Issuu on Google+

www.madreterranews.it

Anno II - Nr. 14 - Febbraio 2011

MadreTerra Palmi & Dintorni PERI OD I C O

F REE PRESS - FREE PRESS - FREE PRES S

D I C U LT U R A

ED

Omaggio

www.madreterranews.it

INFORMAZIONE

F R E E P R E S S - F R E E PR ESS - FR EE PR ESS

editorialea Palmi Primavera

Paolo Ventrice

Un profilo di palma

incide l’azzurro del mare in fondo alla vita. Il profumo dei glicini in festa inebria e assicura. Un pianto di bimbo un canto di donna e bianca struggente la luce del sole. Felice Badolati

Palmi... Città d’amare EDITORIALE Paolo Ventrice otremmo parlare di politiP ca, di guerre tra culture e di guerre tra politici e magistra-

ti, di Ruby-gate o di Mubarak (zio di Ruby, a sentire il “Berlusca”), degli interventi di Obama sul tema Egitto, di Israele, accusato da Gheddafi di manovrare la rivolta degli egiziani, della voracità dei petrolieri (che non vedevano l’ora di altri disordini in quelle zone per poter aumentare i loro introiti) della “spada di Damocle” sul canale di Suez, del federalismo approvato e non approvato, di Bossi, di Fini, di Berlusconi, di Santoro (in perenne battaglia contro tutti), di Sanremo, di Belen, dei treni in Italia, dell’Alitalia, degli aeroporti, del clima, della crisi e... del Sindaco, del Vice-Sindaco (a proposito, auguri), del consiglio comunale, del BIT, del porto, dell’ospedale... Basta!!! Noi oggi parliamo della bellezza della nostra natura, dell’aria che respiriamo, dei profumi che sentiamo; parliamo di Palmi!!! Il colore del mare, il verde di Sant’Elia, la purezza dell’aria

la vista di cui godiamo. Parliamo di bellezze, di luce, di arte e di persone. E’ vero, qualche volta Palmi ti dà l’impressione di stringerti in una morsa da cui non riesci ad uscire, un peso che ogni palmese ha imparato a sostenere ed a superare, ma nulla è comparabile ai suoi panorami ed alle persone che la vivono. Tutti noi vorremmo di più ma, spesso, non consideriamo abbastanza ciò che abbiamo a portata di mano; analizziamo, più frequentemente, ciò o colui che non ci piace. I nostri interessi innanzi a tutto, le nostre lamentele sempre in prima linea. Alcune immagini pubblicate su questo numero, guardandole ti lasciano senza fiato; ti conducono in una dimensione irreale, ti fanno sentire palmese più che mai e stimolano vene poetiche dettate da una coinvolgente Musa che alberga in questi luoghi. La poesia in copertina è stato un piccolo, innocuo “furto” all’autore ma esprime degnamente cosa è Palmi e cosa abbiamo sotto gli occhi. Una primavera perenne!!!

palmi, citta’ digitale

di Marilù Zaccuri

pag. 4

rocco isola PELOROSSO

di Nicola Falcheo

pag. 22

di Saverio Petitto

pag. 15

QR CODE

per utilizzarlo scarica l’applicazione per il tuo Smartphone


2

Anno II - Nr. 14 - Febbraio 2011

MadreTerra

Palmi&Dintorni

Attualita’

www.madreterranews.it

Palmi

nche quest’anno la città di Palmi ha A onorato egregiamente il Santo patrono della Polizia locale San Sebastiano, con due

SAN SEBASTIANO - PATRONO DELLA POLIZIA LOCALE A PALMI IL “2° Convegno Regionale Polizia Locale e Sicurezza”

giornate ricche di valori e significato. Il giorno 19 gennaio si è tenuto, presso il Grand Hotel Stella Maris, il “2° Convegno Regionale Polizia Locale e Sicurezza” organizzato dall’A.N.C.U.P.M. – Delegazione Calabria, con la città di Palmi e la Provincia di Reggio Calabria; l’evento ha avuto un eccezionale successo di pubblico vedendo circa 250 operatori di polizia locale nonché operatori di altre forze di polizia gremire la sala conferenze, oltre che diversi sponsor ed espositori. Dopo i saluti del Comandante Magg. Francesco Managò, vicepresidente della Delegazione Calabria, che ha evidenziato la centralità della Polizia locale, vi sono stati i saluti del Sindaco Dott. Ennio Gaudio, che ha espresso tutti i suoi apprezzamenti per la riuscita della manifestazione ed ha esaltato il ruolo e l’importanza della Polizia locale sul territorio, dell’Assessore alla Polizia locale Dott. Giuseppe Isola, che ha elogiato il Corpo di Palmi e la sua azione costante, dei consiglieri provinciali Dr.Giovanni Barone e Demetrio Crucitti. A seguire l’importante prolusione del Procuratore della Repubblica di Palmi Dr.Giuseppe Creazzo, che ha evidenziato la specificità e il rilievo dei compiti di una moderna Polizia locale, richiamando tutti ad operare con sempre maggiore professionalità al fine del perseguimento della legalità e del rispetto delle regole. I lavori, moderati dal Col. Gianpiero Scaramuzzo, Presidente Regionale A.N.C.U.P.M. e Comandante della Polizia locale di Cosenza, e dal Col.Alfredo Priolo, Comandante della Polizia locale di Reggio Calabria, hanno visto seguirsi relatori di rilievo nazionale e argomenti di grande attualità; il Col. Antonino Borzumati, Comandante P.L. Cinisello Balsamo (MI) e vicepresidente nazionale A.N.C.U.P.M. ha parlato delle sanzioni accessorie ai reati previsti dal C.d.S.; il Col.Antonietta Agliata, vicecomandante P.L. Napoli ha parlato dell’ambiente nelle politiche di sicurezza e di tracciabilità dei rifiuti; il Magg.Giovanni Centrone, Comandante della P.L. di Acquaviva delle Fonti (BA) ha parlato delle novità in materia di commercio dopo il recepimento delle nuove direttive comunitarie e, infine, l’atteso intervento del Dr.Ambrogio Moccia, Magistrato Ispettore Generale, che ha parlato degli aspetti operativi della sicurezza urbana con la consueta professionalità e simpatia. L’intero evento è stato ripreso dalle telecamere della ETP E-FINE, presente con il Dr.Felice Caruso, per essere reso fruibile nella piattaforma e-learning di formazione a distanza. I lavori congressuali sono terminati intorno alle 18:00 ma la giornata ha proseguito con una visita guidata del parco archeologico palmese e con una splendida cena di gala allietata da musica, giochi di gruppo e canti alla quale hanno partecipato i relatori, circa 150 operatori di P.L., appartenenti alle FF.PP., magistrati. Il giorno 20 gennaio è seguito un incontro con le scuole superiori nell’ambito di una campagna di sensibilizzazione sull’uso di alcolici e droghe che la P.L. di Palmi sta portando aventi e, a seguire, la celebrazione liturgica con la Santa Messa nella Cattedrale, celebrata dal Mons.Silvio Misiti, alla presenza delle scuole e del personale in servizio ed il congedo del Corpo. L’evento ha riscosso il plauso delle Autorità e dei partecipanti e diverrà certamente un appuntamento istituzionale fisso nel panorama delle manifestazioni cittadine.


4

Anno II - Nr. 14 - Febbraio 2011

MadreTerra

Palmi&Dintorni

Attualita’

www.madreterranews.it

Palmi

“PALMI, CITTA’ DIGITALE” Progetto Wi-Fi – Hot Spot – Videosorveglianza Il Comune

di Palmi – in collaborazione con Telecom Italia S.p.A. – ha presentato il Progetto “Palmi, città digitale “ in una Conferenza stampa aperta ai cittadini, in particolare a studenti, docenti ed Associazioni, tenutasi presso la Sede municipale palmese. Con tale innovazione tecnologica si garantisce ai cittadini il diritto fondamentale di cittadinanza attiva, offrendo la possibilità di accedere gratuitamente ad Internet tramite la tecnologia Wi-Fi. Ogni utente in possesso di un dispositivo mobile – quale computer portatile o telefonino di ultima generazione – può collegarsi liberamente alla rete e compiere quelle azioni che normalmente svolge in ufficio o al proprio domicilio. Inoltre, ritenuto quantomai necessario investire sulla sicurezza del territorio e dei cittadini, il Progetto prevede l’installazione di un sistema di Videosorveglianza di alcune zone “sensibili” del territorio comunale ad integrazione di quello già attuato con i finanziamenti PON Sicurezza del Ministero dell’Interno. Si aggiunge, così, un ulteriore tassello all’offerta di servizi al cittadino rilanciando l’immagine della città e ponendola sullo scenario nazionale ed internazionale come luogo della “conoscenza avanzata”.

di Marilù Zaccuri “

I

l progetto che è stato realizzato rientra a pieno titolo nel disegno di modernizzazione della nostra città, aiutandola a migliorare la capacità di essere accogliente e fruibile. Quando si parla di wi-fi hot spot, di internet, di multimedialità, si parla il linguaggio dei nostri giovani, degli studenti del nostro tempo, se si considera che ormai la nostra è una società informatizzata e miltumediale. D’altra parte questa definizione non può essere considerata solo in chiave di procedure e di strumenti tecnici oggi utilizzati o da utilizzare, ma assume un significato molto più “forte”, descrivendo con essa una nuova dimensione culturale dalla quale non si può prescindere nel processo di crescita e formazione dell’uomo, del cittadino e del lavoratore. È importante informare e soprattutto educare i giovani alla fruizione ed all’analisi dei sistemi di comunicazione di cui oggi hanno l’opportunità di servirsi, affinchè possano farne, con atteggiamento maturo, strumenti efficaci

di studio e di crescita culturale. Il sistema wi-fi, in particolare, offre pari opportunità per tutti, per i turisti, per i cittadini, soprattutto per i giovani che vogliono informarsi, comunicare, vivere la propria città. In tempi brevi, si comincerà a dotare la città di tali innovazioni tecnologiche a partire da Piazza I° Maggio, Piazza Amendola, Piazza Scivola, Villa Comunale e località Tonnara. Un’immagine che mi passa per la mente è quella di vedere una città in movimento, dove persone che lavorano, ragazzi che studiano, turisti e visitatori si muovono più facilmente e, aggiungerei, con maggiore sicurezza. Si, perchè investire sulla sicurezza del cittadino è uno degli obiettivi prioritari di questa amministrazione e la videosorveglianza, quale strumento di prevenzione e di deterrenza dagli atti vandalici e dai reati in genere, rappresenta un altro passo in avanti per aumentare la sicurezza e la vivibilità della città. Altri 6 punti sensibili del nostro territorio – Casa della Cultura “L. Repaci”, Palazzo Municipale, Villa Mazzini, Pozzo di S. Elia, contr.

Intervento in conferenza stampa del consigliere comunale di maggioranza (referente comunale del progetto) e presidente della commissione per le pari opportunita’ avv. Maria lucia zaccuri: San Francesco, bivio contrada San Francesco Gonia (quest’ultime due, in particolare, sedi di discariche abusive) - verranno dotati di videocamere che riprenderanno tutto ciò che avviene nel corso del giorno e della notte. È bene evidenziare come tutta l’intera operazione sia avvenuta a costo zero per le casse comunali, in quanto si è contestualmente proceduto ad una sapiente razionalizzazione delle utenze telefoniche in capo all’ente, tagliando i cosiddetti “rami secchi” e pervenendo così da subito ad un notevole risparmio per il bilancio comunale (circa euro 36.000,00 Annui, risparmi che aumentaranno considerevolmente allo scadere dell’ultimo canone leasing previsto al 30° bimestre). Per tutto questo desidero ringraziare il sindaco e la giunta comu-

nale per avere fortemente voluto questa innovazione tecnologica per il nostro territorio, forte del fatto che puntare sulla tecnologia è una scelta quanto mai vincente; Ringrazio, inoltre, i dirigenti scolastici, i docenti e i numerosi studenti che hanno preso parte attivamente alla presentazione del progetto. Ringrazio, infine, i dirigenti telecom italia ing. Salvatore Santoro e dott. Giuseppe Cortese, insieme al segretario generale dott. Piero Emilio ed al dirigente dei servizi finanziari dott. Giuseppe Moio che, con meticolosa attenzione e cura e con spirito di squadra hanno effettuato l’imponente lavoro tecnico-amministrativo propedeutico, dando così anche loro un prezioso contributo volto alla crescita della nostra città.


6

Anno II - Nr. 14 - Febbraio 2011

www.madreterranews.it

MadreTerra Attualita’ Palmi Il “Tesoro di SAN ROCCO e dell’IMMACOLATA” Palmi&Dintorni

Il nuovo Comitato Festeggiamenti di San Rocco, presieduto dal Priore prof. Vincenzo Saffioti, con l’autorizzazione del Padre Spirituale Monsignore Silvio Mesiti, porta a conoscenza della comunità, ai devoti e Confratelli della Congrega di avere effettuato per la prima volta nella storia, l’inventario di tutto l’oro depositato presso i cavou della banca, dai vari Comitati che ci anno preceduti. Ogni singolo oggetto, è stato fotografato e descritto minuziosamente indicandone il peso, il nominativo del donatore e la data della donazione, ove risultava. La documentazione fotografica dei gioielli, sarà pubblicata nel sito internet dedicato: www.sanroccopalmi.it, in modo da permettere a tutti i fedeli, anche se residenti all’estero, di poter rivedere gli ex voto donati ai nostri amati Santi protettori. Si ringraziano i Carabinieri della Stazione di Palmi, che con la loro costante presenza sia durante il prelievo che nell’operazione di inventario, hanno assicurato la migliore correttezza dell’operazione. Il nuovo Comitato intende realizzare una teca blindata, ove esporre ai fedeli, i preziosi donati per voto nel corso degli anni, in occasione dei festeggiamenti di San Rocco 2011.

Foto ENBRAND

Il Priore Prof. Vincenzo Saffioti

PREMIO MALAFARINA di Giornalismo, Arte e Cultura XIX Edizione – anno 2011 Menzione speciale ad Oreste Kessel Pace per “la ricerca sul territorio e la produzione letteraria”

Oreste Kessel Pace, giorno 28 gennaio è stato insignito dell’onoreficenza di Cultura e Giornalismo MALAFARINA, a cura dell’Assessorato alla Cultura della Provincia di Reggio Calabria. Tale per il l’impegno per la divulgazione storico-scientifica della nostra cultura.

auguri dalla redazione di Madreterra Palmi & Dintorni


7

www.madreterranews.it

Anno II - Nr. 14 - Febbraio 2011

Attualita’

di Demetrio Baronetto anetterie, rivendite di fiori P e di elettrodomestici, profumerie, erboristerie e abbiglia-

mento. Sono migliaia, secondo la Camera di Commercio, i negozi che nel 2010 hanno abbassato per sempre la saracinesca a causa della crisi. Problema che ha colpito anche la cittadina di Palmi. E’ visibile agli occhi dei passanti, che i negozi chiusi con su scritto «affittasi» non sono più eccezioni anche nelle vie del centro. Un po’ tutti i settori merceologici sono toccati dalla gelata dei consumi. In alcune strade del centro le luci spente dei negozi destano particolare interesse agli occhi dei cittadini. E’ il caso di Corso Garibaldi, via Roma, via Bruno Buozzi, per fare solo qualche esempio. Per non parlare delle zone periferiche dove sono ormai frequenti le chiusure. Ogni anno si aspettano con ansia i saldi invernali ma si arriva a marzo con l’indice di fiducia familiare in netta discesa. Probabilmente la responsabilità di questa situazione è della crisi, ma anche dei proprietari dei negozi che strozzano i loro inquilini con affitti che non tengono conto della situazione attuale del mercato. I soldi non bastano per pagare l’ affitto. Il tunnel della crisi sembra non finire più. Poi va tenuto conto che, quando si rinnova un contratto, il nuovo affitto resterà immutato per anni. Di anno in anno sarà soltanto adeguato all’inflazione. Insomma, visto che la crisi non durerà all’infinito, il proprietario di un negozio non può rinnovare in perdita per gli anni successivi. Certo una via d’uscita potrebbe essere quella di cambiare le regole e offrire la possibilità di rivedere i contratti d’affitto in anticipo rispetto i tempi. Nel frattempo, però, i «vuoti» sono particolarmente evidenti e, fattore ancor più preoccupante, sono in continuo aumento. Sempre più succede che al posto di un negozio entri la filiale di una banca o lo sportello di un’agenzia finanziaria. Già proprio loro.

I governi di destra e di sinistra che si sono succeduti nulla hanno fatto per costringere le banche e gli altri operatori finanziari a considerare non solo il profitto ma anche la salute delle imprese e il sostegno alle famiglie. Nonostante la crisi il governo non ha ritenuto di introdurre neppure un’aliquota minima dell’1% sui profitti delle banche. Incredibilmente, infatti, le banche non pagano un centesimo di tasse sui loro miliardi! Con il loro sistema perverso e usuraio sono responsabili del fallimento di decine di migliaia di piccole e medie imprese. Il governo aveva promesso un alleggerimento del peso fiscale; invece, ha nella sostanza confermato gli “studi di settore” che costituiscono l’unico caso al mondo di tassazione in assenza di profitti. Siamo ancora più preoccupati dall’accordo Basilea 3 voluto dal comitato sulla vigilanza delle banche, in quanto porterà maggiori difficoltà alle piccole e medie imprese e alle famiglie per le quali sarà sempre più difficile accedere al credito. Un governo che tutela gli interessi dei cittadini avrebbe dovuto opporsi a tali accordi proposti dai potenti. Ma il problema è relativo (?), perchè «da noi quando un italiano chiude c’ è sempre qualche extracomunitario pronto ad aprire». La crisi economica che colpisce il nostro Paese nel settore del commercio e la crescente diffusione di prodotti stranieri si stanno manifestando con particolare evidenza nel fenomeno dell’invasione cinese. E’ ormai sotto gli occhi di tutti che la comunità cinese presente nel nostro territorio stia allargando la propria influenza rilevando esercizi commerciali acquistate in contanti a prezzo estremamente superiore a quello di mercato. Ciò è possibile grazie soprattutto all’enorme forza lavoro a costo zero ottenuta per esempio dai LAOGAI. L’importanza economica dei LAOGAI, per il regime cinese, è anche fondamentale per conquistare i mercati stranieri. Nei LAOGAI si produce di tutto: giocattoli, scarpe, articoli per la casa, mobili, elettrodomestici, computer, etc. coprendo ogni

Palmi

settore merceologico. Ora la produzione non è più solo per il mercato interno ma soprattutto per l’esportazione. I LAOGAI sono delle vere e proprie prigioni ma normalmente sulla facciata appare sempre solo il nome dell’impresa. In Cina vige ancora la dittatura del Partito Comunista e il sindacato, in netta minoranza, è anche sottoposto al regime. Di conseguenza il lavoratore, senza diritti è, quindi, anche senza difesa. Il Partito Comunista Cinese rappresenta dunque, il miglior partner commerciale per qualsiasi impresa. Per sostenere questo sistema produttivo, nel 2003, il Ministro della Giustizia Cinese ha elaborato una serie di leggi per aumentare i finanziamenti e gli investimenti nei LAOGAI. Oltre ai LAOGAI esistono in Cina diverse “fabbriche-lager”, con paghe ridicole, ferie praticamente inesistenti, salari pagati in ritardo e licenziamenti per negligenze sul lavoro. Almeno l’80% della popolazione cinese è sfruttata nelle “fabbriche-lager”, nelle campagne o nei LAOGAI. Ecco spiegata la così tanto invidiata “competività cinese”, che nasce principalmente dal lavoro forzato e dallo sfruttamento umano portando così ad una Cina ricca ma ad un popolo cinese povero. Secondo il rapporto annuale 2006 di Amnesty International in Cina sono impiegati torture e maltrattamenti quali “calci, percosse, scosse elettriche, sospensione per gli arti superiori, incatenamento in posizioni dolorose e privazione del cibo e del sonno”. Uno dei tanti testimoni di queste barbarie è Harry Wu, che nel 1960, quando era studente all’Università di Pechino, fu arrestato perchè cattolico e considerato “controrivoluzionario di destra”. Venne detenuto per 19 anni nei LAOGAI senza essere sottoposto a processo. Riuscì ad emigrare negli USA nel 1985 e fondò la LAOGAI RESEARCH FOUNDATION. Il racconto di quei 19 anni è raccolto in Bitter Winds (1994), memoria delle sue esperienze nei LAOGAI (edizione italiana: Contro rivoluzionario. I miei anni nei Gulag cinesi, Edizioni San Paolo). La totale assenza di disciplina e controllo delle Istituzioni nel monitorare una comunità che agisce al di fuori della Legge per ciò che concerne la tutela del Lavoro, la qualità dei prodotti, etc., rende pressochè invincibile la concorrenza cinese, creando una situazione drammatica per i commercianti nostrani. Bisogna schierarsi a favore delle aziende italiane e mettersi all’opera per tutelare l’economia cittadina e nazionale lanciando una massiccia campagna di boicottaggio dei negozi e dei prodotti cinesi. E poi finiamola di dare sempre la colpa solo al sindaco, ma prendiamocela con tutto il sistema politico che da anni ci governa.

