Issuu on Google+

Settimana di Enogastronomia e Cultura in Calabria


PROGRAMMA SETTIMANA IN CALABRIA 1° giorno Ore 15,30 arrivo partecipanti da Lametia Terme e sistemazione in albergo; Ore 16,30 – 17,30 buffet di benvenuto; Ore 20,00 cena; Ore 22,00 - 23,00 varie attività di intrattenimento (tavoli culturale, enogastronomico, usi e costumi, ecc. ) ed in seguito (per chi vuole) serata in discoteca; 2° giorno Ore 7,30 - 9,00 Prima colazione; Ore 9,30 – 12,30 visita guidata a san Giovanni in Fiore, Abbazia Florense di Gioacchino da Fiore, artigianato del luogo, ecc.; Ore 13,00 pranzo in albergo; Ore 16,30 – 18,30 inizio corso di cucina a cura di Leslie Cerier e cuochi del luogo (cultura sugli alimenti locali, usi culinari, proprietà dei prodotti, ecc.); attività alternative Ore 16,30 - 17,30 Ore 16,30 - 19,30 Ore 19,00 Ore 20,30 Ore 21,30 - 23,00

corso di aerobica tonificante e divertente, passeggiate e/o relax con piscina riscaldata; esposizione di prodotti tipici con assaggi; cena; varie attività di intrattenimento e dettagli della visita del giorno successivo (tavoli culturale, enogastronomico, usi e costumi, ecc. ) esposizione di prodotti tipici con assaggi; ed in seguito (per chi vuole) serata in discoteca;

3° giorno Ore 7,30 - 9,00 Prima colazione; Ore 9,30 – 16,30 visita guidata alla città di Cosenza: i luoghi di Alarico, la Cattedrale di Federico II, il MAB Museo all’aperto, il Museo dei Bruzi e degli Enotri, il Castello, il locale storico Renzelli, la Galleria Nazionale, Istituto Alberghiero (visita con pranzo), la Biblioteca Nazionale; Ore 15,30 – 16,30 libertà per possibilità di acquisti; Ore 18,00 - 19,30 corso di cucina a cura di Leslie Cerier e cuochi del luogo (cultura sugli alimenti locali, usi culinari, proprietà dei prodotti, ecc.); attività alternative Ore 18,00 - 19,30 corso di aerobica o relax con piscina riscaldata; Ore 20,00 cena; Ore 21,30 - 23,00 varie attività di intrattenimento e dettagli della visita del giorno successivo (tavoli culturale, enogastronomico, usi e costumi, ecc. ) ed in seguito (per chi vuole) serata in discoteca;


4° giorno Ore 7,30 - 9,00 Prima colazione; Ore 9,30 – 13,00 visita guidata al Parco dei Giganti del Fallistro, visita ad una fattoria tipica con assaggio della “’mpanata”. Al ritorno in Hotel assaggio di mozzarelle prodotte al momento e “a vista”; Ore 13,30 pranzo in albergo; Ore 16,00 – 17,30 corso di cucina a cura di Leslie Cerier e cuochi del luogo (cultura sugli alimenti locali, usi culinari, proprietà dei prodotti, ecc.); attività alternative Ore 18,00 -19,30 corso di aereobica tonificante e divertente; Ore 18,00 -19,30 passeggiate e/o relax con piscina riscaldata; ore 19,00 esposizione di prodotti tipici con assaggi; ore 20,30 cena a tema; ore 21, 30- 23,00 varie attività di intrattenimento e dettagli della visita del giorno successivo (tavoli culturale, enogastronomico, usi e costumi, ecc. ) esposizione prodotti locali ed in seguito (per chi vuole) serata in discoteca; 5° giorno Ore 7,00 - 8,00 Prima colazione; Ore 8,30 – 13,00 Visita a Longobucco, Artigianato Celestino e Parco nazionale della Sila; Ore 13,30 pranzo in albergo; Ore 16,30 – 18,00 corso di cucina a cura di Leslie Cerier e cuochi del luogo (cultura sugli alimenti locali, usi culinari, proprietà dei prodotti, ecc.); attività alternative Ore 18,30 - 19,30 corso di aereobica tonificante e divertente; Ore 18,00 -19,30 passeggiate e/o relax con piscina riscaldata; Ore 19,00 esposizione di prodotti tipici con assaggi; Ore 20,30 cena; Ore 21, 30 - 23,00 varie attività di intrattenimento e dettagli della visita del giorno successivo (tavoli culturale, enogastronomico, usi e costumi, ecc. ) ed in seguito (per chi vuole) serata in discoteca; 6° giorno Ore 7,30 - 9,00 Prima colazione; Ore 9,30 – 13,30 Visita ai Castelli di S. Severina e Le Castella; Ore 14,00 – 15,30 pranzo in albergo; Ore 16,30 – 18,00 corso di cucina a cura di Leslie Cerier e cuochi del luogo (cultura sugli alimenti locali, usi culinari, proprietà dei prodotti, ecc.);


