nel toto-professioni: un anno andava di moda il Perito Tecnico, l’anno dopo il Perito Chimico l’altro ancora le Lingue. All’epoca erano molti i giovani che quando si diplomavano, rispetto alle nuove esigenze commerciali e industriali, di fatto si trovavano sorpassati dagli eventi e quindi quei diplomi ottenuti con studio

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ed enormi sacrifici delle famiglie genovesi servivano solo per accedere a pubblici concorsi con la speranza di essere assunti anche se per un lavoro che nulla aveva a che fare con gli studi effettuati. Quando qualche mattina si “marinava” la scuola spesso andavamo a girare per Via Prè e poi, tappa obbligata al mercatino di “Shangai” dai nostri amici “Severino Jeans” e da Nicola per vedere

la stessa Amministrazione USA inviava in Vietnam 12.000 osservatori militari aprendo, di fatto, le ostilità per una guerra infinita che avrebbe cambiato per sempre il mondo. Nel settore della celluloide e del “gossip” il 5 Agosto di quell’anno la notizia più eclatante fu: “All’età di 36 anni, è morta Marilyn Monroe, l’icona più splendente del cinema e del costume mondiale”. Ma nonostan-

i nuovi arrivi dagli USA e raccontarci un sacco di cose mangiando la focaccia. In quel mercatino, salvo gli alimentari, si trovava davvero “il mondo” e altro ancora a prezzi davvero favolosi. Il 1962 segnò in tutto e per tutto il noto “giro di boa” della cultura giovanile nei Paesi Occidentali, proprio mentre il mito Kennedy risultava offuscato dalla disastrosa operazione “Baia dei Porci”,

te la miriade di inchieste ancora oggi il suo suicidio presenta ombre e sospetti non ancora fugati dopo oltre mezzo secolo dai fatti. Anche nel settore del collezionismo Marilyn è sempre in primo piano e i suoi oggetti, tra dischi e fotografie originali, restano i più desiderati. Marilyn Monroe era nata il 1° giugno del 1926 a Los Angeles, con il nome di Norma Jeane Mortenson.

Sua madre Gladys la chiamò così in omaggio alle sue attrici preferite: Norma Talmadge e Jean Harlow. La piccola, senza padre, per buona parte dell’infanzia alternò permanenze in orfanotrofi o con famiglie temporanee a turbolenti ritorni a casa. Quando a sua madre i medici diagnosticarono la schizof renia, Norma Jeane venne presa in custodia dallo Stato: fu nominata suo tutore legale la migliore amica della mamma: Grace McKee, archivista di pellicole alla Columbia Pictures. In seguito Norma posò per il fotografo André De Dienes, che inviò i suoi scatti a Emmeline Snively, direttrice della  più importante agenzia pubblicitaria di Hollywood e, nel 1946  venne messa sotto contratto dalla Fox.  Nello stesso anno  cambiò il suo nome in Marilyn Monroe. Il debutto davanti alla macchina da presa avvenne  nel 1947  con  “The Shocking Miss Pilgrim”, in cui aveva un ruolo esclusivamente vocale. Seguirono brevi apparizioni in film trascurabili e una parte significativa nel musical “Orchidea bionda”, in cui  Marilyn  cantava anche due canzoni.  Il suo primo vero ruolo, anche se solo come caratterista, lo ebbe in un “mitico noir” di John Huston: “Giungla d’asfalto” con Sterling Hayden. L’inizio degli anni ‘50 fu per Miss Monroe un momento turbolento, segnato da un tentativo di suicidio. Gli unici episodi lavorativi significativi furono una parte ne “La confessione della signora Doyle” di Frits Lang con Barbara Stanwick e, finalmente, in ruolo da protagonista in “La tua bocca brucia” del 1952 con Richard Widmark. L’approvazione unanime arrivò grazie allo splendido “noir” “Niagara”, in cui Marilyn faceva la parte di una “femme fatale”. Il 1953 fu l’anno che per la star del cinema segnò l’inizio del mito. Ormai i ruoli fioccavano: recitare, cantare, ballare, e ancora oggi tutti ricordano con simpatia i suoi numeri ne “Gli uomini preferiscono le bionde”, la bella signorina occhialuta che impersona in “Come sposare un milionario”  e la sua

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interpretazione ne “La magnifica preda” (1954). Durante la lavorazione del film Marilyn sposò il campione di baseball Joe Di Maggio ma, nonostante le buone intenzioni dei due, la separazione avvenne appena dopo nove mesi durante i quali Marilyn girò la scena più sexy della sua carriera, quella del  vestito bianco sollevato dal vento  della metropolitana ne “Quando la moglie è in vacanza” (1955), il resto è storia, mito… o leggenda?  Al centro di tutto quel marasma c’eravamo noi ragazzi di periferia che nulla contavamo e nulla ci veniva chiesto ma se non altro, come già raccontato, il nostro mondo diverso da quello dagli adulti, diventava sempre più ampio. Nei mesi invernali eravamo occupati a tempo pieno ad organizzare le feste in casa per la Domenica pomeriggio e qualche volta, invece, andavamo a ballare all’Ovest o all’Universale a Sampierdarena. Invece nella piazza sotto la stazione F.S. nel periodo natalizio arrivavano i baracconi,

noi ci andavamo spesso, ricordo che Dino, un nostro amico culturista, aveva preso una sbronza colossale di vermouth, alla fine di tante peripezie (rifiutati anche da un taxi) siamo riusciti a caricarlo sul tram N° 7 ma un controllore alla fermata successiva, quella del deposito U.I.T.E. ci sbarcò tutti senza timore dato che poteva contare sull’appoggio dei colleghi che si stavano avvicinando per le grida sconnesse di Dino. Mentre percorrevamo Via Walter Fillak si svegliò e cominciò a gridare dicendo che stava per diventare cieco perché non riusciva più a vedere l’ora; allora ci fermammo e guardai il suo

orologio. Lo credo che non vedeva l’ora, il vetro e le lancette non c’erano più… altro che diventare cieco. Per farla breve da lì a Certosa siamo andati a piedi portando il nostro amico “in spalla” un po’ per uno, poi arrivati sotto casa salimmo le scale per quattro piani dato che non c’era l’ascensore, suonammo il campanello, la sua mamma aprì e “Signora ecco suo figlio, buona notte” e filammo giù di corsa fino in strada. A scuola non si fece vedere per due giorni, poi mi raccontò che, dal male, credeva di aver lasciato la testa nei pressi di piazza Montano a Sampierdarena. Il ricordo di quella sera è indelebile e ormai credo proprio che lo sarà per tutta la vita, e quando guardo la foto in pagina mi viene proprio da ridere. Siamo, da sinistra: Vittorio e Antonio di Ronco, io e Vittorio di Borgo Fornari; dato che era usci-

ta una nuova legge che vietava la vincita di premi in tutti i giochi e macchinette le varie associazioni di rappresentanza avevano studiato un sistema ingegnoso per mantenere vivo l’interesse del pubblico per quel gioco. Al tiro a segno, se ricordo bene, erano 10 colpi con carabina ad aria compressa “Flobert” a pallini 300 lire, se si faceva centro, e non era facile, immediatamente veniva scattata una foto che immortalava l’evento e dieci minuti dopo la si poteva ritirare e tenerla per ricordo, cosa che ho fatto. Peccato che il personaggio della storiella appena raccontata in foto non è presente… ma quella sera eravamo davvero in tanti, il gruppo della “Fratellanza” di Certosa rinforzato dagli amici ronchesi. (fine sesta puntata) Sergio “Teddy” Di Tonno

