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Biasi Lieber Megert Tevet T R A I L C A S O E L A N E C E S S I TĂ€


Biasi Lieber Megert Tevet T R A I L C A S O E L A N E C E S S I TĂ€

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Questo catalogo è stato pubblicato in occasione della mostra “Biasi, Lieber, Megert, Tevet. Tra il caso e la necessità” MAAB Gallery, Milano, 28 marzo - 17 mggio 2019 This catalogue was published on the occasion of the exhibition “Biasi, Lieber, Megert, Tevet. Tra il caso e la necessità” MAAB Gallery, Milan, March 28th - May 17th, 2019

IN COPERTINA COVER Island #6A, particolare detail TESTO DI TEXT BY Gianluca Ranzi REDAZIONE E PROGETTO GRAFICO EDITING AND GRAPHIC DESIGN Gloria Franchi TRADUZIONE TRANSLATION Michael Haggerty CREDITI FOTOGRAFICI PHOTO CREDITS Archivio Alberto Biasi Bruno Bani Oded Lobel Franziska Megert Reoven Milon Martin Müller Elad Sarig

ISBN 978-88-99818-27-2

Nessuna parte di questo catalogo può essere riprodotta o trasmessa in qualsiasi forma o con qualsiasi mezzo elettronico, meccanico o altro senza l’autorizzazione scritta dei proprietari dei diritti e dell’editore. All rights reserved. No parts of this book may be reprinted or reproduced or utilised in any form by any electronic, mechanical or other means, now known or hereafter invented, any information storage or retrieval system, without permission in writting from the publishers. 2


Biasi Lieber Megert Tevet T R A I L C A S O E L A N E C E S S I TĂ€

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Biasi, Lieber, Megert, Tevet, Tra il caso e la necessitĂ exhibition view, MAAB Gallery, 2019 4


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TRA IL CASO E LA NECESSITÀ SPUNTA IL CAOS Gianluca Ranzi

Le arti visive, il cinema, la letteratura, sono le spie dell’esistenza del caos: esse mostrano come le biforcazioni (di esistenze, di possibilità, di eventi) siano continue e spesso impreviste. Non affermava del resto Søren Kierkegaard che l’uomo che cammina avrà sempre di fronte a sé un bivio? I molteplici casi che l’arte mette in gioco danno luogo a mondi differenti, spesso divergenti, che confutano l’idea di un mondo unico, rigidamente tenuto insieme dalla necessità. E del resto, se il mondo fosse realmente intriso di necessità, se tutto fosse già certo e determinato, quale spazio d’iniziativa sarebbe lasciato all’essere umano, quale la sua libertà? L’arte a questo proposito mette in scacco ogni tentazione di determinismo e di dogmatismo innescando una tensione continua, che sembra non volersi mai risolvere, tra il visibile e l’enunciabile, tra il vedere e il parlare, tra l’essere e il linguaggio. Jacques Monod, autore del saggio Il caso e la necessità, sostiene che è solo una visione d’insieme, che tenga uniti il caso e la necessità, che può spiegare l’evoluzione umana e quindi i suoi prodotti culturali. Anche l’arte si è pertanto posta il compito di non perdere mai di vista i due estremi del caso e della necessità, rendendoli fluidi l’uno all’altro ed evitando di cadere nell’idiozia di una visione univoca che immobilizzi il pensiero, spegnendolo oppure degradandolo a semplice opinione, ovvietà, luogo comune. L’arte quindi non orienta nella scelta, in questo caso diverrebbe propaganda, ma mette in luce un soggetto, l’artista e il pubblico, che gode di una fertile precarietà: è disorientato ed eventuale nelle sue scelte. Si apre in questo modo un ampio fronte di libertà, perché l’artista non pensa di scegliere, ma sceglie di pensare, non chiede di scegliere ma induce a pensare. Gli artisti presenti in mostra hanno questo in comune, hanno scelto di pensare e di far pensare. Pur nella diversità delle rispettive ricerche e nella varietà dei loro esiti, li lega un atteggiamento ambivalente che mostra da una parte la necessità della forma (Axel Lieber), della composizione (Nahum Tevet), del dinamismo (Alberto Biasi), dello spazio (Christian Megert), ma dall’altra parte essi innestano nelle loro opere un anticorpo, che potremmo chiamare un derivato del caso, che manda in frantumi l’ordine e la necessità di quella prima impostazione. Nel caso di Alberto Biasi la dinamica ottico-percettiva delle sue opere si arricchisce di una molteplicità infinita di casi e sotto-casi, si complica e si apre alla variazione, non solo cromatica ma soprattutto percettiva, per cui non esiste più l’univocità del centro, ma un’inesauribile ricchezza di punti di vista, di fughe nello spazio e nel tempo, di ingegnose soluzioni tecniche e di sottili accorgimenti psicologici: macchine capaci di promuovere emozione interna ed esterna all’opera. Rappresentare la realtà nel suo mutevole divenire significa anche, per Alberto Biasi così come per gli altri tre artisti, far uso di una poetica del frammento che scompone, spezza e spiazza, sovverte il fulcro e dissemina all’intorno. L’opera si struttura in modo che invece di convergere al centro si apre, anche materialmente, in un ventaglio di possibilità, senza che nessuna prevalga sulle altre, ma godendo ognuna della sua indipendenza e interdipendenza: nei lavori in mostra le forme geometriche e i piani spaziali si frazionano, si concatenano gli uni dentro agli altri, collassano e si moltiplicano. Per Biasi i titoli delle opere rendono conto di questa dissoluzione della totalità: “Dal bianco al nero” e “Alti e bassi” mostrano la disposizione a porsi lungo una scala di possibilità, un ventaglio di gradienti in cui 6


CHAOS CROPS UP BETWEEN CHANCE AND NECESSITY Gianluca Ranzi

The visual arts, cinema, and literature are all indications of the existence of chaos: they show how bifurcations (of existence, of possibilities, of events) are continuous and often unexpected. But then didn’t Søren Kierkegaard say that a walking man will always have a crossroads in front of him? The many cases which art brings into play give rise to different, often divergent worlds that refute the idea of a single world, one rigidly held together by necessity. And moreover, if the world were really shot through with necessity, if everything was already certain and determined, what space would be left for human beings, what freedom? With regard to this, art checkmates any temptation of determinism or dogmatism by sparking off a contiguous tension, one that never seems to want to be resolved, between the visible and the enunciable, between seeing and speaking, between being and language. Jacques Monod, the author of the essay Chance and Necessity, maintains that only a vision of the whole, one that keeps united chance and necessity, can explain human evolution and, therefore, its cultural products. Art too has consequently posed itself the task of never losing sight of the two extremes of chance and necessity, making both fluid and avoiding falling into the idiocy of a univocal vision that immobilises thought by extinguishing it or by degrading it to a simple opinion, obviousness, clichÊs. So art does not guide choices, in which case it would become propaganda, but highlights a subject - the artist and the public - that enjoys a fertile precariousness: it is disoriented and potential in its choices. In this way there opens a wide area of freedom, because artists do not think of choosing but choose to think; they do not ask to choose but induce thought. The artists in the show have this in common: they have chosen to think and make people think. Even with the diversity of their various art expressions they are linked by an ambivalent attitude that shows, on the one hand, the necessity for form (Axel Lieber), for composition (Nahum Tevet), dynamism (Alberto Biasi), and space (Christian Megert), on the other hand they graft onto their works an antibody, one that we could say is something derived from chance, and that shatters the order and necessity of the first option. In the case of Alberto Biasi, the optical/perceptive dynamic of his works is enriched by an infinite multitude of cases and sub-cases; it becomes complicated and is receptive to variations, not just chromatic ones but above all perceptive ones, for which there no longer exists the uniqueness of the centre but instead an inexhaustible abundance of viewpoints, of escapes into space and time, of ingenious technical solutions, and subtle psychological expedients: machines able to promote emotion both within and outside the work. To represent reality in all its mutable developments also means for Alberto Biasi, as in the case of the other artists, to make use of the poetics of fragments that he breaks down, shatters, and wrong-foots, overturns their fulcrum and disseminates them all around. The work is structured in such a way that, instead of converging towards the centre, it opens out, even materially, in a range of possibilities without privileging one over another, but each one enjoying its independence and interdependence: in the works on show, the geometric forms and spatial planes break up and connect up inside the others; they collapse and multiply. For Biasi the titles of the works take into account of this dissolution of the whole: 7


