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M E N S I L E D I IN F O R M A Z IO N E E C U LT UR A

OMAGGIO

PALMI & DINTORNI Anno III - N. 27 - MARZO 2012

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SI continua A LAVORARE PER IL NUOVO SINDACO

LA GUERRA DEI NOMI e la storia violabile

L’EDITORIALE di Paolo Ventrice

Ci sarà una forza che uscirà vittoriosa dalle elezioni. Ci saranno tante bugie e ci verranno regalati tanti sogni, ma il problema è che c’è il serio rischio che a perdere le elezioni non saranno solo gli avversari politici. Anche Palmi può perdere. L’auspicio è che si lavori prima e bene, in modo che chiunque sia demandato ad amministrare lo faccia rettamente e nell’interesse del futuro.

a premessa dovrebbe essere abbastanza chiara. L Oggi siamo coinvolti tutti, chi più, chi meno, nel vortice spasmodico di questa tornata elettorale.

C’è chi vi partecipa attivamente, chi sta ai margini in attesa del momento propizio per insinuarsi, tra gli spiragli mal chiusi, in cerca di un po’ di spazio, c’è, anche, solo chi si accontenta di raccogliere informazioni a destra e a manca, per poi smistarle ai vari interessati (spionaggio, alquanto, machiavellico). C’è pure chi mantiene le distanze, per sua volontà o per volontà altrui, ma s’informa e vuol capire, vuole farsi un’idea; giammai, però, del programma o dei progetti che saranno propagandati da qui a pochi giorni, ma vuole solo sapere chi è, con chi, e chi ha cambiato bandiera. Vuoi mettere riuscire ad aprire una sana conversazione con amici e conoscenti su Tizio o Caio, che ieri erano rossi ed oggi blu o verdi? Che cosa vuoi discutere di un programma elettorale che, probabilmente, non sarà mai messo in atto? Meglio il pettegolezzo, quello che ti lascia in bocca il sapore agro di una certezza fattasi concreta in ragione delle vicende passate, o di una continua successione di progetti sfumati, d’indirizzi sbagliati, di individualismi eccessivi ecc... Attorno a noi tutto si sviluppa più velocemente. Anni fa pensavo che nelle nostre terre non saremmo mai riusciti a vedere i maestosi ulivi riportati ad “altezza d’uomo”, preferendo così più la qualità alla quantità. Tale era il mio pensiero nei confronti di un popolo, da sempre, aggrappato alle sue tradizioni con una convinzione quasi a rasentare la follia, che nulla può essere modificato e che il nuovo non può essere meglio del vecchio. Ebbene, io sto parlando di una categoria di persone che tradizionalmente, per il lavoro che svolgono e per com’è stato loro tramandato, sono legati ad usi e consuetudini antiche, anche nelle sfumature più profonde; uomini degni portatori di una cultura remota e sana. Sembra assurdo, ma il cambiamento di cui parlo è avvenuto e sta avvenendo in maniera molto più rapida di quanto la storia politico-amministrativa di Palmi abbia saputo fare. Per assurdo chi, per posizione sociale, ha da sempre sostenuto attività che abbiano avuto ed hanno, tuttora, a che fare con le amministrazioni e la politica, non sono riusciti e non riescono ancora a dar soddisfazione piena ai cittadini. Vero è che il malcontento è una forma di autoprotezione, “u picciu coli”- come dice il caro avv.

Felice Badolati (frase tratta dall’articolo a sua firma del numero scorso – “Fora gabbu e fora meravigghja” ndr), ma in questo caso diventa un malcontento troppo comune per essere considerato solo un “picciu”. Sarebbe ora di modificare questo status, c’è una nuova opportunità, va colta. Il cittadino non deve assoggettarsi a fantasticherie di varia natura e il candidato deve essere chiaro e semplice, limpido nell’esporre la sua visione sul futuro che, badiamo bene, non potrà mai essere risolutiva per Palmi, bensì, potrà solo cercare di aprire nuove porte e creare nuove opportunità, dovrà toccare argomenti scottanti e lasciare, allo stesso tempo, spazi di apertura, soprattutto a chi, oggi, non ha un lavoro, ma cova una speranza, quella di costruirsi un futuro dignitoso, onesto e che possa permettergli, un giorno, di dire ai propri figli: “Anch’io sono rimasto a Palmi!”. Mi rendo conto che il mio è un sogno difficile da realizzare, ma sono altrettanto certo che questo è sempre il primo desiderio di chi decide di affrontare una campagna politica. Non oso pensare che chi aspira ad amministrare, possa ambire solo al “postu i cascetta”, piuttosto sono portato a credere che il mondo che circonda chi amministra, muta nello stesso istante in cui esso stesso prende potere. Perciò, anche se le prerogative iniziali sono positive e serie, spesso si modificano col passar dei giorni e divengono negative e vaghe. Ricadere negli stessi errori, in un momento economico così tragico, qual è quello che stiamo vivendo, sarebbe un triplo fallimento e, forse, l’ultimo. Sarebbe davvero difficile, continuando a sommare sconfitte, rialzarsi dignitosamente, domani. Un ultimo pensiero: per crescere bisogna essere veloci e snelli. Nessuno vuole avere più problemi di quelli che in realtà ha già. Ogni progetto ha un tempo di scadenza nella mente di chi lo disegna e, questa scadenza, troppo spesso, coincide con la difficoltà e la lentezza di un sistema burocratico che sembra opporsi sempre a tutto e a tutti. E’ auspicabile che, per primo, venga risolto questo annoso problema, com’è auspicabile che si dia spazio anche e soprattutto ai piccoli progetti, a primo acchito dalle parvenze insignificanti, ma che in realtà possono dare una nuova luce a chi avrà la possibilità di concretizzarli. Futuro Sindaco, si dia da fare e porti a compimento l’impegno che sta assumendosi, anzi, quello che le stiamo demandando. Noi aspettiamo con speranza, la storia è violabile, si pùo cambiare!


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MADRETERRA Palmi & Dintorni

REGISTRAZIONE AL TRIB. DI PALMI Nr. 1 / 2010 Anno III - Numero 27 - Marzo 2012 Direttore respons.: Francesco Massara Coordinatore: Paolo Ventrice Collaboratori di REDAZIONE di questo numero. Saverio Petitto Walter Cricrì Cettina Angì Salvatore De Francia Nella Cannata Giuseppe Cricrì Hanno collaborato per questo numero anche: Saverio Garipoli, Salvatore De Francia, Editore: Associazione Culturale Madreterrra Sede Palmi-Via ss.18 km 485.30 P.I. 02604200804 Cod. Fisc. 91016680802 Mobile-Paolo Ventrice 335 6996255 e-mail: redazione@madreterranews.it Progetto Grafico: Saverio Petitto-Walter Cricrì-Paolo Ventrice Impaginazione grafica: Paolo Ventrice Progetto e cura sito web: S. De Francia-D. Galletta Stampa: AGM Calabria-Via Timpone Schifariello Zona P.I.P. II Traversa-87012 Castrovillari (Cs)

SOMMARIO 6 cento giorni col pedigree di Nella Cannata 6 ARRIVA L’IMU! di Carmela Gentile 7 LA CRISI D’IDENTITA’ DELL’UOMO NELLA SOCIETA’... di Mario Idà 8 CONCEPT-ART: PIAZZA AMENDOLA ILLUMINATA DALL’ARTE di Walter Cricrì 9 ORDINE EQUESTRE DEL SANTO SEPOLCRO DI GERUSAL... di Francesco Saletta 10 ARIA DI PRIMAVERA ARIA DI CAMBIAMENTI di Mirella Niutta 11 NHMUN 2012 di Giuseppe Pardeo 13 LA STORIA SIAMO NOI di Giuseppe Mazzù 15 IL VALORE DELLA FAMIGLIA di Saverio Crea 16 PARCO GIOCHI: TUTTO E’ PRONTO PER INCOMINCIARE di Saverio Petitto 18 I POMODORI DEL VICINO di Cassiopea 19 ADOZIONI A DISTANZA - RWANDA, 100 FAMIGLIE PER... di Luigi Sorrenti 20 A CRAPA di Saverio Petitto - Giuseppe Cricrì 22 PIETRE MOLITORIE E TORCHI OLEARI - UN SIMBOLO DI OPER.... diWalter Cricrì 25 UN AMORE SENZA FINE di Felice Badolati 26 viaggiatori e studiosi a palmi nel secolo xvii di Rocco Liberti 28 RECENZIONE LIBRO - ROMANZO STORICO - SAN ROCCO di Paolo Ventrice 28 la modificazione di Chiara Ortuso 30 cardiologie aperte di Rosario Ortuso 30 sezione aido di Sergio Casadonte 34 CARNEVALE A PALMI, FESTA POPOLARE E ...NON SOLO! di Enza Militano 34 Associazione Turistica Pro Loco di Palmi di Rocco Deodato 35 stamFord reading WeeK di Samantha Dyer 36 ASD NEttUNO - PALMI 36 A.s.D. RUNNING PALMI: IL SOGNO ROMA-OSTIA di Silvio Runci 37 “cu Valcareggi na vinci e na pareggi” di Rocco Cadile 38 bunarma - questo siamo noi di Cristoforo Bovi


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Cento giorni col pedigree di Nella Cannata

l governo tecnico ha appena superato i 100 giorni di vita e il I premier, esprimendo il suo compiacimento in un dossier di 34 pagine pubblicato on line, fa il suo bilancio tenendo conto delle tre

direttrici che guidano l’esecutivo:rigore, equità e crescita. I cittadini la direttrice del rigore l’hanno conosciuta bene:i continui tagli, gli aumenti di benzina e iva, la riforma delle pensioni,(che hanno stravolto dall’oggi al domani un sistema), le tasse su tutto. La linea dell’equità devono ancora vederla: mentre i salari della popolazione perdono sempre più potere d’acquisto, i compensi degli alti funzionari recentemente resi pubblici sui media, danno la misura della distanza che esiste tra chi governa e chi è governato. I 20.000 euro al giorno guadagnati dal Ministro Severino sono imbarazzanti e rasentano l’ immoralità al confronto con il pensionato che percepisce 13 euro giornalieri. “Tutti devono concorrere allo sforzo per il rilancio dell’Italia” esorta il premier, ma parlare di sacrifici comuni mentre una politica irresponsabile e sprecona continua a gestire la nostra vita privandoci anche del diritto alla salute, al lavoro e ad una esistenza dignitosa, è veramente inaccettabile. E continua “Le misure di consolidamento del bilancio, il rigore e le riforme strutturali possono essere difficili da sopportare, ma generano crescita». Ecco, la terza direttrice, la crescita, è un obiettivo ancora molto lontano e se i media raccontano le meraviglie di un Paese cambiato che ha riguadagnato credibilità a livello internazionale e sta riconquistando la fiducia di cittadini e imprenditori, di diverso avviso sono,invece, gli americani che, tramite un’ articolo sul New York Times intitolato “La strada fallimentare dell’Europa”, spiegano come l’austerità non stia funzionando e si domandano perché i leader europei continuino ad imporla. Nell’articolo viene esplicitamente dichiarato che le misure di austerità imposte ai Paesi che hanno chiesto gli aiuti (tra cui la Grecia che a fronte di un impegno di 130 miliardi di euro ne riceverà solo 13)non agevolano la crescita, anzi,sono recessive e molto presto tutta l’Europa sarà in recessione. In realtà nel dossier non viene detto che la disoccupazione è cresciuta, soprattutto quella giovanile che ha superato la soglia del 31%, che le tasse sono aumentate portando ad un aumento record della pressione fiscale, che l’Agenzia delle Entrate, nel tentativo di recuperare quei 10\15

miliardi di euro di evasione fiscale, sta, di fatto, terrorizzando gli italiani, con il risultato di spingerli a ridurre in ogni modo i consumi. Durante questi 100 giorni,dunque,il plauso a chi ha saputo non farci più vergognare del nostro Paese, ma non si può non considerare che la cura è stata molto forte: sono stati tartassati ancora una volta i più deboli mentre non sono stati intaccati i privilegi delle caste;l’Ici sui beni della Chiesa è una questione ancora aperta,un capitolo da rivedere sulla base del “do ut des”, inoltre non sono state ancora affrontate le vere questioni che rendono l’Italia un paese invivibile e incivile. Fino a qualche mese fa i provvedimenti così rigidi del nuovo governo avrebbero provocato una rivolta di piazza, oggi, di fronte al possibile scenario del default, sono state accolte le proposte di un manipolo di banchieri e tecnocrati che irridendo i giovani precari e disoccupati, speranzosi nel posto fisso, si preparano a spazzare via i diritti dei cittadini e a smantellare lo Stato sociale conquistato con trent’anni di battaglie. E’ proprio così, stiamo rischiando di diventare tutti sudditi senza diritti, controllati nelle spese(rigorosamente da documentare), obbligati anche ad aprire conto correnti che avvantaggeranno ancora di più le banche. Nessuno ascolta la voce dei cittadini ridotti alla fame, senza lavoro e senza futuro,di quelli in lista d’attesa nei reparti degli ospedali, dentro gli affollati treni sempre più inadeguati, sempre meno efficienti. Nessuno guarda al dolore di quegli imprenditori che arrivano a togliersi la vita perchè non riescono ad onorare i propri debiti, né di quei cittadini della Val di Susa che da più di 20 anni stanno conducendo una battaglia per opporsi al potere politico e mafioso che vuole costruire infrastrutture ritenute da quella stessa popolazione, sulla base del rapporto costi-benefici, inutili e soprattutto devastanti. A cento giorni di distanza, dunque, mi sembra non ci sia niente di cui rallegrarci, di cui compiacerci. Il miracolo annunciato e sperato non si è ancora verificato e il novello Caronte dovrà ancora lavorare per avere la stima e l’ammirazione di tutta la popolazione. Parafrasando il Conte Ugolino di Dante, possiamo dire che più che la speranza è stata la rassegnazione a dare consenso a questo nuovo governo col pedigree ed è la disperazione che lo rende più accettabile di quello dei tanti partiti politici che ha diretto l’Italia fino ad qualche mese fa.


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ARRIVA L’IMU! di Carmela Gentile

opo la soppressione dell’ICI, D la tanto odiata tassa sulla casa, è in arrivo l’ennesima

stangata per le famiglie italiane: l’IMU, la nuova tassa sulla casa. Sono molte le famiglie che hanno contratto debiti e mutui che durano un’intera vita, pur di possedere una casa propria e lo Stato, riesce a tassare anche i beni che ancora non ci appartengono in quanto gravati da mutui ipotecari! Sembra inoltre che le nuove tasse sulla casa saranno ancora più salate dell’ICI, in virtù delle rivalutazioni catastali. La triste prospettiva per molti Italiani, sarà dunque quella di vendere la propria casa, realizzata con i sacrifici di tutta una vita, per riuscire ancora a sbarcare il lunario. Ritengo che ormai gli Italiani siano rassegnati a condurre un tenore di vita molto più austero di qualche anno fa; mesi di martellamenti su Spread, Euro, Default, previsioni apocalittiche varie, avvalorate persino dai Maja, che avrebbero predetto la fine del mondo nel 2012, ci hanno convin-

ti che purtroppo la musica è cambiata, è ora di sacrifici, austerità. Ma, ben vengano i sacrifici se li compiono tutti in egual misura! Tuttavia la realtà dei fatti è ben diversa: la crisi colpisce molti, ma non sfiora minimamente i soliti noti privilegiati. In tale ottica, il governo Monti, tenta, in buona fede sicuramente, di dar prova di morigeratezza ed onestà, obbligando i ministri a rendere pubblici i propri redditi. Sorvolando sul fatto che, notoriamente, i veri ricchi possiedono conti criptati, proprietà e residenza all’estero, sfuggendo quindi ai controlli del nostro Fisco, ciò non toglie tuttavia i privilegi assurdi di cui godono i rappresentanti della classe politica ed i compensi vergognosamente alti di alcuni dirigenti pubblici (tanto per menzionarne uno, il Direttore Generale dell’INPS percepisce un milione e duecentomila euro l’anno!!!). I sacrifici, dunque, continuano ad affliggere inevitabilmente sempre la solita classe mediobassa alla quale, bisogna purtroppo aggiungere il destino dei giovani. Mi chiedo quale Paese

sia tanto miope da non investire sul futuro dei propri giovani e quindi sul proprio futuro! Eppure così è nel nostro Paese a causa dei problemi occupazionali, dell’allungamento della vita media, dell’incapacità dei nostri governi di creare nuove prospettive e di investire sui giovani, che inevitabilmente hanno davanti a sé una strada tutta in salita. E i professoroni che stanno al Governo, li hanno etichettati come “bamboccioni” e “sfigati” perché a trent’anni vivono ancora con i genitori e non riescono a guadagnare più di cinquecento euro al mese! Sì perché se un giovane laureato in ingegneria, chimica, fisica o informatica non è disposto a fare le valigie e valicare le Alpi dopo la tanto sudata ed agognata laurea è uno sfigato perché deve accontentarsi di uno stipendio da fame e continuare a restare ad oltranza sulle spalle dei genitori! E quando mai potrà aspirare a mettere su casa, a pensare ad un figlio, se il futuro è così nebuloso ed incerto? Ma allora, da questo impasse come se ne esce?

Credo che la risposta risieda nelle coscienza degli Italiani e nella nostra Costituzione che recita il diritto di ogni cittadino al lavoro, alla parità e alla felicità di realizzare le proprie aspirazioni. E’ necessario che gli Italiani si riapproprino del loro destino dicendo basta alla corruzione, ai privilegi di pochi ed esigano un Paese in cui la giustizia sia realmente più equa ed i privilegi non siano dei soliti noti; un Paese in cui ci sia ancora un futuro per i figli, ed in cui gli anziani, che tanto hanno lavorato e tanto hanno speso per la propria Patria possano serenamente godere dei frutti del loro lavoro. E’ necessaria dunque, parafrasando la rivoluzione che ha colpito recentemente i Paesi mediorientali, una nuova “Primavera Italiana”, cioè una pacifica rivoluzione di massa che riesca ad imprimere finalmente una svolta nella gestione della Cosa Pubblica che sia interesse non di pochi, ma della reale maggioranza degli italiani, senza le grandi disparità, che hanno diviso ultimamente il nostro Paese in autentiche caste!