MadreTerra

Palmi&Dintorni


8

Anno II - Nr. 14 - Febbraio 2011

MadreTerra

Palmi&Dintorni

www.madreterranews.it

Punti di vista

Una Calabria da buttare?

Vincenzo Barbieri La Redazione a cronaca ci regala un fatto L incredibile, a un mese dalla celebrazione del 150 anniversario

dell’Unità d’Italia. Il Sindaco di un comune del trevigiano, Riccardo Misiato, dovendo pubblicizzare

un incontro, con tema la raccolta differenziata, fa stampare un volantino nel quale la rappresentazione del cestino dei rifiuti già contiene la sagoma della Calabria. Molti sono stati i segnali di reazione sottolineati da testate della carta stampata e televisive, bloggers, ecc.. Anche nell’ambito dell’imprenditoria turistica, che più di tutti punta sull’immagine della nostra terra, Enzo Barbieri, imprenditore alberghiero, esperto enogastronomico, nonché assessore al Turismo di Altomonte, paese che vive prevalentemente di turismo, ha voluto dare direttamente, da parte sua, un segnale provocatorio con una puntuale ripicca: l’invito e l’impegno a non utilizzare prodotti di provenienza veneta. «Sono davvero indignato come calabrese, come amministratore e come imprenditore», dice Barbieri. Lia Rossetto, Assessore alle Politiche Sociali e alle Politiche Giovanili, del Comune di Spre-

siano risponde con un’e-mail a quelle di Barbieri: “Gent.le Dott. Barbieri, eccole i volantini che abbiamo distribuito alla popolazione, sia a Giugno 2010 (primo evento programmato) sia la scorsa settimana. Confido nella sua comprensione globale, non parziale, come hanno proposto i media, dell’iniziativa. La polemica è nata da una segnalazione anonima ai giornali locali di un solerte cittadino; credo che se questo cittadino a me sconosciuto si fosse rivolto alla sottoscritta con la medesima segnalazione, non avrei esitato un secondo a cambiare il logo. Con la stima più assoluta”, bla… bla… bla… Misiato invece dice: “credo che abbiano messo un’immagine a caso, tirata fuori da internet per fare prima, non ce l’abbiamo ne con la Calabria né con i calabresi, popolo fratello”, ha giurato. Come dire: “Siamo talmente

Il sindaco di Spresiano ignoranti da non aver riconosciuto la sagoma della Calabria riportata nel disegno”. Un evidente caso di asineria il non riconoscere il profilo della Regione che ha dato il nome alla Nazione e che ha incivilito Roma e i Galli, … che, per ultimo, ha dato un contributo decisivo per la vittoria nella Prima Guerra Mondiale: basterebbe avvicinarsi ai nostri monumenti ai caduti per averne un esempio. E pensare che nel trevigiano fino all’altro ieri si moriva di fame; si era costretti ad emigrare al pari dei meridionali. Solo che questi l’hanno fatto solo dopo essere stati “conquistati” dai piemontesi, con l’Unità d’Italia, mentre i veneti lo facevano molto prima. E meno male che Misiato non è neanche leghista. Guida una lista civica, sostenuto perfino dal Pd. Ha l’età matura del severo padre di famiglia e l’orientamento moderato, un grande senso della responsabilità, assoluto spirito civico e amore indiscutibile per la Patria, dice lui. Da parte nostra potremmo dire, per consolarci, che se da come risulta, il volantino è stato realizzato a favore della raccolta differenziata, la Calabria non si troverebbe tra i rifiuti, ma tra le risorse utili e preziose, da non buttare via, ma, anzi, da recuperare e riportare a nuova vita!!! Il sindaco, e la sua comunità, comunque, ha fatto la sua “bella” figura!


9

www.madreterranews.it

Anno II - Nr. 14 - Febbraio 2011

Punti di vista

MadreTerra

Palmi&Dintorni

Ora basta! di Nella Cannata

a più di vent’anni la televisione berlusconiana, rovesciandoci D addosso quantità industriali di autentica spazzatura con programmi come Drive in e Colpo Grosso, passando per le varie Isole di

Mara Carfagna, Ministro per le Pari Opportunità, mostra alle donne del meridione la via per l’emancipazione. La foto, fortemente evocativa, la mostra nell’atto di scalare il muro del maschilismo che frena il successo femminile.

Immagini con espliciti richiami sessuali della nuova campagna pubblicitaria di Sisley che apparivano nei cartelloni stradali di molte città d’Italia.

personaggi più o meno famosi, tra una Pupa e un Secchione fino al Grande Fratello, supremo vertice dell’idiozia collettiva, ha raggiunto un unico obiettivo: attuare una vera e propria decerebrazione di massa sedando, con immagini esplicite di ammiccanti corpi femminili, anche le menti più eccelse. La Rai, per non restare indietro, si è dovuta adeguare e il risultato è su tutti i giornali: il fango in cui oggi rotola la maggior parte delle donne che occupa le pagine della cronaca di questi giorni. Come si poteva pensare che anni di estenuante e martellante educazione alla futilità, al voyeurismo, alla libidine non avrebbe portato le sue conseguenze sulla nostra società? Nelle teste dei nostri giovani è passata, pian piano l’idea che usare il proprio corpo per ottenere favori, per concedersi un capo firmato o aprirsi una strada sicura nel bel mondo, sia una cosa normale, giusta. Ma la cosa che fa più ribrezzo è sapere che i genitori, i fratelli di quelle donne che vendono il proprio corpo non ne siano scandalizzati, ma addirittura ne incoraggino l’andazzo “purchè si porti a casa qualcosa”. Lo squallore si spinge fino ad augurarsi che la propria figlia minorenne o poco più, possa diventare la nuova“fidanzata del premier settantenne”. Emerge un quadro di una società malata, dove l’annientamento dei valori e la corruzione dei costumi viene perpetrata proprio da colui che dovrebbe avere più cura delle nuove generazioni e avrebbe dovuto garantire loro un futuro migliore occupandosi delle loro menti più che del loro corpo. Le donne che lavorano, che faticano ad arrivare alla fine del mese, che si occupano della famiglia con dedizione e con sacrificio, quelle che sono precarie, cassaintegrate, che non vanno mai nei salotti dei talk show perché non “fa audience” ma che sono in prima linea perché i diritti di tutte non siano calpestati, quelle donne oggi sono stanche, offese e indignate per il danno perpetrato alla loro immagine, al decoro e al loro onore. Lo stile di vita, la filosofia e i modi del nostro Presidente hanno reso ridicolo il nostro Paese di fronte a tutto il mondo e hanno inferto una ferita profonda a tutte quelle donne italiane (che, grazie a Dio, ancora esistono) che cercano di affermarsi con le proprie capacità, senza utilizzare sordide scorciatoie ma scegliendo percorsi professionali e di vita con dignità, impegno e serietà. L’atteggiamento delle nostre rappresentanti politiche, donne anch’esse, che giustificano l’harem del sultano, che lo sostengono senza avere un rigurgito di pudore, di decenza, mortifica ancora di più tutte le donne che hanno combattuto per vedersi riconosciuto il diritto alla parità e alla libertà sessuale. Credo sia arrivato il momento di reagire ad un modo di far politica che utilizza in modo strumentale il corpo delle donne, che propone uno stereotipo femminile umiliante, che dà in pasto ai Gheddafi o Putin di turno stuoli di soubrette come fossero un prodotto commerciale. Credo sia necessario riappropriarsi delle proprie posizioni all’interno dei partiti politici, delle associazioni, dei mass media e adoperarsi per diffondere e valorizzare altri modelli femminili, proporre valori positivi basati sul merito, sulla cultura e sul sapere. Dobbiamo intervenire come madri, come insegnanti, come adulti seri a far comprendere ai nostri ragazzi che la dignità, il rispetto e la libertà della donna sono valori e diritti conquistati lottando contro un sistema e un pregiudizio che voleva ancora le sue vittime e le sue schiave e che pertanto, tali diritti vanno difesi e alimentati. Dobbiamo ribellarci al modello berlusconiano fondato sull’immagine e sull’apparire che condiziona le nostre scelte di vita, che induce a comportamenti basati sul facile successo, che considera la donna come un oggetto di piacere con funzione di sollecitazione sessuale (durante il riposo del guerriero), che legittima l’idea che la realizzazione della donna passi inevitabilmente dalla ricerca della perfezione estetica e che la bellezza sia un acceleratore di carriera. Ora basta! Siamo stanche di tutto questo “ciarpame senza pudore”, siamo stufe di vedere veline sculettanti che costruiscono le loro carriere compiacendo il “Maschio”. E’ ora di reagire, come donne, come cittadine, come madri!


10

Anno II - Nr. 14 - Febbraio 2011

MadreTerra

Palmi&Dintorni

www.madreterranews.it

storie di vita

GLI INDISSOLUBILI LEGAMI DEL CUORE

“Il cuore di una madre è un abisso in fondo al quale si trova sempre il perdono.” Honorè De Balzac di Cettina Angì n questo articolo non si racI conta una favola, anche se gli elementi ci sono tutti, compreso il

lieto fine e … “vissero tutti felici e contenti”, ma la storia di Silvana, la nostra protagonista, nata da una donna che le dato la vita ma, che in realtà, non è diventata mai la sua vera mamma nel senso autentico e profondo del termine: non ha mai ricevuto quell’ amore materno inteso come amore altruistico, in cui uno ha bisogno di aiuto, e l’altro dà incondizionatamente, trasformandolo così nella più alta forma d’amore e nel più sacro tra i vincoli affettivi; tutto questo non è accaduto per una serie di motivi, difficili da capire e da spiegare, ma per certi versi comprensibili, quando tutto questo avviene in un piccolo paese del sud più di cinquant’anni prima e, dove la ragazza in questione è una ragazza-madre e un tale avvenimento avrebbe creato non poco scandalo per la società dell’ epoca. Silvana ha trascorso i primi due anni della sua vita in orfanotrofio, perché nel frattempo la madre era stata allontanata dal paese e mandata in Belgio. La bambina successivamente è stata adottata da quelli che poi, in realtà, sono diventati i suoi veri genitori, Rosaria e Vincenzo, che come ogni mamma e papà hanno preparato un posto nel loro cuore e le hanno insegnato a vivere, fino alla loro morte, avvenuta poco tempo fa. Genitori che, Silvana ha sempre considerato i propri, fino a quando, all’asilo all’età di tre anni, qualcuno incomincia ad insinuarle qualche dubbio, ma è ancora troppo piccola per capire bene qualcosa più grande di lei, che poi, più avanti negli anni, diventerà sempre più un pensiero fisso, ricorrente, che l’ accompagnerà per tutta la vita, crescendo con lei, fino a diventarne certezza a diciotto anni, quando sa di essere stata adottata. Di tutto questo non ne parlerà mai con i suoi genitori, che in realtà, mai le hanno rivelato la verità. I dubbi sono tanti e, tante le sofferenze che deve tenersi per sé, dentro, perché non vuole tradire o ferire i suoi genitori, che la amano. Per Silvana il loro amore è stato un dono, perché l’adozione di un figlio è un atto di amore, di affetto, di tenerezza e generosità anche se, non privo di difficoltà ed incognite. Intanto gli anni passano e nel frattempo Silvana si sposa, ha dei figli ma il desiderio di sapere chi è la sua vera madre, di conoscere il motivo del suo abbandono, è sempre vivo e presente in lei, è come un tarlo. Inizia per conto suo una serie di ricerche, lunghe, pazienti, difficili che, circa quindici anni fa la portano, finalmente, a conoscere la vera identità della madre; conosce tutto di lei, nome, cognome, luogo e data di nascita ma, soprattutto sa dove abita, Bruxelles. Tutta questa ricerca è, per Silvana, come un viaggio

ideale intrapreso a pochi anni dalla sua nascita e mai interrotto. La gioia e il desiderio di ritrovare un pezzo delle proprie radici e di riappropriarsi delle proprie origini è così forte in lei che la portano persino, a rivolgersi al programma televisivo di Maria De Filippi “C’è posta per te”, ma senza ottenere risultati concreti; dal programma non le faranno mai sapere nulla. Decide allora di recarsi , accompagnata dal figlio, da questa signora a Bruxelles, con un motivo qualsiasi. E’ una visita formale fatta, peraltro, senza approfondire certi discorsi, ma cercando, allo stesso tempo, di carpire notizie utili riguardo alla vita della signora che, nel frattempo si era sposata con un italiano conosciuto lì, aveva avuto un’ altra figlia, era diventata nonna, era vedova, ma soprattutto non è mai più ritornata in Italia, dove tra l’altro non aveva che dei lontani parenti. Silvana delusa, riparte senza lasciarle né indirizzo, né numero di telefono. L’incontro con la madre naturale scatena in lei un coacervo di sentimenti, emozioni, stati d’animo ma anche domande. Come può una madre dimenticarsi di una figlia? Come si fa a rimuovere un simile avvenimento? A queste domande non riesce a trovare una risposta razionale, plausibile. Ma il legame tra una mamma ed un figlio è un legame infinitamente speciale e profondo da non poter essere ignorato o tantomeno accantonato, perché ci coinvolge psicologicamente, spiritualmente, fisicamente. Intanto, la vita per Silvana continua come sempre, diventando persino nonna. Ma accanto alla vita quotidiana fatta di problemi, gioie, preoccupazioni, per lei, ne esiste un’altra, parallela alla prima, di speranze, dubbi, desideri, paure. Dopo circa sei mesi dall’incontro avvenuto a Bruxelles, prendendo il coraggio a due mani, decide di scrivere una lettera chiarificatrice alla madre, facendosi aiutare per la traduzione in francese, nella quale, racconta tutta la sua vita, la sua storia fino al momento dell’incontro avvenuto sei mesi prima e spiegando proprio il vero motivo di quella

Silvana, con le compagne all’orfanotrofio.

Silvana, con la madre naturale. sua visita. Alla lettera, dopo qualche giorno, segue una telefonata della madre, nella quale, si chiariscono molti dubbi, tra i quali, uno, forse il più importante e che spiega molte cose a Silvana, quello che più d’ogni altro risponde alle sue domande: dopo il parto, i genitori avevano fatto credere a sua madre che la bambina fosse morta; da qui poi, tutta una serie di avvenimenti, la partenza per il Belgio, la costruzione di un’altra famiglia alla quale non aveva mai rivelato la sua vera storia e la sua permanenza a Bruxelles da circa cinquantadue anni, senza mai più fare ritorno in Italia. La madre, accetta molto bene tutta la situa-

zione, accogliendo con grande gioia ed entusiasmo la figlia ritrovata, ospitandola l’estate scorsa insieme al marito a Bruxelles, e successivamente, sentendosi per telefono ogni qualvolta ne sentono il bisogno. E’ l’amore di una figlia verso una madre così a lungo cercata che, racchiude in se il richiamo del sangue. A questo punto potremmo tentare di domandarci cosa sia il richiamo del sangue, ma la risposta sarebbe senz’altro, una soltanto: solo e puro sentimento. Il viaggio di Silvana si è finalmente concluso, la sua vita è ricominciata, ristabilendo un rapporto importantissimo, viscerale che le ha ridato le radici e le ali.

Palmi, 20 maggio 2010 Cara Sig.ra Concetta Sto bene e spero che anche voi lo stiate. E’ stato un gran piacere per me di conoscerVi perché conoscendoVi, ho conosciuto la mia vera madre, anche se lo negate. Ho saputo la verità all’età di 3 anni e da quel momento la mia vita non è più stata la stessa. Il 26 agosto prossimo avrò 52 anni e tutti i giorni della mia vita non ho fatto altro che pensare alla mia vera madre e chiedermi perché mi aveva abbandonata. Sono venuta da voi per conoscere la ragione di questo gesto. Non Vi ho mai giudicata. Anche se non Vi conoscevo, Vi ho amata lo stesso e Vi amerò sempre. La mamma che mi ha adottata mi ha amata ma non era l’amore di una vera madre. La mia vita è stata piena di sofferenze perché i genitori di mio padre e di mia madre adottivi non mi hanno mai amata. Anche i genitori di mio marito sono stati duri con me. Vi prego di ripensarci e di dire la verità ai vostri figli: credo che capiranno. Vi mando il mio numero di telefono ed il mio indirizzo. Potrete cosi chiamarmi o scrivermi. Vi abbraccio affettuosamente. Vostra Silvana

Lettera spedita da Silvana alla madre naturale.


www.madreterranews.it

11

Anno II - Nr. 14 - Febbraio 2011

Punti di vista di Gianfranco Lucente Faccio parte di un’associazione che dal 1985 sta sviluppando un progetto culturale ed operativo che ha come primo obiettivo il recupero sociale ed economico dell’Aspromonte e del territorio di Palmi in particolare attraverso la pratica dell’escursionismo, la branca più sensibile e colta del cosiddetto turismo naturalistico. Sono oltre 20 milioni gli escursionisti in Europa di cui tre milioni in Italia. Un esercito pacifico, in continuo movimento che anima gli angoli più remoti del continente, favorendo il diffondersi ed il consolidarsi di una economia di montagna che ha i suoi punti di forza nell’esaltazione delle risorse naturali e nel recupero delle genuine tradizioni dei luoghi. Tuttavia il fenomeno dell’escursionismo, con tutte le sue implicazioni di ordine economico e sociale, non riguarda, come molti pensano, le sole aree montane e collinari che rimangono tuttavia di gran lunga le più preferite, ma anche quelle marine, purché dotate di alcune irrinunciabili caratteristiche quali l’integrità fisica e culturale del territorio l’ottimale articolazione del sistema di accoglienza, la diversificazione dell’offerta turistica. C’è, infatti, una sostanziale differenza tra l’escursionismo in ambiente montano e quello in ambiente marino: nel primo caso siamo in presenza di vasti territori, naturalmente attrezzati, pronti ad accogliere chi con zaino in spalla e sorretto da una forte cultura ambientale percorre sentieri di montagna per godere, in maniera completa, della natura incontaminata, delle tracce che l’uomo ha lasciato in secoli di storia, dei piaceri delle tradizioni e della buona cucina; nel secondo caso, invece, le zone di particolare pregio naturalistico, dedicate all’escursionismo in senso stretto, sono piccole isole immerse in aree pesantemente antropizzate e quasi sempre impreparate a fronteggiare la domanda di natura, cultura e svago. Palmi per la sua peculiare ed unica collocazione geografica ha una costa incontaminata rocciosa “amalfitana” che si distende dallo scoglio dell’ulivo fino a Bagnara, una spiaggia lunga ed immacolata da Pietrenere fino al Petrace da poter utilizzare per nuovi insediamenti turistici lidi e camping, una spiaggia caratteristica e marinara con un porto da far decollare, una campagna verde piena di secolari ulivi, e soprattutto il tracciolino una piccola traccia che pedemontana unisce Palmi a Bagnara e soprattutto Palmi al Sant’Elia, porta naturale dell’A-

spromonte. Ed ecco il tracciolino! Sarò un fissato idealista ma tutte le mie idee per lo sviluppo di Palmi passano attraverso questa piccola traccia,mondo meraviglioso ed incontaminato a pochi passi dalla Piazza 1° Maggio, dove ho visto una volpe, una coppia di germani e dove gli adorni numerosi dopo volute di saluto si dirigono verso lidi lontani. Percorrendo il tracciolino ho scoperto un facile arrivo al mare e quindi si può soddisfare un trekking montano ed uno marino. Mi chiedo come si possa rea-lizzare questo mio anelito se, percorrendo da poco il tracciolino fatto oggetto di una considerevole spesa per la messa in sicurezza, mi accorgo che nel punto chiave, dopo possono precipitare i massi verso la Marinella, la rete di protezione é stata mal messa e numerosi massi, pietre erratiche occupano di nuovo il camminamento. Lavoro di Tantalo che non possiamo più tollerare. Abbiamo i tempi brevi di ritardi ancestrali, colpa del nostro individualismo e del sentire che altri devono fare. Cosa penseranno i pochi tedeschi che ripercorreranno come adorni questi territori in maggio-giugno, che il loro passaggio è stato poco significativo per noi e che li abbiamo dimenticati? In attesa che il Comune di Palmi presenti un piano di sviluppo per il Bit di Milano ho illustrato in sala consiliare le mie idee che sono state valutate fumose e dispersive. In una richiesta di sintesi formulo il mio programma in pochi punti senza essere polemico e con il desiderio di collaborare in vista una possibile realtà di era turistica che ci coinvolge. Non é questione di risorse, ma é piuttosto questione di volontà unita alla capacità di progettare il futuro avendo ben presente che, per l’avvenire, i fruitori del territorio non saranno più turisti di ritorno, ma turisti consapevoli, poco disposti a sopportare il pressappochismo che contraddistingue la nostra offerta turistica. - Si parte quindi dal parco del tracciolino che deve iniziare da Taureana e arrivare fino alla casa Repaci, punto nodale organizzativo e culturale,quindi ci si può dirigere verso il teatro all’aperto, per poi risalire in alto fino alla Casa della Cultura la pinacoteca ed il museo del folklore e da questo centro strategico, dopo un centinaio di metri giungere al tracciolino, percorrere il sentiero che porta al Centro Emmanuel e alla cantina Impiombato Ambesi, ed arrivare in cima al monte Sant’Elia, porta dell’Aspromonte,

MadreTerra

Palmi&Dintorni

TURISMO A PALMI . Quale futuro ?

quindi dalla scalinata delle Tre Croci ritornare a Palmi. Il Parco ha bisogno di poche cose che enumero ed invito altri ad immaginare nuove prospettive di sviluppo e a comunicarle: Sistemazione del tracciato da Palmi fino a Bagnara con metodi rigorosamente tradizionali. Utilizzo di ingegneria naturalistica. Allestimento di sentieri che scendono fino al mare. In punti strategici posizionare tre cannocchiali che consentano di vedere la Sicilia e le isole Eolie. Ripristinare la chiesa della Madonna delle nevi ed opifici adiacenti. Realizzare una sala multimediale che proietti filmati commentati sulle risorse e bellezze del nostro territorio, realizzare in prossimità di quest’ultima il museo della pesca del pescespada e il museo della ceramica. Istituire una cooperativa per la gestione del parco. Istituire una scuola di Trekking e di ferrata in alcuni punti del tracciato prendendo come esempio, poiché naturalisticamente a noi

vicini, la riserva dello Zingaro e le Cinqueterre. Predisporre un piano comunale per la realizzazione di un progetto turistico, da realizzare da Pietrenere fino al Petrace, affidando a cooperative di giovani la gestione di camping-ristoranti e pizzerie, lidi attrezzati ed in sicurezza. Ridare vita alla Tonnara ed al porto creando un villaggio turistico accogliente e vivibile in tutte le ore del giorno e della notte con comunicazioni facili con la cittadina di Palmi e realizzare strutture che possano paragonare le nostre a quelle di Calvi in Corsica. Permettere a cittadini con case di proprietà, dalla Marinella alla Tonnara nell’area costiera, sfitte nel periodo estivo e quindi inutilizzate, di potersi unire in rete per aumentare la ricettività del posto. Predisporre con il servizio PPM nel periodo maggio-settembre un collegamento giornaliero che permetta ai turisti dell’area di Tropea di visitare le nostre zone e viceversa.


