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Stanno arrivando… prepariamoci per tempo Mostri, streghe, zucche dall’aria feroce… ecco quello che ci viene in mente se pensiamo ad Halloween. La sua origine si colloca in un passato remoto e nel corso della sua storia sovente ha subito molte modificazioni. Il giorno di festa di Halloween cade il 31 Ottobre di ogni anno e viene ormai festeggiato in tantissimi paesi del mondo, Italia compresa; ma per alcuni nasce negli Stati Uniti, per altri nasce in Inghilterra. Consiste nella sua primaria accezione nel fatto che durante la notte tra il 31 Ottobre e il 1 Novembre i bambini, spesso a ciò spinti dagli adulti, girano di casa in casa, mascherati da creature mostruose e intonano il rito del “dolcetto o scherzetto”: il che significa che gli abitanti delle case visitate potranno salvarsi dai terribili scherzi, spesso a tinte macabre, solo regalando dolcetti in quantità. Uno dei simboli più frequenti adottati per la festa di Halloween è la zucca intagliata: cioè si svuota una zucca del suo contenuto e si intagliano nella scorza alcuni fori, tanto da creare una parvenza di volto che a seconda dei casi può apparire minaccioso od allegro. segue a pag. 3


I racconti di Teddy La lunga estate calda... della nostra vita (dodicesima puntata) Così lasciai perdere e restai con i miei amici, Ronco e la mia mamma, insomma: “tutti contenti”. Il proprietario della “Baita Blu” di Montoggio ci vedeva con grande simpatia e fu proprio lui ad insistere per farmi iscrivere all’ENPALS, il fondo pensioni per i lavoratori dello spettacolo, praticamente ero passato cantante professionista e fu proprio lui che

iniziò a versarmi i primi contributi ogni volta che suonavamo nel suo locale. Una sera Vincenzo (batteria), che da Ronco Scrivia a Montoggio arrivava in vespa ebbe un lieve incidente stradale, ma bastò per non fargli presenziare la serata. Ricordo che la sala era già piena e, noi, imperterriti iniziammo a suonare, al termine del “tris” di canzoni venne da me un nostro “fan” che ci seguiva sempre e ci aiutava anche a montare e smontare le attrezzature, mi disse: “Teddy guarda che il vostro repertorio lo so a memoria, lasciami suonare la batteria”. Non c’era tempo per mettere su una discussione e così gli dissi: “Va bene dai, metticela tutta ma non strafare, suona in modo elementare, l’importante è il tempo”. Il pubblico neanche si accorse di tutto “l’ambaradam” e la serata terminò felicemente e in soli quattro giorni Vincenzo tornò da noi. Il titolare della “Baita Blu” mi fece anche conoscere un impresario, il Signor Morelli, molto

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noto nell’entourage genovese, che ci procurò ottimi ingaggi come quella sera che eravamo al “Calypso” di Arenzano per una festa privata dei marinai di una portaerei USA. Un vero spettacolo gli “Yankiees”! Dopo un po’ e qualche bevuta di troppo fecero un “casino” davvero fuori dall’ordinario invadendo i verdi prati adiacenti il dancing; ricordo che

incassammo più di mance che di “cachet”. Visto che cominciavano ad arrivare un po’ di soldini cogliemmo una bella occasione “al volo”, il complesso “I Poeti” di Ge-Bolzaneto che avevano appena inciso “Non farla piangere”, tramite Ivano (bassista), ci vendettero parecchio materiale di ottima qualità compresi due microfoni “Shure” che, a quel tempo, li usavano cantanti del calibro di Frank Sinatra, Dean Martin e Cliff Richard. Con il passare del tempo il nostro impresario ci convinse a procurarci, per le esibizioni che iniziavano a diventare davvero importanti, una divisa, a Genova in Sottoripa trovammo il necessario, pantaloni neri e camicie a righe larghe multicolori, che in quel periodo erano state “lanciate” da Adriano Celentano, mentre io, il cantante, un completo a coste larghe di velluto nero, doppio petto con collo alla Napoleone e camicia bianca con pizzi sui polsi e davanti, qualcuno di voi forse ha capito, era in pieno stile Mal dei Primitives.

Alla fine del 1967, era il 30 Dicembre, avevo appuntamento per la partecipazione ad un concorso pubblico in una scuola di Via Archimede, c’era la prova di italiano per controllori F.S. con soli 90 posti per la città di Genova; iniziò così anche un’altra stagione, quella dei concorsi, per trovare il mio posto nel futuro della società. Quell’anno, in Europa, accaddero fatti poco edificanti: ai primi di Gennaio in Cecoslovacchia, alla guida del Partito Comunista, venne eletto il “liberale” Dubček e, per quasi otto mesi, il Paese visse una stagione di “riformismo illuminato”, che le cronache storiche identificarono con l’espressione “Primavera di Praga”. Una parentesi felice che, seppur breve, lasciò un’impronta indelebile nelle giovani generazioni di allora e un mirabile esempio di lotta per la libertà in quelle successive. Nella notte tra il 20 e 21 Agosto di quell’anno, (come già accaduto a Budapest, Ungheria, nel 1956) carri armati sovietici entrarono nella capitale Praga. La popolazione insorse con un alto numero di vittime civili e l’Europa, come accadde dodici anni prima per Budapest, non mosse un dito. Seguì una terribile repressione e venne instaurato dai sovietici un governo “fantoccio”. Il perdurare di quella situazione terminò solo con la caduta del muro di Berlino, nel 1989. L’annuale appuntamento con il Festival di Sanremo edizione 1968 si svolse dall’1 al 3 Febbraio, ma da quella volta lo seguimmo con maggiore partecipazione per individuare al più presto i motivi da inserire nel nostro repertorio dato che le canzoni da classifica rappresentavano una percentuale molto alta tra quelle in “carnet”. Infatti i complessi facevano a gara per essere il più alla moda possibile di fronte al loro pubblico, gli spartiti non erano ancora in commercio ma le canzoni venivano presentate lo stesso. Evidentemente alcu-

ni complessi avevano componenti preparati come il nostro Livio (chitarra): a lui bastava sentire qualche volta il disco e come per magia lo spartito era composto, con tutti gli accordi “tirati giù” alla perfezione.

In una intervista dell’epoca il vincitore del Sanremo 1968, Sergio Endrigo, così ricorda la serata finale: “Per tutta la durata del Festival non fui mai considerato ma non appena ebbi in mano il trofeo della vittoria, raffigurante un leone rampante con palma, i fotografi e i giornalisti mi circondarono, mi presero tra loro come in una morsa e mi chiusero in uno stanzino dove mi “bombardarono” letteralmente di domande e fotografie. Mi sembrava tutto assurdo. E poi, in quell’anno, si cominciava a respirare nell’aria un clima di rivoluzione, tanto che io dopo la prima serata volevo veramente mettere in atto la prima strofa della mia canzone, “...la fe-

sta appena cominciata è già finita...”, insomma volevo andarmene da quel posto anacronistico. Invece, con una sorta di vigliaccheria

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che per molto tempo non sono riuscito a perdonarmi, rimasi sino alla fine. Non a caso mi consideravo parte di quella scuola di cantautori che cominciavano a discostarsi da un certo genere nazionale e melodico per proporre qualcosa di nuovo. Tenco, che l’anno prima era morto proprio al Festival, era uno di questi e il suo ricordo mi tormentava, così inaspettatamente mi proclamarono vincitore. La vittoria di “Canzone per te” in realtà, più che a me, portò fortuna al mio collega Roberto Carlos, lui ci ha fatto su i miliardi, io no”. In quei giorni i pettegolezzi dissero che Endrigo vinse perché era un cantautore e che nelle giurie funzionò il senso del rimorso per la morte di Tenco. Invece Endrigo meritò la vittoria e in seguito (1970) portò al Festival di Sanremo una delle più belle canzoni mai ascoltate in concorso: “L’arca di Noè”, dai forti contenuti apocalittici post-industriali nei quali cavalli di latta uccidono i cavalieri, bandiere senza vento, tori dai quali fuoriesce kerosene e città che si sono perdute nel deserto. Il Festival del 1968 contava la partecipazione di ben 16 cantanti stranieri, un vero record, da Paul Anka, Dionne Warwick, Timi Yuro, Eartha Kitt, Shirley Bassey a Wilson Pickett per citare i più noti. Ma tutti aspettavano di vedere all’opera lui, il grande “Satchmo” Louis Armstrong. Sulla sua partecipazione è en-

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trata nella leggenda la storiella confermata anche dall’autore di “Mi va di cantare”, Marino Marini, secondo la quale nessuno aveva spiegato ad Armstrong che il Festival era una competizione, mentre lui pensava fosse una jam-session, ossia che terminata la sua esibizione dovesse restare sul palco per cantare insieme ad altri concorrenti. Anche Pippo Baudo, racconta ancora oggi, ce la mise tutta per riuscire a farlo andare via dal palco al termine del motivo. Al secondo posto arrivò “Casa bianca” (Ornella Vanoni e Marisa Sannia),

3° “Canzone” (Celentano, Milva). Nelle vendite e nei juke box le canzoni “regine” risultarono essere: “Canzone per te”, “Casa bianca”, “Deborah” (Leali - Pickett), “La tramontana” (Pettenati - Antoine), “La voce del silenzio” (Del Monaco - Warwick), “Un uomo piange solo per amore” (Little Tony - Guarnera). Presentatori: Pippo Baudo e Luisa Rivelli, era finita l’era Mike Bongiorno? Lucio

Battisti, come nei due anni precedenti, si presentò in qualità di autore con “La farfalla impazzita” (Dorelli - Anka), ma per la terza volta non approdò alla finale in Eurovisione.

