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OMAGGIO

M E N S I L E D I IN F O R M A Z IO N E E C U LT UR A

PALMI & DINTORNI

www.madreterranews.it

Anno III - N. 25 - GENNAIO 2012

42° New York Marathon: We did it! c’era anche un pezzo di

PALMI

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PALMESI: CUORE D’ORO! di Saverio Petitto GLI AUGURI DEI CARABINIERI DI PALMI di Comando Stazione Carabinieri di Palmi L’OSPEDALE NON SI TOCCA! di Viviana Minasi IL PAPPAMONDO: LE TRADIZIONI VANNO A SCUOLA di Walter Cricrì SU LA TESTA di Francesco Managò LA POLIZIA LOCALE NELLE SCUOLE di Comando Polizia Locale LE OPPORTUNITA’ DELLA CRISI di Antonio Luca Riso CELEBRAZIONE DECENNALE “AMICI DEL CUORE” di Sarino Ortuso MANOVRA, MANOVRATI E MANOVRATORI di Saverio Crea CULTURA, ULTIMO ATTO di Mario Idà S. O. M. S. di Saverio Saffioti DOMENICO MARGIOTTA di Francesco Lovecchio IL MISTERO SECOLARE DI SAN FANTINO -2 Partedi Giuseppe Mazzù VIAGGIATORI E STUDIOSI A PALMI NEL SECOLO XVI di Rocco Liberti RASSEGNA 2011 DI CUCINA - TROFEO COSTA VIOLA di Rocco Sgrò 42° new york marathon: we did it! di Giuseppe Alvaro ROSARIO RIZZITANO AL “SANTIAGO BERNABEU”.... di Rocco Cadile IVANO FOSSATI - LETTERE SALMASTRE di Daniele Gagliardo

MADRETERRA Palmi & Dintorni

REGISTRAZIONE AL TRIB. DI PALMI Nr. 1 / 2010 Anno III - Numero 25 - Gennaio 2012 Direttore respons.: Francesco Massara Coordinatore: Paolo Ventrice Collaboratori di REDAZIONE di questo numero. Saverio Petitto Walter Cricrì Cettina Angì Salvatore De Francia Nella Cannata Giuseppe Cricrì Hanno collaborato per questo numero anche: Bruno Vadalà, Mimmo Zoccali, Santo Arcuri, Domenico Cristofaro, Achille Cofano. Editore: Associazione Culturale Madreterrra Sede Palmi - Via ss.18 km 485.30 P.I. 02604200804 Cod. Fisc. 91016680802 Mobile - Paolo Ventrice 335 6996255 e-mail: redazione@madreterranews.it Progetto Grafico: Saverio Petitto - Walter Cricrì - Paolo Ventrice Impaginazione grafica: Paolo Ventrice Progetto e cura sito web: S. De Francia - D. Galletta Stampa: AGM Calabria - Via Timpone Schifariello Zona P.I.P. II Traversa - 87012 Castrovillari (Cs)

Antonio Gambacorta Morizzi Il Presepe meridionale – arte, storia, tradizione -

di Giuseppe Cricrì l Natale è appena trascorso ed anche quest’anno, così come I accade da sempre, mi capita di avvertirne già la nostalgia. Durante le giornate di vacanza dedicate alla festa più bella sono stato piacevolmente coinvolto dalla lettura di un libro che vorrei consigliare ai nostri lettori ed in particolare a coloro che si appassionano di arte presepistica. Si tratta di un interessante saggio scritto con cura e sentimento da Antonio (Nuccio) Gambacorta Morizzi. Il titolo è: Il Presepe meridionale – arte, storia, tradizione - La Piana Edizioni. Conoscevo Nuccio per le sue valenti qualità di artista, pittore, grafico, attore, ne apprezzo da sempre l’originalità, l’estro, la non comune sensibilità, non lo conoscevo come saggista ed oggi posso complimentarmi con lui per questo suo ultimo pregevole lavoro. Il volume mi ha conquistato da subito, prima per l’impatto cromatico della copertina, subito dopo per l’effetto tattile che ne è derivato dallo sfioramento della stessa, realizzata con una speciale carta, di consistenza vellutata. Poi i contenuti mi hanno particolarmente interessato. Le belle immagini mi hanno trasportato in quel mondo “bambino” che ciascuno di noi conserva nel profondo dell’animo e che emerge con tratti epifanici solo se evocato da nenie e ricordi, da fragranze di muschio, sughero ed incenso, da suggestioni ed atmosfere cariche di nostalgia. Il sapiente lavoro di ricerca dell’autore si evidenzia nella trattazione dell’argomento “Presepe Meridionale” che viene scandagliato in tutte le sue componenti, simbolico/iconografiche, mettendo in chiaro quanto esse divengano interessanti sotto gli aspetti: religioso, sociale, figurativo, magico. L’Autore ci offre un’analisi ancora più approfondita circa le connotazioni che caratterizzano ed identificano le differenti fogge dei Presepi meridionali. Ci racconta della fantasmagoria barocca dei presepi campani nei quali spicca l’uso sapiente del legno, della essenzialità rustica e rocciosa di quelli pugliesi, nei quali l’uso della cartapesta sa disegnare atmosfere dense di lirismo, di quelli siculi nei quali coesistono e si fondono passione e drammaticità, dolcezza e senso di attaccamento profondo ai valori della famiglia, ed infine della tipicità di quelli calabri, essenzialmente legati al popolo, nei quali convivono influenze di derivazione classico pagana di chiara genesi ellenica con note chiaramente espressive dello spirito folklorico. Nelle ultime pagine di questo bel libro ritroviamo l’animo del pittore Nuccio Gambacorta, che ritorna e fa capolino, facendoci dono di un grazioso presepe da lui stesso disegnato, da ritagliare ed incollare su cartoncino o compensato ed allestire, con cura e devozione nei Natali che verranno.


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L’EDITORIALE

2012 Cosa ci aspetta e cosa ci aspettiamo?

di Paolo Ventrice l 2012 E’ arrivato! I Eccolo qua, tanto quanto sospirato.

atteso,

Per molti, il nastro di partenza, per altri, quello di arrivo, per tutti, l’inizio di una nuova speranza. Mai come nell’anno appena trascorso c’è stata tanta voglia di un anno nuovo. Sotto ogni aspetto, (o quasi) per ricominciare, per scrollarsi di dosso momenti bui, tragedie e difficoltà, personali o collettive, per dare una sterzata a questo mondo che sembra non riuscire ad affrontare se stesso. Tra i labirinti intricati della politica, per la prima volta, forse, si aggirano esseri “immondi”, talpe d’ufficio, menti perverse che lavorano come mille folletti, concentrati e glaciali, duri ma realisti. Forse questo è stato l’ultimo atto del 2011 che segna, davvero, una perversa continuità col nuovo anno. Il Monti d’Italia, giusto per rincuorare gli italiani che annaspano tra i rifiuti tossici dell’economia, appena sale in cattedra, pensa bene di fare un po’ di “terrorismo economico” annunciando, in tutta scioltezza, il vero dramma dell’economia italiana in genere e, quello dello Stato Italia, in modo particolare. Accidenti, caro Monti! Vede, noi eravamo abituati a sentirci ripetere che la crisi sta finendo, che i segni di ripresa sono evidenti... bla bla bla... Neanche perdo tempo di dire chi sosteneva tutto ciò, ovvero chi nascondeva il fallimento,

quasi imminente, di questa “misera” Italia, sempre più impoverita di idee piuttosto che di soldi. La differenza di pensiero, anzi, il diverso modo di porsi, da parte di un politico (uno qualsiasi, fate voi) e di un “non” politico, è proprio questo: Il politico deve “vendere” parole, immagine... “comprare” voti. Il non politico, no. Egli non sente il bisogno di regalare fumo, non agisce col fine di una rielezione, non combatte una guerra contro... gli avversari. Il non politico dice le cose come stanno, è un uomo realista, non si nasconde dietro falsi ideologici o frasi sui generis. Forse, caro Monti, nonostante il terrore che hai iniettato, noi preferiamo così. Piuttosto che bugie per mantenere poltrone e diritti acquisiti (troppo spesso non meritati), vogliamo le sacre verità, di quelle che fanno male, ma che ci aiutano a prevenire e a disegnare un futuro in linea con il vero Status attuale e non a formulare, ottimisticamente, idee irrealizzabili, sogni, quasi pensando che, in fondo, tutto è un gioco. Sta cambiando tutto! Si, in questo mondo sta cambiando tutto. Le certezze costruite dai nostri avi si stanno dissolvendo piano piano, lasciando tracce solo nei ricordi. Le nuove strade sono impervie, spesso, impercorribili, qualche volta introvabili. Sono una novità e come tutte le nuove cose, quelle che ti cambiano la vita, sono difficili da accettare. La fine del 2011 ha segnato, nella testa di molti, il passo della speranza, un filo invisibile che lega le

nostre giornate ad un futuro più roseo o, comunque, più positivo. Un futuro che ci riporti indietro. Strano, vero? Speriamo tutti in un futuro che abbia il sapore del passato. Quando le cose cambiano i meccanismi si inceppano, bisogna costruirne di nuovi che dovranno essere, a loro volta, collaudati prima di essere usati. Tutti questi processi richiedono tempo, ma il tempo è tiranno, le risorse diminuiscono velocemente e la fretta di trovare un nuovo equilibrio, spesso, fa compiere errori fatali. Sarà, inoltre, per Palmi, un anno intenso, che coinvolgerà tutti noi in una tornata elettorale difficile. I primi movimenti, più o meno celati e figli di decine e decine di “riunioni segrete”, ci sono già da tempo. Il “toto sindaco”, è partito e la fantasia popolare che in questi casi raggiunge l’apice del ridicolo, vola su qualsiasi nome possa destare motivo di interesse in un confronto dialettico (pettegolezzo o chiacchera) in centro piazza. Alleanze, proposte, richieste e promesse saranno, da ora in poi, sempre più numerose. I NUMERI! Si, ci vogliono i NUMERI! Come è falsa questa cosa. I numeri servono a poco se, una volta in poltrona, non vi sono idee, non vi sono gli uomini che sappiano porle in atto. Ad ogni fine consiliatura che sia conclusa, per il raggiungimento dei termini o per dimissioni anticipate, sono sempre due le verità dei diretti interessati, diverse a seconda della posizione politica avuta all’interno della consiliatura: la prima, quella della maggioranza, che accusa l’impossibilità di portare a compimento progetti e programmi per mera colpa degli oppositori; la seconda, quella degli oppositori, che accusa l’incapacità della maggioranza. Cari politici, vi aspetta la stessa conclusione, lo stesso destino che sia fra 5 anni o prima. Purtroppo per la città, c’è il serio rischio che tutto rimanga così. La vicenda Berlusconi-EuropaMonti dovrebbe insegnarci qualcosa. La crisi ha acceso micce “silenti” e non ha consegnato soluzioni magiche in mano ai governanti,

al punto che l’unica via possibile, l’unica ancora di salvezza, si è rivelata quella di mettersi in mano a Tecnici di settore, non infettati dal virus del sistema politico e quindi veri, concreti, reali, quasi a rasentare il disumano, l’anormale. Anormale, si! Non ci era mai stato dato a vedere di un Ministro in lacrime (Elsa Fornero in conferenza stampa ndr) e di un Capo comunicare che le cose vanno malissimo. Anche questo è nuovo per noi! Ma se questo “nuovo” metodo è l’unica speranza... Futuri governanti della città di Palmi, a voi le conclusioni. Un’ultimissima considerazione è legata agli eventi dei giorni scorsi relativi a presunte asserzioni di coinvolgimento mafioso nella scelta del sito di costruzione del “Nuovo Ospedale della Piana”. Non ci si può nascondere dietro un dito, viviamo in terra di mafia, è vero, ma non tutto cade nella “rete” e, soprattutto, non si può criminalizzare una città intera. E’ offensivo oltre ogni limite! Ben altro, però, è il significato che attribuisco a tali, stupide, dichiarazioni. Non è, e non può essere, un problema di mafia (il passaggio dei terreni è avvenuto tra Enti pubblici, senza interventi esterni), bensì, la chiave di così scellerate accuse, atte solo a provocare un terremoto fasullo, può essere, senz’altro, l’incapacità politica e l’interesse economico mosso dall’indotto che porterebbe un nuovo nosocomio. Una incapacità politica che avrebbe come unico risultato quello di bloccare, temporaneamente, una procedura attiva da oltre 4 anni, con la conseguenza fatale di procurare nuovi ritardi ad una macchina burocratica già di per se notevolmente lenta. Sfido una qualunque “testa calda” a prendersi la responsabilità di tutto ciò. “Qualcuno dice che il 2012 è l’anno della fine... Io dico che segnerà, invece, per la duemiladodicesima volta, dopo Cristo, un nuovo inizio. Che sia migliore di tutti quelli passati! Questo è il mio, più profondo augurio!”


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PALMESI: CUORE D’ORO!

Continua con successo la sottoscrizione popolare per la realizzazione del parco giochi.

E

’ cominciata un’altra avventura della nostra associazione. Ormai, da anni, si susseguono, con ritmo incessante, idee e realizzazioni, a favore della nostra città; lavori, questi, che hanno sempre incontrato il favore della gente, requisito fondamentale per poter continuare, e che vede nell’attuazione di queste opere un segno di risveglio, vivacità, e di ritrovato amore, per le proprie tradizioni, i propri luoghi, per lungo tempo trascurati e dimenticati, arrecando così una grave offesa alla memoria storica di questa nobile e bella cittadina. Il progetto del parco giochi, da destinare ai bambini, sta riscuotendo una grande e inaspettata adesione, in considerazione della grave crisi economica che sta attraversando il nostro paese, soprattutto nelle nostre zone economicamente depresse. Segnali di slancio e generosità, che la gente di Palmi tributa continuamente alle nostre iniziative, dimostrando ancora una volta, che quello palmese e’ un popolo “diverso”, straordinario e unico. Gente che ama la propria città e che vuole essere riamata da essa, in un rapporto di reciproco scambio. Un popolo, che paga oltre il 90% delle tasse comunali (percentuale superiore a Milano, capitale dell’efficienza nordista), e che meriterebbe una classe politica all’altezza, capace di ridistribuire le imposte pagate - così come dovrebbe accadere in democrazia - in servizi, infrastrutture, investendo sulle fasce più deboli come bambini, giovani ed anziani. Capire e conoscere la propria gente, la loro la storia è la forza di questa associazione, che coinvolge e valorizza, attraverso il volontariato, artigiani ed imprese, che forniscono materiali e la propria opera nella realizzazione di tali progetti. Tenere conto delle esigenze ed aspettative, della propria gente, cercando di soddisfarle, rappresentano la base necessaria per fare vera politica: significa avere la chiave per la progettualità e per essere amati e sostenuti. Grazie Palmi! Il presidente dell’Associazione “Prometeus” Saverio Petitto

continuate a sostenerci!

BELLOMO ANTONIA ABRAMO TERESA ALAMPI PAOLO AMBESI CELESTINO AMBROGIO CATERINA AMMENDOLEA FRANCESCO ANANIA ANTONELLA ANDIDERO GIUSEPPE ANEDDA ANNUNZIATA ANEDDA ANTONELLA ANGEMI ELENA ANGI’ CETTINA ARCURI ANTONIO ARENA CARMELO ARREDAMENTI SERRAMENTI ARCURI ASS.SPORTIVA KOLBE AUDDINO VINCENZO BAGALA’ PIETRO BARBARO GIUSEPPE BARBARO IMMOBILIARE BARBERA GIUSEPPE BARBERA VINCENZA BARONE ANDREA BARONE ANTONIO BARONE GIUSEPPE BARONE MARIA BENFATTO ANNA MARIA BERNARDINI MARIA LUISA BONACCORSO ANTONIO BONACCORSO GABRIELE BONACCORSO GIAMPIERO BONACCORSO GIOVANNI BONASERA ANTONIO BOVA ALESSANDRO BOVI CRISTOFORO MARIA BRACCO GIUSEPPE BRANDO GIUSEPPE BRIZZI MARILENA CALABRO’ DANIELA CALI’ MARIO CALI’ MASSIMO CALOGERO SALVATORE CAMBARERI PINO CAMERA ANTONIO CAMERA FRANCESCO CANNISTRA’ SAVERIO CARDONE VERA CARIDDI PINA CARNEVALE RODOLFO CARONE DOMENICO CARPANO SALVATORE CASADONTE SERGIO CASEIFICIO “IL GRANATORE” CAVALLO IVAN CICCONE CARMELO CILONA GIUSEPPE CIPRI FRANCA COGLIANDRO CARMINE COLOSI FRANCESCO COMMISSO ELVIRA COSENZA FRANCESCO COSTANTINO DARIO CREA CARMELA CREA EUGENIO CRICRI’ AURORA CRICRI’ CLAUDIO CRICRI’ GIUSEPPE CROCITTA MAURIZIO CRUCITTI JULIA D’AGOSTINO DOMENICO D’AGOSTINO FRANCESCO D’ELIA TERESA DAVI’ GIUSEPPE DE FRANCIA SALVATORE DE FRANCIA VINCENZO DE GIORGIO TIZIANA DE LUCA SALVATORE DE MARCO ROCCO DE NICOLA Agenzia Viaggi DE SANTIS MARTA DE SANTIS MATTEO DE SANTIS NOEMI DE VINCENZO MAURIZIO DE VIVO BIAGIO DELLO IACOVO CAMILLO DI LORENZO GIOVANNI DOMINICI CARMELA DONATO GIUSEPPE DORIA GIUSEPPE EPIFANIO FRANCESCO ESPOSITO MARCO ESPOSITO NATALE ESPOSITO PIERO FAVAZZO CARLO

FEBBO GIUSEPPE FERRARO ANTONIO FERRARO DOMENICO FERRARO MARGHERITA FILIPPONE ANGELA FILIPPONE CARMELO FILIPPONE DANIELA FILIPPONE GIUSEPPE FILIPPONE ROBERTO FIORAMONTE CINZIA FIORILLO MONICA FIORINO ANGELA FIORINO ANTONINO FIUMARA SAVERIO FOTIA ANTONELLO FOTIA CARMELO FRISINA PASQUALE GAGLIARDO ALICE GAGLIARDO GIORGIA GAGLIARDO ILARIA GAGLIOSTRO ANTONINO GAGLIOSTRO CONCETTA GALLETTA ENZO GANGEMI PINO GAUDIOSO ROCCO GENTILE GIUSEPPE GENTILE ROSARIO GENUA NICO GIOE’ FILIPPO GIORDANO NICOLA GRASSO EMANUELA GRASSO LINA GRASSO LUIGIA GRASSO MARIA TERESA GRUPPO ZULULANDIA GUARNACCIA CATERINA GUERRERA GIUSEPPE GUERRERA MANUELA GUGLIELMO FABIANA GULLO DOMENICO ANTONIO IANNELLI ERIKA IANNELLI FRANCESCO IANNELLI GIUSEPPE IANNELLO MICHELE IANNINO DARIO IMPIOMBATO MANUELA ISOLA BERNADETTE CARLA ISOLA ROCCO LANDOLFO CARMINE LANGONE MICHELE LENTINO MICHELE V. LEONARDIS ANNA M. LEONARDIS FRANCESCO LEONARDIS GIULIA LEONARDIS SANTINA LEONARDIS VINCENZO LO BARTOLO GIUSEPPE LO PREVITE STEFANO LUPPINO ROCCO LUVERO CESARE MAGAZZU’ ANTONINO MAGAZZU’ ANTONIO MAGAZZU’ GIUSEPPE MAGAZZU’ MARCO MAGAZZU’ MICHELANGELO MAGLIANO RENATO MAISANO GIORGIA MAMBRINO VINCENZO MANAGO’ FRANCESCO MANAGO’ VINCENZO MANUCRA FRANCESCO MANUCRA SINA MARIANO CAMELA MATINA FRANCO MAZZA ANTONIETTA MAZZAFERRO SANTINO MELISSARI MINO MICARI ROCCO ANTONIO MILIDONO CONCETTA MONTEBIANCO LILIANA MONTELEONE SILVANA MONTEROSSO ANTONIO MORGANTE ANTONIO MURATORE NUCCIO MURATORE PIERLUIGI NOTO VINCENZO OLIVERI DOMENICO OLIVERIO FRANCESCO OLIVERIO ROBERTO ORLANDO DOMENICO ORLANDO TONINO OTTOBRE ANTONINO PACILE VINCENZO PALERMO PIETRO PAPALIA MARCELLO

