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MONTEGEMOLI ARTE

Opere ed installazioni contemporanee in un Borgo Antico MONTEGEMOLI - POMARANCE - QUERCETO


A Montegemoli, storia e modernità entrano in relazione, in un dialogo appassionante e produttivo. Un piccolo borgo medievale, fra le colline etrusche, ospita l’arte contemporanea internazionale. Il progetto ambizioso M’arte trova, nei montegemolini coscienti della loro tradizione, un interesse attivo per le diverse forme d’espressione estetiche, orientate al futuro. La terza edizione 2011 di M’arte “conquista” due nuovi luoghi d’esposizione con il coinvolgimento di Querceto e di Pomarance. Ulteriori possibilità tecniche sono state inoltre messe a disposizione degli artisti grazie al sostegno del Comune di Pomarance. Ventotto autori presentano le loro opere, le sculture e le installazioni per la maggior parte sitespecific. I temi affrontati sono molteplici come anche i materiali impiegati: legno, plexiglass, imballaggi, bronzo, acciaio, creta, ma anche i nuovi media visivi e sonori, la pittura e la fotografia a carattere installativo, indagano in modalità figurative, astratte o concettuali, la ‘conditio humana’, le condizioni sociali e gli eterni temi dell’uomo. M’arte presenta un ampio e significativo spaccato di arte contemporanea riunendo in un solo evento giovani artisti ed artisti di grande esperienza, provenienti da percorsi e formazioni diverse. - Lo staff organizzativo M’arte è lieto della partecipazione in parallelo alla 54° Biennale di Venezia nella sede toscana di Villa Bardini in Firenze di Stefano Tonelli e della presenza d’onore di Jacqueline Diffring.Sculture-installazioni in rapporto di continuità con l’arte moderna classica in uno sviluppo

storico-artistico, che nacque trentamila anni fa e che rappresenta un’attitudine nella quale l’opera scultorea – concava e convessa, lineare o voluminosa – evidenzia un tema invisibile, fra l’essere e il niente, nel gioco espressivo fra luce ed ombra, sia costruttivo, che cubista o minimalista. La rottura dei confini dell’opera d’arte, tradizionalmente chiusa in se stessa, della statua, crea ora movimento. L’installazione come opera d’arte può diventare esperienza oltre lo spazio, concreta e addirittura interattiva. Come gli assemblaggi d’oggetti del quotidiano che invitano lo spettatore ad aprirsi intellettualmente ed emotivamente e la stessa video-arte che consente una percezione dei complessi strati di tempo e spazio. L’arte è un bisogno fondante dell’essere umano, poiché permette di trascendere ed andare oltre la realtà, al di là del dato immediato, liberando l’immaginazione ed il potenziale creativo e inducendo così nuove forme di pensiero. Marlene Mohn, maggio 2011


POMARANCE Massa Marittima Castelnuovo V.C. Serra

MONTEGEMOLI QUERCETO 18 Cecina Ponteginori Montecatini V.C.

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MAPPA STRADALE


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Cecina Volterra

Salvatore Fiori Jörg Mohn Paolo Garofalo Silvana Pincolini I Santini Del Prete Maria Burger - Gianfranco Stacchi - Bruno Sullo Enrico Pantani - Giacomo Saviozzi Thi.Bo - Stefano Tonelli Jacqueline Diffring Francesco Bozolo Uccio Biondi - Luigi Giulio Sergio Mazzanti

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MAPPA ESPOSIZIONI

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Michael Denhoff - Wolfgang Ueberhorst Biwi Köppel Luca Serasini Emanuele Cazzaniga Benjamin Blanke-Claudia Kapp-Luigi Camarilla Giuseppangela Campus - Luigi Camarilla Jacqueline Diffring S’nim Oh


LIBERTA | nero vite 2007 bende gessate, tavola, ferro, alluminio cm 128 x 80 x 75

E’ improbabile, ma tangibile, aliena, straordinaria, ma anche anonima, diva e anti-diva: è la donna-manichino-scultura, dall’identità concertabile, che dalla sedia di “Liberta” di Uccio Biondi - provocatoriamente incompleta, senza accento - lancia un “grido tacito” di ribellione, di equilibrio comunque ritrovato, oltre i sentieri impervi dell’alienazione. Fra una sorta di umanesimo contemporaneo contaminato di neo-pop art, ed espressionismo tridimensionale, le tematiche socio-psicologiche, i grovigli psicoanalitici (“tra le mani un fuso che dipana fili di metallo”), hanno l’andamento di una cronaca sublimata, immortalata in un altare contemporaneo, come in un teatro che “scende” dal palco e si gioca nel quotidiano.

Il concettuale personalissimo, e di raffinatezza impeccabile, delle ultime sperimentazioni di Uccio Biondi, trovano una sintesi di magnetica suggestione, in questo lavoro ideato per la performance teatrale scritta e diretta dall’artista “Una dieci cento mille Nero Vite”: scultura, installazione e teatro neo-sperimentale.

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B I O N D I

La ricerca di Uccio Biondi, nativo di Ceglie Messapica in provincia di Brindisi, diplomato all’Accademia di Belle Arti di Lecce, instaura scambi concettuali suadenti tra i linguaggi massmediatici (installazioni intermediali), l’impatto unico delle sue “Alto-pitture”, la forma teatrale.


