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Paganesimo Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. Vai a: Navigazione, cerca La ruota solare, uno dei simboli pagani più diffusi nell'antichità.Il termine Paganesimo o Paganesimo antico (per differenziare dal Paganesimo moderno) è oggi comunemente utilizzato per indicare le antiche religioni praticate precedentemente al Cristianesimo in area europea, e per estensione anche americana. Il nome è anche ampiamente usato per indicare il Neopaganesimo, ovvero la forma moderna del Paganesimo, generalmente sia in ambito ortodosso sia in ambito eterodosso, sebbene la dicitura privata del prefisso neo prevalga nel primo caso, dato il fatto che le religioni pagane ortodosse si prefiggono come caratteristica fondamentale la continuità nei confronti della loro forma antica. Indice [nascondi] 1 Etimologia 2 Storia 2.1 Origini, evoluzione e collasso 2.2 La rinascita moderna 2.3 Il Neopaganesimo culturale 3 Correnti antiche 4 Lista di pagani 4.1 Pagani mediterranei 4.2 Pagani nordici e slavi 5 Bibliografia 6 Voci correlate 7 Altri progetti

Etimologia [modifica] Paganesimo deriva dal latino pago (pagus, stessa radice da cui derivano parole come "paese" o "paesano"), nome che designava una particolare forma amministrativa dell'Impero Romano che garantiva una certa autonomia governativa ai piccoli centri abitati, in particolare quelli lontani dalle città e pertanto difficilmente raggiungibili. I cosiddetti pagani erano dunque, in origine, le genti che abitavano i paghi, e che per questo motivo tendevano a mantenere uno stile di vita piuttosto campagnolo, oltre a non entrare in contatto con gli sviluppi culturali e politici dello Stato. Il nome assunse quindi fin da subito una connotazione dispregiativa, divenendo ben presto un insulto indicante gente rozza e ignorante. Con l'avvento del Cristianesimo in qualità di religione di Stato, il termine iniziò ad essere utilizzato dai cristiani per indicare tutti coloro che rifiutavano di convertirsi, accomunandoli agli abitanti dei paghi, che, essendo isolati, tendevano a mantenere vive le loro tradizioni religiose originali, dato che il Cristianesimo si diffuse partendo dai grossi centri cittadini. In epoca più tarda, sempre dai cristiani, il termine venne utilizzato per indicare gli islamici, e tendenzialmente anche gli aderenti alle religioni indoeuropee orientali; assunse dunque l'accezione di non cristiano. Con l'epoca rinascimentale e moderna, il termine pagani dimenticò qualsiasi accezione negativa ed iniziò ad essere generalmente utilizzato per indicare, restringendone nuovamente il campo, solo le religioni antiche praticate nell'Europa e nell'America centrale. Con lo sviluppo contemporaneo del cosiddetto Neopaganesimo il nome è tornato alla ribalta e viene tranquillamente utilizzato dai nuovi pagani senza alcun significato negativo, e anzi, spesso come etichetta simboleggiante la rivincita, la vittoria degli insultati (i pagani) sugli insultatori (i cristiani).