attivitĂ  alternative Ore 18,30 -19,30 Ore 18,00 -19,30 Ore 19,00 Ore 20,30 Ore 21,30 - 23,00

7° giorno Ore 7,30 - 9,00 Ore 11,00

corso di aerobica tonificante e divertente; passeggiate e/o relax con piscina riscaldata; esposizione di prodotti tipici con assaggi; cena; serata finale, interviste sul soggiorno effettuato, piccoli omaggi di prodotti (trasportabili in aereo) gadget e dettagli sulla partenza ed in seguito (per chi vuole) serata in discoteca; Prima colazione; Mattinata in libertĂ ; Probabile partenza per Aereoporto.


LA SEDE IL MAGARA HOTEL

Il “Magara Hotel” si trova in Calabria, nel comune di Spezzano Piccolo (CS), nel cuore della Sila Grande a 1450 mt., sul livello del mare. La struttura è facilmente raggiungibile, sia dal litorale tirrenico che da quello ionico, grazie alla statale 107 che collega le due sponde calabresi da Paola a Crotone. E’ costituita da un corpo centrale alberghiero, 12 villette bi e quadrifamiliari, un ampio garage, 3 campi sportivi, parcheggi e verde comune. Immersa nei boschi, dotata di tutti i comforts, a pochi chilometri dagli impianti di risalita di Camigliatello Silano, di Lorica e dai laghi Cecita ed Arvo, è il luogo ideale per trascorre periodi di vacanza in tutte le stagioni. I servizi

· · · · · · · · · · ·

sala ristorante, con adiacente terrazza scoperta per servizi all’aperto; ampia sala bar, con terrazzo; sala biliardo; sala televisione; due grandi sale polifunzionali; discoteca; piscina coperta e riscaldata (con distinzione adulti e bambini), solarium esterno attrezzato. centro fitness con saune, idromassaggi e centro estetico; sala convegni da 200 posti con annessa sala regia; sala riunione; spazi a servizio della sala conferenze.


IL NOME: LA MAGARA NELLA STORIA Magara: Parola dialettale usata per indicare le streghe o le “vecchie saggie”. La figura della strega nella storia e nelle credenze è per lo più legata alla natura, alla prosperità e alla natività. La “magara” era colei che possedeva poteri di guarigione, unendo credenze religiose a quelle pagane di tipo naturalistico. I cosiddetti “rimedi della nonna” derivano appunto dalle vecchie sagge di paese che con rimedi naturali e strani riti erano capaci di curare malanni e, in alcuni casi, togliere o buttare il malocchio. Un esempio calzante è “Lo sfascino”, antico rito calabrese che viene tramandato oralmente tra le donne della stessa famiglia e che si crede abbia il potere di scacciare il mal di testa legato a “l’affascino” (una sorta di malocchio dato dall’invidia). Il rito può essere insegnato a una ragazza solo durante la mezzanotte di Natale. Palese è quindi il legame tra una credenza tipicamente pagana, quale il “malocchio” o la fascinazione, con elementi religiosi cristiani, quale la notte di Natale, come data fondamentale per la trasmissione del rito.

