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Marzo 2012

Volume 1, Numero 1

PREPARIAMO LE VALIGE E’ ORA DI MIGRARE

Intervista all’uccellatore Ermete Marchi


Sommario Dove si trova il Roccolo Mosaner

pag.

4

Il Roccolo oggi

pag.

5

Operazioni di inanellamento

pag.

6

Tabelle di rilevazione passo

pag. 13

Cartina delle Rotte

pag. 20

Gli uccelli raccontano

pag. 22

Intervista ad Ermete Marchi

pag. 32

Uso del roccolo una volta

pag. 36

Ricerca sugli uccelli di passo al Sauch

pag. 40

Descrizione percorso e biotopo

pag. 48

Giochi

pag. 52

Pitture dei ragazzi

pag. 57 2


VISITA AL CENTRO DI ESPERIENZA “ROTTA SAUCH” Valle di Cembra Il Centro è gestito dalla Rete trentina di educazione ambientale APPA PAT in collaborazione con i comuni di Giovo e Cembra, il Museo delle Scienze di Trento e il Servizio foreste e fauna PAT.

Il 18 ottobre 2011 le classi quinte della scuola Primaria di Giovo, visitano il Roccolo Mosaner al Sauch accompagnati dall’esperta dell’APPA Gabriella Gretter. Osservano l’ornitologo del Museo delle Scienze e la sua collaboratrice intenti ad inanellare, pesare e misurare gli uccellini catturati. I dati raccolti vengono registrati su apposite schede, spedite successivamente all’Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale in Emilia Romagna (Bo), un centro che raccoglie, a livello nazionale, tutte le informazioni relative agli uccelli inanellati.

Il Roccolo del Sauch è una splendida scultura arborea oggi divenuta anche luogo dedicato alla didattica ambientale. Fu edificato nella seconda metà dell’ottocento ad opera di Carlo Mosaner di Giovo.

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Il Roccolo Mosaner si trova fra la località detta Crocola ed il rifugio Sauch, nel Comune di Giovo. Si può raggiungere a piedi attraverso due strade forestali che partono rispettivamente: una dalla Pineta di Faedo in prossimità del campo da tennis, percorre la Valborada, tocca il passo della Crocola e scende al Sauch (tempo di percorrenza un’ora); l’altra inizia al parcheggio, poco dopo le cave, sulla strada che da Cembra conduce al Lago Santo, costeggia la Riserva Naturale Provinciale del Lagrabun, scende lungo il confine tra il comune di Giovo e di Cembra e arriva alla Crocola e quindi al Sauch (tempo di percorrenza 45 minuti).

NORD

Il Roccolo è un sistema antichissimo per la cattura degli uccelli, le prime notizie di questo sistema di caccia risalgono al 1300 e pare sia stato inventato da una comunità di frati bergamaschi. Sono pochissimi i roccoli conservati fino ai giorni nostri, tra questi il Roccolo Mosaner al Sauch di Ettore Brugnara, l'attuale proprietario che, nonostante l'uccellagione sia vietata dal 1968, continua la manutenzione con laboriose potature per testimoniare una tradizione (tramandata dallo zio Giulio Mosaner), che altrimenti è destinata a scomparire. Attualmente il Roccolo viene utilizzato a scopo didattico divulgativo per raccontare gli antichi metodi di cattura e per mostrare l’attività di inanellamento scientifico, metodologia impiegata principalmente per lo studio delle rotte migratorie dell’avifauna e che fornisce anche importanti informazioni su altri aspetti come la longevità, lo stato di salute e le biometrie delle specie catturate. 4


Rami spogli si intrecciano fra loro, sono i secchi dove possono appoggiarsi gli uccelli. Il roccolo appare sul rilievo di un prato: è formato da due semicerchi a doppia colonna di abeti rossi e faggi.

Il roccolo è folto e tra i due semicerchi di alberi sono piazzate delle reti molto sottili che garantiscono l’incolumità degli uccelli catturati.

Entrati ammiriamo gli alberi che salgono avvinghiandosi tra di loro come due persone che si abbracciano. A destra, un tavolo fissato nel prato. Una bassa casa è nascosta fra i faggi.

Avvicinandoci al roccolo N sentiamo il cinguettio di numerosi uccelli. Sono solo versi registrati: si utilizzano per richiamare gli uccelli che passano sopra il roccolo per poi catturarli. degli “zimbelli”, cioè finti uccellini di plastica o di pigne, sembra che mangiucchiano mele o grano sul prato mossi da un filo.

In fondo due girasoli appassiti, che si piegano all’ingiù, del grano e delle mele sono sparse sul prato sempre per attirare gli uccelli.

Dietro sullo sfondo le alte montagne e il profilo della Valle dell’ Adige.

Gli alberi del roccolo disegnano due cerchi sul prato verde, chiuso più lontano dalla strada e dal bosco. Nascosta tra gli alberi si nota la casetta, chiamata “casello” di avvistamento con lo spauracchio; quest’ultimo è un bastone con uno straccio nero e grigio che simula un rapace in picchiata e viene calato per spaventare gli uccelli. Così i volatili fuggono verso il basso e si impigliano nelle reti. Poi l’esperto viene ad estrarli, inserendoli nei sacchetti appositi. DEVIS PELLEGRINI

5


Gli esperti estraggono dalle reti molto delicatamente i volatili e li mettono in sacchetti di stoffa in cui possono respirare . Gli ornitologi ci mostrano quattro specie di uccelli. L’inanellatore controlla se sono grassi o magri soffiando sul ventre,

guarda se sono giovani o adulti dal grado di usura delle penne delle ali e ne misura la terza penna remigante. Viene apposto sulla zampetta un anello con un codice composto da lettere e un numero che identifica l’uccello come una targa. L’ultima azione è quella di pesare gli uccelli in un barattolo e seguita dalla loro liberazione.

LA MERLA L’esperto prese un sacchetto che continuava a muoversi, lo aprì e tolse una merla. Aveva il piumaggio color marrone e grigio e il becco giallo e diritto. La immobilizzò delicatamente tenendola per le zampe grigiastre, lunghe, abbastanza robuste e vi mise un anello intorno. Gli anelli erano di vari tipi: piccoli, medi e grandi, avevano delle lettere e cifre. Franco dettò a Rachele, il codice dell’anello usato per la merla. Se sarà catturata altrove si poteva riconoscerla e comprendere il suo viaggio. La merla era agitata, sbatteva le ali freneticamente

cercando di liberarsi, ma non ci riusciva. L’ornitologo stendeva una penna dell’ala su un righello per misurarla. L’esperto ci disse che riconoscevano dal colore e dall’usura delle piume e delle penne se gli uccelli erano giovani o vecchi. Le soffiava sulla pancia per vedere il grasso e il muscolo e registrò: grasso 0, muscolo 2.

A questo punto Rachele appoggiò il sacchettino che tremava sulla bilancia, aspettò un attimo e poi liberò l’ uccello. Pesava più o meno un etto. Volò velocemente verso l’ alto e si posò su un grande albero lì vicino. MANUELA BRUGNARA

Poi le mise un dito davanti al becco e si sentiva crick, crick perché cercava di beccarlo. Arrivò il momento di pesare quell’uccello dagli occhi tondi e neri. Rachele prese un sacchettino e l’esperto ci mise dentro la merla a becco in giù.

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Appesi a dei gancetti c’erano dei sacchetti che si agitavano. L’ornitologo tolse da un sacchetto un uccellino, era un pettirosso.

Gli mise un anello alla zampetta con un codice alfanumerico

è la sua “targa”. Se qualcuno lo catturerà nuovamente potrà conoscere il luogo di provenienza. Poi l’ornitologo soffiò sulla pancia dell’uccellino per vedere il grasso e il muscolo: aveva grasso 0 e muscolo 2. Il pettirosso era venuto probabilmente dal nord Europa e aveva viaggiato tutta la notte. Il petto era arancio, il becco un po’ grigio, la pancia bianca e infine il piumaggio grigio del corpo aveva sfumature rosse. Era piccolo e aveva delle belle ali. Franco misurò

la terza penna remigante, lo pesò e lo liberò. Il volatile subito volò via e si posò su un albero. Intrappolato nella rete vedemmo un altro pettirosso. A noi sembrava quello di prima, ma non aveva l’anello. L’esperto lo mise nel sacchettino e cominciò ad agitarsi. YURI RESS

La passera scopaiola è un piccolo migratore notturno non molto comune al Roccolo del Sauch. Il piumaggio è marron con molte screziature. Il capo è marron grigiastro. Il becco è di color scuro. Quando l’esperto ce la mostrava, la passera scopaiola sbatteva freneticamente le ali e tentava di beccargli il dito. Voleva volare libera per la sua rotta verso i paesi caldi, magari verso il Nord Africa. Per misurare la zampa l’ornitologo usava un calibro, per misurare le sue ali una specie di righello; poi veniva inanellata e pesata. Bellissimo spettacolo quando la liberarono: volava elegantemente, pareva volesse godersi quel grande momento perché si era finalmente messa a volare. PELLEGRINI PIETRO