ogni variazione gioca da elemento primario, pur conservando tutte insieme il ruolo di comprimari. Ancora una volta va notato come il ritmo teso e spezzato di queste opere, che sembrano intrappolare la freccia del tempo per restituirla sezionata e a rotte invertite, non è tale per ansia di sperimentazione linguistica, come se Biasi lavorasse in astratto divertendosi a mescolare di continuo le carte del gioco, ma è tale per l’attitudine dell’artista a cogliere l’intensità dell’esperienza, dell’osservazione dei fenomeni naturali e della loro irriducibile complessità. In altri termini, ciò che qui si rende davvero necessario è l’esperienza del senso della vita, mentre i termini della sua resa formale avvengono in un secondo tempo, come una conseguenza naturale e necessaria. Per Nahum Tevet l’opera evidenzia una memoria che procede per frammenti e quasi si innesca a partire da una decostruzione degli oggetti, del loro senso così come della loro funzione. L’interazione tra forma, colore e spazio è anche il sintomo di una mentalità che è erede delle avanguardie storiche ma non ne è succube e il colore, qui e là, così come un certo senso del non-finito, servono ad alleggerire la tentazione di un progetto totale, a cancellare l’ideologismo attraverso la rimodulazione continua e il riadattamento. Le sue strutture sono ambivalenti perché esprimono la necessità della coesione, ma allo stesso tempo sembrano fatte per aprirsi nello spazio e disgregarsi in esso, in antitesi a ogni ideale di compattezza, che pur, paradossalmente e anche ironicamente, assolvono. Sono composizioni complesse, “isole” formate da elementi eterogenei, che paiono reti di pensiero per accogliere la pluralità della vita, le sue stratificazioni, la memoria degli oggetti e dei materiali, un io vicario che si muove e muta, che occupa profondità e superficie, un mondo fatto di reti di spigoli in cui tutto è libero di fluire. Nell’installazione presente in mostra lo spazio non viene infatti conquistato ma sembra essere attraversato e vissuto: l’opera non si auto-proclama e non si impone, ma si svolge gentilmente attraverso lo spazio e le maglie del tempo, negando le gerarchie ed esaltando i dettagli, anche in maniera felicemente disorganica. I lavori di dimensioni minori sembrano proiezioni stereometriche di progetti architettonici, di ambienti che nascono e si sviluppano come una continua proliferazione in cui memoria storica, cubismo analitico, strutture primarie, minimalismo e cultura postmoderna si sommano e si accavallano. Tevet gioca con un ideale di apparente semplificazione delle strutture, in cui in realtà alla riduzione del lessico corrisponde l’arricchimento e l’accrescimento delle relazioni sintattiche. In questo caso il paradosso sta nel fatto che queste opere assumono su di sé ordine e pulizia formale, ma allo stesso tempo rimangono anarchiche e sfuggenti, assumono nelle loro forme un livello della caoticità del mondo, delle sue stratificazioni, del suo vedere le cose concatenate le une dentro le altre. Per questo sono oggetti e composizioni che non sembrano mai compiuti in sé stessi, ma paiono sempre in attesa, immersi e attraversati dalla vita che li circonda, in perenne divenire. Christian Megert usa la luce e il riflesso luminoso come un laser che segmenta, taglia e scompone lo spazio del quadro, allargandosi all’ambiente e alle dinamiche percettive dello spettatore. Lo specchio diviene il mezzo principe per moltiplicare identità multiple e formulare in libertà nuove e continue ipotesi di modulazione spaziale e identitaria. L’opera è costruita con perizia e nitore mediante un intreccio costruttivo che alterna fasi narrative e geometriche con altre tese a destabilizzare aspettative e campo di immagine. Il risultato è la definizione di un confine instabile della rappresentazione che slitta di continuo tra diverse dimensioni spaziali e temporali. In questo modo elementi di complessa costruzione creano avvicinamento e distanza attraverso il riflesso e la dinamica delle corrispondenze di forme e colori, anche per via di dissonanza. Scriveva Strindberg di sé, significativamente parlando in terza persona, che “il soggetto non diventa mai se stesso, mai qualcosa a sé, mai individuo compiuto”. Ugualmente i frammenti degli specchi di Megert mostrano il riflesso di un mondo oggi consapevole della sua complessità ma anche delle sue contraddizioni, ben lontano dall’ideale goethiano della Bildung, la formazione totale dell’individuo che evolve integralmente e in continuità. Lo specchio usato da Megert racconta invece un’altra storia, ed un’altra epoca, vicina al “Je est un autre” di Rimbaud, dove la totalità non è più data una volta per tutte ma può semmai 8


Dal bianco al nero and Alti e bassi reveal the works’ layout along a scale of possibilities, a range of gradients in which each variation plays a primary part, even while conserving their role as supporting actors. Once again we should note how the tense and broken rhythm of these works, that seem to entrap the arrow of time in order to reconsign it, dissected and with its direction inverted, is not so as a result of an anxiety to make linguistic experiments, as though Biasi worked abstractly and enjoyed himself by continually shuffling his pack of cards, but it is so because of the artist’s attitude to capturing the intensity of the experience, of the observation of natural phenomena and their irreducible complexity. In other words, what is genuinely necessary is the experience of the sense of life, while the terms of its formal outcome come about at a second stage, as a natural and necessary consequence. For Nahum Tevet the work highlights a memory that develops through fragments and is almost activated by starting from the deconstruction of the objects, of their meaning as much as of their function. The interaction between form, colour, and space is also a symptom of a mentality that is heir to the historical avant-gardes; however, it is not a slave and the colour, here and there, just like a certain sense of being unfinished, serves to lighten the temptation of a total plan, to cancel ideology through continuous remodelling and readjustment. His structures are ambivalent because they express the need for cohesion, but at the same time they seem made to open up into space and to disintegrate in it, in contrast to any ideal of compactness which, however, paradoxically and ironically they undertake. These are complex compositions, “islands” formed from heterogeneous elements and that seem networks of thoughts for accepting the plurality of life, its stratifications, the memory of objects and materials; a vicarious self that moves and changes, that occupies depths and surfaces, a world made of networks of edges in which everything is free to flow. In the installation on show the space is not in fact conquered but seems to be traversed and experienced: the work does not boast nor does it impose itself but develops gently through the space and the mesh of time, negating hierarchies and exalting details, even in a happily non-organic manner. The smaller works seem stereometric projections of architectural designs, of environments that come about and develop like a continuous proliferation in which historical memory, Analytic Cubism, primary structures, Minimalism, and Postmodern culture are summed together and overlap. Tevet plays with an ideal of apparent simplification of the structures, where in fact the reduction of the lexicon corresponds to the enrichment and growth of the syntactic relationships. In this case, the paradox is to be found in the fact that these works take on formal order and purity, but at the same time they remain anarchic and elusive; in their form they show the chaos of the world, its stratifications, its way of seeing things concentrated within each other. For this reason they are objects and compositions that do not seem ever complete in themselves but always waiting, immersed in and traversed by the life that surrounds them, in perennial development. Christian Megert uses light and luminous reflections like a laser that segment, cut up, and disturb the picture space, to then spread through the environment and the perceptive dynamics of the viewers. Mirrors become the main means for multiplying multiple identities and for formulating in free and continuous freedom hypotheses of spatial and identitarian modulation. The work Is constructed with skill and clarity by way of a constructive weaving that alternates narrative and geometrical phases with others that are aimed at destabilising expectations and the field of the image. The result is the definition of an unstable representational boundary that continuously shifts between various spatial and temporal dimensions. In this way elements of constructive complexity create nearness and distance through dissonance. Writing about himself, and significantly speaking in the third person, Strindberg said, “the subject never becomes himself, never something separate, but a complete individual”. Equally, Megert’s fragments of mirrors show the reflections of a world that today is aware of its complexity but also of its contradictions, far from 9


