Issuu on Google+


E d i z i o n i


Sacer: ciò che appartiene al dio? La tradizione sacra ha origine antica nel cuore umano, poiché l’uomo si è spesso rifugiato nello spazio del sacro, trovandovi conforto, abbandonandosi al silenzio meditativo, lasciandosi guidare dalla luce mistica verso il non-visibile. Nel XIII secolo la luce, da mero fenomeno fisico, divenne veicolo di spiritualità, stigmatizzando l’ambiente contemplativo. Le architetture medievali segnarono il trionfo della luce: le vecchie pareti monumentali romaniche lasciarono il posto a rosoni e a vetrate dalle cromie accese, filtrando all’interno l’immateriale luce spirituale che rifletteva il luccichio dei preziosi. Teologi e filosofi si affidarono alla convinzione che la materia potesse condurre al trascendente, ricordando all’uomo la scintilla divina che albergava in lui e nelle cose. La ricerca della luce – e al contempo delle ombre – si acuì nel corso dei secoli, nomi illustri ne furono grandi sperimentatori sia nella pittura che nella scultura (da Caravaggio a Boccioni, da Canova a Rosso). Ai nostri giorni, l’arte offre un rinnovato spazio sacro, con valenze ed implicazioni religiose, geo-politiche e metafisico-spirituali, ricreato con l’impiego delle moderne tecnologie e dei diversificati linguaggi. Come accade in questa mostra, in cui alcuni artisti contemporanei a diverso titolo evocano il sacro, facendone uno spazio intimo di preghiera o di laica riflessione. È il caso di Giulio De Mitri nella cui istallazione la luce è una presenza fisica e immateriale. Pur non rinunciando alle proprie origini mediterranee (il blu della stella, elemento marino e/o celeste), l’artista crea una visione intrisa di spiritualità, data dalla riflessione in una superficie specchiata triangolare, simbolo della perfetta Trinità. Nello stesso spazio immateriale si muove Pietro Fortuna: la proiezione di un corpo illuminato sintetizza una crocifissione,


impreziosita da un elemento estraneo, un quadrifoglio. Il classico simbolo della Passione, ovvero la croce, snaturato del suo significato convenzionale è riadattato in chiave laica: il metallo “freddo” e la luce “calda” racchiudono uno spazio profano. Molto diversa è la “Cruz”del venezuelano Carlos Anzola, in cui varie fisionomie si alternano le une alle altre, incastonate in vecchie scatole di fiammiferi, quasi fossero tessere di un multiforme mosaico, volti che hanno perduto la propria identità. Caterina Arcuri evoca il sacro silenzio di una vergine dormiente. Una piuma galleggia sospesa nell’etere, una luce immateriale pervade. Il dolore, sconfitto, ha lasciato posto alla pace e alla quiete: un luogo di contemplazione spirituale. Anche Lucilla Catania mutua un’immagine legata all’iconografia della Passione: un chiodo. Nel disegno l’attenzione è rivolta a questo oggetto quotidiano, per svelarne la sua natura simbolica, che è celata nel momento pratico del suo impiego. Se in una visione cristiana il chiodo rimanda alla sofferenza, in questa fresca interpretazione un sentimento di attesa ci assale. La stessa atmosfera di sospensione evocata dal corpo nudo dalla francese Gabriela Morawetz: una giovane donna si trae dall’oscurità, schiudendosi alla luce della nuova vita, frammenti di essere di un mondo antico e rituale. Un visione quasi surreale è offerta dai frammenti di volto della “Antonella” di Danilo De Mitri: il riflesso esteriore di un pathos non manifesto. Stati esistenziali opposti si alternano: luce e ombre, gioia e mestizia si combattono e si affermano nel doppio.. autentico spazio vitale. La lotta è presente anche nel lavoro di Vincenzo Franza, capace di proporre il vero attraverso ciò che appare metaforicamente. Sempre sensibilmente attento al tragico, nel suo video l’artista partecipa direttamente al dramma. Immagini ossessive scorrono alla luce fisica di un proiettore che immerge nel buio esistenziale. Tensione spirituale è evocata dalla “rosa” bianca di Iginio Iurilli, una contesa tra Amor sacro e Amor


