Lussino 65

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pagina 28 - Quadrimestre 65 - Ottobre 2021

Lussignani sull’Ermada Ezio Gentilcore La prima guerra mondiale costò all’Italia circa 650.000 Caduti la maggior parte sul fronte dell’Isonzo, esso vide 11 battaglie d’attacco dell’Esercito Italiano, la dodicesima fu quella di Caporetto. La zona del monte Ermada, una delle più critiche dell’intero fronte dell’Isonzo, fu coinvolta in tutte le prime undici battaglie con perdite molto elevate sia da parte italiana sia da parte austro-ungarica e il monte Ermada (sistema di colline dall’altezza massima di 323 m.) rimase per tutta la guerra in mani austro-ungariche. Il reggimento Nizza Cavalleria fu fondato nel 1690, è per anzianità il secondo dell’Esercito Italiano, la festa del reggimento cade nell’anniversario della battaglia di Monfalcone. Il reggimento esiste tuttora.

1866. Vista la scarsità di truppe, l’Alto Comando Austriaco decise, per tutto il fronte italiano, una iniziale strategia difensiva. Ciò venne deciso in particolare per il settore più meridionale con l’intento di bloccare l’Esercito Italiano che puntava su Trieste, città di estrema importanza per l’Impero. In questo settore, l’Alto Comando Austriaco fece arretrare le sue truppe su una linea che, sfruttando il terreno, fosse più difendibile. Dopo alcuni fatti militari di scarsa importanza, il 9 giugno del 1915 l’Esercito Italiano entrava in Monfalcone mentre l’Esercito Austriaco si fortificava potentemente sulle colline dell’Ermada, in mezzo rimaneva la zona del Lisert allora parecchio paludosa. In questa piccola area la linea del fronte si manterrà praticamente invariata fino alla battaglia di Caporetto, 24 ottobre -12 novembre 1917.

L’Ermada visto dalla zona della battaglia

L’Ermada sullo sfondo

Il 24 maggio del 1915 l’Italia entrò nella prima guerra mondiale che era però già incominciata nel luglio del 1914. L’Austria-Ungheria si trovò così a combattere su tre fronti: quello russo su cui erano stati mandati tanti cittadini austriaci di nazionalità italiana e che era già costato enormi perdite, quello serbo e quello italiano. All’inizio della guerra, il confine fra l’Italia e l’Impero austro-ungarico andava dalla Svizzera al mare ed era lungo circa 600 km. Nella sua parte più meridionale, esso incominciava a Porto Buso nella laguna di Grado, lasciava Palmanova in Italia e Gorizia con tutto il corso dell’Isonzo in Austria. Il Friuli, parte allora del Veneto e prima ancora, dal 1420, della Repubblica di Venezia, apparteneva al Regno d’Italia fin dalla Terza Guerra d’Indipendenza e quindi dal

A seguito dell’esito di detta battaglia, la Terza Armata Italiana, schierata a sud e che era comandata da Emanuele Filiberto Duca d’ Aosta, fu costretta a ritirarsi per non essere circondata. Fino alla battaglia di Caporetto, la stessa armata fu impegnata nelle 11 battaglie dell’Isonzo, ottenne alcuni vantaggi territoriali e riuscì a liberare Gorizia. Nell’estrema zona meridionale, vicino al mare, la linea del fronte cambiò in più di due anni di poco pur costando ad entrambi gli Eserciti, decine di migliaia di morti e di feriti. Fu una durissima guerra che utilizzò trincee, caverne naturali e artificiali scavate nella viva roccia del Carso e ancora oggi in parte visibili. Nel settore di Monfalcone e in particolare nella zona vicina al porto, si alternarono varie unità dell’Esercito Italiano che sfruttarono alcune strutture industriali esistenti, tutte distrutte e poi ricostruite, fra di esse il Cantiere Navale Cosulich che era stato fondato nel 1907. C’era anche lo stabilimento chimico dell’Adria Werke che dopo la guerra divenne Solvay e che in anni recenti è stato acquisito e trasformato dalla Mangiarotti -Westinghouse.