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Il maschio ha colori più accesi rispetto alle femmine. Questi uccelli si nutrono di semi e di frutti. Migrano di giorno e sono una specie molto comune al Roccolo. Con la mia classe abbiamo fatto una vista guidata al Roccolo Mosaner accompagnati da Gabriella che ci faceva da guida. Arrivati al roccolo, abbiamo trovato l’esperto Franco e la sua aiutante Rachele. Loro ci hanno descritto varie specie di uccelli tra cui il frosone. Il frosone ha un becco color marroncino particolare. Il suo corpo è molto robusto e il colore che più si nota è il marrone

E’ stato molto bello vedere la liberazione di questi uccelli che hanno spiccato il volo andando per la loro strada . JENNI CLEMENTI ED ARIANNA MICHELON

Questo è un fringuello. E’ di sesso maschile perché ha i colori più lucenti: il petto un po’ rosa, la testa grigia. La femmina invece ha i colori molto meno vivaci, ha un piumaggio mimetico per nascondersi dai predatori. Il fringuello è granivoro, mangia semi di piante erbacee o frutti degli alberi, tipo le faggiole. Specie molto comune, nidifica anche in Val di Cembra. Lui migra di giorno. Alla zampa gli viene messo un anellino con inciso un codice. I dati vengono registrati su carta, inseriti nel computer ed inviati a fine stagione a Bologna c’è il Centro nazionale di inanellamento. DEVIS PELLEGRINI 8


Le pinze hanno dei fori preformati di diversa misura che permettono di stringere l’anello attorno alla zampa dell’uccello senza deformarlo o rischiare di provocare ferite. Gli anelli con codice alfa-numerico che vengono apposti alla zampa del volatile. I righelli in alluminio riportano anche i mezzi millimetri e servono per misurare le penne. Il cordometro ha un’estremità a L e misura la lunghezza massima dell’ala chiusa. Il terziometro misura la terza remigante ed è fornito di un perno. La bilancia con un barattolo per posare l’uccellino e determinarne il peso. Lo schedario dove Rachele annota le informazioni dell’uccello catturato.

La maggior parte degli uccelli migra. Percorrono anche migliaia di chilometri per raggiungere zone più calde per trascorrere l’inverno e per poi ritornare in primavera nel periodo della riproduzione. L’arrivo della stagione invernale provoca la scomparsa di alcuni insetti e mutamenti nella vegetazione per cui essi vanno alla ricerca di un clima più adatto a svernare. Gli uccelli si preparano alla migrazione facendo riserva di grasso utile per affrontare il viaggio che richiede molta energia.

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Animali vertebrati ricoperti di piume e penne. Omeotermi. Ossa cave, becco corneo, sterno quasi sempre carenato. Ovipari.

LE PENNE Le penne propriamente dette servono per il volo. Le penne principali delle ali vengono chiamate remiganti. Le penne principali della coda vengono chiamate timoniere. Le penne copritrici completano la struttura di ala e coda.

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Le piume sono molto utili per la termoregolazione: quando la temperatura si abbassa, vengono gonfiate in modo da intrappolare uno strato di aria che funge da isolante.

RILEVAMENTI BIOMETRICI Misurazione del tarso: misurare la lunghezza del tarso della zampa. Mettere un anello alla zampa sul quale è inciso un codice alfanumerico. Esame del piumaggio: dalle particolarità del piumaggio si traggono indicazioni sul sesso, sull’età, sulla muta e sullo stato fisico generale. Misurazione delle ali: viene misurata la “corda massima” (massima lunghezza dell’ala in posizione di riposo) e la lunghezza della terza remigante. Valutazione del grasso e della muscolatura pettorale: soffiando tra il piumaggio del petto e dell’addome è possibile osservare gli accumuli di grasso sottocutaneo e lo sviluppo dei muscoli.

Tratto da: Manuale didattico del Museo delle Scienze di Trento a cura di Francesca Rossi e Alessandra Pallaveri

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Notizie pervenuteci dal Museo delle Scienze di Trento

OTTOBRE 2011

Le specie per le quali era

L’impianto di cattura è stato montato il 14 ottobre e attivato dal 15 al 31 ottobre.

previsto l’utilizzo del richiamo sono: pispola (Anthus pratensis), merlo (Turdus merula), tordo bottaccio (Turdus philomelos), fringuello (Fringilla coelebs), peppola (Fringilla montifringilla), verdone (Carduelis chloris),

L'attività è stata svolta da un’ora prima dell’alba fino al tramonto. Come da prassi, al momento dell’apertura delle reti venivano messi in funzione i richiami acustici, i quali erano disattivati al momento della chiusura delle reti.

Nel corso dei 14 giorni di attività sono stati catturati e inanellati 740 uccelli, appartenenti a 26 specie. Da un confronto con gli anni precedenti emerge un sensibile calo sia delle specie inanellate sia delle catture complessive. Nelle due settimane di attività è stato registrato uno scarso transito di Fringillidi, in modo

sena (Turdus pilaris) e frosone (Coccothraustes coccothraustes). Il maltempo ha costretto la chiusura dell’impianto per tre giorni (20, 25 e 26 ottobre).

cardellino (Carduelis carduelis), fanello (Carduelis cannabina), verzellino (Serinus serinus), tordo sassello (Turdus iliacus), ce-

particolare di peppola e verzellino. Piuttosto buono e regolare invece il passo di frosone, lucherino e verdone; per i primi due va considerata l'inefficacia del richiamo acustico. Le catture evidenziano un passo rilevante del pettirosso (343 inanellamenti).

12


SPECIE

14

15

16

17

18

19

21

22

23

24

27

28

29

30

31

ott 1

Tottavilla Pispola

2

3

2

1 8

1

2

1

2

3

Scricciolo

2 1

Pettirosso

5

1

1

1

40

39

26

26

Codirosso spazzacamino

1

Codirosso comune

1

1

2

18

12

3

Tordo bottaccio

9

7

4

4

3

3

2 1

21

26

44

28

2

19

10

2

1

LuĂŹ piccolo 1

Cincia bigia 1

5

1

1

1

1

1

1

3

1 1

Cinciallegra

2 2

Peppola

1

5

4

2

3

4

3

3

4

1

2

4

16

16

3

1

1

1

3

1

3

3

6

2

6

1

44

1

2

4

1

2

2

1

1

6

5

1 1

2 1

3

1 6

2

1

1

1

5

4

3

3

1

1

1

2

1

1 1

1

32 2

1

14 2

11

7

12

11

9

4

7

2

72

2

1

2

2

2

4

2

4

23

3

1

2

1

1

Ciuffolotto

17

1 5

12 3

1

1

67

13

1

1

2

Frosone

343 8

1

Verdone 7

15 1

1

Fanello

14

2

Verzellino Cardellino

1

1

1

Cinciarella

17

3

1

Capinera

1

10

Tordo sassello

Fringuello

26

1

6

Cincia mora

1

1 1

Merlo

Regolo

1 2

Ballerina bianca Passera scopaiola

Totale

2

3

1

3

1

1 1

16

Totale catture

7

81

92

60

50

36

43

80

54

56

32

48

37

35

29

740

Totale specie

5

12

16

12

11

9

12

15

11

13

10

11

13

8

8

26

Il pettirosso e soprattutto il tordo bottaccio riportano picchi di catture nelle prime ore dell’alba, rivelando la loro abitudine di migrare principalmente durante la notte, fringuello, peppola e regolo mostrano una maggiore attività nelle prime ore del mattino, il fanello nella tarda mattinata e infine la pispola nelle ore pomeridiane. I dati della tabella ci sono stati forniti dal Museo delle Scienze di Trento

13


Specie

2006

Sparviere Beccaccia

2007

2009

2010

1

1

1

1

4

1

1

1

3

3

4

1

Tottavilla

1

Allodola

1

Prispolone Pispola

2011

1

Picchio cenerino Picchio rosso maggiore

2008

35

2 27

Ballerina gialla

1 1

1 118

Totale 1

90

5

3 26

1

301 1

Ballerina bianca

2

2

Scricciolo

11

7

14

14

10

14

70

Passera scopaiola

19

33

17

20

20

10

119

Pettirosso

182

139

223

291

186

343

1364

Codirosso spazzacamino

3

6

10

5

6

8

38

Codirosso comune

1

1

3

Merlo

57

67

353

Cesena

1 106

41

1

7

45

37 8

16

Tordo bottaccio

37

43

59

50

19

44

252

Tordo sassello

4

28

15

3

7

4

61

Capinera

16

3

4

2

3

2

30

LuĂŹ piccolo

9

11

11

7

12

13

63

Regolo

34

31

44

3

20

12

144

Fiorrancino

2

1

4

5

12

Codibugnolo

1

3

2

1

7

Cincia bigia

4

5

7

3

Cincia alpestre

1

2

1

Cincia dal ciuffo

1

2

Cincia mora

6

2

4

7

12

6

37

Cinciarella

12

10

8

29

31

2

92

Cinciallegra

4

57

16

51

816

5

949

1

1

3

1

6

8

10

Picchio muratore Rampichino alpestre Ghiandaia

3

3

25 4 3

2 2

1

3 14


Specie

2006

2009

2010

2011

Totale 13

Storno

12

Fringuello

148

Peppola

118

509

204

110

388

14

1343

Verzellino

115

8

64

19

8

2

216

Verdone

19

38

94

90

10

72

323

Cardellino

11

67

47

70

46

23

264

2

1

28

26

Lucherino

2007

2008 1

2

Fanello

85

Organetto

11

20

133

5 17

309 11

Crociere

1

Ciuffolotto Frosone

3

Zigolo giallo

1

Zigolo muciatto

2

Migliarino di palude

15

190

114

1 1

1

16

338 1

1

1

2

6

1

1

Totale catture

1045

1216

1098

1260

1867

740

7226

Totale specie

31

31

32

32

36

26

48

15


Grafico realizzato con i dati fornitici dal Museo delle Scienze di Trento

Tottavilla Pispola Ballerina bianca Scricciolo Passera scopaiola Pettirosso Codirosso spazzacamino Codirosso comune Merlo Tordo botaccio

Osservando il grafico si nota che la specie di volatili catturata maggiormente al Roccolo è il pettirosso seguito da: verdone, merlo, tordo bottaccio, fringuello.

