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ISTITUTO SUPERIORE DI SANITA’

CONTRATTO DI RICERCA STIPULATO TRA APAT E ISS

“STUDIO EPIDEMIOLOGICO DI POPOLAZIONI ESPOSTE A CAMPO MAGNETICO A 50 Hz”

Rapporto Finale

7 dicembre 2006


Si ringraziano il Comune di Roma, il XIII Municipio, l’ASL Roma D, l’ACEA e il Comitato di Quartiere “Longarina” per il loro supporto a questo progetto, e si esprime un particolare apprezzamento per la preziosa collaborazione fornita da parte della Sig.ra Fernanda Pascolini, presidente del Comitato contro l’Elettrodotto di Longarina.

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GRUPPO DI STUDIO DEL PROGETTO LONGARINA Comba Pietro (Resp. scientifico del progetto e dell’ UO1 “Studio epidemiologico”) Dipartimento di Ambiente e Connessa Prevenzione Primaria, Istituto Superiore di Sanità, Roma Belli Stefano, Benedetti Marta, Bruno Caterina, Carboni Cinzia, Corbo Massimo, De Nardo Paola, (Resp. Scientifico UO3 “Studio veterinario”) De Santis Marco, Fazzo Lucia, Grignoli Mario, Iavarone Ivano, Pasetto Roberto, Rossi Rossella, Savelli Daniele. Dipartimento di Ambiente e Connessa Prevenzione Primaria, Istituto Superiore di Sanità, Roma De Mei Barbara, Sampaolo Letizia, Vanacore Nicola (Resp. scientifico UO2 “Studio sullo stato di salute”) Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute, Istituto Superiore di Sanità, Roma Ferrari Daniela, Malaguti Ludovica, Masciulli Rosalba Servizio di Prevenzione e Protezione della Salute , Istituto Superiore di Sanità, Roma Testa Ugo Dipartimento di Ematologia, Oncologia e Medicina Molecolare, Istituto Superiore di Sanità, Roma Polichetti Alessandro (Resp scientifico UO4 “Valutazione dell’esposizione”); Pozzi Roberta Dipartimento di Tecnologie e Salute, Istituto Superiore di Sanità, Roma Bacosi Antonella, Di Carlo Simonetta, Pacifici Roberta, Dipartimento del Farmaco, Istituto Superiore di Sanità, Roma Fabrizio Edito, Meco Giuseppe, Napolitani Isabella, Zuchegna Pierluigi Dipartimento di Scienze Neurologiche, Università degli Studi “La Sapienza”, Roma Locuratolo Nicoletta, Dipartimento di Scienze Neurologiche e Otorinolaringoiatria, Università degli Studi “La Sapienza”, Roma Giovani Andrea, Tubani Luigi, Dipartimento di Medicina Clinica, Università degli Studi “La Sapienza”, Roma Isidori Aldo, Nordio Maurizio, Dipartimento di Fisiopatologia Medica, Università degli Studi “La Sapienza”, Roma Del Giudice Ilaria, Foà Robin Dipartimento di Biotecnologie Cellulari ed Ematologia, Università La Sapienza Roma, Gobba Fabriziomaria Istituto di Scienze Igienistiche, Microbiologiche, Biostatistiche, Università di Modena Raucci Umberto, Dipartimento di Emergenza, Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, Roma Santin Francesco, Stelletta Calogero, Schiano Cristina (Veterinario libero professionista) Dipartimento Scienze Cliniche Veterinarie, Università di Padova Botti Caterina Dipartimento di Filosofia e Scienze Sociali, Università di Siena iii


PREMESSA Il presente Rapporto descrive l'attività svolta nell'ambito del progetto “Studio epidemiologico di popolazioni esposte a campo magnetico a 50 Hz” svolto fra il 5 Gennaio 2005 e il 15 novembre 2006, che rappresenta la fase attuativa di una metodologia messa a punto nel biennio precedente all'interno del progetto di ricerca finalizzata Fondi 2000 del Ministero della Salute "Effetti diretti ed indiretti dei campi elettromagnetici sulla salute". Tale metodologia prevedeva l'indiduazione di popolazioni esposte a livelli di campo magnetico a 50 Hz più elevati di quelli che si incontrano consuetamente, indicativamente dell'ordine di alcune unità di microtesla (μT), e la conduzione di studi epidemiologici e clinici in tali contesti, secondo le procedure descritte da Vanacore et al. (2004) e da Comba et al (2005). Il razionale di questo approccio, in estrema sintesi, consisteva nel recepire le indicazioni di Ahlbom et al (2000) e di Greenland et al (2000), sulla necessità di indirizzare le nuove ricerche su popolazioni con un numero sufficientemente elevato di soggetti con livelli di esposizione superiori a 0.3-0.4 μT, nonché la raccomandazione formulata dall'International Committee on Non-Ionizing Radiation Protection (ICNIRP 2003), secondo la quale "i futuri studi per essere validi devono avere un’alta qualità metodologica, un sufficiente numero di soggetti altamente esposti”. Si noti che questo approccio sarebbe successivamente stato fatto proprio anche dalla Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori (LILT 2005), che affermava: “sembra quindi ragionevole concentrare l’attività di studio … fra i soggetti compresi nelle fasce con i maggiori livelli di esposizione, indicativamente quelli esposti a più di 0.5 μT”. La scelta della popolazione e del territorio nel quale collocare lo studio ha richiesto un lavoro piuttosto complesso. Numerose situazioni sono state esaminate e scartate per difficoltà legate alla selezione dei soggetti, alla valutazione dell'esposizione, alla rilevazione dei dati di interesse sanitario, alle dimensioni numeriche della popolazione oggetto di indagine. Nel giugno 2003 si è stabilito un contatto fra il gruppo di lavoro "centrale" e il Comitato contro l'Elettrodotto di Longarina (Ostia Antica) che ha consentito nell'arco di alcuni mesi di avere accesso ai dati ambientali e sanitari. Da allora si è stabilito un rapporto di collaborazione fra ricercatori e popolazione, ferma restando l'autonomia di ognuno, secondo le più recenti indicazioni della letteratura internazionale su questi temi (Lambert et al 2004 e qualche altro). Il contributo del Comitato è stato decisivo per la realizzazione dello studio di coorte e dello studio sulla valutazione dello stato di salute della popolazione attualmente residente nell'area di Longarina. Il progetto di ricerca si è sin dall'inizio articolato in quattro Unità Operative (UO), i cui contributi sono stati sinora relativamente autosufficienti, anche se è nella loro integrazione che si trova il valore aggiunto del progetto. Alla luce di quanto esposto, si ritiene ora opportuno effettuare una disamina dettagliata dei risultati conseguiti dalle quattro UO, che sarà seguita da una discussione integrata.

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Unità Operativa 1: STUDIO DI COORTE PER LA VALUTAZIONE DELLA MORTALITA’ E DELLA MORBOSITA’ IN UNA POPOLAZIONE ESPOSTA A CAMPO MAGNETICO A 50 Hz 1. STUDIO DI MORTALITA’

MATERIALI E METODI L’area in studio Il quartiere di Longarina è sorto alla metà degli anni ’50, in prossimità di un elettrodotto a 50 Hz di media tensione (60 kV). E’ stata considerata l’area che si estende a 100 metri a destra e a sinistra dalla linea elettrica (Foto 1, ALLEGATO). La popolazione in studio La popolazione in studio è rappresentata dall’insieme dei soggetti che abbiano risieduto, ovvero che abbiano abitato – pur senza acquisire la residenza – nell’area in studio, nel periodo tra il 1/1/1954 (anno in cui si stabilirono i primi nuclei familiari nel quartiere) e il 31/12/2003 (data della rilevazione in base alla quale è stata ricostruita la coorte), e che fossero in vita al 1/1/1980. E’ da sottolineare che, grazie alle caratteristiche della comunità in studio, quali la stabilità, la coesione sociale e la fitta rete di interrelazioni, si è potuto effettuare una ricostruzione della coorte di tipo domiciliare, ovvero includendo nella coorte i soggetti che, pur non avendo acquisito la residenza, sono risultati aver abitato nell’area in studio. In particolare, essendo state le abitazioni in esame costruite abusivamente, il solo criterio dell’acquisizione della residenza anagrafica avrebbe potuto sottostimare il numero reale dei soggetti che hanno vissuto nell’area. Inoltre, trattandosi per la maggior parte di abitazioni ad uso di singoli nuclei familiari sin dall’anno di costruzione (dal 1954 in poi, e spesso soggette a successive sopraelevazioni in occasione di espansioni delle famiglie stesse) le informazioni fornite dai soggetti attualmente residenti, tramite questionario, sulla presenza di altre persone nell’abitazione è da ritenersi affidabile e comunque è stato oggetto di verifiche crociate, con i dati dell’Anagrafe del Municipio. Infine, per coloro che non sono risultati residenti in base ai documenti dell’Anagrafe ma che risultano da questionario aver domiciliato a Longarina, è stato eseguito un controllo rispetto al legame di parentela con coloro che avevano acquisito la residenza (ad esempio, la maggior parte sono risultati essere figli di persone residenti nell’area alla data della loro nascita e che successivamente hanno lasciato l’abitazione dei genitori, per trasferirsi altrove). Il follow-up Per ogni soggetto incluso nella coorte è stato accertato la stato in vita al 31/12/2003 (fine del follow-up) e, per i deceduti, sono state ricercate le cause di morte. Per l’accertamento delle cause di morte si è utilizzato per gli anni 1986-2003 il Registro Nominativo delle Cause di Morte (ReNCaM) della popolazione residente nel Lazio, disponibile presso il Dipartimento di Epidemiologia dell’ASL Roma E; per gli anni 1980-’85 si è effettuata la ricerca direttamente sui dati di mortalità di fonte ISTAT, disponibili in forma anonima presso la banca dati epidemiologica dell’ENEA, utilizzando un sistema di appaiamento basato sul luogo e mese di nascita, luogo di residenza, luogo e mese di morte

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La stima del campo magnetico residenziale La stima del campo magnetico nelle abitazioni è stato effettuato dall’U.O. 4, secondo le metodologie descritte nel capitolo “Valutazione dell’esposizione” del presente Rapporto. Sono stati quindi individuati i soggetti con un’esposizione residenziale decrescente, ovvero che hanno risieduto in tre subaree, a distanza decrescente dalla linea elettrica: A vicina alla linea, R lontana dalla linea, B intermedia. L’analisi della mortalità Sono stati calcolati i Rapporti Standardizzati di Mortalità (SMR), utilizzando i tassi di riferimento della popolazione generale del Lazio specifici per patologia, sesso, età e periodo di calendario. Per i deceduti dopo il 1998, il calcolo del numero di decessi attesi è stato effettuato sulla base dei tassi di mortalità del periodo 1995-1998. La mortalità è stata successivamente esaminata separatamente per le tre sub-aree. Nell’analisi stratificata per zona, i soggetti che nel corso della loro storia residenziale si sono spostati da una sub-area ad un’altra, contribuiscono solo con il periodo di tempo trascorso in una delle tre zone, secondo lo schema qui di seguito riportato: i soggetti che si sono spostati dalla zona A alla R (o viceversa) e quelli che sono passati dalla zona A alla B (o viceversa) contribuiscono solo per il periodo trascorso nella zona A; dei soggetti che si sono spostati dalla zona B alla zona R (o viceversa) è stato considerato solo il periodo trascorso nella zona R. Poiché la procedura di calcolo degli SMR utilizzata nel presente lavoro è finalizzata alle coorti professionali, e non considera soggetti di età inferiore ai 14 anni, e peraltro in questa classe di età non si sono verificati decessi nella coorte, l’analisi è stata ristretta ai soggetti di 15 o più anni.

RISULTATI La stima del campo magnetico residenziale Come descritto dettagliatamente dall’U.O.4 “Valutazione dell’esposizione”, in base alle misurazioni effettuate e al modello basato sul carico di corrente della linea e la distanza delle abitazioni dalla linea stessa, sono stati stimati i valori di campo magnetico presente nelle abitazioni. Sono state così individuate tre sub-aree, a diversa esposizione residenziale stimata: - la fascia A, costituita dalle abitazioni entro i 28 metri dalla linea, con induzione magnetica stimata maggiore di 0.44 T; - la fascia R, ovvero le abitazioni oltre i 33 metri dalla linea, con induzione magnetica inferiore a 0.39 T - la fascia B, i cui valori di induzione magnetica si sovrappongono ora a quelli della fascia A, ora a quelli della fascia R. L’analisi di mortalità La coorte è costituita da 357 soggetti (176 uomini e 181 donne), dei quali 250 risultano attualmente in vita e domiciliati a Longarina, e 67 in vita con domicilio fuori da Longarina. Al termine del follow-up (31/12/2003) 40 soggetti (11%) risultano deceduti (25 uomini e 15 donne); nessun soggetto è risultato perso (Tabella 4). L’analisi si riferisce ai soggetti in vita al 1/1/1980 ed esclude coloro con meno di 15 anni; in conclusione, i soggetti inclusi nell’analisi sull’intera coorte sono 322, di cui la maggior parte nella classi di durata e latenza 21 -30 anni. I risultati dell’analisi della mortalità complessivi e separati per genere sono riportati in Tabella 1 (ALLEGATO). La mortalità per tutte le cause non diverge da quella della popolazione del Lazio; si registra un leggero incremento, non statisticamente significativo, della mortalità per i 2


tumori maligni (16 casi; SMR 1.34, IC 95%: 0.82-2.18). In particolare, la mortalità per tumori maligni dell’apparato digerente e peritoneo risulta significativamente in eccesso sia nell’intera coorte, che nei soli uomini. Tale incremento sembra ascrivibile in larga misura al tumore del pancreas, con 4 decessi osservati rispetto a 0.5 attesi, tutti tra gli uomini. Per quanto riguarda i tumori maligni del sistema linfoematopoietico si osservano 2 casi di leucemie, di cui una leucemia linfoide e una leucemia mieloide. Tra le donne si osserva un caso di tumore maligno del Sistema Nervoso Centrale, in particolare dell’encefalo, contro 0.1 casi attesi. La mortalità per tutte le cause, per i tumori maligni e per i tumori dell’apparato digerente e peritoneo, stratificata per durata di residenza e per latenza viene descritta in Tabella 2 (ALLEGATO); la mortalità per i tumori maligni risulta significativamente accresciuta nelle classi di latenza e di durata di residenza pari a 31-40 anni. Dei 357 soggetti inclusi nello studio 156 risiedevano nella fascia R, 142 nella fascia A e 59 nella fascia B. I risultati dell’analisi della mortalità per causa nelle tre sub-aree A, R e B sono riportati in Tabella 3 (ALLEGATO). Dei 40 decessi, 16 sono risultati essere nella fascia R e 18 nella fascia A , mentre 6 soggetti deceduti risultano nella fascia B. Tra i residenti nella fascia A si registra un eccesso non significativo della mortalità per i tumori maligni (SMR 1.94, IC95%: 0.973.88, con 8 casi osservati vs. 4.13 attesi) e un incremento statisticamente significativo dei decessi per tumori maligni dell’apparato digerente e del peritoneo. In particolare, 3 dei 4 casi di tumore maligno del pancreas sono nella fascia A. Dei 3 casi di AIDS, 2 sono nella fascia A e nessuno nella fascia R. Tra i soggetti residenti nella sub-area R la mortalità per i tumori maligni non si discosta significativamente dall’attesa. Permane un lieve incremento di rischio per i tumori dell’apparato digerente, sebbene non statisticamente significativo. L’unico incremento significativo nella mortalità tra i soggetti residenti nella fascia R riguarda le malattie dell’apparato respiratorio, con 3 osservati vs. 1 atteso. Dei due casi di leucemia, uno si trova nella sub-area R (1eucemia mieloide, rispetto a 0.08 attesi) ed uno nella sub-area B (leucemia linfoide, rispetto a 0.03 attesi).

2. STUDIO DI MORBOSITA’ MATERIALI E METODI Lo studio di morbosità si è basato sull’analisi delle Schede di Dimissione Ospedaliera (SDO) dei soggetti della coorte, come definita nello studio di mortalità, in vita al 1/1/1998 (anno di inizio del follow-up dell’analisi della morbosità). Sono stati ricercati i soggetti nel Sistema Informativo Ospedaliero della Regione Lazio, con un metodo di record linkage, per il periodo dal 1 gennaio 1998 al 31 dicembre 2003. Di ogni soggetto sono state quindi considerate le schede ospedaliere della prima ospedalizzazione successiva all’inizio della residenza nell’area in studio, con diagnosi principale una delle cause considerate. Sono state selezionate complessivamente 21 cause, comprendenti grandi gruppi di patologie, diversi siti di neoplasie e specifici items scelti a priori in base alle evidenze ad oggi disponibili con possibile associazione con il campo magnetico a 50 Hz. Sono stati quindi calcolati i Rapporti Standardizzati di Morbosità (SMR), considerando la distribuzione dell’età e del genere, utilizzando la popolazione della Regione Lazio come riferimento, stimando gli Intervalli di Confidenza al 95% (IC 95%), secondo una distribuzione di Poisson.

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RISULTATI I principali risultati dello studio di morbosità possono essere riassunti come segue. Dei 357 soggetti della coorte originale, 331 erano in vita all’inizio del follow-up dell’analisi delle SDO (1/1/1998). Dal Sistema Informativo Ospedaliero della regione Lazio (SIO), per i 6 anni di osservazione (1/1/1998–31/12/2003), sono state quindi selezionate 83 schede di prima ospedalizzazione per le cause selezionate dei soggetti in studio, 42 corrispondenti a uomini e 41 a donne. La TAB. 4 (ALLEGATO) mostra i risultati della morbosità dell’intera coorte. Un incremento non significativo è stato osservato per i tumori totali (SMR 1.25, 26 osservati), mentre incrementi significativi sono stati osservati per i tumori primitivi del pancreas e dei tumori secondari e non specificati negli uomini (SMR 16, 2 osservati; SMR 4.77, 4 osservati, rispettivamente). Tra le patologie non neoplastiche si è osservato un incremento significativo per le malattie ematologiche (SMR 3.13, 6 osservati). La TAB. 5 (ALLEGATO) mostra l’analisi della morbosità per durata di residenza e tempo di latenza (definita come tempo intercorso dall’inizio della residenza nell’area in studio. La morbosità per i tumori primitivi totali ha mostrato un incremento significativo nei soggetti con più di 30 anni di residenza (SMR 1.96, 10 osservati) o di latenza (SMR 1.94, 11 osservati); anche la morbosità per malattie ematologiche ha mostrato un incremento significativo dopo 30 anni di residenza (SMR 5.39, 4 osservati) o di latenza (SMR 5.80, 5 osservati). L’analisi per subcoorti di residenza (TAB. 6: ALLEGATO) ha mostrato un aumento significativo della morbosità per i tumori totali nei soggetti della zona A (SMR 1.94, 16 osservati); questo risultato è parzialmente ascrivibile ai tumori primitivi (SMR 2.29, 9 osservati) e in parte ai tumori secondari e non specificati (SMR 6.20, 4 osservati). Tra i tumori primitivi, risultano in eccesso significativo i tumori dell’apparato digerente (SMR 1.83, 4 osservati) e, in particolare, i due casi osservati di tumore del pancreas ha determinato un SMR significativo pari a 23. Nella stessa zona A, è stato osservato un eccesso significativo di patologie ischemiche (SMR 2.82, 6 osservati).

3. CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE Lo studio, seppure basato su un piccolo numero di osservazioni, ha mostrato delle anomalie nello stato di salute della popolazione in studio, che meritano alcune considerazioni. I due sistemi di analisi si basano su banche dati indipendenti, utilizzate sia nella ricerca dei casi della popolazione in studio, sia per i tassi di riferimento, ovvero quella di mortalità e il sistema informativo ospedaliero, ed entrambi hanno dato risultati che si corroborano tra loro. In entrambi le analisi i maggiori eccessi si sono osservati per i soggetti con più di 30 anni di residenza nell’area e nei soggetti che hanno risieduto negli edifici più vicini alla linea elettrica (tra 0 e 28 metri). In particolare, entrambi hanno evidenziato eccessi per i tumori totali e per quelli dell’apparato digerente, questi ultimi ascrivibili in larga misura ai tumori del pancreas. Informazioni aggiuntive si sono avute dall’analisi della morbosità, che ha evidenziato incrementi specifici per i tumori primitivi, che sono risultati in eccesso nella zona A e nei soggetti con più di 30 anni di residenza e per i tumori secondari, più frequenti nella zona A. Inoltre, sono risultati in eccesso le malattie ischemiche nella zona A e le patologie non neoplastiche ematologiche, nell’intera coorte e nei soggetti con più di 30 anni di residenza. Per avere un’informazione più complessiva sul carico di patologie presente nella popolazione, nel periodo considerato, si possono evidenziare i soggetti che contribuiscono ad entrambi le analisi, ferma restando la non comparabilità, dato il diverso periodo di riferimento e la diversità delle banche dati. Con un metodo di record linkage, tra i dati di mortalità e quelli delle Schede di Dimissione Ospedaliera, sono stati evidenziati i soggetti deceduti nel periodo 1/1/1998 e il 31/12/2003, che risultano anche ospedalizzati e le rispettive cause di decesso e diagnosi principali 4


delle SDO. Si possono così valutare quei soggetti deceduti nel corso dello studio per i quali la causa di ospedalizzazione rientrava tra le patologie di interesse. Tali soggetti sono quindi stati considerati nel calcolo dei casi sia nell’analisi della mortalità che di quella di morbosità (TAB. 7 ALLEGATO). Complessivamente, risultano 37 casi di tumore maligno, dato che dei 16 deceduti, cinque risultano tra i 26 ospedalizzati. Dei 4 soggetti ospedalizzati per tumore maligno dell’apparato digerente, uno è tra i 9 deceduti, con un carico complessivo di 12 casi; per i tumori del pancreas, in particolare, risultano complessivamente 4 casi, dato che entrambi i soggetti con ospedalizzazione per questa causa risultano tra i 4 deceduti. Complessivamente, i casi di tumore del sistema linfoematopoietico risultano essere 3, visto che uno dei due soggetti ospedalizzati risulta essere uno dei due deceduti. Per quanto riguarda le patologie non neoplastiche, molte delle quali non letali, solo le malattie ischemiche risultano tra le cause sia di ospedalizzazione che di mortalità nello stesso soggetto: dei 5 deceduti, uno è tra i nove ospedalizzati per questa causa. Le patologie che meritano particolare attenzione risultano, dunque, essere principalmente i tumori totali, primitivi e secondari, e in particolare i tumori maligni del pancreas, e, tra le patologie non neoplastiche, le malattie ematologiche e quelle ischemiche. Per queste patologie vengono riportate qui di seguito le evidenze ad oggi disponibili in letteratura sull’associazione all’esposizione ai campi magnetici a 50 Hz. La IARC, nella Monografia sui campi magnetici a 50 Hz, pur valutando il rischio cancerogeno negli adulti con “inadeguata evidenza”, indica che alcuni studi in ambito occupazionale hanno evidenziato incrementi di rischio per alcune patologie tumorali nei gruppi di popolazione maggiormente esposti; uno studio di coorte mostra inoltre un aumento di tumori totali nei dipendenti di un ufficio situato sopra un locale con alcuni trasformatori, che determinavano un campo magnetico di alcuni microtesla (Milham et al, 1996). L’incremento osservato dei tumori secondari, si ritiene che possa essere letto nell’ambito del recente dibattito sul ruolo che i campi ELF hanno nelle fasi di progressione della patologia neoplastica; in tal senso va ricordato il recente articolo di Foliart et al. (2006) sulla sopravvivenza dei pazienti con leucemia infantile residenti in abitazioni a diversi livelli di esposizione ad ELF, che include l’insorgenza di tumori secondari tra i parametri che definiscono la sopravvivenza. Per quanto riguarda le specifiche sedi tumorali, nel presente studio è stato osservato un incremento del tumore del pancreas, che alcuni recenti studi hanno evidenziato in coorti esposte professionalmente a campi a 50 Hz (Zhang Y et al, 2005; Ji BT et al, 1999); per tale patologia comunque sono riportati diversi possibili fattori di rischio, per cui si rendono necessarie ulteriori ricerche. Per quanto concerne le patologie non neoplastiche di cui questo studio ha osservato eccessi, per le malattie ischemiche, è in corso un ampio dibattito. A differenza di altri outcomes per cui è stata ipotizzata l’associazione con l’esposizione a campi magnetici a bassa frequenza, studi sperimentali hanno suggerito un meccanismo fisiopatologico di interferenza con la variabilità del ritmo cardiaco, e quindi potenzialmente sul rischio di mortalità per malattie cardiache (Ahlbom A, 2001). Nel 1999 Savitz ha pubblicato i risultati di eccessi, in particolare di effetti cardiaci acuti, in volontari esposti ad elevati livelli di campo a 50 Hz (Savitz DA, 1999). L’ipotesi è che i campi magnetici a bassa frequenza riducano la normale variabilità cardiaca, osservata negli studi sperimentali (Ahlbom A, 2001), e che questa intervenga sul rischio di patologie cardiache acute. La mortalità risulta accresciuta nel lavoro di Savitz per quattro categorie di disturbi cardiaci: aritmia, infarto acuto del miocardio, arteriosclerosi, e malattia coronarica e sub-coronarica. Tali risultati non sono stati replicati in studi successivi, che hanno esplorato i diversi effetti con riferimento a esposizioni professionali (Johansesn C, 2002; Ahlbom A, 2004; Sorahan, 2004). Il presente studio ha documentato un incremento significativo di malattie ematologiche basato su sei casi (due trombocitopenie, tre anemie e una porpora non trombocitopenica). In precedenza le alterazioni ematologiche osservate fra i soggetti esposti a campi ELF avevano riguardato principalmente un decremento del numero totale dei linfociti e dei linfociti CD2, CD3 e CD4 e un incremento del numero totale delle cellule naturali killers. Leucopenia e neutropenia sono state 5


osservate in due soggetti esposti durante le ore lavorative a campi magnetici tra 1.2 e 6.6 μT, effetti strettamente legati alla presenza del campo magnetico (IARC, 2002; Bonhomme-Faivre, 1998). Una discussione più esaustiva del quadro ematologico della popolazione residente a Longarina è presentata nel capitolo seguente del presente Rapporto relativo al lavoro svolto dall’U.O.2.

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BIBLIOGRAFIA Ahlbom A, Caris E, Green A, Linet M, Savitz D and Swerdlow A. Review of the epidemiologic literature on EMF and health. Environ Health Ahlbom A, Feychting M, Gustavsson A, Hallqvist J, Johansen C, Keifets L and Olsen JH. Occupational magnetic field exposure and myocardial infarction incidence. Epidemiol. 2004; 15:403-408 Bonhomme-Faivre L, Marion S and Bezie Y. Study of human neurovegetative and hematologic effects of environmental low-frequency (50 Hz) electromagnetic fields produced by transformers. Arch Environ. Health 1998; 53(2):87-92 Foliart DE, Pollok BH, Mezei G, Iriye R, Silva JM, Ebi KL, Kheifets L, Link MP and Kavet R. Magnetic field exposure and long-term survival among children with leukaemia. Br. J. Cancer 2006; 94(1):940 International Agency for Research on Cancer (IARC). IARC Monographs on the Evaluation of Carcinogenic Risks to Humans. Non-ionizing radiation, part 1: static and extremely low-frequency (ELF) electric and magnetic fields. IARC, Lyon, 2002. Vol. 80 Milham S. Increased incidence of cancer in a cohort of office workers exposed to strong magnetic fields. Am. J. Ind. Med. 1996; 30:702-704 Ji BT, Silverman DT, Dosemeci M, Dai Q, Gao YT and Blair AA. Occupation and pancreatic cancer risk in Shanghai, China. Am. J. Ind. Med. 1999; 35:76-81 Johansen C, Feychting M, Moller M, Arnsbo P, Ahlbom A and Olsen JH. Risk of severe cardiac arrhythmia in male utility workers: a naionwide Danish cohort study. Am. J. Epidemiol. 2002; 156:857-861 Savitz DA, Liao D, Sastre A, Kleckner RC and Kavet R. Magnetic field exposure and cardiovascular disease mortalitĂ  among electric utility workers. Am. J. Epidemiol. 1999; 149:135142 Sorahan T and Nichols L. Mortality from cardiovascular disease in relation to magnetic field exposure: findings from a study of UK electricity generation and transmission workers; 1973-1997. Am. J. Ind. Med. 2004; 45:93-102 Zhang Y, Cantor KP, Lynch CF, Zhu Y and Zheng T. Occupation and risk of pancreatic cancer: a population-based case-control study in Iowa. J. Occup. Environ. Med. 2005; 47:392-398

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ALLEGATI

Foto 1: area in studio

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TABELLA 1: Analisi della mortalitĂ , anni 1980-2003 Elenco cause (ICD IX rev) Oss attesi Tutte le cause (0001-9999) 25 25,3 Tutti Tumori maligni (1400-2089) 12 7,64 T.M. App. digerente e peritoneo (1500-1599) 8 2,51 T.M. Stomaco (1510-1519) 2 0,66 T.M. Intestino e retto (1520-1548) 2 0,75 T.M. Intestino tenue (1520-1529) 1 0,01 T.M. Colon e sigma (1530-1539) 1 0,5 T.M. Pancreas (1570-1579) 4 0,29 T.M. App. respiratorio (1600-1659) 1 2,63 T.M.Trachea, bronchi e polmoni (1620-1629) 1 2,4 T.M.Organi genitourinari (1790-1899) 2 1,11 T.M.Vescica (1880-1889) 1 0,38 T.M. del rene e di altri e non spec. Org. Urinari (1890-1899) 1 0,17 T.M. Sistema Nervoso Centrale (1900-1929) 0 0,17 T.M.Encefalo (1910-1919) 0 0,15 T.M.Sistema linfoematopoietico (2000-2089) 1 0,58 Leucemie (2040-2089) 1 0,28 Leucemia linfoide (2040-2049) 1 0,09 Leucemia mieloide (2050-2059) 0 0,11 Diabete (2500-2509) 0 0,79 AIDS (2790-2799) 2 0,32 Mal. Cardiovascolari (3900-4599) 5 9,9 Cardiopatie ischemiche (4100-4149) 4 4,06 Dist. circol. Encefalo (4300-4389) 0 2,34 Mal. dell'apparato respiratorio (4600-5199) 1 1,59 Bronchite, enfisema, asma (4900-4939) 0 0,91 Mal. dell'apparato digerente (5200-5799) 2 1,48 Cirrosi (5710-5719) 1 0,79 Cirrosi epatica senza menzione di alcol (5715-5715) 1 0,66 Cause violente (8000-9999) 3 1,68

Uomini SMR 0,99 1,57 3,18 3,02 2,67 113,95 2,00 13,61 0,38 0,42 1,79 2,67 5,87

1,72 3,57 11,34

6,34 0,51 0,98 0,63 1,35 1,26 1,52 1,83

Donne IC 95% Oss attesi SMR 0,67 1,46 15 15,01 1,00 0,89 2,77 4 4,33 0,92 1,59 6,36 1 1,54 0,65 0,76 12,09 1 0,34 2,97 0,67 10,68 0 0,5 16,05 808,91 0 0,01 0,28 14,20 0 0,35 5,11 36,25 0 0,19 0,05 2,70 1 0,5 2,02 0,06 2,96 1 0,46 2,18 0,45 7,17 0 0,59 0,38 18,93 0 0,06 0,83 41,69 0 0,07 1 0,11 9,41 1 0,1 10,11 0,24 12,25 1 0,37 2,70 0,50 25,36 1 0,17 5,97 1,60 80,48 0 0,04 1 0,07 13,55 1 0,74 1,35 1,59 25,33 1 0,09 10,53 0,21 1,21 7 6,39 1,10 0,37 2,62 1 1,9 0,53 3 1,77 1,69 0,09 4,46 2 0,65 3,08 2 0,3 6,62 0,34 5,42 0 0,75 0,18 8,93 0 0,34 0,21 10,79 0 0,29 0,59 5,67 0 0,75

9

Totale IC 95% Oss attesi SMR 0,60 1,66 40 40,28 0,99 0,35 2,46 16 11,97 1,34 0,09 4,61 9 4,05 2,22 0,42 21,11 3 1,00 3,01 2 1,25 1,60 1 0,02 66,20 1 0,85 1,18 4 0,49 8,19 0,28 14,31 2 3,13 0,64 0,31 15,46 2 2,85 0,70 2 1,71 1,17 1 0,44 2,28 1 0,24 4,24 1,33 66,83 1 0,27 3,67 1,43 71,79 1 0,25 3,94 0,38 19,15 2 0,95 2,10 0,84 42,38 2 0,45 4,47 1 0,13 7,57 1,91 96,20 1 0,19 5,34 0,19 9,57 1 1,53 0,65 1,48 74,77 3 0,41 7,31 0,52 2,30 12 16,29 0,74 0,07 3,73 5 5,97 0,84 0,55 5,25 3 4,11 0,73 0,77 12,30 3 2,24 1,34 1,66 26,46 2 1,21 1,65 2 2,23 0,9 1 1,13 0,89 1 0,95 1,06 3 2,4 1,25

IC 95% 0,73 1,35 0,82 2,18 1,16 4,27 0,97 9,32 0,40 6,38 9,33 469,98 0,17 8,35 3,08 21,83 0,16 2,56 0,18 2,80 0,29 4,69 0,32 16,21 0,60 30,11 0,52 26,09 0,56 27,99 0,53 8,41 1,12 17,88 1,07 53,76 0,75 37,90 0,09 4,63 2,36 22,65 0,42 1,30 0,35 2,01 0,24 2,26 0,43 4,15 0,41 6,59 0,22 3,59 0,12 6,28 0,15 7,51 0,4 3,88


TABELLA 2: Analisi della mortalitĂ , per durata di residenza e tempo di latenza, 1980-2003 Cause (ICD IX rev.)