esser soltanto costruita, assommata delle sue tante parti, dei suoi infiniti piani spezzati, dei suoi continui riverberi di luce e di riflessi. Megert ci ricorda quanto l’arte oggi rifletta la vita e non l’ideale di vita: l’arte assume su di sé la caoticità che ci circonda, non per sadismo o masochismo, ma per la necessità di uno sguardo incorrotto e trasparente sul mondo intorno a noi, non più un atto di fede ma un atto di testimonianza. Anche tutta l’opera di Axel Lieber è fedele alla verità del mondo in cui viviamo: la verità dell’assenza o della latitanza del senso, la cui necessità è il caso e il cui orizzonte è il caos. Le installazioni e gli assemblages di Axel Lieber sono un viaggio ironico e surreale intorno al mondo degli oggetti quotidiani, che diventano rompicapi e calembours, sono miniaturizzati o ingigantiti, rintuzzati e decostruiti. Antropologia, scienza, humor e fantasia convivono nelle sue opere e suggeriscono infiniti mondi possibili, pongono continue sfide alla logica e costituiscono anche un irresistibile godimento per l’intelligenza. Le sue delicate e in qualche modo precarie costruzioni ricordano quelle scatole cinesi che aprendone una ne saltano fuori decine, ogni scatola racchiude un mondo, una storia, un angolo prospettico diverso, tante storie che evocano mondi. Lieber, disegnatore di universi che paiono lontanissimi eppure sono fatti di oggetti familiari come le pagine di un fumetto, è un nomade delle storie, che vive attraverso le storie ed è vissuto da esse, che nella serie dei “Mein konstructiver Alltag” diviene contemporaneamente contenitore e contenuto, luogo imprescindibile in cui le storie che ci attraversano diventano parzialmente narrabili. Ecco quindi l’artista nomade, che rifiuta di far sua la tendenza all’inerzia, che olia gli ingranaggi arrugginiti dei vocabolari, che infrange i paesaggi mentali cristallizzati, che detesta il monologo del fondamentalista e ricerca il pluralismo del dialogo. Dopo tutto Lieber non scopre nulla di nuovo, ma costruisce qualcosa di completamente nuovo e, come il Nobel per la chimica Ilya Prigogine, ritiene che l’uomo creativo sia più un inventore di modelli che non uno scopritore di mondi. L’arte come la scienza sono così un’altra forma di narrazione che permette di rendere plausibile l’ipotesi della natura narrativa di tutto il pensiero a cui l’atteggiamento del nomade garantisce ossigeno attraverso la creatività del suo spostarsi tutt’intorno, del suo selezionare curioso ed entusiasta. Ma Galileo non ci aveva del resto già ricordato che “per ritrovare bisogna adoperare la fantasia”? Ironia, nomadismo, molteplicità, complessità e relatività sono quindi le condizioni su cui si fonda il particolare pensiero divergente dell’artista tedesco. In questo modo gli universi di Lieber appaiono come una vera e propria pratica dell’allontanamento, del distanziamento da un mondo già consumato e abusato verso nuove fonti di possibilità, dove potrebbero accadere nuovi significati e dove potrebbero costruirsi nuovi agglomerati di senso, nuovi universi.

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Goethe’s ideal of Bildung, the total formation of an individual who evolves integrally and continuously. The mirror used by Megert, instead, tells another story and of another epoch, one similar to Rimbaud’s “Je est un autre”, where the totality is no longer given once and for all but, rather, is only constructed, the sum of its many parts, of its infinite broken planes, of its continuous reverberations of light and reflections. Megert reminds us how much art today reflects life and not an ideal of life: art takes on itself the chaotic state that surrounds us, not for reasons of sadism or masochism, but for the necessity for an uncorrupted and transparent look at the world around us, no longer an act of faith but an act of testimony. All of the work by Axel Lieber too is faithful to the truth of the world in which we live: the truth of the absence or hiding of sense, the necessity of which is chance and the horizon of which is chaos. Axel Lieber’s installations and assemblages are an ironical and surreal journey around the world of everyday objects which become riddles and brain-teasers; they are miniaturised and enlarged, they are repressed and deconstructed. Anthropology, science, humour, and imagination live together in his works and suggest infinite possible worlds; they continuously challenge logic and also establish infinite enjoyment for our intelligence. His delicate and, in some way, precarious constructions are reminiscent of those Chinese boxes that, when one is opened, tens of others jump out; each box encloses a world, a story, a different perspectival angle, many stories that evoke the world. Lieber, the designer of universes that seem far distant and yet are made up of such familiar objects as the pages of comics, is the nomad of stories, someone who lives through stories and is experienced by them which, in the series “Meinkonstructiver Alltag”, becomes both a container and the content, the essential place where stories that we come across become partially narrable. So here then is a nomadic artist, one who refuses to make use of inertia, who oils the rusted gears of vocabularies, who shatters crystallised mental passages, who detests the monologues of fundamentalists, and who searches for the pluralism of a dialogue. After all Leiber is discovering nothing unknown but constructs something that is completely new: like the Nobel prize-winner Ilya Prigogine, he holds that creative man is more the inventor of models than the discoverer of worlds. So art, like science, is another form of narration of thought to which the attitude of a nomad guarantees oxygen through the creativity of his moving everywhere, of his curious and enthusiastic selecting. But then didn’t Galileo remind us that “in order to rediscover it is necessary to use our imagination”? Irony, nomadism, multiplicity, complexity, and relativity are, then, the conditions on which are based the particular, divergent thought of this German artist. In this way Leiber’s universes seem like a genuine distancing from a world that has already been consumed and abused, and moves it towards new possible sources, where new meanings might come into existence and where there could be constructed new agglomerates of sense, new universes.

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Biasi, Lieber, Megert, Tevet, Tra il caso e la necessitĂ exhibition view, MAAB Gallery, 2019 12


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Christian Megert Untitled 2017 legno, specchio, acrilico e plexiglass wood, mirror, acrylic and plexiglass 140 x 80 x 14 cm

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Christian Megert Untitled 2017 legno, specchio, acrilico e plexiglass wood, mirror, acrylic and plexiglass 140 x 80 x 14 cm

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Nahum Tevet Island #6A 2012 acrilico e pittura industriale su legno e vernice acrylic and industiral paint on wood, veneer 86 x 125 x 185 cm

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Alberto Biasi Dal bianco al nero 2012 acrilico su tela e legno in rilievo acrylic on canvas and wood on relief 80 x 75 x 3 cm

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Alberto Biasi Alti e bassi 2001 acrilico su tela e legno in rilievo acrylic on canvas and wood on relief 88 x 55 cm

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Biasi, Lieber, Megert, Tevet, Tra il caso e la necessitĂ exhibition view, MAAB Gallery, 2019 24


Axel Lieber Drawing a universe 2015 fumetti e smalto comics and enamel 30 x 22 cm 25


Axel Lieber Drawing a universe 2017 fumetti e pennarello indelebile comics and permanent maker 29,5 x 22 cm 26


Axel Lieber Drawing a universe 2017 fumetti e pennarello indelebile comics and permanent maker 29 x 20,5 cm 27


Axel Lieber Drawing a universe 2017 fumetti e pennarello indelebile comics and permanent maker 29,5 x 21 cm 28


Axel Lieber Drawing a universe 2017 fumetti e pennarello indelebile comics and permanent maker 29,5 x 22 cm 29


Biasi, Lieber, Megert, Tevet, Tra il caso e la necessitĂ exhibition view, MAAB Gallery, 2019 30


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Biasi, Lieber, Megert, Tevet, Tra il caso e la necessitĂ exhibition view, MAAB Gallery, 2019 32


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Christian Megert Untitled 2015 legno, specchio, acrilico e plexiglass wood, mirror, acrylic and plexiglass 71 x 71 x 12 cm

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Axel Lieber Mein konstruktiver Alltag (30.8.2018) 2018 cartone e legno cardboard and wood 48 x 42 x 28,5 cm

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Biasi, Lieber, Megert, Tevet, Tra il caso e la necessitĂ exhibition view, MAAB Gallery, 2019 38


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Nahum Tevet Untitled 2014 acrilico su legno acrylic on wood 30 x 44,5 x 20 cm

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Alberto Biasi Cerchio delle mie brame 1998 rilievo in pvc su tavola pvc relief on panel ø 70 cm

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Biasi, Lieber, Megert, Tevet, Tra il caso e la necessitĂ exhibition view, MAAB Gallery, 2019 44


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Nahum Tevet One for Blinky 2010 acrilico su legno acrylic on wood 30 x 35 x 15 cm

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Christian Megert Untitled 2016 legno, specchio, acrilico e plexiglass wood, mirror, acrylic and plexiglass 42,5 x 31,5 x 12 cm Alle pagine seguenti: On the following pages: Biasi, Lieber, Megert, Tevet, Tra il caso e la necessitĂ exhibition view, MAAB Gallery, 2019

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Alberto Biasi Amplesso in nero 2011 acrilico su tela e legno in rilievo acrylic on canvas and wood relief 43 x 35 cm

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Axel Lieber Mein konstruktiver Alltag (16.3.2018) 2018 cartone e legno cardboard and wood 28 x 35,5 x 29 cm

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ALBERTO BIASI

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Biografia

Alberto Biasi (Padova, 1937) è un protagonista assoluto della storia dell’arte italiana del dopoguerra. La sua figura è una delle più coerenti e autorevoli a livello internazionale nel campo di quella che in Italia è stata definita “arte programmata”, o anche “arte cinetica”, e altrove “optical art”. Dal 1959, anno che segna l’esordio delle ricerche artistiche del giovane Biasi, a oggi, la sua attività si è mossa costantemente all’insegna dell’indagine percettiva, attraverso cicli di lavori, ciascuno dei quali ha affrontato poeticamente e scientificamente alcuni problemi legati alla visione: dalle prime Trame alle famosissime Torsioni, dai Light Prisms agli Ottico-dinamici. Nel 1988 tiene una sua antologica al Museo Civico agli Eremitani di Padova. Nel 2000 Biasi elabora una sintesi delle ricerche precedenti e crea gli Assemblaggi, soprattutto dittici e trittici prevalentemente monocromatici, d’impressionante effetto plastico e coloristico. Nel 2006 espone nelle Sale dell’Ermitage di San Pietroburgo. Oltre alle dodici esposizioni del Gruppo Enne, Biasi ha allestito più di cento esposizione personali in prestigiose sedi come il Palazzo Ducale di Urbino, il Wigner Institute di Erice, il Museo della Cattedrale di Barcellona, il Museo Nazionale di Villa Pisani e la Galleria Nazionale di Praga. Ha inoltre partecipato a più di cinquecento collettive, fra cui ITALIAN ZERO & avantgarde ‘60s al Museo MAMM di Mosca, la XXXII e la XLII Biennale di Venezia, la XI Biennale di San Paolo, la X, XI e XIV Quadriennale di Roma e le più note Biennali della grafica, ottenendo numerosi e importanti riconoscimenti.