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zeneize

poesie

Campagna

Silenzi

L’amore

Attesa

Stradette streite, tûtte risseu,

Quando passeggio nei tuoi silenzi

L’amore è come una bolla di sapone:

C’è una casa di tronchi

äietta doçe ch’a sa d’amë,

e passo a passo inseguo

nasce dal nulla e prende il volo,

con il tetto di tavole, a sinistra.

suoni che non odo

supera rami di spine

Non è quella che cerchi.

sguardi che non mi scrutano

e acque di tempesta,

È quella appresso,

dita che non mi percorrono,

ma quando supera

subito dopo una salita.

arranco fino alla cima

gli ostacoli e arriva in cielo

La casa dove gli alberi

dei miei pensieri

si dissolve

sono carichi di frutta.

per trovare una eco della tua voce

perché l’amore è una cosa

Dove flox, forsizia e calendula

o l’orma di una vecchia carezza.

stupenda ma breve.

crescono rigogliose.

mûagette secche arse da-o sö: canta a çigàa tûtto o so amô. ‘Na grigoa verde, ferma, a t’ammia poi lesta a cöre drento a-a fissûa, ûn grillo o säta; ondezza o gran, se sente comme ‘n’ödô de pan. Û cäru sgreuzzo sorvia o ciassâ

Quando passeggio nei tuoi silenzi

o spëta l’erba da caregâ:

tu sei l’inizio e la fine

de quella secca, asciûgä ben,

della mia solitudine.

ch’a manda in gïo l’ödô do fén.

Ferdinando Giordano

Gemmea l'aria, il sole così chiaro che tu ricerchi gli albicocchi in fiore, e del prunalbo l'odorino amaro

e vuoto il cielo, e cavo al piè sonante sembra il terreno. Silenzio, intorno: solo, alle ventate, odi lontano, da giardini ed orti,

E belle son ammiæ, e brûtte sun piggiæ! A San Martin, metti man a-o caratellin.

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L’unica che può dirti:

un’allegra fiamma suscitano

“Come mai ci hai messo tanto?” Raymond Carver

e un fumo brontolone.

I ragazzi corrono attorno al fuoco

Giovanni Pascoli

dei fuochi accesi in novembre Attilio Bertolucci

Il giorno diventò piccolo

marea di emozioni... Sogni di prati fioriti a primavera

sorridono ai mattini gli scolari e sciama dai caffè delle stazioni la quotidianità conversativa Aurelio Valesi

con gioia al limitare del campo.

Uno squillo

Di primo autunno nelle vie solari una pensosità senza cagioni:

smemorati,

Per lungo tempo si ricorderanno

fredda, dei morti.

Di primo autunno respiri un’allegria meditativa,

con le mani nelle mani

del vino.

E' l'estate

la tua voce calda

cieuve doman.

nei campi

fino ad ora.

come se avessero bevuto

di foglie un cader fragile.

se no cieuve ancheu

La donna che ti ama.

Quella che è rimasta in attesa

non la lascia stare.

di nere trame segnano il sereno,

Quande o çe o le fæto a pan,

Bruciano della gramigna

con il sole nei capelli.

ma il fumo lento si avvicina

e le stecchite piante

ghe ne veu dexe.

c’è una donna

fra le gaggie

Ma secco è il pruno,

appreuvo a ûnn-a

Fuochi in novembre

La bianca nebbia si rifugia

senti nel cuore...

E böxïe son comme e sëxe,

È quella la casa dove, in piedi sulla soglia,

Novembre

Perle di saggezza popolare in lingua genovese

Gianna

di rose rosso carminio

Eppure... Lusinghiera e dolce la notte appena passata, Di poche parole e semplici consigli, porta in dono la soluzione per una passione fatata,

e bianche margherite.

Il giorno diventò piccolo,

Siamo carne e dipendiamo da labbra,

Sguardo infinito da perdermi...

circondato tutto

Corpo candido dall'anima incantata,

Mano nella mano

Dalla precoce, incombente notte

È profondo questo sentimento

narrare di mondi antichi

Il pomeriggio in sera profonda

e lo proteggo dentro me,

di albe e tramonti

La sua gialla brevità distillò

Vorrei tanto poter dire ma è li

E verso le colline vicino al sole

I venti smorzarono i loro passi marziali

e lo tengo al sicuro,

sotto fronde d’alberi...

Le foglie ottennero tregua.

Gelosamente e ad ogni costo

sentire della tua pelle il profumo

Novembre appese il suo cappello

custodisco un segreto,

delle tue braccia il calore

di granito

Al quale solo il tuo sguardo

e delle tue labbra il sapore.

A un chiodo di felpa.

potrà avere accesso.

Jenny

Emily Dickinson

Anonimo

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Notizie dall’Asilo Infantile di Busalla Le attività si susseguono a ritmo vertiginoso: il 6 Ottobre: alla presenza della Madre Generale delle Suore Benedettine Suor Germana, Mons Carlo Canepa, il Sindaco Loris Maieron, Don Stefano Bisio, Suor Monia Alfieri, e di una rappresentanza di Associazioni, autorità civili e militari nonché una nutrita presenza di cittadini è avvenuta l’ intitolazione della “Scalinata” a Suor Domenica Boerci che ha prestato la sua opera instancabi-

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le presso la nostra Scuola dell’Infanzia. Il 9 Ottobre: sono iniziati i corsi di nuoto riservati ai bimbi di 4 e 5 anni presso la Piscina comprensoriale di Ronco Scrivia. Il 19 ottobre: raccolta di castagne da parte dei bimbi a Villa Borzino. Il 22 ottobre: castagnata in giardino. Le Maestre hanno ormai completato il ciclo di inserimento dei più piccini e si dedicano già ai laboratori manuali ed alla recita natalizia. Un gruppo di mamme si sta già attivando per organizzare i mercatini di natale. Insomma tutto prosegue per il meglio e abbiamo ancora qualche posto per le sezioni scuola dell’infanzia. (contatti allo 010 9643731). Il Presidente

Unitre Busalla Anno accademico 2018-2019 Lunedì 15 ottobre sono iniziati i corsi che termineranno il 30 aprile del prossimo anno. Per chi desidera partecipare le materie di insegnamento offrono un’ampia gamma di argomenti, sia per chi vuole arricchire il proprio patrimonio culturale sia per chi vuole sfruttare la propria manualità. E’ possibile ancora iscriversi il lunedì mattina, dalle ore 10 alle ore 11.30, nei locali della segreteria in piazza Borzino (ex Albergo Appennino).