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LA CRISI DI IDENTITA’ DELL’UOMO NELLA SOCIETA’ DEI CONSUMI

di Mario Idà onsumismo, inflazione, inC quinamento dell’aria e delle acque sono problemi che ri-

guardano sotto diversi aspetti la società contemporanea. Quando ci si confronta su queste tematiche, ciò che colpisce è il fatto che puntualmente vengono prese decisioni di breve respiro e sottratte ad una analisi globale che possa affrontare i problemi nella loro completezza e quindi offrire soluzioni alternative. Atteggiarsi a critici del consumismo, per poi accettarlo come fenomeno scontato ed ineluttabile, a nulla può servire. Dettare oggi leggi antinquinamento, per curare malanni accumulati in decenni, mentre nuove forme inquinanti si fanno già strada e forse più pericolose delle precedenti, corrisponde all’atteggiamento di chi vuole usare un’aspirina per curare un tumore. Si tratta, in definitiva, di argomenti trattati sotto l’influsso di una legge economica che si dà per irreversibile e soprattutto autonoma da un discorso generale sull’uomo e la società. Si trascura la parte essenziale del problema e cioè che non è giusto, né lecito sganciare il discor-

so dell’economia da un discorso sull’uomo e dei suoi valori L’economia è nata come strumento dell’uomo e al servizio della sua vita e tale dovrebbe rimanere. Quando si nega questa realtà, si rinuncia a costruire nuovi valori fondanti necessari ad invertire la rotta di un sistema diabolico destinato, presto o tardi che sia, ad implodere. A prescindere dall’economia, anche la tecnologia, lo sfruttamento su vasta scala delle risorse energetiche e il gigantesco sviluppo industriale non sono più considerati e valutati quali mezzi a disposizione dell’uomo e ad esso subordinati. Si tratta di una problematica complessa, intorno alla quale ruotano concezioni ideologiche e valori autentici, che consente di affermare che la crisi che aggredisce su vasta scala il mondo contemporaneo è soprattutto la crisi dell’uomo faustiano, come impresso nella nostra memoria da Goethe, e quindi, crisi esistenziale, dei rapporti sociali, delle idee e della cultura. La mancanza di valori etico-spirituali condanna ad una ricerca edonistica crescente. Dagli antichi modelli di vita (santi, eroi, uomini politici di grande spessore etico-morale) si è passati ad altri rapidamente sostituibili (attori, cantanti, calciato-

ri) controllati dalle centrali del danaro. Si è arrivati al punto che la dialettica piacere-dolore ha superato quelle del giustonon giusto, vero-falso, umanodisumano. In una vita dedicata al piacere, ciò che conta è divertirsi. E’ nata, così, e cresce in macroscopiche dimensioni, una società che si agita, spende e consuma. Il consumo diviene simbolo, si espande, sviluppa un’insaziabile sete di beni, la cui utilità risulta sempre più effimera. In una vita dedicata al divertimento è un non senso dedicarsi a qualcosa che può comportare sacrificio, privazione, sofferenza. All’interno di questo circolo vizioso anche i bambini vengono reclutatati a far parte dell’esercito dei consumatori. Sono sempre maggiori, infatti, gli spazi pubblicitari mirati a fare dei bambini un potenziale di consumo, agendo sulla maggiore influenzabilità psicologica dei minori e con la compiaciuta approvazione dei genitori. Si è scatenato ormai un meccanismo psichico devastante, che nessuno riesce a controllare. Entro questo clima psichico tutti sono chiamati ad essere consumatori. In parallelo viene in evidenza il collaterale fenomeno dello spreco, che nasce da una moltitudine di prodotti

che rappresentano un sovrappiù e finiscono nelle discariche. Inoltre, sempre più di frequente chiudono i battenti antichi negozi che hanno fatto la storia dei centri medio-piccoli a causa della concorrenza sui territori degli iper e super mercati e dei centri commerciali, dove i consumatori - messi a contatto di una imponente varietà di merce esposta - finiscono per desiderare molte più cose, e quindi acquistare più di quanto avevano programmato. Gli abiti vanno rinnovati non più perché consumati dall’uso, ma in quanto legati alla moda del momento. Sotto un altro aspetto emerge che lo sviluppo economico nella società dei consumi non segue nessuna programmazione, ma solo l’impulso all’ampliamento delle produzioni nei settori che, in alcuni periodi, appaiono più favorevoli alla vendita dei prodotti. Così da creare una catena di scelte frammentarie e occasionali di corto respiro. La pubblicità, che si dice essere l’anima del commercio, diventa sempre più invasiva e svolge un ruolo essenziale di imbonimento mediatico. La società dei consumi è diventata così un brulicame di cavallette impazzite, che bruciano e distruggono davanti allo sguardo stordito della massa dei consumatori. Siamo ormai di fronte ad una realtà che, prima o poi, si ritorcerà come un boomerang. Arriverà il momento del redde rationem e l’uomo, stordito e privo di volontà, si ritroverà nudo come Adamo nell’Eden. Al postutto, la società dei consumi genera l’alienazione dell’uomo, condannandolo ad uno stato di insoddisfazione permanente. Davanti a questo fosco quadro esistenziale, il suo superamento impone proposte alternative che ruotino attorno all’asse dei valori dell’uomo. Un uomo dalla forte tempra morale, creativo e, per forza di cose, capace di padroneggiare responsabilmente gli strumenti che la scienza e la tecnica gli mettono a disposizione per migliorare la qualità della vita. In tal senso, pertanto, l’alternativa all’attuale stato di cose potrà nascere soltanto da una prospettiva di rinnovamento che comprenda, in un unico armonico, politica ed economia, cultura e socialità. Concludo citando un brano del manifesto del movimento futurista: “Noi vogliamo inneggiare all’uomo che tiene il volante, la cui asta ideale attraversa la terra, lanciata a corsa, essa pure, nel circuito della sua orbita”. E’ necessario che questo volante, per troppo tempo abbandonato all’egoismo edonistico e all’esasperazione economica, torni ad essere saldamente stretto tra le mani dell’Uomo.


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Concept-Art: piazza Amendola illuminata dall’Arte

Designer, modellatori e grafici si alterneranno nella creazione di opere in digitale sul tema dei Beni Culturali e della promozione e valorizzazione del territorio. Le opere saranno visibili dal pubblico su maxi schermo e sarà data la possibilità a chiunque lo desideri di cimentarsi in questa Arte digitale.

di Walter Cricrì a manifestazione, rivolta ad L artisti, studenti delle Belle Arti, designer, e tutti gli appassio-

nati di Arte, Beni Culturali e grafica digitale, si svilupperà nelle ore serali, durante le quali giovani artisti reggini si susseguiranno nella creazione di opere derivate dalla pittura digitale “Concept-Art” sul tema dei Beni Culturali e della promozione e valorizzazione del territorio. Le opere, durante la loro realizzazione, saranno videoproiettate in retroproiezione su di una parete della loggia che ospiterà gli artisti e le attrezzature (anche in caso di avverse condizioni meteorologiche). Sarà data, inoltre, la possibilità ai giovani di Locri di cimentarsi in questo particolare ed innovativa tipologia d’Arte, e far loro comprendere che questa può diventare un futuro sbocco lavorativo importante. “Concept Art in Real Time”: questo il titolo della manifestazione, presentata dalla “Digi.Art servizi digitali per l’Arte e i Beni Culturali”. Il progetto culturale realizzato grazie al sensibilità dell’Assessorato al Turismo, Beni Culturali, Cultura e Spettacolo dell’Amministrazione Provinciale di Reggio Calabria nella persona dell’Assessore Dott. Eduardo Lamberti Castronuovo, in collaborazione con l’Associazione “SosBeniCulturali” di Reggio Calabria, in partnership con l’Associazione “Prometeus” di Palmi, con la collaborazione dell’Istituto Statale d’Arte “M. Guerrisi” di Palmi, con il patrocinio dei Comuni di Palmi e Locri. Da un’idea di “Digi.Art servizi digitali per l’Arte e i Beni Culturali”, il progetto è una forma di illustrazione con l’obiettivo principale di trasmettere un’idea e/o uno stato d’animo attraverso una rappresentazione visiva, destinata anche all’impiego in film, videogiochi, animazioni o fumetti prima. La “Concept Art” è indicata anche come lo sviluppo visivo e/o di concept design, può essere applicato anche al retail design, scenografia, design della moda e architettonico. La manifestazione esordirà sabato 17 marzo a Palmi (RC) Piazza Amendola dalle ore 19:00. Altri appuntamenti: domenica 18 marzo a Locri (RC) Piazza Dei Martiri dalle ore 19:00; Sabato 23 marzo Reggio Calabria Piazza San Giorgio al Corso dalle ore 19:00. Per informazioni scrivere a sosbeniculturali@email.it


9 Una semplice Cerimonia con il sapore di una sollennità antica. Questa e’ stata l’impressione che ho avuto, in un sabato mattina come tanti altri, ma con una percezione diversa, figlia della vista dei mantelli di un nutrito gruppo di “Cavalieri”, della devozione alla chiesa che li accoglieva ed alla, tangibile, fierezza di esserne parte.

Le Origini dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro, risalgono ai tempi della liberazione di Gerusalemme da parte di Goffredo di Buglione, capo delle milizie della crociata, che nell’ambito dell’ordinamento dato alle Istituzioni religiose militari e civili del territorio appena liberato dalla dominazione musulmana, costituì l’Ordine dei canonici del Santo Sepolcro. Secondo quanto riportato dai cronisti delle Crociate, nel 1103, fu Balduino I, primo Re di Gerusalemme che si pose a capo dell’Ordine dei Canonici del Santo Sepolcro con la prerogativa, per se e per i suoi successori, di creare Cavalieri. Questa facoltà era concessa in subordine al Patriarca di Gerusalemme, in caso di assenza o impedimento del Sovrano. Paolo Ventrice

ORDINE EQUESTRE DEL SANTO SEPOLCRO DI GERUSALEMME DELEGAZIONE DI OPPIDO MAMERTINA - PALMI

FOTO CARUSO

’11 febbraio 2012 nella Concattedrale di Palmi, a cura L dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme delegazione di Palmi, si è celebrata una cerimonia Eucaristica presieduta dal Vescodi Francesco Saletta

vo Mons. Luciano Bux. In un clima di austera devozione ed anche di fraterna collaborazione, per come organizzata dal delegato Comm. Avv. Francesco Saletta e dal segretario Comm. Dott. Marcello Leonello, si è celebrata la festa della Madonna di Lourdes che, cadeva in quel giorno, e quella dei Medici Cattolici della provincia di Reggio Calabria. La solenne celebrazione, che ha goduto della compresenza delle autorità civili e militari, oltre che dei Cavalieri del Santo Sepolcro di Reggio Calabria, e di un folto e numeroso pubblico palmese, ha avuto inizio con la Processione all’interno del Duomo e con un canto celebrativo alla Madonna di Lourdes. Nell’Omelia breve ed incisiva, S. E. il Vescovo Bux ha messo in risalto il lavoro dei Cavalieri del Santo Sepolcro, sempre pronti e prodighi nell’aiutare, tutelare e sostenere le necessità ed i bisogni delle Terre Sante, nonché l’attività dei Medici Cattolici che rappresentano l’aristocrazia della Fede per l’aiuto gratuito che danno a chi ne ha bisogno; e sono tanti, purtroppo, da Lourdes a Fatima, ed in ogni angolo della nostra terra di Calabria. Mentre i Cavalieri dell’O.E.S.S.G. con una coscienza ben formata che conduce inequivocabilmente all’assunzione di responsabilità nell’esercizio dell’aiuto ai Cristiani d’Oriente; questa si chiama Carità. Quella Carità di andare incontro, indistintamente, al prossimo che qualifica eli appartenenti all’O.E.S.S.G. come testimoni credibili della fede cristiana agli occhi dei denigratori e

dei non credenti. Prima della benedizione finale, il Delegato, avv. Francesco Saletta, ha letto, fra l’attenzione generale, la Preghiera dei Cavalieri, mentre il dott. Corica ha recitato la Preghiera del Medico Cattolico, ispirata ai buoni propositi che animano il servizio di assistenza al malato che, troppo spesso, è senza aiuto alcuno. Alla fine della cerimonia Eucaristica, il Vescovo si è complimentato, vivamente, con il Preside dell’O.E.S.S.G. Grande Ufficiale Avv. Aldo Porcelli, che era venuto a capo della folta delegazione dei cavalieri reggini e, nel contempo, con i delegati di Palmi e tutti i cavalieri, per la perfetta organizzazione. Infine S.E. il Vescovo, nel salutare le autorità civili e militari, ha espresso la Sua ammirazione personale nei confronti della Commissaria Prefettizia dott.ssa Antonia Bellomo, che ha partecipato, con i suoi collaboratori e con molta devozione, alla cerimonia.


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Aria di primavera aria di cambiamenti di Mirella Niutta

ole caldo, cielo limpido, un lieve venticello che S ti accarezza … sta arrivando la tanto attesa primavera. E quando c’è questo tempo aumenta la

voglia di stare fuori, l’indolenza dell’inverno sta finalmente scomparendo lasciando posto a voglia di nuovo, valorizzando il tempo che dedichiamo a noi stessi attraverso un graduale cambiamento di ritmi e abitudini, a cominciare da un’attività fisica. E’ noto che il comparire del primo sole inizialmente inneschi in noi una strana sensazione di torpore che solo in un secondo momento lascia spazio ad un deciso risveglio dell’organismo. E con l’arrivo di questa meravigliosa stagione, scatta la voglia di dieta, rinasce più attenzione verso il nostro corpo. Sta tutto nel volersi bene, niente regimi punitivi, solo coccole e cure dolci, le diete punitive hanno fatto il loro tempo e sono sempre di più quelle che vengono messe al bando dagli esperti. Dimagrire in questa stagione è solo questione di psiche, perché la primavera ci aiuta ad avere lo stato d’animo giusto e, infatti, ci permette di assecondare la normale attività metabolica di rinnovamento cellulare legata alla stagione, consentendo di volerci bene senza troppa fatica. E’ bello pensare alla dolcezza che si risveglia nel cuore e che un poeta cinese ha delicatamente saputo concentrare in questi versi che rinfrescano l’anima e parlano al cuore…

MOMENTO Rampicanti in fiore Giocano col vento Primaverile. Rondini si dondolano Nell’aria serale. Wei Li Bo


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HNMUN 2012

Boston 16-19 Febbraio

di Giuseppe Pardeo ualche giorno fa ho avuto Q l’onere e l’onore di partecipare ad una delle più prestigiose

simulazioni delle Nazioni Unite rivolta a studenti universitari: l’Harvard National Model United Nations (HNMUN), svoltasi a Boston (Massachusetts) dal 16 al 19 febbraio e che ha visto coinvolti oltre 2.000 giovani provenienti da tutte le parti del mondo. La manifestazione, che annualmente si ripete sin dal 1954, rappresenta le dinamiche vere e proprie dei lavori dell’Assemblea Generale dell’ONU, con l’obiettivo finale di giungere alla votazione di una risoluzione sui problemi proposti in agenda nelle diverse commissioni. Ogni partecipante assume il ruolo di delegato di uno dei 193 Paesi membri delle Nazione Unite o di un’organizzazione non governativa che gli sia stato assegnato, e deve essere abile ad incarnare al meglio le istanze e le posizioni del paese stesso, elaborando in primis oculati position papers e confrontandosi in seguito con gli atri partecipanti attraverso il dibattito ed il voto, fermo restando l’intento, nel proprio piccolo, di

cercare vere e concrete soluzioni ai problemi mondiali. Per quanto mi riguarda, nel tentativo di ben figurare durante la manifestazione, ho intrapreso un importante lavoro di back office già molti giorni prima della partenza, poiché ho dovuto apprendere nei minimi dettagli la posizione politica di un paese del quale, fino a poco tempo fa, a malapena ne conoscevo soltanto la collocazione geografica e che mi è stato assegnato in modalità random, circa un mese prima dell’evento, dallo staff dell’Università di Harvard: la Repubblica del Gambia. Sono stato selezionato dunque per sedere in una delle cinque commissioni della General Assembly, la “ Disarmament and International Security Committee”, la quale aveva come topic in agenda la situazione in Medio Oriente ed in particolar modo le minacce rappresentate quotidianamente dai gruppi Hamas ed Hezbollah. Vi posso assicurare che non è stato affatto facile calarsi nelle vesti di delegato di un altro paese diverso dal proprio e solo un’assidua ricerca sul web ed in varie biblioteche di Roma ha potuto essermi d’ausilio nel reperire materiali e fonti attinenti le azioni diplomatiche del Gambia. Ad esempio, per quanto concerne la situazione di Gaza, ho scoperto che il Gambia, anche se apparentemente lontano anni luce della questione palestinese, ha una netta posizione in merito e cioè quella di far sì che la Pal-

estina abbia il diritto ad essere riconosciuta come uno stato indipendente, con confini ben definiti rispetto a quelli di Israele; questo convincimento è stato assunto soprattutto dopo che la stessa Repubblica del Gambia ha interrotto i rapporti con l’Iran (il maggior finanziatore di Hezbollah, ndr) per motivi diplomatici. Dunque, in commissione, ho cercato di far propendere per una decisione finale che mantenesse le tendenze reali del paese che stavo rappresentando, naturalmente scendendo a compromessi se necessario con i delegati degli altri stati. Grazie a questa esperienza e soprattutto grazie a questo continuo scambio di idee e pareri tra giovani sulle tematiche d’attualità più impellenti, sono riuscito a relazionarmi con studenti degli atenei più prestigiosi del mondo (Yale, Sorbona, LBS, University of Hong Kong, solo per citarne alcuni) e sono rimasto impressionato dall’impegno profuso da ognuno di loro durante l’intero svolgimento della simulazione. Confidenzialmente, durante il soggiorno a Boston, non nego di aver fatto tardi qualche sera e al ritorno in albergo rimanevo letteralmente esterrefatto nell’osservare “colleghi” sdraiati per i corridoi, con i loro Mac o iPad al seguito, intenti a stilare working paper per il giorno seguente oppure li intravedevo aggirarsi per la lobby dell’Hotel, con il fine di approcciarsi con il delegato di turno che passava lì vicino per ottenere il suo placet sull’emendamento da inserire e poi votare alla prima sessione utile. Ammetto che alle volte ho anche pensato di non essere all’altezza della situazione, forse per la dif-

ficoltà della lingua o comunque per paura di sbagliare, ma poi una volta in commissione mi ricredevo e pensavo che un’occasione del genere non fosse permessa a tutti e dunque dovevo sfruttare il vantaggio di cui godevo a stare lì, immaginando che magari al mio fianco fosse seduto il futuro presidente degli Stati Uniti d’America (tutti i Presidenti Usa, durante la loro carriera accademica, hanno partecipato ad almeno un MUN da quando è stata istituita questa simulazione), il quale avrebbe fatto di tutto per ottenere maggiori consensi dalla sua. Non vi nego neppure che già il solo fatto che la manifestazione fosse gestita direttamente dalla Harvard University, tra le più prestigiose al mondo sotto il profilo didattico, era motivo d’eccellenza e man mano che realizzavo sempre più la situazione in cui mi trovavo, incalzava in me la volontà di ben figurare, poiché accedere anche per un solo attimo in questa università e respirarne la peculiare atmosfera è stato sin da piccolo un sogno ai miei occhi. Tutto è stato perfetto, dalla cerimonia d’apertura a quella di chiusura, dagli eventi in programma ai risultati raggiunti (una risoluzione vera a propria è stata votata in ogni commissione e sarà presente al tavolo del Segretario Generale dell’ONU Bank Ki-moon alla prima seduta dei “grandi”). Ho conosciuto ragazzi brillanti, preparati, con aspirazioni forti, ma al contempo simpatici e semplici nei modi; di loro porterò un ricordo estremamente positivo ed in genere valuto quest’esperienza altamente qualificante per la mia crescita. Il momento che forse più di tutti mi ha segnato è stato il primo giorno quando ho esposto, in lingua inglese, in piedi dinanzi ad un pubblico di circa 200 persone, la situazione che avevo in mente per il bene del paese di cui stavo curando gli interessi; è stata un’emozione unica, una prima sensazione di irresolutezza nel pronunciare al microfono le parole d’esordio dove ho appurato alla lettera cosa voglia dire “avere un nodo in gola”, ma subito dopo ho riscontrato un’appagante sicurezza nei miei mezzi, che mi ha permesso di giungere a concludere lo speech in maniera ottimale. Non so se davvero ciò sia stato dettato dal ruolo di diplomatico del Gambia che rivestivo in quel momento oppure se io abbia trovato la tempra adatta semplicemente per il crescente orgoglio che si era acceso nel mio animo, derivante dalla possibilità di rappresentare, anche se in piccola parte, il mio paese, Palmi, la Calabria, l’Italia nella migliore Università del mondo. Bene, posso proprio garantirvi che un’esperienza del genere stimola molto la vita di uno studente, aiuta a sconfiggere le sue paure, ad aumentare la propria autostima ed in generale a forgiarsi maggiormente sia dal punto di vista didattico che caratteriale.


