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VINCENT BEAURIN NUN


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VINCENT BEAURIN NUN

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Questo catalogo è stato pubblicato in occasione della mostra “Vincent Beaurin. NUN” a cura di Domenico de Chirico MAAB Gallery, Milano, 5 ottobre - 16 novembre 2018 This catalogue was published on the occasion of the exhibition “Vincent Beaurin. NUN” curated by Domenico de Chirico MAAB Gallery, Milan, October 5th - November 16th, 2018

IN COPERTINA COVER Ocelle, 2018 particolare detail TESTO DI TEXT BY Domenico de Chirico REDAZIONE E PROGETTO GRAFICO EDITING AND GRAPHIC DESIGN Gloria Franchi TRADUZIONE TRANSLATION Anita D’Aversa Michael Haggerty Simon Pleasance CREDITI FOTOGRAFICI PHOTO CREDITS Sonia Beaurin Grégory Copitet Galerie Frédéric Giroux David Gagnebin De Bons Fabio Mantegna

ISBN 978-88-99818-03-6

Nessuna parte di questo catalogo può essere riprodotta o trasmessa in qualsiasi forma o con qualsiasi mezzo elettronico, meccanico o altro senza l’autorizzazione scritta dei proprietari dei diritti e dell’editore. All rights reserved. No parts of this book may be reprinted or reproduced or utilised in any form by any electronic, mechanical or other means, now known or hereafter invented, any information storage or retrieval system, without permission in writting from the publishers. 2


VINCENT BEAURIN NUN a cura di curated by Domenico de Chirico

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Vincent Beaurin. NUN Exhibition view, MAAB Gallery, Milano, 2018 4


SOMMARIO CONTENTS

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NUN NUN Domenico de Chirico

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OPERE WORKS

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APPARATI APPENDIX

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MEMENTO VIVI MEMENTO VIVI Clément Dirié Esposizioni personali Solo Exhibitions Esposizioni collettive Group Exhibitions Collezioni pubbliche Public Collections

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Vincent Beaurin nel suo studio, Parigi, 2018 Vincent Beaurin in his studio, Paris, 2018 8


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Vincent Beaurin nel suo studio, Parigi, 2018 Vincent Beaurin in his studio, Paris, 2018 11


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NUN

Domenico de Chirico

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«Questo universo è un animale unico che contiene in sé tutti gli animali, avendo una sola Anima in tutte le sue parti.» [Plotino, Enneadi, IV, 4, 32, 1a ed. originale III-IV secolo]

La dottrina del filosofo greco antico Plotino nasce dalla constatazione che al vivere è essenziale l‘unità. Plotino chiama Anima del mondo, nota anche in latino come Anima Mundi, il principio vitale da cui prendono forma gli animali, gli esseri umani e le piante. È da tale principio universale che è possibile comprendere i gradi inferiori della natura e non viceversa. La vita, secondo Plotino, non opera assemblando singoli elementi fino ad arrivare agli organismi più evoluti e intelligenti poiché l‘intelligenza dev‘essere già presente al suo interno. Le idee devono tuttavia restare in sé trascendenti, espressioni di un medesimo intelletto che pensandosi si rende oggetto a sé stesso. Essere e pensiero formano così un unicum. Questo unicum, nella pratica estetico-formale dell‘artista francese Vincent Beaurin, potrebbe corrispondere alla Natura che da un principio semplice fa scaturire il molteplice, laddove i singoli organismi/elementi pur articolandosi e differenziandosi ognuno secondo le proprie specificità individuali, risultano infatti legati tra loro da un ingranaggio a priori che però esiste solo nel momento in cui si suddivide nelle singole opere. I principali elementi del lavoro di Vincent Beaurin sono qui riuniti sul proscenio: i colori con la loro energia, l‘aria e la luce, il corpo, la figura, la sinuosità, lo scintillio – l‘unicum si staglia sotto forma di particelle vitree e scintillanti manifestandosi continuamente e ogni volta in maniera diversa in ogni elemento – e infine l‘astrazione intesa come un impulso ad una visione più ampia e generale che si irradia specificandosi in un gioco continuo di andirivieni. La luce gioca un ruolo fondamentale in questo ciclico movimento, i lavori di Beaurin sono sempre colmi di bagliore quasi come se si trattasse di opere che conservano l‘elemento luminoso dentro se stesse e tale bagliore sembra rimandare a quell‘unicum, di cui sopra, diviso e unito, manifestato nella sua varietà attraverso il colore che man mano si fa materia. Il suo lavoro di scultore consiste nel risolvere e bilanciare le pressioni reciproche, in particolare tra un corpo in divenire e lo spazio che lo contiene non dimenticando tutto ciò che è già presente nello spazio stesso. Dalle acque primeve emergono tre statue verticali e immobili che identificano l‘alba del primo giorno del tempo che comincia ad esistere e tutt‘intorno vi è un coro di solidi concentrici, altrimenti detti Ocelles, concepiti come forme ancestrali. Questo è “Nun”, la divinità che esisteva prima che venisse creato il mondo da tutti noi conosciuto e che corrisponde alle acque primordiali nella mitologia dell‘antico Egitto laddove l‘universo è basato su un‘idea di astrazione; è una delle otto divinità che formano l’Ogdoade e che rappresentano l’insieme delle forze primigenie discendenti dall’essenza del Caos. La correlazione col lavoro di Beaurin sembra essere immediata: le statuarie opere appaiono come solidi dai lineamenti ancestrali con precise caratteristiche, raffiguranti realtà possibili, visibili ma impalpabili, assorbenti ma impenetrabili le quali traggono 14