Sabato 10 novembre alle ore 16, nel salone della musica di palazzo Borzino, con lo spettacolo di “BALLO COUNTRY” inizierà ufficialmente l’Anno Accademico 2018-2019. La partecipazione è aperta a tutti. Seguirà rinfresco. Maggiori informazioni sono sul nostro sito: www.unitrebusalla.it MGS

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Giocattoli, giochi, hobby, addobbi ecc... Il giocattolo, così come il gioco, svolge una funzione importante per i piccoli nell’apprendimento di conoscenze e abilità che saranno loro necessarie nell’età adulta. Natale si avvicina ed è l’occasione propizia per acquistare (e anche prenotare e ritirare in un secondo momento) i regali che avete pensato di fare ai vostri familiari, a voi stessi, agli amici più cari. Qui troverete più di 8.000 articoli per tutte le età e per tutte le occasioni. Reputando fondamentale la qualità dei prodotti, in particolare per il mondo dei più piccini per i quali è importante la sicurezza, siamo particolarmente attenti nella scelta dei marchi. E ancora: oltre ai giocattoli più richiesti proponiamo i classici giochi in legno, ritornati in auge, di

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Vallegge – Così si presenta Stefania Brunettini, istruttore cinofilo che vive a Crocefieschi, Presidente dell’Associazione Red Evolution Sky asd/aps (con relativo campo cinofilo a Vallegge) e un obiettivo: far conoscere il mondo della cinofilia solo ed unicamente attraverso gli occhi di un cane; dove esso è protagonista e ne diventa il fulcro fondamentale; di lui si vuole capire tutto, cosa pensa e cosa chiede, perché questo è il suo mondo e l’umano vi può solo entrare in punta di piedi. L’associazione oltre ad aiutare i cani in difficoltà ha lo scopo di far conoscere lo sport come punto di incontro fondamentale tra umano e cane per creare la giusta empatia tra di loro.  Oltre ad organizzare, da diverso tempo ormai, eventi, stage, corsi e formazioni al suo campo di Vallegge, ci rende partecipi di un attività molto interessante che sta sviluppando in Valle, il Mantrailing. Man-trail letteralmente “uomo percorso”, mantrailing “seguire il percorso dell’uomo”. È una disciplina che permette, con il proprio cane, di seguire il percorso effettuato da una persona e ritrovarla. In principio era orientata alla ricerca di carcerati con i famosi segugi Bloodhound, considerato il cane per eccellenza per il mantrailing ma possono venire impiegate tante altre razze. In Germania, Inghilterra, Svezia, Olanda e Svizzera, le unità cinofile della Polizia, Carabinieri,

Soccorso Alpino, Protezione Civile, ecc. fanno sempre più affidamento sul cane da ricerca mantrailing. Un cane da ricerca mantrailer riesce a discriminare i vari odori umani e seguirne uno distinto anche se è stato inquinato dall’ambiente o da altre persone e può essere anche utilizzato all’interno di edifici, supermercati, stazioni ferroviarie, airterminal ecc. Al cane viene fatto annusare “un testimone di odore” della persona da ricercare (indumento, cappello, scarpe, calze, chiavi, ecc..) al fine di memorizzare le caratteristiche composite dell’odore, così il nostro amico a quattro zampe sarà in grado di identificare il soggetto da cercare seguendone la scia. La proposta di una prova di mantrailing è utile per verificare le abilità del cane nel seguire una traccia. In questo Stefania si avvale della collaborazione della dottoressa Roberta Bottaro, istruttrice di mantrailing per I.B.T.I., istruttore di detection e referente tecnico per AAK9. Ormai da mesi, ogni settimana in Vallescrivia, si susseguono allenamenti che culmineranno, il prossimo anno, nella gara nazionale. Il divertimento è assicurato, provare per credere! #gofordog #redevolutionskyasdaps

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Il bassotto: un cane di piccola taglia ma non solo Il Bassotto, razza molto famosa fra i cani di piccola  taglia, non solo è curioso, vivace, affascinante e coraggioso, ma anche molto  giocherellone,  fedele  e attaccato alla sua famiglia. Va generalmente d’accordo con gli altri animali domestici, anche se può diventare  geloso e possessivo nei confronti dei suoi giocattoli. Ama stare in compagnia, (spesso infatti vengono presi in coppia così da poter giocare insieme) e, anche se è un ottimo cane da appartamento, ha bisogno delle sue passeggiate quotidiane ed è inoltre cane da guardia  attento e vigile che non accetta che estranei si intromettano nel loro dominio. Benché brillanti e intelligenti, ai Bassotti piace fare le cose a modo loro. In

A pelo lungo tendono ad essere i più silenziosi e più dolci (probabilmente derivanti dal loro patrimonio di spaniel). A pelo liscio  sono i più adatti ad attaccarsi ad una persona e sono spesso più distaccati con gli estranei. A pelo arlecchino hanno un carattere simile a quello dei cugini con pelo di colore diverso: animale affettuoso e giocherellone. È molto leale nei confronti dei suoi padroni però accetta le coccole da chiunque incroci. ll nome originale “Dachshund” è un termine di derivazione tedesca dalla fusione delle parole  Dachs (“tasso”) e Hund (“cane”). Si riferisce al fatto che, in passato, venivano impiegati per stanare i tassi nei dintorni delle corti oppure nei terreni di caccia. I bassotti sono stati per molto tempo un simbolo della Germania e comunque, più recentemente durante i Giochi olimpici estivi di Monaco di Baviera nel 1972, è stato scelto per esserne la prima mascotte ufficiale, con il nome di Waldi.

altre parole, sono testardi. Diventano irritabili e possono reagire in modo  difensivo  se offesi. Hanno inoltre un grande  istinto di caccia che li porta a scavare buche nel giardino o a inseguire scoiattoli o uccelli. Differenti caratteristiche del pelame ne evidenziano il carattere per cui, confrontando le tre varietà di mantello: a  pelo duro  tendono ad essere i più energici, i più maliziosi e i più ostinati (probabilmente derivanti dal loro forte patrimonio terrier).

I consigli di Rossana e Valeria L’obesità è la patologia più diffusa tra i cani e i gatti dei paesi evoluti; l’aumento ponderale è dovuto all’eccesso persistente fra l’apporto calorico e il consumo energetico dell’animale che a lungo andare si traduce con un aumento ponderale. Come per noi il peso in eccesso, dovuto ai lipidi, determina un’alterazione della composizione corporea che nel lungo periodo possono essere causa di un gran numero di problematiche quali: diabete, patologie cardiache e muscoloscheletriche e, soprattutto nel gatto, fegato grasso, disturbi del tratto urinario e problemi dermatologici. L’animale si considera sovrappeso se il peso supera del 10% quello ottimale e obeso se l’aumento è del 20-30%. Queste condizioni sono causate da una concomitanza di fattori: alcuni quali l’età, razza, sterilizzazione e in alcuni casi squilibri ormonali che non sono correggibili; altri quali lo stile di vita e l’alimentazione, si. L’obbiettivo per combattere questa patologia è quella di ottenere una perdita di grasso corporeo, preservando la massa muscolare e salvaguardan-

do lo stato di salute dell’animale intervenendo con una riduzione dell’apporto calorico giornaliero unitamente, qualora sia possibile, all’aumento del dispendio energetico attraverso l’attività fisica. Ciò deve avvenire con gradualità monitorando, con il vostro veterinario di fiducia, attentamente il calo di peso... La gestione alimentare del pet “cicciottello” si attua con l’impiego di prodotti che garantiscono il corretto apporto di proteine, acidi grassi, vitamine e minerali e un ridotto apporto calorico dovuto ai lipidi, con un lieve aumento di fibre. Il tutto frazionato in un numero maggiore di pasti. Per quanto riguarda l’attività fisica, per il gatto che vive in casa dobbiamo essere noi padroni a stimolarlo facendolo giocare il più possibile; per il cane è necessario farlo uscire con più frequenza, spronandolo alla camminata (se ciò sia necessario) e, a seconda dell’età e condizione fisica, alternare soste per il riposo. Il suo stato psico-fisico ne trarrà giovamento, senza considerare che questa aumentata attività avrà effetti positivi anche per noi.