PARTNERS C/C N.   000094156981  INTESTATO  AD  ASSOCIAZIONE  CULTURALE  PROMETEUS   CON  CAUSALE:  ”PARCO GIOCHI”;

PARDEO FRANCESCO PARDEO GAETANO PARDEO ROCCO PARISI NINO PARISI VINCENZO PARRELLO AURELIO PARRELLO LUCIANO PARRELLO NUNZIATINA PASSALACQUA TERESA PASSARELLI MAURO PATTI ANTONELLA PELLEGRINO EMILIO PETITTO ANTONIO PETITTO ROSA PETITTO SAVERIO PICCOLO GIOVANNI PICCOLO MARIA PIPINO GIUSEPPE PISANO ROBERTO PITITTO LUIGI PITTI PIETRO POLIMENI GIULIA POZZOLINI WALTER PRINCI ROCCO PUGLIESE CARMELINA PUGLIESE MARTA PUNTO VERDE PUTRINO GIANCARLO PUTRINO GIULIANA GUARNACCIA ANTONIO PIO RANDAZZO ANTONIO RANIERI ENZA RICCIARDI MARCO RIGITANO PALMERINO EUGENIO RIZZITANO ALESSANDRO RIZZITANO FILIPPO ROMANO’ CATERINA PAOLA ROMEO FRANCO ROMEO MEME’ ROMEO VINCENZO RONDANINI ENZO ROSACE GIUSEPPE ROSITANI DOMENICA RUOPPOLO ANTONIO RUSSO GIUSEPPE SAFFIOTI ANTONINO SAFFIOTI GIUSEPPE SAFFIOTI ING.GIUSEPPE SAFFIOTI MARIA SALERNO CARMELO SALVO FRANCESCO SALVO MARIA SALVO ROSA SCARCELLA ALICE E NICOLA SCARCELLA MIRELLA SCARFONE DAVIDE SCHIPILLITI ANTONINO SCHIPILLITI CARMELO SCHIPILLITI NINI’ SCOPELLITI ANTONELLA SCOPELLITI LAURA SEMINARA DOMENICO SEMINARA EUGENIO SEMINARA GIANNI E LILLA SEMINARA GIROLAMO SIRIGATTI SILVANO SIRIO MARIA TERESA SOLANO FRANCESCO SOLLEVANTE SNC SURACE VITTORIA TEDESCO ALESSANDRO TEDESCO ANDREA TEDESCO CHRISTIAN TEDESCO GIOVANNA TEDESCO ROSARIO TEDESCO VINCENZO TILOTTA GIOVANNI TOPOLINIA TRENTINELLA MARTINA TRIPODI ANTONINO UNIVERSITA’ TELEMATICA CALABRESE VENTRICE ALBERTO VENTRICE LOREDANA VENTRICE MANUEL VENTRICE PAOLO VERSI’ VINCENZO VILLIVA’ ANTONINO VIOLA NUCCIO ZACCURI STEFANIA ZAPPATORE NICOLA ZAPPONE VINCENZO ZIMBELLO ANNA ZOCCALI MELISSA

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Scuola “Sergi”

Area Politiche del Welfare Area Cultura, Pubblica istruzione e politiche giovanili Area Sport, Turismo e Spettacolo

LA DONAZIONE E’ DETRAIBILE DALLE TASSE CONSERVANDO LA COPIA DEL  BONIFICO o dell’assegno. gruppo scout palmi 1


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GLI AUGURI DEL COMANDANTE GIOVANNI CALABRIA E DELLA STAZIONE CARABINIERI DI PALMI

I

Carabinieri della Stazione di Palmi, intimamente convinti di essere parte integrante della comunità che sono deputati a Servire, formulano alla Città l’Augurio che il Nuovo Anno sia caratterizzato dalla quotidiana Serenità, intesa quale possibilità di affrontare e risolvere i problemi, di qualsiasi natura essi siano. Augurano altresì ai Cittadini di mantenere sempre vivo il consapevole orgoglio di essere italiani, calabresi e palmesi e di essere Responsabilmente Esigenti nelle relazioni interpersonali, private e pubbliche, presupposto di quell’ordinato vivere sociale cui l’Arma dei Carabinieri ha il dovere di sovrintendere anche attraverso i Carabinieri di Palmi, i quali vogliono essere fieri interpreti di questo dovere che si può realizzare soltanto attraverso il servizio umile e silenzioso. A ”MADRE TERRA” Auguri per le iniziative intraprese e per il prosieguo della Vostra informazione “attiva” che predilige evidenziare gli aspetti positivi della comunità, offrendo così un valido contributo educativo al Bene ed al Bello. Auguri di Buon 2012


l’ospedale non 8

e la dignita’ dei palmesi e’ sacra!

In ordina da sinistra: Enzo Infantino, Francesco Altomonte, Saverio Saffioti e Franca Hyerace

di Viviana Minasi a Palmi della politica e delL le associazioni impegnate, la Palmi dei tanti giovani dalle

tante idee, la Palmi della gente comune, indignata e stanca delle polemiche, sterili ed irrispettose degli ultimi tempi, ha voluto rompere il muro del silenzio e riunirsi, per discutere dell’ospedale, un tema caldo, attuale. Il tema su cui il sindaco della vicina Gioia Tauro, Renato Bellofiore, e Giacomo Saccomanno, ex sindaco di Rosarno, stanno costruendo una battaglia, basata su certezze, le loro, che si sgretolano come castelli di sabbia. Sala “Francesco Isola” della Società Operaia gremita mel giorno dell’incontrodibattito promosso da Enzo Infantino, chiaro segnale lanciato a Gioia Tauro: non ci facciamo intimidire dalle vostre affermazioni calunniose. Quello a cui abbiamo assistito, è stato un dibattito civile, la migliore risposta che Palmi, la Palmi dei personaggi illustri, la “città dei servizi”, poteva dare. Un esempio di civiltà ma anche un voler agire con chiarezza e sulla base di documenti ufficiali,

che parlano da soli. Due i punti su cui Bellofiore e Saccomanno hanno ripetutamente puntato: gli interessi della mafia dietro la scelta di costruire a Palmi l’ospedale della Piana, e la scorrettezza dell’iter seguito per assegnare i terreni alla regione e presentare i progetti. I TERRENI DELL’ISTITUTO AGRARIO DI PALMI – Era il 1908, anno del devastante terremoto che colpì i Palmi, la Piana ed il messinese. Subito dopo il sisma, i terreni su cui sorge l’Istituto agrario, e su cui sorgerà l’ospedale, furono acquistati dal Comune di Palmi, con l’aiuto della Croce Rossa americana, al fine di far nascere una struttura scolastica, sorta poi negli anni Venti, per i bambini rimasti orfani dopo il terremoto. La scuola costruita in quell’area, passa in proprietà al Patronato Regina Elena, ente intitolato alla moglie del Savoia regnante nel 1908. Negli anni Cinquanta, succede che lo Stato acquisisce il terreno, in seguito alla cessazione degli Enti inutili, tra i quali era compreso il Patronato. Il terreno, in seguito, viene dato alla Provincia, che ha in seguito deciso la destinazione scolastica. Quei 6 ettari indicati come area

su cui nascerà il nuovo ospedale della Piana, sono passati, nel 2009, alla regione, ceduti dalla provincia, e nulla hanno a che vedere con «gli interessi della mafia» di cui Bellofiore e Saccomanno parlano. È vero, esistono in quella zona di Palmi, appezzamenti di terreno di proprietà della famiglia Gallico di Palmi, ma si trovano non proprio attigui a i terreni su cui nascerà l’ospedale. LA PROCEDURA DI ACQUISIZIONE DEI TERRENI ED IL PROGETTO – E’ un iter lungo quello che ha portato alla scelta di fare di Palmi la sede del nuovo ospedale della Piana. Inizia nel 2007, con una lettera inviata da Saverio Putortì, direttore generale del dipartimento “lavori pubblici” della regione Calabria, all’allora commissario prefettizio di Palmi, Domenico Bagnato. «Si individui un’area di 6 ettari su cui far sorgere il nuovo ospedale della Piana», c’era scritto nella lettera, e solo pochi mesi dopo, l’amministrazione Gaudio indicò l’area nei pressi dell’Istituto agrario. Un’area vasta, ben servita dall’autostrada e dalla SS 18, facilmente raggiungibile dai centri limitrofi. Il Comune invia alla Regione una relazione, che nel settembre del

2008 il prefetto Giuseppe Zannini approva in pieno e trasmette al Ministero della Sanità. Nel 2009 si procede con la cessione dei terreni dalla provincia alla regione, cessione che inizialmente doveva essere gratuita ma che la Corte dei Conti ha corretto in onerosa. Arriviamo così a marzo 2010: una delibera della giunta regionale consegna a Palmi l’ospedale della Piana ed un anno e mezzo dopo, agosto 2011, viene pubblicato sulla gazzetta ufficiale l’avviso di gara per l’ospedale di Palmi. Alla luce di tutto ciò, supportato da elementi validi, chiari e inappuntabili, non si ravvisa alcuna irregolarità, e soprattutto non si può insinuare ciò che Bellofiore e Saccomanno hanno subdolamente asserito, che cioè, ci sarebbero interessi mafiosi dietro la scelta di Palmi. Perché Gioia Tauro e Rosarno, città che hanno conosciuto, e anche di recente, l’esperienza del commissariamento per infiltrazioni mafiose, devono attaccare e criticare Palmi, l’isola felice della Piana, la città dei servizi, seconda in tutta la provincia dopo Reggio? Sfilate in piazza, urlate i vostri diritti, ma per favore, non insultateci.


non si tocca! 9

Nella sede della

societa’ operaia di mutuo soccorso, un dibattito che ha coinvolto palmesi di ogni estrazione sociale e politica, uniti dal malcontento scaturito dai comunicati stampa apparsi nei giorni scorsi.

ALCUNI INTERVENTI ENZO INFANTINO - «Il nostro è un impegno a tutela dei diritti dei cittadini e quello sull’ospedale, è un dibattito che coinvolge tutta la città di Palmi. E’ bello tutte le forze politiche della città, oggi qui riunite attorno ad un tavolo, per discutere di un diritto che vogliono scipparci. Dal 16 dicembre, giorno della manifestazione a Gioia Tauro, la realtà è mistificata con comunicati stampa offensivi: sfilate, manifestate, difendete i vostri diritti, ma non dite che siamo mafiosi». SANTO GIOFFRÈ - «L’assemblea non deve rispondere con campanilismo ma con la realtà dei fatti. Gli atti parlano della volontà di costruire a Palmi, centro logistico della Piana, il nuovo ospedale. Irregolarità non se ne ravvisano, ed in merito agli interessi mafiosi, dico che guardandoci intorno nella Piana, la mafia è ovunque. Ciò che conta, adesso, è proseguire nella chiarezza». NINÍ SPRIZZI - «Palmi è la città dei servizi, e non deve rinunciare a svolgere questo ruolo nella Piana. Non è vero che dietro la costruzione dell’ospedale non ci potrebbero essere interessi, ma il compito delle amministrazioni, dei cittadini e delle forze inquirenti, è quello di evitare che dietro l’ospedale vi sia scambio di mazzette. Non c’è dubbio che a Gioia la mafia c’è ed è forte, ma non è neanche giusto dire che a Gioia un’attività non può sorgere per colpa della mafia. Stessa cosa vale per tutti i comuni della Piana». ANTONINO CALOGERO - «Noi l’ospedale della Piana lo vogliamo e deve essere all’altezza di bisogni dei cittadini. Sulla localizzazione non abbiamo nulla da ridire: c’è un iter avviato e solo chi non è una persona di buon senso chiede verifiche degli atti, che rallentano l’inizio dei lavori. Per noi della Cgil l’iter è corretto, adesso tocca vedere che tipo di ospedale si vuole fare». NICOLA MINASI - «Sento da tempo solo cumuli di sciocchezze, che non meritano considerazione o valorizzazione, né risposta perché smentite dagli atti. Io sono indignato. Un atto consolidato è più forte del giudicato penale e civile. È inattaccabile. Non possiamo stare fermi a discutere su atti consolidati». DOMENICO ALVARO - «La battaglia per la difesa del diritto alla salute va avanti da vent’anni nella Piana, e purtroppo non siamo ancora riusciti a vedere buoni risultati. Nel frattempo due importanti inchieste della magistratura hanno messo in luce le ingerenze della mafia in alcuni comuni della Piana; poi è sorta la vicenda legata all’ospedale di Polistena; prima la città della Piana si è “alleata” con Gioia Tauro per far fuori Palmi, ed in seguito ha capito l’importanza ed i vantaggi di mantenere attivo il suo nosocomio, “della Piana”, appunto, a differenza di quello di Palmi, “ospedale della Costa”. Infine si è voluto colpire Palmi con l’arma della mafia, quell’arma che ha ucciso diversi comuni della Piana». GIUSEPPE SALETTA - «Bellofiore e Saccomanno hanno inaugurato l’anno sparandole grosse, non potendo utilizzare i botti perché sequestrati dalla Polizia. Siamo alla frutta, non si possono ascoltare dichiarazioni simili. C’è l’impegno della regione e di Scopelliti, c’è un iter avviato, un impegno di spesa, non si può pensare di azzerare tutto e partire da capo. Avremo un ospedale, e sarà a Palmi».

Santo Gioffrè

Enzo Infantino

Ninì Sprizzi

Antonino Calogero

Nicola Minasi

Domenico Alvaro

Giuseppe Saletta


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IL PAPPAMONDO:

I ragazzi al lavoro nella serata finale, in Piazza Amendola, il 18 Dicembre

di Walter Cricrì asta in Festa” è stata la P manifestazione con la quale si è concluso il progetto “Il Pap“

pamondo: le tradizioni vanno a scuola”, proposto e voluto dall’Associazione di volontariato Prometeus, in collaborazione con la Scuola Secondaria di Primo Grado Zagari/Milone/Minniti, nell’ambito del progetto “La Città è dei Ragazzi”, promosso dall’Area delle Politiche del Welfare. Il percorso didattico è partito dopo che è stato distribuito un questionario sulle abitudini alimentari a più di 500 alunni delle scuole secondarie di primo grado. Obiettivo principale del progetto è stato quello di far comprendere ai giovani le corrette abitudini alimentari; quello di “Pasta in Festa”, di condividere i risultati con la comunità palmese. Negli incontri, ragazzi delle scuole medie Zagari-Milone-Minniti di Palmi, sono stati sensibilizzati al consumo di ingredienti semplici e genuini, alla base della cucina tradizionale calabrese, e una volta superata la fase teorica, hanno potuto offrire le loro performance in Piazza Amendola, dove da provetti cuochi, hanno messo in pratica quanto appreso durante il corso di studio. “Pasta in Festa” è servito come momento di conoscenza, socializzazione e condivisione: obiettivi primari che contraddistinguono l’operato di Prometeus. In questo contesto, oltre all’apparato, ormai rodato, dell’Associazione, in qualità di responsabile del progetto ho potuto contare del grande sostegno specialistico ed operoso offerto dalla prof.ssa Laura Muscolino, che, oltre ad avviare un percorso curriculare, ha incontrato con me tutti i ragazzi coinvolti nel progetto; la drssa Nella Cannata, assieme a Salvatore De Francia sono stati i pilasti organizzativi

su cui “scaricare” il peso amministrativo ed organizzativo. Massima collaborazione è intercorsa con gli operatori scolastici, da sottolineare in particolar modo la disponibilità del plesso Milone, come sempre aperta ad attività sperimentali, che inevitabilmente necessitano di maggiore impegno lavorativo (anche fuori orario). Per l’occasione hanno fornito un supporto logistico anche la Barbieri Group di Altomonte (CS), con Enzo Barbieri in prima linea, mio personale compagno di numerose iniziative; il rinomato Panificio Perna di Tessano (CS), quale rappresentante dell’eccellenza panificatoria calabrese (oltre che simbolo di fraterna amicizia); e l’Associazione Professionale Cuochi Calabresi, con Pino Sgrò quale sostegno garante della professionalità. Tutti quanti, oltre ad affiancare il lavoro dei ragazzi, si sono adoperati per offrire zippuli, zafarani cruschi, pani cu sugu e completando l’operato dei ragazzi con un’opportuna cottura e condimento della pasta, distribuita a tutti i curiosi. Durante le vacanze natalizie, grande soddisfazione abbiamo registrato nel ricevere telefonate di complimenti da parte di genitori, che hanno potuto gustare maltagliati e tagliatelle, fatte a mano dai figli, ormai provetti pastaioli. I RISULTATI Il questionario somministrato a più di 500 alunni, del triennio della Scuola Secondaria di Primo Grado (prima, seconda e terza media), compilato in forma anonima, ha fatto luce su abitudini e scelte alimentari seguite in famiglia, dando notizie sullo stile di vita e lo sport adottato, indicando soprattutto come si percepiscono e come contano di intervenire sul proprio corpo per migliorarsi. Abbiamo potuto constatare con piacere che viene effettuata una alimentazione abbastanza cor-

retta e vicina a quella che è la “dieta mediterranea”. Queste buone abitudini iniziano con il consumo regolare di una prima colazione “calda”, dove il latte è l’alimento base, e continuano con un pasto principale (pranzo), completo, consumato a tavola in compagnia della famiglia, composto spesso da un primo piatto, dal pane e dalla frutta. Stesso discorso vale per la cena, dove però si nota una tendenza ad una presenza significativa delle proteine animali, specialmente carne. La preoccupante tendenza all’uso di bevande alcoliche, che emerge a livello nazionale, è in alcuni casi confermata anche nelle cattive abitudini di qualche

nostro ragazzo. La merenda preparata, il classico “panino”, è di gran lunga preferita alle merendine confezionate, ma solo per lo spuntino di metà mattinata; per lo Snack pomeridiano risulta più pratico aprire una merenda confezionata. Maggiore attenzione va comunque riservata al consumo di patatine fritte e bibite gassate, che in alcuni casi sono graditi ai ragazzi. I ragazzi che praticano lo sport sono una buona maggioranza, dato molto interessante per chi dovrebbe predisporre adeguate attrezzature di ricezione sportiva. Osservando i dati e i grafici conseguenti, molte sono le riflessioni e considerazioni da fare... Presto cercheremo di darvene conto.


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LE TRADIZIONI VANNO A SCUOLA I ragazzi della Scuola Secondaria di Primo Grado, che hanno aderito al progetto, sono stati promossi “PASTAIOLI Prometeus”. Pasta fresca in piazza prodotta, cotta, condita ed offerta a tutti i presenti.