forza e si autorigenerano dalle forme e dalla potenza cromatica al tempo stesso assorbente e vigorosa. Esse, al loro interno, posseggono le potenzialità per generare ogni cosa seppur nel loro stato di apparente latenza. L‘astrazione, intesa da un punto di vista filosofico come processo che porta a isolare una cosa da altre con cui si trova in rapporto per poi considerarla come oggetto specifico d’indagine, ricopre un aspetto fondamentale nel lavoro di Beaurin. Per dirla con Aristotele, l‘astrazione rappresenta un momento fondamentale del processo conoscitivo poiché applicata ai dati derivati dalla sensazione permette l’enucleazione dei concetti ovvero la conoscenza intelligibile; la conoscenza, pertanto, si risolve prevalentemente nel considerare gli aspetti particolari della realtà astraendoli, scindendoli dal resto e approfondendoli nella loro singolarità. Vincent Beaurin invita lo spettatore a identificarsi con una o più entità astratte seppur visibilmente connotate da rimandi storici, una sorta di vis-à-vis di carattere morfologico al fine di riconoscere e confrontare i propri termini reciprocamente.

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“This universe is a unique animal that contains in itself all the animals, having only one Soul in all its parts.” [Plotinus, Enneads, IV, 4, 32, 1st original edition 3rd-4th centuries]

At the centre of the ancient Greek philosopher Plotinus’s doctrine is the notion that unity is essential to life. For Plotinus Soul of the world – also known in Latin as Anima Mundi – is the vital principle out of which animals, human beings and plants take shape. This universal principle enables us to understand the lower degrees of nature and not vice versa. According to Plotinus, life does not assemble individual elements in order to create the most advanced and intelligent organisms because intelligence must already be present within life itself. However, ideas must remain intrinsically transcendent – expressions of the same intellect which, in thinking about itself, makes itself an object in itself. Being and thought thus form a unicum. In the aesthetic-cum-formal practice of the artist Vincent Beaurin this unicum might correspond to Nature, which, from a simple principle, causes the manifold to arise. Here, while each articulating and differentiating themselves with respect to their own individual specificities, single organisms/elements are in fact linked by a pre-conceived mechanism which only exists when it is divided into individual works. The principle elements of Vincent Beaurin’s work are all gathered here: the colours with all their energy; air and light; the body; the figure; sinuosity; sparkle – the unicum presents itself in the form of sparkling glass particles, each time continuously revealing itself in a different way in each of its parts – and, finally, abstraction in the sense of a pull towards a wider and more general vision that radiates in a constant game of coming and going. Light has a fundamental role in this cyclic movement; Beaurin’s works are always full of brightness, almost as though we are dealing with works that keep the luminous element within themselves, and this brightness seems to refer to the previously mentioned unicum, divided yet united, and manifest in all its variety through a colour that slowly becomes material. His work as a sculptor consists in resolving and balancing reciprocal pressures, in particular those between a developing body and the space that contains it, while never forgetting everything that is already present in the space itself. Three vertical, and motionless statues emerge from the primordial waters, identifying the dawn of the first day of time as it begins to come into existence; and all around is a chorus of concentric solids, otherwise known as Ocelles, conceived as ancestral forms. This is “Nun”, the divinity that existed before the world we all know was created, corresponding to the primordial waters in ancient Egyptian mythology, where the universe is based on the idea of abstraction; it is one of the eight divinities that form the Ogdoad that together represent the totality of primordial forces descended from the essence of chaos. The connection with Beaurin’s work seems immediately obvious: the statuary works seem like solids with ancestral features and precise characteristics, showing possible realities, visible yet impalpable, absorbent yet impenetrable, which gain their strength 16