Un secondo termine con cui vennero nominati i pagani, questa volta in particolare riferendosi ai grandi personaggi che rimanevano tali pur vivendo nelle città, è gentili, parola di origine latina, approssimativamente rispecchiante l'ethnicoi greco, che a sua volta era utilizzato in ambiente ellenistico come traduzione di una parola diffusa tra gli ebrei, goim, la quale stava ad indicare tutti coloro che non facevano parte della comunità ebraica né per etnia, né per religione. Questo nome etichettava dunque tutte le genti appartenenti ad un popolo, assumendo accezioni etnologiche. Oggi i nomi gentili e Gentilismo vengono utilizzati, private dei loro significati etnici, per indicare quel ramo del Paganesimo moderno che tende a rifarsi il più fedelmente possibile alle antiche religioni pagane precristiane, in contrapposizione ai cosiddetti pagani eterodossi, che non si rifanno a nessuna tradizione antica in particolare ma fondano la propria fede su religioni in gran parte nuove. Storia [modifica] Per approfondire, vedi le voci Storia del Paganesimo e Persecuzione del Paganesimo. Origini, evoluzione e collasso [modifica] Il Paganesimo è una delle forme di religiosità più antiche al mondo. Ebbe origine in epoche remote, nascendo probabilmente dalla combinazione di più culti animistici nativi dell'Europa e dell'America, con un sistema teologico diffuso con il parallelo espandersi delle popolazioni di ceppo indoeuropeo. La sua evoluzione procedette poi nel corso dei secoli, giungendo a costituire quella che fu la religiosità basata sulla teologia, sulla cosmologia e sulla filosofia delle grandi civiltà del passato. Le religioni pagane contribuirono profondamente alla formazione delle culture dei popoli, i quali tendevano a raccontare attraverso elaborate mitologie allegoriche quei misteri sul divino a cui spesso venivano iniziati profondamente soltanto gli ordini sacerdotali. Le mitologie sono delle favole, metafore che servivano a spiegare alle popolazioni rozze concetti alti e sublimi; dietro la scorza mitologica si nascondeva sempre un sapere teologico profondo. Dei völva, sacerdoti pagani nordici, fatti legare dal re Olaf II di Svezia, attendono la morte per via dell'alta marea.Il Paganesimo si distingueva in una serie di tradizioni, le quali erano fortemente legate alla cultura del popolo che le aveva concepite: le religioni pagane offrivano molteplici punti di vista codificanti il medesimo significato, pertanto chiunque aveva la possibilità di praticare anche due tradizioni in contemporanea, pregare e invocare Zeus e parallelamente Iside. Nella sua diffusione, il Cristianesimo, distrusse lentamente la paganità dall'interno, schiacciandone le ideologie (privando i miti del loro significato esoterico ad esempio) e contemporaneamente abbattendolo fisicamente, mediante la distruzione di luoghi sacri e accademie filosofiche piuttosto che l'eliminazione fisica di fedeli, sacerdoti e intellettuali. La repressione ideologica venne attuata non solo attraverso lo svuotamento delle teologie, ma anche mediante una conversione di simboli, figure molto folkloristiche, divinità ampiamente benvolute, in elementi accomunati alla figura di Satana, e pertanto traviandone il significato, da mistico-religioso a malefico. Solamente l'imperatore Giuliano, ultimo sovrano pagano, tentò una restaurazione della vecchia religione, organizzandola similmente al Cristianesimo, con una Chiesa centrale e un atteggiamento universalistico, oltre che nominandola Ellenismo, dato che il Paganesimo non ebbe mai un nome ufficiale fino a quel momento. Giuliano fu un personaggio illuminato, il suo regno fu contraddistinto dalla completa tolleranza verso qualsiasi confessione religiosa e


dall'intransigenza verso l'abuso di potere della Chiesa e il fanatismo dei fedeli cristiani. Originariamente cristiano, Giuliano si convertì al Paganesimo e procedette ad un disperato tentativo di salvataggio della religione dei suoi avi, sebbene ormai fosse da tempo scardinata e in fase di crollo. Giuliano dedicò tutta la sua vita alla causa pagana, realizzò anche alcune opere in cui, come la maggior parte degli intellettuali dell'epoca, accusava il Cristianesimo di arroganza, chiusura e irrazionalità, contro una religione pagana caratterizzata da un'apertura ideologica che non si imponeva alla popolazione ottenebrandone le capacità razionali. Giuliano procedette anche al sostentamento di altre religioni, come l'Ebraismo, anch'esse danneggiate (seppure in misura minore) dalla irruenza cristiana: ordinò ad esempio la