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La Storia siamo noi Corsi e ricorsi storici nella politica palmese di Giuseppe Mazzù i dice che “la storia è maeS stra di vita”, in realtà la storia non la tollera più nessuno per

questa sua prerogativa; anzi, va per la maggiore un programma televisivo il cui titolo recita “La storia siamo noi”. Così, ognuno può legittimamente affermare che la storia comincia con noi, anche se alla fine della propria storia non si può pronunciare, mentre la storia... Continua imperterrita il suo corso. Il mio non vuole essere un discorso serio, ovviamente, non sono titolato a farlo, mi chiedo semplicemente, se storia c’è, se anche Palmi può intendere la propria storia come “maestra di vita”. Certo è che nessuno si sogna di andarla a verificare, forse.... a scanso di sorprese. Negli anni recenti, scomparso da tempo lo storico ufficiale della Città, Antonio De Salvo, c’è stato l’arch. Fulvio Nasso che si è lasciato affascinare dal problema e ha scritto un bellissimo testo “Conoscere Palmi”, che farebbe bene a molti andare a rileggere, posto che, per loro conto, l’architetto Nasso s’è andato a rileggere la storia di Palmi, specialmente dal punto di vista amministrativo e urbanistico. Peccato che non l’abbiano fatto, prima della campagna elettorale, i cinque candidati a sindaco della città ed i circa cinquecento a consiglieri comunali. Forse ne avrebbero tratto qualche opportuno indirizzo. Questa volta, però, per cercare la storia non andremo alla preistoria, non scomoderemo gli abitanti dell’età del bronzo del terrazzo della Pietrosa o di quello di Tauriana. Non scomoderemo le popolazioni italiche dei Taureani, ne i romani, ne i bizantini che partecipavano alle cerimonie religiose nella cripta di San Fantino. Parleremo, invece, della Palmi di fine 1800, la Palmi che ancora riconosciamo nell’impianto urbano storico, quello delle “ciappe” del corso e di Piazza Primo Maggio, già del Mercato e poi Maria Cristina. Partiamo dal 1892, anno in cui, ci informa l’arch. Fulvio Nasso, viene posta la lapide alla casa dove passò la notte il generale Giuseppe Garibaldi, alla guida dei suoi “Mille”, all’angolo del Corso omonimo. Ci colpiscono i nomi: Regio Commissario al comune c’è il cav. Giuseppe Carbone; pronuncia il discorso l’avv. Luigi Parpagliolo, sì proprio quello del cosiddetto “articolo Parpagliolo” che mise il territorio del comune di Palmi sotto la tutela del vincolo paesaggistico. Il testo lo ha dettato lo storico Antonio De Salvo. Nomi di grande rilievo per la storia futura di

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Palmi ma che operavano in una città nella quale, un anno sì ed l’altro pure, le sorti del comune oscillavano tra un Commissario Prefettizio... anzi Regio e un Sindaco eletto dal popolo. Quell’anno si preparavano le elezioni per il Sindaco, protagonisti 1210 elettori. Elezioni che avvengono l’anno successivo. Ma alla vigilia il commissario Regio contesta gravi irregolarità al comandante delle guardie comunali e... lo dimissiona, salvo la rifusione del danno alle casse comunali. Nello stesso anno il commissario affronta un caso di abusivismo edilizio in località “Croce Trodio” ordinandone la demolizione, salvo poi a ritirarne la delibera poiché in questo clima, che evidentemente risentiva di queste vicende, la campagna elettorale si svolge in un’atmosfera arroventata. Il numero 1 del giornale locate “La campana di legno”, a venti giorni dalle elezioni, annunciava con toni battaglieri: Guerra ai partiti locali che dilaniano le viscere di Palmi senza pietà. Guerra a chi non è di Palmi... Guerra ai Palmisani che appoggiano e innalzano i forestieri, che si fanno sgabello dell’ignavia palmese per salire sublime. Fuori che si è tempo, gli intrusi ambiziosi”. L’articolo concludeva con la frase storica “Palmi sia dei Palmisani!”. Il 20 agosto del 1893 viene eletto il nuovo Sindaco, cav. Vincenzo Colarusso. Con l’insediamento della giunta, il primo settembre, arrivano i primi provvedimenti: licenziati in tronco i due custodi di locali comunali, quello del cimitero, il manutentore dei pubblici acquedotti ed una guardia comunale. Infine, viene deciso lo scioglimento del Corpo delle guardie municipali urbane e rurali, mentre il giorno successivo vengono licenziati due cantonieri comunali per... trascuratezza e un infermiere dell’ospedale. Insomma, si liberano 22 posti di lavoro al comune che, tra il 3 ed il 10 settembre vengono coperti. L’epurazione prosegue e si licenziano anche 5 guardie daziarie che vengono subito sostituite. Dopo la vittoria del sindaco Colarusso lo stesso giornale annunciava trionfante: “La giustizia ha vinto e il popolo ha scosso il suo giogo dodicennale. L’età dell’oro fra breve ritornerà per Palmi: Palazzo Napoli, fra breve diverrà una seconda tesoreria degli Stati Uniti; non più tasse, non più balzelli, non più favoritismi, non più immoralità...” Non sappiamo come, ma cercheremo di indagare quando i documenti della Casa della Cultura torneranno accessibili, poiché bloccati per i lavori in corso, le redini del paese che tra l’altro ha dovuto affrontare le rovine del terremoto del 1894, vengono pre-

se dal Regio Commissario Decio Tabanelli e, a due anni di distanza dall’elezione di Colarusso, si va a nuove elezioni straordinarie che portano all’elezione del Sindaco cav. Pasquale Grassi. Nel 1897 già vi è un altro cambio con l’elezione del cav. Francesco Cordopatri. Nel 1899 viene nuovamente sciolto il corpo delle guardie comunali. L’amministrazione, proprio alla chiusura del secolo, il 31.12.1899, cade sulla richiesta di impiantare a Palmi l’energia elettrica, poiché il consiglio comunale sancisce che “non crede che sia il caso di impiantare a Palmi la luce elettrica” le novità, evidentemente, non incantavano! Il nuovo secolo inizia con una continua alternanza di commissari e di sindaci fino a quando il 23 gennaio 1903 viene eletto sindaco il cav. Avv. Domenico Suriano, che guiderà la città fino al 1909 segnando, tra l’altro, l’avvento dell’elettricità a Palmi. Ma la storia più significativa ce la racconta in versi il poeta più amato dai palmesi, Pietro Milone, rilegatore per professione e poeta satirico, e non solo, per diletto. Nel maggio del 1907, potenza dei ricorsi della storia, descrive in una lunga poesia in vernacolo, dal titolo “Bagnara Docet”, il clima elettorale e le anomalie della politica. L’atmosfera che descrive è di una cittadina demotivata e che avverte la “decadenza” ma che guarda come esempio all’intraprendenza dei paesi vicini, in quel caso la vicina Bagnara, dove amministratori illuminati fanno miracoli. A Palmi, invece, cosa avviene?...“Cca, mbeci, sannu fari/ na sula operazzioni mi si cacciami l’occhi/ pe li votazziòni! Su tutti meli e manna/ sbrènditi generusi, vi parranu di patria, affabuli, amurusi.” e dopo aver parlato del voto... comprato richiama le promesse iperboliche: “Li bumbi poi chi iettanu/ parrandu di promisi!/ Unu porta ‘i trambai.../ n’atru sbentra lu paisi;/Chiddhu ca faci u portu/ Dha sutt’a la Tunnara;/ chistu l’acqua cchiu bella / di chiddha i Siminara.... E poi ancora “ E a ‘u fari di lu cuntu/ sti capi partitanti,/ baddhucci e portafogghi/ si vidinu vacanti!/Pecchi? Pe’ nu capricciu!/ Je’ no mmi vidu a ttia/ Sindacu o cunsiglieri / tu pe’ mmi cacci a mia/” e poi si pone una domanda che forse ancora oggi sono in molti a porsela: “Pecchi,

dassandu stari/ li Jengi persunali/ li sordi no li spendimi/ megghiu pe’ lu spitali?” Sono anni in cui Palmi registra, il terremoto del 1908 che metterà in crisi la città. Gravi sono state le perdite umane e anche quelle del suo patrimonio edilizio e monumentale, compreso importanti chiese tra cui quella Matrice e San Rocco, abbattute perché pericolanti; la stessa fine ha fatto, tra l’altro, il teatro che non verrà mai più ricostruito. A distanza di cento anni, la città in campagna elettorale ha mostrato un clima che non appare tanto... nuovo: i cittadini parlavano di una città in decadenza, facevano il raffronto con i grandi progressi di paesi grandi e piccoli della Piana (Ora il raffronto è con Gioia Tauro), tutti i partiti chiedevano il rinnovamento... da se stessi!. Certo è che l’amministrazione comunale eletta, a prima vista, non ha seguito gli schemi della politica. Adesso si attende il futuro: ci sarà una nuova età dell’oro o lo spettro del commissario (che negli ultimi dieci anni è arrivato tré volte) continuerà ad aleggiare sul palazzo San Nicola? Noi speriamo di no! Palmi ha bisogno di una guida sicura perché, tra l’altro, oggi si trova come nel 1893 ad essere governata con strumenti amministrativi obsoleti... o mancanti, come il Piano regolatore ora “di struttura”, in netto ritardo (circa un secolo, l’ultimo risale al 1911), con gli altri centri del territorio. Per una strana coincidenza, l’ultimo Commissario prefettizio, dott. Domenico Bagnato, già prefetto di importanti città italiane, pur evidenziando l’importanza di Palmi e del suo ruolo culturale e amministrativo, non ha esitato a riformare o a farli ex novo alcuni regolamenti. Adesso il nuovo Sindaco Ennio Gaudio, già Prefetto anche lui, si appresta a fare il resto. Comunque se ai nuovi amministratori ed alla classe politica palmese venisse in mente di andare a rileggere il libro di Nasso “Conoscere Palmi” o la poesia di Milone “Bagnara docet”, forse troverebbe elementi di riflessione. E poi, chissà... la storia è vero che la facciamo noi, ma è anche vero che potrebbe diventare, se tenuta in conto, maestra di vita...


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IL VALORE DELLA FAMIGLIA di Saverio Crea

a come non credere alla M buona fede dei politici e alla loro missione tutta tesa al ri-

componimento della famiglia…!!?? Non si può certo dire che non stiano lavorando alacremente per centrare l’obiettivo del rinsaldamento del nucleo familiare, nucleo che stava crollando minacciato dal benessere che, negli ultimi decenni, aveva avvolto l‘Italia minando il loro amorevole obiettivo. Vi ricordate la famiglia di un tempo? I nonni vivevano in casa con i figli ed i nipoti, le case erano strutturate in modo tale da poter ospitare più nuclei familiari sotto lo stesso tetto – La camera dei nonni, che spesso ospitavano qualche nipotino, la camera dei genitori con qualche figlio ospite nel letto, la camera dello zio o dello zia che ancora non aveva trovato consorte etc. Questa bella immagine di famiglia si stava irrimediabilmente perdendo a discapito delle amorevoli attese e speranze dei

nostri Governanti che, non riuscendo più a gestire questa quotidiana sofferenza, hanno deciso bene di ripristinare il Valore della Famiglia ricorrendo a manovre di politica economica che avrebbero ripristinato, se non nell’immediato, gli usi e costumi dei primi del ‘900. Non potendo minimamente portare ad esempio un solo Valore Familiare, visto che ne sono privi, ed avendo come unico e solo “Valore” quello Economico hanno inciso nell’unica materia che conoscono bene. Spogliamo il popolo della sua ricchezza si sono detti i più onesti, ricorrendo a manovre economiche di impoverimento e quelli più sfacciati, direttamente, ricorrendo all’appropriazione di beni della collettività. Vedi le ultime cronache!! 13 milioni di euro utilizzati per spese personali!!! Erano talmente pochi e destinati “solo alle spese personali” che chi doveva vigilare non ha potuto verificare un così

“piccolo” ammanco. Che uomini di buona fede!!! E noi che pensiamo male dovremmo vergognarci …non meritano tale critica…la distrazione non è un grave peccato!!! Uniamoci invece in coro e ringraziamoli per quanto stanno facendo. Finalmente la Famiglia si riunirà sotto un solo Tetto, si ritornerà a vivere tutti intorno allo stesso focolare domestico uniti dall’amore familiare. Una sola utenza elettrica, un solo impianto di riscaldamento, economia da stato necessità! E questi figli che ambiscono a trovare un posto di lavoro stabile devono smetterla di sognare. Questi posti sono riservati ai figli dei politici che si sacrificheranno per evitare che i figli della gente “comune” soffrano anche la NOIA del posto fisso. Perché mai i figli dovrebbero ambire ad un concorso e ricercare un lavoro stabile anche fuori dai confini del proprio Comune?

Annoiarsi con un lavoro stabile? Follia!! Grazie politici, grazie di cuore, quanto negli anni è stato predicato per il Valore della Famiglia non aveva avuto ascolto. Voi, grandi strateghi, invece avete indovinato con mirabile maestria il vero Tasto e le vere motivazioni che in poco tempo ridaranno vigore alla Famiglia. Ridurre sensibilmente il potere di acquisto, appesantire con maggiori oneri il bilancio familiare, penalizzare quei maldestri Italiani che hanno pensato di comprare casa con i sacrifici di anni di lavoro e di privazioni. Una volta impoveriti ecco che si vedranno costretti a ritornare sotto lo stesso Tetto e ridare vita alla Famiglia. D’altronde il popolo italiano si accontenta!! Dividetevi ancora quei mille casi ancora non venuti alla luce di tanti e tanti pezzi da tredici milioni per spese personali. Auguri.


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PARCO GIOCHI: TUTTO E’ PRONTO PER INCOMINCIARE!

ontinua con grande successo la sottoscrizione popolare per C la costruzione del parco- giochi, che sorgerà nello spazio, adiacente all’ attuale campo sportivo, denominato “ Parco- Gio-

chi Parpagliolo”. La somma preventivata in sede di progetto sta per essere raggiunta, ancora un piccolo sforzo e, un progetto portato avanti con determinazione dalla nostra associazione, con l’aiuto determinante della gente, vedrà la luce in pochissimo tempo. In aggiunta alla sottoscrizione popolare, molte imprese si sono accostate alla nostra organizzazione per realizzare il progetto, donando un proprio contributo in materiali, professionalità e manodopera, senza risparmiarsi. Oltre alle nostre ditte, conosciute per aver realizzato altre opere negli anni scorsi: TONINO ORLANDO, ENZO SIMONETTA, FRANCO PARDEO, PINO IANNELLI, PASQUALE FONTANA, PINO OLIVERI,GIUSEPPE MAGAZZU’, LELLO ARCURI, BRUNO VADALA’-LEONARDO, ROCCO TRIMBOLI; lavoreranno alla realizzazione del progetto gratuitamente: -GAETANO FORTUGNO, giovane agronomo, che si occuperà dell’allestimento e la cura del verde; -ANTONIO BONASERA, ingegnere palmese, impegnato nei calcoli statici della zona di sosta, oltre all’apporto tecnico della propria impresa;

-DITTA GAGLIOTI,CERAMICHE ED ARREDI di BARRITTERI, leader del settore, che fornirà gratuitamente il rivestimento dei bagni pubblici; - L’ARTE DEL FALEGNAME SRL, di Massimiliano Arcuri e Oreste Pace, specialisti negli allestimenti di negozi, che hanno offerto una zona sosta in legno lamellare di circa 50 mq; - ENZO SOLANO, noto elettricista palmese, che ha donato l’impianto di illuminazione e la sua messa in opera; -FRANCESCO CIPRI, giovane serramentista e artista del ferro battuto, che risistemerà tutte le panchine ferro battuto esistenti nel parco; -DAVIDE GRASSO, idraulico palmese, che affiancherà il nostro Pasquale Fontana nei lavori idraulici; -VINCENZO GAGLIOSTRO E GIUSEPPE BRANDO, artigiani in pensione, che affiancheranno i nostri volontari nei lavori. -CRUCITTI SRL, società palmese nel settore dell’edilizia, sempre al nostro fianco. Intanto, l’associazione ha commissionato, per la gioia dei nostri bimbi, ad una delle più importanti ditte del settore, una vasta gamma di giochi per un ammontare di 25.000,00 euro, comprendendo anche quelli destinati ai ragazzi meno fortunati. Continuate a sostenerci! Saverio Petitto

Il gioco centrale che verra’ inserito nel parco giochi


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PALMESI: CUORE D’ORO!

continuate a sostenerci! BELLOMO ANTONIA ABRAMO TERESA ALAMPI PAOLO ALONGI FAUSTO ALONGI GIORGIA AMBESI CELESTINO AMBROGIO CATERINA AMEDEO SANTINA AMMENDOLEA FRANCESCO ANANIA ANTONELLA ANDIDERO GIUSEPPE ANEDDA ANNUNZIATA ANEDDA ANTONELLA ANGALO’ ROBERTO ANGEMI ELENA ANGI’ CETTINA ARCURI ANTONIO ARCURI ANTONELLO ARCURI SANTO ARENA CARMELO ARENA FRANCESCA ARREDAMENTI SERR. ARCURI ASS.SPORTIVA KOLBE AUDDINO VINCENZO BAGALA’ ANTONIETTA BAGALA’ FRANCESCA BAGALA’ PIETRO BARBARO GIUSEPPE BARBARO IMMOBILIARE BARBERA GIUSEPPE BARBERA NINO BARBERA SARA BARBERA VINCENZA