Alla prima domanda circa il 78% dei ragazzi afferma che la salute rappresenta un insieme di più componenti e non si limita al solo benessere fisico, ma che (domanda 2) per condurre una vita soddisfacente occorre avere un buon rapporto con il proprio corpo. Il test ha prodotto tutta una serie di dati che sono stati riportati su file grafici per una facile consultazione. chiunque volesse approfondire il tema elaborato potra’ chiederne la visualizzazione alla redazione di madreterra o all’associazione prometeus.

Da sinistra: Pino Sgrò, Walter Cricrì, Vincenzo Barbieri ed Enzo Perna


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di Francesco Managò

SU LA TESTA!

ncora oggi, noi meridionali, non riusciamo a sollevare la testa, A ad aprire gli occhi per guardarci attorno e renderci conto di come siamo costretti a vivere, della qualità della nostra vita; non ri-

usciamo ad urlare la nostra indignazione né a recidere i legacci di una sub-cultura omertosa strisciante che ci avviluppano da secoli. Non sentiamo altro, attraverso i media, di maxi operazioni condotte dalle Forze dell’Ordine e dirette dalla Magistratura, che continuano ad arrestare ‘ndranghetisti, politici corrotti e collusi, appartenenti alle Istituzioni infedeli, insomma delinquenti di ogni risma, diversi tra loro ma tutti accomunati dalla sudditanza verso l’organizzazione criminale denominata ‘ndrangheta. La considerazione amara che ne deriva è che, per quante operazioni si possano fare, la mafia è nata con l’uomo e con esso si spegnerà. Si può arrestare il capo di un’organizzazione ma esso viene rimpiazzato, si possono arrestare gli affiliati e i sodali ma essi si reclutano con facilità. Ciò che non si riesce purtroppo ad arrestare è l’accettazione rassegnata e supina della mentalità mafiosa, del modo di pensare mafioso e prevaricatore che ha minato da sempre la nostra storia ed ha condizionato le nostre vite, che siamo anche abilmente riusciti ad esportare nel resto del continente. Oggi la ‘ndrangheta è l’organizzazione criminale più potente al mondo, non lo dico certo io ma illustri magistrati e studiosi del fenomeno sociale. Ha dalla sua parte la forza intimidatrice del vincolo associativo, i grandi capitali e, quindi, la capacità di corrompere e di amalgamarsi con il tessuto sociale. Su quel fronte combattono egregiamente le Istituzioni, con i mezzi legislativi di cui dispongono e con risorse spesso impari, ma forti della determinazione di tanti uomini, in divisa e con le toghe, che sacrificano le loro vite sull’altare del dovere. Cosa possono fare i cittadini comuni per cambiare le cose? Solo e semplicemente cominciare a distinguere il bene dal male, cominciare a capire che i veri uomini d’onore sono quelli che vestono i panni delle Istituzioni, non altri, gli altri sono solo gente senza etica e senza morale, con il solo culto del potere e del denaro, pronti a condurre per anni una vita isolata in un bunker sotto terra pur di non lasciare il bastone del comando. Iniziamo a sceglierci dei modelli di vita ai quali ispirare le nostre azioni quotidiane. Dacia Maraini scriveva che “un modello è diverso da un eroe che si mette su un piedistallo e lo si dimentica là sopra per la gioia dei piccioni che lo usano come cacatoio. Un modello è vivo, partecipe, esempio quotidiano che guida i nostri pensieri, le nostre azioni”; nulla di più vero! E’ quello che fanno quotidianamente i giovani di Libera, accomunati dall’impegno sociale nella lotta contro tutte le mafie lato. E’ quello che hanno fatto i ragazzi, tutti ventenni, di LiberArea Palmi, spendendo due giorni delle loro feste natalizie con l’iniziativa “Natale Artigianale” in Piazza Amendola, vendendo i prodotti delle terre confiscate, cercando di sensibilizzare i loro coetanei ad essere protagonisti attivi del loro futuro e non spettatori passivi ed apatici. Prendiamo tutti l’esempio da loro, iniziamo a guardarci intorno, a non camminare sempre con la testa china senza curarci di quello che sta accadendo accanto a noi. Non pensiamo che la cosa non ci riguardi o non ci tocchi, prima o poi riguarderà tutti, nessuno è immune dalla diffusione del cancro malavitoso. Segnaliamo e denunciamo tutto ciò che sappiamo essere ingiusto e contro legge, avviciniamoci alle Istituzioni e non limitiamoci sempre e soltanto a lamentarci di tutto aspettando che la giustizia arrivi dall’alto. La giustizia bisogna volerla ed aiutarla. Meritiamoci di vivere in una società civile e cerchiamo di essere parte attiva in quel lungo processo di civilizzazione e di legalità che ci deve portare verso l’emancipazione dalla sub-cultura della sudditanza. L’indifferenza è peggiore dell’omertà. L’indifferenza e l’apatia continueranno ad affossare la nostra terra. Cominciamo a leggere di mafia, cominciamo a capire che la criminalità mafiosa di oggi non è quella della Sicilia latifondista dell’800. A quell’epoca la Sicilia aveva subito una profonda trasformazione di carattere politico ed economico che aveva visto sgretolarsi l’antica struttura di natura feudale. La società rurale formata da contadini poveri ed analfabeti, vessati dai potentissimi “baroni” e dai loro gabellieri, in assenza dello Stato, continuava a regolarsi sulla base della consuetudine e cioè di quelle norme non scritte, accettate e rispettate da tutti. E’ in quel contesto di totale assenza delle Istituzioni che si era incuneato il germe mafioso che, attuando una sorta di “garanzia” immediata in assenza dello Stato, veniva usato dai cosiddetti “uomini di rispetto”, definiti tali per spavalderia e violenza, per acquisire potere e consensi arrogandosi la pretesa di garantire il rispetto delle “regole”. Oggi non è così, non lo è più da anni. Oggi le organizzazioni criminali vivono all’interno dello Stato, anzi, non potrebbero viveve in assenza di esso. E’ dagli intrecci ed interessenze con la cosa pubblica che esse traggono il loro sostentamento ed accrescono il loro potere. Per questo non vi è operazione antimafia che non coinvolga la cosiddetta “zona grigia”, il potere politico, senza il cui appoggio le organizzazioni criminali non riuscirebbero ad essere accreditate negli ambienti che contano grazie alle capacità di condizionamento del voto di cui dispongono. Senza l’appoggio politico, ottenuto in cambio di pacchetti elettorali o regalie,

non riuscirebbero ad assicurarsi favori, ad assicurarsi lavori pubblici con disinvoltura. Si, certo, c’è una stringente normativa in materia di appalti pubblici, c’è l’Autorità di Vigilanza, ma esistono anche le procedure ristrette per appalti sotto soglia comunitaria, che lasciano troppo spazio a pericolosi “cartelli”, o peggio gli affidamenti diretti alle ditte accreditate, magari con frazionamenti artificiosi degli importi, o addirittura le somme urgenze. Se non pretendiamo il rispetto di un codice etico nelle Pubbliche Amministrazioni, come possiamo poi sorprenderci se imprese, organiche o vicine alle cosche, hanno il monopolio dei lavori pubblici, quando chi è tenuto a garantire la trasparenze e la legalità delle procedure o è uomo vicino alle consorterie o, nella migliore delle ipotesi, mette la testa sotto la sabbia come gli struzzi? Gli imperi criminali oggi si fondano essenzialmente su una equazione: denaro – potere - paura. Sul denaro e sul potere stanno egregiamente intervenendo le Istituzioni con importanti operazioni che decapitano le cosche e si riappropriano dei patrimoni. Sulla paura dobbiamo intervenire noi cittadini. Possiamo farlo iniziando semplicemente a parlare di mafia senza timori reverenziali, a guardarci attorno a testa alta e con rabbia, a disprezzare e stigmatizzare atteggiamenti e comportamenti mafiosi che troppo spesso accadono nel quotidiano, a denunciare con forza le ingiustizie. Io mi chiedo: perchè siamo pronti a correre dalle Istituzioni denunciando e pretendendo giustizia quando il nostro vicino annaffia le piante e fa cadere l’acqua sul pianerottolo e poi stiamo supini e zitti quando il delinquente di turno ci vuole imporre le sue regole o inquina la nostra cultura? Così non andremo mai avanti, così non cambierà mai nulla finchè, come i ragazzi di Libera, non smetteremo di piangerci addosso e non inizieremo ad irritarci, a chiederci cosa possiamo fare per migliorare le cose, intendendo respingere con forza e coraggio proprio quell’accettazione rassegnata e supina della mentalità mafiosa. Loro si che di coraggio ne hanno. Non ci offendiamo quando qualche stolto, lassù dalle Alpi, ci addita come “mafiosi”, infangando così tutte le genti del Sud, ma rivestiamoci d’orgoglio, come hanno fatto quei giovani, e cerchiamo di dimostrare con l’impegno sociale e con i fatti che non siamo tutti mafiosi né servi e che abbiamo la forza e la capacità di riprenderci la nostra dignità di popolo libero!!


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LA POLIZIA LOCALE NELLE SCUOLE OBIETTIVO “GUIDO SICURO” - CAMPAGNA DI SENSIBILIZZAZIONE E PREVENZIONE SULL’USO DI ALCOLICI O SOSTANZE PSICOTROPE ra i principali obiettivi posti dall’amministrazione straT ordinaria della città al Corpo di Polizia Locale rientra una mirata attività di prevenzione sull’incidentalità stradale

e notturna, sia nell’ambito dei controlli sul territorio che attraverso una specifica attività formativa diretta agli Istituti d’istruzione superiore. L’iniziativa è stata accolta con entusiasmo sia dai Dirigenti, sensibili a queste campagne, che dagli studenti degli Istituti scolastici cittadini, con i quali sono iniziati gli incontri formativi tenuti dal Responsabile della Unità Operativa di Polizia Stradale e Pronto Intervento del Corpo di Polizia Locale - Tenente Giuseppe Andidero. Centinaia gli studenti già incontrati nelle aule gremite ed attente con i ragazzi interessati e pronti a porgere domande. Ai giovani viene proiettato un video informativo, molto toccante, sulle conseguenze dell’alcol alla giuda e vengono illustrati i mezzi e gli strumenti in dotazione alla Polizia Locale, adoperati per la rilevazione del tasso alcolemico. Viene loro illustrata la normativa vigente e le responsabilità derivanti dalla guida in stato di ebbrezza o di alterazione da sostanze psicotrope. Infine viene distribuito un vademecum importantissimo, realizzato dal Corpo, che informa i giovani sui rischi fisici derivanti dall’assunzione di alcolici e sulle conseguenze giuridiche. Viene quindi privilegiato l’aspetto preventivo, facendo leva sulla sensibilità dei ragazzi. Gli incontri si chiudono con una riflessione fondamentale, evidenziata nel vademecum, che racchiude il senso di tutta la campagna formativa “Se avete bevuto e dovete guidare, fatevi sostituire da altri alla guida. Gli effetti dell’alcol si fanno sentire anche dopo ore. Non permettete che la leggerezza di una sera VI DISTRUGGA TUTTA LA VITA!!!!!”. Se la campagna avrà ottenuto il risultato di salvare anche una sola vita l’obiettivo potrà ritenersi raggiunto. Ovviamente continua anche su strada, sin dalla scorsa estate e ancora oggi, nei fine settimana ritenuti ad alto rischio sotto il profilo della sicurezza, la lotta all’incidentalità. La Polizia Locale di Palmi pone in essere controlli straordinari con le pattuglie sul territorio che eseguono posti di controllo alla circolazione stradale lungo le principali arterie di comunicazione e negli snodi stradali cittadini, soprattutto nelle ore notturne. Un giro di vite contro coloro che si mettono alla guida in stato di alterazione connessa all’uso di bevande alcoliche, grazie agli etilometri in dotazione al Comando, nonché anche contrasto all’uso di sostanze stupefacenti e psicotrope grazie ai nuovi e moderni droga test, che consentono di individuare se l’autista ha assunto, nelle ore precedenti la guida, droghe di ben 5 tipologie.

Collezionare MadreTerra Tutti gli affezionati lettori che hanno avuto la costanza e la passione di collezionare tutte le copie delle due annate 2010-2011 del nostro periodico potranno farle rilegare. La nostra redazione ha già provveduto a contattare un legatore che ha realizzato per noi l’assemblaggio di tutti i numeri fino ad oggi pubblicati, ricavandone due eleganti volumi per mezzo dei quali ne sarà resa agevole ed organica la consultazione. Chiunque volesse avere informazioni per la realizzazione della legatura delle proprie copie potrà contattare la nostra redazione al n° 328 8268721


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Le opportunità della crisi

di Antonio Luca Riso e iniziative imprenditoriaL li sul nostro territorio sono rare come germogli che sboccia-

no in una terra arida, e altrettanto preziose. Nei giorni scorsi ho avuto il piacere di imbattermi in una di queste rarità, e di constatare che è possibile avere una fortunata intuizione e fare impresa con un certo successo anche da noi. Incuriosito da un dettaglio che ho notato nei locali dell’impresa ho chiesto delle delucidazioni, e ho così scoperto che il progetto imprenditoriale prevedeva inizialmente degli elementi poi non sviluppati, e che avrebbero permesso un salto di qualità all’attività in questione. Incuriosito, ho chiesto perché all’idea non fosse stato dato seguito, ricevendo in cambio una mesta risposta: “certe cose non le fanno fare”. In maniera fintamente ingenua ho chiesto se delle autorizzazioni fossero necessarie. Il silenzio evasivo era una risposta abbastanza esaustiva. Uscito dal locale non ho potuto fare a meno di fare due conti: l’attività commerciale ha riscontrato un certo favore di pubblico. L’estensione della filiera a una fase a monte della produzione avrebbe probabilmente goduto della stessa fortuna, richiedendo così l’impiego di una ventina di operai. Tra qualche anno, uno almeno tra questi, sulla scorta dell’esperienza accumulata, avrebbe magari aperto una nuova attività nella stessa industria, per essere poi seguito da altri. In presenza del favore del mercato, un piccolo distretto industriale si sarebbe potuto sviluppare, con diverse aziende e un centinaio di addetti: altrettante famiglie e circa l’un per cento della popolazione attiva a Palmi. Di fronte ai miei occhi é passata l’immagine di altrettanti volti di giovani che per seguire i propri sogni hanno abbandonato la propria terra, o che per non rinunciare a questa hanno abbandonato i propri sogni. Le forze che operano contro lo sviluppo di nuove attività economiche sono quelle che hanno impedito a questi giovani di

coniugare entrambe le cose e di realizzare se stessi. Sono la causa di quella emorragia di giovani strappati alle proprie radici, il cui arresto dovrebbe essere prioritario per la collettività a cui appartengono. Al netto dei trasferimenti effettuati dal bilancio statale, la “bilancia dei pagamenti” delle realtà del Sud è in passivo cronico. Nel contesto di questa crisi, che sembra condurre in prospettiva ad una riduzione generalizzata della spesa pubblica, questa conformazione dell’economia nostrana é un elemento di particolare debolezza. Questa tendenza si innesta poi nel panorama italiano su una riforma complessiva dell’architettura istituzionale, nota come federalismo fiscale, che è primariamente tesa a riallineare la spesa pubblica erogata su un territorio alla ricchezza che quel territorio produce e con la quale lo stesso contribuisce alle finanze pubbliche. Attendere l’ineluttabile equivale ad accettare che, riducendosi i trasferimenti dal bilancio pubblico, la ricchezza spesa sul nostro territorio sia destinata a diminuire ulteriormente, e così le capacità di consumo dei beni e servizi che produciamo, e ancor più le opportunità di lavoro. Ridurre la dipendenza delle economie meridionali dai trasferimenti pubblici è la sola possibilità di salvaguardare gli attuali livelli di vita, e se possibile creare nuove opportunità di sviluppo per quanti abbiano voglia di investire su questa terra, le sue potenzialità, le sue donne e i suoi uomini. Il modo per farlo è eliminare gli ostacoli alla crescita, ai progetti che questa terra potrebbe attrarre. Questo necessita una discussione ampia volta a comprendere in primo luogo

quali siano gli ostacoli esistenti, e poi quali i modi più opportuni per affrontarli. Sviluppare il commercio non è sufficiente, perché per riequilibrare la nostra bilancia è necessario avere delle “industrie”, nel senso di attività volte ad assemblare i fattori produttivi presenti sul nostro territorio (ivi incluso il capitale umano) in beni e servizi da scambiare con il mondo esterno, A Palmi si vota in primavera: l’augurio è che possa finalmente arrivare la primavera di Palmi. Il tema chiave della campagna elettorale e prima ancora del dibattito politico dovrebbe essere proprio quello del lavoro: quello che c’è e che va tutelato, e quello che non c’è ancora, e che va creato; come fare “industria” a Palmi, come consentire ai nostri giovani di restare e creare ricchezza, come permettere a quanti hanno delle idee creative di non avere rimpianti, perché qualcuno o qualcosa non consente di realizzarle. Le forze politiche e sociali dovrebbero confrontarsi sul tema di come impiegare in maniera efficiente importi calanti a sostegno di misure efficaci per la creazione di ulteriore ricchezza che possa essere ridistribuita a favore della collettività. I partiti avranno il compito di elaborare opzioni ideali tra cui scegliere nell’urna, ma qui e ora é il momento dell’ascolto, e per l’intera popolazione di alzare la voce per offrire un contributo di idee, analisi, esigenze, problemi da risolvere. Palmi, come numerose altre realtà del Mezzogiorno, deve svegliarsi dal suo torpore. Questo giornale può contribuire al suo risveglio, stimolando un intenso dibattito nei prossimi mesi, un appello a tutti gli “uomini di buona volontà” che vogliano con-

frontarsi sul tema, e soprattutto ai futuri candidati, che su questo, e sulla loro visione dello sviluppo di questa città, dovrebbero essere chiamati a rispondere al pubblico. In altre occasioni gli appelli di questo giornale hanno dato inizio all’esercizio di sforzi e impegni collettivi dall’esito sorprendentemente positivo. In quelle occasioni si è lavorato per realizzare manufatti che rappresentassero l’identità palmese. La natura dell’impresa è adesso simile, ma sale di livello: si tratta di realizzare progetti che plasmino l’identità palmese, di lavorare all’identità stessa di questa città. Palmi ha bisogno di guardarsi allo specchio, e confrontare questa immagine con quella che ha di sé, capire cosa è diventata rispetto a quello che era e avrebbe voluto essere, accettare le differenze e capire dove si è sbagliato per rimediare agli errori del passato ed evitare di commetterne di nuovi in futuro. Ma soprattutto, dovrà decidere che immagine di sé vorrà vedere riflessa tra dieci anni, e il mandato di chi si candida a guidare questa realtà dovrà essere quello di guidare il cambiamento, che dovrà necessariamente essere un’opera corale: la gestione di una collettività non ha bisogno di “uomini soli al comando”, ma di leader che sappiano ascoltare. La crisi per Palmi può diventare un’opportunità, se ne approfitta per ripensare se stessa. Questa terra, come ogni terra, ha delle potenzialità che attendono di essere sfruttate, e i suoi abitanti attendono di potere esercitare il diritto di sfruttarle. Ma la svolta non può attendersi dall’alto: è preciso dovere di ogni cittadino che creda in questa terra di impegnarsi, perché questa terra bistrattata possa diventare terra delle opportunità, per tutti.


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CELEBRAZIONE DEL DECENNALE DELL’ASSOCIAZIONE AMICI DEL CUORE-ONLUS “UN CUORE SI E’ FERMATO OGGI ANCHE TU PUOI FARLO RIPARTIRE”

di Sarino Ortuso uesto e’ il motto dell’AssoQ ciazione Onlus, Amici del Cuore, che Il 16 dicembre 2011

presso la Casa della Cultura di Palmi ha celebrato il decennale della sua fondazione. L’associazione con il progetto “Vita i cuori di Palmi”, che rimane il primo ed unico nel meridione, si prefigge lo scopo di combattere la morte improvvisa da arresto cardiaco (ac) per mezzo della defibrillazione elettrica precoce territoriale, che prevede la distribuzione dei defibrillatori nei luoghi piu’ intensamente frequentati ed il loro uso anche da parte di personale non sanitario (laici) adeguatamente addestrato.

