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LA GAZZETTA SPORTIVA

DOMENICA 20 GENNAIO 2013

ALTRI MONDI

Il fatto del giorno

_il massacro nel deserto

DI GIORGIO DELL'ARTI gda@gazzetta.it

Ma perché in Algeria gli ostaggi non sono stati tutelati? Nell’assalto finale a In Amenas sono state uccise 55 persone. L’Onu ha condannato i terroristi ma i governi occidentali criticano i blitz dell’esercito Il sequestro di In Amenas è finito in un massacro. Gli algerini hanno attaccato di nuovo ieri, per liberare l’impianto petrolifero e hanno ammazzato 11 sequestratori, mentre 7 ostaggi venivano uccisi dai guerriglieri. Per quanto se ne sa la storia è chiusa, e con un bilancio spaventoso. Nella prima incursione di mercoledì sarebbero morti 12 prigionieri e 18 sequestratori, cioè trenta uomini. In totale hanno quindi perso la vita 55 persone, di cui 23 ostaggi e 32 rapitori, ma sono cifre provvisorie (alcune agenzie hanno parlato del ritrovamento di altri 15 corpi carbonizzati). I dettagli dell’operazione di ieri sono stati raccontati dal quotidiano El-Watan. I rapitori (ora probabilmente tutti morti) avevano fatto sapere che, in caso di nuovo attacco, avrebbero giustiziato tutti gli ostaggi. E così hanno fatto. Gli algerini sostengono di aver eliminato i terroristi con le loro mani, ma è anche possibile che gli islamisti si siano tolti la vita in un suicidio collettivo. A In Amenas operano tre compagnie, Sonatrach (locale), Statoil (norvegese), Bp (britannica). Ci sono in tutto 700 lavoratori. Più di 500 sono stati liberati o sono fuggiti durante il blitz di mercoledì scorso. Altri si sono salvati nascondendosi sotto i letti, dietro i macchinari o nelle intercapedini dei tetti e resistendo poi quaranta ore, mangiando e bevendo quello che gli passavano i colleghi algerini. I terroristi, tra i quali c’erano africani, yemeniti, canadesi e

olandesi, davano la caccia agli americani e hanno soppresso senza esitazioni l’unico che hanno trovato, un texano di nome Frederick Buttaccio. Norvegia e Gran Bretagna hanno confermato che l’operazione è terminata. Il consiglio di sicurezza dell’Onu ha condannato l’iniziativa degli islamici all’unanimità. Gli artificieri dell’esercito algerino hanno cominciato l’operazione di bonifica dell’impianto di In Amenas: è possibile che i terroristi abbiano effettivamente minato il campo, come hanno annunciato di voler fare durante l’occupazione dell’impianto.

1È normale che gli algerini siano intervenuti in questo modo addirittura due volte, senza badare alla vita degli ostaggi?

Gli inglesi si sono lamentati di non essere stati avvertiti, e a Tokyo è stato chiamato per spiegazioni l’ambasciatore. Le agenzie riferiscono di qualche lamentela da Washington, ma non bisogna crederci. La linea americana è sempre stata quella di non trattare con i sequestratori, come sappiamo bene anche noi grazie al caso Sgrena-Calipari. E infatti a Mokhtar Belmokhtar, che pare pilotasse l’operazione via telefono e che, per liberare due ostaggi Usa, aveva chiesto la scarcerazione del leader islamista Omar Abdel Rahman e della pachistana Aaafia Siddiqui, gli americani hanno sempli-

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OBAMA FA FESTA

Le notizie che non lo erano DI LUCA SOFRI

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In alto, gli ostaggi liberati nel sito petrolifero di In Amenas in un fermo immagine dalla tv algerina. Sotto, i poliziotti scortano un ostaggio norvegese REUTERS/ANSA

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I NUMERI

107

I lavoratori liberati Secondo il Ministero dell’Interno di Algeri, i lavoratori stranieri liberati dalle forze speciali sono 107, ai quali si devono però aggiungere 685 colleghi algerini. Restano dispersi 5 norvegesi e 6 residenti nel Regno Unito

cemente risposto: «Non trattiamo con i terroristi». Gli algerini seguono la stessa linea, e non da oggi. Non importa se poi gli ostaggi ci rimetteranno la vita. Agli islamisti passerà però la voglia di riprovarci, dato che azioni di questo tipo non portano da nessuna parte.

mini, in attesa che il contingente sia portato a 2.500 effettivi) avanzano verso la capitale Bamako e hanno ripreso il controllo di Konna. Diabaly invece resta in mano agli islamisti. Tutti prevedono che non se ne uscirà prima di parecchi mesi.

