Lussino 57

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Quadrimestre 57 - Settembre 2018 - pagina 45

Un incontro inaspettato Fabio Garbassi Premessa: non ho conosciuto mio nonno Giulio Mauri (Maver), essendo io nato nel 1942, ben sette anni dopo la sua morte. Però ho abitato a lungo, con i miei genitori, nella casa che lui, assieme ad altri capitani lussignani, aveva fatto costruire a Trieste. Di conseguenza, mi sono rimaste un certo numero di sue fotografie, molte delle quali a testimonianza dei suoi viaggi come Comandante di navi del Lloyd Triestino. Una fotografia in particolare mi ha sempre incuriosito, dove posa accanto ad una giovane donna di aspetto orientale, elegantemente vestita. Un salvagente del Conte Rosso rende sicura testimonianza che la nave era quella. La foto è lievemente colorata, probabilmente con i metodi post-produzione che si cercava di mettere a punto allora. Sulla foto c’è una firma: Edith Chao. Quindi la ragazza era molto probabilmente cinese, anche se aveva occidentalizzato in qualche misura il suo nome. Mi è venuto in mente che potesse trattarsi di una cantante, o di un’attrice, perché a quei tempi non molte giovani donne potevano permettersi di viaggiare, apparentemente in prima classe, su quelle navi. Ho provato, senza grande convinzione, a inserire il suo nome in un motore di ricerca. Dei risultati sono saltati fuori. Eliminate con facilità molte omonimie che non corrispondevano a quell’epoca (sulla foto non c’è una data, ma mio nonno ha viaggiato sulla rotta della Cina tra il 1930 e il 1935), uno dei risultati mi ha incuriosito. Riportava un articolo del Taipei Times, ed era datato 16 ottobre 2001. Apparentemente non c’entrava niente: in occasione della morte di tale Chang Hsueh-Liang a Honolulu, ne veniva succintamente raccontata la vita avventurosa. Ma Edith Chao, che ruolo aveva in tutto questo? Per capirlo bisognava scorrere tutto il testo e arrivare al paragrafo intitolato A military life and a complex love life (non credo ci sia bisogno di traduzione). In sintesi, questo Chang, nato nel 1901, si era sposato una prima volta nel 1916 (matrimonio combinato dal padre), una seconda nel 1924 (matrimonio accettato dalla sua fa-

miglia ma non dalla prima moglie), poi aveva divorziato dalla seconda moglie nel 1931. Aveva conosciuto Chao, che allora aveva 16 anni, nel 1928. Avevano cominciato a vivere insieme l’anno dopo e non si sono più lasciati fino alla morte di lei, nel 2000, all’età di 88 anni. Tra l’altro, il padre di lei non l’aveva presa bene, facendo pubblicare su un quotidiano una dichiarazione in cui disconosceva Edith Chao come figlia. A proposito, la prima moglie di Chang ha finalmente acconsentito al divorzio nel 1964, per cui Chang e Chao si sono potuti sposare lo stesso anno. A questo punto tutti si chiederanno (almeno, io l’ho fatto): perché Chang si è meritato tanto spazio sul Taipei Times? Il motivo è spiegato nel resto dell’articolo. Cercherò di riassumerlo senza addentrarmi nelle complesse vicende dell’Estremo Oriente tra le due guerre. Chang, nella vecchia Cina, prima della rivoluzione di Mao, era noto con il soprannome di Young Marshal, per distinguerlo da suo padre, l’Old Marshal, il più influente signore della guerra in Manciuria, ucciso dai giapponesi in un attentato nel 1928. Negli anni ’30 era fortemente coinvolto nelle vicende militari di quella parte del mondo, disposto a tutto (vale a dire anche ad allearsi con i comunisti) per combattere le mire del Giappone sulla Manciuria e poi sulla Cina stessa. Avendo una concezione estremamente romantica della storia, disapprovava l’attendismo di Chiang Kai-Schek, il capo dei nazionalisti, tanto che arrivò a sequestrarlo per due settimane. Per questo, quando si rifugiò a Taiwan dopo la vittoria dei comunisti fu posto agli arresti domiciliari fino al 1990, quando un nuovo Presidente dell’isola lo fece liberare. In tutti quegli anni Edith Chao restò al suo fianco. Quando Chang morì, il suo ricordo fu celebrato solennemente, caso unico, sia a Taiwan che nella Repubblica Popolare Cinese. A proposito, il vero nome di Edith Chao era Chao Yi-Di (da cui, credo per assonanza, Edith). Conclusione: quanta storia e quante vicende umane possono essere racchiuse in una sola foto!