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Le dolci Tentazioni di Londy

Gite Gruppo Escursionistico Busallese di settembre

E bravo Stefano! C’è voluta la tua pazienza(?!) per spiegarmi la differenza che c’è fra i vari prodotti di forno e pasticceria che solitamente chiamiamo “brioches”. La brioche è chiaramente un prodotto di origine francese (pasta lievitata con uova, burro e zucchero) che si differenzia da quello dei croissant e dei cornetti per la sua consistenza. L’impasto della “brioche” francese e la forma del “”kipferl” austriaco hanno dato origine al “chiffaro”, il cornetto che a Sturla, dove ho abitato da ragazzo, trovavo nelle latterie e in alcune gelaterie; (non me ne volere ma personalmente il “chiffaro” è la “pasta da colazione” che prediligo anche se

Domenica 11 Novembre Pranzo sociale al Santuario di Mon-

è difficile “scovarla”; quando passo da Recco li trovo da “Cavassa”). La tua “pasta” da colazione è il cornetto, che si differenzia da quelli prodotti dagli altri forni della nostra valle per la particolare qualità degli ingredienti, per la lavorazione e a quel di più che è la tua “passione”. E allora amici lettori, se siete come me che so resistere a tutto ma non alle tentazioni, se passate a Busalla entrate alla Caffetteria-Pasticceria “Dolci Tentazioni” ad assaggiare i cornetti di Stefano. Mi raccomando però: non chiedete brioche, chiedete un cornetto!

tallegro - Ristorante Il Pellegrino

Antipasti di mare tiepido. Primi: Risotto alla Marinara. Secondi: Trancio di pesce spada, di tonno o San Pietro (secondo il pescato) al forno con contorno. Dessert: Semifreddo o macedonia di frutta. Vino, acqua minerale e caffè inclusi. Partenza con pullman GT da Busalla, Piazza Colombo, ore 9 per Rapallo, funi-

via per Santuario di Montallegro. In alternativa salita facoltativa al Santuario di ore 2, difficoltà E. Prenotazioni presso Sede G.E.B. a partire da Giovedì 18 Ottobre ed entro Giovedì 25 Ottobre dietro versamento della quota di € 55, comprensiva di viaggio in pullman, funivia e pranzo (disponibilità complessiva massima posti 50). Referente per le prenotazioni: Molinari Mario 368447825, Anna Lindner 3382659819. Domenica 25 novembre Monte Alpesisa da Creto Partenza ore 8 da Busalla, Piazza Colombo, con auto proprie per Creto. Inizio escursione da Creto per Gola di Sisa, M. Alpesisa. Tempo totale ore 3,30. Dislivello in salita 400 metri. Pranzo al sacco. Prenotazione obbligatoria entro Giovedì 22 novembre, in Sede GEB (Ore 21-23) tel. 0109641745, comunicando disponibilità posti auto. Referente prenotazioni : Massimo Bronzin (cell. 3385048900)

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Gruppo terza età Busalla – Organizzato dalla Parrocchia di San Giorgio in Busalla, domenica 14 ottobre ha avuto luogo l’incontro con gli amici della “Terza età”. Dopo la Messa celebrata dal Rev. Arciprete don Gianni Guastavino, ci si è trasferiti nel salone delle Opere Parrocchiali per il pranzo. Qui alcuni centrotavola di ortensie e rose in tenui colori autunnali davano alle tavole imbandite un tocco di calore e accoglienza. Per allietare l’incontro è

stata invitata la sig.ra Mariana col suo violino, accompagnata dal sig. Roberto con la pianola. L’incontro è stato immortalato nei suoi migliori momenti di convivialità da Tonino Occioni. Sul finire dell’incontro ha avuto luogo una piccola lotteria ed ai presenti è stata consegnata un poesia di Giuliana Francolini. L’Arciprete ha concluso l’incontro ringraziando tutti i partecipanti e i volontari con un arrivederci al prossimo anno.

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La leggenda di San Martino La storia Martino nacque in Pannonia, l’odierna Ungheria, nel 316; era figlio di un ufficiale romano e fu educato nella città di Pavia, dove passò la sua infanzia fino all’arruolamento nella guardia imperiale all’età di quindici anni. A scuola Martino prese i primi contatti con i cristiani e, all’insaputa dei genitori, si fece catecumeno e prese a frequentare con assiduità le assemblee cristiane. La sua umiltà e la sua carità hanno dato vita ad alcune leggende tra cui quella in cui Martino incontrò un povero al quale donò metà del suo mantello; oppure quella dell’attendente che Martino considerava come un fratello, tanto da tenergli puliti i calzari. Ottenuto dall’imperatore l’esonero dal servizio militare, Martino si recò a Poitiers presso il vescovo Sant’Ilario, che completò la sua istruzione religiosa, lo battezzò e lo ordinò sacerdote. Tornò in Pannonia dove convertì la madre, quindi combatté gli Ariani a Milano, ma venne cacciato. In seguito si ritirò in Liguria, infine di nuovo in patria. Amante della vita austera e del silenzio, eresse il monastero di Ligugè, il più antico d’Europa, e quello di Marmontier, tuttora esistente. Essendo vacante la diocesi di Tours, nel 372 venne consacrato vescovo per unanime consenso di popolo. Accettò la carica con grande riluttanza, ma si dedicò con zelo all’adempimento dei suoi doveri episcopali, continuando la sua vita ascetica di preghiere e rinunzie e portando nella sua nuova missione il rigore dei costumi monastici, sempre vicino alla gente, soprattutto ai contadini più poveri. Resse la diocesi per ben ventisette anni in mezzo a molti contrasti, anche da parte del suo stesso clero. Un certo prete Brizio arrivò persino a querelarlo; ma il vescovo lo perdonò dicendo: “Se Cristo sopportò Giuda perché io non dovrei sopportare Brizio?”. Stremato dalle fatiche e dalle penitenze, pregava il Signore dicendo: “Se sono ancora necessario non mi rifiuto di soffri-

re, altrimenti venga la morte”. Morì a Candes e volle essere disteso sulla nuda terra, cosparso di cenere e cinto da un cilicio: era l’11 novembre del 397. I suoi funerali furono celebrati alcuni giorni dopo per dare il tempo ai suoi monaci di arrivare: ne erano presenti circa duecento. Sepolto nella cattedrale di Tours, la sua fama si diffuse in tutta la Francia, dove è ancora invocato come primo patrono della nazione. La sua tomba è meta di continui pellegrinaggi da tutto il mondo. Nell’arte San Martino è raffigurato sul cavallo mentre taglia il suo mantello; in Francia, nelle chiese a lui dedicate, è rappresentato come vescovo che distribuisce elemosine ai poveri.