and regenerate themselves from the forms and chromatic power that are both absorbent and vigorous. Within themselves they possess the potential for generating everything, even in its apparent state of latency. Abstraction, in the philosophical sense of a process that leads to isolating one thing from the others which it is related to, and then to considering it as a specific object for inquiry, is a fundamental aspect in Beaurin’s work. As Aristotle said, abstraction represents a fundamental moment in the cognitive process because it allows the enucleation of concepts, in other words intelligible knowledge. And so knowledge is prevalently resolved by considering the particular aspects of reality, by abstracting them, by separating them from the rest and looking into their singularity. Vincent Beaurin invites viewers to identify themselves with one or more abstract entities even though they are clearly characterised by historical references, a sort of encounter of a morphological kind that aims at reciprocally recognising and confronting their own limits.

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OPERE WORKS

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Vincent Beaurin. NUN exhibition view, MAAB Gallery, Milano, 2018 20


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Vincent Beaurin. NUN exhibition view, MAAB Gallery, Milano, 2018 22


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Statue, 2018 polistirolo, resina epossidica, vetro e legno polystyrene, epoxy resin, glass and wood 180 x 47,5 x 49,5 cm

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Statue, 2018 polistirolo, resina epossidica, vetro e legno polystyrene, epoxy resin, glass and wood 180 x 47,5 x 49,5 cm

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Statue, 2018 polistirolo, resina epossidica, sabbia, vetro e legno polystyrene, epoxy resin, sand, glass and wood 180 x 47,5 x 49,5 cm alle pagine precedenti: on previous pages: Vincent Beaurin. NUN exhibition view, MAAB Gallery, Milano, 2018

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Statue, 2018 polistirolo, resina epossidica, sabbia, vetro e legno polystyrene, epoxy resin, sand, glass and wood 180 x 47,5 x 49,5 cm

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Statue, 2018 polistirolo, resina epossidica, vetro e legno polystyrene, epoxy resin, glass and wood 180 x 47,5 x 49,5

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Vincent Beaurin. NUN exhibition view, MAAB Gallery, Milano, 2018 38


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Ocelle, 2018 polistirolo, resina epossidica e vetro polystyrene, epoxy resin and glass ø 71 x 13,5 cm

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Ocelle, 2018 particolare detail polistirolo, resina epossidica e vetro polystyrene, epoxy resin and glass ø 71 x 13,5 cm

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Ocelle, 2018 particolare detail polistirolo, resina epossidica e vetro polystyrene, epoxy resin and glass ø 71 x 13,5 cm

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Ocelle, 2018 polistirolo, resina epossidica e vetro polystyrene, epoxy resin and glass ø 71 x 13,5 cm alle pagine precedenti: on previous pages: Vincent Beaurin. NUN exhibition view, MAAB Gallery, Milano, 2018

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Ocelle, 2018 particolare detail polistirolo, resina epossidica e vetro polystyrene, epoxy resin and glass ø 71 x 13,5 cm

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Ocelle, 2018 polistirolo, resina epossidica e vetro polystyrene, epoxy resin and glass ø 71 x 13,5 cm

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Ocelle, 2018 particolare detail polistirolo, resina epossidica e vetro polystyrene, epoxy resin and glass ø 71 x 13,5 cm

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Shadow, 2018 pannello in alluminio a nido d’ape, resina epossidica e vetro honeycomb aluminium panel, epoxy resin, glass 165,5 x 35,5 x 1,5 cm