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Biography

Alberto Biasi (Padua, 1937) is one of the foremost figures in post war Italian art. He is one of the most coherent and authoritative practitioners at an international level of what in Italy has been called “arte programmata” or “arte cinetica”, and is elsewhere known as “Optical Art”. From 1959, the year that the young Biasi began his career in art, to today, his activity has always been concerned with inquiries into perception through series of works, each of which poetically and scientifically deals with various problems involving vision: from his first Trame to the famous Light Prisms and the Ottici-dinamici. In 1988 an anthological show of his work was mounted in the Museo Civico agli Eremitani in Padua. In 2000 he elaborated a summary of his preceding researches to create his Assemblaggi, a series of works mainly consisting of prevalently monochrome diptychs and triptychs which convey an amazing sculptural and colouristic effect. In 2006 he exhibited at the Hermitage, Saint Petersburg. Apart from the twelve exhibitions as part of the Enne group, Biasi has held over one hundred solo shows in such prestigious venues as Palazzo Ducale, Urbino; the Wigner Institute, Erice; the Barcelona Cathedral Museum; the Museo Nazionale di Villa Pisani; and the Prague National Gallery. He has also taken part in more than five hundred group shows, including ITALIAN ZERO & avant-garde ‘60s, the MAMM Museum, Moscow; the thirtysecond and forty-second Venice Biennales; the eleventh São Paulo Biennale; the tenth, eleventh, and fourteenth Rome Quadrennials; and the best-known graphic biennales, where he obtained numerous important awards.

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Esposizioni personali selezionate Selected Solo Exhibitions

2019 – Paris, Galerie Tornabuoni Art, Alberto Biasi 2018 – Honolulu, Ravizza Brownfield Gallery, Alberto Biasi. Op Art 2017 – Milano, Galleria PoliArt, Alberto Biasi / Agostino Bonalumi. Avanguardia senza fine 1959-2013 – Garzón, Pietro Atchugarry Gallery, Torsioni e Assemblaggi – London, Tornabuoni Art, Alberto Biasi 2016 – Milano, DepArt, Alberto Biasi. Light visions – Cittadella, Palazzo Pretorio, Alberto Biasi: gli ambienti – New York, GR Gallery, Alberto Biasi: a dynamic meditation 2015 – Knokke, MDZ Art Gallery, Alberto Biasi: in the eye of the beholder – Catanzaro, MARCA – Museo delle Arti di Catanzaro, Alberto Biasi. Una nuova ottica 1959 – 2015. Start up & Environment – Lugano, Galleria Allegra Ravizza, Alberto Biasi. Sui confini della luce – Santiago de Chile, AMS Malborough Gallery, Alberto Biasi – Paris, Galerie Tornabuoni Art, Alberto Biasi – New York, De Buck Gallery, Alberto Biasi. Unlimited perception – Santiago del Cile, MAC – Museo de Arte Contemporaneo, Alberto Biasi y Jorrit Tornquist. De la luz a la imagen 2014 – Milano, MAAB Gallery, Alberto Biasi. Exordiri / le Trame – London, The Mayor Gallery, Alberto Biasi. Optical/ Dynamic 1959 – 2012 – Chiari, Galleria d’Arte L’incontro, Alberto Biasi, Dinamismo virtuale – Buenos Aires, MACBA, Alberto Biasi e Jorrit Tornquist. De la luz a la imagen – Ravenna, Museo Nazionale di Ravenna e Mausoleo di Teodorico, Alberto Biasi a San Vitale. La luce e gli ambienti della storia – Knokke, MDZ Art Gallery, Alberto Biasi 2013 – Lugano, Galleria Allegra Ravizza, Alberto Biasi, opere dal 1959 al 2013 – Motovun, Fondazione Šutej, Alberto Biasi

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– Milano, DepArt, Rilievi ottico-dinamici 2012 – Molfetta, Torrione Passari – Chiesetta della Morte, Alberto Biasi. Prismi e ombre – Milano, Galleria Allegra Ravizza, Cinque grandi opere – Padova, MAAB Studio d’Arte, Alberto Biasi. Politipi – Milano, Fondazione Zappettini per l’Arte Contemporanea, Alberto Biasi – Venezia, Perl’A Gallery, Il senso c’è e si vede… 2011 – Ljubljana, Narodni Muzej Slovenije-Metelkova, Alberto Biasi- gli anni ’60 gli anni 2000 – Paris, Galerie Messine, Alberto Biasi. Oeuvres 1959-2008 – Milano, Galleria Allegra Ravizza, Alberto Biasi. Ricerca dal Gruppo Enne all’ottico-cinetico, – Sacile, Studio d’Arte G.R., Alberto Biasi allo Studio GR – Padova, Centro Culturale Altinate – S. Gaetano, 50° della Mostra ARTE è PANE... PANE è ARTE, 18 marzo 1961- 2011 – Graz, Galerie Leonhard, Alberto Biasi e Jorrit Tornquist 2010 – Milano, Galleria Allegra Ravizza, Gruppo N ”a porta chiusa: nessuno è invitato a intervenire “/ 11-13 dicembre 1960-2010 2009 – Treviso, Museo Civico di Santa Caterina, Arte Scienza Progetto Colore – Brescia, Colossi Arte Contemporanea, Alberto Biasi dall’arte programmata al caos – Genova, Palazzo Reale, Alberto Biasi, Kaleidoscope: dalle trame agli assembleggi – Milano, Galleria Poliart, Alberto Biasi. Vedere in dubbio – Vicenza, Galleria Valmore, Gruppo N. Ricerca, invenzione, progetto – Roma, La Quadriennale, Villa Carpegna, Il Gruppo N. Oltre la pittura, oltre la scultura, l’arte programmata 2008 – Mel, Palazzo delle Contesse, Alberto Biasi e l’occhio a nord est – Brescia, Osservatorio d’Opera, Alberto Biasi, opere dalla collezione Prestini – Padova, Fioretto Arte Contemporanea, Alberto Biasi scultore – Praha, Narodni Galerie, Movement as a message _ Alberto Biasi Between History and Topicality – Legnago, Libreria Ferrarin, Alberto Biasi, la forma programmata


– Milano, DepArt, Rilievi ottico-dinamici 2007 – Como, Galleria Milly Pozzi Arte Contemporanea, ALBERTO BIASI la concezione dinamica, – Perugia, Galleria Nazionale dell’Umbria, Palazzo dei Priori, Alberto Biasi. L’immaginazione: il movimento, lo spazio – Strà, Museo Nazionale di Villa Pisani, Alberto Biasi ¡settanta! – Barcelona, Museu Diocesà, Alberto Biasi, la imaginació: el moviment, l’espai – Treviso, Galleria del Liceo Artistico, Alberto Biasi, visioni dinamiche – Cappella Maggiore, Casa Cillo, Alberto Biasi, il cinetico 2006 – Palermo, Loggiato San Bartolomeo, Alberto Biasi, Cinetismo e arte programmata, La mostra dell’Ermitage di San Pietroburgo – Saint Petersburg, Museo Hermitage, Alberto Biasi: testimonianze del cinetismo e dell’arte programmata in Italia e in Russia – Milano, PoliArt Galleria d’arte, Alberto Biasi – Padova, Galleria Rossovermiglio, Dal costruttivismo all’arte programmata? – Pordenone, Galleria d’arte Tarozzi, Alberto Biasi, Non solo minimi – Caserta, Studio d’Arte Gr sud, Alberto Biasi, fra percezione e immaginazione – Palazzolo sull’Oglio, Studio F22 Modern Art Gallery, Alberto Biasi “immagini dagli occhi” – Ancona, Galleria Van Sent, Alberto Biasi 2005 – Brescia, Galleria PaciArte, Oltre l’instabilità – Mantova, Casa del Mantegna, L’arte dell’instabilità – Erice, Fondazione Ettore Majorana-Wigner Institute, San Francesco, Alberto BIASI - opere 1959-2005 – Bruxelles, Parlamento Europeo, Biasi-Licata. Una generazione fra utopia e sogno – Berlin, Ambasciata d’Italia, Istituto di Cultura, Biasi-Licata. Una generazione fra utopia e sogno – Verona, Galleria d’Arte Serego, Biasi & il gruppo enne 2004 – Urbino, Palazzo Ducale, Biasi Alberto Biasi – Sacile, Palazzo Regazzoni-Frangini-Biglia, Alberto Biasi Julio Le Parc – Arezzo, Museo Civico d’Arte Moderna e Contemporanea, Alberto Biasi - Julio Le Parc – Mestre, Fidesarte, Alberto Biasi – Milano, PoliArt Galleria d’Arte, Alberto Biasi 2003 – Roma, Musei di San Salvatore in Lauro, Alberto Biasi, La concezione dinamica. Percorsi recenti – Monte-Carlo, Maretti Arte Monaco, Alberto Biasi - Julio Le