comprarsi una coperta o un vestito; ma per caso il cavaliere non ha con sé nemmeno uno spicciolo. E allora cosa fare? Ha quel pesante mantello che lo copre tutto. Gli viene un’idea e, poiché gli appare buona, non ci pensa due volte. Si toglie il mantello, lo taglia in due con la spada e ne dà una metà al poveretto “Dio ve ne renda merito!”, balbetta il mendicante, e sparisce. San Martino, contento di avere fatto la carità, sprona il cavallo e se ne va sotto la pioggia, che comincia a cadere più forte che mai, mentre un ventaccio rabbioso pare che voglia portargli via anche la parte di mantello che lo ricopre a malapena. Ma fatti pochi passi ecco che smette di piove-

La leggenda Era l’11 novembre: il cielo era coperto, piovigginava e tirava un ventaccio che penetrava nelle ossa; per questo il cavaliere era avvolto nel suo ampio mantello di guerriero. Ma ecco che lungo la strada c’è un povero vecchio coperto soltanto di pochi stracci, spinto dal vento, barcollante e tremante per il freddo. Martino lo guarda e sente una stretta al cuore. “Poveretto, - pensa - morirà per il gelo!” E pensa come fare per dargli un po’ di sollievo. Basterebbe una coperta, ma non ne ha. Sarebbe sufficiente del denaro, con il quale il povero potrebbe

re, il vento si calma. Di lì a poco le nubi si diradano e se ne vanno. Il cielo diventa sereno, l’aria si fa mite. Il sole comincia a riscaldare la terra obbligando il cavaliere a levarsi anche il mezzo mantello. Ecco l’estate di San Martino, che si rinnova ogni anno per festeggiare un bell’atto di carità ed anche per ricordarci che la carità verso i poveri è il dono più gradito a Dio. Ma la storia di San Martino non finisce qui. Durante la notte, infatti, Martino sognò Gesù che lo ringraziava mostrandogli la metà del mantello, quasi per fargli capire che il mendicante incontrato era proprio lui in persona.

GRuppo Escursionistico Giovanile Convocazione assemblea ordinaria e straordinaria dei soci Il giorno 10 novembre alle ore 7,30 in prima convocazione (validità 50% + 1 dei soci) e alle ore 17 in seconda convocazione (valida qualunque sia il numero dei soci presenti), nella sala “Punto d’incontro” della Coop di Sarissola è convocata l’annuale assemblea ordinaria dei soci per analizzare e deliberare sui seguenti punti dell’ordine del giorno: - Relazione sulle attività svolte - Analisi sulla partecipazione - Relazione finanziaria - Rinnovo cariche sociali? - Varie ed eventuali Nello stesso luogo alla stessa ora, e con le stesse modalità è convocata inoltre assemblea straordinaria per discutere e deliberare sui seguenti punti all’ordine del giorno: - Scioglimento dell’associazione. Vista l’importanza degli argomenti in discussione si è deciso di allargare la partecipazione anche a simpatizzanti non soci (che non avranno però il diritto di voto). Si fa appello a quanti hanno avuto e ancora hanno a cuore le sorti del Greg. Venite numerosi: il vostro aiuto, i vostri consigli ma anche solo la vostra presenza, saranno per noi di grande sostegno e incoraggiamento. Il Presidente Guido Zampieri

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La Mostardella in Valle Scrivia La mostardella  è un  salume  tipico dell’entroterra genovese i cui metodi di lavorazione e conservazione risultano consolidati nel tempo, omogenei per tutto il territorio interessato, secondo regole secolari. In origine veniva fatto con gli scarti di manzo e di maiale ed era quindi un tipico “salame dei poveri”. Oggi inve-

ce, con una precisa scelta delle carni, un’accurata lavorazione e la sapiente dosatura degli aromi naturali (da qui la differenza di sapori delle diverse produzioni) è diventata un salume raff inato. È un salume a metà tra il salame e la salsiccia, visto che si mangia sia crudo, tagliato a fette spesse, sia cotto. Nei tempi passati,

si cuoceva semplicemente mettendo le fette sul coperchio della stufa a legna; più semplicemente tagliatela a fette e mettetela in un tegamino senza alcun condimento. Cuocetela qualche minuto per lato, bagnatela con vino bianco, fate evaporare e servite. Se preferite una cottura più leggera, mettete le fette di mostar-

della in un contenitore adatto per il microonde con un dito di vino bianco e cuocetela qualche minuto a media potenza (mah!). Non male l’idea come ottimo antipasto, oppure come stuzzichino per accompagnare l’aperitivo. Tra le ricette tipiche troviamo quella che vede la mostardella con le uova al tegamino.

“Un tempo era usanza, in zona, che l’aspirante sposo portasse ai genitori della fanciulla una mostardella. Se, dopo i convenevoli e le indagini di rito da parte del padre

“Durante i mesi invernali,

della futura sposa

quando non si lavorava

veniva tagliato il salame,

nei campi, i contadini

il matrimonio

trovavano lavoro stagionale presso i salumieri che li pagavano con un chilo e mezzo di mostardella e una lira alla settimana.”

Mostardella, euve e polenta Pe’ ûn c’u n’agge guæi famme. Piggè ‘na grixella e fæ rustì de fette de polenta avansâ da-o giorno avanti. In te’n tiänin mettæ træ fette de mostardella drûe comme o dïo marmelìn de n’ommu robûsto e fæ

cheuxe ‘n pittin da ‘na parte. Giæle e, in sce-o vunto da grascia, arvighe in çimma ‘n’euvo. Mëgio se l’è de ‘na galinn-a gianca (se u l’ha doì rosci l’è o mæximo). Cruvì cu’n coercio pe’ scinche o gianco o sëge preizo (ma

era permesso.” nu troppu, sedunca a mustardella a secca). Poèi mangiala direttamente in tu tiänin apussandughe a polenta. E va bén! Se no ghei a polenta, ‘na fetta de pan. Ma armeno che sëge de quello fæto in ca’.

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Zena Bike Per la nostra società l’annata 2018 ha rappresentato il punto di partenza dell’attività, gli obiettivi che ci eravamo posti erano quelli di costruire una società sana, fatta di uomini veri, non eccessivamente grande nei numeri, ma di buona qualità. Sinceramente non ci aspettavamo di commentare una stagione così positiva per la nostra società genovese nel nome, ma milanese come sede, con le 25 vittorie assolute e le 47 vittorie di categoria siamo veramente al di là di ogni più rosea previsione. Ringraziamo i nostri dirigenti: il Presidente Claudio Pesce ed il vicepresidente Stefano Rastelletti, il team Manager Piero Fischi, l’accompagnatore Giuseppe Ottonello e gli atleti Alberto Bisso, Antonio Ferrari, Giovanni Ottonello ed Andrea Timo, i quali si sono distinti nelle gare in linea, in salita e nelle Granfondo. Non possiamo dimenticare chi ha pedalato con la nostra maglia pur senza gareggiare e qui spiccano i nomi di Giorgio Morando e di Santi Balsamo, due colonne della pattuglia degli “orange”, come ormai veniamo definiti in relazione al colore delle nostre maglie. Per il 2019 l’obiettivo è di crescere ancora e quindi ci saranno

Basket: una nuova avventura nuovi innesti nella squadra agonistica, ma anche nuovi tesseramenti tra chi agonista non è perché un occhio di riguardo va sempre posto anche agli appassionati. Per questo, oltre all’organizzazione del Duathlon del 18 novembre 2018 a Genova, sono in programma l’organizzazione di gare agonistiche, ma anche di

escursioni guidate del gruppo dei “senza fretta”. Abbiamo avuto grosse soddisfazioni anche da molte persone che seguono la Zena Bike su Facebook e possiamo dire di avere molti tifosi che seguono le gesta dei nostri tesserati. Possiamo dire di essere partiti con il piede giusto, ma vorremmo fare ogni anno un piccolo passo in avanti e con obiettivi concreti proseguire su una linea di coerenza ricca di soddisfazioni. Ultimo ringraziamento ai nostri sponsor che ci hanno sostenuto nella nostra attività: la Demos Logistica, la Fobos Logistica, la GST Autoricambi e la Pizzeria Il Torchio.

