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IN FOR MA ZION E

Anno II - Nr. 20 - Agosto 2011

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F R EE PR ESS - F R EE PR ESS - F R EE PR ESS

Foto Caruso

F RE E P R E S S - F RE E P RE S S - FRE E P RE S S

D I C U LTU R A

Un nobile avanzo, rigenerato da un atto d’amore, su cui aleggia lo spirito degli avi ” “

EDITORIALE Paolo Ventrice a lettera pubblicata a paL gina 8 ha stimolato in me un pensiero fisso: al di là delle

pur sempre importanti motivazioni strettamente personali che spingono ognuno di noi ad essere scontento e deluso dalla vita nella nostra città, ne esistono altre, di natura più complessa che riguardano aspetti, socialmente, fondamentali. Mi riferisco a quelli concernenti la crescita e il futuro, più volte sottolineati dal cordiale lettore e che, purtroppo, sono legati, inesorabilmente, a scelte, troppo spesso, fatte senza la giusta analisi delle conseguenze che sarebbero scaturite. I Palmesi, hanno ereditato, dal passato, una città che non vede sbocchi e non riescono a trovare una via di fuga; non vi riescono i “grandi”, figuriamoci che tragedia per i giovani! E allora, mettiamoci in moto! Poche domande e (speriamo) mille risposte per un piccolo decalogo, fatto da tutti e con tutti.

Alberto Calogero . Qual è l’alternativa alla Palmi di oggi? . Quali sono le cinque priorità che potrebbero portare benefici concreti al futuro di questa città? . Come aiutare il rilancio economico-commerciale, partendo da piccole cose ma inserite in un progetto ampio e comune? . Quanto hanno inciso le scelte del passato (anche remoto) sullo stato attuale e quanto la crisi economica? . Quali sono gli aspetti sociali in più evidente difficoltà? La redazione di Madreterra si aspetta dai palmesi un fiume di risposte costruttive (da inviare a redazione@madreterranews.it e lettori@madreterranews.it) e mette a disposizione della città il giornale, raccogliendo, analizzando e riassumendo tutte le risposte, creando un elenco al quale, chiunque, si potrà appoggiare per costruire un programma adeguato a quelle che sono le primarie esigenze della città. Lo sviluppo del futuro passa dalle idee di tanti e non dalle prerogative di pochi!

La città è dei ragazzi

Pagg. 10,11,12,13

NICOLA PIZI

di Giuseppe Cricrì

Pag. 26


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HANNO CONTRIBUITO...

Maurizio Carnevali

Michele Magnifico e Fabio Belloni

SEMPLICEMENTE

GRAZIE!

Achille Cofano

Rocco Schipilliti

ALOI ROCCO ALONGI ROCCO ANDRONE ATTILIO ANEDDA VANESSA ANGALO’ ROBERTA ANGI’ CETTINA ARCURI ANTONELLO ARCURI LELLO ARCURI LORENZO ARCURI ROSARIA ARCURI SANTO ARENA PASQUALE AUDDINO VINCENZO AUGIMERI GUIDO BAGALA’ DOMENICA BAGALA’ EMILIO BALZAMA’ CONCETTA BARBERA CARMELA BARBERA MARIA BARONE FRANCESCO BARONE GIOVANNI BELLAFIORE PAOLA MARIA

BELLONI FABIO BIAMONTE DOMENICO BOMBARDIERE VINCENZO BONACCORSO ANGELA BONASERA ANTONIO BORGESE TERESA BOVI CRISTOFORO BRANDO GIUSEPPE CAJAZZO MASSIMILIANO CALABRO’ ANTONIO CALABRO’ GIUSEPPE CALABRO’ ROSARIO CALOGERO ALBERTO CALOGERO SALVATORE CAMBARERI CARMELO CAMERA ANTONIO CAMERA FRANCESCO CAMPAGNA GIUSEPPE CANNISTRA’ ANTONIO CANNISTRA’ MIMMO CANNIZZARO ALBINO CARATOZZOLO DOMENICO

Imprese ED ASSOCIAZIONI “ARABA FENICE “ PALMI “ARCURI” - ARREDAMENTI “COMPROORO” DI ROCCO ISOLA “FONTANA PASQUALE”-IMPRESA IDRAULICA “I CANALI DEL GUSTO” -RISTORANTE “IANNELLI GIUSEPPE”-IMPRESA EDILE “IMPRESA EDILE” CILONA GIUSEPPE “MAMALU’” --ROSTICCERIA-PIZZERIA “SCHIPILLITI VINCENZO E FIGLIO”- IMPRESA EDILE “SIMONETTA VINCENZO”- IMPRESA EDILE “TECNOVIDEO” FRATELLI LAGANA’ “TEMPTATION GROUP SRL” “TG FASHION SRL” “YO KING” - YOGURTERIA-CREPERIA “ARTE MARMO” DI CALABRO’ ROSARIO “DE NICOLA” AGENZIA VIAGGI “EDIL DECORO” DI FORTUGNO E SAFFIOTI “HOME DESIGNER” DI GIUSEPPE MAGAZZU’ AGO SRL -TELEFONIA -INFORMATICA ASSOCIAZIONE SPORTIVA FISIOFIT BAR-PASTICCERIA “SOL LEVANTE” C. G. I. L. --GIOIA TAURO CAF “CONF LAVORATORI” SRL PALMI CATTOLICA ASSICURAZIONI -PALMI CIRCOLO CACCIATORI- PALMI CRUCITTI GROUP “EDILIZIA-CALCESTRUZZI” DITTA ZAGARI-LONGO-IMPIANTI ELETTRICI---EDIL CASA DI ROSATO ELEONORA IMPRESA EDILE - PALMI FAZIO “COLORI” FRATELLI LAGANA’ GARGANO ERNESTO E PASCALE HOTEL GARDEN LEONARDO SRL-GIOIA TAURO LICEO ARTISTICO “M. GUERRISI” - PALMI MELFER SRL MORABITO VINCENZO “TRASPORTI” P.L MURATORE SAS EDILIZIA LEGNAMI VERNICI-PALMI PANIFICIO “MATTEO BARBERA” PARDEO FRANCESCO-IMPRESA EDILE - PALMI PATRONATO ENCAL-CISAL -PALMI RADI SRL SAFFIOTI INFORMATICA SRL SMART INFISSI SOCIETA’ OPERAIA DI M. S. -PALMI CARIDDI GIUSEPPINA CARMELITANO MATTEO CARNEVALE ANDREA CARNEVALI MAURIZIO CARPANO ANTONINO CARROZZA DOMENICO CATALANO MARIA ROSARIA CATALANO RACHELE CELI ANNA CERBINO SIGFRIDO CHOTEAU PASCALE CIAPPINA CARMELO CIAPPINA FRANCESCO CIAPPINA SOFIA CICCONE CARMELO CILONA PINO CILONA ROCCO CIPRI LILIANA CIPRI LUIGI CIPRI ROCCO COFANO ACHILLE COGLIANDRO CARMINE COLLURA FRANCESCO COSENTINO RITA COSENZA PASQUALE COSTA CONCETTA MARIA COSTA GIOVANNI CREA SAVERIO CRICRI’ GIUSEPPE CUCINOTTA VINCENZO D’AGOSTINO FRANCESCO DAVI’ GIUSEPPE DE FRANCIA SALVATORE DE FRANCIA VINCENZO D’ELIA ENZO FARINA MAURIZIO FEBBO VERONICA FEBBO VIVIANA FEDELE GIOVANNI FILIPPONE ROBERTO FONDACARO PASQUALE FONTANA PASQUALE FORTUGNO GAETANO FORTUGNO SANTO FRANCICA ANTONIO FRANCICA VINCENZO FRANCONIERI PASQUALE FRISINA DOMENICO FRISINA MARIANTONIETTA FRISINA PASQUALE GAGLIARDO DANIELE GALIBERTI SARA GALLETTA GUIDO GARGANO ERNESTO GAUDIO ALDO GAUDIO ENNIO GAUDIO LUCIANO GAUDIO SERGIO GENTILE FRANCESCO GENTILUOMO MATTEO GRASSO DAVIDE E MARCO HYERACE FRANCA IARIA ROSETTA IMPIOMBATO MANUELA INFANTINO ENZO ISOLA GIUSEPPE LEONARDIS SANTINA LIROSI ALFONSO LOIERCIO GIUSEPPE LOIERCIO TERESA LONGO ROBERTO LOPREVITE TERESA MAGAZZU’ ANTONINO MAGAZZU’ GIUSEPPE MAISANO DOMENICO MALGERI ANTONIO MANAGO’ VINCENZO MANFREDI ROSALIA MASSEO FRANCESCA MATARESE GIOVANNI MATINA FRANCO MAURO SILVANA MELARA ANTONINO MELINI CARLOTTA MELINI CHIARA MARIA MELINI MARIA PIA MELISSARI FRANCESCO MERCURI FRANCESCA MERCURI FRANCESCO MILITANO CONCETTA MILITANO FRANCESCO MISALE CARMELO MONTELEONE SILVANA MURATORE NUCCIO MUSCARI GAETANO NAPOLI ALESSANDRA

NASTRI CARMINE NATALE MARINA NAVA ANTONIO NOTO VINCENZO OLIVA CARLO ORLANDO FRANCO ORLANDO SALVATORE ORLANDO TONINO ORTUSO GIOVANNA ORTUSO NUCCIA ORTUSO ROCCO ORTUSO ROSARIO PARDEO FRANCO PARDEO GAETANO PARISI ANTONINO PARISI ENZO PARRELLO CANDELORO PARRELLO PINO PARRELLO ROCCO PARRELLO ROSA PASQUALINO FELICE PELLEGRINO ANTONINO PETITTO ANTONIO PETITTO PINA PETITTO ROSA PETITTO SAVERIO PICCOLO GIOVANNI PIPINO ROBERTO PORCINO NINO POZZOLINI WALTER PREVITERA MARIANNA PUGLIESE FRIGHI PUTRINO DOMENICO RANDAZZO ANTONIO RASO FERDINANDO RASO FERDINANZO REALE CLAUDIO REPACI ADOLFO REPACI GIANNI REPACI GIOVANNI RIGANATI SAVERIO RIGITANO EUGENIO RIOTTO MARCO RIZZITANO CARMINE RIZZITANO ROBERTO ROBERTO SIMONE ROMEO CARMELO ROMEO ROBERTO ROMOLA ENZA SAFFIOTI ENZO SAFFIOTI ETTORE SAFFIOTI SAVERIO SAFFIOTI VINCENZO SALERNO CARMELO SALVO CICCIO SANTOVITO ENZINO SCARCELLA ANTONINO SCARCELLA MONIA SCHIPILLITI ANTONIO SCHIPILLITI ROCCO SEMINARA DOMENICO SEMINARA EUGENIO SEMINARA GIANNI E LILLA SEMINARA GIROLAMO SOLANO VINCENZO SPERANZA PASQUALE SPRIZZI MARIO SPRIZZI PASQUALE SURACE ENZINO SURACE ROCCO SURACE VINCENZO SURIANO ANNA TEDESCO CHRISTIAN TEDESCO VINCENZO TOSCANO GIUSEPPE TRAMONTANA NUCCIO TRENTINELLA LIDIA TRIMBOLI ROCCO TRIPODI ANTONINO TRIPODI PINO VADALA’ BRUNO VENTRA GAETANO VENTRICE ALBERTO VENTRICE LOREDANA VENTRICE PAOLO VIGNA RENATO VIOLA ROCCO ZAGARI COSIMO ZAGARI PAOLO ZAPPATORE NICOLA ZAVAGLIA SIMONE ZEMA MIMMO ZIRINO CARMELO ZIRINO PASQUALE ZOCCALI DOMENICO


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Palmi La Redazione ll’appuntamento del 12 A Agosto alle ore 21.30, in Piazza Lo Sardo, uno tra gli angoli

più antichi e suggestivi della città di Palmi, abbiamo potuto assistere, tutti insieme, all’inaugurazione delle “Fontane dei Canali”, ripresentate ai palmesi, in una veste impreziosita e del tutto rinfrescata col bronzo, col marmo e con l’arte, con la passione e con l’amore; una struttura lungamente trascurata e da tempo dimenticata e degradata. È stato un onore ed un privilegio per i componenti della Associazione Prometeus, poter offrire, per l’occasione, una memorabile serata a tutti i cittadini di Palmi; è stato un onore ed un privilegio poter restituire questa antica fontana alla collettività palmese, lo stesso amore e la stessa passione che anche il mitico Prometeo avrà nutrito, per il genere umano, al quale donò il fuoco, dopo averlo rubato agli dei, secondo quanto ci narra il mito. Un ulteriore segnale di attenzione alla cultura ed al territorio, da parte di tutti quei cittadini ed “innamorati” di Palmi che hanno contribuito a vario titolo nella raccolta dei fondi e nella fattiva realizzazione dei lavori di restauro ed arricchimento architettonico. In presenza dei Carabinieri ed alla Polizia Locale in alta Uniforme, molti cittadini dicevamo, ma anche molti imprenditori e maestranze (60 circa) che hanno prestato il loro servigi al fine di rendere possibile l’opera. Il presidente dell’Associazione Prometeus, dr Saverio Petitto, ha sentito il dovere di ringraziare, nel suo meticoloso intervento, tutti coloro i quali hanno contribuito alla realizzazione del progetto, illustrando le singole fasi esecutive di restauro e le ricercate note artistiche aggiunte. Anche gli artisti Maurizio Carnevali, Achille Cofano e Fabio Belloni, hanno prestato il loro impegno ed il loro estro, realizzando le immagini bronzee che narrano scene cittadine d’altri tempi ed attività contadine, a testimoniare l’importanza della piazza quale crocevia dei mestieri ed dell’operosità, sempre presente nel popolo palmese. Al taglio del nastro i protagonisti del passato: i più anziani artigiani, contadini ed imprenditori (Caristi Giovanni, Carrozza Domenico, Guerrera Vincenzo, Misale Santo, Randazzo Serafina, Solano Antonio e Surace Gaetano) a rappresentanza di tutti coloro che nel tempo hanno potuto ristorarsi con la fresca acqua delle fonti OLMO E VITICA, da cui proveniva direttamente l’acqua incanalata per le fontane. Ad arricchire la serata, ancora due momenti legati all’arte della danza e della musica. Il primo con la rappresentazione del mito di Prometeo, curato dall’Associazione “Ritmica Kolbe” e l’altra musicale offerta dall’Accademia “Amadeus”.

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Prometeus restituisce alla città di Palmi una rinnovata “Fontana dei Canali”. Committente -Ass. PROMETEUS

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Architetto -Rocco Schipilliti Scultori - Maurizio Carnevali (A-C) - Achille Cofano (B-D) - Fabio Belloni (E-F) Finanziamento dell’opera: Contributo “5 per 1000” destinato all’Associazione Prometeus per l’anno 2008 (€ 10.492,48); Contributi volontari dei cittadini e sponsor (€ 20.507,00) Forniture e prestazioni gratuite delle maestranze; La riproduzione delle iscrizioni “Olmo” e “Vitica”, è stata realizzata da Albino Cannizzaro e Carmelo Cambareri Le opere in Bronzo sono state realizzate presso la fonderia del Prof. Michele Magnifico di Modugno -BA-.


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opo l’intervento del preD sidente dell’associazione Prometeus, dott. Saverio Petit-

Momenti della serata - Foto di Mimmo Zoccali

to, che ha illustrato il progetto di recupero della fontana, ringraziando tutti coloro che ne hanno reso possibile la realizzazione, una rappresentazione del mito di Prometeo – protagonista principale la brava Angela Bonaccorso - a cura della scuola di danza Kolbe diretta dalla professoressa Luciana Cipri, ha preceduto Il momento più suggestivo della serata che ha visto in primo piano alcuni dei più anziani artigiani ed agricoltori palmesi. Sono stati, infatti, solo questi ultimi, in quanto chiamati a rappresentare l’anima più sana e genuina del paese, coerentemente con gli ideali che animano ogni intervento dell’associazione, ad inaugurare la nuova opera. Nella stessa piazza Lo Sardo, la manifestazione in ricordo del compianto prof. Mario Bagalà, organizzata e diretta dall’accademia musicale Amadeus, ha concluso la serata, allietando il numeroso pubblico presente con musiche e canti magistralmente interpretati da Salvatore Colosi e le figlie Giada e Clara.