SALUTATIONS TO THAT 2011 paintings, video, slideshow and song for two rooms installation

Emozioni inattese, dubbi, nuove aperture, instabilità, sollecitate in modalità espressive che introducono echi poetici nel concettuale. Le fratture e le ambiguità, nello scorrere tranquillo e prosastico dei giorni, il consolidarsi delle relazioni, del ruolo nei rapporti, rimandano dal loro interno sussurri di ambivalenza, di non risolto, di non chiaro, di drammaticamente mutante, in un ironico futuribile romanzo ripetuto, anche impersonato da inattesi protagonisti animali, fra il qui e il chissà. La pittura installativa di Benjamin Blanke, comunica con opere di video arte e proiezioni in slideshow di Claudia Kapp, nella restituzione di infrastrutture di nuovo senso, sensazioni e percezioni all’antitesi, ma compresenti.

BENJAMIN B L A N K E C L A U D I A K

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I “ritratti-miniature” di Benjamin Blanke, gestiscono risvolti manieristici ed ironici nella ritrattistica. Tematiche incognite, fra curiosità e mistero, tuonano nello scenario giornaliero, e si insinuano, con sottofondi musicali spesso “sproporzionati” nelle performance, interventi spaziali e video di Claudia Kapp, in nuove interpretazioni dell’arte Minimal e Concettuale. Benjamin Blanke & Claudia Kapp esordiscono la loro attuale collaborazione artistica, dove la pittura acquisisce carattere installativo e animato, con un progetto sviluppato in Giappone negli anni 2005-2006, il Capsule Suite, 5-channel-video-installation.


MARCOVALDO 2011 Installazione cm 210 x 250 x 3

Si scardinano i baluardi dell’adattamento rigido ad un ambiente dato, ed i limiti della città vengono ricondotti nella natura agreste, nell’installazione “Marcovaldo 2011” di Francesco Bozolo, che si pone più come una continuità, che non come un omaggio diretto, al significato profondamente umano del Marcovaldo di Calvino. L’inferno terreno, oltre cui l’immaginazione e lo sforzo di sopravvivenza psicologica e pratica del manovale in difficoltà economiche faceva pensare i cartelli pubblicitari come una sorta di bosco, l’unico possibile nella conurbazione moderna, è ricondotto da Bozolo in un contesto improprio. L’ironico e tragico risvolto del racconto, ha ora la fisonomia di cartelli “un po’ meta progetto, un

po’ pubblicità, un po’ elaborato d’arte”, la segnaletica in cui il referente è parte attiva della rappresentazione-indicazione. L’oggetto percepito, la chiesa, la torre, il paesaggio scatenano un flusso inedito di facoltà sincroniche fra visioni reali e fittizie, impresse nella trasparenza.

FRANCESCO B O Z O L O

Architetto e graphic designer, docente all’Istituto di grafica pubblicitaria a Cecina, pittore, Francesco Bozolo negli ultimi anni predilige il confronto con la progettazione di opere legate ad un luogo specifico, lavorando anche sulla proliferazione di immagini massmediatiche opportunamente ricontestualizzate.


SIGNORA LIBERTÀ SIGNORINA FANTASIA 2011 filo di ferro, gabbie installazione, cm 300 x 350 x 260

“Non si può volar via dalla gabbia che abbiamo dentro di noi” per Maria Burger: perché signora e signorina, come cantava Fabrizio De André, sono la libertà e la fantasia, quando sembrano impossibili, anelate, negate. Alla noesi della coscienza, l’elemento fisico di sintesi che smuove la problematica universale di un volo non pienamente concretizzabile, riassunto nella forma simbolica reiterata della sua stessa negazione. Questa volta, nel lavoro dai timbri nordici goticicontemporanei di Maria Burger, è la gabbietta dei piccoli animali nel contesto delle apparenti certezze domestiche, che diviene una vera e propria scultura in arte povera, che mette a nudo con poesia scarna e gentile, quei muri interiori che, forse ancor più della costrizione fisica, frenano l’Io e il pieno realizzarsi del progetto esistenziale.

Fluttuante e fluorescente, la ridotta prigione è vuota e le ali sono all’esterno, in un rapporto plastico ancora stretto fra costrizione e libertà, nella sua riproposta nello spazio agibile, dove va di pari passo con l’altra dialettica fondante, dei significati intuibili, nella mistica rivelatrice di buio e luce.

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B U R G E R

Maria Burger, nasce a Merano in Alto Adige. Studia pittura in Austria presso la Kunstgewerbeschule di Graz e all’Università di arti Applicate di Vienna. Nel percorso formativo segue anche la masterclass in scultura, ceramica e design, con i docenti Wander Bertoni, Maria Bilger e Matteo Thun. Dal 1997 è residente stabile in Toscana, nella campagna che circonda il borgo di Riparbella (PI).


HOMO MEDITERRANEUS 2011 legno di barca, sale cm 300 x 500

Questioni scottanti del presente restituiscono al Mediterraneo un ruolo centrale nella società contemporanea, un dibattito aperto al quale l’arte non può sottrarsi. Nasce da questa istanza l’installazione “Homo Mediterraneus”. L’intento dell’opera è visionario, lirico e nel contempo sociale. Utilizzando legni di barche, usurati dal mare e rinati per una metaforica navigazione nel futuro, si mette in scena la visione, che oscilla tra speranza e profezia, raccontata per simboli. Un grande piano circolare di sale rimanda al valore di una archetipa saggezza. Al centro il protagonista: un Uomo “ideale” impersonato da un timone antropomorfico che si erge dal sale, mare prosciugato. Dietro di sé l’uomo è sovrastato da elementi lignei verticali, alti e inarcati, curve iper-

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CAMARILLA

boliche che simboleggiano colorate civiltà mediterranee; davanti a sé affiora dal basamento salino la grande tavola di un neo-alfabeto, nato dall’elaborazione estetica di caratteri presenti negli alfabeti delle antiche civiltà mediterranee. Una lingua comune a tutti i popoli che abitano il Mare Nostrum, un alfabeto che nell’immaginario getta un ponte di fratellanza e pace per il superamento dei conflitti di civiltà. (L.C.) Luigi Camarilla nasce a Siracusa in Sicilia nel 1959. Formatosi successivamente a Milano, con esperienze professionali nella scenografia televisiva, cinematografica e di teatro, è pittore, scultore, scrittore, poeta e autore di testi musicali. Recentemente ha esposto presso il palazzo de Il Sole 24 Ore.