Stanno arrivando… prepariamoci per tempo ...continua dalla copertina

A quel Festival partecipò una giovane ragazza, si chiamava Giusy Romeo, non arrivò alla finale ma il successo, anni dopo, le arrise lo stesso ma con il nome di Giuni Russo. In quell’anno ancora una enorme tragedia colpì gli Stati Uniti: Robert Kennedy, la sera tra il 5 e il 6 Giugno nell’Hotel Ambassador di Los Angeles, dopo aver festeggiato la vittoria alle elezioni Primarie in California e Dakota del Sud, attraversando le cucine dell’hotel nel piano sotterraneo venne assassinato. Era il fratello del Presidente John Fitgerald Kennedy anch’egli vittima di un esaltato (così si diceva), che morì a Dallas il 22 Novembre di cinque anni prima. (fine dodicesima puntata) Sergio “Teddy” Di Tonno

Per concludere la costruzione di questa maschera, sui generis, si inserisce in essa una candela che fungerà da decorazione. Ora è ben inteso che non si vogliano trovare a queste definizioni dei significati particolari, come taluni pretenderebbero di fare, ma è preferibile lasciare alla festa di Halloween il suo concetto di semplice divertimento e di quel tentativo di rovesciare una volta all’anno quelle che sono le usanze più vicine ai nostri costumi e alle nostre consuetudini. Attribuire altri valori differenti non appare opportuno, né tanto meno sembra logico conferirle significati religiosi che andrebbero in contrasto con le nostre tradizioni più importanti. Deve restare una sorta di Carnevale-bis in cui soprattutto i più piccoli si prendono qualche rivincita nei confronto degli adulti, così come nel giorno di Carnevale di una volta i padroni diventavano servitori e i servitori diventavano padroni. D’altronde il gusto dell’orrido che ormai spesso fa parte dei nostri consumi può anche esistere, a patto che ciò sia per una notte sola. Arnaldo Ferrando

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zeneize

poesie

O rûmentâ

Tramonto

Domani

Per Sempre

De tanto in tanto vegniva da Prä

Tutto tace,

Da domani sarò triste,

A volte mi soffermo a guardare il cielo,

ûn villan pe’ liamme,

solo il rumore delle onde

da domani.

la naturalezza di un tramonto che va a

o ligava o so äze a ‘na ferrâ

carezzano il mio essere.

Ma oggi sarò contenta:

seguire l’alba,

e o l’andava co-a corba

Il tramonto m’affascina e

a che serve essere tristi,

la nitidezza di una luna che con i primi

in gio pe’ stramme,

l’armonia del creato

a che serve?

raggi va a scomparire.

che poi in te scarbasse o scaregava

e cosi calda e lussureggiante!

Perché soffia un vento cattivo?

A volte mi soffermo a guardare la terra,

mentre che l’âze o brenno sganasciava.

Il delicato fruscio delle palme

Perché dovrei dolermi oggi,

la semplicità con cui un fiore sparisce

mi parla dei tuoi baci perduti

del domani?

sotto la neve,

Doppo o segondo viaggio o contadin

ma ancora violenti nell’intimo...

Forse il domani e buono,

la costanza con cui ad ogni autunno le

o treuva a povea bestia feua de lê,

Tutto cova sotto la cenere del tempo

forse il domani e chiaro,

foglie ramate fan la loro comparsa.

ch’a rägna, a säta e a tïa casci a-o çë…

anche il rimpianto non demorde,

forse domani splenderà ancora il sole.

A volte mi soffermo a guardare il mare,

scivola come una serpe nelle notti cupe.

E non vi sarà ragione di tristezza.

l’assiduità delle onde che provano

O pösa a coffa e, fætose vixìn,

Brusii di seta e stelle cadenti ornano

Da domani sarò triste,

a toccarti per poi ritrarsi,

o notta che o so äze o l’erze a cöa

come collane preziose

da domani.

la puntualità della marea che porta via

pægio comme o bibìn ch’o fa a scignoa,

l’estasi dei miei pensieri

Ma oggi,

tutto ciò che ha donato.

e o te screuve a raxòn pe-a quæ

che volano indomiti nel vento

oggi sarò contenta;

A volte mi soffermo a guardarmi attorno,

o se lagna:

portando con se il sapore del miele.

e ad ogni amaro giorno dirò:

la brevità di una vita che ogni giorno

da domani sarò triste.

si spegne sempre più,

Oggi no!

la felicità di una vita che va

Jenny

gh’êa, sott’a-a coa, ‘na rissa de castagna! Indovinæ chi ghe l’aveiva missa…

Sal

Autunno

a generarne un’altra. Un percorso naturale incastonato

Quando muore un amore

nel creato.

ormai senza vita.

Quando muore un amore?

e finalmente ti rivedrò.

Rappuäge da vendegna ormai finïa

Silenzi ornati di nulla,

Quando il sentimento affoga

Quel giorno saprai che non tutti i soli

ascoze sott’a-e feugge:

soli pallidi e odore di muschio.

nella palude della monotonia.

tramontano,

poche axinelle d’ûga zà apassïa,

Fragili fili d’erba

Quando le mille difficoltà,

che non tutte le lune svaniscono

rapettin ascordæ che nisciûn cheugge;

muovono al vento freddo.

gli impegni, i problemi

ed i fiori non sempre appassiscono.

Lontane primavere

sono più forti del sentimento.

Capirai che non tutte le foglie sono

ogni giorno ve screuvo sott’a-e reuze

corrono al mare.

Quando anche l’amplesso

destinate ad ingiallire

de feugge che ve creuve,

Autunno ombroso e solare

diventa una trita abitudine.

e che non tutte le onde se ne vanno

ma, remondando a vigna, ‘na messuìa

cupi colori spiccati

Quando basta uno screzio

lasciando tutto alla marea.

tralci, feugge, rappuäge a portiâ via…

di giallo armonioso,

per guardarsi come nemici

Vedrai che non tutte le vite si spengono.

petali ormai consunti e stanchi.

e poi…

Vivrai con ciò che hai generato

Pendii bagnati e sensazioni di pioggia,

E poi basterebbe in fiore

e sarai felice.

intrecci di suoni e nebbia.

a far rinascere la magia.

Per sempre.

ûn figgieu despetaddo, pe’ scommissa! Colori sgargianti e tristi ombre di nudi rami implorano il cielo.

Rappuäge

Miriadi di foglie

Silvio Opisso da “L’Isoa, poesie genovesi” 11/1973

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Marco Galeu

Giuliana Francolini

L’unico percorso difficile da accettare e mai lo farò. Perché un giorno romperò la catena

Gabriele Balzanelli

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Tutti a Teatro 2019-2020! Per il quindicesimo anno consecutivo il Comune di Casella cura il progetto “Tutti a Teatro!”, che consiste nell’organizzare sei serate al Teatro Nazionale di Genova per gli spettatori che risiedono in Valle Scrivia o nei comuni limitrofi, con un servizio di Bus riservato che effettua fermate da Montoggio a Busalla. Quest’anno la scelta è stata piuttosto difficile, perché il Teatro Na-

zionale presenta un cartellone di ben 60 spettacoli! Martedì 25 giugno il Comune di Casella ha avuto il piacere di ospitare il Direttore del Teatro Angelo Pastore, insieme ai collaboratori Raffaella Rocca e Davide Frino. Con grande passione il Direttore ha parlato degli spettacoli proposti, non ascondendo le difficoltà che i Teatri e gli ambienti di Cultura si trovano ad affrontare nel

nostro tempo. I sei spettacoli inseriti nel progetto sono “Il grigio” con i testi di Giorgio Gaber e la straordinaria interpretazione di Elio. “Rumori fuori scena”, nota commedia che viene portata in scena dalla originale regia di Valerio Binasco, “Le regole per vivere”, con la regia di Antonio Zavatteri che già aveva curato “Le prenom” nelle passate stagioni, “Manuale di volo per uomo” con Simone Cristicchi noto al pubblico per le sue doti canore ma anche notevole interprete teatrale, “Fronte del porto” di Alessandro Gassmann che non ha bisogno di presentazioni, “Tintarella di luna”

che ci accompagnerà nel mondo letterario di Italo Calvino. Gli spettacoli hanno inizio alle ore 20,30 presso il Teatro della Corte, il Teatro Duse e il Teatro Modena. Come partecipare? Semplice! Basta recarsi in Biblioteca a Casella per ricevere informazioni sui costi, sugli spettacoli e per prenotare. Effettuata la prenotazione, lo spettatore non dovrà fare altro che trovarsi all’ora stabilita alla fermata del Bus. Arrivato a Teatro dovrà semplicemente godersi lo spettacolo! Le prenotazioni si chiuderanno al raggiungimento della capienza del Bus e comunque non oltre venerdì 4 ottobre. Vi aspettiamo per assaporare insieme, anche quest’anno, la bellezza e la magia del Teatro! Per maggiori informazioni: Biblioteca Comunale di Casella Tel 010.9687733-731      Email: biblioteca@comune.casella.ge.it

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MIBNIIN I perperB ABMAcalata B Eccolo! Appena la lenza subito un trillo del nattello. Potenza dell’appanno! Questa giornata settembrina di prima maccaja mi ha fatto tronare alla mente giorni spensierati di quasi sessant’anni fa quando, ragazzino, scendevo in “ciappeletta” su quel piccolo molo (o era soltanto un blocco di cemento?) da cui intravvedevo appena nell’acqua grigia, intorbidita dal “bulezumme”, il ventre argenteo dei cefali intenti a brucare quei sottili fili d’erba (burcio) di scoglio in competizione con le voraci “sarpelette”. Al tempo non potevo permettermi le attrezzature, a parte la canna col cimino di bambù in due pezzi che mi veniva regolarmente regalata da mio padre per il mio compleanno; così per lenza ami e piombini dipendevo dalla bontà di qualche anziano pescatore. E poi qualche montatura aggruppata e strappata la trovavo spesso sul molo, diventando specialista nello sbrogliare le lenze ingarbugliate. Prede? mai portato a casa qualcosa non più grande di un’occhiatina e di una sarpeletta. L’unica volta che catturai un bel cefalo, dopo averlo portato a riva delicatamente, cercavo di spiaggiarlo con l’onda ma un belinone, un ragazzo mai visto che credeva di farmi un piacere, cercò di tiralo su prendendo la lenza. Risultato: fuga del pesce e lacrime amare. Quanto avrei voluto portare a casa