Tutte le cause (0001-9999)

Tumori maligni (1400-2089)

T.M. App. dig. e Perit. (1500-1599)

Durata residenza Latenza attesi SMR oss attesi SMR IC 95% 4,04 0,99 0,37 2,64 3 3,61 0,83 7,39 0,95 0,45 1,99 7 7,01 1,00 15,09 0,60 0,31 1,15 8 15,22 0,53 12,62 1,43 0,90 2,26 20 13,15 1,52 1,13 1,77 0,44 7,06 2 1,28 1,56

Anni 0-10 11-20 21-30 31-40 41-50

oss 4 7 9 18 2

0-10 11-20 21-30 31-40 41-50

2 2 4 8 0

1,23 2,26 4,29 3,82 0,37 -

1,62 0,89 0,93 2,09

0-10 11-20 21-30 31-40 41-50

2 1 3 3 0

0,4 0,74 1,46 1,32 0,13 -

4,94 1,35 2,05 2,28

0,41 0,22 0,35 1,05 -

-

10

6,48 3,54 2,48 4,19

1 2 4 9 0

1,07 2,12 4,32 4,03 0,43

0,94 0,94 0,93 2,24 0,00

0,13 0,24 0,35 1,16 -

19,76 9,59 6,36 7,05

1 1 3 4 0

0,36 0,7 1,47 1,38 0,15

2,78 1,43 2,04 2,90 0,00

0,39 19,71 0,20 10,13 0,66 6,34 1,09 7,74 -

1,24 0,19 0,66 0,73 -

IC 95% 0,27 2,57 0,48 2,09 0,26 1,05 0,98 2,36 0,39 6,23 6,65 3,77 2,47 4,30


TABELLA 3: Analisi della mortalitĂ , per sub-coorti di residenza, 1980-2003 Cause (ICD IX rev) oss attesi Tutte le cause (0001-9999) 16 16,74 Tutti Tumori maligni (1400-2089) 6 5,15 T.M. App. digerente e peritoneo (1500-1599) 3 1,73 T.M. Stomaco (1510-1519) 2 0,42 T.M. Intestino e retto (1520-1548) 1 0,53 T.M. Intestino tenue (1520-1529) 0 0,01 T.M. Colon e sigma (1530-1539) 1 0,36 T.M. Pancreas (1570-1579) 0 0,21 T.M. App. respiratorio (1600-1659) 1 1,39 T.M.Trachea, bronchi e polmoni (1620-1629) 1 1,27 T.M.Organi genitourinari (1790-1899) 1 0,75 T.M.Vescica (1880-1889) 1 0,2 T.M. del rene e di altri e non spec. Org. Urinari (1890-1899) 0 0,1 T.M. Sistema Nervoso Centrale (1900-1929) 0 0,11 T.M.Encefalo (1910-1919) 0 0,11 T.M.Sistema linfoematopoietico (2000-2089) 1 0,41 Leucemie (2040-2089) 1 0,19 Leucemia linfoide (2040-2049) 0 0,06 Leucemia mieloide (2050-2059) 1 0,08 Diabete (2500-2509) 1 0,63 AIDS (2790-2799) 0 0,18 Mal. Cardiovascolari (3900-4599) 4 6,59 Cardiopatie ischemiche (4100-4149) 2 2,52 Dist. circol. Encefalo (4300-4389) 1 1,64 Mal. dell'apparato respiratorio (4600-5199) 3 0,94 Bronchite, enfisema, asma (4900-4939) 2 0,52 Mal. dell'apparato digerente (5200-5799) 1 0,94 Cirrosi (5710-5719) 0 0,48 Cirrosi epatica senza menzione di alcol (5715-5715) 0 0,41 Cause violente (8000-9999) 1 0,96

zona A zona R zona B SMR oss attesi SMR oss attesi SMR IC 95% IC 95% IC 95% 0,96 0,59 1,57 18 14,18 1,27 0,80 2,01 6 7,99 0,75 0,34 1,67 1,17 0,52 2,59 8 4,13 1,94 0,97 3,88 2 2,47 0,81 0,20 3,24 1,74 0,56 5,38 5 1,4 3,57 1,49 8,58 1 0,83 1,21 0,17 8,59 4,72 1,18 18,89 1 0,34 2,93 0,41 20,78 0 0,21 1,88 0,26 13,32 1 0,43 2,30 0,32 16,34 0 0,25 1 0,01 183,36 25,83 1301,69 0 0,00 2,76 0,39 19,57 0 0,29 0 0,17 3 0,17 17,56 5,66 54,44 1 0,1 10,07 1,42 71,48 0,72 0,10 5,10 1 1,04 0,96 0,14 6,83 0 0,67 0,78 0,11 5,57 1 0,95 1,05 0,15 7,48 0 0,61 1,33 0,19 9,46 1 0,56 1,78 0,25 12,66 0 0,36 5,06 0,71 35,95 0 0,14 0 0,1 1 0,08 12,44 1,75 88,29 0 0,05 1 0,1 10,22 1,44 72,55 0 0,06 1 0,09 10,96 1,54 77,79 0 0,05 2,46 0,35 17,47 0 0,34 1 0,19 5,21 0,73 36,96 5,25 0,74 37,28 0 0,16 1 0,09 10,99 1,55 78,05 0 0,05 1 0,03 37,19 5,24 264,00 12,64 1,78 89,76 0 0,07 0 0,04 1,58 0,22 11,23 0 0,54 0 0,29 2 0,16 12,40 3,10 49,60 1 0,06 15,63 2,20 110,94 0,61 0,23 1,62 6 5,79 1,04 0,47 2,31 2 3,16 0,63 0,16 2,53 0,80 0,20 3,18 3 2,05 1,46 0,47 4,54 0 1,2 0,61 0,09 4,33 1 1,46 0,68 0,10 4,86 1 0,8 1,25 0,18 8,87 3,18 1,03 9,85 0 0,75 0 0,47 3,86 0,96 15,42 0 0,4 0 0,26 1,06 0,15 7,54 1 0,77 1,30 0,18 9,24 0 0,46 1 0,39 2,57 0,36 18,27 0 0,24 1 0,32 3,09 0,44 21,96 0 0,2 1,04 0,15 7,41 1 0,91 1,10 0,15 7,80 1 0,45 2,22 0,31 15,74

11


TABELLA 4: Analisi della morbositĂ , anni 1998-2003 Cause (ICD IX rev.) Tumori totali (140-239) Tumori maligni primitivi (140-208,escl. 196-198) TM app.digerente e peritoneo (150-159) TM pancreas (157) TM.encefalo e altre parti sist.nervoso (191-192) TM.gh.tiroide e altre gh.endo-str. conn. (193-194) TM sist.linfoematopoietico (200-208) Leucemie totali (204-208) TM sec. e natura non spec. (196-198 e 239) Tumori benigni (210-229) TB app.digerente e peritoneo (211) TB pancreas (211.6-211.7) TB encefalo e altri parti sist.nervoso (225) TB gh.tiroide e altre gh.endo-str.conn. (226-227) Disturbi ghiandola tiroide (240-246) Malattie ematologiche (280-289) Malattie sist.nervoso e org. di senso (320-389) Malattie sist.circolatorio (390-459) Malattie ischemiche (410-414) Complicanze della gravidanza (630-639) Malattie perinatali (760-779)

oss attesi 26 20,87 16 9,96 4 2,19 2 0,22 0 0,23 1 0,36 2 0,98 1 0,33 4 1,62 6 7,94 0 0,79 0 0,01 0 0,17 0 0,27 3 2,59 6 1,92 19 17,42 22 27,4 9 5,47 3 7,46 4 2,53

totali SMR 1,25 1,61 1,83 9,01 0,00 2,80 2,05 3,00 2,47 0,76 0,00 0,00 0,00 0,00 1,16 3,13 1,09 0,80 1,65 0,40 1,58

IC (95%) oss attesi 0,85 1,83 15 9,67 0,98 2,62 9 5,53 0,69 4,86 3 1,30 2,25 36,04 2 0,12 . . 0 0,13 0,39 19,87 0 0,1 0,51 8,18 1 0,55 0,42 21,30 0 0,19 0,93 6,57 4 0,84 0,34 1,68 2 2,66 . . 0 0,43 . . 0 0 . . 0 0,06 . . 0 0,08 0,37 3,59 0 0,54 1,41 6,97 2 0,88 0,70 1,71 11 7,92 0,53 1,22 11 15,73 0,86 3,16 7 3,76 0,13 1,25 0 0 0,59 4,22 3 1,4

12

uomini SMR 1,55 1,63 2,32 16,01 0,00 0,00 1,83 0,00 4,77 0,75 0,00 0,00 0,00 0,00 0,00 2,28 1,39 0,70 1,86 0,00 2,15

IC (95%) oss attesi 0,93 2,57 11 11,19 0,85 3,13 7 4,44 0,75 7,18 1 0,9 4,00 64,00 0 0,1 . . 0 0,1 . . 1 0,26 0,26 12,96 1 0,43 . . 1 0,14 1,79 12,71 0 0,78 0,19 3,01 4 5,28 . . 0 0,35 . . 0 0 . . 0 0,11 . . 0 0,19 . . 3 2,05 0,57 9,12 4 1,04 0,77 2,51 8 9,5 0,39 1,26 11 11,67 0,89 3,91 2 1,71 . . 3 7,45 0,69 6,66 1 1,13

donne SMR 0,98 1,58 1,12 0,00 0,00 3,83 2,32 7,03 0,00 0,76 0,00 0,00 0,00 0,00 1,46 3,85 0,84 0,94 1,17 0,40 0,89

IC (95%) 0,54 1,77 0,75 3,31 0,16 7,92 . . . . 0,54 27,21 0,33 16,50 0,99 49,89 . . 0,28 2,02 . . . . . . . . 0,47 4,53 1,45 10,26 0,42 1,68 0,52 1,70 0,29 4,68 0,13 1,25 0,12 6,29


TABELLA 5: Analisi della morbositĂ  per durata di residenza e tempo di latenza, 1998-2003 Cause (ICD IX rev)

durata Oss Attesi SMR

IC (95%)

latenza Oss Attesi

SMR

IC (95%)

Tumori totali

0-9

4

2,84

1,41 0,53

3,75 0-9

2

1,83

1,09

0,27

4,38

(140-239)

10-19

3

3,88

0,77 0,25

2,40 10-19

1

3,37

0,30

0,04

2,11

20-29

4

3,96

1,01 0,38

2,69 20-29

3

3,56

0,84

0,27

2,61

30-39

12

9,04

1,33 0,75

2,34 30-39

16

10,63

1,50

0,92

2,46

+40

3

1,15

2,61 0,84

8,09 +40

4

1,48

2,71

1,02

7,21

Tumori maligni primitivi

0-9

1

1,02

0,98 0,14

6,94 0-9

0

0,67

0,00 .

(I140-208,escl. 196-198)

10-19

3

1,55

1,94 0,62

6,00 10-19

1

1,32

0,76

0,11

5,38

20-29

1

1,55

0,65 0,09

4,59 20-29

2

1,41

1,42

0,36

5,69

30-39

10

5,11

1,96 1,05

3,63 30-39

11

5,66

1,94

1,08

3,51 8,81

.

+40

1

0,73

1,36 0,19

9,69 +40

2

0,91

2,20

0,55

TM app.digerente e peritoneo

0-9

1

0,19

5,13 0,72

36,43 0-9

0

0

0,14

0,00 .

(150-159)

10-19

1

0,31

3,18 0,45

22,60 10-19

0

1

0,27

3,73

20-29

0

0,3

0,00 .

20-29

0

0

0,28

0,00 .

30-39

2

1,2

1,67 0,42

6,69 30-39

3

3

1,29

2,33

+40

0

0,18

0 .

+40

0

0

0,22

0,00 .

TM pancreas

0-9

1

0,02

49,49 6,97 351,31 0-9

(157)

10-19

0

0,03

20-29

0

30-39

1

+40 TM.gh.tiroide e altre gh.endo. (193-194)

. .

0,53 0,75

0

0,01

0 .

.

10-19

0

0,03

0 .

.

20-29

0

0,03

59,67 30-39

2

0,13

+40

0

0,02

0 .

.

0-9

0

0,04

0 .

.

0,07 14,115 1,99 100,20 10-19

0

0,06

0,08

0 .

.

20-29

1

0,07

0

0,13

0 .

.

30-39

0

0,17

0 .

.

+40

0

0,01

0 .

.

+40

0

0,02

0 .

.

TM sist.linfoematopoietico

0-9

0

0,12

0 .

.

0-9

0

0,09

0 .

.

(200-208)

10-19

0

0,18

0 .

.

10-19

0

0,15

0 .

.

20-29

0

0,17

0 .

.

20-29

0

0,16

0 .

.

30-39

2

0,44

17,99 30-39

2

0,5

+40

0

0,06

0 .

.

+40

0

0,08

0 .

.

Leucemie totali

0-9

0

0,05

0 .

.

0-9

0

0,03

0 .

.

(204-208)

10-19

0

0,06

0 .

.

10-19

0

0,06

0 .

.

20-29

0

0,05

0 .

.

20-29

0

0,05

30-39

1

0,15

6,58 0,93

46,73 30-39

1

0,17

+40

0

0,02

0 .

+40

0

0,03

0 .

.

TM sec. e natura non spec.

0-9

1

0,17

5,75 0,81

40,79 0-9

0

0,11

0 .

.

(196-198 e 239)

10-19

0

0,26

0 .

10-19

0

0,22

20-29

1

0,26

3,77 0,53

26,80 20-29

1

0,24

4,15

0,59

29,48

30-39

1

0,81

1,24 0,17

8,80 30-39

2

0,9

2,21

0,55

8,84

+40

1

0,11

8,75 1,23

62,12 +40

1

0,14

6,98

0,98

49,54

Tumori benigni

0-9

2

1,46

1,37 0,34

5,46 0-9

0,54

(210-229)

10-19

0

1,84

0,00 .

20-29

2

1,9

1,05 0,26

30-39

1

2,52

0,40 0,06

+40

1

0,22

4,51 0,64

0 .

.

0,03

0 .

.

0,12

8,41 1,18

0

0,02

0 .

.

0-9

0

0,06

0 .

.

10-19

1

20-29

0

30-39

4,5 1,13

.

.

.

0 . 15,55

0 . 13,81

3,98

. 1,95

98,01

1,00

0 . 5,95

15,92

. 0,84

0 .

42,22

.

2

0,92

2,18

10-19

0

1,63

0,00 .

.

4,21 20-29

0

1,7

0 .

.

2,82 30-39

3

3,37

0,89

0,29

2,76

1

0,32

3,08

0,43

21,85

32,03 +40

(continua)

13

. 3,89 62,154

8,71


Disturbi ghiandola tiroide

0-9

0

0,44

0 .

(ICD IX rev. 240-246)

10-19

1

0,52

1,93 0,27

20-29

1

0,56

1,78 0,25

30-39

1

0,98

1,02 0,14

.

0-9

0

0,25

0 .

13,67 10-19

1

0,45

2,22

12,60 20-29

0

0,49

0,00 .

7,23 30-39

2

1,28

1,57

. 0,31

15,74 .

0,39

6,26

+40

0

0,09

0 .

.

+40

0

0,13

0 .

.

Malattie ematologiche

0-9

0

0,39

0 .

.

0-9

0

0,31

0 .

.

(ICD IX rev. 280-289)

10-19

0

0,36

0 .

.

10-19

0

0,33

0 .

.

20-29

1

0,33

3,04 0,43

21,60 20-29

0

0,3

30-39

4

0,74

5,39 2,02

14,35 30-39

5

0,86

5,8

2,4

13,9

+40

1

0,09

10,56 1,49

74,97 +40

1

0,12

8,5

1,2

60,3

Malattie sist.nerv. e org. senso 0-9

8

2,83

2,83 1,42

5,66 0-9

7

2,15

3,26

1,56

6,84

( 320-389)

10-19

5

3,18

1,57 0,65

3,78 10-19

2

2,77

0,72

0,18

2,88

20-29

2

3,01

0,66 0,17

2,66 20-29

5

2,8

1,79

0,74

4,29

30-39

4

7,42

0,54 0,20

1,44 30-39

0,59

0,25

+40

0

0,99

0 .

Malattie sist.circolatorio

0-9

1

3,21

(390-459)

10-19

4

4,76

20-29

4

30-39

12

+40 Malattie ischemiche (410-414)

0 .

.

5

8,48

+40

0

1,23

0,31 0,04

2,21 0-9

1

2,25

0,44

0,06

3,15

0,84 0,32

2,24 10-19

3

4,02

0,75

0,24

2,31

4,49

0,89 0,33

2,37 20-29

5

4,14

1,21

0,50

2,90

13,1

0,92 0,52

1,61 30-39

12

14,68

0,82

0,46

1,44

1

1,84

0,54 0,08

3,85 +40

1

2,31

0,43

0,06

3,08

0-9

0

0,51

0 .

.

0-9

0

0,34

10-19

0

0,85

0 .

.

10-19

0

0,69

20-29

4

0,86

4,63 1,74

12,34 20-29

4,00

0,77

5,20

1,95

13,86

30-39

5

2,81

1,78 0,74

4,28 30-39

5,00

3,11

1,61

0,67

3,86

+40

0

0,44

0 .

.

+40

0

0,56

Complicanze della gravidanza

0-9

0

1,93

0 .

.

0-9

0

1,5

(630-639)

10-19

1

1,67

0,60 0,08

4,25 10-19

1

1,75

0,57

0,08

4,05

20-29

1

2,77

0,36 0,05

2,57 20-29

1

2,23

0,45

0,06

3,19

30-39

1

1,08

0,93 0,13

6,60 30-39

0,07

+40

0

0,01

0 .

Malattie perinatali

0-9

4

2,48

1,61 0,61

(760-779)

10-19

0

0,01

0 .

.

10-19

20-29

0

0,02

0 .

.

30-39

0

0,01

0 .

.

+40

0

0

0 .

.

14

.

.

0 .

1,42 .

0 .

.

0 .

.

0 .

.

0 .

.

1

1,97

0,51

+40

0

0,01

0,00 .

3,61

4,30 0-9

4

2,47

1,62

0

0,01

0 .

.

20-29

0

0,02

0 .

.

30-39

0

0,02

0 .

.

+40

0

0

0 .

.

. 0,61

4,31


TABELLA 6: Analisi della morbositĂ , per sub-coorti di residenza, 1998-2003 Cause (ICD IX rev) Tumori totali (140-239) T.M primitivi (140-208,escl. 196-198) TM app.digerente e peritoneo (150-159) TM pancreas (157) TM.gh.tiroide e altre gh. (193-194) TM sist.linfoematopoietico (193-194) Leucemie totali (204-208) TM sec. e natura non spec. ( 196-198 e 239) Tumori benigni (210-229) Disturbi ghiandola tiroide (240-246) Malattie ematologiche (280-289) Malattie sist.nerv. e org. Senso (320-389) Malattie sist.circolatorio (390-459) Malattie ischemiche (410-414) Complicanze della gravidanza (630-639) Malattie perinatali (760-779)

oss 7 4 1 0 0 2 1 0 3 0 3 10 8 1 1 2

zona R attesi SMR IC (95%) oss 9,03 0,77 0,37 1,63 16 4,27 0,94 0,35 2,50 9 0,94 1,07 0,15 7,57 3 0,09 0 . . 2 0,16 0 . . 1 0,42 4,73 1,18 18,91 0 0,15 6,88 0,97 48,84 0 0,69 0 . . 4 3,5 0,86 0,28 2,66 3 1,1 0 . . 2 0,86 3,50 1,13 10,86 1 7,61 1,31 0,71 2,44 9 11,96 0,67 0,33 1,34 10 2,35 0,42 0,06 3,01 6 3,75 0,27 0,04 1,89 1 0,79 2,52 0,63 10,09 2

15

attesi 8,23 3,92 0,86 0,09 0,14 0,38 0,13 0,65 3,14 1,06 0,73 6,79 10,67 2,13 2,57 1,13

zona A SMR 1,94 2,29 3,50 22,82 6,96 0 0 6,2 0,96 1,88 1,37 1,33 0,94 2,82 0,39 1,76

IC (95%) oss 1,19 3,17 3 1,19 4,41 3 1,13 10,85 0 5,71 91,26 0 0,98 49,42 0 . . 0 . . 0 2,33 16,52 0 0,31 2,96 0 0,47 7,53 1 0,19 9,69 2 0,69 2,55 0 0,50 1,74 4 1,27 6,27 2 0,05 2,76 1 0,44 7,06 0

zona B attesi SMR IC (95%) 3,6 0,83 0,27 2,58 1,77 1,69 0,55 5,24 0,4 0 . . 0,04 0 . . 0,06 0 . . 0,17 0 . . 0,06 0 . . 0,29 0 . . 1,31 0 . . 0,43 2,35 0,33 16,69 0,33 6,13 1,53 24,49 3,02 0 . . 4,77 0,84 0,31 2,23 0,98 2,04 0,51 8,14 1,13 0,88 0,12 6,26 0,6 0 . .


TABELLA 7: le cause di decesso e di ospedalizzazione, 1998-2003 ID sogg. 20 39 81 81 83 87 133 143 174 185 263

n.osp. datadim 1° osp. 13-dic-02 1° osp. 31-lug-03 1° osp. 09-mar-01 2° osp. 14-dic-02

263 264 331 331 332 337

2° osp.

01-ott-01 TM app.dig.(1541) 08-giu-98 TM prim.(1882) 12-mag2000 TM sec.e non spec (1977)

1° osp. 2° osp. 1° osp.

14-ott-00 TM pancreas (1570) 23-giu-02 TM sec e non spec (1976) 30-giu-01 TM pancreas (1570)

1° osp.

1° osp. 1° osp.

Causa ospedalizzazione (ICD) M.sist. Circ.(4371) M.sist.circ.(4281) TM prim.(1730) M. ischemiche (41031)

25-gen-98 TM linfoemato(2050)

16

Causa decesso (ICD) 2507 M.sist.circ.(4281)

ddec 13-dic-02 31-lug-03

M. ischemiche (4100) M.sist.circ (4360) M.sist. circ.(4372) TM linfoemato (2050) 5715 M.sist.circ.(4291) TM app.dig. (1539)

14-dic-02 26-apr-00 16-apr-00 10-feb-98 06-lug-00 10-mar-99 02-set-02

TM prim.(1892) 8050

11-ago-00 15-giu-98 24-ago-02 24-ago-02 30-giu-01 20-lug-02

TM pancreas (1579) TM pancreas (1579) 4860


Unità operativa 2: STUDIO TRASVERSALE SULLO STATO DI SALUTE IN UNA POPOLAZIONE ESPOSTA A CAMPO MAGNETICO A 50 Hz 1. STUDIO TRASVERSALE L’obiettivo principale dello studio sullo stato di salute della popolazione di Longarina è quello di valutare l’ipotesi di una possibile associazione tra l’esposizione a campo magnetico a 50 Hz e la presenza di una serie di disturbi comportamentali nei soggetti maggiormente esposti rispetto a quelli con livelli stimati di esposizione minori. L’obiettivo secondario dello studio è quello di considerare negli stessi soggetti alcuni parametri ematologici, immunologici e cardiologici. 2. MATERIALI E METODI Gli end-point principali dello studio sullo stato di salute sono: -

qualità della vita tramite la somministrazione del questionario General Health Questionnaire sintomatologia depressiva tramite il questionario Beck Depression Inventory cefalea qualità del sonno tramite il questionario Pittsburgh Sleep Quality Index

Gli end-point secondari dello studio sullo stato di salute sono: -

parametri ematologici parametri immunologici dosaggio urinario della 6 sulfossimelatonina variabilità del ciclo cardiaco mediante tecnica HRV variabilità della pressione arteriosa

I possibili fattori confondenti nella relazioni tra esposizione a campo magnetico ed end-point principali e secondari sono: -

età, sesso, scolarità, patologie pregresse e concomitanti raccolte tramite il questionario anamnestico eventi stressanti raccolti tramite il questionario sugli eventi stressanti della vita stato dell’ansia valutato tramite i questionari StateTrait Anxiety Inventory – Forma Y1 e Y2 profilo della personalità valutato tramite il questionario Minnesota Multiphasic Personality Inventory

17


La schema riassuntivo di queste relazioni è riportato nella figura successiva.

STUDIO SULLO STATO DI SALUTE DELLA POPOLAZIONE DI LONGARINA

End point principali

Fattori confondenti

Sesso, età, scolarità

Patologie pregresse e concomitanti

Esposizione a campo magnetico

End point secondari Ematologici

Stato di salute (GH) Melatonina Depressione (BDI) Linfociti Cefalea Variabilità cardiaca

MMPI

Quest. Avvenimenti vita

Ansia stato e tratto STAI-Y1 e Y2

Fattori confondenti

Sonno (PSQI) Variabilità pressoria

Il dettaglio degli strumenti utilizzati come end-point principali e secondari e come fattori di confondimento è descritto nei paragrafi seguenti.

Questionario sulla qualità della vita (GHQ28) Il “General Health Questionnaire” utilizzato in questo studio è la versione composta da 28 items (GHQ28) ognuno con quatto risposte (Golberg DP, 1972). Lo score che viene applicato al GHQ è di due tipi: il primo utilizza un punteggio convenzionale 0,1,2,3 (max score = 84) a seconda della riposta fornita, il secondo invece applica la sequenza 0,0,1,1 (max score 28). Il GHQ28 si suddivide in quattro componenti che misurano complessivamente gli aspetti di benessere generali quali quello somatico, dell’ansia, sociale e della depressione. In base alle evidenze di letteratura lo score del GHQ 28 può essere utilizzato come variabile continua per indicare la severità dl disturbo o applicando un cut-point di 6 (tutti i soggetti che hanno avuto un punteggio di almeno 6 possono essere considerati positivi allo screening sui disturbi psicologici) Questionario sulla valutazione della sintomatologia depressiva (BDI) Il “Beck Depression Inventory” è un questionario composto da 21 items ed ha lo scopo di stimare il tono dell’umore del soggetto (Beck AT et al, 1961). Ogni domanda ha quattro risposte con un punteggio che va da 0 a 3 (mas score = 63).

18


Lo score di questo strumento può essere applicato sia in maniera continua che categorica secondo lo schema di seguito riportato: 0-9 10-18 19-29 30-63

assenza di depressione lieve depressione moderata depressione severa depressione

Cefalea Con la somministrazione del questionario anamnestico il clinico valuterà se il soggetto riferisce o meno una cefalea. In caso positivo verrà compilato il questionario specifico per la caratterizzazione clinica del disturbo. Nello studio epidemiologico la variabile verrà utilizzata in maniera dicotomica (presenza/assenza della cefalea). Questionario sulla qualità del sonno (PSQI) Il “Pittsburgh Sleep Quality Index” è un questionario che è in grado di fornire informazioni sulla qualità soggettiva del sonno, la durata del sonno, le cause di interruzione del sonno, sulla stanchezza diurna e sull’uso dei farmaci per il sonno (Buysse D et al. 1988). Il PSQI contiene 24 domande, 19 per l’autovalutazione e 5 per la valutazione da parte di terzi. Lo score del PSQI viene utilizzato in maniera categorica. I soggetti con un punteggio > 5 vengono considerati “poor sleepers”, mentre quelli con un punteggio ≤ 5 “good sleepers”. Parametri ematologici Un prelievo ematico per la determinazione di alcuni parametri ematologici ed immunologici è stato effettuato ai soggetti inclusi nello studio. Per ogni soggetto sono stati raccolti circa 25 cc di sangue in provette con EDTA Per quanto riguarda il prelievo in soggetti femminili in età fertile (presenza del ciclo mestruale) il prelievo è stato effettuato dal terzo giorno dalla cessazione del ciclo mestruale. I seguenti valori emocromocitometrici sono stati misurati:  Ematocrito  Eritrociti  Volume globulare medio  Ampiezza dispersione volume globulare  Emoglobina  Concentrazione media emoglobina globulare  Piastrine  Piastrinocrito  Volume piastrinico medio  Ampiezza dispersione volume piastrinico  Leucociti  Linfociti  Neutrofili  Eosinofili  Basofili  Monociti  Cellule atipiche Cellule immature I parametri ematochimici sono stati utilizzati sia in maniera continua che applicando il rispettivo range di normalità. In questo secondo caso si potranno considerare tutti i soggetti con un valore ipo o iper.