Erano presenti alla manifestazione numerosi studenti appartenenti a tutti gli istituti scolastici superiori e della scuola media di Palmi accompagnati da presidi e docenti, rappresentanti delle forze dell’ordine (carabinieri, polizia municipale), associazioni di Volontariato (Cri, Protezione civile, Guardie zoofile etc) e comuni cittadini. Dopo i saluti del commissario prefettizio del comune di Palmi, dott.ssa Antonia Bellomo, del presidente Lions di Palmi dott. Antonino Donato e del consigliere provinciale dott. Giovanni Barone, il il dott. Rosario Ortuso, presidente dell’associazione, ha preso la parola illustrando ampiamente l’attività svolta in questi anni con l’organizzazione

di numerosi corsi di addestramento, convegni, manifestazioni d’informazione e prevenzione, per promuovere e diffondere la cultura dell’emergenza e sensibilizzare l’opinione pubblica a tutti i livelli. Durante alcune di queste iniziative sono stati consegnati cinque defibrillatori semiautomatici esterni (dae) a personale addestrato delle forze dell’ordine: Carabinieri, Polizia Stradale, Polizia Municipale (spesso i primi arrivare sul luogo dell’evento), Centro Volontariato Presenza, Protezione Civile, Guardie zoofile. Il progetto iniziale prevedeva un numero maggiore di “dae”, dislocati in punti strategici della nostra città, ma ciò non è stato possibile soprattutto a causa delle difficoltà incontrate nella formalizzazione dei protocolli previsti da parte della centrale operativa del “suem” 118 di Reggio Calabria, nell’addestramento del personale laico e del reperimento fondi per l’acquisto degli strumenti. E’ auspicabile che finalmente, con l’emanazione della recentissima legge nazionale sulle modalità e diffusione dei defibrillatori sul territorio, si possa estendere la rete dei defibrillatori previsti nel progetto originario, aumentando le possibilità d’intervenire e salvare vite umane. Le malattie cardiovascolari sono la causa principale di mortalità nei paesi industrializzati, e “l’ac” rappresenta l’emergenza estrema che può complicare molte patologie anche non cardiache, ma è soprattutto secon-

dario alle sindromi coronariche acute come l’infarto del miocardio. In Italia questa ”epidemia silenziosa”, colpisce ogni anno circa 60.000 Persone di ogni età, spesso a domicilio o in luoghi pubblici molto frequentati (stadi, aeroporti, stazioni ferroviarie, industrie supermercati, etc.), se non si interviene tempestivamente ed adeguatamente si verifica un danno organico irreversibile e la sopravvivenza fuori dall’ospedale non supera l’1-2% nella maggioranza dei casi responsabile dell’ac è un’aritmia denominata fibrillazione ventricolare (fv), che interrompe istantaneamente la funzione di pompa del cuore con l’arresto della circolazione a cui seguono lesioni cerebrali e morte in pochi minuti. Ma pur essendo letale,la fv è reversibile! Ed il tempo è il fattore critico! Per ogni minuto trascorso dopo l’evento la sopravvivenza diminuisce del 10%. Intervenendo nei primi 4-5 minuti (minuti d’oro), Il 50% almeno delle potenziali vittime può essere salvato. Il tempo è inoltre fondamentale per la sopravvivenza senza gli irreversibili danni cerebrali che intervengono in genere dopo 6-7 minuti. Oggi grazie all’avvento di nuove tecnologie possiamo utilizzare i defibrillatori semiautomatici che erogando una scarica elettrica riescono a far ripartire il cuore, spesso coadiuvati dalle manovre di rianimazione cardiopolmonare di base -bls- massaggio cardiaco e ventilazione) e successivamente da quelle avanzate -als-, che


17 assieme alla segnalazione di allarme al sistema di emergenza (se)118 formano i quattro anelli della “catena della sopravvivenza” finalizzata al trattamento dell’ac. Attuando tali interventi, la sopravvivenza può arrivare fino al 50% ed oltre, come dimostrato a Piacenza, prima città europea ad attivare i progetti territoriali, cosiddetti pad (accesso pubblico alla defibrillazione). Infatti, il 118, raramente riesce ad arrivare entro i primi minuti sul luogo dell’evento. Pertanto diventa fondamentale il ruolo dei volontari laici (first responder). In Italia (tra i primi paesi al mondo), nel 2001 è entrata in vigore la legge Monteleone che consente l’uso dei “dae”, anche a personale non sanitario, purchè adeguatamente addestrato, che può intervenire prontamente in attesa dell’arrivo del soccorso medico sanitario. Questi apparecchi “ intelligenti ”, sicuri e facili da usare eseguono automaticamente la diagnosi di fv e scaricano lo shock elettrico solo in presenza di questa aritmia mortale. Pertanto in tale contesto anche noi abbiamo lanciato il progetto di defibrillazione precoce territoriale, che pur con tante difficoltà stiamo portando avanti, nella speranza che la testimonianza di alcune vite salvate possa ulteriormente sensibilizzare i cittadini verso questa drammatica problematica. “Il nostro- ha concluso Ortusoè un messaggio di vita! Al termine della relazione, la dott.ssa Bellomo ha consegnato al dott. Ortuso una targhetta di riconoscimento per la meritoria ed efficace opera svolta in questi anni dall’associazione. Dopo l’intervento dei soci fondatori: dott. A.Bartuccio, G.Calogero, A.Mura, mons. S.Mesiti, avv. A. Santoro che hanno esposto la loro esperienza nell’ambito dell’associazione, il dott. Giovanni Calogero ha eseguito una dimostrazione pratica di rianimazione cardiopolmonare e defibrillazione cardiaca su un manichino che ha suscitato vivo interesse. Un momento esaltante è stata la successiva premiazione con una targhetta di riconoscimento del dott. Demetrio Quattrone e del luogotenente Paolo Campo che con il loro tempestivo intervento hanno salvato due soggetti colpiti da ac. Molta commozione ha suscitato poi la presenza e la testimonianza di uno dei due soggetti salvati. La manifestazione si è conclusa con la donazione di un kit salvavita “minianne” ai rappresentanti degli istituti scolastici presenti. Sollecitando un maggiore coinvolgimento soprattutto degli studenti, invitati ad iscriversi ai corsi di addestramento, affinchè il progetto salvavita possa continuare a diffondersi nel nostro territorio, sperando che presto un sogno possa diventare realtà. Nelle scuole americane sono stati addestrati in sei mesi 500.000 studenti e su 36 ac, il 65% è sopravvissuto!

MANOVRA, MANOVRATI e MANOVRATORI di Saverio Crea e facciamo una semplice ricerca sul significato della paroS la “manovra” troviamo, nel dizionario della lingua italiana alcune definizioni che indicano “ l’insieme delle operazioni

necessarie per mettere in moto una macchina o un dispositivo” senza aggiungere altro. Bene, la domanda che gli italiani in questo momento si pongono è : …una volta messa in moto una macchina o un dispositivo chi è posto alla guida è in possesso delle istruzioni necessarie ed ha fatto una lunga pratica per condurla bene senza arrecare danno a chi sta intorno? Dalle ultime “acrobazie” fatte nelle manovra appena varata questo elemento di sicurezza per chi sta intorno non pare sia stato del tutto rispettato. Chi è intorno alla manovra e molto vicino ad essa …cioè i soliti noti che non possono in alcun modo allontanarsi …vengono colpiti dalle maldestre “manovre” di chi è posto alla guida che ad alta voce e con qualche lacrima di coccodrillo chiede di sopportare amorevolmente e per spirito di squadra”perdente” le maldestre manovre che dovrebbero portare la macchina fuori dalla solita giostra e dirigerla verso la via della ricerca dei soliti “non noti” che hanno, nel contempo, preso ancora meglio le giuste misure per tenersi accortamente al largo da possibili scossoni che potrebbero sconvolgere le loro opulenti abitudini. Ma intanto ai soliti noti tartassati e consumati, viene anche fatto divieto di incazzarsi perché si tenta di convincerli che non vi è alcuna alternativa!!!! Come faranno i soli “non noti” a rinunciare ai lauti compensi milionari? Come potrebbero sopravvivere se il loro stipendio venisse ritoccato all’ingiù dal tetto dei 311.000,00 euro l’anno??? Una bambina grassottella e viziata dovrebbe dover rinunciare alla cuccia riscaldata per il proprio coniglietto d’angora per garantire alla pensionata che abita in periferia e che non conosce un minimo di energia elettrica in più per potersi scaldare nel freddo inverno??? Ma siamo matti???? La pensionata avrà modo di scaldarsi quando salterellando andrà, nei mesi freddi, ad aprire il suo tanto agognato conto corrente che fino ad oggi le “amiche banche” le avevano rifiutato. E già c’è una giustizia a tutto …adesso devono aprirmelo per forza quel conto corrente… ci sono voluti 50 anni ma adesso anch’io quale correntista sarò “rispettata”!. I burocrati ed i beneficiati della “casta” invece non potranno sopportare un benché minimo ridimensionamento delle loro opulenti abitudini. E’ stato fatto uno studio che dimostra come la depressione nella quale inevitabilmente cadrebbero se solo si ritoccasse di un 20% il loro stipendio (per grandi numeri da 150.000,00 euro annui a 120.000,00) porterebbe ad un maggiore dispendio per le casse dello stato che dovrebbe, a quel punto, garantire loro un’assistenza psicologica adeguata per non turbare l’equilibrio della famiglia che inevitabilmente si ripercuoterebbe sulla collettività! Oh Dio mio che grave danno si potrebbe causare se solo si pensasse una follia del genere. Dovremmo vedere le macchine blu ferme e non scorrere allegramente nelle nostre strade… e la coreografia ne risentirebbe molto...non sarebbe sopportabile. Giammai dover incontrare su un mezzo pubblico un parente di così onesti cittadini a cui verrebbe tolto l’uso della fastidiosa auto blu e che improvvisamente ed inconsapevolmente si vedrebbe calato nella giungla cittadina …. potrebbe smarrirsi impegnando le forze dell’ordine in una ricerca esasperata con aggravio di costi alla collettività..!!! Ma siamo impazziti? I ricchi” non noti” invece, che hanno trattenuto le somme in contanti evadendo il fisco, finalmente verranno puniti.. per spendere non potranno usare la carta prepagata o il bancomat.. oggetto del desiderio… ma volgarmente dovranno ancora far uso di quei sporchi euro in contanti che finalmente a noi soliti noti non sporcheranno più le mani. Oh finalmente una giustizia si intravede lontana ma si intravede…grazie alla “manovra”. Verranno creati appositi servizi per i soliti noti senza però che qualcuno faccia la scontata battuta che ai soliti noti è stato fatto il servizio!!! Finalmente non ci sarà più il “nero” si grida da parte dei manovratori!!! Forse, ribatte chi è più calato nella realtà, non ci sarà più “nero” ma si incrementerà a dismisura il nero già esistente che migrerà verso migliori paradisi.


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CULTURA, ULTIMO ATTO di Mario Idà a crisi della cultura, intesa L nella sua accezione etica e formativa, è l’aspetto meno ap-

pariscente, ma più esplicativo, della crisi generale del nostro tempo. Questa drastica affermazione a molti potrebbe sembrare fuori luogo, ove si pensi che valanghe di carta stampata inondano a getto continuo edicole e librerie. Cionondimeno, si può replicare che la cultura si giudica e si misura dalla qualità, più che dalla quantità. Non si può negare, infatti, che - in questo nostro tempo malato – assistiamo ad una esuberante produzione letteraria di consumo che invade tutti i giorni il mercato e trova i suoi affezionati lettori. Ma chi la consideri da vicino con occhio critico, può agevolmente accorgersi che si tratta non di un flusso di acqua limpida, ma di un torbido magma di falsi ideali, di slogans e di pornografia che dilagano senza sosta in una molteplice produzione di riviste. Piacere al pubblico ed entrare in sintonia con le sue attese è la norma che sostituisce ogni altro criterio critico ed estetico. Ciò comporta inevitabilmente un crescente contagio del cattivo costume dilagante, veicolato soprattutto da trasmissioni televisive di una pena sconcertante, aventi il malcelato proposlto di eccitare gli animi e le passioni più sfrenate. Questi presupposti non incoraggiano certamente la riflessione, lo studio e la lettura, bensì determinano l’insofferenza sempre più crescente verso la ricerca paziente e scrupolosa e la preparazione indispensabile per ogni azione efficace e duratura. I giovani d’oggi, plasmati dal consumismo di massa, fatte salve le dovute eccezioni, leggono poco, in fretta e male, testi, manuali, enciclopedie soltanto sotto l’assillo di un esame o di un concorso. Il senso critico, che è una conquista personale, dovrebbe essere formato a scuola, ma essa ormai si dibatte da tempo in una crisi lacerante, risolvendosi in sussulti velleitari e demagogici che ispirano pseudo riforme, le quali - lungi dal migliorare la qualità dell’intervento educativo - si risolvono in un vuoto di orpelli. Tanto che si è detto che la scuola istruisce, ma non educa. In realtà, per quanto istruzione ed educazione siano momenti logicamente distinti dello stesso processo formativo, la scuola

non potrebbe neanche efficacemente istruire se non formasse nello stesso tempo l’intelligenza e non educasse la volontà, almeno quel tanto che è necessario all’impegno degli studi. Se la scuola non educa, questa è una sua carenza, non una sua prerogativa. Una scuola che non educhi diventa un corpo senz’anima. Le condizioni in cui oggi essa si è ridotta inducono a ritenere che questo processo di caduta libera verso il nulla non è giunto al suo punto terminale. Si prefigura, pertanto, lo scenario inquietante di una gioventù incapace di pensare e di agire per il bene comune, essendo votata soltanto al piacere e al proprio tornaconto. La cultura media si inaridisce sempre più nei luoghi comuni, generando un linguaggio povero di contenuti. Purtroppo anche l’Università, istituzione in altri tempi gloriosa, non solo è affetta da vecchie piaghe, ma è insidiata dai virus emersi già a partire dalla dequalificazione della laurea e, di riflesso, dall’indiscriminato affollamento delle Università e soprattutto dalla liberalizzazione dei piani di studio. La crisi della cultura ha cause e fattori molteplici, tra i quali l’indifferenza per i suoi problemi, che coinvolgono direttamente tutta la vita della società. La cultura non può che essere un bene collettivo, ma viene deprivata della sua funzione formativa attraverso la manipolazione - sempre più spudorata - delle idee correnti, i cui messaggi sono intrinsecamente a-culturali. Essa, per definizione, dovrebbe essere l’anima di una società e costituirne l’espressione più alta, lo strumento di un continuo e sano rinnovamento, in quanto matrice di idee nuove e feconde. Ma, purtroppo, il modello di società in cui viviamo, eterodiretto verso forme sempre più perniciose e contrarie ai sentimenti autentici della vita, lascia prefigurare per la Cultura un incerto avvenire. Bisogna prendere amaramente atto che sempre di più circolano idee false e confuse - artificiosamente create dalla propaganda - che snaturano le proporzioni di uomini e di cose, annebbiano il senso della misura, uccidono il senso critico e rendono impossibile ogni autentica giustizia. E così, in questa atmosfera di imperante demagogia, si consumano i giorni della grande divinità, ormai svilita e depotenziata, che ancora chiamano democrazia.


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S. o. m. S.

CONCLUSA LA CERIMONIA DEL 18 DICEMBRE CON LA BENEDIZIONE DELLA NUOVA BANDIERA.

i è conclusa domenica 18 dicembre 2011 S presso la Società Operaia di Palmi l’ennesima manifestazione organizzata dalla Presidenza della

S.O.M.S. e che si è svolta in due fasi, con due distinte cerimonie. Dopo l’introduzione ed i saluti portati dal Presidente Saverio Saffioti, per prima cosa si è proceduto, ad opera di Don Silvio Misiti, alla cerimonia di benedizione della nuova bandiera del Sodalizio. La stupenda bandiera è stata realizzata con la preziosa collaborazione del Socio Antonino Filippone che ha messo a disposizione tutta la sua maestria per compiere e concretizzare un’opera veramente bella. Madrine della cerimonia sono state due Agenti in Grande Uniforme, rappresentanti il gentil sesso del Corpo di Polizia Municipale Palmese. Le due Vigilesse, Daniela Calabrò e Antonella Scopelliti scortavano la piccola Martina Gullì mentre porgeva il vessillo al Parroco per la benedizione. La seconda parte della manifestazione è stata dedicata alla intitolazione della “SALA CONVEGNI S.O.M.S.” al compianto Presidente FRANCESCO ISOLA che ha lasciato un ricordo imperituro della sua esistenza sia come persona, sia come Presidente del Sodalizio palmese. Numerose sono state le testimonianze di stima per la figura di Francesco Isola e le dimostrazioni di apprezzamento per l’iniziativa che gli illustri partecipanti hanno espresso nei loro interventi. Oltre alla figura di Francesco Isola sono state commemorate altre figure, non solo storiche della S.O.M.S. ma anche carismatiche in seno all’intera collettività come i Presidenti Emanuele Triggiani e Gregorio Guerrera. Particolarmente toccante è stato l’intervento del Presidente Onorario Vincenzo Guerrera, il quale ha rievocato con particolare emozione, la figura e gli insegnamenti giunti fin qui, del suo amico Francesco Isola; altrettanto significativo è stato l’intervento del già Presidente Vincenzo Solano, nonché quello del Socio Schipilliti Vincenzo, anch’egli già Presidente della Società, il quale a nome di un numeroso gruppo di Soci, ha voluto rendere omaggio all’attuale Presidenza con la consegna di una pergamena dedicata. La manifestazione, svoltasi in una Sala gremìta di pubblico, oltre ai familiari del Presidente Francesco Isola che hanno pubblicamente esternato la loro gratitudine, ha visto la partecipazione commossa di numerosi Soci, Soci Onorari, coetanei del Presidente scomparso, i quali, singolarmente, hanno voluto rendergli omaggio, ciascuno col proprio intervento commemorativo. Durante la cerimonia è stato scoperto un artistico bassorilievo in rame, raffigurante il busto di Francesco Isola, realizzato dal Socio Vincenzo Simonetta e collocato in una teca marmorea appositamente approntata ad opera dell’artigiano Antonio Melini L’iniziativa, oltre che come contributo alla memoria dell’insigne confratello, è stata intesa dalla S.O.M.S. quale sprone per il successo formativo dei giovani, futuri cittadini di domani, da cui dipende il futuro del territorio, del paese e del Sodalizio stesso.