ricostruzione del Tempio di Gerusalemme, da tempo distrutto, anche se questo suo progetto non ebbe esiti positivi. In generale il tentativo dell'imperatore non ebbe alcun risultato, innanzitutto a causa della brevità del suo regno, dopo la fine del quale il Paganesimo procedette nel suo inesorabile declino. Nel 393 l'imperatore Teodosio I dichiarò ufficialmente l'illegalità del Paganesimo in tutto l'impero e fece chiudere definitivamente gli ultimi templi rimasti in attività; la pena di morte divenne esplicitamente la condanna riservata a coloro che rifiutavano la conversione al Cristianesimo. La rinascita moderna [modifica] Per approfondire, vedi la voce Neopaganesimo. Il pentacolo, simbolo ampiamente utilizzato tra i pagani moderni.Con la cristianizzazione dell'Europa, e in seguito anche delle altre aree pagane, la religione cristiana assorbì molti elementi preesistenti, tutt'oggi riscontrabili in particolare nel Cattolicesimo. Esempi di queste influenza sono il culto dei Santi, alcuni dei quali furono letteralmente sovrapposti ad una corrispondente divinità pagana; il culto della Madonna, che molti studiosi identificano come una continuazione del culto della Dea Madre, influenzato in particolare dalla figura della dea kemetica Iside, soprattutto nell'iconografia; le aureole, che molti vedono come una riproduzione dei dischi solari che contraddistinguevano le divinità egizie (sebbene l'elemento dell'aureola fosse già diffuso in tutto il mondo indoeuropeo, anche nelle religioni orientali); la figura di Satana, che secondo molti è frutto della fusione tra le caratteristiche di alcune divinità pagane delle foreste, come Pan e la figura del satiro; e molte altre caratteristiche simboliche. Un ridestato interesse per la cultura classica cominciò a farsi sentire nell'Alto Medioevo, in particolare grazie alla filosofia scolastica. Tommaso d'Aquino tentò già in precedenza una fusione tra la teologia e la cosmologia pagane con la dottrina cristiana. Nel Rinascimento la mitologia antica iniziò ad essere studiata, sebbene questo studio fosse ancora di carattere interpretativo a base cristiana, e tendesse a non ricercare nei miti il loro significato allegorico originario. Parallelamente iniziò a svilupparsi una filosofia naturalistica, basata sulla percezione mistica della natura, e che attingeva parecchi elementi dai millenari sistemi teologici indoeuropei, come ad esempio il concetto di immanentismo della Divinità. Questa filosofia nacque anche grazie ad una diffusione di correnti magiche ed esoteriche, oltre che a nuovi modi di concepire l'universo e la sua natura. Molti esponenti di questa corrente filosofica [citazione necessaria], , come il monaco Giordano Bruno, furono spesso condannati al rogo, poiché si opponevano all'oscurantismo della Chiesa cattolica e alla sua dottrina[citazione necessaria]. Le prime forme di Neopaganesimo propriamente detto, fecero la loro apparizione nel periodo del Romanticismo, con una riscoperta in particolare del Paganesimo nordico e di quello celtico (sebbene un'organizzazione di quest'ultimo fosse già nata nel 1792). La culla della lenta riscoperta pagana fu il nord Europa, con una certa concentrazione in Inghilterra. Quest'epoca fu contrassegnata dalla comparsa di molte organizzazioni di carattere


occultistico, che non si proponevano come vere e proprie nuove religioni ma piuttosto come congreghe di iniziati. A questi gruppi contribuirono personaggi come William Butler Yeats, Maud Gonne, Arthur Edward Waite, e Aleister Crowley. Già negli anni venti, Margaret Murray ritenne di avere le prove dell'esistenza di un'antica religione ancora praticata, scampata dalle persecuzioni della Chiesa. Bisogna aspettare gli anni quaranta per assistere alla nascita di una nuova religione, la Wicca, che oggi riscontra una diffusione sempre più capillare in America. La Wicca attinge solo in parte dalle tradizioni precristiane, fondandosi maggiormente sulla filosofia del suo fondatore, Gerald Gardner, il quale sostenne di essere stato iniziato a questa religione da un gruppo segreto, guidato da una donna che si faceva chiamare Vecchia Dorothy, che molti ritengono trattarsi di Dorothy Clutterback, di ritorno dalle colonie in India. La rinascita alla luce del sole degli antichi culti seguì a ruota, negli anni sessanta e settanta rinacqueriùo il Druidismo e l'Odinismo, negli anni ottanta e novanta toccò al Kemetismo, al Dodecateismo, alla Via Romana agli Dèi e all'Olimpianesimo. Attiva invece durante tutto il Novecento è stata la rinascita dello Slavismo. Tra la fine