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Un sincero ringraziamento all’Associazione Prometeus ed all’Associazione Amadeus per la posa della splendida scultura creata dall’artista Achille Cofano in memoria di mio padre. E’ questo il giusto modo per ricordare Mario Bagalà, uomo intelligente, geniale, allegro, spiritoso e voce genuina dell’animo popolare palmese, capace di coniugare felicemente la semplicità della musica popolare con la raffinatezza dei testi. Achille Cofano ha coniato bene il ricordo del poeta, il campanaro della Varia, con quel suo indimenticabile sguardo pensieroso, sotto il suo cappellino, sempre pronto a sussurrare battute e scrivere nenie e canzoni per la sua amata Palmi e per la gente del popolo ed i tanti migranti calabresi. Grazie di cuore e che questo ricordo sia sempre vivo. Domenica Bagalà Opera realizzata da:

“Fonderia d’Arte Perseo” di Daniele Pellegrino - Squinzano (LE) Foto Mimmo Zoccali

Mario c’era

Targa bronzea per ricordare l’uomo e l’artista Era li tra noi il professore Mario Bagalà, in questo 16 agosto, ne siamo certi, era lì celato, etereo, evanescente ma presente. E’ stata una celebrazione sui generis, quella di stamani, come Lui avrebbe preferito, nel giorno e nell’ora a Lui tanto cara, quella in cui, negli anni della Varia, u Ccippu da quel sito parte per raggiungere l’Arangiara. Oggi però la sua campana non squillava, si stagliava invece, ben ancorata nel bronzo della elegante, sobria targa, creata dallo scultore Achille Cofano, realizzata a cura delle associazioni Prometeus ed Amadeus, promotrici dell’omaggio all’uomo, al poeta, al cantore, al personaggio, arguto e irriverente, autentico e trasgressivo, estroso e geniale. Siamo certi che Mario avrà gradito la cerimonia, semplice ma efficace, confortata dalla presenza di Giganti, cavalluccio, Palio e tamburi. Alle ore 10 in punto, nel momento della scopertura del bronzo, celato dal drappo cremisi con l’effige della municipalità, un piccolo soffio di brezza, ha anticipato chi si accingeva alla trazione del filo, palesando l’opera. Sarà stato un ultimo Suo scherzo? Sulle labbra e nei cuori di molti emozionati cittadini, presenti alla cerimonia, oggi Mario c’era!

Foto Mimmo Zoccali


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Contrariamente a quelle che sono le linee guida, la Redazione di Madreterra ha ritenuto di poter pubblicare la lettera sotto riportata, giunta via E-mail, anche se non firmata. La deroga alle regole che l’esperienza ci ha dettato, si basa sulla conditio della natura costruttiva del testo stesso, stimolo per “istigare” i palmesi ad interventi specifici in ambito di programmazione e crescita sociale. Ciò ha definito l’editoriale di prima pagina che si rifà proprio alle 5 domande cui si riferisce il gentile lettore, anche se, probabilmente, ognuno di noi avrebbe 5 domande diverse da porre. “Spett.le redazione di Madre Terra, scrivo questa lettera per dare libertà a quelli che sono i miei sentimenti per il mio paese. Palmi, nostra amata città, vive un periodo nero che sembra non volerla abbandonare, economia ferma, mancanza di iniziative differenziate per età, mancanza di politica... mancanza di idee... mancanza di futuro!!! Sfido chiunque, in questa condizione cittadina, ad immaginare qualcosa che sia raggiante per il futuro di Palmi! Chi di competenza ama soffermarsi sulle sciocchezze, sul rifare i marciapiedi, “portare” il cantante per S.Rocco, cambiare i sensi delle strade, la Varia ed altre cose secondarie... La città ha fame! Fame di lavoro, fame di vita, fame di futuro! I giovani non hanno speranze per il domani! Proviamo a chiedere alla gente, proviamo a sentire la città, a sentire cosa ha da dire, di quale male soffre... Soffre di giorno, quando ogni singolo cittadino non vede nulla di nuovo; soffre la sera quando in una piazza come la I° Maggio la gente si conta sulle punte delle dita; soffrono i giovani; soffrono gli adulti; soffrono gli anziani... Credo che a Palmi siano presenti un numero considerevole di persone che di professione fanno i muratori o i carpentieri... costretti, dalle varie amministrazioni, a vivere “alla giornata” per mancanza di un piano regolatore che permetta lo sviluppo della città. Eppure non è difficile capirlo, quel numero va moltiplicato per almeno 4 persone a famiglia, per cui sono milgiaia le persone che non hanno stabilità e che non possono fare progetti. I giovani, si stabiliscono altrove, perchè non si può pagare una casa 300.000 € a Palmi e lo stesso immobile 120.000 € a Gioia Tauro. Corso Garibaldi è pieno di ex negozi che ora sono chiusi... non si può pagare 1.300 € di affitto per 30 mq perchè “si nto corsu”!!! Cosa rimarrà di Palmi? Chi rimarrà a Palmi, cosa avrà da Palmi e Palmi cosa avrà dai suoi cittadini? Queste sono le domande che ci dovremmo porre! Il Vostro giornale parla di Palmi, perchè non provate a fare queste domande alla gente? Vi accorgerete che la gente vorrà rispondere, che i palmesi non sono tutti pecore che abbassano la testa e stano a guardare, troverete gente che vuole fare e vuole dare a questa città! Vi accorgerete che ci sono anime bollenti, troverete chi si vuole impegnare in prima persona e chi vuole restare seconda linea, ma comunque, gente disposta “a fare” non “a dire”! Eh già, perchè fino ad ora solo questo si è fatto: CHIACCHIERE! Allora nella Vostra prossima uscita, (dedicate se potete e volete) cinque domande alla gente, cinque domande sui mali del paese e chiedete proposte su come risolverli; resterete stupiti... Vi ringrazio per la Vostra attenzione”. “Un cittadino di Palmi”

OLEANDRI IN FIORE A un anno di distanza, mi corre l’obbligo di ringraziare coloro i quali, accogliendo l’appello su MADRETERRA (n° 6 giugno 2010 pag. 13), hanno fermato la drastica potatura degli OLEANDRI di via Roma, effettuata in un periodo non opportuno e che ne impediva, di fatto, la fioritura. GRAZIE! Grazie, perché possiamo finalmente godere la bellezza degli alberi in fiore in tutto il loro splendore! Pietro Scarano

Gli oleandri nel 2010

Gli oleandri nel 2011

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REGISTRAZIONE AL TRIB. DI PALMI Nr. 1 / 2010 Anno II - Numero 20 - Agosto 2011 Direttore respons.: Francesco Massara Coordinatore: Paolo Ventrice Collaboratori di REDAZIONE di questo numero. Saverio Petitto Cettina Angì Nella Cannata

Walter Cricrì Salvatore De Francia Giuseppe Cricrì

Hanno collaborato per questo numero anche: Bruno Vadalà, Davide Perna, Nino Magazzù, Pasquale Frisina, Franco ed Enrico Caruso, Mimmo Zoccali. Editore: Associazione Culturale Madreterrra Sede Palmi - Via ss.18 km 485.30 P.I. 02604200804 Cod. Fisc. 91016680802 Mobile - Paolo Ventrice 335 6996255 e-mail: redazione@madreterranews.it Progetto Grafico: Saverio Petitto - Walter Cricrì - Paolo Ventrice Impaginazione grafica: Paolo Ventrice Progetto e cura sito web: S. De Francia - D. Galletta Stampa: AGM Calabria - Via Timpone Schifariello Zona P.I.P. II Traversa - 87012 Castrovillari (Cs)

Distribuzione gratuita fuori commercio ASSOCIAZIONE CULTURALE MADRETERRA La direzione non risponde del contenuto degli articoli firmati e declina ogni responsabilità per le opinioni dei singoli articolisti, degli intervistati e per le informazioni trasmesse da terzi. Il giornale si riserva di rifiutare qualsiasi inserzione. Foto e manoscritti, anche se non pubblicati, non si restituiscono. I diritti di proprietà artistica e letteraria sono riservati. Non è consentita la riproduzione, anche se parziale, di testi, documenti e fotografie senza autorizzazione. L’associazione si riserva il diritto di non pubblicare le inserzioni e le comunicazioni pubblicitarie degli inserzionisti che: 1. Siano contrarie agli interessi della asso. 2. Violino le disposizioni vigenti in materia di diritto d’autore 3. Contengano informazioni fuorvianti e scorrette 4. Non rispondano ai requisiti minimi di impaginazione professionale 5. Non siano pervenute nei termini concordati 6. Siano state fornite in modo incompleto In tutti i casi l’associazione non è responsabile per il contenuto di dette inserzioni e comunicazioni.


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Immagini relative ai momenti della manifestazione.

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Lo sport scende in piazza: ed è festa!!! di Rocco Cadile a piazza principale di PalL mi, si è trasformata in un grande “impianto multidisciplina-

re” per la festa dello sport, che rientrava, nel progetto educativo-culturale, dal titolo “La città è dei ragazzi”, promosso dall’Area Politiche del Welfare del Comune di Palmi, diretta dalla dott.ssa Cettina Fedele che, in collaborazione con l’Associazione “Prometeus”, hanno reso possibile la realizzazione di tale iniziativa che, sarà il prologo di altri eventi di musica, concorsi fotografici, recite, escursioni, tutte finalizzate a migliorare il livello della qualità della vita e a promuovere azioni di contrasto al disagio giovanile. Come esordio, sono scesi in campo i valori più alti dello sport; momento d’incontro, di conoscenza, di solidarietà, di socializzazione per i giovani. Il filo conduttore della manifestazione, presentata magistralmente dal bravo Lino Casadonte, è stato quello di offrire a tanti bambini, in modo particolare a quelli di periferia (Tonnara – Pille – S. Leonardo) l’occasione per cimentarsi in diverse attività sportive (calcio – pallavolo – pallacanestro – danza) che guidati sapientemente e con professionalità dai rispettivi allenatori Mambrino, Caravelli, Fotia, Boretti, Palmisano, Berardi, Colarullo, hanno consentito di vedere lo sport, quello sano e pulito, diventare protagonista di una giornata dedicata ai bambini, per il raggiungimento di obiettivi primari, per lo sviluppo di un’azione positiva per la loro crescita. Palmi, quindi, è apparsa come esempio di città che si è impegnata ad essere a misura dei suoi ragazzi e ci è riuscita. Per un giorno ai bambini, quasi scomparsi dalle strade e dalle piazze, per vivere in “scatole di cemento” ovvero case, scuole, palestre, sale giochi ecc. gli è stato restituito uno spazio pubblico, una volta, luogo di relazioni e condivisioni. L’animazione sportiva così intesa, rappresenta un potente strumento di inserimento sociale e di prevenzione al disagio e un nuovo mezzo di educazione dei giovani alla vita. Questo desiderio di mettere in comune sinergie e opportunità di aggregazione sportiva e sociale, si rivela sempre, una valida forma di supporto per il mondo giovanile, cioè un motore per un’attività che riesce a trasmettere valori e stimoli.

Interessante è stata la collaborazione spontanea di Franca Hjerace e Rocco De Marco, che hanno preparato un significativo documento sportivo, rivolto ai giovani, letto da una ragazza, prima dell’inizio della manifestazione, che evidenziava gli aspetti positivi dello sport. Grande interesse ha suscitato la scuola di danza “Tendenze Club”, presente con numerosi danzatori di diverse fasce d’età, dirette egregiamente dalle maestre Debora e Daniela Gerocarni che, hanno offerto un ampio spettacolo, esibendosi in coreografie e danze suggestive. La manifestazione ha raggiunto il suo culmine, regalandoci un momento di alto significato sociale, quando sono arrivati in piazza, i ragazzi disabili del Centro Emmanuele di Palmi, con lo striscione e in divisa da calcio, dopo aver attraversato il Corso Garibaldi. Il loro entusiasmo durante la partita di calcetto ha contagiato i genitori e i numerosi spettatori, ma soprattutto i loro dinamici educatori Ruggero Ceravolo, Matteo Covello ed Enzo De Masi che hanno preso parte all’incontro. E’ stato un esempio e un grande messaggio, vedere gli educatori, persone speciali, che si dedicano con amore, guardando i diversamente abili non con pietismo (un atteggiamento consolidato nella società “civile”) ma, come persone che possono diventare socialmente attivi. Hanno detto che “il dovere di tutti è quello di farci carico delle loro esigenze, eliminando qualsiasi ostacolo psicologico e fisico che umilia e offende. Non dovrebbe mai mancare il rispetto e l’attenzione verso chi, da una condizione differente e svantaggiata, dimostra si essere in grado di trasmetterci volontà e forza vitale”. Sono parole forti e di speranza che ci proiettano a un futuro di fiducia per superare le barriere mentali e i pregiudizi, per consegnare una vita più dignitosa a coloro (come recita una significativa canzone) che non parlano mai di odio e sfortuna, che ti insegnano ad amare senza essere amati, che ti aiutano a capire e ad amare la vita. Alla fine, tutti i protagonisti della memorabile festa dello sport, sono stati premiati singolarmente con una coppa ricordo. Queste iniziative, servono anche a testimoniare che abbiamo a cuore le sorti della nostra comunità e, sono la giusta dimostrazione di chi vuole crescere e cambiare rotta.


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La notte è giovane di Nella Cannata E’ con grande entusiasmo che noi di “Prometeus” abbiamo risposto all’invito della dott. ssa Cettina Fedele di occuparci, nell’ambito del progetto “La città è dei ragazzi”, degli adolescenti e dei giovani della nostra città, offrendo loro un’opportunità per stare insieme, collaborare e interagire col territorio in modo positivo. L’idea di creare un’occasione perché i giovani potessero appropriarsi di spazi e tempi a loro misura ci è sembrata interessante e coinvolgente, quasi un privilegio. E’ nata così una collaborazione con il giovanissimo Dario Costantino, leader di Students Jammin Festival, organizzazione no profit che si occupa, tra le altre cose, di eventi musicali per e con i ragazzi. Insieme a lui e ai suoi collaboratori Francesco Badolati, Girolamo Pelaia, Luca Manuli (grafico) e Riccardo Forte abbiamo pensato di organizzare una serata di musica, arte e amicizia da vivere all’insegna della più ampia libertà di espressione. Il 9 agosto in via Toselli e nelle scalinate adiacenti a Villa Mazzini si è svolta, dunque, la manifestazione “Musica Insieme”… “Acustic Corner & Street Artist”. I giovani partecipanti, reclutati attraverso il tamtam di Facebook sono accorsi numerosissimi, spronati dall’incitamento: “le scale risuoneranno della nostra musica, la strada sarà invasa dai nostri non artisti, il cielo subirà il peso delle nostre parole…”

L’allestimento della location ha avuto inizio dalle prime ore del pomeriggio: montaggio dei gazebo, sistemazione degli strumenti musicali e affissione dei pannelli per i disegni dei writers. Tutto per creare uno spazio autogestito in modo autonomo dove ciascuno potesse curare i propri interessi, raccontare e vivere le proprie esperienze. C’era un viavai di ragazzi incuriositi dal trambusto; gli artisti Michele Cannata, Riccardo Forte e Carlo Ranuccio con le loro bombolette spray dipingevano operosi, altri preparavano il rinfresco da offrire ai passanti. All’imbrunire, mi sono resa conto che quel fermento che avevamo immaginato dovesse esserci, non si manifestava affatto. Inoltre cominciava a piovigginare. Un po’ sconfortata, poiché la serata si prospettava veramente sotto tono, chiedo conforto a Dario il quale, con fare serafico ma ottimista mi dice “fidati, è il metodo Jammin”! Di li a poco, quasi magicamente, la strada comincia a brulicare di giovani, di curiosi e appassionati che prendono posto in quella sorta di piccolo anfiteatro delle scalinate, illuminate ad arte con suggestive fiaccole. E inizia il bellissimo spettacolo che li vede protagonisti: I 7th armony, I Riff and Groove, Emmanuel Surace, Attilio Bovi, Nazareno Gagliostro e la sua band. Veri talenti musicali poco più che adolescenti che sanno già incantare con le loro voci e con i loro strumenti. Sullo sfondo, mentre si ascolta la musica

vengono proiettate immagini di guerra, di morte, di pace. Spunti per riflettere, da commentare insieme, dando un sapore più completo a quel particolare momento condiviso. Più avanti, grandi lavoratori infaticabili, i writers completano i loro bellissimi disegni pieni di colori e carichi di emozioni. I passanti si soffermano a guardare, a commentare l’estro e la genialità di questi nostri ragazzi che non parlano tanto, ma quando si impegnano sanno farlo fino in fondo. Grazie ragazzi, di averci dimostrato che se sappiamo darvi fiducia voi sapete meritarla, che siete pieni di buone intenzioni, che avete voglia di dirci tante cose, a modo vostro, con i vostri tempi e con le vostre parole. Grazie perché ci insegnate ogni giorno a guardare con i vostri occhi una realtà che per noi è ormai solo negativa. Ecco, volevamo che vi appropriaste della vostra città perché volevamo insegnarvi ad apprezzarla, ad essere fieri di appartenervi, a collaborare e interagire con essa. Volevamo che aveste maggiori opportunità per comunicare e per confrontarvi e riuscire, così, a migliorare quelle dinamiche comportamentali che impoveriscono la nostra società. Ma siete stati voi, ragazzi, in questa circostanza, che ci avete dato una lezione: ci avete dimostrato che sapete stare bene insieme anche senza fare retorica, solo per il piacere di esserci, che sapete fare ed essere anche meglio di noi. AD MAIORA, ragazzi! E che DIO VI BENEDICA!