IL PRESIDENTE SAVERIO SAFFIOTI


La Cavalleria Rusticana arriva a Palmi La Cavalleria Rusticana arriva a Palmi 20

di Silvana Iaria

l 16 dicembre scorso è andata in scena a Palmi, nell’AuI ditorium della Chiesa della Santa Famiglia, la rappresentazione del melodramma “Cavalleria Rusticana” di

Pietro Mascagni. L’evento, coronato da un lusinghiero successo, è stato organizzato dall’Associazione Volontariato della Parrocchia “Santa Famiglia e dall’Associazione liricosinfonica “F. Cilea” di Palmi, in collaborazione con il Comune di Palmi, Area Cultura. L’ampio e moderno Auditorium “Don Iaria”, gremito dai ragazzi delle scuole cittadine in ogni ordine di posti, ha ospitato l’importante avvenimento, sostenuto con favore dalle Istituzioni presenti e da un gruppo di cittadini palmesi, amanti della musica classica, che hanno creduto da subito in quest’iniziativa senza precedenti e fortemente significativa per la città, luogo natale del grande Maestro “Francesco Cilea”. La rappresentazione di un’opera lirica, nella fattispecie “Cavalleria Rusticana”, destinata agli studenti di tutte le scuole palmesi, è nata da una felice intuizione del Prof. Giuseppe Militano, direttore

artistico dell’Orchestra lirico-sinfonica “F.Cilea”, con lo scopo di avvicinare i giovani alla grande musica operistica che tanto lustro ha dato all’Italia, insieme all’intenzione di far apprezzare la musica classica quale espressione culturale fortemente educativa ed efficace mezzo di aggregazione, grazie al suo linguaggio universale. Sul podio a dirigere l’opera il Maestro Francesco Maria Vadalà, che con grande bravura ha guidato l’orchestra, il coro “Cilea” di Reggio Calabria e gli strepitosi interpreti: nel ruolo di Santuzza la soprano Francesca Canale, in quello di Turiddu il tenore Francesco La Spada, nel ruolo di Alfio il baritono Alessandro Varzetto, in quello di Lola la mezzosoprano Gabriella Grassi e in quello di mamma Lucia la contralto Giuseppina Lorizio. La conclusione dell’ultima scena del melodramma, seguito da tutto il pubblico presente con crescente entusiasmo e coinvolgimento, è stata salutata con un lungo applauso, sentito e scrosciante.


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Per non dimenticare di Chiara Ortuso ome ogni anno il 27 gennaio C ricorre il giorno della memoria e come sempre siamo posti di fronte al dovere di non dimenticare, di non celare la brutalità del massacro di uomini ridotti a cifre, privi di dignità, di diritti, di speranza, equiparati a inutili oggetti da sfruttare e poi distruggere nell’infernale macchina dei lager nazisti. Molti ignorano che delle 6 milioni di vittime della Shoà, circa la metà furono zingari, rumeni, omosessuali, prigionieri politici. Un milione e mezzo di bambini vennero trucidati nella camere a gas appena arrivati nel tristemente noto campo di Auschwitz Birkenau. Altri furono oggetto di terribili esperimenti da parte del dottore Mengele, “il medico della morte”. I deportati più fortunati furono spogliati dei loro abiti, ricoperti di luride casacche a righe,

marchiati come bestie da macello con un numero su un braccio e sottoposti a lavori forzati sotto il gelo invernale e il caldo torrido estivo. Nutriti con una brodaglia e mezzo tozzo di pane, picchiati e torturati dalle SS naziste e dagli stessi ebrei resi dai tedeschi aguzzini del loro popolo in cambio della sopravvivenza o di trattamenti migliori, furono ridotti ad automi il cui unico scopo era quello di arrivare a fine giornata. Molti dei sopravvissuti dai campi di sterminio non riuscirono a trovare una parvenza di normalità, ostili verso il destino che li aveva sottratti a tanto orrore mentre i loro più cari amici e familiari avevano trovato la morte. Alcuni reduci non riuscirono a superare i loro incubi, le loro paure, i loro spettri; preferirono uccidersi per l’impossibilità di una vita ormai negata da un passato terribile e spesso confuso con un presente privo di senso. Altri ancora, impossibilitati a credere in un Dio, in una religione

che non poteva offrire più giustificazioni a tanta cattiveria umana, preferirono inabissarsi nel silenzio e per molti anni si chiusero in un doloroso mutismo. Di fronte a questa terribile pagina di storia è doveroso far parlare i testimoni del massacro, dare voce a chi non ne ha più: Primo Levi e Elie Wiesel, entrambi scampati al massacro di Auschwitz. Nella “Notte” Wiesel così scrive: “Mai dimenticherò quella notte, la prima notte nel campo, che ha fato della mia vita una lunga notte e per sette volte sprangata. Mai dimenticherò quel fumo. Mai dimenticherò i piccoli volti dei bambini di cui avevo visto i corpi trasformarsi in volute di fumo sotto un cielo muto. Mai dimenticherò quelle fiamme che consumarono per sempre la mia fede. Mai dimenticherò quel silenzio notturno che mi ha tolto per l’eternità il desiderio di vivere. Mai dimenticherò quegli istanti che assassinarono il mio Dio e la mia anima, e i miei sogni che presero il volto del deserto. Mai dimenticherò tutto ciò, anche se fossi condannato a vivere quanto

Dio stesso. Mai”. E mai potremmo dimenticare le toccanti parole che aprono il capolavoro di P. Levi “Se questo è un uomo”: “Voi che vivete sicuri nelle vostre tiepide case, voi che trovate tornando a sera il cibo caldo e visi amici: considerate se questo è un uomo che lavora nel fango, che non conosce pace, che lotta per mezzo pane, che muore per un sì o per un no. Considerate se questa è una donna, senza capelli e senza nome, senza più forza di ricordare, vuoti gli occhi e freddo il grembo come una rana d’inverno. Meditate che questo è stato. Vi comando queste parole, scolpi tele nei vostri cuori, stando in casa, andando per via, coricandovi, alzandovi; ripetetele a vostri figli o vi si sfaccia la casa, la malattia vi impedisca. I vostri nati torcano il viso da voi.” Dov’era Dio ad Auschwitz? Si chiedono la Teologia e l’umanità intera riflettendo sulle atrocità dei campi nazisti. Dovremmo forse chiederci: Dov’era l’uomo? L’uomo aveva perso Dio. Questa è l’unica probabile risposta nell’impossibilità di ogni senso.


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la satira

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RE GIOR GIO D’ITALIA


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Domenico Margiotta “Ornamento di Palmi e della Calabria, onore dell’Italia”.

di Francesco Lovecchio ell’albo d’oro degli illustri perN sonaggi di Palmi, così ricco di grandi celebrità che hanno dato lu-

stro alla città natale, non è stato ancora inciso a caratteri indelebili il nome di Domenico Margiotta che Rocco De Zerbi definì “ornamento di Palmi e della Calabria, onore dell’Italia”. Qualcuno ha potuto leggere il suo nome solo dal 2001, perchè la Giunta comunale del tempo deliberò di intitolargli una via cittadina, accogliendo l’indicazione che avevo avanzata assieme al Comandante dei VV.UU. Domenico Scolaro. Domenico Margiotta nacque a Palmi il 12 febbraio 1858 e fin da giovane studente fu attratto dallo studio delle lettere con particolare riguardo ai classici di Virgilio e dei sommi poeti Dante, Petrarca e Tasso. Con grande gioia dei genitori Antonino e Maria Mangione, si laureò a 24 anni col massimo dei voti in Lettere e Filosofia presso l’Università di Napoli. Rifiutando numerose cattedre per l’insegnamento che gli venivano offerte, intraprese l’attività di giornalista diventando in poco tempo corrispondente delle più importanti testate di quotidiani politici, scientifici e letterari italiani e stranieri. Le sue doti di pubblicista lo accostarono ai migliori esperti del tempo come Rocco De Zerbi e Ruggero Borghi, con i quali era legato da una grande amicizia. Le conferenze letterarie che teneva nelle più importanti città italia-

ne come Roma, Firenze, Milano, Venezia e Napoli, si susseguivano incessantemente ricevendo ovunque manifestazioni di simpatia. Già a 20 anni aveva pubblicato “Idea di una notte” dedicata a Cesare Cantù che gli fece dono di un suo ritratto con la dedica ”Cesare Cantù al virtuoso giovane Domenico Margiotta”. Nel 1880 scrisse “Libro d’onore” e l’anno dopo “Studi Biografici” che gli valsero la Grande Medaglia d’Argento all’”Esposizione Partenopea”. Sempre nel 1881 con “Simpatie Letterarie Contemporanee” ed “Inni”, ottenne il premio “Tomtat” con quattro medaglie d’oro, d’argento e di bronzo, chiudendo poi quell’anno l’intensa attività letteraria con un saggio su Emanuele Caetani Tamburi. Dopo questi lavori che rivelarono nel Margiotta la sua profonda cultura, i grandi letterati del tempo come De Santis e tanti altri, gli inviarono attestati di apprezzamento. Incoraggiato da tante personalità compose nel 1882 “Studio critico letterario sul calabrese Antonio Jerocades” e, nel 1883, “Lotte”, poemetto in 12 canti dedicato a Bovio, che gli valse la medaglia d’oro dalla Reale Accademia dei Benemeriti Italiani di Palermo. Concluse l’anno con “Profilo Biografico e Bibliografico su Giovanni Bona” sospendendo la produzione letteraria a causa del colera scoppiato a Napoli nel 1884. Entrò subito nella Reale Associazione Italiana della Croce Rossa diretta dai Generali Materazzo e Raffaele Cadorna, guarendo due volte dal morbo che aveva contratto aiutando gli ammalati. La sua opera a favore dei colerosi fu apprezzata dallo stesso Re Umberto I che lo onorò di un posto alla sua mensa. Terminata l’epidemia si recò a Parigi dove fu redattore e corrispondente dei più importanti giornali quali Le Prisme, Le Revue Poetique Meridionale, Le Petit Stenographe, L’Enciclopedico, Il Popolano, Il Sile, La Sinistra e tanti altri. Anche in Francia diventò famoso per i suoi scritti che rivelarono profonda armonia, acutezza e grazia, tanto da essere insignito da Victor Hugo del Diploma dell’Institut des Poetes e presentato dallo stesso scrittore ai migliori letterati francesi. Tutto il mondo

Margiotta in una foto tratta da Ricordi di un Delhomme e Briguet Editori, Parigi 1895


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25 culturale europeo faceva a gara per tributargli solenni attestati ed encomi. L’Institut Europèes des Sciences gli conferì il “Diploma di Laureato” e la medaglia d’oro, mentre il Governo della Liberia lo insignì del grado di “Cavaliere, Commendatore dell’Ordine Equestre della Redenzione Africana”. Le Accademie d’Italia non furono da meno e scrissero Domenico Margiotta nel loro Albo d’Onore. Personaggi come Cantù, Pascoli, Rapisardi, Guerrini, Capuana, Carducci e Cavallotti si onorarono di essere suoi amici. Ormai padrone della lingua francese tra il 1884 e il 1885 scrisse “Fleur de Lis”, “Il Regno d’Araucania-Patagonia” e “Il Re Achille I”. Quindi il carme “In morte del Senatore B.De Luca”, “Lux, la calunnia schiacciata” e “Il trionfo della verità”. Il nostro poeta scrittore era corrispondente di 28 testate giornalistiche europee e partecipava a numerosi concorsi letterari con poesie che le migliori riviste d’Europa e di Buenos Ayres pubblicavano. Scrisse ancora “Memorie”, “Un fiore sulla tomba dei miei cari genitori”, “Ricordi di un trentarè”, “Le Palladisme, culle de Satan”, “Le culte de la nature dans la France Maconnerie Universelle”, “Adriano Lemmi”, “Francesco Crispi”, “Silla in Roma”, “La Bandiera Nazionale”, “La croce di Savoia” e “Carme” recitata nella sala della Società Operaia di Palmi. Nel 1884 fu pubblicato a Londra un libro dal titolo “Notizie biografiche sul Commendatore Domenico Margiotta” e, un museo di Vienna collocò il suo ritratto tra i più grandi ed illustri uomini d’Europa. E’ chiaro che viene subito da domandarsi perché questo insigne letterato, che pare sia stato anche professore di Filosofia all’Università di Firenze, è rimasto per oltre un secolo pressoché sconosciuto nella sua città natale e come mai è quasi impossibile trovare i suoi scritti nonostante la sua vastissima produzione letteraria. Tutto ciò è imputabile esclusivamente alla Massoneria di fine ‘800, che decise di oscurare il suo nome e le sue opere in quanto aveva svelato con la pubblicazione del libro “Ricordi di un Trentatrè”, tutti i segreti, le gerarchie, i riti, gli abusi e i fini della potente organizzazione internazionale. Per capire i motivi che indussero Domenico Margiotta a schierarsi contro la Massoneria e combatterla dopo che era stato uno dei massimi esponenti, è necessario ritornare indietro di oltre un secolo. Tutto ebbe inizio quando nel 1885 Lèo Taxil, un giornalista anticlericale il cui vero nome era Gabriel JogandPagès, si convertì dopo aver condotto per anni una violenta campagna contro la Chiesa e il Vaticano, sia con il suo giornale l’”Anti-Clèrical” e, soprattutto, con la pubblicazione del libro “Gli amori segreti di Pio IX”. Continuò scrivendo “Rèvelation completes sur la Franc-Massonerie” cercando di dimostrare che la Massoneria era una setta segreta che praticava il culto satanico. In questo proposito trovò per valido alleato un certo dott.Hacks, che sotto il nome di Bataille, fondò il giornale antimassonico “Le Diable au XIX° Siècle”. Ad

infliggere un ulteriore e durissimo colpo alle Logge Massoniche, si aggiunse la Grande Maestra americana Miss Diana Vaughan, che avendo rivestito nell’organizzazione un ruolo primario, svelò tutti i misteri della Massoneria con i riti satanici, le affiliazioni e le messe nere. Con l’opera “Mèmoires d’une Palladiste” e col giornale di Bataille, denunciò all’opinione pubblica il ruolo dei politici, rivelando intrighi, attentati e delitti misteriosi dei quali diede la colpa alla Massoneria. Nel suo pentimento e nel ritorno alla fede venne incoraggiata da una giovane monaca di Lisieux di nome Teresa, autrice della commedia “Il trionfo dell’umiltà” scritta in onore di Giovanna d’Arco e da lei stessa interpretata in una rappresentazione tenuta nel convento dei Carmelitani. Anzi, la giovane suora inviava a Diana una foto che la ritraeva nella veste della Pulzelle d’Orlèans. Quella ragazza morì nel 1897 di tubercolosi a soli 24 anni e fu canonizzata da Pio XI nel 1925 col nome di Santa Teresa del Bambino Gesù o di Lisieux. Questo clima antimassonico che la Chiesa non mancò di fomentare soprattutto dopo che nel 1889 Francesco Crispi autorizzò di far erigere a Roma un monumento a Giordano Bruno, contagiò forse il nostro concittadino Domenico Margiotta che decise di abbandonare la Massoneria, per unirsi alla battaglia intrapresa da Lèo Taxil, Bataille e soprattutto da Miss Diana Vaughan. Nella conversione pesò la sua estromissione dalla candidatura alla Camera dei Deputati per il collegio di Palmi del 1888 decisa da Crispi a favore dell’avv. Patamia. Fu molto determinante inoltre, essendo una sua aspettativa, l’elezione di Adriano Lemmi a Capo della Massoneria avvenuta segretamente e illegalmente a Palazzo Borghese il 20 settembre 1893. Margiotta abiurò la Massoneria davanti al Santo Ufficio e ai piedi del Cardinale Rampolla e Parocchi, dopo aver seguito la saggia e intelligente direzione del Vescovo di Grenoble Fava, che fu l’artefice principale della conversione e della successiva sua nomina a Cavaliere del Santo Sepolcro di Gerusalemme conferitagli da Papa Leone XIII. Prima delle dimissioni faceva parte del Supremo Consiglio Massonico ed era Ispettore Generale Sovrano del Gran Direttorio Centrale di Napoli, cioè a dire Membro del Corpo Massonico che aveva l’alta direzione di tutte le Logge e di tutti i Capitoli e Triangoli d’Europa; Segretario della Loggia Savonarola di Firenze; Venerabile della Loggia Giordano Bruno di Palmi; Sovrano Grande Ispettore Generale (33° grado) del Rito Scozzese Antico e Accettato; Membro d’Onore del Grande Oriente Nazionale d’Haiti; Ispettore Generale di tutte le Logge Massoniche delle Tre Calabrie. E’ evidente che con la pubblicazione del libro “Ricordi di un Trentatrè”, nel quale rivelava l’organizzazione, il funzionamento e l’esistenza di tutti i siti ufficiali nel mondo intero, Margiotta assestò un terribile colpo alla Massoneria internazionale. La sua conversione incominciò a fare proseliti molto importanti come Antonio Marando Duca di Ardore,

Gran Maestro del Consiglio Federale di Napoli e Paolo Figlia, Deputato al Parlamento e Gran Maestro Generale della Federazione Massonica Italiana e Gran Commendatore del Supremo Consiglio di Palermo. Ma ecco che ad arrestare il terremoto che stava scuotendo le Logge intervenne improvvisamente un fatto eclatante che, se da una parte riabilitò la Massoneria agli occhi di tutto il mondo, dall’altra ne conseguì che a combatterla rimase solo Margiotta. Lèon Taxil, che assieme a Diana Vaughan era diventato il simbolo antimassonico, confessò davanti alla stampa di tutto il mondo riunita il 19 aprile 1896 nella sala della Società Geografica di Parigi, che Diana era una sua invenzione e che quello che aveva scritto per mettere in ridicolo la Chiesa era frutto solo della sua fantasia. E’ del tutto evidente che dopo tale rivelazione che riabilitava completamente la Massoneria, era necessario impedire che potesse continuare a nuocere ancora l’unica voce credibile che era rimasta: quella di Domenico Margiotta. Evidentemente le precauzioni prese dal giovane letterato per evitare di essere localizzato ed eliminato non furono sufficienti. L’ultima volta che la famiglia ebbe sue notizie fu nel 1897 mentre si trovava in Spagna o in Portogallo. Domenico Margiotta scomparve quando aveva solo 39 anni e, nonostante le ambasciate di mezza Europa si fossero prodigate per rintracciarlo o per conoscere qual’era stata la sua fine, non si ebbe alcun esito. Poco tempo prima di sparire nel nulla aveva annunciato l’imminente pubblicazione delle seguenti opere: Il Grande Dizionario Poliglotta Universale BiograficoAraldico-Genealogico; Storia di Palmi e dintorni in quattro volumi con 1200 pagine illustrate da 70 incisioni in rame; Giannina; I fiori primaverili; Esame critico su quattro poeti; Nozioni della storia della letteratura italiana; Sommario della Letteratura Italiana; Sommario della storia d’Italia; Grammatica della Lingua Italiana; La Lampada del Santuario; Esistenza della legge sulla natura; La virtù è il solo mezzo di essere felici; Importanza assoluta della virtù; Dio e il Nulla; Povero amore; L’armèe de Satane; Il dantismo nell’alta Massoneria; Confessioni di un trentatré; Il Vicario di Satana, libro di propaganda antimassonica; La vera spiegazione massonico-filosofico dei 33 gradi del Rito Scozzese antico ed accettato. Ritengo che la spiegazione più attendibile dell’eliminazione di Domenico Margiotta è data da Umberto Eco che così scrive nel libro Il Cimitero di Praga: “...Il guaio è che le informazioni di Margiotta coinvolgevano metà del mondo politico italiano, e in particolare la figura di Crispi, già luogotenente di Garibaldi e in quegli anni primo ministro del Regno. Sino a che si pubblicavano e si vendevano notizie fantasmagoriche sui riti massonici si stava in fondo tranquilli, ma se si entrava nel vivo dei rapporti tra massoneria e potere politico si rischiava di irritare qualche personaggio molto vendicativo...”.