IL NOME MAGARA L’anima del nome Magara, dato all’hotel, non risiede dunque nell’appartenenza al luogo (Croce di Magara, che secondo alcune teorie dovrebbe significare “grande incrocio”), bensì a tutto il bagaglio storico/mistico/archetipo della strega. Il carattere materno e accogliente dell’archetipo evocato, si sposa perfettamente con la vocazione della struttura e la composizione naturalistica del luogo.


LA SILA

La flora La Sila, le cui caratteristiche paesaggistiche richiamano alla memoria scenari montani nordici, presenta un patrimonio floristico di grande valore scientifico. La flora silana è composta da più di 900 specie. Alcune di queste sono esclusive dei rilievi calabresi come la Soldanella calabrese e la Luzula calabra, altre sono esclusive dell’Appennino meridionale come l’acero della varietà Acer lobelii e altre ancora sono esclusive dell’Appennino calabro-peloritano come la Rosa viscosa. Numerose sono le erbe officinali presenti. Ad esempio citiamo la valeriana, il sambuco, la malva, l’ortica e lo stesso pino di cui si raccolgono, per scopi medicinali, le gemme. La fauna Il territorio silano ospita la fauna tipica delle zone appenniniche. È ancora presente il lupo malgrado le persecuzioni. Il lupo, protetto dalla legge dal 1976, nei decenni passati era in via di estinzione ma grazie all’istituzione del Parco Nazionale della Calabria è stata possibile una ricolonizzazione. Attualmente è presente in Sila uno dei nuclei più consistenti di lupo dell’Appennino. Numerosa è la rappresentanza, sull’Altopiano, di piccoli predatori, in particolare il gatto selvatico e la volpe. Diverse specie di mustelidi sono presenti in Sila anche se, per la loro rarità e per le loro abitudini notturne, è difficile avvistarli: il tasso; la martora, abile predatrice di scoiattoli; la faina; la donnola e la puzzola. Tra i roditori sono presenti il ghiro e lo scoiattolo nero caratteristico dell’Italia meridionale. Altri mammiferi attualmente presenti in Sila sono il capriolo ed il cervo che si erano estinti all’inizio del secolo e sono stati reintrodotti insieme al daino dal Corpo Forestale dello Stato. Sono presenti anche il cinghiale e la lepre. Fra la popolazione ornitologica nidificante sono presenti dei rapaci come l’astore, lo sparviero, la poiana, il nibbio reale, il gufo reale, il barbagianni e la civetta. Tra i corvidi, diffusissima ed infestante è la cornacchia grigia avvistabile in grandi stormi. Fra i picidi, in Sila, vivono il picchio rosso, il picchio verde ed il raro picchio nero. Non è raro osservare, nei laghi silani, anatre, svassi, aironi e gru nei periodi di migrazione. Tra gli anfibi che vivono in Sila, oltre alle comuni rana verde, raganella e rospo, anche la salamandra pezzata e la salamandrina dagli occhiali esclusiva dell’Appennino meridionale. Tra i rettili è presente il ramarro verde e serpenti come la vipera, il biacco, il cervone. Il biacco è un comunissimo serpente interamente nero, non velenoso, di abitudini diurne. La trota fario è il pesce più diffuso nei corsi d’acqua e nei laghi silani. Nonostante i numerosi sbarramenti, dovuti agli impianti idroelettrici, ancora oggi si riescono a pescare esemplari di anguilla. L’acqua La Sila è la parte territoriale più piovosa della Calabria e si trovano su questo territorio i principali bacini idrici, inoltre vi nascono e scorrono anche i principali corsi d’acqua regionali. Gli attuali laghi silani sono tutti artificiali, realizzati nella prima metà del secolo scorso. I bacini sono stati realizzati in aree particolarmente paludose, presso ampie vallate, particolarmente favorevoli nell’ospitare bacini idrici, considerando la posizione geografica e la geologia del terreno. I fiumi I principali corsi d’acqua sono il fiume Crati e il fiume Neto, i due più lunghi ed importanti fiumi della Calabria. Ad essi si associano una serie di affluenti, alcuni molto rilevanti. I laghi I laghi silani sono il lago Cecita, il lago Ampollino, il lago Arvo e il lago Ariamacina. Da segnalare è la presenza accertata di alcuni laghi del passato, estinti migliaia di anni fa a causa di forme di erosione delle loro soglie. L’aria Secondo recenti studi condotti dal Ricercatore Stefano Montanari, direttore del Laboratorio Nanodiagnostics di Modena, in Sila si respirerebbe l’aria più pulita d’Europa.