19


Parametri immunologici Per ridurre il rischio della variazione circadiana nella risposta immunitaria l’orario del prelievo si è collocato in un arco di tempo compreso tra le 7.00 e le 10.00 a.m. Le seguenti popolazioni sottopopolazioni linfocitarie sono state considerate: CD3 CTL CD4 CD4-DR CD8 CD8-DR CD8dim T4/T8 NK CD19 I seguenti test di linfoproliferazione sotto stimolo con mitogeni sono stati utilizzati: PHA ConA La seguente misura dell’attività citotossica delle cellule natural killer (NK) presenti nel sangue periferico è stata considerata: UL50 Dosaggio urinario della 6 sulfossimelatonina La valutazione delle concentrazioni di melatonina viene generalmente eseguita determinando nelle urine del periodo notturno il suo principale metabolita (melatonina-6-solfato). Questo avviene essenzialmente per due motivi. Il primo è di ordine tecnico: è poco proponibile dover eseguire per ciascun soggetto, oltre ad un prelievo ematico diurno, anche uno notturno (di solito alle ore 3.00 , quando i livelli di melatonina sono massimi), senza svegliarlo e praticamente al buio. Il secondo motivo deriva dai dati presenti in letteratura, i quali indicano una correlazione significativa fra livelli plasmatici di melatonina e concentrazioni urinarie del suo metabolita (Baskett et al. 1998). Pertanto, da quanto accennato, allo scopo di valutare gli eventuali effetti dell’esposizione a campo magnetico sulla secrezione di melatonina nell’uomo, è possibile utilizzare la determinazione della melatonina solfato nelle urine. Ciascun soggetto incluso nello studio ha eseguito la raccolta delle urine delle 24 ore (la raccolta è iniziata alle ore 8 am,). Le urine sono state raccolte in due frazioni di orario: una prima ha compreso le urine raccolte a partire dalle ore 8 am alle ore 20 pm, la seconda dalle ore 20 pm alle ore 8 am. Entrambi i volumi di urina sono stati accuratamente misurati e registrati, poi un’aliquota (circa 5 ml) è stata centrifugata ed il sopranatante conservato a -20 °C fino al momento del dosaggio. La melatonina solfato nelle urine è stata determinata mediante metodica radioimmunologica (Arendt et al. 1985), impiegando uno dei kit in commercio (Stockgrand Ltd, Guildford). Valutazione della variabilità del ciclo cardiaco mediante tecnica HRV L’analisi della variabilità della frequenza cardiaca mediante tecnica HRV è in grado di dare informazioni sul controllo autonomico della funzione cardiovascolare e in particolare delle interazioni delle componenti simpato-vagali sul nodo seno-atriale. La metodica si basa sul rilevamento nelle 24 ore di un tracciato Holter mediante l’applicazione sul torace del soggetto esaminato di 7 elettrodi monouso collegati ad un opportuno registratore portatile, nel nostro caso il supporto di registrazione è una nastrocassetta audio da 60 minuti, i soggetti di sesso maschile dovranno preventivamente depilare il torace per poter applicare gli elettrodi. La fase successiva consiste nella lettura Holter della registrazione mediante opportuno lettore computerizzato. L’analisi HRV è stata suddivisa in tre periodi: l’intera giornata, il periodo diurno e il periodo notturno, per tali periodi vengono scelti intervalli di 5 minuti per ogni ora di registrazione, con un valore di Beat Interpolation di 1.8, in cui 20


sono assenti artefatti tecnici o imputabili alla presenza di aritmie. La misura della variabilità della frequenza cardiaca viene eseguita nel dominio del tempo e nel dominio della frequenza, in accordo con le Linee Guida rilasciate nel 1996 dalla Task Force dell’ European Society of Cardiology. La valutazione del dominio del tempo si basa sulla misurazione del ciclo cardiaco e delle sue variazioni battito-battito misurate in millisecondi. Parametri del dominio del tempo: SDNN: deviazione standard della media di tutti gli RR consecutivi dei battiti sinusali misurati all’Holter. rMSSD: differenza quadratica media fra gli intervalli RR adiacenti. pNN50: percentuale delle differenze di intervalli adiacenti maggiori di 50 msec. Gli ultimi due indici vengono considerati misure che riflettono principalmente la componente parasimpatica dell’HRV. L’analisi HRV del dominio della frequenza permette una valutazione qualitativa e quantitativa delle componenti autonomiche simpatica e parasimpatica, che hanno un’attività ciclica con lunghezze d’onda a diversa frequenza. Per ottenere l’analisi HRV nel dominio della frequenza vengono plottati tutti gli intervalli RR successivi e mediante l’analisi di Fourier si identificano le singole frequenze che compongono il segnale. Tali frequenze, mediante opportuno software, vengono raggruppate in bande a cui è associato un diverso significato fisiopatologico. Parametri del dominio della frequenza: Alte Frequenze (HF) comprese tra nella banda tra 0.15 e 0.45 Hz. vengono considerate espressione dell’attività vagale e sono correlate agli atti respiratori. Basse Frequenze (LF) comprese nella banda tra 0.04 e 0.15 Hz. sono espressione dell’attività efferente simpatica diretta al cuore. Rapporto tra LF e HF (LF/HF) rappresenta un indice dell’equilibrio simpato-vagale. Variabilità della pressione arteriosa Il monitoraggio dinamico della pressione arteriosa è una tecnica strumentale incruenta che permette di avere misurazioni della pressione arteriosa (PA)) durante le ore diurne e notturne, durante lo svolgimento delle attività lavorative e durante il sonno e non determina una reazione d’allarme significativa contrariamente alle misurazioni pressorie tradizionali. Il sistema di rilevamento dei valori pressori utilizzato in questo studio è di tipo oscillometrico: questo sistema, mediante un manicotto sfingomanometrico connesso ad un registratore portatile ed applicato al braccio del volontario, permette la misurazione automatica dei valori pressori previa programmazione degli intervalli di misurazione, che in accordo con la letteratura internazionale, sono stati fissati in ogni 15 minuti per le misurazioni diurne e ogni 30 minuti per quelle notturne. I dati così ottenuti verranno elaborati mediante un programma statistico fornendo i valori medi di PA e di FC nelle 24 ore, i valori medi per ogni ora, i valori medi diurni e notturni e la valutazione del ritmo circadiano. Per l’attendibilità dell’esame occorre che almeno il 70% delle misurazioni sia valido (minimo 2 misurazioni per ora durante il giorno ed 1 durante la notte). I parametri che sono stati considerati sono: - pressione arteriosa sistolica (24h, giorno e notte) - pressione arteriosa diastolica (24h, giorno e notte) - pressione arteriosa media (24h, giorno e notte) Inoltre dei precedenti parametri pressori sono stati considerati la mediana, la varianza e l’ampiezza. Questionario Anamnestico Il questionario è di tipo semistrutturato, composto da domande closeended e open-ended.. Sono state considerate le seguenti variabili - sesso - età - scolarità (nessuna, elementare,media inferiore, media superiore, università) - anni di residenza (da modificare in base alla storia residenziale nelle tre aree) - ore in casa - ore in camera da letto - autovalutazione dello stato di salute (pessimo,abbastanza soddisfacente, soddisfacente, buono, eccellente) - vicinanza elettrodotto (effetti negativi, effetti abbastanza negativi, nessun effetto, effetto abbastanza positivo, effetto positivo) 21


Questionario avvenimenti della vita La somministrazione del questionario ha la finalità di individuare quegli eventi di vita che potrebbero avere una relazione con lo stato attuale del soggetto. Il questionario è stato messo a punto da Biondi et al. che hanno tradotto, modificato e ampliato due scale utilizzate nella pratica psichiatrica (Life Experiences Survey e Schedule of Recent Experiences). (Biondi et al, 1993) Le categorie di eventi indagati si dividono in tre gruppi: cambiamenti nella vita affettiva, familiare e personale (24 items); eventi di lavoro ed economici (15 items); cambiamenti generali nella vita (12 items). STAI-Y1 e Y2 Il Questionario per la misura dell’ansia (State Trait Anxiety Inventory) è uno strumento finalizzato alla rilevazione e misurazione dell’ansia. (Spielberg CD, Gorsuch RL, Lushene RE). Il questionario è formato da 40 items suddiviso in due scale per l’Ansia di Stato (Y-1) e l’Ansia di Tratto (Y-2). Ogni item di ciascuna sezione viene valutato secondo una scala da 1 a 4, una gradazione d’intensità nella sezione che valuta l’ansia di stato e una gradazione di frequenza nella parte che considera l’ansia di tratto. Alcuni item consistono di affermazioni che depongono per la presenza di ansia, altri item sono formulati in modo di indicarne l’assenza. Per ogni item del primo tipo il punteggio corrisponde semplicemente al numero contrassegnato, mentre per gli item del secondo tipo il punteggio va assegnato in modo opposto (vale a dire che se è stato contrassegnato il 4 il punteggio sarà1). Il punteggio minimo per ciascuna delle sezioni sarà ovviamente pari a 20 e quello massimo a 80. MMPI Il Questionario sul profilo della personalità (Minnesota Multiphasic Personality Inventory) (MMPI) è un questionario che ha lo scopo di valutare le principali caratteristiche strutturali di personalità e i disordini di tipo emotivo (Hathaway SR, et al, 1951). È composto da tre scale di validità che servono ad accertare con quale accuratezza e sincerità il soggetto ha completato il questionario e dieci scale di base che valutano le dimensioni più significative della personalità. Aspetti etici Lo studio è stato eseguito nel rispetto di tutti i codici deontologici connessi alla ricerca su soggetti umani (Botti, 1998), e nel rispetto della normativa vigente in materia di tutela della riservatezza (legge 275 del 1996 e successive modificazioni). Lo studio è stato presentato nei suoi obiettivi e modalità di attuazione in due riunioni pubbliche con gli abitanti di Longarina presso il centro sociale del quartiere. Ogni soggetto che ha partecipato allo studio è stato contattato ed ha ricevuto un’informazione completa, che gli ha consentito di fornire il proprio consenso informato. Lo studio è stato approvato dal Comitato Etico del Policlinico Universitario “Umberto I” di Roma. Ad ogni soggetto partecipante è stata assicurata la possibilità di contattare un referente in grado, in ogni momento dello studio, di fornire qualunque chiarimento inerente lo studio stesso. Al termine dello studio

verranno comunicati ai partecipanti, i risultati ottenuti chiarendone il significato in relazione alle conoscenze scientifiche attualmente disponibili. Analisi statistica Verranno schematicamente effettuate due diverse analisi statistiche: la prima verrà eseguita nell’ipotesi che la variabilità degli end point principali e secondari sia distribuita in maniera significativa tra i soggetti residenti nella zona A rispetto a quelli della zona R dopo opportuno controllo dei fattori confondenti. La variabile indipendente legata quindi all’esposizione sarà di tipo categorico (residenza zona A vs R) e le stime di esposizione al campo magnetico avranno il solo fine di caratterizzare dal punto di vista descrittivo il contrasto tra le due aree ma non verranno incluse nel modello di analisi; la seconda verrà invece eseguita considerando come variabile indipendente una stima del campo magnetico attribuibile a tutti i soggetti inclusi nello studio (n= 209) secondo le diverse metriche che verranno elaborate dall’unità operativa n.4 sulla base del modello di esposizione che verrà proposto.

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Le analisi statistiche verranno effettuate in una prima fase considerando gli end point principali e secondari non correlati tra loro, successivamente si valuterà la possibile relazione tra alcuni parametri biochimici e strumentali e gli end-point principali. Per questo studio non è stato possibile eseguire un calcolo di potenza al fine di individuare un numerosità adeguata per evidenziare le ipotetiche differenze nella distribuzione di un fenomeno in quanto il disegno dello studio presenta una tale originalità che non trova al momento riscontro nelle evidenze scientifiche disponibili. In questa relazione è stato eseguito un confronto relativamente ai soli soggetti delle zone A (esposti) e R (non esposti). Vengono di seguito riportati i risultati ottenuti dal confronto dei due gruppi di soggetti, in forma grafica e tabellare. Va ricordato, per una agevole lettura delle tabelle, quanto segue:

 le dizioni “test di Fisher” e “test di Kruskal-Wallis” stanno ad indicare i test statistici usati per

saggiare eventuali differenze fra i due gruppi considerati (Zona A e Zona R);  la voce “probabilità associata” esprime, in termini percentuali compresi tra 0 e 1 (ad es.: 0.33

equivale al 33%), la probabilità di sbagliare sostenendo una diversa distribuzione del parametro nei due gruppi confrontati, quando invece tale diversità non esiste.

Ad esempio (dati tratti dalla tabella seguente):

Uomini + Donne

Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis):

Zona A

Zona R

19.66

19.77

0.93

se si sostiene che il valore del parametro studiato è mediamente più alto nei soggetti della Zona R (19.77) che in quelli della Zona A (19.66), si rischia di sbagliare con una probabiità del 93%. In altri termini, il suddetto valore (93%) rappresenta la probabilità che la differenza osservata sia del tutto casuale e non legata a reali differenze fra i due gruppi. La popolazione in studio In base al censimento effettuato per lo studio di coorte risultano residenti al 31.12.03, nella zona di Longarina individuata per lo studio, 252 soggetti (129 femmine e 123 maschi). Questi individui vivono complessivamente in 44 edifici. La distribuzione per fascia d’età e sesso è riportata nelle tabella successiva Classe d’età 0 – 10 11 – 18 19 – 30 31 – 40 41 – 50 51 – 60 61 – 70 71 – 80 > 81 totale

MASCHI 12 9 19 24 18 17 11 9 4 123

FEMMINE 8 14 15 29 16 15 15 17 129

23

TOTALE 20 23 34 53 34 32 27 27 4 252


A tutti i soggetti con una età superiore ai 18 anni (n=209) è stata proposta la partecipazione allo studio con l’applicazione dell’intero protocollo, questionari ed esami strumentali e biochimici. Questi soggetti sono suddivisi in tre gruppi a seconda della loro zona di residenza al 31.12.03: La fascia A identifica le abitazioni entro i 28 metri dalla linea elettrica (il minimo valore dell’induzione magnetica è stato stimato pari a 0,44μT); la fascia R le abitazioni oltre i 33 metri dalla linea (il massimo valore dell’induzione magnetica è stato stimato pari a 0,34μT) e la fascia B le cui abitazioni sono comprese tra 28 e 33 metri (i valori di induzione magnetica si sovrappongono in parte con i valori della fascia A e in parte con quelli della fascia R). Nella fascia A risultano risiedere al 31.12.03 67 individui, nella fascia B 44 soggetti e nella fascia R 98. In base alla storia residenziale l’intero gruppo di 209 soggetti potrebbe essere ricollocato nelle tre aree nelle quali è stata suddivisa la zona di Longarina. Ogni soggetto residente nella zona A, B e R è stato identificato da un codice composto da una lettera e da un numero. Tale codice è stato riportato sui questionari e su tutto il materiale utilizzato nello studio (provette, referti ECG, ecc.) ed è quello presente nel data-base generale. Per i soggetti con età inferiore ai 18 anni (n = 43) è stato somministro il questionario anamnestico e proposto un prelievo di un campione ematico. Lo studio ha avuto una durata di 22 mesi e si è svolto per quanto riguarda le valutazioni cliniche e la somministrazione dei questionari presso il centro sociale del quartiere di Longarina. I prelievi del campione ematico e le valutazioni cardiologiche sono state invece eseguite nella residenza dei partecipanti allo studio. Per controllare al meglio un possibile bias nell’acquisizione dei dati si evidenzia quindi come i clinici hanno operato in cieco rispetto alla residenza del soggetto così come in cieco sono state effettuate tutte le determinazioni dei parametri ematologici, immunologici e della 6-sulfossimelatonina. Si sottolinea che grazie al rapporto di collaborazione che si è stabilito tra il gruppo di ricercatori e la popolazione di Longarina il tasso di adesione allo studio è stato pari all’81%. Si fa presente inoltre che la popolazione di Longarina evidenzia una notevole coesione sociale consolidatasi nel tempo, senza alcuna differenza nelle diverse aree oggetto dello studio, rappresentando quindi una realtà favorevole per la valutazione di determinanti di salute che sono strettamente connessi con gli stili di vita ed il livello socio-economico quali quelli previsti nella definizione degli end point principali e secondari.

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3. RISULTATI Nella conduzione dello studio trasversale i soggetti inclusi nello studio hanno partecipato con modalità diverse alle diverse fasi della ricerca programmate per il perseguimento degli end-point principali e secondari. Di seguito è riportato il livello di partecipazione per ogni specifico end-point nella popolazione adulta di Longarina Esame

n /totale

%

Visite mediche

161/209

77.0%

Prelievi 1 Prelievi 2

170/209 21/209

81.3% 10.0%

Visite mediche e somministrazione dei test neurocomportamentali

Esami ematochimici ed

totale prelievi = 191 Raccolta delle urine Urine 1 Urine 2 Urine 3

158/209 139/209 26/209

75.6% 66.5% 12.4%

totale esami urine = 323

Valutazione cadiovascolare Holter cardiaco 1 Holter cardiaco 2

161/209 122/209

77.0% 58.3%

totale esami Holter = 283 Monitoraggio della pressione arteriosa 1 Monitoraggio della pressione arteriosa 2

160/209 122/209

76.5% 58.3%

totale esami MAP = 282

Per gli esami ematochimici il prelievo è stato ripetuto su 21 soggetti che presentavano alla prima determinazione un parametro al di fuori del range di normalità. Allo stesso modo per 26 soggetti è stata effettuata una terza determinazione della creatinina urinaria che risultava essere al di fuori del range di normalità in una delle due precedenti valutazioni. Per quanto riguarda il dosaggio urinario della 6 sulfossimelatonina e dei parametri cardiovascolari, cardiaci e pressori, è stata proposta ai soggetti inclusi nello studio una seconda valutazione al fine di valutare la riproducibilità nella stima della misura dei parametri previsti dalle rispettive metodiche.

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Ai genitori dei soggetti con età inferiore ai 18 anni è stato proposto per i loro figli una visita medica ed un prelievo di un campione ematico Le percentuali di adesioni a questa fase dello studio sono state le seguenti:. Esame Visite mediche Prelievi

n /totale 34/43 23/43

% 79.1% 53.4%

Infine su un gruppo di 13 soggetti adulti non inclusi nello studio trasversale in quanto residenti attualmente a Longarina ma non nell’area oggetto dello studio sono state eseguite le seguenti valutazioni: Visite mediche e test neurocomportamentali (n=12) Monitoraggio della pressione arteriosa (n=13) Holter cardiaco (n=12)

In questa relazione vengono riportati i risultati ancora preliminari relativi ai seguenti end-point : a) end-point principali: - qualità della vita (figure e tabelle 1,2) - sintomatologia depressiva (figura e tabella 3) - cefalea (figura e tabella 4) - qualità del sonno (figura e tabella 5) b) end-point secondari: - parametri ematologici - parametri immunologici - variabilità della pressione arteriosa - variabilità del ciclo cardiaco

(figure e tabelle 6-23) (figure e tabelle 24-45) (figure e tabelle 46-78) (figure e tabelle 79-81)

Si sottolinea che il confronto in questa fase preliminare è stato eseguito tra i gruppi di soggetti che risiedono nella zona A rispetto a quelli che si trovano nella zona R senza alcuna valutazione dell’azione dei possibili fattori confondenti al di fuori del sesso e dell’età che risultano essere statisticamente non significativi.

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I risultati degli esami ematologici effettuati riguardano 166 soggetti così suddivisi per zona di residenza: Uomini

Donne

Zona A

23

31

Zona B

20

22

Zona R

31

39

Totale:

74

92

Un primo confronto è stato eseguito relativamente ai soli soggetti delle zone A (esposti) e R (non esposti). I 124 soggetti risultano così distribuiti per sesso e zona di residenza: Uomini

Donne

Zona A

23

31

Zona R

31

39

Totale:

54

70

L’età media dei soggetti nelle due zone ed il sesso non differisce in modo statisticamente significativo (Zona A= 48.87; Zona R= 48.68) Zona R

0

5

10

Zona A

20

40

60

80

20

40

(anni) Graphs by zonal

27

60

80


Dall’analisi statistica emerge una differenza significativa nel confronto dei soggetti delle due zone (A vs R) in alcuni parametri relativi ai seguenti end-point secondari: - parametri ematologici si evidenzia che i soggetti che risiedono nella zona A hanno un valore medio più elevato nella concentrazione delle piastrine rispetto a quelli della zona R (p = 0.02)(figura 12 e tabella 12a). Inoltre gli stessi soggetti della zona A presentano una distribuzione dei punteggi normali e patologici delle piastrine ai limiti della significatività rispetto ai soggetti dell’area R (p = 0.08)(figura 12 e tabella 12b). Infine il corrispondente valore di piastrinocrito è più elevato nei soggetti della zona A rispetto a quelli della R (p = 0.01)(figura 13 e tabella 13a). Si rileva infine una riduzione dei basofili dei soggetti della zona A rispetto a quelli della zona R (p = 0.01)(figura 20 e tabella 20a). - parametri immunologici Il valore medio della percentuale dei CD3 è statisticamente ridotto nei soggetti della zona A rispetto a quelli della zona R sia per quanto riguarda il totale dei soggetti (p =0.01, figura e tabella 25) che per le donne (p = 0.01, figura e tabella 25). Il parametro UL50 è invece elevato in modo significativo nei soggetti della zona A sia nel gruppo totale (p = 0.01) che negli uomini (p = 0.01) e nelle donne (p = 0.03)(figura e tabella 45). Il valore medio della percentuale dei CD4 è statisticamente ridotto nelle donne della zona A rispetto a quelle della zona R (p = 0.03) mentre è ai limiti della significatività se si considera il gruppo dei soggetti nel suo insieme (p = 0.06)(tabella e figura 27). La percentuale dei CD19 risulta essere superiore, ai limiti della significatività, nelle donne della zona A rispetto a quelle che risiedono nella zona R (p = 0.09)(figura e tabella 37). La percentuale delle cellule NK è più elevata nel gruppo dei soggetti della zona A (p = 0.09) e nelle donne in particolare (p = 0.09), ai limiti della significatività, rispetto agli analoghi soggetti della zona R (figura e tabella 41). Infine il rapporto T4/T8 è ridotto ai limiti della significatività (p = 0.09) nelle donne della zona A rispetto a quelle della zona R (figura e tabella 42). - variabilità della pressione arteriosa La varianza della pressione media notturna è statisticamente ridotta nelle donne della zona A rispetto a quelle della zona R (p = 0.01) mentre è ai limiti nell’intero gruppo dei soggetti (p = 0.09)(figura e tabella 76). Si rileva inoltre una riduzione della varianza della pressione diastolica notturna nelle donne della zona A rispetto a quelle della R (p = 0.01)(figura 65 e tabella 65). Infine ai limiti della significatività si osserva una riduzione della varianza della pressione sistolica notturna nelle donne della zona A rispetto a quelle della zona R (p = 0.08)(figura e tabella 54). - variabilità del ciclo cardiaco Il rapporto LF/HF durante il giorno mostra una riduzione ai limiti della significatività negli uomini della zona A rispetto a quelli della zona R (p = 0.06)(figura e tabella 80).

28


4. CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE Lo studio trasversale sullo stato di salute della popolazione residente a Longarina ha un tipico disegno di uno studio cross-sectional e come tale si prefigge lo scopo di associare ad un livello di esposizione a campo magnetico, così come definito a priori nella classificazione delle diverse aree dello studio, la distribuzione di una serie di end point principali e secondari rilevati nella conduzione dello stesso. Lo studio si colloca in quella area dell’attività di ricerca che indaga sui possibili effetti non cancerogeni associati all’esposizione a campo magnetico a 50 Hz. In particolare nella classificazione degli end-point principali e secondari si è voluto esplicitare che i primi hanno una rilevanza soprattutto clinica e sono stati valutati con strumenti ampiamente utilizzati nella comunità scientifica quali il “General Health Questionnaire” per la qualità della vita, il “Beck Depression Inventory” per la sintomatologia depressiva, il “Pittsburgh Sleep Quality Index” per la valutazione della qualità del sonno ed infine una specifica visita medica per la caratterizzazione della cefalea. Come end-point secondari sono stati invece definiti una serie di parametri ematologici, immunologici, biochimici e cardiologici che hanno la finalità di indagare, ad un livello decisamente subclinico, possibili effetti dell’esposizione a campo magnetico sui meccanismi fisiologici che sono soprattutto riconducibili all’ipotesi che i campi magnetici possano indurre un’alterazione del ritmo della secrezione della melatonina e perturbare l’attività delle cellule della linea ematopoietica (International Agency for Research on Cancer. 2002 ; Bonhomme-Faivre L et al 1998; Ciejka E et al., 2005). L’originalità dello studio è rappresentata fondamentalmente dall’innesto su una solida base epidemiologica che identifica e caratterizza dal punto di vista dell’esposizione gruppi di soggetti residenti nell’area di Longarina, di una serie di valutazione cliniche difficili per loro stessa natura da indagare come la cefalea, i disturbi del sonno e la sintomatologia depressiva, e di una serie di parametri biochimici e strumentali che, in base alle evidenze scientifiche disponibili, sono stati associati all’esposizione a campo magnetico a 50 HZ nella conduzione di singoli studi ma non nel contesto di uno stessa attività di ricerca (Asanova TR et al, 1966; Korobkova VP et al., 1972; Sazonova TE 1975; Baroncelli P et al., 1985; Baroncelli P et al., 1986; Gamberale F 1990; Poole C et al., 1993; McMahan S et al 1994; Savitz DA et al., 1994; Beale IL et al. 1997; Verkasalo PK et al. 1997; Leone M et al.1998). Inoltre l’architettura dell’intero progetto, così come definita nelle attività delle quattro unità operative consente, per la prima volta, una lettura integrata dei determinanti di salute sia di tipo cancerogeno che non in una popolazione esposta ad elevati livelli di campo magnetico con un approccio quindi multidisciplinare di tipo misto con evidenti connotazioni epidemiologiche e cliniche. Questa lunga premessa si è resa necessaria per collocare nel giusto ambito i primi risultati che emergono dallo studio trasversale. Innanzitutto le preliminari analisi statistiche, eseguite controllando per i principali fattori confondenti (sesso ed età), evidenziano che non vi sono differenze tra i soggetti che risiedono nella zona A rispetto a quelli che risiedono nella zona R nella distribuzione dei diversi end-point principali (qualità della vita, sintomatologia depressiva, qualità del sonno e cefalea) mentre al contrario emergono una serie di differenze statisticamente significative o ai limiti della significatività nella distribuzione dei parametri ematologici (piastrine, piastrinocrito, basofili), immunologici (riduzione dei CD3, CD4 e del rapporto T4/T8 ed incremento dei CD19, NK e dell’attività UL50) e cardiologici (riduzione della varianza della pressione arteriosa sistolica, diastolica e media durante la notte e del rapporto LF/HF durante il giorno) nelle due suddette popolazioni. Questi dati, seppure con tutte le cautele dovute ad un analisi preliminare che quindi deve essere confermata o meno con approcci statistici di natura multivariata, possono essere inseriti nel contesto delle evidenze scientifiche disponibili. 29


In particolare alcuni autori hanno effettuato ricerche sull’associazione fra esposizione a campi magnetici e alterazioni di parametri ematochimici ed immunitari , anche al fine di chiarire un meccanismo di possibile rilevanza eziologica sul piano della cancerogenesi. La maggior parte degli studi sono stati condotti su modello animale e hanno preso in considerazione le cellule effettrici e le molecole più coinvolte nei meccanismi di immunosorveglianza della cancerogenesi; i linfociti T citotossici, le cellule Natural Killer (NK), i macrofagi e alcuni anticorpi secreti dai linfociti B. Gli studi sulla capacità dei linfociti T e B di rispondere proliferando a diversi stimoli mitogenici, in modelli murini e ratti, hanno dato risultati nettamente contrastanti (Haussler M et al., 1999, Murthy BN et al., 1995). L’attività antitumorale specifica dei linfociti T citotossici è stata valutata in due studi in vivo su modello murino; nessun effetto rilevante è stato dimostrato in correlazione ad un’esposizione prolungata a campi elettromagnetici a bassa frequenza (House RV et al., 1996). L’attività delle cellule NK è stata anche saggiata in diversi studi su modello murino e in ratti. Mentre alcuni studi riportano una invariata attività citotossica delle cellule NK, altri mostrano una netta diminuzione dell’attività citotossica principalmente rilevante e significativa nelle femmine di topo e meno consistente e non significativa nel modello maschile (House RV et al., 2000, McLean JR et al, 1991). Alcune recenti evidenze sperimentali sottolineano ancora che l’esposizione a campi magnetici a 50 HZ possano ridurre l’attività delle cellule NK (Canvesen AG et al, 2006). Due studi su modello murino hanno anche indagato sulla produzione di anticorpi da parte dei macrofagi dimostrando l’assenza di correlazione tra esposizione e attività macrofagica (Tremblay L et al., 1996) al contrario una recente evidenza sperimentale suggerisce un’alterazione delle fu nzioni cellulari dei macrofagi dopo l’esposizione a campi magnetici a 50 Hz (Frahm et al., 2006). In diversi studi su modello animale condotti per dimostrare una relazione tra esposizione ai campi elettromagnetici e alterazione della risposta immune e crescita tumorale, gli autori suggeriscono che i cambiamenti immuno-ematologici osservati sono indice di possibile sviluppo di patologie tumorali (leucemie o linfoma) ma le condizioni sperimentali molto diverse e le correlazioni non sempre significative non consentono una univoca interpretazione (House RV et al., 1996, House RV et al., 2000, McLean JR et al, 1991, McCormick DL et al., 1999). Recentemente alcuni dati documentano che l’esposizione a campi magnetici può influenzare l’attività dei linfociti nella riposta agli stimoli mutageni (Roman A et al., 2005). Sull’uomo sono stati condotti pochi studi, anch’essi spesso con risultati non concordi. Uno studio relativo alla valutazione dei disturbi neurocomportamentali riguarda 13 soggetti esposti a campi magnetici a 50 Hz per almeno 8 ore giornaliere per 1-5 anni. Il campo magnetico era generato da un trasformatore posto al piano inferiore a quello dove lavoravano i soggetti in esame; si osservavano 1.2-6.6 µT all’altezza del pavimento e 0.3-1.5 µT a 150 cm dal livello del pavimento. In questi soggetti si osserva leucopenia, neutropenia, una riduzione significativa delle sottopopolazioni linfocitarie CD4+, CD3+ e CD2+ e un incremento del numero di cellule NK circolanti rispetto ad una popolazione di 13 controlli appaiati per sesso, età e stato socio-economico (Bonhomme-Faivre L et al 1998). Tra i dati più interessanti appare il monitoraggio dei parametri immunologici in due soggetti esposti permanentemente e seguiti per circa sei anni. Questo monitoraggio dimostra che l’allontanamento dall’esposizione riconduce i parametri ematologici ai valori normali e la riesposizione ripristina il deficit osservato sotto esposizione. È importante notare che sei dei tredici soggetti esposti a campi ELF dopo sei mesi dalla cessazione dell’esposizione presentano un aumento dei valori di linfociti CD4+, CD3+, CD2+ e una riduzione delle cellule NK avvicinandosi ai valori della popolazione di controllo (Bonhomme-Faivre L et al 2003). Un altro studio è stato condotto su quindici soggetti, sette uomini e otto donne, addetti alla sorveglianza di un museo. I soggetti erano esposti a campi magnetici indotti da una cabina elettrica (360 v, 50 Hz, 0.2-3.6 µT) per 20 ore a settimana (Boscolo et al., 2001).