UNNOS 2010 tecnica mista installazione

Scheletri di alberi (unnos) carbonizzati, protesi verso cieli dalle diverse trame e tonalità di grigio, nidi inabitati, teli bianchi, ecc. sono protagonisti di una “scenografia dell’assenza”, metafora dell’abbandono e della distruzione ambientale, dello spazio mai più vivibile di Giuseppangela Campus. In una delle sale del Teatro De Larderel a Pomarance, prende così corpo il terzo capitolo, dopo Semenes nel 2007 e Triccu nel 2009, di quella ricerca/denuncia che, attraverso l’efficacia ed immediatezza del messaggio artistico, restituisce l’immagine di un “ipotetico disastro ecologico” ma che è anche, nelle parole dell’autrice,

“espressione dell’inquinamento interiore e della creatività ad esso collegato”. Linguaggio e comunicazione artistica danno vita ad un intervento ammonitore, che stimola la coscienza, alle porte dell’irrimediabile.

GIUSEPPANGELA C A M P U S

Artista di origini sarde, Giuseppangela Campus, vive e lavora a Volterra. Tra il 1990 e il 2009 espone in numerose mostre personali e partecipa a collettive attraverso la Toscana ed importanti sedi nazionali.


IN CHE MANI SIAMO? 2010/2011 installazione cm 200 x 200 x 250

La condizione umana contemporanea, in una riflessione critica diretta a provocare un frammento di “esistenza consapevole”, nell’installazione esperienziale “In che mani siamo?”, firmata da Emanuele Cazzaniga. Il poeta dei metalli ri integrati, sperimentatore della forma, realizza un grande cubo di reminiscenza kafkiana, accessibile da un’apertura laterale, all’interno del quale la stessa linearità geometrica “ricrea una dimensione razionale”. E si aprono verso lo spettatore le due mani in gesso, la scultura dominata dal quesito collettivo universale: “In che mani siamo?” (riproposto all’esterno in lingue diverse). Prima di abbandonare l’altare minimalista della

“ragione”, l’artista invita il visitatore a lasciare la propria riflessione libera sui fogli di carta o anche inviare una mail (inchemanisiamo@gmail. com) successivamente all’indirizzo indicato. Così l’opera estende il suo significato nello spaziotempo.

EMANUELE CAZZANIGA

Emanuele Cazzaniga, nasce a Tortona (AL) nel 1964. Compie gli studi a Milano ed inizia la propria attività creativa e professionale nei territori della grafica e del design. Dal 1996 vive e lavora stabilmente in Toscana, con sede presso il Castello di Montegemoli (PI), nell’atelier d’arte “Aione”.


WIESENGEZWITSCHER 2011 CHILD, TOYS AND LANDING PEACOCK 1980 ferro saldato PENDELNDE KLANGFENSTER 2010 sound-installazione

Quando l’arte concreta, portavoce di astrazioni rigorose, entra nel regno apparentemente caotico e sfuggente dell’informale, o recupera suggestioni dalla figura antitetica e dai suoni sperimentali, nuove potenzialità e confini imprevisti, si definiscono tra arti, discipline e poetiche non più diacroniche, verso la catarsi analitica ed esistenziale, nei sotterranei rimossi del “tempo reale”. Fra geometrie costruttivistiche e sinuosità organiche, l’opera scultorea di Wolfgang Ueberhorst, incontra attivamente l’installazione sonora del compositore Michael Denhoff, e in un giardino di antichissima memoria, si apre il lungometraggio da zero a infinito, della conoscenza, fra mostri e fate, sull’essenza di noi stessi. I suoni ipnotici e il cinguettio atipico di “Pendelnde Klangfenster” di Michael Denhoff ed i gradini verticali, dal subconscio al concetto, dell’opera ispi-

M I C H A E L D E N H O F F WOLFGANG UEBERHORST

rata da un viaggio rivelatore in Africa, la scultura “Child, Toys and Landing Peacock” di Wolfgang Ueberhorst in compresenze improbabili e probabili di bambino, giocattoli, il pavone, o il “grande uccello scatenato”, che forse tutto invade e scompagina, ma che oramai è “atterrato” in una morfologia incognita, ma “concreta”, mai più determinante e spersonalizzante. Wolfgang Ueberhorst, classe 1952, laureato all’Accademia di Belle Arti di Monaco e qui docente per un periodo, è scultore affermato tra Parigi, Monaco e Bonn. Il compositore pianista e violoncellista, Michael Denhoff nasce nel 1955 ad Ahaus, in Westphalia. Firma la prima composizione a dieci anni. Numerosi i premi e riconoscimenti e le prestigiose cariche di insegnamento.