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quella preda, se non altro per cancellare quel sorrisino beffardo dalla faccia di quelli che ti incontrano col secchiello vuoto. SQ

Bolezûmme Quande o mä o se fa grixio e storbio e-e nûvie se ammûggian da-o levante, e o Monte o se g’asconde drento, e l’ onda c’a vegne da-o fondo a fa bolezûmme, se monta a canna e se va pe’ mûzai. O boccòn l’è particolare, segondo o mòddo de pescâ; pastòn, pan françeize e borcio: a galla; sardænn-e a-o fondo. Barbette lunghe feua de moddo, da-o dozze a-o dixeutto; lammi do chinze; e o nattello l’à da ëse piccin che a-ammialo se fadiga, perché o mûzao o sûssa e o nattello o trilla; e l’ abilitæ a l’e propio quella: destengoe o trillo de l’onda da quello do pescio! E a nostra vitta a l’e comme ‘n nattello in sce-o bolezûmme de l’existensa... ... aspëtando che o destìn o ne dagghe na dentâ. (sirvìn)

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Lo Shar Pei La caratteristica della razza è il suo pelo diritto e duro al tatto (il suo nome deriva da due ideogrammi cinesi,  shu  che significa sabbia e  pei  che significa pelle, quindi pelle di sabbia). Non è ancora noto se il termine sabbia faccia riferimento al colore, oppure se indichi il tessuto particolare del mantello che sembra sabbia se si accarezza il cane contropelo. È una razza di media taglia dall’aspetto decisamente singolare e deve il suo successo non solo al suo fisico esotico, ma anche all’affetto che sa dimostrare. Sotto le sue rughe si nasconde un cane sensibile ed estremamente intelligente.

di questi cani è blu, (l’unico altro cane ad avere questa caratteristica è il Chow Chow). In famiglia non c’è niente di più dolce dello Shar Pei. Con i suoi padroni è tutto miele, affettuoso, docile: si potrebbe quasi comparare il suo carattere a quello del Boxer, cane socievole al di là di ogni dubbio. Ma attenzione! La  morfologia di un cane incide anche sul suo carattere. Per questo alcuni allevatori distinguono fra lo Shar Pei a pelo molto corto e quello dal pelo “lungo” (di 1 o 1,5 cm). Il primo è allegro, facile da allevare. Il secondo, avvicinandosi  al Chow Chow, è più distante: ama i suoi padroni ma non manifesta la stessa

Ha orecchie minuscole e spesse, a forma di triangolo e leggermente arrotondate alle estremità, gli occhi, a forma di mandorla, sono scuri, anche se è possibile trovarne chiari in accordo con il colore del manto beige o crema; il tartufo è ben evidente. I maschi hanno un’altezza di 45-50 cm e le femmine di 40-45; il peso maschile è di circa 20-25 chilogrammi e quello femminile di 16-20. Particolarità: il colore della lingua

esuberanza nella vita di tutti i giorni. Quale sarà l’avvenire del cane a pieghe e pliche? Si spera più chiaro che nel passato, perché anche se ha presto acquisito una notorietà internazionale, occorre ora non addormentarsi sulle sue pieghe e provare che non solamente può captare l’interesse del pubblico, ma anche mantenerlo vivo a lungo termine. È quello che ci si augura. SQ

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Calopsite Un allegro compagno Il pappagallo Calopsite, detto anche parrocchetto delle ninfee, è un pappagallino di medie dimensioni che, da adulto, arriva ad essere lungo circa 30 cm e, se allevato con pazienza ed il giusto metodo, può diventare un meraviglioso compagno di vita, affettuoso, giocherellone e di gran compagnia. I pappagalli Calopsite giovani sono tutti tendenzialmente grigi, ma raggiunta l’età adulta nel maschio sarà possibile apprezzare colori più intensi. Soprattutto l’area delle guance, si colorerà di un bel giallo brillante con i classici pomelli rosso acceso. La femmina invece, ha le perlature delle piume come caratteristica nella livrea. Un’altra caratteristica del maschio rispetto alla femmina è la maggior predisposizione al canto, un canto particolare e simpatico. Esso, infatti, è in grado di imparare suoni e motivetti e di riprodurli durante la giornata, per attirare l’attenzione del padrone. Le Calopsite possono essere allevate rispettandone le esigenze di movimento, e quindi, senza costringerle tutto il giorno in una gabbia (si parlerà quindi di allevamento a mano(*)). Naturalmente, chi sceglie di acquistare uno di questi splendidi pappagalli, è prob-

abile che voglia costruire con lui un rapporto e considerarlo un animale da compagnia. Parlargli, fischiettare canzoncine o cantare sarà il modo per insegnar loro a ripetere interagendo con noi. Imbeccarlo, coccolarlo, giocare con lui, accarezzarlo, scaldarlo tra le mani, avvicinarlo al viso e tenerlo con sé il più possibile… Questi gesti, uniti ad una infinita pazienza, aiuteranno il pappagallo ad abituarsi all’uomo e lo renderanno socievole, affettuoso e giocherellone. Se si abitua il volatile a vivere libero non ci sarà bisogno di una gabbia  esageratamente grande. L'importante è che abbia dimensioni comode che non lo facciano sentire eccessivamente costretto e che sia arredata con tutti gli accessori per voliere del caso: trespolo o posatoi, un distributore d›acqua, una piccola mangiatoia ecc. (*)C’è chi sostiene che per l’allevamento a mano si debba iniziare con pappagalli ancora da svezzare (approccio più delicato e pericoloso per l’uccellino), e c’è chi invece pensa che l’adattamento al padrone sia possibile anche con esemplari più adulti. In entrambi i casi sono necessari tanta pazienza, delicatezza e coccole a volontà.

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Pro Loco Crocefieschi – nuovo Consiglio, nuova avventura, in attesa della Castagnata A fine Giugno di quest’anno, la Pro Loco di Crocefieschi ha tenuto le elezioni del nuovo Consiglio ed il nuovo Presidente è Gian Paolo Sampellegrini. Poiché l’estate era già iniziata, il nuovo Consiglio si è subito dato da fare affinché la stagione 2019 non fosse perduta. Per fortuna, la nuova squadra si è subito affiatata ed i risultati positivi si sono visti. Come primo segno, la Pro Loco ha appoggiato e promosso una serie di concerti intitolati “Crocefieschi in Musica” che ci hanno accompagnato per tutto Agosto. Come da consolidata tradizione, il mese è iniziato con la cultura ed in particolare con “Crocefieschi Legge”, una serie di eventi dedicati alla lettura, con il patrocinio della “Dante Alghieri” ed in collaborazione con la Biblioteca De Amicis di Genova. Un bell’evento che vuole riscoprire e valorizzare la bellezza della lettura, in un’epoca in cui la tecnologia fa perdere tra i giovani la gioia di tenere un libro in mano. Per gli amanti della montagna a metà Agosto abbiamo organizzato la “Mangia e Sua” (per i non genovesi, Mangia e Suda), una camminata nei sentieri del paese sino alla Cappelletta degli Alpini, inframmezzata da punti di ristoro dove tutti hanno mangiato e bevuto a sazietà. All’arrivo, una mangiata senza fine, non se ne poteva più!!!! Spazio ai bambini!! Verso la fine del mese, si è tenuta l’Estemporanea di pittura, alla ricerca di nuovi e

giovani talenti che hanno disegnato vari scorci del paese, abbiamo scoperto dei grandi artisti in erba!! A fine mese la musica. Una serata, in occasione della presentazione della squadra di calcio, ha ospitato i Trilli nella piazza davanti al Comune, insieme ad una mangiata serale con l’aiuto dei commercianti del paese. Una bellissima festa, con una partecipazione superiore ad ogni aspettativa. La sera seguente, un concerto del nostro Coro Parrocchiale, in occasione della festività della Madonna della Guardia, accompagnato da un ensemble di archi di altissimo livello. Che dire, quindi? Nonostante l’avvio del nuovo Consiglio a ridosso dell’estate, siamo partiti alla grande ed il paese ci ha sostenuto ed aiutato. Un grazie a tutte le persone del paese, che hanno collaborato alla realizzazione degli eventi e che non fanno mai mancare il loro supporto. Probabilmente, chi sta leggendo questo testo, penserà che questo è un articolo auto celebrativo, probabilmente è vero, ma ogni tanto bisogna anche sapersi dire “bravi, ottimo lavoro”. La forza e l’entusiasmo nel voler lavorare per la propria comunità viene proprio dalla soddisfazione nel vedere i risultati postivi del proprio impegno, così facendo si dimentica la fatica e ci si diverte tantissimo. Lo spirito delle Pro Loco, ricordia-

moci che in Liguria sono circa 160 ed in Italia oltre 6.000, è proprio promuovere il territorio e lavorare con entusiasmo per rendere più solare e felice la vita nei propri paesi. Il momento più i m p o r t a n te , però, si sta avvicinando, ad Ottobre, esattamente la seconda domenica del mese, è previsto l’evento più atteso da tantissime persone. Si farà a non si farà? E’ stato il tormentone di tutta l’estate di Crocefieschi, è stato divertente sentire le voci del paese e le tante preoccupazioni sulla realizzazione dell’evento più significativo: la Castagnata, quest’anno è l’edizione n. 41. Le preoccupazioni sono state legittime, la situazione amministrativa del Comune, con l’arrivo del Commissario Prefettizio, infatti, ha reso incerta sino all’ultimo la conferma o meno della festa. Ebbene, si fa. Il Commissario Prefettizio, consapevole dell’importanza e del valore storico per la cittadinanza della manifestazione, lontano dalla volontà di impedire tale evento, ha autorizzato la 41° edizione della Castagnata, in data 13 Ottobre 2019. Il Commissario, quindi, sebbene sia

ovviamente molto preoccupato per la situazione e per i numeri di affluenza previsti, ha dato il suo benestare e per questo gli siamo grati.