del XX e l'inizio del XXI secolo il Paganesimo moderno inizia ad incrementare in popolarità e a diffondersi tra le nuove generazioni. Il Neopaganesimo culturale [modifica] Discorso a parte merita il neopaganesimo “culturale”, costituito da artisti, scrittori e filosofi che nella modernità non hanno cessato di attingere a riferimenti culturali pagani senza tuttavia aver pretese propriamente religiose e cultuali. Si tratta, in questo caso, di un paganesimo eminentemente “laico” e intellettuale. In questo filone della cultura moderna potrebbero rientrare Johann Wolfgang von Goethe, Johann Gottfried Herder, Johann Christian Friedrich Hölderlin, Friedrich Nietzsche, Rainer Maria Rilke, Hermann Hesse, Antoine de Saint-Exupery, Martin Heidegger, Louis Rougier, Sigrid Hunke, Jean Giono, Pierre Drieu la Rochelle, Gabriele D’Annunzio, Knut Hamsun, Stefan George, Marguerite Yourcenar, Jean-François Lyotard, Gilles Deleuze, Alain de Benoist, Guillaume Faye, Salvatore Natoli. Correnti antiche [modifica] Per approfondire, vedi le voci Religione celtica, Religione egizia, Religione greca e Religione mesopotamica. Il Paganesimo era un insieme di più religioni anche molto diverse tra loro, ma che generalmente condividevano il medesimo sistema teologico e cosmologico. La concezione del divino era solitamente panteistica, ovvero tendeva ad identificare Dio come ente che permea e costituisce la natura del cosmo; il panteismo era accompagnato da una visione della divinità anche enoteistica, in cui Dio è concepito come in grado di manifestarsi nel mondo fisico, rendendosi comprensibile all'uomo attraverso la molteplicità dei suoi aspetti, le divinità, le quali sono al contempo separate ma generate da un'unica Sostanza divina. Non mancava nemmeno una visione totalmente politeistica, sebbene gli dèi non venissero concepiti come una pluralità di principi, ma piuttosto come pluralità di esseri divini, mai assoluti. Ogni popolo sviluppò il proprio corredo di miti attraverso cui spiegare queste concezioni complesse, i miti erano tuttavia soltanto allegorie, e non venivano interpretati alla lettera, a differenza di come è comune pensare. La dea Iside, pittura muraria, 1360 avanti Cristo.Per Paganesimo celtico si intende l'insieme di tutte le credenze e pratiche del popolo dei Celti fino alla cristianizzazione. Le terre in cui


era diffuso questo sistema religioso includono la Gallia, la Britannia, l'Irlanda, certe zone nei pressi del Danubio e la Galazia. Informazioni su questa antica religione ci giungono dalla mitologia, dalla letteratura grecoromana e dall'arte religiosa di cui sono stati rinvenuti parecchi esempi. Nel periodo della conquista dei territori celti da parte di Roma, avvene anche un considerevole sincretismo tra la religione celtica e quella romana. Molte divinità furono identificate in entrambe le tradizioni con divinità della tradizione opposta. Lo stesso Giulio Cesare, nel De Bello Gallico (52 – 51 a.C.) opera un'elencazione delle divinità celtiche associandole, per il loro patronato, alle divinità romane. Poco si sa delle credenze religiose legate alla teologia e alla cosmologia, nonché alla vita dopo la morte. Le usanze di bruciare cibo, armi ed effetti personali del defunto rende l'idea di una credenza nell'aldilà. I druidi, ovvero i sacerdoti, come afferma lo stesso Giulio Cesare insegnavano una dottrina che prevedeva la credenza nella reincarnazione, oltre che includente molti elementi astronomici e misteri sulla natura degli dèi. Gli irlandesi credevano in un paradiso chiamato Tír na mBeo, ovvero "la terra dei vivi", che collocavano in un mondo sotterraneo o su isole al largo nell'oceano. Questo paradiso veniva anche chiamato Mag Mell ("la terra del piacere") o Tír na nÓg (ovvero "la terra dei giovani"). Era considerata una dimensione caratterizzata dall'eternità, assenza di tempo, da cui dipendeva l'assenza della vecchiaia e di tutte le preoccupazioni dell'uomo che caratterizzavano la vita terrena. Ancora meno si conosce sull'escatologia della religione celtica. Era diffusa la credenza nella fine del mondo, caratterizzata dal collasso dell'universo (la cosiddetta "caduta dei cieli"). Il sacerdozio era una professione suddivisa in tre ordini: i druidi, i bardi e i vati; in alcune correnti erano presenti anche i fili, dei poeti mistici. Il culto, stando alle cronache grecoromane, non si svolgeva in templi, fino al periodo di contatto con l'impero, ma veniva praticato all'aperto, in particolare all'interno di aree boscose. Questa era la tendenza generale, sebbene gli