BARBIERI GROUP (Altomonte) BARONE ANDREA BARONE ANTONIO BARONE CONCETTA BARONE GIUSEPPE BARONE MARIA BENDINI ROBERTO BENFATTO ANNA MARIA BERNARDINI MARIA LUISA BONACCORSO ANTONIO BONACCORSO GABRIELE BONACCORSO GIAMPIERO BONACCORSO GIOVANNI BONASERA ANTONIO BONGIOVANNI LUCA BORRELLO ANGELA BOVA ALESSANDRO BOVI CRISTOFORO MARIA BRACCO GIUSEPPE BRANDO GIUSEPPE BRANDO GIUSEPPE BRANDO ROBERTO BRIZZI MARILENA CAIA CARMELA CALABRO’ DANIELA CALI’ MARIO CALI’ MASSIMO CALOGERO SALVATORE CALOGERO DANIELA CALOGERO SALVATORE CAMBARERI PINO CAMERA ANTONIO CAMERA FRANCESCO

CAMMARERI MARIA TERESA CANNISTRA’ SAVERIO CARBONE RAFFAELANGELO (DELIANUOVA) CARDONE VERA CARIDDI PINA CARMELITANO MATTEO CARNEVALE RODOLFO CARONE DOMENICO CARPANO SALVATORE CASADONTE SERGIO CASEIFICIO “IL GRANATORE” CATALANO MARIA ROSARIA CAVALLO IVAN CELI ANNA CHOTEAU PASCALE CICCONE CARMELO CILONA GIUSEPPE CIPRI FRANCA CIPRI FRANCESCO COGLIANDRO CARMINE COLLURA ELENA COLLURA LUCIA COLOSI CARMELO COLOSI FRANCESCO COMMISSO ELVIRA COSENZA FRANCESCO COSTA MARIA CONCETTA COSTANTINO DARIO COSTANTINO SALVATORE COVELLO MATTEO CREA CARMELA CREA EUGENIO CRICRI’ GIUSEPPE CRICRI’ GIUSEPPE junior CRICRI’ ALBERTO CRICRI’ AURORA CRICRI’ CLAUDIO CRICRI’ FILIBERTO CRICRI’ FILIBERTO junior CRICRI’ WALTER CROCITTA MAURIZIO CRUCITTI JULIA D’AGOSTINO A. CONCETTA D’AGOSTINO DOMENICO D’AGOSTINO FRANCESCO D’ELIA TERESA DAVI’ GIUSEPPE DE FRANCIA SALVATORE DE FRANCIA VINCENZO DE GIORGIO TIZIANA DE LEONARDIS MARIA ROSA DE LUCA SALVATORE DE MARCO ROCCO DE MARIA ELISABETTA DE NICOLA Agenzia Viaggi DE SALVO PAOLA DE SANTIS MARTA DE SANTIS MATTEO DE SANTIS NOEMI DE VINCENZO MAURIZIO DE VIVO BIAGIO DELLA SPINA LOREDANA DELLO IACOVO CAMILLO DI LORENZO GIOVANNI DOMINICI CARMELA DONATO GIUSEPPE DORIA GIUSEPPE EPIFANIO FRANCESCO ESPOSITO MARCO ESPOSITO NATALE ESPOSITO PIERO FARMACIA SAFFIOTI FAVAZZO CARLO FEBBO GIUSEPPE FERRARO ANTONIO FERRARO DOMENICO FERRARO MARGHERITA FILIPPONE ANGELA FILIPPONE CARMELA FILIPPONE CARMELO FILIPPONE DANIELA FILIPPONE GIUSEPPE FILIPPONE ROBERTO FIORAMONTE CINZIA

C/C N.   000094156981  INTESTATO  AD  ASSOCIAZIONE  CULTURALE  PROMETEUS  CON  CAUSALE:  ”PARCO GIOCHI”;

FIORILLO MARINA FIORILLO MONICA FIORINO ANGELA FIORINO ANTONINO FIORINO GRAZIELLA FIUMARA SAVERIO FORTUGNO GAETANO FORTUGNO GIUSEPPE FOTIA ANTONELLO FOTIA CARMELO FRANCONIERI PASQUALE FRISINA MATTIA FRISINA PASQUALE FUSARO FRANCESCO FUSARO NICOLA GAGLIARDO ALICE GAGLIARDO GIORGIA GAGLIARDO ILARIA GAGLIOSTRO ANTONINO GAGLIOSTRO CONCETTA GAGLIOTI FRANCO GALLETTA ENZO GALLETTA GUIDO GALLICO CATERINA GANGEMI PINO GARGANO ERNESTO GAUDIOSO ROCCO GENTILE GIUSEPPE GENTILE ROSARIO GENUA NICO GEROCARNI ROSA GIOE’ FILIPPO GIORDANO NICOLA GRASSO DAVIDE GRASSO EMANUELA GRASSO LINA GRASSO LUIGIA GRASSO MARIA TERESA GRILLEA GIOVANNI GRILLO PATRIZIA GRUPPO ZULULANDIA GUARNACCIA ANTONIO PIO GUARNACCIA CATERINA GUERRERA GIUSEPPE GUERRERA MANUELA GUGLIELMO FABIANA GULLO ANTONELLA GULLO DOMENICO ANTONIO IANNELLI ERIKA IANNELLI FRANCESCO IANNELLI GIUSEPPE IANNELLI LILLO IANNELLO MICHELE IANNINO DARIO IANNINO FRANCESCO IMPIOMBATO MANUELA INFANTINO VINCENZO ISOLA BERNADETTE CARLA ISOLA ROCCO ISOLA VINCENZO LAGANA’ CONSUELO LAGANA’ STEFANO LANDOLFO CARMINE LANGONE MICHELE LANZA GIULIA LENTINO MICHELE V. LENTINO ROSA LEONARDIS ANNA M. LEONARDIS FRANCESCO LEONARDIS GIULIA LEONARDIS SANTINA LEONARDIS VINCENZO LEONELLO ANGELA LO BARTOLO GIUSEPPE LO PREVITE STEFANO LUPPINO DOMENICO LUPPINO ROCCO LUVERO CESARE MAGAZZU’ ANTONINO MAGAZZU’ ANTONIO MAGAZZU’ GIUSEPPE MAGAZZU’ MARCO MAGAZZU’ MICHELANGELO MAGLIANO RENATO MAISANO GIORGIA

MAMBRINO VINCENZO MAMMOLITI DOMENICO MANAGO’ BIANCA MANAGO’ FRANCESCO MANAGO’ VINCENZO MANUCRA FRANCESCO MANUCRA SINA MARIANO CAMELA MATARESE GIOVANNI MATINA FRANCO MAURO SILVANA MAZZA ANTONIETTA MAZZAFERRO SANTINA MELISSARI MINO MICARI ROCCO ANTONIO MILIDONO CONCETTA MILITANO CONCETTA MILITANO GIUSEPPE MONTEBIANCO LILIANA MONTELEONE SILVANA MONTEROSSO ANTONIO MORGANTE ANTONIO MURATORE NUCCIO MURATORE PIERLUIGI NASTRI CARMINE NIZZARI MICHELA NOTO VINCENZO OLIVA CARLO OLIVERI DOMENICO OLIVERIO FRANCESCO OLIVERIO ROBERTO ORLANDO DOMENICO ORLANDO MARIA ORLANDO TONINO OTTOBRE ANTONINO PACILE VINCENZO PALERMO PIETRO PAPALIA MARCELLO PARDEO FRANCESCO PARDEO GAETANO PARDEO ROCCO PARISI NINO PARISI VINCENZO PARRELLO AURELIO PARRELLO CARMELA PARRELLO LUCIANO PARRELLO NICOLA E IDA PARRELLO NUNZIATINA PASSALACQUA TERESA PASSARELLI MAURO PATAMIA CARLOTTA PATAMIA LORENZO PATTI ANTONELLA PEDULLA’ LUCIA PELLEGRINO EMILIO PELLEGRINO PASQUALE(VARAPODIO) PERNA ENZO (Tessano) PETITTO ANTONIO PETITTO ROSA PETITTO SAVERIO PICCOLO GIOVANNI PICCOLO MARIA PIPINO GIUSEPPE PIPINO ROBERTO PIRROTTINA ANTONIO PISANO ROBERTO PITITTO LUIGI PITTI PIETRO PIZZUTO SABINA(TAURIANOVA) POLIMENI GIULIA POZZOLINI WALTER PRINCI ROCCO PUGLIESE AURELIO PUGLIESE CARMELINA PUGLIESE MARTA PUNTO VERDE PUTRINO GIANCARLO PUTRINO GIULIANA RAMONDINO ENZO RANDAZZO ANTONIO RANIERI ENZA REPACI ADOLFO RICCIARDI MARCO

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Scuola “Sergi”

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I pomodori del vicino ue lunghe file di villette come tante, una volta signorili, ora un po’ fuori moda, accompagnavano quel viale alberato, dove vecchie reti D metalliche cingevano piccoli giardini, adibiti qua e là ad orto: ormai poche case erano abitate dai loro proprietari originari. La famiglia Melis, per esempio, era lì in affitto. Erano originari della Sardegna: per primi erano arrivati Grazia, suo marito e il figlio di pochi anni. Dopo

qualche tempo li raggiunsero la sorella Maria e la madre Delfina: fu tale convivenza a richiedere una casa più grande, e poiché sul mercato in quel periodo non c’era molto altro, preferirono affittare quel villino, anche se un po’ dimesso, piuttosto un angusto appartamento. La madre vi sarebbe stata più di buon grado, anche se avrebbe comunque avvertito la mancanza del vento della sua Isola e della visuale infinita che, dall’alto del paese, arrivava fino al mare inquieto e spumoso, laddove questo finiva la sua corsa infrangendosi sulla costa rocciosa e selvaggia. Da quando l’unico figlio maschio era morto in circostanze mai chiarite, durante una battuta di caccia, Delfina viveva come in una bolla d’aria. Già in seguito alla morte del marito, molti anni prima, si era distaccata dal mondo esterno, appoggiandosi ai figli; dopo la seconda improvvisa perdita era divenuta ancor più insofferente e assente, aspra e lontana come la terra che l’aveva generata. Sembrava che niente avrebbe più potuto scuoterla. Per questo Maria, quando Grazia le annunciò di averle trovato un lavoro in Lombardia, non ci pensò due volte: fece la valigia anche per la madre e partì portandosela con sé, chiudendo la casa in paese, con tutti i suoi tristi ricordi, e lasciandosi alla spalle altre inutili lacrime. Maria era sicura che la loro vita sarebbe cambiata: tra gente che non ti conosce è più facile ricominciare. Il primo inverno sembrò interminabile, ma Delfina non si lamentò mai; le figlie, per tenerla occupata nel tempo lasciato libero dalle faccende domestiche, le comprarono gomitoli di lana di ogni colore, e lei sembrò appagarsi realizzando sciarpe e cappelli per tutti. Ogni giorno, dopo il ritorno di Grazia dal lavoro, Delfina mollava tutto e si rincantucciava in un angolo della cucina, accanto al termosifone: lì ritrovava forse il calore del camino della sua casa sulla collina e, rimuginando in silenzio per ore, sembrava rasserenarsi, mentre le sue mani abili quanto sciupate lavoravano a maglia. Lentamente scivolava sempre più nella sua bolla d’aria: guardava le cose intorno a sé ma in realtà non le vedeva, si perdeva in chissà quali turbini di pensieri. A volte Grazia le parlava ma la sua voce le arrivava filtrata, come se le parlassero da un’altra dimensione. Anche Giovanni, il nipotino, ogni tanto le rivolgeva la parola, ma non ricevendo risposta cominciava a correre per il soggiorno e a gridare “la nonna ha preso l’astronave, la nonna è andata sulla Luna!”. Le prime volte le figlie avevano riso bonariamente, ma con il trascorrere del tempo, constatando che la madre si isolava sempre più, ne parlarono con il dottore. La sua spiegazione fu che Delfina, per compensare i fortissimi traumi subiti, si rifugiava nel mondo rassicurante dei suoi ricordi, che le davano conforto rievocando la compagnia delle persone perdute. Certo una piccola scossa, nella sua vita monotona e solitaria, le sarebbe stata di aiuto... e la scossa non si fece attendere! La novità fu che la villetta affianco a loro fu affittata: più piccola e malridotta delle altre, la casa aveva urgente bisogno di ristrutturazione, ma chi andò ad abitarci non sembrò farci caso. A sera si vedeva soltanto una luce al piano terra, luce che filtrava a sprazzi dalle fessure della tapparella. I primi tempi nessuno seppe chi vi abitava, tranne Delfina, che restando in casa tutto il giorno, aveva già conosciuto il nuovo inquilino. Una sera, a cena, cominciò all’improvviso a parlare di un certo Danny, il vicino con la bicicletta: “Il nostro vicino è di colore!” esordì, “E che vuol dire?” chiese Giovannino. “Che ha la pelle nera” risposero in coro gli altri familiari. “Danny è del Ghana” continuò Delfina ”cioè è africano… mi ha spiegato che il suo vero nome è “Opoku” ma dai suoi compagni di lavoro si fa chiamare Danny… ha due occhi che sembrano due fanali accesi e denti grandi e bianchi che risaltano esageratamente quando ride…” Ecco chi era il loro nuovo vicino di casa, un nero che nei giorni di festa indossava camicie sgargianti e quando camminava ciondolava sempre. Voleva parlare l’italiano, ma faceva una fatica enorme, anche se rideva sempre e salutava Delfina con ampi cenni della mano, quando a mezzogiorno e mezzo rientrava dalla fabbrica dove lavorava. Delfina provava simpatia per quel ragazzo che, nella gelida nebbia lombarda, pedalava mattina e sera in sella alla sua bicicletta. Così, approfittando del fatto che nessuno la vedeva, quasi tutti i giorni, tranne la domenica (quando le figlie erano a casa), entrava nel piccolo giardino di Danny e depositava davanti alla sua porta un fagotto con un piatto caldo. Non si capì cosa era scattato nella mente di Delfina, se fu carità cristiana, commovente affetto o senso di maternità, conseguenza della perdita del suo unico figlio. Danny era grande e grosso, ma nei suoi comportamenti semplice e ingenuo come un bambino. Quando seppe che la donna, che lui chiamava rispettosamente “Mamà”, si chiamava Delfina, esplose in una grande risata e disse “Tu ti chiami come la pescia, moglie di pesce delfino!!!” Giovannino, che dalla finestra aveva sentito, esclamò “Ma cosa dici? Non esiste la pescia!” e ridendo a crepapelle iniziò a ripetere per giorni, come un tormentone, “la pescia!”, “la pescia!”. Le figlie e il genero soltanto in primavera si resero conto che la madre ormai trattava Danny con una certa confidenza; lo capirono quando sentirono Delfina che, dal loro orto, gli impartiva consigli, che molto più spesso sembravano ordini, su come zappare, fare i solchi, seminare o piantare i piccoli ortaggi per l’estate. Pur contente che la madre avesse ritrovato interesse per la vita, la misero in guardia raccomandandole di non far mai entrare lo straniero in casa. Delfina non lo fece mai entrare semplicemente perché conosceva gli orari di Danny e si faceva trovare sempre pronta con il suo fagottino in mano, fossero anche una frittata o patate lesse. Arrivarono le calde giornate estive e Danny, nei pochi giorni di ferie, lavorava nel piccolo orto da mattina a sera. Delfina si sporgeva dalla sua finestra e, dopo averlo a lungo osservato, nel suo dialetto sardo gli gridava “Addormentato muoviti! Non finisci mai! Metti più acqua ai pomodori, di più! E non stare a guardarli incantato! Ti aspetti di vederli crescere davanti ai tuoi occhi?!” Danny la contemplava e rideva… probabilmente non aveva capito nulla. Allora “Mamà” si ritraeva e lo spiava da dietro la tenda: con l’innaffiatoio in mano, lo vedeva sostare per lunghi minuti, come in contemplazione, davanti ad ogni piantina… Delfina si chiedeva cosa pensasse in quei momenti in cui era così assorto: forse alla rossa terra della sua Africa, che aveva calpestato da bambino? Oppure pensava a sua madre? O pregava Dio ringraziandolo per quella che tutto sommato era una buona sorte, con un lavoro sicuro e una casa in Italia? Dopo qualche settimana Danny, con fanciullesco orgoglio e mille cerimonie, fece dono a Delfina dei primi pomodori raccolti, come fosse il più prezioso dei doni. Poi alla fine dell’estate salutò la famiglia Melis e partì per l’Africa. Dopo circa un mese ritornò, e non era solo. Portò con sé una bella moglie, che si chiamava Mbegue e che ovviamente non conosceva nessuna parola d’italiano. Delfina prese a cuore la situazione e tutti i pomeriggi cominciò a recarsi da loro, sforzandosi di insegnare alla giovane donna qualche frase d’italiano. Dopo qualche mese, aprendo l’abecedario di Giovannino alla lettera “b” Mbegue indicò l’immagine di un bambino e disse ”Io avere bambino!” Intenerita, Delfina le accarezzò con dolcezza il viso e questo valse più di mille parole. Quando una notte Danny bussò alla loro porta chiedendo aiuto, perchè Mbegue aveva le doglie, si precipitarono tutti in ospedale e stettero con lui ad aspettare. Dopo due estenuanti ore un’infermiera annunciò alla folta comitiva la nascita di una bambina. Tutti furono felici e sollevati dalla bella notizia, Danny abbracciò Delfina quasi fino a farle male e con gli occhi lucidi le disse “Io chiamare mia figlia come te Mamà… Delfina! Perché tu buona, Mamà, tu sempre aiutato Danny, tu fatto bene a Danny e moglie, non girato occhi davanti a fratello nero!” Delfina si commosse, e se il suo cuore fosse stato di cera si sarebbe sciolto nel petto … con le braccia tremanti strinse ancor di più a sé quell’inaspettato figlio africano, venuto da così lontano per farle riscoprire, con tutta la sua semplicità, l’autentica gioia di vivere.