OPENING 2011 bronzo (Fonderia Del Chiaro, Pietrasanta) cm 90 X 145 X 60

La prima parola che si forma nell`incontro con la scultura „Opening“ (Apertura) è forza, radicarsi, appoggio solido. Un braccio che impedisce il passaggio o indica la strada verso il proprio sviluppo. Un braccio, disposto a dare ed a ricevere. Un corpo fatto di cubi, convessi e concavi. Le linee chiare, taglienti delimitano le forme, le morbide curve del collo, del braccio. Braccio o ala? Il collo leggermente inclinato sembra tenero, vulnerabile sopra le massicce, fortemente architettoniche forme si alza libero nello spazio dello spirito, delle idee aldilà del legame con la terra. Architettura scultorea. Il triangolo superiore, le spalle, escono curvandosi a volta. Dal corpo aperto nasce la protezione – il tetto. Un corpo, né maschile né femminile. Jacqueline Diffring riunisce figurazione ed astrazione, la corporalità stessa è simbolo di “un’attitudine spirituale, un posizionarsi al mondo applicato al corpo”. Un corpus, il cui spazio interno si apre, ma si chiude

JACQUELINE D I F F R I N G

contemporaneamente, un rettangolo come scudo. Risonanze a tematiche biografiche, “fin dove posso aprirmi, a che punto mi devo proteggere”. Il desiderio di svilupparsi, caricare energia, abitare la forza. Incontrare la creazione e riconoscerla. Questi sono temi centrali nel lavoro di Jacqueline Diffring. Nata nel 1920, inizia a studiare arte a Berlino. A causa della forte repressione dai nazionalsocialisti emigra nel 1939 in Inghilterra. Lì prende la cittadinanza britannica e conclude i suoi studi al Technical College a Cambridge ed all’Università di Londra. Studia scultura alla Chelsea School of Art con Soukop e MacWilliam, ma il suo maestro più importante fu Henry Moore. Dall’inizio degli anni ‘60 vive e lavora in Francia. Le sue opere sono presente; nelle gallerie d’arte internazionali, nei musei e nelle esposizioni internazionali d’arte. Nel 2007 dà il via alla Jacqueline Diffring Foundation a Berlino. Marlene Mohn


DAL LATO DEGLI INFERI...ED ALTRI TROPI 2005/2010 20 elementi in lamiera scatolata e saldata, di acciaio Cor-Ten patinato installazione

Concerto di segni agiti direttamente nell’ambiente, una nuova Stonehenge o un ermetico contemporaneo rito di profilo neo-arcaico. Fra l’ordinario ed il mistico, i venti elementi dell’installazione “Dal lato degli Inferi...ed altri tropi” di Salvatore Fiori si saldano a terra, ma in una danza invocativa rivolta al cielo: lingue di un fuoco infernale, irrinunciabilmente vitale, interrelazione di nuovo senso, fra gruppi animistici, tanto estranei, quanto reali. Dai quasi tre metri ai cinquanta centimetri di altezza, le forme in lamiera scatolata e saldata, veicolano anche una sorta di alterità una varietà compresente di identità insieme simili e divergenti. Precipitati esoterici o variazioni scientifiche, fino

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al supporto, l’acciaio Cor-Ten patinato che parla di progettazione sociale, di nuovi assetti condivisibili e orizzontali. Tropi filosofici, le contraddizioni su cui si sospende ogni giudizio, e la mente si apre verso critiche interpretazioni a partire da nuove possibili combinazioni. Salvatore Fiori nasce a Carpignano Sesia (Novara) nel 1949. Allievo di alcuni tra i più significativi artisti del Novecento, si diploma al Liceo Artistico ed all’Accademia di Brera, per poi laurearsi in Architettura al Politecnico di Milano. Insegnante presso il Liceo Artistico di Brera e per un periodo all’Accademia di Belle Arti ACME di Milano.


LEGOMOMENTI 2011 cartello stradale anagrammazione linguistica

La segnaletica di indicazione stradale che ci accoglie ed indica l’agglomerato o la località di arrivo e di attraversamento, rimane simile a se stessa, ma stravolge - dall’interno - il suo assegnato dato superficiale. Appena percettibile, eppure rivoluzionario, subliminale-contemporaneo, l’intervento “Legomomenti” di Paolo Garofalo è gioco ed esperimento d’identità sottintesa, è dunque conscio e inconscio, “per questo sempre possibile”. Montegemoli diventa così Legomomenti e “il percorso di visita a M’arte racconta, in due luoghi, quali sono i momenti che l’autore lega al borgo”. Paolo Garofalo nasce a Foligno nel 1956; è dot-

tore in matematica, copy, comunicatore d’impresa, designer. Dal 1994 Paolo Garofalo è un marchio. Nel 2009 origina il marchio Consecutio Temporum insieme con Mattia Cussolotto e Lorenzo Mosconi.

P A O L O GAROFALO


MARTINGALE 2011 Mista-colori acrilici su tela cm 240 X 240 + Martingale in legno a terra

Passaggi, scambi, significati interrelati e nascosti, indovinabili e interagibili, da una tela all’altra, da un supporto bi-dimensione a quello adiacente, quando oltre i limiti del quadro, si manifesta una trama complessa rivolta al presente. La figurazione pittorica “classica” ingigantita e ricorrente, crea, per opposizione, un’installazione dal ritmo contemporaneo, nell’intervento di Luigi Giulio. Da un approccio inedito, la costruzione della visione del “tutto”, a partire dalla gestione di senso dei singoli elementi. Autore di lavori in arte povera, ready-mades in ambiente pop, Luigi Giulio attraversa, nella sua

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ricerca sperimentale, e nelle opere ritmate e ipnotiche, generi al confine, nella costruzione di un linguaggio proprio fatto di nuovi rapporti fra forme e cromie. Consulente artistico del marchio “Paolo Garofalo”, l’artista, classe 1951, è nativo del Lago Maggiore. Studia medicina, ma prevale una forte propensione verso l’arte che lo porta a collaborare in una Sartoria Teatrale. Presente a Zurigo nel 1989, in un’importante manifestazione, nel 1999 è a Brescia presso la Galleria L’Olmocolmo per il lancio del nuovo tema “Il Trasportocolore”.