Quest’anno sono passate per il Sauch pochissime cince rispetto all’anno scorso. Fra le catture particolari si segnalano quelle di tottavilla, ballerina bianca e ciuffolotto, specie mai catturate nei cinque anni precedenti.

Tordo sassello Capinera Lui piccolo Regolo Cincia bogia Cincia mora Cinciarella Cinciallegra Fringuello 400

Peppola

350 300

Verzellino

250

Verdone

200

150 100 50 0

Cardellino

Serie1

Fanello Ciuffolotto Frosone

16


17


18


SPECIE

Luogo inanellamento

DATA

Luogo di ricattura

DATA

Distanza

GG. trascorsi

1

Pispola

Meadow Pipit

Roccolo Sauch

ott97

Timezerit, Tizi Ouzo – ALGERIA

set-99

1225 km

473 gg

2

Pispola

Meadow Pipit

Roccolo Sauch

ott97

Tamda, Tizi Ouzo – ALGERIA

dic-99

1205 km

778 gg

3

Pettirosso

Robin

Roccolo Sauch

ott97

Bejaia, Setie – ALGERIA

nov-97

1161 km

13 gg

4

Pettirosso

Robin

Roccolo Sauch

mag94

Minorca, Isole Baleari – SPAGNA

feb-96

899 km

134 gg

5

Pettirosso

Robin

Roccolo Sauch

ott94

Tizi Ouzo – ALGERIA

ott-95

1221 km

380 gg

6

Pettirosso

Robin

Roccolo Sauch

ott97

Bouira, Grand Kabylie – ALGERIA

feb-98

1249 km

100 gg

7

Pettirosso

Robin

Roccolo Sauch

ott95

Bouzeguene, Costantine – ALGERIA

nov-95

1145 km

38 gg

8

Merlo

Blackbird

Roccolo Sauch

ott96

Alpi dell'Alta Provenza FRANCIA

dic-99

506 km

1142 gg

9

Tordo bottac- Song cio Thrush

Roccolo Sauch

ott93

Tizi N'Tleta, Tizi Ouzo – ALGERIA

feb-95

1226 km

506 gg

10

Regolo

Stacja Elblag – POGoldcrest LONIA

ago93

Roccolo Sauch

ott-94

1070 km

11 gg

11

Fiorrancino

Firecrest

ott93

Miesbach, Oberbayern – GERMANIA

apr-94

164 km

186 gg

12

Fringuello

Col Jaman, Vaud – Chaffinch SVIZZERA

ott96

Oss. Orn. Roccolo Sauch

ott-97

316 km

358 gg

Gumbaritsy, S. Pietroburgo – RUSSIA

ott-94

2201 km

355 gg

Roccolo Sauch

ott-94

2048 km

61 gg

Roccolo Sauch

13

Peppola

Brambling Roccolo Sauch

ott93

14

Peppola

Holmon, VasterbotBrambling ten – SVEZIA

ago94

Con l’attività di studio e ricerca sulle migrazioni svolta presso il Roccolo Sauch nei 10 anni che vanno dal 1993 al 2002, sembra di poter dedurre che la principale rotta di migrazione dovrebbe essere quella che congiunge i paesi che si affacciano sul Mar Baltico con le aree mediterranee dell’Africa Nord occidentale. Fonte: “Roccolo Sauch fra tradizione e ricerca” Dott. Stefano Amato 19


LIPU

Le rotte migratorie seguite dalle varie specie di uccelli sono praticamente fisse. In Europa le vie di maggiore traffico sono quelle che attraversano lo Stretto di Gibilterra (tra Spagna e Marocco) e il Bosforo (stretto che unisce il Mar Nero al Mar di Marmara, tra Europa ed Asia), ma molti uccelli attraversano il Mediterraneo sorvolando tratti di mare molto più ampi. L’Italia, per la sua posizione geografica è un ponte naturale sul Mediterraneo e ha quindi un’importanza fondamentale per numerose specie di migratori.

Alcuni uccelli, come la rondine, raggiungono l’Italia nella bella stagione per riprodursi e all’arrivo dell’autunno ripartono per andare a svernare nei paesi più caldi. Altri giungono dai freddi paesi nordici o da zone montagnose per trascorrere tutto o parte dell’inverno in zone dal clima mite. Altri, come i picchi non migrano, ma restano sempre nello stesso ambiente sia d’inverno sia d’estate. Altri ancora utilizzano una certa zona solo come tappa di un viaggio migratorio anche lunghissimo e scelgono luoghi molto lontani tra loro per nidificare o svernare. LIPU 20


I migratori diurni utilizzano il Sole per orientarsi. Questi uccelli si posizionano sempre nella stessa angolazione rispetto alla posizione del Sole. I migratori notturni si orientano con le stelle o con le costellazioni. Molte specie di uccelli sfruttano il campo magnetico della Terra per orientarsi. Nei pressi del nido, gli uccelli si orientano memorizzando gli elementi più caratteristici che caratterizzano il paesaggio circostante (Museo delle Scienze di Trento).

Fra le specie migratrici si distinguono due categorie principali: quella dei migratori “a corto raggio” che arrivano a svernare a Sud, fino al bacino del Mediterraneo e quella dei migratori “a lungo raggio” che raggiungono o superano il Sahara per arrivare alle zone di svernamento.

Migratori a corto raggio Sono migratori a corto raggio: luì piccolo – frosone – pettirosso – merlo – fringuello - peppola – lucherino – cardellino - fanello – organetto – verdone - verzellino – codirosso spazzacamino – scricciolo – passera scopaiola - regolo – cinciallegra – cincia mora - cincia dal ciuffo.

Fringuello

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Sorvolavo il Sauch quando mia madre mi chiamò:- Vieni qui. Non mi interessa niente. Vieni qui ! Io risposi spaventato dopo essermi appoggiato ad un ramo:- Sono qui. Di nuovo mia mamma si mise a gridare:-Jeck dove cacchio sei finito! Subito mio fratello arrivò in picchiata :- C-c-cosa c’è? -Tu e tuo fratello dovete costruire un nido con la Jacuzzi: Scattare! Io e mio fratello, con mia madre che continuava a dare ordini, assemblammo una specie di cupola. A un certo punto piombò su di

noi un uccello dal piumaggio dai colori vivaci con uno zaino enorme: era mio padre che portava i bagagli della mamma. Poi mia mamma mi ordinò di trovare del cibo. Andai in cerca di bacche e semi. Mentre sorvolavo quella zona, vidi un enorme bosco rotondo, sentii il cinguettio dei miei amici così mi avvicinai. Magari potevamo giocare un po’. Vidi che c’era molto cibo, ma c’erano anche degli umani. Impaurito mi nascosi sopra una casetta. All’improvviso sentii un fischio e subito dopo vidi un falco piombar-

mi addosso. Volai più basso possibile a cercare riparo tra gli alberi, ma finii intrappolato. Mentre mi dimenavo, peggiorando le cose, arrivò un umano, mi tolse dalla rete e mi pose in un sacchetto. Ero spaventato, agitato, quasi privo di sensi per la paura. Dopo circa dieci minuti mi tirò fuori e vidi che ce ne erano tanti altri, uno aveva persino la telecamera e tanti altri le macchine fotografiche. Poi un uomo mi inanellò e dopo avermi pesato mi lasciò andare. ALESSANDRO PIAZZA

