Lussino 61

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pagina 38 - Quadrimestre 61 - Dicembre 2019

L’Esodo giuliano-dalmata Cause remote, prossime, occasionali Carmen Palazzolo Lunedì, 25 febbraio 2019, con la conferenza dello storico Diego Redivo su “L’esodo giuliano-dalmata: cause remote prossime occasionali”, l’Associazione delle Comunità Istriane di Trieste ha concluso il ciclo delle celebrazioni del Giorno del Ricordo delle Foibe e dell’esodo 2019, anche se – come precisa Carmen Palazzolo nel presentare l’evento – per il sodalizio il ricordo non si esprime solo nel mese di febbraio, perché tutte le sue attività culturali hanno per oggetto l’esodo e la sua storia e, in senso più lato, quella del confine orientale d’Italia. L’esodo – continua Palazzolo - la maggior parte dei presenti l’ha vissuto e quindi sa che cos’è, è una sua esperienza personale, oggi sentiremo qual è sull’argomento l’opinione dello storico, che di esso ha una conoscenza oggettiva e globale, della quale è stato invitato a parlare Diego Redivo. Prima di dargli la parola Carmen Palazzolo ne presenta la figura:

In più di un’ora Diego Redivo, partendo da molto lontano dall’evento esodo giuliano-dalmata offre all’uditorio un’ampia panoramica dei fatti che l’hanno preceduto e provocato, facendo diversi collegamenti, com’è sua consuetudine, con la vita odierna e in particolare con lo sport, cosa che trovo sempre estremamente interessante perché a mio avviso attualizza in certo qual modo il passato e lo rende più comprensibile. Egli si sofferma più volte sulle cause occasionali degli eventi storici, per ribadire il concetto che contano poco anche se vengono citate come scatenanti di un fatto. Così come causa dello scoppio della prima guerra mondiale viene di solito portato l’attentato all’arciduca d’Austria Francesco Ferdinando, ma questa non fu altro che la classica goccia che fa traboccare il vaso, perché le vere cause vanno ricercate nell’imperialismo e nello sviluppo, negli stati soggetti all’Austria, della coscienza nazionale.

Diego Redivo è laureato in storia contemporanea e dottore di ricerca in “Geostoria e geoeconomia delle regioni di confine”; fino al 2010 è stato assistente all’Università di Trieste e di Udine. Attualmente è segretario del Comitato di Trieste e Gorizia dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano, operatore didattico presso il Museo del Risorgimento di Trieste, la Foiba di Basovizza e la Risiera di San Sabba (in cui fa parte pure della Commissione scientifica). Si occupa inoltre di questioni storiche riguardanti l’idea di nazione e i conflitti nazionalistici, il Risorgimento, il rapporto tra musica e storia e tra sport e nazione. Collabora con l’Università Popolare di Trieste e con il Centro di Ricerche Storiche di Rovigno (CRO). Dal 1993 in poi, è stato relatore in molteplici appuntamenti culturali, convegni storici e corsi di aggiornamento per insegnanti in Italia, Slovenia, Croazia e Francia. È autore di vari saggi e libri tra cui Ruggero Timeus. La via imperialista dell’irredentismo triestino, Italo Svevo, 1996; Bibliografia di Bruno Maier, C.C.A, 2003; Le trincee della Nazione: cultura e politica della Lega Nazionale (1891-2004), Lega Nazionale, 2004; Lo sviluppo della coscienza nazionale nella Venezia Giulia, Del Bianco, 2012; Ottant’anni di Penne Nere a Trieste: l’ultimo decennio (1992-2002), Associazione Nazionale Alpini, sezione Guido Corsi di Trieste, TV 2002; Novant’anni di Penne Nere a Trieste: l’ultimo decennio (2002-2012), Associazione Nazionale Alpini, sezione Guido Corsi di Trieste, 2012; Un’altra Italia: Fiume 1724-1924 (a cura di) Lega Nazionale & Centro Ricerche Storiche di Rovigno, 2018. Siamo contenti di averlo fra noi – conclude la Palazzolo - e onorati che abbia accettato di diventare il consulente storico dell’Associazione.

Redivo ricorda che l’Istria e parte della Dalmazia fecero parte dell’impero di Roma, che vi portò la sua civiltà ed è a quel tempo che risale l’inizio della plurimillenaria cultura italica di quelle terre. Venne poi la calata degli slavi, sospinti verso le coste dall’avanzata dei turchi e chiamati dalla Repubblica di Venezia per ripopolare il territorio spopolato da guerre, invasioni piratesche, pestilenze, carestie e lavorare i campi. Il loro insediamento fu dunque prevalentemente campagnolo. Il primo documento che ne attesta la presenza è il Placito del Risano, che consiste in una sorta di verbale della riunione tenutasi nell’804 in una località presso la foce del fiume Risano, vicino a Capodistria, tra i messi imperiali ed i rappresentanti delle sedi vescovili di Capodistria, Pola, Parenzo, Cittanova d’Istria e Pedena e dei “castella” di Albona, Montona, Pinguente, Pirano, Rovigno e Umago