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REGAL PALMA: ULTIMO ATTO! L’ultima,

funesta, immagine della gloriosa palma che per anni ha vigilato su palazzo S. Nicola. Che sia un segnale?

di Giuseppe Cricrì

Un aneddoto Nel lontano 1932, in piena epoca fascista, questa storica palma rischiò di essere tagliata ma si salvò. Il 3 giugno di quell’anno, in occasione dell’inaugurazione del monumento ai Caduti, per consentire il transito del Principe di Piemonte Umberto di Savoia e della consorte Maria Josè, era stato steso un tappeto rosso che dall’ingresso del Municipio avrebbe portato gli augusti ospiti fino al monumento. Qualcuno fra i gerarchi presenti propose di tagliare la pianta per rendere il percorso dei reali privo di deviazioni. Questo scellerato progetto fu scongiurato dalla ferma opposizione del gerarca Umberto Irrera, appassionato vivaista, direttore della scuola agraria, che, opponendosi fermamente all’idea di eliminare la palma, simbolo della municipalità, pretese che la stessa venisse rispettata e quindi risparmiata. “I Principi” - disse - “devino pure il loro percorso...la ‘parmara’ non si tocca!!!”

Chjantagiuni Ch’è speciali stu Paisi nta li Chiazzi e nto Stratuni rregna e crisci nta nu misi ogni sorta i chjantagiuni, nc’è lu vrocculu e u tritrolu, pumadoru e lu carduni, c’è u viddhozzu casaloru, vajaneddha di stagiuni, e ficari ‘nserbaggiuti aundi canta la cicala, ‘rdica, spini ed erba i muru, chi lu surici s’asciala. Sarrìa bonu pè daveru se, finendu li spurtuni potarrìa crisciri puru la parmara d’a Cumuni!!!


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DALLE PAROLE AI FATTI

1964: Antonio Badolati modella il bassorilievo in bronzo dell’Annunciazione. 2011: assecondando un desiderio dei familiari dello scultore, i volontari dell’Associazione Prometeus capeggiati nell’occasione da Tonino Orlando e Giuseppe Magazzù, ripuliscono le superfici dell’opera dalla polvere sedimentata in circa 47 anni di incuria ed oblìo.


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Punti di vista

L’inutilità utile: La Filosofia. di Chiara Ortuso

na celebre espressione di uso quotidiano afferma U che “la filosofia è la scienza con o senza la quale si rimane tale e quale”. Credo si possa rispondere che

essa non abbia tutti i torti: senza filosofia si resta tali e quali cioè ignoranti, se per ignoranza si intende l’incapacità di comprendere la complessità del reale. L’apparente inutilità della filosofia consiste nella giusta osservazione secondo cui essa non si piegherebbe a nessuno scopo produttivo in un mondo sempre più povero di valori morali ed incentrato sulla logica scientifico-commerciale. Il problema si ripropone fin dagli albori del pensiero filosofico come nella sua “Politica” conferma Aristotele a proposito della storia di Talete: “Siccome povero com’era gli rinfacciavano l’inutilità della filosofia, dicono che, avendo previsto in base a computi astronomici un abbondante raccolto di olive, ancora nel cuore dell’inverno, disponendo di una piccola somma, si accaparrò tutti i frantoi di Mileto e di Chio, dando una cifra irrisoria perché non ce n’era richiesta alcuna: ma quando giunse il tempo della raccolta, poiché molti cercavano i frantoi tutti insieme e d’urgenza li dette a nolo al prezzo che volle e così, raccolte molte ricchezze, dimostrò che per i filosofi è davvero facile arricchirsi, se lo vogliono e invece non è questo di cui si preoccupano”. Talete, dunque, dovette dimostrare che l’autonomia della filosofia da scopi pratici o produttivi era una scelta insita nello stessa attività filosofica e non il risultato di un’incapacità di fondo di tale forma di sapere e di chi la frequenta. La filosofia moderna ha dovuto dimostrare la sua utilità produttiva trovando un posto nell’ambito della divisione del lavoro. Dice Adam Smith: “Colui che per primo pensò di sostituire la manovella o il manico con una ruota esterna che doveva essere mossa da una corrente d’acqua, probabilmente fu un filosofo o un uomo di pensiero; una di quelle persone la cui occupazione non è il fare qualcosa ma l’osservare ogni cosa”. L’osservazione del reale, divenendo un’attività particolare, ha lo scopo di utilizzare al meglio le forze già note combinandole in modo nuovo o di scoprirne di nuove. Tralasciando però le osservazioni sul fine produttivo che la filosofia potrebbe avere, tradendo la sua più profonda aspirazione, è la “meraviglia” e non l’attesa di un vantaggio derivato dalle sue scoperte il principio originario che spinge gli uomini al suo studio. La sua libertà consiste nella sua propria capacità di perseguire il sapere fine a se stesso e di non sottomettersi a qualsivoglia logica commerciale. Essa non si piega a nessuna legge o massima, non ha potere temporale ma è indipendente dagli ordini di governo, è perfettamente autonoma, obbedisce solo alle proprie leggi, quelle Talete da Mileto della ragione e si trova così in grado si esercitare liberamente il suo potere di critica. La prima regola della buona educazione filosofica è proprio questa: credere totalmente che la filosofia, l’amore per il sapere sia libera, indipendente dalle altre discipline. Essa non ha la presunzione di imporre risposte sull’esistenza, ma solo di formulare domande sul senso che ricopre la nostra permanenza sulla terra. Per farlo si avvale del suo linguaggio concettuale indipendente da ogni condizione di produzione, dalle opinioni politiche e persino dal soggetto-individuo che ha pensato quegli stessi concetti. Un bellissimo passo di uno dei massimi pensatori della modernità,Hegel, chiarisce molto meglio di ogni altra spiegazione la necessità insita nello statuto stesso della filosofia: “Poiché la filosofia è un agire libero, non egoistico, deve essere prima scomparsa l’angoscia del bisogno,lo spirito deve essersi rinvigorito, innalzato e rinsaldato in sé, le passioni devono essere state placate, la coscienza deve essersi tanto evoluta da poter pensare ad oggetti universali. Quindi la filosofia si può considerare come una specie di lusso, così come chiamiamo lusso quei piaceri e quelle occupazioni che non riguardano le prime necessità esteriori come tali”. E conclude nell’ Introduzione alla Storia della Filosofia affermando che: “la filosofia potrebbe apparire come qualcosa di non necessario ma per ciò che riguarda lo spirito essa è assolutamente necessaria”. Solo lo spirito è immortale.

Aristotele


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IL PERSONAGGIO

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DALL’IDEA ALL’OPERA

“ Un vero artista è colui che cambia l’ essenza e l’ esistenza di sé, delle cose e del mondo, attraverso la creazione di un’opera d’ arte ”

Achille Cofano di Cettina Angì Non amo particolarmente le celebrazioni, normalmente ne sto lontana, ma è difficile raccontare di un’ emozione, di qualcosa da ricordare, della nascita di un’ idea creativa e della sua successiva realizzazione - come nel caso dei lavori ai Canali e rimanerne esclusi. L’ avvenimento, ci coinvolge, ci appartiene, dall’ istante in cui ce ne occupiamo. E ci appartiene, ancora di più, quando, la spinta a scriverne, è dettata dalla profonda amicizia che ci lega ad un amico discreto, umile, sensibile tanto da apparire quasi indifeso, ma anche così fortemente presente nella storia dei sentimenti di questo paese, di cui egli si sente figlio. Penso che nella nostra anima convivano tanti elementi, ma fra tanti, ce n’è uno in particolare, che cerca di farsi strada sin dalla più giovane età, tra condizionamenti della vita e timori che lo ingabbiano: il talento. Il talento, altro non è, che l’essenza di noi stessi; risiede dentro di noi e, troppe volte, lo ignoriamo o, ancora peggio, lo ostacoliamo. Nel caso di Achille Cofano, l’ istinto naturale per il disegno, la pittura, la scultura, per la bellezza che si crea con l’arte, sono passioni che non si inventano, ma che hanno origini profonde nella sensibilità, nell’anima, che si rivela attraverso un’ immagine, che può stupire ed emozionare per la sua bellezza, un sogno, uno stile, un modo di essere. Achille, si mette alla prova come scultore, che lo vede giovane in questa impresa, ma, certamente ricco di qualità e di nuove potenzialità. Il suo è un talento, in un certo senso trasmesso, ereditato da: una famiglia di origine, “importante” - essendo pronipote dello scultore Nicola Gullì, morto a Buenos Aires nel 1954, da cui ha ereditato, anche, alcuni tratti del carattere quali, la semplicità, la modestia, la sensibilità; del poeta Carmelo, fratello di Nicola, che, anch’ egli lasciò Palmi per raggiungere il fratello in Argentina, senza farvi più ritorno; della poetessa Grazia Gullì; - dal contesto umano; da fondamenta culturali. Le opere, da lui realizzate, per la nostra cittadina: i due pannelli bronzei che impreziosiscono la Fontana dei Canali, luogo di racconto dell’ uomo, in Piazza Lo Sardo; la stele commemorativa dedicata a Mario Bagalà, collocata sul prospetto principale della sua abitazione, sul Corso A. Barbaro; il busto in gesso del pittore Domenico Augimeri, prossimamente esposto alla Casa della Cultura di Palmi; sono impegni, che hanno richiesto molto lavoro, sforzo, sacrificio, in un contesto lavorativo, non sempre facile, ma affrontati tutti, con grande impegno e determinazione, per la passione, il sogno, per il raggiungimento di un obiettivo. E se è vero che, un buon risultato finale è sempre frutto di duro lavoro, di perseveranza, di fatica, anche fisica oltre che mentale, quello raggiunto da Achille Cofano, nell’ aggiungere man mano, materia alla materia iniziale; nel ricercare la forma; nell’ armonizzare progetto, materia, pensiero, gesto; nel dare quell’accenno di immortalità che la vita non possiede, ma che soltanto un’arte come la scultura, riesce a rendere, allora, potremmo senz’altro affermare, che esso, sia stato altamente raggiunto.

Achille Cofano durante i lavori ad uno dei pannelli della “Fontana dei Canali”


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SCUOLA SUPERIORE DI PSICOLOGIA APPLICATA “G. SERGI - PALMI”

La Redazione a Scuola Superiore di PsicoL logia Applicata “G. Sergi” di Palmi, ente senza fini di lucro,

da oltre trentacinque anni realizza attività formative, di studio e ricerca su tutto il territorio calabrese. Fondata dal Prof. Pietro Ciappina e dal Prof. Aldo Nigro, - diretta oggi dalla prof.ssa Assunta Carrà - la Scuola si pone come obiettivo principale quello di contribuire allo sviluppo della Calabria attraverso l’impegno culturale e formativo dedicato, in special modo, alle giovani generazioni. Nel corso degli anni, numerose sono state le attività formative e seminariali realizzate - destinate ai giovani, ai lavoratori e soprattutto al personale delle Scuole, Dirigenti, Docenti, allievi, famiglie, ed alla Pubblica Amministrazione; importante è stato ed è ancora, l’impegno nei settori dell’Orientamento e della ricerca, anche attraverso la collaborazione con Università, Ministeri e prestigiose Istituzioni. La Scuola, ospita nel suo organico docenti ed illustri esperti con i quali intesse rapporti ravvicinati di collaborazione anche per convegni e seminari di studio ai quali sono stati presenti illustri ricercatori e specialisti di chiara fama nazionale ed internazionale, tra i quali: Giovanna Giuffredi – psicologa, conduttrice La7; Daniela Pavoncello – ricercatrice ISFOL; Clemente Polacek – Università Pontificia Roma; Carlo Finocchietti – RUI Roma; Antonio Augenti – LUMSA Roma; Francesco Avallone – Prorettore Università “Sapienza” Roma; Cesare Cornoldi – Università di Padova; Enzo Spaltro; Pierre Vayer. La Scuola, dal 2004, al fine di offrire la formazione alle giovani generazioni, realizza corsi triennali per l’assolvimento dell’obbligo formativo, destinati agli allievi -15/18 anni- che hanno abbandonato il tradizionale percorso scolastico; tali corsi, finanziati dalla Regione Calabria, divengono quindi, importante opportunità per tanti ragazzi e ragazze del nostro territorio. Accanto a tali percorsi, dal 1993, prosegue l’attività formativa degli Psicomotricisti: al termine del percorso di studi triennale, infatti, gli allievi divengono professionisti completi, in grado di fronteggiarsi con il contesto lavorativo nell’ampio raggio del settore educativo e della riabilitazione psicomotoria. Recentemente, l’Ente ha tenuto seminari di formazione sulla legalità per le Forze dell’Ordine, in collaborazione con l’Università “Sapienza” di Roma, ai quali hanno preso parte, quali relatori il prof. Francesco Bruno criminologo, e la prof.ssa Annamaria Giannini. Per l’anno 2011/2012 sono in programmazione Master in Mediazione Familiare e Psicologia Giuridica e Criminologia.


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EDICOLA

I BALCANI NELLA STRATEGIA POLITICA DELL’OCCIDENTE DALLE GUERRE ALLA DEMOCRAZIA 1991 - 2010 di Marilena Lucente l di là del mare, i Balcani. A La polveriera d’Europa, secondo una definizione del secolo

scorso. Un territorio complesso, geograficamente e politicamente. Un luogo fatto di storie stratificate, una popolazione vicina e lontana culturalmente a noi, un sentire religioso articolato in fedi differenti, uno spazio di sperimentazione politica che ha conosciuto nel volgere di pochissimo tempo il passaggio, sovente traumatico, dalla tirannia alla democrazia. Una realtà che ci assale nei momenti di maggiore problematicità e che rimuoviamo appena possiamo. Da questo luogo che sa di dolore e disperazione muove il testo di Cinzia Battista. Un viaggio metaforico dentro le pagine della Storia - gli eventi, i documenti, i personaggi, le grandi potenze del mondo - per approdare insieme ai lettori ad una necessaria consapevolezza: quello che accade

al di là del mare nostrum, del Mediterraneo, ci riguarda direttamente. Profondamente. L’Autrice è palmese, laureata in Scienze Politiche ed è dottore di Ricerca, si occupa di politica internazionale, con particolare attenzione alle aree di crisi. Da queste competenze di studio, ha maturato una lunga e approfondita conoscenza delle complesse relazioni tra gli Stati, che emerge in questo testo, intenso nella scrittura e nella riflessione, critico nella valutazione degli eventi, propositivo nelle conclusioni. I fatti analizzati, alcuni ampiamente noti a tutti i lettori, muovono dalla caduta del muro di Berlino, si addentrano nella crisi del Kosovo, spingendosi sino alla contemporaneità. Una contemporaneità non solo ricca di ferite e irrisolti, ma resa ancora più complessa e instabile dalla recente crisi dei paesi nord africani che si affacceranno, proprio nel prossimo autunno alle elezioni, con l’inevitabile eco nelle scelte politiche degli stati europei.