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Il braccialetto d’argento Ciao sono Tippy il frosone. Questa mattina volavo alto quando sentii delle urla, mi fermai e pensai : “ Saranno i cacciatori ?? “ Osservai meglio e….erano dei bambini che camminavano come capre su per il prato. Io mi diressi subito al roccolo perché mi ricordai che il mio compagno pettirosso mi aveva detto : “ Martedì 18 arriveranno ben 24 bambini a vedere come si fa a mettere l’anello agli uccellini “ . Per paura che mi vedessero, mi rifugiai su un albero, cadendo così nella rete. Il mio amico Ettore, il proprietario, mi liberò e mi mise in un sacchetto di stoffa rossa. Dalle trame del sacchetto vedevo tanti bambini che giungevano. Piano piano Franco l’esperto mi tolse il sacchetto e mi prese in mano. Io ero molto agitato così cercai di becchettare la sua mano, ma niente mi teneva stretto, non ci riuscivo. Mi appoggiò sopra un ferro con le ali aperte come se mi volesse spennare, poi con un “ aggeggio” mi piegò la zampa e mi regalò un braccialetto d’argento. Pensando che ora mi avrebbe liberato ero molto più tranquillo invece mi rinchiuse in un barattolo a testa in giù. Sentivo che il sangue mi scendeva alla testa, finalmente mi appoggiò su un piano, io vidi il prato e volai via. Contento della libertà corsi subito al nido del mio amico pettirosso per mostrargli il mio braccialetto d’argento. Lo trovai lì, rannicchiato sul suo ramo preferito che mi aspettava. Mi avvicinai e gli feci vedere il mio braccialetto che brillava: Era felice perché anch’io avevo conquistato quel cerchietto. Tutti e due allora ci alzammo in volo e dall’alto sorvolammo i bambini che scendevano verso il rifugio Sauch per andare a pranzo. Passammo a volo radente sopra le loro teste emettendo un forte cinguettio per salutarli. ARIANNA MICHELON

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Il frosone Mi appoggio su un ramo per riposarmi dal lungo viaggio. Ho volato da solo per tutta la notte perché nel posto dove mi ero accampato faceva ormai freddo e dovevo dirigermi a sud. Svolazzo su un altro ramo e avvisto un boschetto. Mi avvicino al boschetto e mi poso su un alberello secco, vedo altri uccellini e penso “Non è un posto pericoloso. Ci sono altri uccelli che mi fanno compagnia”. Poco dopo non ero più cosi sicuro che quel posto non fosse pericoloso, perché appena comincio a bec-

chettare qualche seme di girasole, sento il fischio del falco e lo vedo scendere in picchiata verso di me. Io mi precipito verso il basso ed entro nella fessura di un colonnato. -Oh no !!! Sono stato catturato da queste reti. -Aiuto si sta avvicinando un uomo !!! -Abbiamo catturato un frosone stupendo portami il sacchetto -dice. Sto arrivando — risponde un' altra voce. - No! Mi mettono in un sacchetto color blu.

Mi agito e cerco di liberarmi, ma non ho via d'uscita. Dopo un po' qualcuno afferra il mio sacchetto: sento una mano intorno al mio corpo che mi tira fuori. Io cerco di difendermi con il becco, vorrei scappare, vedo tante luci e rumori spaventosi intorno a me. Poi una grande bocca soffia sul mio petto, allarga le mie ali, lega un cerchietto alla mia zampa, mi infila in un altro sacchetto e mi appoggia su qualcosa di traballante per un attimo. Infine la cosa più bella: la libertà. In fondo non è stato così terribile, è stata una nuova esperienza per me, non la dimenticherò mai. ILARIA BRUGNARA

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Pettirosso in gabbia Migravo verso i posti più caldi, piroettavo e facevo salti di felicità. Ad un tratto mi accorsi che mi avvicinavo ad un castello di foglie bellissimo. Degli uccelli mi chiamavano: forse volevano un nuovo re. Allora mi calai giù verso il prato e lì mi appisolai ad aspettare. All’improvviso vidi un falco e scappai più veloce possibile e ….BANF… sbattei contro una cosa invisibile. Non sapevo cosa fosse, ma lo capii presto, non riuscivo a liberarmi: era una trappola e capii anche che quello non era un castello.

Provai ad uscire da quel garbuglio di fili, ma la testa e le zampe rimanevano incastrate, cioè tutto il corpo era prigioniero in quella trappola tagliente e bagnata! Un essere spaventoso mi tirò fuori dalla trappola spettinando tutto il mio piumaggio che avevo pettinato accuratamente quella mattina mettendoci almeno tre ore, e mi fece male stringendo il mio petto arancione che sarebbe diventato puzzolente e disgustoso! Com’ero ridotto adesso! Nessuna femmina mi avrebbe guardato e tanto meno avrebbe accettato di

accoppiarsi con me. Era la mia fine. Troppo giovane per morire e rimanere senza prole. L’uomo mi mise in una gabbia buia molto soffice per un ben po’, poi mi estrasse ma io, terrorizzato, tenevo gli occhi sempre chiusi. Subii delle torture come mai in tutti i miei anni di vita. Alla fine quell’essere mi liberò, mi diressi subito verso un albero a strofinarmi su una foglia per liberarmi da quel maledetto odore: odore di fognatura di quegli esseri malfatti! Adesso potevo raggiungere il mio obiettivo . STEFANIA FRANZOI

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Dopo una bella estate, per me è l’ ora di partire. Devo migrare con i miei inseparabili amici verso l’Africa. Un lungo viaggio per noi piccoli volatili con la cresta. Siamo in cinque: Jumbo il simpaticone, Charlot la perfettina del gruppo, Emma una che non risparmia colpi a nessuno, Ringo il vecchio saggio, ed io Charlie. Siamo gialli e neri, migriamo di notte in gruppo, siamo grandi 14 centimetri circa e siamo migratori a lungo raggio. -Ok, andiamo! Esclama Ringo – E’ giunta l’ ora.

Siamo in volo da parecchi giorni e adesso il vento è contrario, una fitta nebbia grigiastra ci offusca la vista, così non riusciamo a orientarci bene. -Ci aspettano ancora molti chilometri di volo, non stancatevi ora – sollecita Jumbo roteando da tutte le parti. Dopo chilometri e chilometri un gigantesco aereo apparve davanti ai nostri occhi. -Aaaaaaaah, cip, cip, cip- sfiorammo quasi l’ aereo, ma grazie ad un forte vento riuscimmo a schivare l’ enorme massa di metallo. All’ improvviso, Jumbo era così affaticato che crollò giù, in picchiata nel vuoto più totale. Lo vide Emma ed emise il trillo più forte che avesse mai fatto. Ci arrestammo di colpo sospesi. Emma tremava come un burattino. Era necessario sostare. Ci abbassammo di quota e dopo solo cinque minuti intravvedemmo una specie di bosco. Decidemmo di accamparci in quello strano posto. Per prima cosa ci fermammo all’ interno di un fungo gigantesco, tutto verde. Charlot, andò a cercare del cibo. Poi, tutto un tratto, la minaccia per noi, … un … UMANO! -Attenta, attenta, attenta, c’ è un uomo! Niente da fare. Charlot non ci sentiva, né vedeva il mostro che portava in mano una cosa rossa e che in un battibaleno catturò la nostra amica. La mise nel sacchetto e la portò dentro il grande bosco. Lo seguimmo senza farci notare non senza timore. -Cip, cip, cip! Quel posto rappresentava una minaccia, ma non ci scoraggiammo. Lì un uomo portò Charlot ad un tavolo e poi … Non avemmo il coraggio di guardare. Andammo sul luogo del delitto. C’ erano semi di girasole, ne mangiammo un bel gruzzoletto, tutti tranne Ringo. -Cosa c’ è che non va Ringo? Lui non mi rispose. Poi, quando avevamo deciso di andare, Jumbo calò giù a razzo sfrecciando nel limpido cielo azzurro. -Jumbo! Esclamammo tutti in coro, entusiasti e allibiti ? ! ? ! ? ! ? ! ? ! ? ! ? ! ? ! ? ! ? ! ? ! ? ! ? ! ? ! ? ! ? ! -Hai sentito della brutta notizia? -No. -Crediamo che Charlot sia morta. -Come morta? -Sì, hai capito bene. -Ma se l’ ho vista un attimo fa! Ad un tratto Charlot sbucò fuori dal nulla. -Charlot, sei viva! 26


-Ma certo che sono viva, e guardate quell’ uomo mi ha messo alla zampa un braccialetto scintillante. Festeggiammo i due amici ritrovati con semi di girasole, mele e foglioline fresche. Così quel giorno scoprimmo che l’ uomo non era così crudele come avevamo pensato. DEVIS PELLEGRINI

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Gli uccelli dovrebbero avere dei diritti : stare dove si vuole, non essere venduti e mangiare un po’ di più . Un giorno mentre stavo partendo per migrare lontano verso i paesi caldi mi sono fermato su dei rami lisci per riposare un po’. Improvvisamente ho sentito un rumore : era il verso di un falco !!! Mi sono girato per controllare da dove arrivasse il pericolo e ho intravisto una cosa strana scendere in picchiata verso di me . Credevo fosse il falco, quindi sono indietreggiato di corsa , ma sono finito in una rete . Non sapevo come liberarmi, allora ho provato con gli artigli, ma senza risultato . Ho usato il mio bel becco nell’intento di tagliarla, ma niente da fare . In quel momento un signore grande e con delle manone mi ha afferrato e infilato in un sacchetto azzurro . Avevo una paura tremenda, era buio, non potevo volare via e me la sono fatta sotto . Il giorno dopo mi sono trovato nelle mani di un mostro e intorno a lui ce n’erano molti altri . Lui mi guardava e toccava tutte le parti il mio corpicino . -Fatti gli affari tuoi ! - gli ho cinguettato, ma quel testone continuava . Mi ha addirittura infilato una fede nella zampa anche se non sono sposato! Poi dei FLASCH ! FLASH! Mi hanno quasi accecato . Dopo mi hanno imprigionato in un barattolo, ma appena ho visto un po’ di luce me la sono filata . Via !!! Ho sbattuto le ali come un falco, ho fatto due avvitamenti e approfittando della riconquistata libertà mi sono diretto verso i paesi caldi . Solo dopo aver percorso qualche chilometro ho rallentato il mio volo . L’ avevo scampata bella . Altro che bel posto per riposarsi , quello era uno spettrale labirinto !