IL PARCO NAZIONALE DELLA SILA Il parco si estende per circa 73.000 ettari nel cuore della Calabria (provincie di Cosenza, Crotone e Catanzaro) all’interno di quell’altipiano silano che greci e romani appellarono “Hyle” e “Silva” proprio perché si presentava come un’immensa, ininterrotta foresta dalla quale si traeva legname per le flotte e gli eserciti oltre che per la costruzione delle città. Ma la Sila era anche un bosco sacro ove gli antichi ubicavano miti e leggende. Cosicché nell’immaginario collettivo essa rappresenta ancora oggi una regione magica e misteriosa. E’ il bosco, quindi, l’elemento di maggior distinzione del paesaggio del parco. Si trovano soprattutto faggi e pini larici, una specie, quest’ultima endemica proprio della Sila, ove si conservano esemplari che raggiungono i 40 metri di altezza ed i 2 metri di diametro (Fallistro, Gallopane). Morfologicamente la Sila è un vero e proprio dedalo di dorsali montuose e valli ariose. Tra le prime si annoverano quelle del Monte Pettinascura, del Monte Volpintesta, del Monte Botte Donato (vetta più alta del Parco con i suoi 1928 metri), del Montenero, del Monte Scorciavuoi, del Monte Gariglione e del Monte Femminamorta. Le seconde sono state in parte colmate, nei primi decenni dello scorso secolo, da laghi artificiali per scopi irrigui ed idroelettrici, mentre in parte si conservano intatte. Il Parco Nazionale della Sila, nell’ambito dei propri programmi di sviluppo, ha avviato, sin dal 2010 la candidatura del territorio in cui ricade, anche, l’area del Parco, a diventare “RISERVA della BIOSFERA” per come prevede il Programma MaB (Man and the Biosphere), sostenuto dal Ministero dell’Ambiente, sotto l’egida, assai prestigiosa, dell’Unesco.


ITINERARI ED ESCURSIONI 1. I GIGANTI DEL FALLISTRO

La finalità principale dell’istituzione della riserva biogenetica del “Fallistro” è quella di salvaguardare un eccezionale lembo di pineta ultracentenaria le cui piante raggiungono dimensioni notevolissime, dando una testimonianza unica dell’antica selva silana. Inoltre si intende conservare un ecosistema idoneo per la produzione e la successiva raccolta di semi da destinare a nuovi impianti boschivi ed a studi di carattere genetico. Si sviluppa su 5,44 ha. ad una quota media di 1420m s.l.m.. E’ caratterizzata da una vegetazione in cui i pini larici ultracentenari sono predominanti sul pioppo tremolo, sul faggio e sull’acero montano. Da studi condotti su campioni legnosi e da osservazioni di campo, si stima che l’origine della pineta possa risalire agli anni 1620-1650. Maestosi esemplari di acero di monte coetanei dei “Giganti” vegetano ai margini della riserva. Uno, interno ad essa si trova proprio all’ingresso. Il sottobosco non è molto ricco, e solo nelle piccole radure troviamo numerose felci. La fauna, tipica delle zone silana e appenniniche, è limitata a causa della ridotta estensione. Lo scoiattolo nero è il rappresentante più numeroso e facilmente visibile. All’interno della riserva vi sono 56 piante di pino laricio (di cui 4 a terra) e 7 di acero di monte, tutte numerate e classificate. I diametri del fusto, a 1,30 m. di altezza oscillano dai 71 ai 187 cm. Le altezze, che in media sono di 35 metri, sfiorano in più casi i 43 metri, consentendo a questi monumenti naturali di arrivare a volumi di materiale legnoso vicini ai 30 mc. e nei casi più maestosi a 60 mc. e più. 2. PARCO NAZIONALE DI CALABRIA (IL CUPONE)