30


Le donne e gli uomini esposti mostravano oltre ad una riduzione significativa di linfociti B, una riduzione di cellule NK che negli uomini era più consistente che nelle donne. Inoltre, in tutti i soggetti esposti, i livelli ematici e la produzione sotto stimolo mitogenico di interferone da parte delle cellule mononucleate del sangue periferico, erano significativamente ridotti rispetto ai soggetti di controllo. Viceversa, in entrambi i sessi, nessuna differenza significativa si riscontrava nel numero e percentuale di linfociti T, linfociti T helper e suppressor allo stato basale o in condizioni di attivazione. In un altro studio condotto su sedici saldatori, di età compresa tra i 20 e i 40 anni, esposti a campi elettromagnetici (50 Hz, 0.1-0.25 µT) per almeno 10 anni (Dasdag et al., 2002). I saldatori non presentavano rispetto ai controlli significative differenze nel numero di linfociti T maturi ma una diminuzione dei linfociti CD4+ e CD8+ che non alterava comunque il rapporto CD4/CD8 e non risultava, secondo gli autori, rilevante dal punto di vista clinico. Gli studi sinora svolti sull’argomento suggeriscono un legame tra l’esposizione a campi elettromagnetici e risposta immune probabilmente mediato dal sistema neuroendocrino e i fattori neuroimmuni solubili (Boscolo P et al. 2001, Morimoto K et al. 2001), tuttavia, il numero esiguo di studi, l’eterogeneità delle condizioni di esposizione, la scarsa numerosità del campione esaminato, la mancanza di notizie puntuali sugli stili di vita dei soggetti esaminati, importanti fattori di confondimento sulla risposta immune umana, e la mancanza spesso di gruppi di controllo adeguati, sono tra i principali ostacoli per formulare ad oggi una ipotesi consistente. Le anomalie nei parametri ematologici e immunologici osservate in questa fase preliminare delle analisi, su soggetti residenti nella zona A di Longarina rilevano in maniera più puntuale: a) un incremento delle piastrine e del piastrinocrito ed una riduzione dei granulociti basofili denotano un possibile interessamento degli aspetti della coagulazione e di reazione a stati infiammatori; b) una riduzione in percentuale nel sangue periferico di linfociti T totali (CD3). I linfociti T sono cellule preposte alla immunità cellulo-mediata e possono risultare ridotti in svariatissime situazioni di deficit immunitario, sia congenito che acquisito; c) una riduzione in percentuale nel sangue periferico di linfociti T “Helper” (CD4). I linfociti T helper sono una subpopolazione linfocitaria T che ha il compito di stimolare, mediante la produzione di particolari fattori solubili, sia i linfociti T che i linfociti B ad attuare una risposta immune contro antigeni T dipendenti ; d) un incremento in percentuale nel sangue periferico delle cellule “Natural Killer”(NK). Le cellule NK sono dotate di azione citotossica diretta in particolare contro le proliferazioni neoplastiche e i virus. Queste cellule sono infatti in grado di riconoscere e ledere cellule appartenenti a vari tipi di tumore, specie di origine linfoide. La loro determinazione risulta utile nella valutazione complessiva dello stato immunitario del soggetto in corso di malattie o trattamenti immunodepressivi. e) incremento in percentuale nel sangue periferico delle cellule identificati dal marcatore di superficie CD19. Queste cellule sono precursori della serie B di origine midollare e sono scarsamente presenti (15%) nel sangue circolante; il processo di attivazione è regolato dai linfociti T helper (stimolazione) e T suppressor (inibizione); in seguito a contatto con l'antigene vanno incontro a proliferazione, trasformandosi in plasmacellule destinate alla produzione di immunoglobuline; f) diminuzione del rapporto tra i linfociti CD4 e CD8 (T4/T8); questo rapporto è estremamente utile nella diagnosi precoce di infezione e nel monitoraggio del sistema immunitario; g) incremento al test UL50 che misura l’attività citotossica delle cellule NK contro cellule tumorali umane sensibili (cellula mieloide target K562)

31


Per quanto riguarda i parametri cardiologici il monitoraggio della pressione Arteriosa (MAP) si è rivelato uno strumento utile per la valutazione del profilo pressorio nelle 24 ore in soggetti sottoposti a campi elettromagnetici. Nel soggetto normoteso esiste un ritmo circadiano sonno-veglia della pressione arteriosa,consistente in un calo fisiologico dei valori pressori durante il sonno notturno, che raggiunge il suo valore massimo intorno alle ore 4 di mattina, quando inizia una graduale risalita, più marcata al momento del risveglio; la riduzione pressoria durante le fasi del sonno è di circa il 10% rispetto ai valori diurni (10 mmHg per la sistolica e 5 mmHg per la diastolica). Si possono osservare oscillazioni nei valori pressori, alcune di piccola entità e fugaci altre più marcate e durature; queste variazioni sono più evidenti di giorno in quanto durante il riposo l’attività simpatica si riduce in rapporto ad una diminuzione dell’attività catecolaminica. Il maggior contributo alla variabilità pressoria è dato da fattori comportamentali come l’esercizio fisico, il fumo di sigaretta, l’ansia e lo stress. I dati della letteratura internazionale mostrano una riduzione nel periodo diurno della variabilità pressoria, esaminata con la metodica Cosinor, e della frequenza cardiaca nei soggetti esposti a campi elettromagnetici, tali alterazioni sono considerate correlabili con sospette alterazioni neurovegetative, da confermare con studi su popolazioni più ampie (Gadzicka E et al., 1997, Szmigielski S et al., 1998). La riduzione della varianza della pressione arteriosa sistolica, diastolica e media durante la notte in questo studio lascia ipotizzare per i soggetti residenti nella zona A di Longarina una associazione tra l’esposizione a campi magnetici a 50 HZ e i meccanismi del sistema neurovegetativo che regolano il ritmo circadiano della pressione arteriosa. Per quanto concerne lo studio della variabilità del ritmo cardiaco (Heart Rate Variability, HRV) si è dimostrato un importante metodo per la valutazione dei meccanismi di interazione tra la funzione cardiaca e il Sistema Nervoso Autonomo (SNA), risultando un buon metodo predittivo sia per la mortalità e la morbosità cardiovascolare, sia per la funzionalità del SNA (Task Force of the European Society of Cardiology and North American Society of Pacing and Electrophysiology 1988, Mastrocola C et al. 1999). L’analisi HRV del dominio della frequenza permette una valutazione qualitativa e quantitativa delle componenti autonomiche simpatica e parasimpatica, che hanno un’attività ciclica con lunghezze d’onda a diversa frequenza. Il rapporto tra LF e HF (LF/HF) rappresenta un indice dell’equilibrio simpato-vagale. I dati della letteratura internazionale in materia di HRV e campi elettromagnetici sono discordanti tra loro, per alcuni autori (Bortkiewicz A et al., 1996, Sait ML et al. 1999) esisterebbe una relazione tra l’esposizione a campi elettromagnetici e le modificazioni dell’organismo umano riguardanti l’HRV, il ritmo circadiano e l’insorgenza di anomalie elettrocardiografiche, mentre per altri (Graham C et al., 2000, a,b,c,d) questo legame non esisterebbe. Alcuni autori recentemente dopo aver condotto un’attività di ricerca utilizzando la tecnica HRV su volontari sani e su lavoratori esposti a campi magnetici a bassa frequenza ritengono che vi possa essere un’influenza sull’attività del sistema nervoso autonomo nella regolazione del sistema cardiovascolare (Baldi E et al, 2006; Bortkiewicz A et al, 2006). In questo studio la riduzione ai limiti della significatività del rapporto LF/HF durante il giorno negli uomini che risiedono nella zona A rispetto a quelli della zona R rileva uno sbilanciamento dell’equilibrio simpato-vagale. In conclusione si può ritenere che le analisi preliminari relative allo stato di salute della popolazione attualmente residente a Longarina evidenzia delle anomalie in alcuni parametri ematologici, immnunologici e cardiologici sopratutto per la popolazione femminile della zona A 32


Le analisi successive con l’inclusione anche dei soggetti residenti nella zona B, intermedia tra quella A e R, e ad un maggior controllo dei possibili fattori confondenti oltre ad una maggiore caratterizzazione del profilo d’esposizione consentiranno di valutare l’ipotesi di una possibile associazione tra alcuni determinati della salute, clinici e non, con l’esposizione a campi magnetici a 50 HZ. Al riguardo si evidenzia che poiché l’elettrodotto risulta in attività negli ultimi anni per breve periodi, così some è descritto nella relazione della U.O. 4 , sarà interessante speculare se la suddetta ipotetica associazione sia da attribuire ad una esposizione acuta o cronica. E’ necessario sottolineare, a complemento dei risultati finora descritti, che durante la conduzione dello studio due bambini di 4 e 8 anni d’età hanno ricevuto rispettivamente una diagnosi di leucemia acuta e di papulosi linfomatoide, una lesione cutanea precancerosa che rientra nel gruppo dei linfomi non Hodgkin. I due bambini risiedono attualmente, il primo nella zona A il secondo nella zona B di Longarina. L’insieme delle evidenze che provengono dai risultati dello studio trasversale e da quanto emerge dall’attività della U.O 1 che ha documentato un eccesso per la morbosità delle malattie ematologiche, rafforza l’ipotesi che l’esposizione a campo magnetico a 50 Hz possa indurre un’alterazione delle attività delle cellule della linea ematopoietica. Infine sempre durante la conduzione dello studio trasversale due soggetti di 68 e 77 anni sono deceduti rispettivamente per un carcinoma alla prostata ed uno all’intestino. I due soggetti risiedevono nella zona B di Longarina.

33


5. TABELLE E FIGURE Questionario sulla qualità della vita (General Health Questionnaire- punteggio convenzionale) Figura 1 –

Zona A, Uomini

Zona R, Donne

Zona R, Uomini

0 10 0

5

n° oservazioni

5

10

Zona A, Donne

0

20

40

60

0

20

40

(score) Graphs by Zona and Sesso

Tabella 1 -

Uomini + Donne

Uomini

Donne

Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis):

34

Zona A

Zona R

19.66

19.77 0.93

17.10

16.83 0.75

21.39

22.20 0.88

60


Questionario sulla qualità della vita (General Health Questionnaire- punteggio 0,0,1,1,) Figura 2 –

Zona A, Uomini

Zona R, Donne

Zona R, Uomini

0 10 0

5

n° oservazioni

5

10

Zona A, Donne

0

10

20

30

0

10

20

(score) Graphs by Zona and Sesso

Tabella 2a -

Uomini + Donne

Uomini

Donne

Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis):

Zona A

Zona R

3.81

4.34 0.67

3.00

3.13 0.75

4.36

5.34 0.55

Tabella 2b -

Negativi: Positivi: Totale: Probabilità associata (test di Fisher):

35

Zona A

Zona R

33 (31.5) 14 (15.5) 47 0.53

34 (35.5) 19 (17.5) 53

30


Questionario sulla depressione (BDI, Beck Depression Inventory) Figura 3 –

Zona A, Uomini

Zona R, Donne

Zona R, Uomini

0 10 0

5

n° oservazioni

5

10

Zona A, Donne

0

10

20

30

40

0

10

20

30

(score) Graphs by Zona and Sesso

Tabella 3a -

Uomini + Donne Uomini

Donne

Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis):

Zona A

Zona R

5.71

5.63 0.74

4.00

4.44 8.65

6.90

6.49 0.72

Tabella 3b Sindrome depressiva Assente Lieve Moderata Grave Totale: Probabilità associata (test di Fisher):

36

Zona A

Zona R

36 (38.7) 12 (9.0) 1 (0.9) 0 (0.4) 49 0.38

50 (47.3) 8 (11.0) 1 (1.1) 1 (0.6) 60

40


Questionario sulla cefalea

Tabella 4a -

Uomini + Donne Si No Totale: Probabilità associata (test di Fisher):

Zona A

Zona R

20 (18.1) 31 (32.9) 51 0.55

20 (21.9) 42 (40.1) 62

Zona A

Zona R

5 (4.5) 16 (16.5) 21 0.73

5 (5.5) 21 (20.5) 26

Zona A

Zona R

15 (13.6) 15 (16.4) 30 0.62

15 (16.4) 21 (19.6) 36

Tabella 4b -

Uomini Si No Totale: Probabilità associata (test di Fisher):

Tabella 4c -

Donne Si No Totale: Probabilità associata (test di Fisher):

37


Questionario sulla qualità del sonno (PSQI, Pittsburgh sleep quality index) Figura 5 –

Zona A, Uomini

Zona R, Donne

Zona R, Uomini

0 10 0

5

n° osservazioni

5

10

Zona A, Donne

0

5

10

15

20

0

5

10

15

(score) Graphs by Zona and Sesso

Tabella 5a -

Uomini + Donne Uomini

Donne

Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis):

Zona A

Zona R

4.88

4.67 0.87

3.76

4.42 0.55

5.62

4.87 0.56

Tabella 5b Qualità del sonno Buona Scarsa Totale: Probabilità associata (test di Fisher):

38

Zona A

Zona R

27 (29.8) 21 (18.2) 48 0.31

37 (34.2) 18 (20.8) 55

20


Ematocrito Figura 6 -

Zona R

5 0

n° osservazioni

10

Zona A

30

35

40

45

50

30

35

40

45

(percentuale) Graphs by zonal

Tabella 6a -

Valore medio: Test per l’uguaglianza delle popolazioni (test di Kruskal-Wallis): Probabilità associata:

Zona A

Zona R

40.32

40.50

chi-quadro = 0.016 0.90

Tabella 6b -

Valori inferiori a quelli “normali” Valori “normali” Totale: Probabilità associata (test di Fisher):

39

Zona A

Zona R

5 (3.9) 49 (50.1) 54 0.50

4 (5.1) 66 (64.9) 70

50


Globuli rossi Figura 7 -

Zona R

10 0

5

n° osservazioni

15

20

Zona A

3

4

5

6

3

4

5

6

(x1.000.000 / microlitro) Graphs by zonal

Tabella 7a -

Valore medio: Test per l’uguaglianza delle popolazioni (test di Kruskal-Wallis): Probabilità associata:

Zona A

Zona R

4.70

4.65

chi-quadro = 0.269 0.60

Tabella 7b -

Valori inferiori a quelli “normali” Valori “normali” Valori superiori a quelli “normali” Totale: Probabilità associata (test di Fisher):

40

Zona A

Zona R

7 (5.2) 46 (48.3) 1 (0.4) 54 0.28

5 (6.8) 65 (62.7) 0 (0.6) 70


Volume globulare medio Figura 8 -

Zona R

10 0

5

n° osservazioni

15

20

Zona A

60

80

100

120 60

80

100

(micron cubi) Graphs by zonal

Tabella 8a -

Valore medio: Test per l’uguaglianza delle popolazioni (test di Kruskal-Wallis): Probabilità associata:

Zona A

Zona R

86.34

87.29

chi-quadro = 0.002 0.96

Tabella 8b -

Valori inferiori a quelli “normali” Valori “normali” Valori superiori a quelli “normali” Totale: Probabilità associata (test di Fisher):

41

Zona A

Zona R

7 (5.7) 45 (47.5) 2 (0.9) 54 0.16

6 (7.3) 64 (61.5) 0 (1.1) 70

120


Ampiezza della dispersione del volume globulare Figura 9 -

Zona R

10 5 0

n° osservazioni

15

Zona A

10

15

20

10

15

20

(percentuale) Graphs by zonal

Tabella 9a -

Valore medio: Test per l’uguaglianza delle popolazioni (test di Kruskal-Wallis): Probabilità associata:

Zona A

Zona R

13.54

13.74

chi-quadro = 2.293 0.13

Tabella 9b -

Valori “normali” Totale:

42

Zona A

Zona R

54 54

70 70


Emoglobina Figura 10 -

Zona R

10 5 0

n° osservazioni

15

Zona A

10

12

14

16

18

10

12

14

16

(gr / 100ml) Graphs by zonal

Tabella 10a -

Valore medio: Test per l’uguaglianza delle popolazioni (test di Kruskal-Wallis): Probabilità associata:

Zona A

Zona R

13.49

13.69

chi-quadro = 0.277 0.60

Tabella 10b -

Valori inferiori a quelli “normali” Valori “normali” Totale: Probabilità associata (test di Fisher):

43

Zona A

Zona R

4 (2.6) 50 (51.4) 54 0.23

2 (3.4) 68 (66.6) 70

18


Concentrazione globulare media di emoglobina Figura 11 -

Zona R

10 0

5

n° osservazioni

15

20

Zona A

28

30

32

34

36 28

30

32

34

(gr / 100 ml di soli eritrociti) Graphs by zonal

Tabella 11a -

Valore medio: Test per l’uguaglianza delle popolazioni (test di Kruskal-Wallis): Probabilità associata:

Zona A

Zona R

33.45

33.80

chi-quadro = 1.286 0.26

Tabella 11b -

Valori inferiori a quelli “normali” Valori “normali” Valori superiori a quelli “normali” Totale: Probabilità associata (test di Fisher):

44

Zona A

Zona R

2 (0.9) 48 (50.1) 4 (3.0) 54 0.18

0 (1.1) 67 (64.9) 3 (4.0) 70

36


Piastrine Figura 12 -

Zona R

10 0

5

n° osservazioni

15

20

Zona A

0

100

200

300

400

0

100

200

300

(x1000 / microlitro) Graphs by zonal

Tabella 12a -

Valore medio: Test per l’uguaglianza delle popolazioni (test di Kruskal-Wallis): Probabilità associata:

Zona A

Zona R

247.00

222.24

chi-quadro = 5.166 0.02

Tabella 12b Zona A Valori inferiori a quelli “normali” Valori “normali” Valori superiori a quelli “normali” Totale: Probabilità associata (test di Fisher):

45

2 (4.8) 51 (48.8) 1 (0.4) 54 0.08

Zona R 9 (6.2) 61 (63.2) 0 (0.6) 70

400


Piastrinocrito Figura 13 -

Zona R

10 5 0

n° osservazioni

15

Zona A

.1

.2

.3

.4

.1

.2

.3

(percento) Graphs by zonal

Tabella 13a -

Valore medio: Test per l’uguaglianza delle popolazioni (test di Kruskal-Wallis): Probabilità associata:

Zona A

Zona R

0.239

0.212

chi-quadro = 6.329 0.01

Tabella 13b -

Valori inferiori a quelli “normali” Valori “normali” Totale: Probabilità associata (test di Fisher):

46

Zona A

Zona R

13 (17.3) 34 (29.7) 47 0.12

30 (25.7) 40 (44.3) 70

.4


Volume piastrinico medio Figura 14 -

Zona R

10 5 0

n° osservazioni

15

Zona A

8

10

12

14

8

10

12

(micron cubi) Graphs by zonal

Tabella 14a -

Valore medio: Test per l’uguaglianza delle popolazioni (test di Kruskal-Wallis): Probabilità associata:

Zona A

Zona R

9.04

9.29

chi-quadro = 2.48 0.16

Tabella 14b -

Valori “normali” Valori superiori a quelli “normali” Totale: Probabilità associata (test di Fisher):

47

Zona A

Zona R

48 (45.7) 6 (8.3) 54 0.32

57 (59.3) 13 (10.7) 70

14


Ampiezza della dispersione del volume piastrinico Figura 15 -

Zona R

10 5 0

n° osservazioni

15

Zona A

10

15

20

25 10

15

20

(percento) Graphs by zonal

Tabella 15a -

Valore medio: Test per l’uguaglianza delle popolazioni (test di Kruskal-Wallis): Probabilità associata:

Zona A

Zona R

14.74

15.45

chi-quadro = 2.67 0.10

Tabella 15b -

Valori “normali” Valori superiori a quelli “normali” Totale: Probabilità associata (test di Fisher):

48

Zona A

Zona R

41 (40.1) 3 (3.9) 44 0.74

62 (62.9) 7 (6.1) 69

25


Leucociti Figura 16 -

Zona R

10 5 0

n° osservazioni

15

Zona A

0

5

10

15

0

5

10

(x1000 / microlitro) Graphs by zonal

Tabella 16a -

Valore medio: Test per l’uguaglianza delle popolazioni (test di Kruskal-Wallis): Probabilità associata:

Zona A

Zona R

7.10

6.95

chi-quadro = 0.008 0.93

Tabella 16b -

Valori “normali” Valori superiori a quelli “normali” Totale: Probabilità associata (test di Fisher):

49

Zona A

Zona R

51 (52.3) 3 (1.7) 54 0.32

69 (67.7) 1 (2.3) 70

15


Linfociti Figura 17 -

Zona R

10 5 0

n° osservazioni

15

Zona A

0

2

4

6

0

2

4

(x1000 / microlitro) Graphs by zonal

Tabella 17a -

Valore medio: Test per l’uguaglianza delle popolazioni (test di Kruskal-Wallis): Probabilità associata:

Zona A

Zona R

2.50

2.57

chi-quadro = 0.33 0.57

Tabella 17b -

Valori “normali” Valori superiori a quelli “normali” Totale: Probabilità associata (test di Fisher):

50

Zona A

Zona R

54 (53.1) 0 (0.9) 54 0.50

68 (68.9) 2 (1.1) 70

6


Neutrofili Figura 18 -

Zona R

10 5 0

n° osservazioni

15

Zona A

2

4

6

8

10

2

4

6

8

(x1000 / microlitro) Graphs by zonal

Tabella 18a -

Valore medio: Test per l’uguaglianza delle popolazioni (test di Kruskal-Wallis): Probabilità associata:

Zona A

Zona R

3.85

3.61

chi-quadro = 0.302 0.58

Tabella 18b -

Valori inferiori a quelli “normali” Valori “normali” Valori superiori a quelli “normali” Totale: Probabilità associata (test di Fisher):

51

Zona A

Zona R

1 (0.4) 52 (53.1) 1 (0.4) 54 0.19

0 (0.6) 70 (68.9) 0 (0.6) 70

10


Eosinofili Figura 19 -

Zona R

10 5 0

n° osservazioni

15

Zona A

0

.2

.4

.6

.8

0

.2

.4

.6

(x1000 / microlitro) Graphs by zonal

Tabella 19a -

Valore medio: Test per l’uguaglianza delle popolazioni (test di Kruskal-Wallis): Probabilità associata:

Zona A

Zona R

0.235

0.225

chi-quadro = 0.044 0.83

Tabella 19b -

Valori “normali” Valori superiori a quelli “normali” Totale: Probabilità associata (test di Fisher):

52

Zona A

Zona R

46 (47.9) 8 (6.1) 54

64 (62.1) 6 (7.9) 70

.8


Basofili Figura 20 -

Zona R

10 0

5

n° osservazioni

15

20

Zona A

0

.1

.2

.3

0

.1

.2

(x1000 / microlitro) Graphs by zonal

Tabella 20a -

Valore medio: Test per l’uguaglianza delle popolazioni (test di Kruskal-Wallis): Probabilità associata:

Zona A

Zona R

0.053

0.071

chi-quadro = 5.986 0.01

Tabella 20b -

Valori “normali” Valori superiori a quelli “normali” Totale: Probabilità associata (test di Fisher):

53

Zona A

Zona R

26 (26.1) 28 (27.9) 54 1.00

34 (33.9) 36 (36.1) 70

.3


Monociti Figura 21 -

Zona R

10 5 0

n° osservazioni

15

Zona A

0

.5

1

0

.5

1

(x1000 / microlitro) Graphs by zonal

Tabella 21a -

Valore medio: Test per l’uguaglianza delle popolazioni (test di Kruskal-Wallis): Probabilità associata:

Zona A

Zona R

0.45

0.46

chi-quadro = 0.197 0.66

Tabella 21b -

Valori “normali” Valori superiori a quelli “normali” Totale: Probabilità associata (test di Fisher):

54

Zona A

Zona R

54 (53.6) 0 (0.4) 54 1.00

69 (69.4) 1 (0.6) 70


Cellule atipiche Figura 22 -

Zona R

10 5 0

n° osservazioni

15

Zona A

0

.05

.1

.15

0

.05

.1

(x1000 / microlitro) Graphs by zonal

Tabella 22 -

Valore medio: Test per l’uguaglianza delle popolazioni (test di Kruskal-Wallis): Probabilità associata:

55

Zona A

Zona R

0.0668

0.0669

chi-quadro = 0.085 0.77

.15


Cellule immature Figura 23 -

Zona R

10 5 0

n° osservazioni

15

Zona A

0

.05

.1

.15

0

.05

.1

(x1000 / microlitro) Graphs by zonal

Tabella 23 -

Valore medio: Test per l’uguaglianza delle popolazioni (test di Kruskal-Wallis): Probabilità associata:

56

Zona A

Zona R

0.044

0.038

chi-quadro = 0.902 0.34

.15


CD3 Figura 24 –

Zona A, Uomini

Zona R, Donne

Zona R, Uomini

0 10 0

5

n° osservazioni

5

10

Zona A, Donne

0

1000

2000

3000

4000

0

1000

2000

3000

cellule / microlitro Graphs by Zona and Sesso

Tabella 24 -

Uomini + Donne

Uomini Donne

Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis):

57

Zona A

Zona R

1789.65

1921.11 0.15

1842.26

1964.78 0.41

1750.62

1884.32 0.26

4000


CD3 % Figura 25 –

Zona A, Uomini

Zona R, Donne

Zona R, Uomini

0 8 6 0

2

4

n° osservazioni

2

4

6

8

Zona A, Donne

50

60

70

80

90

50

60

70

80

CD3 % Graphs by Zona and Sesso

Tabella 25 -

Uomini + Donne

Uomini Donne

Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis):

58

Zona A

Zona R

71.25

74.46 0.01

71.95

72.96 0.35

70.73

75.16 0.01

90


CD4 Figura 26 –

Zona A, Uomini

Zona R, Donne

Zona R, Uomini

0 10 0

5

n° osservazioni

5

10

Zona A, Donne

0

1000

2000

3000 0

1000

2000

cellule / microlitro Graphs by Zona and Sesso

Tabella 26 -

Uomini + Donne

Uomini Donne

Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis):

59

Zona A

Zona R

1065

1177 0.20

1091

1186 0.62

1046

1168 0.32

3000


CD4 % Figura 27 –

Zona A, Uomini

Zona R, Donne

Zona R, Uomini

0 10 0

5

n° osservazioni

5

10

Zona A, Donne

20

40

60

20

40

60

CD4 percento Graphs by Zona and Sesso

Tabella 27 -

Uomini + Donne

Uomini Donne

Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis):

60

Zona A

Zona R

42.62

45.31 0.06

42.73

44.02 0.76

42.53

46.42 0.03


CD4-DR Figura 28 –

Zona A, Uomini

Zona R, Donne

Zona R, Uomini

0 20 15 0

5

10

n° osservazioni

5

10

15

20

Zona A, Donne

0

500

1000

0

500

1000

cellule / microlitro Graphs by Zona and Sesso

Tabella 28 -

Uomini + Donne

Uomini Donne

Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis):

61

Zona A

Zona R

80.65

114.66 0.46

88.96

132.85 0.63

74.49

99.85 0.75


CD4-DR % Figura 29 –

Zona A, Uomini

Zona R, Donne

Zona R, Uomini

0 15 0

5

10

n° osservazioni

5

10

15

Zona A, Donne

0

20

40

0

20

40

CD4-DR % Graphs by Zona and Sesso

Tabella 29 -

Uomini + Donne

Uomini

Donne

Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis):

62

Zona A

Zona R

8.03

8.23 0.38

8.79

9.07 0.79

7.46

7.51 0.29


CD8 Figura 30 –

Zona A, Uomini

Zona R, Donne

Zona R, Uomini

0 10 0

5

n° osservazioni

5

10

Zona A, Donne

0

500

1000

1500

2000

0

500

1000

1500

cellule / microlitro Graphs by Zona and Sesso

Tabella 30 -

Uomini + Donne

Uomini Donne

Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis):

63

Zona A

Zona R

735.99

761.23 0.76

753.09

798.40 0.80

723.35

729.93 0.88

2000


CD8 % Figura 31 –

Zona A, Uomini

Zona R, Donne

Zona R, Uomini

0 10 0

5

n° osservazioni

5

10

Zona A, Donne

20

40

60

80

20

40

60

CD8 % Graphs by Zona and Sesso

Tabella 31 -

Uomini + Donne

Uomini Donne

Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis):

64

Zona A

Zona R

29.61

29.37 0.95

29.71

29.54 0.84

29.52

29.22 0.81

80


CD8-DR Figura 32 –

Zona A, Uomini

Zona R, Donne

Zona R, Uomini

0 15 0

5

10

n° osservazioni

5

10

15

Zona A, Donne

0

500

1000

0

500

1000

cellule / microlitro Graphs by Zona and Sesso

Tabella 32 -

Uomini + Donne

Uomini

Donne

Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis):

65

Zona A

Zona R

122.65

129.88 1.00

129.78

159.35 0.35

117.36

105.06 0.31


CD8-DR % Figura 33 –

Zona A, Uomini

Zona R, Donne

Zona R, Uomini

0 10 0

5

n° osservazioni

5

10

Zona A, Donne

0

20

40

60

0

20

40

CD8-DR % Graphs by Zona and Sesso

Tabella 33 -

Uomini + Donne

Uomini

Donne

Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis):

66

Zona A

Zona R

16.29

16.33 0.76

16.13

18.73 0.39

16.41

14.24 0.18

60


CD8-DIM Figura 34 –

Zona A, Uomini

Zona R, Donne

Zona R, Uomini

0 15 0

5

10

n° osservazioni

5

10

15

Zona A, Donne

0

500

1000 0

500

1000

cellule / microlitro Graphs by Zona and Sesso

Tabella 34 -

Uomini + Donne

Uomini Donne

Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis):

67

Zona A

Zona R

203.50

233.56 0.57

199.70

253.19 0.26

206.32

217.03 0.74


CD8-DIM % Figura 35 –

Zona A, Uomini

Zona R, Donne

Zona R, Uomini

0 10 0

5

n° osservazioni

5

10

Zona A, Donne

0

20

40

60

80

0

20

40

60

CD8-DIM % Graphs by Zona and Sesso

Tabella 35 -

Uomini + Donne

Uomini Donne

Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis):

68

Zona A

Zona R

26.93

27.76 0.70

24.72

28.47 0.15

28.56

27.14 0.52

80


CD19 Figura 36 –

Zona A, Uomini

Zona R, Donne

Zona R, Uomini

0 8 6 0

2

4

n° osservazioni

2

4

6

8

Zona A, Donne

0

200

400

600

0

200

400

cellule / microlitro Graphs by Zona and Sesso

Tabella 36 -

Uomini + Donne

Uomini Donne

Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis):

69

Zona A

Zona R

255.13

236.30 0.62

242.75

261.04 0.39

264.32

215.46 0.11

600


CD19 % Figura 37 –

Zona A, Uomini

Zona R, Donne

Zona R, Uomini

0 8 6 0

2

4

n° osservazioni

2

4

6

8

Zona A, Donne

0

10

20

30

0

10

20

CD19 % Graphs by Zona and Sesso

Tabella 37 -

Uomini + Donne

Uomini Donne

Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis):

70

Zona A

Zona R

10.21

9.29 0.44

9.48

9.70 0.55

10.74

8.92 0.09

30


CTL Figura 38 –

Zona A, Uomini

Zona R, Donne

Zona R, Uomini

0 30 0

10

20

n° osservazioni

10

20

30

Zona A, Donne

0

500

1000

0

500

1000

cellule / ml Graphs by Zona and Sesso

Tabella 38 -

Uomini + Donne

Uomini Donne

Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis):

71

Zona A

Zona R

70.98

60.97 0.95

56.83

83.17 0.42

81.48

53.34 0.43


CTL % Figura 39 –

Zona A, Uomini

Zona R, Donne

Zona R, Uomini

0 15 0

5

10

n° osservazioni

5

10

15

Zona A, Donne

0

10

20

30

0

10

20

CTL % Graphs by Zona and Sesso

Tabella 39 -

Uomini + Donne

Uomini Donne

Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis):

72

Zona A

Zona R

3.38

3.43 0.95

3.51

4.03 0.41

3.28

2.92 0.37

30


NK Figura 40 –

Zona A, Uomini

Zona R, Donne

Zona R, Uomini

0 15 0

5

10

n° osservazioni

5

10

15

Zona A, Donne

0

500

1000 0

500

1000

cellule / microlitro Graphs by Zona and Sesso

Tabella 40 -

Uomini + Donne

Uomini Donne

Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis):

73

Zona A

Zona R

261.70

229.38 0.13

253.25

261.67 0.62

267.97

202.18 0.11


NK % Figura 41 –

Zona A, Uomini

Zona R, Donne

Zona R, Uomini

0 15 0

5

10

n° osservazioni

5

10

15

Zona A, Donne

0

10

20

30

40

0

10

20

30

NK % Graphs by Zona and Sesso

Tabella 41 -

Uomini + Donne

Uomini Donne

Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis):

74

Zona A

Zona R

11.04

9.02 0.09

10.88

9.84 0.52

11.16

8.31 0.09

40


T4 / T8 Figura 42 –

Zona A, Uomini

Zona R, Donne

Zona R, Uomini

0 10 0

5

n° osservazioni

5

10

Zona A, Donne

0

1

2

3

4

0

1

2

3

T4 / T8 Graphs by Zona and Sesso

Tabella 42 -

Uomini + Donne

Uomini Donne

Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis):

