Lussino 60

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pagina 34 - Quadrimestre 60 - Settembre 2019

Lussino nelle memorie di miss Nellie Ryan Donatella Mentesana “Non penso che dimenticherò facilmente quella mattina di Febbraio, quando ci fermammo per un momento sulla terrazza del palazzo Podjavori – una delle ville meridionali dell’arciduca Carlo Stefano sull’isola di Lussino – mentre l’arciduchessa Eleonora mi indicava uno o due punti interessanti. C’era molto caldo. Un sole brillante fiammeggiava da un cielo azzurro senza nuvole, e lontano lo stupendo giardino roccioso si stendeva giù lungo il fianco del monte fino alla costa dell’Adriatico blu. L’aria era carica del profumo degli alberi di aranci e limoni, delle rose e delle mimose, e un confuso ronzio di insetti carezzava le orecchie, mentre le lucertole sfrecciavano qua e là; la vita su quella piccola isola rocciosa sembrava un sogno delizioso.” Così scrive l’inglese Nellie Ryan nel suo libro di memorie My years at the Austrian Court, ricordando con nostalgia il giorno in cui fu presentata alla famiglia imperiale dell’arciduca Carlo Stefano nel palazzo di Podjavori. Era arrivata a Lussino il giorno prima, alle undici di sera all’incirca, a bordo di una nave del Lloyd Austriaco e, contrariamente alla mattina successiva, il primo impatto con l’isola non era stato dei migliori. Aveva dovuto sobbarcarsi ad una camminata di almeno trenta minuti per raggiungere Podjavori, lungo un sentiero scosceso e pietroso, con la sola illuminazione della torcia elettrica del suo accompagnatore, e senza incontrare anima viva, seguita da due asini che trascinavano il carretto con i bagagli. Nellie Ryan racconta che era entrata a far parte del seguito dell’arciduca grazie all’interessamento della contessa Hoyos, una dama molto influente della corte viennese, ma non precisa quali fossero le sue mansioni. L’Österreichisch-Kaiserlicher Hofkalender la menziona per gli anni 1901, 1902 e 1903 come insegnante delle piccole arciduchesse Eleonora, Renata e Matilde, le figlie dell’arciduca Carlo Stefano. Nella prima parte del libro di memorie scritto nel 1915, dopo aver parlato della famiglia dell’imperatore Francesco Giuseppe, descrive la sua vita alla corte dell’arciduca Carlo Stefano. Dagli innumerevoli episodi da lei ricordati traspare una grande devozione e ammirazione per la figura dell’arciduca, uomo di grande cultura e vivacità, apprezzato pianista e pittore, espertissimo uomo di mare e affettuoso padre di famiglia, “qualità”, assicura la Ryan, “che farebbero di lui un sovrano ben accetto” del regno di Polonia, di cui allora, nel 1915, si profilava l’indipendenza.

Non mancano episodi gustosi, che illustrano l’originalità di Carlo Stefano (nota peraltro anche ai Lussignani), come la decisione, presa su due piedi con entusiasmo, di cominciare a giocare a tennis nel campo di Podjavori quasi a mezzogiorno, ora in cui regolarmente la famiglia imperiale e il seguito pranzavano, e di interrompere, a malincuore, la partita all’una meno un quarto, essendosi finalmente reso conto dell’ora; o come quando nel castello di Zywiec, in Galizia, insoddisfatto della disposizione degli arredi nella stanza di miss Ryan, le arrotola i tappeti mettendoli fuori nel corridoio e ammucchia i suoi mobili al centro della stanza con l’intenzione di disporli diversamente, lasciando però tutto sottosopra all’arrivo di un messo. Ancora, a bordo del suo yacht Waturus vieta agli ospiti di portare i bauli per le scale e dentro le cabine, imponendo di svuotarli e di lasciarli sul ponte inferiore. Di conseguenza tutti sono costretti a portare a braccia mucchi di vestiti lungo i ponti, giù per le scale, attraverso molti saloni e poi su un’altra scala fino alle rispettive