Il Cupone è la località dove è sorto il Centro Visitatori del Parco Nazionale Area Sila Grande. Il Centro dispone di servizi informativi, di un museo naturalistico, di una sala proiezioni, di una biblioteca e di sale mostra. All’interno dello stesso è stata realizzata un’area picnic, un giardino botanico ed uno geologico. Tra gli itinerari che, partendo dal Centro, attraversano le zone più belle ed interessanti del Parco, vi è uno didattico lungo il quale sono ubicati dei recinti faunistici dotati di opportuni osservatori che consentono di ammirare i lupi, i cervi, i daini e i caprioli senza infastidire gli animali. Da visitare la mostra permanente sul lupo silano, l’orto botanico e l’interessante mostra faunistica. Dal Cupone hanno inizio 10 percorsi naturalistici, da percorrere a piedi, di diversa difficoltà. Le guide con relative cartine sono reperibili al centro informazioni all’interno del Parco. 3. SAN GIOVANNI IN FIORE

E’il più antico, vasto e popolato centro abitato della Sila, posto a pochi chilometri dall’Alta Val di Neto e dal comprensorio montuoso di Montenero. San Giovanni in Fiore dista circa 70 km dal capoluogo di provincia e circa 50 km da Crotone.


La cittadina è legata alla figura dell’abate Gioacchino da Fiore, monaco esegeta del XII secolo, che qui fondò il monastero di San Giovanni in Fiore e la Congregazione florense. Nel 1844 il centro florense assurse all’onore delle cronache nazionali per le vicende legate alla cattura dei fratelli Bandiera, patrioti italiani, e di tutti i componenti che facevano parte della spedizione dei mille. È sede amministrativa del Parco Nazionale della Sila, ubicata presso la frazione di Lorica, facente parte della Comunità Montana Silana. Ospita inoltra il Centro Internazionale di Studi Gioachimiti, ente riconosciuto dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, che collabora con prestigiose Università italiane ed estere nella ricerca delle pubblicazioni dell›abate florense. o Abbazia Florense L’Abbazia Florense e il complesso badiale di San Giovanni in Fiore, relativamente al primo nucleo, fu fatto costruire dall’Abate Gioacchino da Fiore intorno alla confluenza dei fiumi Arvo e Neto. Nonostante i molti rimaneggiamenti, l’Abbazia florense conserva l’austerità dello stile romanico. Sulla facciata presenta un portale in stile Gotico formato da fasci di sottili colonne, con capitelli decorati da palmette e foglie, databile intorno all’anno 1220. In corrispondenza dell’altare maggiore si trova la cripta che custodisce l’urna contenente le spoglie di Gioacchino da Fiore, e la nicchia sepolcrale. 4. SANTA SEVERINA

Il borgo sorge su uno sperone di tufo che domina la vallata del fiume Neto. A testimonianza della dominazione bizantina, rimane il quartiere della Grecìa, nella zona orientale, praticamente intatto dal punto di vista urbanistico, dove le case sono tutte abbarbicate sullo sperone roccioso (quelle delle famiglie più agiate in cima al colle, le altre scavate nella roccia) da cui si dispiega il panorama del Marchesato. Contiguo alla Grecìa vi è il rione della Iudea, abitato dagli ebrei fino alla loro espulsione nel 1510.
Dal secolo IX fino all’XI la città conobbe il periodo di massimo splendore: il Battistero, la vecchia Cattedrale, la Chiesa di Santa Filomena e altre rovine sparse sul territorio, sono le testimonianze più appariscenti del periodo di Bisanzio. Il Battistero è il più antico monumento bizantino della Calabria: realizzato tra VIII e IX secolo. La Chiesa di Santa Filomena, interessante esempio di architettura bizantino-normanna, è una costruzione dell’XI secolo. Lo stesso Castello, maestoso e imponente, è stato eretto nel 1076 dai Normanni sui resti di una precedente fortificazione bizantina. Dal belvedere costruito nel 1535 da Galeotto Carafa si contempla tutto il Marchesato fino a Crotone e al mar Ionio. Separati dal Castello da un profondo fossato, due spuntoni rocciosi formano un belvedere che si affaccia su un suggestivo scenario che spazia dai monti della Sila al mare Ionio.