Parc, La nouvelle révolution française et italienne des artistes latins 2002 – Sarzana, Galleria Cardelli e Fontana, Palazzo Civico, Alberto Biasi – Boldeniga, Castello di Boldeniga, Alberto Biasi, luce viva 2001 – Casale Monferrato, Galleria Rino Costa, Alberto Biasi, Opere 1962-2000 – Padova, Loggiato Palazzo della Ragione e Piazza delle Erbe, Trasposizione 2000 – Pietrasanta, Cardelli & Fontana Arte Contemporanea, Cerca un altro titolo – Padova, Fioretto Arte Contemporanea, Alberto Biasi. Ricognizioni e oltre – Padova, Loggiato Palazzo della Ragione, Soffio di colore – Udine, Galleria Palladio, Alberto Biasi 1999 – Vicenza, Valmore Studio d’Arte, Arte Cinetica e oltre. Biasi dal ‘60 al 2000 – Oderzo, Ca’ Lozzio Incontri, Alberto Biasi – Padova, Galleria Vasquez, Alberto Biasi: acquerelli e altro 1998 – Riva del Garda, Galleria Civica, Alberto Biasi, i colori dell’anima – Parma, Galleria del Teatro, Accordi di luce – Matera, San Biagio Galleria d’Arte Contemporanea, Alberto Biasi – Brescia, P4 Arte, Alberto Biasi: acquarelli come fiori 1997 – Lecco, Galleria Melesi, Alberto Biasi – Padova, Oratorio di San Rocco, Alberto Biasi, I colori dell’anima – Bassano del Grappa, Chiesetta dell’Angelo, A. Biasi, Forme Inquiete 1996 – Casale Monferrato, Galleria Rino Costa, Incontro con le opere di Alberto Biasi – Abano Terme, Galleria Civica al Montirone, Biasi & Biasi 1995 – Strà, Villa Pisani, nell’ambito di Memorie e Attese / 18951995 XLVI Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia, Biasi e il Gruppo N 1994 – Vasto, XXVII Premio Vasto, Omaggio ad Alberto Biasi – San Giovanni Lupatoto, Agorà, Incontro con le opere di A. Biasi

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1992 – Lecco, Galleria Melesi, Biasi & Biasi: dopo il periodo del gruppo enne e opere recenti – Lecco, Galleria Melesi, Biasi & Biasi: multipli e cinetiche del periodo del gruppo enne – Padova, Galleria Contemporanea, I politipi di Alberto Biasi – Brescia, Galleria Lo Spazio, Alberto Biasi – Marostica, Castello Inferiore, Insieme 1991 – Milano, Arte Struktura, Alberto Biasi: opere dal 1970 al 1990 – Chiavari, Galleria Cristina Busi, Opere su carta di Alberto Biasi 1988 – Padova, Museo Civico agli Eremitani, Antologica 1987 – Rovigo, Accademia dei Concordi, Pinacoteca, Alberto Biasi – Lecco, Galleria Ariete, Alberto Biasi 1986 – Padova, Galleria La Chiocciola, Alberto Biasi, il ciclo dei politipi 1984 – Cesena, Palazzo del Ridotto, Arte Concreta – Brescia, Centro Culturale Sincron, Biasi e i multipli – Udine, Creart, Visualità provocata – Chiavari, Galleria Cristina Busi – Padova, Galleria Adelphi, I minimi 1983 – Belluno, Palazzo Crepadona, Linguaggio e comportamenti della ragione – Racconigi, Studio Racconigi, Biasi, politipi e disegni 1982 – Épinal, Museo Dipartimentale dei Vosgi, Convergences Cinétiques – Cesena, Galleria Comunale d’Arte, Palazzo del Ridotto

1978 – Genova, Centro del Portello, Strutture cinetiche e progetti 1977 – Ascoli Piceno, Galleria Barradue, Poesie per gli occhi 1976 – Ferrara, Padiglione d’Arte Contemporanea, Antologica – Mantova, Galleria Il Chiodo, Alberto Biasi – Como, Galleria RS, Alberto Biasi 1975 – Parma, Galleria A, Alberto Biasi: dinamiche e politipi 1974 – Kreuzlingen, Galleria Latzer, Alberto Biasi – Venezia, Galleria Il Cavallino, Alberto Biasi – Genova, Galleria Arte Verso, Alberto Biasi 1973 – Livorno, Galleria Peccolo, Alberto Biasi – Lodi, Galleria Il Gelso, Alberto Biasi: dinamiche, multipli e politipi – Mantova, Galleria ST, Alberto Biasi: multipli – Venezia, Galleria Numero, Alberto Biasi – Roma, Galleria Fiamma Vigo, Alberto Biasi – Padova, Galleria La Chiocciola, Alberto Biasi 1972 – Milano, Galleria Vinciana, Alberto Biasi – Lodz, Muzeum Sztuki, Alberto Biasi – Brescia, Galleria Sincron, Alberto Biasi – Padova, Galleria La Chiocciola, Alberto Biasi 1971 – Zagreb, Galerija Suvremene Umjetnosti, Alberto Biasi – Verona, Galleria Ferrari, Alberto Biasi – Abano Terme, Galleria Images 70, Alberto Biasi – New York, Tizian Gallery, Alberto Biasi

1981 – Marostica, Castello di Marostica, Evo-Medio-Art – Vicenza, Basilica Palladiana, Nel luogo del Palladio

1970 – Pesaro, Galleria Il Segnapassi, Alberto Biasi del Gruppo N – Padova, Galleria Adelphi, Alberto Biasi: multipli – Padova, Galleria La Chiocciola, Alberto Biasi: dinamiche, multipli e politipi

1980 – Venezia, Fondazione Bevilacqua-La Masa, Camminare senza seguire orme

1967 – Wroclaw, Muzeum Slaskiego, Grupa N – Lodz, Muzeum Sztuki, Grupa N

1979 – Innsbruck, Galerie Anna Saule, Groupe enne – Padova, Galleria La Chiocciola, Alberto Biasi: dinamiche, multipli e politipi – Mestre, Galleria Verifica 8+1, Alberto Biasi – Kansas City, Art Research Center, Alberto Biasi

1965 – Genova, Galleria La Polena, Enne ‘65 – Padova, Galleria La Chiocciola, Enne ’65

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1964 – Venezia, XXXII Esposizione Internazionale d’Arte


1963 – Ulm, Studio F, Groupe N 1961 – Ancona, Premio Marche, Invio di pitture nere – Padova, Studio Enne, Alberto Biasi del gruppo enne – Padova, Studio Enne, Mostra del pane 1960 – Padova, Studio Enne, Porta chiusa, nessuno è invitato a intervenire

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Alberto Biasi Dinamica triangolare 1965 rilievo in pvc su tavola pvc relief on panel 114 x 119 m

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Alberto Biasi Dinamica visuale nera 1964 rilievo in pvc su tavola pvc relief on panel 48 x 48 cm - lato side 34 cm

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Alberto Biasi Porta celeste 1983 rilievo in pvc su tavola pvc relief on panel 66 x 50 cm

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Alberto Biasi Dinamica quadrata 1996 rilievo in pvc su tavola pvc relief on panel 42,5 x 42,5 cm - lato side 30 cm

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Alberto Biasi Nero cinetico 1998 rilievo in pvc su tavola pvc relief on panel 60 x 52 m

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Alberto Biasi Trasparenze 2006 rilievo in pvc su tavola pvc relief on panel 150 x 100 cm

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Alberto Biasi Omaggio a Gerrit Rietveld 2012 acrilico su tela e legno in rilievo acrylic on canvas and wood relief 60 x 35 x 2 cm

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Alberto Biasi Luna inquieta 2000 rilievo in pvc su tavola pvc relief on panel Ă˜ 25 cm

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AXEL LIEBER

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Biografia

Axel Lieber è nato a Düsseldorf nel 1960, dove si è laureato in scultura presso la Staatliche Kunstakademie. Oltre a lavorare come artista individuale, è membro e co-fondatore del gruppo berlinese “inges idee”, che dal 1993 opera nel campo dell’arte pubblica e ha realizzato progetti in diversi Paesi, tra cui Svezia, Germania, Giappone, Canada e Taiwan. Dal 1991 insegna in numerose Accademie d’Arte nordiche ed europee. Ha lavorato come docente all’Accademia di Belle Arti di Malmö tra il 1995 e il 1999 e, nel 2006, è stato Guest professor del DAAD (programma di scambio accademico tedesco) alla Bauhaus University di Weimar. Dal 2016 è membro della Reale Accademia di Belle Ari della capitale svedese. Attualmente vive tra Stoccolma e Berlino.