archeologi abbiano trovato parecchie aree che ospitavano templi, in particolare in Gallia, anche risalenti a periodi antecedenti la conquista romana. La religione celtica era anche contraddistinta dal culto degli alberi, considerati sacri e permeati dallo spirito divino. Il Paganesimo egizio fu la religione praticata dal popolo degli Egizi fino all'imposizione del Cristianesimo e successivamente dell'Islam. Ai tempi della prima diffusione del Cristianesimo, quando nell'Impero Romano stavano prendendo piede nuovi culti, anche il Paganesimo egizio, in una forma basata particolarmente sulla centralità della dea Iside, stava avendo una considerevole diffusione. In seguito, maggiormente in Egitto, con l'affermarsi della Chiesa copta, la religione tradizionale dimostrò una forte resistenza, dato che i fedeli ritenevano di possedere le prove per accertare il fatto che il Cristianesimo fosse una religione costruita traendo elementi dal Paganesimo; l'iconografia della Madonna risultava infatti talmente simile a quella della dea Iside da farla apparire agli occhi degli egizi come un'imitazione della loro cultura. Stessa cosa valse per altri elementi iconografici e per i Dieci Comandamenti, probabilmente tratti, già dalle tribù ebraiche, dalle quarantadue regole di Maat. La religione egizia era fondamentalmente enoteistica e panteistica, venerava cioè una pluralità di figure divine considerandole come le differenti forme di manifestazione di un'unica Sostanza divina, chiamata Netjer. Il divino veniva poi interpretato come espresso nella natura stessa del mondo. La vita dopo la morte veniva concepita in massima parte come un viaggio mistico verso una dimensione parallela, il Duat, prima di entrare nella quale l'anima del defunto veniva giudicata in base alle azioni commesse in vita. Probabilmente, in particolare tra gli ordini sacerdotali e le congreghe misteriche, era diffusa una credenza nella reincarnazione comune a molte religioni indoeuropee e iraniche. Giove e Giunone, di James Berry.Si definisce Paganesimo greco la religione praticata nell'antica Grecia e diffusasi in seguito anche nelle aree limitrofe, nel sud Italia, fin dove si


estesero i confini della Magna Grecia, e nelle colonie greche nel Mediterraneo occidentale, come Marsiglia, oltre che sulla costa egiziana. La religione greca influenzò pesantemente le origini del Paganesimo romano fondendosi con la religione etrusca, e in seguito diffondendosi e originando sincretismi nel periodo ellenistico. Una visione diffusa fa risalire le origini del sistema teologico greco ad influenze esercitate dalle preesistenti culture sciamaniche dell'Asia centrale, che in un dato periodo si affermarono nella penisola balcanica assumendo come epicentro di diffusione la colonia di Olbia, in Scizia, a nord del Mar Nero. La religione greca possedeva una propria elaborata teologia e un corpus di miti che provvedevano ad esprimerla in forma allegorica; il culto era basato sulla venerazione e il voto all'interno di templi o in aree naturali, come i boschi sacri; agli dèi erano dedicate anche festività e giorni in cui si praticavano attività di ogni sorta, dalla recitazione, alle cerimonie religiose, ai giochi ginnici. Per coloro che non si accontentavano dei culti popolari, esistevano una serie di culti cosiddetti misterici che offrivano una comprensione più approfondita e concentrata della religione. Il Paganesimo mesopotamico è l'insieme delle credenze religiose sumere, assire, accadiche e babilonesi, diffuse nel Medio Oriente (precisamente nei territori dell'attuale Iran, Siria e Turchia) prima dell'espansione cristiana e islamica, e, antecedente a queste ultime, quella zoroastriana. Le divinità e la mitologia mediorientali influenzarono parecchio la mitologia biblica, ad esempio nell'episodio del Diluvio Universale, oppure nell'angelogia (il concetto di angelo deriverebbe in linea retta dalle tradizioni mediorientali e zoroastriane); e la mitologia greca, ad esempio in miti come quello in cui Inanna scende agli inferi, equivalente al mito greco che vede come protagonista Persefone. Le due divinità principali della religione mesopotamica erano Namma, la Dea Madre, e An (chiamato anche Marduk e Assur), il Signore del Cielo; agli dèi venivano consacrati templi (chiamati "case elevate" o "case del cielo") alla sommità degli ziggurat, che si trovavano nel centro delle città. La cosmologia mesopotamica era considerata come il sistema binario di opposizione di due principi cosmici, identificati con il maschile ed il femminile; per questo motivo