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Tutto successe in una fredda e luminosa mattinata d’autunno. Ad un tratto volai contro una cosa invisibile. Poco dopo vennero degli esseri umani e io svenni nell’oscurità. Quando mi risvegliai mi ritrovai dentro una sacca dalla quale intravidi la luce e per fortuna si poteva respirare. Un uomo mi tirò fuori e disse che ero un pettirosso. I miei occhi rividero la luce ma non solo, videro tanti cuccioli di esseri umani che mi osservavano curiosi scattando foto in continuazione. Quando il lampo del flash mi accecò, sbattei le ali e cercai di liberarmi dalle mani dell’essere umano, ma era tutto inutile, lui mi teneva con delicatezza ma non c’era verso di fuggire. L’uomo prese un anellino della mia misura e me lo mise nella zampa. Disse ai bambini che ero un maschio perché avevo un piumaggio molto colorato. Io mi sentivo come una polpetta, volevo tornare dalla mia famiglia, non so cosa avevo fatto per meritarmi tutto questo. Pensai” Se mi liberano, prima gli becchetto in testa e poi volo più lontano possibile. E se dovessi morire? Bi…. non lo voglio neanche pensare”. Mi misero dentro un barattolo -Ehi c’è nessuno? Qui è buio!!!!- mi lamentai. Poi mi appoggiarono su una piattaforma, mollarono il barattolo e io uscii dal buco nel quale mi avevano messo. Dopo iniziai a becchettare le teste degli esseri umani e poco dopo scappai da loro. Così mi sono anche vendicato!!!!!!!! VALENTINA ROSSI

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Stavamo volando molto lentamente, eravamo stanchi. Ah, sì io sono Brontolo e tutti mi descrivono “brontolone”, serio ed attento; infatti è vero. Torniamo al punto: volammo sopra un enorme prato con al centro due “tondi” fatti di piante, c’ erano cespugli verdi chiari e scuri, alberi alti e bassi. -Ehi, uccellini fermiamoci laggiù, così ci riposeremo!disse l’ uccellino Svogliato. -No, fermi, potrebbe essere pericoloso!- dissi io. -Ma che capperi stai dicendo? Non vedi che ci sono degli uccelli che cantano e che mangiano?!sbraitò arrabbiato l’ uccello Furia d’ accordo con Svogliato, che continuò:

-Come potrebbe un posto così enorme, verde e meraviglioso essere PERICOLOSO!? E poi, non troveremo un posto come quello mai più. E si avviò verso quel posto con gli altri. Io, che avevo una vista super-acutissima, intravidi tra i cespugli un umano e delle reti attaccate delle piante, allora urlai, in preda al panico -FERMIIII! CI SONO DEGLI UMANI … E DELLE RETI!-Sì, bella scusa per fermarci– sbottò Svogliato. Io e Betty, la mia adorata sorella, rimanemmo lì a guardali e all’ improvviso … purtroppo finirono nelle reti. -Aiuto, aiuto, aiuto– urlarono tutti, ma io non mi

mossi, non mi avevano dato retta, se lo meritavano. Arrivarono di corsa degli umani con in mano qualcosa che non capivo e non sapevo cosa fosse. Quel giorno misero i nostri amici in trappola. Io e Betty aspettammo un po’ , ma non tornarono. Lei mi supplicò dispiaciuta:-Andiamo via di qui, quel posto è verde, grande e meraviglioso, ma è assolutamente pericoloso. Adesso sono passati due anni e vivo qui in un nido un piuttosto malridotto. Non ci sono i figli di Betty, i miei nipotini, perché lei e suo marito furono catturati da un rapace. So per certo che i nostri amici, invece, furono liberati!! Chissà… un giorno forse li incontrerò di nuovo. MANUELA BRUGNARA

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Ero molto stanco, avevo viaggiato per tanti km, quando ho avvistato un grande cerchio di alberi. Sono sceso in picchiata su un ramo e mi sono fermato lì. Ho visto del cibo e sono andato a mangiare. C’erano lì altri uccelli come me. All’ improvviso ho visto un falco calare in picchiata verso di me. Subito sono scappato via come un soffio di vento verso una porticina tra due alberi, ma non riuscii a passare. _AIUTO MI SONO IMPIGLIATO IN UNA RETE,

SALVATEMI !!.

Finalmente mi liberarono.

Poi ho visto un signore che mi ha preso per le zampe.

Ero pronto per trovarmi un albero dove accamparmi la notte, lo trovai e mi fermai.

Aveva la barba, gli occhiali e i capelli scuri. Senza saper come mi sono trovato dentro un sacchetto; ero molto spaventato e a momenti non mi veniva più il respiro. Una mano delicatamente mi tirò fuori, mi accarezzò e mi calmai. Mi misurarono le penne delle ali e le zampette. Poi mi pesarono e mi misero un anellino con dei numeri. Non sapevo a cosa servisse. Quell’anellino mi dava un fastidio mortale, volevo staccarmelo e tirarglielo in testa a quel tipo, ma non potevo levarlo.

Prima mi costruii un nido poi andai a cercarmi del cibo. Tornai al mio albero e riposai. Sull’ albero mi sentivo meglio di quando ero nelle mani di quell’uomo. Ora però è meglio dormire. Domani mi aspetta un lungo viaggio. Devo affrettarmi, devo arrivare in Africa prima che faccia troppo freddo. GIANLUCA ROSSI

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Martedì 15 novembre in una affollata aula della scuola Primaria di Giovo gli ALUNNI DI 5 A e B interrogano un insolito insegnante: Ambrogio Marchi uccellatore al Roccolo Mosaner del Sauch. DENNIS T: -Da quanti anni fai l’uccellatore? A.MARCHI: -Faccio l’uccellatore da 65 anni, ho iniziato nel 1947. ILARIA: -Quanti anni avevi quando hai iniziato? A.MARCHI: -Ho cominciato a 15 anni per passione. ALAN: -E’ un lavoro difficile? A.MARCHI: -Lo è se non hai passione ANGELICA: -Qual è stato l’uccello più bello che hai visto nel corso degli anni? A.MARCHI: -E’ stata l’upupa, è bella , grande come un merlo , colorata ed ha il ciuffo, nidifica nei buchi dei muri e nei tronchi cavi degli alberi. È un migratore a lungo raggio infatti parte a settembre e attraversa l’Africa, si cattura raramente. SARA: -Qual è la specie di uccello più frequente e più numerosa che passa ogni anno? A. MARCHI : -Sono la peppola e il pettirosso . LEONARDO: -Quanti uccelli catturi ogni anno? E di quali specie? A. MARCHI: -Quest’ anno sono passati pochi uccelli perché sono ancora fermi in Germania o in Russia poiché non fa ancora tanto freddo e trovano ancora cibo; quando sentono che presto nevicherà partono. Il cuculo parte addirittura il 21 luglio.

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YURI: -La struttura del roccolo è rimasta sempre la stessa o ha subito cambiamenti nel tempo? A. MARCHI: -Una volta il Roccolo era parzialmente artificiale cioè al posto degli alberi che formavano i tondi c’ erano dei pali o rami tagliati, ora invece è completamente fatto di faggi, pini , aceri, abeti, sorbi. TOMMASO: -Quando viene fatta la potatura delle piante? A.MARCHI: -Le piante vengono potate ogni anno a ferragosto. Una volta le potavano a mano con cesoie e seghe e impiegavano 20 giorni; adesso con gli attrezzi elettrici bastano tre giorni. EMANUELE: -Certi uccelli catturati riescono a scappare? A.MARCHI: -Un terzo degli uccelli riesce a scappare.

MANUELA: -Di quale materiale sono fatte le reti di oggi e quelle di una volta? A.MARCHI: -Le reti una volta erano di canapa ora sono di naylon. Una volta le reti venivano tese anche di notte, così ogni tanto vi entravano dei rapaci notturni: il gufo reale, la civetta, l’ allocco o la civetta nana e una volta persino un piccolo di capriolo. I rapaci non sono buoni da mangiare perciò li liberavamo. GABRIEL:-Certi uccelli nella cattura muoiono? A.MARCHI: -Di solito non muore nessuno, ma se si trova un uccello un po’ stordito basta dargli un po’ d’ acqua con il dito, solo con il frosone e la beccaccia occorre stare attenti, meglio metterli sotto il rubinetto. SEGUE

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FEDERICO: -Ha notato grandi differenze nel passaggio degli uccelli da una volta (30 anni fa) ad ora? A.MARCHI: -Sì, una volta ne passavano molti di più. Nel 1949 al Sauch sono stati catturati 1500 uccellini in un giorno. In un giorno abbiamo catturato 250 uccellini da consegnare vivi al negozio Spagnoli a Trento. 10 anni fa sono stati inanellati 600 uccellini in un solo giorno. Ora solo 1 centesimo degli uccelli in passo scendono al roccolo. Molti uccelli non si fermano più perché non si fanno ingannare dai richiami finti; alcune specie sono scomparse perché manca “la pastura”: non ci sono cioè più campi di grano, ora al loro posto ci sono vigne e meli. Inoltre i pesticidi usati in agricoltura hanno arrecato danno. Alcuni uccelli si schiantano anche contro i fili dell’alta tensione, a me è capitato spesso di trovarne di morti nel mio campo sotto i fili elettrici. Una volta c’ erano molte allodole e calandri. Si catturavano abusivamente gli uccellini con le bacchette con sopra il vischio per mangiarli perché c’erano pochi soldi per comprare la carne. Vi racconto un episodio: avevo circa 13 anni quando il guardiacaccia trovò me ed alcuni amici che con il vischio avevamo catturato dei lucherini, ci ha aiutati a rimuoverli dalle bacchette e a metterli in gabbia.