75

Zona A

Zona R

1.57

1.70 0.29

1.61

1.69 0.87

1.53

1.71 0.09

4


PHA Figura 43 –

Zona A, Uomini

Zona R, Donne

Zona R, Uomini

0 8 6 0

2

4

n° osservazioni

2

4

6

8

Zona A, Donne

50

100

150

200

50

100

150

Indice di stimolazione Graphs by Zona and Sesso

Tabella 43 -

Uomini + Donne

Uomini Donne

Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis):

76

Zona A

Zona R

75.85

77.67 0.97

70.16

68.86 0.89

80.08

85.31 0.68

200


ConA Figura 44 –

Zona A, Uomini

Zona R, Donne

Zona R, Uomini

0 10 0

5

n° osservazioni

5

10

Zona A, Donne

0

20

40

60

80

0

20

40

60

Indice di stimolazione Graphs by Zona and Sesso

Tabella 44 -

Uomini + Donne

Uomini Donne

Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis):

77

Zona A

Zona R

34.77

37.31 0.22

32.58

33.72 0.69

36.39

40.43 0.18

80


UL50 Figura 45 –

Zona A, Uomini

Zona R, Donne

Zona R, Uomini

0 10 0

5

n° osservazioni

5

10

Zona A, Donne

0

20

40

60

0

20

40

Unità litiche Graphs by Zona and Sesso

Tabella 45 -

Uomini + Donne

Uomini Donne

Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis):

78

Zona A

Zona R

36.70

29.91 0.00

38.52

29.99 0.01

35.35

29.84 0.03

60


Pressione sistolica nelle 24 ore Pressione sistolica media Figura 46 –

Zona A, Uomini

Zona R, Donne

Zona R, Uomini

0 6 0

2

4

n° osservazioni

2

4

6

Zona A, Donne

100

120

140

160

100

120

140

mm Hg Graphs by Zona and Sesso

Tabella 46 -

Uomini + Donne

Uomini

Donne

Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis):

79

Zona A

Zona R

122.3

121.0 0.93

130.1

124.7 0.49

114.5

118.4 0.45

160


Pressione sistolica mediana Figura 47 –

Zona A, Uomini

Zona R, Donne

Zona R, Uomini

0 6 0

2

4

n° osservazioni

2

4

6

Zona A, Donne

80

100

120

140

160 80

100

120

140

mm Hg Graphs by Zona and Sesso

Tabella 47 -

Uomini + Donne Uomini

Donne

Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis):

80

Zona A

Zona R

121.7

121.1 0.70

130.6

125.0 0.62

112.8

118.2 0.30

160


Varianza della pressione sistolica Figura 48 –

Zona A, Uomini

Zona R, Donne

Zona R, Uomini

0 8 6 0

2

4

n° osservazioni

2

4

6

8

Zona A, Donne

0

200

400

600

800 0

200

400

600

mm Hg Graphs by Zona and Sesso

Tabella 48 -

Uomini + Donne Uomini

Donne

Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis):

81

Zona A

Zona R

264.1

262.0 0.88

287.7

278.1 0.93

240.4

250.2 1.00

800


Pressione sistolica nelle ore diurne

Pressione sistolica media Figura 49 –

Zona A, Uomini

Zona R, Donne

Zona R, Uomini

0 6 0

2

4

n° osservazioni

2

4

6

Zona A, Donne

100

120

140

160

100

120

140

mm Hg Graphs by Zona and Sesso

Tabella 49 -

Uomini + Donne

Uomini

Donne

Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis):

82

Zona A

Zona R

125.4

124.6 0.83

134.1

128.4 0.54

116.6

121.9 0.29

160


Pressione sistolica mediana Figura 50 –

Zona A, Uomini

Zona R, Donne

Zona R, Uomini

0 5 0

n° osservazioni

5

Zona A, Donne

100

120

140

160

100

120

140

mm Hg Graphs by Zona and Sesso

Tabella 50 -

Uomini + Donne

Uomini

Donne

Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis):

83

Zona A

Zona R

124.4

124.3 0.59

134.8

128.5 0.50

114.1

121.2 0.12

160


Varianza della pressione sistolica Figura 51 –

Zona A, Uomini

Zona R, Donne

Zona R, Uomini

0 8 6 0

2

4

n° osservazioni

2

4

6

8

Zona A, Donne

0

200

400

600

800

0

200

400

600

mm Hg Graphs by Zona and Sesso

Tabella 51 -

Uomini + Donne

Uomini

Donne

Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis):

84

Zona A

Zona R

245.9

227.8 0.46

249.5

244.2 0.46

242.3

215.8 0.60

800


Pressione sistolica nelle ore notturne Pressione sistolica media Figura 52 –

Zona A, Uomini

Zona R, Donne

Zona R, Uomini

0 5 0

n° osservazioni

5

Zona A, Donne

80

100

120

140

80

100

120

140

mm Hg Graphs by Zona and Sesso

Tabella 52 -

Uomini + Donne

Uomini

Donne

Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis):

85

Zona A

Zona R

112.8

109.4 0.44

118.6

112.9 0.30

107.1

106.8 0.95


Pressione sistolica mediana Figura 53 –

Zona A, Uomini

Zona R, Donne

Zona R, Uomini

0 10 0

5

n° osservazioni

5

10

Zona A, Donne

80

100

120

140

160 80

100

120

140

mm Hg Graphs by Zona and Sesso

Tabella 53 -

Uomini + Donne

Uomini

Donne

Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis):

86

Zona A

Zona R

113.0

109.6 0.55

118.8

112.9 0.45

107.2

107.2 0.92

160


Varianza della pressione sistolica

Figura 54 –

Zona A, Uomini

Zona R, Donne

Zona R, Uomini

0 10 0

5

n° osservazioni

5

10

Zona A, Donne

0

200

400

600

0

200

400

mm Hg Graphs by Zona and Sesso

Tabella 54 -

Uomini + Donne

Uomini

Donne

Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis):

87

Zona A

Zona R

119.5

136.2 0.56

151.7

134.4 0.70

87.2

137.6 0.08

600


Maggior valore di pressione sistolica [MESOR]

Figura 55 –

Zona A, Uomini

Zona R, Donne

Zona R, Uomini

0 6 0

2

4

n° osservazioni

2

4

6

Zona A, Donne

100

120

140

160

100

120

140

mm Hg Graphs by Zona and Sesso

Tabella 55 -

Uomini + Donne

Uomini

Donne

Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis):

88

Zona A

Zona R

122.2

121.0 0.92

130.1

1260 0.49

114.4

118.4 0.45

160


Variabiità della pressione sistolica [AMPIEZZA]

Figura 56 –

Zona A, Uomini

Zona R, Donne

Zona R, Uomini

0 8 6 0

2

4

n° osservazioni

2

4

6

8

Zona A, Donne

0

10

20

30

0

10

20

mm Hg Graphs by Zona and Sesso

Tabella 56 -

Uomini + Donne

Uomini

Donne

Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis):

89

Zona A

Zona R

10.24

10.73 0.65

11.09

11.85 0.54

9.38

9.92 0.97

30


Pressione diastolica nelle 24 ore Pressione diastolica media Figura 57 –

Zona A, Uomini

Zona R, Donne

Zona R, Uomini

0 8 6 0

2

4

n° osservazioni

2

4

6

8

Zona A, Donne

50

100 50

100

mm Hg Graphs by Zona and Sesso

Tabella 57 -

Uomini + Donne

Uomini

Donne

Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis):

90

Zona A

Zona R

74.8

72.4 0.34

78.8

75.6 0.38

70.7

70.0 0.72


Pressione diastolica mediana Figura 58 –

Zona A, Uomini

Zona R, Donne

Zona R, Uomini

0 8 6 0

2

4

n° osservazioni

2

4

6

8

Zona A, Donne

60

80

100

60

80

100

mm Hg Graphs by Zona and Sesso

Tabella 58 -

Uomini + Donne Uomini

Donne

Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis):

91

Zona A

Zona R

75.4

73.2 0.45

80.8

77.0 0.47

70.1

70.3 0.96


Varianza della pressione diastolica Figura 59 –

Zona A, Uomini

Zona R, Donne

Zona R, Uomini

0 10 0

5

n° osservazioni

5

10

Zona A, Donne

0

100

200

300

400 0

100

200

300

mm Hg Graphs by Zona and Sesso

Tabella 59 -

Uomini + Donne Uomini

Donne

Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis):

92

Zona A

Zona R

156.2

141.7 0.90

183.6

149.5 0.70

128.7

136.1 0.84

400


Pressione diastolica nelle ore diurne Pressione diastolica media Figura 60 –

Zona A, Uomini

Zona R, Donne

Zona R, Uomini

0 10 0

5

n° osservazioni

5

10

Zona A, Donne

50

100 50

100

mm Hg Graphs by Zona and Sesso

Tabella 60 -

Uomini + Donne

Uomini

Donne

Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis):

93

Zona A

Zona R

77.3

74.8 0.39

81.9

78.2 0.57

72.7

72.3 0.73


Pressione diastolica mediana Figura 61 –

Zona A, Uomini

Zona R, Donne

Zona R, Uomini

0 8 6 0

2

4

n° osservazioni

2

4

6

8

Zona A, Donne

60

80

100

60

80

100

mm Hg Graphs by Zona and Sesso

Tabella 61 -

Uomini + Donne Uomini

Donne

Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis):

94

Zona A

Zona R

78.3

75.5 0.37

83.8

79.2 0.28

72.8

72.9 1.0


Varianza della pressione diastolica Figura 62 –

Zona A, Uomini

Zona R, Donne

Zona R, Uomini

0 8 6 0

2

4

n° osservazioni

2

4

6

8

Zona A, Donne

0

100

200

300

0

100

200

mm Hg Graphs by Zona and Sesso

Tabella 62 -

Uomini + Donne Uomini

Donne

Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis):

95

Zona A

Zona R

146.8

128.1 0.38

156.1

137.5 0.76

137.5

121.3 0.37

300


Pressione diastolica nelle ore notturne Pressione diastolica media Figura 63 –

Zona A, Uomini

Zona R, Donne

Zona R, Uomini

0 8 6 0

2

4

n° osservazioni

2

4

6

8

Zona A, Donne

50

60

70

80

90 50

60

70

80

mm Hg Graphs by Zona and Sesso

Tabella 63 -

Uomini + Donne

Uomini

Donne

Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis):

96

Zona A

Zona R

66.9

64.3 0.29

69.9

67.2 0.54

63.9

62.1 0.44

90


Pressione diastolica mediana Figura 64 –

Zona A, Uomini

Zona R, Donne

Zona R, Uomini

0 8 6 0

2

4

n° osservazioni

2

4

6

8

Zona A, Donne

50

60

70

80

90 50

60

70

80

mm Hg Graphs by Zona and Sesso

Tabella 64 -

Uomini + Donne Uomini

Donne

Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis):

97

Zona A

Zona R

67.3

64.3 0.28

70.3

66.7 0.50

64.2

62.5 0.45

90


Varianza della pressione diastolica Figura 65 –

Zona A, Uomini

Zona R, Donne

Zona R, Uomini

0 15 0

5

10

n° osservazioni

5

10

15

Zona A, Donne

0

100

200

300

400 0

100

200

300

mm Hg Graphs by Zona and Sesso

Tabella 65 -

Uomini + Donne Uomini

Donne

Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis):

98

Zona A

Zona R

78.8

72.9 0.31

126.8

69.9 0.13

30.8

75.1 0.01

400


Maggior valore di pressione diastolica [MESOR] Figura 66 –

Zona A, Uomini

Zona R, Donne

Zona R, Uomini

0 8 6 0

2

4

n° osservazioni

2

4

6

8

Zona A, Donne

50

100 50

100

mm Hg Graphs by Zona and Sesso

Tabella 66 -

Uomini + Donne Uomini

Donne

Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis):

99

Zona A

Zona R

74.7

72.3 0.33

78.8

75.6 0.38

70.7

70.0 0.69


Variabiità della pressione diastolica [AMPIEZZA] Figura 67 –

Zona A, Uomini

Zona R, Donne

Zona R, Uomini

0 8 6 0

2

4

n° osservazioni

2

4

6

8

Zona A, Donne

0

5

10

15

20

0

5

10

15

mm Hg Graphs by Zona and Sesso

Tabella 67 -

Uomini + Donne Uomini

Donne

Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis):

100

Zona A

Zona R

6.45

7.45 0.19

7.30

8.29 0.43

5.60

6.84 0.28

20


Pressione media nelle 24 ore Pressione media media Figura 68 –

Zona A, Uomini

Zona R, Donne

Zona R, Uomini

0 8 6 0

2

4

n° osservazioni

2

4

6

8

Zona A, Donne

60

80

100

120 60

80

100

mm Hg Graphs by Zona and Sesso

Tabella 68 -

Uomini + Donne

Uomini

Donne

Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis):

101

Zona A

Zona R

90.3

88.3 0.71

95.6

91.6 0.49

84.9

85.8 0.79

120


Pressione media mediana Figura 69 –

Zona A, Uomini

Zona R, Donne

Zona R, Uomini

0 6 0

2

4

n° osservazioni

2

4

6

Zona A, Donne

60

80

100

120 60

80

100

mm Hg Graphs by Zona and Sesso

Tabella 69 -

Uomini + Donne

Uomini

Donne

Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis):

102

Zona A

Zona R

90.7

89.0 0.90

97.2

92.7 0.44

84.1

86.3 0.45

120


Varianza della pressione media Figura 70 –

Zona A, Uomini

Zona R, Donne

Zona R, Uomini

0 8 6 0

2

4

n° osservazioni

2

4

6

8

Zona A, Donne

0

100

200

300

400 0

100

200

300

mm Hg Graphs by Zona and Sesso

Tabella 70 -

Uomini + Donne

Uomini

Donne

Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis):

103

Zona A

Zona R

148.5

142.5 0.78

173.7

152.8 0.93

123.2

135.0 0.82

400


Pressione media nelle ore diurne Pressione media media Figura 71 –

Zona A, Uomini

Zona R, Donne

Zona R, Uomini

0 8 6 0

2

4

n° osservazioni

2

4

6

8

Zona A, Donne

60

80

100

120 60

80

100

mm Hg Graphs by Zona and Sesso

Tabella 71 -

Uomini + Donne

Uomini

Donne

Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis):

104

Zona A

Zona R

93.0

91.1 0.74

99.0

94.6 0.41

87.0

88.5 0.63

120


Pressione media mediana Figura 72 –

Zona A, Uomini

Zona R, Donne

Zona R, Uomini

0 6 0

2

4

n° osservazioni

2

4

6

Zona A, Donne

80

100

120

80

100

120

mm Hg Graphs by Zona and Sesso

Tabella 72 -

Uomini + Donne Uomini

Donne

Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis):

105

Zona A

Zona R

93.5

91.7 0.86

100.8

95.5 0.40

86.3

89.0 0.44


Varianza della pressione media Figura 73 –

Zona A, Uomini

Zona R, Donne

Zona R, Uomini

0 6 0

2

4

n° osservazioni

2

4

6

Zona A, Donne

0

100

200

300

400 0

100

200

300

mm Hg Graphs by Zona and Sesso

Tabella 73 -

Uomini + Donne Uomini

Donne

Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis):

106

Zona A

Zona R

131.1

119.8 0.55

137.1

130.3 0.90

125.2

112.2 0.41

400


Pressione media nelle ore notturne Pressione media media Figura 74 –

Zona A, Uomini

Zona R, Donne

Zona R, Uomini

0 6 0

2

4

n° osservazioni

2

4

6

Zona A, Donne

60

80

100

120 60

80

100

mm Hg Graphs by Zona and Sesso

Tabella 74 -

Uomini + Donne

Uomini

Donne

Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis):

107

Zona A

Zona R

81.9

79.0 0.26

85.8

82.1 0.41

78.0

76.7 0.52

120


Pressione media mediana Figura 75 –

Zona A, Uomini

Zona R, Donne

Zona R, Uomini

0 8 6 0

2

4

n° osservazioni

2

4

6

8

Zona A, Donne

60

80

100

120 60

80

100

mm Hg Graphs by Zona and Sesso

Tabella 75 -

Uomini + Donne

Uomini

Donne

Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis):

108

Zona A

Zona R

81.8

79.1 0.38

85.6

81.8 0.54

78.1

77.1 0.60

120


Varianza della pressione media Figura 76 –

Zona A, Uomini

Zona R, Donne

Zona R, Uomini

0 10 0

5

n° osservazioni

5

10

Zona A, Donne

0

100

200

300 0

100

200

mm Hg Graphs by Zona and Sesso

Tabella 76 -

Uomini + Donne Uomini

Donne

Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis):

109

Zona A

Zona R

68.4

75.6 0.09

103.0

70.6 0.49

33.8

79.1 0.00

300


Maggior valore di pressione media [MESOR] Figura 77 –

Zona A, Uomini

Zona R, Donne

Zona R, Uomini

0 8 6 0

2

4

n° osservazioni

2

4

6

8

Zona A, Donne

60

80

100

120 60

80

100

mm Hg Graphs by Zona and Sesso

Tabella 77 -

Uomini + Donne Uomini

Donne

Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis):

110

Zona A

Zona R

90.2

88.2 0.68

95.5

91.6 0.49

84.9

85.8 0.82

120


Variabiità della pressione media [AMPIEZZA] Figura 78 –

Zona A, Uomini

Zona R, Donne

Zona R, Uomini

0 8 6 0

2

4

n° osservazioni

2

4

6

8

Zona A, Donne

0

5

10

15

20

0

5

10

15

mm Hg Graphs by Zona and Sesso

Tabella 78 -

Uomini + Donne Uomini

Donne

Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis):

111

Zona A

Zona R

7.52

8.39 0.34

8.35

9.26 0.49

6.69

7.76 0.68

20


Rapporto LF / HF nelle 24 ore Figura 79-

Zona A, Uomini

Zona R, Donne

Zona R, Uomini

0 6 0

2

4

n° osservazioni

2

4

6

Zona A, Donne

0

5

10

0

5

10

LF / HF Graphs by zona and sesso

Tabella 79 -

Uomini + Donne

Uomini Donne

Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis):

112

Zona A

Zona R

2.66

3.21 0.45

3.24

4.56 0.36

2.35

2.31 0.85


Rapporto LF / HF durante il giorno Figura 80 –

Zona A, Uomini

Zona R, Donne

Zona R, Uomini

0 6 0

2

4

n° osservazioni

2

4

6

Zona A, Donne

0

5

10

15

0

5

10

LF / HF Graphs by zona and sesso

Tabella 80 -

Uomini + Donne

Uomini Donne

Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis):

113

Zona A

Zona R

3.00

3.82 0.26

3.47

5.61 0.06

2.74

2.62 0.85

15


Rapporto LF / HF durante la notte Figura 81 –

Zona A, Uomini

Zona R, Donne

Zona R, Uomini

0 10 0

5

n° osservazioni

5

10

Zona A, Donne

0

5

10

15

0

5

10

LF / HF Graphs by zona and sesso

Tabella 81 -

Uomini + Donne

Uomini Donne

Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis): Valore medio: Probabilità associata (test di Kruskal-Wallis):

114

Zona A

Zona R

2.06

2.35 0.82

2.80

3.17 0.60

1.66

1.81 0.45

15


6. BIBLIOGRAFIA Arendt J, Bojkowski C, Franey C, Wright J, Marks V. Immunoassay of 6 -hydroxymelatonin sulfate in human plasma and urine: abolition of the urinary 24-hour rhythm with atenolol. J Clin Endocrinol Metab 1985;60:1166-73. Asanova TR, Rakov AM. The state of health of persons working in the electric field of outdoor 400 kV and 500 kV switchyards, Knickerbocker G (translator). In: Study in the USSR of Medical Effects on Electric Fields in Electric Power Systems, IEEE Special Publ. n. 10 Piscataway,NJ:IEEE Power Engineering Society 4-5; 1966. Baldi E, Baldi C, Lithgow BJ. A pilot investigation of the effect of extremely low frequency pulsed electromagnetic fields on humans' heart rate variability. Bioelectromagnetics. 2006 Sep 20; [Epub ahead of print] Baroncelli P, Battisti S, Checcucci A, Comba P, Grandolfo M, Serio A, Vecchia P. Uno studio trasversale sullo stato di salute di lavoratori esposti a campi elettromagnetici a 50 Hz. Med Lav 1985;76:491-502. Baroncelli P, Battisti S, Checcucci A, Comba P, Grandolfo M, Serio A, Vecchia P. A health examination of railway high-voltage substation workers exposed to ELF electromagnetic fields.Am J Ind Med 1986;10:45-55. Baskett JJ, Cockrem JF, Antunovich TA. Sulphatoxymelatonin excretion in older people: relationship to plasma melatonin and renal function. J Pineal Res 1998;24:58-61. Beck AT, Ward CH, Mendelson M, Mack JE, Erbaugh JK. An inventory for measuring depression. Arch Gen Psychiatry 1961;4:561-71. Biondi M, Palma A, Pancheri P. Questionario avvenimenti della vita (Q.A.V.) e guida all’intervista strutturata sugli avvenimenti della vita (G.I.S.A.V.) per il rilevamento degli avvenimenti stressanti (Life Events Questionnaire (QUA). Riv Psichiatria 1993;28:179-88. Beale IL, Pearce NE, Conroy DM, Henning MA, Murrell KA. Psychological effects of chronic exposure to 50 Hz magnetic fields in humans living near extra-high-voltage transmission lines. Bioelectromagnetics 1997;18:584-94. Bonhomme-Faivre L, Marion S, Bezie Y, Auclair H, Fredj G, Hommeau C. Study of human neurovegetative and hematologic effects of environmental fields produced by trasformers. Arch Environ Health 1998;53:87-92. Bonhomme-Faivre L, Marion S, Forestier F, Santini R, Auclair H. Effects of electromagnetic fields on the immune systems of occupationally exposed humans and mice. Arch Environ Health. 2003;58:712-7. Bortkiewicz A, Gadzicka E, Zmyslony M. Heart rate variability in workers exposed to mediumfrequency electromagnetic fields. J Auton Nerv Syst 1996; 59:91-7. Bortkiewicz A, Gadzicka E, Zmyslony M, Szymczak W. Neurovegetative disturbances in workers exposed to 50 Hz electromagnetic fields. Int J Occup Med Environ Health. 2006;19:53-60. 115


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118


Unità operativa 3: EPIDEMIOLOGIA AMBIENTALE VETERINARIA INTRODUZIONE Le popolazioni animali esposte insieme all'uomo a contaminanti nell'ambiente, i cui dati vengano regolarmente e sistematicamente raccolti ed analizzati, possono essere definiti "sistemi sentinella animali” (SSA) ed essere utilizzati per identificare o monitorare una ampia varietà di inquinanti ambientali pericolosi per la salute umana, per le diverse specie animali e per gli ecosistemi (De Nardo P. 2003). Gli approcci scientifici e metodologici allo studio degli effetti dei campi magnetici a 50Hz sugli animali sono vari e comprendono numerosi ambiti e non esiste in effetti una metodologia standardizzata e validata. In generale gli studi condotti hanno cercato di individuare gli effetti dell’esposizione attraverso la valutazione dei livelli centrali ed ematici di melatonina, nonché della risposta immunitaria e delle capacità carcinogenetiche. Tutti gli studi in oggetto hanno considerato i principali meccanismi di interazione dei campi magnetici con gli esseri viventi che possono essere riassunti in tre gruppi principali: una maggiore produzione e persistenza dei radicali liberi, l’apertura dei canali cationici cellulari ed infine la presenza di interazioni con le magnetiti biogeniche. Per una descrizione più dettagliata si rimanda a Santin et al 2005 e Stelletta et al 2004. Oggetto delle attività della U.O.3 costituisce un esempio di approccio metodologico al monitoraggio ambientale basato sugli animali residenti in una area ritenuta a rischio. In particolare si è affrontata la tematica riguardante la individuazione di popolazioni animali esposte, la valutazione del loro stato di salute, la valutazione di parametri comportamentali e, per quanto attiene alcuni parametri ematici soggiacenti ad una certa e naturale ritmicità temporale, la valutazione della possibile influenza dell’esposizione a campi elettromagnetici sulla perturbazione della stessa. I materiali e metodi, nonché i risultati e le discussioni, sono riferiti soltanto ad una parte dei parametri presi in considerazione (esame emocromocitometrico con formula e una serie di antigeni differenziali di superficie leucocitaria) che, nel totale, potranno fornire la possibilità di un’analisi integrata in concomitanza con i risultati delle altre indagini proposte ( melatonina ematica, 6-SULFOSSIMELATONINA URINARIA e salivare,stress ossidativo, glicemia, trigliceridi colesterolo) MATERIALI E METODI Nell’area oggetto dello studio è stata individuata una popolazione animale promuovendo incontri di quartiere per la presentazione delle attività e successivi incontri individuali con i proprietari per la raccolta di una serie di adesioni e di dati preliminari. (Allegato 1). I soggetti sono stati sottoposti a visita medica (esame obiettivo generale) per valutarne lo stato di salute generale e provvedere ad un contatto diretto con l’animale al fine di verificare l’idoneità del soggetto per le indagini strumentali e gli esami di laboratorio (valutazioni dei parametri emocromocitometrici, immunologici, dosaggio della melatonina, valutazione dello stress ossidativi e valutazione della variabilità della frequenza cardiaca). Sono stati valutati i tempi di compilazione e la esaustività di un questionario e di una scheda di notifica. Tranne sporadici casi non è stato possibile avere i nominativi dei medici veterinari da parte dei proprietari perché non sempre portano i loro animali dai veterinari, non sempre se ne occupano loro direttamente ma spesso i figli od altri componenti della famiglia, molto raramente ricordavano il nome oppure avrebbero dovuto cercare in documenti ormai persi o comunque non a portata di mano. I proprietari che avevano espresso il desiderio di inserire i loro animali nello studio sono stati incontrati singolarmente al fine di definire una scheda anamnestica (Allegato 1 bis). Successivamente si è proceduto alla valutazione delle stesse per l’individuazione dei soggetti da sottoporre alle analisi diagnostiche e strumentali oggetto dello studio. 119


I proprietari disponibili al prelievo di sangue dei loro animali sono stati contattati in fasi successive per effettuare la visita medica, il prelievo di sangue.(Allegato 2 e Allegato 2 bis) e la visita comportamentale (Allegato 3 e 4) I prelievi di sangue sono stati effettuati durante i giorni festivi per poter adeguatamente coinvolgere i proprietari dei soggetti da monitorare. Per i soggetti con carattere più difficile sono stati utilizzati modesti mezzi di contenzione, quali la museruola, ed in altri casi si è proceduto al prelievo di sangue direttamente a casa per rendere meno traumatico l’impatto sia per gli animali che per dare meno disturbo possibile ai proprietari. I prelievi di sangue sono stati ottenuti con il metodo a goccia cadente, che rende molto più agevole la raccolta di sangue in condizioni così differenti dall’ideale (illuminazione, tosatura, contenzione..). I campioni di sangue venivano in parte centrifugati e conservati a temperatura ambiente oppure refrigerati, grazie alla possibilità di usufruire del frigorifero di un proprietario.