un concetto diffuso era quello della ierogamia, da cui scaturiva una visione sacrale e mistica del rapporto sessuale tra l'uomo e la donna. Per approfondire, vedi le voci Religione nordica, Religione precolombiana, Religione romana e Religione slava. Il Paganesimo nordico è la religione che prima della cristianizzazione era diffusa in quasi tutto il nord Europa scandinavo, in Germania, in Islanda e in poche zone della Gran Bretagna. La teologia di questa corrente era di tipo politeistico, anche se non mancavano accenni di enoteismo; questo sistema si basava sulla credenza in due categorie di esseri divini, gli Æsir e i Vanir, spiriti dell'ordine cosmico, in opposizione ai Jötnar, le forze del caos. Secondo i pagani nordici tutto ciò che esiste è retto da Yggdrasill, l'albero cosmico, un concetto rintracciabile in molte tradizioni indoeuropee che sta a simboleggiare la forza mistica che lega tutto l'universo, potenza attiva e creatrice della Divinità. L'universo, sempre stando all'interpretazione pagana nordica, è inoltre retto dall'alternarsi continuo di ordine e caos, che continuerà sino alla fine del mondo, il Ragnarök, durante il quale l'equilibrio cosmico andrà perduto ed in seguito ritrovato, dando origine ad un nuovo universo. La religione nordica non possedeva un'organizzazione sacerdotale definita: il sacerdozio era ad appannaggio in particolare di sciamani derivati dalle tradizioni autoctone; questi sacerdoti potevano essere sia uomini che donne e venivano chiamati völva (o raramente sejdmen se erano individui di sesso maschile). Il culto si svolgeva all'aperto o all'interno di templi, di cui uno dei più importanti era il tempio di Uppsala, in Svezia, andato distrutto nel 1087 durante la cristianizzazione forzata.


Stele slava al dio Svetovid.L'insieme delle religioni praticate dai popoli centroamericani (Maya, Aztechi e Inca) fino al 1500, quando vennero totalmente spazzate via dalla cristianizzazione forzata, sono classificabili con il termine di Paganesimo precolombiano. La religione si basava su un forte riferimento alle forze della natura e sul concetto di dualità, tanto che all'epoca dell'invasione spagnola era in atto una riforma religiosa che stava portando ad un passaggio dal politeismo all'enoteismo. Questo nuovo sistema religioso vedeva come divinità unica e duplice Ometeotl-Omecihuatl (letteralmente "Nostro Signore" e "Nostra Signora", oppure "Signore e Signora della Dualità"), che si riteneva essere la Fonte divina, il principio che si manifestava attraverso l'emanazione di tutti gli altri dèi. In realtà più che una riforma religiosa si trattava di un vero e proprio ritorno alle origini, dato che in concetto di Dio enoteistico è accertato fosse già presente in tempi antichissimi. I sacerdoti rivestivano un ruolo fondamentale nella società precolombiana ed amministravano i culti che si celebravano solitamente nei pressi di grandi templi piramidali. Il Paganesimo romano fu la religione praticata a Roma e in tutti i territori dell'Impero Romano fino all'imposizione del Cristianesimo. Una delle peculiarità della religio dei Romani è che essa era inscindibilmente legata alla sfera civile, familiare e socio-politica. Il culto verso gli dei era un dovere morale e civico ad un tempo, in quanto solamente la pietas, vale a dire il rispetto per il sacro e l'adempimento dei riti, poteva assicurare la pax deorum per il bene della città, della famiglia e dell'individuo. Altre due caratteristiche salienti della religione romana possono essere individuate nel politeismo e nell'estrema tolleranza verso altre realtà religiose. La ricchezza del pantheon romano è dovuta non solo al grande numero di divinità, siano esse antropomorfe o concetti astratti, ma anche al fatto che alcune figure divine fossero moltiplicate in relazione alle funzioni loro attribuite, come nel caso di Giunone. Una costante della religione romana fu anche la capacità di assimilazione nei confronti di altre religioni. Contestualmente all'espansione dell'impero il pantheon romano si andò arricchendo grazie all'importazione di divinità venerate dai popoli con i quali Roma entrava in contatto. Rappresentazioni simboliche del Perun, il Dio slavo.Con il termine Paganesimo slavo si intende l'insieme di credenze su cui era fondata la cultura religiosa degli antichi Slavi. Le sue origini risalgono alla fase di unità culturale, etnica e linguistica dei popoli abitanti le regioni nordiche dell'Asia, databile orientativamente dal Neolitico ai primi secoli dell'era attuale. Successivamente ebbe luogo