Sei Repubbliche, la Slovenia, la Serbia - con due province autonome Vojvodina e Kosovo - la Croazia, il Montenegro, la BosniaErzegovina, la Macedonia: questi i Balcani all’indomani dello smantellamento della ex Jugoslavia. Condizioni statali fragili all’interno dei singoli stati, supervisione e controllo da parte delle grandi potenze, vicinanza all’Europa che nello stesso decennio ha ampliato, non senza difficoltà, la propria identità politica (ed economica) con l’ingresso di nuovi stati. Facile dunque, in questa situazione pulviscolare, una galassia in costante e imprevedibile movimento, l’emergere di personaggi problematici come Milošević, uno dei protagonisti principali del libro, che alimentando il nazionalismo serbo, ha provocato non pochi squilibri tra le stesse popolazioni balcaniche e tra queste e l’Europa. Il sogno di una “grande patria balcanica” infatti è stato messo in crisi proprio dall’ingresso nell’Unione Europea da parte di alcuni stati, creando fratture culturali e valoriali, oltre che economiche e politiche. Di qui il sorgere dei conflitti, di natura etnica, il diffondersi di genocidi, e la loro parziale, e altrettanto sanguinosa, conclusione e risoluzione. Attraverso una fitta e attenta analisi dei documenti, testimonianze di storici, uomini del governo, giornalisti, l’Autrice inoltra il lettore nel cuore della crisi balcanica, individuando prima il ruolo degli stati Occidentali nella crisi balcanica del 1991, compresa la “pasticciata” posizione italiana, che si è distinta per l’assenza di coerenza nel corso del tempo (dalla iniziale volontà di sostenere una Jugoslavia unita e indipendente al riconoscimento dell’indipendenza della Slovenia e della Croazia, tra gaffe dell’allora Ministro De Michelis e prese di posizioni radicali di Cossiga, all’affermazione del principio di indipendenza dei popoli riconosciuto

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dal Vaticano). Il testo prosegue poi con il racconto della guerra in Bosnia, gli accordi di Dayton, con i quali sono state riconosciute due differenti entità quali la Federazione croato mussulmana e la Repubblica serba di Bosnia, e il ruolo degli Usa e dell’Europa nella individuazione di frontiere internazionalmente riconosciute. Una manciata di anni e un nuovo conflitto, quello del Kosovo, minaccia gli equilibri europei. La guerra, questa volta, diventa anche occasione di laboratorio militare, che vede la Nato promuovere “l’intervento umanitario” finalizzato alla cessazione del genocidio degli albanesi, e più in generale al rispetto dei diritti umani, ma con strategie di azione non sempre condivisibili, visto che non sono mancati attacchi alla popolazione civile, danni all’ambiente e uso illegale delle armi. Cambiano, e accade proprio nei Balcani, con un modello che sarà poi replicato altrove, i modelli di conflitti globali, in cui il bisogno di affermazione della democrazia, si traduce spesso in un meccanismo di delazione e sopraffazione degli stati più forti su quelli più deboli. Il percorso, travagliato verso la democrazia, è ancora interrotto dalle emergenze post conflitto, che vedono l’intervento dell’Europa soprattutto nella elaborazione di strategie di collaborazione, patti di stabilità non sempre facili da mettere in pratica. Ma oramai la politica di sostegno, di aiuto e di collaborazione è diventata realtà, a dispetto delle numerose difficoltà incontrate, i documenti si occupano di amministrazione, sicurezza, liberalizzazione dell’economia, trasporto e legislazione. Si tratta di passaggi divenuti – anche quando disattesi – pietre miliari del cammino verso l’integrazione europea. Il punto più alto, dal punto di vista strategico, è rappresentato dal Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia, che ha provveduto ad arresti eccellenti, la cui azione però non è immune da critiche e perplessità, trattandosi di un “gigante senza né braccia e né gambe”, e non sempre equo nella valutazione delle azioni militari jugoslave e atlantiche. Quello che Cinzia Battista, acutamente rileva e si augura nelle conclusioni, è una duplice prospettiva: da una parte la maggiore concretezza dell’azione dell’Unione Europea (“non più proclami ma fatti”), dall’altra la necessità che i Balcani “rimangano uniti nella loro diversità nel rincorrere il percorso comune europeo e che imparino a usare le loro differenti identità non come strumento di contrapposizione ma di scambio”.

C. Battista, I Balcani nella strategia politica dell’Occidente dalle guerre alla democrazia 1991-2011, Eiffel Edizioni, Caserta, 2011.


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CITOLENA

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(urdipili) di Saverio Petitto

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ADIEU MON GéNéRAL?!

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u hi g eg M

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Ogni riferimento a persone reali è puramente casuale.

I

Il santone di Palmi

l noto “santone” di Palmi era seduto sul divano della sala da barba di Melo, detto “il professore” quando, di colpo, decise di dimostrare ai presenti la sua arte ipnotica. La vittima designata fu un ignaro signore della tonnara, seduto al suo fianco, che non conosceva il guru. L’atteggiamento del “santone” che lo fissò negli occhi, mise sul chivalà il malcapitato che chiese spiegazioni a Melo, il quale lo invitò a stare al gioco. “Guardami negli occhi, tu adesso ti addormenterai”. Il signore chiuse gli occhi, si ammorbidì e fece finta di accasciarsi sul divano, apparentemente addormentato. Un silenzio tombale regnava sovrano nella sala. Il “santone” dopo aver raggiunto lo scopo, dovette passare alla seconda fase e, cioè, a quella del risveglio. “Tu adesso sentirai una scossa e ti sveglierai”. Il signore ancora supino, con gli occhi chiusi, tutto poteva aspettarsi tranne che subire in pieno viso un “papagno” di quelli potenti, che lo fece rinsavire velocemente. La vittima, abbandonata la parte, si avventò contro il “santone” per restituirgli il torto subito. Si è reso necessario l’intervento dei presenti, per tenere a bada u tunnarotu chi voliva erba pe centu cavaddhi. Rocco Cadile

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RICORDI STORICI

Il monte Sant’Elia sede di riunioni militari segrete di Domenico Ferraro l nostro bel monte Sant’Elia, I molto noto fin dall’antichità e famoso per le sue indescrivibili

bellezze panoramiche, decantate notevolmente da scrittori e visitatori italiani e stranieri, durante l’ultima guerra fu sede di incontri militari segreti ad altissimo livello gerarchico. La scelta come luogo idoneo per i convegni degli alti gradi delle forze combattenti è dovuta alla sua aperta visione panoramica che si estende sul mare, alla sua posizione inattaccabile dall’aria, alla opportunità di raggiungere in auto in pochi minuti la galleria ferroviaria sottostante Palmi-Bagnara per il sicuro ricovero dalle incursioni aereo-navali delle carrozze blindate dei treni, i mezzi di trasporto, insieme agli automezzi, allora in uso dalle forze armate. Queste condizioni speciali consentirono che durante gli anni dell’ultima guerra mondiale i più autorevoli comandanti generali dello Stato Maggiore dell’Asse, c o m e veniva definita l’allea n z a po-

litico-militare fra l’Italia fascista e la Germania nazista, convenissero a Palmi per tenere incontri segreti sul monte Sant’Elia. Le riunioni si svolgevano negli ampi e comodi saloni dell’albergo-ristorante dal nome rievocativo Aulinas, oggi inesistente perchè completamente distrutto dal saccheggio e dalle ruberie, costruito, proprio sulla vetta del monte di fronte all’abside della chiesetta, verso gli anni trenta del secolo scorso ad iniziativa di tre intrepidi impresari: Francesco Cannizzaro, Rosario Minniti, Antonio Pinto. L’albero, in quel tempo ancora privo di acqua corrente, però molto bene approviggionato, fornito dell’energia elettrica, di telefono e radio, di attrezzature moderne e di utili e necessarie comodità, ospitò per molti anni nei mesi estivi famiglie palmesi, reggine e di altre provenienze per le vacanze; mentre negli altri periodi dell’anno funzionava il ristorante per ricevimenti, pranzi e varie manifestazioni. La singolare ubicazione, che non sfuggì ai comandi militari, fu, quindi, scelta per le riunioni riservate ai generali degli Stati Maggiori, i quali, fra l’altro, potevano giungere con i treni speciali alla stazione FS di Palmi, da dove, lasciati i convogli al riparo nella galleria ferroviaria, r a g g i u ngeva-

Cartolina dell’hotel “Aulinas” prima della 2° guerra mondiale. no il Sant’Elia. Sul breve altopiano, oltre l’antica chiesetta dedicata alla Madonna della Montagna e a S.Elia, non vi erano altre costruzioni, oltre il moderno albergo-ristorante. Si godeva nell’assoluta tranquillità e nel perfetto silenzio, la frescura della pineta e l’aria montana, non deturpate da insediamenti; mancavano le vie interne e vicinali, i campi da tennis, le case, le trattorie e altre residenze. In quest’oasi di assoluta riservatezza, protetta dalle vedette italo-tedesche, a presidio del territorio della montagna e dislocate pure nei posti eminenti dell’area urbana: dalla Villa Comunale alle terrazze delle abitazioni, si tenevano le adunanze militari segrete. I generali comandanti italotedeschi che giunsero a Palmi per i colloqui militari furono diversi, in particolare si ha memoria dell’incontro tra il generale Ugo Cavallaro, Maresciallo d’Italia e Capo di Stato Maggiore, poi ucciso dai tedeschi nel 1943 e il generale tedesco Herman Göring, tra i coman-

danti in capo delle forze armate della Germania, morto suicida nel 1946 a Norimberga. Il generale Cavallaro, dopo la giornata della conferenza trascorsa sul Sant›Elia, passò la notte, ospite della famiglia Mauro, nell›abitazione ubicata nella piazzetta del Soccorso, piantonata dai soldati italiani disposti pure lungo le strade del rione. Il maresciallo Göring, giunto alla stazione FS con treno blindato, prima di raggiungere il S.Elia per la riunione, sostò nella piazza principale, attorniato dai suoi ufficiali, consumò la colazione nel bar Salerno, oggi negozio di oculistica. Il comandante tedesco terminata la giornata dell›incontro ritornò alla stazione FS dove, alloggiato sul treno blindato, trascorse la notte nel sicuro traforo ferroviario Palmi-Bagnara. Molti altri incontri e manifestazioni, non soltanto militari, si tennero negli idonei locali dell›albergo con la partecipazione di illustri personalità. Lodevoli ed allettanti sono le citazioni e le descrizioni del nostro Sant›Elia anche nelle guide turistiche internazionali. Leggende, miti, cronache, episodi storici, intere pagine letterarie e notizie religiose illustrano il bel Sant›Elia, che per la sua bellezza, per il patrimonio culturale e per il suo incanto dovrebbe essere più protetto ed amato dai palmesi.


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CULTURA E FOLKLORE

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Ripristino confraternite a Palmi dopo il “grande flagello” di Rocco Liberti vvenuto il 5 febbraio del 1783 quel A catastrofico sfascio provocato da un sisma, notoriamente ricordato come il

Raduno regionale delle confraternite - Reggio Cal. 12 giugno 2011 -

“grande flagello”, i governanti dello stato borbonico hanno cercato di avviare a quanto provocato dall’imprevista sciagura affidando pieni poteri ad un vicario generale, il Pignatelli ed istituendo quel caotico carrozzone, ch’è stato denominato Cassa Sacra. Questo ente, che allora ha incamerato i beni di chiese, conventi e luoghi pii variamente operanti al fine di provvedersi celermente alla ricostruzione dei paesi terremotati, ha deliberato conseguentemente la soppressione delle confraternite, istituzioni che, peraltro, il regime succeduto agli Austriaci solo poco tempo prima aveva assoggettato ad un regio assenso, che teneva conto delle singole fondazioni. Va da sé che ogni corporazione abbia da subito recalcitrato non poco e che, non appena se ne sono offerte le opportunità, si sia messa sul piede di guerra al fine di ottenere di poter proseguire sul cammino che tanti associati avevano scelto. è avvenuto così anche per le confraternite palmesi, le cui fasi di ripristino le apprendiamo dettagliatamente da un apposito atto notarile. I confratelli ascritti alle congregazioni di Palmi, facendo presente che dette esistevano prima del «noto flagello» e che risultavano debitamente munite del regio assenso su regole e fondazione da parte della Real Camera di Santa Chiara, inoltravano ricorso per il loro ravvivamento all’ufficio responsabile, la Suprema Giunta di Corrispondenza. Questa, che ha provvisto in merito favorevolmente il 31 marzo 1791, è venuta però ad obbligare le medesime alla corresponsione annuale di 50 ducati a pro dell’Università, somma da servire per «lo mantenimento degl’Espositi», commettendone l’osservanza al Regio Uditore ed Ispettore di Cassa Sacra per il Ripartimento di Reggio, d. Francesco de Bonis, che ne ha avuto contezza il 16 maggio susseguente. Dell’esecuzione reale del provvedimento è stato incaricato l’Amministratore eletto della Cassa Sacra per il Ripartimento di Seminara, mag. D. Gaetano Suriano. Una volta ottenute le “Provisioni” da parte della Suprema Giunta, nella data dell’8 luglio si sono trovati dal notaio al fine di definire ogni particolare i responsabili delle quattro associazioni palmesi. D. Felice Mauro, governatore della “Confraternita di S. Maria del Soccorso”, n’era stato abilitato a seguito di un parlamento tenuto in seno agli adepti. Parimenti autorizzati figuravano d. Ferdinando Messina, d. Filippo Catalano e Saverio Coppolino, rispettivamente I° e II° assistente della “Confraternita di S. Rocco”. Il mag. Antonino Bagalà qm Bruno, mag. Antonino Bagalà qm Giorgio e mag. Giuseppe Fanga, si presentavano anch’essi con uguali incarichi e con consenso ugualmente scaturito da un parlamento. Infine c’erano d. Filippo Domana e d. Vincenzo Fasano, I° e II° assistente della “Confraternita del S. Rosario” scelti «in virtù di colloquio». Tali dirigenti si sono impegnati come segue. Si obbligavano essi, a nome loro e degli “Officiali” che li avrebbero seguìti, di versare ogni anno a beneficio dell’Università complessivamente 50 ducati (12 ducati e grana 50 per ogni sodalizio) «per lo mantenimento dell’Espositi». La prima volta si sarebbe provveduto a fine agosto 1792 e così di seguito «Mundo durante». Il mancato adempimento avrebbe portato alla citazione presso corte, foro e tribunale che fosse, quindi al pagamento delle spese che sarebbero occorse. D’altro canto, si concedeva il ripristino della confraternita, ma tutto veniva limitato «alla sola personalità, ed esercizio delle opere di Pietà». Per quanto concerneva «il riacquisto de’ beni che presedevano in tempo della seguita soppressione de’ Luoghi Pii», non era proprio il caso di parlarne. Quel ch’era stato, era stato! Essi dovevano rimanere ad esclusivo beneficio della Cassa Sacra (Atto nr. M. Soriani, Seminara 1791).