È sicuramente entusiasmante vedere un paese tutto unito nella volontà di fare la Castagnata: Crocefieschi, con tutti i problemi, le contraddizioni e le difficoltà che si trovano a vivere in una piccola comunità di montagna, ha comunque il grande valore di sapersi unire nelle scelte che coinvolgono tutti. In definitiva, la stagione estiva 2019 appena conclusa si può valutare positivamente. La Pro Loco di Crocefieschi non entra in letargo, durante l’inverno si lavorerà per organizzare nuove opportunità di socializzazione ed incontro, il paese lo vuole, il paese lo merita. Enrico Mendace (Vice Presidente) Pro Loco Crocefieschi

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VI Corso di rianimazione e primo soccorso

Gite Gruppo Escursionistico Busallese di ottobre

19 e 20 ottobre 2019 - Rifugio Parco Antola - Propata (Ge) Organizzato presso il RifugioParco Antola dall’Associazione Centro di Formazione IRC “New Life Resuscitation”, in collaborazione con il comitato Croce Rossa Italiana di Vignole Borbera (AL) e il Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Genova, con il supporto di Parco Antola e Club Alpino Italiano, ha richiesto il patrocinio della Regione Liguria, della Città Metropolitana di Genova, dei comuni di Valbrevenna, Propata e Carrega Ligure (AL), di diverse associazioni dell’outdoor. La due giorni (dalle h 14;30 del sabato alle h 13;00 della domenica) è finalizzata ad acquisire le conoscenze di base su come agire in situazioni di emergenza nell’ambiente montano, per soccorrere un infortunato e tentare di salvare una vita mettendo in atto manovre di primo soccorso, rianimazione cardiopolmonare e con l’impiego di un defibrillatore. Inoltre vengono impartite nozioni base di orientamen-

Domenica 13 ottobre Raccolta delle castagne Partenza da Busalla, Piazza Colombo alle ore 9 con auto proprie per loc. Inagea. Inizio escursione per: Costalovaia - Monte Pianetto con raccolta castagne lungo il percorso. Pranzo: al sacco. Prenotazioni presso la sede G.E.B. giovedì 10/10, comunicando la disponibilità di posti auto. Referente per le prenotazioni: Mario Molinari Cell. 3688447825 Sede G.E.B. tel. 010.9641745 (giovedì dalle ore 21 alle 23).

to, cartografia, le corrette modalità per la chiamata al 112 e molto altro. Il corso, con certificazione finale Italian Resuscitation Council e 112 Regione Liguria, è rivolto a tutti coloro che frequentano l’ambiente appenninico e in particolare ad istruttori, guide naturalistiche, lavoratori e sportivi in quota (runners, MTB, NW, ecc.) ma soprattutto ad escursionisti e abitanti delle frazioni montane, che possono trovarsi a dover fronteggiare un emergenza sanitaria lungo i sentieri o nei paesi più isolati. Un corso che si è evoluto di anno in anno, che ha prestigiose collaborazioni di esperti del settore e che quest’ anno avrà tra i docenti il dirigente responsabile della Centrale Unica di Risposta del NUE 112 Liguria, dott. Sergio Caglieris. L’iscrizione è obbligatoria entro il 15 ottobre, costo € 85 con mezza pensione al rifugio compresa. Informazioni e iscrizioni:  Cell. 348.49.23.702 cdf.newlife@yahoo.it Il corso avrà luogo anche in caso di maltempo salvo allerta arancione. www.newliferesuscitation.org www.rifugioantola.com

Domenica 20 ottobre Polenta e castagnata alla Bastia Partenza da Busalla, Piazza Colombo, alle ore 9. Inizio escursione per Sarissola – Gruppalin – Ca de Mattia - Bastia. Tempo di salita ore 1,30. Ritorno per Olivieri – Cappelletta Carmine ore 1. Dalle ore 12,30 polenta per tutti... possibilità di cuocere cibi propri alla piastra e poi… vino e… caldarroste. Prenotazioni presso sede G.E.B. entro giovedì 17/10.

Referenti per le prenotazioni: Banchero Giuseppe tel. 010.9641650. Repetto Gianluigi (cell. 349.1920390), Molinari Mario, tel. 010.9648117. Sede G.E.B. tel. 010.9641745 (giovedì dalle ore 21 alle 23). Venerdì 25 ottobre Assemblea generale dei soci Sede G.E.B. ore 19 (valida se viene raggiunto il 50% +1 degli aventi diritto). Ore 21, in seconda convocazione (valida qualunque sia il numero di partecipanti). Ordine del giorno: - Relazione morale. - Relazione economica. - Elezione del Consiglio Direttivo per l’anno 2020. - Dibattito e rinfresco. Domenica 27 ottobre Punta Martin mt. 1001 Partenza da Busalla, Piazza Colombo con minibus privato alle ore 7 per Acquasanta e Passo del Turchino. Escursione 1: Acquasanta Punta Martin dislivello 850 mt. Difficoltà EE. Ore salita 3. Escursione 2: Passo del Turchino – Punta Martin dislivello 550 mt. Difficoltà E. Ore di salita 2,15. Ritrovo dei gruppi in vetta. Discesa “insieme” al Passo del Turchino. Pranzo al sacco. Prenotazioni presso la sede G.E.B. giovedì 17/10 previo versamento dell’intera quota di viaggio di euro 18. Referenti per le prenotazioni Valente Carlo cell. 335.7430910 Bellina Pietro cell. 335.7475600. Sede G.E.B. tel. 010.9641745 (giovedì dalle ore 21 alle 23).

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I viaggi Titolo Viaggio in Bretagna, Normandia e Picardia

Un viaggio in Francia tra oceano, falesie, cattedrali gotiche e gargouille, paesaggi incantati e profumo di fiori, di crepes e di sidro Viaggiare rende modesti ci mostra quanto è piccolo il posto che occupiamo nel mondo. (Gustave Flaubert) Nel nord-ovest della Francia c’è una penisola collinare che si estende verso l’oceano Atlantico e forma un vasto promontorio verso la Manica, dove lungo le strade s’incontrano case con tetti di paglia e cespugli di ortensie coloratissimi: è la Bretagna (Bretagne- Breizh) così chiamata da quel popolo Bretone che vi si insediò fuggendo dalla Britannia l’attuale Gran Bretagna. L’ermellino è il suo simbolo tanto amato quanto il Triskell, antico simbolo solare celtico. La Gwen ha Du è la sua nuova bandiera a strisce bianche e nere. Crepes, gelato au caramel, ottimi formaggi e sidro ci accompagnano per tutta la regione. Maria Luisa, la nostra guida, che si rivelerà davvero molto brava nel raccontarci la storia di questi luoghi e popoli, ci accompagnerà per tutto il viaggio che incomincia subito da Nantes che è capoluogo del dipartimento della Loira antica ed è situata nella Bretagna storica. Proprio qui uno splendido esempio di gotico fiammeggiante si staglia davanti a noi; è l’imponente Cattedrale di San Pietro e Paolo. Di grande fascino e bellezza architettonica che custodisce al suo interno il sepolcro dei duchi di Bretagna genitori di Anna di Bretagna. Il Castello dei duchi, una fortezza in stile rinascimentale è al centro della cittadina. La città di Nantes è ricca d’arte e cultura e girando per le sue vie ci offre testimonianza del suo passato. Lo stile neoclassico lo ritroviamo attraversando il “Passage Pommeraye” un elegante passaggio di scale in ferro battuto, volte in vetro e statue di marmo classificato oggi come monumento nazio-

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nale che ospita boutique di lusso. Sull’isola di Beaulieu, nel centro di Nantes ritorniamo un po’ tutti bambini, ci divertiamo con il “Grand Elephant” meccanicizzato ispirato ai romanzi di Jules Vernes e alle invenzioni immaginate da Leonardo Da Vinci.

L’elefante che va a spasso per l’isola e ci barrisce spruzza con la sua proboscide. Lasciato il divertimento dell’isola ci immergiamo nuovamente nella storia. Guerande, una cittadina medioevale circondata da mura ben conservate e nell’interno piccole strade con case in pietra e tetti di ardesia, ci regala il vero sapore della Bretagna col suo sale di colore grigio chiaro, molto più ricco di ioni ed oligoelementi, ed il suo “Caramel au burre salé”. Il viaggio è solo all’inizio ogni giorno risaliamo un pezzetto di costa ed eccoci nel Golfo di Morbihan sull’Atlantico. Nel “Piccolo Mare” sembra ci siano disseminate più di trecento isole, che leggenda racconta sembra si siano formate dalla collana della fate scacciate dalla foresta di Brocéliande. Vannes, la città bianca è in fondo a questo golfo. Porta Saint Vincent ci permette di entrare nella città vecchia, tutta la via è costeggiata da edifici del XVII sec. e da palazzi signorili che si alternano alle case a graticcio. La strada ci conduce fino alla piazza dove di trova la Cattedrale Saint Pierre e l’Hotel de Ville si staglia su curati giardini alla

francese. La cittadina è circondata da torri e porte che interrompono le mura e che si affacciano su altrettanto colorati giardini sempre in stile francese. Carnac è sinonimo di Menhirs. I “Mégalithes de Carnac” risalenti a 6000 anni fa, sono pietre misteriose organizzate in complessi sistemi che non hanno ancora rivelato il loro scopo e sono i più grandi ed antichi al mondo. Ma nella cittadina non ci sono solo menhirs da vedere c’è anche una grande spiaggia di sabbia fine bagnata dall’oceano e disseminata di numerose conchiglie dove ci fermiamo un po’ a passeggiare, luogo ideale per un momento di relax. Lungo il percorso tanti paesini che hanno ispirato gli artisti locali. Pont Aven è un’incantevole cittadina sull’omonimo fiume, formata da ponticelli e mulini ad acqua, dove Paul Gauguin, ispirato dalla sua atmosfera fondò la scuola impressionistica nel 1886. Le giornate non terminano mai senza vedere le cose più belle ed