5. CAPO RIZZUTO (LE CASTELLA)

è un centro turistico di rilievo, situato a circa 20 km da Crotone, sulla costa jonica della Calabria. Sul suo territorio sono state rinvenute tracce di insediamenti umani, che risalgono a più di cinquemila anni avanti Cristo. La storia locale si intreccia continuamente con la leggenda, la più antica vuole che a fondare la città sia stata Astiochena, sorella di Priamo, scampata alla distruzione di Troia ed approdata in questi luoghi insieme al padre ed alle due sorelle. La storia della città continua con alterne fortune nel medioevo diventando importante centro della diffusione della religione cattolica nell’Italia del sud e sede vescovile, fino al 1818. In questo periodo si costruirono molte chiese e monasteri, e si diede vita al poderoso sistema difensivo che era formato da importanti costruzioni quali il castello dei Ricca e le mura di cinta del borgo vecchio ad Isola Capo Rizzuto, il castello aragonese di Le Castella, le numerose torri costiere di avvistamento e di difesa L’Area marina protetta Capo Rizzuto, istituita nel 1991 ha un’estensione di quasi 15.000 ettari ed è la maggiore d’Italia per ampiezza. Si affacciano su di essa otto promontori, tra cui quello del parco archeologico di Capo Colonna, con l’unica colonna del tempio di Hera Lacinia rimasta in piedi; all’altro estremo del parco si trova Punta Le Castella, con il castello aragonese. Si estende per circa 100 metri dalla costa ed è suddivisa in due aree principali. 6. LONGOBUCCO

Longobucco, posto in una delle più suggestive vallate della Sila Greca, percorsa dal fiume Trionto, è un importante centro di tessitura artigianale (tappeti, tovagliati ed altro). Il Museo dell’Artigianato Silano e della Difesa del Suolo ha sede nella bella cornice dell’ex Convento dei Frati Francescani minori. Il Museo si configura quale vera e propria vetrina che mette in luce le peculiarità dell’area dell’altopiano silano con particolare attenzione a tutte le tematiche connesse all’artigianato locale (la lavorazione dei tessuti, quella dei metalli e l’oreficeria, la lavorazione del legno e della pietra) e alla difesa dell’ambiente.


7. COSENZA

Cosenza nota anche come “città dei Bruzi”, è tra le più antiche della Calabria, capofila di una conurbazione di circa 270.000 abitanti nel cui perimetro (Rende) è ubicata l’Unical, il più grande campus universitario italiano. Il capoluogo bruzio è sede di un museo all’aperto (unico nel suo genere in Italia), collocato nel cuore della città nuova, lungo corso Mazzini e

rappresenta uno dei principali poli regionali da un punto di vista economico, urbanistico, culturale, sociale, organizzativo. Cosenza è identificata anche come Atene della Calabria per via del suo passato culturale; l’Accademia Cosentina, ad esempio, fu la seconda del Regno di Napoli e una delle primissime accademie fondate in Europa. Ancora oggi resta una città in cui arte e cultura affondano bene le proprie radici. Il Duomo di Cosenza dal 12 ottobre del 2011 è ufficialmente inserito nell’elenco dei beni patrimoni dell’umanità dell’UNESCO, in quanto “patrimonio testimone di una cultura e di pace”; si tratta del primo riconoscimento assegnato dall’organizzazione in Calabria. Storicamente Cosenza svolse il ruolo di capitale dei Bruzi ed in seguito capoluogo della Calabria Citeriore (o Calabria latina). Sorge sui sette colli nella Valle del fiume Crati, alla confluenza di quest’ultimo con il Busento, confluenza che determina la distinzione geografica fra il centro storico, posto in alto fino al colle Pancrazio, e la città moderna sviluppatasi lungo la sua riva sinistra del Crati. Il nucleo storico, meglio conosciuto come Cosenza vecchia, rispecchia gli standard dei tipici centri antichi meridionali, caratterizzato da vicoli erti, stretti e tortuosi lungo i quali si erge un’edificazione fatta da fabbricati minuti e palazzi signorili. Museo dei bretti e degli enotri

Il Museo dei Brettii e degli Enotri si configura come un polo che narra le vicende del territorio, della città di Cosenza, e delle loro popolazioni, attraverso l’utilizzo di sale tematiche. SALE 1-4: dai primi abitatori dell’età della pietra (100.000 anni fa), all’illustre popolo degli Enotri, che a partire dalla media età del bronzo e durante l’età del ferro (1700-710 a.C.) intrattenne scambi con i Micenei prima e i Greci poi, fino alla colonizzazione greca e alla nascita della Magna Grecia. La necropoli di Torre del Mordillo (scavi 1888) rappresenta il cuore di questa sezione espositiva.