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CULTURA E FOLKLORE

Le processioni religiose di Palmi nella tradizione e nella storia

Processione della Madonna della Sacra Lettera e del Sacro Capello della Varia del 1957 di Francesco Lovecchio a storia di Palmi è ricca di L avvenimenti religiosi a volte prodigiosi, che hanno radicato

e rafforzato nell’animo dei Palmesi il bisogno interiore di manifestare ai Santi Protettori la loro devozione. Per tale motivo alcune processioni che ancora oggi si perpetuano nella nostra città, hanno origini e radici così profonde che ne il tempo ne la memoria storica hanno cancellato. Avviene così che ogni anno si svolgono solenni manifestazioni di fede in onore della Madonna e di alcuni Santi, che avendo origini legate a particolari avvenimenti è necessario conoscere, per capire il vero significato religioso-tradizionale onde evitare che possano apparire puramente folcloristiche. La processione di San Fantino. La religione cristiana fiorì fin dai suoi primordi intorno a Taureana per opera di tanti Santi Monaci “in odore di Santità”, che trovarono le condizioni spirituali per diffondere la parola di Dio. In questa laboriosa frazione di Palmi dove persino nelle armacie è possibile scorgere ancora qualche vestigia del mondo greco-romano, esiste una piccola chiesetta del IV secolo dove nacque e operò numerosi prodigi uno dei primi Santi della Calabria: San Fantino. La festa che si celebra il 24 luglio di ogni anno, oltre a ricordare uno dei

miracoli del Santo, vuole rinnovare un’antica processione che si snoda percorrendo gli antichi luoghi dove il “Servo di Dio” diede la vista ai ciechi, sanò gli ammalati e fermò con la sua verga le acque del Metauro, così come fece Mosè aprendo il Mar Rosso per salvare il suo popolo dagli Egiziani. Fantino, detto il Cavallaro, spirò all’età di 33 anni nella piccola chiesetta di Taureana mentre con le mani levate al cielo pregava “In manus tuas Domine commendo Spiritum meum”. Era l’ultimo giorno di luglio che cadeva di domenica mentre correva l’anno 336 d.C.. Appena morì scese dal cielo una luce ad illuminare il suo corpo dal quale per trenta giorni si sprigionò un odore di rose profumate. Sul suo sepolcro che si trovava sotto l’Altare Maggiore, pregarono gli Archimandriti Athanase Charkéopoulos nel 1457 e Tommaso Terracina nel 1551, che erano stati incaricati dai Pontefici del tempo di censire i monasteri Basiliani. L’anno dopo la chiesa fu ricostruita dal Duca Pietro Antonio Spinelli, che sebbene abbia avuto questo merito e quello di intitolare l’edificio sacro anche alla Madonna dell’Alto Mare, causò la scomparsa dei resti mortali del Santo che non furono più individuati. Taureana diede i natali nell’860 pure a S.Fantino Juniore o Abate, che deluso per essere stato ritenuto pazzo dai suoi concittadini in quanto andava in giro con i

capelli rasati piangendo l’imminente distruzione della città e la profanazione dei Sacri Templi per opera degli infedeli, se ne andò a Tessalonica dove morì il 30 agosto del 950. Nel 1952, durante una campagna di scavi operata dalla Soprintendenza alle antichità della Calabria, fu scoperto dai tecnici un vano composto da otto arcate a botte con una presa d’aria chiusa da una pesante lapide che terminava dentro la chiesa. Al solo scopo di ristabilire la verità storica, non si può rimanere indifferenti nel leggere una notizia totalmente inventata che è stata pubblicata in un quotidiano il 24 luglio u.s. che ha attribuito ad altri il merito della scoperta. Così veniva affermato: “La cripta è stata rinvenuta pochi decenni fa da un gruppo di amici palmesi, che girovagavano alla scoperta di luoghi storici legati a San Fantino Cavallaio…Quel giorno il gruppo di amici si chiamerà “Movimento culturale San Fantino”. La processione di Sant’Elia Profeta. Allo stesso modo di quella di San Fantino, anche la processione che si svolge in onore di Sant’Elia sull’omonimo monte che sovrasta Palmi, percorre i luoghi dove il Santo nativo di Enna visse ed edificò un Tempio al Signore. Dopo aver preso l’abito monastico a Gerusalemme, Elia abbandonò il nome di Giovanni Racheta dedicandosi interamente a Dio e operando miracoli e profezie. Mentre

si trovava ad Antiochia, ebbe in visione il Signore che gli indicava un luogo meraviglioso dove doveva costruire un monastero. Sbarcato nei pressi di Reggio pervenne su una montagna dalla forma di leone che per la presenza di numerose grotte era chiamata Aulinas. L’indescrivibile spettacolo naturale che apparve davanti ai suoi occhi gli fece comprendere che il Signore aveva scelto quel luogo dove aveva manifestato tutta la Sua potenza creativa. Il Santo Profeta morì a Costantinopoli il 17 agosto del 903 dopo aver profetizzato al discepolo Daniele che in quella lontana città sarebbe sopraggiunta la sua morte e che il suo posto sarebbe stato preso da un altro Elia (lo Speleota). Fu addirittura l’Imperatore Leone VI detto il Filosofo a dare l’assenso per fare ritornare il corpo del Santo nel Monastero di Aulinas. Ad attenderlo erano accorsi nella chiesa di San Fantino il Vescovo Vitale, il diletto Daniele, i monaci della Valle delle Saline e numerosi fedeli. Forse, la processione che si svolge la penultima domenica di luglio, vuole ricordare il mesto corteo che allora accompagnò le sacre spoglie di Sant’Elia Profeta al suo monastero. La processione della Madonna del Carmine. E’ un avvenimento molto sentito dai Palmesi perchè il 16 novembre 1894 la Madonna del Carmine, per i continui segni premonitori prodigiosi apparsi


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CULTURA E FOLKLORE per diversi giorni sulla Sua Statua, salvò da sicura morte il popolo di Palmi. E’ da quel fatidico momento che la Sacra Vergine viene portata ogni anno in processione per l’antico percorso, coprendo il tratto finale di corsa per raggiungere il luogo dove i fedeli trovarono la salvezza dalla furia del terremoto. La processione della Madonna del Soccorso. La festa in onore della Madonna che nei secoli ha protetto i pescatori e i marinai della Cittadella dai pericoli del mare, si è sempre celebrata con grande magnificenza perché erano soprattutto loro a sostenerne le spese con rimesse in denaro e con parte del pescato. La Madonna del Soccorso è legata ad un evento prodigioso avvenuto nella nostra città il 20 luglio del 1533 che fu rogato lo stesso giorno dal notaio Antonio Oliva di Seminara e fatto conoscere da Giovanni Fiore da Cropani nell’opera“Della Calabria Illustrata” pubblicata nel 1743: “Risplendeva in quel tempo colla luce di molti miracoli l’Immagine della Santissima Vergine, detta del Soccorso, nella Terra di Palmi, che però correvano a folla alla di lei venerazione i popoli convicini, e fra questi quei della Città di Terranova, i quali vi andarono accompagnando il Santissimo Crocefisso con una numerosa processione. Or gionta l’Immagine del Figlio alla presenza di quella Madre, cominciò a vista di tutti a sudar Sangue da tutt’il Corpo; cosa, che commosse tutto quel popolo a contrizione, ed a pianto, chiedendo tutti a Dio Misericordia”. Nella stessa chiesa, durante una funzione religiosa, si verificò un altro episodio straordinario dovuto a Padre Nicolò di Reggio che invitando i fedeli alla preghiera preannunciò il terremoto del 5 febbraio del 1783. Durante la processione dell’Immacolata si compie un rituale che vede la sua Statua portata dentro la Chiesa della Madonna del Soccorso per un motivo simbolico molto antico. Le Confraternite del Soccorso e dell’Immacolata avevano commissionato le rispettive sculture sacre all’artista Domenico Di Lorenzo. Al momento della consegna si fecero carico della spesa i Confratelli del Soccorso in quanto l’altra Congrega non era nella possibilità economica di pagare lo scultore, a una condizione: che la statua dell’Immacolata durante la processione doveva essere portata dentro la chiesa del Soccorso per salutare la Sorella. Le due statue, unitamente a quella della Madonna del Carmine, venivano anticamente chiamate dal popolo “Le Tre Sorelle” per la loro somiglianza essendo state create dallo stesso autore. Mentre alcuni anni fa Mons. Don Silvio Misiti accogliendo la mia richiesta riprese la tradizione del “saluto” che ormai si era persa nel tempo, l’appellativo delle Tre Sorelle scomparve per sempre perchè la Statua dell’Immacolata andò distrutta nell’incendio del 1924.

La processione di San Rocco. Per capire quanto è attesa e sentita la festa in onore di San Rocco a Palmi è significativa una frase pronunciata tanto tempo fa da un anziano “mbuttaturi”. Il giorno dopo la festa si riuniscono nella Villa Comunale per una specie di tacito appuntamento alcuni anziani che, con accese discussioni commentano i fuochi pirotecnici, stimano il numero degli Spinati, le bancarelle e il concorso dei forestieri, confrontandoli con le festività del passato. In una di queste riunioni, Don Saveri Militanu, che per decenni aveva “‘mbuttatu” San Rocco, alzandosi dal sedile di granito e guardando l’orologio che segnava mezzogiorno, pose fine alla concitata assemblea dicendo ad alta voce:“Ndà, figghioli; imunindhi; mancanu tricentusessantaquattru jorna p’à festa i Santu Rroccu!” I miracoli operati da San Rocco non vengono quasi mai raccontati da coloro che hanno ottenuto la Grazia. Ne fanno fede le numerose candele accese ed il carnaio umano in cera che come ex voto si accumula ai piedi della Sua Miracolosa Statua. Lo dimostrano decine di Spinati che indossando una campana intrecciata di rovi (spalas) precedono per ore la processione. Anche i fuochi pirotecnici, esplosi a conclusione dei festeggiamenti, vogliono esorcizzare col loro fragore i numerosi eventi catastrofici che il popolo di Palmi ha sofferto nei secoli. La processione della Madonna della Sacra Lettera e del Sacro Capello. Il grandioso trasporto della Varia, quale fantastico apparato scenico votivo per rappresentare l’Assunzione in Cielo della Madonna, è la degna conclusione della solenne processione che si svolge in onore della Patrona e Protettrice della città venerata sotto il titolo della Sacra Lettera. Il culto Mariano ha origini antichissime a Palmi e si accrebbe nei devoti ancora di più da quando la città ha avuto il privilegio di possedere un Sacro Capello della Sacra Vergine. Tutto ebbe inizio nel giugno del 1575 allorquando scoppiò a Messina una grande pestilenza che durò trent’anni con periodi di grande recrudescenza. Il morbo portato dopo la battaglia navale di Lepanto, si era propagato a Reggio ed in altri luoghi della costa calabra, compresa, in modo meno grave, Palmi. La nostra gente, che ha sempre avuto un innato senso di ospitalità e di comprensione per le sventure degli altri, non solo diede ospitalità a quanti vollero fuggire dalla città colpita, ma, per mezzo dei suoi marinai, superando il cordone sanitario creato intorno alla città dello Stretto, mandò viveri e medicinali. Riconoscente Messina per tanta bontà d’animo dei Palmesi, appena fu scomparsa l’epidemia, donò all’autorità ecclesiastica di Palmi quale segno tangibile per l’aiuto prestato, uno dei Capelli che la Madonna aveva inviato da Gerusalemme assieme a una Sua Lettera di benedizione

e protezione per la città. Secondo il Catasto Onciario del 1747 l’Università (città) di Palmi spendeva Ducati 100 “Per la festa della Sagra Lettera e Protettrice per tre volte l’anno, cioè, ai 3 di Giugno, 11 Gennaro ed ultima Domenica di Agosto”. Oggi rimane solo quest’ultimo appuntamento che è nostro dovere continuare a mantenere in vita e tramandarlo soprattutto sotto l’aspetto religioso. Conoscere il passato e

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trasmetterlo alle future generazioni è un obbligo e un dovere cui nessuno può esimersi dal farlo. Le manifestazioni possono anche subire quei cambiamenti che la società moderna pretende, ma stravolgerle nel significato e nell’essenza che esse rappresentano significa negare fatti storici, straordinari avvenimenti e tradizioni che le generazioni del passato hanno vissuto ed i cui hanno fermamente creduto.


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di Giuseppe Cricrì

Nicola Pizi L’eroe e il suo Tricolore

orse non è pura coincidenF za se oltre ad una importante strada del centro, ad un

monumento e ad una iscrizione marmorea, la Città di Palmi ha dedicato anche il Liceo Classico (oggi accorpato allo Scientifico) a questo suo figlio illustre. Trovo infatti che il ritratto, la stessa breve vita ed il destino di Nicola Pizi abbiano in se un tono quasi Ellenico per quanto attiene al senso dell’immortalità, del kléos áphthiton, che la morte gloriosa conferisce a tutti gli eroi. Anche se molti fra i Greci avevano l’orrore della guerra (seppur la ritenessero necessaria, a volte) proprio per questo, tutti


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CULTURA E FOLKLORE loro ammiravano i guerrieri che la affrontavano senza paura, andando incontro a morte quasi certa, diviene palese il perché coltivassero con veemenza il mito eroico del guerriero: colui che sfida il cimento supremo dev’essere giustamente ricompensato in vita ed in morte col più grande onore. Questo onore noi vogliamo ancora tributare al Sottotenente Nicola Pizi che, il 2 Agosto 1915, pur ventitreenne, offrì con intrepido slancio la sua vita alla Patria. Nacque l’8 Ottobre 1891 da Nestore (che significa “ condottiero”) ed Erminia Morabito, prendendo il nome di Nicola Alberto Geltrude. In età giovanissima perse il padre. Aveva iniziato i suoi studi a Palmi per poi completarli nel Capoluogo Reggino. Fu li che già diciottenne, con generosa prodezza seppe mostrare la sua tempra in occasione dell’immane disastro tellurico Calabro Siculo del 1908, infatti trovandosi a studiare nel Convitto di Reggio - *(…)Crollato il grande edificio, egli scampò per miracolo. Uscito fuori, sobbalzava ancora la terra, ed egli, sperduto nella rovina e nell’ombra, alla giovinetta anima comandò fin d’allora di non tremare. Ferivano il cielo disperate grida di superstiti, venivano di tra le macerie disperate strida di morenti, fioche voci di sepolti, deprecazioni di soccorso e nell’anima del giovinetto tutta adunatasi la tristezza della grande e tragica ora. E porto l’orecchio a quei gemiti, con giovanile possa rivoltò le macerie, salì sulle mura crollanti, e gli fu grato peso gravarsi gli omeri di umani corpi tornati per lui alla luce e alla vita. Invano i salvati lo ricercarono più, e qualcuno, il Prof. Cavalieri ancora dopo un anno, scriveva alla mamma del Pizi: “ la prego darmi il preciso indirizzo del suo figliuolo: sono stato con eroico slancio salvato da lui.” (…) Completati gli studi Nicola subì il fascino della vita militare, che orientò le sue attenzioni verso la incipiente guerra Italo-Turca. Correva l’anno 1911 quando la cantante Gea della Grisenda, (comparsa su un palcoscenico torinese vestita unicamente del tricolore, cosa scandalosa per l’epoca) lanciava l’inno patriottico Tripoli bel suol d’amore ed il fresco di nomina, sottotenente Nicola Pizi chiedeva di poter partire per la Libia. In terra d’Africa si cimentava in aspre battaglie e in uno scontro a fuoco veniva ferito. Durante la malattia reclamava di non tornare in patria, dicendosi pronto a riprendere il suo posto nelle fila combattenti, ma questa richiesta non veniva accolta e gli si chiedeva di completare in madrepatria la lunga convalescenza. La chiamata al fronte Austriaco lo vedeva rinverdito di un ardore supremo. Egli con veemente baldanza si apprestava a dirigere un plotone in quel conflitto che vedeva soldati contrapposti fra trincee tempestate dal fuoco. Alla vigilia della sua morte così scriveva alla dolce sorella, preoccupata per la sua sorte: *“ …Ed ora