profano, tra vuoti e pieni, esemplificando la profondità dell’essere. Piero Coletta ricorre a Platone per affermare che l’antinomia veritàapparenza non sarà mai risolta, la moltitudine si fermerà al grado di conoscenza sommaria dell’apparenza, non cogliendo mai il vero. Si legge: «I più non si accorgono che è posseduto da un dio», frase tratta dal Fedro. Chi percepisce l’esistenza reale di un mondo sovrasensibile, aspirando idealmente ad esso, chi è saggio sarà considerato folle. La stessa sovversione di senso si riscontra nei versi di Toni Ferro: «Lucia è pazza, ma ragiona bene. Da bambina era “anormale” perché si toccava, da grande è anormale perché non vuole sposare, e dice tutte le cose senza pensare». Chiave concettuale ed antropologica del dramma esistenziale. Anche l’opera scultorea di Antonio Paradiso è legata all’arte antropologica. Le sue sculture verticalissime sono un collegamento tra il cielo e la terra, canale diretto di laica preghiera, al cui vertice si schiude l’inafferrabile, a cui l’uomo vuole ambire. Ludica e dissacratoria è l’immagine celeste offerta da Riccardo Dalisi, colto nell’atto di ritagliare una nuvola, di possedere l’effimero. Il sogno umano del volo si è trasformato nel potere aggiuntivo di plasmare e riadattare, infranto dalla caducità della materia. Resta il sapore della favola. Lirico è il disegno di Nunzio: segni ritmici comunicano una musica vibrante, sottofondo di un’anima che si manifesta attraverso l’immaterialità della luce. Una serie di stratificazioni tra materia e segno per narrare icone, tra sacro e profano, sono racchiuse nel lavoro di Nuccia Pulpo. Una croce e un volto che raccontano una storia di senso, carica della tradizione del passato. Simile è la scelta di Piero Di Terlizzi, iconografia che rimanda alla tradizione: una aureola dorata si staglia in uno spirituale fondo azzurro. Un rinnovato rapporto tra arte e natura. Simona Caramia


Carlos Anzola Cruz, 2003 - fotografia, cartone, vetro - cm 37 x 73 x 10


Caterina Arcuri

Aqua sancta, 2009 - fotografia, plexiglas e conchiglia - cm 100 x 60 x 13


Lucilla Catania Chiodo, 2004 - matita su carta - cm 85 x 60


Pietro Coletta

senza titolo, 2009 - carboncino e inchiostro su carta - cm 23 x 20


Riccardo Dalisi Misuratore di nuvole, 2007 - rame - cm 22 x 30 x 10


Danilo De Mitri

Antonella, 2010 - fotografia su MDF - cm 70 x 100


Giulio De Mitri

Percorso di Origene, 2010 - smalto, legno, led, specchio - cm 160 x 140 x 28


Piero Di Terlizzi

Fino a sciogliersi gli occhi, 2010 - acrilico su carta intelata - cm.80 X 80


Toni Ferro

Lucia è pazza, ma, 1976/93 - inchiostro, tela, ex-voto, bronzo, legno - cm 80 x 70


Pietro Fortuna

Il quarto Re, 2010 - ferro, magnete, platino, torcia - dimensioni variabili


Vincenzo Franza Nidi, 2010 - still da video - dutara 4’


Iginio Iurilli

senza titolo, 2009 - ossido di alluminio, tempera su terracotta - cm 42 x 40 x 8


Nunzio senza titolo, 1990 - tecnica mista su carta - cm 40 x 27,5


Gabriela Morawetz

Almost in the dark, 2005 - fotografia su seta - cm 33 x 43


Antonio Paradiso Il volo, 2009 - bronzo - cm 60 x 18


Nuccia Pulpo

Papa Fuori, 2010 - stampa su tela, acrilico - cm 50 x 50 x 4


Finito di stampare nel mese di dicembre 2010 per conto delle Edizioni 136ContemporaryART di Taranto nelle Industrie grafiche Litopress di Bari.



Lucis. Un silenzioso spazio sacrale