ENGEL 1980 bronzo cm 105 x 28 x 47

La scultura di matrice surrealista, figurazioni

to, manifesto del Sé, e astuccio dell’Io, modelli

esistenzialiste, ed il lessico dell’inconscio, scan-

assenti di un corpo senza volto, o con il volto

discono gli spazi naturali del borgo di Montege-

riprodotto su una pittura appesa , e i sofà senza

moli, in una fiaba irrisolta, fra il pieno e il vuoto,

ospiti, laddove l’introspezione diviene universa-

l’essere e il non essere, il compiuto e l’incompiu-

le, fra dolci solitudini, e fotogrammi retró di un

to, nelle sculture e interventi di Biwi Köppel.

condivisibile e ciclico, canovaccio del disagio. Biwi Köppel, vive a Landshut, a novanta chilometri da Monaco di Baviera. È stato docente all’Accademia di Belle Arti di Monaco per poi dedicarsi completamente alla scultura ed alle installazioni ed interventi di arte contemporanea.

. Più in composizione cubista le opere in legno e ferro, ma con una linea che ricorda anche le visioni dall’invisibile di Mirò, fino alle vesti senza volto indossate da “eleganti” fantasmi ottocenteschi in epoca accelerata. Gotici e sensuali insieme, in una corporalità testimoniata dall’abi-

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K Ö P P E L


SERIO LUDERE 2008-2009-2011 videoarte, pittura ambientazione

Un percorso fra giocattoli generazionali riconoscibili, rompicapi attraenti, dipinti e collage enigmatici, proiettano nell’immaginario infantile. Ma i sogni e le attese si scontrano con i muri disincantanti del fattuale, delle false libertà, dei bisogni e dei modelli massificati e indotti. In una favola violata dal disagio pre-conscio di un tradimento subito, si apre l’ambientazione “Serio Ludere” di Sergio Mazzanti, itinerario critico nella condizione femminile, sul doppio binario parallelo del percepito individuale e del sistemico-universale. Un “ludere” estremamente “serio”, sui compromessi impossibili, e che esordisce con il tempio effimero sorretto da barbie-vestali: cliché della bellezza a “una dimensione”, fino al video con epilogo sull’ anoressia. Secondo step i cubi con

S E R G I O MAZZANTI

acqua riflettente e su cui oscilla il “castello di sabbia”, adagiato sulla testa di bambola dal volto oscurato da uno strofinaccio da cucina, ma ancora attratta da ninfee idilliache. Speculare: l’isola della felicità che in realtà ha forma fallica dominante ed è custodita da un uomo-guardiano, dall’identità irrisolta fra il principe e il dittatore. Atto finale: i dipinti collage, con vestitini candidi, “la seconda pelle” portavoce dell’esistito, sotto un aereo ricorrente e roteante. Attualmente residente a Carrara, Sergio Mazzanti nasce a Pontedera (PI) nel 1952. Inizia la formazione presso l’Istituto d’Arte Passaglia di Lucca e già alla fine degli anni ‘70 realizza le prime istallazioni. Prosegue con performance, video, interventi su tematiche di forte impegno sociale.


30° 2011 acciaio cm 176 X 251 X 211

Tre linee convergenti, ma che completandosi danno alla scultura struttura e bilanciamento, gli prestano tranquillità e solidità, movimento e dinamica allo stesso momento. La verticale, il centro, rappresenta tranquillità e solido appoggio, mentre le larghe orizzontali, e soprattutto le diagonali, riflettono leggerezza, sospensione formale. Tutte le linee hanno la loro forma individuale e la loro funzione al servizio dell’insieme; formano un corpo, che riposa in se stesso e – allargandosi – cerca lo spazio intorno, il paesaggio. Spazio interno ed esterno della scultura possono

variare per via del fatto che il corpo inferiore è movibile. Il materiale scelto, acciaio non trattato, rappresenta solidità e durevolezza e diventa, a causa della ruggine e della disgregazione, simbolo della fine e del passare del tempo.

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Jörg Mohn, nato a Berlino, comincia a dedicarsi alla scultura, dopo studi di Architettura. Lavora come artista indipendente e autodidatta dal 2000. Vive e lavora fra Montegemoli e Berlino. M.M.


GOCCE 2011 tecniche miste installazione

Sculture organiche che cadono dall’alto, da una solida quercia in prossimità del Castello, come una manifestazione dal doppio impatto di sconvolgente ed accogliente, nella sperimentale convivenza materica di ferro, corda, ceramica, e legno vivente. Sono le forme radicali precipitate dal mistero della vita di Silvana Pincolini, che crea suggestioni direttamente dalle stanze imponderabili dell’universo. Apparenti antinomie fra i ferri-gabbia rigidi, gli anelli di Moebius dalle sfumature eleganti ed essenziali della cottura raku, le corde arcaiche ed ecologiche. Sensazioni che corrono in un groviglio di incontri improbabili, di antico e futuribile, dove l’anello stesso, rompicapo matematico, che

S I L V A N A PINCOLINI

rompe la distinzione tra i due lati ordinari della superficie, è sperimentabile in un nuovo ambiente, installato a Montegemoli in uno spazio ibrido fra campagna e urbano, in un contesto misto di sensazione-azione. Dalla natura e dalla creazione, insondati percorsi del pensiero, nella complessità di stimoli multipli, ora opposti, ora sincronici, della percezione. L’artista milanese Silvana Pincolini, si forma a Brera negli anni 60/70. Successivamente completa le competenze grafiche e scenografiche con Albe Steiner e Liisi Beckmann. Fondamentale nella sua ricerca sarà poi la svolta antroposofica e la visione steineriana dell’equilibrio vitale.