Anno II - Nr. 14 - Febbraio 2011

MadreTerra

Palmi&Dintorni

di Mario Idà l 2011 è l’anno dedicato alla I celebrazione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Sarà un

momento importante di vita comunitaria, perché si tratta di una ricorrenza fondamentale della nostra storia. Si deve infatti ai Padri del nostro Risorgimento, quali furono Vittorio Emanuele II, Camillo Benso conte di Cavour, Giuseppe Mazzini e Giuseppe Garibaldi, se la nostra patria tornò ad essere dopo molti secoli una, libera e indipendente. A questo traguardo si arrivò non soltanto attraverso la diplomazia, ma soprattutto con il sangue versato dai patrioti che, con il loro sacrificio, resero possibile il ricongiungimento di tutti gli italiani sotto la bandiera tricolore. Per questa ragione il ricordo di quei fatti lontani serve non solo a riattualizzare il legame con i nostri grandi antenati, ma - al tempo stesso - a pacificare gli italiani, molti dei quali sembrano oggi anelare non all’unità, ma purtroppo alla divisione e alle contrapposizioni frontali. Questo evento, infatti, per un capriccio del Fato cade in un periodo di forte turbolenza politica, caratterizzato, da un lato, dalla squallida vicenda giudiziaria che interessa il Presidente del Consiglio dei Ministri con gravi e allarmanti ricadute sui rapporti tra potere politico e potere giudiziario e, dall’altro, da una progressiva diaspora di gruppi parlamentari, che nascono l’uno dalla costola dell’altro con motivazioni di scarsa o nulla credibilità. Il sistema si è a tal punto frammentato in un coacervo di micro-partiti antagonisti che perseguono i loro temporanei interessi, palesandosi agli occhi dei cittadini in tutta la sua debolezza e quasi prossimo all’implosione. A questi fattori di disgregazione politica se ne aggiungono purtroppo altri che per diretta conseguenza - riguardano la società civile, la quale sembra sempre più orientata a perseguire semplicemente il proprio tornaconto, restando indifferente ad ogni azione mirata a raggiungere il bene comune. Davanti a questo scenario inquietante, la celebrazione di questo evento cruciale della nostra storia è necessaria per una riflessione non retorica sul destino della nostra Patria, che appare oggi all’evidenza dei fatti assai problematico. Ora non c’è dubbio che un popolo, che voglia essere autenticamente tale, per guardare con fiducia al futuro deve gettare sempre uno sguardo al suo grande passato, per trovare – pur nelle difficoltà del suo momento storico - la spinta per andare avanti e progredire con il contributo di tutti i cittadini. Se questa aspirazione all’unità del popolo italiano - pur nella legittima diversità delle concezioni politiche - diventasse realtà, le forze centrifughe e malsane che agiscono ormai indisturbate sarebbero sconfitte e prive di ogni legittimazione. In questo senso, quindi, il 150° anniversario dell’Unità d’Italia deve diventare occasione di una riflessione a più voci sul destino del nostro popolo, che ha dato in passato prova di essere faro di civiltà e di cultura.

12

www.madreterranews.it

Punti di vista

I 150 ANNI DELL’UNITA’ D’ITALIA

QR CODE

per utilizzarlo scarica l’applicazione per il tuo Smartphone

MADRETERRA Palmi & Dintorni

REGISTRAZIONE AL TRIB. DI PALMI Nr. 1 / 2010 Anno II - Numero 14 - Febbraio 2011 Direttore respons.: Francesco Massara Coadiuvatori:

Paolo Ventrice Andrea Ortuso

Collaboratori di REDAZIONE Lucia Ortuso Walter Cricrì Saverio Petitto Salvatore De Francia Cettina Angì Dario Galletta Giovanni Bruzzese Claudia Gargano Nella Cannata Laura Giusti Giuseppe Cricrì Teresa Laganà Editore: Associazione Culturale Madreterrra Sede Palmi - Via ss.18 km 485.30 P.I. 02604200804 Cod. Fisc. 91016680802 Tel./Fax - 0966 1945480 - 0966 1940380 Mobile - Paolo Ventrice 335 6996255 e-mail: redazione@madreterranews.it Progetto Grafico: A.Ortuso - W. Cricrì - P. Ventrice Impaginazione grafica: Paolo Ventrice Progetto e cura sito web: De Francia S.- Galletta D. - Ortuso L. Stampa: Grafiche Pollino - Castrovillari

Distribuzione gratuita fuori commercio ASSOCIAZIONE CULTURALE MADRETERRA La direzione non risponde del contenuto degli articoli firmati e declina ogni responsabilità per le opinioni dei singoli articolisti, degli intervistati e per le informazioni trasmesse da terzi. Il giornale si riserva di rifiutare qualsiasi inserzione. Foto e manoscritti, anche se non pubblicati, non si restituiscono. I diritti di proprietà artistica e letteraria sono riservati. Non è consentita la riproduzione, anche se parziale, di testi, documenti e fotografie senza autorizzazione. L’associazione si riserva il diritto di non pubblicare le inserzioni e le comunicazioni pubblicitarie degli inserzionisti che: 1. Siano contrarie agli interessi della asso. 2. Violino le disposizioni vigenti in materia di diritto d’autore 3. Contengano informazioni fuorvianti e scorrette 4. Non rispondano ai requisiti minimi di impaginazione professionale 5. Non siano pervenute nei termini concordati 6. Siano state fornite in modo incompleto In tutti i casi l’associazione non è responsabile per il contenuto di dette inserzioni e comunicazioni.


13

www.madreterranews.it

Anno II - Nr. 14 - Febbraio 2011

MadreTerra

Palmi&Dintorni

ticket

E’ il caos, in fila tra rabbia e tensione

A cura della segreteria SPI CGIL del Comprensorio della Piana di Gioia Tauro al 3 gennaio il nuovo sisteD ma di compartecipazione alla spesa sanitaria sta creando

in tutta la Calabria confusione e tensione tra cittadini tra questi molti anziani. Gli operatori delle Aziende Sanitarie sono presi d’assalto da folle di lavoratori e pensionati arrabbiati e preoccupati per i costi che dovranno sostenere per ricevere cure essenziali. I medici di famiglia ed i pediatri che dovrebbero indicare sulla ricetta prescrittiva il codice di esenzione hanno elenchi informatici non aggiornati. Nell’incertezza dei dati mandano gli assistiti ai Distretti Sanitari di competenza. I Distretti per smistare le interminabili file mandano i cittadini ai Patronati e ai Caaf scaricando loro competenze che non hanno se non, per dare informazioni di orientamento come stanno facendo con grande responsabilità e buon senso. Intanto vengono segnalati casi di faccendieri che speculano sulla confusione creata negli uffici chiedendo soldi in cambio della compilazione dei modelli di esenzione. E’ il Caos! E’ il risultato di non aver ascoltato le sollecitazioni a convocare subito un tavolo tra Dipartimento e Sindacato per superare le contraddizioni del decreto e introdurre elementi di equità e sostenibilità delle misure di compartecipazione alla spesa sanitaria.

Cosa cambia sui Ticket Il Decreto n. 19/2000 introduce nuovi criteri per ticket su prestazioni e farmaci. Sino a fine dicembre 2010 il regolamento sui criteri per l’accesso a prestazioni e farmaci prevedeva esenzioni per patologie e per reddito certificato dall’ISEE. Era esente qualsiasi cittadino residente (occupato, disoccupato, inoccupato o pensionato) e ogni componente del proprio nucleo familiare se con reddito ISEE non superiore a 10.000 euro. Esempio: Nel caso di nucleo familiare di 5 componenti (2 coniugi + 3 figli) sino a circa 30.000 euro di reddito complessivo Irpef, ogni componente era esentato dal pagamento del ticket.

Dal 2011 non è più così

Dal 2011 sono esenti per reddito solo: ESENTATI SOLO Bambini con meno di 6 anni

COMPOSIZIONE NUCLEO FAMILIARE

REDDITO COMPLESSIVO IRPEF INTERO NUCLEO Fino a 36.151,98 €

Solo soggetti con più di 65 anni

Fino a 36.151,98 €

Titolari di assegno sociale e persone a loro carico, se non occupate Titolari di pensioni al minimo over 60 anni e persone a carico se non occupate

Importo assegno sociale

Disoccupati e persone a carico se non occupate

1 2 2 2 2 1

persona coniugi coniugi + 1 figlio coniugi + 2 figli coniugi + 3 figli persona

Fino Fino Fino Fino Fino Fino

a a a a a a

8.263,31 euro 11.362,05 11.878,05 12.394,05 12.910,05 8.263,31 euro

2 2 2 2

coniugi coniugi + 1 figlio coniugi + 2 figli coniugi + 3 figli

Fino Fino Fino Fino

a a a a

11.362,05 11.878,05 12.394,05 12.910,05

I nuovi criteri di compartecipazione alla spesa ESCLUDONO dall’esenzione a prescindere dal reddito, qualsiasi Lavoratore, Inoccupato e numerosi Pensionati. Il Decreto inoltre NON definisce l’esenzione per i soggetti cassintegrati, in mobilità, in percezione di ammortizzatori sociali, LSU ed LPU. Oltre ai ticket sul sistema di Pronto Soccorso, il Decreto 38/2010 definisce le Tariffe per le prestazioni dei servizi di emergenza richiesti tramite Centrale Operativa 118, mezzi di trasportosanitario (automediche, ambulanze e elisoccorso) e non seguiti a ricovero.

Dal 1° gennaio 2011 Servizio

Sistema calcolo

Centrale Operativa 118

A forfait A Km – minimo 10 massimo 100 Km

Costo per intervento a carico dei trasportati Chiamata fissa € 25,00 € 0,26 a Km

Tasse di viaggio Per viaggi lunga percorrenza

Spese pedaggio, tasse, ecc. Vitto e alloggio per personale del mezzo

Ambulanza

Costo personale per ogni ora con velocità A 60 Km/h per ogni ora d’intervento

Operatore tecnico-autista € 22,00 Infermiere professionale € 25,00 Medico € 65,00

Automedica

Per ogni ora d’intervento o manifestazione (+ diritto fisso)

Elisoccorso

Chiamata fissa Costo a minuto Per soggetti iscritti al SSN

Operatore tecnico-autista € 12,00 + Iva Infermiere € 16,00 + Iva Medico € 30,00 + Iva Chiamata fissa € 100,00 A minuto € 86,00 caso ricovero improprio € 800,00 * Rilevato da equipaggio O di procurato allarme Costo complessivo sino a max € 3.500,00 * Pagato da medico € 800,00

Per immigrati Per medico se richiede trasferimento secondario da ospedale a ospedale

* In caso di trasporto plurimo le somme vengono pagate per intero da ogni soggetto. In caso di decesso del paziente non è dovuta alcuna somma.

Siamo alla Sanità della paura!

un cittadino che non ha soldi, per non pagare l’ambulanza o un intervento di elisoccorso deve solo morire, che vergogna!


14

Anno II - Nr. 14 - Febbraio 2011

MadreTerra

Palmi&Dintorni

www.madreterranews.it

Punti di vista

Spett.le redazione MADRETERRA ’interesse e la L piacevolezza di una testata giornalistica è

data dal taglio che gli editori vogliono dare ad essa, conseguentemente dagli argomenti trattati, dalla capacità informativa dei singoli articolisti e la loro preparazione professionale e culturale. “Madreterra” sin dal primo numero ha dimostrato apertura e capacità di coinvolgimento dei più diversi attori presenti sul territorio palmese che hanno aperto una finestra più ampia non solo sull’atD. Augimeri - autoritratto tualità locale ma anche sulla storia e patrimonio culturale di Palmi con le sue innumerevoli perle, vanto della Città nel mondo. Ci è stato gradito, come discendenti del pittore Augimeri, l’articolo uscito sul numero di gennaio 2011; non è il primo (vedi articolo a firma di Achille Cofano n° 0 – dic 2009) ma sicuramente un’altra finestra aperta sull’indiscusso e riconosciuto valore artistico del grande Artista calabrese dell’800. Di questo ve ne siamo grati. Il risveglio dell’interesse verso questo silenzioso gigante della pittura calabrese del secolo scorso è segno che qualcosa sta cambiando nella nostra sensibilità, forse un po’ disattenta verso i suoi numerosi e valenti Figli; la redazione di Madreterra ha il merito

di aver contribuito ad agitare un po’ le acque dello stagno culturale della Città. Nel centenario della morte di Domenico Augimeri (8 febbraio 1911- 2011) l’articolo da voi scritto è, per la Famiglia Augimeri e per gli altri discendenti del Pittore non residenti a Palmi (Famiglie Caruso-Alonzo e Superti, tra l’altro attenti e fattivi collaboratori nella lunga ricerca di opere), una ulteriore importante occasione per diffondere la grande figura di un Figlio di Palmi: la sua straordinaria produzione artistica sparsa per l’Italia, le numerosissime pubblicazioni e recensioni sulle sue Opere firmate da illustri Penne della critica (prof. Frangipane - prof. Campisani - on. Susanna Agnelli tanto per fare alcuni nomi), le mostre realizzate, i convegni organizzati da importanti Istituzioni culturali, le pubblicazioni ufficiali sulla vita del Pittore, le azioni di coinvolgimento con le Scuole, i siti internet, le tesi di Laurea svolte da numerosi studenti sull’Augimeri; queste solo alcune delle argomentazioni che la Famiglia Augimeri, i Discendenti e Studiosi del Pittore saranno ben lieti di far conoscere anche attraverso la Vostra Testata. Ma alla base di tutto questo diciamo così, curriculum, frutto del lavoro e della passione profusa dalla Famiglia Augimeri in quasi 20 anni di ricerca, mi sembra corretto dedicare il giusto spazio all’iniziatore di questo lungo cammino, senza il quale Domenico Augimeri avrebbe continuato a dormire il triste sonno dell’Oblìo: chi vi scrive ha questo merito, sconosciuto ai più; e in una società che non sempre ricorda chi ha realizzato qualcosa di valido culturalmente, questi esempi non farebbero male… Ci sarà tempo, se sarà nei vostri progetti editoriali, di dare spazio al Pittore e a colui che per primo lo ha riscoperto. E crediamo ancora che non sarà tempo perso: avremo, insieme, arricchito “Madreterra” di una perla per il godimento dei lettori, palmesi e non. Dott. Guido Augimeri

A schema risolto, nelle caselle a sfondo giallo comparirà il nome di un noto scrittore palmese.

di Salvatore Piccolo

ORIZZONTALI 1. Importante manifestazione mascherata toscana 2. Il poeta del “Dolce stil novo” – Pancetta, addome - Le prime di Enzo – Fiume tedesco 3. Iniziali di Maroni – Acceso sui pulsanti – Quello “San Rocco” è adiacente alla Chiesa dell’Immacolata – Il nome di Fantozzi – Simbolo dell’argento 4. Telecom Italia Mobile – Livore, astio – Sigla di Asti – Un numero che indica la grandezza di un insieme 5. “Norma”….film del 1979 – Insoliti, inconsueti - Insegnante in breve – Le consonanti in Cile 6. Nome palindromo di donna – Cittadina laziale – Tu e lui – Bagna Torino 7. La rivista che state leggendo – Lo era Saddam Hussein – Sigla di Trieste 8. Simbolo del litio – Articolo romanesco – Un’ artistica reggia fiorentina 9. Gli estremi del gol - Né mie né sue - La sua torre è un rompicapo – American Standard Association 10. Un personaggio della Varia – Antenato – Pseudonimo di Pasquale Di Molfetta 11. Frazione in provincia dell’Aquila – Idem alla fine – Sigla dei notiziari televisivi – Iniziali del patriota Battisti – Il portierone della Juventus e della Nazionale 12. Luogo di ritrovo palmese – Risultato a reti bianche

VERTICALI 1. Complotto, congiura – Un tipo di musica 2. La “Lecouvreur” di Cilea – Lo sono i barboncini 3. Rattoppi – Acido desossiribonucleico 4. Dramma di Leopoldo Trieste del 1947 – In mezzo al mare - La città austriaca dello “Sturm” 5. Fuoriclasse africano dell’Inter – Una letterale… via di Palmi 6. Canta “Benvenuti in paradiso” – Rosa chiara 7. Delfini di fiume – Temperatura in breve 8. L’ “Adriana” di Cilea 9. Ormone glicoproteico – L’Alan di “Figli delle stelle” 10. La più famosa piazza di Amsterdam - Raganella arborea – Organismo Geneticamente Modificato 11. Incontri di vocali 12. Cima – Divinità femminile della mitologia persiana – Come senza vocali 13. Istituto Nazionale Assicurazioni – Sigla di Treviso – Precede sempre si – Li precedono a Bali 14. Touring Club Italia – Stile del nuoto 15. Boa senza testa – Il mare meno profondo del mondo 16. Sta per esempio – Il padre dell’ozio 17. Un mistero…di giubilo – Carlo che fu un importante critico letterario 18. Un Antonello scultore del ‘500 – Un Pizzo in Engadina 19. Jeremy, attore britannico – Figlio di Eolo e di Enarete 20. Cattivo odore 21. Scrisse “Piccole donne” – Le vocali in uso 22. Il filosofo…battistiano – Affermazione – Sistema Nazionale di Valutazione


15

www.madreterranews.it

CITOLENA

Anno II - Nr. 14 - Febbraio 2011

(urdipili) di Saverio Petitto

MadreTerra

Palmi&Dintorni

IL RIMPASTO

Slegata cotta e mangiata Fratelli d’Italia, l’Italia s’è persa col colmo e lo scempio s’è rotta la testa. Lombardi? Promossi!! Son loro i colossi!! Sudisti? rimossi!! Parola di Bossi!!