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APPARATI APPENDIX

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Memento vivi Clément Dirié

Le opere di Vincent Beaurin sono testimoni, tranquilli, tellurici, radiosi. A partire dalla ricerca intrapresa negli anni Novanta – prima come designer e creatore di oggetti, poi, in termini inequivocabili, come artista visivo –, Vincent Beaurin è impegnato nella creazione di forme in grado di esprimere e trasmettere il suo mondo. Il suo mondo – come il nostro – non è né figurativo né astratto, né decorativo né speculativo, e né inutile né utile: è tutto questo allo stesso tempo, carico di una forza che reclama solo di essere espressa per irradiare e impregnare le nostre retine. Un impregnamento che disturba la nostra percezione di confini e certezze, permettendo così l’emergere tanto di uno spazio, più fluido rispetto alle opere e in cui le loro forze e quelle che le circondano comunicano tra loro, quanto di un tempo che, in virtù della potenzialità ottica e delle “immagine residue” delle opere, si fa più ampio del tempo di osservazione. Mi riferisco qui, ovviamente, agli Ocelles, spettri cromatici dalle variazioni infinite, e alle “immagini” realizzate con pannelli a nido d’ape in alluminio, ma anche a quelle statuette preziose, sculture ibride, divinità eccentriche e totem monumentali che Vincent Beaurin va erigendo al di fuori degli spazi artistici tradizionali (Quiero, Maiorca, Isole Baleari, 2017; Tree of Life, Kuala Lumpur, 2015-2016; Fleur, per lo spettacolo Al Hamra, 2014; Arch, Maldive, 2013). Tutte queste opere emanano qualcosa di sacro, ma della sacralità aperta e panteistica di un mago, dove l’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo sono un tutt’uno, e dove le muse sono colori, i discepoli intonano le teorie del colore e i mistici si chiamano Michel-Eugène Chevreul, Johann Wolfgang von Goethe e Paul Cézanne. Le opere di Vincent Beaurin sono strumenti di misura, del vicino e dell’irraggiungibile, dell’uomo e del paesaggio, del turbamento e della storia dell’arte. Venuto dalla tradizione artigiana e formatosi come orefice presso l’École Boulle, riconosciuto come designer per la serie Noli me tangere (1994) e per i progetti di collaborazione con la Galerie Néotù, Andrée Putman e Alessandro Mendini, Vincent Beaurin attribuisce un’importanza cruciale all’esattezza delle forme e alla compiutezza della loro esecuzione, infondendo alle sue opere, indipendentemente dalle dimensioni, una risoluta certezza. Tale certezza, tale evidenza, sono ottenute attraverso un linguaggio visivo pre-semiotico: i colori non fungono né da segnali né da simboli, ma sono emozionali e atmosferici; le forme non sono complesse, ma elementari e organiche; il significato non è mai trascendente, ma immanente. È tutto presente, visibile, manifesto, come nel primo mattino di un giorno di canicola, o nel giorno succes86


sivo, madido di pioggia, a una tempesta grandiosa. Paesaggi, climi, il mondo minerale e il ciclo del sole formano l’orizzonte di un artista della contemplazione che nelle sue opere concilia pittura e scultura, superficie e volume, texture e contorni, presenza di sé e riflessione sullo spazio. Perché non si tratta soltanto di creare, è altresì necessario mostrare e organizzare l’articolazione delle opere tra loro all’interno di composizioni in grado di rivelarle, metterle in relazione e permettere loro di inglobare lo spettatore, di oltrepassarlo per meglio intrappolarlo e integrarlo. (Hand-made colour sculptures: some are paintings, some are statues, 2017, in L’Expérience de la couleur, Museo Nazionale della ceramica, Sèvres, 2017-2018; Etat alchimique, Brownstone Foundation, Parigi, 2017; Couronne, 2013; Le Spectre, Atelier Cézanne, Aix-en-Provence, 2010; Avant la panique, Crédac, Ivry-sur-Seine, 2006; The Fun of the Past, Mudam, Lussemburgo, 2006; Yanomani, l’esprit de la forêt, Fondation Cartier pour l’art contemporain, Parigi, 2003). Le opere di Vincent Beaurin sono intermediari, leggeri, sentimentali, resistenti. Mai lisce, talvolta aspre, sempre fisiche, sono come quegli ossicini, selci e sassolini che talvolta emergono sulle loro superfici e che ci piace tenere nel palmo della mano. Memento vivi. Ci chiedono di essere presenti e di situare noi stessi, di sottrarci al nostro mondo liquido per creare una zona di contatto da occupare sia fisicamente che con i sensi, in uno stato di introspezione e ascolto. A questo fine, offrono una armonia fatta di polvere, una calma intensa, una serenità vigorosa, quella, certamente, dell’alchimista, ma prima di tutto quella di un artista teso verso una ricerca radicale: la ricerca dello svelamento dei fenomeni pittorici e ottici, di corrispondenze e sinestesie, di uno stato veritiero del mondo e dell’arte.

