Lussino 57

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pagina 36 - Quadrimestre 57 - Settembre 2018

Riflessioni sul “Giorno del Ricordo 2018” Adriana Martinoli Ecco alcune riflessioni in merito all’articolo <“Giorno del Ricordo 2018”, aumentano le celebrazioni pubbliche nazionali e diminuisce la partecipazione degli esuli?> Carissimi tutti! L’articolo di Carmen Palazzolo nell’ultimo numero 56 del Foglio “Lussino” in merito al Giorno del Ricordo 2018 (pagg. 46-48) ha suscitato in me alcune riflessioni che desidero approfondire con voi. È noto infatti che nel dopoguerra nacquero varie Associazioni allo scopo di aiutare e dare assistenza agli esuli. Nello stesso tempo è emersa spontanea, da subito, la volontà di preservare la memoria della vita interrotta nei luoghi lasciati attraverso la tutela delle tradizioni, delle storie locali, del dialetto e delle varie espressioni artistico-culturali. La comunicazione tra gli esuli sparsi nel mondo, oltre alla corrispondenza postale, agli incontri annuali e ai contatti tra parenti e amici, è avvenuta tramite la stampa periodica che ha assunto un ruolo fondamentale di raccordo e di condivisione in forme assai diverse tra loro: da semplici bollettini o giornali di poche pagine, spesso in dialetto, a riviste di studio e ricerche storiche. Con l’istituzione nel 2004 del “Giorno del Ricordo” si è aperta una nuova fase: l’esodo giuliano-dalmata ha avuto un riconoscimento ufficiale e quindi la conoscenza si è estesa al di fuori delle persone più o meno direttamente interessate. Questa importante legge ha permesso di raccontare e far conoscere i fatti accaduti attraverso le commemorazioni ufficiali, i giornali a larga diffusione, i dibattiti tra storici ed esuli, le trasmissioni televisive, le testimonianze nelle scuole. Fatta questa piccola premessa entro in merito all’articolo nella parte in cui Carmen intravede il rischio della limitazione del nostro intento all’interno delle Associazioni, da lei intese come “discorso di famiglia”. A mio avviso, proprio perché oggi abbiamo gli strumenti e maggiori possibilità di dialogo siamo più visibili e protagonisti, anche se purtroppo molti cari ci hanno lasciato e inevitabilmente ci stiamo assottigliando. Tutti sappiamo che la legge del 2001 n.72 con le successive modifiche è stata ideata per tutelare il patrimonio storico culturale delle comunità degli esuli italiani dall’Istria, da Fiume e dalla Dalmazia e che la Convenzione quadro del Consiglio d’Europa sul valore dell’eredità culturale per la società (del 2005) stimola a promuovere il patrimonio e la protezione dell’eredità culturale. Abbiamo pertanto ampio campo per esprimerci anche attraverso le notizie e le testimonianze nei nostri giornali locali. Le nostre riviste diventano, tutte, uno spazio di interscambio dove coesistono realtà numericamente ristrette con associa-

zioni e istituti orientati a studi e riconoscimenti a livello europeo e internazionale. Infatti la Convenzione che disciplina l’erogazione dei contributi contempla tra gli obiettivi quello di favorire iniziative tese alla valorizzazione e alla divulgazione, anche tramite stampa periodica, della storia, della cultura, delle arti plastiche e figurative, della musica, delle tradizioni linguistiche e dialettali neolatine, dell’artigianato e del costume delle regioni di provenienza anche attraverso le attività di ricerca e documentazione sulle vicende storiche e le tradizioni culturali e linguistiche… “La nuova Voce Giuliana”, il Foglio “Lussino” assieme ad altra stampa giuliano-dalmata, indipendentemente dal fatto se usufruiscano o meno del contributo pubblico, hanno, secondo me, il merito di tutelare la specificità, l’unicità del nostro tessuto storico locale mantenendo vivo quel dialogo che solo apparentemente è tra pochi… Oggi, tramite le nuove tecnologie, le nostre riviste raggiungono gli esuli lontani, le persone che sono rimaste nelle terre d’origine e coloro che ancora ignorano la nostra storia. Riguardo al problema delle pubblicazioni cartacee poco fruibili dal vasto pubblico in quanto sprovviste del numero identificativo del libro ISBN (International Standard Book Number), posso affermare che questo viene solitamente assegnato ai recenti volumi al fine di entrare nella grande distribuzione e risultare reperibili attraverso la Rete. Per quelli meno recenti invece sono contemplate attività di catalogazione di materiale storico che rientrano negli interventi di tutela del nostro patrimonio. Il cosiddetto SBN (Sistema Bibliotecario Nazionale) permette di cercare milioni di titoli conservati nelle biblioteche e negli istituti culturali italiani. In tal modo anche la nostra memoria, entrando nella Rete, risulta disponibile a tutti e viene tramandata attraverso l’opera di catalogazione delle raccolte storiche che contengono monografie, manoscritti, periodici, opuscoli, foto, cartoline e altro materiale. È auspicabile quindi intensificare la catalogazione informatica di tutto il materiale, per l’appunto anche quello sprovvisto dell’ISBN, per arricchire i cataloghi delle biblioteche, degli istituti culturali, dei centri di documentazione e per condividere le risorse che ciascuna istituzione custodisce. Per fare un esempio, la Biblioteca della Società di Studi Fiumani che si trova a Roma nel Quartiere Giuliano-Dalmata sta procedendo all’inserimento di gran parte delle proprie raccolte storiche in SBN, rendendo così facilmente reperibile il materiale ivi conservato. Questo è l’iter fondamentale per garantire il futuro alle nostre attività associazionistiche ed editoriali e per trasferire la nostra storia alle nuove generazioni anche al di fuori dei confini nazionali.