eccoci così arrivati a Concarneau importante porto ma soprattutto conosciuto per la sua “Ville Close”, un piccolo gioiello al centro del porto circondato da possenti mura dove una strada principale condu-

ce alla piazza e stradine collaterali mostrano le case dei pescatori dei tempi passati. È davvero un piccolo gioiello ricco di patrimonio storico. La giornata è un po’ uggiosa con una fine pioggerella: è la situazione ideale per visitare Locronan una cittadina di case in granito scelta prima dai Celti per creare un percorso sacro e poi cristianizzata da San Ronan (da cui il nome) che vi costruì la Chiesa in stile gotico fiorito. Attorno alla Chiesa nelle vie molte case e negozi ancora in stile tradizionale. La cittadina è famosa per la sua suggestiva “Grande Troménie”, la Processione in onore del Santo. Proprio per il suo fascino qui sono stati girati numerosi film. I Calvaires, monumenti pubblici che rievocano la Passione di Cristo in cui sono presenti molte figure dell’iconografia Cristiana che servivano per spiegare la Storia della Chiesa ai fedeli, si trovano un po’ in tutta la Bretagna. Uno dei sette e principali Grandi “Calvaires”, eretto nel 1610, si trova a St. Thegonnec un piccolo borgo con una Chiesa parrocchiale tra le più belle della Bretagna. Ma l’oceano ci aspetta, il sole ha deciso finalmente di fare capolino e una lunga passeggiata tra l’erica fiorita che segna ormai l’avvicinarsi dell’autunno, ci conduce ad un promontorio detto “alla fine del mon-

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do” a… la Pointe du Raz dove l’oceano si infrange sul faro della Vieille e sulle ripide scogliere alte circa 70 metri. La statua di Notre Dame dei naufraghi ricorda ai naviganti la pericolosità di questo mare.

Cap Coz ci offre un panorama sull’oceano meraviglioso con la sua spiaggia scoperta dalla bassa marea. Una rigogliosa natura, paesaggi bellissimi e tanto granito rosa è ciò che ci aspetta adesso: è la Cotes d’Armour un insieme di tante sfumature di rosa. Ploumanac’h sulla costa di granito rosa ha un’atmosfera magica, qui ci accoglie una grande spiaggia di sabbia fine dove si stagliano innumerevoli massi dalle dimensioni e figure più bizzarre. Ed il faro guardiano svetta come sempre lassù sulla roccia. Dal faro si gode uno spettacolo davvero unico sulla Manica. Un po’ di foto ma poi lo sguardo si perde all’orizzonte. Di fronte a noi un piccolo arcipelago di numerose isole, dominato dalla principale che è l’Ile de Bréath, l’isola dei fiori e delle rocce rosa. Scesi sull’isola, raggiungiamo il borgo dopo una lunga camminata che dal mare ci conduce tra ville e cespugli di ortensie. In passato rifugio di corsari mentre oggi centro turistico che è ancora abitato da pescatori. Proprio sul confine di una nuova regione si trova la cittadina di Saint Malo città corsara che conserva un centro storico circondato da alte mura in granito; oggi come allora una città molto ambita e frequentata ed una famosa località balneare. Abbiamo percorso molti chilometri ed il confine con la nuova regione è vicino ed infatti ecco che siamo già in Normandia che ci mo-

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stra subito una delle sue bellezze. Questa regione ricca di fascino si trova nel nord-ovest della Francia, è grande produttrice di latte, famosa per gli ottimi formaggi, sidro di mele e frutti di mare ma ci offre anche bellezze architettoniche davvero uniche. Un Angelo, San Michele; un Vescovo, Aubert; tre apparizioni, un sogno, costruire un Santuario. Il Mont Saint Michel questa’abazia che svetta su di una rupe granitica avvolta da edifici che formano un vero gioiello d’architettura. Prima abbazia, poi prigione oggi patrimonio UNESCO, la rocca viene definita” meraviglia d’occidente” visto che è una delle sette meraviglie del mondo. Il sole fa per noi da cornice a questo monte, luogo incantato appartenente alle fiabe per il fenomeno delle maree sigiziali, legate alle fasi

lunari che trasformano questa rocca in un vero e proprio isolotto. La costa normanna è veramente affascinante con le sue meravigliose spiagge… si spiagge distribuite su 80 Km di costa. Ma che spiagge… luoghi carichi di significato per la riconquista dell’Europa da parte degli Alleati che finalmente pose fine al nazismo e all’occupazione tedesca. “6 giugno 1944” il D-Day questa la scritta all’ingresso del museo: fu quel giorno che gli alleati sbarcano sulle spiagge. Arromanches, il sole splende ma il silenzio nel museo alla fine del filmato degli eventi di quei giorni è assordante, ci guardiamo, usciamo in silenzio, non riusciamo a dire nulla. E poi arriviamo nel punto strategico delle fortificazioni tedesche dove ancora ci sono, ben

conservate, le “Casematte”, opere di fortificazione munite di cannoni: siamo a Point Du Hoc. Quanto silenzio nell’ordinato cimitero americano, una fascia di terra che sovrasta la spiaggia donata dai francesi ali americani, che ne fecero già allora loro territorio nazionale. Le numerosissime croci bianche in marmo di lasa, sono una parte della testimonianza di quella cruenta battaglia. Tutto questo oggi è storia, una storia che non si può dimenticare soprattutto dopo avere visto questi luoghi, una storia che lasciamo su queste spiagge ma che portiamo nel cuore mentre riprendiamo il nostro viaggio. Tutto diventa sempre più affascinante soprattutto lungo la Cote Fleurie. Tanti piccoli borghi premiati come “Villes Fleuris” ci conducono ad un piccolo porto dove l’atmosfera è magica e dove tutto sembra essere rimasto immutato nel tempo. Sulla foce della Senna infatti sorge Honfleur un porticciolo di rara bellezza che aveva attratto molti artisti soprattutto poeti e pittori impressionisti. Antiche case di pietra colorate fanno da cornice al porto e riflettendosi nell’acqua creano un romantico panorama e poi vicoli stretti e pittoreschi tra le case a graticcio si aprono in deli-

ziose piazzette dove in quella principale troviamo la Chiesa di Santa Caterina. Falesie di selce bianca a picco sul mare della Manica, misteriose sculture scolpite in queste rocce che lasciano spazio all’immaginazione, un luogo che ha ispirato numerosi artisti illustri come Maupassant, Maurice Leblanch, e altri.

E quando si arriva di fronte alla spiaggia, le Perrey, di Etretat si capisce il perché di tale bellezza. Una spiaggia formata da piccoli nuclei di selce che staccatisi dalle falesie e lavorati dal mare, formano un insieme di tondi granelli che le regalano un fascino davvero unico e particolare. Il crepitio di questi ciottoli, il rumore del mare ed il vento creano un non so che di mistero. E una volta arrivati fin qui è d’obbligo salire sulle falesie. Saliamo sulla “Falasie d’ Arval” e da lassù il panorama e la bellezza delle sue scogliere è davvero unico. Qui si tramandano ancora oggi leggende millenarie. Lasciata la magia della spiaggia incantata ci dirigiamo a Rouen capoluogo della Regione e città intrisa di storia. Qui lo stile gotico invade la città soprattutto con la Cattedrale di Notre-Dame una delle più belle al mondo ed il Gros Horloge, nella Torre Civica; un orologio complesso con raffigurazioni allegoriche che nel tempo passato scandiva i ritmi della città. È uno dei più belli ed antichi d’Europa. E poi la grande piazza del mercato dove al centro una targa indica il luogo dove Giovanna d’Arco fu giustiziata. Nei pressi della piazza

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I viaggi la moderna chiesa a lei dedicata. Come conciliare botanica e pittura? Dove poter studiare la luce, già la mattina all’alba e la fantasia dei

colori del paesaggio che cambiano di stagione in stagione? Solo in un paesino normanno di 300 abitanti dove confluiscono la Senna con l’Epte e dove una casa color rosa, con infissi verde brillante, si affaccia su una tenuta di alberi di mele da sidro. Si proprio a Giverny nella “Pressoir”, la tenuta di un industriale delle Antille della quale il grande pittore Claude Monet rimase rapito proprio per bellezza del paesaggio. Monet trasformò poi questa proprietà in una vera e propria opera d’arte. La casa dentro e fuori diventa così un tripudio di colori; stanze dipinte di giallo e di azzurro, atelier luminosi ed un giardino pieno di piante e fiori vibrante di colori e luci in ogni stagione.

