Lussino 63

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pagina 2 - Quadrimestre 63 - Ottobre 2020

continua a essere un’associazione senza scopo di lucro che lavora grazie all’attività di volontari non retribuiti e vive di elargizioni. Questo era lo spirito che ha motivato i 7 primi fondatori, in primis il prof. Giuseppe Favrini, a istituire l’associazione che ha continuato e continua a operare. Sin da allora abbiamo partecipato con entusiasmo a questo progetto che richiede lavoro e sacrificio ma serve a mantenere viva l’identità, la cultura marinara e la storia dei nostri antenati, senza dimenticare il bellissimo ambiente che dobbiamo cercare di salvaguardare da cementificazione ed eccessive fruizioni. Desidero sottolineare che nessuno di noi riceve stipendio o gettoni per il lavoro a favore della Comunità, anzi,

il più delle volte contribuiamo noi con fondi personali alle attività dell'Associazione, cioè noi diamo e non riceviamo perchè questo è lo spirito del Volontariato. È difficile sopravvivere solo di questo e ciò è possibile solo quando si raggiunge una certa soglia di reddito o di età, ma noi siamo lussignani, da sempre abituati a lavorare e a produrre. Di seguito pubblichiamo la lettera di Marì Rode, storica Maestra di Lussinpiccolo che ricorda alcune vicende che uniscono Lussinpiccolo e Lussingrande. Alla pagina 57 e seguenti viene pubblicato lo statuto con le modifiche imposte dalla legge che deve essere approvato a breve per poter mantenere le poche facilitazioni che competono alle ex associazioni ONLUS.

Riflessioni su Lussinpiccolo-Lussingrande Marì Rode Nel Foglio Lussino N°62 dell’aprile 2020 giuntomi da Trieste, leggo che il Presidente dell’Associazione delle Comunità Istriane non desidera l’unione delle due Comunità di Lussinpiccolo e di Lussingrande a formare la Comunità di Lussino. La Comunità di Lussingrande nasce negli anni ’80 quella di Lussinpiccolo più recentemente nel marzo 1998. Con il trascorrere del tempo i soci della Comunità di Lussingrande si sono via via ridotti mentre quelli della Comunità di Lussinpiccolo sono aumentati di numero grazie alle iniziative di Giuseppe Favrini e dei suoi successori. Il presidente delle Comunità Istriane non sa come, sin dalle loro origini, i Lussingrandesi e i Lussignani siano vissuti annullando facilmente con una passeggiata i circa due chilometri che separano le due cittadine. Ambedue edificarono le torri di avvistamento degli Uscocchi: quella di Lussingrande che sorge in mezzo al paese per prima, in seguito quella di Lussinpiccolo sul monte Calvario. Lussignani e Lussingrandesi hanno sempre condiviso le feste religiose, affrontando con coraggio e superando le difficoltà sia in campo culturale sia in quello economico per la crescita e il bene di tutti e due. Ricordo che le giardiniere arrivavano a Lussinpiccolo al mattino presto con le verdure dei loro orti che caricavano sul carro del signor Majarich, trainato dalla cavalla anziana Nina che conosceva il percorso e sapeva quando e dove fermarsi. Le massaie di Lussinpiccolo apprezzavano

i prodotti e intessevano con le coltivatrici un rapporto di fiducia e di cordialità. Poi c’erano gli studenti che ogni giorno in bicicletta o pedibus calcantibus raggiungevano Lussinpiccolo per frequentare l’Istituto Nautico. Coloro che arrivavano in bicicletta deponevano il loro mezzo nel cortile della signora Annetta che prestava volentieri il suo parcheggio. Quando frequentavo la scuola media, in classe con me c’erano 6 compagni di Lussingrande: Gina Antoni è sempre stata la più brava della classe, Livia Caselli, Puppe Foramitti, Nora Tarabocchia. Due i maschi: il bravo e serio Lettich e il Gigetto Pagan sempre pronto a consolare con simpatia per un’interrogazione andata male. Non c’erano confini tra Lussinpiccolo e Lussingrande. Alcune famiglie lussignane al pomeriggio della domenica per dare un tono di spasso al giorno di festa, partivano da Valdarche e percorrendo la stradina che costeggiava il mare, superata la villa Premuda e la Valle Oscura, raggiungevano la piazza di Lussingrande e sedevano al Caffè: il signore prendeva il bicchierino di vermouth, i bambini la barchetta di gelato, la signora la solita bibita al femminile cioè la passeretta. E di dove era il bravo portiere della squadra degli studenti che parava con maestria il pallone nelle partite contro i Dopolavoristi? Era lussingrandese e studiava al Nautico: di lui non ho mai saputo il nome perché era noto soltanto con il soprannome: “el Pippina”. Forse perché aveva le orecchie un po’ a sventola ma lui non si offendeva perché era intelligente.