Cassiopea


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Adozioni a distanza. Rwanda, 100 famiglie per un flusso vitale

di Luigi Sorrenti Cerchiamo donatori e amici che ci aiutino a incontrare donatori per l’adozione di un progetto in Rwanda. Siamo disponibili a presentare il progetto ovunque ci chiamino. Stiamo organizzando incontri nelle parrocchie e altrove per presentare il progetto. Chi vuole saperne di più prosegua la lettura o vada su www.pacesullaterra.org al post del 28 gennaio. Tutto è cominciato con l’adozione a distanza di dodici famiglie numerose, formate per lo più da nonne o zie con tanti piccoli nipoti, figli di genitori uccisi durante il massacro. Alcune famiglie formate addirittura da fratelli maggiori che così hanno potuto accudire i più piccoli, raramente da qualche madre superstite con i suoi bambini. In pratica l’adozione è servita a garantire un ambiente affettivamente sicuro, quindi sereno, in cui far crescere tanti bambini e ragazzi. Nessuna sorpresa quindi se dopo otto anni di adozione quelli che erano all’inizio bambini sono ora ragazzi, e quelli che erano ragazzi sono adesso giovani adulti, che come le persone “normali” si cercano un lavoro per mantenere le famiglie, nei limiti in cui l’economia locale e le conseguenze della crisi internazionale rendono questo possibile in Rwanda. La sorpresa invece è arrivata quando quindici giovani ci hanno manifestato il “normale” desiderio di proseguire gli studi all’università. È stata una sorpresa per la dimensione del sostegno economico richiesto, è tale da mettere seriamente alla prova un’associazione nata per contribuire a “creare giustizia e sviluppo nello spirito della Pacem in Terris”. Che fare? Ci siamo impegnati per evitare il trauma dello sradicamento ad una ottantina di bimbi e ragazzi, garantendo loro un ambiente affettivo in grado assorbire i traumi del genocidio e proteggere la loro crescita, e adesso che sono cresciuti bene abbandoniamo al loro destino i giovani che vogliono studiare? Abbiamo preso la decisione inevitabile quando ci siamo posti un’altra domanda: lo faremmo con i nostri figli? Tutti i numeri del progetto si tro-

vano sul nostro sito www.pacesullaterra.org al post del 28 gennaio “RWANDA. BORSE DI STUDIO PER 15 STUDENTI. È un progetto da ventimila euro l’anno per quattro anni. Per sostenerlo occorre la disponibilità di un centinaio di famiglie a versare per tre anni 185,00 euro l’anno, meno di un caffè al giorno. Ventimila euro per pagare le tasse di una università privata e le spese di soggiorno lontano da casa. I 185,00 euro rappresentano la quota standard che noi proponiamo a tutti. Standard vuol dire che chi può dona di più. Ma anche che la quota può essere offerta da un gruppo. Da soli non ce la possiamo fare in questo momento: tutte le famiglie adottanti sono impegnate con progetti in corso e nuove famiglie si sono di recente dichiarate disponibili per un altro progetto arrivato prima. Tuttavia abbiamo accettato di sostenere il percorso universitario dei quindici studenti del Rwanda perché Pace sulla Terra propone le adozioni a distanza come esperienza di “condivisione umana e non soltanto economica” da vivere per “alimentare tra famiglie del Nord e del Sud della Terra un flusso di rapporti vitali capaci di abbattere le barriere per superare le divisioni e diffondere il seme della pace”. Che cos’è un flusso di rapporti vitali? Il flusso è qualcosa che dura, richiama un’azione continua, un’efficacia costante; i rapporti vitali sono le relazioni umane che sostengono la vita, i progetti personali di vita e, attraverso questi, di una comunità. Allora se il flusso è vitale diventa difficile, diciamo pure impossibile, pensare di chiuderlo una volta che è stato aperto. Sarebbe come se i genitori improvvisamente smettessero di fare i genitori, o facessero i genitori a tempo. Si fermerebbe il flusso vitale e le conseguenze non sarebbero positive.


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la satira

di Saverio Petitto

Un’ attenta lettura della storiella, raccontata a suo modo, dal mio amico Giuseppe Cricrì - a prima vista, semplice e banale, ma invece profonda e delicata- porterà inevitabilmente il lettore ad una seria meditazione sul confronto tra, chi vuole costruire e progredire e chi, invece, vive solo augurandosi il male del proprio simile, reo di essere propositivo e determinato. Buona lettura e, soprattutto, buona meditazione …

i fu un giorno, non molto C tempo fa, in cui al Signore Gesù venne la nostalgia della Ter-

ra ed allora, desideroso di rincontrare gli uomini, così come aveva fatto circa 2000 anni fa, decise di riscendere sul mondo. Volle visitare anche l’Italia, aveva infatti molto a cuore le sorti del nostro paese e viaggiando a piedi per le vie delle città, sotto mentite spoglie, con le sembianze di un maturo signore con la barba bianca, iniziò a percorrere da nord a sud tutto lo Stivale. Passò un giorno dal Piemonte e cammina, cammina, arrivato a Torino, chi ti incontra tutto sudato, sulla soglia di un angusto garage? Un signore che, con fare laborioso, tentava con un po’ di difficoltà di assemblare fra loro i pezzi di una scatola di metallo, molto simile ad una vecchia carrozza senza cavalli. “Cosa stai facendo buon uomo?” Domandò Gesù al signore in tuta da operaio“Ho una grande passione” ri-

A crapa spose costui e aggiunse “…che è quella di costruire carrozze che si muovono senza cavalli, con la mia opera, aiuterei la gente a spostarsi più velocemente e senza difficoltà da una parte all’altra delle città, ma ho qualche difficoltà organizzativa.” “Niente paura!” Lo interruppe Gesù, affascinato dal buon proposito dell’uomo, “Desideri mettere su una fabbrica di questi macinini? Ti aiuterò io, ma come la vorresti chiamare quest’azienda?”“FIAT la vorrei chiamare, Fabbrica Italiana Automobili Torino.”“Ebbene, ti sia concesso!” Disse Gesù risoluto. “Grazie, grazie di cuore!” rispose l’operaio. “A proposito buon uomo…” ag-

giunse Gesù, “come ti chiami?” “Agnelli Giovanni” rispose l’operaio. “Buona fortuna” disse salutandolo Gesù. E fu così che nacque la Fiat. Cammina, cammina, Gesù arriva in Lombardia, ed entrato alle porte di Milano, chi t’incontra, con la faccia tutta nera e le mani impegnate a colare in degli stampi a forma di cerchio una materia pastosa e puzzolente? Un omino operoso e dinamico che pur accortosi della presenza del visitatore, continuando a lavorare a testa bassa domandò: “In cosa posso esserti utile?” “Sono io che voglio essere utile a te,” rispose Gesù, “…ma sono curioso di sapere cosa stai costruendo.”

“Semplice” rispose l’omino, “… Pneumatici. sono ruote di gomma, che verranno collocate sotto le carrozze di metallo che costruisce un mio amico di Torino!” “Ah capisco, capisco tutto!” Rispose Gesù sorridendo “… e scommetto che anche tu hai qualche piccola difficoltà organizzativa, ma io sono qui per aiutarti, scommetto che anche tu hai in mente di realizzare una fabbrica che costruisca questi articoli, ebbene…ti sia concesso.” L’omino, più confuso che persuaso, finalmente alzò la testa e meravigliato rispose a Gesù che si era già allontanato:” Chiunque tu sia, ti ringrazio, ti ringrazio di vero cuore.” A quel punto da lontano Gesù si voltò e domandò a voce alta: “A proposito buonuomo, ma tu, come ti chiami?” “Pirelli Alberto” rispose l’omino. E fu così che nacque la famosa fabbrica di pneumatici che tutti gli anni, sotto Natale, realizza,


21 per farsi pubblicità, un ricercato calendario. Gesù ne fece di strada, passò dall’Emilia Romagna e si lasciò dietro stabilimenti di automobili rosse e veloci, di formaggi buoni da grattugiare e prosciutti dolci da affettare. Passò poi in Toscana ed aiutò qualcuno a produrre, lui che se ne intendeva, un vino straordinario dal colore vagamente rosso bruno. Poi nel Lazio incontrò un certo signor Barilla che lo invitò per una spaghettata e si ritrovò ad esportare in tutto il mondo le più svariate forme di pasta. E ancora in Campania, dove il signor Cirio, col suo aiuto, iniziò col piantare pomodori San Marzano e finì col conservare piselli sotto il ghiaccio. Gesù camminò, camminò a lungo, aiutando tutti coloro che manifestavano intenti buoni e fruttuosi, finché, arrivato in fondo allo Stivale, si ritrovò in un posto straordinariamente bello, un posto dove a suo Padre era riuscito di sistemare quasi tutte le cose nella maniera migliore, ma ho detto “quasi”, perché dopo aver fatto tutta quella strada e conosciuta tutta quella gente, Gesù avrebbe avuto una speciale sorpresa. Il Nazareno infatti giunse stanco ed accaldato in una cittadina collocata in un punto ameno, in cui la montagna ed il mare sembravano volersi prendere per mano. Vide il cartello all’entrata della città e lesse : “Benvenuti a Palmi.” Cercava un luogo fresco ed ombreggiato e qualcuno a cui poter chiedere di una fontana ove potersi dissetare, ma fu sorpreso dallo strano atteggiamento di un tale che con fare indispettito guardava insistentemente una capretta affacciata dalle inferriate di un balconcino, al primo piano di una casetta modesta. Gesù, incuriosito, si avvicinò al tizio che sostava sotto il balcone e fu colpito dal colore terreo della pelle ‘ngiallinuta del suo volto. L’individuo infatti, aveva le fattezze adirate di chi, roso dall’invidia, subisce uno stravaso di bile. “Buon uomo” domandò Gesù con voce sommessa “posso chiederti cosa stai osservando?” L’uomo si voltò di scatto e mostrando con l’indice l’animale sul balcone, iniziò a parlare in un dialetto comprensibile ma piccato. “A vidi ddha crapa?” Gesù annuì. “U patruni è nu veddhanu chi avi cincu figghi, non avi nu bassu mi teni a crapa e a llocau supra u barcuni.” “Pazienza” lo interruppe Gesù. “Pacenza a fungia!!! U babbu cu ‘sta crapa spama ‘na famigghia, u ‘nimali ‘nci faci latti chi ‘nci abbasta pe’ tutti i cincu figghi!!!”

“E allora?” aggiunse Gesù, “di che ti preoccupi? Ti piacerebbe averne una uguale?” Gli domandò. Il tale alzando la testa rispose “no!!” facendo schioccare la lingua “nzz!! “Se ti fa piacere te ne farei di avere due di capre.” Il tale continuò a dire “nzz!!” “Ti piacerebbe avere un gregge di capre?” aggiunse Gesù. “No!!” fu la risposta.

“Se vorrai ti farò realizzare un’industria casearia, potresti così produrre latte, formaggi e ricotte, ti và?” “No!!!, no!!! e no!!!” fu la ennesima risposta. “Oggi farei di tutto pur di accontentarti” disse Gesù, meravigliato per non essere riuscito a soddisfare il suo interlocutore e così gli domandò insistendo, “Dimmi buon uomo, ma allora, cosa desideri?”

Il tale, sollevando ancora una volta il capo ed indicando con l’indice verso il balcone rispose risoluto: “Mi ‘nci mori a crapa!!!” Quando si voltò vide Gesù sconsolato allontanarsi, ma d’un tratto, dopo pochi metri, il Nazareno si fermò, si voltò indietro e domandò ancora una volta al tale: “Ma tu, che uomo sei?” “Sugnu ‘nu parmisanu ‘mbidiusu” fu la risposta.


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Frantoio meccanico, con forza idraulica

Pietre molitorie e torchi oleari: - un simbolo di operosità per Palmi di Walter Cricrì a uno qualsiasi dei tanti D scorci agresti palmesi, il panorama colpisce chiunque per

l’imponente presenza olivicola. Olivi che testimoniano, con la loro età centenaria, di un legame colturale molto spinto che si perde nel passato. Tra il 2001 e 2005, sulla base di rilievi diretti e della digitalizzazione su tavolette IGM al 25.000, sono stati mappati gli edifici rurali di pregio della Piana, per un totale di oltre 330 edifici rurali tradizionali. Tra questi, una parte significa-

tiva del patrimonio architettonico dell’area è legato proprio alla coltura dell’olivo che, ancora oggi, non solo caratterizza fortemente il paesaggio della Piana di Gioia Tauro, ma rappresenta una voce economica importante per la popolazione locale, anche se le elefantiache dimensioni delle piante, in una configurazione orografica del territorio non sempre favorevole e con superfici aziendali molto limitate, hanno concorso spesso a pregiudicare l’introduzione di tecnologie innovative. Oltre ai frantoi per la molitura delle olive, nell’area erano diffusi i mulini ad acqua e i palmenti. I frantoi oleari ed i mulini erano

localizzati in prossimità dei corsi d’acqua più importanti. Ma altrettanto impegnativo è mappare temporalmente l’origine della nostra oleastra “foresta di Sherwood”; oggi nella Piana si rilevano due areali: la Piana bassa, fino all’altezza di 320 metri s.l.m.; la parte collinare, fino ai bordi del Parco Nazionale dell’Aspromonte, a circa 600 metri di quota, dove gli ulivi hanno un indubbio grande significato storico ed ambientale su terreni in pendenza o terrazzati. A testimonianza dell’elevata estensione degli oliveti, nonché dell’imponente sviluppo vegetativo che le piante avevano già

all’epoca, nella zona di Palmi, Maxime du Camp (1822–1894), scrittore, accademico e fotografo francese, nelle memorie di un suo viaggio in Calabria del 1860, riporta che: “… prima di arrivare a Palmi entriamo in una foresta di olivi, quali non ho mai visto. […] In Calabria l’olivo non è più olivo, è un albero fronzuto che spinge verso le nuvole i suoi rami vigorosi e sparge all’intorno un’ombra”. Anche Stefano Jacini (1826– 1891), Ministro dei Lavori Pubblici nel neonato Regno d’Italia, descrive nel dettaglio, in una relazione, la situazione del tempo nelle varie province calabresi, in merito a tutti gli aspetti dell’olivicoltura: dalla coltivazione all’estrazione. Relativamente alla provincia di Reggio Calabria è riportato che: “Gli oliveti sono la principale coltura della provincia. […] Questa pianta forma la coltivazione speciale del circondario di Palme, tanto da imprimergli un aspetto caratteristico ed interessante. Sono coltivate tre specie d’olivo: il selvatico, a frutto biennale piccolo e noccioluto, l’ottobratico a frutto annuale più grosso e di caduta precoce, e quello domestico che dà frutta mangerecce molto grosse, ma l’albero è piccolo e poco forte. […] Si calcola a 40 331 ettari l’estensione del suolo coltivata ad ulivo, colla produzione media di ettol. 5 di olio per ettaro, e quindi la produzione totale media è di ettol. 201 655. Anche la Camera di commercio di Reggio dà una cifra sopra questa produzione che si avvicina a quella suddetta. Ed in vero nel biennio 1876-77 si produssero in olio botti 54 000 pari a quintali 218 000”. Ad avvalorare la grande attenzione delle Istituzioni di allora, nei confronti delle nostre produzioni olivicole, nel 1890, fu realizzata nella nostra città, la Stazione Sperimentale di Olivicoltura e Oleificio, sostenuta dal Ministero dell’Agricoltura per sancire il legame diretto tra produzione e ricerca. Come dicevo, i frantoi erano allestiti in posti strategici, e abbastanza grandi: dovevano entrarci degli animali da tiro (asini, muli, cavalli), dovevano avere dei muri da supporto per contenere i componenti per la lavorazione delle olive, e dovevano avere una buca sotterranea o un dislivello dove allocare delle vasche per la raccolta dell’olio ricavato. Il cuore della produzione dell’olio era il trapetum: una grossa pila di pietra sulla quale giravano una o più macine rotonde, fissate ad un asse verticale. La pasta di olive che si ricavava dallo schiacciamento veniva sottoposta a pressione liberando la parte liquida, ossia il miscuglio di olio ed acqua di vegetazione racchiuso nell’oliva. Lasciando riposare il liquido per qualche ora, l’olio, essendo più leggero dell’acqua saliva in superficie. Così era più facile raccoglierlo con attrezzi speciali. Nel greco classico esiste un sostantivo τραπέτης (trapétes) che significa, propriamente, “torchio per pigiare l’uva”; e anche


23 un verbo τραπέω che significa, appunto, “pigiare l’uva”. Però, stavolta, sembra che non sia stato il latino a derivare dal greco, ma l’esatto contrario. Si tratta di termini tardi, riportati nelle famose glosse di Esichio, e quasi con certezza passati in greco proprio dal latino “trapetum”, il quale è di etimologia sconosciuta. Si tratta probabilmente, come accade spesso in latino, di un termine del sostrato preindoeuropeo. Comunque “trapetum” è termine antichissimo, e non poteva essere altrimenti per uno strumento la cui origine si perde nella notte dei tempi. Da un Atto del notaio palmese Colloridi Francesco, custodito nell’Archivio di Stato di Palmi (busta 137 vol. 1418 del 10 novembre 1772) si legge: “Personalmente costituito […] Luppino di Sinopoli, abitante casato in questa suddetta città e Saverio Napoli, uno dei deputati della Chiesa di Santa Maria degli Uccellatori di questa suddetta città. Si obbliga e promette realmente e personalmente, e tutti i suoi beni presenti e futuri […] di mantenere la sua mula, ed a tutte le sue spese nel trappeto, lavorato alla genovese, che li R.R. Canonici hanno fabbricato dietro la chiesa detta di Santa Maria” (tra il magistrale e il cimitero, n.d.r.). Al centro del frantoio era posta la vera e propria macina, dove vi si svuotavano le olive per essere schiacciate e formare una pasta oleosa. Molto simile alle attuali molazze che ritroviamo ancora in alcuni frantoi con metodo tradizionale, era formata da un perno centrale abbastanza grande e robusto, a cui vi erano collegate le pietre circolari scalpellate artigianalmente, le quali dovevano ruotare su una base in cui si versavano le olive per essere schiacciate. Tra una pietra e l’altra, vi erano delle palettine che servivano a raccogliere e rimestare le olive dalla parte esterna della conca, e riversarle verso le pietre circolari. In un altro Atto, del 27 ottobre 1767, “Francesco Carrozza, Filippo Topa, Domenico Cristofaro, Giuseppe Magali e Natale Longo di questa Città si obbligano di travagliare nel trappeto di Vincenzo Cosentino, in tutta la prossima stagione dell’olivi, che principierà dal mese di settembre dell’entrante anno 1768 corrente e il 1769. Cioè il Carrozza da caricatore, Topa da paliero, Cristofaro da pinace, Megale da vomo.” (dall’Atto Notarile di Colloridi Francesco di Palmi, busta 136 vol. 1412 anno 1767). Per poter lavorare in un trappeto, si doveva essere soprattutto esperti del mestiere, poi conoscere qualche proprietario di frantoio, oppure aver già fatto parte di una squadra di “trappitari”. La “campagna” del trappeto durava dai 4 ai 5 mesi; ciò significava, per chi riusciva a lavorare, pane quotidiano da portare a casa per tutto quei periodo. Oltre alle macine in pietra, la tecnica di molitura ha visto evolvere anche modalità di pressatura della pasta, passando dal torchio alla calabrese a quello alla

genovese. Il primo era costituito da una grossa trave orizzontale (pancone) attraversata da due viti filettate verticali incassate su plini, spesso in pietra. Le viti venivano avvitate da due “trappitari”, si esercitava una pressione sui giunchi imbevuti che faceva fuoriuscire l’olio. Domenico Grimaldi, agronomo di fama internazionale, nato a Seminara il 15 febbraio del 1734, introdusse il trappeto alla genovese nel regno di Napoli e s’impegnò a modernizzare la coltura e la lavorazione dell’olio in tutto il nostro territorio. Appunto il torchio alla genovese era incastrato tra due grossi pilastri, spesso in pietra, si componeva di una madrevite fissa posta in alto il cui centro è trapassato da una vite mobile alla quale è incorporato uno zoccolo di forma troncoconica nel quale, a sua volta, erano praticati dei fori circolari che servivano ad infilare una stanga per stringere il torchio. Sotto lo zoccolo era posto un robusto asse di legno (pancone) che esercitava una pressione sui fiscoli incolonnati e ripieni di pasta di olive macinate. Oggi la tecnologia moderna ha completamente rivoluzionato la fisionomia del vecchio trappeto azionato sino agli inizi del secolo scorso, dalla forza animale e umana: attualmente l’impiego di energia elettrica, magari ricavata con fonti rinnovabili, e i sistemi di centrifugazione, consentono processi rapidi ed automatizzati, pur rimanendo, il torchio e la macina in pietra assieme al onnipresente olivo, i simboli indiscussi delle nostre tradizioni contadine.