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Biography

Axel Lieber was born in Düsseldorf in 1960, where he gained his MFA in sculpture at the Staatliche Kunstakademie. Besides working as an individual artist he is a member and co-founder of the Berlin based artist-collaboration “inges idee”, which, since 1993, operates in the field of public art and has realized projects in, amongst others, Sweden, Germany, Japan, Canada and Taiwan. Since 1991 he was teaching at several nordic and european Art Academies. He worked as as a lecturer at the Malmö Art Academy between 1995-1999 and was a DAAD Guestprofessor at the Bauhaus University Weimar in 2006. In 2016 he became a member of the Royal Academy of Art in Stockholm. He shares his time between Stockholm and Berlin.

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Esposizioni personali Solo exhibitions

2018

2007

– Berlin, Thomas Taubert Gallery, Illicit Constructions

– Köln, Galerie Rolf Henegesbach, Draußen

– Milano, MAAB Gallery, primo piatto

– München, Dina4 Projekte, Short Cuts

2016

2006

– Berlin, Galerie Vincenz Sala, Teil und Ganzes

– Kabusa, Kabusa Konsthall

– Dachau, Neue Galerie Dachau, Simple Dinge – con with Tom Früchtl

2005

– Stockholm, hangmen Projects, DUBBEL DUTCH – con with

– Malmø, Galleri Magnus Åklundh

Mari Rantanen

– Wintherthur, Kunsthalle, Nebenwirkungen

2015

2004

– Wuppertal, Hengesbach Gallery, SOLLBRUCHSTELLEN

– München, Dina4 Project, Karaoke – Portland, Philip Feldman Gallery at PNCA, Feel Free

2014

– Seattle, Henry Art Gallery, Release

– Munich, Galerie Dina Renninger, Pop Up – Paris, Galerie Vincenz Sala, Night on Earth

2003

– Århus, Galerie Møller Witt, picks & pearls – con Jytte Høy

– Berlin, Loop Raum für aktuelle Kunst, Verbraucher

– Zürich, Galerie Mark Müller, Role models, schwarze Löcher

– Zürich, Galerie Mark Müller, 25 Jahre Führerschein

und andere Petitessen

– Stockholm, Galleri Engström – Wuppertal, Räume für Neue Kunst Rolf Hengesbach

2013

– Basel, Art Basel, Art Unlimited, Release

– Malmø, Galleri Ping Pong, Point of view – Berlin, die raum, private architecture

2002

– Nürnberg, Institut für moderne Kunst, WEITWINKEL

– Bremerhaven, Kunsthalle, Elvis, Bremerhaven und ich – Malmø, Konsthall, Uppfyllelse

2012

– Porto Alegre, Torreao, Beef Anatomico

– Berlin, Hengesbach Gallery, Silent Movie

– Basel, Art Basel, Art Unlimited, Die Erfüllung

2011

2001

– Berlin, Hengesbach Gallery, Geometrie und Alltag

– Wuppertal, Räume für Neue Kunst Rolf Hengesbach

– Paris, Galerie Vincenz Sala, Pari 2000 2009

– Zürich, Galerie Mark Müller, Zimmer mit Frühstück

– Zürich, Galerie Mark Müller

– Lund, Konstföreningen Aura, FÅGEL FISK ELLER

– Ingolstadt, Museum für Konkrete Kunst, Szenenwechsel

MITTEMELLAN – Berlin, Loop - raum für aktuelle kunst, Abnehmen

2008

– Bergisch-Gladbach, Kunstmuseum Villa Zanders, Basis und

– Landskrona, Landskrona Konsthall, Spelplan 2

Überbau

– Berlin, loop-raum für aktuelle kunst, Verderb und Gedeih

– Stockholm, Galleri Engström

– København, skulpturi.DK, Out of Inside

– Köln, Galerie Schneiderei

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1999

– Berlin, Neuer Berliner Kunstverein

– Bochum, Kunstverein, Abstraktes Plastik

– Malmø, Berlin Galleri Wallner

– Karlsruhe, Galerie Haus Schneider, con with Jochem Hendricks

1990

– Bregenz, Palais Thurn und Taxis, Künstlerhaus

– Stockholm, Galleri Engström

– San Francisco, Braunstein/Quay Gallery 1989 1998

– Düsseldorf, Galerie Christa Schübbe

– Bern, Städtische Galerie, UNDERGROUND – Wuppertal, Räume für Neue Kunst Rolf Hengesbach, Single

1988 – Stockholm, Galleri Engström

1997

– Malmø, Galleri Wallner

– Frankfurt am Main, Lagerraum, Gross und klein ist beides unten

1987

– Neuss, Kulturforum Alte Post, Private function in progress

– Düsseldorf, Galerie Christa Schübbe

– Münster, Förderverein für aktuelle Kunst, Organische Chemie

– Berlin, Künstlerhaus Bethanien, Auswärtsspiel

– Berlin, Pavillon an der Volksbühne, Ich brauche keinen Winnebago

1984 – Düsseldorf, Ausstellung der Förderpreisträger der Stadt,

1996

con with Michael Irmer

– Brussels, Galerie Vinzenz Sala, Make my day – Heidenheim, Kunstmuseum, POOL – Stockholm, Galleri Engström, Thousand Island 1995 – Malmø, Konsthall, Mellanrummet – Freiburg, Kunstverein, Heimarbeiten – Heidelberg, Galerie Terbrüggen 1994 – Köln, Galerie Schneiderei, Im Aussendienst – Nürnberg, Institut für moderne Kunst SchmidtBank Galerie, Ordentliche Verhältnisse – Wuppertal, Räume für neue Kunst Rolf Hengesbach, Skulpturen (u.a. mit 1 u. 3) 1993 – Berlin, Galerie Vincenz Sala – Dortmund, Dortmunder Kunstverein, Daheim und Unterwegs – Heinsberg, Kunstverein 1992 Napoli, Galleria Raucci/Santamaria 1991 – Köln, Galerie Schneiderei 85


Axel Lieber Short cuts 2007-2010 frammenti di mobili fragments of furnitures dimensioni variabili variable dimensions

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Axel Lieber Without title (shirt) 2016 camicia shirt 118 x 28 x 18 cm

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Axel Lieber Without title (shirt) 2016 camicia shirt 118 x 28 x 18 cm

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Axel Lieber Mein Konstruktiver Alltag (2.7.2017) 2017 cartone e legno cardboard and wood 53 x 34 x 31 cm

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Axel Lieber Mein Konstruktiver Alltag (3.7.2017) 2017 cartone e legno cardboard and wood 37 x 32 x 23 cm

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Axel Lieber Mein Konstruktiver Alltag (31.08.2018) 2018 cartone e legno cardboard and wood 52 x 54 x 29,5 cm

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Axel Lieber Private Universe 2018 mappa geografica e pennarello indelebile word map and permanent maker 82 x 143 cm

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CHRISTIAN MEGERT

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Biografia

Nato a Berna nel 1936, Christian Megert ha studiato presso la scuola d’arte Kunstgewerbeschule dal 1952 al 1956. Viaggiando tra la Svezia, la Germania e poi Parigi, Megert sperimenta il suo linguaggio artistico a cominciare dal primo monocromo e, più avanti attraverso le sue opere cinetiche del 1959. La ricerca artistica di Christian Megert si concentra sull’utilizzo della luce, del movimento e del riflesso luminoso, concretizzata nello specchio quale mezzo artistico primario con cui Megert realizza la sua prima opera a specchio nel 1960. Nel 1961 Megert scrive il suo Manifesto “Ein Neuer Raum” (Un nuovo spazio), sintesi della sua ricerca artistica. Gran parte delle opere di Christian Megert necessitano dell’interazione del pubblico e, similmente alla poetica degli altri membri del Gruppo Zero, il nesso tra arte, vita e realtà quotidiana, elementi fondanti il suo lavoro. Megert è protagonista di numerose esposizioni personali, tra cui quella alla Galerie Kopke a Copenhagen nel 1959, alla Galerie Kaspar nel 1961 e ancora, a Losanna nel 1963. Megert ha preso parte ampiamente alle esposizioni del Gruppo Zero e quelle dell’Arte cinetica in Europa. Le sue opere si trovano oggi in numerose collezioni private e pubbliche, tra cui al Musée des Beaux Arts di Montreal, al Progressive Museum di Basilea e il Museum of Modern Art di New York. Attualmente Christian Megert vive e lavora tra Düsseldorf e Berna.

