Lussino 63

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pagina 14 - Quadrimestre 63 - Ottobre 2020

I Malabota, Malabotich, Malabotta Giovanni “Giangi” Malabotta

Cherso

Cherso

I Malabota erano trabaccolanti della zona di Rimini e alla fine del XV secolo, uno di essi, paron di un pielago, diretto verso la costa orientale dell’Adriatico, naufragò presso l’isola di Cherso, sullo scoglio di Zaglava. Unico superstite si rifugiò a Cherso, dove formò famiglia e vi si stabilì. Negli archivi di Rimini risulta manifesta l’esistenza di famiglie Malabota, che in seguito si estinsero. Dai Libri dei Consigli, trascritti da Nicolò Lemessi nelle sue “Note Storiche Geografiche Artistiche di Cherso” ricorre sovente il cognome Malabota, poi nel tempo divenuto Malabotich. I suoi membri appaiono nelle assemblee pubbliche di Cherso sul Banco dei Popolari anche se grazie alla loro intraprendenza, si erano arricchiti notevolmente, tanto da essere considerati “possidenti ed industrianti”. Furono amministratori per anni del Fontego delle Biade (fonticari), acquisirono proprietà immobiliari, una grande casa di famiglia presso lo squero vecchio, un vasto terreno in quel di Losnati che apparterrà alla famiglia fino al secolo scorso, chiesero e ottennero la possibilità di costruire delle calchiere per la produzione di calce. Il 12 aprile 1787 Nicolò Malabotich presentò una supplica alla Magnifica Comunità per ottenere l’autorizzazione “di eriger due Tonere una nel sitto di vella Draga e l’altra nel sitto Derenzignef, ossia Zachegn”. Ottenne la totalità dei consensi.

Datata 22 ottobre 1789, i fratelli Nicolò, Biasio e Zuanne Malabotich, ancora dimoranti a Cherso, ricevettero una comunicazione dal Consiglio che, se avessero versato nelle casse della Magnifica Comunità settecentocinquanta Ducati “essendo la famiglia fornita di sufficiente patrimonio”, avrebbero ottenuto con una supplica “dalla Pubblica Clemenza la bramosa licenza dal Trono di Sua Serenità, il titolo di Nobili Veneti”. Evidentemente i fratelli pensarono di astenersi dal versamento.

Ossero e Lussingrande Da un documento trovato nell’archivio di Mario Martinoli a Lucizza si legge: “Messere Paron de Barca et Mercante de Pielj et Furmaj, sora comito Malabotich Zuane Filipo fu Luca, Anno N.S. 1560. Per una pestilenza portada di Turchi, passa da Ossero a Lossin Grando.” Dal registro dei Vescovi della Diocesi di Ossero. Vescovo A. Mantieri De Gonzaga (1560-1568). Il fratello di Zuane, Luca Isepo Malabotich era provandiere sulle navi della Serenissima Repubblica di Venezia. I Malabotich furono anche “stimadori di danni” e “stimadori delle mura”. Nelle pubblicazioni del Lemessi sono molteplici gli accenni a membri della famiglia nel corso dei secoli XVI e XVII. Al finire del XVII secolo un ramo della famiglia si trasferì a Ossero dove, nel 1720, nacque Raimondo Simon Malabotich, detto Cattabriga.

Ossero Il mio trisavolo Raimondo (1793-1872) nacque a Ossero, studiò, seguendo le orme di famiglia, divenne commerciante colto e poeta. Conobbe Kandler, Burton e Luciani che si affidarono a lui per scoprire le antichità di Ossero. Raimondo sposò Francesca “Checca” Petris, nobile di Plauno (1796-1876), sorella di Lorenzo, vescovo di Dollamare. Nel 1828 dopo l’epopea napoleonica e il conseguente passaggio dei Lussini sotto la dominazione austriaca, acquistò a un'asta pubblica l’edificio che per secoli era stata la dimora del Conte Capitano Veneto.

Trieste Nel 1828 Ferdinando e la sorella Teresa Malabotich si spostarono da Cherso a Trieste. Ferdinando, abile commerciante, si arricchì notevolmente e al suo decesso venne eretto un monumento funebre di notevole valore all’ingresso del cimitero monumentale di Trieste. Teresa, sposata de Seppi, rimasta vedova, il 24 maggio 1886 devolvette al Comune di Cherso l’importo di 32.000 fiorini per la costruzione di una casa di ricovero, tutt’ora esistente. Al Consiglio di Cherso venne votata una delibera per l’erezione di un busto in marmo in onore della benefattrice.

Lussinpiccolo e Ossero Giovanni (1819-1890) figlio di Raimondo e di Checca Petris nacque a Cherso ma in giovane età si trasferì a Lussinpiccolo dove si maritò con Rosa Hreglich (18341923). Fece costruire una grande casa in zona primo squero, sufficiente per i loro nove figli. Rosa Hreglich a 89 anni si tuffava ancora dal ponte della Cavanella di Ossero tra lo stupore dei rari villeggianti.