SECONDA parte

Il mistero secolare di San Fantino

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Per chi volesse approndire: Archivio di Stato di Reggio Calabria, Platea del notaio Marcantonio De Paola di Seminara, 1645 (in Costabile 1976). Antonio De Salvo, METAURIA E TAURIANA, Napoli 1886. Antonio De Salvo, PALMI, SEMINARA E GIOIA TAURO, Palmi 1899. Paolo Orsi, Iscrizioni cristiane di Tauriana nei Bruzzii, estratto dal Nuovo Bullettino di Archeologia Cristiana, anno XX (1914). Vincenzo Saletta, STORIA ARCHEOLOGICA DI TAURIANUM, Grottaferrata 1960. Vincenzo Saletta, VITA S.PHANTINI CONFESSORIS ex Codice Vaticano Graeco n. 1989 (Basil. XXVIII), Roma 1963. Salvatore Settis, TAURIANA (BRUTIUM) note storico-archeologiche (in Rendiconti dell’Accademia dei Lincei) Roma 1966. Salvatore Settis, idem, in ARCHEOLOGIA IN CALABRIA, Reggio Calabria 1987. Felice Costabile, IL NINFEO ROMANO E IL COMPLESSO MONASTICO DI SAN FANTINO A TAURIANUM, in Klearchos n. 69-72, Napoli 1976. Domenico Ferraro, PALMI.Immagini -cronaca- storia Roma 1982. Rossella Agostino: PALMI, un territorio riscoperto. Revisioni ed aggiornamenti, Fonti ricerca arceologica. Soveria Mannelli 2002. Francesca Zagari, L’EPARCHIA DELLE SALINE, Archeologia e topografia nel territorio dei Bruttii tra la tarda Antichità e l’alto Medioevo, Roma 2006.


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L’antica chiesetta di San Fantino - Veduta laterale -

di Giuseppe Mazzù ...(continua dal numero precedente)

educe dal sopraluogo eseguiR to ieri a S. Fantino in Taureana, mi è grato anzitutto esprimere “

alle S.V.Ill/ma e ai Suoi ottimi collaboratori un vivo ringraziamento per le squisite cortesie e agevolazioni di cui sono stato oggetto durante la mia visita alle rovine e al centro di Palmi, le quali confermano le fama di gentilezza e di ospitalità di codesta nobilissima Città. Passando al lato tecnico del sopraluogo, Le confermo che l’ispezione alla specie di cripta sottostante alla chiesa mi ha vivamente interessato. Ho rilevato trattarsi di una costruzione protocristiana di carattere sacrale, di cui allo stato attuale è difficile precisare la natura (chiesa o mausoleo?), evidentemente collegata colla storia e le leggenda di S. fantino il cui studio ulteriore potrà gettar luce sulla contestata cronologia e discussa biografia del Santo. La costruzione, eseguita con paramento di mattoni in massima parte riadoperati, di età classica (alcuni dei quali recanti il bollo colla indicazione delle provenienza dalle figuline pubbliche della città o col nominativo del1’artefice, in lettere greche), con volta a botte o piccoli arcosoli laterali di destinazione forse funeraria con tracce di affreschi (figure di santi?), presenta un indubbio interesse dal punto di vista struttivo e della destinazione, che potrà esser precisata nel corso di un’ulteriore esplorazione, de­stinata a mettere a nudo il pavimento del locale (ora per più di metà ingom­bro di terra di riporto). Essa è da ogni punto di vista consigliabile, anche nell’in-

tento di indagare sulla probabile preesistenza di una costruzione più antica (muro di fortificazione o parte di edificio sacrale?), di cui affiora­no, nelle parte inferiore di uno dogli arcosoll, dei grossi blocchi di fattu­ra isodoma, di età probabilmente ellenica. La presenza, in fondo alla navata, di un cunicolo forse destinato ad uso idragogico starebbe ad indicare l’esistenza nel santuario di un particolare culto delle acque, forse continuazione di un analogo culto pagano (delle ninfe o delle fonti?). In tale caso le simbologie cristiane dell’acque avrebbe assimilato un culto preesistente, le cui origini sarebbe interessante indagare, risalendo i secoli a ritroso fino al IV-VI a.C., periodo al quale potrebbe risalire il culto delle acque salutari. Un sondaggio esterno condotto fin sotto il piano di livello dei blocchi isodomi (cioè a 6-7 m. sotto l’attuale piano di campagna) potrebbe gettare maggior luce sull’attraente problema, rivelando forse 1a presenza di una di quelle stipi votive frequenti nei santuari dell’antichità e ricca di dati interessanti per l’archeologo e il cultore dell’arte e di religione. Sarei quindi d’avviso che convenga a codesta spett. Amministrazione procedere e lavori nel doppio intento accennato di mettere allo scoperto interamente ed in valore l’edificio cristiano (anche se dovesse risultare che questo scen­de ai secoli prima del 1000) e di indagare sulla possibile preesistenza del culto da un santuario classico, forse imperniato sul culto delle acque considerate salutari. La Soprintendenza da me di-

retta, nel pludire ad una iniziativa di scavo di questo genere, non può purtroppo assicurare come vorrebbe, un notevole con­ tributo finanziario, ma pone a Sua disposizione la propria attrezzatura di personale direttivo tecnica ed assistenziale, che la SV. ill/ma vorrà impiegare come meglio crede nel quadro dell’economia generale del lavoro. Secondo gli approcci orali intervenuti tra di noi, designerei quale assistente dei lavori il restauratore di ruolo di questa Soprintendenza, sig. Luigi Filocamo, che potrà. lavorare di concerto col Conservatore Onorario prof. Luigi Lacquaniti, al quale può essere senz’altro affidata la direzione in loco dei lavori, sotto le direttive della scrivente. Coll’augurio di un lavoro proficuo e colla preghiera di voler cortesemente comunicare quale sarà nell’intenzione di codesto comune lo sviluppo dell’iniziativa, affinché io possa disporre tempestivamente, d’accordo colla S.V. Ill/ma per 1’opportuno affiancamento assistenziale. La prego di gradire, onorevole sig. Sindaco, i sensi della mia più cordiale osservanza. Il Soprintendente Giulio Iacopi.” Fu negli anni sessanta del secolo scorso che venni attratto da una parte dalla suggestione degli scritti di De Salvo e del prof. Vincenzo Saletta, on il quale ho avuto il piacere di scambiare delle opinioni e al quale debbo il grdito dono delle sue preziose pubblicazioni tra le quali l’edizione della vita di San Fantino, che mi portarono a fare della chiesetta la meta delle mie escursioni per anni, anche se alla fine si risolvevano a seguire le sorti della chiesa ormai in totale abbandono e puntualmente si fermavano al

foro della parete, all’interno della vecchia struttura che alla chiesa si appoggiava, che faceva intravedere l’interno della cripta che periodicamente era invasa dalle acque. Ma erano le conversazioni con Luigi Lacquaniti ad accendere quella che poi sarebbe stata la mia passione principale, nel corso delle quali ho avuto modo di apprendere i particolari dello scavo del 1952 e gli aspetti più sorprendenti che erano venuti alla luce. Fu quando ormai le strutture murarie erano malridotte, essendo in parte compromesso il tetto, che decisi, come ultima speranza, di rivolgermi al Sindaco del tempo Rocco Managò, chiedendo il suo intervento. Il primo cittadino fu estremamente disponibile “Ditemi cosa debbo fare “ fu la sua risposta. Ed io gli chiesi di partecipare ad un sopralluogo assieme alle soprintendenza di Cosenza e di Reggio Calabria. Fu così che a San Fantino, in rappresentanza delle due Soprintendenze, giunsero il dott. Claudio Sabbione e il responsabile stesso della Soprintendenza di Cosenza. I due funzionari convennero sulla necessità di un intervento urgente per cui venne deciso di mettere a disposizione del Comune un finanziamento di 50 milioni di lire per il restauro dell’edificio. Un restauro che si presentò molto laborioso e provocò non poche polemiche per le vicende legate ad un contenzioso con la ditta appaltatrice dei lavori che determinarono una fase di stallo durata qualche decennio. Ulteriori finanziamenti da parte della Provincia permisero il completamento del restauro della chiesa che da quel momento entrava in una nuova fase di indagini archeologiche che ancora continuano.


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Un amore di gioventù

prima parte uella domenica di giugno Q le tre amiche chiacchieravano allegramente, dirigendo i loro passi leggeri verso la chiesa dell’Annunziata. Ancora qualche centinaio di metri e avrebbero raggiunto il grande portone verde, scrostato, con i due vecchi battenti di metallo annerito: là si sarebbero fermate un istante per ricomporsi e smorzare un po’ del loro entusiasmo giovanile, prima di suonare il campanello sul muro, accanto alla massiccia porta del brefotrofio annesso alla chiesa. Erano molto graziose, le tre giovani donne: Loredana, rossa di capelli e con verdi occhi più belli della giada indiana, frequentava la facoltà di Giurisprudenza; Elisa, una bruna slanciata dal temperamento pepe e miele, frequentava la Facoltà di Magistero; Giulia, la più giovane, impulsiva e sensibile, frequentava l’ultimo anno del Liceo Artistico. Quella era la prima volta che lei, insieme alle amiche della F.U.C.I., una federazione cattolica universitaria, andava a trovare i piccoli ospiti dell’Istituto. Dopo due lunghe scampanellate si udì lo scatto metallico del por-

tone: una piccola suora accaldata e cordiale le accolse per condurle verso il primo atrio di un arioso corridoio, in fondo al quale si poteva vedere una statua della Madonna Immacolata su un piedistallo basso, attorniata da vasi ricolmi di margherite bianche. Furono ricevute dalla Madre superiora, una suora sui cinquant’anni dal volto bianco come la cera, ma con due occhi scuri e intelligenti che calamitarono l’attenzione delle ragazze. Dopo aver espresso gratitudine per la loro visita, iniziò a ripetere i punti fondamentali del suo discorso, che finiva immancabilmente con queste raccomandazioni: ”Non prendete in braccio i bambini…! Anche se vi tireranno per la gonna e piangeranno! I piccoli non sono abituati ad essere presi in braccio e cullati dal personale, che ha ben altro da fare! Quando vi chiameranno “Mamma…” rispondete “Non sono la tua mamma!” Toglietevi anellini, collane e orologi e lasciateli in questo armadietto, perché loro vi chiederanno di regalarglieli… all’uscita li riprenderete!... Ultimo avviso, niente caramelle, non bisogna viziarli o farli star male, quando sarà ora avranno la loro merenda! … La

nostra Casa dell’Annunziata vi ringrazia per il tempo che trascorrerete con loro. Adesso suor Brigida vi condurrà nel cortile, lì troverete i piccoli”. Dopo essersi congedate dall’arcigna superiora, le tre giovani donne raggiunsero un ampio cortile interno, occupato in parte da una serie infinita di fili da bucato, coperti da biancheria stesa ad asciugare. Nel resto del cortile si muoveva una massa di bambini, che si mescolavano come fossero formiche: chi gridava, chi piangeva, chi contendeva un giocattolo al vicino… qualcuno più piccolo finiva a terra, ma non ci badava nessuno e così il piccolo non poteva far altro che rialzarsi e ributtarsi nella mischia, per venirne di nuovo escluso. Le ragazze osservavano quella moltitudine di scalmanati, quando i più grandicelli si accorsero della loro presenza, le riconobbero e corsero loro incontro. Fu presentata Giulia e la novità portò con sé qualche minuto di curiosità e di silenzio. Dopo un po’ alcuni si allontanarono, dedicandosi di nuovo ai loro semplici giochi, molti dei più piccoli piangevano, altri si strattonavano o riprendevano a picchiarsi. Giulia guardava attonita… e pensava: ”Sono dunque questi i bambini del brefotrofio”….. Giulia sapeva che fuori di là quei bambini venivano chiamati con nomi diversi: “figli di nessuno”, “figli della Madonna”, “figli illegittimi”, “i figli della Nunziata”, “ gli abbandonati ”; sapeva anche che solo i più belli ed affabili avrebbero trovato dei benefattori per l’adozione, poiché i meno fortunati, cioè i più brutti, gli scontrosi, i “difettosi” sarebbero rimasti lì per sempre. Le femminucce, fino alla maggiore età, avrebbero servito dentro il brefotrofio per guadagnarsi il pane, mentre i maschietti a sette anni sarebbero stati mandati in un collegio per soli maschi. Negli sguardi tristi e persi dei più grandicelli si leggeva il dolore di essere stati scartati più volte; i bambini infatti imparavano prestissimo che per riuscire a diventare figli adottivi l’aspetto esteriore contava moltissimo, visto che quel tipo particolare di aspiranti genitori, sia pur bravissime persone, i figli non li generavano, ma li sceglievano. Giulia si sentiva frastornata, il sole sulla pelle le sembrava troppo caldo, percepiva le vocine alterate di due bambini che si contendevano una molletta per i panni, raccattata per terra… cercò di mettere pace come poté, ma fu solo la voce fredda e tagliente di una vigilatrice che mise fine alla singolare

zuffa. Notò una seggiola bassa e si sedette per recuperare il fiato, chiuse gli occhi per riprendere il controllo di sé e sentì una piccola mano che risaliva sulla sua coda di cavallo e si dirigeva verso il fiocco azzurro a pois bianchi che le stringeva i capelli… si girò e si trovò davanti un piccolo viso d’angelo, una bimba sui cinque anni con un visetto dolce… “Ciao” le disse Giulia… “Come ti chiami?” “Mi…chiamo Bernadette” rispose la bambina, “E tu chi sei?” ”Io sono Giulia!” “Me lo dai il tuo fiocco?” “Il fiocco?” “Se ti piace veramente te lo regalo!” e alzò la mano per slacciarlo, ma si fermò ricordando i divieti della madre superiora. “Cioè, volevo dire… se ti piace così tanto te lo sistemo per un po’ sui capelli, sai… non è mio e perciò non te lo posso regalare, per ora tienilo, quando vado via me lo ridai”. La spiegazione sembrò abbastanza convincente, ma Bernadette con tono grave chiese…”Perché vai via… non ti piace qui?” “Oh, sì, qui mi piace tanto, ma posso stare solo per il tempo che vogliono le suore”… “ Ma tu sei la mia mamma?” Giulia sentì una stretta al cuore… “No, non sono la tua mamma, mi dispiace tanto!”… Giulia le sistemò con amorevolezza il fiocco e rimase alcuni minuti ad osservare la bimba pavoneggiarsi… felice per il fiocco, Bernadette appoggiò la testa sulle gambe di Giulia e stette così, senza muoversi, nonostante il tramestio intorno; parve addormentarsi beata come un cucciolo di animale avvolto dal calore della madre. Nessun bambino si avvicinò a loro, mentre una suora osservava da lontano incuriosita. Giulia le accarezzò più volte i bei capelli, fini come la seta… nel farlo evitò di farsi vedere dagli altri. Il tempo sembrava volare, vide venire due inservienti con un grande cesto per raccogliere il bucato e chiese loro notizie su un bambino che, solo in un angolo, sembrava recitare instancabilmente una poesia, o piuttosto una martellante cantilena. Giulia non finì neanche di pronunciare la sua domanda, perché per la paura e lo stupore emise un grido, quando vide proprio quel bambino sbattere con violenza la testa al muro. Una delle inservienti le spiegò che il bambino rifiutava il contatto con gli altri, aveva grossi problemi di salute, perché, come affermava il dottore, aveva subito un forte trauma venendo alla luce, o forse aveva da sempre qualcosa di brutto al cervello. Il piccolo sembrò capire di essere al centro dell’attenzione, si voltò e le fissò. I suoi occhi, simili a due stelle spente, rivelavano la tragedia della sua condizione, mentre la sua bocca, che avrebbe voluto urlare tutta la sua sofferenza, riusciva ad emettere soltanto sillabe prive di significato e suoni disarticolati. Giulia ebbe pena di quel piccolo essere ed abbassò lo sguardo commiserato.

Cassiopea Continua nel prossimo numero...


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Viaggiatori e studiosi a Palmi nel secolo XVI

Gabriele Barrìo

di Rocco Liberti icuramente la Calabria, terS ra di transito per la Sicilia ed il vicino Oriente, anche se

spesso evitata a motivo dei ladroni che si annidavano nelle sue foreste e per le impietose ricorrenti calamità, sin dai tempi antichi deve aver ricevuto la visita d’ignoti viandanti, che ne avranno lasciato cenno nei loro diari. Di tali probabili composizioni, che pur dovrebbero essercene state magari solo a livello strettamente personale, nella supposizione da nulla avallata se non dalla eventualità che qualcuno abbia potuto mettere su carta le sue impressioni, non si rileva alcuna impronta. Al tempo, comunque, la scrittura era patrimonio di pochi. Quanto erano distanti dalla cultura del mondo latino quei primi secoli del secondo millennio dell’era cristiana! Lasciando stare l’arabo Edrisi, che al tempo dei Normanni avrà pur girato per le terre onde poter imbastire la sua nota opera geografica, una prima luce si evidenzia col bolognese Leandro Alberti, umanista frate domenicano e vario viaggiatore per conto del suo Ordine, ch’è stato in Calabria nel 1525 ed ha proseguito indi per la Sicilia. La sua fatica, “Descrittione di tutta Italia” con quel che segue, pur risultando infarcita di citazioni classiche e di legami con il lavoro del geografo greco-romano Strabone, offre qualche squarcio sul comprensorio della Piana, di cui magnifica il territorio, ricco di vigne, aranci, limoni, alberi fruttiferi, grano e

altre biade. Alla metà del ‘500, come rivelano le documentazioni fornite dal Galasso, la Calabria era davvero tutta in rigoglio, pure se tali esaltazioni potranno provenire da più lontano. Di Terre abitate della Piana l’Alberti dice soltanto di Gioia, Seminara e Rosarno. Per quanto riguarda Palmi fa riferimento appena ad una contrada: “Poscia da Gioia otto miglia lontano si scorge Palma contrada”, ma il paese c’era. Sicuramente, data la sua condizione di casale di Seminara, la popolazione doveva risultare piuttosto sparuta soprattutto a motivo del pericolo rappresentato dai pirati turcheschi. È noto,

infatti, come pochi anni dopo, nel 1537, il pirata Dragut l’abbia assaltato di notte. In una successiva incursione, nel 1549, però veniva a lasciarci le penne ed a salvarsi a stento con la fuga, ma portandosi dietro la memoria di molte uccisioni e danni. E non sappiamo cosa sia potuto accadere anche prima! Palma, invero, si configura feudo o casale di Seminara già in epoca aragonese, come risulta chiaro da un apprezzo del 1466. I pirati turcheschi avranno recato indubbiamente molto danno alle strutture di Palma se nel 1564 il duca di Seminara Carlo Spinelli è pervenuto alla ricostruzione della stessa col nome di Carlopoli, poi in successione perso a favore della primitiva denominazione. Sia nel 1545 che nel 1561 i documenti, peraltro, danno notizia della presenza di 508 fuochi vale a dire di abitanti compresi tra un numero di 2.032 e 2.540, un terzo circa di quanto si segnalava per la più grande Seminara. Tali dati reiterati nelle due rilevazioni non sappiamo però quanto possano risultare fedeli. La ristrutturazione di Palma avrà avuto ottimo successo se appena nel 1571 altro viaggiatore, ancora un monaco, Gabriele Barrio, oriundo di Francica, si è espresso in tutt’altra maniera. Al Barrio, le cui peregrinazioni per il territorio calabrese sono note a principiare almeno dal 1564, Palma appare già una cittadella sul mare, che andava nota per un certo tipo di olio. È ciò segno evidente che la ricostruzione era di già avvenuta. A colpire l’autore di “De antiquitate et situ Calabriae” sono stati il monte Sant’Elia “altissimo, a picco sul mare” con una grotta che aveva ospitato l’omonimo anacoreta e la pescosità del suo mare. Le reti, che vi si conservavano, erano utili a catturare tonni, pescispada, murene, orate, gronghi ed altro, tutto pescato di ottima qualità. Altra peculiarità si offriva all’epoca la raccolta del corallo. Essendo un

corregionale, indubbiamente tanti particolari gli dovevano riuscire molto noti. Trascorre appena un ventennio ed ecco apparire nel 1591 “Croniche et antichità di Calabria”, di cui è autore il francescano polistenese Girolamo Marafioti. Ancora un monaco, ma al tempo la cultura girava per la massima parte proprio nei conventi. Purtroppo, in tal genere di pubblicazioni, pure se non è assente qualche dato nuovo, non si fa che ripercorrere luoghi comuni. Sappiamo che il Marafioti, che ha pubblicato la sua fatica nel 1601, ha peregrinato di convento in convento, ma non si sarà di certo sforzato eccessivamente nella ricerca sul posto. Perciò, le scarne notizie riguardano sempre il Sant’Elia, un monte “imminente” su Palmi con la grotta del solito romito, la tonnara e una serie di pesci, come gronghi, morene (murene), aurate (orate), sarpe, sarache (salacche), occhiate, luzzi, laguste ed altri tipi noti soltanto ai pescatori ed agli abitanti. Fantasiosa la notizia di un ipotetico tesoro ubicato nelle vicinanze, peraltro così anche valutata dallo stesso. Alla fine del secolo, nel 1595, Palma poteva denunziare la presenza di ben 617 fuochi, quindi tra i 2.468 e i 3.085 individui. Era segno manifesto della sua netta ripresa, cui davano man forte le attività lavorative della popolazione, tra le quali indubbiamente emergevano la coltivazione dell’olivo e la pesca. Non doveva risultare assente la seta se in un relevio del 1592 si rende nota una semina di lupini da depositare ai piedi dei gelsi, onde “ingrassare” il terreno. Ma anche il grano faceva a quel tempo la sua parte nella Piana di Terranova. In un atto notarile del 1570 ci si avvede di un trasporto di frumento fino ad Amantea con la barca di un abitante proprio di Palmi, Francesco Piumbato (oggi il cognome ricorrente è Impiombato).