basta con te e con la mamma, ora non è più tempo delle vane lagrime, ma dei cuori di ferro; oggi non è più luogo al lutto ma alla festa per la liberazione di tutti i soprusi e le angherie; oggi è la festa del risveglio nazionale, e tutti dobbiamo essere alteri di contribuire nel nostro piccolo alle rivendicazioni nazionali. Sta di buon animo, dunque, e non preoccuparti troppo pel tuo fratello, troppo fortunato semmai di morire per la patria .,, Si diceva fortunato quindi Nicola di poter offrire il suo sangue e la sua giovane vita all’Italia insidiata ed oppressa dallo straniero. E fu così che nel giorno fatale il suo proposito divenne esaltazione divina di amor patrio. La motivazione ufficiale della attribuzione della medaglia d’oro cita testualmente: Pizi Nicola da Palmi (Calabria) Sottotenente di fanteria: Il giorno 2 agosto 1915, essendo diretto a quota 188 del Sei Busi, precedeva il proprio plotone, vide cinque nemici, nascosti in una buca, da solo li attaccò, atterrandoli uno ad uno. Circondato poi da numerosi nemici sopravvenuti gli fu intimato da un Feld-Webel la resa e la consegna della sciabola. Pizi la spezzò e gliene gettò i tronconi sulla faccia gridando: “ Viva l’Italia “ L’altro lo freddò con una rivoltellata. Così ne racconta un suo compagno d’armi:* “ Da due ore sostenevamo un fuoco micidiale, subendo perdite. Venne l’ordine d’avanzare; e Nicola: << Avanti soldati d’Italia: Savoia!>> gridò, e primo tra tutti, sul ciglio della trincea nemica. – Né qui s’arrestò: aveva vinto, volle stravincere. << Avanti ancora >> ordinò. Era il suo motto: << Sempre avanti! >> si slanciò all’assalto di una nuova trincea, ma si staccò dal grosso, fu circondato; ad uno ad uno i suoi soldati gli caddero attorno, sembrava che la morte volesse risparmiarlo, ma il cerchio si strinse attorno a lui rimasto ormai solo, e noi vedemmo cosa che mai prima avevamo veduta. Impotenti ad aiutarlo per le asperità del terreno noi fummo spettatori della lotta di un titano contro pigmei. Se fossimo stati a lui accanto non avremmo sentito il suo respiro, il suo palpito, come lo sentimmo divisi da pochi metri di terreno. Solo, circondato, lottò finché nella pistola vi fu una carica, e poi all’arma bianca: ci apparve mitologico iddio lottante per potere sovraumano. Ferito, continuò solo contro tutti, finché i muscoli obbedirono alla volontà ma fu vinto dal numero e i nemici lo ebbero vivo e gridarono: Urrà! Egli cercò una parola che li schiacciasse tutti, ma nella bocca riarsa non sentì che lo sputo salmastro e quello sputo fu la parola. A quegli che gli sembrò il maggior graduato sputò in faccia gridando: Viva l’Italia! – e l’altro? L’altro contro il prigioniero inerme sparò una pistolettata, l’eroe cadde; l’altro viva, se ha visceri umane, nel rimorso perenne della sua pistolettata omicida, e nel ricordo incancellabile dell’onta subita. Più tardi nella trincea lo stesso austriaco quasi avesse pau-

ra o vergogna di guardare in faccia il morto, ordinò: <<Venga avvolto in una tenda e poi si pensi a seppellirlo>>. Fu obbedito. Il corpo del giovane ravvolto in un drappo bianco, fu posto su una barella ai piedi di un albero; ma quando più tardi i soldati andarono per trasportare il morto, videro una cosa meravigliosa e ne stupirono. Le ferite del petto avevano dato sangue ed il funereo drappo bianco n’era inzuppato sul petto; e l’albero s’era spogliato delle foglie, ed ora queste coprivano di uno strato di verde i piedi del morto. Certo un lauro latino sarà stato l’albero, avvezzo a tributare onore agli eroi. I soldati videro e volevano gridare. Ma nell’aria una voce disse: << Dorma nella sua bandiera. N’è degno! Se l’è ben meritata!>> E’ quelli alzarono il peso e portarono il morto ravvolto nella bandiera che le sue stesse ferite ed il rispetto del lauro latino gli avevano foggiata.,, Sarebbe bello che ancora oggi, in questa Italia senza memoria, infangata da rigurgiti secessionisti, in questa Europa oramai unita da formali trattati e da una medesima moneta, ma anche di fatto divisa da alterni faziosi tornaconti, si riconoscessero i valori e l’anelito di libertà che albergava in tanti di quei giovani che con eroico sacrificio diedero la loro vita, credendo

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in ideali di redenzione, di purezza e giustizia e si riflettesse giorno per giorno sulla importanza del loro estremo, fatale sacrificio. * Tratto da: Commemorazione del Sottotenente Pizi Nicola e degli altri soldati palmesi caduti nella guerra contro l’Austria – Palmi 11 Novembre 1916 – Tipografia C. Zappone


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Risorgono I Canali, motore di sviluppo per la città. di Giuseppe Mazzù i sono luoghi, vie, piazze C edifici e fontane che, per motivazioni diverse e non sempre

Percorso del Tracciolino

Antica sorgente “Vitica”

individuabili, entrano nel cuore e nella mente della popolazione. Come se fili invisibili legassero in modo indissolubile i luoghi con la memoria collettiva di un territorio. Meccanismi misteriosi che, a volte, sono messi in moto da avvenimenti particolari, ma spesso risalgono al ricordo di attività quotidiane radicate nella memoria della gente e che nel tempo acquistano particolare fascino e, in qualche caso, avviene che, per iniziativa popolare, quei luoghi che nel tempo hanno acquisito valenza simbolica, diventino oggetto di recupero con grande concorso di popolo. Ciò è quanto è accaduto a Palmi per il restauro della fontana detta “I Canali”, le cui origini affondano nei secoli e che, senza dubbio, ha accompagnato nel tempo la storia della città sopravvivendo a rovine e terremoti ed allo stesso attacco dell’uomo che, a volte, in nome del cambiamento e dell’innovazione ne determina la scomparsa come è avvenuto, invece per l’altra fontana storica della città di Palmi, quella detta del Mercato che, smantellata nell’ultimo scorcio dell’800, è rimasta saldamente presente nella memoria collettiva. La fontana dei Canali, posta all’angolo sud della Piazza detta “Li Canali” oggi Lo Sardo, costruita in granito, sopravvisse alle innovazioni cittadine che hanno seguito i terribili terremoti del 1783, 1894 e del 1908. Mentre non fu così per altre fontane care al ricordo popolare come per “la Murareddha”, “Gurniceddha”, San Rocco ed altre ancora, I Canali, invece, scandirono con la loro evoluzione la storia della città, sino a perdere dal punto di

vista funzionale e sociale quella importanza che, per secoli, avevano avuto, quando l’unico approvvigionamenti idrico per le persone e per gli animali era rappresentato proprio dalle fontane pubbliche. Se se ne vuole una riprova basta leggere le poesie in dialetto di Carmelo Gullì, in “ Visioni” a Cura di Giuseppe Cricrì. “Se’ canali, a la chiazzetta, chi lu stessu nond’aviia,/ C’ogni schiccitu pariva na grà mattala di stuppa/ Chi di sghinciu assimigghiava mbastimentu a ventu mpuppa,/ E li fimmani a muntuni, a vicenda ognuna iia/ Cunversandu di li vigni, di l’aliva sana e pruppa/ ed ognuna iicia la sua, cù c’aviva nfigghiu sordatu/ N’atra, sbenturatamenti, nu figghiolu carsaratu,/ e accussì rrivava l’ura, chi scurriva, a voti, amara/ Pè mi inchiinu nvicali, mbumbuluni e la cortara.” I Canali, nel momento di maggiore importanza erano diventati sei. In genere la storia dello sviluppo delle città viene proposta soprattutto come frutto di iniziative di carattere politico e sociale, è determinato anche dalla presenza di fiumi e sorgenti, alle quali la popolazione attingevano la quantità necessaria di acqua sia per uso civile e per l’igiene dei cittadini ed in passato anche per le necessità che la presenza di animali, largamente impiegati per i lavori agricoli e per il trasporto delle merci e dei prodotti locali, imponevano. E Palmi ne è una testimonianza significativa se numerosi sono i documenti che testimoniano lavori frequenti per la sistemazioni delle fontane e delle sorgenti perché soggette ad infiltrazione, specialmente in occasioni di piogge ed alluvioni, o per la costruzione di nuovi acquedotti. Una situazione ricostruita attraverso le indagini dei documenti conservati nell’Archivio di Stato di Reggio Calabria e

Sorgente “Sambiceli”


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CULTURA E FOLKLORE nella sezione di Palmi. Un grazie particolare va infatti alla direttrice Dottoressa Marra ed a tutto il personale, in particolare alla dottoressa Angela Pirrottina che ci ha guidato con la sua competenza nel complesso lavoro di documentazione. Già il Galanti nel 1792, nel suo viaggio in Calabria, sottolineava la scarsezza di acque che condizionava la città di Palmi, ricordando la lontananza del fiume Petrace e citando la presenza di un piccolo corso d’acqua che, a suo dire, non alimentava mulini. In realtà al centro delle vicende legate all’approvvigionamento idrico del centro urbano, allora costituito da un limitato numero di quartieri come Li Canali, San Salvatore, Borgo, Cittadella, Arangiara e Spirito Santo ha avuto un ruolo determinante proprio il vallone volgarmente chiamato “Sambiceli o San Miceli” ma che nella dizione originaria era San Michele. Un piccolo corso d’acqua a carattere perenne che scaturiva dalle sorgenti delle località Vitica e Sambiceli, scorreva fino al mare. Sorgenti queste che assicurarono, ed ancora in parte assicurano, l’approvvigionamento idrico della città. Ma il fiumiciattolo sapeva essere anche minaccioso, non solo nell’ottocento, documenti ufficiali attestano il danneggiamento grave sia della Fonte Murarella che della strada dello stesso nome che portava al mulino, ma addirittura nell’ultimo scorcio del secolo scorso, allorquando lo straripamento del corso, ormai in buona parte ricoperto solo per un caso fortunato non provocò vittime. Il punto critico del sistema nel 1700 e nel 1800 era costituito dalle infiltrazioni piovane che portavano fango, inquinando periodicamente le sorgenti, così avvenne per le fonti Gurniceddha e Murareddha nel 1817 e per i Canali e Gurniceddha nel 1830 come attestano i documenti del tempo con dettagliate delibere dei vari sindaci. Nel 1847 l’acqua che scorreva dai Canali e si riversava sulla piazza, venne convogliata in un condotto coperto. Mentre nel 1850 si rendeva un intervento di massima urgenza per “costruirsi un acquedotto sotterraneo per tutto il corso della piazza Canali, onde avessero così passaggio le acque di irrigazione di fondi, giacchè scoperto, com’era portavano un inconveniente a tutte le operazioni della piazza”. Fino a quel momento l’acqua proveniva solo da Vitica e Sambiceli ma, oramai, si mostrava insufficiente per i bisogni di una città che in 50 anni aveva visto raddoppiarsi la sua popolazione. Lo afferma la relazione inviata dal sindaco del tempo, assieme al progetto per la costruzione dell’acquedotto dell’Olmo approvato nel 1862, alla deputazione provinciale e nel 1865 chiedeva, e otteneva dal Prefetto di Reggio Calabria, il riconoscimento di opera di pubblica utilità, per questa importante opera che prevedeva il tra-

sporto dell’acqua della sorgente dell’Olmo in territorio di Bagnara, attraverso il territorio di Seminara aprendo il Tracciolino per alimentare le fontane pubbliche e i Canali. Un’opera che ancora è visibile sul sentiero panoramico. Nella relazione si metteva in rilievo che, a fronte dello sviluppo cittadino, si registrava una riduzione della portata delle sorgenti di Vitica e Sambiceli provocando una situazione grave di disagio: “non piccola schiera di persone, che ritirandosi a sera affrante dal lavoro devono attendere per ore ed ore il turno onde refrigerarsi l’arsura delle stanche membra. Con la conseguenza, di vegliare la notte onde accudire alle ordinarie esigenze di nettezza”. Il primo cittadino forniva quindi uno scenario, utilizzando statistiche del tempo, dalle quali risultava una popolazione ufficiale di 9720 abitanti, d’inverno, che in estate diventavano circa 11.000 per l’afflusso da Gioia Tauro e dalle campagne. Il fabbisogno idrico della città. veniva analizzato in tutta la sua complessità: 44 litri di acqua al giorno per famiglia o gruppo di 5 persone, per complessivi 88.000 litri. Ai quali andava ad aggiungersi quella necessaria per gli animali: in Palmi erano così distribuiti: 300 cavalli e muli con un fabbisogno di litri 22.500; asini 320 con un fabbi-

sogno di 25 litri al giorno necessari per complessivi 8.000 litri.; per la cura della perniciosa altri 1500. In totale il fabbisogno veniva individuato era di 120.000 litri giornalieri.. In metri cubi pari a 120 a fronte di una disponibilità di 69,12 con un deficit di 50.88 m3; senza contare l’acqua necessaria per l’innaffiamento delle strade e degli orti, sottolineando i pericoli a cui si andava incontro in caso di epidemia, ricordando “Le lugubri condizioni del 1837.. L’acquedotto dell’Olmo fu realizzato, ma i problemi non finirono per le interruzioni determinate dalle frane. Tanto che negli ultimi anni dell’800 venne deciso di rifarlo completamente sostituendo i tubi in terracotta con quelli in ghisa, su progetto dell’ing Domenico Mezzatesta. Un’opera ultimata nell’ottobre del 1897 che venne fortemente criticata dalla piazza, al punto che l’amministrazione “per calmare l’agitazione pubblica” decise di affiancare all’ing. Mezzatesta un altro ingegnere; ma il progettista, per difendersi dalle accuse, pubblicò il 20 gennaio del 1900 un opuscoletto “ Per la conduttura delle acque dell’Olmo alla città di Palmi”, ribattendo punto per punto le critiche e sostenendo la validità di quanto realizzato dimettendosi poi dall’incarico. Il terremoto del 1908

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mise in crisi il sistema “Ma Parmi l’eppi puru na bona scotulata: / Stratuni, Gurnicedda/ Rangiara, Citateddha / e tuttu u Burgo e strata Tribunali/ Canali e Murareddha/ votaru sutta supra ‘n ginerali…” così scrive in versi Francesco Salerno in “’U terramotu d’u 1908”, “ in Antologia poetica a cura di Santino Salerno). Ma la città era in cerca di nuove fonti di approvvigionamento e la carta vincente per il suo sviluppo fu la costituzione del Consorzio Vina e la costruzione dell’acquedotto che portò l’acqua da Melicuccà a Palmi in grande quantità nel 1822. L’acqua nelle case, provocò l’abbandono delle fontane e anche i Canali, ormai ridotti a 4, imboccarono la via del tramonto sia negli interventi di ripristino che quando alla trazione animale si sostituì quella a motore anche nell’utilizzazione da parte dei cittadini. Ma i Canali rimasero ugualmente nel cuore dei palmesi, come un luogo della memoria. Per questo oggi non solo l’hanno trasformata in “monumento”, abbellendola di opere d’arte che ne rievocano la storia e pongono in risalto le radici ma l’anno rivitalizzata tanto che la gente è tornata a dissetarsi ai Canali anche se più non ci sono le donne “cu bumbuli e cortari” né i giovani a fare loro la corte nelle lunghe ore di fila.