a sinistra: on the left page: Quiero, 2017 materiali copositi e rame composite materials and copper 165 x 235 x 175 cm collezione privata private collection Majorca Horus, 2016 polistirolo e vetro polystyrene and glass 57 x 45 x 38 cm 87


Memento vivi Clément Dirié

Vincent Beaurin’s works are quiet, telluric, radiant witnesses. Since his research undertaken in the 1990s – first as a designer and creator of objects, then, in no uncertain terms, as a visual artist –, what is involved for him is the creation of forms which express his world and transmit it. His world – like our world – is neither figurative nor abstract, neither decorative nor speculative, and neither useless nor useful: it is all at once, loaded with a power clamouring only to be expressed, and irradiate and impregnate our retina. An impregnation which disturbs our perceptions of boundaries and givens, permitting the advent of a space, more fluid than the artworks, in which their forces and those surrounding them are in exchanges, and of a time, more vast than their observation, thanks to their optical potential and the “after-images”. I am obviously thinking here of the Ocelles, chromatic spectrums with endless variations, and of the “pictures” made of aluminium honeycomb panels, but also of the precious statuettes, hybrid sculptures, eccentric deities and monumental totems which Vincent Beaurin is increasingly erecting outside traditional art venues ( Quiero, Majorca, Balearic Islands, 2017; Tree of Life, Kuala Lumpur, 2015-2016; Fleur for the Al Hamra show, 2014; Arch, Maldives, 2013). All of them give off something sacred, but it is an open, pantheistic, magician’s sacredness, where the infinitely large and infinitely small are one, and where the muses are colours, disciples chant colour theories, and mystics are called Michel-Eugène Chevreul, Johann Wolfgang von Goethe and Paul Cézanne. Vincent Beaurin’s artworks are measuring instruments, of the near and the unattainable, of man and landscape, of the unsettling and art history. Hailing from a tradition of craftsmanship through gold and silversmithing training at the École Boulle, and recognized as a designer for his Noli me tangere collection (1994) and his collaborative projects with the Galerie Néotù, Andrée Putman and Alessandro Mendini, Vincent Beaurin attaches crucial importance to the aptness of forms and the completeness of their execution, lending his works a confident certainty, whatever their dimensions. This certainty and this obviousness are obtained through a pre-semiotic visual language: colours are neither sign-like nor symbolic, but emotional and atmospheric; forms are not complex but elementary and organic; the meaning is never transcendent but immanent. Everything is there, on view, overt, like in the early morning of the day of a heat wave, or the next day all wet from a majestic storm. 88


in alto: above: Èdre, 2010 polistirolo, resina epossidica, sabbia e vetro, polystyrene, epoxy resin, sand and glass 109,5 x 51 x 29 cm collezione privata private collection Luxembourg Amour, 2010 polistirolo, resina epossidica, sabbia e scaglie di ardesia, polystyrene, epoxy resin, sand and slate flakes 560 x 21,5 x 15,5 cm collezione pubblica public collection Aix-en-Provence Le spectre, dans l’atelier de Cézanne, exhibition view, Aix en-

Landscapes, climates, the mineral world and the sun’s cycle all form the horizon of an artist of contemplation, who reconciles in his works painting and sculpture, surface and volume, textures and outlines, self-presence and reflection about space. Because it is not a matter of merely creating, it is also necessary to show and organize the articulation of works between them, within arrangements which reveal them, and link them together, enabling them to encompass the viewer, and go beyond him, the better to trap and incorporate him (Hand-made colour sculptures: some are paintings, some are statues, 2017, in “L’Expérience de la couleur”, National ceramic museum, Sèvres, 2017-2018; Etat alchimique, Brownstone Foundation, Paris, 2017; Couronne, 2013; Le Spectre, Atelier Cézanne, Aix-en-Provence, 2010; Avant la panique, Crédac, Ivry-sur-Seine, 2006; The Fun of the Past, Mudam, Luxembourg, 2006; Yanomani, l’esprit de la forêt, Fondation Cartier pour l’art contemporain, Paris, 2003).