PARA-DOSSI 2011 videoinstallazione, videoanimazione, fotografia, pittura installazione

Semplice, vivace, scontata ed accogliente, carica di piccoli significati: è la casetta familiare ed archetipica, con tanto di giardino, con il bucato steso e profumato, ma che si rivela in realtà lo scenario fragile, la quinta fittizia delle false sicurezze e delle ipocrisie che corrodono il “nostro” tempo, nell’installazione agibile, installazione-video e video-animazione “Para-Dossi”, di Enrico Pantani e Giacomo Saviozzi (musica ed effetti audio di Carlo Schivo). E mentre “fuori c’è il sole, il profumo di lavanda che inebria i sensi… l’odore del sapone di Marsiglia”, e la vita vuole sembrare “semplice” ordinata e decisa, dentro di “noi” spesso c’è ben altro: un estremo, “finale” paradosso. In un “eterno” ripetersi degli eventi, dai poli opposti di un inizio-una fine, convivono le antitesi destabilizzanti dell’esistenza: vivere o far morire, “uccidere, violentare, uccidersi, essere traditi”. Attraverso la videoproiezione in stop-motion, che aggancia il reportage all’arte contemporanea, di Giacomo Sa-

E N R I C O P A N T A N I G I A C O M O S A V I O Z Z I

viozzi, e la pittura animata e provocatoria di Enrico Pantani, avviene la rottura veicolata delle abitudini mentali, proprio a partire dall’esperienza delle frizioni profonde insite nelle coordinate sociali. E la coscienza si smuove, alla ricerca di un “rimedio” (parare), alle “alture” (dossi), che ogni giorno siamo - realmente - costretti a dover superare. Enrico Pantani pittore, performer e musicista, laureato in Lettere, nasce a Volterra nel 1975. Residente a Pomarance (PI), per le edizioni 2008 e 2010, due dei suoi dipinti sono scelti per il manifesto del Volterrateatro di Armando Punzo e, sempre nell’ambito del Festival, interviene con mostre, performance ed happening. Giacomo Saviozzi fotografo professionista e autore di video in stop-motion e libri fotografici, nasce a Lucca, nel 1975. Il libro “L’interrettore del buio”, edito da Morgana Edizioni, un reportage fotografico sui manicomi nazionali, è depositato nell’archivio del Museo Internazionale di Art Brut di Losanna.


WISHES 2006 L-Print cm 171 x 111

S’nim Oh utilizza forme di dislocazione immaginata, che contengono la possibilità di una refigurazione continua. Questo processo si svolge nel territorio del sé, sulla superficie di una visione di sé in continua evoluzione, aldilà della visione usuale. La persona messa in scena da S’nim Oh è caratterizzata da quella ambivalenza che fa esplodere l’appartenenza ad una visione del mondo familiare attraverso raddoppiamenti, moltiplicazioni, differenze. Questo raddoppiamento non è inteso come l’evidenziazione del confine fra interno ed esterno, fra il sé e lo spazio intorno a sé, poiché l’intervento e l’invenzione esibiti dal soggetto ibrido, integra alla stessa valenza il mondo interno ed esterno. Le rappresentazioni e presentazioni di sé di S’nim Oh non sembrano soltanto captare nello stesso

modo interno ed esterno, ma suggeriscono mondi d’immagine che fanno apparire momenti del passato non rappresentati, momenti che non fanno parte del dispositivo dei “grandi racconti”, ma ricercano e chiedono di essere raffigurati nel presente. Daniela Zyman

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La mostra dell’artista sudcoreana S’nim Oh a Querceto è nata nel contesto del laboratorio per il futuro “Visione per una nuova Terra”, organizzato ed ideato da Tamara von Butlar, storico dell’arte e della cultura. La mostra ha per titolo “Luci sulla tua bellezza”, ed illumina il rapporto fra arte, natura e bellezza.


BANDIERE 2011 Stampa su Tessuto nautico antivento n. 7 bandiere cm 140 x 250 ciascuna

Nuove azioni, nell’unisono di arte e vita, sulle linee del cambiamento. Lungo il lato perimetrale del Castello di Montegemoli, sul declivio rivolto alla valle del Cecina, tra la torre e la piazzetta della Chiesa, svettano le sette bandiere dove “appare”, nella comunicazione tacita, ma di inconfutabile efficacia, a cominciare dalla ricorrente divisa-categoria delle ferrovie, l’incisiva diade di arte contemporanea, de “I Santini Del Prete”. Tra performance, mostre e installazioni, i due artisti di “La Casa dell’Arte”, a partire dagli anni ‘90, rompono con i cliché e le stigmatizzazioni della vita sociale e professionale, del rigore logico, e dell’impero delle immagini reiterate, a partire dalla loro stessa duplicazione e tematizzazione,

I S A N T I N I D E L P R E T E

ma con valori arrovesciati rispetto all’usuale, in contesti disparati e spesso in cortocircuito di significato. Creativitè, Multiplicitè, Solidarietè, sono i principi della “nuova rivoluzione” pacifica, nella parata anti-parata dell’installazione e performance “Bandiere”. A tratti donchisciottesca, un espediente che richiama, con moto provocatorio, i valori fondanti della Rivoluzione Francese, verso altri contenuti necessari e manifesti nel tempo presente, in un raccordo di continuità attiva con il passato, per un intervento fra l’azzurro e il rosa, quando l’universalità stessa sottesa, supera anche le frontiere di genere.


