Lussino 57

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pagina 44 - Quadrimestre 57 - Settembre 2018

di Raccolta Profughi n° 72 nell’ex Colonia Fara. Ci furono anche distribuzioni di danaro, e forme di avviamento al lavoro. A Genova un impiego veniva trovato soprattutto presso le compagnie di navigazione, i cantieri, le grandi industrie che si stavano sollevando dai danni della guerra. In seguito (1949) vennero anche in favore dei profughi le assegnazioni di alloggi popolari attribuiti a singole famiglie e le riserve di posti di lavoro nelle amministrazioni pubbliche con la precedenza a quanti già avevano lavorato in analoghe strutture nelle Terre abbandonate. Il commento finale della Dottoressa Petra Di Laghi al proprio lavoro chiarisce che l’allontanamento della popo-

lazione italiana della Venezia Giulia ebbe carattere spontaneo e volontario. Non vi furono misure preordinate ed ufficiali di espulsione da parte jugoslava, ma furono “le stesse autorità a rendersi protagoniste di pressioni fisiche e morali tali da rendere difficoltosa la quotidianità alla gran parte della popolazione italiana per la quale la via dell’esodo rappresentò una sorta di percorso obbligato.” Né vi fu un piano di spostamento “predisposto con misure ufficiali del Governo italiano” il quale si trovò impreparato ad affrontare un movimento migratorio di così ampia portata verso un Paese messo in ginocchio dalle vicende di una guerra appena conclusa.

Donna misteriosa

Alla ricerca dell'identità e della sua storia

Questo quadro, alto con la cornice più di due metri, è stato donato al Museo di Lussino. È un dipinto di metà ‘800, che apparteneva alla famiglia Fetter. I proprietari l’avevano in casa e dicevano che la donna apparteneva a una famiglia Suttora. Quando i Fetter decisero di vendere la casa, offrirono il quadro a una famiglia di Lussino ma era troppo grande. La famiglia Juricić che comprò la casa, si trasferì in Croazia. Ora dopo tanti anni lo ha regalato al Museo di Lussino che cerca notizie e identità della protagonista.