Provence, 2010

Vincent Beaurin’s works are light, sentimental, and tough go-betweens. a sinistra: on the left: Arch, 2013 materiali compositie rame, composite materials and copper 4,20 x 5,55 x 3,5 m Collezione Cheval Blanc Randheli, Atollo Noonu, Cheval Blanc Randheli collection,

Never smooth, at times harsh, invariably physical, they are like those knucklebones, pieces of flint and pebbles which sometimes emerge on their surfaces, and which we are fond of handling in the palm of our hand. Memento vivi. They ask us to be there and situate ourselves, to remove ourselves from our liquid world to establish a contact zone to be used both physically and sensually, in a state of introspection and listening. To this end, they offer a powdered harmony, an intense calm, a vigorous serenity, that, needless to add, of the alchemist, but above all that of an artist drawn along by a radical quest: the quest for the exposure of optical and pictorial phenomena, forms of liaison and synaesthesia, and a sincere state of the world and art.

Noonu Atoll, Randheli 89


Ocelle, 2017 polistirolo, resina epossidica e vetro polystyrene, epoxy resin and glass ø 71 x 13,5 cm

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Ocelle, 2017 particolare detail polistirolo, resina epossidica e vetro polystyrene, epoxy resin and glass ø 71 x 13,5 cm

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Ocelle, 2018 polistirolo, resina epossidica e vetro polystyrene, epoxy resin and glass ø 71 x 13,5 cm

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Ocelle, 2018 particolare detail polistirolo, resina epossidica e vetro polystyrene, epoxy resin and glass ø 71 x 13,5 cm

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Ocelle, 2018 polistirolo, resina epossidica e vetro polystyrene, epoxy resin and glass ø 71 x 13,5 cm

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Ocelle, 2018 particolare detail polistirolo, resina epossidica e vetro polystyrene, epoxy resin and glass ø 71 x 13,5 cm

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Mostre personali solo exhibitions 2018 – Milano, MAAB Gallery, NUN – Barcelona, Miquel Alzueta gallery, La treizième constellation (Le Serpentaire) – a cura di curated by Pascal Rousseau

2002 – Bruxelles, Hermès, La Verrière, Préhistorique – Beaurin/Domercq – Paris, Fondation Cartier pour l’art contemporain, Fragilisme – con with Beaurin/Domercq, Alessandro Mendini, Fabrice Domerq 2000 – Bordeaux, CAPC – Musée d’Art Contemporain, Beaurin/Domerq

2017 – Paris, Brownstone Foundation, État alchimique – Vincent Beaurin, Corentin Grossmann – Paris, Galerie des multiples, Harmonie municipal – con with Patrick de Glo de Besses

1999 – Paris, Foundation Cartier pour l’art contemporain, 1 monde réel – Beaurin/Domercq – Paris, Foundation Cartier pour l’art contemporain, Façades – Beaurin/Domercq

2014 – Paris, Théâtre de la Cité internationale, Festival New Settings, Al Hamrã – con il compositore e musicista with the composer and musician Justin Godfrey – Paris, Laurent Godin Gallery, Vincent Beaurin

1998 – Paris, Musée des Arts Décoratifs, Vitrines. Beaurin/ Domercq – New York, Elga Wimmer Gallery, Beaurin/Domercq – Milano, Centro Culturale Francese, Beaurin/Domercq

2013 – Aix-en-Provence, Marseille-Provence 2013, Buisson – Paris, Laurent Godin Gallery, Couronne

1996 – Paris, Emmanuel Perrotin Gallery, Vincent Beaurin

2012 – Paris, Laurent Godin Gallery, Vincent Beaurin – Paris, Galerie de Multiples, -3000

1995 – New York, Artists Space Gallery, Vincent Beaurin

2010 – Paris, Fondation d’entreprise Ricard, Du prisme cézanien, Spots exhibition – Aix-en-Provence, Atelier de Paul Cézanne, Le Spectre / Dans l’atelier de Cézanne 2009 – Paris, Frédéric Giroux Gallery, Culte – Lausanne, Circuit – Centre d’art contemporain, Scintille - con with Alessandro Mendini – Lausanne, Contemporary Art Centre, 1M3, 1m3 sous terre 2007 – Paris, Frédéric Giroux Gallery, Basilic 2006 – Ivry sur Seine, CREDAC – Centre d’art contemporain d’Ivry, Avant la panique – Paris, Frédéric Giroux Gallery, La fierté de Paris 2005 – Gennevilliers, Edouard Manet Public Gallery, Construire un feu – con with Delphine Coindet – Sète, CRAC - Centre Régional d’Art Contemporain, Les rivières ont leur source dans la terre et se jettent dans la mer qui va au ciel 2003 – Paris, Eric Dupont Gallery, Vincent Beaurin

a sinistra: on the left: Spot couleurs, 2015 polistirolo, resina epossidica e vetro polystyrene, epoxy resin and glass ø 71 x 13,5 cm collezione privata, private collection, Paris Statue, 2017 polististolo, resina epossidica e vetro polystyrene, epoxy resin and glass 35 x 34 x 19 cm L’expérience de la couleur, 2017-2018 exhibition view, Musée National de Céramique, Sèvres