Negare la storia, del Trota è un assioma che sputò su Roma e poi la sfruttò!!

U “nobili” cu cani di Rocco Cadile

Quel federalismo è un bel meccanismo di odio e cinismo che Lega creò.

nzo D.F., incontra in piazza I° Maggio un suo compagno di E squadra della Vigor Palmese, con un cane al guinzaglio e, sorpreso dalla velocità con cui il mondo si è evoluto gli disse:

Chiudiamo le porte! Padania o la morte; Chi è fuori si fotte e… l’Italia schiattò!!!

“Ah, comu cangiau u mundu! Na vota portavi a passeggiu u porcu a “Murgià” e ora fai u nobili cu cani in frak”.

Giuseppe Cricrì

Il d

! moso a f o et t Quandu

u diavulu t’accarizza, voli l’anima!


...vista da lass첫

Tutte

le immagini aeree, inedite, compresa quella in copertina, sono state gentilmente concesse da Maria Rosaria Trapasso.


Anno II - Nr. 14 - Febbraio 2011

MadreTerra

Palmi&Dintorni

18

www.madreterranews.it

CULTURA E FOLKLORE

MARIA DE MARIA… E L’ANIMA DIVISA TRA CIELO E TERRA di Francesco Collura l percorso umano e lirico di M. I De Maria, una delle voci più pure della nostra cultura letteraria,

è quello di un’anima che comincia un travagliato cammino verso la ricompensa eterna, riscattata gradualmente dalle prove imposte dalla vita. Si inizia dai “sassolini bianchi”, raccolti sulla riva del suo “mare celeste”, “i pezzettini di vetro colorati”, attraverso cui, quando guardava “nella sua casa sbocciavano fiori” e si chiude nel silenzio delle armonie, nella fine dell’attesa dell’ultima lirica delle Piccole parole nere.

Si svolge fra l’incanto dell’infanzia, soffocato dalle intime vicende, e la speranza viepiù fervida di annullarsi, ebbra, nell’infinito, nell’eterno, ove svanirà per sempre la sofferenza inflitta dal “giaciglio di sassi donato dalla vita”, cesserà infine “il pianto che brilla sulle gote di un bambino crucciato/che sul cuor della mamma ha ritrovato/il suo riso felice”. Ultimi versi, questi di bagliori di eterno.

Insomma, fra sogno e pianto, serenità ed amarezza, cielo e terra si snoda, in un alternarsi incessante di contese. Fra umano e divino. Attaccamento alle cose, non morboso e passionale però e fervido desiderio della “Redenzione”. Dopo i sogni di un’infanzia ripetutamente offesi dalle delusioni, che riesce a sviare con quella solida vigoria dello spirito che la caratterizza e l’acuta sensibilità, sovente turbata dai disagi di un’esis-

tenza non del tutto accettata. Per il contrasto che origina “il dualismo agita e sconvolge” quest’anima come la rosa/languente tra il giorno e la notte” e di continuo determina il particolare stato d’animo di chi per temperamento od altro, diviene come lei incline ad una composta mestizia, sentendo un inspiegabile bisogno di muoversi a compassione di sé e gli altri, ossia la tristezza, la malinconia. Questa, che è il motivo dominante di tutta la sua poesia, diventa solitudine, “dolore universale” ed a tratti pessimismo, angoscia lacerante. Dirà: “O solitudine, /nelle tue mani sante, /tieni il mio cuore”, “nel nulla si frantuma /il mio mondo raggiante”, “felicità ti sento vicina, /ti tendo la mano, /ma tu mi sfuggi”. Per tanta afflizione s’incupisce, persino, a volte, ciò che la circonda… “e grigi sono i colli, /grigi i vigneti, il mio piccolo mondo/si è fatto muto, fragile, velato”, sicchè “esile arbusto contorto” implora spaurita quasi aiuto al suo mondo: “alberi, fiori, siatemi amici. Cielo non pesarmi sul cuore”. Sono ormai palesi il male di vivere, lo scontento, la sofferenza che opprime. Tale assidua condizione, che la sconvolge non poco, suscita, per effetto, il sentimento della caducità della vita terrena… e il senso del mistero. Il desiderio di vedere “oltre il muro alto e nero”, di scoprire altre verità, la piega a dire al sasso “svelami il tuo mistero/di che cosa sei simbolo?”. Ora accetta il destino cristianamente, in quanto catartico, quasi provvidenziale mezzo di salvezza, ora vi si oppone indomita come per divincolarsi dal legame terreno e “sanare la ferita del giorno che muore”. Reagisce con un rifiuto deciso all’abbandono e s’innalza così sulle miserie, oltre ogni margine; rapita, coglie “il respiro del cielo”, “l’anelito alle altezze”, soddisfa la “brama di volo” e di essa certo impaurito, tante volte “il cuore sorse dalla notte infinita bramoso di terra, di cielo, di vita”. Il bisogno del trascendente e del sovrumano la sprona e lei lo alimenta per scongiurare l’esiziale vuoto, il nulla. Tuttavia, altri sono i sollievi, altri i ripari, tra cui la speranza che, anche se “un filo di ragno”, “picchia al cuore piano”, la consola per la “fragilità sospesa tra la notte e il nulla”, dando una segreta dolcezza, soprattutto al rimpianto dell’infanzia in cui sovente si rifugia. L’ ”infanzia che come onda/emerge da un vuoto”, “l’allegria dell’infanzia”, quando l’accarezza, la sottrae allo smarrimento, all’ombrosa pena esistenziale, anche se poi questa rapida la ghermisce riportandola ai soliti affanni… ed ecco “io tornerò a questo vuoto sempre , “ero la regina di quel mondo, /or sono un’ombra viva”. L’esistere penoso irrompe e ristabilisce il dominio sul voler essere. Eppure, quel mondo ed “i prati dell’infanzia” hanno limiti e nome: la sua Pietrosa, che guarda il mare. Non c’è la città nè la gente nei versi di M. De Maria. Questo luogo sug-

gestivo, gelosamente celato, ove “sente l’animo espandersi/verso i quattro punti del mondo”, è lo scenario naturale ora triste ora ameno, in cui la sua esperienza umana solo si compie, in un succedersi concitato e vario di moti, sentimenti, sensazioni, ove ogni momento della sua inquieta esistenza si lega a ciò che le offrono le piante, gli animali e tutNIDO NON TROVO Nido non trovo in questa notte dura Mi tradisce anche l’eco: ritorna la mia voce come un vortice di smarrimento, un sasso precipiti sollevando detriti… Eppure un giorno in me si apriva il fiore della veste regale; il mio canto sapeva di rosato, e di preghiera. Se batto le ali incontro siepi d’ombra

to s’impreziosisce oltremodo con la sua soave sensibilità di donna. Qui (non Palmi dimora della mente) la farfalla, la foglia, i pioppi, la sera, la luna, gli uccelli, la conchiglia, i sassi; qui, il sole, la notte, i suoi segreti, i pensieri, “le parole di stelle”, la rinuncia, lo stupore, le emozioni. Se lei gioisce, si ravviva ogni cosa; se soffre, s’adombra. La sacralità della natura con i fenomeni che ciclicamente si ripetono si aggiunge indissolubilmente a quella del mare, calmo ed agitato come i suoi stessi sogni, il “mare celeste”, parte di se stessa a cui spesso si rivolge, dilata i confini del suo “spazio umano e divino”, della sua anima, “la chiama con la sua voce fresca di bambino” e l’attrae come una entità soprannaturale per accoglierla nel suo smisurato grembo ove è dolce annullarsi…” e ridivento l’immensa distesa azzurra e limpida”. Il mare in cui “cielo e terra s’incontrano”, con le isole Eolie, metafora di un approdo tranquillo, dissipa il suo dissidio, perché le inonda lo spirito col senso vivo dell’infinito e dell’eterno. Se il primo rifugio spirituale è l’infanzia, quello fisico è, quindi, la Pietrosa, dimora del cuore. Lontano da essa, forse non avrebbe scritto i versi che deliziano e coinvolgono chiunque li legga, persino le rime in vernacolo (da considerare a parte) e noi non avremmo udito il suo canto sublime. Versi sciolti, che si imbocciano non di rado in brevi ed efficaci bozzetti, frammenti alla maniera degli Ermetici, ove l’individualismo verecondo e pio, il Simbolismo, l’Impressionismo sono ben resi da una musicalità esaltata dalle diffuse sinestesi, dalla chiarezza espressiva, dal pregiato fonismo lessicale. Il contesto è essenzialmente rurale, etico-psicologico e letterario; si nota infatti l’influsso di un tardo Decadentismo, di Lorenzo Calogero, ma soprattutto quello di Montale, a cui l’avvicina la

mediterraneità, il male di vivere, la stessa indole riservata e riflessiva, disiosa sempre di “penetrare nell’anima di tutte le cose”. Nondimeno il profilo lirico ed umano, già delineato, apparirebbe incompleto se non si facesse riferimento alla solida, tenace fede, all’accesa religiosità che rischiara tutto il suo esistere, la sua personalità e come il “tocco di squilla lontana/altri spazi le dona altri cieli”. Ella “lucciola di Dio”, bisognosa “del cielo infinito del silenzio profondo” fa ricorso a quest’altra virtù consolatrice come la speranza per fugare ogni mortale angoscia, la tristezza “di un cuore che un giorno si sentì così grande/da contenere tutto un mondo”. E’ questa, la fede salvifica, appunto ne è certa, che dal vuoto e dal buio la condurrà, prendendola quasi per mano, oltre il muro, nei giardini fecondi dell’anima, nei fulgidi bagliori di eterno, ricompensata da quella grazia divina perennemente desiderata ed invocata. Dirà, perciò, “anche la morte ha un sorriso, /se muoio con un’Ostia nel cuore”. Quanta santità di costumi! Quanta nobiltà d’animo! Perciò la Redenzione sarà l’ultimo suo rifugio, l’eccelsa preziosa conquista, tanto aspettata e patita. Così si concluderà il suo cammino verso la salvezza e il cielo prevarrà sulla terra. Seguendo il suo itinerario poetico, alla fine si ha la chiara impressione di stare vicino ad una coscienza in continua attesa dell’altro, del dopo. L’attesa, durevole, trepida dunque, è la vera protagonista delle sue raccolte; emerge dall’ultima lirica delle PICCOLE PAROLE NERE, che racchiude in sintesi l’autenticità e la reale dimensione del suo essere. Col passare degli anni, via via “in cuor s’addensa uno stupore, un’ansia, /un’attesa”. Quando questa finirà, il dualismo fatale svanirà per sempre e con esso il dissidio procelloso tra cielo e terra, il mistero si svelerà, un altro Mondo, un’altra Verità restituiranno allora in eterno al primo splendore la sua innocenza tradita. LE COSE CHE HAN SORRISO Le cose che han sorriso agli occhi, all’anima; che creavano mondi sollevavano onde estuose di sogni, d’armonie, non sono che un mucchietto di silenzi. Io sto in attesa alimentando in cuore una lampada chiara. So che giorno verrà -forse è vicino, forse lontanissimoche dal mucchietto spento divamperà, com’albero d luce, la radice segreta degli abissi, o un’altra verità, o un volto nuovo della vita, o un ponte di certezza tra cielo e terra. In aquila allor si muterà la mia pazienza.


www.madreterranews.it

19

CULTURA E FOLKLORE

Anno II - Nr. 14 - Febbraio 2011

MadreTerra

Palmi&Dintorni

Il giornalismo cattolico a Palmi: “La Calabria Cattolica”

cattolici della Piana hanno fatto sentire la loro voce a mezzo di un proprio giornale per la prima volta, a quanto è dato sapere, a distanza I di appena dodici anni dalla proclamazione di Roma a capitale d’Italia ed il merito è stato tutto di un grande vescovo costretto ad operare in una piccola diocesi, qual era allora quella di Oppido. Mons. Antonio Maria Curcio ha cercato appena possibile di evadere dal breve ambito

della sua circoscrizione ed unire idealmente, quasi antesignano della recente sistemazione, le comunità ricadenti nel territorio lambìto dal Petrace. Infatti, quel primo periodico, cui è stato imposto il titolo alquanto esplicativo di “La Calabria Cattolica” e che appare originato da un passo estrapolato da un’enciclica di Leone XIII, agiva nei due grossi centri che si contendevano allora la palma della rappresentatività nella zona, Oppido Mamertina, appunto e Palmi. Il giornale, che, dati i tempi, non poteva non qualificarsi conservatore con evidenti simpatìe per la passata amministrazione borbonica, ha visto la luce il 2 novembre 1882 ed ha avuto sequenza settimanale con uscita al giovedì. L’ufficio centrale della redazione è stato fissato in Oppido Mamertina presso la curia vescovile, mentre l’amministrazione si è suddivisa tra Palmi, dove ne ha preso la cura l’abate Leone Gallucci e la stessa curia oppidese. Responsabile figurava Carmine Bagalà di Palmi, ma il direttore era l’arciprete della cattedrale, can. Nicodemo Pacifico. La stampa aveva luogo in Palmi presso il tipografo Giuseppe Lopresti e l’insieme si articolava in quattro pagine. Il motivo della realizzazione era così chiaramente presentato dai redattori, i quali quasi sempre evitavano di firmare i loro scritti, ma tra cui primeggiavano Carmelo Pujia, futuro arcivescovo di Reggio e Francesco Saverio Grillo, autore di pubblicazioni a carattere locale: «per soddisfare ai desideri del Sommo Gerarca, che vorrebbe vedere istituiti giornali cattolici in ogni Provincia, noi consacriamo le nostre fatiche allo scopo di diffondere nel nostro popolo la luce della verità e difendere nelle nostre contrade i veri interessi della Religione e della Patria». Il programma così enfaticamente annunciato ha trovato subito piena conferma nei 47 numeri che via via sono stati editi fino al settembre del 1883 o almeno in quelli che ho potuto vedere nella collezione che si conserva nella biblioteca comunale di Palmi. Molte sono le battaglie sostenute in quasi un anno di attività. Al prefetto, che deplorava «l’ignoranza di buona parte dei giovani Calabresi», si è risposto apertamente che i «cattolici clericali» non avevano «mai dato luogo all›ignoranza» ed avevano «sempre promosso e favorito la scuola, l’insegnamento, la scienza» e, a chi diceva che «il Clero della nuova Italia» non aveva più motivo di esistere, si è eccepito ch›esso legava la sua «esistenza legale e giuridica» proprio al primo articolo dello statuto albertino. Un progetto di divorzio è stato tacciato di essere non solo «un crimine in faccia alla Chiesa, ma ancora un’apostasia da Dio secondo la sapiente espressione di Leone XIII» e ha dato esca ad una serie di articoli, mentre agli avversatori del Santo Padre il senatore Tancredi De Riso di Catanzaro ha opposto che «chi grida contro il Papato ignora la storia e snatura il carattere peculiare della nostra Italia che s’incentra nel Pontificato, essendocchè la sorte dello uno fu sempre inseparabile da quella dell’altra». Assai chiara e critica la voce che si levava a protestare contro il malgoverno e coloro che trascuravano di porre riparo alle necessità della regione. Secondo un ignoto articolista, le statistiche pubblicate dai vari ministeri erano sufficienti da sole a mostrare qual fosse la triste situazione, in cui allora si viveva. Quella officiata dal ministero della pubblica istruzione rendeva evidente il basso livello toccato dai giovani, educati «senza nessuna nozione di Dio», mentre l’altra del ministero dell’agricoltura, industria e commercio faceva vedere come per «l’agricoltura in pieno marasma ed il commercio avvilito» il popolo si trovasse «ridotto a tale stato di miseria e di disperazione d›abbandonare il giardino d›Europa ... per terre inospite e deserte». Per ovviare all’aumento dei reati il ministro competente non aveva saputo far altro che escogitare quali rimedi più opportuni l’abolizione della pena di morte e la proposta sul divorzio. In un pezzo dal titolo «Siamo Italiani, si o no?» l›autore, dubitando che i calabresi fossero considerati dal governo come «veri Italiani», si è lanciato in un attacco a fondo a motivo dello stato di noncuranza, in cui veniva lasciata la Calabria, una terra nella quale non si apprestavano argini ai fiumi e dove apparivano assai carenti strade, ferrovie, banche, corti di giustizia, monti di pegni, e così amaramente ha concluso: «... se nel 1783 avemmo il terremoto, di cui dura ancora un’infausta memoria, oggi abbiamo qualche cosa di peggio, abbiamo il terremoto economico sociale a cui fa seguito il terremoto morale e religioso». Il giornale, che non perdeva l›occasione di bersagliare esponenti vivi e morti dell›anticlericalismo, dal Gambetta, definito «avventuriero politico» e la cui unica gloria, «che nessuno vorrà invidiargli», consisteva in una sviscerata intransigenza avverso la classe ecclesiastica, ad Ernesto Renan, che «va da se stesso a spingersi in su l’orlo dell’abisso», non dimenticava i tanti altri temi, che all’epoca premevano. La «sparizione della mezzana proprietà» rappresentava una «grossa piaga» e così pure il fallimento dell’annata olearia, che teneva vincolati vescovo e consiglieri provinciali (tra questi, in particolare l’oppidese Candido Zerbi) a richiedere l’abolizione o almeno l’attenuazione dell’imposta fondiaria. La concorrenza americana faceva abbassare il prezzo delle merci europee e creava così un malessere non facilmente superabile. L’indebolimento della fede nelle famiglie, lo stato di bisogno e la perdita dell’immunità del servizio militare conducevano al diradarsi delle vocazioni religiose. L’obbligo di richiedere l’exequatur e le imposte alquanto onerose finivano per immiserire la vita dei parroci. In qualche particolare, che non va scritto certo ad onore dei redattori e del fondatore, il settimanale mostra però la corda e rivela la sua ispirazione anche a vieti ed affatto cattolici concetti. Assai deplorevole l’oltranzismo mostrato quando, scagliandosi contro gli ebrei (i Giudei), che in Ungheria anelavano a stabilire legami matrimoniali con famiglie cristiane, ha stimato tale aspirazione rivolta unicamente a procacciare un maggiore arricchimento e ha definito le eventuali nozze «connubi funesti» e quella gente «peste semitica». Nel periodico voluto dal Curcio, oltre a quanto sin qui riferito, trovavano posto pure composizioni di varia umanità, circostanza e cronaca. Non mancavano, d’altro canto, come allora usava, i pezzi di appendice. Completavano il tutto brani d’interesse cattolico ripresi da vari organi di stampa, quali l’Osservatore Romano, Libertà Cattolica, Verona Fedele, il Bollettino Metereologico dell’Osservatore del Seminario di Oppido, recensioni di opere di cattolici, necrològi e l’immancabile pubblicità, che certo doveva coprire in parte le spese di edizione. Rocco Liberti