PIETRO: -Può raccontarci come avveniva una mattinata di uccellagione? A.MARCHI: -Ci svegliavamo alle 5 di mattina per aprire le reti e sistemarle: ogni rombo aveva un sacchetto dove rimanevano intrappolati gli uccellini. Disponevamo le 40 gabbie con i richiami. Gli uccelli canterini potevano essere anche fino a 70. Anche gli zimbelli (4 o 5) venivano posizionati. Poi quando faceva giorno ci “mettevamo allo spauracchio” per tutta la giornata e di tanto in tanto uscivamo dal “gabiot” a fare un giro o a bere un caffè d’orzo. Al mattino presto appena albeggiava passavano al roccolo: il tordo bottaccio, il pettirosso, la beccaccia e gruppetti di sasselli. L’uccellagione durava dal 20 settembre al 6 novembre.

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STEFANIA: -In periodi di guerra l’uccellagione era sospesa? A.MARCHI: -No, si uccellava anche in tempo di guerra (II guerra mondiale) GABRIELE: -Una volta al roccolo quante persone erano sempre presenti? A.MARCHI: -Erano di solito presenti due persone. ARIANNA: -In quale anno è stato costruito il roccolo? A.MARCHI: -Il roccolo è entrato in funzione nel 1894. ALESSANDRO: -Quando piove tanto, catturate molti o pochi uccelli? A. MARCHI: - Adesso quando piove gli uccelli non vengono catturati perché se toccati mentre sono bagnati si rovinano le penne e le piume e poi stanno male. Se non si toccano loro si scuotono un po’ e il loro piumaggio torna asciutto. DENNIS P.: -Qual’è l’uccello inanellato al Sauch che proveniva da più lontano? A. MARCHI: -Il venturone, un uccello piuttosto raro e piccolo che veniva dalla Siberia. Ricordo anche una “parussa” o cincia presa quattro volte di seguito al Sauch, tante se si pensa che questi uccellini in libertà possono vivere quattro o cinque anni. Ricordo anche altri uccelli insoliti caduti nelle reti: un gufo reale, la beccaccia, il francolino. Il pettirosso e il merlo sono di solito i più grassi. Al Sauch sono stati inanellati uccelli provenienti dalla Siberia, dalla Norvegia, dalla Russia : il tordo bottaccio e la peppola volano fino in Tunisa. Il regolo è l’uccello più piccolo qui da noi ed è come una noce piumata. Al Sauch c’erano fino al 1968 cinque roccoli.

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Funzionamento del Roccolo una volta Il Roccolo Mosaner è stato usato dalla fine del 1800 fino al 1968.

Usavano anche gli zimbelli: degli uccelli vivi attaccati ad un lungo filo robusto.

attaccati in cima degli stracci neri e grigi che in volo sembrava un falco).

Gli uccelli venivano catturati e uccisi per poi mangiarli o venderli vivi.

Veniva dato a loro vario cibo (sementi) così becchettavano ed attiravano gli altri uccelli.

Per catturarli una volta usavano gli uccelli canterini che tenevano per tutta l’estate dentro le gabbie al buio.

Gli uccelli in volo attirati dal cibo, dal canto e rassicurati dalla presenza dei loro simili che becchettavano sul prato, si posavano sui rami detti “secchi” in mezzo al prato del roccolo: il tondo. L’uccellatore poi con un fischietto emetteva il verso del falco, contemporaneamente tirava

Gli uccellini spaventati volavano verso il basso tra i corridoi fatti di piante e restavano impigliati nelle grandi reti lì tese.

Arrivato l’autunno li portavano alla luce tra gli alberi e i cespugli del roccolo e loro continuavano a cantare perché pensavano che fosse primavera, così attiravano altri uccelli.

una leva e si alzava lo spauracchio (un lungo bastone con

Il roccolo è ancora attivo, ma non lo usano come una volta. Infatti adesso i volatili vengono attirati con canti di uccelli registrati su un CD. Inoltre gli uccelli non vengono uccisi o venduti, ma osservati, registrati e poi lasciati in libertà. TOMMASO BRUGNARA

1965—Roccolo Mosaner ( Foto di Sergio Brugnara) 36


Dal libro di Padre Remo Stenico

/ Giovo – Comune e Pieve – Verla capoluogo

Nella zona del Sauch, all’inizio del xx secolo, c’erano cinque roccoli in funzione: il Roccolo Pomarolli che fu poi acquistato nel 1908 da un certo Ress Mosè di S. Michele poi da Carlo Mosaner di Verla nel 1918, passato successivamente al figlio Giulio ed ora al nipote Ettore Brugnara (il roccolo da noi visitato); il Roccolo Mosaner dove ora c’è il rifugio era dei Mosaner di Mosana; il Roccolo di Carlo Mosaner detto Biasi, posto un po’ più a valle verso i Pochi; il Roccolo Maffei in località Magnoche; il Roccolo Enrici in località Monzalon.

Funzionamento del Roccolo una volta

Il roccolo Mosaner si trova a circa 900 metri sul livello del mare su un altura e guarda sulla Valle Stanauser. È l’ unico roccolo storico in Trentino ancora conservato sui 200 esistenti all’inizio del ‘900 ed ora diventati bosco. Il roccolo è formato da due semicerchi di alberi potati a colonne. Tra un colonnato e l’ altro vengono tese delle reti per catturare gli uccelli migratori. Ora ha lo scopo di catturare gli uccelli per inanellarli e studiare le rotte che percorrono nelle loro migrazioni.

e pannocchie e al posto dei canterini si usano delle cassette con i versi degli uccelli registrati. Al roccolo si catturavano gli uccelli per mangiare o per vendere vivi alla gente. È stata una gita stupenda e speriamo che il roccolo resti ancora tanti anni. ILARIA BRUGNARA

Una volta al roccolo per richiamare gli uccelli si usavano gli uccelli canterini che venivano messi in gabbie tra gli alberi. Affinché cantassero venivano rinchiusi in camere buie e scure per tutta l’estate così in autunno li tiravano fuori e continuavano a cantare perché a loro sembrava primavera. Attiravano molti uccelli che passavano sopra il roccolo, così li catturavano. Un’ altra tattica antica del roccolo era di legare degli uccelli con un filo e lasciarli svolazzare in giro per il prato sempre per attirare altri uccelli migranti e catturarli. Oggi è severamente vietato usare uccelli vivi per attirare uccelli migratori, ma si usano uccelli finti e fatti di pigne Foto d’epoca Il casello

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Il Roccolo Mosaner nel 1939

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1941—Cacciatori davanti al casello dell’uccellatore

Anno 1963 39


CINCIA DAL CIUFFO: Parus cristatus Classe: Uccelli Ordine: Passeriformi Famiglia: Paridi Lunghezza: 11,5 cm Alimentazione: si nutre prevalentemente di insetti e ragni che scova nei licheni degli alberi completando la dieta con pinoli che vengono estratti dalle pigne, larve e lombrichi a seconda delle stagioni; in autunno e in inverno la dieta è integrata da semi e piccoli frutti. Habitat: è una specie stanziale e la troviamo nei boschi di conifere e nelle campagne alberate, dove ci allieta con la sua simpatica presenza e con il suo canto. Collocano i loro nidi nelle cavità naturali, fori di tronchi, rami di grossi alberi e dei muri a secco. Per la costruzione del nido usano muschio, piccoli steli, radichette, peli di animali e lanugini vegetali. Riproduzione: La femmina depone 4-8 piccole uova bianche con piccoli puntini rosso-marroni, che coverà poi per circa 15 giorni. I pulcini sono allevati da entrambi i genitori per 17-22 giorni. Una coppia di cince dal ciuffo mangia alcune centinaia di insetti al giorno e contribuisce ad impedire una loro eccessiva diffusione. Non può essere confusa con nessuna delle altre cince, perché ha un caratteristico ciuffo di piume erettili di colore grigio scuro sul capo ( da cui il nome latino cristatus). Il piumaggio nel complesso è bruno superiormente e grigio brunastro nella parte inferiore. Jenny Clementi e Chiara Brugnara