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Mostre collettive Group exhibitions 2018 – Shanghai, Power Station of Art, Fondation Cartier pour l’art contemporain collection, A beautiful Elsewhere, Draw me a Flag – Paris, Mobilier National, Manufacture des Gobelins, Galerie des Gobelins, Au fil du Siècle, 1918-2018  Chefs-d’œuvres de la Tapisserie 2017 – Sèvres, Musée national de Céramique, L’expérience de la couleur – Bordeaux, maad - Bordeaux Museum of Design and Decorative Arts, Oh couleurs – Taipei, Taipei 101, Lady Dior as seen by – Saõ Paulo, Raquel Arnaud Gallery, A Materia da Cor 2016 – Paris, Galerie de multiples, All I want for Christmas is – Montpellier, Mécènes du Sud Montpellier-Sète, La convergence des antipodes – Belfort, Le Granit- Galerie du Théâtre, Appels – Meymac, Abbaye Saint-André, Contemporary Art Centre, Non figuratif, informel, minimaliste, abstrait. Un  nouvel intérêt – Düsseldorf, Langen Foundation, Lady Dior as seen by – Le Havre, Le Portique - Contemporary Art Space, Tracks – Luxembourg, MUDAM – Musée d’Art Moderne GrandDuc Jean, Quizz 2 – Seoul, House of Dior, Lady Dior as seen by 2015 – Paris, Galerie de Multiples, Abstract Jungle – Nancy, Poirel Gallery, CNAP – Centre National des arts plastiques, Zones de confort 2014 – Paris, Fondation Cartier pour l’art contemporain, Mémoires Vives, 1984-2014: 30 years of stories – Paris, Backslash Gallery, Grey Flags – Paris, APPARTEMENT, Sinon, le chaos – Nancy, Poirel public gallery, Quizz 1 2013 – Saõ Paulo, Instituto Tomie Ohtake, Lady Dior as seen by – Tourinnes-la-Grosse, Le Musée du Chat, Le Milieu du Monde – Nantes, le Hangar à Bananes - Contemporary Art Centre, De leur Temps – Paris, MNAM – Musée National d’Art Moderne Georges Pompidou, permanent collection, Triptyque bleu – Paris, Royal Monceau Hotel, Young International Artists – Paris, Palais de Tokyo, Just a perfect Year – Paris, Anoa Galerie, Around Bodies

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2012 – Paris, Parcours Saint-Germain-des-Prés – Almaty, Abylkan Kasteev State Museum of Arts of the Republic of Kazakhstan, Plaisirs de France – Tokyo, Dior Boutique, Lady Dior as seen by – Milano, Triennale Design Museum, Lady Dior as seen by – Baku, The Baku Museum of Modern Art, Plaisirs de France 2011 – Paris, La Conciergerie, Bêtes off – Aix-en-Provence, Les Flâneries d’Art Contemporain – Cuise-la-Motte, Châteaux de Pierrefonds, Monument et Animaux, Escargothique, bizaraignée, éléphantasme...un bestiaire merveilleux – Shanghai, Central Atrium, Lady Dior Traveling Art & Handbag Exhibition – Luxembourg, MUDAM – Musée d’Art Moderne GrandDuc Jean, Walking through... 2010 – Paris, Torri gallery, This could be a place of historical importance – Chamarande, Centre d’art contemporain, Living rooms / Pièces à vivre – Ivry-sur-Seine, CREDAC – Centre d’art contemporain d’Ivry, Le carillon de Big Ben – Bourges, Contemporary Art Centre, Les Belles Images: Troisième Type – Paris, Musée de la Chasse et de la Nature, Chasse aux fantômes – Luxembourg, MUDAM – Musée d’Art Moderne GrandDuc Jean, Le meilleur des mondes 2009 – Paris, Passage de Retz, 25 years of Design in France, Les années Staudenmeyer – Paris, Galerie de Multiples, Totems et tabous – Saint-Paul de Vence, Catherine Issert Gallery, Moi et les autres III – Paris, Galerie Crèvecœur, Overlap – Ivry-sur-Seine, CREDAC - Contemporary Art Centre, Le travail de rivière 2008 – Paris, Parcours Saint-Germain-des-Prés, Céline boutique, Il était une fois... – Paris, Cité Internationale universitaire de Paris, Swiss Pavilion, Spectrarium – Paris, Galerie Frédéric Giroux, Black on White – Fribourg, FRI-ART - Contemporary Art Centre, Chausses-trappes Gang Warily! (marche avec prudence) – Sète, CRAC - Contemporary Art centre, Des constructeurs éclectiques 2007 – Paris, Galerie de multiples, Ghost – Paris, Fondation d’entreprise Ricard, IX edizione del premio Foundation Ricard, 9th edition of the Foundation