regolamento


www.madreterranews.it

21

il racconto del mese

Anno II - Nr. 14 - Febbraio 2011

MadreTerra

Palmi&Dintorni

LA DISCESA IN CAMPO ere

v o R a l l e D o d Eduar E

ra proprio contento, c’era poco da dire. Soddisfatto ed orgoglioso di se stesso, come non gli capitava da tempo. “E’ proprio vero – pensava – quando senti di aver fatto quello che è giusto per te, per la tua famiglia, per il tuo paese tutto ti sembra avere più senso. Persino più bello”. Ecco perché anche quella lunga attesa per la proclamazione dei risultati delle elezioni comunali non lo disturbava più di tanto. Nessuna espressione tirata, nessun tipo di ansia o preoccupazione. Sorrideva, persino, a chi lo salutava. Non aveva neppure voglia di fumare. Si guardò riflesso nella vetrina di un negozio. No, non aveva il volto duro, mascherato da strati di dura e finta sicurezza, di quelli che ormai da anni erano abituati – quasi per mestiere: anzi no, qualcuno proprio per mestiere – a presidiare le sezioni e l’ufficio elettorale per cogliere qualche voce, qualche anticipazione, qualche (immancabile) pettegolezzo. Lui no, lui era tranquillo. La tranquillità dei giusti, pensava. Certo, sembrava quasi rispondersi in una specie di dialogo interiore, era facile essere tranquillo di fronte a tutti gli attestati di stima, di affetto, quasi di entusiasmo che aveva ricevuto dopo quel comizio in piazza. Già, il comizio. Si accorgeva che, nei suoi ricordi, quell’evento acquistava sempre più importanza man mano che i giorni passavano. Un evento storico, che aveva cambiato la sua vita e, probabilmente, quella dei suoi concittadini. Se si potesse pensare in lettere maiuscole, diceva, quello non sarebbe stato un comizio ma “il Comizio”. Si era preparato bene, c’era poco da dire. Avevano dovuto ammetterlo anche loro, i suoi avversari. Vecchi praticoni e filibustieri della politica locale, abituati a riproporre alla gente sempre i soliti impolverati trucchi retorici. Si conoscevano a memoria, quei discorsi. Si parte con l’amore per il paese, si prosegue con il dispiacere di vederlo ridotto in gramaglie – ovviamente, sempre per colpa degli “altri” – unito alla orgogliosa consapevolezza del fatto che il loro paese era unico, diverso dagli altri paesi, e meritava quindi una guida migliore: e qui, come finale, la stoccata all’avversario ritenuto più pericoloso, sotto forma – a seconda delle circostanze - di attacco personale diretto o di semplici insinuazioni. Come dire, in sintesi: votate me non perché sono il più capace, ma perché gli altri sono davvero – nella migliore delle ipotesi – dei veri e propri incapaci. Bell’esempio di ottimismo. Lui no, lui era stato diverso. Era stato semplice, diretto e chiaro, come nella sua vita di tutti i giorni. Lo ricordava ancora a memoria, quel comizio. Anzi, quel Comizio. “Io non sono venuto qui, miei cari amici, a chiedere il vostro voto. No. Io sono venuto a provocarvi, a scuotervi. Tutti ci lamentiamo del fatto che il nostro paese sembra immobile, spento, imbolsito. Paralizzato da lotte personali, spesso basate su antipatie e piccole ripicche da cortile piuttosto che da vere e proprie differenze ideologiche. Ecco, se tutti ci lamentiamo e se tutti vogliamo veramente cambiare io vi faccio questa proposta. Vi propongo un’amministrazione in cui non ci sono più amici o nemici, ma si lavora tutti nella stessa direzione. Vi propongo un’amministrazione in cui tutti sono uguali di fronte alle regole, senza riconoscere chi ha votato chi e trattarlo di conseguenza. Vi propongo un’amministrazione in cui non ci sono favori, ma solo diritti e doveri come stabilito dalle leggi. Vi propongo un’amministrazione in cui le idee di tutti sono importanti allo stesso modo, se rivolte alla crescita del paese. Vi propongo un’amministrazione in cui non contano più parentele, legami di amicizia o di frequentazione anche antica. Vi propongo un’amministrazione in cui tra un’idea meno valida di un amico di sempre ed una più valida che proviene però da uno schieramento avversario prevalga la seconda: perché, quando di tratta del bene del paese, non ci possono e non ci devono essere veri avversari ma solo diversi punti di vista”. Qui, ricordava, aveva tirato il fiato come per una pausa. Molto teatrale, molto scenica. Sapeva che stava per addentrarsi nel campo minato. Anzi, nella madre di tutti i campi minati. E quindi aveva ricominciato. “Qual è il prezzo da pagare per tutto questo? Semplice. Semplice e, per come siamo fatti noi, complicatissimo allo stesso tempo. Il prezzo è essere costretti a votare con la testa. Votare avendo in mente solo ed esclusivamente le cose da fare. Votare chi si crede possa realmente fare qualcosa per il paese, indipendentemente dalla formale appartenenza politica. Non votare sulla base del certificato di famiglia, oppure per vincoli di amicizia o promesse - nella migliore delle ipotesi - strappate con il ricorso alla mozione degli affetti. Insomma: votare con la logica, con la ragione, e non con il cuore o per altri – ed a volte non confessabili - motivi. Niente più amici, amici degli amici, amici degli amici degli amici, cugini di primosecondoterzo grado, cognati, affini, colleghi d’ufficio, fornitori abituali, liberi professionisti, medici di base, ex compagni della scuola calcio, parenti di catechisti e/o di professori dei figli e così via. Niente. E poi, una volta votato, si tira una bella riga e si cancella tutto. Così tutti insieme, vincitori e sconfitti, si potrà cominciare a lavorare per il bene del paese. Senza attendersi nulla in più per il solo fatto di aver vinto, senza temere di perdere qualcosa perché si è perso”. Si era levato un urgano di applausi. Un oceano di applausi. Uno tsunami di applausi. Gente con le lacrime agli occhi gli aveva stretto le mani, addirittura alcune donne gli avevano chiesto di baciare i loro bambini sulla testa. Tutti gli avevano promesso appoggio incondizionato, e tutti – incredibile - avevano iniziato o finito le loro frasi dicendo “finalmente, era una vita che volevo sentire queste cose!”. Tutti, davvero tutti. Nessuno escluso. Insomma, una cosa mai vista. Certo, gli sembrava fosse rimasta nell’aria, come beffardamente sospesa agli angoli della piazza una specie di inquietudine. Qualcosa che non tornava. Una nota stonata, ecco. Probabilmente, aveva pensato, una sua semplice impressione. Cancellata, eliminata, divelta da quegli applausi, così affettuosi. Da quei sorrisi, così radiosi. Da quel calore, così vero. Vero, indubitabilmente vero. Ecco perché il mondo gli crollò addosso quando vide il suo nome all’ultimo posto dell’elenco dei candidati. Con accanto un numero che non sembrava vero, nella sua semplice crudeltà. Un voto. Un solo voto. Aveva avuto un solo voto. Con tutta evidenza, il suo. Fu un attimo. Capì tutto. Voltandosi, incontrò lo sguardo di sua moglie. Sereno, anche se dispiaciuto. Non ebbe il tempo di chiederle nulla, però. Perché parlò lei per prima. “Vabbè dai, non prendertela. Ma davvero, cerca di capirmi accidenti, come facevo a non votare zio Luigi? Ci ha fatto da testimone alle nozze! E chi la sentiva poi mia zia? E mia mamma?”. Furono le ultime parole che riuscì a sentire, prima di scoppiare a ridere mentre piangeva.


Anno II - Nr. 14 - Febbraio 2011

MadreTerra

Palmi&Dintorni

22

www.madreterranews.it

IL PERSONAGGIO PER UN RICORDO DI ROCCO ISOLA PELOROSSO …IL GRAN MAGO DELLA «VARIA» «Le piazze assumono un aspetto eccentrico, se non festoso. Pare d’essere nei giorni della “Bara”. I lamenti delle donne ora ricordano lo strazio delle “bande pelose”. Rosso di Sila dov’è che raccolga tutte queste vittime sparse, le rivesta di carta dorata, le sospenda ai fianchi della macchina gigantesca e le innalzi al cielo, al rullo del tamburo suonato dal demonio nel ventre della madre terra?» (Leonida Rèpaci, Storia dei fratelli Rupe)

e volessimo riassumere la figura di Rocco Isola (1852-1928), detto Pelorosso (per la bionda caS pigliatura), potremmo limitarci ad osservare come sia stata una delle espressioni palmesi più autenticamente popolari vissuta a cavallo tra Otto e Novecento.

Malgrado venga frequentemente ricordato come instancabile promotore di iniziative ludiche, Isola appare, in realtà, figura poliedrica, capace nel 1888 di organizzare un Carnevale inscenando una lotta tra abissini ed italiani in ricordo della battaglia di Dogali1, di aiutare i danneggiati del terremoto del 18942, di dedicare gran parte delle risorse personali alla promozione del monte Sant’Elia e, non da ultimo, legare intimamente il proprio nome alla storia della tradizionale festa della Varia. di Nicola Falcheo Fu anche committente di dipinti eseguiti d’artisti locali per abbellire le chiese cittadine. E’ quanto accadde, ad esempio, per la grande tela dell’Ambasceria dei messinesi alla Vergine, dipinta nel 1922 - sul modello dell’analoga custodita presso il Duomo di Messina - da Carmelo La Scala per la chiesa del Crocifisso e rovinosamente perduta a seguito dell’alluvione del 1953. Di essa, tuttavia, serba il ricordo l’iscrizione marmorea che un tempo l’accompagnava a guisa di legenda: «Il quadro rappresentativo / l’andata in Gerusalemme della Vergine/ della Sacra lettera / opera d’arte del professor La Scala / sorse ad iniziativa / di Rocco Isola Pelorosso / e della Comm.ne nel centennario 1922 / Sindaco com.re Michele Guardata». L’espressione “centennario” (secondo la forma talora invalsa nell’italiano del passato), è stata interpretata con riguardo «alla data di fondazione della chiesa, riportato nello Status provinciae Reformatorum, capitolo Pro Conventu Sanctissimae Annunciationis, redatto nel 1724, in cui è detto che il luogo sacro “era stato abitato circa un secolo”».3 Nondimeno, atteso che la commissione cui fa cenno la lapide era per l’appunto quella «Per la Fiera e Festa della Sacra Lettera», è probabile che essa si riferisse alle prime decadi dell’Ottocento e, precisamente, all’anniversario del ripristino della fiera, legittimato da un successivo decreto di re Ferdinando IV di Borbone, del 30 luglio del 1823, secondo cui: «(…) il Comune di Palmi in provincia di 1.a Calabria ulteriore rimane autorizzato a celebrare una fiera dal dì venti di agosto di ciascun anno col proseguimento di otto giorni» Isola, peraltro, rispondendo ad un appello del periodico Tartarin del 13 ottobre 1907, volle acquistare a beneficio della chiesa di San Rocco la suggestiva tela del Santo Taumaturgo, opera del pittore Antonio Sacco, la quale, dopo decenni di abbandono nel fatiscente edificio baraccato che ospitò, all’indomani del terremoto del 1908, provvisoriamente, i locali della parrocchia, è stata recentemente recuperata dalla congrega di San Rocco e custodita nella propria sede (iniziativa meritoria, sebbene sacrifichi il dipinto in uno spazio fin troppo angusto e tale da non permettere di apprezzarne adeguatamente la visione d’insieme). Tuttavia è in funzione della valorizzazione del monte Sant’Elia e della festa della Varia, che Isola profuse il maggiore sforzo. Pelorosso, del resto, era uomo poco incline alla sterile teoria che spesso caratterizzava la politica amministrativa locale, e, più votato all’azione fattiva, in anticipo sui tempi, intuì che il patrimonio culturale-naturalistico palmese non si prestasse solo ad impreziosire una pagina di prosa od un felice verso poetico, ma ancor più fosse concreta fonte di crescita economica del territorio: «Qui torna doveroso ricordare – rammenta, ad un anno dalla morte, Mariano Parisi – una nobile figura che al S. Elia dedicò gran parte della sua vita, Rocco Isola Pelorosso, popolarissimo tra la cittadinanza di Palmi, ideatore e fattore di iniziative valorizzatrici dell’ubertoso monte. Rocco Isola Pelorosso costruì un bel viale che dalla adiacente strada Nazionale Napoli-Reggio conduce al Santuario attraverso una fertile pineta pur essa impiantata da lui; rinnovò il Santuario, diede incremento a colonie estive e quando era sua intenzione fare di più, Iddio gli tolse la vita. Ma la sua anima è ancora sul monte accanto alla Immagine del Profeta da lui solennemente ogni anno festeggiata. Rocco Isola Pelorosso voleva realizzare grandi speranze! Morì sulla breccia dopo aver gettato le fondamenta per la edificazione di opere imponenti e grandiose. Chi raccoglierà gli arnesi di Rocco Isola Pelorosso per ripigliarne il lavoro interrotto? Chi vorrà ereditarne la volontà e l’attività? Non è possibile ancora, purtroppo, rispondere con precisione a queste domande ma è certo che quello che si è fatto non andrà perduto»4. Allo stesso modo, Isola favorì, contribuendo finanziariamente, il ripristino della tradizionale festa della Varia, sostenendo il progetto di ricostruzione del carro sacro realizzato da Giuseppe Militano al principio del secolo scorso. Ciononostante, il suo nome non compare nei versi sulla Varia e nell’ulteriore produzione poetica di Pietro Milone ispirata a fatti di vita paesana, specie quelli legati alle lotte della politica locale. Eppure, Isola, di quella vita, soprattutto di quelle medesime lotte, era stato tra i protagonisti; circostanza che, a distanza di oltre un secolo, se non avessimo avuto qualche scampolo di periodico dell’epoca a ben documentarla e ci fossimo limitati agli scritti di Milone, avremmo ignorato. Si è scritto recentemente sulle dinamiche che precedettero il trasporto della Varia nel 1900, dopo un trentennio circa d’interruzione della tradizione, talora con tale dovizia di particolari da apparire persino sorprendente, in quanto resa dai nostri contemporanei a fronte della carenza di qualsivoglia cronaca dell’epoca dovuta alla dispersione dei periodici palmesi di quell’anno; particolari cui è affidato il compito di narrare (talora con accenti “romanzati”) quel che non compare negli scarni documenti ufficiali superstiti, tacendo, pertanto, sul ruolo che Pelorosso ebbe in quella circostanza, sulla scorta dell’assenza del suo nome nell’elenco dei “procuratori” del 1900 e nei versi di Milone sulla Varia - tra le migliori espressioni del nostro vernacolo – dedicati a Militano (artefice della nuova macchina). Ma al di là delle iperboli narrative, che, oggigiorno, ispirate dal giusto fine di valorizzare questo o quel dimenticato personaggio del passato – secondo un mal vezzo tutto palmese – movendo da dati reali, modellati in funzione di quell’apprezzabile scopo, sconfinano in palesi forzature ed ingenue esagerazioni; al di là delle opposte tendenze, da un lato, quella di obliare per decenni la centralità della figura di Giuseppe Militano nella vicenda Varia, e, dall’altro, di quest’ultima, farne un’impresa di celliniana memoria; poiché i fatti di “storia patria” dovrebbero esser descritti con serena imparzialità, specie da coloro che, in ragione di vincoli familiari, più d’altri vi sono legati, vagliando cum grano salis le testimonianze de relato con priorità per quelle dirette, sarebbe vano pretendere, alla luce delle lacune documentarie cui si è fatto cenno dianzi, di ricavare nitidamente da un elenco di componenti della “procura” o da un deliberato dell’epoca, episodi, comportamenti privati, piccole e grandi sfumature che segnano vicende di oltre un secolo addietro. Risulta, pertanto, alquanto singolare che il protagonista fra Otto e Novecento dell’organizzazione di ogni evento festaiolo legato alle tradizioni del proprio paese, si mantenesse estraneo alla riedizione della Varia. Parimenti non sembri casuale se, anni dopo, il settimanale umoristico U Chiaccu, in una sua rubrica denominata “Biblioteca Allegorica”, nella lista dei testi immaginari donati alla redazione dai personaggi del tempo, per mero paradosso citasse: “Rocco Isola Pelorosso - La Varia meccanica - di Pietro Milone”.5 Evidentemente v’era qualcosa, conosciuta ai contemporanei di entrambi, che legava Isola a quella poesia idonea ad alimentarne la sarcastica incongruenza rilevata dal giornale. In questo quadro, la recente comparsa di alcuni versi (La prima scasata di la Varia), di un poeta palmese del secondo Ottocento, suscitò non poche perplessità, allorché interpretando banalmente la strofa: “E Roccu Pilurussu lu nventuri / Peppinu Militanu l’armaturi” sembrò a taluni che Carmelo Gullì avesse di sana pianta creato un ruolo, “lu nventuri”, affidandolo a Rocco Isola e che ciò valesse arbitrariamente a svilire quello avuto da Giuseppe Militano, trascurando come il richiamo operato dal poeta a Pelorosso, garbatamente inserito nell’evento del 1900, verosimilmente, possa intendersi in relazione al primo tentativo esperito da Militano nel 1897 di riproposizione della Varia, che l’opinione di Milone - unica fonte a riguardo - ridusse allora in qualcosa di estremamente modesto (“na scocca di fica / nu fusu pe’ filari”). Atteso che «invenzione», nell’accezione dialettale, è sinonimo di mera «trovata», «pensata», i versi del Gullì, alludendo all’idea di rinverdire l’antica festa che, probabilmente, Isola aveva avuto già alla fine dell’Ottocento (condividendola con altri) avrebbero dovuto suscitare ben altro interesse, giacché essi valgono a corroborare l’indiscussa centralità del lavoro di Giuseppe Militano ed a ridestare dall’oblio una figura a torto trascurata, sebbene rilevante nell’organizzazione della prima come delle altre edizioni della Varia, che, per l’appunto «(…) sotto la direzione del bravo operaio Militano (…) - come, nel 1900, scriveva il corrispondente palmese del “Ferruccio” - era stata “(…) ripristinata fedelmente nel lustro di altri tempi, salvo lievissime modifiche»6.


www.madreterranews.it

23

IL PERSONAGGIO

Anno II - Nr. 14 - Febbraio 2011

MadreTerra

Palmi&Dintorni

Invero, Milone omise di riferisi ad Isola, senza suscitare nei contemporanei alcuna reazione contraria, giacché egli focalizzò correttamente la propria narrazione sulla costruzione della macchina scenica in quanto tale, e, quindi, necessariamente su Militano, piuttosto che su colui che, originariamente, aveva dato impulso all’articolazione della manifestazione. Tuttavia, a sua volta, alcuna polemica sollevò in coloro che furono testimoni di quell’avvenimento, la poesia del Gullì, edita a Palmi negli anni 20’;7 essa si limitava a porre in luce l’opera, sovente sottaciuta, compiuta sin dal principio da Rocco Isola, menzionato a parte rispetto al riferimento successivo presente in quei versi - proprio in quanto volutamente separato - ai “procuraturi”, tra i quali Pelorosso comparirà, in qualità di membro della «Commissione per la fiera e festa della Sacra Lettera», solo a partire dal 1902, come attesta - attingendo dalla esaustiva messe di documenti sulla storia della festa, pubblicati anni or sono da Francesco Lovecchio – un deliberato della Giunta Municipale di allora8. Una presenza in tal modo «formalizzata», che, nell’edizione del 1920, farà esclamare ad un cronista: «Ci piace ricordare con completo compiacimento la simpatica figura di Rocco Isola Pelorosso, energico e geniale procuratore della festa che nulla trascurò per la riuscita della stessa. Viva Pelorosso! Lo vogliamo Sindaco!»�. Analoghi umori registra la cronaca dell’anno seguente «(…) l’organizzazione, affidata alla genialità di Rocco Pelorosso, non doveva essere se non sicuro affidamento alla bellissima riuscita della festa (…)»; col seguito dei ringraziamenti da parte degli altri componenti la Procura: «(…) L’ottima riuscita della festa è dovuta principalmente all’infaticabile energia e alla sempre crescente genialità di Rocco Isola Pelorosso. Egli non si stancò un minuto, e non lasciò nulla di intentato, si fece in quattro per poter riuscire nel suo intento e far sì che il pubblico di nulla avesse a lagnarsi. Sentiamo sinceramente di dover tributare al Pelorosso le meritate lodi come parimenti facciamo per tutti (…)». Infine, quelli, resi anch’essi pubblici, dello stesso Isola: «(…) Ringrazio pure i compagni della Procura che mi hanno, con tutta premura, energia e zelo, coadiuvato, poiché io solo non sarei riuscito per la buona ed ottima riuscita della festa (…) Ringrazio anche a nome della Procura tutti i cittadini che volontariamente si sono tassati per la grandiosa festa patronale, raccomando loro di essere sempre pronti a rispondere all’appello di una tale festa, specie alla gioventù, rammento loro che questa è la regina delle feste delle tre calabrie (…) Assumo fin da ora l’impegno, piacendo Dio, fare il prossimo anno in occasione dell’arrivo dell’acqua una festa meravigliosa e grande (…)»�. Militano assunse l’onere di tradurre in fatto concreto la ripresa della tradizione, “armando” - che nel nostro vernacolo ha un significato più ampio dell’analogo termine in italiano - ossia ponendo in essere ex novo la macchina scenica, di cui, non vi sarebbe potuto essere, propriamente, un “inventore” palmese, essendo mutuata dall’analogo tipo della vicina città peloritana. Pare persino elementare osservare che, se di “ideazione” in senso stretto si voglia discutere, essa vada senz’altro riferita alle origini della “Vara” messinese. La ricostruzione materiale dell’attuale Varia, fu compiuta movendo dal disegno del passato, nondimeno rendendolo ancor più funzionale, con l’apporto all’articolazione delle strutture di quelle novità, di quegli “ammodernamenti”, che il tipo “Varia” nostrano non aveva ancora sperimentato. Così il particolare artificio adottato per la rotazione del Sole e della Luna e, più in generale, per il movimento dell’apparato scenico, nonché l’introduzione degli scivoli metallici alla base (Ccippu), in luogo delle tradizionali “ruote”, espediente già in uso a Messina e similare, quantunque solo per concetto, a quello presente, sin dalla metà del secolo decimoquinto, nella grandiosa “Rua” vicentina: “machina” per taluni aspetti affine alla Vara, ma più antica di quest’ultima, come del resto di altre similari costruzioni (quali quelle di Viterbo, Nola, Gubbio, etc.). L’ammissione nella cronaca del Ferruccio di scarse modifiche rispetto al modello del passato, era dettata dalla prudenza di legittimare lo sforzo compiuto per la ricostruzione, contemperando le novità introdotte colla tradizione. In realtà, le differenze furono allora tutt’altro che “lievissime”. La Varia, infatti, per la quale Milone coniò l’appellativo di “meccanica”, fu concepita al principio del secolo scorso secondo un complesso d’ingranaggi collegati ad un impianto centrale “a campana”, con piattaforma circolare (su cui erano disposti gli apostoli in atto di genuflessione) rotante per mezzo di una cremagliera, più vicino al sistema in uso a Messina di quanto non lo fosse stato quello dell’antica “Bara” locale, complice l’assenza di una preesistente struttura, giacchè dell’antica - abolito il trasporto «intorno al 1872 con un decreto che definiva la manifestazione barbara ed incivile» – era stata disposta dalla Giunta Comunale, con «atto n. 24 del 3 febbraio 1872», la vendita «del ferro e degli altri materiali»11. In questo senso può, invece, latamente parlarsi di “ideazione“ di Militano, avendo egli intuito, specie dopo il tentativo non riuscito nel 1897, che la nuova Varia per figurare realmente grandiosa e, soprattutto, resistere nel tempo, avrebbe dovuto far propri gli accorgimenti ampiamente testati nel suo modello di riferimento, adattandoli, poi, nel dettaglio, con le forme e le soluzioni che l’esperienza del proprio mestiere di artigiano gli avrebbero suggerito. Le capacità pratiche e creative di Militano erano, peraltro, già note ai suoi concittadini, come suggeriscono la medaglia d’oro ottenuta nel 1899 alla “Prima Esposizione Campionaria della Città di Roma” per un prototipo di “macchina innestatrice per vigneti” ed il successo conseguito la sera del 16 luglio 1896, in occasione dell’incoronazione della Vergine del Carmelo, delle luminarie, ricche di vivaci ornamenti, installate nel giardino pubblico “(…) ove – appunta il canonico Francesco G. A. Barone - l’ingegnoso operaio Militano Giuseppe, fecesi grandemente ammirare per disegni artistici dati ad infinti opachi e diafani globi; massime per quello non dissimile a merletto, che circondava la villa incantevole e rara pel suo topografico sito (…)12. Se Militano, dunque, ebbe il merito di realizzare, con non pochi sacrifici, la struttura materiale della Varia giunta sino ai nostri giorni, Isola, fautore della ripresa della principale festa cittadina13 si prodigò perché essa fosse mantenuta viva negli anni, in tempi d’ingenti difficoltà economiche vissuti dal paese (specie all’indomani del terremoto del 1908), attento alla cura dei dettagli dell’allestimento scenico, all’organizzazione dei portatori (“’mbuttaturi”), sovente anticipando le spese occorrenti per gli addobbi, i tamburini, le bande musicali, i fuochi pirotecnici, etc14. Oggi che la festa nuovamente si approssima, resta ancora il vincolo arcano ed indissolubile che lega Isola con la Varia e la sua storia, senza falsa retorica od equivoci di sorta. Fuori dalle chiassose diatribe e dalle elucubrazioni degli esperti nella “Sarmura” dei nostri tempi, il ricordo del buon Pelorosso resta affidato al ciclo dei Rupe: «Chi pagherà – del resto - i festoni di lampadine nel Corso, ed il palco musicale nella piazza Rupe? Chi i razzi, le rotelle pazze, il castello, i mortaretti, le batterie di Perricòne? Dio provvederà, dicono gli organizzatori capeggiati da Rosso di Sila, il gran mago della “Bara”». NOTE 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14