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Non si può venire in Francia senza passare di qui, da quella che oggi è la “Fondazione Monet”; non si può non rimanere un po’ seduti in questo vivace giardino e non percorrere il verde ponte giapponese che il pittore immortalò nella famosa serie delle “Nympheas”. E così noi abbiamo fatto. Un momento di serenità, i pieno di “luce” in una calda giornata di sole. Ultima tappa, poco meta turistica, ma non per questo meno bella, nel nord della Francia, è la Picardia, una regione carica di storia. Amiens il suo capoluogo ci mostra la sua imponente Cattedrale, la più grande di Francia: Notre-Dame d’Amiens, capolavoro gotico voluto dal vescovo Fouilloy qui sepolto. La Cattedrale si distingue per l’immenso ciclo scultoreo con cui la facciata è decorata che ai tempi della sua costruzione era tutto colorato (ci è stato mostrato in un fantastico spettacolo notturno). Al centro sul pavimento della navata centrale il labirinto ottagonale che intreccia percorsi che conducono in due direzioni: luce ed ombra, alle colonne la memoria

dei soldati caduti sulle spiagge di Normandia, e poi le importanti “Cloutures du core” che erano delle vere e proprie “Bibbie di pietra” che circondando i cori raccontavano tutta la Storia Sacra. E ancora la reliquia della testa di San Giovanni Battista, gli “Stalli” questi splendidi seggi del coro rimasti intatti. Insomma nell’immensa Cattedrale, oggi patrimonio UNESCO, ci si potrebbe passare un’intera giornata o più. Ma Amiens è anche: le case del quartiere di Saint Leu, il più tipico ed antico con casette di legno colorate su canali e circondate da fiori; è case a graticcio, con travi in legno e pareti colorate descritte in alcuni romanzi dove veniva messa ad asciugare la lana; è anche Hortillonsges, orti e giardini incantati costruiti lungo un canale di acqua corrente allora fonte di produzione oggi invece più come ornamento per le case. I giorni sono passati, è arrivato il tempo di tornare a casa. Anche questo viaggio diventerà un ricordo, un prezioso ricordo, un altro bagaglio di conoscenze e di cultura. Grazie Anna perché, come ogni volta, hai saputo accompagnarci in posti davvero unici per la loro bellezza e particolarità, grazie perché ancora una volta ci hai dato la possibilità di condividere questi giorni. È stato piacevole incontrare di nuovo alcuni compagni di viaggio, conoscerne di nuovi e scoprire questi bellissimi posti carichi di tanta storia. E anche questa volta il “giro” è finito, sì il giro per la Francia ma non il Viaggio, perché il Viaggio è sempre e solo… all’inizio. Alessandra Ratto

“Trugarez” Alessandra Grazie, in lingua bretone, per il tuo scritto che trasmette, nella sua esposizione il tuo entusiasmo e la sensibilità che ti contraddistingue, nella descrizione dei luoghi visitati nelle regioni della Bretagna e Normandia. Ogni viaggio lo si vive più volte: quando lo sogni, quando lo percorri e quando lo ricordi, e l’esperienza che abbiamo condiviso marita più di un post frettoloso o di una carrellata di fotografie sui social. Camminando si apprezza la vita, camminando si conoscono persone; è un mettere insieme un gruppo e sentire l’armonia fluire al suo interno. Approfitto quindi dell’occasione per ringraziare tutti coloro che con la loro presenza hanno contribuito alla riuscita di questo viaggio, saluto tutti con affetto e con un arrivederci (kenavo in bretone). Perché la fine di un viaggio è solo l’inizio di un altro. Perché il viaggio non finisce mai… solo i viaggiatori finiscono! Anna Lindner

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Scontrino elettronico 2019 al via L’obbligo dell’invio telematico all’Agenzia delle Entrate dei dati di scontrini e ricevute, in vigore dal 1° luglio 2019, riguarderà per ora solo commercianti, esercenti e operatori che nel 2018 hanno avuto un volume d’affari superiore a 400 mila euro. Il “decreto crescita” prevede che i dati relativi ai corrispettivi giornalieri, siano trasmessi telematicamente all’Agenzia delle Entrate entro dodici giorni dall’effettuazione dell’operazione, inoltre come anche specificato nella Circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 15 del 29 giugno 2019, è stata prevista una moratoria delle sanzioni di sei mesi. La moratoria prevede la disapplicazione delle sanzioni per il primo semestre di avvio dell’obbligo, a condizione che il contribuente trasmetta i dati all’Agenzia delle Entrate entro il termine del mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione. Chi ancora non ha attivato i registratori telematici, potrà certificare i corrispettivi memorizzando gli stessi con i registratori di cassa già in uso, o con l’emissione di ricevute fiscali. Il registratore telematico Per procedere alla corretta memorizzazione elettronica e trasmissione telematica giornaliera dei

corrispettivi, è previsto che gli esercenti debbano dotarsi di un registratore  telematico che costituisce una vera e propria evoluzione del misuratore fiscale, a cui si aggiunge la nuova funzionalità.

Potranno essere utilizzati anche i registratori di cassa ad oggi esistenti, che dovranno comunque essere adattati  in modo da rispettare i requisiti previsti nelle specifiche tecniche emanate dall’Agenzia delle Entrate. L’installazione e l’attivazione  del registratore telematico presso l’esercente, deve essere effettuata da tecnici abilitati dall’Agenzia delle Entrate. I soggetti tenuti alla memorizzazione elettronica e trasmissione telematica dei corrispettivi giornalieri, possono beneficiare per gli anni 2019 e 2020, di un credito d’imposta pari al 50% della spesa sostenuta, per un massimo di 250 euro in caso di acquisto, e di 50 euro in caso di adattamento, per ogni   strumento tecnologico utilizzato.

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Festa d'autunno

sabato 19 e domenica 20 ottobre Festa d’Autunno a Busalla tra trofie di castagne, mercatini e shopping Busalla - La Pro Loco, col patrocinio del Comune di Busalla, ripropone l’ormai tradizionale Festa d’Autunno, giunta quest’anno alla sua quinta edizione. Protagonista sarà̀ ancora una volta la trofia di castagna preparato dai nostri volontari nella giornata di sabato a mezzogiorno e la sera dalle 19; e domenica a mezzogiorno sotto la tendostruttura in Piazza Macciò. Le trofie sono un tipo di pasta tipica delle cucina ligure, di forma allungata, sottile e inconfondibile, che può essere paragonata alla forma della spirale del cavatappi. Il suo nome potrebbe derivare dal genovese “strufuggiâ”, ovvero strofinare, dal movimento necessario per arricciarle con la mano che striscia la pasta sul pianale o, secondo una interpretazione dotta, dal greco”  trophe”,  nutrimento, o “trépho”, volgere, torcere, nel senso di attorcigliare. In realtà esistono tre tipi di trofie: le classiche, quelle per intenderci di Recco, fatte con farina di grano duro macinata con la semola; le cosiddette “avvantaggiate” fatte con  farina bianca tagliata con farina integrale e le “bastarde”, nata in tempo di guerra, quando i nostri contadini  essiccavano le castagne per ottenere la farina, utilizzata al posto di quella di grano. Da cinque anni dunque le trofie di castagna sono diventate le regine in-

contraste della festa di Autunno di Busalla, manifestazione arricchita dalla presenza di mercatini dei sapori, dei prodotti locali, degli antichi mestieri e dell’artigianato. Sabato 19 inoltre, a partire dalle 15,30, in Piazza Ferralasco, si svolgeranno giochi per grandi e piccini presi dalla tradizione dei nostri nonni, a cura di Pazzanimazione e alle 21, in piazza Macciò, si esibiranno, Wolly e i Duo Tre, con cover e karaoke.

Domenica alle ore 16, in piazza Macciò, il cabarettista e presentatore televisivo Mauro Silvestri presenterà lo spettacolo teatrale “All’umbra da lanterna” La Festa d’Autunno a Busalla è anche occasione di shopping con l’apertura domenicale dei negozi dalle ore 15 alle ore 19. Vi aspettiamo numerosi!

MENU Trofie al pesto - Trofie ai formaggi Lonza - Salamini Hamburger - Patatine Acqua - Vino - Birra Bibite - Dolci - Caffè

1° concorso fotografico amatoriale per adulti e bambini Domenica 13 ottobre partirà il I° Concorso Fotografico amatoriale per adulti e bambini, indetto dalla Pro Loco di Busalla con il patrocinio del Comune di Busalla e dell’ente Parco Antola e con la collaborazione dell’”Osteria della Bastia”. Il concorso,“ Bastia e le sue Rocche in un click”, si prefigge lo scopo di far scoprire o riscoprire il nostro territorio partendo da una realtà locale di grande interesse paesaggistico e religioso. Bastia, frazione del Comune di Busalla è un piccolo borgo situato a circa 670 metri di altezza sul punto di confine tra i comuni di Busalla e di Ronco Scrivia, rinoma-

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to per il suo Santuario, immerso nel verde, da sempre richiamo per villeggianti e meta per scampagnate o gite fuori porta a contatto con la natura. Il paese deve il suo nome alla bastionata di conglomerato, che si erge, caratterizzando tutta la zona, di fronte al Santuario, mentre dietro si stagliano le spettacolari e selvagge Rocche del Reo Passo. La leggenda narra che, nella prima metà del XVII secolo, venne ritrovata, all’interno di una piccola fessura nella roccia, una statuina raffigurante la Madonna. Nel 1660 fu eretta una piccola cappella in seguito ampliata e, più tardi, spostata sul sito ove oggi possia-

mo visitarla. La piccola statua ritrovata è conservata nel timpano della facciata dell’edificio. Nel 1946, adiacente al santuario, fu posta, in una grotta, una statua in marmo della Madonna, opera dello scultore Airaldi. In passato lo sviluppo di Bastia, incentrato sul Santuario stesso, fu per gran parte opera di Don Luigi Simonotto, che  oggi riposa al suo interno.  Bastia è ancor oggi una meta che  evoca l’idea di pace e tranquillità. Per informazioni: Pro Loco Busalla tel. 345.0878438 e Osteria della Bastia tel. 010.9849337