Frantoio azionato dal lavoro animale

A sinistra un torchio alla genovese e a destra un torchio alla calabrese

Un frantoio abbandonato


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UN AMORE SENZA FINE Carmelo GULLI’ da Palmi

di Felice Badolati n tempi come questi, nei quali ‘amore ‘ I è sinonimo di sesso, riesce certo difficile anche solo immaginare come e quanto sia

possibile donare se stesso, tutto se stesso, ad un ideale, ad un sogno, ad un amore fatto solo ed esclusivamente del ‘dare’. Non me ne ricordavo più, lo confesso! A parte il facile, banale gioco “ dell’età” al quale autoironicamente mi sottopongo volentieri, in televisione, al cinema, nei romanzi come nelle varie produzioni giornalistiche, ogni manifestazione di sentimenti è legata al corpo ed alle pulsioni fisiche “ I tempi sono cambiati”, così si dice, comunemente, violentando la lingua italiana e la sua sintassi, ma offrendo una certezza, una diagnosi precisa. E quindi può diventare difficile capire ed apprezzare tutti quei sentimenti che si accavallano ed inseguono in ogni essere umano e che attengono al rapporto spirituale fra un uomo ed un’altra ‘cosa’. E così, nel momento in cui ci si avvicina semplicemente e quasi con sufficienza alle POESIE (tutto maiuscolo!!!) di Carmelo Gullì – PALMESE di origine sicura e garantita – ci si rende conto di quanto la nostra Palmi sia mutata. Negli uomini e nelle cose. Non sono che un modesto professionista, ma attento lettore di ogni pezzo di carta stampata; sempre cercando di imparare quanto più possibile; conscio come sono che la sola difesa logica e pratica, in questo mondo di consumi esagerati, di esose apparenze e di schiavismo psicologico, per chi cerca di sottrarsi al relativismo morale, resta la conoscenza, il sapere, la riflessione.. Perciò non mi arrischio, neppure per un attimo, a dire della poetica del Gullì qualcosa che possa apparire “critica” nel senso scientifico del termine. Intendo,invece, rendergli testimonianza della grandezza e della purezza dell’amore che Egli ha nutrito per la sua – la nostra –Palmi. Un amore che condivido in pieno. Tanto né Lui né io possiamo esserne gelosi, perché è un amore filiale. Tale e quale quello che si nutre per la mamma. Quanto il tempo abbia influito sul cambiamento delle cose, nelle cose ed in noi che quelle cose non abbiamo più, emerge

con forza dirompente da quei versi, ingenui quanto romantici, che ho letto e rileggo senza stancarmi. E ringrazio Giuseppe Cricrì che me li ha fatti conoscere (e che mi perdonerà se non lo indico come Dottore! Ma sa che gli sono amico). Certo, per potere apprezzare e gustare qualunque componimento poetico è necessario leggere più volte, ritornando sulle parole, sui ritmi, sulle emozioni. Perché di “emozioni” si tratta, e basta! Ma la poesia, quando è pura sorgiva, quando nasce dal profondo del cuore e non da ragionamenti; quando, cioè, è semplice espressione di un sentimento, non richiede altro sforzo che non sia la partecipazione, l’immedesimazione di chi legge in chi scrive. Ecco Carmelo Gullì è così : spontaneo, immediato, esente da ogni condizionamento che non sia il suo sentimento = l’amore. Per Palmi, per il mare, per il cielo, per le persone. Come sanno tutti coloro che il destino ha portati lontano da quel cielo e da quel mare che restano impressi nell’anima con immagini di fuoco eterno. Chi non è più giovane ne è coinvolto in misura ancora maggiore e pesante, perché vede l’oggi e ricorda ieri… Quante volte ho alzati gli occhi cercando nel nostro cielo notturno la Via Lattea o i

Carri. Non si vedono più se non si va di notte a mare, ma al largo, tanto al largo : al mare delle Pezzogne…. Una volta, come testimonia Gullì, il nostro cielo notturno era un merletto trapunto da mille e mille stelle; ora troppe luci artificiali, troppi lampioni lo nascondono. Resta solo Venere – la splendente- ad attirare sguardi e sogni. Quante volte “ zzumpando violi violi” – come diceva il mio indimenticabile amico Mario Bagalà – ci fermavamo incantati da un rosso tramonto che accende di luce viola la Costa, o seguivamo il volo lento di gabbiani e falchetti, indaffarati fra l’Arcodace e la Petrosa, o restavamo immobili ad assorbire i profumi di mirto di origano, di erbe selvatiche e di folate salmastre che salivano dalla Cacina e dagli Scogliazzi. Non avevamo motorini, non avevamo il computer con i suoi viaggi virtuali; avevamo solo una gran voglia di vivere, di conoscere, di gustare quanto la natura ci offriva. Ecco. Questa è la poesia di Carmelo Gullì: il ricordo di un mare d’indaco, di un cielo ricamato di stelle, di una striscia vibrante di sole che unisce la Torre alle Isole del Dio del vento, di campi profumati di vita. E, perché no?, di sguardi furtivi e sorrisi nascosti di donne giovani e sincere anch’esse perdute dietro un sogno d’amore.


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Viaggiatori e studiosi a Palmi nel secolo XVII


27 di Rocco Liberti er la prima metà del ‘600 è fatica sprecata ricercare viaggiatori P o studiosi che percorrano il territorio calabrese e lascino chiare orme del loro passaggio. N’è stata causa sicuramente la non eccellen-

te situazione delle popolazioni, allora più che in passato alle prese con i ricorrenti moti sismici - parecchio esiziale quello del 1638 - o frequenti pestilenze tipo proprio la peste e fenomeni di carestìa, ma anche bande di malviventi imperversanti ovunque, particolarmente nel territorio della Piana. Anche Palmi come il resto della regione ha dovuto soffrirne, e parecchio. Se nel 1648 si evidenziavano 570 fuochi comprensivi di popolazione tra 2.280 e 2.850, nella numerazione del 1669 i fuochi erano scemati a 519, quindi tra le 2.076 e 2.594 persone, un calo piuttosto rilevante. A farsi avanti per primo nel nuovo secolo è il padre cappuccino Giovanni Fiore, che dà il via ad un’opera di molto impegno, “Della Calabria Illustrata”. Morto lo studioso nel 1683, il lavoro è stato dato alle stampe in varie occasioni. Il primo volume è apparso nel 1691, il secondo nel 1743, mentre un terzo addirittura nel 1977. Anche il Fiore, come i suoi predecessori, non fa che ricalcare le orme di chi è passato prima di lui nelle stesse località. Quindi, ad abbondare sono i riferimenti al mondo greco-romano ed i luoghi comuni ed a farne le spese è, come di consueto, il Barrio con la pescosità del mare. Dall’opera di quest’ultimo il frate nativo di Cropani riporta tutta intera la frase che interessa, naturalmente facendo l’ovvia citazione. Egli, tuttavia, tiene a fornire notizie di stretta attualità. Palmi è ormai un centro indipendente da Seminara e la sua vendita al marchese di Arena ha apportato molti frutti. Difatti, i nuovi feudatari “l’hanno accresciuto di popolo, e di prerogative; onde ogni giorno non la cederebbe a qualunque buona terra della provincia”. Non manca, peraltro, di richiamarsi alle grandi liti che hanno interessato a proposito Seminara ed il suo ex-casale e sono sovente sfociate in lotte armate e conseguenziali eccidi. Strano, ma mentre si dilunga a parlare delle tante feste che ricorrevano nella regione, come quella in onore della Vergine Assunta in Seminara, di cui ricorda perfino l’ “arco trionfale, machina maestosa”, che si soleva allestire per l’occasione, tace del tutto su quella di Palmi. Non era quest’ultima ancora del tutto in auge? Nel 1693 è stata la volta di un vero e proprio viaggiatore, che ha compiuto anche lui il suo “tour” al fine di allestire altra grande opera, “Il Regno di Napoli in prospettiva”, che vedrà la luce nel 1703. Si tratta dell’abate pistoiese Giovan Battista Pacichelli, ch’è stato in Calabria dal 16 maggio al 17 giugno di quel primo anno. Per quanto il viaggio sia durato appena un mese, egli ha avuto modo di notare parecchie cose, di cui ha dato notizia nel suo diario. Il Pacichelli è sicuramente il primo turista di una lunga serie che ha avuto modo di ammirare la “vaga Palmi”, come ha tenuto a scrivere. Partito la mattina del 4 giugno da Messina con una feluca, è giunto alla marina di Palmi al Vespro e a che cosa non ha avuto occasione di assistere? Alla pesca del pescespada! Necessitava però salire a Palmi e per farlo non c’era che il dorso di un asino, mezzo con cui ha potuto raggiungerla. Bella e concisa la descrizione che ha amato farne: «Colà, fra gelsi, gli olivi, ed altri alberi fruttiferi, e hortaglie divien vaga Palmi, con la piazza in quadro perfetto, colma di botteghe, col Teatro per le Comedie». Era Palmi all’epoca indubbiamente nel suo momento migliore e il Pacichelli, accanto alla celebrazione di fiere e mercati, non ha dimenticato di far cenno che «nella Domenica fra l’ottava con industria singolar degli Artisti, sontuosa festa della Madonna della Lettera». Il passo non è chiaro, ma nell’industria degli Artisti è lecito vedere la macchina della Varia. Nella sosta in città l’abate ha avuto agio di notare due dipinti custoditi nella chiesa parrocchiale, un San Giovanni che predica di autore ignoto e l’Assunta del Farelli. Non manca, come i predecessori, di avvistare il monte S. Elia, al cui proposito narra che in caso di mancata pioggia la statua del santo profeta veniva presa, portata di sotto e tenuta in castigo fino a quando la grazia non veniva concessa. Era, in verità, un uso presente anche in tanti altri paesi, vedi Pèdavoli, Galàtoni ecc. Giacomo Farelli, autore del quadro notato dal Pacichelli era un pittore molto noto a Napoli, dove forse è nato nel 1629, ma sicuramente è morto ivi nel 1706. Assai attivo per le chiese del Napoletano, proprio una sua Assunta si trova in quella città nella chiesa di S. Maria Maggiore alla Pietrasanta. Pacichelli, che ha riferito bastantemente su Palmi nel suo diario, non ha fatto altrettanto con la sua maggiore opera, nella quale ha sintetizzato al massimo. Si è infatti limitato a dire che il paese era stato già in potere di Seminara, con la quale manteneva “segni di Emulatione” e condivideva l’appartenenza agli Spinelli di Cariati, quindi a riportare il passo del Barrio precedentemente citato. Allora i centri abitati più importanti del territorio si qualificavano Oppido, Seminara, Polistina, San Giorgio, ai quali dedicherà ampio spazio, a Polistina addirittura un paio di pagine.


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La modificazione.

Introduzione di Paolo Ascagni - Seconda Edizione Premio Calabria Cultura di Ieri e di Oggi. Certificato dal Comitato Scientifico Internazionale per gli studi su San Rocco e la Storia Medievale e dalla Associazione San Rocco Italia.

Negli anni della peste bubbonica l’Umanità rischiò l’estinzione. Un uomo senza nome si battè contro la morte nera. Formato: 12 x 19,5 Pagine: 192 Prezzo: 15,00 €

RECENSIONE al libro romanzo storico SAN ROCCO opo otto anni dall’uscita della prima edizione del romanzo storico “San Rocco D di Montpellier” edito da Laruffa Editore, acquistato fino in Australia, Oreste Kessel Pace (www.kessel.it) si appresta a pubblicare la seconda edizione del fortu-

nato libro. Il manoscritto, a suo tempo, si è guadagnato il primo posto sia al premio letterario Fata Morgana (con una splendida motivazione a cura del compianto critico letterario prof. Antonio Piromalli) che al Premio Letterario Calabria Cultura di Ieri e di Oggi. Ma l’apice dei riconoscimenti è giunto nel 2006, dopo essere stato contattato dal Comitato Internazionale Storico Scientifico per gli Studi su San Rocco e la Storia Medievale, il quale non solo ha adottato il romanzo (unico del genere al mondo) ma ha voluto Oreste Kessel Pace tra i membri dell’organizzazione che ha ristrutturato, rielaborandolo attraverso nuove scoperte, il bios di san Rocco di Montpellier. L’autore palmese viene, per tanto, invitato a relazionare nei convegni internazionali. La nuova edizione è prodotta dall’autore. Rispetto alla precedente, l’opera è stata completamente riveduta, aggiornata alle ultime scoperte e, di conseguenza, sono cambiate le date e sono stati aggiunti nuovi capitoli. Ma il volume contiene anche un documento eccezionale, che lo certifica scientificamente rendendolo affidabile dal punto di vista storico: l’introduzione di Paolo Ascagni, il direttore del Comitato di cui ho accennato sopra e tra i massimi studiosi mondiali sulla figura del personaggio storico di San Rocco. A Paolo Ascagni dobbiamo anche la scoperta di nuovi documenti e dati archeologici fondamentali per quella che è considerata la nuova Vitae di san Rocco. Le caratteristiche tecniche del volume lo inseriscono nello standard del libro-romanzo storico, rendendolo non solo un volume da collezione ma anche una reliquia religiosa, nonché un reperto scientifico unico. Inoltre, come ho già detto, si tratta dell’unico romanzo storico al mondo su san Rocco. Il libro sarà dotato di copertina lucida e opaca realizzata da Oreste Kessel Pace, un formato di cm 12x19,5 e di circa 192 pagine brossate con cucitura a filo refe. La tiratura sarà di soli 1000 esemplari per un prezzo complessivo di 15,00 euro. Molte organizzazioni culturali, da ogni parte d’Italia, hanno già fatto richiesta di prenotazione delle copie; ma nella email appositamente predisposta (romanzosanrocco@gmail.com) stanno pervenendo richieste di acquisto anche da congreghe, chiese, studiosi, fedeli, biblioteche, fondazioni e associazioni che, tra le altre cose, hanno invitato l’autore a presentarlo presso le rispettive sedi. Secondo una stima approssimativa, sono oltre venti milioni i fedeli di san Rocco in tutto il mondo. In contemporanea all’uscita del libro su San Rocco, Oreste Kessel Pace mi fa sapere che uscirà anche il romanzo storico San’Elia Juniore, edito dalla Kaleidon (già premiato da Vittorio Sgarbi con il Premio Calabria Cultura e Turismo) e con l’introduzione di uno dei massimi critici letterari d’Italia: Dante Maffia. Ultimamente l’autore palmese ha ricevuto anche il premio Malafarina per la produzione letteraria ed è riconosciuto a livello nazionale per i suoi studi e le relazioni sulle civiltà antiche del Mediterraneo con particolare attenzione ai Pelasgi ed alla collaborazione con il famoso antropologo Domenico Raso. Da parte di Madreterra, al nostro autore palmese, vanno i più cordiali complimenti. Paolo Ventrice

di Chiara Ortuso utto cambia” affermava, in una delle più note formuT le filosofiche di sempre, Eraclito. Spesso, però, ciò che appare come un mutamento in se stesso si rivela per “

noi un falso cambiamento al termine del quale la nostra esistenza, la nostra condotta sprofonda in una sbiadita fotocopia della situazione che la precedeva. Ci illudiamo di aver subito una ‘modificazione’ quando invece essa non cambia nulla, lasciando inalterato lo stato delle cose. Nel suo celebre romanzo ‘ La modificazione’ Butor narra di un viaggio Parigi-Roma in treno, durante il quale un passeggero rimette in discussione la sua vita e le sue scelte; il protagonista Delmont è un uomo realizzato e tuttavia nella quotidianità parigina soffoca accanto ad una moglie infelice e ai 4 figli che per lui sono poco meno che estranei. A Roma lo aspetta Cecile, donna giovane e bella, che lui crede di amare e che intende far trasferire a Parigi per cominciare una nuova vita insieme. Dunque ha preso una decisione. Ma la scomodità dello scompartimento di terza classe, il ricordo di altri viaggi e partenze, l’idea di questa città, Roma, che con le sue opere d’arte rievoca un passato immortale vanno a modificare una decisione che in fondo non avrebbe cambiato la sua esistenza, sprofondandolo in una routine altrettanto deprimente e stagnante. Si tratterebbe di una modificazione ‘senza modificazione’, una trasformazione ideale, fenomenologica e non reale. Sull’esempio di Delmont, anche noi spesso ci accingiamo a trapassare dal simile all’uguale, sperimentiamo l’usura del tempo, l’immobilità dell’immobile convinti di avere rimodellato la nostra vita. Crediamo di essere come delle farfalle pronte a spiccare il volo, dimenticando invece la nostra passata condizione di bruchi e scordando in fondo che, pur se abbelliti da meravigliose ali colorate, il nostro stato è molto simile a quello di partenza. Come sosteneva Levinas: “ Le grandi esperienze esistenziali e le decisioni più importanti, propriamente parlando, non le abbiamo mai vissute.”Che fare allora? Abbandonarci all’ineluttabilità degli eventi? Rinunciare ad ogni grande cambiamento o presa di decisione? Forse dovremmo ridefinire il concetto di cambiamento. Cos’è questo termine di cui ogni giorno ci serviamo per rappresentare ogni nostra azione, ogni speranza, ogni timore, ogni situazione in svolgimento? Ma soprattutto è possibile fermare il mutamento in modo tale da analizzarlo o per sua stessa natura ogni metamorfosi non si potrebbe più considerare come tale se tentassimo di arrestarla? Eraclito sosteneva che: “non è possibile bagnarsi in uno stesso fiume due volte” e il suo discepolo Cratilo osò dire perfino che: “non ci si può bagnare nello stesso fiume neppure una volta” poiché l’acqua che bagna il piede non è più la stessa che bagna la caviglia. Dunque bisognerebbe concludere che anche le parole non potrebbero essere pronunciate dal momento che dicendole le fermeremmo anche per un solo istante, interrompendo la legge del continuo divenire! Ma è davvero questa la regola che guida il mondo? La frenesia in cui siamo immersi conferma che ogni uomo riconosce nel mutamento il principio universale della vita. Così facendo, però, rischieremmo di banalizzare ogni evento, la nostra stessa esistenza, affannandoci perennemente e non approdando, materialmente e idealmente, a nulla. Finiremmo infatti nell’ipocrita certezza di aver trasformato ciò che ad uno sguardo più profondo e attento è rimasto tale e quale. Dovremmo allora forse sperare in piccole metamorfosi che come sogni siano in grado, con la loro forza emotiva, di trasformare noi e lo spazio circostante in uno spettacolo in cui è possibile riscoprirsi, svelando al fondo di ogni modificazione ciò che realmente siamo: noi stessi.