15

“Qui da noi il Carnevale fu abbastanza freddo. Non le solite maschere scorrazzanti per il paese a mettere nella folla dei monelli un po’ di chiasso e di baldoria. Se non fosse stato, nell’ultimo giorno, per quel bello originale di Rocco Isola Pelorosso, il quale organizzò nientemeno che una battaglia fra Italiani ed Abissini (…) e che portò in piazza una folla enorme di persone, sarebbe corso pure questo ultimo giorno nella monotonia che lo precedettero”. La Ragione, Palmi, n. 7, 19 febbraio 1888. In quella circostanza, in particolare, egli si distinse nel soccorso agli indigenti, installando presso il Trodio, in polemica con l’ammistrazione comunale del tempo, delle «vere cucine economiche» ove tutti i cittadini avrebbero potuto «mangiare con pochi soldi e sino ad un soldo di cibo sano», v. Il Piccolo di Palmi, anno II, 3 dicembre 1894. Cfr. DOMENICO FERR ARO, A egregie cose, Nuove Edizioni Barbaro, Delianuova, 2009, p. 64. M ARIANO PARISI, Palmi, la Sorrento delle Calabrie, Napoli, 1928. U Chiaccu, Palmi, 10 ottobre 1921, anno I, n. 13. A sua volta ripreso da Luigi Bruzzano in Calabria-rivista di letteratura popolare, anno XII, n. 6, Monteleone, agosto 1900. Alla poesia del Gullì accenna, tra gli altri, Giuseppe Silvestri Silva nel saggio Poeti dialettali calabresi: Migliorini–Milone–Gullì, Tip. Nazio nale, Genova, 1932. Cfr. T. GALLUCCIO-F. LOVECCHIO, La Varia, storia e tradizione, Rem Edizioni, Palmi, 2000, p. 73. U Chiaccu, n. 9, Anno I, Palmi, 5 settembre 1920. Ibid., n. 37, anno II, Palmi, 11 settembre 1921. T. GALLUCCIO-F. LOVECCHIO, op. cit., p. 54. F. G. ANTONIO BARONE, Il Terremoto del 16 novembre 1894 e il Miracolo della Vergine SS. del Carmine, Tip. degli Artigianelli, Napoli, 1895, p. 100. «(…) Il suo amore per Palmi non si limitò soltanto all’azione disinteressata per il Sant’Elia perché, cittadino dinamico e responsabile, si interessò anche delle feste e delle nostre tradizioni. Manifestò, infatti, il suo impegno per la ripresa e l’organizzazione della festa della Varia, anticipando le spese dei festeggiamenti», in DOMENICO FERR ARO, op. cit, p. 58. Emblematica, relativamente all’edizione della Festa della Sacra Lettera del 1919, la delibera del Regio Commissario Pasquale Antignano, n. 229 del 4 settembre, la quale, ritenendo “(…) fosse antico costume della popolazione di Palmi, di solennizzare con grande pompa ed a spese del Comune la festività della Madonna della Sacra Lettera, Patrona della Città (…) – affinché la tradizione «non osservata durante tutto il periodo della guerra, fosse ripresa», disponeva - attingendo «dagli utili della gestione annonaria comunale» - il rimborso della somma oc corsa per i festeggiamenti «a favore del Sig. Isola Rocco che l’ha anticipata»; cfr. T. GALLUCCIO-F. LOVECCHIO, op. cit., p. 80. LEONIDA REPACI, Storia dei fratelli Rupe, Principio di secolo, Mondadori, Milano, 1957, p. 218.


Anno II - Nr. 14 - Febbraio 2011

MadreTerra

Palmi&Dintorni

24

www.madreterranews.it

RICORDI STORICI

Palmi Rocco Pugliese Morire per un ideale

di Giuseppe Cricrì na grave vicenda giudiziaU ria interessò le cronache della Città di Palmi nella prima

metà del novecento, riguarda i fatti del cosiddetto “ 25 nero” raccontati nel libro omonimo, scritto da Domenico Gangemi nel 2004. L’avvenimento pur approfondito da dibattimenti, relazioni e resoconti, nelle aule dei tribunali, dalla stampa locale e nazionale, prima rimase avvolto per anni da una coltre di reticenze di regime, poi fu come insabbiato dalle brume dell’incertezza, figlie di omertà e paura, poi dall’oblio. Da ragazzo ho abitato per tanti anni al numero 6 di via Rocco Pugliese. Anche la Sezione del Partito Comunista, ubicata al numero105 di Corso Garibaldi, era intitolata a questo giovane personaggio della storia locale. Ma conoscevo poco di lui, del tragico episodio che ne ha fatto un martire della dittatura fascista, ero curioso di vedere che faccia avesse, di avere notizia su come davvero si erano svolti i fatti che avevano determinato la sua morte, solo molti anni più tardi avrei avuto l’opportunità di sapere. Rocco Pugliese era nato il 27 gennaio 1903 a Palmi, da Giuseppe e Maria Polimeni, fin da giovanissimo, innamorato degli ideali che aspiravano all’uguaglianza e alla giustizia sociale, aveva militato nel Partito Socialista, per poi passare al Partito Comunista d’Italia, fin dalla sua fondazione nel 1921, dirigendone la locale sezione. Nel 1925, all’epoca in cui si svolsero i fatti che lo portarono alla morte egli era uno studente di ragioneria. Palmi, centro di un’intensa attività culturale, vantava la presenza di numerosissimi seguaci del pensiero riformista di ispirazione marxista, tanto fra gli intellettuali quanto fra i lavoratori, operai e contadini, che si orien-

tavano verso un ideale politico socialista o comunista; (la sezione del partito contava trecento iscritti, con centottanta aderenti al circolo giovanile, in gran parte contadini e braccianti, insieme a professionisti e studenti). Rimase memorabile il corteo del 1924, in cui ben cinquemila antifascisti sfilarono per protestare contro l’assassinio di Giacomo Matteotti, andando a deporre corone e fiori al cimitero. Alle votazioni di quell’anno i comunisti andarono molto vicini ad eleggere un loro candidato, l’avvocato Diomede Marvasi, che per solo pochi voti non ottenne il quorum. In quello stesso periodo esponenti del locale Fascio di Combattimento (espressione del partito egemone nel panorama nazionale andato al potere nel 1922 e costituitosi in dittatura nel 1925), organizzati in drappelli con intento turbativo o punitivo, in più occasioni pianificarono aggressioni contro esponenti della sinistra, innescando ritorsioni e vendette. Il 27 agosto 1925 durante le celebrazioni della festa della Madonna della Sacra Lettera e della Varia, i fascisti pretesero che dalla “ Scasata “ e per tutto il trasporto del carro Sacro, la banda suonasse l’inno “Giovinezza”, al posto della tradizionale marcetta composta da Rosario Jonata. Molti palmesi si ribellarono a quella prepotenza, chiedendo la restituzione dei contributi versati e boicottando il trasporto della Varia, dato che e i portatori, tradizionalmente appartenenti alle cinque corporazioni dei carrettieri, marinai, bovari, artigiani e contadini, erano in gran parte comunisti o socialisti.

In effetti per il trasporto del Carro si presentarono solo cinque marinai e cinque carrettieri e la processione, diventata ormai sfilata politica fascista, fu boicottata perfino dai preti: infatti se ne presentò solo uno. Le provocazioni squadriste continuarono e la tensione raggiunse il culmine alla mezzanotte del 30 agosto, mentre la gente assisteva ai fuochi artificiali: i fascisti fecero irruzione tra i tavoli del caffé De Rosa, frequentato da comunisti e socialisti, sfidandoli e intonando ancora “Giovinezza”. Rocco Pugliese invitò a smettere la provocazione, iniziando a cantare “Bandiera Rossa”, ma, aggredito a bastonate da un fascista reagì lanciando una sedia. Dalla rissa nacque una sparatoria nella quale rimasero feriti due fascisti, Rocco Gerocarni, che morì il giorno seguente, e Rosario Previtera, oltre a due passanti. ( I testimoni videro partire i colpi fatali dalla pistola di un fascista impegnato nella colluttazione, ma per paura nessuno osò confermarlo alle autorità inquirenti, anch’esse condizionate dal regime). Il commissario di polizia Francesco Cavalieri arrestò molti antifascisti palmesi, accusati di avere organizzato un complotto sovversivo; lo stesso Cavalieri successivamente ammise che gli arresti erano dovuti a motivi politici e non erano legati all’omicidio. Da Roma il segretario del PNF Roberto Farinacci inviò un telegramma, invitando alla vendetta e il 15 settembre le squadracce fasciste devastarono il circolo “Unione e Progresso” e la casa dell’operaio comunista Managò, il quale fu anche arrestato dalla polizia. I fascisti assaltarono anche la casa del fratello dello scrittore Leonida Repaci, rubarono oggetti e denaro e cercarono di fare irruzione nel carcere di Palmi, con l’intento di linciare gli antifascisti arrestati per i fatti della Varia. Il giornalista Giuseppe Dato, corrispondente della “Gazzetta di Messina e delle Calabrie”, pur essendo anch’egli fascista, fu aggredito e gettato in una vasca colma d’acqua, colpevole di aver criticato in una corrispondenza le violenze squadriste. Molti testimoni che in un primo momento avevano rilasciato deposizioni a favore degli imputati, durante l’istruttoria, condotta in modo evidentemente parziale, ritrattarono, riferendo di essere stati minacciati dai fascisti e pochi mesi dopo due di loro si suicidarono, uno di essi dopo aver scritto un biglietto nel qua-

le attribuiva il proprio suicidio al rimorso per aver ingiustamente incolpato Giuseppe Pugliese, Giuseppe Marazzita e Leonida Repaci, tuttavia la corte non tenne in alcun conto tutto ciò. Il 5 dicembre di quello stesso anno il Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Catanzaro chiese il rinvio a giudizio di trentuno persone per correità in omicidio premeditato e mancato omicidio premeditato. La sezione d’accusa della Corte d’Appello di Catanzaro il 29 marzo 1926 rinviò a giudizio quindici persone presso la Corte di Assise di Palmi, mentre le altre furono prosciolte con formula piena o per insufficienza di prove, fra questi lo stesso Leonida Repaci. Il processo fu trasferito per legittima suspicione presso la Corte d’Assise di Nicastro. Gli avvocati difensori designati dagli imputati furono arrestati ed inviati al confino; il processo fu poi sospeso poichè il Procuratore Generale chiese il rinvio a giudizio di quattro testimoni che avevano ritrattato le loro deposizioni accusatorie. Il 12 marzo 1928 la Corte di Cassazione sentenziò che il processo dovesse essere assegnato al tribunale speciale, presso il quale il 27 novembre dello stesso anno iniziò il dibattimento. Rocco Pugliese per tutto il tempo della sua carcerazione preventiva e durante le udienze tenne sempre un comportamento fiero e mai remissivo, per lui il Pubblico Ministero Isgrò chiese l’ergastolo, per altri otto imputati la pena proposta fu di 30 anni, mentre la pena più “leggera” richiesta fu di 12 anni e per un solo imputato fu chiesta l’assoluzione per insufficienza di prove. Il 5 dicembre 1928, a soli otto giorni dall’inizio del processo, il tribunale (Presidente TringaliCasanova, relatore Presti), emise la Sentenza n. 145, che comminava durissime condanne: la più pesante, di 24 anni e 7 mesi, toccò proprio a Rocco Pugliese, mentre Natale Borghese e Vincenzo Pugliese ebbero 10 anni e 8 mesi, Giuseppe Florio e Gregorio Grasso 10 anni e 7 mesi, Giuseppe e Antonio Bongiorno 8 anni e 7 mesi.. Gli altri sei antifascisti furono assolti, tra di essi Francesco Carbone,( futuro Sindaco di Palmi dal 1946 al 62), Antonio Sambiase, Giuseppe Pugliese, Pasquale Carella e Giuseppe de Salvo, oltre all’avvocato socialista Giuseppe Marazzita, (futuro senatore della Repubblica), che però fu poi ripetutamente incarcerato nei restanti anni della dittatura fascista. Il povero Rocco Pugliese fu rinchiuso nel penitenziario di Santo Stefano, il regime fascista vi de-


www.madreterranews.it

25

RICORDI STORICI

Anno II - Nr. 14 - Febbraio 2011

MadreTerra

Palmi&Dintorni

IL FILO SPINATO Dalla porta spalancata entravano occhi ingenui, tante domande e strani pensieri. Un rumore... chiuse le porte... ed a braccia aperte li accolse la morte. Filo spinato di grandi steccati... una nuova vita li ha imprigionati. Colori tristi, colori scuri... il destino dell’uomo volava nel fumo. Segni nel corpo, sguardi affamati, mani legate, speranze andate. L’oscurità avvolse ogni cosa. La memoria ricorda e quella storia ripeter non osa. Gli alunni della 5° C della Scuola Elementare “R. De Zerbi”, Palmi

portava gli oppositori più pericolosi con l’intento di piegarne la volontà con durissime condizioni di detenzione. Anche in quello squallido luogo Rocco mantenne la sua condotta coraggiosa ed indomita, rifiutando di sottomettersi al supplizio carcerario fascista, fatto di torture e sevizie continue, e ciò fino alla morte, avvenuta il 17 ottobre 1930. Secondo la versione ufficiale Pugliese si suicidò impiccandosi, mentre un’altra versione, poco credibile, sostiene che morì soffocato mentre due secondini cercavano di alimentarlo forzatamente con una sonda, legato al letto di contenzione. L’alimentazione forzata sarebbe stata decisa in seguito a un supposto sciopero della fame di Rocco. In realtà varie fonti credibili sostengono che Pugliese fu strangolato oppure ammazzato di botte dai secondini: secondo Francesco Spezzano “dopo avergli buttato sulla testa una coperta (...) lo uccisero a bastonate” e ancora “le sue grida disperate furono udite a lungo dai compagni di pena (...) che, chiusi nelle altre celle, nulla poterono fare per aiutarlo” e poi “l’emozione per il barbaro assassinio fu enorme fra i detenuti che fecero poi una colletta per mandare al suo funerale una corona di fiori”. Il trattamento sopra descritto era chiamato dalle guardie il “Sant’Antonio”, termine derivato dal gergo dei camorristi che con-

sisteva nell’irrompere all’improvviso nella cella, coprire la vittima con una coperta, e poi colpirla duramente a calci, pugni, bastonate o con le grosse chiavi delle celle. La coperta serviva per non far riconoscere gli aggressori, per soffocare le grida della vittima e impedirgli di reagire, e anche per non lasciare segni sul corpo del bersaglio del pestaggio, che potessero testimoniare l’aggressione. Secondo l’anarchico ligure Giuseppe Mariani, già detenuto a Santo Stefano, in quel penitenziario durante i pestaggi non si usava nemmeno la coperta, visto che le guardie, certe dell’impunità, non ritenevano di dover prendere alcuna precauzione. Il detenuto comunista Giovanni Pianezza, compagno di cella di Rocco, ottenne di poterne vegliare la salma in camera mortuaria, dichiarando di esserne il cugino. In un attimo di disattenzione delle guardie riuscì a sollevare il lenzuolo che copriva il corpo e vide che il volto era livido, come per una morte per asfissia. Sorpreso dalle guardie, fu minacciato di fare la stessa fine di Rocco, se avesse parlato, e fu immediatamente trasferito. In una cella vicina a quella nella quale era rinchiuso Rocco Pugliese si trovava detenuto Sandro Pertini, futuro amatissimo Presidente della Repubblica, egli anni dopo, nel 1947, essendo eletto deputato dell’Assemblea Costituente, ricordò in un intervento in aula che: “Rocco

Pugliese venne soppresso all’ergastolo di Santo Stefano quando io ero lì, al letto di forza”. Ed ancora in una sua testimonianza riportata nel libro a cura di Vico Faggi, raccontò: “Una notte fui svegliato da un grido soffocato «mamma, mamma!». L’indomani fu sparsa la voce che Rocco Pugliese si era impiccato; ma il suicidio non era che una messa in scena. Pugliese era stato ucciso dai carcerieri.”. La famiglia di Rocco Pugliese apprese solo casualmente della sua morte, del destino della sua salma non se ebbe mai più notizia. Con la fine della seconda Guerra Mondiale e l’avvento della Repubblica anche nella Città di Palmi fu revisionata la toponomastica. La antica via del Littorio (così denominata per la presenza in essa della vecchia casa del Fascio, “Arnaldo Mussolini”, ubicata ove oggi è il Cinema Sciarrone ) cambiò denominazione e da quel momento venne intitolata ad un giovane uomo che ribellandosi alla dittatura fascista era stato trucidato per aver voluto difendere le proprie idee. Questo uomo era Rocco Pugliese.

(Un particolare ringraziamento vada ad Andrea Gaddini, dal cui articolo sono state ricavate le notizie sulla biografia di Rocco Pugliese e alla famiglia che ci ha concesso le immagini )

Questa poesia è stata composta, in occasione della giornata della memoria, dedicata all’olocausto del popolo ebreo.