FRINGUELLO Famiglia: Fringillidi Specie: Fringilla coelebes Nome inglese: chaffinch Lunghezza : 14,5-16cm Apertura alare: 22- 26 cm Peso: 18-31 Dieta: granivoro Distribuzione : si trova nell’Africa, Eurasia, Nuova Zelanda, Sudafrica. Si stabilisce in aree boscose, coltivate, città… Mangia insetti nel periodo riproduttivo, è vegetariano in autunno- inverno. Riproduzione da marzo-aprile fino ad agosto Depone da due a sei uova e le cova per 13-24 giorni. I piccoli volano 14 giorni dopo la nascita. Il fringuello è molto diffuso nel nostro territorio. Ilaria Brugnara 40


Il cardellino fa parte della famiglia dei Fringillidi, dell’ordine dei Passeriformi. E’ lungo dagli 11,5 cm ai 12,5 cm, la sua apertura alare è di 21-24 cm e pesa 14,20 g. Vive in Eurasia ed in Africa Settentrionale. E’ vegetariano tranne che nel periodo riproduttivo in cui si nutre d’insetti. Costruisce il nido sugli alberi generalmente vicino all’estremità di un ramo o nei cespugli. Depone da tre a sette uova e ha due o tre covate all’anno. L’incubazione è di circa tredici giorni. Il cardellino è un uccello molto diffuso e conosciuto. Le ali del cardellino hanno grosse macchie nere e gialle, la coda è nera con del bianco la faccia scarlatta, la testa bianca e nera, il dorso bruno che sfuma nel groppone bianco. I giovani hanno le parti superiori e la testa fulvo grigiastre, e sono striati e macchiati di bruno. Il cardellino prende il nome dai semi di cardi di cui si nutre, e quando è autunno migra verso Sud. E ’un migratore parziale. Alan Brugnara

Il pettirosso è lungo 13-14 cm ed è diffuso in tutta l’Europa. È inconfondibile per la macchia color arancio-rosso dalla fronte al petto. Il resto del piumaggio è bruno nelle parti superiori e bianco nelle inferiori. Quando un intruso entra nel territorio, il maschio inizia a cantare, mostrando il petto per mettere in mostra la macchia arancione, se l’avversario non scappa, viene attaccato a colpi di becco. I pettirossi vivono in tutti i luoghi alberati. Alla fine dell’inverno si formano le coppie. Le uova (5-6) vengono deposte tra la fine di aprile e i primi giorni di maggio. Dopo 13-15 giorni nascono i piccoli, lasciando il nido dopo una quindicina di giorni. Il pettirosso si nutre di larve, vermi, insetti e bacche, ed ha un canto armonioso. Appartiene all’ordine dei Passeriformi. NOME SCIENTIFICO: Erithacus rubecola. Manuela Brugnara

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Il lucherino appartiene alla famiglia dei Passeriformi e il suo nome scientifico è Carduelis spinus. E’ lungo 12 cm, è simile al verzellino, ma ha il becco più lungo. E’ diffuso dall’Europa all’Asia centro settentrionale e preferisce i boschi, soprattutto quelli di conifere, i terreni coltivati e anche i giardini. Durante l’inverno si nutre di: semi di abeti, di ontani, di cardi e di piccoli insetti. Nel nido la femmina depone fino a quattro-sei uova che cova per 12– 14 giorni. In Italia nidifica sulle Alpi e in poche stazioni dell’Appennino. Devis Pellegrini

Famiglia: Fringillidi Specie: Serinus canarius serinus Lunghezza: 11,5 cm Peso: 8 - 14 g Popolazione europea: 10 - 13 milioni di coppie Distribuzione: specie migratrice e sedentaria, diffusa in Europa, isole dell’Atlantico orientale, Asia Minore e Nord Africa. In Europa non oltrepassa a nord il 60° parallelo. Nel corso di questo secolo si è verificata una sensibile espansione verso nord ovest. Nidifica in Italia con una popolazione compresa tra 500 000 e 1 000 000 di coppie in grande parte concentrata al di sotto dei mille metri di altitudine. Nidifica sugli alberi preferibilmente soleggiati in boschi aperti, vigneti, frutteti. DENNIS TELCH

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ROSSI GIANLUCA

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Regno: Animali Tipo: Cordati Classe: Uccelli Ordine: Passeriformi Famiglia: Paridi Genere: Parus Specie: parus major La cinciallegra si trova nei campi alberati, in giardini e in parchi di paesi o città. Ha il capo nero, la faccia bianca e una banda di piume gialle che attraversa verticalmente il petto e l’addome. Vive nei buchi naturali di tronchi, di rami e di muretti a secco. Il nido è fatto di muschio, piccoli rametti, radici, peli di animali e lanugini naturali. Se non trova cavità naturali, vive in cassette nido. Si ciba di piccoli insetti e animali che sono dannosi per la vegetazione: è insettivora. Le uova e i “pulli” sono minacciati dall’acqua che a volte entra nel nido. In autunno si riunisce in gruppi, vola molto lontano per trovare il cibo. TOMMASO BRUGNARA

Le dimensioni sono simili ad un fringuello, ha il becco più robusto, la coda un po’ più corta. Il capo è nero. Nidifica sugli alberi costruendo un nido ben rifinito. Da maggio in poi depone di solito 5—7 uova verdastre o brunastre macchiate di scuro. I piccoli si involano a 13—14 giorni di vita.

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Nome inglese: Coal Tit Lunghezza: 11,5 cm Apertura alare: 17- 21 cm Peso: 8 - 11 g Popolazione: 12—16 milioni di coppie E’ riconoscibile per i disegni del corpo che ricordano quelli della cinciallegra: la calotta e la gola sono nere in contrasto con il bianco delle guance. Le ali nerastre sono attraversate da due serie parallele di macchiette bianche tondeggianti. Specie parzialmente sedentaria e migratrice. Boschi di varia natura e composizione fino a oltre 2000 metri di altitudine. Da metà aprile viene allestito un nido di muschio posto in cavità tra tronchi, rocce, muri. Vengono deposte da sei a nove uova alla cui incubazione provvede la femmina per 14—16 giorni. PIFFER ANGELICA — SARA SARTORI

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Nome inglese: chiffchaff La colorazione è abbastanza uniforme: le parti superiori sono brunoolivastro, il petto, la gola e i fianchi sono fulvo-giallastro, l’addome è bianco. Il becco è sottile e appuntito, le zampe sono nero scuro, il sopracciglio è bianco crema. Luì piccolo è lungo 10-11 cm, pesa 5-11 grammi. L’apertura delle ali è di 15-21 cm. Frequenta preferibilmente aree boscose, collinose e montagnose. Si avvista anche in pianura, dove soprattutto in autunno e in inverno si può vedere quasi ovunque. Nidifica in boschi di caducifoglie e di conifere. Nidifica anche a terra tra sterpi, fogliame ed erbe, o incastrando il nido tra fosse o ramificazioni torcigliate. Da aprile in poi, depone 4 o7 uova bianche punteggiate di marrone, la nota abituale di richiamo è un fischio monosillabico. Consiste nella insistente ripetizione di due suoni antitetici “ciff ciaff” Simone e Dennis Piffer

Lunghezza totale: 9 cm Apertura alare: 13.5cm - 15.5cm Peso: 4g – 8 g Riconoscimento: minuscole dimensioni, disegni del capo, vocalizzazioni, forma del nido. Popolazione europea: 12 milioni di coppie. Distribuzione: specie sedentaria e migratoria. In Europa l’areale principale non oltrepassa verso sud il 45° parallelo. Sverna attorno ai siti riproduttivi o più a sud fino all’Europa meridionale. In Italia nidifica con una popolazione di 200 000- 400 000 coppie. Abitat: frequenta boschi di conifere dal livello del mare fino ad alti monti. Biologia: tra maggio e giugno di solito vengono deposte 9-11 uova. Struttura nido: il nido del regolo è una struttura globosa realizzata con muschio, imbottita di filamenti, crini, ragnatele e piume. Leonardo Michelon ed Alessandro Piazza

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NOME INGLESE: Linet LUGHEZZA TOTALE : 13,5 cm APERTURA ALARE: 21- 25,5 cm RICONOSCIMENTI: colori del piumaggio vocalizzazione POPOLAZIONE EUROPEA: 7-9 milioni di coppie TUTELA INTERNAZIONALI : spec 4 Berna 2 I suoi colori sono generalmente brunastri , chiari sulla parte inferiore, la fronte e la pancia sono decorate da una macchia rossa. I sessi sono differenziati perché la femmina è priva di macchie rosse. DISTRIBUZIONE: migratrice e sedentaria diffusa con 7 sottospecie sia in Asia che in Europa. HABITAT: nidifica in zone aperte, incolte o coltivate con la presenza di siepi o cespugli. BIOLOGIA: da fine marzo fa nidi ben rifiniti costruiti in cespugli o in una bassa conifera, depone 4-6 uova biancastre e a macchiette scure, per la incubazione provvede la femmina. Dopo 12-13 di incubazione si schiudono le uova e dopo 10-17 giorni volano via. Effettuano 2-3 covate annue. Mangiano semi, grani, piante e erbacce. Arianna Michelon

VERDONE

Apertura alare: 24,5 cm - 27,5 cm Riconoscimenti: colori del piumaggio, volo nunziale, vocalizzazioni. Popolazione europea: 12- 14 milioni di coppie. Distribuzione: specie migratrice, sedentaria e dispersiva. In Europa l’areale principale non oltrepassa a nord il 65° parallelo. In Italia nidifica una popolazione 400 000 – 800 000 coppie. Habitat: nidifica in vari tipi di boschi. Biologia: nidifica su alberi ed arbusti, depone di solito da quattro a sei uova. Struttura nido: il verdone costruisce un nido voluminoso poco rifinito.. Alessandro Piazza e Leonardo Michelon

FROSONE Lunghezza totale: 18 cm Apertura alare: 29-33 cm Peso: 40-70 g Grazie all’enorme becco, riesce non solo a frantumare i gusci dei semi di molte piante, ma anche il duro nocciolo di ciliegia. Si nutre anche di semi, gemme e frutti.