Dalla metà di settembre è finalmente iniziata per il Busalla Basket una nuova esperienza: un corso dedicato interamente alle bambine e alle ragazze nate negli anni compresi tra il 2005 il 2014. Inizialmente non ci aspettavamo che questa iniziativa suscitasse un così grande interesse, in quanto mai prima d’ora era esistita in valle una simile opportunità, ma ad oggi abbiamo felicemente raggiunto la ventina di partecipanti. Ogni mercoledì dalle 17.30 alle 19, Valentina e Marco sono presenti al palazzetto di Sarissola per aiutare le ragazze a imparare le basi e le regole di questo sport. Durante l’allenamento vengono divise in 2 gruppi di età più simili per essere seguite in modo più efficiente ed adeguato; in particolar modo le bimbe più piccole imparano il palleggio, i primi tiri a canestro e una serie di esercizi dedicati a migliorare il coordinamento e l’equilibrio e a favorirne il movimento tramite il gioco, mentre le ragazze più grandi si dedicano ad imparare i fondamentali, le regole e le prime tecniche di gioco mediante l’esecuzione di specifici esercizi. È anche possibile, per chi di loro ne avesse interesse, partecipare anche

ad altre sessioni di allenamento con i maschi della stessa età ma la creazione di questo appuntamento specifico è stata pensata come una soluzione migliore per essere introdotte in modo più graduale al bellissimo mondo del basket. È da sottolineare inoltre che la pallacanestro, oltre che ad aiutarle a svilupparsi in ambito motorio, è un ottimo “esercizio” in ambito sociorelazionale perchè già in tenera età insegna a rapportarsi con gli altri, a condividere e ad essere più responsabili. In conclusione, possiamo dire di essere molto felici di aver intrapreso questa bella esperienza ed è appagante poter vedere da vicino le ragazze appassionarsi a questo sport che non conoscevano. Ci auguriamo che anche loro vogliano continuare a crescere e imparare con noi, che siano sempre più numerose e magari che un giorno, chissà, si possa creare anche una squadra femminile...

Specialità di mare e... non solo!

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Corale Isorelle Un gruppo di uomini e donne, spartiti alla mano, entusiasmo e voglia di cantare, di imparare, di stare insieme; un Parroco, Don Adriano Fasce, che si prodiga per aiutare i suoi parrocchiani a trasformare i desideri in realtà; un frate francescano, Padre Tarcisio Raimondo di Bolzaneto, che mette al servizio della comunità i suoi studi di musica e armonia. Nasce così, il 17 ottobre 1968, la Corale Isorelle, nell’omonima frazione del Comune di Savignone. In poco tempo la voce si sparge, la Corale si apre a un sempre maggior numero di coristi, si iniziano a fare concerti, si delinea un repertorio che spazia da canti liturgici a brani popolari passando per i canti tradizionali degli alpini. La Corale canta per diffondere gioia, per mandare messaggi di pace, per arrivare al cuore della gente. Mezzo secolo è ormai passato da quel 17 ottobre 1968. La Corale Isorelle, però, non ha cessato la sua attività, anzi è sempre giovane e viva più che mai, pronta a portare avanti ancora per lungo tempo la tradizione del canto popolare condividendo sempre

con commozione alcuni amici che, come dicono gli alpini, sono “andati avanti”. Il primo canto, eseguito dai coristi tenendosi per mano, ha dato avvio ad un’atmosfera di gioia e di condivisione che ha coinvolto e catturato il pubblico, generoso di applausi, attento e partecipe per tutta la serata. La Corale Isorelle però non ha voluto festeggiare da sola, ma ha desiderato che alle celebrazioni prendessero parte altri due cori genovesi, anch’essi portatori di messaggi di unione, di condivisione e animati da un profondo amore per la musica: il gruppo vocale Jubilus, avente sede presso l’Abbazia di Santo Stefano di Genova, anch’esso diretto da Enrico Sobrero, e il Saint John Gospel Choir della Chiesa di San Giovanni Bosco della Rimessa

di quei valori di fratellanza e unione che un tempo animarono i suoi fondatori e che oggi sono nel cuore dei coristi. Proprio per celebrare i cinquant’anni dalla fondazione, la Corale Isorelle ha organizzato una serie di eventi, il primo dei quali si è tenuto sabato 20 ottobre 2018 alle ore 21 presso la Chiesa Parrocchiale della SS. Ascensione dei Giovi. Dopo l’introduzione del presentatore Valerio Ruggiero, già membro della Corale e attuale corista del coro Fioccorosso di Monza, il Presidente Giulio Salvarezza e il Direttore Enrico Sobrero hanno dato il via alla serata raccontando al numeroso pubblico intervenuto la storia della Corale stessa, inserendo emozionanti ricordi personali e citando

di Genova Pontedecimo, diretto da Massimo Traverso. Entrambi i cori hanno accettato con vero piacere l’invito, non solo perché onorati

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di partecipare alle celebrazioni di un evento così importante, ma soprattutto perché entrambi profondamente legati alla Corale da una grande amicizia, tale da vedere alcuni membri della Corale stessa militare sia all’interno del gruppo vocale Jubilus che nelle file del Saint John Gospel Choir. Dopo aver aperto la serata e scaldato gli animi con i primi canti, la Corale Isorelle si è quindi fatta da parte per cedere il posto agli altri due cori che

hanno dato vita ad uno spettacolo di grande pregio musicale. Il gruppo vocale Jubilus ha interpretato alcuni brani di musica polifonica liturgica, mentre il Saint John Gospel Choir ha presentato un repertorio di musica gospel contemporanea, di spirituals e musica pop. Al termine della serata, i tre cori si sono mescolati sull’altare maggiore della chiesa e, tutti insieme, hanno eseguito due brani davvero emozionanti: “Signore delle Cime” di Bepi de Marzi e una commovente versione di “Ma se ghe pensu”, rivolgendo un pensiero alla città di Genova e alle famiglie colpite dalla tragedia del

crollo del Viadotto Morandi del 14 agosto scorso che ha visto coinvolto nel canto anche il folto pubblico presente. Nel cuore ancora gli echi di queste emozioni, già se ne pre-

parano altre, grande sarà quella che vivrà, domenica 25 novembre, la Corale rendendo omaggio, nella sua Priocca d’Alba, a Padre Tarcisio Raimondo. Domenica 18 novembre a Savignone per il tradizionale appuntamento dei cori della valle. Sabato 1 dicembre parteciperà a “Chiese in musica” rassegna organizzata dal Comune di Genova al fine di valorizzare il patrimonio artistico e musicale della nostra città. Sabato 8 dicembre la Corale Isorelle ospiterà il Coro La Grolla di Livorno, alle ore 17 presso la Chiesa Parrocchiale di Sarissola. Domenica 9 dicembre presso la Chiesa Parrocchiale di Crocefieschi Domenica 13 gennaio 2019 alle ore 17.45 presso la Chiesa Parrocchiale di San Cipriano sarà ospite del Saint John Gospel Choir per il loro tradizionale appuntamento benefico Tante note e tanta musica, che sicuramente scalderanno i cuori, in attesa di alcune sorprese in cantiere per il 2019, e sempre disponibili ad accogliere a braccia aperte chi il lunedì sera vorrà presentarsi nella sede della Corale, posta sul retro dell’asilo di San Bartolomeo, per conosere questa realtà della nostra valle e aggiungere la propria voce a questa avventura che dura da mezzo secolo. Foto: dott. Davide Parodi

