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pagina 52 - Quadrimestre 59 - Aprile 2019

L’Istria tra la fine della dominazione asburgica e il Regno d’Italia Carmen Palazzolo Debianchi È il tema organizzato dall’Associazione delle Comunità Istriane, svoltosi il 14 dicembre 2018 a Trieste, nella sede dell’IRCI di via Torino n. 8. L’Associazione delle Comunità Istriane, pur avendo una sua sede con una sala per incontri culturali e sociali della capienza di circa 150 posti, ha deciso di tenere l'importante evento culturale nella sala a ciò adibita dell’IRCI, perché ritiene che codesto Istituto, in linea con l’orientamento del suo presidente Franco Degrassi, debba essere considerato una sorta di “Casa madre” degli esuli. Il convegno, voluto e proposto dal presidente delle Comunità Istriane David Di Paoli Paulovich è stato organizzato dalla Commissione cultura del sodalizio, composta da Carmen Palazzolo, Chiara Vigini e Giorgio Ledovini. Gli esperti prescelti a trattarlo per dare una visione più possibile completa del periodo storico preso in considerazione sono stati Fabio Todero, Silva Bon, Ezio Giuricin, Kristjan Knez, Diego Redivo, Patrizia Lucchi, Pietro Zovatto, Rino Cigui, Dean Brhan che si sono alternati, col coordinamento degli storici Raoul Pupo al mattino e Diego Redivo nel pomeriggio, per trattare La Grande guerra: Un conflitto totale (Fabio Todero), Dal Ribalton dell’Austria all’avvento del Fascismo (Silva Bon), Spostamenti di popolazioni e cambi di sovranità in Istria e a Fiume, la parentesi dello Stato Libero (Ezio Giuricin), Tra autodecisioni, ‘redenzioni’, occupazioni e rivendicazioni Adriatico orientale, ottobre-dicembre 1918 (Kristjan Knez), I nazionalisti, una nuova classe dirigente per l’Italia (1920-1923), Irredentismo o politica adriatica? (Diego Redivo), Fedeli sudditi o irredentisti? Testimonianze dall’isola di Lussino (Patrizia Lucchi), La presenza della Chiesa in Istria (Pietro Zovatto), Condizioni sanitarie e salute pubblica in Istria nell’immediato dopoguerra (Rino Cigui), La componente croata dall’Austria-Ungheria al Regno d’Italia (Dean Brhan), Canti di Popolo nella Grande Guerra sul fronte orientale come mezzo di persuasione nazionale: dall’Istria alla Stiria (David Di Paoli Paulovich). I diversi interventi sono stati seguiti da un pubblico numeroso e attento che alla fine ha premiato i relatori con un vivace dibattito. Riassumere in maniera significativa quanto esposto da nove storici in circa sei ore non è facile e pertanto rinvio decisamente agli Atti il compito di dare all’argomento il rilievo che merita limitandomi ad alcune considerazioni.

Il periodo storico preso in considerazione, che parte dalla fine della Grande Guerra, è caratterizzato da grandi cambiamenti in tutto il mondo occidentale e medio-orientale dove, sotto la spinta dei nazionalismi, caddero quasi contemporaneamente tre grandi imperi: quello ottomano, quello sovietico e quello austro-ungarico. Questo provocò grandi cambiamenti sulla scena internazionale, come ben ha descritto Ezio Giuricin. Dopo la prima guerra mondiale – egli dice - ampie regioni da sempre plurilingui e multiculturali, in cui da secoli si intrecciavano e convivevano etnie, lingue, culture e religioni diverse, in cui si sovrapponevano, nell’ambito di complesse relazioni sociali e economiche, varie nazionalità, sono state sottoposte ad un cruento processo di “semplificazione” etnica, attraverso l’espulsione di grandi masse di individui. Milioni di persone furono costrette ad abbandonare i propri insediamenti storici, come i tedeschi della Prussia orientale e occidentale, della Posnania e dell’Alta Slesia, dei Sudeti, dell’area del Volga o del Banato, i greci

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