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il racconto del mese

gni inizio estate, varcando la soglia del palazzo dove ho trascorso la mia infanzia, sento riemergere uno dei miei tanti ricordi … e allora mi sembra di rivederla ancora, mentre scende le scale, lei, la più leggiadra, favolosa creatura della mia fanciullezza; con il cappello di paglia e i pantaloncini corti, “la signorina bella” andava al mare. Era apparsa all’improvviso nel nostro palazzo, un giorno d’inizio luglio di tanti anni fa. Si era sparsa presto la voce nel vicinato, e ogni mattina uno stuolo di bambini si raccoglieva in fondo alle scale e aspettava vicino al portone … tra loro c’ero anch’io … “correte, venite … scende la signorina bella!”. Bella lo era davvero: slanciata, elegante, bionda come non ne avevamo mai viste … sembrava provenire da un altro pianeta e lasciava una lunga scia di profumo dietro di sé; noi l’ammiravamo estasiati come sudditi al passaggio della regina; in poco tempo il nostro vociare era diventato il segnale di allerta dei nostri vicini più curiosi, che immancabilmente aprivano i loro portoni per assistere al suo corteo. Lei dispensava sorrisi a destra e a manca, sembrava sempre felice, mentre noi bambini l’accompagnavamo, facendo ala, fino alla macchina, dove, salita a bordo, prima di allontanarsi ci salutava sorridendo, senza parlare. Così è stato tutte le mattine di quel lontano luglio. Io che abitavo nello stesso palazzo mi ritenevo più fortunata degli altri, perché avevo più occasioni per vederla: dopo alcuni giorni si accorse di me, mi riconobbe e iniziò a mandarmi dei bacini da lontano, quando fissavo su di lei i miei occhi incantati. Arrivò il mese di agosto, ancor più caldo e pieno di sole. La “signorina bella” continuava a scendere tutte le mattine con il suo cappello di paglia, in compagnia del suo innamorato, per andare al mare. Aveva imparato a dire “ciao”, “caldo”, “bello”, “bacio”, “grazie”. Noi la guardavamo sempre più rapiti, perchè sembrava diventare ogni giorno più bella; rivolgendoci qualche parola, si dimostrava anche una creatura reale, non soltanto frutto della nostra immaginazione. Ancora adesso mi tornano in mente le parole di mia madre: “Anche se indossasse un sacco, sarebbe comunque bellissima!” Le chiacchiere di condominio dicevano che era svedese, di Stoccolma, per questo parlava poco l’italiano; era innamorata di Tommaso, che abitava nel nostro palazzo con la sua famiglia; dopo averlo conosciuto chissà dove, in giro per l’Europa, lo aveva seguito fino in Calabria. Una mattina aspettavamo come al solito di vederla scendere, l’orario era lo stesso di sempre, minuto più minuto meno … ma la sua porta non si apriva, anzi … all’improvviso giunsero delle urla spaventose: era in corso un violento litigio e tante voci concitate si sovrapponevano. Ad un tratto la porta si aprì, ma quella volta la signorina bella corse giù per le scale scarmigliata e piangente, inseguita da tanti suoi oggetti personali, che qualcuno, crudelmente, le lanciava dietro … ultima giunse l’eco di una voce brutale di donna, che non scorderò mai: “vattene via, vattene via, l’hai voluto incastrare!”. Quel giorno lei non sorrideva, anzi piangeva disperatamente … prima che giungesse al portone, Tommaso la raggiunse di corsa, l’afferrò per un braccio e, con sguardo afflitto, sussurrandole poche parole all’orecchio, la convinse a tornare su. Noi bambini, che eravamo lì a pochi passi, restammo ammutoliti, delusi e sgomenti … dunque anche alla “signorina bella” poteva capitare di piangere, come uno qualsiasi di noi, quando venivamo puniti. La “signorina bella” era diventata inaspettatamente triste e da allora non la vedemmo più. Tempo dopo mia madre, a cui ingenuamente ogni giorno chiedevo sue notizie, mi spiegò che la “signorina bella” era rimasta incinta. Che aspettasse un bambino, a me parve una cosa meravigliosa, perché sicuramente sarebbe stato bello come lei! Ma evidentemente la notizia non aveva fatto piacere a coloro che l’ospitavano. Dopo alcuni giorni da quell’episodio giunsero i suoi genitori dalla Svezia e la portarono via. Così finirono le apparizioni della “signorina bella”. Fu il mio primo sogno infranto … quante volte avevo imitato il suo modo di camminare davanti allo specchio! La consideravo una creatura soprannaturale, angelica … un modello da imitare … fino a quando la vita e le persone furono cattive anche con lei, facendola soffrire, anche a causa della dura mentalità di un tempo, che condizionava l’esistenza, al punto che anche la sua fragile condizione umana si era manifestata. Dalla sua sofferenza io e i miei piccoli amici imparammo che ogni azione ha delle conseguenze, che nessuno può mai dirsi al riparo dal dolore, che spesso giunge all’improvviso, per ricordarci che abbiamo delle responsabilità e, anche quando sembra che tutto, intorno a noi, sia semplice e la vita ci arrida, dobbiamo tenerci sempre pronti ad affrontare “l’avversa fortuna”, come gli illustri personaggi delle tragedie di Shakespeare.

L’angelo biondo

O

Cassiopea


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ITINERARI

VIVERE IL MARE di Giovanni Perna

ivo a Palmi, una cittadina V di mare, pertanto mi sento, come la maggior parte dei miei

concittadini, uomo “di mare”. Il mio rapporto con esso è iniziato prestissimo, praticamente dalla nascita. Questo rapporto è cresciuto e si è intensificato con l’età, al punto tale che, il mio primo pensiero mattutino è quello di guardare il mare, che, dalla mia casa si può vedere da circa 250 mt di altezza. Amo nuotare ed immergermi nelle acque cristalline, tuffarmi dagli scogli e fare lunghe nuotate. Circa due anni fa ho deciso di approfondire questo contatto e mi sono iscritto ad un corso di immersioni subacquee “Open Water” presso il “Centro Immersioni Costa Viola”. Questo corso prevede una parte teorica, in cui si apprendono nozioni della fisiologia del nuoto e delle immersioni subacquee e si impara ad usare gli strumenti del mestiere. Quindi si può passare alla parte più entusiasmante, che è quella pratica. Si impara a respirare dalle bombole tramite un erogatore speciale, ad usare la maschera, indossare muta e pinne ed il giubetto equilibratore e via, si parte per una straordinaria

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avventura. Già a pochi metri di profondità lungo i vari chilometri delle nostre coste, ci appare uno spettacolo di incommensurabile bellezza. Ci sono molti pesci, di varie forme e dimensioni, molluschi, crostacei conchiglie e ricci. Anche le forme vegetali subacquee sono variegate e straordinarie per colori e bellezza. C’è una tale biodiversità che le nostre coste sono state addirittura paragonate alla barriera corallina che rappresenta il termine di paragone per la sua presenza di pesci e di flora esotica e coloratissima. Anche le nostre coste sono ricche di tesori e ciò grazie alle incessanti correnti che provengono dallo Stretto di Messina e che ripuliscono continuamente i fondali apportando allo stesso tempo nutrienti e nuova linfa. Tutto ciò è ben noto agli appassionati di immersioni e fotografia subacquea che, ogni anno, vengono a visitare le nostre coste e ad ammirarne i tesori sommersi. A determinate profondità è possibile ammirare anche il “corallo rosso”, una stupenda ramificazione creata da migliaia di organismi sessili che, incessantemente fabbricano queste meraviglie della natura, disegnando ramificazioni magiche dall’aspetto etereo ed estremamente suggestivo. Recentemente è stato scoperto anche un corallo di colore bianco, che è tuttora oggetto di studio perché non è ancora noto se si tratti di una mutazione genetica o di una specie ancora non catalogata. Gironzolando per i fondali con la macchina fotografica è possibile inquadrare strani animaletti, della lunghezza di pochi centimetri, di colore azzurro. Il mare pullula di vita e di colori e ogni volta che mi immergo vengo sempre colto da un senso di meraviglia e di rispetto per tanta bellezza. In questi casi viene spontaneo domandarsi come mai l’uomo, che domina incontrastato su tutti gli esseri viventi, dimostri a volte così poco rispetto per la natura che non gli appartiene, gli è stata concessa, ma certamente non per danneggiarla e distruggerla. La natura violentata dall’uomo infatti, a volte si ribella e quando lo fa le conseguenze sono imprevedibili. Nulla si può opporre alla furia degli elementi. Per questo gli uomini primitivi imploravano madre natura di essere generosa con loro: pregavano la pioggia, il vento, il sole, la terra che desse buoni frutti. Oggi forse l’uomo vive una specie di delirio di onnipotenza e spesso dimentica il seno da cui proviene, per questo ogni tanto giunge inaspettato un monito per farlo tornare con i piedi per terra e per fargli capire che colui che minaccia la natura, minaccia la sua stessa vita. Pertanto, se amate il mare, vi invito ad immergervi con rispetto e a godere un po’ di questo “angolo di Paradiso”


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SALUTE E BENESSERE

Una Tigre con le ali

di Walter Cricrì n questi ultimi anni la zanI zara tigre nel nostro Paese sta «martoriando» la popolazio-

ne durante i mesi estivi. Si tratta di una specie molto aggressiva, le cui punture provocano grossi gonfiori, irritazioni e allergie. Contro la zanzara tigre si ottengono risultati positivi nella lotta, specie alle larve, se effettuata da tutti eliminando qualsiasi ristagno d’acqua. La zanzara tigre (Aedes albopictus) è una specie esotica originaria dei Paesi del sud-est asiatico, giunta da più di un de­cennio in Italia, divenendo un problema sempre più sentito dalla popolazione du­rante i mesi estivi. Questa specie presenta un ciclo biolo­gico simile a quello di tutte le altre zanza­re, in cui tre dei quattro stadi di sviluppo sono vissuti in acqua. Rispetto alla zanzara comune, la zanza­ra tigre è più aggressiva; pun­ge prevalentemente di giorno − ma talvol­ta anche nelle ore del tardo pomeriggio e in quelle serali − in spazi aperti e predilige colonizzare aree abitate; Infatti, la zanzara tigre non si riproduce in un ambiente na­ turale o rurale (fossi, canali, corsi d’ac­ qua naturali, stagni, laghi, ecc.), ma in contenitori di piccole dimensioni (sottova­ si, tombini, grondaie, ecc.) in cui l’acqua ristagna anche per pochi giorni (7-10). Le punture di zanzara tigre provoca­no evidenti gonfiori e irritazioni persi­stenti, e un elevato numero di punture può dare luogo ad allergie che richiedo­no, in alcuni casi, cure mediche.

Inoltre, può essere portatrice, nelle zone tropicali e in nu­ merose zone dell’Asia, di diverse malat­tie virali, causate da arbovirus (cioè virus trasmessi all’uomo da animali inverte­brati), tra cui la chikungunya e la dengue (caratterizzate da febbre acuta), la febbre gialla e alcune encefaliti (malattie in­fiammatorie acute a carico del cervello). Il rischio sanitario è legato alla pre­senza di questi animali invertebrati, che fin’ora e per fortuna sono ancora assenti nel nostro Paese. In caso di massicce infestazioni di zanzara tigre, occorre eliminare gli adulti, che stanno solitamente riparati in luoghi ben ombreggiati e molto umidi, in attesa di una vittima da pungere. Quando gli in­setti si presentano in questo stadio di vi­ta, gli unici strumenti a disposizione per eliminarli sono rappresentati dall’impie­go dei tradizionali insetticidi non seletti­vi (come piretro e piretroidi in genere), con benefici di breve durata. Per questo motivo la lotta contro gli adulti è un mez­zo da utilizzare solo in via straordinaria, quando la presenza di zanzara tigre oltre­passi ragionevoli soglie di sopportazione, e soprattutto se si prevede anche l’attua­zione della lotta contro le larve. La lotta contro le larve colpisce la zanzara tigre nei suoi stadi di vita ac­quatici, cioè prima che diventi insetto adulto provvisto di ali. Si attua prima di tutto eliminando in maniera preventiva qualsiasi piccolo ristagno d’acqua (in sot­tovasi, secchi, innaffiatoi ed altri conteni­tori presenti nel giardino di casa), e trat­tando poi

con specifici prodotti larvicidi (vedi sotto) i luoghi dove l’acqua non è eliminabile e dove ristagna, come tombini, dove sgronda l’acqua pio­vana, pozzetti di scarichi pluviali, ecc. Molti cittadini «virtuosi» che con im­pegno e continuità attuano la lotta con­tro le larve, sembrano non avere bene­fici e il loro giardino continua ad esse­re invaso da zanzare tigre, provenienti da altre zone limitrofe, come ad esempio il giardino del vicino; questo li porta a du­bitare dell’efficacia e dell’utilità dei pro­pri sforzi e dei sistemi di lotta adottati. È cosa inconfutabile che i piani di lotta alla zanzara tigre sinora condotti nei nostri territori da parte dei Servizi ambientali (comunali, provinciali e/o regionali), an­che “quando” correttamente impostati, abbiano dato risultati sino ad oggi insufficienti, tant’è che per buona parte della stagione estiva molte delle nostre aree

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verdi conti­nuano ad essere poco fruibili a causa della massiccia presenza di questo insetto. In realtà il problema è che la maggior parte dei ristagni d’acqua, nei quali si svi­luppano le larve di zanzara tigre, sono presenti in aree private. La lotta contro le lar­ve richiede impegno costante, modifiche dei comportamenti del singolo cittadino, controllo accurato degli spazi verdi ed esterni privati, ed una partecipazione atti­va da parte di tutti. Bastano solo pochi tombini di raccolta delle acque piovane non trattati, o contenitori non svuotati in alcuni cortili privati perché le zone verdi limitrofe siano rapidamente infestate. Purtroppo sono ancora pochi, ad og­gi, i cittadini che conoscono ed effet­tuano la prevenzione e i trattamenti contro le larve, e ancora minore è la percentuale di chi li effettua regolar­mente e correttamente. I prodotti larvicidi da usare a livello domestico (reperibili presso i più forniti empori agrari) per trattare tombini dove sgronda l’acqua piovana, pozzetti di scarichi pluviali ed altri luoghi dove l’acqua non è eliminabile e dove rista­gna, si suddividono in biologici e chimi­ci; sono disponibili sia sotto forma liqui­da (da diluire in acqua e da somministra­re tramite una pompa a spalla) che soli­da (in compresse o granuli, da sommini­ strare tal quali proteggendosi le mani con un paio di guanti). Tra i prodotti biologici più ef­ficaci citiamo il Bacillus thuringien­sis var. israelensis, completamente innocuo per l’uomo e che non pro­ voca nessun danno all’ambiente. La sua azione si esplica nelle prime 24 ore dall’impiego e persiste per circa 7 giorni. Tra i prodotti chimici vi sono quelli a base di diflubenzuron, pyriproxifen e me­toprene, principi attivi a bassissima tossi­cità sia nei confronti di mammiferi che di altri animali domestici e selvatici, che agi­scono modificando il ciclo biologico del­la zanzara tigre. La loro azione si esplica più lentamente, a partire dal momento del­l’impiego e persiste però maggiormente (dai 20 ai 30 giorni circa) rispetto al Ba­cillus thuringiensis var. israelensis.


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di Maria Concetta Militano iorno 9 Agosto (avrà termine G giorno 19), alle ore 16.00 è iniziato, presso il Campo da Tennis Comunale, il I Torneo amatoriale organizzato dal Leo Club di Palmi. I Leo Clubs di tutta Italia quest’anno si impegnano in un nuovo ambizioso progetto “Leo Argento Vivo” che ha l’obiettivo di sostenere nei prossimi 3 anni il CNR nella ricerca e quindi nella lotta all’inquinamento da mercurio. Non tutti sanno che il mercurio è una delle sostanze più tossiche che si conoscono. Esso viene immesso nell’ambiente da alcuni tipi di aziende (centrali elettriche e a carbone, inceneritori,ecc.), tende ad accumularsi negli organismi e può provocare gravi danni alla salute intaccando il DNA, il sistema nervoso centrale, i reni e molti altri organi. Il problema non riguarda solo le zone adiacenti a queste imprese inquinanti ma l’intero pianeta, in quanto il mercurio, raggiunta l’atmosfera, può essere trasportato a centinaia di km e quindi venire a contatto con l’aria che noi tutti respiriamo in primis e anche con i terreni e le acque e di conseguenza con ciò che nasce e cresce al loro interno (frutta, verdura, animali terrestri e marini) cioè tutto quello di cui l’uomo si nutre. Il problema dell’inquinamento è un problema molto serio perché strettamente legato alla salute di ogni persona. Ecco la ragione del progetto “Leo Argento Vivo” e delle attività ad esso correlate che si attueranno e susseguiranno nei prossimi 3 anni. Palmi contribuisce con il Leo Tennis Cup che ha visto protagonisti i giovani tennisti palmesi e dei paesi limitrofi. Si ringrazia il Comune di Palmi per la concessione del campo e tutti i partecipanti del torneo.