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Mantrailing in Villa Borzino Busalla – Sabato 19 ottobre dalle ore 18,30 a Villa Borzino si svolgerà una serata gratuita dedicata all’olfatto del cane organizzata da Red Evolution Sky ASD/APS in collaborazione con Wild Dog. A questo proposito: quanto sappiamo delle capacità olfattive del cane? Ce lo spiega la dottoressa Bottaro in questo suo intervento. L’olfatto del cane è tra 100.000 e un milione di volte più sensibile del naso di un essere umano e il rinencefalo del cane, ossia la parte essenzialmente olfattoria del cervello dei vertebrati, è circa sette volte più grande rispetto a quello degli esseri umani. L’uomo ha iniziato ad utilizzare il naso del cane agli albori di una partnership millenaria, durante le battute di caccia. Da quel momento in poi, il naso del cane è stato impiegato nei più svariati ambiti: in guerra per trovare mine ed esplosivi, dalle forze di polizia per trovare sostanze stupefacenti, valuta, armi, tracce ematiche, merci di contrabbando, dalle associazioni di protezione civile per ritrovare persone disperse. Inoltre, recentemente in Italia è stato condotto uno studio da A. Schoon e R. Bottaro sull’impiego del cane in ambito penitenziario per il rilevamento di telefoni cellulari. Numerose aziende utilizzano il naso del cane per trovare cimici dei letti, ratti, termiti. I cani sono partner di eccellenza per i ricercatori nel settore faunistico-ambientale perché possono rilevare l’odore di specie protette, segnalare la presenza di specie aliene o di malattie delle piante. Infine, il naso del cane si è rivelato utile nel campo della ricerca medica, permettendo diagnosi

precoci di varie tipologie di cancro e nell’allerta diabete. Ma le attività olfattive possono essere anche un gioco divertente da fare assieme al proprio cane. Sia la ricerca sostanze che la ricerca persone possono essere declinate in un passatempo stimolante per cani e proprietari. A Wild Dog ASD lo sappiamo bene ed è per questo che oramai dieci anni fa abbiamo iniziato ad organizzare allenamenti ludico-sportivi di en-

ed utilizzata per la ricerca persone scomparse in protezione civile: i cani imparano ad annusare un oggetto appartenente ad una persona e seguire il percorso fatto dalla persona sino a permettere il ritrovamento. Si tratta di discipline che possono essere svolte con successo da cani di ogni razza ed età e che non richiedono particolari esperienze da parte dei proprietari.

trambe le discipline, percorso che ci ha portati a diventare referenti nazionali delle discipline olfattive di AICS, un Ente di Promozione Sportiva del CONI. La ricerca sportiva sostanze è una disciplina derivata dall’attività professionale dei cani che cercano droga od esplosivi e consiste nell’insegnare al cane a riconoscere un odore (come chiodi di garofano o piccolissimi pezzetti di Kong, un gioco per cani) in diversi ambienti quali autovetture, edifici o persone. La ricerca sportiva su traccia è una disciplina derivata dall’attività di ricerca chiamata mantrailing

Durante la serata gli istruttori di Wild Dog svolgeranno delle dimostrazioni di ricerca sostanze con i loro cani e permetteranno ai cani presenti di cimentarsi in prove di crescente difficoltà. A seguire Roberta Bottaro e Ivan Girardon presenteranno il loro libro “Mantrailing: guida all’addestramento”, il primo manuale “Made in Italy” sulla ricerca persone scomparse con l’impiego della tecnica del mantrailing. Dott.ssa Roberta Bottaro Direttore Tecnico Wild Dog ASD Istruttore mantrailing INBTI Referente AAK9 Italia

Conoscenza e conoscenza incompleta Quattro rane stavano sedute su di un tronco che galleggiava in riva ad un fiume. Improvvisamente il tronco fu preso dalla corrente che lentamente prese a trascinarlo. Le rane, che non avevano mai navigato, erano incantate e interessate al tempo stesso. Dopo un po’ la prima rana parlò e disse: “Questo tronco è proprio una meraviglia. Si muove come se fosse vivo. Non se ne sono mai visti di così.” E la seconda rana parlò e disse: “No amiche mie, questo tronco, come gli altri, non si muove. È il fiume che scorre verso il mare e ci porta con sé.” E la terza rana parlò e disse: “Non si muovono né il tronco né il fiume; ciò che si muove è nelle nostre menti. Poiché senza pensiero non si muove nulla.” Le tre rane cominciarono così a bisticciare su che cosa si stesse realmente muovendo. Il litigio si fece sempre più violento, ma l’accordo non si trovava. Si rivolsero allora alla quarta rana, che fino a quel momento aveva ascoltato in silenzio, e chiesero la sua opinione. E la quarta rana disse: “Ciascuna di voi ha ragione, nessuna ha torto. Si muovono il tronco, l’acqua e il vostro pensiero.” Le tre rane andarono in collera, poiché nessuna voleva ammettere che la sua non fosse la completa verità e che le altre non avessero completamente torto. Accadde a questo punto una cosa strana. Le tre rane tutte insieme buttarono la quarta nell’acqua. Gibran Kahlil Gibran

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A 10 anni dal terremoto del 6 aprile 2009 Missione compiuta. Così titolavamo sul n° 164 del Busalla Magazine, datato marzo 2010 (ultimo numero di quella storica pubblicazione), per attestare la consegna di quanto raccolto tramite vari enti, aziende ed associazioni, unitamente al contributo di coloro che assistettero ai concerti de “I Cori della Valle Scrivia per l’Abruzzo” svoltisi nelle Chiese Parrocchiali della nostra valle.

L’idea venne al compianto Piero Bocca (“basso” portentoso del Coro Vallescrivia, nonché presidente dell’AVIS Busalla e milite della P.A. Croce Verde Busalla), che fu tra i primi, con un gruppo di volontari, a recarsi nelle zone del sisma a portare il loro fattivo aiuto e la vicinanza della nostra popolazione. Destinati a Collebrincioni (1125m slm), un paese a pochi chilometri da L’Aquila, si distinsero per la loro dedizione entrando nelle simpatie degli abitanti che, pur in quei drammatici momenti, trovarono nella loro solidarietà lo stimolo per guardare avanti.

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Tornato a Busalla, Piero, dopo aver relazionato il Maestro Ottonello e i componenti del Coro Vallescrivia sul suo viaggio, presentò il suo piccolo/grande progetto solidale che, coinvolti i Cori dei vari Comuni, prese il via. A fine 2009 la somma raccolta fu di € 7.000 e consegnata il 21 febbraio 2010 al nostro primo viaggio (Piero Bocca, Filippo Grammatico e Silvio Queirolo) con una Fiat Punto messaci a disposizione dalla Croce Verde Busallese. Dieci anni sono trascorsi ma gli amici di Collebrincioni non dimenticano. Hanno invitato noi (Gianni Dagnino-Croce Verde, Filippo Grammatico-AVIS, Silvio Queirolo-Coro Vallescrivia) e i rappresentanti delle associazioni degli altri paesi che come noi hanno fatto sentire vicinanza e fattiva solidarietà, offrendoci vitto, alloggio e calorosa accoglienza. Infine, la sera di sabato 3 agosto, durante una cena conviviale con gli abitanti, nei locali del circolo, è stato fatto omaggio a tutti di una bellissima ceramica ricordo incorniciata e di un volume con la storia di Collebrincioni. I particolari di quei giorni ce li racconta Filippo. SQ

Diario di viaggio di Filippo A dieci anni dal sisma che colpì l’Abruzzo il mio pensiero non può che tornare all’amico Piero Bocca che ci ha lasciato da quasi sei anni. All’amicizia che lo aveva legato a Collebrincioni, (frazione di L’Aquila 1125 metri di altitudine ai piedi del Gran Sasso), e a quella più stretta con Gianfranco, Gigino e Nunzio; che in rappresentanza del loro Paese colsero il nostro invito a Busalla, dove presenziarono al concerto tenutosi a Sarissola accolti da un caloroso applauso di solidarietà. Allora rimasero qualche giorno con noi approfittando anche di visitare l’Acquario di Genova per poi accomiatarsi con l’invito di rendere noi la visita al loro paese. L’occasione si presentò una prima volta, era il 2010, per consegnare la somma raccolta tra la popolazione della Valle Scrivia; (la stessa che unita alle raccolte di altre località ha permesso l’acquisto di un “Ducato” ancor oggi utilizzato). Anche allora, (presidente Adelio Broggi), la P.A.Croce Verde Busallese mise a nostra disposizione un’auto con la quale giungemmo a Collebrincioni. Prima e dopo la dipartita di Piero ci sono state altre occasioni di incontro con i nostri amici a livello personale, ma quest’anno abbiamo ricevuto, come AVIS, Croce Verde e Coro Vallescrivia, un invito ufficiale a partecipare al raduno, nella ricorrenza del decennale dal sisma, delle associazioni di quanti ebbero dimostrato fattivamente la solidarietà al paese. Così si è ripetuto un viaggio ufficiale in territorio aquilano. L’attuale presidente della P.A. Croce Verde signor Giuseppe Coniglio ha messo a disposizione

l’auto (vedi foto) e disposto per le spese del viaggio (circa 700 km). Il milite Gianni Dagnino e Silvio Queirolo autisti e il sottoscritto esentato dalla guida (ben contento!).

Venerdì 2 agosto. Partenza verso mezzogiorno; arrivati a destinazione alle 19,30. Appena scesi la prima cosa che abbiamo notato è stata la frase stampata su uno striscione affisso alla parete esterna del circolo… “Grazie. Collebrincioni non dimentica!”. Dopo calorosi abbracci, felici di ritrovarsi, i nostri amici ci hanno accompagnato dove avremmo passato la notte a lasciare le nostre borse.