26

Anno II - Nr. 14 - Febbraio 2011

MadreTerra

Palmi&Dintorni

SAPERI & SAPORI

www.madreterranews.it

di Walter Cricrì

I l B R O CC O L O un piccolo albero con grandi virtù l broccolo è un ortaggio che I appartiene alla famiglia delle Crucifere, dalla forma a cro-

ce delle quattro foglie, ed il suo nome deriva dal latino broccus, che significa germoglio. La raccolta inizia nel mese di ottobre ed è possibile trovarlo in commercio per tutto il periodo invernale, infatti, una volta tagliato per la raccolta, la pianta continua a ricacciare gemme a fiore; per questo motivo possiamo trovare il broccolo fino alla primavera, quando cominciano a svilupparsi i fiori, ed a questo punto, non risulta più commestibile. Le varietà di broccolo più comuni sono: il “Bianco”, il “precoce di Verona”, il “Calabrese”, il “violetto siciliano”, il “grosso Romanesco” ed il “bronzino di Albenga”. Risulta che la sua prima coltivazione abbia avuto luogo in Asia Minore; era sacro per i Greci ed i Romani che ne facevano uso per curare diverse malattie e addirittura lo consumavano crudo prima dei banchetti per consentire all’organismo di assorbire meglio l’alcool. Con il passare del tempo, i broccoli si sono diffusi sempre di più e la loro presenza sulle mense è notevolmente aumentata proprio grazie alle loro innumerevoli qualità e per tantissimi anni sono stati considerati un cibo ideale nei periodi difficili.

Rappresenta un alimento molto amato perché, oltre al gradevole e gustoso sapore, il broccolo ha pochissime calorie (27 per 100g) e viene quindi spesso consumato nelle diete ipocaloriche. Ne esistono diverse varietà ma le più note sono due: il cavolo broccolo che ha un fusto corto e inflorescenze di un colore verde acceso, con i fiori biancastri, molto simili a quelli del cavolfiore anche se più piccoli; il cavolo broccolo ramoso che è simile al cavolfiore e presenta la cima di un colore verde azzurro e i germogli laterali morbidi, di un colore verde scuro, chiamati broccoletti. Generalmente sono consumati lessati o al vapore per esaltarne al massimo il gusto. Questo ortaggio è un tipico alimento invernale e quindi conviene sicuramente acquistarlo nella stagione di appartenenza, quando si può trovare anche ad un prezzo più basso. Proprietà salutari e nutritive dei broccoli_ I broccoli sono ortaggi ricchi di sali minerali (calcio, ferro, fosforo, potassio), vitamina “C”, “B1” e “B2”; fibra alimentare; tiossazolidoni, sostanze che si sono dimostrate particolarmente efficaci nella cura della tiroide. Inoltre contengono sulforafano, una sostanza che non solo previene la crescita di cellule cancerogene ma impedisce anche il processo di divisione cellulare con conseguente

Vro ccul a a’ p al e r mi t a n a

Ingredienti per 4 persone: • 4/6 cime di broccoli • 1 cipolla (o scalogno) • 4 acciughe • 1 peperoncino • olio extravergine d’oliva • pecorino Per la preparazione di questo tipo di pasta è possibile utilizzare dei bucatini oppure della pasta corta tipo penne, sedanini, caserecce e via dicendo. Un’altra cosa da non trascurare è che la pasta con i broccoli è ottima da scaldare il giorno dopo in padella e quindi… non lesinate nelle quantità! Preparazione Pulite i broccoli e selezionate le foglie più tenere. Lavatele e lessatele in acqua e sale. I broccoli sono cotti quando riuscirete ad infilzare con la forchetta la base delle cime. Scolate con una schiumarola e disponetele in un grande piatto a raffreddare. Conservate l’acqua di cottura dei broccoli per cucinare la pasta. In un tegame dal fondo largo versate dell’olio d’oliva, il trito di cipolla (io non avevo la cipolla bianca ed ho utilizzato quella rossa) ed 1 peperoncino e lasciate soffriggere a fuoco basso per un paio di minuti. Sciogliete i filetti di acciuga nel trito di cipolla con l’aiuto di un cucchiaio. Intanto tagliate i broccoli a pezzetti e versateli nella casseruola con il soffritto. Amalgamate bene e lasciate insaporire a fiamma viva aggiungendo un po’ d’acqua di cottura. Aggiustate di sale. Intanto cucinate la pasta nell’acqua di cottura dei broccoli e quando mancheranno 2 minuti alla fine della cottura trasferite la pasta nel tegame con i broccoli e mantecate il tutto aggiungendo acqua di cottura all’occorrenza. Servite nei piatti aggiungendo del pepe nero e del formaggio grattugiato. *E’ sempre conveniente tenere un po’ di condimento da parte da mettere sulla pasta.

apoptosi (morte cellulare). Il sulforafano, insieme agli isotiocianati, e splica azione protettiva soprattutto contro i tumori intestinali, polmonari e del seno. Hanno anche un potere antianemico, emolliente, diuretico, cicatrizzante, depurativo, vermifugo. Sono indicati nei casi di stitichezza cronica per l’enorme ricchezza di fibre vegetali. Inoltre, gli specialisti consigliano il loro consumo per l’alto potere antiossidante in essi contenuto che aiuta a rafforzare le difese immunitarie e spesso è suggerito per combattere l’Helicobacter pylori, un batterio molto resistente che colonizza la mucosa gastrica generando fastidiose gastriti ed ulcere. I broccoli, come tutti i vegetali, combattono la ritenzione idrica aiutando l’organismo a disintossicarsi. Infine, riducono il rischio di cataratta e proteggono dall’ictus. Sebbene i broccoli siano considerati ortaggi ipocalorici, sono molto efficaci nelle situazioni di estremo affaticamento e di carenze vitaminiche e utili nelle situazioni di estremo nervosismo ed eccessiva irritabilità. Da porre l’accento, la presenza di antiossidanti che si formano quando le pareti cellulari di questi vegetali vengono spezzate o dal taglio del coltello o dalla masticazione. Infine, una notizia arriva da una ricerca condotta dalla Johns Hopkins Medical School e pubblicata sulla rivista American Journal of Respiratory and Critical Care Medicine. I broccoli sarebbero un eccellente rimedio contro le affezioni polmonari, asma e problemi respiratori in genere. Già considerati il “top” degli antiossidanti, oggi possono anche vantare il primato di “salvapolmoni”. Sicuramente la cottura a vapore è quella che meglio di altre è in grado di esaltare il sapore dei broccoli e preservare inalterate tutte le proprietà salutari e nutritive. Il broccolo, può essere consumato sia crudo che cotto: nel primo caso, in pinzimonio, cotto invece (lasciandolo leggermente al dente) lo potete gustare in insalata, condito con una vinaigrette, gratinato con besciamella e parmigiano, ottimo se ridotto a purea con un po’ di burro o nel minestrone. Vera e propria panacea, il succo di broccolo crudo, magari mischiato a quello di carota con un po’ di limone, è un vero rinvigorente nelle situazioni di estremo affaticamento e di carenze vitaminiche; utile nelle situazioni di estremo nervosismo ed eccessiva

irritabilità, e per riequilibrare le condizioni della pelle e del cuoio capelluto, per liberare l’intestino da vermi o parassiti e in caso di asma e pertosse. Logicamente anche crudi esercitano quasi le stesse proprietà del loro succo, con il vantaggio che mangiati crudi sono più appetitosi che berne invece il succo. Il broccolo cotto, con l’acqua di cottura e un’eventuale aggiunta di miele è molto utile contro gli abbassamenti di voce, il raffreddore, l’asma e la bronchite. La sola acqua di cottura è benefica in caso di diarrea e dissenteria, ma anche in caso di stitichezza. In caso di sbronza, per alleviare gli effetti del “giorno dopo”, è consigliabile un brodo concentrato di cavolo, gli effetti sono garantiti. Come evitare l’odore “particolare”?_ L’odore che sprigiona durante la cottura è molto caratteristico, e dovuto alla presenza di un enzima, che si attiva proprio nella fase del taglio e della cottura. Per ridurre le esalazioni odorose basta semplicemente spremere un limone nell’acqua di cottura. Per quanto riguarda la conservazione, è un ortaggio che si mantiene in frigorifero per circa 3/4 giorni. Può essere anche riposto in freezer; basterà farlo sbollentare e chiuderlo bene in un contenitore, e si conserverà anche per un anno. COME SCEGLIERE_ Le infiorescenze dei broccoli devono essere compatte, sode, di colore vivo e intenso, senza presentare ammaccature o parti ingiallite. Le foglie devono essere consistenti e fragili al tatto, carnose e rompersi con suono secco. COME CONSERVARE_ Conservare i broccoli in frigorifero nello scomparto della frutta e verdura. I broccoli sono un ortaggio resistente. Si mantengono anche 4-5 giorni. Cotti si conservano per 2 giorni, in frigorifero, accuratamente coperti. COME PULIRE_ Eliminare le foglie e staccare le cimette dal torsolo. Lavare accuratamente i broccoli sotto acqua corrente. PRINCIPALI METODI DI COTTURA A vapore: è il miglior metodo di cottura per i broccoli. Occorre però staccare tutte le cimette (non è possibile cuocerlo intero). Cuocere per 20 minuti. Bollitura: usare abbondante acqua salata (4 litri per 1 Kg di verdura). Cuocere per 10 minuti circa.


27

www.madreterranews.it

SAPERI & SAPORI

Anno II - Nr. 14 - Febbraio 2011

di Walter Cricrì

MadreTerra

Palmi&Dintorni

Oliveto da frutto o da legno? In questo periodo stagionale, la pratica agricola prevede l’opportunità di eseguire le potature di mantenimento e di contenimento, al fine di ottenere un adeguato equilibrio vegetativo ed un conseguente raccolto. ’olivo o ulivo (Olea europaea) è la pianta dominante nel nostro L territorio, sia dal punto di vista paesaggistico che produttivo. Originaria del Medioriente, i suoi frutti (drupe), fin dall’antichità,

sono stati utilizzati per l’alimentazione e per la spremitura al fine di ottenere l’olio, utilizzato per l’illuminazione, funzioni religiose e per condimento alimentare. L’albero di olivo se lasciato crescere e sviluppare naturalmente, assume di solito una forma piuttosto irregolare, globoso-conica e cespugliosa, con chioma sviluppata, prevalentemente, in ampiezza o in altezza, secondo la varietà (vedi la cultivar Sinopolese che può superare i 20 metri di altezza). L’albero, se abbandonato a se stesso o potato male, non solo perde il suo fascino ma diventa improduttivo. Inizia a gemmare in polloni Effetti di una potatura ricorrente ma totalmente errata e succhioni che filano in alto utilizzando tutte le energie della pianta per produrre legno; in poco tempo l’oliveto si trasforma in un bosco (da legno?)! Questi sono gli scenari che, causa l’abbandono della coltura olivicola, siamo, purtroppo sempre più spesso, abituati a ritrovarci nei dintorni della nostra cittadina. L’alternativa che, timidamente, viene tentata negli ultimi anni, da olivicoltori lungimiranti, è quella di gestire i propri impianti come dei veri e propri frutteti; potature, concimazioni, lavorazioni o inerbimento controllato del terreno, raccolta tempestiva delle drupe, prima della completa maturazione e così di seguito, sono tutte pratiche che favoriscono produzioni per l’alimentazione, qualitativamente elevate. E proprio per la potatura cercheremo di dare qualche consiglio. Prima di iniziare quest’attività e consigliabile osservare con molta attenzione gli operatori più esperti che esercitano nella propria zona o, meglio, tecnici specializzati (come gli agronomi), ed acquisire le nozioni di base che regolano la crescita e la produzione della pianta. Lo scopo di una corretta potatura, con appositi strumenti da taglio, è: • asportare i rami per rinnovare e favorire lo sviluppo delle bran che fruttifere della pianta; • mantenere la piena efficienza della chioma; • intervenire modellando la forma della pianta, per regolarne la crescita ed il portamento, anche in base ad esigenze colturali, e di distribuire in modo omogeneo e corretto l’illuminazione sulle varie parti della chioma, la distribuzione dei rami a frutto, in rapporto alla tecnica di raccolta adottata; • favorire un elevato rappor to tra superficie fogliare e legno; • ridurre gli eccessi di pro duzione per controllare il fenomeno dell’alternanza produttiva. L’altezza ideale è attorno ai 4-5 metri; in questo modo buona parte della pratica di potatura e della raccolta può essere eseguita da terra e, comunque, senza l’ausilio di alte scale; tutto a vantaggio della sicurezza. Il periodo preferibile per la potatura va dalla metà di Febbraio Rischio d’incidenti sul lavoro sino ad Aprile o Maggio. La pianta

soffre le gelate ed è più vulnerabile se ha subito tagli decisi. Se non s’intende eseguire una potatura di ringiovanimento, è consigliabile non eseguire tagli troppo intensi e decisi, per evitare una limitata produzione. L’olivo va potato “forzandolo” ad assumere una forma a vaso, vuotato all’interno, favorendone un’adeguata illuminazione anche alle branche interne. La pianta è eliofila: deve ricevere luce per produrre frutto ed il legno, rispetto alle fronde, non deve prevalere. Con la potatura si deve ottenere un corretto rapporto tra legno e parte vegetativa. Nel caso quest’ultima sia in difetto, bisogna intervenire con tagli più decisi. In generale si parla di tre tipi di potatura: di formazione, di produzione e di ringiovanimento. Ogni parte di legno nuovo porterà delle gemme a legno e delle gemme a fiore. I fiori sui brindilli si formano sulla nuova vegetazione, mentre il ramo fruttifero vero e proprio è quello che “va avanti” rispetto ai fiori. Dopo un po’ di anni i rami si “esauriscono” e possono essere tagliati (taglio di ritorno). Anche il numero di polloni e succhioni presenti è un elemento importante, se troppi potrebbe essere indice di disfunzioni vegetative. Per semplicità, possiamo parlare di succhioni cattivi, particolarmente assurgenti e posto vicino al fusto, che assorbono nutritivi dalla pianta indebolendo gli altri rami; e succhioni non cattivi che possono essere ingentiliti accorciandoli in modo che limitino la loro vigoria. Se si riesce a piegarli, magari mettendolo sotto altri rami, verrebbero condizionati a diventare branche buone. La potatura che rientra tra il 15% e il 30% di fronda/chioma asportata, è considerata leggera, consigliata in modo parEffetti di una potatura di ringiovanimento ticolare durante la fase di allevamento e negli anni di annata scarica. La potatura sopra il 35%, è da attuarsi in caso di ricostituzione o ringiovanimento dell’albero, eseguita in particolar modo quando si vuole dare nuova vita all’olivo ed all’emissione di germogli nuovi. Alcuni consigli pratici E’ fondamentale adeguare la potatura in funzione dell’età dell’albero, nel particolare deve essere più leggera su alberi giovani mentre in quelli più vecchi bisogna andare decisi con una potatura più severa. Iniziare sempre dall’alto e procedere verso il basso della chioma, i tagli più grossi si devono eseguire prima di quelli piccoli. Tutti gli strumenti adoperati per il taglio (Accetta, Coltello, Forbici, Innestatoio, Roncola o pennato, Segaccio) devono essere di acciaio temperato e ben affilato, così da permettere un taglio netto senza sbavature, che sarà disinfettato con poltiglia bordolese concentrata o magari “curato” con paste cicatrizzanti, nel caso di grosso taglio. Durante la potatura l’operatore dovrà costantemente ripulire la lama usata per il taglio, per evitare possibili contagi per effetto della presenza di malattie sui singoli rami o da pianta a pianta. La pulizia può essere compiuta immergendo l’attrezzo in un paiolo con ipoclorito di sodio (candeggina) oppure con un panno imbevuto. Infine bisognerà sbarazzarsi della potatura al più presto. Il legno potrà essere utilizzato per il riscaldamento come ottima legna da ardere. Il resto deve essere bruciato o macinato con un trinciastocchi per evitare l’instaurarsi del Fleotribo, punteruolo o tarlo dell’olivo.


28

Anno II - Nr. 14 - Febbraio 2011

MadreTerra

Palmi&Dintorni

www.madreterranews.it

MONDO SCUOLA

ISTITUTO TECNICO STATALE “L. EINAUDI” XX edizione di Job&Orienta, la più accreditata vetrina italiana dedicata alla Scuola, Orientamento, Università, Formazione e Lavoro.

Progetto Comenius

Viaggio

in

Germania

della

V BL

del

M agistrale

di

Palmi

di Rocco Sgrò Gli studenti e gli accompagnatori partecipanti di Caterina Provenzano ’Istituto Tecnico CommerL ciale “L. Einanudi” di Palmi - diretto dalla prof.ssa Rita Canan-

zi – ha partecipato alla Fiera di Verona dal titolo “La fabbrica delle competenze: 150 anni di lavoro, impresa e formazione”. L’Istituto è stato presente con un proprio stand il cui allestimento è stato affidato agli alunni delle quinte e terze classe per la presentazione dei Progetti di alternanza scuolalavoro. La fiera si è tenuta dal 25 al 27 novembre 2010 e ha ospitato la XX edizione di Job&Orienta, la più accreditata vetrina italiana dedicata alla Scuola, Orientamento, Università, Formazione e Lavoro. Promossa da Verona Fiere e Regione del Veneto, con la collaborazione del Miur-Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, la manifestazione si è articolata in un’ampia area espositiva, un ricco calendario di appuntamenti culturali, numerosi laboratori e coinvolgenti animazioni. Accompagnatori della scolaresca sono stati il prof. di Economia, Gianni Dinami, curatore del progetto e la professoressa di Francese, Cecilia Scarcella. Due i padiglioni di Job&Orienta: il primo dedicato al mondo dell’istruzione, il secondo all’università, la formazione e il lavoro. Un’attenzione speciale è stata riservata alle realtà che offrono percorsi di istruzione, formazione e occupazione all’estero. Tre giorni pieni per gli alunni che hanno incontrato personalità del mondo politico, sociale, giornalistico e imprenditoriale come, Valentina Aprea, presidente VII Commissio-

ne Cultura della Camera dei deputati; Andrea Andreoli, giornalista; Giuseppe Bertagna, Università di Bergamo; Bruno Vespa, giornalista; Luigi Berlinguer, Federico Russo, VJ di MTV e Radio DJ. Per quanto riguarda l’Istituto di Palmi, i progetti per l’alternanza Scuola-Lavoro presentati a Verona sono stati: Stage locali nelle aziende della Piana di Gioia Tauro come Prefabbrika, De Masi s.r.l. Woodline, Allera, Radi, Wuelta viaggi, Golem, Fortebuono, e studi commerciali. Inoltre i due stage realizzati a Rimini dalla Cescot e i due in Germania con la professoressa Doris Kuper. E ancora le due imprese simulate all’interno dell’Istituto: - Interpiana Sole di Calabria - con azienda tutor Interpiana di Taurianova; e - L’Ape Reggina - con azienda tutor di Delianuova produttrice di miele. La scolaresca ha rappresentato, poi, la Provincia di Reggio Calabria, con depliant pubblicitari, documenti e cd al fine di una maggiore veicolazione della nostra terra sul fronte turistico. In basso gli alunni che hanno partecipato all’iniziativa: Anastasio Denise, Condina Carmen, Iannò Giuseppe, Paladino Francesco, Papalia Maria Rosa, Parisi, Domenico, Racobaldo Giuseppe, Romeo Saverio, Scibilia Michele, Tripodi Antonio, Buggè Federica, De Angelis Olga, Forgione Maria, Galletta Gianluca, Mazzullo Teresa, Melara Lucia, Papaianni Giuseppina, Pareo Laura, Rizzitano Roberta, Caristi Lorenzo, Fiorino Desy, Carzo Vincenzo, Gagliostro Stefano, Gagliostro Stefania, Galati Valentina, Noto Andrea, Pietruczuk Pawel, Romeo Azzurra, Frisina, Davide, Gioffrè Clarissa, Saffioti Vincenzo, Scarcella Roberta.

i è svolta nel mese di novembre la prima fase del Progetto CoS menius “Lingua Madre e identità culturale”, di cui abbiamo dato notizia sul numero 9 del nostro giornale: la classe V BL dell’Istituto

Magistrale “Corrado Alvaro” di Palmi, sezione di Lingua Tedesca, accompagnata dalla prof.ssa Silvana Iaria, ha soggiornato nell’incantevole località di Besigheim (Baden-Württemberg), cittadina medievale vicino Stoccarda, dal 10 al 23 novembre, con i suoi studenti ospiti presso le famiglie dei ragazzi tedeschi del Liceo “Christoph Schrempf”, partner del progetto. Il progetto bilaterale linguistico è infatti iniziato con lo studio sul campo delle vicissitudini e delle abitudini linguistiche dei tanti italiani emigrati in Germania da 60 anni a questa parte. Il gruppo italiano è stato accolto calorosamente, sia perché alcuni degli studenti del luogo hanno radici italiane, sia perché da tempo i ragazzi coinvolti avevano acquisito familiarità tra loro attraverso scambi epistolari e posta elettronica. Gli studenti italiani hanno frequentato ogni mattina la scuola, alternando le normali lezioni in lingua tedesca con lo svolgimento delle attività legate al progetto, cioè molteplici esercitazioni di tipo linguistico, con grande attenzione riservata ai dialetti dell’Italia meridionale ed alla loro evoluzione nell’uso e nella memoria degli emigrati italiani in Germania. Il momento più coinvolgente è stato proprio l’incontro con la folta comunità di italiani residenti nella zona di Besigheim: gli studenti li hanno intervistati in merito alla loro esperienza, raccogliendo interessanti racconti caratterizzati sia da nostalgia che da riflessione critica sulle difficoltà e i disagi conseguenti all’emigrazione e alla faticosa integrazione in una nuova comunità profondamente diversa da quella di origine. In tale occasione, dopo la presentazione di un libro autobiografico dello scrittore siciliano Pino Zaccaria, operaio presso la Mercedes, molti nostri connazionali sono intervenuti per ringraziare gli studenti italiani, che con il loro interesse e la loro presenza hanno risvegliato in loro l’amore sincero verso la patria d’origine, abbandonata soltanto per necessità. Sull’onda del ricordo, sono stati momenti intensi, di riflessione, di confronto e di crescita culturale e umana per tutti i presenti, da cui è emersa l’importanza dello studio e dell’apprendimento delle lingue straniere come moltiplicatore di opportunità e strumento imprescindibile per l’integrazione e la reciproca comprensione. La serata si è conclusa con momenti di autentica festa, quando gli studenti del Magistrale di Palmi si sono cimentati nel canto di alcune canzoni tradizionali delle regioni del Sud Italia, ballando infine, in costume, una tarantella calabrese. Durante le due settimane trascorse in Germania, gli studenti italiani hanno anche avuto l’opportunità di visitare molte località del Baden-Württemberg: Stoccarda e il Museo della Storia, Tubinga, l’ultramoderno Museo della Mercedes, il castello barocco di Ludwigsburg, lo stabilimento della celebre cioccolata Ritter Sport a Waldenbuch, gli spettacolari vigneti terrazzati della cooperativa vinicola del Felsengartenkellerei. Anche il sindaco di Besigheim ha voluto omaggiare il gruppo italiano accogliendolo nell’antico palazzo municipale, risalente al 1200. Dopo molti giorni di studio e vita in comune, si è instaurato un forte legame tra studenti italiani e tedeschi e il momento della partenza è stato quasi commovente: non sarà facile per loro attendere fino al prossimo incontro, nel mese di Aprile 2011, quando gli studenti tedeschi giungeranno a Palmi per ricambiare la visita.