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INTORNO ALLO SPORT

LEO TENNIS CUP: Lo sport per la ricerca


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INTORNO ALLO SPORT

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E’ partita la prima “Corri Palmi” Domenica 17 Luglio 2011 è stato un giorno memorabile, poiché è partita, dalla suggestiva Piazza Amendola, la prima “Corri Palmi” quale gara podistica FIDAL a circuito, su diverse distanze in base alla categoria di appartenenza. La competizione, organizzata dall’associazione sportiva “Running Palmi” grazie anche al contributo economico di tutti gli sponsor e a tutti coloro che hanno collaborato, si è svolta sul percorso suggestivo del centro storico di Palmi e ha visto la partecipazione di circa 350 atleti provenienti da diverse regioni. E’ stata principalmente una festa dello sport, del benessere e del divertimento con una grande competitività e un’adesione di partecipanti dai 5 anni ai 75 anni. A Palmi, questi momenti di grande emozione sportiva, mancavano da diversi anni e hanno dato, anche se per un giorno, un po’ di slancio a questa cittadina che ha un forte bisogno di “farsi sentire”. Nonostante la complessità dell’organizzazione e sebbene fosse la prima esperienza, il team del Running Palmi si ritiene soddisfatto e già pensa alla seconda edizione con l’intento di migliorarsi sempre più, di sensibilizzare maggiormente la partecipazione della gente e di alzare il livello competitivo con l’invito di atleti di importanza internazionale. Tra gli atleti uomini di maggiore spicco erano presenti il pluripremiato Leone Maurizio che non ha bisogno di ulteriori presentazioni; i fortissimi atleti Brancato Alessandro e Costantino Consolato che possiedono diversi “primati personali” su distanza diverse. Tra le categorie femminili erano presenti Corso Luisa che domina la maggior parte delle gare competitive in Calabria. La palmese Latella Teresa che ha come primato personale 1h20’ ai campionati italiani di mezza maratona di Rubiera (RE); campionessa regionale 800 m, 1.500 m, staffetta 4x800 e 4x1.500. Costantino Alessia che ai mondiali allievi/e di Lille (Francia) ha rappresentato l’Italia nei 5.000 m di marcia. Ecco i vincitori assoluti: di Marcello Surace

Uomini 1) Brancato Alessandro (Running Futura Roma) 2) Costantino Consolato (Promessa Icaro) 3) Leone Maurizio (k42 Cosenza) Donne 1) Corso Luisa (Libertas Lamezia) 2) Latella Teresa (Gioad Ventures Catania) 3) Costantino Alessia (Atletica Reggina) Erano presenti anche gli atleti del Running Palmi con il seguente ordine di arrivo: 1) Gullo Roberto 2) Saffioti Antonio 3) Melara Antonio 4) Fameli Antonino

Foto - Giuseppe Calabrò

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Caterina Paladino Minasi “Nessun uomo è un’isola. Vivere in armonia con se stessi e con gli altri, è questo per me il senso della vita. La mia anima è così, piena di sogni. Trova difficile respirare tra i tanti mali di questa strana istituzione chiamata civiltà.” Caterina Paladino Minasi

My love ended My love ended on the shell of a bed eternally unmade after the baby blue wing of the day after A sunset of days trembling without time. inside the raucous raven of the night the dove of the moon cried a drop of blood on a bush of closed rosebuds.

Finì il mio amore

aterina Paladino Minasi, spirito delicatissimo, ci C accompagnerà, ancora una volta, in una notte di fine estate per farci cogliere l’essenza dell’amore e dei

sogni. Il suo animo è celato nei versi delle poesie “ I baci” e “Finì il mio amore” che ci sono state regalate dal figlio Domenico, quest’ultima, tradotta anche in inglese, anteprima della nuova pubblicazione, totalmente in lingua inglese, “My love ended” e un breve pensiero della poetessa che raccoglie tutto il suo spirito, quello che esprimono, in maniera dolcissima, i suoi occhi nella foto sopra.

Micaela

voce reggina alla conquista del Mondo Voce calda e sensuale e una grinta da grande stella dello spettacolo, Micaela è perfetta ambasciatrice di Casa Italia Atletica nel mondo. La 18enne calabrese con il brano “Fuoco e cenere” ha partecipato al 61.mo Festival di Sanremo 2011 dove ha ottenuto il primo posto assoluto nel televoto nazionale ed il secondo posto in classifica nella categoria Sanremo Giovani 2011. Dal 2009 Micaela è la voce ufficiale della FIDAL Casa Italia Atletica e si è già esibita  ai Campionati mondiali di Atletica Leggera a Berlino e Barcellona e di recente a New York, in occasione della storica Maratona. Inoltre Micaela nel mese di maggio 2011 è stata una delle protagoniste del concerto ufficiale per la Beatificazione di Giovanni Paolo II “Giovanni Paolo II e Roma. Memoria e gratitudine”, e negli ultimi mesi ha partecipato ad importanti trasmissioni televisive RAI, alcune delle quali trasmesse anche in mondovisione Per la sua attività artistica Micaela ha ricevuto importanti riconoscimenti, tra i quali il prestigioso Premio AFI 2011, il Premio Muse 2011, il Premio Motor Show 2009.

I baci Ora che alla mia bocca furono dati i baci di tutti gli appuntamenti taccio. Ho nelle mani i fori dei tuoi chiodi e attendo la luna che materna m’accarezzi.

Finì il mio amore sulla conchiglia di un letto eternamente disfatto dopo l’ala azzurra del giorno dopo un tramonto di giorni tremanti senza tempo. Nel corvo rauco della notte pianse la colomba della luna una goccia di sangue su un cespuglio di rose chiuse.

Accademia di Danza Sportiva FlashDance

FLASH DANCE via San Leonardo,23 Mobile: 3334245386 E-mail:  flashdance@email.it La Flash Dance Accademia Danza Sportiva di Palmi (contrada San Leonardo) è un’associazione che non persegue finalità di lucro, ma solamente finalità sportive, sociali, ricreative e culturali. E’ affiliata alla Federazione Italiana Danza Sportiva riconosciuta dall’IDSF (International Dance Sport Federation). L’associazione nasce nel 1997  sotto l’insegnamento dei tecnici FIDS (Federazione Italiana Danza Sportiva) e annovera tra i propri atleti coppie finaliste ai vari Campionati Italiani e Regionali di Danze Latino Americane, Danza Moderna, Sinchro Dance, Show Dance e Coreographic Team.  Gli obiettivi di Flash Dance sono la promozione della Danza in Stile Internazionale e della Danza Tradizionale, la pratica della Danza Sportiva sia a livello amatoriale che agonistico, la preparazione tecnico-atletica dei competitori, la gestione di eventi quali competizioni, manifestazioni, festival, ed ogni attività promozionale e lo sviluppo tecnologico, artistico, manageriale del mondo della Danza Sportiva. Le discipline praticate sono le Danze Standard (Valzer Lento – Tango – Valzer Viennese – Slow Fox – Quickstep), le Latino Americane (Samba – Cha Cha Cha – Rumba – Paso Doble – Jive), il Liscio Unificato (Mazurca – Valzer – Polka), il Ballo da Sala (Valzer Lento – Tango – Foxtrot), le Danze Caraibiche (Mambo – Salsa – Merengue – Bachata – Rueda – Rumba), Balli di Gruppo, Danza classica, Danza modern jazz, Danza contemporanea, Hip hop e Baby dance.


orna a Palmi (RC) La Notte dei Sospiri, la seconda edizione dello spettacolo a ingresso gratuito che si terrà il prossimo 27 agosto a T partire dalle ore 21 presso il Teatro all’Aperto in località Motta, con la partecipazione di Lorena Bianchetti, Mario Venuti, l’etoile Raffaele Paganini, Francesco Tricarico, Micaela (Sanremo giovani 2011), il tocco internazionale dei Greta’s Bakery e le coreografie della scuola

di danza Flashdance di Palmi. Anche quest’anno l’evento sarà ripreso dalle telecamere di RAIUNO per un servizio speciale che andrà in onda su Unomattina, il popolare programma in onda sull’ammiraglia delle reti Rai nei giorni seguenti all’evento. Organizzato per onorare il ricordo della poetessa Caterina Paladino Minasi, scomparsa il 27 agosto del 2009, La Notte dei Sospiri, trae il titolo proprio da uno dei suoi versi, inseriti nel libro ‘Il Sospiro dei Lillà’, che verranno proposti durante lo spettacolo attraverso le videoletture di Sandra Ceccarelli, una delle più talentuose attrici italiane, vincitrice della Coppa Volpi alla Mostra del Cinema di Venezia del 2001 con il film Luce dei Miei Occhi di Giuseppe Piccioni. A prendere il testimone dalle mani di Massimo Giletti, conduttore della passata edizione, ci sarà quest’anno Lorena Bianchetti, che nella passata stagione è stata protagonista del contenitore di Rai 2, L’Italia sul 2, e dello speciale di Rai 2 dedicato a Papa Giovanni Paolo II. Sul palco de La Notte dei Sospiri 2011 si esibirà poi Mario Venuti, leader negli anni ‘80 della band dei Denovo e protagonista di una carriera solista costellata di grandi successi come Fortuna, Mai Come Ieri (in coppia con Carmen Consoli), Veramente, Crudele (premio della critica a Sanremo 2004) fino al suo ultimo album, “Recidivo”. Altro protagonista della serata sarà Francesco Tricarico, originale cantautore che ha ottenuto il primo successo nel 2000 con “Io sono Francesco”. Da lì in poi una serie di successi, con canzoni che prendono spunto dalla quotidianità per raccontare la sensibilità del mondo dal punto di vista di Tricarico: “Vita tranquilla”, risposta alla Vita Spericolata di Vasco Rossi, “Un altro mondo”, “Il bosco delle fragole”, per arrivare all’ultimo successo presentato a Sanremo 2011, “Tre colori”. Ci sarà anche tanto spazio per la danza, con l’intervento di Raffaele Paganini, Etoile di compagnie prestigiose come il London Festival Ballet, il Ballet Theatre Francais de Nancy, l’Opera di Zurigo, e il Teatro alla Scala di Milano. La danza sarà ancora protagonista dello spettacolo con le coreografie della scuola di danza Flashdance di Palmi. Tra gli altri ospiti de La Notte dei Sospiri 2011, Micaela, cantante reggina dalla voce poderosa della quale è uscito ultimamente l’album ‘Fuoco e Cenere’, già in evidenza quest’anno con la partecipazione a Sanremo Giovani e a tantissime serate televisive come il Premio Persefone e il prestigioso Premio Caruso. Infine, La Notte dei Sospiri 2011 avrà le atmosfere raffinate e internazionali dei Greta’s Bakery, formazione guidata da Greta Panettieri, protagonista per undici anni nei club di New York, con Daniele Mencarelli al basso e Stefano Tamborrino alla batteria. La loro musica è un mix di armonie groove e suoni jazz, passando per la musica brasiliana e finendo al Funk e all’R’n’B. Anche nel 2011 La Notte dei Sospiri è stata fortemente voluta, organizzata e prodotta da Domenicantonio Minasi, autore televisivo e direttore artistico de La Notte dei Sospiri. La Notte dei Sospiri 2011 sarà realizzata con il prezioso contributo della Ra.Di Srl, società per lo smaltimento e il compattamento dei rifiuti, York Auto Vumbaca concessionaria Ford a Gioia Tauro, Conad City di Rocco Angalò a Palmi, la dolciaria Monardo, la Distilleria Caffo, Grafia service di stampa digitale con sede a Palmi in contrada Pontevecchio, il Grand Hotel Stella Maris di Palmi, Italsoft e Sollevante. Credits: Direzione Artistica e Produzione: Domenicantonio Minasi Contributi Video: Sebastiano Bianco Ufficio Stampa, Comunicazione e Grafica: Magazzino Virtuale


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geff bridges

oche persone sanno che l’attoP re Jeff Bridges, nonostante, tanti anni fa, abbia egregiamente recitato la parte nel film “ I favolosi Baker di Cristoforo Bovi

Boys è anche un autentico cantautore. BRIDGES, nel 2000, ha pubblicato il suo primo album, Be Here SOON lavoro caratterizzato da un amalgama di pop, rock, country e soul scritto dall’artista, ma co-prodotto da Chris Pelonis e Michael McDonald (che ha anche suonato nell’ album) dove, tra gli ospiti, figuravano le partecipazioni di Bryan Ferry e David Crosby. BRIDGES, pochi anni dopo, firma per la Blue Note Records, e torna a lavorare con il musicista e produttore T Bone Burnett già vincitore di Grammy Awards e Oscar. L’album che vien fuori dalle sessions, intitolato semplicemente Jeff Bridges, uscirà il prossimo 16 agosto. Probabilmente l’ispirazione vera e propria, gli è venuta calandosi nei panni del cantante in declino Otis “Bad” Blake nel film Crazy Heart, con il quale vinse l’Oscar come migliore attore protagonista. Ciò lo ha portato ad incidere 11 brani, scritti insieme a Burnett e ad autori come Stephen Bruton, John Goodwin, Greg Brown, Bo Ramsay e Thomas Cobb. Per eseguire le canzoni, Burnett ha riunito i suoi musicisti di riferimento, tra cui il tastierista Keefus Ciancia, il chitarrista Mark Ribot, il bassista Dennis Crouch, chitarrista (pedal steel) Russ Pahl, e il batterista Jay Bellerose, e le vocalist Rosanne Cash, Ryan Bingham, Sam Phillips, e Benji Hughes. Per il lancio del nuovo album, Bridges prenderà parte, assieme a John Fogerty (ex Creedence Clearwater Revival) e Stevie Nicks (Fleetwood Mac), alla prima edizione del festival American Thunder Music che si terrà al Buffalo Chip di Sturgis, nel South Dakota, il cui incasso verrà devoluto alla Bob Woodruff Foundation, ente che assiste in vari modi soldati e soldatesse americane e le loro famiglie. Non ci resta che aspettare!!!


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Meraviglioso


di Daniele Gagliardo scii da casa, sbattendo vioU lentemente la porta e indossando la prima cosa che avevo

trovato nell’armadio. L’ennesima lite confermava che la mia vita era un continuo fallimento: famiglia, lavoro, amici, in sostanza un vero disastro. Il cuore mi batteva all’impazzata e vagavo senza meta in una città arida di contatti umani. Lo stomaco era vuoto e non importava se, per l’ennesima volta, non ero riuscito a permettermi neanche una misera cena. Ero solo in una città spettrale che partoriva luoghi pronti a svendere falsi sorrisi. Nessuno mi sorrideva più, nemmeno la tizia che all’angolo della strada cercava di rifilarmi accendini orrendi dai colori pastello e dai disegni naif, proprio a me che non ho mai toccato una sigaretta in vita mia e che da sempre ho sostenuto le

campagne antifumo. Cala la notte anche nel mio cuore e le tenebre hanno eclissato la mia voglia di vivere. Giungo nei pressi del solito ponte, che avrò percorso sistematicamente centinaia o forse miglia di volte, per raggiungere la fermata del pullman. Sotto scorre insensibile, come sempre, un fiume gelido dalle acque torbide e buie tanto da far paura. In quel momento sfido il mio innato timore perché sfido la vita. Anzi, sono io il padrone della mia vita, importante ora come non mai, artefice del destino, io dio della mia esistenza. Ho deciso che non voglio più far parte di questo mondo. Salgo senza esitare sul muretto del ponte. Ho sempre sofferto di vertigini ma in quel momento non avverto paura. Guardo giù e l’aria, gelida come la morte, investe la mia sagoma. Sono pronto a spiccare il volo, gettandomi tra le acque scure che mi aspettano a braccia aperte per cullarmi maternamente,

pronto a dire basta a questa vita di dolore, delusioni, incertezze. Di scatto una voce graffiante riecheggia nei cortili deserti, nelle case disabitate, nelle vie oscure. Distoglie il mio funesto pensiero ed entra prepotentemente nella mia mente: è quella di Giuliano Sangiorgi, leader del gruppo salentino dei Negramaro. In quell’attimo la storia cambia, il fato avverso muta improvvisamente servendosi di un passante che, anche se privo di ali, rappresenta in quel momento il mio angelo custode. Tende la mano facendomi scendere da quel muretto, guardandomi dritto negli occhi, mentre continuo a ripetere, scuotendo la testa, di non possedere più nulla. Quell’essere racconta del sole che fino ad oggi ha accarezzato, senza pretese, il mio freddo viso, offrendomi sicurezza e tranquillità. Del mare che, immergendomi come in un liquido amniotico, mi conduce indietro nel tempo alla

fase embrionale. Descrive con molta cura il volto di un bambino, innocente nel cuore e curioso di conoscere giornalmente le bellezze che offre la vita. Abbraccia il mio corpo stanco, ricordandomi come il contatto umano di un amico può consolare anche me, satellite in questo microcosmo, quando smarrisco l’orbita del pianeta guida. Parla anche, sempre con tono pacato e rassicurante, dell’amore di una donna, scintilla vitale che ravviva il fuoco dell’anima, dolce nettare degli dei che alimenta la mia linfa. E infine descrive le mie palpebre che schiudendosi, filtrano la luce radiosa del mattino, segnando l’inizio di un nuovo giorno. Non lo so quanto tempo sia passato da quell’incontro, ma avverto che il buio si è dissolto nel nulla, scomparso, dileguato. Una nuova luce irradia la mia vita. Un nuovo sole brilla guidando la mia strada. E tutto questo mi appare adesso meraviglioso...


NUOVE COLLEZIONI A/I 2012


NUMERO 20 - AGOSTO 2011