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Il sentiero, è una strada forestale che attraversa boschi bellissimi, alcuni appartengono al Comune di Giovo altri a quello di Cembra. La strada è sterrata, in alcuni tratti pavimentata con cubetti rettangolari.

Il bosco è naturale cioè con molte specie di alberi come: abeti bianchi e rossi (con aghi singoli e corti), pini silvestri (con aghi doppi e ritorti), poi ci sono bellissimi faggi, querce roverelle, aceri, acacie, pioppi tremoli, betulle...

A tratti il bosco è artificiale, cioè è stato piantato dall’uomo, si vedono fitti abeti rossi che si spingono in alto in cerca di luce.

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Camminando trovammo una grande tabella che illustrava la Riserva naturale provinciale del Lagabrun, una torbiera protetta. Sulla tabella è riportato un elenco di divieti per la sua tutela Vietato uscire dal sentiero di visita e calpestare i suoli e la vegetazione dell’area protetta. Vietato attraversare la zona della torbiera. Vietato provocare luci e rumori molesti. Vietato danneggiare e raccogliere piante, fiori, frutti e funghi di qualsiasi specie. Vietato cacciare o pescare. Vietato lasciare nel bosco immondizie. Vietato lasciare liberi animali domestici. Vietato fare falò e campeggiare.

Camminando trovammo anche il segnale del confine del biotopo (ora denominato Riserva naturale provinciale) con scritto: L.P.14 23.06.1986. E’ la legge provinciale che ha istituito i Biotopi protetti: zone di rilevante interesse naturalistico, scientifico e culturale Proseguendo su un palo erano disegnati dei simboli colorati: quello azzurro in alto indica il confine fra particelle forestali quello bianco e rosso è il sentiero SAT quello con il ferro di cavallo segnala che è possibile andare a cavallo quello verde e bianco vuol dire che è un sentiero locale del progetto “Parcheggia e cammina” Passeggiando trovammo una pietra su cui c’era inciso questo simbolo: sono le iniziali del famoso pittore tedesco Albrecht Dürer passato di qui nel 1498 durante un suo viaggio verso Venezia per conoscere altri pittori. La Valle dell’Adige però era allagata così fu obbligato a passare per la Valle di Cembra attraverso il passo Sauch. 49


VISITA A L L E D O I R DIA inciale v o r p le a r u t na alla Riserva

Lagabrun

La riserva naturale provinciale del Lagabrun è un luogo paludoso dove sotto i piedi è bagnato. Una volta in quel posto c’era un lago. Infatti adesso c’è ancora un emissario. Il Lagabrun è stagnante ed erboso e se ci metti il piede ti bagni la scarpa e se sei scalzo ti bagni il calzino o il piede.

BIO – TOPO significa ”luogo di vita” qui non si può cacciare e disturbare gli animali, perché è un luogo protetto. Le piante che abbiamo osservato sono: la menta, le cannucce di palude, i carici e gli animali tipici sono le rane. Emanuele Ress Emissario con carici

Il Lagabrun è un’area protetta: in questi luoghi non si può cacciare, strappare le piante, raccogliere funghi, fare del male alla natura. Il “ Lagabrun “ è un biotopo umido. Qui crescono molti tipi di piante: per esempio la menta, il timo, i carici, la cannuccia e molte altre specie. In questa mattina la presenza di animali è scarsa: soltanto libellule, rane e animali a cui piace l’acqua. Una libellula “matta” stava affogando nel ruscello. Grazie all’intervento dell’esperta ( guida ) l’abbiamo salvata.

Devis ha prestato un fazzoletto a Tommaso perché tenesse al caldo la libellula e per farle asciugare le ali ormai bagnate. Tutti dicevano che era morta, ma un segno di vita tornò nell’ insetto che mosse la zampetta. Il terreno era spugnoso e bagnato; oltre il prato una distesa di cannucce di palude avevano delle spighe e le foglie abbracciate al fusto. Le cannucce formavano perfette casette gialle e umide che sono rifugio per molti animali. Sul bordo umido della palude troviamo betulle, pioppi tremuli e ontani più in là: faggi, abeti e pini silvestri.

Il biotopo non comprendeva solo la zona umida ma anche parte di bosco. L’esperta ci ha spiegato che lì una volta c’era un lago e nel corso di centinaia di anni si è riempito di piante, trasformate poi in torba. Il lago è così diventato una torbiera. In mezzo c’è l’occhio della torbiera: una grande pozza d’acqua. Il terreno bagnato e spugnoso non era duro come camminare sull’asfalto o sulla terra ma era come camminare su una cosa morbida e delicata. Gli animali qui non temono nessuno perché c’è il divieto di caccia. Gabriele Piffer

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Ai margini del Lagabrun abbiamo incontrato una libellula in un ruscello. Era tutta infreddolita, così l’ abbiamo presa con un bastone. Successivamente l’ abbiamo messa su di un fazzoletto. Era tutta ricoperta di alghe, viscide e schifose. L’abbiamo tenuta fino a

Poi l’ abbiamo lasciata volare via al suo destino. Era più asciutta, infatti riuscì a volare. Ma dopo pochi secondi precipitò nell’ erba. Poi non l’ abbiamo più vista. Devis Pellegrini

quando siamo arrivati al Roccolo Mosaner.

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Nell’immagine ci sono 22 intrusi. Ce la fai a trovarli tutti?

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Collega i numeri 3 2

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Per la fretta di partire per le coste dell’Africa, il fringuello ha smarrito la sua ombra! Aiutalo tu a ritrovarla tra quelle disegnate.

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Trova le parole nascoste A

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PASSERA SCOPAIOLA SAUCH ANELLI ALBERI ZIMBELLI SPAURACCHIO CINCIALLEGRA ROTTA TONDO

FROSONE PASSERO MOSANER ALIMENTI METALLO UCCELLATORE SECCHI SACCHETTI RETI

ROCCOLO BILANCIA RAMI UCCELLI PASSERO MERLO GABBIE GIRASOLI

Leggi attentamente gli indizi e trova la parola misteriosa di cui si sta parlando 1.

E’ di forma rotonda

2.

Quello delle ragazze può essere d’oro , d’argento o di altri metalli

3.

L’ornitologo ne aveva di tre tipi: medi, grandi, piccoli

4.

Sono incisi diversi numeri

5.

Uno viene messo alla zampa degli uccellini catturati

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Annerisci gli spazi con i puntini e scopri quale specie di animale viene catturata al Sauch.

Scrivi le lettere corrispondenti ai numeri e scopri la frase ottenuta. ___ ___

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Tecnica usata: Colori a tempera luminosipop usati in accostamenti audaci Particolari insoliti buffi Uso di glitter

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Tecnica: pennelli, acqua, colori ad acquerello, spugnetta ed un po’ di fantasia ispirandosi agli acquerelli del Dßrer 62


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Hanno collaborato alla stesura del giornalino: Gli alunni di classe 5^ B e 5^ A Brugnara Alan

Brugnara Tommaso

Brugnara Chiara

Brugnara Manuela

Brugnara Ilaria

Coslop Gabriel

Clementi Jenni

Franzoi Stefania

Michelon Arianna

Mengon Fedeico

Michelon Leonardo

Pellegrini Devis

Piazza Alessandro

Pellegrini Pietro

Piffer Angelica

Piffer Gabriele

Piffer Dennis

Ress Emanuele

Piffer Simone

Ress Yuri

Rossi Gianluca

Rossi Valentina

Sartori Sara Telch Dennis Le insegnanti Iachemet Lucia e Piffer Ivonne SCUOLA PRIMARIA DI GIOVO ISTITUTO COMPRENSIVO DI CEMBRA Primo quadrimestre - anno scolastico 2011/2012 AGENZIA PROVINCIALE PER LA PROTEZIONE DELL’AMBIENTE Rete trentina di educazione ambientale / Centro di esperienza Rotta Sauch MUSEO DELLE SCIENZE DI TRENTO Sezione Zoologia dei Vertebrati

ALUNNI E INSEGNANTI RINGRAZIANO TUTTI QUELLI CHE HANNO CONTRIBUITO IN VARIO MODO ALLA RIUSCITA DEL GIORNALINO

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IL GIORNALINO DELLA CLASSE QUINTA DI GIOVO. GLI UCCELLI  

il giornalino della classe quinta della scuola primaria di Giovo (IC. Cembra- Trento).

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