TORI TERRESTRI 2011 cartapesta e ferro installazione

Scendono giù in mandria, in prospettiva “travolgente” verso lo spettatore, come inarrestabili e destabilizzanti, ma anche irrinunciabili, sono le passioni terrene. Installati-immersi nel suolo di Montegemoli, appaiono i “Tori terrestri”, satirici e drammatici, di Luca Serasini, “agitati” dal movimento che nasce dalla loro insinuante duplicazione. Un’icona di sintesi vermiglia, nell’espressività artistica consapevole delle contraddizioni produttive e della necessaria completezza ai contorni delle soggettività del vivente. Dopo il dominio del razionale, l’intuizione del doveroso recupero della componente passionale, che restituisce rivoli vitali alle scatole sofisticate, ma inermi, della ragione, quando l’arche-

tipo ritrova le sue origini tettoniche e storiche, ed il rurale si tinge di nuovo, inatteso, “rosso contemporaneo”.

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S E R A S I N I

Luca Serasini nasce a Pisa nel 1971. Esordisce il percorso artistico negli anni ‘90 con una originale e personale pittura surreale, su temi impegnati, con contaminazioni mitologiche. Dal 2003 si avvicina ai movimenti dell’arte contemporanea (concettuale e arte povera), alla videoinstallazione ed alla foto-pittura. L’opera di videoarte “il bacio/le baiser” del 2006 è stata selezionata al Media Art Lab di Mosca.


VIZI CAPITALI 2011 plexiglass illuminato installazione

Dal buio delle stanze del Castello antichissimo, i colori shock delle stalattiti e stalagmiti fluo che scambiano valenze e significati con la complicità della luminescenza: sono i vizi capitali di Gianfranco Stacchi, metafora della morale circolare e concertabile dei tempi contemporanei. Una sorta di totem nella grotta dei “peccati possibili”, producono l’atmosfera di un ambiente accattivante, ma anche disorientante e spersonalizzante, reso nel site-specific dell’installazione. Dall’alto e dal basso, un senso di costrizione, di inseguimento, di apparizione inevitabile e non rimandabile, e diviene sperimentale il dubbio atavico dell’obbligo alla decisione.

GIANFRANCO S T A C C H I

Gianfranco Stacchi, artista internazionale, con mostre e iniziative, in sedi quali Toronto e New York, ha frequentato l’Accademia delle Belle Arti di Roma laureandosi successivamente in architettura a Venezia. Una duplice formazione che gli ha permesso di svolgere l’attività creativa nei due campi delle arti visive ed in quello dell’architettura, in un connubio trasversale di attività pittorica e progettazione.


BLOWING WILD 2011 installazione

Soffia il vento del nuovo pensiero di “Blowing Wild” di Bruno Sullo. Dagli anni ‘50 di Frankie Laine, alla mutazione permanente dello scenario presente, negli spazi del vecchio forno di Montegemoli, nella stanza subito a destra, a cui si accede percorrendo i pochi scalini in discesa, il suono stesso attira l’attenzione dello spettatore. Questo entra in un ambiente oscurato ed il suo ingresso provoca interattivamente il materializzarsi percettivo dell’installazione: l’accensione delle luci, dei tre quadri alle pareti, il movimento dei ventilatori che animano i teli semitrasparenti, dipinti a finestre, che occupano lo spazio, attraversati da una luce azzurra “e in mezzo ai quali il visitatore è chiamato a camminare e sostare”.

B R U N O S U L L O

Fra vento, musica, movimento, una nuova fisionomia per i frutti anomali paradossali, le finestre-soglia al di là della logica dell’aut-aut che taglia il reale in categorie nette e apparentemente date. Il corollario è quel “messaggio di conoscenza e integrazione dei diversi” essenziale per l’autore alla sopravvivenza stessa della complessa società contemporanea del dopo Einstein. Bruno Sullo artista e critico teorico di “La Casa dell’Arte”, persegue quell’indagine, in interventi e performance, che sperimentano il dialogo inscindibile e attivo fra arte e vita.


WOOD IS OUR ORIGINE, FOOD IS OUR DESTINY 2011 legno, ceramica, porcellana, segatura installazione

Ritorna la forza installativa di Thi.Bo, il francese Thierry Bonnet, questa volta con un sentiero insinuante di piatti, porcellane familiari dall’ordinario. Il manufatto umano tematizzato nel numero che tende ad infinito, eguali nel genere, diversi nel tipo, simbolo dell’agire, della presenza, ma anche della fragilità umana, quando le fasi del giorno e le aspettative sembrano ridursi al “food”, il pasto, che sottende l’organico, il bisogno, il “consumabile”. I piatti lasciati a se stessi, in compresenza con il legno originario, il “wood”, la materia grezza che rievoca l’origine dalla terra madre, e che è invece, per opposizione inattesa, ben custodito nelle casse delle stoviglie. Una caduta libera in cui Uomo e Ambiente inver-

tono lo status immaginato nelle età della speranza e, in un intervento site-specific solo apparentemente stridente, nella potenza dinamica della sua concretizzazione, un profondo messaggio trascritto dal ready-made e dalla materia, rimanda alle sue fondamenta, la “questione” esistenziale.

