Lussinpiccolo 64

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Quadrimestre 64 - Aprile 2021 - pagina 37

Risorgimento in Istria e Dalmazia Carmen Palazzolo A 160 ANNI DALLA PROCLAMAZIONE DEL REGNO D’ITALIA, MA ANCORA NON UNITA ricordiamo il Risorgimento in Dalmazia, in Istria e nelle isole di Cherso e di Lussino Il 17 marzo 1861 venne proclamato il regno d’Italia, e il 17 marzo 2021 decorrono 160 anni da quella data; mi sembra quindi l’occasione giusta per parlare anche degli eventi che precedettero e seguirono questa data, cioè del Risorgimento. Luigi Tomaz lo fece 10 anni fa, nel 2011, in occasione delle celebrazioni per i 150 anni dell’evento, pubblicando sul supplemento n. 14 del periodico Comunità Chersina n. 85, dell’aprile 2011, un lungo articolo al quale attingo. A quel che mi è dato conoscere, molti dei contenuti sono inediti ma Tomaz, anche se questi contenuti sono in alcuni casi virgolettati, non ne cita sempre la fonte, che do comunque per attendibile. Quanto generalmente si sa del Risorgimento riguarda ciò che accadde nelle grandi città come Milano, Roma, Napoli mentre gli eventi accaduti altrove sono sconosciuti ai più e anche ai grandi storici se non hanno influito sulla storia nazionale o mondiale. Accade pure, come il lettore realizzerà anche leggendo queste righe, che certi fatti vengono classificati sotto titoli diversi dal Risorgimento e perciò non siano attribuiti ad esso. È quanto riguarda il Risorgimento in Dalmazia e nelle isole di Cherso e di Lussino. Occorre innanzitutto ricordare che l’obiettivo del Risorgimento era un’Italia libera dallo straniero e unita, cosa che si cominciò a intravedere nel 1861 con la proclamazione del Regno d’Italia ma i suoi prodromi furono avviati molto prima.

1797 Già nel 1797 nelle terre veneziane si respirava aria risorgimentale. Per incitare la popolazione di Verona a reagire ai soprusi francesi, un frate cappuccino, secondo quanto risulta dai verbali della Polizia e del successivo processo, predicava al popolo incitando gli animi a imitare le gesta degli antichi romani e degli italiani del Medioevo descrivendo gli orrori che avevano accompagnato in ogni tempo la presenza dei barbari in Italia. Benché Bonaparte, nel manifesto firmato a Palmanova il 12 fiorile (20 aprile/19 maggio) 1797, accusasse i Veneti di voler rinovellar i Vespri siciliani, e i veneti uffiziali di gridare che spettava al veneto Leone verificare il proverbio che l’Italia fosse il sepolcro dei Francesi, la Repubblica italica di Napoleone Bonaparte (1805 – 1814), che aveva

incorporato i territori dell’antica Repubblica di Venezia, l’Istria e la Dalmazia, aveva suscitato grandi speranze. E ancora il capitano Giuseppe Viscovich, a Perasto, il 23 agosto 1797, tre mesi dopo la caduta della Repubblica di Venezia per mano francese, nel seppellire il gonfalone della Serenissima di fronte ai cittadini inginocchiati, dice “no te avesse tolto dall’Italia”, non alla Repubblica veneta. «In sto amaro momento, che lacera el nostro cor; in sto ultimo sfogo de amor, de fede al Veneto Serenissimo Dominio, el Gonfalon de la Serenissima Repubblica ne sia de conforto, o Cittadini, che la nostra condotta passada che quela de sti ultimi tempi, rende non solo più giusto sto atto fatal, ma virtuoso, ma doveroso par nu. Savarà da nu i nostri fioi, e la storia del zorno farà saver a tutta l’Europa, che Perasto ha degnamente sostenudo fino all’ultimo l’onor del Veneto Gonfalon, onorandolo co’ sto atto solenne e deponendolo bagnà del nostro universal amarissimo pianto. Sfoghemose, cittadini, sfoghemose pur; ma in sti nostri ultimi sentimenti coi quai sigilemo la nostra gloriosa carriera corsa sotto el Serenissimo Veneto Governo, rivolzemose verso sta Insegna che lo rappresenta e su ela sfoghemo el nostro dolor. Par trecentosettantasette anni la nostra fede, el nostro valor l’ha sempre custodìa per tera e par mar, par tutto dove né ha ciamà i so nemici, che xe stai pur queli de la Religion. e piutosto che vederTe vinto e desonorà dai Toi, el coraggio nostro, la nostra fede se avarave sepelio soto de Ti! Ma za che altro no resta da far par Ti, el nostro cor sia l’onoratissima To tomba e el più puro e el più grande elogio, Tò elogio, le nostre lagreme.»

1842 Il luogotenente maresciallo Zichy dichiara: “Noi abbiamo – è vero – una Marina, ma non è austriaca, è italiana!”

1844 Attilio ed Emilio Bandiera, figli del contrammiraglio Francesco Bandiera, barone dell’Impero, ufficiali dell’Imperial Regia Marina, erano stati fucilati dai borbonici perché scoperti a sobillare il popolo meridionale a lottare per una Repubblica italiana unitaria, alla mazziniana.