In una prima giornata sono avvenuti i contati con i proprietari, visione del locale a disposizione, valutazione dei materiali e mezzi necessari e definito l’orario dell’appuntamento appuntamento. I prelievi di sangue sono stati effettuati considerando in parte i ritmi circadiani ed in parte considerando le necessità di ottenere materiale pronto per essere lavorato nelle 24 ore successive. In particolare sono stati effettuati, due prelievi ematici, per ogni soggetto, a differenti ore della giornata (mattina e sera). I campioni, refrigerati, sono stati trasportati presso i laboratori di analisi per la determinazione. Sono stati presi in considerazione 12 soggetti (Allegato 2) che vivono nel quartiere a diversa distanza dalla linea elettrica. I campionamenti sono stati effettuati tramite venipuntura a livello della vena cefalica antebrachiale. I parametri presi in considerazione sono stati: indici eritrocitari (Numero totale di globuli rossi –RBC; Emoglobina – HGB; Volume corpuscolare medio – MCV; Emoglobina corpuscolare media – MCH; Concentrazione emoglobinica corpuscolare media – MCHC; Ampiezza distribuzione dei globuli rossi – RDW), conta dei globuli bianchi (WBC) e relativo leucogramma (Numero totale di neutrofili – NEU; Numero totale di linfociti – LYM; Numero totale di monociti – MONO; Numero totale di eosinofili – EOS; Numero totale di basofili – BASO). Per tali parametri i campioni ematici sono stati posti in provette contenenti EDTA, come anticoagulante, ed analizzati con un contaglobuli automatico (Cell Dyne) . 120


L’esame citofluorimetrico ha compreso la determinazione delle percentuali e del numero assoluto dei clusters differenziali: - CD45+ (antigene panleucocitario)(percentuale - %CD45+); - CD3+ (antigene panlinfocitario)( percentuale - % CD3+); - CD4+ (antigene linfociti T-Helper) (percentuale sul totale dei linfociti - %CD4+; numero assoluto sul totale dei linfociti - N° CD4/tot Lym); - CD8+ (antigene linfociti T-Citotossici) (percentuale sul totale dei linfociti - %CD8+; numero assoluto sul totale dei linfociti - N° CD8/tot Lym); - Rapporto tra CD4+ e CD8+ (CD4+/CD8+). Per separare i leucociti si è proceduto a centrifugare i campioni, trattati con soluzione di emolisi per quindici minuti, a 1200 rpm per 10 minuti. Quindi gli stessi sono stati lavati con PBS e dopo nuova centrifugazione, risospesi in 1 ml di PBS. I gruppi di differenziazione o CD (clusters of differentiation) sono antigeni linfocitari, espressi in modo variabile a seconda del momento funzionale della cellula. La loro presenza è rilevata grazie all’uso di anticorpi monoclonali marcati con fluorocromi, da aggiungere al campione nella proporzione indicata dalla ditta produttrice (SEROTEC LTD) e secondo il numero di cellule stesse presente nel campione. Lo strumento, Epics-XL-MCL della Beckman Coulter®, definito anche FAC (fluorescenceactivated cell sorter = classificatore di cellule attivato dalla fluorescenza) è costituito da cinque compartimenti fondamentali : la fonte di luce (generalmente un laser ad argon che emette una luce azzurra a 488 nm); la fluidica che è un sistema regolabile di pressioni, che creano un flusso laminare tale per cui le cellule incrociano il raggio laser perpendicolarmente, allineate ad una ad una e rimanendo al centro del capillare (nel caso dell’EPICS XL la fluidica utilizza soltanto una combinazione di aria e vuoto); il sistema ottico che è un insieme di lenti, specchi e filtri in grado di separare la luce di diverse frequenze; un insieme di rilevatori, amplificatori e processatori di segnali luminosi, elettrici ed analogicici riconoscono e trasformano la luce in segnali digitalizzati, che vengono processati dal computer collegato all’apparecchio; il sistema informatico: per acquisire, analizzare ed archiviare i dati. Il passaggio della cellula attraverso il raggio laser fa sì che la luce si disperda in tutte le direzioni, e l’apparecchio è in grado di rilevare contemporaneamente due parametri morfologici ed almeno tre parametri riguardanti la presenza degli antigeni cellulari che sfruttano la fluorescenza (in questo caso si è indagata la presenza di un cluster differenziale alla volta). Nel caso della luce dispersa frontalmente (“Forward Scatter”o FSC) la quantità di luce rilevata è associata a delle caratteristiche fisiche cellulari come diametro, opacità, asimmetria, vitalità e presenza all’interno delle cellule di determinate sostanze in grado di assorbire la luce. Nel caso della luce dispersa lateralmente (“Side Scatter “ o SSC), essa è correlata alla “complessità interna“cellulare, cioè un insieme di fattori integrati tra cui la presenza e il tipo di granuli citoplasmatici, la membrana cellulare, e la composizione citoplasmatica. I fluorocromi sono sostanze eccitabili dalla luce con una lunghezza d’onda specifica che, assorbendo parte dell’energia incidente, emettono fotoni con lunghezza d’onda maggiore, perciò con minore energia; l’isotiocianato di fluorescina (FITC) è quello più comunemente utilizzato ed emette luce a 525 nm. Il sistema informatico procede quindi all’acquisizione, grazie al programma EXPO 32 ADC XL 4 col, utilizzando un protocollo di acquisizione in scala logaritmica, contenente dei pannelli con l’elenco dei marcatori usati, insieme al campione di controllo. La fase di analisi dei dati avviene in un secondo momento, grazie al programma EXPO 32 ADC ANALISIS. I dati sono visualizzati grazie a degli istogrammi, frequentemente a due parametri, come ad esempio quelli dot-plots (tracciati a punti ). Questi tipi di istogrammi possono rappresentare insieme le caratteristiche morfologiche delle cellule: FSC (luce dispersa frontalmente), sull’asse delle ordinate, e SSC (luce dispersa lateralmente), sull’asse delle ascisse. Il tracciato risultante è una rappresentazione delle diverse popolazioni cellulari presenti nel campione, in chiave logaritmica. Una certa popolazione si 121


considera positiva, e quindi realmente presente, se essa si colloca a valori superiori al logaritmo di 100, sia delle ascisse che delle ordinate. Per ottenere i valori percentuali relativi alle singole popolazioni, nella fase di analisi, l’operatore ha proceduto ad isolare quelle di interesse mettendo in atto l’operazione conosciuta come “regolazione delle griglie di acquisizione “ (Cambrosio e Keating, 2000) ed in particolare sono state seguite metodiche standardizzate specifiche per i cani e gatti (Byrne et al., 2000). L’analisi statistica è stata effettuata con la procedura GLM del software Sigma.Stat 2.03. L’ANOVA per dati ripetuti ha avuto come variabili indipendenti la zona (1- limitrofa alla linea elettrica, 3 – distante dalla stessa) ed il prelievo (1-serale, 2 mattutino) mentre come variabili dipendenti i parametri suddetti. Inoltre è stata effettuata l’ANOVA per dati ripetuti prendendo in considerazione le classi di età (1< 5 anni; 2> 5anni) ed i prelievi. La significatività è stata valutata con un P<0,05 attraverso il test di Tukey. RISULTATI Nelle tabelle 1., 2. e 3. vengono riportate le medie dei valori riscontrati. Nei grafici 1., 2., 3. e 4. vengono riportati i valori di quei parametri che hanno evidenziato una differenza tra il prelievo serale e mattutino. Non sono state messe in evidenza differenze statisticamente significative tra le zone prese in considerazione ma nelle tabelle vengono evidenziati alcune differenze tra prelievi che sussistono soltanto per le singole zone. I parametri hanno presentato valori che non si discostano da quelli ritenuti di riferimento (Byrne et al. 2000, Faldyna et al. 2001). L’età dei soggetti considerati varia da 1 a 14 anni ma la media ± D.S. non differisce tra le zone considerate (7,5 ± 4,7 vs 6,75 ± 4,2). Nella zona immediatamente limitrofa alla linea elettrica (zona 1 - Fascia A) sono stati presi in considerazione 3 femmine e 4 maschi, mentre nella zona 3 - Fascia B ed Altro (Allegato 2) sono stati monitorati 2 femmine e 4 maschi. Le percentuali di CD4+ evidenziate nelle due classi di età non differiscono significativamente anche se si è riscontrato un valore maggiore negli animali più giovani (28,5 ± 1,03 vs 25,5 ± 1,03 per le classi 1 e 2 rispettivamente), mentre il valore dei CD8+ ha un comportamento inverso, infatti nei soggetti con una età maggiore di 5 anni si è riscontrato un valore maggiore ( 18,2 ± 2,87 vs 20,45 ± 2,87 per le classi 1 e 2 rispettivamente). Per la valutazione del comportamento che ha riguardato 14 soggetti, 13 cani e un gatto, si è proceduto ad una visita comportamentale che consisteva in: 1) raccolta dati di segnalamento, descrizione ambientale, anamnesi medica e comportamentale remota e recente, che sono stati registrati tramite un formulario standard adottato per le visite comportamentali. Tale formulario è stato tratto dalla letteratura in materia e modificato secondo l’esigenze dello studio in oggetto. 2) osservazione diretta del comportamento del soggetto durante la visita da parte del veterinario 3) effettuazione di alcuni semplici test per valutare l’attenzione del soggetto e la capacità di risolvere un semplice problema di localizzazione di un rinforzo in cibo nascosto alla vista. Alcuni proprietari hanno lamentato comportamenti indesiderati del loro animale, come eliminazione inappropriata, aggressività, iperattività, paura dei rumori improvvisi (petardi), ma per nessuno dei proprietari tale comportamento risultava essere un problema di entità sufficiente da voler intraprendere una terapia comportamentale correttiva. Nessun proprietario ha riferito sintomi riferibili ad alterazione dei cicli sonno/veglia, ma alcuni dei cani non vivevano in casa coi proprietari, per cui questi potevano non essere a conoscenza dei livelli di attività, soprattutto notturna, dei loro animali. La prevalenza di comportamenti indesiderati lamentati dai proprietari, malgrado apparentemente alta, è di difficile confronto coi dati in letteratura. Infatti quest’ultima si riferisce a soggetti portati spontaneamente e specificamente alla visita di un comportamentista, mentre gli 122


animali oggetto di questo studio sono stati sottoposti a visita comportamentale nell’ambito di una valutazione integrata di epidemiologia ambientale veterinaria. Durante la visita e i test alcuni cani si presentavano molto eccitati e mostravano scarsa capacità di concentrazione. Tuttavia ciò è compatibile con la situazione ambientale in cui si sono svolte le visite (presenza di estranei, di altri animali, etc). Per una migliore valutazione sarebbe opportuno procedere ad osservazioni videoregistrate del comportamento dei soggetti nel loro ambiente di vita abituale, in assenza di persone estranee, a diverse ore del giorno e della notte. DISCUSSIONE In generale gli studi condotti hanno cercato di individuare gli effetti dell’esposizione attraverso la valutazione dei livelli centrali ed ematici di melatonina (Reiter e Tan 1998, Kato et al. 1993 e 1994, Selmaoui et al. 1995 e 1999, Stelletta et al. 2002), nonché della risposta immunitaria, (Bronzo et al. 2000, Zeni et al. 2000, Tremblay et al. 1996, Stelletta et al. 2004) viste le note capacità immunostimolanti e immunopoietiche dell’ormone (Maestroni et al. 1998), e delle capacità antiossidanti (Reiter, 1998). Rodriguez e collaboratori (2002) hanno studiato nelle vacche da latte gli effetti dell’esposizione a CEMBF sul metabolismo energetico e i processi patologici ad esso correlati, con una indicazione specifica riguardante l’aumento dei livelli del fattore di crescita insulino-simile di tipo 1 (IGF-1) a causa della mancata azione inibitoria della melatonina a livello ipotalamico. Tavares De Lucena et al. (2002) hanno riscontrato un aumento dei livelli sierici dell’ormone adenocorticotropo (ACTH), del cortisolo e del glucosio in ratti esposti ad un CEMBF di 3 µT per 29 giorni (2 ore al giorno) rispetto agli animali controllo osservando come il CEMBF agisca come un evento stressante, andando quindi ad attivare l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene. Tra i principali meccanismi regolati da processi nervosi a livello centrale esistono i ritmi biologici. Tali meccanismi, scaturiti dall’attività del nucleo soprachiasmatico (Plautz et al., 1997; Delaunay et al., 2001; Jin et al., 1999; Lee et al., 2000; Whitmore et al., 2001), oltre che regolare l’attività di numerosi nuclei ipotalamici, informano gli organi periferici attraverso messaggi di natura endocrina (ACTH) e nervosa (sistema nervoso autonomo). Detto nucleo è di estrema importanza per la sincronizzazione delle attività ritmiche endogene con le informazioni ambientali (luce, temperatura) (Reinsing et al 2002, Piccione et al 2002) portando alla definizione di ritmi con frequenza diversa (circadiana, circatrigentana, circannuale) (Nelson et al, 1979). Molti studi hanno cercato di dimostrare che gli effetti dell’esposizione ad onde elettromagnetiche a bassa frequenza (ELF-EMF) si esplicano con un’azione simile alla luce, ipotizzando che le stesse hanno la capacità di stimolare il tratto nervoso retino-ipotalamico e di conseguenza il nucleo soprachiasmatico. La maggior parte di questi lavori, però, ha mostrato molte incongruenze e risultati contrastanti. La possibile spiegazione, come suggerito da Warman et al. (2003), potrebbe essere attribuita alla poca considerazione della valutazione di alcuni parametri, come i livelli plasmatici di melatonina (ormone che segue un ritmo nictimerale), senza tenere bene in mente che i meccanismi di produzione sono temporalmente variabili e che quindi singole valutazioni danno scarse informazioni. Inoltre come indicato da alcuni Autori (Bubenik et al, 1980, 1996, 2000; Sjöblom M.e Flemström G. 2004) la produzione di melatonina, e quindi il livello plasmatico, non è soltanto di origine pineale ma può derivare da altri apparati come ad es. quello gastro-intestinale. Naturalmente oltre al predetto ormone altri parametri presentano un andamento ritmico; esempi tipici possono essere la temperatura, la frequenza cardiaca ed alcune popolazioni leucocitarie. Detti parametri possono essere influenzati dalle informazioni centrali e quindi dare una indicazione delle azioni di disturbo da attribuire all’applicazione di un agente stressogeno. In tale contesto, l’effetto centrale dell’esposizione ad onde elettromagnetiche a bassa frequenza si potrebbe 123


tradurre in un cambiamento della normale ritmicità presentata da alcuni parametri clinici ed ematologici. Quindi l’approccio che il nostro gruppo di lavoro reputa più utile per la valutazione degli effetti biologici dei CEMBF è quello basato sul riscontro dell’alterazione dei ritmi circadiani regolati dal nucleo ipotalamico soprachiasmatico (NSC). Per quanto attiene gli aspetti ematologici studiati si considera che mentre i linfociti T CD4+ riconoscono solo antigeni espressi con molecole MCH di classe II quindi interagiscono soltanto con cellule presentanti l’antigene, i linfociti T CD8+ possono interagire con quasi tutte le cellule nucleate cioè quelle esprimenti molecole MCH di classe I. Quando viene evidenziata una diminuzione del numero assoluto del numero di linfociti T CD4+ si può sostenere la presenza di una diminuita capacità di risposta da parte del sistema immunitario considerando che il cluster CD4 viene espresso dai linfociti T helper mentre il CD8 viene espresso dai linfociti T citotossici e soppressori. I risultati ottenuti non permettono di indicare effetti diretti dell’esposizione ai campi magnetici sui parametri presi in considerazione. Le differenze riscontrate sono infatti tutte evidenziabili tra i prelievi. Da sottolineare risulta essere un importante differenza tra le zone prese in considerazione; il valore percentuale di CD8+ evidenzia una differenza statisticamente significativa tra i prelievi soltanto nella zona 3 mentre nella zona limitrofa la linea elettrica non mostra alcuna differenza. Le variazioni tra i prelievi riscontrati nella totalità della popolazione presa in considerazione, ma non nelle singole zone (ematocrito, volume corpuscolare medio, %CD4+ e %CD8+), possono essere considerate fisiologiche. Alcuni Autori, in studi condotti per evidenziare gli effetti dell’esposizione ai campi elettromagnetici, indicano che la causa di alcuni risultati non significativi non sia da imputare a problemi di natura sperimentale, ma all’utilizzo di un approccio statistico lineare (che tiene conto delle differenze interindividuali tra i soggetti analizzati) nello studio di fenomeni regolati da leggi non lineari (Marino et al. 2001/a e 2001/b). Nel presente monitoraggio si è scelto di utilizzare le misure ripetute (2 per singolo soggetto) per poter far acquistare peso statistico ad ogni singolo soggetto ed alla singola significativa differenza tra prelievi. Naturalmente un numero maggiore di “rilievi” tali da poter descrivere l’eventuale perturbazione della normale ritmicità avrebbe potuto dare maggiori informazioni. Le differenze evidenziate tra le classi di età possono essere anch’esse considerate fisiologiche come riportato anche da altri Autori (Byrne et al.2000). Si assiste ad una variazione legata all’età per ciò che concerne i valori dei CD8+ che tendono ad aumentare mentre i valori di CD4+ tendono a rimanere inalterati all’aumentare dell’età. Questo determina ovviamente una diminuzione del rapporto CD4+/CD8+ in dipendenza dell’età. Prima di passare alle conclusioni vale la pena considerare alcuni limiti procedurali che hanno caratterizzato il monitoraggio effettuato a Longarina. - La possibilità di avere un mezzo attrezzato con degli strumenti idonei a questo tipo di monitoraggio sarebbe stato maggiormente opportuno. Tale considerazione permette tuttavia di enfatizzare l’esperienza che si è dimostrata efficiente, collaborativa basata sulla fiducia e di alto valore umano (garage trasformato in ambulatorio – laboratorio). - I soggetti: gli animali monitorati risultano essere eterogenei ma nella maggior parte dei casi di piccole taglie; - Le condizioni nelle quali sono stati effettuati i prelievi non hanno sempre permesso di raccogliere 124


campioni idonei (non si è raccolta saliva ed urina sufficiente per il saggio della melatonina). Nel primo caso i tamponi salivari dovevano essere preceduti dalla stimolazione della salivazione e quindi si dovrà pensare in futuro alla raccolta in periodo in cui normalmente i soggetti sono abituati ad alimentarsi. Nel secondo caso si dovrà provvedere alla distribuzione di contenitori per l'urina agli stessi proprietari in modo tale da poter raccogliere i campioni nei periodi di maggiore stimolo. - La scelta di procedere alla raccolta di tre tipologie di campioni a lunga conservazione (siero, plasma in eparina ed in EDTA) con un contenuto medio di 500 microlitri. Deriva dalla necessità di effettuare le determinazioni in un unico periodo perchè è impossibile pensare di effettuare determinazioni in tempi successivi in quanto si potrebbero avere degradazioni di vario grado dei campioni raccolti. - L’esperienza preliminare con i Cardiofrequenzimetri con precisione ecg suggerisce di prevedere l'utilizzo di Holter che hanno maggiore precisione di risultato. - Con la cadenza di prelievi effettuati (2 al giorno - mattina e sera) si possono evidenziare le variazioni diurne soltanto per quei parametri che non hanno secrezione tonica volendo saggiare gli ormoni ipofisari sarà necessitano provvedere ad un numero maggiore di prelievi). - La necessità di confrontare e valori di melatonina ematica salivare e della 6- sulfossimelatonina urinaria obbliga a condurre prelievi simultanei quindi i campionamenti sono strettamente connessi e così le conseguenze degli insuccessi degli stessi. Per il futuro si suggerisce di valutare anche dei parametri metabolici quali la glicemia, i trigliceridi e il colesterolo. Tale interesse si spiega in quanto il NSC, tra le sue innumerevoli funzioni, regola sia direttamente (Morgan et al. 2003), sia indirettamente (attraverso il controllo del ritmo circadiano della melatonina) i loro ritmi circadiani. La melatonina, da una parte aumenterebbe la desaturazione degli acidi grassi di membrana (aumento dell’attività dell’enzima δ -5 desaturasi Nishida et al. 2002-) a livello muscolare col conseguente aumento della fluidità di membrana e quindi della sensibilità dei recettori del glucosio all’insulina da cui deriverebbe una variazione della glicemia, dall’altra altererebbe la lipolisi a livello degli adipociti (recettori MT2 della melatonina sono stati trovati negli adipociti umani –Brydon et al. 2001-) e quindi la lipidemia (riduzione dei livelli sierici di trigliceridi e colesterolo in seguito a somministrazione di melatonina -Hoyos et al. 2000; Nishida et al. 2002- o aumento del colesterolo plasmatico ed epatico in ratti pinealectomizzati – Damian et al. 1979-). Recentemente sono stati riportati gli effetti di somministrazioni di melatonina sul metabolismo energetico dei ratti (Nishida et al. 2002, Sanchez-Campos et al. 2001). Zanquetta et al. (2003) hanno registrato recentemente in ratti pinealectomizzati (mancata produzione della melatonina) una diminuzione della sensibilità all’insulina negli adipociti dovuta ad una minore espressione genica dei recettori di membrana del glucosio. Al fine di approfondire gli effetti dei CEMBF su alcuni parametri metabolici e sulla melatonina sierica sono stati valutati i dati riguardanti “consumo d’acqua”, “consumo di cibo”, “peso corporeo”, glicemia, trigliceridemia, colesterolemia, melatonina sierica, registrati nell’arco di un anno d’osservazione (sperimentazione tuttora in corso), su ratti Sprague-Dawley di 24 mesi di età provenienti dall’allevamento del Centro di Ricerca sul Cancro della Fondazione Ramazzini e sottoposti a diverse condizioni espositive (0, 100 µT, 1000 µT). Dall’interpretazione dei risultati finora raccolti sembra delinearsi una significativa alterazione del ritmo circadiano della glicemia nei soggetti esposti ad una intensità di campo magnetico pari a 1000 µT, mentre non si sono ancora ottenute variazioni significative per i ritmi circadiani dei trigliceridi e del colesterolo.

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CONCLUSIONI L’esempio del quartiere Longarina ha mostrato la possibilità di un monitoraggio residenziale che può fornire utili informazioni riguardanti gli effetti dell’esposizione ai campi elettromagnetici. Integrando i risultati riportati con altri dati derivanti da contemporanei rilievi sarà possibile escludere l’effetto dell’esposizione, ovvero circoscriverlo, quantificandolo. In un progetto di tale portata sarebbe auspicabile poter contattare agevolmente e collaborare con i medici veterinari curanti dei soggetti presi in esame. Animali esposti ai contaminanti ambientali possono essere regolarmente e sistematicamente controllati attraverso la raccolta e l’analisi dei dati per identificare i potenziali rischi per la salute di altri animali o dell’uomo. È auspicabile una maggiore attenzione al concetto del “sistema animale sentinella” perché oltre alla possibilità di monitorare l’ambiente si pongono le basi per ciò che è indicata come medicina preventiva.

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Allegato 1

PROPRIETARIO

NOME ANIMALE OLIVER RM D 6432 SNOOPY MICIO

.

SPECIE E RAZZA

SESSO

DATA DI NASCITA

BARBONCINO, MASCHIO indole buona METICCIO, MASCHIO indole buona EUROPEO DSH, MASCHIO indole media

SPOLVERINO

PERSIANO, indole buona

MASCHIO

SCHONI

BARBONCINO, indole buona

MASCHIO

GRIGNO

EUROPEO DSH, MASCHIO indole non buona

TOMMY

BARBONCINO, indole buona

BILLY

YORKSHIRE MASCHIO TERRIER, indole aggressiva

MASCHIO

130

28/08/1997, EOG nella norma 01/05/1996 EOG nella norma 10/04/2003 EOG nella norma, aumento volume popliteo sx 01/01/2000 EOG nella norma, dermatite da pulci 01/02/2000 EOG nella norma, otite bilaterale, pulci 01/06/2002. EOG nella norma, riportano 3 episodi convulsivi 15/09/2001 EOG nella norma, un episodio di dermatite 01/01/1990, EOG: soffio mitralico,


insuff.renale MIMMINA

EUROPEO DSH, FEMMINA/S indole media

CHICCA

EUROPEO DSH, FEMMINA indole buona DALMATA, MASCHIO indole media

PACO

BRICI

METICCIO, indole media

MASCHIO

MINA

BASSOTTO TEDESCO

FEMMINA

LALLA

METICCIO, indole buona. METICCIO, indole buona METICCIO, indole aggressiva METICCIO, indole non buona METICCIO, indole buona

FEMMINA

SCHEGGIA BARTOLO DOLLY RM D 6451 FREDDY

BAGUEERA LILLI

FEMMINA MASCHIO FEMMINA MASCHIO

EUROPEO DSH, MASCHIO/C indole buona YORKSHIRE FEMMINA TERRIER, indole 131

01/04/2000 EOG nella norma, sovrappeso 01/04/1997 EOG nella norma 08/06/1999 EOG nella norma, otite orecchio sx 01/03/1992, EOG nella norma, sovrappeso 01/02/1991 EOG nella norma, ma aspetto scadente, sottopeso, grave dermatite con pachidermia 01/07/2003 01/03/2000 EOG nella norma 01/12/2002 EOG nella norma 01/03/1997, EOG nella norma 09/05/1994, EOG nella norma, sovrappeso 01/10/2000 01/09/1999, EOG nella norma


buona MICIO

EUROPEO DSH, MASCHIO indole

MENELAO

METICCIO, MASCHIO/C taglia piccola, indole buona SHIH-TZU, FEMMINA indole buona EUROPEO DSH, MASCHIO indole selvatica

BIRBA PIPPO

DAISY MAX

BILLY

METICCIO, indole buona METICCIO, indole buona

FEMMINA MASCHIO

YORKSHIRE MASCHIO TERRIER, indole buona

132

Disfagia, probabile patologia infiammatoria cronica, regredisce con cortisonici 01/04/1993, EOG nella norma, sovrappeso 21/12/2002, EOG nella norma 01/06/1995, EOG: esoftalmo sx, retropulsione neg sx, assenza della minaccia sx, sospetto ksc planum nasale 01/03/2004, EOG nella norma 10/01/1995, EOG: presenza di nodulo cute dorso e prepuzio, sosp. mastocitoma 15/03/1992, EOG nella norma, dermatiti ricorrenti


Allegato 1bis

133


Allegato 2 SOGGETTI CONTATTATI

La tabella seguente fornisce i nominativi dei soggetti contattati, gli animali e la zona di distribuzione.

FASCIA A: fascia entro 28 metri (muro distale): v. Passeri dispari, v.Pernier 31 e 29; v.Sestini 32 FASCIA R: fascia oltre 33 metri (muro prossimale): v.Minto, v.Sestini dispari; v.Passeri 28, 32, 34, 38, 40 e v.Pernier 59. FASCIA B: fascia intermedia tra i 28 e i 33 metri: via Passeri 4, 20 e 22; v.Sestini 4, 8, 12, 14, 16, 22 e 24; v.Pernier 25-27A

PROPRIETARIO

ANIMALE

SPECIE/RAZZA

SESSO

NASCITA/DECESSO

FASCIA A

BARBONCINO

MASCHIO

28/08/1997

FASCIA A

OLIVER RM D 6432 SNOOPY

METICCIO

MASCHIO

01/05/1996

FASCIA A

MICIO

EUROPEO DSH

MASCHIO

10/04/2003

FASCIA A

SPOLVERINO

PERSIANO

MASCHIO

01/01/2000

CONTU FASCIA A

SCHONI

BARBONCINO

MASCHIO

01/02/2000

GRIGNO

EUROPEO DSH

MASCHIO

01/06/2002

ALTRO

TOMMY

BARBONCINO

MASCHIO

15/09/2001

FASCIA A

BILLY

YORKSHIRE TERRIER

MASCHIO

01/01/1990DECEDUTO 2005

CAIO

JACK RUSSELL MASCHIO TERRIER 134

SETTEMBRE


2005 ALTRO

MIMMINA

EUROPEO DSH

FEMMINA/S

01/04/2000

ALTRO

CHICCA

EUROPEO DSH

FEMMINA

01/04/1997

FASCIA A

PACO

DALMATA

MASCHIO

CUCCIOLO

MAREMMANO

MASCHIO

BRICIOLA

METICCIO

MASCHIO

08/06/1999FINE GENN.2006 GENNAIO 2006 01/03/1992

FASCIA B

MINA

FEMMINA

01/02/1991

FASCIA B

LALLA

BASSOTTO TEDESCO METICCIO

FEMMINA

01/07/2003

ALTRO

SCHEGGIA

METICCIO

FEMMINA

01/03/2000

BARTOLO

METICCIO

MASCHIO

01/12/2002

DOLLY RM D 6451 FREDDY

METICCIO

FEMMINA

01/03/1997

METICCIO

MASCHIO

09/05/1994

BAGUEERA

EUROPEO DSH

MASCHIO/C

01/10/2000

LILLI

FEMMINA

01/09/1999

MICIO

YORKSHIRE TERRIER EUROPEO DSH

FASCIA B

MENELAO

METICCIO

MASCHIO/C

01/04/1993

FASCIA A

BIRBA

SHIH-TZU

FEMMINA

21/12/2002

SNOOPY

METICCIO

MASCHIO

01/01/1996

FASCIA R FASCIA B

FASCIA A

MASCHIO

135


ALTRO

PIPPO

EUROPEO DSH

MASCHIO

01/06/1995

FASCIA A

DAISY

METICCIO

FEMMINA

01/03/2004

FASCIA A

MAX

METICCIO

MASCHIO

FASCIA B

BILLY

YORKSHIRE TERRIER

MASCHIO

10/01/1995 DECEDUTO 2005 15/03/1992

FASCIA A FASCIA R FASCIA B ALTRO

NUMERO INIZIALE 14 1 6 6 TOT. 27

DECEDUTI 3

NUOVI 2

PER « ALTRO » SI INTENDONO LE ZONE NON DESCRITTE NELLA FASCIA A, B, e R NON E’ STATO POSSIBILE CONTATTARE TUTTI I SOGGETTI NEI SUCCESSIVI INCONTRI PER DIVERSE RAGIONI: - CANE MAX PRESENTAVA ALLA PRIMA VISITA UNA GRANDE TUMEFAZIONE DELLA REGIONE PARAPREPUZIALE ED EDEMA DEL PREPUZIO, CLINICAMENTE SUGGESTIVA DI NEOPLASIA, SOSPETTO MASTOCITOMA. IL CANE E’ STATO SOTTOPOSTO AD EUTANASIA NEL 2005 SENZA ULTERIORI INDAGINI. - CANE BILLY E’ DECEDUTO PER PANCREATITE CRINICA, INSUFFICIENZA RENALE E CARDIACA. - CANE PACO DECEDUTO PER EUTANASIA NEL GENNAIO 2006 CON GRAVE LINFOADENOMEGALIA DEI LINFONODI ESPLORABILI SENZA ULTERIORI INDAGINI. - GLI ALTRI SOGGETTI NON ERANO VALUTABILI O PER ASENZA DEL PROPRIETARIO, O PER SCOMPARSA DEL SOGGETTO ( SOPRATTUTTO GATTI) OPPURE PER IMPOSSIBILITA’ DI CONTENZIONE.

136


Allegato 2 bis SOGGETTI VISITATI Vengono contattati i proprietari che saranno poi disponibili al prelievo di sangue dei loro animali. I nomi, le fasce di distribuzione e i dati degli animali vengono riportati qui di seguito. I prelievi di sangue si eseguono in parte casualmente ed in parte secondo orari stabiliti per valutare le possibili oscillazi oni degli ormoni tiroidei e della melatonina. Nella stessa sede ogni singolo animale viene sottoposto a visita clinica e a visita comportamentale. Nella tabella vengono riportati gli animali a cui sono stati eseguiti prelievi di sangue. SOG .

COGNOME

NOME

SPECIE/SEX

1 2 3

BRICIOLA MENELAO BILLY

CANE M CANE M CANE M

4 5 6

OLIVER DAISY CAIO

CANE M CANE F CANE M

7 8 9 10 11 12 13

BIRBA SNOOPY CHICCA SCHEGGIA BARTOLO TOMMY LILLY

CANE F CANE M GATTO F CANE F CANE M CANE M CANE F

RAZZA

ETAâ&#x20AC;&#x2122;

METICCIO METICCIO YORKSHIRE TERRIER BARBONCINO METICCIO JACK RUSSELL TERRIER SHIH TZU METICCIO EUROPEO METICCIO METICCIO BARBONCINO YORKSHIRE TERRIER

TOT. 13 soggetti, di cui - 7 appartenenti alla fascia A - 2 appartenenti alla fascia B - 4 appartenenti ad ALTRO 137

FASCIA

14 ANNI 13 ANNI 14 ANNI

A B B

9 ANNI 2 ANNI 8 MESI

A A A

2 ANNI 10 ANNI 9 ANNI 6 ANNI 4 ANNI 5 ANNI 6 ANNI

A A ALTRO ALTRO ALTRO ALTRO A


Allegato 3 SCHEDA COMPORTAMENTALE DEL GATTO Data……………. Numero di registro……… Nome del proprietario……………………... Indirizzo…………………………………… …………………………………………….. Telefono…………………………………… Nome del gatto……………………………. Razza Sesso…………Sterilizzata/castrato………. Età Veterinario curante Dr……………………. Indirizzo Telefono Problema comportamentale per cui è stata richiesta la visita Qual è il problema comportamentale o indesiderato più importante?

Quanto è problematico questo comportamento? Esistono altri problemi comportamentali? Se sì, quanto gravi sono gli altri eventuali problemi comportamentali? PROBLEMA COMP.

MOLTO GRAVE

GRAVE

NON GRAVE

138


Quando ha notato per la prima volta il problema principale (indicare l’età del gatto)?

Descriva cronologicamente il problema comp., come si è sviluppato nel tempo:

Quando venne considerato per la prima volta un problema serio?

In quali circostanze il gatto presenta il comportamento alterato?

Con quale frequenza il/i problema/i si manifesta/no? Quante volte al giorno, alla settimana, al mese? a. problema frequenza b. problema frequenza c. problema frequenza La frequenza con cui si manifesta il problema è cambiata? L’intensità del problema è mutata?

Questo comportamento è cambiato in altri modi?

Descriva alcuni esempi del comportamento nei dettagli: 1. l’episodio più recente (data………….): 2. il penultimo episodio (data……………): 3. il terz’ultimo episodio (data……………): 139


Altri episodi significativi:

Cosa ha fatto fino ad ora per cercare di risolvere il rpoblema?

Come ha corretto il gatto per questo problema?

Problema eliminatorio Il suo gatto usa la cassettina igienica? Come ha educato il suo gatto ad utilizzare la cassettina igienica?

Il suo gatto hai mai sporcato in casa fuori dalla cassettina igienica? Se sì, in che modo? Con le urine con le feci con entrambe Quante cassettine igieniche ha a disposizione? Dove sono posizionate (specificare la stanza ed il tipo di pavimento)?

Che tipo di cassettina ha?

Semplice cassettina Cassettina con bordo removibile Casettina coperta, aperta da un lato Cassettina coperta munita di sportellino Scatola di cartone Altro………………………………….

Quanto vecchia è ciascuna cassettina? 140


Usa un sacchetto? Se sì, di che tipo? carta plastica Che tipo di lettiera usa? Ha recentemente cambiato marca? Con quale frequenza viene rimosso lo sporco? Con quale frequenza viene completamente sostituita? Con quale frequenza pulisce la cassettina? Come pulisce la cassettina? Il gatto copre le proprie urine e/o feci nella cassettina? Background del gatto Perchè ha deciso di prendere il gatto? Dove è stato preso il gatto? Gattile Allevamento Allevamento riferito Negozio per animali Da amici Trovato per caso Altro……………… Ha mai posseduto altri gatti prima di questo? Quanti anni aveva il gatto quando è stato preso? Se ne è a conoscenza, quanti erano i gattini della cucciolata? quanti maschi? quante femmine? Quanti era possibile sceglierne? Per quale motivo ha scelto di prendere un gatto? Perché ha scelto questa razza, di questo colore e di quest’età?

141


Perché ha scelto proprio questo gatto?

Descriva il comportamento del gatto da cucciolo:

Il gatto ha avuto altri proprietari prima di lei? Se sì, quanti? Se sì, per quale motivo ora non è più con questo proprietario?