Ricard prize, Dérive – Paris, St. Roch church, La nuit blanche – Genève, Attitudes, Les roses de Jéricho

2000 – Siena, Palazzo delle Papesse, Fondazione Cartier per l’Arte Contemporanea, Collezionismi

2006 – Luxembourg, MUDAM – Musée d’Art Moderne GrandDuc Jean, The fun of the past, Eldorado – Tokyo, Museum of Contemporary Art, Fondation Cartier pour l’art contemporain collection

1996 – Ivry sur Seine, Crédac – Contemporary Art Centre, Assembled in Ivry

2005 – Paris, MNAM - – Musée National d’Art Moderne Georges Pompidou, Big Bang 2004 – Rio de Janeiro, Centro cultural de la Banco do Brazil, Yanomami l’esprit de la forêt – Toulouse, Les Abattoirs – Musée d’Art Moderne et Contemporain, Agnès B collection, Je m’installe aux Abattoirs

collezioni collections MNAM - Centre George Pompidou, Paris Fondation Cartier pour l’art contemporain, Paris FNAC - Fonds National d’Art Contemporain, France MUDAM - Musée d’Art Modern Grand Duc Jean, Luxembourg Brownstone Foundation, Paris

2003 – Umea, Bildmuseet, Fondation Cartier pour l’art contemporain – Paris, Fondation Cartier pour l’art contemporain, Yanomami l’esprit de la forêt

Spot gris jaune, 2009 polistirolo, resina epossidica, sabbia di quarzo e scaglie di ardesia polystyrene, epoxy resin, quartz sand and slate flakes ø 90 x 35 cm Marlydes, 2008 figure: polistirolo, tessuto in fibra di vetro, resina epossidica e scaglie di ardesia; basamenti: legno figures: polystyrene, fiberglass cloth, epoxy resin and slate flakes; perches: wood 329 x 116 x 116 cm e and 333 x 116 x 116 cm collezione privata, private collection, Belgique Spot noir gris, 2009 polistirolo, resina epossidica, sabbia di quarzo e scaglie di ardesia polystyrene, epoxy resin, quartz sand and slate flakes ø 68 x 20 cm Affreschi, Alessandro Mendini, 2009 Scintille, 2009 con with Alessandro Mendini, exhibition view, Circuit - Centre d’art contemporain, Lausanne 105


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in alto: above: Vincent Beaurin, Animal sans tête, 2002; David Hammons, The Mask, 1997; Mario Merz, Tartaruga, 1975

a sinistra: on the left: Scytale, 2007 polistirolo e sabbia polystyrene and sand 180 x 55 x 72 cm collezione Brownstone Foundation Brownstone Foundation collection Paris

Mémoires Vivres, 1984-2014: 30 years  of stories, 2014-2015 exhibition view, Fondation Cartier pour l’art contemporain, Paris

Djinn, 2007 polistirolo e sabbia polystyrene and sand 225 x 100 x 150 cm collezione Claude Berri Claude Berri collection Francia, France Vincent Beaurin. Basilic exhibition view, Galerie Frédéric Giroux, Paris, 2007 107


Milano Via Nerino 3, 20123 Padova Riviera San Benedetto 15, 35139 segreteria@artemaab.com www.artemaab.com Finito di stampare nel mese di ottobre 2018 a cura di Graphic and Digital Project, Milano Printed in October 2018 Edited by Graphic and Digital Project, Milan 108


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Profile for maabgallery

Vincent Beaurin. Nun  

exhibition catalogue, MAAB Gallery, Milano, 2018

Vincent Beaurin. Nun  

exhibition catalogue, MAAB Gallery, Milano, 2018

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