un'espansione territoriale con conseguente differenziazione tra le varie popolazioni, che portò a cambiamenti, variazioni, modifiche, localizzazioni e ampliamenti della tradizione religiosa originaria. Nonostante ciò, il corpus primario è considerato patrimonio comune di tutti gli antichi slavi, che è di chiara derivazione indoeuropea. Si possiedono pochissime informazioni dirette sulla religione slava; la motivazione risiede nel fatto che questi popoli non possedevano una scrittura, che venne introdotta solamente insieme al Cristianesimo. La maggior parte delle notizie sulla religiosità precristiana nordasiatica ed esteuropea deriva, quindi, principalmente dagli scritti di missionari e cronachisti cristiani, fonti non sempre attendibili, poiché caratterizzate sia da un atteggiamento di frequente disprezzo e svilimento verso la materia trattata, sia da una commistione tra concezioni pagane e cristiane già in atto. Sulla teologia della religione originaria degli slavi esistono numerose teorie. Secondo Helmond, che in qualche misura riprende la testimonianza di Procopio, questi popoli erano caratterizzati da una diffusa concezione enoteistica. Il pantheon slavo sarebbe stato dominato da un dio principale, chiamato Perun (che approssimativamente significa "la luce"), considerato il principio divino emanatore di tutte le altre divinità; Perun possedeva inoltre molti toponimi, che venivano spesso utilizzati in alternativa al nome originario, quasi ad indicare un concetto di ineffabilità


del Dio uno. Secondo diversi studiosi si trattava invece di una religione politeistica, con una compresenza di differenti divinità di uguale o paritetica importanza, tra cui venivano suddivisi funzioni e ruoli. Il pantheon sarebbe stato suddiviso in tre gruppi principali: divinità superiori che gestivano gli aspetti principali dell'universo, delle stagioni e del tempo; divinità legate alla guerra; divinità connesse alle attività umane e all'economia. Stando sempre alla visione enoteistica, pare che, similmente a vicine tradizioni asiatiche, quali il Taoismo, il principio divino fosse concepito come un'unità suprema che tendeva a scindersi in una polarità. Questa dualità di principi, corrispondenti grossomodo al concetto taoista di Yin e Yang, era la base della manifestazione di tutti il cosmo, e venivano personificati dalle due divinità di Perun e Veles (che per accelerare la cristianizzazione i missionari identificarono con il Dio cristiano e Satana): dalla loro interazione scaturiva la realtà, caratterizzata dall'eterna verità degli elementi in opposizione, come il bianco e il nero, il maschile e il femminile, il vuoto e il pieno. Non sono da escludere dunque influenze provenienti dalle religioni orientali (anch'esse di ceppo indoeuropeo dopotutto); un altro indizio di queste eventuali commistioni di concetti è il fatto che anche nel pantheon slavo siano presenti divinità rappresentate con molteplici teste, spesso tre, in analogia alle rappresentazioni della Trimurti induista, e in generale della triplice natura del divino, concetto rintracciabile in tutte le religioni indoeuropee e iraniche, da cui probabilmente il Cristianesimo trasse il suo concetto di Trinità. Diffusione del Paganesimo in epoca classica Lista di pagani [modifica] Questa lista raccoglie i personaggi storici dell'antichità conosciuti per la difesa dell'antica religione nel contesto dello scontro con il Cristianesimo. Pagani mediterranei [modifica] Capi di Stato Gaio Messio Quinto Traiano Decio, imperatore romano dal 249 al 251, istituì il certificato di sacrificio. Diocleziano, restaurò la religione tradizionale (284-305). Flavio Claudio Giuliano, detto l'apostata, restaurò i culti e avviò una riforma dell'antica religione (361 - 363). Flavio Eugenio, capo dell'ultima resistenza armata pagana (392-394). Letterati Ammiano Marcellino, storico del IV secolo. Servio, grammatico e commentatore virgiliano (fine IV secolo). Macrobio, scrittore. Marziano Capella. Nonno di Panopoli. Zosimo. Partito pagano di Roma Nicomaco Anicio Fausto Paolino, pretore urbano, sotto il regime di Costantino I fece innalzare un nuovo monumento ad Ercole presso l'Ara Maxima (321). Memmio Vitrasio Orfito, prefetto urbano e capo del "partito pagano" (353-359). Vettio Agorio Pretestato (320-383). Virio Nicomaco Flaviano, prefetto del pretorio in Italia (391). Quinto Aurelio Simmaco (340-402), raccolse nella sua biblioteca la cultura tradizionale antica per trasmetterla ai posteri. I fratelli Publilio Ceionio e Ceionio Rufio Albino, pontefici di Vesta.