Da quanto tempo avete questo gatto? Dieta ed alimentazione Cosa mangia il suo gatto (specificare la marca del prodotto)? Quanto mangia al giorno? Con quale frequenza? Quando mangia? Dove mangia? Dove beve? Chi dà da mangiare al gatto? Qual è il cibo preferito del gatto? Ambiente in cui vive il gatto Elenchi le persone che oltre a lei vivono nella casa dove vive il gatto:

142


Elenchi per ciascuna di esse l’ora in cui lasciano la casa: NAME HOURS AWAY FROM HOME

Elenchi gli altri animali che vivono nella stessa casa (in ordine di arrivo): SPECIE RAZZA SESSO ETA’ ETA’ADOZIONE

Com’è la relazione del gatto con gli altri animali? socievole ostile di paura Dove vive? città

periferia/paese

Com’è la casa in cui vive? appartamento monolocale casa singola roulotte

località rurale

bilocale fattoria

bifamiliare altro…….

Si è mai assentato da casa da quando ha il gatto? Se sì, per quanto tempo? Qualcuno tra gli animali o le persone della casa è cambiato da quando c’è il gatto? Se sì, descriva:

143


Attività giornaliera Come gioca con il gatto? Il gatto esce di casa? Se sì, viene controllato quando esce di casa? Come Fa capire il gatto che vuole uscire? Il gatto usa uno sportellino apposito per gatti? Il gatto è stato addestrato ad andare al guinzaglio/imbragatura? Quanto tempo (espresso in percentuale) il gatto spende dentro e fuori casa? dentro……….% fuori.…..…….% Comportamento sociale Dove dorme il gatto di notte? Dove si trova il gatto quando vi sono ospiti in casa? Come si comporta con gli adulti estranei? Come si comporta con i bambini estranei? Come si comporta con il veterinario? Dove si trova quando è solo in casa? Come si comporta quando tornate a casa? Come si comporta quando vede dei gatti fuori dalla finestra? Quando miagola? Quando soffia? Quali giochi ha a disposizione? 144


Il gatto considera gli altri animali come giochi o come la madre? Qual è il grado di attività del gatto in generale? basso normale alto

eccessivo

Come descriverebbe la personalità del suo gatto?

Comportamento sessuale A quale età è stato/a castrato/sterilizzata? Per quale motivo? Alcuni comportamenti sono cambiati dopo l’intervento? Se sì, quali?

Il gatto monta altri gatti? E le persone? Chi? Il gatto, se intero, si è mai accoppiato? Se è una femmina che ha partorito, è una buona madre? Prevede di far nascere dei gattini in futuro? Toelettatura Il gatto si pulisce, lecca o morde eccessivamente? Il gatto increspa la cute? Il gatto è stato deungulato chirurgicamente? 145


Se sì, solo le zampe anteriori o tutte e quattro? Il gatto usa una cassettina igienica? Le zampe hanno si sono infettate dopo questo intervento? Gli vengono tagliate le unghie? Il gatto usa un apposito strumento o ha un posto preferito per farsi le unghie? Anamnesi clinica Attualmente il gatto sta seguendo qualche terapia? Ha subito trattamenti farmacologici in passato?

Dove si posiziona lei in questo elenco? 0. Non c’è nessun problema 1. Sono qui solo per curiosità, il problema non è così serio 2. Vorrei correggere il problema anche se non è così serio 3. Il problema è serio ed io vorrei correggerlo ma se non ci riesco non importa 4. Il problema è molto serio e vorrei correggerlo ma se non ci riesco mi terrò ugualmente il gatto 5. Il problema è molto serio e vorrei correggerlo ma se non ci riesco farò l’eutanasia al gatto o lo lascerò a lei.

il gatto dorme durante la notte? Quante volte si sveglia? Dorme in altri periodi della giornata? Qual è il grado di attività del gatto in generale? basso normale alto

eccessivo

Allegato 4 146


SCHEDA COMPORTAMENTALE DEL CANE Data……………. Numero di registro……… Nome del proprietario……………………... Indirizzo…………………………………… …………………………………………….. Telefono…………………………………… Nome del cane……………………………. Razza Sesso…………Sterilizzata/castrato………. Età Veterinario curante Dr……………………. Indirizzo Telefono Problema comportamentale per cui è stata richiesta la visita Qual è il problema comportamentale o indesiderato più importante?

Quanto è problematico questo comportamento? Esistono altri problemi comportamentali? Se sì, quanto gravi sono gli altri eventuali problemi comportamentali? PROBLEMA COMP.

MOLTO GRAVE

GRAVE

NON GRAVE

Quando ha notato per la prima volta il problema principale (indicare l’età del gatto)? 147


Descriva cronologicamente il problema comp., come si è sviluppato nel tempo:

Quando venne considerato per la prima volta un problema serio?

In quali circostanze il cane presenta il comportamento alterato?

Con quale frequenza il/i problema/i si manifesta/no? Quante volte al giorno, alla settimana, al mese? a. problema frequenza b. problema frequenza c. problema frequenza La frequenza con cui si manifesta il problema è cambiata? L’intensità del problema è mutata?

Questo comportamento è cambiato in altri modi?

Descriva alcuni esempi del comportamento nei dettagli: 4. l’episodio più recente (data………….): 5. il penultimo episodio (data……………): 6. il terzultimo episodio (data……………):

148


Altri episodi significativi:

Cosa ha fatto fino ad ora per cercare di risolvere il problema?

Come ha corretto il cane per questo problema? Ambiente in cui vive il cane Elenchi le persone che oltre a lei vivono nella casa dove vive il cane:

Elenchi per ciascuna di esse l’ora in cui lasciano la casa: NOME ORE CHE STANNO VIA DA CASA

Elenchi gli altri animali che vivono nella stessa casa (in ordine di arrivo): SPECIE RAZZA SESSO ETA’ ETA’ADOZIONE

Dove vive? città

periferia/paese

località rurale

149


Com’è la casa in cui vive? appartamento monolocale casa singola roulotte

bilocale fattoria

bifamiliare altro…….

Si è mai assentato da casa da quando ha il cane? Se sì, per quanto tempo? Qualcuno tra gli animali o le persone della casa è cambiato da quando c’è il cane? Se sì, descriva:

Background del cane Perché ha deciso di prendere un cane? Perché ha scelto questa razza? Dove è stato preso il cane?

Canile Allevamento Allevamento riferito Negozio per animali Da amici Trovato per caso Altro………………

Ha mai posseduto altri cani prima di questo? Quanti anni aveva il cane quando è stato preso? Se ne è a conoscenza, quanti erano i cuccioli? quanti maschi? quante femmine? Quanti era possibile sceglierne? Per quale motivo ha scelto proprio questo?

150


E’ stato sottoposto a qualche test comportamentale per la valutazione del temperamento? Se sì, qual è stato il risultato? Descriva il comportamento del cane quando era cucciolo:

Ha mai avuto notizie sul comportamento degli altri cuccioli? Ha mai visto i genitori del cane? Se sì, descriva il loro comportamento:

Il cane ha avuto altri proprietari prima di lei? Se sì, quanti? Se sì, per quale motivo ora non è più con questo proprietario?

Da quanto tempo avete questo cane? Dieta ed alimentazione Cosa mangia il suo cane (specificare la marca del prodotto)? Quanto mangia al giorno? Con quale frequenza? Quando mangia? Dove mangia? Dove beve? Chi dà da mangiare al cane? Qual è il cibo preferito del cane?

151


Comportamento sessuale A quale età è stato/a castrato/sterilizzata? Per quale motivo? Alcuni comportamenti sono cambiati dopo l’intervento? Se sì, quali?

Il cane, se intero, si è mai accoppiato? Se è una femmina che ha partorito, è una buona madre? Prevede di far nascere dei cuccioli in futuro? Se è una femmina intera, quando ha avuto l’ultimo calore? E’ stato normale? Attività giornaliera Descriva una giornata tipo del suo cane:

Comportamento sociale Dove dorme il cane di notte?

152


Dove si trova il cane quando vi sono ospiti in casa? Come si comporta con le persone che frequentano abitualmente la casa? Come si comporta con gli sconosciuti (adulti o bambini)? Come si comporta con il veterinario? Dove si trova quando è solo in casa? Come si comporta quando state per uscire di casa? Come

si

comporta

quando

Come gioca con il suo cane? Quali giochi ha a disposizione? Che tipo di attività fisica fa afre al suo cane? Il cane è libero in un cortile? O legato fuori di casa? Il cane corre liberamente? Il cane ha mai sporcato in casa? Se sì, in che modo? Con le urine

con feci

con entrambe

Il cane è stato educato in casa? Com’è stata l’educazione? Quale livello di addestramento ha il suo cane?

153

tornate

a

casa?


Nessuno

Addestrato a casa addestramento privato

Ha iniziato un corso ma non l’ha finito

primo livello

Quanti anni aveva il cane quando ha iniziato l’addestramento? Chi è in famiglia il principale addestratore? Il cane ha qualche premio o titolo? Ha seguito corsi di addestramento per caccia, pastore, difesa, attacco? Esprima in percentuale le volte in cui il cane risponde ai seguenti comandi impartiti dai diversi membri della famiglia: MEMBRO SEDUTO TERRA RESTA PIEDE

Il cane conosce qualche trucco? Se sì, quale? Ha mai portato il cane a delle mostre canine? Ha intenzione di farlo? Il cane salta addosso alle persone senza averne il permesso? Il cane dà la zampa? Il cane la lecca? Il cane monta qualche persona, animale od oggetto? Se sì, chi o che cosa? Il cane le ha mai abbaiato? Se sì, quando? 154

secondo (o più) livello


Il cane ha mai abbaiato a qualcuno? Se sì, descriva la circostanza:

Qual è il grado di attività del cane in generale? basso normale alto

eccessivo

il cane dorme durante la notte? Quante volte si sveglia? Dorme in altri periodi della giornata? Presenta problemi di concentrazione? In condizioni normali, per quanto tempo si riesce ad avere l’attenzione del cane e fargli eseguire qualche semplice comando, prima che il cane si distragga?

155


TABELLA 1. Valori (media ± e.s.m.) degli indici eritrocitari nelle zone prese in considerazione.

RBC

HGB

Prelievo 1

2 ±

HCT

1

ZONA

7,2

1

0,1

ZONA

7,2

± 6,9

3

0,1

0,1

7 ± 0,1

16,9

MCH

MCHC

2

1

2

1

2

1

2

± 17,1

± 49,4

± 47,5

± 68,9

± 67,3

± 23,6

± 24,1

0,4°

0,4b

48,3± 1 71,9

± 70,3

0,3

0,3

± 17,3

MCV

0,7

± 16,7

0,5

±

0,5

0,7

51,3 ± 1

0,5

0,3 ± 24,3

0,5

1 ±

0,3 ± 24,3

0,4

RDW 2

34,3 ± 0,6

35,9

2

± 16,7

± 16,4

0,6

± 33,9 ± 0,9 34,6

0,4

1

0,2 ± 15,7

0,9

±

0,2 ± 15,4

0,3

±

0,3

Lettere diverse tra i prelievi all’interno di una zona indicano una differenza significativa a,b: P<0,05.

TABELLA 2. Valori (media ± e.s.m.) del conta leucocitaria e del relativo leucogramma nelle zone prese in considerazione.

WBC Prelievo 1 ZONA 1 ZONA 3

NEU 2

LYM

MONO

EOSI

BASO

1

2

1

2

1

2

1

2

10,5 ± 0,3 9,6 ± 0,3

7,6 ± 0,4

7 ± 0,4

1,9 ± 0,2

1,9 ± 0,2

0,6 ± 0,1

0,6 ± 0,1

0,2 ± 0,1

0,03 ± 0,1

9,4 ± 0,4

5,9 ± 0,6

6,9 ± 0,6

2,2 ± 0,3

1,9 ± 0,3

0,8 ± 0,1

0,9 ± 0,1

0,5 ± 0,2

0±0

9,8 ± 0,4

Lettere diverse tra i prelievi all’interno di una zona indicano una differenza significativa a,b: P<0,0 156

1

2

0,04

± 0,02

0,02

0,02

0±0

0,02 0,03

±

±


TABELLA 3. Valori percentuali ed assoluti (media ± e.s.m.) dei clusters differenziali e del rapporto CD4+/CD8+ nelle zone prese in considerazione. %CD45 Prelievo 1

2

%CD11b

%CD3

1

1

2

ZONA

71,1 ± 68,5 ± 65

1

2,1

ZONA

61,5 ± 71,2 ± 63,2 ± 63

3

3a

2,1

3b

2,8

3

%CD4 2

1

2

CD4/tot Lym

%CD8

1

1

± 63,2 ± 11,5 ± 11,9 ± 26,8 ± 24,6 ± 0,6 2,8

3,9

0,3

0,3

1,2

1,2

0,02

± 14,7 ± 13,4 ± 31,6 ± 26,7 ± 0,7 0,4

0,4

1,7

1,7

0,04

2 ± 0,6 0,02

± 0,6 0,04

± 20 0,5

CD4/CD8

1

1

± 19,3 ± 0,4 0,5

0,7a

0,7b

2 ±

0,02

± 20,7 ± 17,9 ± 0,5

Lettere diverse tra i prelievi all’interno di una zona indicano una differenza significativa a,b: P<0,05.

157

2

CD8/tot Lym

0,03

±

0,4 0,02

0,4 0,03

±

1,5

2 ± 1,6

0,06 ± 1,7 0,09

±

0,06 ±

1,6 0,09

±


Grafico 1. Differenza tra prelievi nel valore di ematocrito.

Grafico 2. Differenza tra prelievi nel valore di volume corpuscolare

medio HCT

MCV

52

71

51

70,5

70

50 69,5

%

49 69

48 68,5

47 68

46

67,5

45

67

Serale

Mattutino

Serale

prelievo

Mattutino Prelievo

158


Grafico 3. Differenza tra prelievi nel valore percentuale di CD4+.

Grafico 4. Differenza tra prelievi nel valore percentuale di CD8+.

%CD4

%CD8

32

21

31

20,5

30

20

29 19,5

28

%

%

19

27

18,5

26 18

25 17,5

24

17

23

22

16,5

Serale

Mattutino

Serale

prelievo

Mattutino prelievi

159


Unità Operativa 4: VALUTAZIONE DELLE ESPOSIZIONI AL CAMPO MAGNETICO A 50 HZ GENERATO DA UNA LINEA ELETTRICA A MEDIA TENSIONE 4.1 Introduzione La conoscenza dei livelli di esposizione ai campi magnetici a 50 Hz è una condizione imprescindibile per effettuare studi epidemiologici condotti per indagare eventuali associazioni tra campi magnetici e patologie di varia natura, associazioni che potrebbero riflettere un soggiacente nesso di causalità tra esposizione e malattia. La valutazione dei livelli di esposizione al campo magnetico a 50 Hz generato dalla linea elettrica a 60 kV che attraversa il quartiere di Longarina, condotta dalla presente Unità Operativa, rappresenta quindi un’attività necessaria ai fini degli studi epidemiologici condotti dalle Unità Operative 1, 2 e 3 del presente progetto di ricerca. La stima dell’esposizione è stata condotta per mezzo di valutazioni teoriche, supportate da misure sperimentali, come sarà descritto nel seguito. Parte integrante di questa attività è la verifica dell’affidabilità delle valutazioni effettuate, effettuata anche mediante interconfronti delle diverse modalità di valutazione delle esposizioni al campo magnetico a 50 Hz generato da una linea elettrica. Questa attività è quindi in primo luogo finalizzata agli studi epidemiologici condotti a Longarina, ma ci si è proposti nel contempo di dare un contributo scientifico al problema più generale della valutazione dell’esposizione ai campi magnetici a 50 Hz. Il problema dell’esposizione ai campi magnetici non è tuttavia riducibile alla sola conoscenza dei livelli di campo magnetico esterni al corpo del soggetto esposto, ma è più in generale riconducibile anche alla conoscenza delle grandezze fisiche, quali il campo elettrico e la corrente elettrica che fluisce nel corpo, che vengono ad essere perturbate all’interno del corpo a seguito dell’esposizione: Per questo motivo l’attività di questa Unità Operativa era rivolta anche al problema di natura dosimetrica della valutazione dei campi elettrici e delle correnti elettriche indotti nel corpo di soggetti esposti al campo magnetico a 50 Hz generato da una linea elettrica, problema quest’ultimo molto più generale, che non può essere risolto nell’ambito del presente progetto di ricerca. 4.2 L’area in esame In collaborazione con l’U.O. 1 è stato raccolto materiale documentario, acquisito digitalmente ed elaborato al PC per la produzione di un video relativo all’individuazione e descrizione del corridoio esposto e dell’area di riferimento. La valutazione dell’esposizione è stata condotta in relazione alle unità abitative comprese, almeno parzialmente, in un corridoio largo 80 metri parallelo alla linea elettrica e centrato su di essa, cioè in quella parte di Longarina in cui è stato inizialmente ipotizzato, e successivamente verificato, che i livelli di campo magnetico potessero discostarsi, a causa della presenza della linea, dai normali livelli di fondo presenti nelle abitazioni (identificabili, con un certo grado di arbitrarietà dovuto alla mancanza di dati sufficientemente numerosi sui livelli di esposizione ai campi magnetici a 50 Hz nella realtà italiana, con i livelli non superiori a circa 50 nT). L’area completa di Longarina, su cui sono stati condotti gli studi epidemiologici da parte delle altre Unità Operative, è costituita da una fascia larga 200 m parallela alla linea elettrica e centrata su di essa e corrisponde a via Luigi Pernier (limitatamente ai numeri civici: 25A, 27, 29, 31, 59, 79), via Giovanni Battista Passeri, via Domenico Sestini e via Antonio Minto. Tutte le case di via Minto, i numeri civici dispari di via Sestini e i civici 59 e 79 di via Pernier hanno una distanza dalla linea elettrica maggiore o uguale a 40 m, e pertanto non fanno parte dell’area su cui effettuare la valutazione teorica dell’esposizione, limitandosi quindi in questo caso ad effettuare ispezioni visive, e misure estemporanee, per determinare l’eventuale presenza di altre sorgenti. 160


Figura 4.1. Mappa della sottoarea di Longarina in cui è stata effettuata la valutazione dell’esposizione al campo magnetico a 50 Hz generato dalla linea elettrica (rappresentata da una linea orizzontale al centro della mappa, un pilone di sostegno si trova tra le case di via Passeri 13 e 21). Sulla base di misure effettuate in loco è stata creata una mappa (Figura 4.1) dell’area su cui effettuare la valutazione dell’esposizione, costituita per quanto detto sopra da tutte le case di via Passeri, i numeri civici pari di via Sestini e via Luigi Pernier limitatamente ai civici 25A, 27, 29, 31. L’analisi della mappa rivela alcune importanti caratteristiche dell’area in esame: 1) le vie sono quasi parallele alla linea elettrica; 2) alcune case sono molto vicine alla linea, e questo fa sì (a priori, ma è stato verificato a posteriori) che il campo magnetico possa variare molto all’interno della stessa casa; 3) le case sono definite con risoluzione non sufficiente a discriminare le diverse famiglie che abitano nello stesso edificio. Preliminarmente alla valutazione del campo magnetico si è cercato di stabilire se potessero essere classificate le varie abitazioni in base alla loro distanza dalla (proiezione al suolo della) linea elettrica, cercando di ottenere due gruppi di case, uno costituito dalle case più vicine, l’altro costituito dalle case più lontane. Una difficoltà è costituita dal fatto che alcune case sono molto vicine alla linea e le loro dimensioni sono dello stesso ordine di grandezza delle distanze dalla linea: per questo motivo più che considerare una distanza unica (intesa come distanza dalla linea elettrica di un punto che rappresenti il “centro” della casa) è stato necessario considerare la distanza prossimale (quella del punto della casa più vicino alla linea) e la distanza distale (quella del punto della casa più lontano dalla linea). Le unità abitative dei numeri civici dispari di via Passeri e di via Pernier 29 e 31 hanno distanze dalla linea variabili da una distanza prossimale minima di 0 m (via Passeri 33, al di sotto della linea) ad una distanza distale massima di 24 m (via Passeri 53). 161


Le distanze prossimali dalla linea delle abitazioni con numero civico pari di via Passeri variano da un minimo di 28 m (via Passeri 4) ad un massimo di 36 m (via Passeri 40). La casa di via Sestini 32 ha una distanza distale dalla linea di 28 m, corrispondente alla distanza prossimale di via Passeri 4, per cui una prima classificazione, basata sulla distanza di 28 m, porta a raggruppare insieme i numeri civici dispari di via Passeri, le case di via Pernier 29 e 31 e la casa di via Sestini 32: tutte queste unità abitative, costituenti quella che è stata definita sub-area A, sono infatti completamente contenute entro una distanza di 28 m dalla linea. Il passo successivo potrebbe essere quello di raggruppare insieme le case che sono completamente al di fuori di questa fascia larga 56 m, e cioè i numeri civici pari di via Passeri più tutte le case più lontane che si trovano al di fuori del corridoio di 80 m contenente la linea. In realtà sono presenti abitazioni (i numeri civici pari di via Sestini, 32 escluso, e via Pernier 25a e 27) che non sono né completamente dentro, né completamente fuori della fascia larga 56 m, in quanto le loro distanze prossimali sono inferiori a 28 m (per cui non sono catalogabili come “case più lontane”) ma nello stesso tempo le distanze distali sono superiori a 28 m (per cui non sono catalogabili come “case più vicine”). Questa prima analisi della situazione, basata esclusivamente sulla distanza dalla linea (che pur essendo un parametro geometrico importante, non è l’unico ai fini della determinazione del campo magnetico), indica che la categorizzazione delle abitazioni non può essere di tipo dicotomico, cioè basata solo su una sub-area A di case più esposte ed una sub-area R di riferimento di case meno esposte, ma deve contenere una categoria “intermedia” (sub-area B) costituita da case in cui i livelli di campo magnetico possono assumere valori, all’interno della stessa abitazione, sia “alti” (come quelli delle case della sub-area A) che “bassi” (come quelli delle case della sub-area R). L’identificazione delle sub-aree R e B sarà descritta nel seguito, essendo stata effettuata sulla base della valutazione dei livelli di campo magnetico. 4.3 Strumentazione utilizzata Le misure di induzione magnetica sono state effettuate per mezzo di strumenti di misura dell’induzione magnetica modello Emdex Lite (Figura 4.2), prodotti dalla ditta Enertech Consultants. Questi strumenti permettono di misurare, e memorizzare, le tre componenti ortogonali x,y,z e il valore risultante efficace dell’induzione magnetica nell’intervallo di frequenza 40 - 1000 Hz. L’intervallo di misura è 0.01 - 70 μT, con una risoluzione di 0.01 μT. L’accuratezza tipica dichiarata dal costruttore è del 2%.

Figura 4.2. Uno degli strumenti Emdex Lite utilizzati a Longarina. 162


Alcune misure sono state effettuate anche per mezzo di uno strumento di misura del campo elettrico e dell’induzione magnetica modello Emdex II, prodotto dalla Enertech Consultants, che permette di misurare, nell’intervallo di frequenza 40 - 800 Hz, livelli di induzione magnetica compresi tra 0.01 e 300 μT, con una risoluzione di 0.01 μT. L’accuratezza tipica dichiarata dal costruttore è dell’1%. Con il probe di misura del campo elettrico, l’Emdex II permette di misurare intensità del campo elettrico nell’intervallo 10 – 18 kV/m, con risoluzione 1 V/m, nell’intervallo di frequenza 40-1000 Hz. L’accuratezza tipica dichiarata dal costruttore è del 2%. 4.4 Misure preliminari Sono state effettuate misure preliminari di induzione magnetica estemporanee (della durata di qualche minuto) e prolungate (durata dell’ordine della settimana). In particolare, uno strumento posto in una postazione fissa permetteva di monitorare nel tempo il campo magnetico generato dalla linea e quindi l’andamento temporale (a meno di un fattore di scala) della corrente trasportata dalla linea stessa (si ricorda infatti che il campo magnetico generato da una linea elettrica è proporzionale alla corrente trasportata). Misure prolungate sono state effettuate ogni minuto con sei diversi misuratori nel periodo 30 luglio – 5 agosto 2004: per la maggior parte del tempo gli strumenti misuravano valori di induzione magnetica praticamente nulli: in questo modo ci si è accorti (prima di averne una successiva conferma da parte del gestore della linea) che la linea elettrica non era sempre attiva (nel senso di non trasportare corrente, perché misure di campo elettrico hanno mostrato che anche quando la linea non trasportava corrente i conduttori erano comunque in tensione).

2.5 Misuratore 1

2

B (µT)

Misuratore 2 1.5

Misuratore 3 Misuratore 4

1

Misuratore 5 Misuratore 6

0.5 0 03/08/04 03/08/04 03/08/04 04/08/04 04/08/04 04/08/04 05/08/04 00:00 08:00 16:00 00:00 08:00 16:00 00:00

Figura 4.3. Misure di induzione magnetica (B) effettuate contemporaneamente per mezzo di sei Emdex Lite posti in sei differenti punti di Longarina. La Figura 4.3, relativa al periodo 3 agosto – 5 agosto 2004, mostra che quando la linea è in funzione il profilo temporale dell’induzione magnetica misurata contemporaneamente in differenti punti è praticamente lo stesso: questa è un’ulteriore conferma del fatto che a Longarina esiste una sorgente prevalente di induzione magnetica, e che questa è effettivamente la linea elettrica a 60 kV (infatti gli strumenti che misuravano i valori maggiori erano quelli posti più in vicinanza della linea). Programma CAMPI per il calcolo del campo elettrico e dell’induzione magnetica È stato utilizzato il programma di calcolo CAMPI, prodotto dall’Istituto di Fisica Applicata “Nello Carrara” del CNR di Firenze (CNR/IFAC), che permette di valutare i campi elettrici e i 163


campi di induzione magnetica generati da una linea elettrica di cui si conoscano i dati di tensione, di corrente e la configurazione geometrica dei conduttori elettrici. Tale programma è messo dal CNR/IFAC gratuitamente a disposizione delle istituzioni pubbliche che operano nel settore delle radiazioni non ionizzanti, con l’avvertenza che lo stesso CNR/IFAC non avalla certificazioni o pareri ufficiali rilasciati unicamente sulla base di valutazioni eseguite con esso. Come utile riferimento, il CNR/IFAC sottolinea che, per quanto riguarda la corrispondenza tra i valori calcolati con il programma CAMPI ed eventuali misure, sia il programma che le misure forniscono valori tanto più vicini alla realtà (e quindi tra di loro) quanto più la situazione reale è vicina, nel caso del programma, al modello semplificato adottato per il calcolo e, nel caso dello strumento di misura, alla condizione di misura prevista dal progettista dello stesso. Una situazione tipica è, secondo il CNR/IFAC, che il programma fornisca una stima superiore di un 10-20% rispetto allo strumento di misura (ciò a patto che sia il programma sia lo strumento di misura siano usati correttamente). Non si entra nel dettaglio del metodo di calcolo, per il quale si rimanda al manuale del programma reperibile sul sito web del CNR/IFAC: http://www.ifac.cnr.it/pcemni/manuale.pdf. 4.5 Raccolta dati per la valutazione teorica dell’esposizione L’induzione magnetica generata da una linea elettrica in un dato punto (“punto di osservazione”), ed in un dato istante, dipende da vari parametri costituiti dalla configurazione geometrica della linea stessa (distanze fra i piloni di sostegno, lunghezza dei conduttori o, equivalentemente, parametro di tesatura, loro posizioni relative e altezza dal suolo del conduttore più basso), dalla corrente elettrica che scorre nei conduttori in quell’istante, e posizione del punto di osservazione relativamente alla linea. I dati relativi alla configurazione geometrica della linea elettrica e alla corrente da essa trasportata dal gennaio del 1995 al settembre 2004 sono stati forniti dal gestore della linea, l’ACEA S.p.A. Sono stati richiesti dati più recenti, necessari anche per la validazione dei risultati, ma qu esti, al momento della stesura del presente rapporto, non sono ancora stati forniti. La linea elettrica in questione è una linea a 60 kV a singola terna, costituita da tre conduttori sospesi ad altezze diverse (ognuno dei quali trasporta una corrente sfasata di ±120° rispetto agli altri due) e a diverse distanze dal centro della linea. In Figura 4.4 è mostrata la configurazione dei piloni di sostegno.

Figura 4.4. Configurazione dei piloni di sostegno della linea elettrica che attraversa Longarina (lunghezze espresse in metri). 164


Figura 4.5. Una campata della linea elettrica (a sinistra il traliccio da cui parte, verso sinistra, la campata che attraversa Longarina). I conduttori, nella campata tra un pilone e l’altro, si dispongono lungo una curva catenaria (Figura 4.5), per cui la loro altezza varia raggiungendo un minimo tra un pilone e l’altro. I dati di corrente elettrica sono sotto forma di valori mediati ogni 15 minuti. In Tabella 4.1 sono mostrati i risultati di alcune analisi condotte su questi dati. Anno 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004

tempo di attivazione (%) 98.0 86.3 85.9 96.3 98.2 98.8 73.7 44.6 34.1 14.0

I massima (A) 480 307 295 342 326 332 334 376 355 389

I media (A) 174.3 149.5 138.8 174.0 182.1 186.2 141.5 92.7 60.2 29.2

I media (A) (linea attiva) 178 173 162 181 185 188 192 208 177 209

I mediana (A) 178 165 157 179 186 190 170 0 0 0

I mediana (A) (linea attiva) 179 173 170 180 187 191 195 211 201 216

Tabella 4.1. Dati storici relativi alla corrente elettrica (I) trasportata dalla linea elettrica a 60 kV di Longarina dal gennaio 1995 al settembre 2004.

Il dato più evidente della Tabella 4.1 è rappresentato dal fatto che la linea elettrica negli ultimi anni viene ad essere utilizzata sempre meno frequentemente (come confermatoci dall’ACEA S.p.A.): dal 2002 al settembre 2004 la linea risulta infatti accesa per meno del 50% del tempo (la corrente mediana è infatti nulla).

165


Corrente elettrica I

Induzione magnetica B

3

350

300

2.5

250

200

1.5 150

B (microtesla)

I (ampere)

2

1 100

0.5

50

0

0 6:00

8:00

10:00

12:00

14:00

16:00

18:00

Figura 4.6. Corrente trasportata dalla linea elettrica di Longarina in data 4 agosto 2004 e induzione magnetica misurata con Emdex Lite (mediata su periodi di 15 minuti). Il confronto con dati di corrente in una giornata con i valori misurati con gli Emdex Lite posti in diversi punti (in Figura 4.6 sono riportati i valori misurati da uno di questi strumenti, mediati su periodi di 15 minuti per essere meglio confrontabili con i dati di corrente elettrica), conferma il fatto che la sorgente rilevante è la linea (andamento temporale analogo, compresi i valori nulli quando la linea non trasportava corrente), come confermato da misure estemporanee, praticamente nulle, effettuate nell’area di Longarina quando la linea non era attiva. 4.6 Valutazione teorica dell’induzione magnetica generata dalla linea elettrica Sulla base di misure di posizione dei tralicci, incrociate con i dati ricavabili dalla mappa riportata in Figura 4.1 sono state ricavate le posizioni relative alla linea elettrica dei vari punti di osservazione in cui è stata calcolata l’induzione magnetica. Ai fini della categorizzazione dell’area in studio, può essere utilizzato un qualunque valore di corrente elettrica, infatti in ogni punto dell’area, dove l’unica sorgente di rilievo è la linea elettrica, il valore di induzione magnetica è proporzionale alla corrente elettrica trasportata dalla linea. Il valore utilizzato nel seguito è quello del massimo valore di corrente trasportata durante il 2004 (anno più recente per il quale sono disponibili i dati) pari a 389 A. Oltre alla distanza della proiezione al suolo del punto di osservazione dalla proiezione al suolo della linea elettrica, è necessario considerare l’altezza dal suolo h del punto di osservazione e l’altezza dal suolo h0 del conduttore più basso (che si ricorda essere variabile lungo la linea elettrica, la quale si dispone lungo una catenaria) nel punto in cui la linea elettrica attraversa il piano verticale perpendicolare alla linea stessa e contenente il punto di osservazione. Si è considerata un’altezza standard dei piani delle abitazioni di 3 m, e altezze di 1 m dei punti di osservazione rispetto al pavimento. Pertanto le altezze dei punti di osservazione rispetto al suolo sono 1 m per i piani terra, 4 m per i primi piani, 7 m per i secondi piani. La scelta delle sub-aree non è univoca, dipendendo anche da considerazioni circa una sufficiente numerosità della popolazione in esse residente, e dalla necessità di evitare misclassificazioni che porta a separare le sub-aree (in termini di livelli di induzione magnetica) forse più di quanto potrebbe essere strettamente necessario. 166


B (µT)

La scelta iniziale è stata quella di raggruppare nella sub-area A, come descritto nel paragrafo 4.2, le unità abitative completamente contenute entro una distanza di 28 m dalla linea elettrica. Si è quindi utilizzato il programma CAMPI per valutare il livello di induzione magnetica minimo in queste case, considerando i piani terra (punti di osservazione a 1 m da terra) e la più alta altezza minima dei conduttori (15 m) (Figura 4.7): il valore così determinato a 28 m di distanza dalla linea è 0.44 µT.