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CARDIOLOGIE APERTE 2012 di Rosario Ortuso on il motto “dammi il tuo cuore,ne avrò C cura”, si è conclusa a Gioia Tauro, la settimana della campagna cardiologie aperte 2012,

sulla prevenzione e cura delle malattie cardiovascolari, promossa dalla Fondazione “Heart care foundation”, dell’associazione nazionale dei medici cardiologi ospedalieri dal 13 febbraio al 19 febbraio presso l’unità operativa di Cardiologia del P.O. di Gioia Tauro. Il direttore dott. Rosario Ortuso ed i suoi collaboratori hanno effettuato numerosi controlli cardiologici ai cittadini che si sono presentati di buon grado presso l’ambulatorio ospedaliero. L’iniziativa è proseguita con un incontro sull’importante tematica svoltosi nella sala Fallara e patrocinato dall’amministrazione Comunale dopo i saluti del sindaco avv. Renato Bellofiore e del dott. Vincenzo Frangella, delegato alle politiche sanitarie. Il dott. Rosario Ortuso ha tenuto una brillante ed interessante relazione, evidenziando come le malattie cardiovascolari, delle quali l’ictus cerebrale e l’infarto del miocardio rappresentano le patologie più gravi, sono la prima causa di morte (44%) nei paesi industrializzati, tra cui l’Italia. In Calabria esse si presentano come il killer principale, provocando circa 8000 morti all’anno con una media superiore a quella nazionale, la migliore strategia per combatterle è quella della prevenzione attuando una serie di misure comportamentali (smettere di fumare, modificare le abitudini alimentari, fare attività fisica) e terapeutiche (normalizzare la pressione arteriosa, il colesterolo, la glicemia, il peso corporeo), riducendo così i principali fattori di rischio cardiovascolare. Il convegno si è concluso con un vivace dibattito a cui hanno partecipato tra gli altri i dott. Frisina, Di Certo, Frangella. Il giorno successivo in Piazza dell’Incontro, con la collaborazione della locale Croce Rossa è stato allestito un gazebo, presso il quale i cardiologi hanno effettuato altre visite con elettrocardiogrammi ed alcuni esami ematochimici (glicemia, colesterolemia), concludendo così l’importante e significativa manifestazione.

La sezione

AIDO

(Associazione Italiana Donatori Organi Tessuti e Cellule) di

Palmi rafforza il cammino di informazione con i giovani e le scuole.

l Consiglio Direttivo del Gruppo comunale AIDO “Memmo CarI done” di Palmi, ha ottemperato a quanto prevede lo Statuto dell’Associazione, convocando per il sabato 3 marzo 2012, l’Assemblea Elettiva, che si è svolta regolarmente nella sede sociale in Via Campania (Rione Impiombato). Sono stati numerosi gli iscritti presenti, che dopo l’approvazione della relazione del Presidente Della Cananea Giampietro, sull’attività svolta durante il 2011, del Bilancio consuntivo 2011, hanno eletto i componenti del Consiglio Direttivo e del Collegio dei Revisori dei Conti per il quadriennio 2012/2015. Sono stati eletti: Casadonte Sergio, Della Cananea Giampietro, Hyerace Franca, Martino Antonio, Mura Antonio, Pietropaolo Lella, Pinneri Santina, Ruggero Santina, Stanganello Vincenzo. Per il Collegio dei Revisori dei Conti: Deodato Rocco, Ferraro Concetta, Castiglione Maria Teresa, Callè Romania, Esposito Felice. La Presidente dell’Assemblea, Cardone Michela, ha convocato gli eletti per sabato 10 marzo alle ore 16:00 per l’elezione delle cariche statutarie. L’Assemblea, oltre ad aver scelto i delegati all’Assemblea Provinciale, ha pure eletto gli iscritti Geremia Simona, Oliva Cristina, Esposito Felice, Casadonte Sergio, Della Cananea Giampietro, Ruggero Santina, quali candidati alle strutture del comitato AIDO provinciale, regionale e nazionale. Dalla Relazione del Presidente e la partecipazione con gli interventi di alcuni dei presenti, è stata manifestata la volontà di proseguire l’opera di sensibilizzazione e informazione sul territorio, di tutti i cittadini alla donazione, con particolare intervento nelle scuole. PER INFO: 333 / 8281772 Sergio Casadonte


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CARNEVALE A PALMI, FESTA POPOLARE E …NON SOLO! di Enza Militano arnevale, festa di gioia e di C allegria. Carnevale, magia che trasforma i bambini in folletti, prin-

cipi, corsari, animaletti, re, regine e pagliacci. Carnevale, occasione per travestirsi. Anche i grandi, per un giorno, diventano bambini e allontanano, forse, anche la malinconia. Carnevale, arte e colore, che stimola la creatività e consente di far nascere maschere e carri allegorici veramente fantastici. Carnevale, momento aggregante che avvicina la gente, i gruppi di giovani che si incontrano, progettano e realizzano con le loro mani e con tanta maestria, un’idea, trasformandola concretamente. Carnevale, lavoro e divertimento; musica popolare antica che scalda il cuore e lo riempie di felicità e voglia di ballare. Domenica 26 febbraio è stato veramente bello vedere la piazza I Maggio sgombra di macchine e piena di bambini vestiti in maschera che svolazzavano festanti e liberi, giocando con trombette, spade e bacchette magiche, mentre i genitori, tranquilli, scambiavano quattro chiacchiere con gli amici. C’era un’atmosfera veramente gioiosa e serena. E…finalmente la piazza era palpitante e viva.

Nell’aria e nelle strade arrivavano le note festose della musica che l’emittente STUDIO 54 Network diffondeva. I ragazzi della scuola d’arte mostravano, nel loro stand, le belle maschere che avevano creato a scuola e truccavano i bambini con delicatezza e competenza. Cappellini, maschere, coriandoli, dolci (nacatuli e pignolata), zucchero filato, crespelle, ciambelle, crostate, torte e leccornie varie, erano esposte nelle bancarelle distribuite in piazza e lungo le vie. Mentre i pupazzi Disney accoglievano con balli e canti i bambini, giunti numerosi a farsi fotografare con i loro beniamini. Nel pomeriggio comincia la sfilata dei gruppi mascherati e dei carri allegorici arrivati a Palmi da tutta la Calabria e anche dalla Sicilia. Che festa! Che allegria! Che colori! Le strade di Palmi, come nella festa della Varia, si sono riempite di gente giunta dai paesi vicini. Dai balconi i bambini lanciavano coriandoli e stelle filanti. Tutti sorridevano, applaudivano, cantavano e si divertivano. C’era svago, colore, piacere, distrazione, gioco, allegrezza e musica. Tutto si è svolto in modo ordinato grazie al prezioso lavoro svolto dai Vigili Urbani, guidati dal loro Co-

mandante F. Managò e dalla Polizia di Stato. Tutto questo e non solo è stato il Carnevale a Palmi: occasione anche di lavoro per tante persone che, in un periodo di crisi, certamente sono state soddisfatte nel vedere arrivare tanta gente. Lavoro per sarte, per i bar, le pizzerie, i locali pubblici e i vari negozi che sono rimasti aperti fino a tardi. Si parla tanto di crisi, è vero: c’è, ma quando prevale la buona volontà e soprattutto collaborazione e voglia di fare, le cose si realizzano e anche bene! Si deve ringraziare pubblicamente il Comune di Palmi, nella persona del Commissario prefettizio dott.ssa Bellomo, i dirigenti scolastici Privitera e Santoro che hanno messo a disposizione le scuole, ma soprattutto il Presidente della Pro Loco, Rocco Deodato e i componenti del Comitato per il Carnevale che, con pochissimi mezzi economici, ma con tanto coraggio, ha organizzato una serie di belle e nuove iniziative, che hanno permesso, insieme ad alcuni sponsor, di raccogliere fondi destinati al Carnevale. Quest’anno a Palmi il Carnevale non ci sarebbe stato perché l’Associazione “Per Palmi”, che per anni lo aveva organizzato, si era rifiuta-

ta per i pochi fondi disponibili. Siamo sempre più convinti che a Palmi si devono mantenere le tradizioni, arricchendole e migliorandole sempre di più. Si deve stare insieme per collaborare e portare avanti le idee migliori; deve prevalere la nuova politica del fare e non la vecchia dell’ostacolare, dietro la parvenza di belle parole, promesse e … vane illusioni. Si devono creare nuove occasioni e nuove iniziative culturali perché la gente arrivi e soggiorni nel nostro meraviglioso Paese che già nel ‘700 e nell’‘800 ospitava e accoglieva personaggi notevoli che, attratti dall’amenità del luogo, qui si fermavano. Palmi ha il bisogno urgente di riprendere quel ruolo trainante che ha sempre avuto perché è una delle città più belle e importanti della Calabria per cultura, storia, tradizioni, bellezze paesaggistiche e naturali.

Associazione Turistica Pro Loco di Palmi Ottava di Carnevale Palmese 2012 -

comunicato stampa -

l 26 febbraio u.s. si è svolta la XXIX Edizione dell’Ottava di Carnevale organizzata dalla Pro Loco di Palmi. Iaccompagnata La grande sfilata di Carri Allegorici, gruppi mascherati, maschere singole e scuole, come da tradizione è stata da una marea di folla festante, proveniente da tutta la Provincia, che ha invaso la città di Palmi

sin dalle primissime ore del pomeriggio. La Manifestazione dell’Ottava è stata realizzata con il determinante contributo volontario dei cittadini, ed è stata sostenuta e patrocinata dall’Amministrazione Prefettizia del comune di Palmi, dall’Assessorato Cultura e dalla Presidenza del Consiglio Provinciale di Reggio Calabria, dalla Presidenza del Consiglio Regionale della Calabria. Determinante è stato l’apporto del Commissario Prefettizio del Comune di Palmi, Dott.ssa Antonia Bellomo, del Vice-presidente del Consiglio Provinciale di Reggio Calabria, Avv. Giuseppe Saletta, del Consigliere Provinciale, Dott. Giovanni Barone, dell’Assessore Provinciale alla Cultura, Dott. Edoardo Lamberti Castronuovo, e del Consigliere Regionale On. Candeloro Imbalzano. Alla manifestazione hanno partecipato oltre trenta gruppi mascherati e carri allegorici provenienti da tutta la regione, ma anche dalla vicina Sicilia. Sono giunti a Palmi da Reggio Calabria, Mileto, Castrovillari, Vibo Valentia, San Costantino, San Calogero, Sant’Eufemia d ’A s p r o monte, Santa Cristina d’ Aspromonte, Scido, Taurianova, Cittanova, Paravati, Rizziconi, Delianuova e da Paternò (Catania). Hanno partecipato, inoltre, con stand gastronomici e artistici, risaltando la tradizione culinaria gli Istituti Superiori di Palmi, quali, il Liceo Artistico (che ha ricevuto il primo premio della categoria scuole), l’Istituto Magistrale e l’Istituto Agrario. Al termine dei lavori della giuria, sono stati premiati i gruppi mascherati: Sogno di Libertà (di Paternò 1° Classificato), Sogno Veneziano (di Reggio Calabria 2° Classificato) e Sulle Ali della Danza (di Reggio Calabria 3° Classificato). I Carri allegorici: Walt Disney (Gruppo Paravati Insieme 1° Classificato), Maia 2012 (San Giorgio Palmi – Società Operaia di Mutuo Soccorso Palmi 2° Classificato), Aladino (Associazione Agorà di Scido 3° Classificato. Premio Speciale alla Migliore Maschera del Carnevale Palmese 2012 a Roberto Proto di Paternò del Gruppo mascherato Sogno di Libertà. A tutti i partecipanti, inoltre, la Pro Loco, lanciando una straordinaria operazione culturale, ha regalato una copia della guida redatta dall’UPLI Nazionale denominata “Il patrimonio culturale Abbraccia l’Italia, una risorsa per il Paese”, finanziata dalla Commissione Nazionale UNESCO nonché dal Ministero del Lavoro e Politiche sociali, dove l’Ottava di Carnevale di Palmi è stata inserita. L’Unione Nazionale delle Pro Loco d’Italia e le sue Associate (circa 6000 diffuse capillarmente in tutta Italia) lavorano da anni per i diffondere i valori dell’inclusione sociale e per valorizzare il ruolo dei custodi dei saperi culturali facilitando il passaggio di pratiche, riti, usanze, linguaggi alle nuove generazioni. La Manifestazione è iniziata nella mattinata con il Carnevale dei Bambini, spettacolo curato ed organizzato dall’agenzia di eventi e spettacoli di Andrea Cogliandro. La Manifestazione è stata trasmessa in diretta interregionale dalla Radio Studio 54 Network nonché dalla televisione locale Reggio TV. Il Presidente della ProLoco di Palmi, Rocco Deodato, ringrazia i funzionari del Comune di Palmi, la Polizia Municipale, la Protezione Civile, i Carabinieri e la Polizia di Stato, i Dirigenti scolastici, le Associazioni Sportive, la Società Concordia, il Dott. Antonio Mura, l’operatore sanitario Francesco Stanganello, il Comitato Carnevale Palmese, e quanti hanno contribuito a vario titolo all’ottima riuscita della manifestazione, che è andata ben oltre le aspettative.

Il Presidente Rocco Deodato


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STAMFORD READING WEEK T

he students of the Stamford School of English Palmi recently celebrated World Book Day (01 March 2012) with a whole week of fun reading activities, culminating in an afternoon of English stories, tea and biscuits in the Stamford School library. The week was planned by the Stamford School Young Learners Manager Carly Churchman, who said “ In today’s age of computers and smartphones, it is becoming ever more important to remind young minds of the joy of reading a good book. I am blown away by the enthusiasm of all our students for this initiative and we have been asked us to repeat the experience, which we will certainly be doing in the near future!” The young students sat entranced while listening to stories read out aloud. Each child then used their library card to borrow a book from the Stamford collection of over 500 books. In addition to the reading activities, students also produced their own magazines and “top secret “ diaries which were displayed in the library. The reading week however was not just for the younger students. The teenagers and adults all enjoyed reading stories appropriate to their levels and for those students studying at B1 level and above, the Stamford School organized a Book Club evening where two spooky tales by Edgar Allan Poe and W.W Jacobs were discussed over an aperitivo! School Director Samantha Dyer commented on the success of the initiative “ It is always heartwarming to see that the magic of storytelling is as powerful as ever, regardless of age. While reading for pleasure has to be the primary aim, the educational benefits are enormous.” An article about the importance of reading with children, written by Samantha Dyer, will be published in the magazine “ English 24”,produced by the newspaper “ Il Sole 24 Ore” in April.

by Samantha Dyer

li studenti della Stamford G School of English di Palmi, hanno di recente celebrato la gior-

nata mondiale del libro (1 marzo 2012) dedicando un’intera settimana a interessanti attività di lettura, culminata in un pomeriggio di storie inglesi, tè e biscotti nella biblioteca della scuola. La settimana è stata organizzata dalla responsabile Young Learners della Stamford School, Carly Churchman, che ha dichiarato: “nell’era dei computer e degli smartphone sta diventando sempre più importante ricordare alle giovani menti la gioia che può dare la lettura di un buon libro. Mi ha molto colpito l’entusiasmo dimostrato da tutti gli studenti nei confronti di questa iniziativa che ci hanno chiesto di ripetere e noi lo faremo di sicuro al più presto!” I giovani studenti hanno ascoltato, come rapiti, le storie che venivano lette ad alta voce. Ogni bambino ha poi usato la sua tessera della biblioteca per prendere in prestito uno dei 500 libri della collezione della Stamford. Durante questa settimana gli studenti non si sono limitati a leggere, ma hanno anche creato una propria rivista e dei simpatici diari, esposti poi nella biblioteca. La settimana della lettura non era indirizzata solo ai più giovani. Anche gli studenti adolescenti e adulti hanno potuto godere della lettura di storie, tutte adatte al loro livello. Inoltre, per tutti gli studenti di livello B1 e superiore, la scuola ha organizzato lo “Stamford Book Club”, una serata speciale in cui, attorno ad un aperitivo, si discutevano le storie da brivido di Edgar Allan Poe e W.W Jacobs. La direttrice della scuola, Samantha Dyer, ha commentato il successo dell’iniziativa: “E’ davvero rincuorante vedere come la magia del racconto sia sempre molto forte, a prescindere dall’età. Leggere deve soprattutto essere un piacere, ma non si possono negare i suoi numerosi benefici linguistici.” In aprile uscirà sulla rivista “English 24”, prodotto dal quotidiano “Il sole 24 ore”, un articolo sull’importanza della lettura per i bambini, scritto da Samantha Dyer.


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ASD NETTUNO - PALMI

’ASD Nettuno Palmi si conferma, anche L per la stagione agonistica 2011/12, tra le società master della Federazione Italiana

Nuoto più forti della Calabria, afferrando, per il terzo anno consecutivo, il podio al campionato regionale masters indoor che si è svolto la scorsa domenica nella piscina comunale di Lamezia Terme e al quale hanno partecipato oltre 100 atleti provenienti da società sia calabresi sia della vicina Sicilia. Il titolo 2012 è andato alla Lacinia nuoto di Crotone, a seguire il gruppo polisportivo di Catanzaro e a completare il podio la società della piana guidata dal tecnico Rocco Sirio. Tutti gli atleti convocati (Angalò Roberta, Caccamo Antonio, Carbone Antonella, Cosimo Gaetano, Ferraro Massimo, Isola Massimiliano, Monterosso Raffaele, Munafò Luca, Napolitano Giovanni, Nastri Maria Stella, Noto Antonino, Oliveri Domenico, Pagliaroli Giancarlo, Pentimalli Cesare, Posterino Domenico, Puglionisi Giuseppe, Rizzitano Filippo, Sirio Rocco, Varone Giuseppe e Vitale Francesco) si sono ben comportati nel corso della manifestazione conquistando un ricco bottino di medaglie: 7 d’oro, 9 d’argento e 11 di bronzo. Va evidenziata la prestazione di Varone Giuseppe nei 100 stile libero M35 che con il tempo di 1’10”25 migliora di oltre cinque secondi il suo primato personale nella distanza stabilito lo scorso anno a Palermo. I suoi tempi rispecchiano quelli di un’agonista, e il suo è un messaggio per tutti quegli atleti che come lui, hanno intrapreso questo sport, l’impegno e la costanza sono un’ottima connessione per ottenere

ciò ke si vuole. Il suo risultato è ancora più importante se si considera che tutti gli atleti della squadra praticano il nuoto a livello amatoriale. Il presidente della Società, dott. ssa Brunella Crucitti, raggiunta nel corso del campionato ha esternato la sua soddisfazione per il risultato raggiunto dalla squadra master e, pochi minuti prima, dalla squadra

agonistica dei più piccoli, allenati dal tecnico Ivo Ottolenghi, la quale ha conquistato il gradino più alto del podio ai campionati regionali organizzati dalla Lega Nuoto UISP. il presidente coglie l’occasione per manifestare la sua più grande stima a tutta la squadra degli agonisti e dei master che continuano a portare alto il nome della Nettuno.