29

www.madreterranews.it

SALUTE E BENESSERE

INFLUENZA:

di Carmela Gentile ccoci come ogni anno al E consueto appuntamento con “la Malattia stagionale” per

eccellenza: l’Influenza. Tutti la conoscono, molti l’hanno contratta e ne sono guariti, eppure, appena arriva non manca mai di destare ansie e preoccupazioni sia per la sua sintomatologia sia per la sua risonanza mediatica. Infatti, l’arrivo dell’influenza si accompagna immancabilmente all’elenco delle sue vittime; si tratta solitamente di soggetti anziani, bambini o persone de-

MALE DI STAGIONE

fedate. Comunque sia, la morte “per Influenza” non manca mai di destare ansia e preoccupazione. Ancora oggi si odono gli echi dell’allarmistica campagna anti influenzale condotta lo scorso anno contro il virus H1N1 responsabile dell’Influenza cosiddetta “Suina”. L’allarme iniziò già nel periodo estivo con casistiche allarmanti, cosa che fece correre al riparo gli Stati occidentali con l’approntamento (estremamente tardivo) di un vaccino ad hoc. L’influenza raggiunse il suo apice nel nostro Paese all’incirca nel mese di gennaio e proprio

in quel periodo iniziò la contestatissima campagna vaccinale. I dubbi (legittimi) erano dovuti sia all’estremo ritardo della medesima, sia alla notizia (vera) di gravi effetti collaterali che erano stati segnalati in seguito alle prime vaccinazioni. In realtà l’influenza Suina giunse e, vaccino o no, se ne andò così come era venuta con una incidenza di complicanze nettamente inferiore alle precedenti Pandemie di cui ancora oggi rimangono gli echi, le famose Spaziale, l’Asiatica e via dicendo. Nomi fantasiosi attribuiti alle grandi epidemie influenzali di cui si rammenta la particolare virulenza. Tirando le somme dei danni prodotti dall’influenza Suina, il primo da computare e senza dubbio il più doloroso, fu quello alle tasche degli Italiani. Si, perché il famoso vaccino costò al nostro beneamato Paese milioni di euro, con migliaia di dosi inutilizzate sia per il ritardo con cui giunsero agli Uffici Sanitari, sia perché molti, temendone gli effetti collaterali preferirono confrontarsi con la malattia, ma anche perché nel frattempo, al giungere dei vaccini, molti l’avevano già contratta e ne erano guariti senza

Anno II - Nr. 14 - Febbraio 2011

MadreTerra

Palmi&Dintorni

alcun danno. L’episodio della Suina, dovrebbe farci riflettere come al solito sul potere delle campagne mediatiche che hanno la capacità di infettare più persone e di mietere più vittime della Peste. Per difendersi dagli allarmismi è opportuno consultare il buon vecchio Medico di Famiglia, il quale consiglierà per tempo la vaccinazione ai soggetti a rischio e provvederà a tranquillizzare i propri pazienti sul fatto che un’Influenza è pur sempre un’Influenza, sia che si chiami Suina, Asiatica o Spaziale. Da sempre l’Influenza arriva con febbre molto alta, dolori addominali e tosse; ma soprattutto da sempre si cura allo stesso modo: con i rimedi della nonna, stando al caldo, il brodo di gallina (che contiene potenti antivirali naturali), le arance ed il riposo a letto. Gli antibiotici sono controindicati, a meno che l’Influenza non abbia causato gravi complicanze respiratorie. Dopo pochi giorni si guarisce e l’influenza ci lascia, non senza averci fatto dono di un’ulteriore carico prezioso di scorte immunitarie. Coraggio dunque, se vi coglie la febbre, il mal di pancia e la tosse, dimenticate tutti gli impegni, mettetevi a letto e, per una volta tanto, fatevi coccolare dai vostri premurosi familiari!

Quali differenze cliniche vi sono tra uomo e donna ? Dal punto di vista clinico, cioè per quanto attiene la morfologia delle lesioni, non esistono Intervista al dr. G. Ribuffo, specialista dermatologo differenze, anche se la durata dell’affezione è diversa nei due sessi. Nell’uomo, infatti, le lesioni si presentano alla pubertà, durano alcuni anni e, solo raramente, superano i 27 – 28 di Salvatore De Francia anni. Se si interviene con le cure idonee, nel giro di 2 – 3 anni si può ottenere la guarigione definitiva. Nella donna la comparsa delle lesioni coincide spesso con il menarca, potendolo anticipare o seguire di qualche anno. Si associano, in un notevole numero di casi, microcisti dell’ovaio o, anche, una sindrome dell’ovaio policistico caratterizzata da irregolarità mestruali, dismenorrea, ipertricosi o irsutismo, alopecia androgenetica. In una stessa paziente si può osservare sia peluria che caduta dei capelli, anche se è più frequente una delle due condizioni. Nella donna, essendoci alla base una patologia più complessa, la durata della malattia è più lunga e necessita di farmaci diversi e anche più impegnativi. Cosa sono i punti neri, che rappresentano l’ossessione delle ragazze ? La malattia origina dalla ghiandola sebacea che ha una struttura costituita , per dirla in modo molto semplice, da una serie di cerchi uniti e sovrapposti che comunicano con un condotto principale, il follicolo, che porta il sebo sulla superficie della pelle. Il sebo viene prodotto in grande quantità e mescolato alle cellule che si sfaldano dalla parete del follicolo. Si forma un insieme duro e tenace che chiude lo sbocco del follicolo. Il contatto con l’ossigeno dell’aria fa diventare questa miscela nera. Rimuo vere questo tappo è estremamente difficile, anche perché si riforma rapidamente. In commercio esiste una quantità enorme di prodotti che, in teoria, sono in grado di eliminarlo. Vengono vendute anche apparecchiature “ strizza-comedoni “ che danno risultati modesti o nulli. Il miglior metodo sembra quello meccanico, cioè la premitura, aiutandosi con vapori di vario genere. Il rischio è però quello di esercitare una pressione eccessiva sul follicolo, di romperlo, di impedire la fuoriuscita del sebo e di riversarlo invece nel derma, ove si verificano fenomeni infiammatori e proliferazione batterica con comparsa di ascessi che peggiorano l’acne e possono lasciare cicatrici. Qual’è il ruolo curativo delle maschere facciali e della pulizia del viso e cosa pensa del fondo-tinta e delle creme idratanti ? Negli ultimi anni vi è stata una proliferazione di centri estetici e del benessere che si sono presi cura di vari aspetti della medicina estetica. E’ indubbio che nelle forme lievi di acne, quando si voglia ridurre l’untuosità della pelle e si voglia avere un aspetto più pulito, le maschere facciali e la pulizia del viso, se eseguite da persone esperte e competenti, possano dare buoni risultati. Diverso è il discorso quando vogliamo affrontare forme serie ed impegnative di acne, dove i problemi posti sul tappeto sono più complessi e devono essere affrontati con terapie sistemiche che coinvolgono organi ed apparati. Per quanto riguarda il fondo-tinta, meglio utilizzare quelli fluidi , in quanto meno comedogeni, al pari delle creme idratanti che devono essere riservate ai casi in cui la pelle è secca, perché si intuisce facilmente che una crema idratante su una pelle grassa può solo creare problemi. Cosa pensa dell’acido glicolico ? E’ un prodotto molto usato sia nelle forme acute che in quelle croniche e, specialmente, negli esiti e cioè nelle piccole cicatrici e nelle ipercromie. Nella fase acuta crea un miglioramento delle pustole che possono scomparire nel giro di alcuni giorni. Per quanto riguarda le macchie scure, può essere usato nella fase in cui la malattia è quiescente e, dopo alcune sedute, se ben condotte, i risultati sono apprezzabili fino a raggiungere la guarigione. E’ vero che l’acido glicolico elimina le cicatrici ? A leggere la stampa o a seguire le innumerevoli trasmissioni televisive, sembrerebbe di si. Ma se riandiamo, con un po’ di cultura scientifica, all’origine e alla formazione delle cicatrici, la risposta è no. Infatti la cicatrice è una perdita di sostanza ed è dovuta all’attività riparativa, dopo infiammazioni o soluzioni di continuità della cute, da parte di cellule chiamate fibroblasti, presenti nello strato dermico. L’acido glicolico agisce solo a livello dell’epidermide, per cui non può esercitare la sua azione a livello del derma. E’ chiaro che il problema delle cicatrici postacneiche si pone all’attenzione degli studiosi, che, per questo, hanno ideato una serie di soluzioni che vanno dalla “ vecchia “ dermoabrasione al moderno laser resurfacing. Ma qui siamo alle soluzioni para-chirurgiche, che poco hanno a che fare con la medicina estetica vera e propria che, per essere tale, deve mantenersi nel campo delle soluzioni soft. Qualcuno, ma si tratta di un chirurgo plastico, ha pure pensato a piccoli innesti di cute, prelevando dalla regione retro-auricolare e trasportandoli, a mò di francobollo, sulla cicatrice. Ma pare che l’esperienza non sia stata confortata da risultati brillanti. Se, pertanto, le migliori opzioni sono di tipo chirurgico, vuol dire che il glicolico, più maneggevole , non funziona. Forse nelle minime cicatrici, l’effetto tensivo, che dà l’acido, procura per alcuni giorni la piacevole sensazione di scomparsa della cicatrice, ma è solo un effetto visivo e non biologico. ( 2- continua )

FOCUS ON ACNE ( parte II° )


30

Anno II - Nr. 14 - Febbraio 2011

MadreTerra

Palmi&Dintorni

www.madreterranews.it

parlando di musica

Talib Kweli

- Gutter Rainbows –

no dei luoghi comuni più anU tichi, è che i grandi album rap siano quelli in cui si associano

un grande produttore ed un grande rapper. Esempi di rilievo, le accoppiate Guru & Premier, Rakim & Erik B, Snoop Dogg & Dr. Dre, dove la versatilità dei rappers si miscelava in modo eccelso con suoni e stili di varia e magistrale natura. Talib Kweli, rientra a pieni voti in questa categoria, vista la più che decennale carriera al fianco di Kanye West, Just Blaze, e Madlib, con notevoli riscontri sia di carattere commerciale che di critica. Il titolo del nuovo lavoro, GUTTER RAINBOWS, deriva dai suoi ricordi d’infanzia, quando per le vie di Brooklyn una miscela di olio ed acqua, scorrendo sulle grondaie, generava uno strano arcobaleno luccicante. L’album, il quarto da solista, conferma le già testate capacità musicali di Kweli, stavolta libero da pressioni di natura discografica, in quanto uscito dalla sua nuova etichetta TALIBRA; si avverte infatti, che tutto è senza vincoli di idee ed opinioni altrui. La stampa specializzata USA, lo definisce il primo vero passo della sua carriera solista. I “ featuring “ si sprecano, Sean Price, Nigel Hall, Kendra Ross, Jean Grae, Outasigh, tutti magicamente coinvolti ed ammaliati dai grooves imposti da Talib. Orecchio predisposto ed allenato, ovviamente, non è un disco Pop che scorre via senza pensieri e particolari attenzioni, bensì un tuffo nell’ HipHop più puro che mai. Buon Ascolto. Cristoforo Bovi.


31

www.madreterranews.it

INTORNO ALLO SPORT

Anno II - Nr. 14 - Febbraio 2011

MadreTerra

Palmi&Dintorni

Polisportiva San Nicola Palmi Educare alla vita attraverso lo sport

di Rocco Cadile a polisportiva San Nicola, L nata nel 1973, consapevole della finalità educativa dello

sport, esprime senza equivoci, l’immagine della società sana, dove l’amicizia, l’educazione, il rispetto della persona e delle cose, sono valori preminenti. Sin dalla sua formazione, ha perseguito lo scopo di aprirsi a una più vasta comunità sociale, in modo particolare, ai giovani, per allontanarli dalle insidie dell’apatia e dell’indifferenza, assecondando le loro richieste di praticare sport. Molti sono stati i ragazzi che, in quegli anni, hanno avuto la possibilità di giocare a calcio, pallavolo, pallacanestro, cimentandosi anche nell’atletica leggera. I soci fondatori del sodalizio composto da: Don Silvio Mesiti, Natale Pace, Rocco Crisafi, Prof.ssa Franca Hyerace, Prof. Vincenzo Stanganello, dott. Concetto Gagliostro, Massimo Pugliese, Carmelo Pipino, Domenico Impiombato, i compianti fratelli Pino e Rocco Canale, in pochi anni sono riusciti a centrare gli obiettivi, raggiungendo, così, risultati importanti in tutte le discipline. Con la pallavolo, allenata dal paziente Franco Viola, approdarono addirittura in Serie C. Quel gruppo di umili ragazzi formato da: Saverio Petitto, Carmelo Pipino, Bruno Militano, Antonino Surace, Antonino Cambrea, Saverio Canale, Giuseppe Surace, Pino (bacherino) Gelardi Aurelio Scionti, Valerio Barbaro, Sergio Lacquaniti, Ferdinando Marincola, Giovanni Sturniolo, dimostrò di avere voglia di emergere, ritagliandosi un ruolo di primo piano nel panorama sportivo regionale. Si ricorda che, pur non avendo strutture coperte per allenarsi, Don Slivio Mesiti, mise a disposizione l’attuale sala Pio X, dove si svolgevano anche attività ricreative e teatrali. L’orgoglio di questi ragazzi era infinito, grande e significativa è la testimonianza scritta dall’allora giovanissimo Saverio Petitto, tratta da un album di suoi ricordi sportivi: “Se mancasse ai giocatori la volontà, oltre a quelle che possono essere le loro doti di atleti, penso che almeno la metà di noi avrebbe già smesso di giocare. Prendete il mio caso. Ero arrivato alla Pallavolo Palmi in gran fretta, tutto sembrava andare per il meglio, quando all’improvviso mi sentii dire “non servi più”. Provai un senso di vuoto che mi fece perdere la voglia di giocare... Rischiai di abbandonare. A quel punto mi sono affidato alla mia tenacia per cercare di riemergere. E’ stata dura e non mi sono mai sottratto ai sacrifici degli allenamenti. Alla fine credo di aver saputo meritatamente riconquistare la dignità

In piedi: Saverio Canale, Nino Surace, Nino Cambrea, Franca Hyerace, Aurelio Scionti, Renato Marincola, Pino Surace. Accosciati: Franco Viola, Pino Bagalà, Saverio Manucra, Saverio Petitto e Carmelo Pipino e la stima che un giocatore, per un impulso alla comunità orato- ria della Polisportiva San Nicola: divertirsi, deve avere. Mi ritire- riale, certi che lo sport è fatto- Carmelo Pipino, Giuseppe Misarò quando avrò vinto contro la re di emancipazione, finalizzato le, Saverio Canale, Rocco Crisafi, squadra che mi ha deluso”. Infat- a tutelare i deboli e a costruire Vincenzo Guglielmo, Silvana Parti, così fu. Era il 1978. Il merito una società più fraterna e unita. rello, Paolo e Vincenzo De Santis, va dato ai dirigenti che hanno Uno sport che contribuisce a far Annarita Zavaglia, persone dalle saputo creare un luogo accoglien- amare la vita, educa al sacrificio doti umane non comuni, animati te, ispirato ai valori cristiani, un al rispetto e alla responsabilità, ancora da vigore e spirito di serambiente sano ed equilibrato, in conduce le persone a valorizzare vizio. Un’annotazione particolare cui i giovani hanno l’opportunità le proprie risorse umane. La Po- per Massimo Pugliese e Carmelo di crescere sia dal punto di vista lisportiva, ha sempre cercato di Pipino che, con il loro impegno e umano che sportivo. Negli anni, affidare le proprie sorti a coloro la loro dedizione hanno trasmesrisultati soddisfacenti, sono arri- i quali, in essa sono cresciuti e so speranza, facendo superare i vati pure dalle squadre della pal- della quale hanno sposato pro- momenti di difficoltà. A queste lavolo femminile, guidate a turno getti e valori, scevra da ambizio- persone e a tutti coloro che a vada Carmelo Pipino, Massimo Iaria, ni di prestigio, di potere, di per- rio titolo, hanno profuso energie Enzo De Santis ed Enzo Guerrera. fezionismi tecnici che col tempo per la comunità San Nicola in faAnche nel calcio, si sono raggiun- provocano tensioni, in contrasto vore dei ragazzi seguiti e di quelli ti risultati brillanti con i ragazzi proprio, con lo spirito che la Poli- che ancora lo sono, con amore, dell’ottimo Nino Grasso. Da non sportiva vuole diffondere. Infatti, sia nello sport che nella loro perdimenticare il successo nazionale la società attuale continua la sua sonale ricerca di fede, diciamo di Rocco Romeo e dell’indimenti- marcia d’impegno sociale, con immensamente grazie. cato Pino Sergi, allenati da Rocco coloro i quali hanno fatto la stoCrisafi, che si sono imposti a S. Agnello di Sorrento in una gara podistica sui diecimila metri, conquistando rispettivamente il primo e il secondo posto. Grande è stato anche il compianto Gianni Caravelli, maratoneta di razza. In evidenza anche la pallacanestro, affidata a Santo Gagliostro e al prof. Raffaele Fotia, coordinatore tecnico di tutte le attività sportive. Tante sono state le persone che hanno collaborato e continuano a collaborare per il mantenimento della Polisportiva che, (lo diciamo per dovere di cronaca) non ha mai ricevuto contributi da parte di nessun ente. Sono stati Don Silvio Mesiti e la In alto da sinistra - Monia Pipino, Monica Luppino, Mimma Latella, Alfonsina prof. Franca Hyerace, coloro che Managò, Annarita Zavaglia. In Basso da sinistra - Vincenzo Guerrera, Ivana in modo particolare, hanno dato Martello, Claudia Marsella, Ketti Guerrera, Carmela Cannizzaro, Teresa Greco. In mezzo, seduto, Pino Infantino.



NUMERO 14 - FEBBRAIO - 2011