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Valeria_Aksakova/Freepik

le ricette di Clarabella Polenta ai 4 formaggi

Ingredienti per 4 persone: 400 gr. di farina gialla, 100 gr. di fontina, 100 gr. di Bel Paese, 100 gr. di gorgonzola, 70 gr. di grana grattugiato, burro, mezzo litro di latte, sale e pepe. Versate in un paiolo, o in un altro recipiente adatto alla cottura della polenta, il latte e un litro scarso d’acqua: portatela a bollore, salatela e versatevi dentro a pioggia la farina, continuando a mescolare con un cucchiaio di legno. Cuocete la polenta per 50 minuti, poi rovesciatene metà in una capace pirofila imburrata; distribuitevi sopra la metà dei formaggi tagliati a lamelle e mescolati, metà del grana grattugiato e qualche fiocchetto di burro; fate un secondo strato di polenta e terminate con i restanti formaggi tagliati sempre a lamelle od a fettine mescolati tra loro. Cospargete con il grana rimasto e con i fiocchetti di burro. Insaporite con abbondante pepe macinato al momento e passate il recipiente in forno alla temperatura di 200°C per circa mezz’ora. I formaggi dovranno fondersi e formare una crosta dorata.

Purè di piselli

400 gr. di piselli surgelati, 30 gr. di burro, 1 cipolla fresca, 100 ml di brodo vegetale, 8 foglioline di menta. Sciogliere in una casseruola il burro e soffriggere la cipolla tagliata sottilmente fino a farla diventare morbida. Aggiungere i piselli, il brodo e la menta, far cuocere per circa 12 min. Versare tutto nel mixer e frullare fino ad ottenere una purea. Aggiustate di sale e pepe e servite caldo.

Manzo al barolo

Ingredienti per 4 persone: 900 gr. di polpa di manzo, una bottiglia di barolo, 30 gr. di burro, 4 cucchiai di olio, un cucchiaio scarso di fecola, una costola di sedano, una cipolla, una carota, 3 foglie d’alloro, sale e pepe in grani. Sbucciate e tagliate a pezzi la cipolla; pulite, lavate e tagliate grossolanamente il sedano; raschiate, lavate e affettate la carota. Mettete in un terrina il barolo con gli ingredienti preparati, l’alloro lavato e alcuni grani di pepe; quindi immergetevi la carne e lasciatela marinare per 2-3 ore. Dopodiché scolate la carne e legatela con rete da cucina. Fate sciogliere in una casseruola il burro con l’olio, adagiatevi la carne e fatela rosolare, poi salatela. Filtrate il vino della marinata, mettetelo in una casseruolina, fatelo ridurre e aggiungetelo alla carne, che farete sobbollire a fuoco basso e semicoperta per 2 ore circa. Toglietela dal recipiente e tenetela in caldo. Stemperate la fecola con un po’ di fondo di cottura, quindi rimettete il tutto nella casseruola e fate sobbollire per 5 minuti. Servite la carne affettata con la salsa calda.

Torta alla crema di caffè e nocciole

Due pan di spagna di 350 gr. ognuno, liquore a piacere, 8 dl. di latte, 180 gr. di zucchero, 70 gr. di farina, 250 gr. di nocciole, 6 uova, 2 bicchierini di Rum, 250 gr. di burro,250 gr. di mascarpone, 200 gr. di zucchero a velo, una tazza di caffè ristretto. Per preparare la crema alle nocciole sbattete i tuorli con lo zucchero, poi unite la farina, il latte caldo e 1 bicchierino di Rum. Fate cuocere la crema sempre mescolando e toglietela dal fuoco quando sarà addensata. Fatela raffreddare e unitevi 150 gr. di nocciole tostate, sbucciate e tritate finemente. Per preparare la crema al caffè lavorate il burro finché sarà spumoso, poi aggiungete, sempre mescolando, lo zucchero, il caffè e un bicchierino di Rum. Infine unite anche il mascarpone. Eliminate la crosticina esterna delle due torte e tagliatele orizzontalmente in due fette ciascuna. Inzuppate la superficie di ogni fetta con liquore, poi spalmate su una fetta uno strato di crema alle nocciole, ricoprite con un’altra fetta di pan di spagna, spalmatevi sopra dell’altra crema alle nocciole e continuate ad alternare in questo modo gli strati di crema e le fette di pan di spagna terminando con il pan di spagna. Versate sulla torta ottenuta la crema al caffè, distribuitela con una spatola su tutta la superficie cercando di realizzare una forma tondeggiante e decorate con le nocciole rimaste.

Coppe di mascarpone al caffè

4 cucchiai di caffè ristretto, 300 gr. di mascarpone, 60 gr. di zucchero a velo, 2 cucchiai di nocciole spellate e tostate. Preparare il caffè ristretto e metterlo a raffreddare in frigorifero. Incorporare il mascarpone con lo zucchero a velo utilizzando un cucchiaio di legno. Unire il caffè poco per volta, amalgamando molto delicatamente, per non far impazzire la crema. Tritare le nocciole grossolanamente. Suddividere il composto nelle coppette, cospargere con le nocciole tritate e riporre in frigorifero per almeno un’ora prima di servire.

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Le gemme

Il ponte: storia infinita?