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Biography

Born in Berne in 1936, Christian Megert studied at art school there from 1952-1956. Moving to Sweeden, Germany and Paris, Megert experimented with his artistic style, starting at first in monochrome, and later producing his first kinetic object in 1959. Focusing primarly on the use of light, movement and reflection, Megert chose mirrors to be his artistic medium of choice, producing his first mirror object in 1960. In 1961 Megert wrote his Manifesto “Ein Neuer Raum” (A new space), synthesis of his artistic research. Much of Megert’s work requires interaction from and with the audience and in a similar fashion to the others Zero group members, the link between art and life and art and everyday reality is integral to his work. Megert has been represented in a number of one-man shows including at Galerie Kopke, Copenaghen, in 1959 and 1961 and Galerie Kaspar, Lausanne, in 1963, he also been widely shown with the Zero group and kinetic shows in Europe. His works are today found in a number of private and pubblic collections, including the Musée des Beaux Arts, Montreal, Progressive Museum Bale and the Museum of Modern Art, New York. He lives and works between Düsseldorf and Bern.

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Mostre personali selezionate Selected Solo Exhibitions

2019 – Den Haag, De Rijk-Chabot Fine Art, Christian Megert 2018 – Paris, Galerie Denise René, Christian Megert. Nouvel Espace 2017 – Milano, Galleria San Fedele, Riflessioni – Düsseldorf, Akademie Galerie - Die Neue Sammlung, Christian Megert - Lehrstuhl für die Integration von Bildender Kunst und Architektur 1976 - 2001 – Dusseldorf, Galerie im Stilwerk - Fils-Fine Arts, Christian Megert. Farbduett mit Spiegel   2016 – Düsseldorf, Setareh Gallery, Christian Megert. Selected works, 1950s until today – Berlin, Galerie Vokler Diehl, Christian Megert. White Transparency – Stuttgart, Galerie Edith Wahlandt, Christian Megert. Werke aus sechs Jahrzehnten   2015 – Waldenbuch, Ritter Museum, Christian Megert, Ohne Anfang und Ende – Vaduz, Galerie am Lindenplatz, Christian Megert. Zero und aktuelle Arbeiten – Düsseldorf, Galerie Hölz – Schwanenhöfe, Christian Megert. Neue Werke   2014 – Düsseldorf, Museum Kunstpalast, Christian Megert. Zero-Raum und Container  – Konstanz, Galerie Geiger, Christian Megert - Recent Shared Pictures – Ingolstadt, Audi Kunstraum, Christian Megert - Spiegelungen – Lugano, Galleria Allegra Ravizza, Attraverso lo specchio – Berlin, Galerie Volker Diehl, Christian Megert. On the Way to Zero – Line and Structure 1955-1966   2013  – Milano, MAAB Gallery, Sul quadrato – Berlin, Galerie Volker Diehl, Christian Megert. Light and Motion - Licht und lichtkinetische Objekte der 60es und 70er Jahre 2012 – Konstanz, Galerie Geiger, Christian Megert …because it is r

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real… – London, The Mayor Gallery, A new space   2011 – Konstanz, Galerie Geiger   2010  – Zurich, Galerie La Ligne   2009 – Ingolstadt, Museum für Konkrete Kunst, Christian Megert – Stuttgart, Galerie Edith Wahlandt   2008  – Vaduz, Galerie am Lindenplatz – Köln, Galerie Benden & Klimczak   2007  – Zurich, Galerie La Ligne, Christian Megert   2006 – Düsseldorf, Galerie Lausberg, Christian Megert – Stuttgart, Galerie Edith Wahlandt, Christian Megert. Quadrat und Farbe   2002 – Köln, Galerie Benden & Klimczak   2001 – Düsseldorf, Galerie Schöller   2000 – Saint Paul de Vence, Galerie Lilo Marti   1999 – Thun, Galerie Willfried von Gunten   1997 – Gelsenkirchen, Städtisches Museum  – Bern, Kunstmuseum – Bern, Galerie Krebs   1996 – Stuttgart, Galerie Edith Wahlandt – Düsseldorf, Galerie Schöller    1992 – Bern, Galerie Krebs


– Düsseldorf, Galerie Schöller 1989 – München, Galerie Hermanns – Thun, Galerie von Gunten   1988 – Düsseldorf, Galerie Schöller – Stuttgart, Galerie Edith Wahlandt   1987 – Cuxhafen, Museum für Moderne Kunst – con with Diet Sayler   1986 – Stuttgart, Galerie Edith Wahlandt – Burgdorf, Galerie H – with Peter Willen – Maastricht, Bonnefantenmuseum – Maastricht, Jan van Eick Akademie   1985 – Düsseldorf, Galerie Schöller   1982 – Stuttgart, Galerie Edith Wahlandt – Bienne, Galerie Bühler – Middelburg, Podio del Mondo   1981  – Düsseldorf, Galerie Schöller – Selb, Rosenthal Werk – Amberg, Rosenthal Werk   1980 – Stuttgart, Galerie Edith Wahlandt   1979  – Düsseldorf, Kunstverein für die Rheinlande und Westfalen – Köln, Galerie Reckermann   1978 – Schwäbisch-Gmünd, Galerie Edith Wahlandt   1975 – London, Lucy Milton Gallery – Heilbronn, Kunsthalle – Saarbrücken, Galerie St. Johann – Rapperswil, Galerie Seestrasse – Karlsruhe, Galerie Uhu   1974  – Merate, Studio Casati – Stuttgart, Galerie Edith Wahlandt 

1972 – Bern, Berner Galerie – Rottweil, Forum Kunst – Hannover, Galerie Ernst   1971 – Köln, Galerie Reckermann – Solothurn, Galerie Bernhard – con with Herbert Distel – Starnberg, Galerie Thomas Keller – München, Galerie Art + Life – Stuttgart, Galerie Edith Wahlandt   1970 – Hannover, Galerie Ernst – Frankfurt am Main, Galerie Lichter   1969 – Zurich, Galerie Bischofsberger – Kreuzlingen, Galerie Latzer   1968 – Amsterdam, Galerie Swart – Bern, Galerie Toni Gerber – Köln, Galerie Reckermann   1967 – Esslingen, (Op)art Galerie – Milano, Galleria Vismara   1966 – Bern, Galerie Toni Gerber   1965 – Bern, Galerie Aktuell – Gelsenkirchen, Halfmannshof – con with Sigfried Cremer, Adolf Luther and Ferdinant Spindel   1964 – Lausanne, Schweizerische Landesausstellung, Einvoronment   1963 – Frankfurt am Main, Galerie D – Basel, Galerie Knöll – Leiden, Rijksuniversität – con with S. Brown and G. Colombo – Lausanne, Galerie Kasper   1962  – Arnhemm, Galerie A – Den Haag, Galerie Orez – con with S. Brown e and G. Colombo  

1973 – Neuenburg, Galerie Media – Köln, Galerie Reckermann

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Christian Megert Glass book 1961-1974 vetro e specchio glass and mirror 42 x 30 x 1,2 cm

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Christian Megert Untitled 1981 legno, specchio e plexiglass wood, mirror and plexiglass 71 x 71 x 13 cm

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Christian Megert Untitled 1999 legno, specchio, acrilico e plexiglass wood, mirror, acrylic and plexiglass 122 x 92 x 13 cm

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Christian Megert Untitled 2012 legno, specchio, acrilico e plexiglass wood, mirror, acrylic and plexiglass 79 x 68,5 x 12 cm

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Christian Megert Untitled 2014 legno, specchio, acrilico e plexiglass wood, mirror, acrylic and plexiglass 71 x 71 x 12 cm

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Christian Megert Untitled 2015 legno, specchio, acrilico e plexiglass wood, mirror, acrylic and plexiglass 71 x 71 x 12 cm

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Christian Megert Untitled 2015 legno, specchio, acrilico e plexiglass wood, mirror, acrylic and plexiglass 71 x 71 x 12 cm

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Christian Megert Untitled 2016 legno, specchio, acrilico e plexiglass wood, mirror, acrylic and plexiglass 42,5 x 31,5 x 12 cm

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Christian Megert Untitled 2016 legno, specchio, acrilico e plexiglass wood, mirror, acrylic and plexiglass 42,5 x 31,5 x 12 cm