T H I . B O

L’artista Thi.Bo residente in Francia a Lione, predilige la pittura ad olio, andando oltre però la tela classica, e dipingendo e intervenendo su supporti svariati, collage e oggetti tridimensionali, riassumendo in una sola opera finale, il debito ed i punti fermi del passato e l’urgenza destabilizzante dell’innovazione.


NOI SIAMO GIÀ E ORA 2011 mista su tavola cm 160 x 253

“Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti”. E’ la frase immortale di Cesare Pavese da “La luna e i falò”, ancora più profetica nell’eco di un borgo d’altri tempi, ritrovato oltre il moderno, dove ancora si respira senso di appartenenza e di riconciliazione fra Uomo e Natura e, fra la luna e il buio, “vibrano” le tracce scritte, testimoni dell’essere. Cade l’antitesi tra presenza e assenza, le due facce dello stesso capitolo “narrato” nel tessuto della vita. E “ciò che è assenza di giorno, diviene

S T E F A N O T O N E L L I

presenza nella notte”, quando il vuoto è colmato da un maestro contemporaneo della luce, nella nuova, ulteriore, apparizione degli uomini-angeli, di Stefano Tonelli. Nell’installazione “timida e potente” in prossimità del parapetto della Piazza del Casalino del Castello, il gesto e la ragione creano spaccati di equilibrio cosmico fra infiniti concentrici, nuove speranze, private condivisioni, da una fenditura di stile, nell’apparente finito. Stefano Tonelli, dalla rivoluzionaria Land Art, nei primi anni Settanta, ritorna alla pittura, intesa come una sorta di cinepresa che “filma” storie neo-spirituali, custodite nell’imponderabile.


hanno partecipato

Uccio BIONDI www.ucciobiondi.it Benjamin BLANKE www.benjaminblanke.de Francesco BOZOLO francesco.bozolo@fastwebnet.it Maria BURGER lopia3@gmx.net Luigi CAMARILLA www.luigicamarilla.it Giuseppangela CAMPUS giuseppangela.campus@tin.it Emanuele CAZZANIGA www.aionearte.it Michael DENHOFF www.denhoff.de Jacqueline DIFFRING www.diffringfoundation.com Salvatore FIORI totofiori@libero.it Paolo GAROFALO www.paologarofalo.it Luigi GIULIO giulioluigi@hotmail.it Claudia KAPP claudiakapp@googlemail.com Biwi KÖPPEL www.art-und-wiese.com Sergio MAZZANTI sergiomazzanti1952@libero.it Jörg MOHN mj.mohn@arcor.de Enrico PANTANI http://para-dossi.blogspot.com Silvana PINCOLINI silvana.pincolini@gmail.com S’nim OH www.snimoh.de I SANTINI DEL PRETE www.isantinidelprete.net Giacomo SAVIOZZI http://para-dossi.blogspot.com, Luca SERASINI www.lucaserasini.it Gianfranco STACCHI pintoscu@gmail.com Bruno SULLO www.brunosullo.org THI.BO www.thi-bo.com Stefano TONELLI www.stefanotonelli.it Wolfgang UEBERHORST www.wolfgang-ueberhorst.com


hanno contribuito al progetto Comune di POMARANCE - Pomarance - 0588.62311/65470 ALTAIR CHIMICA S.P.A. - Via delle moie vecchie, Saline di Volterra – 0588.98181 Azienda Agricola di MONTEGEMOLI - Via il monte, 23 – Montegemoli – 0588.61064 RELAIS GUADO AL SOLE - Loc. Sant’Ippolito, Pomarance – 0588.67054 Az. Ag. Agriturismo IL CERRETO - Montegemoli – 0588.64213 Agriturismo IL PRATONE - Montegemoli – 0588.64372 Az. Agricola PALAGETTO - Podere S. Alessandro, Pomarance – 0588.63092 Panificio F.LLI MARTINI - Podere Cecinello, Montegemoli – 335.5392386 GRANCHI S.R.L., Lavori edili stradali - Loc. Ponte di ferro, 296, Pomarance – 0588.65030 TOSCANA ECOFANGHI - P.zza de Lardarel, Pomarance – 0588.630000 OSTERIA DELL’ULTIMO CARBONAIO - Montegemoli – 347.5727808 REX IL GIARDINIERE - Via provinciale dei tre Comuni, 84, Pomarance - 339.3070577 Dina FONTANA - Podere La Pereta, Casale Marittimo

Si ringraziano tutti coloro che hanno messo a disposizione gli spazi per gli allestimenti e Alviero, Giancarlo, Eleonora, Luigi, Mario, David, Elia, Mariagrazia, Enrico, Patrizia, Alessio, Piero e lo staff dell’Ufficio Tecnico del Comune di Pomarance per aver collaborato con gli artisti alla messa in opera delle installazioni.


organizzazione

Accademia Libera Natura e Cultura Associazione Turistica Pro Montegemoli ufficio stampa e testi critici

Elena Capone fotografie

Rita Dollmann stampa

Stampa In...

RICONOSCIMENTI Associazione Turistica Pro Montegemoli Via Castello, 57 56045 Montegemoli - Pomarance (PI) 0588/61091 - 348.7029586

Accademia libera Natura e Cultura Via Castello, 9 56045 Montegemoli - Pomarance (PI) 333.6405250 - 335.6837252


www.marte-montegemoli.it


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Catalogo M'Arte 2011