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di Rocco Sgrò n successo annunciato ha U coronato la Rassegna 2011 di Cucina, Pasticceria e Sculture

Artistiche, organizzata dall’Associazione Professionale Cuochi Calabresi e svoltasi il 28 novembre presso il Grand Hotel “Stella Maris” di Palmi (RC): gli ampi ed eleganti saloni dello splendido complesso alberghiero hanno fatto da cornice per il secondo anno consecutivo ad un concorso di cucina competitiva affermatosi ormai tra i più prestigiosi d’Italia. Appuntamento irrinunciabile per i migliori professionisti della cucina e della pasticceria, ha registrato quest’anno un ulteriore incremento in termini di partecipanti e di visitatori. Ospite d’eccezione di questa edizione è stato il celebre chef Fabio Campoli, noto al grande pubblico televisivo per la sua partecipazione a popolari trasmissioni dei canali Rai, come La Prova del Cuoco e UnoMattina (Rai che ha documentato con il suo inviato Andrea Musmeci anche questo evento): da una collaborazione fra l’Associazione Professionale Cuochi Calabresi, presieduta dallo chef Giuseppe Sgrò, e l’Accademia del Berga-

motto, è nata infatti l’idea di far assegnare ad una personalità del suo calibro un premio altrettanto speciale, realizzato appositamente per l’occasione dal noto Maestro Orafo Gerardo Sacco e destinato allo chef che più di ogni altro avesse esaltato, impiegandolo nel suo piatto, il Bergamotto, caratteristico e pregiato agrume del territorio di Reggio Calabria. Da un’altra felice intuizione del Presidente Sgrò è scaturita la seconda grande novità di quest’anno: una nuova competizione, la Prima Gara della Ristorazione Professionale, sfida di “cucina calda”, cioè dal vivo, a cui ha preso parte una selezione di chef in rappresentanza di tutte le regioni italiane e della Repubblica di Malta, che ha rapito l’attenzione dei presenti fin dal mattino. Su tre postazioni collocate in una delle sale dell’hotel, il talento indiscusso dei cuochi italiani e maltesi è uscito per una volta allo scoperto, fuori dalle cucine, per esibirsi di fronte ad un pubblico degno delle grandi occasioni, accomodato di fronte, in platea. Con soltanto 45 minuti di tempo a disposizione, sotto lo sguardo vigile dei due commissari chef Enzo Cannatà e Giuseppe Strangi, ogni partecipante ha dovuto preparare la propria ricetta, originale ed innovativa, in quattro piatti, sottoposti immediatamente, ancora caldi, al giudizio

della Giuria Tecnica, composta dagli chef Andrea Biondi (chef promoter della Orogel), Antonio Del Sole (Campania) e Giorgio Rimmaudo (Sicilia). Dalle 8.30 fino alle 14.00, senza soluzione di continuità e in un’avvincente corsa contro il tempo, è sfilato ai fornelli un carosello strabiliante di invitanti e sorprendenti proposte, a partire dagli antipasti, passando per i primi ed i secondi piatti, giungendo infine ai dessert. Destinati ad una valutazione solo in parte legata alla degustazione, ma anche ad aspetti più tecnici come la mise en place e la tecnica di esecuzione, oltre ad aspetti puramente estetici ed artistici (creatività, accostamenti cromatici e di forme), tutti i piatti si sono rivelati geniali creazioni o innovative reinterpretazioni di pietanze appartenenti all’immenso patrimonio gastronomico italiano, assemblate con grande perizia e ammirevole cura. Conclusasi nel primo pomeriggio l’intensa gara, neanche il tempo di prendere fiato che gli ambienti dello “Stella Maris” hanno iniziato ad essere allegramente invasi da un numero crescente di inconfondibili giacche bianche, indaffarate a rifinire e montare gli elaborati proposti nelle tre tradizionali sezioni della Rassegna: Cucina, Pasticceria e Sculture Artistiche; a fine giornata saranno quasi due-

cento le opere esposte, a ricreare ancora una volta, d’incanto, quell’insolito, magico e stupefacente museo dell’arte e del genio culinario che, da anni, rende unica questa Manifestazione. Anche se strettamente radicate nell’ambito gastronomico, grazie a stringenti prescrizioni regolamentari che limitano all’uso soltanto di prodotti commestibili (cioè verosimili ingredienti di ricette da ristorazione), ogni opera presentata ha impressionato per una ricerca estrema del dettaglio e dell’impressione estetica, all’insegna di una raffinatezza e di una creatività apparentemente inesauribili. A lasciare letteralmente senza parole è stata la categoria delle Sculture Artistiche: più di trenta opere di altissimo livello, opere che per la maggior parte, se presentate in altri concorsi analoghi, avrebbero vinto senza difficoltà, sbaragliando l’ordinaria concorrenza! Incredibilmente varie in quanto a materiali e tecniche impiegate (ghiaccio, vegetali, margarina, zucchero, pasta di pane, cioccolato), hanno messo a dura prova la Giuria Tecnica che le ha dovute valutare, stilando, a malincuore, una classifica che facesse prevalere un’opera piuttosto che un’altra. Un compito così arduo poteva essere portato a termine soltanto da grandi esperti in ogni specialità, quali i mae-


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RASSEGNA 2011 di CUCINA, PASTICCERIA e SCULTURE ARTISTICHE 4° TROFEO “COSTA VIOLA”

A Palmi, il più grande spettacolo dopo il weekend è andato in onda ai fornelli, con un ospite speciale, lo chef Fabio Campoli!!!

stri Giuseppe Spina (Campania), Joseph Vella (Malta), Salvatore Pasqua (Calabria), Maurizio Urso (Sicilia), Paolo Caridi (Calabria). La Rassegna è stata ancora una volta affiancata dal parallelo concorso a squadre riservato alle Scuole Alberghiere, la quarta edizione del Trofeo “Costa Viola”, ideale palcoscenico di lancio per le nuove promesse della cucina: ancora una volta i ragazzi delle scuole, seguiti dai loro docenti, hanno realizzato un menù completo, dall’antipasto al dolce, attenendosi agli stessi severi requisiti tecnici previsti per i concorrenti professionisti. Nato anch’esso da un’idea dello chef Sgrò, che ha voluto così dare continuità alla sua quarantennale attività di insegnante nelle scuole alberghiere, il Trofeo intitolato al meraviglioso litorale palmese si è dimostrato per l’ennesima volta un’occasione unica e inimitabile nel panorama italiano, poiché fornisce a tutti i giovani partecipanti l’opportunità di osservare da vicino e lavorare gomito a gomito con i professionisti più affermati del mondo lavorativo di cui un giorno intendono fare parte. Terminata l’attenta disamina degli innumerevoli elaborati da parte della Giuria, è stato finalmente aperto il salone espositivo al pubblico, ormai impaziente di ammirare tutte le meraviglie pre-

senti, che hanno la peculiarità di incarnare canoni di armonia, eleganza, bellezza soprattutto grazie alle straordinarie doti dei loro autori, non certo per il valore intrinseco della materia prima impiegata, consistente quasi esclusivamente nei più comuni ingredienti presenti in ogni cucina, trasfigurati per l’occasione dall’imprevedibile lampo di genio dei loro capaci manipolatori. Se la connotazione 2 artistica ha precluso la degustazione dei piatti esposti, i concorrenti e il folto pubblico hanno potuto degustare per tutto il pomeriggio le stuzzicanti proposte gastronomiche delle numerose aziende presenti con i loro stand alla kermesse: a loro volta alfieri dell’eccellenza made in Italy, alcune tra le più rinomate aziende dell’enogastronomia nazionale, e calabrese in particolare, hanno fatto assaporare e apprezzare i loro prodotti più famosi e le loro ultime novità (v. elenco delle Aziende nell’ultima pag.). A segnare la fine delle gare e a preannunciare il momento della proclamazione dei vincitori, ha fatto la sua comparsa nel cielo il consueto ammaliante caleidoscopio di fuochi pirotecnici della ditta Jochi i Focu di Palmi, che costituisce un altro tratto distintivo delle Rassegne dell’Associazione Professionale Cuochi Calabresi. Dissolto l’eco dell’ultimo boato, si sono aperte le porte del sontuoso salone della Cena di Gala: preparato e servito ad arte dall’impeccabile personale del Grand Hotel “Stella Maris”, il menù ha omaggiato i prodotti e i piatti tipici che fanno amare la cucina calabrese nel mondo. Tra una portata e l’altra, sono stati consegnati i dovuti riconoscimenti a tutte le aziende e le Istituzioni che, con il loro sostegno e la loro collaborazione, hanno reso possibile la Manifestazione: tra gli Enti che hanno fornito il loro patrocinio, la Regione Calabria - Assessorato al Turismo, la Provincia di Reggio Calabria - Assessorato alle Attività Produttive, la Confcommercio, la Confersercenti, la Coldiretti Reggio Calabria e l’Accademia del Bergamotto. Proprio il Presidente di quest’ultima, il prof. Vittorio Caminiti, ha chiamato al suo fianco, insieme al Presidente Sgrò, anche Fabio

Campoli, per proclamare il nome del vincitore del prezioso premio speciale realizzato dal Maestro Sacco, in argento e cristallo. Lusingato per l’invito all’evento e manifestando profonda amicizia nei confronti del Presidente Sgrò, organizzatore, il noto chef ha invitato tutti i colleghi presenti a non dimenticare mai il forte legame che ogni professionista ha con i propri clienti, che va sempre preservato, insieme alla sintonia con il loro gusto, che va perseguita creando ogni singolo piatto. Anche lui emozionato, Fabio Campoli ha quindi svelato l’identità del vincitore del prestigioso premio: Vincenzo Forte, autore del piatto di pasticceria: “Mousse di melanzane al cacao su biscuit al pistacchio e crema di mandorle, cremoso al cioccolato e peperoncino, gelato al bergamotto e arance all’anice stellato”. Grande la soddisfazione del vincitore per un premio prezioso e unico, proprio come il prodotto a cui è dedicato. Da qui in avanti, tutta una girandola di premiazioni, a partire dai consueti premi speciali: Valorizzazione del Territorio, per gli elaborati che più siano riusciti ad esaltare un prodotto tipico dell’area d’origine del loro autore; Effetto Artistico – “Arte da Gustare con gli occhi”, per i lavori che più abbiano impressionato la Giuria per originalità di esecuzione e idea ispiratrice; tutto ciò prima di risalire la classifica vera e propria, scoprendo i nomi dei fortunati giunti sul podio. I premi speciali del 4° Trofeo “Costa Viola” sono stati conquistati dall’IPSSAR di Villa San Giovanni (RC) (Valorizzazione del Territorio) e dalla Squadra n. 2 dell’IPSSARA “Enrico Gagliardi” di Vibo Valentia (Effetto Artistico). Sospinto dal solito grande entusiasmo della nutrita comitiva proveniente dell’Isola dei Cavalieri, si è aggiudicato per la seconda volta consecutiva il monumentale Trofeo “Costa Viola”, realizzato artigianalmente in terracotta, il Team ChefMalta, che ha preceduto, nell’ordine, la Squadra n. 1 dell’IPSSARA “Gagliardi” e l’Istituto “Giuseppe Renda” di Polistena (RC). Tra i professionisti, la Prima Gara della Ristorazione Professionale, svoltasi in mattinata, ha consacrato l’affermazione del va-

lente e pluridecorato chef Giuseppe Di Gioia (Campania), con il piatto “Dal Nord al Sud... Baccalà e Coniglio”. Seconda classificata Natasha Buttigieg, giovane concorrente di Malta, seguita dallo chef campano Giuseppe Pezzella. Quarto classificato Ryan Bonnici (Malta), quinto Maurizio Esposito (Campania), sesta Mariella Clemente (Puglia). Nella sezione Sculture Artistiche della Rassegna si è imposto sull’agguerritissima concorrenza Luca Mazzotta (Calabria), con una strabiliante opera di ghiaccio ad altezza d’uomo, raffigurante un pescespada e un delfino emergenti dal mare, scultura che ha letteralmente lasciato a bocca aperta tutti i visitatori ed ha a lungo calamitato gli obiettivi dei numerosi fotografi presenti (v. foto a destra). Ha conquistato meritatamente il secondo posto l’evocativa scultura in margarina, dal titolo “Drago Bianco”, creazione dell’artista Viktoriya Sukhomyatkina (Campania). Terza classificata un’opera raffinata che ha fatto la gioia dei più piccoli, “La storia di Cenerentola”, realizzata in pastigliaccio da Ramona Rimmaudo (Sicilia). Nella Pasticceria, è salito sul gradino più alto del podio Francesco Amato, con il suo elegante dessert “Freschezza d’autunno”. Al secondo e terzo posto doppietta per il team di Malta, rispettivamente con Kurt Attard e Timothy Zammitt. Nella categoria Cucina, si è aggiudicato la coppa più importante lo chef Fabrizio Clemente, precedendo Giuseppina Addelio e Wayne Desira. (Di seguito l’elenco dei vincitori di tutti i premi speciali e delle medaglie d’oro, d’argento e di bronzo). A conclusione della festosa ed entusiasmante giornata di gare, il Presidente Giuseppe Sgrò ha voluto ringraziare per l’usuale e squisita accoglienza la famiglia Crucitti, proprietaria del Grand Hotel “Stella Maris”, insieme ai veri protagonisti della Manifestazione, tutti quei cuochi, pasticceri e scultori che, con esemplare lealtà agonistica, hanno sfoggiato con passione il meglio del loro repertorio, rammentando a tutti quanto sia nobile arte la cucina, quando è frutto dell’espressione dei suoi più ispirati interpreti.


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L’Odissea dell’Olivo, un viaggio tra miti, leggende, storia e tradizione per conoscere l’Olio di Walter Cricrì o scorso mese, 18 e 19 dicembre a Villa Zerbi di RegL gio Calabria, sono stato invitato a partecipare ad un “Laboratorio Mitologico”: un contenitore culturale che si

componeva d’incontri durante i quali la lettura, dei brani di testi epici, era accompagnata da suoni, colori e fragranze, che stimolavano gli spettatori. I temi trattati, dai brani dell’Odissea di Omero, sono stati: la contemporaneità del personaggio di Ulisse, i luoghi e i sensi. Al termine degli appuntamenti, un apericena dolce ha accompagnato le performance sensoriali. Il tutto organizzato dall’Associazione SosBeniculturali, un’unione tra professionisti e appassionati di cultura che hanno intrapreso il percorso dello studio della qualità nella comunicazione, rivolta ai Beni Culturali e al marketing dei Beni Culturali. In quella occasione, invitato a condurre una degustazione guidata di olii, ho voluto legare i due argomenti, mitologia e sensorialità, con l’esposizione di un intermezzo che ha visto video-raccontare, in diverse vesti, l’olio e l’olivo: una sorta di navigazione nelle fluttuanti onde della mitologia, mossa dai venti delle leggende, illuminata da storia e tradizione, in un mare di religioni e culture, dove il protagonista assoluto è stato l’olio. Di seguito un estratto. <<L’origine geografica dell’olivo è incerta e si perde nella notte dei tempi; la sua storia si fonde e confonde con quella delle civiltà che si sono sviluppate nel Bacino del Mediterraneo e che, per molto tempo, hanno condizionato il destino degli uomini ed hanno lasciato la propria impronta nella cultura occidentale. Secondo una leggenda l’olivo risalirebbe al primo uomo; il primo virgulto sarebbe cresciuto sulla tomba di Adamo. La leggenda racconta che Adamo, nell’avvicinarsi il momento della sua morte, mandò suo figlio Set sulla montagna a cercare il Cherubino, rimasto a custodire il Paradiso Terrestre, perché lo supplicasse per la sua espiazione e per quella di tutta l’Umanità. Questi prese tre semi dall’albero del Bene e del Male e disse a Set di metterli nella bocca del defunto Adamo. Quando Adamo venne seppellito sul Monte Tabor, i tre semi germinarono dando vita ad un olivo, un cedro e un cipresso, i tre alberi mediterranei per antonomasia. Per la mitologia greca invece, il semidio Cecrope, alla fondazione di Atene, chiese per la sua città la protezione degli dei; tra questi nacque una competizione tra Poseidone e Atena, sotto gli auspici di Zeus; Poseidone col suo tridente colpendo la roccia fece scaturire acqua salata, ed un cavallo, come auspicio della dominazione sui mari. Atena più semplicemente creò l’ulivo, che per millenni avrebbe offerto agli uomini un “succo prezioso” per la preparazione dei cibi, per la cura, la bellezza ed il massaggio del corpo e fonte di luce. Atena ebbe la palma della vittoria, e divenne la protettrice di quella città chiamata perciò Atene. Furono gli ateniesi a scegliere l’ulivo, perché il cavallo rappresentava la guerra mentre la nuova pianta avrebbe garantito loro olio, legname e luce e, quindi, abbondanza e pace. In onore di Atena gli ateniesi eressero il Partenone e fecero disputare le Panatenee. Gli atleti vincitori delle Panatenee venivano premiati con denaro, medaglie d’oro e olio di oliva ottenuto dagli olivi sacri ateniesi e contenuto in appositi vasi, riccamente ornati. Anche nei giochi che si disputavano in onore di Zeus ad Olimpia gli atleti ricevevano anfore di olio; i corpi degli atleti venivano inoltre frizionati e massaggiati con olio di oliva e Il capo dei vincitori era ornato da una corona di rami. Gli atleti consideravano i massaggi, con olio d’oliva, essenziali per mantenere sciolti i muscoli. I lottatori aggiungevano sabbia o polvere al loro olio, per impedire la presa ai loro avversari. I rituali dopo le gare comportavano il