(seconda parte)

continua dalla copertina

Ed ecco, infine, una gemma delle cui virtu’ terapeutiche si parla da secoli: il “diaspro”. Il primo che gli conferì il dovuto risalto fù Galeno. il famoso medico greco vissuto nel II° secolo d.c., che ci ha lasciato interessantissime osservazioni sul suo potere di guarire le malattie dell’apparato digerente: le cure consistevano nell’adoperare collane di diaspro verde così lunghe da toccare e massaggiare le parti malate dello stomaco e degli intestini. Quattro secoli dopo, un altro medico, tale Traliano, provò la veridicità delle asserzioni di Galeno, applicando le vibrazioni curative del diaspro ai propri pazienti. Nel 500, Gerolamo Cardano rinnovò i successi di Galeno, usando con i malati di intestino le famose collane di diaspro. E attualmente? La credenza nel potere taumaturgico del diaspro non è scomparsa; anzi, secondo il parere di un medico inglese, tale William Cullen, l’uso ancora seguito in Inghilterra di far portare ai deboli di stomaco collane di diaspro si deve ascrivere proprio a questa antica tradizione. L’influsso delle gemme sulla vita dell’uomo è un dato di fatto e si basa non soltanto sulle vibrazioni, di cui esse sono sature, ma anche sulla legge magica delle “antipatie e simpatie”, vale a dire delle forze di attrazione e di repulsione, che legano in un insieme armonico tutte le forze del cosmo e, quindi, anche le manifestazioni vitali dell’uomo, delle piante, dei pianeti e dei minerali. Tutto ciò è ben noto all’astrologia, che, pertanto, assegna una pietra preziosa a ogni segno dello zodiaco, ogni pianeta, a ogni giorno della settimana. Quattro sono le pietre preziose maggiormente diffuse come talismani: il rubino, che tolti alcuni fatti sporadici, ha sempre esercitato influssi positivi, tanto che Pietro il Grande, zar di tutte le Russie, soleva portare sempre uno al dito, poichè lo riteneva apportatore di insuperabili forze magnetiche, capaci di dare potere e

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vittoria. Molto simile al rubino per le sue radiazioni, è lo zaffiro. Considerato una gemma sensibilissima ai cambiamenti atmosferici, poiché riluce in modo differente quando il cielo è coperto o quando è limpido, è ritenuto un valido protettore della vista e dell’attività cardiaca. Portato come talismano, lo zaffiro annuncia con la sua luce l’avvicinarsi di un pericolo e procura un felice avverarsi dei desideri, purché onesti. Inoltre, ha il potere di sviluppare sentimenti di bontà e di carità e costituisce la migliore protezione per i sensitivi, poiché attira le forze buone e allontana quelle cattive. E passiamo allo smeraldo, gemma talismanica degli Inca, che lo consideravano pietra sacra: forse erano stati ammaliati dal suo splendido colore? È solo una supposizione, sta di fatto, che lo smeraldo è da sempre ritenuto il simbolo dell’armonia e

dell’amicizia, della sincerità e della fedeltà, protegge dal malocchio, dall’epilessia, dalle malattie spastiche e dalle infiammazioni degli occhi. E veniamo all’opale, considerato da molti pietra sfortunata, per la fama un po’ macabra che esso si creò nel secolo XV° a Venezia, durante una epidemia di peste. Infatti in quel tempo si sparse la voce che l’opale, preso in mano da coloro che erano destinati a soccombere al morbo, risplendesse di una luce più intensa. In Oriente, invece, dove l’opale è considerato una pietra regale e sede del genio della verità, gli si attribuisce la facoltà di risvegliare, in chi lo porta, la virtù della chiaroveggenza. È forse per questo che l’opale, se usato come talismano, si rivela una pietra estremamente sensitiva e fedele: ammonisce infatti dei pericoli incombenti, impallidendo o cessando i suoi giochi di luce... (Giulio Croatto Studioso in Esoterismo e Parapsicologia/ANIC)

Si stava vivendo una scena di uno di quei film catastrofisti nei quali ad un certo punto tutto crolla e si distrugge: appunto un film! Ma lì non era finzione scenica, ma tutto vero quanto appena accaduto e che stava ancora accadendo. C’è voluto un po’ di tempo, diciamo alcuni minuti, prima di capire e realizzare i fatti avvenuti intorno a noi. Poi la fuga dalla parte opposta, verso Bolzaneto, per abbandonare quella zona di pericolo e di orrore, nel tentativo di mettersi dietro le spalle ciò che era “impossibile” fosse successo. E ascoltare le notizie dall’auto-radio che incominciavano a confermare il tutto. Ma allora era vero! Ripensando a quei momenti che sono stati vissuti tra stupore, incredulità e raccapriccio mi sovviene il ricordo di un sentimento di rabbia e rancore che iniziava a farsi strada nella mente. Sono occorse alcune ore per riuscire a mettere ordine nella sequenza dei fatti e capire appieno quanto era successo; oggi a distanza di più di due mesi ancora non esiste una vera risoluzione del problema e una sua possibile giustificazione. Naturalmente è lungi da noi voler entrare in disamine tecniche, che competono agli esperti, ma crediamo sia legittimo porsi al riguardo delle domande che devono avere risposta, le quali saranno necessarie perché si possano metabolizzare quei minuti terribili, nei quali pioveva e crollava un ponte trascinando con se la vita e le speranze di tante, troppe persone. La rottura del ponte Morandi non la si può limitare ad un fatto esclusivamente tecnico, ma va inquadrata in una cornice di moralità ed etica che riguarda una realtà ben più ampia. Ciò è doveroso nei confronti di quelle Persone che non ci sono più e di tutti gli altri che ci sono ancora, per effimera fortuna e casualità della sorte, ma che comunque hanno subito il trauma supremo conseguente alla presa di coscienza che solo il caso ha deciso l’esito di quella giornata e della loro vita. Quarantatré persone decedute a seguito del Il Magazine della Valle Scrivia Num. 5 - Novembre 2018 Direttore responsabile: Beppe Nuti Redazione: Silvio Queirolo, Arnaldo Ferrando, Emanuele Queirolo redazione@magazinevallescrivia.it Registrazione tribunale di Genova num. 9 del 26/09/2018

crollo, trascinate in un gorgo estremo senza spiegazioni. È agghiacciante pensare a tutto ciò, ma pur tuttavia occorre continuare a farlo per non correre il rischio di dimenticare troppo presto l’orrore provocato da questa disgrazia di inaudite proporzioni. E se noi comuni mortali non possiamo e non abbiamo sufficienti conoscenze per valutare le cause e le conseguenti responsabilità di quanto è avvenuto, nessuno osi affermare che ora non rimane che andare avanti e ripristinare quanto è andato distrutto. No! Il punto riguarda la necessità di non dimenticare nel legittimo intento di provare a proporre soluzioni chi impediscano il ripetersi di eventi del genere. Eventi che in questi ultimi anni hanno accompagnato con inquietante presenza la vita della Città di Genova dei Genovesi e di Coloro si sono trovati a passare o a dimorare nella nostra Città. Alluvioni, allagamenti, crolli, ingorghi, difficoltà negli spostamenti, crisi varie e chi più ne ha più ne metta. Ora basta! Genova deve trovare per il suo futuro una pace che sia foriera di progresso e di benessere per i suoi Cittadini. La politica si interroghi e dia delle risposte chiare e facilmente comprensibili da tutti e lo faccia con competenza e sincerità. Non si vuole alzare l’indice inquisitorio verso alcuno in particolare, ma tutti si devono fare un severo esame di coscienza per capire dove hanno sbagliato, dove hanno mancato di tenere presente il bene della collettività a discapito delle fasce più deboli ed indifese. E tutti devono concorrere collegialmente alla risoluzione dei problemi. Tutti nessuno escluso. Chiunque esce da questa equazione sia messo al bando dalla gestione delle decisioni che oggi sono necessarie e non più prorogabili per la ripartenza civile, sociale, lavorativa, logistica, urbanistica, etica e morale di una Città e di un territorio che ha il sacrosanto diritto di pretendere di andare verso un futuro più sereno. AF

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Hanno Collaborato: Giulio Croatto Sergio Di Tonno Tomaso Eufrate Arnaldo Ferrando

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Il Magazine della Valle Scrivia - N° 5 Novembre 2018  
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