Flavio Eutolmio Taziano, console in Oriente, collega di Simmaco (391). Lucio Ragonio Venusto, ultimo augure pubblico di Roma (390). Arbogaste, generale comandante delle truppe di Eugenio, politeista germanico. Gabinio Barbaro Pompeiano, prefetto dell'Urbe, propose l'esecuzione di riti da parte di aruspici etruschi per la difesa di Roma assediata da Alarico (408-409). Filosofi Celso (II secolo). Ipazia di Alessandria (370-415), filosofa neoplatonica, martire pagana (415). Proclo (412-487). Damascio, successore di Proclo alla guida dell'accademia platonica di Atene. Origene (filosofo platonico). Porfirio (233-305). Giamblico (245-325). Sopatro, filosofo neoplatonico, ucciso sotto il regime di Costantino (335) che ordina l'esecuzione per crocifissione di maghi e indovini. Libanio, oratore e collaboratore di Giuliano, bandito nel 346 per la sua religione (accusato di praticare la magia). Nel 388 spedisce a Teodosio I l'epistola Pro templis per chiedere che vengano risparmiati gli ultimi templi sopravvissuti alle distruzioni. Saturnino Secondo Salustio, perseguitato per la sua religione dal regime di Valente (370). Simonide, filosofo, viene bruciato vivo per la sua religione dal regime di Valente (370). Massimo di Efeso, filosofo, viene decapitato per la sua religione dal regime di Valente (370). Olimpio (Olympius), filosofo che guidò un gruppo di resistenti gentili, chiusi nel Serapeion di Alessandria d'Egitto e assediati da fanatici che infine dettero fuoco al tempio e alla sua biblioteca (391). Gessius, filosofo, giustiziato per la sua religione (457-491). Martiri pagani Hilarius, Patricius e Fidustius (ex governatore) giustiziati ad Antiochia per la loro religione dal regime di Valente (370). Oribasio e Pegasio, amici dell'imperatore Giuliano sono perseguitati per la loro religione dal regime di Valente (370). Nestorio e Prisco, ierofanti di Eleusi, subiscono un tentativo di linciaggio da parte di una banda di fanatici (380). Mithras Hilarius, ierofante di Eleusi, bruciato vivo nel santuario durante l'attacco dei Goti convertiti (395). Jacobus, medico, giustiziato per la sua religione (457-491). Severiano, Herestios, Zosimo, Isidoro e altri, torturati e imprigionati per la loro religione (457-491). Anatolius, vice governatore di Antiochia, torturato e crocifisso per la sua religione (580). Pagani nordici e slavi [modifica] Gibuld, re degli Alemanni che liberò gli ostaggi su richiesta di San Severino. Penda di Mercia, ultimo sovrano pagano d'Inghilterra. Gwenc'hlan, ultimo leggendario bardo e druido di Bretagna. Sweyn Forkbeard (morto nel 1014), re pagano di Danimarca. Palnetoke, leggendario padre adottivo pagano di Sweyn. Blot-Sweyn, guidò la risorgenza pagana in Svezia nel XI secolo. Lalli, leggendario proprietario terriero pagano finlandese, uccise il vescovo cristiano Enrico nel 1156. Algirdas (morto nel 1377), granduca di Lituania, probabilmente l'ultimo sovrano pagano d'Europa.


Bibliografia [modifica] Del Ponte, Renato (1992). La religione dei Romani. Milano: Rusconi. ISBN 8818880292. Rassias, Vlasis (1994). Demolish them. Atene: Diipetes Editions. ISBN 9608531136.

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