Lussinpiccolo 64

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Quadrimestre 64 - Aprile 2021 - pagina 41

Il Giorno del Ricordo 2021 10 febbraio 2021, Giorno del Ricordo Carmen Palazzolo Il 10 febbraio di quest’anno 2021 alla celebrazione del Giorno del Ricordo, l’avvocato Paolo Sardos Albertini, nel suo discorso, ha auspicato che alla Foiba di Basovizza si renda onore non solo agli Italiani, ma anche a quanti altri, Sloveni e Croati, avevano parimente subito la violenza ideologica della Rivoluzione titoista. Concludeva testualmente: «Se a questo ricordo comune riterranno di partecipare anche autorità istituzionali delle vicine Repubbliche ben venga.» Lo scorso 13 luglio la visita al Sacrario di Basovizza di due capi di stato, quello italiano e quello sloveno, ha dato realizzazione, parziale, a quell’auspicio. Quella visita si è collocata appunto nel segno del ricordare, qui a questo Sacrario, la tragedia vissuta dai due popoli, italiano e sloveno, tragedia, peraltro, in comune anche con il popolo croato. Da ciò l’auspicio - condiviso dal Sindaco Roberto Di Piazza - di una presenza futura, a questa Foiba, anche di rappresentanti istituzionali della Repubblica di Croazia. Uomini illuminati, già molto prima di oggi, esprimevano il medesimo orientamento, che riconosciamo anche nelle parole del defunto on. Lucio Toth e dell’on. Milos Budin nell’ormai lontano 2009.

Gorizia Capitale Europea del Ricordo Lorenzo Salimbeni Il Giorno del Ricordo non vuole rappresentare solamente la commemorazione delle vittime delle stragi compiute dai partigiani comunisti di Tito, ma anche un momento di riflessione sulla plurisecolare presenza dell’italianità nell’Adriatico orientale, nonché una prospettiva sul futuro di questa regione di frontiera: la città di Gorizia riassume tutti questi elementi. Tale convinzione è emersa al termine di una videochiamata tra il sindaco del capoluogo giuliano Rodolfo Ziberna e Giuseppe de Vergottini, Presidente della Federazione delle Associazioni degli Esuli istriani, fiumani e dalmati e di Coordinamento Adriatico APS, associazione che si occupa di ricerche e approfondimenti sull’italianità adriatica. Ziberna si batte da anni affinché venga fatta luce sulla sorte delle centinaia di goriziani deportati dalle forze di occupazione jugoslave dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, promuovendo anche la collaborazione con le autorità di Lubiana, poiché le recenti scoperte di fosse comuni oltre confine confermano che di queste stragi furono

vittime anche migliaia di sloveni. Il Trattato di Pace del 10 febbraio 1947 avrebbe poi tagliato la periferia orientale della città e dal sobborgo annesso alla Jugoslavia comunista sarebbe sorta Nova Gorica, dando il via ad una complessa dinamica: un muro separatore che in piena Guerra Fredda richiamava quello di Berlino, momenti di apertura come la “domenica delle scope”, un confronto transfrontaliero che dopo l’indipendenza slovena avrebbe portato alla nascita di un virtuosissimo Gruppo Europeo di Cooperazione Territoriale. «Da questi presupposti – spiega de Vergottini – consegue la vittoria di Nova Gorica come Capitale Europea della Cultura 2025 in rappresentanza della Slovenia, ma in sinergia con Gorizia. La comune appartenenza all’Unione Europea e la recente giornata del 13 luglio con i due Presidenti della Repubblica a Trieste costituiscono aspetti molto significativi nei rapporti bilaterali che terremo ben presenti già nelle manifestazioni che caratterizzeranno il prossimo 10 febbraio» Nel suo discorso di fine 2020 il Presidente Sergio Mattarella ha fatto riferimento allo spirito europeo che accomuna Gorizia e Nova Gorica: «In tal modo il Quirinale – prosegue de Vergottini – ha ribadito la natura strategica dell’intesa fra Italia e Slovenia in uno spirito di fattiva collaborazione nel rispetto dei valori di civiltà che devono caratterizzare i rapporti di convivenza transfrontalieri. Si sta scrivendo una nuova pagina per affrontare e risolvere le incertezze e le ambiguità del terribile lascito degli esiti della Seconda Guerra Mondiale» «Oltre all’impatto del confine in casa – aggiunge il Sindaco Ziberna – il diktat di Parigi ha scaraventato in città migliaia di profughi dall’Istria, da Fiume e dalla Dalmazia. Stiamo perciò pianificando per il 2025 assieme al Prof. de Vergottini una serie di iniziative che ricostruiscano in una prospettiva europea la questione del confine orientale italiano attraverso la vicenda goriziana. De Vergottini – sottolinea il primo cittadino goriziano – è non solo un insigne accademico di fama internazionale, ma anche un rappresentante della generazione che visse l’esodo giulianodalmata. Nella fase storica in cui alla testimonianza deve affiancarsi l’autorevolezza istituzionale, FederEsuli non poteva avere Presidente più adeguato e preparato. Il suo coinvolgimento nelle attività che ci porteranno a svolgere il 2025 come Capitale Europea della Cultura sarà prezioso per dimostrare che Gorizia concilia un radicato senso di appartenenza all’Italia con una propensione all’Europa» Negli intenti del primo cittadino del capoluogo isontino e del Presidente di FederEsuli, essere Capitale Europea