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NAHUM TEVET

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Biografia

Nahum Tevet è nato a Kibbutz Messilot, Israele, nel 1946. Vive e lavora a Tel Aviv. Nel biennio 1969-1970 ha studiato pittura con Raffi Lavie. Dagli anni ‘70 in poi, il progetto artistico di Tevet, che fa riferimento in modo critico al minimalismo e all’arte concettuale, esamina e decostruisce i concetti fondamentali della “pittura” e il suo “ruolo all’interno di spazi specifici. Queste idee si sono sviluppate in vaste e intricate installazioni che coinvolgono lo spettatore in una ricca esperienza visiva e concettuale. Verso la metà degli anni ‘90 la scala del lavoro di Tevet ha iniziato a crescere in modo drammatico, culminando in quello che potrebbe essere il capolavoro dell’artista, Seven Walks, un’installazione tentacolare che Tevet ha lavorato dal 1997 al 2004 che è stata recentemente esposta al Museum Villa Stuck di Monaco. Il lavoro di Tevet è stato oggetto di importanti mostre di rilievo al Museo israeliano di Gerusalemme e al Museo di Tel Aviv. Dal 1995 le sue opere sono state esposte in mostre in tutto il mondo, come numerose mostre personali e collettive in Europa e negli Stati Uniti, tra cui Documenta 8 (1987), la Biennale di San Paolo (1994), la Biennale di Lione (1997) e la Biennale di Venezia (2003), ma anche mostre museali al Museum Moderner Kunst Stiftung Ludwig di Vienna (1997), al Carnegie International (1999), al Museo d’Arte Contemporanea Roma (2008) e al Kunstmuseum Bochum (2015). Il suo lavoro è incluso in importanti collezioni museali tra cui il MoMA - The Museum of Modern Art, New York, il Philadelphia Museum of Art, Philadelphia, il Portland Art Museum, Portland, il Museum of Modern Art, Fondazione Ludwig, MUMOK, Vienna, il Kaiser Wilhelm Museum, Krefeld, il FRAC Bretagne, Francia, Il Museo di Israele, Gerusalemme e Tel Aviv Museum of Art, Tel Aviv.

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Biography

Nahum Tevet was born in Kibbutz Messilot, Israel, 1946 and he lives and works in Tel Aviv. He studied painting with Raffi Lavie, 1969–1970 From the 1970s onwards, Tevet’s artistic project examines and deconstructs the fundamental concepts of “painting” and its’ role within specific spaces, while critically referring to minimalism and conceptual art. These ideas developed to vast, multi-limbed and intricate installations involving the viewer in a rich visual and conceptual experience. By the mid-1990s the scale of Tevet’s work began to grow dramatically, culminating in what may be the artist’s masterpiece, Seven Walks, a sprawling installation that Tevet worked on from 1997 to 2004 which was recently on view at Museum Villa Stuck, Munich. Tevet has been the subject of major survey exhibitions at both the Israel Museum in Jerusalem and the Tel Aviv Museum. His work has been part of exhibitions worldwide since 1975, such as numerous solo and group exhibitions in Europe and the United States, among which Documenta 8 (1987), the Sao Paulo Biennale (1994), the Biennale of Lyon (1997) and the Venice Biennale (2003), but also museum show at the Museum Moderner Kunst Stiftung Ludwig in Vienna (1997), the Carnegie International (1999), the Museo d’Arte Contemporanea Roma (2008) and the Kunstmuseum Bochum (2015). His work is included in many important museum collections including MoMA - The Museum of Modern Art, New York, Philadelphia Museum of Art, Philadelphia, Portland Art Museum, Portland, Museum of Modern Art, Ludwig Foundation, MUMOK, Vienna, Kaiser Wilhelm Museum, Krefeld, FRAC Bretagne, France, The Israel Museum, Jerusalem and Tel Aviv Museum of Art, Tel Aviv.

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Mostre personali selezionate Selected Solo Exhibitions

2018 – Czech Republic, Ceske Budejovice House of Art, Nahum Tevet: Five Rooms – Gent, Kristof de Clercq Gallery, Nahum Tevet: Islands and Objects 2017 – Munchen, Museum Villa Stuck, Efrat Natan / Nahum Tevet – Łódz, Museum Sztuki, Nahum Tevet: Works on glass 2016 – New York, Hunter College, Bertha and Karl Leubsdorf Gallery, Nahum Tevet: Works on Glass, 1972–1975 2014 – Tel Aviv, Loushy Art & Projects, House Tables 2013 – Milano, Galleria Giacomo Guidi, Nahum Tevet: Islands 2012 – Tel Aviv, The Genia Schreiber University Art Gallery, Walking on The Wall: Nahum Tevet Small Sculptures, 1980–2012 2011 – Warszawa, Galeria Foksal, Diver 2010 – Łódz, Łódz Biennial, At the Same Time: Two-Room Installation 2009 – Roma, Fondazione VOLUME!, Nahum Tevet 2008 – Herzliya, Herzliya Museum of Contemporary Art, Several Things – Roma, MACRO – Museo d’Arte Contemporanea Roma, Nahum Tevet 2007 – Jerusalem, The Israel Museum, Nahum Tevet: Works, 1994– 2006 2005 – Quimper, Centre d’art contemporain, Le Quartier, Nahum Tevet: Take Two

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2004 – Dundee, Dundee Contemporary Arts, Nahum Tevet: Seven Walks 1998 – Nîmes, Chapelle des Jésuites, Version Nîmoise pour une page de catalogue 1998 – Tel Aviv, Dvir Gallery, A Page from a Catalogue and Other Works 1997 – Wien, Mumok Museum, Nahum Tevet: Opening Moves 1991 – Tel Aviv, Tel Aviv Museum of Art, Nahum Tevet: Painting Lessons, Sculptures 1984–1990 1988 – Tel Aviv, Artifact Gallery, Nahum Tevet: Sculptures 1986 – Mannheim, Kunsthalle; Aachen, Germany and Neue Galerie, Sammlung Ludwig, Nahum Tevet: Skulpturen 1985/86 1984 – Jerusalem, The Isreal Museum, Israeli Art: Special Exhibit No. 7 – Nahum Tevet: New Works 1982 – Tel Aviv, Noemi Givon Gallery of Contemporary Art, Nahum Tevet – New York, City University of New York, Nahum Tevet: Narcissus 1B and 3A 1980 – Düsseldorf, Galerie Schmela, Drawings 1979 – New York, Bertha Urdang Gallery, Installation for Two Rooms 1978 – Düsseldorf, Galerie Schmela, Drawings and Sculptures – New York, Bertha Urdang Gallery, Nahum Tevet: From Two to Ten Drawings


1977 – Paris, Galerie Ilanne, Drawings – Jerusalem, Sara Gilat Gallery, 8x6, Drawing installation for Two Rooms – Tel Aviv, Russ Gallery, Nahum Tevet – New Works 1976 – Jerusalem, The Israel Museum, Nahum Tevet. Works 74–76 1975 – Düsseldorf, Galerie Schmela, Nahum Tevet 1972 – Jerusalem, Sara Gilat Gallery, Nahum Tevet: Works, 1970–72

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Nahum Tevet Arrangement of Six Units 1973-1974 pittura industriale su compensato e gambe di legno industrial paint on plywood and wooden legs dimensioni variabili variable dimensions

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Nahum Tevet Once Here Once There (Narcisus) 1980 legno dipinto painted wood 109 x 225 x 50 cm

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Nahum Tevet Painting Lesson #5 1986 acrilico e pittura industriale su legno, oggetti e sedia acrylic and industrial paint on wood, objects and chair 270 x 315 x 290 cm Collezione Israel Museum, Gerusalemme Israel Museum Collection, Jerusalem

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Nahum Tevet Sound for a Silent Movie 1986 acrilico e pittura industriale su legno, alluminio e oggetti acrylic and industrial paint on wood, aluminium and objects 324 x 418 x 550 cm

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Nahum Tevet Seven Walks 2004 pittura industriale su legno industrial paint on wood 225 x 860 x 1340 cm

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Nahum Tevet Walking on the Wall (with Purple and Red) 2012 acrilico, pittura industriale vernice su legno acrylic, industrial paint and veneer on wood 76 x 83 x 33,5 cm

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Nahum Tevet Walking on the Wall (with Black) 2013 acrilico, pittura industriale vernice su legno acrylic, industrial paint and veneer on wood 76 x 87 x 34 cm

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Nahum Tevet Table 6# 2014 pittura industrialee acrilico su legno, plexiglass industrial paint and acrylic on wood, plexiglass 56,2 x 108,7 x 99,8 cm Alle pagine seguenti: On the following pages: Nahum Tevet Untitled 2015 acrilico e pittura industriale su legno, specchi e oggetti acrylic and industrial painting on wood, mirrors and objects dimensioni variabili variable dimensions

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Nahum Tevet Periscope (with SL) 2017-2018 acrilico e pittura industriale su legno acrylic and industrial paint on wood 16 x 35 x 16 cm

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Milano Via Nerino 3, 20123 Padova Riviera San Benedetto 15, 35139 segreteria@artemaab.com www.artemaab.com Finito di stampare nel mese di aprile 2019 a cura di Graphic & Digital project, Milano Printed in April 2019 Edited by Graphic & Digital Project, Milano 150


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Tra il caso e la necessità, exhibition catalogue, MAAB Gallery, Milano, 2019  

Tra il caso e la necessità, exhibition catalogue, MAAB Gallery, Milano, 2019  

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