Per cena ci è stato chiesto cosa avremmo gradito: “carbonara” è stata la risposta. Accompagnati ad un vicino ristorante (Parkeller-agri-

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turismo) si è formata una tavolata e, dopo una “meravigliosa” carbonara e gli immancabili arrosticini, il tutto

innaffiato di un buon vino, siamo andati a riposare. Sabato 3 agosto. Al nostro risveglio una giornata bellissima, cielo sereno e aria pura in un silenzio rilassante. Dopo una ricca colazione presso il Circolo siamo scesi a L’Aquila per una breve visita su richiesta di Gianni che, avendo qui fatto servizio militare, voleva rivedere alcuni luoghi; in particolare la sua ex caserma e altri posti che ricordava aver vissuto: in particolare quello che è il simbolo della città, la “Fontana delle 99 cannelle”. E poi la Basilica di Santa Maria di Collemaggio, del 1287 e poi…un bel po’ di giri per ritrovare la strada del ritorno con “Tom” il navigatore che “cioccava” un po’! Verso le tredici al Circolo arrosticini a volontà e vino bianco e rosso, e pecorino doc. Al pomeriggio insieme ad altri amici come noi, sul glorioso “Ducato” con l’autista accompagnatore e guida, abbiamo fatto un bel giro in città e, a piedi, al centro storico dove abbiamo visto con i nostri occhi quanto lavoro è stato fatto in questi 10 anni e, comunque, quanto anco-

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ra resta da fare. Al ritorno, verso le 20, nel salone del Circolo saremmo stati almeno 150 persone, una ricca e buonissima cena ci attendeva. Si respirava aria di convivialità e amicizia. Al termine una gradita sorpresa: per ogni associazione o ente che si era al tempo prodigato per il paese è stato fatto dono di una bellissima ceramica incorniciata, (qui in fotografia) con la dedica “2009/2019 - Collebrincioni non dimentica”. Domenica 4 agosto. Colazione e quattro passi all’aria buona prima della Santa Messa officiata dal parroco don Manfredi in comunione

controllo gestione energie

con tante persone. A seguire un piccolo rinfresco e, caricati i pochi bagagli e salutato affettuosamente tutti gli amici presenti, siamo ripartiti per casa. Prima dei saluti però, a nome della Croce Verde Busallese, abbiamo invitato i nostri amici a venire a Busalla il prossimo anno in occasione del 110° anniversario della fondazione della Pubblica Assistenza. Sarà un’occasione in più per cementare la nostra amicizia. Filippo Grammatico

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Cannelloni di patate e porcini

le ricette di Clarabella

500 gr di patate a pasta gialla - 200 gr di funghi porcini - 1 piccola cipolla bionda - 1 cucchiaio d’olio extravergine di oliva - sale - pepe - 3-4 rametti di prezzemolo - 120 ml di latte parzialmente scremato - 70 gr di Parmigiano Reggiano grattugiato - besciamella preparata con 600 ml di latte - burro per la pirofila - 250 gr di cannelloni all’uovo. Lavare le patate e lessarle per 30 minuti in acqua bollente salata, oppure cuocerle per 40 minuti a vapore. Nel frattempo preparare i funghi. Pulire i funghi, affettarli o tagliarli a cubetti. Spellare la cipolla e tritala finemente. Mettere in una padella l’olio, la cipolla tritata e rosolatela dolcemente fintanto che non sarà ben dorata, quindi unire i funghi, farli insaporire per un paio di minuti, unire un pizzico di sale, una grattugiata di pepe e cuocere per 4-5 minuti a fiamma media coperto. Lavare il prezzemolo, selezionarne le foglie e tritarle finemente con la mezzaluna su un tagliere. Quando le patate sono cotte pelarle e passarle al passapatate in una ciotola. Unire il latte e mescolare fino ad ottenere una crema. Unire un pizzico di sale, più abbondante se si sono cotte le patate a vapore, il prezzemolo tritato e il Parmigiano, tenendone da parte una manciata. Mescolare bene, quindi unire i funghi ed incorporarli. Preparare la besciamella. Imburrare una pirofila rettangolare di 30x20 centimetri e versarvi un paio di mestoli di besciamella. Livellarla con un cucchiaio in uno strato uniforme e disporvi i cannelloni man mano che si farciscono con il ripieno di funghi e patate. Il ripieno e abbastanza morbido e i cannelloni si farciscono facilmente aiutandosi con un piccolo cucchiaino. Quando tutti i cannelloni farciti sono stati disposti nella pirofila coprirli con la restante besciamella, spargendola bene. Cospargere con il Parmigiano grattugiato tenuto da parte, quindi coprire con la stagnola. Infornare nel forno preriscaldato a 200° C per 20 minuti, quindi togliere la stagnola e cuocere per altri 20 minuti. Attendere 5-10 minuti prima di servire.

Anello al prosciutto con salsa di funghi

100 gr di funghi secchi – 200 gr di prosciutto cotto – 40 gr di farina – 80 gr di burro – 2 bicchieri scarsi di latte - 1/2 bicchiere di panna – 50 gr di Emmenthal - 3 uova - 1 cipolla piccola - 1 spicchio d’aglio - 1/2 bicchiere di vino bianco - 1/2 bicchiere di brodo di pollo - 1 cucchiaio di salsa di pomodoro - sale, pepe, noce moscata.

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Mettete i funghi a rinvenire in acqua tiepida. Passate il prosciutto al tritacarne, raccogliendolo in una ciotola. Preparate una besciamella: fate fondere 40 gr di burro in una casseruola e stemperatevi la farina, mescolando con un cucchiaio di legno per eliminare eventuali grumi; diluite lentamente con il latte caldo, insaporite con una presa di sale e un pizzico di pepe, aromatizzate con un pochino di noce moscata grattugiata, quindi lasciate cuocere per 10 minuti, senza mai smettere di rimestare. Togliete dal fuoco la besciamella e incorporatevi il passato di prosciutto, la panna, l’Emmenthal grattugiato e le uova. Mescolate accuratamente il composto e rovesciatelo in uno stampo da budino con il foro centrale e le pareti lisce, che avrete già imburrato. Sbattete un po’ lo stampo sul tavolo per eliminare eventuali vuoti d’aria interni. Cuocete in forno, a bagnomaria, per 30 minuti, a una temperatura costante di 200 °C. Nel frattempo preparate la salsa di funghi: tritate finemente la cipolla e l’aglio e poneteli ad appassire in un tegame con il burro rimasto; unite i funghi, precedentemente lavati, strizzati, e triturati, fateli rosolare per qualche minuto; poi irrorate con il vino bianco e, quando questo sarà evaporato del tutto, regolate di sale e pepe; bagnate quindi con il brodo caldo, nel quale avrete sciolto la salsa di pomodoro. Lasciate cuocere per 20 minuti, a fiamma dolce. Trascorso il tempo convenuto, estraete lo stampo dal forno, asciugatelo e capovolgetelo sul piatto da portata. Rovesciate all’interno dello sformato i funghi con il loro intingolo e servite.

Bavarese al caffè

1,5 dl di caffè molto ristretto - 4 tuorli d’uovo - 100 gr di zucchero – 2 dl di latte - 4 dl di panna - 15 gr di gelatina in fogli Per decorare: qualche cucchiaio di panna montata- qualche chicco di caffè. Far ammorbidire la colla di pesce in acqua fredda. In una casseruola lavorare i tuorli d’uovo con lo zucchero fino ad ottenere un composto bene amalgamato. Aggiungere il latte scaldato a parte, mettere sul fuoco unire la gelatina, scolata e strizzata, e portare quasi ad ebollizione mescolando continuamente. Togliere dal fuoco, aggiungere il caffè ristretto e lasciare raffreddare. Incorporare infine delicatamente la panna montata. Versare il composto in uno stampo e tenerlo in frigorifero per almeno 2 ore. Al momento di servire, immergere lo stampo, per un attimo, in acqua calda e sformare la bavarese sul piatto di portata. Decorarla con ciuffetti di panna foto: la cucina italiana e i chicchi di caffè.

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Specialità di mare e... non solo!

Villaggi Fantasma

Passeggiate su antichi sentieri

Villaggi Fantasma

Passeggiate su antichi sentieri tra Piemonte e Liguria Incontro con il fotografo Paolo De Lorenzi

Una serata con il fotografo Paolo De Lorenzi Paesi Abbandonati che ci farà scoprire le meraviglie di quei Paesi del nostro Appennino ormai abbandonati dai suoi abitanti ma che ci raccontano ancora tante storie di difficile vita rurale. Serata presso la Biblioteca Comunale "Bertha Von Suttner" di Busalla, a cura degli amici del GEB, il Gruppo Escursionistico Busallese.

A MODO MIO

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11 e 12 OTTOBRE 2019 DALLE 19.00 A BUSALLA

LO I S A ’ L PERDI BUSALLA A C I S MU VERDE

IN ELLA CROCE CENOA LI D I LOCA PRESS

VENERDÌ 11 OTTOBRE Testaroli della Lunigiana con Pesto o Salsa di noci • Misto di carne alla piastra con contorno di patatine • Dolce della casa • Acqua, vino o bibita • Caffè e amaro SABATO 12 OTTOBRE Bucatini all’Amatriciana • Misto di carne alla piastra con contorno di patatine oppure salsicce e fagioli • Dolce della casa • Acqua, vino o bibita • Caffè e amaro MENÙ FISSO 20 EURO È fortemente gradita la prenotazione TEL. 010 9643689

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© Roberto Roux

Gruppo Escursionistico Busallese CAI Sez. Ligure-Genova

Venerdì 11 Ottobre 2019 • ore 21.00

Biblioteca Comunale di Busalla Via Chiappa, 15 - Busalla www.cailiguregenova.it manifestazioni@cailiguregenova.it

INGRESSO LIBERO

Il prossimo numero de il Magazine uscirà il 22 novembre p.v. Per la vostra pubblicità: Silvio 328.8967602

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Il Magazine della Valle Scrivia Num. 12 Ottobre/Novembre 2019 Direttore responsabile: Beppe Nuti Redazione: Silvio Queirolo, Arnaldo Ferrando, Emanuele Queirolo redazione@magazinevallescrivia.it Reg. Trib. di Genova num. 9 del 26/09/2018

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Hanno Collaborato: Guido Balladore Roberta Bottaro Sergio Di Tonno Arnaldo "Cucchi" Ferrando Giuliana Francolini Filippo Grammatico Anna Lindner Rossana e Valeria Lupi Enrico Mendace Giorgio Mentasti Silvio Queirolo Alessandra Ratto Clara Salvarezza Alessio Schiavi

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Il Magazine della Valle Scrivia - N° 12 Ottobre/Novembre 2019  

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