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bagno e altri massaggi con olio d’oliva, per lenire e guarire abrasioni. Le donne usavano olio d’oliva per mantenere giovane la pelle e lucidi i capelli. Si pensava che l’olio aiutasse a prevenire la calvizie e a promuovere la forza. I composti responsabili del profumo e dell’aroma sono molto spesso solubili in olio, cosicché alloro, sesamo, rosa, finocchio, menta, ginepro, salvia e altre foglie e fiori venivano messi in infusione in olio d’oliva, producendo miscugli esotici profumati di grande pregio. I play-boy dell’epoca avevano sempre con sé un contenitore di olio profumato appeso al polso o alla cintura. Presso gli Egizi, ad esempio, l’olio era usato per ungere i corpi e le teste dei defunti da mummificare; durante tali funzioni solo chi aveva capelli, viso e piedi spalmati di olio poteva avvicinarsi agli idoli, a loro volta purificati con balsami. Numerosi riferimenti all’olio d’oliva, assunto per bocca o applicato esternamente, appaiono in antichi testi egizi di medicina. Dell’olivo si usavano persino le foglie per attenuare la febbre e fornire sollievo contro la malaria. Oggi sappiamo che contengono acido salicilico, la stessa molecola, presente nel salice e nell’olmaria, da cui nel 1893 Felix Hofmann sviluppò l’Aspirina. Nel VI secolo a.C. il legislatore ateniese Solone introdusse leggi per la protezione dell’olivo. Da un oliveto si potevano rimuovere ogni anno solo due olivi. La violazione di questa legge comportava sanzioni gravi, fra cui la pena di morte. Nell’odissea il protagonista, molto legato a questa pianta, scavò il proprio talamo nunziale in un tronco di olivo. Lo ricavò da una grossa pianta alla quale, toltane la chioma, dette forma al letto, senza essere spiantata; Ulisse vi costruì attorno la casa. Di legno d’ulivo erano i bastoni e clave dei ciclopi; anche la trave, grande quanto l’albero di una nave, conficcato nell’occhio del ciclope, era d’ulivo. La mitologia romana attribuisce a Ercole l’introduzione dell’olivo dal Nordafrica; invece Minerva, dea romana, avrebbe insegnato l’arte della coltivazione dell’olivo e dell’estrazione del suo olio. Il nome che

noi diamo all’olio di oliva deriva dal greco (ἔλαιον –élaion- da cui il latino oleum). In epoca romana l’importanza dell’olivo è sottolineata dal fatto che l’olio, suo prezioso ricavato, diviene il pagamento dei tributi per le popolazioni conquistate. L’olio ottenuto dalla spremitura delle olive verdi era “oleum ex albis”, quello proveniente da olive con uno stadio di maturazione più avanzato “oleum viride”, mentre il “maturum” era quanto si otteneva dalla spremitura dei frutti maturi. Ma si poteva ottenere un “caducum” pasto ottenuto dalle olive cadute a terra e il “cibarium” (per gli schiavi) da quelle passite. Nella Genesi, la colomba liberata da Noè, ritorna all’arca con un ramo d’olivo nel becco, segno della fine del Diluvio e simbolo del ristabilimento della pace fra Dio e gli uomini. Nella Bibbia il ramoscello d’ulivo è (insieme all’arcobaleno) il simbolo della pace tra Dio e gli uomini dopo il diluvio universale. Mosè riceve l’istruzione di preparare un unguento di spezie e olio d’oliva; il buon samaritano versa vino e olio sulle ferite della vittima dei predoni; e le vergini sagge tengono le lampade piene d’olio d’oliva. A Gerusalemme c’è il Monte degli Olivi. La mirra offerta dai Magi in dono a Gesù, indicato come “l’unto del Signore”, altro non era che olio arricchito di aromi tra cui la Commiphora myrrha. Gesù viene accolto dal popolo di Gerusalemme che, salutandolo, agita ramoscelli d’olivo oltre alle palme, alludendo al risveglio del mondo; e nella crocifissione la croce su cui fu inchiodato Cristo, sarebbe stata di olivo. Gesù Cristo nell’Orto degli Olivi, al Getsemani, pregò e pianse subito prima della passione e della morte. I Cristiani da sempre usano l’olio nei riti più significativi, quali i Battesimo, la Cresima, l’Estrema Unzione, e ve ne è anche uno per l’Ordinazione Sacerdotale. Nella Basilica del Santo Sepolcro a Gerusalemme è conservata una grossa pietra (la lastra dell’Unzione) su cui, secondo la tradizione, il corpo del Cristo fu cosparso di balsami. Su questa lastra ardono delle “lampade ad olio” ognuna rappresentante una confessione religiosa. L’ulivo e l’olio compaiono anche nel Corano: “Dio è la luce dei cieli e della terra. La sua luce è come una nicchia, in cui si trova una lampada (...) il suo combustibile viene dall’olio di un albero benedetto, un Olivo”. Un’usanza ricorrente ancora oggi vuole che un rametto, dopo essere stato benedetto il “Giorno delle Palme”, si appenda alla porta di casa, sull’acquasantiera, al lato del letto o in corrispondenza di immagini sacre. Un’altra, invece, in caso di tempesta induce a bruciarne dei ramoscelli con la speranza che “tutto vada liscio come l’olio”. L’olivo e l’olio sono divenuti simboli universali di buon auspicio.>> http://www.sosbeniculturali.it


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42째 New York Marathon: We did it! di Giuseppe Alvaro


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’appuntamento è alle 5:30 L del mattino di fronte all’Hotel Roosvelt, sulla 43ma Strada

di Manhattan. Da lì prenderemo il pullman che ci trasferirà sul Ponte di Varrazzano, punto di partenza della 42° Maratona di New York. Il problema è che sono le 3:30 e la mia fronte scotta, ho la febbre, la gola in fiamme, non riesco nemmeno a deglutire. Maledico l’allenamento di venerdì al Central Park: le gelide raffiche di vento che ho preso quel giorno nel parco cittadino, protagonista di tanti celebri film, mi hanno massacrato la gola. Inizia così, sotto i più deludenti auspici, dopo 10 ore di volo e un anno di intensa preparazione, l’evento sportivo più atteso per qualunque runner appassionato di maratone. Alle 4:00 in punto la quiete notturna della camera sulla 53ma Strada, al n. 313, a metà tra la First e la Second Avenue, è improvvisamente interrotta dal trillo simultaneo delle sveglie dei telefoni cellulari dei miei quattro compagni di squadra (ASD RUNNING PALMI) e di avventura: Santo ALONGI, Alessandro FAZZALARI, Roberto GULLO e Nino MELISSARI. Mimma LARUFFA, la componente femminile della compagine palmese partita per New York, ci attende invece all’Hotel Roosvelt. Con un filo di voce, rauca e

sconsolata, comunico ai “colleghi” il mio stato di salute e l’amara, triste e ragionata decisione: “NON CORRO”. L’orologio segna ora le 10:15: un brivido provocato dall’inno degli Stati Uniti d’America, intonato dal vivo da una inebriante voce femminile, fa da preludio all’imminente partenza. Tra le quasi 50 mila persone che brulicano all’interno dei corrals (i gabbioni dove ci si raduna in base al numero di pettorale) ci sono incredibilmente anch’io, trascinato di peso dai miei compagni. Un forte colpo di cannone e, a seguire, le leggendarie note di New York New York, scandite dalla voce immortale di Frank Sinatra, segnalano l’inizio della maratona più famosa del mondo. La distanza da percorrere per arrivare dal Ponte di Varrazzano fino a Central Park, attraversando i distretti di Staten Island, Brooklyn, Queen, Bronx e Manhattan, è quella “sacra e leggendaria”: 42 km e 195 metri, la stessa che separa Atene da Maratona. Il tracciato è tra i più difficili e faticosi. Al contrario della maratona di Berlino, che rappresenta il “circuito” più veloce perché completamente “piatto”, quella di New York alterna brevi tratti di pianura a lunghe ed impegnative impennate di quota. Ma il punto sicuramente più duro e più temuto da tutti i corridori è uno

soltanto: la salita del Queensborough’s Bridge, il ponte che collega il quartiere del Queen a Manhattan. Appena ci metti un piede sopra ti trovi improvvisamente da solo. Non c’è più il pubblico a trascinarti con le sue urla di incoraggiamento. Non ci sono più le band musicali a darti la carica a suon di rock e rithm’ and blues. Su questo ponte regna un silenzio spettrale ed angosciante. La salita è interminabile, il cuore sembra uscirti dal petto, le gambe non girano, il vento soffia fortissimo e in diagonale rispetto al senso di marcia. E’ qui che molti maratoneti entrano in crisi ed abbandonano. Tutti e sei noi palmesi, allenati su salite ben più ripide, come quelle della Marinella e del S. Elia, superiamo senza grossi problemi la parte più critica del percorso, e, sospinti dai ritrovati boati di incitamento della folla che ai margini della strada ci grida “Italia, Italia”, ci avviamo, con le gambe doloranti ma ancora efficienti, alla linea di arrivo su Central Park. Il primo di noi a tagliare il traguardo, dopo tre ore e 29 minuti dalla partenza, è il solito Robertino Gullo, un vero campione ed un modello di tenacia e generosità. Dopo di lui, con l’inseparabile videocamera attaccata al petto, Santo Alongi (3:51), atleta versatile e completo. Sulla loro scia ta-

glio anch’io il traguardo (in 3:57), lasciandomi sorprendentemente alle spalle la fatica, la febbre e il mal di gola. Mi volto indietro e riconosco la potente falcata di Alex Fazzalari, anche lui alle prese con una fastidiosa faringite, che chiude in 4:12. A seguire, con il tempo di 4:31, Nino Melissari, che passa sotto il traguardo sventolando un foulard di seta tricolore come un possente toreador d’altri tempi. Un insopportabile problema alla pianta del piede non gli ha impedito di partecipare alla maratona di New York per la seconda volta (la prima nel 1988). E’ quindi la volta di Mimma Laruffa, alla sua prima vera maratona. Leggera, grintosa e solare, completa il percorso in 5:05. Un’ottima performance nella categoria femminile. E’ così che ognuno di noi ha potuto pronunciare, con la medaglia al collo e l’orgoglio di rappresentare la nostra terra di Calabria, la fatidica frase: “I did it”. Ce l’abbiamo fatta, tutti! Con sudore, fatica e tanti sacrifici, compensati da un senso di gratificazione difficile da descrivere e raccontare. L’ho sempre sentito dire e adesso posso testimoniare che è vero: quando tagli il traguardo sul Central Park non sei più la persona che eri. L’appuntamento è ora per la 43° edizione, of course.


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di Rocco Cadile

iocare, almeno una volta nella vita, al Santiago Bernabeu, mitico “temG pio” del calcio, è il sogno di tutti gli sportivi. Rosario Rizzitano ha coronato quest’ambito desiderio ed è il primo ragazzo di Palmi ad aver calpestato

il manto erboso del glorioso stadio, disputando il mondiale per club della “Danone Cup 2011”, rappresentando l’Italia con la Reggina Calcio, dopo aver vinto la finalissima nazionale a Parma contro la Cremonese. Gli esordienti allenati e preparati abilmente da Agostino Mercuri, si sono confrontati nel loro girone con i ragazzi del Portogallo, Australia, Thailandia e Russia. Erano presenti quaranta nazioni di tutti e cinque i continenti, per contendersi l’ambito trofeo mondiale. Al di là del risultato, (gli amaranto, pur vincendo due incontri, sono stati eliminati nella seconda fase dal Senegal) per Rosario e i compagni è stata un’esperienza meravigliosa e indimenticabile vissuta al cospetto di quarantamila spettatori che si sono strizzati gli occhi nel vedere all’opera i minicampioncini condividendo il messaggio che la “Danone Nations Cup” promuove ormai da tanti anni e, cioè quello della solidarietà tra le nazioni, e dei valori dello sport, inteso come sana competizione e veicolo per trasmettere sani principi. Rosario è stato uno dei protagonisti principali per l’ammissione alla finale nazionale, parando un rigore e, consentendo alla sua squadra di accedere alla finale di Parma per poi staccare, il biglietto per Madrid. L’estremo difensore di Palmi, di anni dodici, in forza alla Reggina da due anni, è un ragazzino molto vivace, dal fisico longilineo che lo aiuta ad avere molta agilità ed elasticità, ma soprattutto ha un grande senso della posizione e ottimi riflessi che gli permettono di avere tanta sicurezza tra i pali. Ma la cosa più importante è che Rosario prende la sua passione come un’attività fisica vissuta come gioco e divertimento, pur mettendoci tanto impegno. Sa bene che il calcio è uno sport bellissimo, ma sa anche, perché glielo hanno responsabilmente insegnato la mamma Giuseppina e papà Tonino che è pure una fabbrica d’illusioni e per amarlo ed evitare delusioni, bisogna prenderlo come un momento gioioso. A volte, sono proprio i genitori a plagiare i figli, trasmettendo loro l’illusione di diventare campioni. I dati, in questa direzione, sono sconvolgenti perché, riescono persino a condizionare la scelta sportiva dei bambini, ansiosi di voler costruire una “macchina” per produrre soldi e fama, non rendendosi conto che così facendo, reprimono i desideri degli stessi, correndo il rischio di far ricadere su di loro i sogni infranti che hanno rincorso. Queste situazioni, purtroppo, si ripercuotono sui giovani che crescono insicuri e impreparati ad affrontare le angherie della vita. Rosario, invece, è realista, cosciente che il calcio è un veicolo divertente e aggregante che, impara a essere liberi e rispettosi, a essere consapevoli delle proprie capacità e forti nelle proprie scelte. Valori che gli serviranno a guardare al futuro con più sicurezza. Il “lavoro” educativo dei suoi genitori, ha dato i suoi frutti perché il ragazzo palmese sa anche che deve mettere lo studio davanti al calcio poiché cultura e intelligenza non possono essere separati dal mondo dello sport. Caro Rosario, continua a giocare per crescere, per divertirti e stare insieme per condividere valori, mantenendo sempre saldi i principi che i tuoi genitori ti hanno insegnato. Se poi hai la fortuna di arrivare in alto tanto di guadagnato. Ma sappi che non deve essere questo il tuo primo e unico obiettivo.

Rosario Rizzitano

al “Santiago Bernabeu” di Madrid


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IVANO FOSSATI


Lettere salmastre 39

di Daniele Gagliardo aper suonare il pianoforte è S stato sempre il mio sogno. Mi ammalia il suono, l’imponen-

za, la lucidità dei tasti, l’odore del legno. Esibirlo poi in casa agli ospiti, con orgoglio, tenendoli a debita distanza come se fosse un cimelio, per me sarebbe stato il massimo. Passione inappagata fino ad oggi, purtroppo. Ma la vita mi ha insegnato che non bisogna dare un limite ai propri sogni. Nel frattempo adopero un’altra tastiera: fredda,arida ed insensibile al tatto ma fondamentale, in questo caso, ad imprimere i miei pensieri affinché non volino via, disperdendosi come foglie al vento. Motivo per cui sono sempre andato alla ricerca di artisti che trasmettessero un messaggio emozionale attraverso il suono del pianoforte, i testi delle canzoni e la voce dell’interprete. Tutto questo per appagare i miei padiglioni auricolari. Chiedo troppo? Non credo, anche perché sono stato sempre esigente nelle mie pretese. Ho trovato, molto tempo fa, in Ivano Fossati l’arti-

sta che rispondeva ai miei requisiti. Personaggio schivo, nel corso della sua carriera ha attraversato varie metamorfosi musicali, trovando di continuo nuove forme sonore ed evitando di legarsi ad una corrente ben precisa. Raffinato nella scelta dei suoi testi, scrupoloso nella ricerca dei temi che affronta nelle sue opere musicali, Fossati porge con delicatezza all’ascoltatore una lettera che, lui stesso, recita a memoria. Amante del particolare della rifinitura e del dettaglio che sfugge alla persona distratta, compone atmosfere celestiali sospese tra cielo e terra. La musica accompagna la voce dell’interprete che si perde tra le volte di un tempio, avvolgendo colonne di marmo adornate da fastosi capitelli e incensando Orfeo, l’inventore della melodia, che riuscì a convincere gli dei dell’Ade a restituire alla luce la scomparsa sposa Eurinice. E come Orfeo, Fossati adopera il suo strumento naturale per trattare di leggende e spiritualità, di streghe e di santi, di esperienze di vita, amori presenti, sperati e futuri, leggende di titani e storie di uomini comuni che si intrecciano, di emigranti che, giunti a destinazione, vivono con la speranza di poter baciare la loro terra natia. Uomo di mare scruta l’orizzonte, dal suo porto Genovese, alle ricerca di terre lontane e trova nel Brasile, in un periodo della sua vita artistica, ritmi che lo affascinano,

trasmettendo una saudade che, mescolando l’allegria alla malinconia, lascia l’amaro in bocca. Ed è questo il fine dell’artista: far vivere sensazioni che non si esauriscono con l’ascolto del brano ma che rimangano, impresse con il fuoco, nell’animo. La sua vena artistica di cantautore ha fatto si che elargisse ad altri, nel tempo, gioielli dal suo forziere, regalandoci vere perle musicali. Fiorella Mannoia, Mina, Patty Pravo e Mia Martini (con la quale ha condiviso buona parte della sua vita sentimentale), hanno contribuito, con la loro spiccata femminilità, a dare nuove forme a questi lavori. Degno erede della scuola Genovese della quale Tenco, Lauzi. De Andrè, Paoli sono stati fondatori, Fossati conferma la presenta di humus artistico lungo la soleggiata costa Ligure. Non potrò mai dimenticare un suo concerto tenuto al campo sportivo di Cittanova il 6 agosto del 1998, tratto dalla tournèe Time and Silence, del quale custodisco gelosamente il biglietto. In una sera dove la luna piena faceva da scenario naturale, Fossati dal palco propose il suo vastissimo repertorio, proponendo i pezzi del passato rivisti sotto una nuova veste e deliziandoci con i brani attuali di quel periodo. Alla fine, dopo scroscianti applausi e ripetuti bis, il mio concetto su quest’artista restò immutato, confermando la sua alta qualità musicale. Scegliere un brano della sua va-

stissima discografia è davvero un’impresa ardua ma avendo legato il mio sentimento più nobile ad uno di essi la mia preferenza cade, obbligatoriamente, su La costruzione di un amore. Difficilmente si riesce a descrivere con le parole un sentimento, ma Fossati in questo brano lo fa alla perfezione. Tormentata la strada da percorrere per conquistare un affetto perché “La costruzione di un amore, spezza le vene delle mani, mescola il sangue con il sudore se te ne rimane”. Le frasi sono un continuo connubio tra tormento e felicità, un edificare piano dopo piano il rapporto con la persona amata. Ne consiglio l’ascolto per i pochi che non lo conoscono. Le sue innumerevoli collaborazioni spaziano, oltre che dal Jazz al Rock con grandi esponenti della musica internazionale, anche nel campo del cinema: con il brano L’amore trasparente dal film Caos Calmo, vince il David di Donatello per la colonna sonora. Dopo avere attraccato la sua nave all’ombra della Lanterna, il capitano di lungo corso Fossati ammaina le sue vele e con Decadancing, dopo ben 23 album all’attivo, congeda il suo equipaggio. Forse stanco, forse appagato, non calcherà più le scene, lasciando confuso chi lo ha seguito fedelmente per tutti questi lustri. Della sua decisione non sono del tutto convinto, anzi, credo si tratti della solita promessa di marinaio!


MADRETERRA NUMERO 25 - GENNAIO 2012  
MADRETERRA NUMERO 25 - GENNAIO 2012  

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