A.s.D. RUNNING PALMI: IL SOGNO ROMA-OSTIA

di Silvio Runci ncora una volta gli amici ed atleti della A ASD “Running Palmi” si sono fatti valere in una delle mezze maratone più importan-

ti e partecipate del mondo, la 21 km della “Roma – Ostia”. La gara del 26 febbraio scorso, però, non è stata affatto una passeggiata verso il mare di Ostia.

Il percorso, infatti, per buona parte un rettilineo lungo la c.d. “via del mare”, si è dimostrato piuttosto impegnativo a causa delle variazioni altimetriche incontrate dagli atleti, in particolare, per circa i due km della famosa “Collina del Camping”sempre in progressiva salita. Con i migliori auspici, comunque, sotto il cielo coperto di Roma ed una temperatura di 10C°, i nostri atleti sono partiti dal quartiere Eur, vicino al famoso laghetto in cui si riflette

il palazzone dell’ENI con il suo “cane a sei zampe”. Poi, solo gambe, sudore e nella mente il mantra “non mollare!”, tra la magniloquente architettura dei palazzi e delle piazze dell’Eur, progetto del discusso genio di Marcello Piacentini, lo stesso, per intenderci, che progettò il museo di Reggio Calabria. Finalmente, l’arrivo ad Ostia con una temperatura di 16 C° ed un fastidioso vento di ponente tipico del litorale laziale. Per fortuna, a rinfrancare gli atleti palmesi ci hanno pensato i buoni piazzamenti ottenuti per categoria e i buoni tempi personali, il primo della squadra è stato Antonio Caravelli con un tempo di 1.29.29 migliorando il suo personale di ben 2 minuti,secondo Nino Fameli con 1.31.45, terzo Peppe Tegano con 1.33.49,quarto Peppe Isola 1.38.01,quinto Mimmo Solano con 1.38.32. sesto Rocco Isola con 1.40.21. Una particolare nota di merito va riconosciuta ai nuovi arrivati,Enzo Scarcella settimo dei palmesi con 1.42.11,Carmelo Fiorillo ottavo con 1.44.51,nono il veterano Nino Melissari con 1.45, decimo l’altra “new entry” Carmelo Surace con 1.49.13. Undicesimo il Vice Presidente della A.s.d. Running Palmi Alessandro Fazzalari con un tempo di 1.54..58 e dulcis in fundo il nostro amatissimo Eugenio Riggitano con il tempo di 2.26.12. Ancora una volta gl’atleti palmesi tutti partiti tutti arrivati con dignità agonistica e spirito spartano fino alla fine nella più ambita mezza maratona d’Italia. I “RAGAZZI” sono già pronti per partecipare ad una nuova e importantissima competizione “STRASALERNO HALF MARATHON” relativa al campionato italiano a squadre,dove,saranno presenti atleti della migliori squadre d’Italia di assoluto valore agonistico.


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“Cu Valcareggi na vinci e na pareggi”

C.G. Jossa - anno 1974 - In piedi: Caristi R. (All), Fortugno C., Albergati P., Zoccali A., Albergati D., Surace S. Accosciati: Schipilliti R., Iaria E., Impiombato V., Fortugno D., De Francia E., Dagostino R., Fortugno B.

di Rocco Cadile almi e i suoi rioni. La C.G. P Iossa è stata la prima grande intuizione di alcuni amici, con la

passione del calcio che, dettero vita, negli anni settanta, al primo comprensorio sportivo, formato da tre rioni e cioè: Case Nuove (vicino l’ospedale), Galips (Pille) e Iossa (Ajossa). La società C.G.Iossa che stava a indicare appunto i tre quartieri, altro non era che un semplice gruppo di amici che, inizialmente, alla sua costituzione, prendeva parte ai tornei rionali, partite amichevoli, fino a quando non decisero di iscrivere la squadra al campionato di terza categoria, desiderosi di mettersi in gioco a favore dei giovani. Questo gruppo di amici, con a capo il vulcanico e bonario Presidente Rocco Gallico, persona cortese che, aveva un amore viscerale per il calcio, insieme con altri dirigenti, erano diventati il richiamo dei “calciofili” palmesi, ed ogni volta che giocavano, per il loro modo gioioso e goliardico di interpretare la partita (succedeva sempre qualcosa di simpatico), ma allo stesso tempo pieno di sorprendente entusiasmo, riuscivano a portare al seguito tanti sostenitori che, curiosi, as-

sistevano alle loro performance. Così, come simpatico è stato un episodio verificatosi in occasione di un incontro con il Drosi, quando Saverio Angì convinse l’Arbitro a svestirsi della sua divisa facendogli indossare quella della Jossa per fare l’undicesimo uomo in campo, in quanto la sua squadra era rimasta rimaneggiata. Lo scopo della società era quello di creare un momento di aggregazione per la crescita del territorio, attraverso un sano agonismo, lasciando spazio al divertimento e all’amicizia. Erano tempi “eroici” in cui i ragazzi si sentivano i protagonisti assoluti, scoprendo il gusto delle sfide di quartiere, nelle quali i sentimenti di appartenenza a una determinata zona del paese, si esprimevano attraverso le partite di calcio, tra le poche opportunità, a quei tempi, per socializzare. La rivalità e il sapore della sfida si fondevano al piacere di stare assieme. Chi non ricorda quel torneo rionale, organizzato dalla Società Operaia di Palmi, vinto dalla Iossa, squadra non considerata tra le favorite, dopo un avvincente finale con la più quotata Croce Rossa dei vari Latella, Naso, Galletta, Surace, ragazzi che poi giocarono nella Palmese. Quella vittoria suscitò molto en-

tusiasmo, tanto che si organizzarono cene rimaste storiche per i suoi risvolti. Numerosi sono stati i ragazzi che hanno indossato la mitica divisa della C.G.Iossa: Albergati Mimmo e Pino, Natoli A. e M., Iaria E, Gallico M., Pirrottina E., Arduca V, Arena C., Saffioti F. e V detti Bacchetta, Arena N. e M., Viola M. e R., Bagalà P., Zoccali N. e S., D’Agostino R., Florio N., Benigni A., Nunnari F., Principato B., Fortugno C., Aliberti P., Fortugno D., Schipilliti R., Saffioti N., Randazzo A. e P., Angì S., Impiombato V. e molti altri. Ma la differenza in seno al gruppo la faceva il tecnico della squadra, il leggendario Rosario Caristi, persona singolare amata da tutti. Riusciva, a trasmettere all’ambiente fervore sportivo, attraverso i suoi modi che, lasciavano trapelare grande competenza calcistica, tanto da guadagnarsi il soprannome di Valcareggi, noto allenatore della Nazionale di Calcio. Rosario era un “ingranaggio” insostituibile che funzionava a meraviglia in una “macchina” costruita per produrre divertimento e associazionismo. I ragazzi lo rispettavano e lui non conteneva l’emozione ogni qualvolta gli regalavano momenti esaltanti. Storiche sono rimaste le sue asserzioni calcistiche negli spo-

gliatoi per preparare le partite: “Ragazzi, oggi i nostri difensori e i centrocampisti possono fare a meno di entrare in campo. Siccome la difesa ospite è molto lenta, ci giochiamo la partita solo con gli attaccanti che, devono sacrificarsi molto, “penetrando a sorpresa da dietro” gli avversari per arrivare alla conclusione”. Oppure: “Devi tenere stretto l’avversario, se va al bagno lo devi seguire”. O ancora, per giustificare l’esclusione di Enrichetto Iaria, dalla competizione di quel giorno disse: “Oggi Enrichetto non giocherà perché ieri sera l’ho visto con una ragazza che non conoscevo”. O quando, a sorpresa, spostò Mimmo Albergati, il suo giocatore più rappresentativo e duttile, dal ruolo abituale di centravanti a portiere. Rosario era questo, una persona genuina e imprevedibile che, svolgeva con entusiasmo il suo compito, al punto da essere accettato amorevolmente dai suoi ragazzi e dai sostenitori che, non disdegnavano mai nelle occasioni sportive di parafrasare agli avversari, “cu Valcareggi na vinci e na pareggi”. Tanta era la stima nei suoi confronti. La C.G.Iossa, per varie vicissitudini, concluse il suo percorso nel 1980, ponendo fine ad una favola durata dieci anni.


38 di Cristoforo Bovi ualche numero fa, esattaQ mente nel Dicembre 2010, comunicai con gioia immensa, la

vittoria per i Bunarma del prestigioso premio “Edison Change the music 2010”, che consisteva nella produzione e successiva diffusione nei principali circuiti nazionali (la Feltrinelli, Fnac, Amazon, ITunes), di un nuovo lavoro discografico. Le loro fatiche, si concretizzano oggi, nel quarto album dal titolo “Rrichiamu”, in uscita il 6 marzo 2012. Il lavoro, si distingue dai precedenti, ricorda i concetti del loro primo album, espressi oggi con una maturità artistica di livello elevato. Ho avuto il privilegio di ascoltare in anteprima il materiale, grazie alla cortesia di Asia, Meki Sasà e Saverio, con i quali ho trascorso un intenso pomeriggio ascoltando ripetutamente ogni singola traccia, commentandone i pregi e le varie vicissitudini che ci sono state per portarlo a termine. Lo scambio di informazioni, avvenuto degustando dell’ottimo vino di Pellaro, supportato da biscotti di grano e cubotti di caciocavallo Silano, ha spontaneamente generato alcuni quesiti, che meglio spiegano come sono arrivati al prodotto finito e qual è il messaggio che con questa opera intendono lasciare. Sasà, Rrìchiàmu è la ricerca della ns. verità storica? Il titolo Rrichiamu dato a quest’album, ha per noi un valore assoluto in quanto fortemente voluto per i molteplici significati che sono intrinseci ed univoci. Il testo del brano che ha dato il titolo all’album, è un testo che sintetizza secoli di storia della nostra terra che qualcuno ha tentato e ancora oggi tenta di cancellare divulgandone solo il male che è comunque figlio soprattutto di quel 1860,data fatidica per l’interruzione di una storia gloriosa seppur con i problemi che ogni nazione, ogni regno, ogni repubblica ha. Del resto non mi sembra che dopo le cose siano andate meglio, anzi! E’ la Calabria stessa a richiamare i suoi figli costretti ad emigrare in seguito al genocidio risorgimentale sapientemente insabbiato da storici prezzolati filo piemontesi o massonici, se preferite, che hanno ridotto il Regno delle due Sicilie in un’Italia di serie B. Rammento che il fenomeno emigrazione era del tutto sconosciuto al sud mentre era già la norma al nord Italia. Ci teniamo a precisare che non siamo secessionisti né, tantomeno, guerrafondai ma cantiamo e suoniamo per commemorare e omaggiare i nostri avi che hanno dovuto sottostare all’imposizione di una falsa liberazione ancora oggi scritta in libri di storia di dubbia moralità. Per riavere la nostra storia “Reale” indietro, dato fondamentale se si vuole

pensare ad un’ unità vera e non ad un’unità fatta di colonizzatori che nell’immaginario collettivo rappresentano il bene e colonizzati con la forza e la violenza, che addirittura ne rappresentano il male : considerazioni che da 150 anni offendono la nostra identità e dignità. Un altro aspetto è anche il richiamo alle tradizioni culturali di ogni genere, non di certo per eludere potenziali progressi tecnologici e culturali, ma per far sì che forti di una cultura con influenze disparate a partire da quelle elleniche/romaniche fino ad arrivare ai Borbone, si possa solo ambire al meglio. Fondendo il vecchio con il nuovo, consapevoli di “ESSERE” e non di “SUBIRE” un qualcosa che non ci appartiene o che ci appartiene solo in minima parte. Nel disco ci sono varie allusioni alle imposizioni post-risorgimento si veda, non ultima, l’allusione all’esegesi di un inno nazionale che prevede nel testo un “Fratelli d’Italia”che, vi assicuro nel nostro caso, potrebbe essere tranquillamente considerato offensivo o meglio privo di tatto(se vogliamo essere più eleganti). Ma i Bunarma oltre all’attenzione per eventi storici e leggendari ovviamente sono anche sensibili ad eventi attuali neri e rosa. Si interesano anche di situazioni più leggere ma non meno importanti come le storie di vita quotidiana dei contadini o dei pastori o semplicemente all’amore inteso come ode alle bellezze della nostra terra e della nostra gente. In sostanza, quello che vorremmo che passasse a chi vorrà ascoltare questo nuovo album è un messaggio ed un invito alla riflessione in alcuni casi, ed una serena contemplazione in altri. Non abbiamo velleità da guru,ma siamo semplicemente legati alle nostre origini con orgoglio e fierezza. Saverio, si nota, all’ascolto, una ricerca musicale molto attenta alle ns. tradizioni; è stato complesso adattare le vostre musiche dovendo adoperare strumenti molto antichi, come la lira e la zampogna? Rrichiamu è l’ispirazione che nasce dopo un periodo di riflessione su studi musicali mossi dall’esigenza di scoprire le origini di un popolo al quale apparteniamo e, di conseguenza, le influenze di tutte quelle altre civiltà che, nel bene e nel male, hanno lasciato una traccia nella cultura musicale della nostra terra.La lira calabra (identica a strumenti analoghi presenti in altre aree dell’antico Impero Bizantino) e la zampogna a chiave delle Serre non sono gli unici strumenti caratterizzanti;la ciaramella,i fischiotti di canna, la chitarra battente, il bouzouki greco,l’oud (liuto suonato in tutto il mondo arabo-islamico), la darabouka (strumento a percussione utilizzato tradizionalmente in Nord Africa, Medio Oriente e Asia centrale), il djembè (originario dell’Africa Occidentale) e ancora, il tamburello e la tammorra (strumento principe della

tradizione campana). Il tutto è sostenuto da una solida base in cui gli strumenti moderni (batteria, basso elettrico, sintetizzatori vintage e chitarre elettriche), trovano la loro giusta collocazione. Un brano può nascere da una cellula melodica,da un frammento di verso poetico, da una semplice parola del nostro “musicalissimo” dialetto e poi si sviluppa modellandosi sulle voci, proprio come farebbe un sarto confezionando un abito. La fase dell’arrangiamento è quella dei colori, delle essenze, in cui si fondono il profumo del mare con l’odore della terra, l’antico con il moderno, l’Oriente con l’Occidente. La “nota” interessante di questo arcano momento, è che gli strumenti antichi e moderni fungono da “vassoio” al testo melodico composto, e dunque, mediante l’uso di particolari accordature e tecniche esecutive,si adattano al canto. Il processo quindi è inverso, affascinante e premuroso nel custodire, comunque, la naturalezza dei suoni antichi. Meki, tecnicamente, come è stato possibile fissare con le moderne tecniche un lavoro così complesso? Una band come la nostra, esce fuori dai canoni tecnici di una band comune. Lavorare in un disco con molti strumenti richiede un grosso impegno e tanto tempo. Il lavoro è stato svolto interamente allo Spain Audio di Molochio (RC) insieme ad Alessandro Luvarà tra Luglio e Settembre 2011. Siamo entrati in studio con le idee chiare quindi tutto è stato più semplice ma, in fase di registrazione, ci siamo fatti trasportare dal feeling del momento e qualche “take” ha dato spunto a nuove idee. Come è solito fare,siamo partiti con le registrazioni di batteria e basso poi, a seguire, chitarre, percussioni, bouzouki, oud, fisarmoniche, zampogne ecc ecc. In registrazione abbiamo lavorato molto sul tipo di strumento e sulla scelta di microfoni e preamplificatori per ottenere fin da subito il suono che avevamo in mente, cercando di non snaturarlo alla fonte. L’intero lavoro è stato registrato e mixato su Pro Tools. Una delle fasi più divertenti è stata quella delle registrazioni ambientali: riprendere con il mio registratore portatile il mercato del pesce ti fa capire quanto di musicale c’è nelle nostre tradizioni “buona alla prima”. Asia, è  inevitabile chiedere proprio a te cosa significhi nel contesto di Rrichiamu cantare con un’intensità così’ travolgente un testo come quello di “Fimmana”, a mio avviso autentica perla dell’album? Rrichiamu”racchiude l’essenza dell’arte dei Bunarma, che non è fatta di sola musica, ma è soprattutto frutto del vivere quotidianamente ogni singolo respiro dell’anima di questa terra, un respiro che nel presente porta

inevitabilmente con sé il ricordo di un antico e lontano vissuto: dai miti alle leggende, dalle tradizioni alla storia di un intero popolo, fino ai semplici racconti di vita… storie di uomini, ma anche storie di donne. Donne che, pur rimanendo ancorate alla solidità dei valori della famiglia, pur continuando ad amare incondizionatamente il loro uomo, pur rimanendo madri premurose e dolci compagne di vita, ad un tratto alzano il capo e con grande fermezza si liberano da quell’ essere appendice dell’uomo, impadronendosi finalmente del loro destino e riconquistando quella femminilità tutta mentale che le contraddistingue e che è stata sempre loro negata. Ed è proprio per questo che “Fimmana” per me rappresenta l’urlo spezzato di tutte quelle voci che invece non ce l’hanno fatta a liberarsi, l’urlo di tante donne calabresi che sono rimaste vittime del silenzio, della paura e della mancanza dell’educazione


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al coraggio. Così, mi lascio trasportare dalla melodia di una chitarra che aderisce perfettamente all’intensità della mia emozione e crea la magia di un canto che prima si fa dolce, lenisce e placa gli animi sofferti, incanta e rapisce i cuori; poi, diventa un urlo impetuoso che scuote e risveglia lo spirito di rivincita, che incalza e accende la voglia di riscattarsi. La stessa identica voglia di riscatto che appartiene alla nostra Donna, alla nostra Madre, alla nostra Calabria. Oltre ai già consolidati collaboratori abituali, Nino Palermo, Rocco Cannizzaro e Bruno Pugliese, i Bunarma ospitano Josete Ordoñez, chitarrista spagnolo -sublime la sua interpretazione nel brano “Fimmana”-, Angelo Pisani (zampogna a chiave e fischietto di canna), Ziad Trabelsi (voce e oud marocchino), Federica Santoro (lira calabrese) e Otello Profazio, voce narrante nel brano “Jus primae noctis”.

La presentazione ufficiale, sarà il 23 aprile prossimo a Milano, presso la Salumeria della musica, dove eseguiranno 8 brani (dal vivo) all’interno della trasmissione “Rock files live” prestigioso programma che in passato ha ospitato Keith Emerson, Eugenio Finardi, Alberto Fortis, Bugo. A seguire, tour promozionale che toccherà prevalentemente Calabria e Sicilia, ma con interessanti “fuori porta “in altre regioni italiane. Vi invito ad un ascolto attento (…dopo l’acquisto!!!), facendo attenzione ai testi soprattutto quelli in calabrese, vere e proprie poesie di intensità estrema (grande Carmelo). Per quanto riguarda musiche ed arrangiamenti, nessuno dalle nostre parti al momento è in grado di fare meglio di loro; che ciò sia da stimolo a coloro che intendono fare questo mestiere, seriamente. Grazie ragazzi, la vostra musica crea benessere.

www.bunarma.it


NUMERO 27 - MARZO 2012 -  

NUMERO 27 - MARZO 2012 -