Lussino 60

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pagina 44 - Quadrimestre 60 - Settembre 2019

La mia Australia Maura Lonzari

Maura Lonzari a Sydney

L’organizzazione del mio viaggio “in solitario” per l’Australia è stata molto impegnativa. La “dura lex australiana” consente l’ingresso nel Paese solo a chi indossa scarpe incontaminate per non danneggiare la bella e terribile Natura del continente nuovissimo. Rispettosa come sono delle regole, iniziai perfino a lavare e disinfettare le scarpe e le suole. Come avrei fatto con le scarpe che indossavo? Quelle sì che sarebbero state piene di germi intercontinentali e aeroportuali! La richiesta del visto turistico, che obbliga a non portare farmaci, se non prescritti dal proprio medico, per impedire il trasporto di sostanze dopanti, impone anche la figura di un garante australiano, disposto ad assumersi la responsabilità della mia persona durante il soggiorno australiano. La direzione del “Foglio Lussino” mi aiutò e individuò in Mario Majarich, lussingrandese di origine, ma cittadino di Sydney da decenni, il mio garante. Fortunatamente Mario accettò volentieri questo incarico e venne con sua moglie Marcia a prendermi all’aeroporto di Sydney. Apprezzai moltissimo la sua disponibilità e lo ringrazio per avermi inviato molte informazioni utili via e-mail, quando ancora mi trovavo a Trieste, e per avere seguito le tappe del mio audace percorso via sms. La prima mattina, a Sydney, Mario mi chiese dove volessi andare. Gli risposi: “Siamo lussignani, andiamo in barca a vedere le spiagge (Mainly Beach e Bondi Beach) della città e il suo protetto porto”. Fui accontentata e l’acqua mi fece sentire a casa. Da bordo iniziai a osservare i gratta-

cieli del centro di Sydney, costruiti su una penisola, uno addosso all’altro e svettanti verso l’alto quasi a piegarsi l’uno sull’altro, togliendo la visuale del cielo a chi sul marciapiede vorrebbe osservare qualche spostamento di nuvola e individuare il tempo che verrà. Mi pareva che quelle costruzioni ardite avessero privato il centro della città della semplicità e della naturalezza morfologica e abitativa di qualche decennio fa, ancora presente sulla sponda opposta della profonda baia. Rimasi, invece, folgorata dalla vastità della spiaggia e dalla sua linea di costa a semicerchio, dal moto ondoso vigoroso e potente dell’oceano. Tuttavia la distesa d’acqua, riservata alle nuotate, è limitata e gli australiani, sebbene dispongano di distese marine infinite, ironia della sorte, sono uno accanto all’altro nel mare. Ci sedemmo su una panchina a contemplare questo paesaggio straordinario e a riflettere sulle vicissitudini che costrinsero la nostra gente a salutare i loro pini e il tranquillo Adriatico per approdare sull’oceano Pacifico all’ombra delle palme. In compagnia di un triestino, Paolo Paoli, che mi fece da guida per un giorno, e lo ringrazio, camminai moltissimo lungo le “streets” di Sydney. Salii anche sul famoso ponte della città da dove ebbi una visione aerea del famoso teatro dell’opera di Sydney, uno dei “must” del mio viaggio. Infatti, prenotai una visita guidata e avrei voluto anche assistere a qualche rappresentazione, ma l’impiegata del botteghino fu inflessibile nonostante le mie insistenze e la mia disponibilità ad accettare qualsiasi tipo di spettacolo, di orario e di ordine di posto. Il suo tetto simboleggia le vele al vento durante una regata ed è una costruzione che deve avere richiesto calcoli infiniti per far sì che una vela non pesasse sull’altra e cadesse a mare, cioè a terra. Non so perché al bianco esterno della vela si contrappone al suo interno un grigio piovoso, che rattrista là dove la primavera è di casa tutto l’anno e la fortuna economica della città va assegnata al mare e al suo porto sicuro e protetto. Eppure ci deve essere una simbologia nell’adozione di quel colore. La guida, purtroppo, non la conosceva. Il teatro si trova proprio sulla sponda del mare e spesso gli architetti usano colori che respingono l’umidità, ma non penso che il grigio sia l’unica tonalità ad avere questa prerogativa. Infatti, diverse sfumature di colore sono idrorepellenti e meglio si