5 2 Non è strano che l’opinione paÈ la stessa logica che hanno ap- cifista occidentale, a cominplicato i russi nel 2004 quando fondamentalisti islamici e separatisti ceceni sequestrarono la scuola numero 1 di Beslan.

Sì, quella volta ci fu un massacro ancora più orrendo. Ma è vero che episodi come quello non si sono più ripetuti.

3 Che influsso ha avuto In Amenas sulla guerra francese nel Mali settentrionale?

In Amenas ha dimostrato che anche gli islamisti sono divisi al loro interno. Belmokhtar – trafficante di droga, di sigarette e di armi — ha studiato l’operazione prima ancora che i francesi cominciassero a bombardare il Mali settentrionale, con l’idea di acquistare prestigio tra i musulmani e rafforzare il proprio potere personale.

4 Ma il conflitto va avanti? Sì, le truppe francesi (1.800 uo-

ciare dalla nostra, se ne stia zitta e buona? Se a bombardare il Mali, invece del socialista Hollande, fosse stato – per dire – il repubblicano Bush…

Questa contraddizione è ben visibile anche nella nostra sinistra. Bersani ha dichiarato: «Non possiamo lasciare sola la Francia». Vendola, invece: «L’intervento è stato un errore clamoroso». Il governo, che ha l’obbligo di gestire solo la normale amministrazione, sta cercando di concordare la sua linea con i partiti. Il ministro Terzi riferirà martedì prossimo alle commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato. Dovrà spiegare in che cosa consiste il supporto logistico promesso ai francesi. Forse ci si limiterà a spostare 24 nostri istruttori dall’Afghanistan. A proposito, il 22 gennaio la Camera esaminerà il decreto per il finanziamento delle missioni italiane all’estero, una spesa di poco inferiore ai due miliardi di euro. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Beyonce e Lady Gaga per il nuovo giuramento Domani Beyonce canterà l’inno americano a Capitol Hill, a Washington, per la cerimonia di giuramento di Barack Obama, ma non sarà l’unica coinvolta nelle celebrazioni per l’avvio del secondo mandato del presidente: a cantare al ballo è stata invitata Lady Gaga. Intanto, emergono indiscrezioni sulle nomine dei nuovi ambasciatori Usa: in tre puntano al posto di David Thorne in Italia. Sono Azita Raji, filantropa di San Francisco che per Obama ha raccolto 3 milioni, il romanziere Robert Mailer Anderson e John R. Phillips, avvocato di Washington

È il solito vizio: troppo confusi quei numeri sulle tragedie Uccisi 34 rapiti: titolava Repubblica venerdì mattina sulla crisi degli ostaggi sequestrati in un impianto per l'estrazione di gas in Algeria. E «strage di ostaggi» e «massacro di ostaggi» erano i titoli di molti altri quotidiani, che parlavano di «30 morti» o «decine di morti» tra gli ostaggi. In realtà giovedì sera, quando i quotidiani erano andati in stampa, non si sapeva niente di chiaro di cosa stesse succedendo da quelle parti: e i media internazionali erano molto più vaghi e incerti sui numeri di quanto asserissero quelli italiani (fateci caso, se c’è un numero di morti in dubbio che oscilla tra un minimo e un massimo, i giornali italiani danno sempre il massimo). Ieri sera, con l'attacco delle forze militari algerine che pare concluso, le notizie più attendibili parlano di 23 morti tra gli ostaggi: quindi quei numeri dati dai giornali venerdì mattina non solo non avevano fonti verificate e attendibili ma erano proprio sbagliati. Mercoledì molti quotidiani italiani avevano invece titolato sull’appoggio a Mario Monti del Partito Popolare Europeo, «il Ppe con Monti», «il Ppe: il nostro candidato è Monti». Ma il Partito popolare europeo non aveva deliberato nessuna presa di posizione favorevole al presidente del Consiglio: come il «Corriere della Sera» spiegava meglio degli altri giornali, quello che era successo era che al capogruppo del Ppe, il francese Joseph Daul, era stata attribuita una frase in un colloquio informale con alcuni giornalisti a favore di Monti, ma lo stesso capogruppo l’aveva poi smentita e la questione è finita lì.

Gazzetta Dello Sport 20/01/2013  

Gazzetta Dello Sport 20/01/2013

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