2 1.8 1.6 1.4 1.2 1 0.8 0.6 0.4 0.2 0 -50

-40

-30

-20

-10

0

10

20

30

40

50

distanza laterale dalla linea (m)

Figura 4.7. Induzione magnetica generata dalla linea elettrica a un metro di altezza dal suolo (altezza dal suolo del conduttore più basso di 15 m). Ai fini dell’allocazione delle unità abitative alla categoria R sono state considerate, nel valutare teoricamente i livelli di induzione magnetica, le distanze prossimali delle abitazioni, le altezze di riferimento dei piani più alti (h =7 m per il secondo piano) e altezza dal suolo del conduttore più basso h0 = 10 m. Come mostrato in Figura 4.8, il valore di 0.44 µT (valore minimo della sub-area A) corrisponde ad una distanza pari a 31.7 m. 0.5 0.49 0.48

B (µT)

0.47 0.46

h=1m; h0=15m

0.45

h=7m; h0=10m

0.44 0.43 0.42 0.41 0.4 26

27

28

29

30

31

32

33

34

distanza laterale dalla linea (m)

Figura 4.8. Induzione magnetica calcolata in due differenti condizioni di altezza del punto di osservazione h e altezza dal suolo del conduttore più basso h0. 167


Il massimo livello di induzione magnetica nella sub-area R deve essere inferiore o uguale a 0.44 µT, per cui le distanze prossimali delle unità abitative della sub-area R devono essere superiori a 31.7 m. Pertanto le abitazioni di via Passeri 4, 20 e 22, che hanno distanze prossimali inferiori a 31 m devono essere escluse dalla sub-area R e sono allocate nella sub-area B. La casa la cui distanza prossimale più si avvicina superiormente al valore di 31.7 m è quella di via Passeri 28, la cui distanza prossimale è di 33 m, corrispondente a un livello di induzione magnetica (sempre a 7 m di altezza dal suolo, per un’altezza di 10 m del conduttore più basso) pari a 0.39 µT. Si può quindi concludere che la sub-area R è caratterizzata da livelli di induzione magnetica inferiori a 0.39 µT. Le unità abitative appartenenti alle tre diverse sub-aree così individuate sono rappresentate in Figura 4.9. Nelle condizioni di corrente pari a 389 A, le unità abitative della fascia R sono esposte ad un campo di induzione magnetica inferiore a 0.39 µT, mentre quelle della fascia A sono esposte a livelli superiori a 0.44 µT. Al variare della corrente trasportata dalla linea, questi valori estremi di induzione magnetica variano proporzionalmente, mantenendosi sempre una differenza (anch’essa proporzionale alla corrente) tra i due.

Figura 4.9. Allocazione delle unità abitative di Longarina nelle differenti sub-aree A (rosso), B (bianco) e R (azzurro). Tutte le case di Longarina non rappresentate appartengono alla sub-area R. 4.7 Misurazioni prolungate in posizione fissa e tempo di attivazione della linea elettrica

Sono state effettuate misurazioni prolungate in posizione fissa, lasciando per lunghi periodi uno degli strumenti Emdex Lite all’interno dell’abitazione di via Passeri 27, al primo piano, al di sotto del conduttore ad altezza intermedia della linea elettrica (pavimento ad altezza misurata di 3.4 m da terra, strumento a 6 m da terra). Queste misurazioni hanno permesso di stabilire quando era accesa la linea elettrica anche nei periodi per i quali non sono ancora stati forniti i dati di corrente da parte dell’ACEA S.p.A. I dati di corrente elettrica relativi ai primi tre trimestri del 2004 indicavano 38.4 giorni di accensione della linea su un totale di 274 giorni (tempo di attivazione del 14% come riportato in Tabella 4.1). Nel trimestre ottobre-dicembre 2004, i dati di induzione magnetica indicano che in un 168


periodo di osservazione di 83.6 giorni la linea è stata accesa per 65.2 giorni. Integrando questi dati con i precedenti si ottiene per il 2004, su un periodo di osservazione di 357.6 giorni, che la linea era accesa per 103.6 giorni, corrispondenti al 29.0% del tempo totale. Nel 2005, in un periodo di osservazione di 330.2 giorni (mancano i dati relativi al periodo 4 febbraio – 8 marzo), la linea è risultata essere attivata per 19.5 giorni, corrispondenti ad un tempo di attivazione pari al 5.9% del totale. Nel 2006, in un periodo di osservazione di 326.7 giorni (fino al 23 novembre), la linea è stata attiva per 21 giorni, corrispondenti ad un tempo di attivazione pari al 6.4% del totale. 4.8 Interconfronti tra diverse modalità di valutazione dell’esposizione Uno degli obiettivi di questa Unità Operativa 4 è la validazione mediante interconfronti di diverse modalità di valutazione delle esposizioni al campo magnetico a 50 Hz generato da una linea elettrica. La ditta Vector S.r.l. (Gruppo CITEC) ha fornito gratuitamente per le finalità del presente progetto il software WinELF, da essa prodotto, che permette di calcolare il campo di induzione magnetica generato da una linea elettrica mediante due metodi: un metodo più semplificato, conforme alla Norma CEI 211-4 “Guida ai metodi di calcolo dei campi elettrici e magnetici generati da linee elettriche”, e analogo a quello del programma CAMPI del CNR/IFAC, in cui si considerano i conduttori come fili paralleli e orizzontali, ed un metodo più raffinato basato sull’integrazione numerica lungo la catenaria. Sono state effettuate, mediante il software WinELF, stime dell’induzione magnetica negli angoli di tutte le abitazioni riportate in Figura 4.1, con entrambi i metodi di calcolo. L’accordo tra i due metodi è molto buono, con le massime differenze, come era prevedibile, nelle vicinanze della sezione trasversale alla linea contenente il pilone di sostegno dove è maggiore la pendenza dei conduttori e quindi ci si discosta maggiormente dall’ipotesi di parallelismo al terreno dei conduttori su cui si basa il metodo indicato dalla norma CEI.

Figura 4.10. Induzione magnetica, calcolata secondo la norma CEI 211-4, nei quattro angoli dell’abitazione di via Passeri 21 (I = 200 A).

169


Figura 4.11. Induzione magnetica, calcolata mediante integrazione numerica lungo la catenaria, nei quattro angoli dell’abitazione di via Passeri 21 (I = 200 A). Nell’esempio mostrato nelle Figure 4.10 e 4.11, relative all’abitazione di via Passeri 21, si osserva la massima differenza relativa tra i risultati ottenuti con i due metodi nel punto A, che è quello più vicino alla perpendicolare alla linea elettrica passante per il pilone di sostegno. Le differenze tra i due metodi sono comunque contenute entro il 5%. Sono state inoltre effettuate misure in alcuni punti in prossimità della linea elettrica allo scopo di confrontare i risultati delle misure con i valori stimati teoricamente al momento delle misure stesse. Per effettuare questa stima teorica sono però necessari i dati dell’ACEA successivi al settembre 2004 che ancora non sono stati forniti. Il confronto tra i risultati delle valutazioni sperimentali e teoriche delle esposizioni non è quindi ancora stato effettuato. 4.9 Valutazione del campo elettrico in relazione a rischi su portatori di pacemaker Sebbene non previsto inizialmente, è stato affrontato anche il problema della valutazione dell’esposizione in relazione a possibili rischi per la salute riconducibili ad effetti di interferenza elettromagnetica su dispositivi elettronici impiantabili quali i pacemaker (è stato infatti segnalato che alcuni dei soggetti residenti nella zona in studio sono portatori di pacemaker). In relazione a detti rischi, la valutazione dell’esposizione deve essere effettuata con modalità differenti da quelle già utilizzate in relazione a possibili rischi connessi ad esposizioni prolungate ai campi magnetici generati dalla linea elettrica, essendo i possibili effetti di interferenza praticamente istantanei: invece di determinare solo i valori di induzione magnetica all’interno delle abitazioni, è necessario determinare i massimi valori cui possono essere esposte persone che possono trovarsi anche per brevi periodi nelle vicinanze della linea elettrica, ed è necessario inoltre tenere conto anche del campo elettrico generato dalla linea che, per quanto riguarda i possibili rischi connessi ad esposizioni prolungate nelle abitazioni, non è stato preso in considerazione in quanto viene schermato dalle pareti degli edifici. In letteratura non sono riportati malfunzionamenti di pacemaker causati da livelli di induzione magnetica inferiori a 40 μT, valori questi molto superiori a quelli che è possibile incontrare sotto una linea elettrica. Non si può escludere la possibilità che la modalità di funzionamento di un pacemaker venga influenzata dal campo elettrico generato da una linea ad alta tensione se il campo elettrico raggiunge intensità pari a circa 1.7 kV/m: si tratta comunque di un effetto transitorio perché cessata l’interferenza il pacemaker ritorna a funzionare regolarmente. 170


Le valutazioni teoriche del campo elettrico sono state effettuate per mezzo del programma di calcolo CAMPI del CNR/IFAC già utilizzato per il calcolo dell’induzione magnetica. Il campo elettrico non dipende dall’intensità della corrente trasportata dalla linea, circostanza che rende più semplice il calcolo, d’altra parte le valutazioni del campo elettrico sono più difficili in quanto il campo elettrico, a differenza del campo magnetico, è perturbato dagli oggetti conduttori presenti nell’area di interesse. Non avendo a disposizione il dato relativo al raggio dei conduttori (inutile ai fini della valutazione del campo magnetico) sono state effettuate valutazioni ipotizzando valori diversi, variabili da un minimo di 0.6 cm ad uno massimo di 1 cm, sulla base di indicazioni di letteratura.

1600 1400

E (V/m)

1200 1000 800 600 400 200 0 -50

-40

-30

-20

-10

0

10

20

30

40

50

distanza laterale dalla linea (m) Figura 4.10. Campo elettrico calcolato a 7 m di altezza dal suolo per un’altezza di 10 m dal suolo del conduttore più basso. Il campo elettrico massimo si ottiene considerando il conduttore più basso a 10 m di altezza. A 7 m dal suolo (altezza di riferimento per un secondo piano, ma il calcolo è stato effettuato pensando ad un terrazzo a questa altezza, essendo il campo elettrico schermato dalle pareti degli edifici), il campo elettrico massimo determinato teoricamente varia (al variare del raggio dei conduttori, come descritto in precedenza) da 1260 a 1370 V/m ad una distanza laterale di 2 m dal centro della linea (Figura 4.10). A 1 m dal suolo, il campo elettrico massimo varia da 300 a 330 V/m. In data 20 aprile 2006, giorno in cui lo strumento Emdex Lite in posizione fissa indica che non c’era passaggio di corrente elettrica nella linea, come confermato dalle misure di induzione magnetica praticamente nulle ottenute con l’Emdex II, sono state effettuate misure di campo elettrico ad 1 m di altezza dal piano stradale al di sotto della linea elettrica: i valori misurati sono sempre inferiori ai 145 V/m, valore misurato sotto i due conduttori dallo stesso lato (sotto il conduttore intermedio sono stati misurati 88 V/m). Sul terrazzo dell’edificio di via Passeri 27 (Figura 4.11), ad un’altezza di circa 7 m dal suolo, sono stati misurati 683 V/m al di sotto del conduttore intermedio. In conclusione, essendo i livelli di campo elettrico misurati sempre inferiori a 700 V/m, e le valutazioni teoriche che sembrano sovrastimare i valori misurati forse per via dell’indeterminazione sul raggio dei conduttori, ma anche perché non tengono conto della presenza di edifici ed altri 171


oggetti che perturbano il campo elettrico, si mantengono comunque al di sotto di 1.4 kV/m nella condizione più sfavorevole di esposizione, non sembrano sussistere rischi di malfunzionamenti di pacemaker connessi alle esposizioni al campo elettrico generato dalla linea elettrica che attraversa il quartiere di Longarina.

Figura 4.11. Il terrazzo dove è stato misurato il massimo valore di campo elettrico. 4.10 Dosimetria dei campi magnetici generati da una linea elettrica Il problema della valutazione teorica dei campi elettrici e delle correnti elettriche indotti nel corpo di soggetti esposti a campi magnetici a 50 Hz (dosimetria) è stato affrontato in primo luogo effettuando una ricognizione della bibliografia più recente relativa a questa problematica che, essendo un prodotto di questa Unità Operativa, è riportata alla fine del presente capitolo. Sulla base della conoscenza delle caratteristiche dielettriche dei tessuti biologici (conducibilità e costante dielettrica), è possibile realizzare modelli numerici del corpo umano da utilizzare nelle valutazioni teoriche effettuate mediante opportuni codici di calcolo. Un aspetto importante delle caratteristiche dielettriche dei tessuti biologici è la loro variabilità con la frequenza del campo cui sono esposti. La costante dielettrica relativa, connessa ai meccanismi di polarizzazione elettrica del particolare tessuto considerato, alle più basse frequenze può raggiungere valori superiori a 10 6 o 107 per poi decrescere al progressivo disattivarsi dei meccanismi di polarizzazione, che si verifica quando aumenta la frequenza, secondo tre curve note 172


come dispersioni e. Un andamento opposto è quello della conducibilità che assume alle più basse frequenze valori più bassi connessi al contenuto ionico del tessuto, per poi aumentare con la frequenza secondo le stesse dispersioni e. La dispersione , osservabile alle più basse frequenze, è associata con i processi di diffusione ionica sulla superficie della membrana cellulare. La dispersione , nell’intervallo delle radiofrequenze, è dovuta principalmente alla polarizzazione spaziale dovuta all’addensarsi di cariche elettriche sulle membrane cellulari che agiscono da barriera al flusso di ioni tra i mezzi intra- ed extra-cellulari. Altri contributi alla dispersione  provengono dalla polarizzazione delle proteine e di altre macromolecole organiche. La dispersione , nell’intervallo di frequenze delle microonde, è dovuta alla polarizzazione delle molecole d’acqua. L’analisi della letteratura scientifica sulle caratteristiche dielettriche dei tessuti biologici, nella quale rivestono un ruolo di rilievo i lavori di Gabriel et al. (1996a, 1996b e 1996c), ha evidenziato come i dati relativi alle frequenze inferiori a 100 kHz siano, in confronto ad altri intervalli di frequenza, limitati. Ciò è dovuto principalmente alle tecniche di misura che spesso non sono state sviluppate per fronteggiare sorgenti di errore sistematico a bassa frequenza (polarizzazione degli elettrodi). Tali problematiche sono da tenere in considerazione anche per quanto riguarda le previste attività sperimentali di misura per cui si stanno valutando gli opportuni accorgimenti sperimentali. Un particolare aspetto da tenere presente per la ricerca futura è che i dati disponibili sono ottenuti da misure sperimentali su tessuti adulti sia umani che animali, per cui è ipotizzabile uno studio delle modificazioni con l’età delle caratteristiche dielettriche a 50 Hz, quale quello svolto da Gabriel (2005) che però è limitato alle frequenze superiori a 300 kHz. In considerazione del fatto che lo scopo di tali attività sperimentali è quello di consolidare le conoscenze già esistenti, si ritiene che valutazioni dosimetriche possano essere effettuate sulla base dei dati già esistenti. Seguendo le indicazioni di alcuni autori, è preferibile cercare di determinare la dipendenza in frequenza dei valori di conducibilità e costante dielettrica più che operare una semplice media dei valori determinati da differenti autori ad una frequenza fissa (in questo caso, i 50 Hz). Alcune importanti indicazioni al riguardo sono disponibili in letteratura (Gabriel et al., 1999c), e alcuni programmi di calcolo delle caratteristiche elettriche dei tessuti biologici alle varie frequenze sono reperibili sul web, ad esempio le applicazioni Web-On-Line, sviluppate dal CNR/IFAC e reperibili all’indirizzo http://niremf.ifac.cnr.it/tissprop, per la determinazione delle proprietà dielettriche dei tessuti umani nell'intervallo di frequenza da 10 Hz a 100 GHz, basate sul modello parametrico sviluppato da Gabriel et al. (1999c). Per mezzo di una delle applicazioni del CNR/IFAC si possono ottenere le caratteristiche dielettriche di tutti i tessuti ad una singola frequenza, 50 Hz nel caso di interesse in questa sede (come riportato in Tabella 4.2). Per quanto riguarda lo sviluppo di modelli numerici del corpo umano, l’analisi della letteratura rivela che recentemente sono stati prodotti modelli anatomici dell’uomo ad alta risoluzione ottenuti anche sulla base di immagini ottenute con tomografia a Risonanza Magnetica. Gli sviluppi più recenti riguardano modelli della donna, e della donna in gravidanza (Dimbylow, 2005, 2006). Un esame della letteratura scientifica sui metodi di calcolo esistenti per la determinazione dei campi e delle correnti indotte indica che le indeterminazioni sui valori delle caratteristiche dielettriche dei tessuti influenzano maggiormente la determinazione delle correnti indotte più che quella dei campi elettrici indotti (Stuchly & Gandhi, 2000). L’attività nell’ambito della dosimetria dei campi magnetici svolta nell’ambito del presente progetto è evidentemente preliminare ad ulteriori attività di ricerca di base.

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4.11 Conclusioni Il risultato principale dell’attività dell’Unità Operativa 4 è stato quello di fornire, ai fini degli studi epidemiologici condotti dalle altre Unità Operative, una classificazione delle abitazioni di Longarina dal punto di vista dell’esposizione al campo magnetico. L’area di Longarina è stata suddivisa in tre sub-aree. La sub-area A è costituita dalle unità abitative maggiormente esposte, completamente contenute in una fascia ampia 56 m parallela alla linea elettrica che attraversa il quartiere di Longarina e centrata su di essa, i cui livelli di induzione magnetica sono superiori a 0.44 µT per una corrente di 389 A, pari al massimo dell’ultimo anno, il 2004, per il quale sono attualmente disponibili i dati di corrente elettrica trasportata dalla linea. La sub-area R è costituita dalle unità abitative più lontane dalla linea, almeno 33 m intesi come distanza prossimale, esposte a livelli di induzione magnetica inferiori a 0.39 µT. È stato necessario definire una categoria “intermedia” (sub-area B) costituita da case in cui i livelli di campo magnetico possono assumere valori, all’interno della stessa abitazione, sia “alti” (come quelli nelle case della sub-area A) che “bassi” (come quelli nelle case della sub-area R). Si è inoltre cercato di dare un primo contributo, da sviluppare per mezzo di attività futura successiva alla conclusione del presente progetto, al problema più generale, di interesse scientifico e protezionistico, della valutazione dell’esposizione ai campi generati da linee elettriche.

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Tessuto Aria Aorta Bile della cistifellea Cartilagine Cervice Cervello Cistifellea Colon Cornea Cristallino Cuore Denti Digiuno, ileo Duodeno Dura Esofago Fegato Fluido cerebro spinale Ghiandola Grasso Grasso del seno Linfa Lingua Liquidi organici Materia bianca del cervello Materia grigia del cervello Membrana mucosale Midollo osseo Midollo spinale Milza Muscoli Nervi Osso della corteccia Osso poroso Ovario Pancreas Parte bianca dell’occhio Pelle disidratata Pelle idratata Polmone insufflato Polmone sgonfio Prostata Reni Retina Sangue Stomaco Tendine Testicoli Timo Tiroide Trachea Umor vitreo Unghie Utero Vasi sanguigni Vescica

Conducibilità (S/m) Costante dielettrica relativa 0 0.2611 1.4 0.1714 0.3445 0.09526 0.9 0.05454 0.4214 0.3214 0.08273 0.02005 0.5215 0.5214 0.5005 0.5214 0.03668 2 0.5214 0.01955 0.02265 0.5214 0.2714 1.5 0.05327 0.07526 0.0004272 0.001649 0.0274 0.0857 0.2333 0.0274 0.02005 0.0807 0.3214 0.5214 0.5027 0.0002 0.0004272 0.06842 0.2055 0.4214 0.08924 0.5027 0.7 0.5214 0.2698 0.4214 0.5214 0.5214 0.3005 1.5 0.02005 0.2293 0.2611 0.2054

1 8.096e+06 120 1.638e+06 3.214e+07 1.211e+07 1449 3.21e+07 1.642e+06 1.737e+06 8.665e+06 8868 2.032e+06 1.637e+06 4.837e+04 1.637e+06 1.832e+06 109 1.638e+06 1.473e+06 1.137e+06 1.638e+06 1.639e+06 99 5.29e+06 1.211e+07 5.127e+04 1.667e+05 1.609e+06 1.019e+07 1.772e+07 1.609e+06 8868 7.889e+05 1.634e+06 1.638e+06 2.93e+05 1136 5.127e+04 5.759e+06 8.686e+05 1.64e+06 1.012e+07 2.93e+05 5260 1.637e+06 1.71e+07 1.64e+06 1.638e+06 1.638e+06 8.867e+04 99 8868 3.179e+07 8.096e+06 4.816e+05

Tabella 4.2. Caratteristiche dielettriche dei tessuti a 50 Hz, ottenute utilizzando l’applicazione elaborata dal CNR/IFAC. 175


4.12 Bibliografia relativa al paragrafo 4.10 Caputa, K., Dimbylow, P.J., Dawson, T.W., Stuchly, M.A. (2002). Modelling fields induced in humans by 50/60 Hz magnetic fields: reliability of the results and effects of model variations. Phys. Med. Biol. 47:1391-8. Dimbylow, P. (1998). Induced current densities from low-frequency magnetic fields in a 2 mm resolution, anatomically realistic model of the body. Phys. Med. Biol. 43: 221-30. Dimbylow, P. (2005). Development of the female voxel phantom, NAOMI, and its application to calculations of induced current densities and electric fields from applied low frequency magnetic and electric fields. Phys. Med. Biol. 50: 1047-70. Dimbylow, P. (2006). Development of pregnant female, hybrid voxel-mathematical models and their application to the dosimetry of applied magnetic and electric fields at 50 Hz. Phys. Med. Biol. 51: 2383-94. El-Lakkani, A. (2001). Dielectric response of some biological tissues. Bioelectromagnetics. 22(4):272-9. Fill, U.A., Zankl, M., Petoussi-Henss, N., Siebert, M., Regulla, D. (2004) Adult female voxel models of different stature and photon conversion coefficients for radiation protection. Health Phys. 86:253-72 Foster, K.R., Schwan, H.P. (1996). Dielectric properties of tissues. In: C. Polk, E. Postow (Eds.), Handbook of Biological Effects of Electromagnetic Fields, 2 nd edn., New York, U.S.A.: CRC Press, pp. 25-102. Gabriel, C., Gabriel, S., Corthout, E. (1996a). The dielectric properties of biological tissues: I. Literature survey. Phys. Med. Biol: 41: 2231-49. Gabriel, S., Lau, R.W., Gabriel, C. (1996b). The dielectric properties of biological tissues: II. Measurements in the frequency range 10 Hz to 20 GHz. Phys. Med. Biol: 41: 2251-69. Gabriel, S., Lau, R.W., Gabriel, C. (1996c). The dielectric properties of biological tissues: III. Parametric models for the dielectric spectrum of tissues. Phys. Med. Biol: 41: 2271-93. Gabriel, C. (2005) Dielectric properties of biological tissue: variation with age. Bioelectromagnetics Supplement 7: S12-S18. Gandhi, O.P., Kang, G., Wu, D., Lazzi, G. (2001). Currents induced in anatomic models of the human for uniform and nonuniform power frequency magnetic fields. Bioelectromagnetics 22:11221. Golombeck, M.A., Riedel, C.H., Dossel, O. (2002). Calculation of the dielectric properties of biological tissue using simple models of cell patches. Biomed. Tech. (Berl.). 47 Suppl.1 Pt1:253256. Stuchly, M.A., Dawson, T.W. (2002). Human body exposure to power lines: relation of induced quantities to external magnetic fields. Health Phys. 83:333-40. Stuchly, M.A., Gandhi, O.P. (2000). Inter-laboratory comparison of numerical dosimetry for human exposure to 60 Hz electric and magnetic fields. Bioelectromagnetics 21:167-174.

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CONCLUSIONI

Alla luce di quanto esposto nei precedenti capitoli, è ora possibile formulare alcune considerazioni conclusive. Lo studio di Longarina ha rappresentato un modello innovativo di indagine epidemiologica e clinica su una popolazione omogenea per tutti i principali determinanti di salute, ma con una netta disomogeneità nella distribuzione dei livelli di campo magnetico a 50 Hz generati da una linea elettrica di distribuzione a 60 kV. La valutazione dell’esposizione al campo magnetico è stata effettuata integrando le misure sperimentali con la modellizzazione, fondata sulla conoscenza della geometria dei conduttori, del carico di corrente, e della distanza delle abitazioni dalla linea. L’area di Longarina è stata suddivisa in tre sub-aree. La sub-area A è costituita dalle unità abitative maggiormente esposte, a distanze dalla linea inferiori a 28 m, i cui livelli di induzione magnetica sono superiori a 0.44 µT per una corrente di 389 A, pari al massimo dell’ultimo anno, il 2004, per il quale sono attualmente disponibili i dati di corrente elettrica trasportata dalla linea. La sub-area R è costituita dalle unità abitative più lontane dalla linea, a distanze di almeno 33 m, esposte a livelli di induzione magnetica inferiori a 0.39 µT (calcolati per 389 A di corrente). È stato necessario definire una categoria “intermedia” (sub-area B) costituita da case in cui i livelli di campo magnetico possono assumere valori, all’interno della stessa abitazione, sia “alti” (come quelli presenti nelle case della sub-area A) che “bassi” (come quelli presenti nelle case della subarea R). L’indagine epidemiologica, basata sulle cause di morte e di ricovero ospedaliero, ha evidenziato un aumento dei tumori totali nella popolazione residente entro 28 metri dalla linea, e nei soggetti con oltre trenta anni di residenza o tempo di latenza. A tale incremento contribuiscono in particolare i tumori maligni del pancreas, già risultati in eccesso in alcuni studi su popolazioni professionalmente esposte al campo magnetico a 50/60 Hz. Altre segnalazioni di possibile interesse eziologico riguardano le malattie ematologiche dei soggetti con oltre 30 anni di residenza o di tempo di latenza, e le malattie ischemiche dei soggetti residenti nella fascia maggiormente esposta. Si può ritenere che le analisi preliminari relative allo stato di salute della popolazione attualmente residente a Longarina evidenzino delle anomalie in alcuni parametri ematologici, immnunologici e cardiologici sopratutto per la popolazione femminile della zona A. Lo studio trasversale nella definizione degli obiettivi e nelle diverse fasi di attuazione ha rappresentato la dimostrazione di come sia possibile svolgere un’attività di ricerca in sanità pubblica in un ambito così delicato come quello della valutazione dei possibili effetti sanitari associati all’esposizione a campi magnetici. Ciò ha prodotto da un lato il raggiungimento di un elevato livello di partecipazione della popolazione inclusa nello studio, dall’altro la definizione di un rapporto di collaborazione tra il gruppo dei ricercatori ed i quattro medici di medicina generale che operano nel territorio di Longarina ed i responsabili del Dipartimento di Igiene e Sanità Pubblica della ASL competente. In questo modo è stato definito un continuum tra l’attività di ricerca in sanità pubblica e l’opportuno livello di assistenza sanitaria necessario per gruppi di persone che sono esposti a livelli probabilmente elevati d’esposizione a campi magnetici.

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Anche sotto il profilo dello studio veterinario, l’esempio del quartiere Longarina ha mostrato la possibilità di un monitoraggio residenziale che può fornire utili informazioni riguardanti gli effetti dell’esposizione ai campi elettromagnetici. Integrando i risultati riportati sugli animali da compagnia con altri dati derivanti da contemporanei rilievi sarà possibile escludere l’effetto dell’esposizione, ovvero circoscriverlo, quantificandolo. In un progetto di tale portata sarebbe auspicabile poter contattare agevolmente e collaborare con i medici veterinari curanti dei soggetti presi in esame. Animali esposti ai contaminanti ambientali possono essere regolarmente e sistematicamente controllati attraverso la raccolta e l’analisi dei dati per identificare i potenziali rischi per la salute di altri animali o dell’uomo. È auspicabile una maggiore attenzione al concetto del “sistema animale sentinella” perché oltre alla possibilità di monitorare l’ambiente si pongono le basi per ciò che è indicata come medicina preventiva. L’insieme di queste osservazioni rappresenta un contributo originale al quadro delle conoscenze disponibili sullo stato di salute delle popolazioni residenti in aree caratterizzate da un livello di campo magnetico a 50 Hz superiore a quello chi si incontra consuetamente nel territorio. Si sono quindi forniti elementi conoscitivi nuovi per andare incontro all’esigenza, menzionata nella premessa, di una migliore caratterizzazione epidemiologica delle popolazioni esposte a elevati livelli di campo a 50 Hz. Oltre a produrre conoscenze nuove, il Progetto Longarina ha fornito un contributo originale su tre ulteriori piani. E’ stata messa a punto una metodologia di indagine ora esportabile ad altre situazioni. E’ stata costruita un’esperienza di lavoro multidisciplinare che ha visto operare insieme fisici, epidemiologici, clinici con diverse specializzazioni (ematologi, endocrinologi, cardiologi, neurologi, psichiatri), psicologi, biologi e veterinari. E’ stato sperimentato un rapporto con la popolazione oggetto dello studio fondato sulle nozioni di partecipazione, accesso all’informazione e ascolto reciproco, coerentemente con gli orientamenti espressi a livello internazionale dalla comunità scientifica. Tale approccio si è rivelato valido anche dal punto di vista dell’alta adesione della popolazione allo studio, e del basso numero di non rispondenti. Da sottolineare in questo quadro l’importanza del processo di comunicazione, fondato sulla veridicità, trasparenza e assunzione dei margini di incertezza associati alle problematiche in esame. I risultati dello studio, anche provvisori, sono stati comunicati alla popolazione attraverso incontri periodici. E’ stato inoltre sviluppato un approccio multimediale alla comunicazione del rischio, che ha portato alla realizzazione di un documentario disponibile per ora in forma di trailer. Appare fondamentale a questo punto procedere nella direzione della replicazione dello studio di Longarina in altri contesti territoriali analoghi, per validare la riproducibilità dei risultati sin qui conseguiti.

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Interventi delle Istituzioni durante gli incontri con la popolazione

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Studio epidemiologico campo magnetico iss risultati