Lussino 62

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pagina 14 - Quadrimestre 62 - Aprile 2020

Giorno del Ricordo, 10 febbraio 2020 a Trieste Licia Giadrossi Gloria La legge 30 marzo 2004, n. 92 sancisce l’istituzione del «Giorno del ricordo» in memoria delle vittime delle foibe, dell’esodo giuliano-dalmata, delle vicende del confine orientale e la concessione di un riconoscimento ai congiunti degli infoibati. (GU Serie Generale n.86 del 13-04-2004). Il provvedimento è entrato in vigore il 28 aprile 2004. Sono trascorsi 16 anni da allora e piano piano la conoscenza dei fatti avvenuti durante e a seguito della II guerra mondiale e di quel trattato di pace firmato a Parigi il 10 febbraio 1947 si va ampliando, coinvolgendo un pubblico sempre più vasto che viene a conoscere le vicende dei morti e le sofferenze di coloro che hanno dovuto lasciare le terre avite, perché italiani. La cerimonia principe si svolge sempre nel Carso triestino: dapprima c’è la deposizione di corone d’alloro al Monumento della Foiba di Monrupino e poi la cerimonia solenne alla Foiba di Basovizza, il monumento nazionale che rappresenta il simbolo degli accadimenti degli anni tra il 1943 e il 1945, allorché in molti inghiottitoi del Carso scavati nel calcare dall’acqua piovana vennero gettati fascisti, italiani, forze dell’ordine, nemici politici, imprenditori, vicini di casa, minoranze etniche…. La guerra per noi esuli dalle terre istriane e dalmate iniziò l’8 settembre del ‘43 e si concluse molto più tardi a guerra finita: a Trieste dopo il 12 giugno 1945 quando alle milizie di Tito entrate in città il primo maggio (i famosi 40 giorni in cui si perpetrarono le stragi) si sostituirono le truppe neozelandesi. In quei primi giorni di maggio scomparvero molte persone tra cui una mia parente acquisita Licia de Furlani, insegnante di musica al Tartini sulla cui fine nulla mai si seppe. Molto più tarda fu la triste conclusione in Istria, Pola, Lussino e Dalmazia. La commemorazione alla Foiba di Basovizza è l’emblema di queste vicende e non passa anno che non si accentuino le polemiche anche se sono trascorsi 75 anni e si disquisisce ancora Licia de Furlani, figlia del farmacista di Aidussina sul riduzionismo degli

eventi o sul negazionismo, come se le pulizie etniche non fossero ancora all’ordine del giorno, ad esempio in Medio Oriente. Alla cerimonia erano presenti autorità civili e militari, il ministro per i rapporti con il Parlamento e le riforme, Federico D’Incà, bellunese, il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri, il presidente del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga, il sindaco di Trieste Roberto Di Piazza, le Associazioni degli Esuli, il presidente del Comitato per i Martiri delle Foibe e della Lega Nazionale Paolo Sardos Albertini, le Associazioni d’arma, l’ANA, 370 studenti delle scuole superiori di Bagnoli Irpino (Avellino), Brindisi, Catania, Caltanissetta, Modena, Novara, Orvieto, Trento, Vallecrosia (Imperia). Delle scuole di Trieste soltanto due: il liceo Carducci - Dante con 12 studenti e l’Istituto Tecnico Deledda - Fabiani con una ventina. L’afflusso di persone aumenta ogni anno che passa perché finalmente la nostra storia per tanto tempo rimossa viene conosciuta dal grande pubblico, grazie anche alle iniziative culturali, alle trasmissioni televisive e alla rete. La cerimonia però entra nelle menti e nei cuori proprio qui alla Foiba di Basovizza dove si ricordano e si materializzano i fatti e i misfatti accaduti, questo perché mai più devono accadere. Emozioni intense e memorie del passato affiorano e si stemperano nel Carso bruno e deserto.

Il 10 febbraio di quest’anno la giornata era grigia, una pioggia fredda, sottile e insistente con qualche sbuffo di scirocco imperversava sui presenti mentre l’arcivescovo di Trieste Giampaolo Crepaldi celebrava la S. Messa in onore dei Caduti e prendevano la parola i politici ricordando gli avvenimenti e le loro conseguenze così negative per la Venezia Giulia e la Dalmazia.