SALA 5: la colonia di Sibari, distrutta nel 510 a.C. dall’altra colonia di Crotone, è rappresentata dal santuario extraurbano di Cozzo Michelicchio. Iltre alle note statuette fittili, sono esposti i frammenti dei fregi dipinti, già attribuiti alla località di S. Mauro. SALE 6-8: le vicende della città di Thurii - fondata nel 444 a.C. da Atene e altri Greci sulle rovine di Sibari - e dei popoli indigeni: in opposizione ai Lucani e ai Greci si definisce infine il popolo dei Brettii (356 a.C.) con Cosenza come centro principale. A Cosenza brettia si riferiscono importanti rinvenimenti qui esposti. SALE 9-10: i Romani soggiogarono i Brettii dopo la seconda guerra punica (202 a.C.). Cosenza mantenne un’importanza centrale nella regione, come illustrato dagli scavi urbani. Due epigrafi in latino e la collezione numismatica, con monete dall’età magnogreca a quella medievale, completano l’esposizione.

Il percorso La raccolta nasce dall’esigenza di ricostruire e promuovere la conoscenza della storia artistica della regione. Espone opere di���������������������������������������������������������������������������   ������������������������������������������������������������������������� pittori nati in Calabria, da Pietro Negroni a Mattia Preti a Umberto Boccioni e, in considerazione della storica dipendenza della Calabria da Napoli, di artisti napoletani che hanno influenzato gli esiti della pittura locale. Il percorso inizia con opere risalenti alla cultura tardo rinascimentale, in particolare i dipinti su tavola raffiguranti La Madonna in adorazione del Bambino e incoronata da angeli di Marco Cardisco, interessante artista calabrese operoso a Napoli, La Sacra Famiglia con San Giovannino e L’Assunzione della Vergine , di Pietro Negroni, personalità rilevante del Manierismo. Il Seicento è documentato da un nucleo consistente di opere di Mattia Preti, personalità tra le più illustri e significative del secolo. La quadreria pretiana illustra l’ intero percorso artistico dell’ artista e si è arricchita, di recente, del dipinto raffigurante Cristo crocifisso tra i santi Bruno e Francesco d’ Assisi , opera di alto potere evocativo e straordinaria carica espressiva.


Ancora per il Seicento, ad attestare la diffusione del naturalismo napoletano, le tele di�������������   Andrea ����������� Vaccaro, Pacecco De Rosa, Jusepe de Ribera e le tante  opere del napoletano Luca Giordano, pittore di grande fama e vero maestro per i pittori calabresi del Sei e Settecento. Di Luca Giordano interessanti i dipinti Veduta con rovine classiche e figure e  Jezabel divorata dai cani , opere di imponenti dimensioni e di eccellenti qualità stilistiche. Di particolare rilievo i dipinti di Giovan Battista Gaulli, detto il Baciccio, di Massimo Stanzione e di Pietro Novelli, opere provenienti da collezioni private del territorio. Il Settecento è illustrato da dipinti di Paolo De Matteis, Francesco De Mura, Stefano Liguoro, Sebastiano Conca, Corrado Giaquinto. Estremo interesse riveste la raccolta grafica di Umberto Boccioni composta da  sessantacinque opere tra disegni, pastelli colorati, acquerelli e incisioni, provenienti dalla prestigiosa collezione americana di Lydia Winston Malbin. La Galleria espone, grazie ad un comodato con l› Arcidiocesi di Cosenza - Bisignano, la Stauroteca , preziosissima croce reliquiario, capolavoro dell’arte orafa della metà del XII secolo realizzata negli Opifici normanni di Palermo.



Settimana